Lo zoppo Cardone contava la cosa a quanti paesani s'imbatteva, i quali, recatisi gli arnesi in spalla esclamavano: — La vuol ir male... (pag. 119)
Lo zoppo Cardone contava la cosa a quanti paesani s'imbatteva, i quali, recatisi gli arnesi in spalla esclamavano: — La vuol ir male... (pag. 119)
In questa arriva il vecchio Giafferi, che i Genovesi dandogli pensione e carico di comandante, avevano tentato confinare a Savona, e raccolti gli armati, espugna Corte e il castello; quivi si convoca la consulta, la quale risponde al bando del Pinelli abolendo il governo della Repubblica e ardendone gli statuti. La guerra risorge più feroce che mai; fu varia la fortuna delle armi, ma più spesso arrise alla virtù côrsa, che al numero dei Genovesi, come a Moriani, dove rimase disfatto il figliuolo del Pinelli e il vescovo di Aleria, ma la corruzione da una parte, il diligente corseggiare delle galere genovesi intorno alla isola dall'altra, impedendo l'arrivo delle armi, e per ultimo dividendo gli animi, ridussero le cose all'estremo: ormai costretti a chiedere pace avevano loro risposto, consegnate le armi si rimettessero alla misericordia di Genova; disperati di ogni umano soccorso si volsero a Dio con le parole del Salmista: —Et tu, Domine, usquequo?— E il Signore, che non patisce sia detto avere egli abbandonato i difensori della patria, mandò, quando meno se lo aspettavano, in aiuto della Corsica il barone Teodoro di Neuhoff. Egli si mostrò su le coste di Aleria, dove lo condusse la nave inglese, comandata dal capitano Dick, in arnese stupendo; portava cappello a tre punte piumato e gallonato; la parrucca con cipria; sottana e zimarra all'armena, questa verde, l'altra vermiglia; le pantofole rosse alla barbaresca, un bastone ritorto in mano e la scimitarra turca pendente alla cintura: pareva venuto a posta per essere piantato in mezzo ad un campo di saggina per ispaurire gli uccelli, e invece volle essere re. Gli dissero che re non usavano in Corsica, si contentasse che lo salutassero salvatore del popolo; e' non ne volle sapere; i Côrsi poveri non poteronodargli altro scettro, che di quercie, ma ahimè! o di quercie o di oro lo scettro non è meno atto a fracassare le ossa del popolo. In ciò ammirate la mano di Dio, il quale a salvarci adoperò l'arnese che apparve più sconcio. Accompagnavano Teodoro, Saverio Buongiorno, tre barbareschi, fra i quali Maometto, stato schiavo a Livorno su le galere toscane, due giovani livornesi scappati da casa, Attiman e Bondelli, un prete di Portoferraio, Francesco dell'Agata fiorentino, una Costa, un Fozzani, un Loczi; insomma una vera brigata di saltatori. Quali e quanti soccorsi portasse seco, io non vi so dire, chè stava sempre prigioniero a Genova; però ne corse diverso il grido: chi pretese avvilirlo disse: 200 fucili, altrettante pistole, alcuni piccoli pezzi di artiglieria, certe quantità di sciabole; ed anco genovine e zecchini, ma pochi: all'opposto quel barone Friderik, che si faceva credere suo figliuolo ed era un frate sfratato, volendo magnificarlo sostiene, che Teodoro venne in Corsica con una fregata e due navi cariche di 14 mila sacca di grano, 6 cannoni di bronzo, 12 di ferro, 20 mila fucili, 14 mila vesti, altrettanti cappelli e para di scarpe e 100 mila zecchini. Forse, secondo il solito, la verità è tra due. Ma poco importa sapere quale dei due racconti sia il vero; questo intanto è certissimo, che senza l'apparizione di Teodoro, tra la gola côrsa e il rasoio genovese non si vedeva che si potesse mettere di mezzo.
— Bene: io mi sento lieto nel vedere, che non vi unite agli altri per dare la baiata ad un uomo forse generoso, certo infelice.
— Ohibò! So che i Francesi lo hanno preso a godere come quella forca del Voltaire: cotest'altra buona lana del marchese di Argens gli dedicò il secondo volume delle lettere ebree, come i tre successivi a Don Quicotto, a Sancio Panza ed a Amadigi delle Gallie: il Casti, vergogna del clero toscano, lo mise in canzone in un dramma; breve; all'albero che casca, accetta accetta, secondo il solito; non io così; ma confessando, che senza la sua comparsa per la Corsica era finita, non posso tacere che alla gratitudine nostra si chiuse ogni via quando, approfittandosi delle angustie nelle quali versavamo, ci mise il gancio al collo, e volle dominarci re; e degno di corona apparve nella breve potestà, se consideri la lascivia, la ferocia e l'abbiettezza di lui.
La lascivia lo condusse a toccare un carpiccio di bastonate a Cervione, ma delle solenni, e ciò per opera di un giovanotto di Alesani, che stando di sentinella alla casa di Teodoro, fu visitatodalla sua sorella; vedutala il re volle tirarsela a letto; e a letto veramente ei ci si condusse, ma solo e con le ossa rotte. Di talento immane fe' prova quando nella presa del forte dell'isola Rossa, trovato un tenente côrso complice di certa congiura contro di lui, ordinò che gli mozzassero la lingua, poi legato ad un albero lo ardessero vivo. I Genovesi, avendo preso uno del suo seguito, lo impiccarono, ed egli senza porre tempo tra mezzo, fece impiccare di un tratto 40 prigionieri genovesi sotto le mura di Bastia; certo qui si può scusare, perchè intese ammaestrare quei cosacci dei nostri nemici nelle buone creanze; pure ecco questa la trovai anch'io un tantino abbrivata; peggio fu mandare a morte,brevi manu, due Côrsi venuti a zuffa tra loro; e questo nacque da considerarsi, come re, sopra le leggi e i maestrati; ciò poi, che più di tutto gli nocque, fu la morte di Angiolo Luccioni, capitano di valore, che avendo favellato con manco di riverenza di Teodoro, egli se lo fece ammazzare sotto gli occhi in onta alle supplicazioni dei circostanti: dell'abbiettezza rammenterò una cosa sola, ed è la vendita della Corsica ai suoi creditori; e questo stette meglio ai Côrsi che il vezzo alla sposa; dacchè si dettero come schiavi, fu giusto, che si trovassero venduti come bestie. Chi fosse questo uomo, chi lo mandasse, da cui ritraesse i quattrini, o non è noto, o poco manifesto. Affermano avere vagato pel mondo a mo' di zingano sotto nomi diversi, ora pigliando quello di Napaer, ora di Limber, ora di Nisun, ora di Seimbough; quanto a titoli potete credere ch'ei non si lasciasse patire; in Londra passò per tedesco, in Livorno, per inglese; di commendatizie non conosceva penuria, perchè, dicono, se le fabbricava da sè; assicurano eziandio, ch'ei dimorasse schiavo qualche tempo a Tunisi. La fonte dei quattrini taluno la trova nel Gran Turco, altri nel Bey di Tunisi, cui promise arrolare un reggimento di Côrsi; altri per ultimo l'attribuisce ad una sequela di truffe, dentro le quali accalappiò un Burazzo di Sartene, l'ebreo Sebagh di Livorno, e certe religiose di casa Fonseca stanziate a Roma nel convento dei santi Sisto e Domenico: voi per avventura ne saprete qualche cosa di più sicuro, perchè credo che morisse a Londra, e forse l'avrete conosciuto.
— Difatti io l'ho visto, ma non so di qual colore sia la sua voce, imperciocchè ad ogni mia interrogazione rispose col silenzio: ciò può non parere gentile, ma egli aveva perfettamente dirittodi fare così. Io posso darvi contezza precisa della sua vita e della sua morte...
— Oh! sì fatelo, che siate benedetto.
