Chapter 19

114.Annales.Lib. XI. C. XV.115.Da αμφι,da ambe le parti, e da θεατρον,teatro.116.Nat. Hist.Lib. XXXVI.117.«Ciò che non fecero i Barbari fecero i Barbarini.»118.Narra a tal proposito Dione che Nerone accolse benignamente e onorevolmente quel re, facendo, oltre altre solennità, anche ludi gladiatorj in Pozzuoli. Fu prefetto di essi Patrobio Liberto, e ne fu tanta la magnificenza, che nessuno nello spazio d’un sol giorno potesse entrar nell’anfiteatro all’infuori degli uomini, delle donne e dei fanciulli Etiopi; onde Patrobio ne riportasse onore. Ivi il Re Tiridate, sedendo in luogo principale, con dardo colpiva le fiere e con un solo colpo ferì due tori ed uccise. Queste feste compiute, Nerone lo condusse a Roma e gl’impose la corona.119.«Cajo Quinzio Valgo figlio e Marco Porcio figlio di Marco Duumviri Quinquennali, hanno per onore della Colonia costruito col proprio denaro l’anfiteatro, concedendone ai Coloni il posto in perpetuità.»120.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, pontefice Duumviro incaricato di rendere giustizia.121.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, padre, Duumviro per la giustizia, quattroviro quinquennale, prefetto, per decreto de’ Decurioni, al mantenimento della legge Petronia.122.Gli scavi ripresi nel 1813 e durati fino al 1816 lo misero interamente alla luce, come trovasi di presente.123.«Il Patrono del sobborgo Augusto Felice sopra i ludi per decreto de’ decurioni — T. Atullio Celere figlio di Cajo Duumviro sopra i ludi, le porte e la costruzione de’ cunei, per decreto de’ Decurioni. — Lucio Saginio, Duumviro, incaricato dalla giustizia fece, per Decreto de’ Decurioni, gli aditi. — Nonio Istacidio figlio di Nonio, cilice, Duumviro sopra i ludi fe’ gli aditi. — Aulo Audio Rufo figlio di Aulo Duumviro sopra i ludi, e fe’ gli aditi. — Marco Cantrio Marcello figlio di Marco Duumviro sopra i ludi e fece tre cunei, per decreto de’ Decurioni.»124.Io ho creduto di tradurresopra i ludie nonpour les jeux, come tradusse Bréton, e la parolalumina, non come il Garrucci e il Mommsen e altri per illuminazione, ma per aditi, cioè i vomitorj, porte e spiragli de’ sotterranei, perchè mi parve più naturale e probabile che coi cunei si facessero i relativi aditi, androni ecc., e nel diritto romano si trovi sempre usata la parolaluminaper indicare le finestre. Così anche l’abate Romanelli.125.Pompejap. 227 e 228 seguendo la lezione di Rénier: la ragione ne è fornita dopo la lettera di Rénier.126.Lib. 5, 24:Ermete de’ Locarii arricchimento.Trad. Magenta.127.All’alte file io giunsi, ove la turba,Dalla bruna e vil veste, spettatriceTra le femminee cattedre sedea;Però che tutto quanto era all’apertoDi cavalieri e di tribuni in biancoAbbigliamento si vedea stipato.Mia trad.128.La famiglia gladiatoria di Numerio Popidio a 28 ottobre darà in Pompei una caccia, e a’ 20 di aprile si metteranno le antenne ed i velarj.129.La famiglia gladiatoria di Numerio Festo Ampliato giostrerà di nuovo a’ sedici maggio e vi sarà la venazione e si metteranno i velarii.130.Senec.Epist.95 e Lamprid.Commod.18 e 19.131.Scorpo son io, del circo onor solenne,Tuo plauso, o Roma, e breve tuo contento.Morte al ventisettesmo anno m’ha spento;Contò mie palme, e già vecchio mi tenne.Lib. X, ep. 57. Trad. Magenta132.Oggi.... il solo CircoTutta nel suo giron comprende Roma....Sì, dal fragor che intronami l’orecchio,Vincitor ne argomento il verde panno.Sat.XI. v. 195-96. Trad. Gargallo133.De’ vincenti ronzon proclamatore,Siede il Pretor in trionfal corredo.Sat.XI. 191-93. Trad. Gargallo.134.