SICUT ERAT....

SICUT ERAT....[pg!149]Quell'onesto e tranquillo sorriso che di fra i baffetti e il pizzo esce a rischiarare, meglio de' grossi occhi, una faccia lunga e magra quanto la faccia di Carlo quinto, e quell'umile dito che accenna all'alto del ritratto, ove, entro una raggiera di sole, alcuni V, iniziale diveritas, spiegano le parole scritte fuori all'intorno“et in cælo sicut in terra„, insistendo nella mia fantasia vi si trasformano a importuni segni di minaccia.Pace, o don Secondo Lancellotti, accademico Insensato, Affidato et Humorista! Io, pur di fuggire ai colpi del vostro scherno [pg!150] e della vostra mano ossuta, parlerò di voi e con voi ai protervi che osano trarre la cattività d'oggidí in paragone alla bontà d'altri tempi.————Anche adesso, come nel 1623, quando l'abate don Secondo scriveva, “son le povere donne per avventura piú de gli uomini soggette al mormorio de glioggidiani, quasi cheoggidíelle sieno piú che fossero mai vanissime, con tanti sbellettamenti o lisci, e tante sorti di vesti e per istravaganza e per valuta esorbitanti, e di rovina a' poveri mariti et alle proprie case„; ma non sanno essi glioggidianiche san Girolamo, sant'Ambrogio, Cipriano, Grisostomo e Gregorio Nazianzeno attestano con acerbe rampogne che pur del loro tempo “non solo le maritate, ma le vergini mille sbelletti et impiastri si gettavano su 'l viso„, adoperando in ispece il purpurisso, la cerussa e lo stibio. E rimproverando alle signore la cura soverchia dei capelli e la smania di [pg!151] averli biondi, non sanno che un re dei Persiani ed Elio Vero s'attaccarono al mento una barba proprio d'oro e che l'usanza di biondeggiarsi la testa al sole, per testimonianza di Tertulliano, era fin delle donne germane e galle. Della rabbia che deriva alle donne per la vista dei capelli bianchi rimane a confondere i brontoloni un aneddoto di Macrobio intorno a Giulia figlia di Augusto, la quale, còlta dal padre mentre si strappava capelli bianchi dinanzi allo specchio e da lui interrogata se desiderasse piú tosto venir prima canuta o calva, rispose che prima canuta. Onde Augusto l'ammoní dicendo: — Perché allora ti rendi calva cosí giovane? — E ai tempi d'Ovidio le romane si facevano recare di Germania le capigliature!— “E che diremo di tant'oro che portano addossooggidí, per collane, manigli, pendenti, orecchini...., sí che molte fiate v'è di quelle non hanno altro al mondo che quello che si vede loro attorno alla persona, et ormai non è differenza fra l'artigiane e le nobilissime delle città?„ Ripeteremo, [pg!152] o meglio, se sapessero il latino dovrebbero ripeter quelli che son sempre in doglianze, quanto in proposito dicevano Plauto, Ovidio, Properzio e Plinio, — Ah ora è spinto tropp'oltre il lusso degli abiti? Ma, e le vesti di porpora, di bisso o d'altro, che movevano i predicozzi dei soliti santi Ambrogio, Girolamo, Giovanni, etc., e di cui lasciò la descrizione Clemente Alessandrino? E quelle delicatissime e sottilissime vesti, ricordate forse con dei brividi da Tertulliano, sotto le quali traluceva la carne del petto e delle spalle?Finiamola dunque con le citazioni e coi lamenti, e com'è vero il proverbio che “bisogna comportare l'amico co' suoi difetti„, cosí, osserva don Lancellotti, “è necessario, se vogliamo vivere in questo mondo, già che vi siamo stati mandati, comportar le donne con le loro imperfezioni„.