— Suo padre si chiamò Antonio barone di Newhoffen della contea della Mark in Vesfaglia, e condusse a moglie la figliuola di un mercante di Visen nel paese di Liegi: tribolato dai rinfacci della famiglia per le turpi nozze, va in Francia con la principessa palatina moglie del duca di Orléans; favorito da lei ottenne un impieguccio nel Messin, dove morì giovine e povero; lasciò Teodoro, nato sul finire del seicento e il cominciare del settecento; la duchessa di Orléans se lo prese per paggio, più tardi lo mandò luogotenente nel reggimento della Mark. Indole irrequieta, concetti avventurosi, anzichè magnanimi, pure non ingenerosi del tutto; uomini di ferro fusi nelle medesime forme dove gli uomini di Plutarco uscirono di oro: preso in uggia quel lento arrampicarsi dei soldati poveri su pei gradi della milizia, pianta la Francia, e ripara nella Svezia: milita con Carlo XII, entra a parte nella congiura del barone Goertz per deprimere la Inghilterra; a questo fine è spedito in Ispagna al ministro Alberoni. Nel frattempo Carlo III muore ammazzato a Fredereishal, Goertz paga la congiura, riuscita a male, col capo. Allora l'Alberoni lo piglia a proteggere, e lo fa colonnello di un reggimento; giovane di anni, di aspetto giocondo e d'ingegno bizzarro piacque a lady Sarsfield, figliuola di lord Kilmarnock; la sposò e la lasciò; se per colpa sua o della moglie non so, forse di ambedue. Recatosi a Parigi si amica Law, ed entrambi porta via il turbine amministrativo di cotesto Vesuvio delle sostanze pubbliche e private, allora viaggiò in Inghilterra, nell'Olanda e nell'Oriente, in cerca di buona fortuna: in Amsterdam, strinse lega con parecchi ebrei per certi traffici, che si fanno più volontieri di quello che si confessino. Che venisse a Firenze rappresentante di Carlo VI non trovo, nè credo che fosse: credo all'opposto che dimorando egli a Livorno, alcuni Côrsi, massime quel vostro canonico Orticoni, gli proponessero farsi re dell'isola, e questo a fin di bene; in prima per cavare da lui qualche soccorso, trovando chiusa ogni porta; poi per mettere fine alle gare dei Capi côrsi, le quali impedivano si potesse venire mai a capo di qualche cosa di buono: certo pochi saranno stati a parte del segreto ma ch'ei spuntasse fuori come un fungo, caro signor frate, non è da credersi. — Il barone tastò l'imperatore, i re di Franciae di Spagna, non meno che quello di Sardegna, ma si ebbe cartacce; nell'Oriente in quel tempo s'intorbidavano le acque, e Teodoro ci si recò a pescare: la guerra stava sul rompersi tra Russi e i Turchi; e sembrava sicuro che l'imperatore avrebbe fatto causa comune con la Russia. Teodoro, accontatosi col principe Rakocus e il conte di Bonneval diventato Osman pascià, nemici mortali dell'Austria, mulina la scesa in Italia con un esercito di Mori di Algeri, Tunisi e Tripoli; quinci per la parte del Friuli assaltare l'Austria, intantochè un altro esercito turco metterebbe a soqquadro la Ungheria. Teodoro terrebbe la Corsica in feudo della Porta, nè si fermerebbero qui le larghezze di lei. Ecco pertanto donde trasse i primi sussidii e i danari col marchio turco: più tardi, avendo la Porta mutato concetto, egli ebbe a ricavare denari dagli ebrei di Amsterdam, sue conoscenze vecchie, che poi messi dall'oratore genovese a Londra lo perseguitarono infelice, e lo fecero mettere in carcere dove languì sette anni. Orazio Walpole un bel giorno si rammentò di lui, e un po' per bizzarria, un po' per buon cuore prese a perorare la sua causa davanti al popolo inglese; il Garrick recitò una sera a profitto di lui e questi lo fece tutto per cuore: breve; tanto da cavarlo di prigione, fu messo insieme; quanto bastasse a spesarlo con agio negli ultimi anni della vita, no; visse poveramente, e morto si può dire giovane ancora, perchè annoverava 56 anni, gli fu dato sepoltura nel cimitero di sant'Anna a Westminster. Sopra la sua tomba si legge un molto strano epitaffio, il quale giudico fattura del medesimo lord Walpole; in italiano sarebbe così; «qui vicino sta sepolto Teodoro re di Corsica, morto in questa parrocchia l'11 decembre 1756, subito uscito dalla prigione del Banco reale, godendo il benefizio dei falliti, in sequela del quale assegnò il regno di Corsica ai suoi creditori.
Gran maestra è la fossa: al segno stessoPaltonieri riduce e semidei,E condannati al remo, e re sul trono;Ma Teodoro vivea mentr'ebbe in sorteL'acerbo insegnamento; chè fortunaDonogli un regno, e gli contese un pane.»
Gran maestra è la fossa: al segno stesso
Paltonieri riduce e semidei,
E condannati al remo, e re sul trono;
Ma Teodoro vivea mentr'ebbe in sorte
L'acerbo insegnamento; chè fortuna
Donogli un regno, e gli contese un pane.»
— Se la sta come dite, riprese fra Bernardino, noi dobbiamo portare il voto alla Madonna, perchè i disegni di costui non abbiano sortito effetto: ad ogni modo rimarrà sempre vero che, sua mercè, i Côrsi rinfrancarono l'animo, ed ebbero armi per durare.Tornò due altre volte; la prima fu respinto dalla tempesta a Napoli, e i capitani olandesi congiuravano a darlo vivo o morto in mano ai Genovesi e forse ci riuscivano; ma egli che stava su le intese, riparò in casa di un principe napoletano, il quale lo fece scortare a Gaeta, e quivi custodire in prigione; donde andò a Terracina, e quinci di nuovo in Corsica. L'ultima volta venne sopra una nave svedese; mentre stava sorto su le àncore travagliato in cuore per non avere visto accorrere i Côrsi a fargli festa, si addormenta, e sogna essere arso vivo; destosi va in compagnia di tre suoi famigli nella stanza del capitano Wichmanhausen, e lo trova inteso ad apparecchiare una mina, che sottoposta alla sua camera doveva buttarlo all'aria. Teodoro, ch'era uomo di modi spicci, ordinò lo impiccassero all'antenna della nave; poi si allontanava senza che più si facesse vedere, sia che la fredda accoglienza dei Côrsi gli levasse il coraggio, sia che conoscesse non poterla durare contro i nuovi ausiliarii della repubblica, o si chiarisse a prova come stesse a cuore ad ogni maniera di gente guadagnare la taglia delle 2000 genovine che la repubblica aveva messo sopra il suo capo: egli è vero che egli aveva fatto il medesimo su quello del Doge, ma nessuno gli dava retta, perchè sapevano che le genovine della repubblica ci erano, e belle e contate, le sue nessuna zecca le aveva battute fin lì.
Ai Genovesi disperditori un giorno della potenza pisana, ai Genovesi, che mirano a un pelo la rovina della veneta, temuti padroni dei mari fino a Caffa e a Trebisonda, ora rimangono le mani per limosinare una spada straniera che li difenda, o per trattare lo stiletto; in prima trovarono Grigioni e Svizzeri; dei primi ne vennero dodici compagnie, dei secondi tre reggimenti, e fu per morire; tornarono anco più tardi, e fatti prigioni, la repubblica negò barattarli con altrettanti Côrsi; noi allora li liberammo senza compenso, a patto che le tre leghe non mandassero gente ai danni nostri; questo promisero, e questo mantengono; e noi ci loderemo degli stranieri quante volte non si mescolino nelle nostre faccende in bene nè in male. — Partiti gli Svizzeri, i Genovesi ricorrono alla Francia, e le chiedono gente per due milioni: poco cacio fresco, poco san Francesco; gli fecero capaci che più di tremila soldati non c'incastravano ed anco per breve tempo. Genova rispose, per ora basterebbero.
Il conte Boissieux ce li condusse; il canonico Orticoni e GiampietroGaffori, uomo dal cuore di ferro e dalla bocca di oro, a nome dei Côrsi scrissero al cardinale Fleury: che novità era cotesta? come ci entravano i Francesi? che volevano dai Côrsi? — I Francesi, che ai tempi di Enrico II mandavano navi, armi e soldati in soccorso dei Côrsi combattenti contro Genova per la libertà della patria, que' dessi che, non potendo più combattere per noi, spedirono danari a Sampiero, e le bandiere col mottopugna pro patriaper confortarlo a durare nella guerra, sì signori, quei medesimi sotto Luigi XV, interprete dei sensi loro il cardinale Fleury, scrivevano ai Côrsi: sottomettessersi ai legittimi padroni genovesi: poco importare come lo fossero, bastava il possesso antico e la conferma delle potestà straniere: non essere lecito resistere ai principi stabiliti da Dio, e il sacro testo parlar chiaro in proposito: i mali delle rivoluzioni superare di lunga mano qualunque incomodo fosse per partorire la obbedienza: però essi non mirare ad altro che a sottoporli di nuovo alla repubblica, che gli acconcerebbe pel dì delle feste. — O Francesi! O Francesi! O Francesi! dirò tre volte come fece Creso quando condotto a morte chiamò Solone, e più non voglio dire. — Tanto è, i Francesi vennero in fregola di entrare pacieri: invano i nostri dichiarano ogni accordo con Genova tornare loro più amaro che morte: invano concludevano co' Maccabei, volere piuttosto morire che contemplare i mali del popolo; e' vollero un memoriale che spiegasse in che si dolevano, e come intendessero che ci fosse riparato; e l'ebbero; poco dopo domandarono otto ostaggi per sicurezza che il regolamento o lodo per la pace sarebbe stato osservato: parve, e fu duro patto, ma gli ebbero; e mandaronli in Francia. Allora venne il lodo, e il conte Boissieux impose ai deputati lo approvassero a nome di tutti i Côrsi; i deputati rispondevano, che i Côrsi non gli avevano investiti di tanta autorità, e quando gli avessero, non poterlo fare se prima non vedevano lo scritto. Qui il conte dà nelle stoviglie, e minaccia bestie e cristiani: non crediate mica che fosse un tristo il conte Boissieux, — egli era Francese: allora sentite il ripiego: attela su la spiaggia del mare i suoi 3000 uomini, ci chiama il commissario genovese, e poi commette al suo aiutante di campo Goumai lo legga ad alta voce e in italiano: poi parendogli questa solennità fosse poca, ordinò a parecchi suoi mandati che lo leggessero ad alta voce alla foce di quanti più monti potevano. Questo lodo era una cosa ladra: concedevasi un tribunale di giudiciforestieri, ma il senato aveva a sceglierli, i Côrsi pagarli; le condanneex informata conscientiaabolite, ma data facoltà ai Genovesi di arrestare e tenere in forze i sospetti; la Francia e l'Austria mallevavano l'adempimento del lodo, salva però la sovranità della repubblica su la Corsica: tempo 15 giorni a deporre le armi, e accettare: e altrimenti guai. Avete visto i cavalloni, che dianzi si cacciava davanti il libeccio; tali voi dovete figurare che fossero i Côrsi raccolti a Orezza per sentire questo stupendo portato del cervello francese. Il Boissieux, per mostrare ch'ei diceva da vero, manda 400 uomini a Marana per operare il disarmo, egli si apparecchia a correre la Biguglia coll'altra gente. Giangiacomo Ambrosi va a Marana e si ingegna persuadere ai Francesi con le buone, che non fa buon'aria per loro, tornino a badare ai fatti proprii a Bastia; e' predicava ai porri; alfine gli scappò la pazienza, e prese a menare le mani; accorse il Boissieux a sostenere i suoi: ma sì! lacero, lasciando il terreno coperto di morti, ebbe di catti di riparare a Bastia, dove non sopravvisse che pochi giorni al dolore di trovarsi disfatto da un branco, com'egli diceva, di villani. — I preti sono testardi, e in Francia non si conosceva allora, nè credo si conosca adesso, quanto sia più giudizioso riparare la ingiustizia con la generosità, che ribadirla col sopruso; però il Cardinale manda di Provenza rinforzi; un reggimento sopra parecchi brigantini, e 4 compagnie su due tartane: la tempesta parte annega, parte disperde: le 4 compagnie caddero prigioniere in mano dei nostri: il Cardinale poteva apprendere cotesto caso come avvertimento del cielo, ma anche qui gli nocque essere prete, imperciocchè essi credono che il cielo mandi gli ammonimenti di giustizia per gli altri non mica per loro; e coi rinforzi invia Maillebois.
