XIV.

XIV.

Dov’è mammina bella? aveva chiesto Bianca, nello svegliarsi; e per molti giorni questa domanda era tornata ogni tanto, fra le chiacchierine, ma senza ansia nè sgomento.

E ogni volta Sofia rispondeva prontamente, per paura che la piccina maliziosa si accorgesse che Mattia e Tito stavano troppo zitti.

Diceva: “Mammina bella verrà presto; ha mandato a dire che sta bene, che si diverte, che è contenta, e che vuol sapere se sei contenta anche tu.„

— E tu che cosa gli hai risposto? che io stobene, che la tosse non mi è più venuta, che mi piace tanto stare con voi, che tu sei la zia, che questo è il babbo, e che questo qui è il nonno.... e che io faccio la bambina buona...

— Proprio così...

E la zia, poi il babbo, il nonno in ultimo, si stringevano al petto quella testina intelligente.

Come aveva detto la bimba, tutti avevano subito imparato la loro parte. Sofia confessava a sè stessa che si sentiva tanto bene, occupata nelle nuove cure, e che così i pensieri non si affollavano troppo alla sua mente; Mattia, cieco ed avariato come l’avevano ridotto il tempo e la disgrazia, dava molti punti ai più giovani e più sani nel far la parte di nonno. Dalla sua bocca soltanto s’udiva la celia meravigliosa per far aprir tanto d’occhi alla bimba; ed era poi còmpito del babbo distruggere ciò che la meraviglia aveva fatto per la fantasia, colla spiegazione naturale e vera che educasse il criterio.

Quanto al cuore, se non ci fosse stato altri, bastava la zia. Non aveva essa la missione in terra di amare tutta la gente che soffriva, o che le sembrasse minacciata dal dolore?

Questa domanda era stata fatta sottovoce un giorno da Tito, mentre il nonno si teneva sulle ginocchia la piccina, e le andava empiendo la testa delle cose stupefacenti che avrebbero fatto insieme più tardi, quando la nipotina avesse avuto sedici anni, e il nonno fosse guarito dalla cecità.

Sofia fissò gli occhi in volto al giovine. Non disse parola. Ma rimase nell’anima di Tito un turbamento che egli non seppe spiegare a sè stesso, come se in quell’occhio sereno ma supplichevole avesse visto un proposito. Quale? Ci pensò senza venir a capo di nulla; ma in quest’indagine trovò la via per guardare attentamente nel proprio essere.

Sembrava che la figliuola di Cesira imponesse a lui un dovere senza molto concedere in cambio, e una sera lo disse con amarezza, mentre la bimba dormiva sulle ginocchia del nonno.

— A te, babbo, a lei, Sofia, è facile amare questa buona bambina; non è vostra; siete tutti e due ispirati dalla pietà; ma a me no, non è facile, ve lo dico io. Quando mi viene la tentazione di amarla molto, ci è qualche cosa che mi trattiene; ed è... non lo indovinereste mai... è l’idea che può essere...mia.

— È tua, affermò Mattia; io ti dico che è tua. Dica lei, Sofia, dica lei, se non è sua.

— È proprio il suo ritratto; disse la ragazza arrossendo; ha la stessa fronte, lo stesso girar d’occhi, e quando sorride, fa appunto come lei ora...

Tito tentò inutilmente d’indovinare in quelle parole un sentimento segreto.

Tacquero per affacciarsi all’avvenire, finchè Mattia disse:

— Però non bisogna amarla troppo; la prudenza lo insegna.

La prudenza insegnava anche a parlare con voce sommessa e ad accarezzare i capelli della bimba così leggermente che non si svegliasse.

Sofia e Tito si guardarono di sfuggita.

— Perchè? domandò la giovinetta.

— Perchè la madre mi fa paura; perchè non sappiamo dove mira quella donna; perchè non è improbabile che sia rimasta in Milano ad aspettare lo svolgimento della sua commedia, perchè un giorno o l’altro ci è il pericolo di trovarcela ancora di fronte per richiedere la sua figliuola. Perciò non bisogna amarla troppo.

Quest’idea era già balenata a tutti.

Sofia guardò melanconicamente Tito, il quale soltanto, a parer suo, avrebbe potuto correggere la minaccia che parlava per bocca del cieco. Ma il giovine non contraddisse apertamente e subito; solo, sentendosi penetrare dallo sguardo indagatore della ragazza, dopo un breve silenzio entrò a dire al vecchio:

— Non ti ho detto tutto, babbo. Quel giorno che tu mi credevi sul lago di Lecco, e che io era rimasto invece accanto a voi, non era soltanto per vedere la piccina, ma anche la madre.