————— “Che non si fa e commetteoggidíper questa benedetta roba? Chi non vede come [pg!153]oggidíè guasto il mondo? Non si può piú trattareoggidíco' mercanti, artigiani, bottegai.... Non ti dicono mai il vero. Non ti osservano mai quel che promettono. Ti vendono una cosa per l'altra. Tutte le mercanzie sono falsificate....„ Cosí, proprio come nel 1892 e nel 1623, ai bei tempi di Salomone, d'Osea e di Grisostomo, i quali ci tramandarono memoria della loro esperienza intorno ai ladronecci commessi dai mercanti ingannando con la lingua, e con la mano “numerando, misurando e pesando poco giustamente„. E a conforto delle anime semplici che si turbano “quando sentono che fallisce qualche mercante o banchiero, ma fallisce, come si dice, co 'l danaro in mano„, ecco un raccontino del Fulgoso, scrittore cinquecentista:“Avendo inteso Castruccio Castracani, signore di Lucca, che un mercante ricco sotto nome di fallimento s'era ritirato e non compariva piú, e che poco da poi, promessa non so che somma a' creditori, era tornato al banco o traffico, et aveva cominciato a fabbricar un gran palazzo, lo [pg!154] fece metter in prigione e con un bando chiamati a sé tutti quelli ch'avevano d'avere, comandò che fusse loro soddisfatto e l'avanzo se lo pigliasse il pubblico, e poi fece impiccare il marcante per la gola....„ La qual severità, notava il Fulgoso, quando fosse in uso oggigiorno — se pure non mancasse il numero necessario di carnefici — conterrebbe molti dal rubare, e, noto io, non permetterebbe a piú d'un cassiere di scappare in America a fare il galantuomo.————— “Non potrei mai ridire quante volte io mi sia meravigliato in udendo gli uomini giungere al termine di dolersi fino che le stagioni dell'anno non corrono piúoggidícome solevano....; che si fanno molte variazioni di tempi in poco tempo, ora di nebbie, ora di pioggie; quando di venti, quando di nevi; questa mattina ne travaglia il freddo, questa sera affanneranne il caldo; oggi il sereno rallegra, dimani rattrista il torbido....„ [pg!155]Nei diboscamenti trovan la prima causa di tali vicissitudini le gravi e culte persone alla fine del secolo decimonono, ma al principio del secolo decimosettimo la trovavano in vece.... nella riforma che avea fatto del calendario papa Gregorio tredicesimo!“Pochi giorni appunto sono che una persona di sessant'anni affermava ricordarsi benissimo che bisognava già sul principio di maggio alleggerirsi di vesti e cheoggidí, o da quel tempo che quel papa mutò l'anno, chi ben volesse, non può per lo freddo che talvolta segue fino al giugno....„ Ma a toglier d'ingannooggidianisimili a costui, don Secondo radunò ricordi di strane stagioni e particolarmente di rigidissimi inverni da Cesare, Livio, Orosio; da Matteo Villani, dal Corio, dal Giovio, dal Bembo, dal Ghirardacci etc., e dal Sigonio questo che vale per tutti: “L'inverno fu atrocissimo e seccò gli alberi e le viti. Il ghiaccio del Po fu grosso di 15 braccia, che però gli uomini per due mesi continui con le carra e bestie cariche ci [pg!156] passavano senza paura alcuna, anzi per ispasso ci ballavano e giostravano l'uno contro l'altro sicuramente„.