Voi sapete, signore Inglese, come non vi abbia gentildonna in Francia, la quale ricusi diventare marchesa a patto di passare per la via delle sgualdrine,[15]come del pari gentiluomo che senta ribrezzo di venire in cima a quelli che in lingua di corte si chiamano onori, facendo di tutto un po', ed anco direi di che, ma l'abito mi persuade a tagliare corto; però essendo stato promesso il bastone di maresciallo al nuovo generale se arrivava a mettere in cervello i Côrsi, pensate voi se le sue gambe si arrestassero dinanzi a fosso divino o umano. Io non vi ci mettosu nulla di mio; quanto vi narro lo cavo da persona molto privata di lui, la quale ne scrisse la storia: non gli bastando quindicimila uomini tra fanti, cavalieri e bombardieri a vincere la facile impresa, trovandosi i Côrsi si può dire senz'armi, dette opera di seminare la discordia fra i capi, screditando gli uni presso gli altri come traditori; alcuni corruppe con premii presenti, e speranza di maggiori vantaggi avvenire; ad altri fece toccare con mano la condizione disperata delle cose, e poichè non venne a capo di ottenere, che staccatisi dai compagni si mettessero alla scoperta dalla parte sua, si contentò della promessa che nelle difese andassero fiacchi; dopo questa nobile arte adoperò l'altra di devastare le pianure, perchè i possessori colligiani o per salvarle dalla ruina si sottomettessero, ovvero calando per difenderle al piano, gli dessero abilità di lacerarli con le artiglierie; e questo parve per un tempo il miglior partito, ma non gli riuscendo sollecito, giusta il suo desiderio, ne saggiò un altro, e fu non solo negare quartiere a quanti gli capitavano nelle mani, ma eziandio farli con tormenti crudelissimi morire; a Giussoni quaranta patriotti insieme al parroco furono arsi vivi, sbracciandosi in questo alto gesto il colonnello Arboville; e perchè la immanità francese moderna nulla avesse ad invidiare le antiche torture, segarono in mezzo alla maniera di Tamerlano un Côrso: in ispecial modo Magliaboia l'aveva co' preti e coi frati, talchè a Corte fece impiccare un parroco in mezzo a due contadini; a Olmeta due frati vestiti del loro abito religioso; anche le ipocrisie giuridiche erano trascurate; il prete Gianni, preso, fu impiccato su l'atto; la persecuzione francese sofferta dalla chiesa di Corsica per amore della libertà, non disgrada veruna delle romane per amore di Cristo; e se vi piace saperne il delitto, ve lo dirò con le parole dei loro stessi storici; insomma bisogna dire, che altro non si opponeva, tranne una smania eccessiva per laindipendenza ed uguaglianza di tutti gli stati, cosa senza dubbio colpevole; e in altra parte favellando costoro del venerabile curato di Zicavo, lo chiamano bandito perdutissimo per avere fatto giurare il suo popolo davanti il sacramento di difendere la patria fino all'ultimo sospiro.
Io desidero, che sappiate come gli ecclesiastici côrsi amassero la libertà, e patissero per lei, perchè ciò vi chiarirà della cagione per la quale il popolo qui continua a proseguirci di riverenza e di affetto, mentre altrove, diventati ormai cagnotti dellatirannide, ci hanno in conto poco meno di scorpioni. Frate Serafino di Ampugnani (Dio beatifichi l'anima sua), condotto alla presenza del Magliaboia, avendo notato un colonnello che con gesti minaccevoli e voce sdegnosa gli favellava, comprese che non gli faceva il panegirico; non intendendo il francese non capiva per lo appunto le parole, onde pregato taluno glielo spiegasse, e udito come fossero oltraggi, gli sbatacchiò sul mostaccio il vangelo dei cinque evangelisti con tanta grazia, che gli mandò giù due denti in gola, e subito dopo, arraffatto lo schioppo alla sentinella, glielo sparò contro stendendolo in terra morto; preso e portato alla forca, ritto come un cero, il frate dabbene con alta voce cantò per tutta la via ilTedeum. I Genovesi si consultarono col Magliaboia per mettere sesto a questa faccenda dei Conventi; e proposero chiuderli addirittura, mandando i padri gesuiti a predicare, conforme i miserabili loro istituti persuadono, il servaggio: ma al Magliaboia non parve partito buono, non fosse altro, per essere stato messo innanzi da altri: consigliò piuttosto far venire in Corsica frati francesi, ormai avvezzi a chinare la schiena e mescolarli coi Côrsi, confidando che in breve gli avrebbero istruiti nella civiltà, che così in Francia, ed anco un po' in Italia, si chiama l'arte del servitore. Ai Genovesi, non meno presuntuosi del Magliaboia, non piacque nè anche questo ripiego; pensatoci su offersero regalare alla Francia tutti i parenti e fautori dei fuorusciti, non che i ribelli rimasti o tornati in casa, affinchè ella gli spedisse alla Luigiana o altrove. Allora il Magliaboia, come preso da orrore, rimprocciò il senato ligure, che mentre gli altri principi si adoperavano popolare i proprii Stati, essi li disertassero: il francese ingegnoso trovava differenza tra il bando da casa di un popolo, e il tenervelo dentro a mo' de' capponi nella stia, per tirargli il collo la vigilia delle solennità. Ad un tratto, ch'è, che non è, i Francesi dopo avere raccomandata la loro memoria in Corsica al fuoco e alla corda, l'abbandonano lasciando Genovesi e Côrsi ad aggiustarsela in famiglia, non dandosi un pensiero al mondo della umanità spaventata come con tanta leggerezza potesse accoppiarsi tanta ferocia. I Genovesi considerando che, durante la guerra della successione, avrebbero teso indarno la mano usa a chiedere l'elemosina di un po' di forza, si avvisano ad operare l'altra del tradimento; monsignore Mariotti vescovo di Sagona, che ormai dalla repubblica non isperava più pace, e lo diceva, pigliano e mettono infondo di torre; richiesto da Benedetto XIV, negano darlo, scaldandocisi il Papa lo rendono; il giorno dopo la sua libertà muore; i Genovesi avevano trovato, che il camposanto custodisce meglio della torre, e il veleno carceriere fidato cui non si fa le spese; rendutisi sempre più odiosi e privi di forza; per tenere il popolo in obbedienza sguinzagliano ladri e assassini dalle carceri, richiamano sbanditi, mettono sottosopra l'isola, e ciò col fine che, lacerandosi, si mantenga debole, per poterle poi in tempi più destri rimettere le manette ai polsi.
