XII.
Nell’andare in casa del cieco, Sofia sapeva bene di obbedire ad un dovere più forte di lei stessa, ma qualche volta le sembrava che la felicità l’avesse chiamata a nome; e allora rallentava il passo, perchè era una felicità così grande che metteva paura a quell’anima ingenua.
Oh! come le battè il cuore passando per l’andito in cui quella felicità le aveva parlato all’orecchio!
Ancora non aveva visto nessuno, perchè il portinaio non si era nemmeno affacciato al finestrino. Salì le scale lentamente, e quando fu sul pianerottolosi arrestò incerta; ma si schiuse un uscio, e le apparve lui stesso, Tito.
Aveva l’aspetto battuto, dall’ansietà forse, o forse dalla veglia soltanto; perchè dalle prime parole che disse stringendo la mano della giovinetta, appariva mesto, ma sicuro di sè.
— Grazie, disse, grazie; lei è sempre tanto buona che mi vorrà perdonare l’audacia che ho avuto ieri sera...
E siccome Sofia non fu pronta a rispondere, insistè:
— Dica di sì, che mi ha perdonato.
— Ho perdonato tutto, rispose la fanciulla. Dov’è lui?
Non aveva voluto dire:il babbo, come aveva detto tante volte.
— In sala....
La fanciulla si avviò risoluta, Tito rimase a guardarla finchè ebbe picchiato all’uscio e fu entrata nel salotto.
— Sapevo bene che lei sarebbe venuta subito, disse il vecchio cieco arrestandosi nel mezzo della stanza; aveva in mano la bacchettina che gli serviva a dirigersi e a riconoscere gli oggetti, quando aveva bisogno di girellare per le stanze.
Offriva la mano aperta in cui la ragazza pose la propria.
— Mettiamoci a sedere. Lei non immagina nemmeno quanto può essere indiscreto un vecchio cieco, che ha visto, propriamente visto, una bell’anima come la sua. Ma si tratta di fare una buona azione, e mi pare che non ci possa essere altri che lei per aiutarmi a farla...
Quell’esordio rassicurava il cuore turbato di Sofia. Senza intendere ancora di che si trattasse, essa rispose:grazie.
— Lei ha letto ieri la lettera della commediante, che vuole affibbiare a mio figlio una paternità... ignota. Ho parlato lungamente con Tito, e l’ho persuaso senza molta fatica che egli non può essere la vittima d’un falso dovere. Mio figlio deve molto ancora al suo avvenire, e non lo butterà via per uno scrupolo; io voglio che egli sia marito e padre alla sua ora, voglio che sia felice.
Sofia non rispondeva, e il cieco proseguì lentamente:
— Ma ciò che non può fare mio figlio, lo farò io stesso, se lei mi aiuta: sarò io il padre di quella creatura innocente.
— Lei?
— Sì, proprio io. Può essere che quando quella donna abbia visto andar a male la commedia, rinunzierà all’idea di abbandonare la sua bambina; ma se è davvero determinata a lasciarmela, io me la piglio, come è vero che le parlo.
— Oh! mormorava Sofia commossa.
— Non mi stia a lodare troppo; non creda nemmeno che io sia molto generoso... tutt’altro forse... se guarda bene alla mia generosità ci troverà un po’ di egoismo.... A lei posso dir tutto. Ho paura che quella donna si penta della proposta che ha fatto e non voglia accettare la mia... Allora addio ilmio avvenire... giacchè se quella madre si decide ad abbandonare sua figlia, avrò anch’io un avvenire.
Sofia strinse in silenzio la mano del cieco. Mattia proseguì:
— Mi dirà: che posso fare io? Glielo spiego: venga a stare colla mia bambina; tenga il luogo della madre... Vuole?... Non mi risponda subito.... ci pensi.
Ma Sofia non ci pensò nemmeno; sapeva che la riflessione non avrebbe potuto aggiungere una parolaalla risposta che la pietà aveva già scolpito nel suo cuore.
— Sono pronta, disse tranquillamente.
Quando ebbe fatto questa promessa, volle pensare a tutte le conseguenze per sè e per i suoi; ma il cieco, come per non dar tempo ad un pentimento, disse tre volte grazie.
— Ah! sia ringraziato il cielo! ho trovato il lume dei miei occhi! Dunque stia a sentire quello che ho pensato di fare. Prima di tutto ho pensato che Tito se ne vada a fare un po’ di moto per l’aperta campagna, sulle Alpi o in riva al mare, dove meglio gli piaccia, tanto da non lasciarsi pigliare dalla tentazione di vederla... parlo di quella donna fatale che gli ha fatto perdere la testa una volta... Sta bene che egli è sicuro che non gliene importa... ma non si sa mai... Quando Tito sia andato via, io scrivo a quella commediante una letterina che ho già in mente... La vuol sentire?...
— Dica...
— Facciamo di meglio; io detto e lei scrive. Abbia pazienza; non potrei già servirmi della mano di mio figlio, perchè quella donna ne conosce la scrittura. Vuole che andiamo di là?
La ragazza prese le mani del cieco e lo accompagnò fino allo scrittoio.
— Dunque detto?
— Detti pure.