«Abbia contro sè irata Venere pompejana chi a questa insegna porterà offesa.»135.Gli abbattimentiColla sinopia, e col carbon dipinti,Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,O di Placideian, a gamba tesaStommi a guatar, qual se verace fosse,Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,Lo schermirsi, il ferir....Trad. Gargallo.136.Hist.Lib. 11. 88.137.«Giurammo fede ad Eumolpione, sotto pena di essere abbruciati, legati, battuti, ammazzati, e quant’altro fosse esatto da lui, consecrandogli religiosamente, come i veri gladiatori consacrano a’ loro padroni, i corpi nostri e la vita.»Satyricon. Cap. XXVII, trad. Vinc. Lancetti.138.Di peggio che si può, tranne l’arena?E ancor qui trovi il disonor di Roma.Eccoti un Gracco: mirmillonic’armeEgli non veste: non impugna scudo,O adunca falce: arnesi son cotestiCh’egli condanna; anzi condanna e abborre.Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira:Squassa il tridente, e poi che mal librataLa mano scaglia le sospese reti,Dassi a fronte scoperta e a gambe alzateSpettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco!(Gridan tutti); la tunica l’attesta,E l’aurea nappa che gli fascia il colloE avvolta al pileo sventolando ondeggia.Ond’è che il seguitor, vistosi astrettoCon un Gracco a pugnare, in sè ne fremeQual d’un’onta peggior d’ogni ferita.Sat.VIII. Trad. Gargallo.139.«I Campani, per odio de’ Sanniti, armarono di quelle ricche spoglie i gladiatori, che appellarono col nome di Sanniti.»140.Chi non le ha viste impalandrate e d’untoAtletico incerate; e chi non videLor colpi, bagordando a la quintana?Con l’asta in pugno e con lo scudo in braccioAssal, ferisce, martella, disbarba,Tutte osservando del giostrar le leggi....O matrona arcidegna de la trombaChe di Flora all’agon le prodi invita!Se non che, a maggior opra il cor rivolto,Già s’apparecchia a la verace arena.Qual vuoi trovar pudor in una donna,Che il biondo crin in lucid’elmo accolga;Che, schiva al sesso, a vigor maschio aneli?Sat.VI, 218 e segg. Trad. di T. Gargallo.141.Atto III.142.Cogniti a tutti i borghi un di costoroCornette e trombettier, de’ gladiatoriGirovaghi compagni, indivisibili;Questi già un dì spettacolo, son oraQue’ che danno spettacoli; e del popoloAdulatori, a un suo volger di pollice,Uccidon chi si sia popolarmente.Trad.Gargallo.143....... il pollice chinato,La pudibonda vergine commandaChe sia trafitto del giacente il petto.144.Atto V.145.Nat. hist.lib. XXXIV. «Fece un ferito morente, in cui si potesse comprendere quanto in lui restasse ancora di anima.»146.Byron. Pellegrinaggio di Childe Harold c. IV. st. CXL., CXLI.147.«Stima (il popolo) ingiuria, perchè non periscano volontieri.»148.«Il cadavere del gladiatore venga trascinato coll’uncino e lo si ponga nello spoliario.»149.Bond, scoliaste d’Orazio, le vuol dette Ambubaje dall’essere per ebrietà balbuzienti.150.Or qual mai sia la razza predilettaA’ nostri maggiorenti, e che mi spronaA fuggir come lepre, in brevi detti(Nè pudor men ritiene) io ti confessoRoma, o Romani, divenuta greca(Benchè la feccia achea qual può formarnePicciola quota?) digerir non posso.Pria di questa nel Tebro il siro OronteEra sboccato; e già sermon, costumi,E flauti e cetre da le corde obliqueSeco tratti vi avea, frigi timballi,E merce di fanciulle al Circo esposta.Voi, cui fan gola barbare lupatteVario-mitrate, itene pure a loro.Trad. Gargallo.151.E truppe d’ambubaje e speziali,Mimi, accattoni e zanni, afflitta è tuttaQuesta bordaglia dell’estremo fatoDi Tigellio cantor, poichè per essaGeneroso fu sempre.Mia trad.