I Côrsi non volendo andare a sacco e a sangue, provvedono al caso eleggendo tre uomini per sopraintendere al buon governo, li chiamarono protettori, e fu tra questi Giovampiero Gaffori; la repubblica si risente, come quella che, per la creazione di siffatto maestrato, immagina offesa la sua autorità. Il commissario Giustiniano a suono di cannonate mette in un mucchio di sassi la casa del Gaffori a Corte, e ne cattura il figliuolo. Ma il Gaffori non era uomo da spaventarsi della casa disfatta nè del figliuolo preso; al contrario, il pericolo crebbe l'ira a lui ed ai suoi: oh! allora i Côrsi combattevano in guisa, che non ci era paragone che gli uguagliasse, e spero, prima Dio, che combatteranno anche adesso: i soldati del castello rimasero come annegati da un rovescio di piombo; quando si arresero non ne fu trovato veruno illeso, e parecchi con più ferite. Parrebbe che i Genovesi non si fossero dovuti lamentare del commissario Giustiniano, dacchè in verità che cosa potesse tentare di più e di peggio non si sa vedere; non si tennero soddisfatti: lo richiamarono e gli fecero così feroce bravata, che dalla paura il dabbene patrizio si rese frate somasco, ed indi a breve morì. Inviarono il Mari, che promise Roma e Toma, ma stremo di denaro non riusciva a motivo che valesse; avendo menato per teologo il padre gesuita Porrata, si ristrinse seco lui per consigli; questi propose levare gli argenti dalle chiese e con pretesto di tenerli custoditi in Bastia, valersene; al Mari piacque la pensata, e gli mandò a pigliare; dalla sola Annunziata, chiesa dei Serviti, ne cavò 600 libbre, e gli parve averli rimessi in buone mani. Raccolti gli argenti, perchè la faccenda si mantenesse segreta, spedì il gesuita a venderli a Livorno; e questo il gesuita fece; solo non ritornò, simile al corvo dell'Arca ei battè l'ale in contrade lontane; benchè altri affermi ch'ei se ne andasse a Roma a mettere in salvo il bottino nel collegio di Gesù, dove i suoi superiori,dopo lunghe disamine, sentenziarono che il ladro, il quale ruba al ladro, non fa peccato e lo venerarono due cotanti meglio di prima. Quando i Côrsi se lo aspettavano meno, ecco commoversi le materne viscere di Maria Teresa (i Papi le hanno paterne) e a Carlo Emanuele altresì, e prima coi bandi, poi con buon polso di gente comandata da un colonello Cumiana aizzano i Côrsi a dare addosso ai Genovesi; la imperatrice, d'accordo col re, aperti un bel giorno gli occhi, vedono «che la repubblica ha violato la umanità e la giustizia continuando nei modi più aspri alla distruzione dell'onore, delle sostanze e della vita degl'infelici Côrsi.» Cagione della nuova tenerezza la lega di Genova con la Francia e la Spagna per istabilire l'infante don Filippo nel ducato di Parma e Piacenza, nella quale la repubblica era condotta a cagione del marchesato di Finale, che donato prima da Carlo VI ai Genovesi, il medesimo imperatore con la consueta verecondia di casa di Austria, cesse al re di Sardegna. Così questi signori, a seconda dei loro interessi, si dicono corna, e quando a vicenda l'uno ha scoperto gli altarini dell'altro, maravigliano se il popolo si ride dell'autorità di tutti.... oh! non sono curiosi costoro?... Dietro ai Sardi e ai Tedeschi si accordarono gl'Inglesi, ch'erano allora di balla; i Francesi per astio ritornano l'isola in mano a loro, pari alla veste di Cristo, giocata a dadi tra sbirri briachi. Che parlo, o che taccio? La lingua per queste infamie non si avvolge impunemente, come chi cammina per la melma senza macchia non può uscirne.
I principi discordi stipulano un armistizio, nel quale includono i Côrsi; nella pace finale di Aquisgrana li dimenticano. Donde ciò? Gli è chiaro: gl'includono nell'armistizio, affinchè continuando a combattere non iscompiglino le uova nel paniere; gli scordano nella pace, perchè i Genovesi, aiutati da capo dai Francesi, abbiano facoltà di rimettere loro le mani dentro i capelli. Di fatti i Francesi, per la smania di mestare, entrano di mezzo e arruffano la matassa peggio di prima; a una parte non piacciono, all'altra sgarbano, e inimicatisi Genovesi e Côrsi lasciano da capo ogni cosa in asso dicendo: chi l'ha da mangiare la lavi. Ora sì che i Genovesi non sapevano a qual santo votarsi; i Gesuiti, in ammenda del furto, si proffersero seminare zizzania fra i Côrsi e fino a un certo punto riuscirono, chè un certo padre Ricchini, imbroglione di tre cotte, arrivò a scalzare il generale Giuliani, uomo dabbene, ma facile ad essere aggirato; il Gaffori tenne sodo, e fumestieri venire a patti con lui: richiesto dalla repubblica di mettere in carta le sue pretensioni, rispose, dandosi un paio di fregate alla fronte: è presto fatto, e incominciò: non si parli diconcessioniperchè questa parola implica facoltà di ritirarle, quando anco ci si aggiunga l'altra d'irrevocabili e perpetue; dicasiconvenzioni: ancora tacciasi diperdono, perchè la natura somministri ad ogni uomo il diritto di pigliare le armi per la libertà; siadoperiil terminedimenticanzae sarà meglio, molto più che potrebbe convenire ad una parte ed all'altra; e così di seguito. I Genovesi crederono diventarne matti, cotesti repubblicani bottegai a sentirsi toccare la regia autorità andarono su i mazzi; le consorti repubblicane offersero cedere le gioie per sostenere nuove guerre, anzichè perdere il titolo di regine di Corsica; vanità di vanità! senonchè i nobili mariti anche per questa volta ricorsero all'assassinio come spediente meno costoso, ed un bel giorno il Gaffori si vide circondato nel bel mezzo di una macchia da uomini, che gli ordinarono scendere da cavallo, e raccomandare la sua anima a Dio, ed egli lo fece, ma, da quel Giovanni bocca d'oro ch'egli era, con tante belle ed amorose parole gli raumiliò, che gli caddero ginocchioni davanti, chiamandolo padre, e chiedendogli perdono. Così per questa volta la scampò: allora i Genovesi sapendo che, come dal migliore vino si cava l'aceto più forte, l'odio del pari ribolle mortalissimo tra le persone, le quali per vincolo di sangue arieno maggiormente ad amarsi, confidarono l'opera di sangue ad Antonfrancesco fratello di Giampietro, che si aggiunse compagno Giambatista Romei, detto biscaglino. Quando entrerete a Corte vedrete a manca un convento di cappuccini; lì proprio sul canto fu ammazzato a schioppettate il Gaffori che ritornava da visitare una casa che fabbricava in campagna; inoltrandovi troverete una piazza dove stanno ritte le forche, e questa è l'area su la quale sorgeva la casa del Romei sovvertita dalla vendetta pubblica; su lui non si potè sfogare, che, dopo essersi riparato a Calvi, andò a Genova ov'ebbe il prezzo del sangue; le forche fra noi chiamansibiscaine, facendo, del nomignolo dello assassino, nome al patibolo per memoria d'infamia: dirimpetto alla feritoia del castello, dove fu esposto il figliuolo di Giampietro, contemplerete la casa sua novellamente ricostruita, e nondimeno sopra ogni altra più vecchia famosa: qui fu che la moglie di Gaffori, assediata in assenza del marito, poichè vide i difensori scorati dalle morti di parecchi fra di loro,e dalle ferite ormai disposti a capitolare, accostatasi con un tizzo acceso ad un barile di polvere disse: Cugini cari, se ripigliate a combattere ci è caso che taluno di voi si salvi, se cedete le armi siete morti tutti, perchè quanto è vero Dio, metto fuoco alla polvere. — Ricominciorno le schioppettate, e soccorsi in tempo scamparono. Qui la stessa donna, fatta toccare la camicia insanguinata del marito al suo figliuolo di 12 anni, ordinò che giurasse: — Sacramento di perseguitare a morte i Genovesi — e lo sacramento pel sangue di mio padre, e pel dolore di mia madre. — Qui finalmente, avuto nelle mani il caino cognato, gli fece bere sotto i suoi occhi a lenti sorsi la morte, e per ultimo mazzolare. — Povera donna, chi non la compatirebbe se con ogni partito onesto s'industriava a temperare la sua angoscia?
Il Boswell si sentì come rimescolato a udir coteste parole, che ei non sapeva se avesse a considerare più o selvatiche, o bizzarre, e voleva dire la sua riprendendo cotesto atto di ferocia, biasimevole in tutti, ma guardati con la coda dell'occhio i compagni, ne vide i volti così arricciati, che non gli parve aria da avventurare considerazioni.