————Un disinganno anche per le mamme che all'osservazione ingenuamente sagace del bimbo o della bimba prorompono tutte amore in una risata e dopo un movimento della testa, il quale significa — che ne dite? —, commentano serie serie: — I ragazzi d'una volta non erano certo cosí acuti e furbi. — Pur troppo, aggiunge il nonno, “il mondo va sempre di male in peggio e ne sa piú oggidí un putto di dieci che già un uomo vecchio di sessanta o settant'anni„. Ma don Lancellotti allora sorride e tende il dito alla verità: “Se fosse vero che l'istessa malizia precorresse piú oggidí gli anni di quello che faceva, e che andasse tuttavia crescendo e precorrendo, seguirebbe che non solo si potrebbe pensare che si fosse per giungere, ma — stando che piú di 1500 anni sono dicevano [pg!157] il medesimo, come asserisce Orazio, — che saremmo già a tal termine che un putto d'un anno e manco assai starebbe a fronte di sapere e d'operare con molti attempati„. E con un ragionamento press'a poco uguale induce a ricredersi coloro i quali pensano che gli uomini “sonooggidípiú deboli e di statura piú piccoli di quello che mai fossero„.————San Giovanni Grisostomo, poveretto!, si riscaldava in particolar modo perché i giovanotti eleganti del suo tempo avevano “certi lacci, o fiocchi che fossero, di seta alle scarpe„, e si doleva del loro “specchiarsi, pettinarsi, farsi i ricci e profumarsi come le donne„; Ateneo e Seneca rimproveravano ai loro coetanei “le delicatezze del camminare e dell'adornarsi fuori di ordine e di misura„, e pure il Petrarca e san Bernardo si scagliavano contro le vanità maschili. Poi si verrà a dire:“Quanto ci vuoleoggidíper vestirsi ognuno da par suo! Costano un occhio i [pg!158] drappi e i panni e siamo venuti a termine che par vergogna ad una persona di mezzana condizione il non vestir di seta, che già prima né anche i gentiluomini ben ricchi quasi l'adopravano. Quante foggie hanno trovate questi benedetti sartori; quante vanità sono introdotteoggidída questi oltramontani, e tutte subito abbracciate da questa nostra curiosa imitatrice de gli abiti forestieri e sciocca Italia!„————Manca voglia, ozio e carta, ma molt'altre belle cose proverebbe don Secondo con la sua meravigliosa erudizione. Proverebbe come sia storia vecchia anche il digiuno di Succi, poiché “Alberto Magno scrisse aver diligentissimamente osservato in Colonia un donna per trenta giorni essersi astenuta di mangiare e bere niente, et un uomo cinquanta giorni, eccetto che un giorno sí e l'altro no pigliava un poco d'acqua o di vino„; proverebbe come non è nuova la filantropia di quei medici che [pg!159] dimandano solo un centinaio di lire per un consulto, giacché anche Pietro d'Abano, medico padovano del secolo decimoquarto, “quando aveva da uscire della città per qualche infermo, non voleva manco di 50 fiorini„, e dimostrerebbe “cheoggidínon si veggono piú infermità di prima„; “che l'eccesso del dar titoli, non solamente a' signori e príncipi, ma piú quasi a' privati non è sí proprio d'oggidí, come comunemente si crede„; “che l'uso della neve o del ghiaccio la state non ha da rinfacciarsi al nostro secolo come eccessiva delizia d'oggidí„; “che 'l comun lamento intorno alle gran doti, le quali bisogna dare alle fanciulle o per maritarle o per rinchiuderle ne' chiostri, non ha tal fondamento di ragione, che ciò debba computarsi per miseria d'oggidí....„L'Hoggidí, o vero il mondo non peggiore né piú calamitoso del passato76è in somma un gran bel libro per chi sia convinto come sono io checiò che fu torna e tornerà nei secoli.[pg!161]