[152]152.A Gargallo mi sono sostituito, non avendo egli serbato fedeltà al primo verso d’Orazio, che tradusse:Troppo di canterine e vendi-empiastri.La citazione, mettendo in disparte la parolaambubaje, sarebbe stata perfettamente inutile.153.Ditelo voi di Lepido nepoti,Di Fabio il ghiotto e di Metello il cieco,Qual gladiatrice (ludia) mai vestì tai vesti.Trad. Gargallo.154.Svetonio,in Neronem. Cap. XII.Vedemmo Pasifae dal toro copertaE la prisca favola or fede ha più certa.Gli antichi più, o Cesare, non vantin lor gesta:Checchè fama celebra l’arena ci appresta.Trad. Magenta.155.In Claud.c. XXI.156.Id. In Neron.12.157.Id. In Tit.c. VII.158.In Domitianum, c. V.159.Checchè ti mostrano di più preclaroL’Anfiteatro e il Circo i splendidiFlutti di Cesare qui ti mostraro.Il lago scordinsi Fucin le genti,E di Nerone gli stagni: ai posteriQuesto spettacolo sol si rammenti.Trad. Magenta.160.In August.c. XLIII.161.Ad V. Æneid.114.162.Epist.VII, ep. 1.163.Hist.Lib. XXXIX, c. 22.164.Quel toro, che già pocoScorrea, punto dal fuoco,Nell’arena i bersagli a rovesciar,Cadde alfin, dal suo trattoCieco furor, nell’attoChe credea l’elefante in aria alzar.De Spectaculis.Ep. 21. Tr. Magenta.165.In Cæsar.c. 39.166.Nat. Hist.Lib. VIII, c. 2.167.In Galbam, c. 6.168.Lib. LXI. c. 17, anche Svetonio il riportaIn Neronem, c. XI.169.Epig.lib. 1. 7.L’aquila, onde su l’etereRecare il putto illeso,Al sen con l’ugne timideSi strinse il caro peso.Tr. Magenta.170.Id.Lib. V. 55.Dimmi, o regina degli augei, chi porti?Il Tonante.Trad. id.171.In Domit.c. 4.172.Che il Dio belligeroPer te distinguasiNell’armi ognor,Non basta, o Cesare,Per te distinguesiVenere ancor.La fama d’ErcoleVantava l’inclitaNobil tenzon,Quando nell’ampiaNemea boscagliaSpense il lion.Taccian le favole,Chè fatti similiPer tuo favorOprarsi, o Cesare,Da man femmineaVedemmo or or.Epigr.8. Trad. Magenta.173.Come al scizio ciglion Prometeo strettoNutre l’augel col rinascente petto,Laureol così da vera croce pende,E ad orso caledonio il fianco stende.Palpitavan sue viscere, grondanti,Lacere, e a corpo uman più non sembianti.La pena alfin scontò del parricidio,Del fero nel padron commesso eccidio,Del rapito nei templi oro nascosto,O dell’iniquo fuoco a Roma posto.Nei delitti costui gli antichi ha vinti;Ma fur gli strazj suoi veri e non finti.Lib.De Spectæ. Epig.9. Trad. Magenta.174.Storia della Prostituzione, Vol. I. Cap. XVIII.175.Ode,La Ghigliottina.176.Schroek: Christliche Kirchengeschichte. Vol. VII, p. 254.177.Storia degli Italiani, vol. I, pag. 277.178.In Ner., c. XI.179.Diz. delle Antichità.180.Varr.8 L. L. 41.181.Delle antiche Terme di Firenze, pp. 67 e 68.182.La camicia di tela che usiamo noi, imitò l’uso ed il nome dalcamisspersiano, e pare introdotta verso la metà delXIIsecolo.183.L’ottava ora tien fissa:Di Stefano sai quanto ha i bagni accosto.Ci laverem tantosto:Tr. Magenta.184.Il bel verde, sottil marmo caristo,L’agata, il tasio e la gentil corniola,Non han qui luogo, e di restarne esclusoLagnasi ancora il serpentin più raro:Sol qui fan pompa e il porporin granitoPorfido di Numidia e il marmo