— Compiti questi ed altri assassinii, i Genovesi ricorrono da capo alla Francia; a vero dire sfidati, che la sapevano ristucca, e più di una volta si erano sentiti dire sul muso da lei: voi siete buoni a bastonare i pesci, non già a reggere stati, ma ci mandarono un mezzano di nome Agostino Sorba, che si vantò bastargli l'animo: di vero e' ci pervenne; udite come: avendo letto di Temistocle, il quale soleva dire, il figliuolo suo comandare a tutta la Grecia, conobbe, che certe faccende bisogna pigliarle per la coda. Ora il duca di Choiseul come ministro poteva tutto su l'animo del re, su quello del duca la duchessa di Grammont sua bagascia, su la duchessa la cameriera Giulia: pertanto egli barattò alla cameriera Giulia 500 mila franchi di credito sul Canadà, che scapitavano 75 per cento; con tanti biglietti della banca di San Giorgio, ch'erano d'oro in oro, e per questa guisa tornarono i Francesi a sostenere in Corsica le parti dei principi legittimi, immagini sopra questa terra di Dio ottimo massimo, come tutti sappiamo: aspettate, mi dimenticava un tale Dumoriez che, dopo avere offerto di noleggiare la sua spada ai Genovesi contro i Côrsi ribelli, venne ad offerirla ai Côrsi contro i Genovesi tiranni, prima persuade al duca di Choiseuldi mandare armi in Corsica, ma per guadagnare cento luigi detta una memoria per chiarirlo che farebbe un buco nell'acqua; però ha la fronte di scrivere che ci mise dentro ragioni da sassate, e con questo confessa che rubò i luigi. — Insomma andare pel minuto a ridire tutte le infamie di questi maneggi, l'anima umana per vergogna invilisce; e per dar fine, basti, che i Francesi, aizzatori prima dei Côrsi contro la oppressione genovese, in seguito ausiliari della tirannide genovese contro i Côrsi, adesso ci hanno comprati come bovi da macellare, e ci bandiscono traditori e felloni se non porgiamo di buona grazia la gola. Ma Dio ci ha inviato Pasquale Paoli, e staremo a vedere se creature, cui il prete insufflò l'effetadi Dio, se anime immortali, redente alla libertà dal sangue di Cristo, possano essere vendute a mo' di stime vive o morte col podere del creditore fallito! Ora abbiamo o non abbiamo ragione di odiare i forestieri, noi? Ditelo voi nella vostra coscienza. Con tutte le potenze dell'anima e del corpo non devono i Côrsi custodire la libertà? — Me ne rimetto in voi, signore Inglese. Parlate franco, gli uomini liberi sanno del pari favellare ed udire la verità.
— Eh! vi dirò; viaggiando per Toscana arrivai ad un paesotto, dove lessi sopra la spalliera del seggiolone del Giudice un avvertimento, che chiedo in grazia potervi ricordare.
— Dite pure.
—Priore, udite l'altra parte.L'altra parte qui non occorre, sicchè la possa sentire io: e voi sapete, che con un bove solo non si fanno solchi: pertanto io giudico, che parecchie delle cose da voi esposte non sieno vere.
— Voi dunque mi date del bugiardo in faccia?
— Ohibò! Voi mi avete narrato quello che avete letto ed udito, ma passione e sete si rassomigliano nel mandare giù acque e novelle che confortino, senza badare da qual fonte nascano; parte le credo aggrandite sempre in virtù della passione che ho detto, tutte poi guardate sotto la luce di un cuore in burrasca.
— Insomma nel sottosopra fandonie.
Il barone Teodoro di Neuhoff, in arnese stupendo, si mostrò su le coste di Aleria, condottovi dalla nave inglese.... (pag. 128)
Il barone Teodoro di Neuhoff, in arnese stupendo, si mostrò su le coste di Aleria, condottovi dalla nave inglese.... (pag. 128)
— Ma no, signor frate, no: i colli, i campi, il mare dinanzi ai quali ci troviamo adesso, sono sempre quei dessi; da un giorno all'altro non variano di certo: tuttavolta contemplateli quando il sole smaglia nel vostro azzurro sereno, e quando un tendone di nuvole nere lo ricopre, e vedrete come vi appariranno diversi. — Io però credo, che Dio ha creato gli uomini liberi ed uguali,e mi viene dimostrato appunto dalla impossibilità della tirannide di attecchire su la terra: tiranno risponde a oppresso; padrone a schiavo: ora dalla oppressione nasce l'odio, dalla ingiustizia la vendetta, e tutto questo non mica per elezione, bensì per necessità: e ciò è così vero, che nella tirannide l'uomo buono o tristo nè giova nè nuoce; ella partorisce, spontanea e per forza, i frutti, che poi matura l'ira del Signore. Onde, secondo la mia opinione, trovo, signor frate, grandemente a riprendere voi altri Côrsi, che vi arrovelliate a saccheggiare Aristotele, san Tommaso e quanti vi hanno vecchi e nuovi dottori per dimostrare il diritto che avete alla libertà, e affastelliate argomenti sopra argomenti, come se aveste paura che vi dessero torto. Le verità capitali non patiscono bisogno di dimostrazione, e dovrete ricordarvi di colui, che per chiarire Pirrone della verità del moto prese a passeggiargli dinanzi, e non gli disse parola. Ponetevi la mano aperta sul cuore, contemplate il cielo, ch'è la casa di Dio, e dite: io sento e voglio essere libero. Ogni di più, signor frate, sciupa il negozio.
— Anche in questa maniera ci possiamo intendere, disse Giocante; e il frate, che, bisognoso di respirare aria più aperta aveva posto un piede sopra la scala, e teneva il capo volto su le spalle per ascoltare il Boswell, raggruppò le dita della destra, se le recò ai labbri, e confidatoci un bacio lo vibrò a mano aperta verso di lui, esclamando:
— Benedetto voi e chi vi ha fatto, meritereste essere Côrso. Il Boswell sorrise, notando però che in pari caso egli avrebbe detto: meritereste essere inglese.
Dopo pochi momenti ecco precipitare, piuttostochè scendere, dalla scaletta frate Bernardino trasfigurato in sembianza; i denti stretti non gli lasciavano il varco alla parola, solo lanciava a destra e a sinistra sguardi smarriti. — Ch'è? Ch'è? — Furongli intorno a domandargli i compagni; ed egli con molto stento rispose: — Traditi... traditi... siamo in dirittura della tomba dei Minelli abbrivati a Bastia.
— Perdio santo! urla Giocante mettendosi le pistole al fianco, e salta in coperta.
Altobello e l'inglese Boswell gli tengono dietro con minore prestezza, non con minore agitazione. Appena sorti dal boccaporto tendono gli occhi, e loro davanti si para la costa orientale dell'isola divisa nelle sue tre vallate di Sisco, Pietra Corbara eRogliano, crestata con le torri di Cassaiola, Sisco, Osso, Santa Severa e Tomino; stanno al loro cospetto come dipinti sopra un ventaglio aperto marine e paesi, e il porto di Macinaggio, fine della impresa navigazione. Il capitano Angiolo, fermo sul cassero governa colbiagiodel timone in mano la galera senza far motto e nè sembiante di accorgersi di cosa alcuna. Il frate Casacconi sopraggiunse, comecchè più tardi, e vista la scena mutata si fregava gli occhi come trasecolato. — Sentendosi il signor Giacomo più padrone di sè, si accosta piacevolmente al capitano, e gli domanda:
— E ci vorrà molto tempo prima di arrivare?
— No; verso l'un'ora di notte ci saremo. Colle bordeggiate ho finito; questa ultima è stata la più lunga; pensava mi conducesse fino a Bastia; adesso ho stretto il vento, e come vedete vado di burina ch'è un incanto: non vi par ella la mia galera così chinata un gabbiano che radendo il mare vi tuffa un'ala? Grazie alla Immacolata siamo fuori di pericolo così degli uomini come del mare.
I Côrsi tornarono sotto cheti; il Boswell non si partì più dal fianco del capitano, finchè questi non gli disse: Ci siamo: adesso faccio calare il caicco, che ci rimorchi fino alla spiaggia col piombino alla mano per iscandagliare il fondo.
— Ed ora in quanti passi di acqua giudicate voi che peschiamo?
— Giudico venti.
Il Boswell, fattosi allora al boccaporto, vi si affacciava gridando: — Su, su che siamo a casa.
Salirono; la notte già scura non dava luogo a contemplare la faccia della gente: ma si sentiva gli aneliti, i gemiti e per fino i brividi: segni tutti del tremendo affetto che gli agitava. Dalla parte di terra non comparivano distinte le cose; solo i contorni di monti neri dipinti in cielo meno fosco, e le masse dei fabbricati; però di su, di giù, sopra la spiaggia andavano e venivano persone con ischiappe di pino accese nelle mani, rammentando le miriadi delle lucciole sfavillanti pei bui sereni delle notti estive. Il frate Casacconi andò difilato a prua e colà, sporte le braccia dal parapetto delle nave, con voce di pianto esclamava:
— O madre! o madre mia!
E il Boswell, che gli veniva dietro rispose:
— Bene, bene; mi rallegro con voi, signor frate, che abbiate la madre viva: deve aver a quest'ora una bella età.
Ma il frate non lo badando continuava:
— Tu mi stendi le braccia... e ohimè! a te vengo.
Il Boswell dietro:
— Non sarebbero mica i vostri occhi di natura di gatto, che vi vedono di notte?
Mentre così il signor Giacomo favella, il frate spicca un salto di sopra al buonpresso, e giù di tonfo nel mare.
— Misericordia! grida il signor Giacomo spendolandosi fuori della galera — affoga... il signor frate si affoga — pare... tengo opinione... salvo suo onore... che sia ammattito.