SICUT ERAT....[pg!149]Quell'onesto e tranquillo sorriso che di fra i baffetti e il pizzo esce a rischiarare, meglio de' grossi occhi, una faccia lunga e magra quanto la faccia di Carlo quinto, e quell'umile dito che accenna all'alto del ritratto, ove, entro una raggiera di sole, alcuni V, iniziale diveritas, spiegano le parole scritte fuori all'intorno“et in cælo sicut in terra„, insistendo nella mia fantasia vi si trasformano a importuni segni di minaccia.Pace, o don Secondo Lancellotti, accademico Insensato, Affidato et Humorista! Io, pur di fuggire ai colpi del vostro scherno [pg!150] e della vostra mano ossuta, parlerò di voi e con voi ai protervi che osano trarre la cattività d'oggidí in paragone alla bontà d'altri tempi.————Anche adesso, come nel 1623, quando l'abate don Secondo scriveva, “son le povere donne per avventura piú de gli uomini soggette al mormorio de glioggidiani, quasi cheoggidíelle sieno piú che fossero mai vanissime, con tanti sbellettamenti o lisci, e tante sorti di vesti e per istravaganza e per valuta esorbitanti, e di rovina a' poveri mariti et alle proprie case„; ma non sanno essi glioggidianiche san Girolamo, sant'Ambrogio, Cipriano, Grisostomo e Gregorio Nazianzeno attestano con acerbe rampogne che pur del loro tempo “non solo le maritate, ma le vergini mille sbelletti et impiastri si gettavano su 'l viso„, adoperando in ispece il purpurisso, la cerussa e lo stibio. E rimproverando alle signore la cura soverchia dei capelli e la smania di [pg!151] averli biondi, non sanno che un re dei Persiani ed Elio Vero s'attaccarono al mento una barba proprio d'oro e che l'usanza di biondeggiarsi la testa al sole, per testimonianza di Tertulliano, era fin delle donne germane e galle. Della rabbia che deriva alle donne per la vista dei capelli bianchi rimane a confondere i brontoloni un aneddoto di Macrobio intorno a Giulia figlia di Augusto, la quale, còlta dal padre mentre si strappava capelli bianchi dinanzi allo specchio e da lui interrogata se desiderasse piú tosto venir prima canuta o calva, rispose che prima canuta. Onde Augusto l'ammoní dicendo: — Perché allora ti rendi calva cosí giovane? — E ai tempi d'Ovidio le romane si facevano recare di Germania le capigliature!— “E che diremo di tant'oro che portano addossooggidí, per collane, manigli, pendenti, orecchini...., sí che molte fiate v'è di quelle non hanno altro al mondo che quello che si vede loro attorno alla persona, et ormai non è differenza fra l'artigiane e le nobilissime delle città?„ Ripeteremo, [pg!152] o meglio, se sapessero il latino dovrebbero ripeter quelli che son sempre in doglianze, quanto in proposito dicevano Plauto, Ovidio, Properzio e Plinio, — Ah ora è spinto tropp'oltre il lusso degli abiti? Ma, e le vesti di porpora, di bisso o d'altro, che movevano i predicozzi dei soliti santi Ambrogio, Girolamo, Giovanni, etc., e di cui lasciò la descrizione Clemente Alessandrino? E quelle delicatissime e sottilissime vesti, ricordate forse con dei brividi da Tertulliano, sotto le quali traluceva la carne del petto e delle spalle?Finiamola dunque con le citazioni e coi lamenti, e com'è vero il proverbio che “bisogna comportare l'amico co' suoi difetti„, cosí, osserva don Lancellotti, “è necessario, se vogliamo vivere in questo mondo, già che vi siamo stati mandati, comportar le donne con le loro imperfezioni„.————— “Che non si fa e commetteoggidíper questa benedetta roba? Chi non vede come [pg!153]oggidíè guasto il mondo? Non si può piú trattareoggidíco' mercanti, artigiani, bottegai.... Non ti dicono mai il vero. Non ti osservano mai quel che promettono. Ti vendono una cosa per l'altra. Tutte le mercanzie sono falsificate....„ Cosí, proprio come nel 1892 e nel 1623, ai bei tempi di Salomone, d'Osea e di Grisostomo, i quali ci tramandarono memoria della loro esperienza intorno ai ladronecci commessi dai mercanti ingannando con la lingua, e con la mano “numerando, misurando e pesando poco giustamente„. E a conforto delle anime semplici che si turbano “quando sentono che fallisce qualche mercante o banchiero, ma fallisce, come si dice, co 'l danaro in mano„, ecco un raccontino del Fulgoso, scrittore cinquecentista:“Avendo inteso Castruccio Castracani, signore di Lucca, che un mercante ricco sotto nome di fallimento s'era ritirato e non compariva piú, e che poco da poi, promessa non so che somma a' creditori, era tornato al banco o traffico, et aveva cominciato a fabbricar un gran palazzo, lo [pg!154] fece metter in prigione e con un bando chiamati a sé tutti quelli ch'avevano d'avere, comandò che fusse loro soddisfatto e l'avanzo se lo pigliasse il pubblico, e poi fece impiccare il marcante per la gola....„ La qual severità, notava il Fulgoso, quando fosse in uso oggigiorno — se pure non mancasse il numero necessario di carnefici — conterrebbe molti dal rubare, e, noto io, non permetterebbe a piú d'un cassiere di scappare in America a fare il galantuomo.