frigioCui d’Ati il sangue colorì la vena;E i più preziosi di Sidonia e Tiro.Per ornamento delle porte, appenaS’ammette il verde di Laconia unitoAl sinadico marmo in lunghe strisce,Onde si forma un color misto e vago.De’ chiari vetri al vario raggio opposteSplendon le stanze e gli archi d’or fregiati,E di chi parte od entra in essi i voltiStupido il foco stesso in tante avvoltoLucide spoglie men superbo impera;Il sole allor che l’ampia casa investeSè stesso adorna e fa più chiaro il giorno,E nel passar fra queste fiamme ardentiAcquista forza, e ’l proprio foco accresce.Nulla v’è di plebeo, nè qui si videFaticar l’arte in liquefar metalli.Son d’argento i canali, ove feliceHa l’onda il corso e son d’argento i vasiOv’ella cade, e di sè stessa amanteSi specchia in essi e di partir ricusa.Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.185.Chi di Neron peggiore?E quale di sue terme opra migliore?Trad. Magenta.186.Di Tigellin nei bagni, o in quei si poneD’Agrippa o Tito?187.Roma.Amstelodami apud Io. Wolters 1689, p. 491.188.Diz. delle antich. Greche e Rom.Vol. 2 p. 342.189.«Che mai convenga provvedere nelle pubbliche terme e ne’ ninfei per l’abbondanza de’ cittadini.» —Impp. Theodos. et Valent.Cod. II. 42. 5 e al n. 6: «Amiam meglio che l’acquedotto del nostro palazzo abbia a servire alle commodità delle pubbliche terme e de’ ninfei.»190.«Se diligentemente alcuno avesse a tener conto delle copiose acque pubbliche nei bagni, nelle piscine, nelle case, negli sbocchi, nelle ville suburbane, e la grandezza degli archi costruiti per condurre, i monti scavati, le convalli appianate, confessar dovrebbe nulla esservi di più maraviglioso nell’universo.»191.«Agrippa, nella sua edilità, annessa l’Acqua Vergine, le altre regolate ed emendate, fece 700 laghi (grandi serbatoj), oltre 105 salti, 130 castelli e molte altre cose magnifiche di manutenzione. Alle opere impose 300 statue tra di bronzo e di marmo e 400 colonne marmoree e tutte queste cose nel solo spazio di un anno.»192.«E il soprintendente delle acque debbe pertanto essere non solo diretto dalla scienza del periti, ma eziandio dalla propria esperienza, e non deve servirsi dei soliti architetti che s’impiegano in quella tal parte, ma ancora consultare non meno la fedeltà che l’acutezza dell’ingegno di altri per conoscere quali cose domandino un pronto riparo, quali ammettano dilazione; quali opere debbansi compire dagli appaltatori, quali si abbiano a far eseguire dagli artefici delle famiglie.»Frontin.De Aquæduct.CXIX. Tr. di Baldassare Orsini.193.Pompejanarum Antiquitatem Historia Curante, J. Fiorelli edita. Neapoli1860. I. 8.194.«Nelle Terme di Marco Frugio, da bagni di acqua marina e di acqua dolce, Gennaro Liberto.»195.«Per la dedicazione delle terme, a spesa di Cneo Allejo Nigidio Majo, vi saranno caccia, atleti, spargimento di profumi e velario. Viva Majo principe della Colonia!»196.Per finirla, tu re, mentre ne andraiAl bagno d’un quattrin.[197]Trad. Gargallo.197.Quadrantepiù propriamente, ed era una piccola moneta di rame pari in valore di un asse.198.Dopo i torridi bagni vi tuffateNell’onda algente, onde così col geloLa calda cute più in vigor rendiateCarm.IX.Petronio afferma la stessa cosa.199.«Marco Nigidio Vaccula con denaro proprio.»200.«Gneo Melisseo Apro; figlio di Gneo, e Marco Stajo Rufo, figlio di Marco, Duumviri incaricati di nuovo della giustizia, hanno per decreto de’ decurioni e con pecunia publica fatto fare questo bacino che costa settecentocinquanta sesterzi.»