— Cesira!... mormorò il vecchio crollando il capo...

— Sì. Ho voluto vederla, senz’esser visto, per poterti dire a voce alta che Cesira non esiste più per me, che la mia passione è morta di dolore. E ho sperato che essa fosse bellissima, più bella di prima, per poterti dire che la sua bellezza mi aveva lasciato indifferente.

Parlava con voce profonda e lenta, senza mai voltarsi verso Sofia.

— L’hai vista? domandò Mattia.

— Ho visto venire una donna velata e la sua bimba che zoppicava; si accostarono alla porta delgiardino, la bimba entrò, la madre rimase; poi entrò essa pure; io mi teneva celato dietro un albero del bastione. Dopo un poco riapparve Cesira sola; ma non la potei vedere in faccia. Ditemi che è bellissima ancora...

Sofia era la sola che potesse rispondere, ma ebbe timore che il suono della sua voce tradisse l’intimo pensiero. Rispose invece il cieco.

— Sofia non ha potuto vederla in faccia nemmeno lei; ho voluto sapere la verità da quest’angioletto, e le ho domandato se la mamma è bella, se non ha avuto una grave malattia... e mi ha risposto sempre che la mamma è tanto bella.

— Anche a me ha detto così; ma una madre è sempre bella agli occhi d’un’innocente.

Queste parole fuggite di bocca alla giovinetta, la turbarono; e per il resto della serata non parlò più.

Solamente quando ebbe messo a letto la piccina, e il cieco si fu ritirato nella sua camera, Sofia, trovandosi un momento sola col giovine, gli disse senza turbamento:

— Senta, signor Tito; lei soffre una pena che non ha propriamente meritato; non pensi a chiudereil cuore all’innocente che chiede un po’ d’affetto... Non credo che suo padre abbia ragione quando dice...

L’occhio di Tito, fisso nel suo volto, le fece mancare la parola.

— Che cosa dice mio padre?

— Quando dice che la prudenza insegna a non amar molto questa poveretta; quando dice questo, il buon vecchio inganna sè stesso. Si provi lui ad amarla con misura, se gli riesce?

Tito, continuando a guardare quella faccina, si avvide che il proprio sguardo vi metteva un po’ di rossore.

— Dica, dica...

— Mi sembra che non avrei paura del dolore, se volessi tanto bene a questa piccina. Io glie ne voglio già tanto; e lei pure, e il nonno pure — amiamola con coraggio.

Tito le prese una mano, e disse umilmente, sottovoce, come se avesse paura di svegliare un sentimento selvatico che dormisse nell’anima buona della fanciulla:

— Allora, mi aiuti ad amarla; sia lei la compagna mia, sia la sposa mia, sia tutta la mia felicità.

Sembrava che quelle parole sommesse, quasi tremanti, continuassero la confessione incominciata nel vano dell’uscio di strada, quella notte, che era già tanto lontana.

Il sentimento selvatico che il giovine aveva indovinato era ben sveglio, ma non trovava parole nell’anima di Sofia. Essa ascoltò lungamente quella musica, quella carezza.

All’ultimo si sciolse dolcemente dalla mano, che stringeva la propria, e mormorò:grazie.

Il giovine insistè:

— Un’altra parola ancora, dica solo di sì.

— Grazie, signor Tito, ripetè la fanciulla fissando gli occhi a terra; ma sono tanto commossa; mi lasci pensare. Creda che sarei felice di poter rispondere subito come lei ora desidera; non pensi nulla di male se non lo faccio; io sono proprio superba delle parole che mi ha detto; mi sembrerà sempre di ascoltarle...

— Dunque!... dunque!... balbettò Tito scoraggiato; dunque non si sente sicura di potermi amare, un giorno, se ha bisogno di pensarci...

Allora Sofia lo guardò. Aveva negli occhi un luccicore di tenerezza, e la pietà profonda per gli altri, ma non per sè.

— Mi lasci pensare, disse ancora; non si offenda, se mai tarderò a rispondere.

Queste parole melanconiche dicevano che il lavoro del pensiero era cominciato.

— Aspetterò quanto vorrà; ma mi lasci almeno credere che non le sono indifferente.

— Indifferente! disse Sofia; e nell’accento di questa parola era tutta la breve storia d’un amore che aveva vinto un altro amore.

Il giovine non volle sapere di più; lasciò che Sofia si ritirasse nella propria camera, poi corse al letto del padre cieco, a risvegliare il vecchio desiderio.


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