————— “Non potrei mai ridire quante volte io mi sia meravigliato in udendo gli uomini giungere al termine di dolersi fino che le stagioni dell'anno non corrono piúoggidícome solevano....; che si fanno molte variazioni di tempi in poco tempo, ora di nebbie, ora di pioggie; quando di venti, quando di nevi; questa mattina ne travaglia il freddo, questa sera affanneranne il caldo; oggi il sereno rallegra, dimani rattrista il torbido....„ [pg!155]Nei diboscamenti trovan la prima causa di tali vicissitudini le gravi e culte persone alla fine del secolo decimonono, ma al principio del secolo decimosettimo la trovavano in vece.... nella riforma che avea fatto del calendario papa Gregorio tredicesimo!“Pochi giorni appunto sono che una persona di sessant'anni affermava ricordarsi benissimo che bisognava già sul principio di maggio alleggerirsi di vesti e cheoggidí, o da quel tempo che quel papa mutò l'anno, chi ben volesse, non può per lo freddo che talvolta segue fino al giugno....„ Ma a toglier d'ingannooggidianisimili a costui, don Secondo radunò ricordi di strane stagioni e particolarmente di rigidissimi inverni da Cesare, Livio, Orosio; da Matteo Villani, dal Corio, dal Giovio, dal Bembo, dal Ghirardacci etc., e dal Sigonio questo che vale per tutti: “L'inverno fu atrocissimo e seccò gli alberi e le viti. Il ghiaccio del Po fu grosso di 15 braccia, che però gli uomini per due mesi continui con le carra e bestie cariche ci [pg!156] passavano senza paura alcuna, anzi per ispasso ci ballavano e giostravano l'uno contro l'altro sicuramente„.————Un disinganno anche per le mamme che all'osservazione ingenuamente sagace del bimbo o della bimba prorompono tutte amore in una risata e dopo un movimento della testa, il quale significa — che ne dite? —, commentano serie serie: — I ragazzi d'una volta non erano certo cosí acuti e furbi. — Pur troppo, aggiunge il nonno, “il mondo va sempre di male in peggio e ne sa piú oggidí un putto di dieci che già un uomo vecchio di sessanta o settant'anni„. Ma don Lancellotti allora sorride e tende il dito alla verità: “Se fosse vero che l'istessa malizia precorresse piú oggidí gli anni di quello che faceva, e che andasse tuttavia crescendo e precorrendo, seguirebbe che non solo si potrebbe pensare che si fosse per giungere, ma — stando che piú di 1500 anni sono dicevano [pg!157] il medesimo, come asserisce Orazio, — che saremmo già a tal termine che un putto d'un anno e manco assai starebbe a fronte di sapere e d'operare con molti attempati„. E con un ragionamento press'a poco uguale induce a ricredersi coloro i quali pensano che gli uomini “sonooggidípiú deboli e di statura piú piccoli di quello che mai fossero„.————San Giovanni Grisostomo, poveretto!, si riscaldava in particolar modo perché i giovanotti eleganti del suo tempo avevano “certi lacci, o fiocchi che fossero, di seta alle scarpe„, e si doleva del loro “specchiarsi, pettinarsi, farsi i ricci e profumarsi come le donne„; Ateneo e Seneca rimproveravano ai loro coetanei “le delicatezze del camminare e dell'adornarsi fuori di ordine e di misura„, e pure il Petrarca e san Bernardo si scagliavano contro le vanità maschili. Poi si verrà a dire:“Quanto ci vuoleoggidíper vestirsi ognuno da par suo! Costano un occhio i [pg!158] drappi e i panni e siamo venuti a termine che par vergogna ad una persona di mezzana condizione il non vestir di seta, che già prima né anche i gentiluomini ben ricchi quasi l'adopravano. Quante foggie hanno trovate questi benedetti sartori; quante vanità sono introdotteoggidída questi oltramontani, e tutte subito abbracciate da questa nostra curiosa imitatrice de gli abiti forestieri e sciocca Italia!„————Manca voglia, ozio e carta, ma molt'altre belle cose proverebbe don Secondo con la sua meravigliosa erudizione. Proverebbe come sia storia vecchia anche il digiuno di Succi, poiché “Alberto Magno scrisse aver diligentissimamente osservato in Colonia un donna per trenta giorni essersi astenuta di mangiare e bere niente, et un uomo cinquanta giorni, eccetto che un giorno sí e l'altro no pigliava un poco d'acqua o di vino„; proverebbe come non è nuova la filantropia di quei medici che [pg!159] dimandano solo un centinaio di lire per un consulto, giacché anche Pietro d'Abano, medico padovano del secolo decimoquarto, “quando aveva da uscire della città per qualche infermo, non voleva manco di 50 fiorini„, e dimostrerebbe “cheoggidínon si veggono piú infermità di prima„; “che l'eccesso del dar titoli, non solamente a' signori e príncipi, ma piú quasi a' privati non è sí proprio d'oggidí, come comunemente si crede„; “che l'uso della neve o del ghiaccio la state non ha da rinfacciarsi al nostro secolo come eccessiva delizia d'oggidí„; “che 'l comun lamento intorno alle gran doti, le quali bisogna dare alle fanciulle o per maritarle o per rinchiuderle ne' chiostri, non ha tal fondamento di ragione, che ciò debba computarsi per miseria d'oggidí....„L'Hoggidí, o vero il mondo non peggiore né piú calamitoso del passato76è in somma un gran bel libro per chi sia convinto come sono io checiò che fu torna e tornerà nei secoli.[pg!161]