[201]201.Circa 160 lire Italiane.202.Era una stanza ove apprendevano i giovani i primi rudimenti degli esercizi ginnastici.203.Forse luogo dove giuocavasi alla palla. Alcuni lo vorrebbero destinato agli esercizi ginnastici per le fanciulle.204.Ho già spiegato altrove il valore di questa parola: indicava cioè il luogo ove stava la polvere di cui servivansi i lottatori onde detergere il sudore e involgere l’avversario per poterlo meglio abbrancare.205.Era la stanza delle unzioni. Vi si conservavano a tal uopo olj ed unguenti, sia per ungersi prima della lotta e rendere così le membra sfuggevoli; sia dopo la lotta a ristoro delle membra scalfitte, sia come cura prima di entrare nel bagno. Il P. Ilario Casarotti, dotto e purgato scrittore e mio maestro nel milanese Collegio Calchi-Taeggi, solevami dire essere da questa antica consuetudine originata l’unzione della cresima cristiana, quasi a simbolo della lotta coll’avversario eterno.206.Forse sinonimo dihypocausis, più latinamentepræfurnium, luogo della fornace per riscaldare le stanze e i bagni.207.Ricordo che lo stadio denota una lunghezza di 125 passi; ma vale altresì come luogo atto agli esercizi atletici e per gli spettatori dei medesimi.208.Non isfuggirà al lettore che Vitruvio usa della parola sisto per esprimere l’opposto del suo valore primitivo greco. Infatti i latini chiamarono sisto un luogo scoperto mentre per i greci significava un luogo coperto.209.De Architect.L. V. c. XI. Trad. Galiani.210.«Cajo Vulio figlio di Cajo, Publio Aninio figlio di Cajo, duumviri, incaricati della giustizia, han fatto eseguire un laconico e un districtario e rifare i portici e la palestra col denaro che, per decreto dei decurioni, dovevano spendere in giuochi od in monumento, e i decurioni hanno approvato.»Pompejan. Antiqu. Hist.V. 648. È testuale l’error grammaticale nell’iscrizionepequnia quodinvece dipecunia quam; ma non è il primo, nè forse sarà l’ultimo che avrò a notare.211.«Mi pare ora, ancorchè non sieno di moda italiana, dovere spiegare la forma della palestra, e dimostrare come la costruiscano i Greci.»De Arch.c. XI.212.«Mario Atinio figlio di Mario, questore, fece fare per decreto dell’Assemblea col denaro prodotto dalle multe.»213.«All’imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, comandante per la tredicesima, tribuno per la decimaquinta, padre della patria, console per l’undicesima volta.»[214]214.Il XV tribunato e l’XI consolato d’Augusto corrispondono all’anno di Roma 755 e 2 dell’Era Volgare.215.. . . :Va recami, garzone,Le stregghie al bagno di Crispin.Sat.V. v. 126. Trad. di Vinc. Monti.216.Il Sarno ondoso i pingui colti irrigaE col placido corso al mar sospira.Jacobi Sannazzarii Poemata. Patavii 1751.Trajano Cabanilio Salices.217.«Verna co’ suoi discepoli vi prega di eleggere Cajo Capella duumviro di giustizia.»218.Pompejan. Antiqu. Hist.Vol. III, 169.219.«Valentino e i suoi scolari invocano Sabino e Rufo edili degni della Republica.»220.Epist.Lib. II, I. 70.221.E ancor noi finalmente abbiam sottrattoLa mano alle spalmate.222.Lib. VII. c. 3.223.Del Commercio dei Romani, Cap. III.224.Hist. Nat.Lib. VI. c. 60.225.VediCicero, De Oratore, 37.226.Cic.Pro Flacco. 15.Dionis. Alicarnas.VII. 70.227.Plin.Nat. Hist.XIII. 13. «Abbruciati, perchè fossero scritti di filosofia.»228.Epist.II. 1.