E sopragiunsero Giocante e Altobello, i quali, chinandosi a loro posta, videro il frate in mezzo alle onde, che sotto i suoi colpi vigorosi smagliavano fosforo, notare, malgrado la sua tonica, come un tonno: parve non avesse a traversare gran tratto per mettere i piedi sul sodo, dacchè fu visto sorgere ritto e rompere le acque, che gli gorgogliavano intorno alle gambe, con passi veloci, mentre anch'egli alla sua volta gridava:
— Tocco la madre mia: lasciatemi con la mia mattana, e voi, signor Inglese, restatevi con la vostra sapienza, che buon pro' vi faccia.
— Grande è l'amore di patria, diceva in questa Altobello, in ispecie se riposino nel suo seno i nostri parenti, imperciocchè allora ci appaia come l'erede del loro affetto per noi.
— Bene; siamo d'accordo: ma non vedo ragione di bagnarsi senza bisogno fino all'osso; e mettersi al cimento di troncarci il collo per voler bene alla patria.
— Certo, rispose Altobello, non cascava nel quarto ad aspettare tanto da scendere a modo e a verso... oh! sentite? sentite?...
— Che cosa ho da sentire?
— Non vi pare che una voce, chiami: Altobello! Altobello! Ditemi, signor Giacomo, non la sentite voi?
— Io non sento nulla.
— Sì, che la sento io... È mia madre... mamma! mamma!
— Eh! dico, signor Altobello, non vi venisse mica la tentazione d'imitare il frate... per amor di Dio non fate... fermatevi.
E visto Altobello in procinto di gittarsi giù capovolto in mare, lo afferrò per le falde; invano però, chè il vestito cesse, e il signor Giacomo si trovò come la moglie di Putifarre quando dette l'assalto a Giuseppe ebreo: così almeno racconta la Genesi al capitolo trentanove.
Allora il signor Giacomo si volse agli altri, che gli facevano calca d'intorno, e con voce alta predicò:
— Il soverchio, signori miei, rompe il coperchio; cotesti due gentiluomini, il signor frate e il signor Altobello non hanno, a mio parere, fatto mostra di buon giudizio... e non andò oltre che lo interuppe un tonfo, poi due, poi tre: insomma la smania di buttarsi in mare, per giungere un tantino prima a baciare la sacra terra della patria, invase tutti i passeggeri a mo' di contagio, — e nonostante che il signor Boswell si aggirasse dintorno infuriato, come non fu mai prima nè poi in tutta la sua vita, urlando: Siete diventati i montoni di Panurgo, o Dio mi perdoni, vi è entrato il diavolo in corpo... badate... vi romperete le gambe... le braccia... il collo, — fiato perduto; vide però con piacere, che i marinari e le ciurme restavano a bordo; e perchè questo facessero bastò una parola sola; è vero che la parola sonava così: il primo ch'esce dal bordo senza permesso, sarà impiccato; ma infine gli dava sempre argomento di maraviglia considerare come il capitano con una parola sola era riuscito farsi obbedire, mentre a lui che ne aveva dette tante, nessuno aveva dato retta; ond'è che accostatosi al capitano così gli disse:
— Voi avrete letto di certo, signor capitano, che nei tempi antichi il popolo di Abdera durò matto tre giorni: questa molti reputano favola, ed io era fra loro; oggi poi avrei incominciato a crederla, se non eravate voi, che con savio e prudente contegno avete fatto eccezione tra i vostri compaesani.
— Per amore di Dio, tenetevi in tasca il vostro elogio, perchè io non so chi mi tenga che non mi butti giù dalla galera per correre dietro a quegli altri.
— O tempo, o danari buttati via! Se partito da Londra e venuto in Corsica io non ci doveva vedere altro che pazzi, era meglio che me ne stessi a casa sfogandomi a visitare Beldam tutti i giorni... e con mio comodo.
Poichè fu ormeggiata la galera ed acconigliarono i remi con le debite cautele, il capitano Angiolo invitò il signor Giacomo a recarsi con esso lui nel medesimo schifo a terra, dove in breve ora giunti ambedue, il capitano si diede subito in cerca di padre Bernardino; non gli fu arduo rinvenirlo, che lo vide girare e rigirare come un arcaiuolo, dispensando e ricevendo all'intorno un diluvio di baci. Il capitano riconobbe il frate per la pratica grande che ne aveva, imperciocchè diversamente non lo avrebbetrovato in capo a un mese; di lui come dello spettro di Ettore avrebbe detto Virgilio;ehu quantum mutatus ab illo; in effetto egli aveva spogliato la tonaca, che inzuppata di acqua gli sarebbe divenuta pesa come se fosse stata di piombo, ed alle consuete vesti ne aveva sostituite altre tumultuariamente senza badare se convenissero o no; le gambe mostrava ignude, dal ginocchio alla cintura andava coperto di un paio di mutande bianche, poi vestiva una camiciola di lana rossa da marinaro, sulle spalle portava un mantello da pastore e un cappello a tre corni da prete sopra la testa; la barba sua così candida, e il viso, presentavano più tinte della tavolozza dei pittori, primeggiando però fra esse il nero, il verde e il giallo, e questo in virtù delle centinaia di labbra colorite di erba côrsa, che lo avevano baciato. Il capitano Angiolo gli pose ardito una mano sulla spalla dicendo: — di voi appunto cercava.
— Di me? rispose il frate con voce mal sicura temendo chi sa qual rabbuffo pei suoi mal sortiti sospetti; — e l'altro:
— Di voi. Vi paiono azioni da gente bene allevata disertarmi di bordo come se aveste paura ch'io volessi menarvi schiavi in Algeri?
— Figliuolo, abbiate pazienza...
— Pazienza! Questa non tutti la intendono a un modo: per voi altri frati è un vestito; io non ve la posso perdonare, massime che mi faceva bisogno dei vostri frati e di voi...
A questo punto Giocante si accostò ai due che parlavano, ma il capitano finse di non lo vedere, e continuò: — aveva proprio bisogno dei vostri frati e di voi perchè mi aiutaste a scaricare il bastimento.
— O che ci avete preso per camelli?
— Io vi ho preso per buoni patriotti, capaci a mettere in terra presto e bene un carico che preme molto al generale e alla patria.
— Com'è così, torna onorata ogni cosa.
— Ma non basta; è necessario, date retta, è necessario che ve ne andiate in chiesa, e la sgombriate fino all'altare maggiore; se trovate accesa unicamente la lampada del Santissimo Sacramento, lasciatela stare, fuori questa, le altre spegnete; le casse mettete da un lato, i barili dall'altro, il ferro e le cuoia a rinfuso nel mezzo: intorno alla chiesa piantate in sentinella quattro religiosi perchè con parole oratorie persuadano la gente a non si accostare; ma siccome potrebbe accadere, che delle parolenon facessero caso, così per cautela, ho recato certi moschettoni, i quali distribuirete ai predetti quattro religiosi con raccomandazione, che, occorrendo il caso, non gli lascino dormire; con altri frati, che potrete darmi, valendomi ancora di parte della ciurma, ordinate la catena, per mezzo della quale uno passando all'altro il barlozzo o la cassa, in breve ora avremo sgombrato la galera.
— Ma non si potrebbe fare con maggior comodo e meglio queste cose domani?
— Eccoci qui da capo per perfidiare; e parrebbe che non fosse stato mai frate: e sì che avreste a sapere, che il primo obbligo del frate, e (qui si volse di un tratto a Giocante) del soldato, consiste nell'obbedire. O signor Giocante, mi perdonerete se prima di aggiustare i conti con voi, io penso a mettere in sicuro il carico.... non lo farei se non appartenesse al governo.
— Capitano Angiolo, di grazia non vogliate rammentare le parole dette sul mare; il vento se l'è portate via.
— Non così; ogni mancanza merita punizione.
— Quanto a punirmi poi...
— Tacete, la vostra punizione sarà vigilare in terra a che il discarico succeda con massima puntualità: vorreste ricusare questo servigio alla patria?
— Quanto a questo eccomi pronto con tutto il cuore.
— Vedete? voi v'inalberate di nulla. Prima vi tiravate addietro arruffato, adesso che mi avete udito, veruno riuscirebbe a farvi metter giù questo carico. Crescete il peso dall'altra parte perchè la vostra bilancia possa andar giusta.
L'orologio della parrocchia batteva le due dopo la mezzanotte, e la gente rifinita dalla stanchezza camminava come ebbra con le palpebre socchiuse, quando il capitano Angiolo, volto al padre Bernardino e Giocante, domandò loro: — Dov'è andato il signor Altobello?
— In verità non lo so, rispose il frate: appena sceso in terra, una donna lo ha arroncigliato con una furia di amore materno...
— Dite piuttosto con la ferocia del gatto salvatico....
— Sicuro, voi dite bene, Giocante, ci era anco del gatto, e se lo portò Dio sa dove...
— Andiamo a cercarlo perchè lo vo' salutare.
— O non sarebbe meglio andarcene a dormire?
— Ouf! padre Bernardino, vi dico, che ho bisogno di salutarlo.