[pg!149]

Quell'onesto e tranquillo sorriso che di fra i baffetti e il pizzo esce a rischiarare, meglio de' grossi occhi, una faccia lunga e magra quanto la faccia di Carlo quinto, e quell'umile dito che accenna all'alto del ritratto, ove, entro una raggiera di sole, alcuni V, iniziale diveritas, spiegano le parole scritte fuori all'intorno“et in cælo sicut in terra„, insistendo nella mia fantasia vi si trasformano a importuni segni di minaccia.

Pace, o don Secondo Lancellotti, accademico Insensato, Affidato et Humorista! Io, pur di fuggire ai colpi del vostro scherno [pg!150] e della vostra mano ossuta, parlerò di voi e con voi ai protervi che osano trarre la cattività d'oggidí in paragone alla bontà d'altri tempi.

————

————

Anche adesso, come nel 1623, quando l'abate don Secondo scriveva, “son le povere donne per avventura piú de gli uomini soggette al mormorio de glioggidiani, quasi cheoggidíelle sieno piú che fossero mai vanissime, con tanti sbellettamenti o lisci, e tante sorti di vesti e per istravaganza e per valuta esorbitanti, e di rovina a' poveri mariti et alle proprie case„; ma non sanno essi glioggidianiche san Girolamo, sant'Ambrogio, Cipriano, Grisostomo e Gregorio Nazianzeno attestano con acerbe rampogne che pur del loro tempo “non solo le maritate, ma le vergini mille sbelletti et impiastri si gettavano su 'l viso„, adoperando in ispece il purpurisso, la cerussa e lo stibio. E rimproverando alle signore la cura soverchia dei capelli e la smania di [pg!151] averli biondi, non sanno che un re dei Persiani ed Elio Vero s'attaccarono al mento una barba proprio d'oro e che l'usanza di biondeggiarsi la testa al sole, per testimonianza di Tertulliano, era fin delle donne germane e galle. Della rabbia che deriva alle donne per la vista dei capelli bianchi rimane a confondere i brontoloni un aneddoto di Macrobio intorno a Giulia figlia di Augusto, la quale, còlta dal padre mentre si strappava capelli bianchi dinanzi allo specchio e da lui interrogata se desiderasse piú tosto venir prima canuta o calva, rispose che prima canuta. Onde Augusto l'ammoní dicendo: — Perché allora ti rendi calva cosí giovane? — E ai tempi d'Ovidio le romane si facevano recare di Germania le capigliature!