114.Annales.Lib. XI. C. XV.

114.Annales.Lib. XI. C. XV.

115.Da αμφι,da ambe le parti, e da θεατρον,teatro.

115.Da αμφι,da ambe le parti, e da θεατρον,teatro.

116.Nat. Hist.Lib. XXXVI.

116.Nat. Hist.Lib. XXXVI.

117.«Ciò che non fecero i Barbari fecero i Barbarini.»

117.«Ciò che non fecero i Barbari fecero i Barbarini.»

118.Narra a tal proposito Dione che Nerone accolse benignamente e onorevolmente quel re, facendo, oltre altre solennità, anche ludi gladiatorj in Pozzuoli. Fu prefetto di essi Patrobio Liberto, e ne fu tanta la magnificenza, che nessuno nello spazio d’un sol giorno potesse entrar nell’anfiteatro all’infuori degli uomini, delle donne e dei fanciulli Etiopi; onde Patrobio ne riportasse onore. Ivi il Re Tiridate, sedendo in luogo principale, con dardo colpiva le fiere e con un solo colpo ferì due tori ed uccise. Queste feste compiute, Nerone lo condusse a Roma e gl’impose la corona.

118.Narra a tal proposito Dione che Nerone accolse benignamente e onorevolmente quel re, facendo, oltre altre solennità, anche ludi gladiatorj in Pozzuoli. Fu prefetto di essi Patrobio Liberto, e ne fu tanta la magnificenza, che nessuno nello spazio d’un sol giorno potesse entrar nell’anfiteatro all’infuori degli uomini, delle donne e dei fanciulli Etiopi; onde Patrobio ne riportasse onore. Ivi il Re Tiridate, sedendo in luogo principale, con dardo colpiva le fiere e con un solo colpo ferì due tori ed uccise. Queste feste compiute, Nerone lo condusse a Roma e gl’impose la corona.

119.«Cajo Quinzio Valgo figlio e Marco Porcio figlio di Marco Duumviri Quinquennali, hanno per onore della Colonia costruito col proprio denaro l’anfiteatro, concedendone ai Coloni il posto in perpetuità.»

119.«Cajo Quinzio Valgo figlio e Marco Porcio figlio di Marco Duumviri Quinquennali, hanno per onore della Colonia costruito col proprio denaro l’anfiteatro, concedendone ai Coloni il posto in perpetuità.»

120.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, pontefice Duumviro incaricato di rendere giustizia.

120.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, pontefice Duumviro incaricato di rendere giustizia.

121.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, padre, Duumviro per la giustizia, quattroviro quinquennale, prefetto, per decreto de’ Decurioni, al mantenimento della legge Petronia.

121.Cajo Cuspio Pansa figlio di Cajo, padre, Duumviro per la giustizia, quattroviro quinquennale, prefetto, per decreto de’ Decurioni, al mantenimento della legge Petronia.

122.Gli scavi ripresi nel 1813 e durati fino al 1816 lo misero interamente alla luce, come trovasi di presente.

122.Gli scavi ripresi nel 1813 e durati fino al 1816 lo misero interamente alla luce, come trovasi di presente.