E domandando seppero il luogo dove Alando si era riparato con la madre sua: apersero pianamente l'uscio, un lume ardeva sul lastrico, sicchè poterono vedere di colta una donna di sembianze severe, assettata sopra un letto di paglia, con le spalle al muro, in grembo della quale dormiva Alando; ella non faceva altro che, guardato il figlio, levare gli occhi al cielo; guardato il cielo, declinare gli occhi sul figliuolo, come se volesse condurre Dio in terra a pigliare sotto la sua speciale protezione il figliuolo, deporre l'anima di questo nel grembo di Dio come adesso ne riposava il corpo sopra il suo grembo. Anche le mani teneva giunte insieme, ma tratto in tratto le spaiava o per asciugargli il sudore o per iscacciarne qualche insetto pertinace a recargli fastidio. Michelangiolo ma Michelangiolo solo, se a caso si fosse imbattuto costà, avria saputo cavarne modello a significare in marmo lo abisso della gioia materna da mettere a riscontro dellaPietà, abisso di dolore di madre, da cotesto Divino confidato alla pietra.
Padre Bernardino, che la riconobbe, senza appunto avvertire lo strano arnese nel quale in quel momento si trovava, le si accostò alla domestica dicendo:
— Siete qui, donna Francesca Domenica? Oh! che miracoli sono questi?
La madre, interrotta nelle soavi cure, gli sbarrò in viso certi occhi truci da mettere i brividi addosso ad ogni fedele cristiano; ma l'altro senza scomporsi:
— Oh! che vi ribolle, ne'! Francesca Domenica, che mi fate gli occhiacci?
— Qual siete voi? andate via!
— Questa la è nuova di zecca! dopo dieci anni arrivo adesso, e voi mi volete mandar via?
Intanto Altobello destandosi si era ritto in piedi, e vergognoso di avere piantato in asso la compagnia, stava per farne le scuse, quando il capitano Angiolo lo prevenne parlando.
— Signore Altobello, vi domando perdono se sono venuto a svegliarvi, ed a voi pure, signora, domando umilmente perdono se vi levo per un minuto il figliuolo dal seno: mi pareva non potere partire col cuore contento se non avessi detto addio a voi come agli altri nostri compagni di viaggio. Addio dunque, datemi tutti, e pigliatevi un bacio; desidero, e spero che ci rivedremo quaggiù; ma se a Dio piacesse altrimenti, ci rivedremoad ogni modo, perchè il nostro padre Bernardino ci ha fatto toccare con mano col suo libro, che chi muore per la patria va in paradiso senza passare pel purgatorio, e, padre, scusate, il mio cuore me lo aveva detto prima di voi.[16]
— Come! volete partire subito? Non piglierete un'ora di riposo? Che prescia è questa? Si udiva domandargli d'intorno ed egli:
— Mi tarda di andare a rendere la bandiera di Francia allo sciabecco che me la imprestò, e vedere se mi riuscisse fargli inalberare la côrsa. Signor Giacomo, voi mi avete promesso, che al nostro Generale raccontereste quanto avreste veduto. Di grazia accostatevi. Così parlando raccatta di terra il lume a mano, e messolo sopra una botte, che lì si trovava a caso, si cavò dal seno uno astuccio di foglia di argento; da questo aperto trasse fuori una lettera, che spiegò con tremito religioso, e lesse con voce strozzata:
— Al signor Angelo Franceschi. Casinca 4 ottobre 1768. Il vostro zelo ed onoratezza hanno riscosso gli applausi di tutta la nazione, dalla quale sarete contradistinto: ed io vi farò conoscere quanto vi sono particolarmente tenuto. Se vi faranno proposizioni indegne del vostro coraggio, dite per unica risposta: viva la libertà! Cordialmente vi saluto. Il generale Paoli.[17]
Dopo averla ripiegata, chiusa nello astuccio e bene assicurata sul petto riprese: — Voi gli direte, che il capitano Angiolo ha sentito farsi proposizioni infami, e non le ha respinte, anzi le ha accettate; ditegli, che egli prese in prestito una bandiera francese, ammainò la côrsa, ed in sua vece inalberò la nemica... però aggiungetegli tosto che il capitano Angiolo lo ha fatto per salvare cento e più patriotti come questi (e qui toccò le mani a padre Bernardino, ad Altobello e a Giocante), ed un amico, come siete voi, alla patria: e questo è già molto; e l'ha fatto eziandio per condurgli sano e salvo un carico di armi e di polvere, dal quale può dipendere la salute della patria, stante le angustie in cui ella si versa; di qui il mio abborrimento a combattere, e di qui l'odio per la vostra pipa, signor Giocante: per ultimo ditegli che, depositate in terra anime e beni, egli, senza porre tempofra mezzo, si è partito per andare a vincere o morire onoratamente combattendo i nemici.
Altobello gettò le braccia al collo di sua madre, e singhiozzando disse:
— O mamma mia, quando avrete un figliuolo che rassomigli al capitano Angiolo?
Padre Bernardino, dopo essersi sentito mareggiare il terreno sotto più che non aveva provato la galera in mare, cascò di stianto ginocchioni, e presa la mano del prode uomo la baciava e la ribaciava; intanto Giocante, levatesi le pistole di tasca, le porgeva al capitano con queste parole:
— Capitano, io vi supplico di accettare queste pistole, perchè ogni volta vi capiterà gettarvi gli occhi sopra, vi rammentiate di un folle, che voleva spararvele nel capo per traditore.
— No, tenetele per voi, che vi faranno bisogno più spesso che a me; e il paese soffre penuria di armi; d'altronde quando mai potessi dimenticare Giocante Canale, io vado persuaso che i vostri gesti mi riporteranno il suo nome più spesso che io saprei desiderare.
Il signor Giacomo, anche prima che Giocante avesse offerto le pistole, aveva pensato lasciare al capitano qualche pegno che a lui lo ricordasse, e da prima si fermò sulla tabacchiera ma subito dopo conoscendo quanto necessario arnese gli fosse, torse lo sguardo altrove e lo posò sopra un anello che aveva in dito, ma questo era ricordo della sua madre defunta: allora la sua volontà cominciò dentro a ondeggiargli dalla scatola all'anello come la cima di un cipresso al rovaio: quella, bisogno frequente del naso; questo, bisogno perpetuo dell'animo; si rinnovava la battaglia antica tra lo spirito e la materia, e il signor Giacomo uscì da cotesto parapiglia da galantuomo par suo, imperciocchè sporgendo la scatola:
— Quanto a questa spero non ricorreranno i motivi delle pistole per escluderla, però quando ci anderete a cercare una presa di tabacco....
— Io non piglio tabacco, signor Giacomo, e levare a voi la tabacchiera sarebbe proprio come rubarla di su l'altare. Mio buono e generoso Inglese, se in qualche parte vi piacqui, se in alcuna cosa vi parve io meritassi di voi, vi supplico a mani giunte di un guiderdone, e questo sia avere a cuore il generale Paoli e la mia patria.
— Mio degno amico, sì, quello come padre, questa come madre. —
Il gallo chiama Francesca Domenica alle opere diurne; deposto soavemente il capo del figliuolo, ella lo ricopre colpiloneaffinchè la brezza mattutina non lo raffreddi, poi si fa ad esaminare il fornimento dell'ospite e del figliuolo. Egli era negozio serio quello del signor Giacomo: due valigie, e come pese! una sacca, una cassetta e un mazzo fra ombrello, canna e spada: a considerare tante robe la donna alza le mani quasi per dire: manco male, che colui non si porta dietro la casa; allora va e soppesa anche la valigia del figliuolo, e la trovando, fuori di ogni presagio, grave, si stringe nelle spalle; intanto si accosta ai labbri uno dopo l'altro il pollice, l'indice e il medio, e mormora: tre di certo, ma ce ne bisogneranno quattro; e via fuori dell'uscio.
Attinse una mezzina di acqua, e la portò nella stalla ad abeverarne il ciuco; tratte da una sacchetta tre manciate di castagne gliele mise per profenda davanti; ma subito dopo pensando che quel giorno avrebbe fatto cammino sforzato, gliene crebbe due altre: uscita all'aperto, mentre andava in fretta verso una casa, vide una capra che, scioltasi durante la notte, brucava le cime del polloni agli ulivi, ond'ella presto presto la ridusse al laccio e proseguì; in questa una donna al bruzzo la prega: mi fareste la carità a darmi una mano a mettermi questo fascio sul capo? e Francesca Domenica, preso il fascio di legna da un lato, le rende il servizio; dopo le chiede: mi sapreste indicare dove potrei trovare bestie da prendere a nolo? — Ho il fatto vostro, voi non avete a far altro che andare in cotesta casa lassù, e chiedere dello Zembo vetturale.
— Buon giorno e buon anno, disse Francesca Domenica dando una spinta all'uscio, dubitando che a codesta ora dormissero in casa tuttavia, ma rimase delusa, chè si trovò a petto di un'altra donna non meno sollecita di lei, che avendo già acceso il fuoco, e scaldato il latte, adesso ci buttava giù la farina di castagna rimuginando sempre per impedire li zolli, e preparare una scodella dibrillolisuperlativi; costei levò il capo di su la pignata e rispose:
— Buon giorno. Qual siete? E che volete?
— Vorrei pigliare a nolo quattro muli o cavalli per tre o quattro giorni. Gli avete? Volete darli? Quanto prendete per giorno?