— “E che diremo di tant'oro che portano addossooggidí, per collane, manigli, pendenti, orecchini...., sí che molte fiate v'è di quelle non hanno altro al mondo che quello che si vede loro attorno alla persona, et ormai non è differenza fra l'artigiane e le nobilissime delle città?„ Ripeteremo, [pg!152] o meglio, se sapessero il latino dovrebbero ripeter quelli che son sempre in doglianze, quanto in proposito dicevano Plauto, Ovidio, Properzio e Plinio, — Ah ora è spinto tropp'oltre il lusso degli abiti? Ma, e le vesti di porpora, di bisso o d'altro, che movevano i predicozzi dei soliti santi Ambrogio, Girolamo, Giovanni, etc., e di cui lasciò la descrizione Clemente Alessandrino? E quelle delicatissime e sottilissime vesti, ricordate forse con dei brividi da Tertulliano, sotto le quali traluceva la carne del petto e delle spalle?

Finiamola dunque con le citazioni e coi lamenti, e com'è vero il proverbio che “bisogna comportare l'amico co' suoi difetti„, cosí, osserva don Lancellotti, “è necessario, se vogliamo vivere in questo mondo, già che vi siamo stati mandati, comportar le donne con le loro imperfezioni„.

————

————

— “Che non si fa e commetteoggidíper questa benedetta roba? Chi non vede come [pg!153]oggidíè guasto il mondo? Non si può piú trattareoggidíco' mercanti, artigiani, bottegai.... Non ti dicono mai il vero. Non ti osservano mai quel che promettono. Ti vendono una cosa per l'altra. Tutte le mercanzie sono falsificate....„ Cosí, proprio come nel 1892 e nel 1623, ai bei tempi di Salomone, d'Osea e di Grisostomo, i quali ci tramandarono memoria della loro esperienza intorno ai ladronecci commessi dai mercanti ingannando con la lingua, e con la mano “numerando, misurando e pesando poco giustamente„. E a conforto delle anime semplici che si turbano “quando sentono che fallisce qualche mercante o banchiero, ma fallisce, come si dice, co 'l danaro in mano„, ecco un raccontino del Fulgoso, scrittore cinquecentista:

“Avendo inteso Castruccio Castracani, signore di Lucca, che un mercante ricco sotto nome di fallimento s'era ritirato e non compariva piú, e che poco da poi, promessa non so che somma a' creditori, era tornato al banco o traffico, et aveva cominciato a fabbricar un gran palazzo, lo [pg!154] fece metter in prigione e con un bando chiamati a sé tutti quelli ch'avevano d'avere, comandò che fusse loro soddisfatto e l'avanzo se lo pigliasse il pubblico, e poi fece impiccare il marcante per la gola....„ La qual severità, notava il Fulgoso, quando fosse in uso oggigiorno — se pure non mancasse il numero necessario di carnefici — conterrebbe molti dal rubare, e, noto io, non permetterebbe a piú d'un cassiere di scappare in America a fare il galantuomo.

————

————

— “Non potrei mai ridire quante volte io mi sia meravigliato in udendo gli uomini giungere al termine di dolersi fino che le stagioni dell'anno non corrono piúoggidícome solevano....; che si fanno molte variazioni di tempi in poco tempo, ora di nebbie, ora di pioggie; quando di venti, quando di nevi; questa mattina ne travaglia il freddo, questa sera affanneranne il caldo; oggi il sereno rallegra, dimani rattrista il torbido....„ [pg!155]

Nei diboscamenti trovan la prima causa di tali vicissitudini le gravi e culte persone alla fine del secolo decimonono, ma al principio del secolo decimosettimo la trovavano in vece.... nella riforma che avea fatto del calendario papa Gregorio tredicesimo!

“Pochi giorni appunto sono che una persona di sessant'anni affermava ricordarsi benissimo che bisognava già sul principio di maggio alleggerirsi di vesti e cheoggidí, o da quel tempo che quel papa mutò l'anno, chi ben volesse, non può per lo freddo che talvolta segue fino al giugno....„ Ma a toglier d'ingannooggidianisimili a costui, don Secondo radunò ricordi di strane stagioni e particolarmente di rigidissimi inverni da Cesare, Livio, Orosio; da Matteo Villani, dal Corio, dal Giovio, dal Bembo, dal Ghirardacci etc., e dal Sigonio questo che vale per tutti: “L'inverno fu atrocissimo e seccò gli alberi e le viti. Il ghiaccio del Po fu grosso di 15 braccia, che però gli uomini per due mesi continui con le carra e bestie cariche ci [pg!156] passavano senza paura alcuna, anzi per ispasso ci ballavano e giostravano l'uno contro l'altro sicuramente„.