“Signora,“La lettera che ha scritto a Tito, è stata consegnata da lui a suo padre cieco, ed è il padre cieco che le risponde. So che mio figlio ha scritto le parole che lei accenna; so anche che ne ha scritto altre per invocare un diritto, che allora lo avrebbe reso interamente felice. Lei non rispose prima e rifiutò in ultimo. Ora che la ferita del mio Tito è interamente sanata, io posso dirgli a voce alta: “non voglio che tu accetti un falso dovere; hai diritto alla tua parte di sole, e l’avvenire ti sorride ancora; tu sarai padre unicamente dei figliuoli della donna che ti avrà fatto felice coll’amor suo.„“Ma se lei è veramente la disgraziata donna che dice, se lei ha proprio perduto ogni cosa, se non vede altra salvezza che affidare la sua bambinella ad una persona di cuore, l’accetterò io.“La piccina troverà in me un tutore, e se perpoco è buona ed affettuosa, come mi piace immaginarla, anche un amico, che qualche volta è meglio d’un padre.“Mi accompagni la bambina al mezzodì: io la aspetto.„
“Signora,
“La lettera che ha scritto a Tito, è stata consegnata da lui a suo padre cieco, ed è il padre cieco che le risponde. So che mio figlio ha scritto le parole che lei accenna; so anche che ne ha scritto altre per invocare un diritto, che allora lo avrebbe reso interamente felice. Lei non rispose prima e rifiutò in ultimo. Ora che la ferita del mio Tito è interamente sanata, io posso dirgli a voce alta: “non voglio che tu accetti un falso dovere; hai diritto alla tua parte di sole, e l’avvenire ti sorride ancora; tu sarai padre unicamente dei figliuoli della donna che ti avrà fatto felice coll’amor suo.„
“Ma se lei è veramente la disgraziata donna che dice, se lei ha proprio perduto ogni cosa, se non vede altra salvezza che affidare la sua bambinella ad una persona di cuore, l’accetterò io.
“La piccina troverà in me un tutore, e se perpoco è buona ed affettuosa, come mi piace immaginarla, anche un amico, che qualche volta è meglio d’un padre.
“Mi accompagni la bambina al mezzodì: io la aspetto.„
— Faccia il piacere di leggere quello che ha scritto.
Sofia lesse forte perchè il cieco vedesse se non ci era nulla da aggiungere.
— Mi pare che ci sia tutto. Lei cosa dice?
— Se quella donna ha detto la verità, non vorrà venire, e scriverà ancora.
— Perchè?
— Perchè lo ha scritto essa stessa: “sopratutto non cercare di vedermi... ho perduto tutto ciò che mi ha fatto amare da te.„
Ah! se Mattia avesse potuto vedere di che rossore si copriva la faccia buona della ragazza!
— Ci ho pensato anch’io; può essere che sia diventata un mostro e che si vergogni della sua deformità... può essere... Ma può essere anche... un artifizio di palcoscenico. E se scrivessi che mio figlio se ne va per non trovarsi con lei, invece dirassicurare la sua vanità, mi sembrerebbe di alimentarla. E poi...
— E poi?...
— E se invece la prima donna vuol fare una scena di commedia, non verrà più sapendo di non trovare il primo attore. Ci riserberà un atto, parecchi atti, molti atti; ora a tutti noi sta a cuore di affrettare la catastrofe, e di farla finita.
— È vero, è vero... mormorava Sofia.
Ma nell’accento con cui lo diceva, il cieco vide una titubanza rimasta.
— Lei non è persuasa? Lei crede veramente che la signora Cesira sia diventata brutta come l’orco?
— Ma... non so...
Sì, lo credeva veramente; non sapeva dire perchè, ma le sembrava proprio che la sciagurata donna...
— Sarà l’effetto della mia cecità... ma io continuo a vedere le cose come le ho viste una volta... Può essere come dice lei. Dobbiamo dunque aggiungere che Tito è assente?
Sofia non rispose; ci pensava ancora, ma prima che avesse risposto, Mattia disse:
— Scriva ancora questo: “Io sono cieco, miofiglio è assente per affari — può dunque venire liberamente perché non sarà vista da nessuno.„ Va bene così?
— Oh! così va bene... rispose Sofia.
— Ora stia a vedere come so scrivere ancora, disse il cieco appoggiando la mano sul foglio; non cancello nulla?... No... Ed ora guardi...
— “Mattia Bondi!„ pronunziò Sofia; ma benone!
— È scritto chiaro? Si legge bene? È un po’ di sghimbescio, forse?
— Ma no; ma no; un pochino appena...
E il vecchio artista si rallegrò ingenuamente di aver scritto il proprio nome un po’ di sghembo, ma in modo leggibile.
Quando Sofia ripassò nell’anticamera per tornare a casa sua, Tito, che l’aspettava, le venne incontro.
— Grazie, ripetè; grazie; io so già quale risposta ha dato a mio padre.
La ragazza sorrise melanconicamente nell’interrogare:
— Come lo sa?
— Lo so perchè la guardo. Lo so perchè da molto tempo ho imparato a leggere nell’anima sua. Dunque lei verrà?
Sofia non rispose subito; diede tempo ai propri sentimenti di ricomporsi, poi disse semplicemente:
— Vado a casa per dirlo a mio padre; poi vengo.
— Crede che babbo Salvi non si opporrà?
— Spero.
La fanciulla scese le scale e infilò l’uscio della portineria senza voltarsi a guardare il giovine rimasto sul pianerottolo.