— Noi non gli abbiamo tutti; possiamo cercare quelli che mancano; ma dove hanno a ire?
— A Corte.
— Viaggio lungo.
— Lungo.
— E pericoloso; il mozzo ha da venire con voi?
— Sì.
— Strade dove spesso le bestie capitombolano; nemici nel paese alla busca, e se si perdono, chi me gli rimette?
— I muli non sono fatti mica per stare in convento; coteste strade pure hanno a correre e a ricorrere, e non sarà da oggi che le passeggeranno; quanto a' nemici è un altro paio di maniche: se vi saranno ritenuti ve ne manderemo altrettanti, e meglio dei vostri.
— Bo! Spaccata pomontinea,[18]e tacque.
— Insomma li volete dare o non li volete dare?
— Assicuratemi prima che me li rimetterete sani e salvi, poi parleremo del resto.
— E come volete che io vi assicuri?
— Datemi un pegno.
— Un pegno? Vi darò questa croce di oro?
E la donna, tirato avanti il mento e col labbro di sotto copertosene il superiore, faceva atto di disprezzo.
— Non vi basta? eccovi questi orecchini. — E la donna ripeteva il gesto.
— Aggiungerò questi anelli.
— Fossero tutti di oro potrebbero bastare, ma ci vedo questi vetri che non valgono una baiocca.
— Vetri! baiocca! Ma sapete che sono diamanti del valsente mille volte superiori all'oro?
— E via spaccate; ad ogni modo vo' contentarvi, mi darete cinquanta soldi al giorno per bestia, con questo che ci mettiate la profenda di vostro, e li ferriate a vostre spese caso mai venissero a sferrarsi: il mozzo verrà pel vitto e venti soldi al giorno.
— Domine, aiutateci! tanto varrebbe a comprarli addirittura.
— E tu comprali.
— Su via non istiamo a bisticciarci, vi darò trenta soldi al giorno per capo.
— E tu comprali.
— Vada per trentacinque.
— Se casca un quattrino da cinquanta soldi, voi non gli avrete.
— Pazienza! mi provvederò altrove, rendetemi le orerie, certo io non avrei mai creduto di trovare tanta mal fidanza, nè tanta tenacità; ma voi altri del Capo Côrso siete mezzo Genovesi.
— In Capo Côrso, come per tutto il mondo, ce n'è dei buoni e dei cattivi, interruppe una voce di uomo che apparve sull'uscio; tu poi, moglie mia, venisti al mondo per levare la riputazione alla Immacolata, rendi le orerie, brutta scimmia, e ringrazia Dio se non ti lascio sulle costole la memoria di questa giornata. Va via, levamiti davanti gli occhi.
La donna uscì non prima però di aver levato la pignatta dal fuoco per paura che i brilloli pigliassero di bruciato e nello andarsene brontolava:
— Sono più vicini i denti che i parenti; se manca pane, raccatterò le ghiaie per darle ai vostri figliuoli.
— Non vi state a confondere; dicendo voi che noi altri siamo Genovesi, per questa volta avete colto nel segno meglio che non credevate, perchè mia moglie mi viene diritta diritta da Genova; quanto a interessi certo è stretta più della cruna dell'ago, un po' per genio, ma troppo più per necessità: in tutto il resto è una spada: se per amore dei figliuoli vi riuscì fastidievole, voi madre scusatela. Sappiamo chi siete, sappiamo ancora la causa che vi muove a cercare le bestie da soma; padre Bernardino ci ha ragguagliato di ogni cosa, noi tutti dobbiamo tenerci bene edificato l'ospite illustre.... così imponendo l'antica riputazione di ospitalità della nostra patria, e le angustie nelle quali viviamo. — Avrete quatto bestie, quello che non si potrà mettere sulla schiena dei muli, porteranno le donne. Signora Alando, non vi sia per rimprovero, ma vogliate credere che anche qui a Capo Côrso il popolo palpita per la salute della patria.
— E questo è ciò che non si potrebbe negare senza taccia di follia, o senza essere presi dalla ira; e voi sapete che ira è breve insania.
Altobello ed il Boswell erano già in piedi, e pronti a partire; Giocante aveva tolto il carico di portare la lettera al Giacomini a Centuri; il padre Casacconi si scusava di non potere accompagnargli più oltre volendo dare una giravolta pei conventi del Capo Côrso, e vedere da sè se vi era cresciuta la buona semenza, ovvero frammesso il loglio della perdizione, gli avrebbe quantoprima raggiunti. Francesca Domenica di ciò si mostrava lieta, perchè ormai le tardava tornarsene a casa, chè le faccende dovevano soffrire; e qui disse avere apprestato le bestie e le donne pel viaggio, nè tacque il come. In questa comparvero i quattro muli ed il ragazzo; Francesca Domenica, invano contrastandolo Altobello, cavò fuori il suo, e gli mise gli arnesi; intanto il signor Boswell, chiamato a parte padre Casacconi, seco lui si trattenne breve ora, e parve a fatica lo persuadesse su qualche punto di quistione sorta fra loro; sopraggiunsero anche due donne, le quali, un po' per difetto dei muli, un po' perchè la cassa, la sacca e lo scrittoio del signor Giacomo mal si adattava sul basto dei muli, si proffersero portarle in capo; parve la cosa sì enorme al buon Inglese, che non voleva assentire a verun patto, ma le donne lo supplicarono a non defraudarle di codesto guadagno; per loro camminare due giorni o tre con quei ninnoli in capo gli era, si può dire, un trastullo, molto più che munite della pietra quadra non poteva vincerle la stanchezza, e così favellando si cinsero sotto il ginocchio un dado colore di ferro.
Avendo domandato il signor Giacomo che cosa tutto ciò significasse, gli fu risposto che la pietracatochiteera una pietra come vedeva, cuba e ferrigna, glutinosa a modo di pania, di cui avrebbe incontrato copia a Origlia sotto la torre di Seneca: correre antica credenza che, attaccata sotto il ginocchio sinistro, partecipasse in quale la portasse la virtù di non si straccare mai. Il signor Boswell si strinse nelle spalle, e prese tabacco.[19]Frate Bernardino così ordinò la cavalcata: tre muli carichi di una valigia per uno (chè l'angustia delle strade non permetteva ingombro maggiore) precedevano col mozzo, seguitavano le due donne; sul mulo più grosso a quando a quando sarebbero saliti Francesca Domenica, o Altobello, e per la piana ambedue. Per ultimo il signor Giacomo sul mulo di casa Alando, coperto di un bel manto vermiglio da disgradarne un cardinale. Padre Bernardino, reiterati tre o quattro volte i saluti, andò pei fatti suoi; gli altri, compresi il Côrso, proprietario delle bestie, e la genovese consorte, gli accompagnarono un pezzo, poi dopo mille augurî di buon viaggio tornarono addietro.
La sottile massaia genovese rientrando in casa non ebbe poco a maravigliarsi vedendo in mezzo della stanza padre Casacconiseduto sopra un sacco, il quale, appena ebbe scorta la donna, si rizzò in piedi e le disse: — Ecco qua, Caterina, il Signore vi ha provveduto, questo è un buon sacco di grano, ch'egli vi manda, e questi scudi per le spese dei vostri figliuoli: ringraziate dunque Dio, e pensate che quando si rende servizio alla libertà, sempre di là, e più spesso che non si crede di qua, se ne riceve mercede.
— Potrei sapere chi mi ha mandato questa carità?...
— I've l'ho detto; Dio. Non vi basta? E sì che la curiosità perse la prima donna, e da cotesta ora in poi avreste potuto emendarvene.
— Eh! padre mio, non era per questo, bensì per pregare Dio in pro' del nostro benefattore.
— Il nome non fa nulla; pregate sempre. Dio lo ha veduto, non abbisogna di certo che voi gli diciate chi sia.
Il viaggio dei nostri pellegrini era per Tomino, donde per la valle di Luri, traversato il Capo Côrso, intendevano ridursi al Pino, o a Beretali. Mentre passo passo s'incamminavano alla prima stazione, il signor Giacomo incominciò a dire:
— Capisco ancora io, signor Alando, che ai tempi della cavalleria si tributava alle femmine riverenza eccessiva, e sto per dire che scemata di una buona metà se ne sarebbe appagato anco Dio; ma i Côrsi poi mi pare, che trattino le donne come se non fossero madri o mogli di loro.
— Io penso che v'inganniate, perchè è difficile, che tra noi un Côrso vizii una fanciulla e poi la pianti.
— Bene; ma avverto che ciò potrebbe accadere piuttosto in grazia della paura pei parenti, che del rispetto alla donna.
— E non vi sembra carità grande quel collettarci che costuma fra noi per fare la dote alle fanciulle povere? Non reputerete amore quel coltivaregratis et amore Deii campi della vedova e della orfana?
— Carità e fiorita, non rispetto; per ordinario la donna lavora, e il marito fuma; ospitando gente la donna non siede, bensì serve a tavola; ella va scalza, l'uomo calzato; ella sempre a piedi, e per giunta col fascio della legna in capo, l'uomo dietro a cavallo; che più? entrando in una casa al Macinaggio ho veduto una grama femmina girare la mola per macinare il grano.