————

————

Un disinganno anche per le mamme che all'osservazione ingenuamente sagace del bimbo o della bimba prorompono tutte amore in una risata e dopo un movimento della testa, il quale significa — che ne dite? —, commentano serie serie: — I ragazzi d'una volta non erano certo cosí acuti e furbi. — Pur troppo, aggiunge il nonno, “il mondo va sempre di male in peggio e ne sa piú oggidí un putto di dieci che già un uomo vecchio di sessanta o settant'anni„. Ma don Lancellotti allora sorride e tende il dito alla verità: “Se fosse vero che l'istessa malizia precorresse piú oggidí gli anni di quello che faceva, e che andasse tuttavia crescendo e precorrendo, seguirebbe che non solo si potrebbe pensare che si fosse per giungere, ma — stando che piú di 1500 anni sono dicevano [pg!157] il medesimo, come asserisce Orazio, — che saremmo già a tal termine che un putto d'un anno e manco assai starebbe a fronte di sapere e d'operare con molti attempati„. E con un ragionamento press'a poco uguale induce a ricredersi coloro i quali pensano che gli uomini “sonooggidípiú deboli e di statura piú piccoli di quello che mai fossero„.

————

————

San Giovanni Grisostomo, poveretto!, si riscaldava in particolar modo perché i giovanotti eleganti del suo tempo avevano “certi lacci, o fiocchi che fossero, di seta alle scarpe„, e si doleva del loro “specchiarsi, pettinarsi, farsi i ricci e profumarsi come le donne„; Ateneo e Seneca rimproveravano ai loro coetanei “le delicatezze del camminare e dell'adornarsi fuori di ordine e di misura„, e pure il Petrarca e san Bernardo si scagliavano contro le vanità maschili. Poi si verrà a dire:

“Quanto ci vuoleoggidíper vestirsi ognuno da par suo! Costano un occhio i [pg!158] drappi e i panni e siamo venuti a termine che par vergogna ad una persona di mezzana condizione il non vestir di seta, che già prima né anche i gentiluomini ben ricchi quasi l'adopravano. Quante foggie hanno trovate questi benedetti sartori; quante vanità sono introdotteoggidída questi oltramontani, e tutte subito abbracciate da questa nostra curiosa imitatrice de gli abiti forestieri e sciocca Italia!„

————

————

Manca voglia, ozio e carta, ma molt'altre belle cose proverebbe don Secondo con la sua meravigliosa erudizione. Proverebbe come sia storia vecchia anche il digiuno di Succi, poiché “Alberto Magno scrisse aver diligentissimamente osservato in Colonia un donna per trenta giorni essersi astenuta di mangiare e bere niente, et un uomo cinquanta giorni, eccetto che un giorno sí e l'altro no pigliava un poco d'acqua o di vino„; proverebbe come non è nuova la filantropia di quei medici che [pg!159] dimandano solo un centinaio di lire per un consulto, giacché anche Pietro d'Abano, medico padovano del secolo decimoquarto, “quando aveva da uscire della città per qualche infermo, non voleva manco di 50 fiorini„, e dimostrerebbe “cheoggidínon si veggono piú infermità di prima„; “che l'eccesso del dar titoli, non solamente a' signori e príncipi, ma piú quasi a' privati non è sí proprio d'oggidí, come comunemente si crede„; “che l'uso della neve o del ghiaccio la state non ha da rinfacciarsi al nostro secolo come eccessiva delizia d'oggidí„; “che 'l comun lamento intorno alle gran doti, le quali bisogna dare alle fanciulle o per maritarle o per rinchiuderle ne' chiostri, non ha tal fondamento di ragione, che ciò debba computarsi per miseria d'oggidí....„

L'Hoggidí, o vero il mondo non peggiore né piú calamitoso del passato76è in somma un gran bel libro per chi sia convinto come sono io che

ciò che fu torna e tornerà nei secoli.

ciò che fu torna e tornerà nei secoli.

ciò che fu torna e tornerà nei secoli.

[pg!161]


Back to IndexNext