123.«Il Patrono del sobborgo Augusto Felice sopra i ludi per decreto de’ decurioni — T. Atullio Celere figlio di Cajo Duumviro sopra i ludi, le porte e la costruzione de’ cunei, per decreto de’ Decurioni. — Lucio Saginio, Duumviro, incaricato dalla giustizia fece, per Decreto de’ Decurioni, gli aditi. — Nonio Istacidio figlio di Nonio, cilice, Duumviro sopra i ludi fe’ gli aditi. — Aulo Audio Rufo figlio di Aulo Duumviro sopra i ludi, e fe’ gli aditi. — Marco Cantrio Marcello figlio di Marco Duumviro sopra i ludi e fece tre cunei, per decreto de’ Decurioni.»

123.«Il Patrono del sobborgo Augusto Felice sopra i ludi per decreto de’ decurioni — T. Atullio Celere figlio di Cajo Duumviro sopra i ludi, le porte e la costruzione de’ cunei, per decreto de’ Decurioni. — Lucio Saginio, Duumviro, incaricato dalla giustizia fece, per Decreto de’ Decurioni, gli aditi. — Nonio Istacidio figlio di Nonio, cilice, Duumviro sopra i ludi fe’ gli aditi. — Aulo Audio Rufo figlio di Aulo Duumviro sopra i ludi, e fe’ gli aditi. — Marco Cantrio Marcello figlio di Marco Duumviro sopra i ludi e fece tre cunei, per decreto de’ Decurioni.»

124.Io ho creduto di tradurresopra i ludie nonpour les jeux, come tradusse Bréton, e la parolalumina, non come il Garrucci e il Mommsen e altri per illuminazione, ma per aditi, cioè i vomitorj, porte e spiragli de’ sotterranei, perchè mi parve più naturale e probabile che coi cunei si facessero i relativi aditi, androni ecc., e nel diritto romano si trovi sempre usata la parolaluminaper indicare le finestre. Così anche l’abate Romanelli.

124.Io ho creduto di tradurresopra i ludie nonpour les jeux, come tradusse Bréton, e la parolalumina, non come il Garrucci e il Mommsen e altri per illuminazione, ma per aditi, cioè i vomitorj, porte e spiragli de’ sotterranei, perchè mi parve più naturale e probabile che coi cunei si facessero i relativi aditi, androni ecc., e nel diritto romano si trovi sempre usata la parolaluminaper indicare le finestre. Così anche l’abate Romanelli.

125.Pompejap. 227 e 228 seguendo la lezione di Rénier: la ragione ne è fornita dopo la lettera di Rénier.

125.Pompejap. 227 e 228 seguendo la lezione di Rénier: la ragione ne è fornita dopo la lettera di Rénier.

126.Lib. 5, 24:Ermete de’ Locarii arricchimento.Trad. Magenta.

126.Lib. 5, 24:

Ermete de’ Locarii arricchimento.Trad. Magenta.

Ermete de’ Locarii arricchimento.Trad. Magenta.

Ermete de’ Locarii arricchimento.

Trad. Magenta.

127.All’alte file io giunsi, ove la turba,Dalla bruna e vil veste, spettatriceTra le femminee cattedre sedea;Però che tutto quanto era all’apertoDi cavalieri e di tribuni in biancoAbbigliamento si vedea stipato.Mia trad.

127.

All’alte file io giunsi, ove la turba,Dalla bruna e vil veste, spettatriceTra le femminee cattedre sedea;Però che tutto quanto era all’apertoDi cavalieri e di tribuni in biancoAbbigliamento si vedea stipato.Mia trad.

All’alte file io giunsi, ove la turba,Dalla bruna e vil veste, spettatriceTra le femminee cattedre sedea;Però che tutto quanto era all’apertoDi cavalieri e di tribuni in biancoAbbigliamento si vedea stipato.Mia trad.

All’alte file io giunsi, ove la turba,

Dalla bruna e vil veste, spettatrice

Tra le femminee cattedre sedea;

Però che tutto quanto era all’aperto

Di cavalieri e di tribuni in bianco

Abbigliamento si vedea stipato.

Mia trad.

128.La famiglia gladiatoria di Numerio Popidio a 28 ottobre darà in Pompei una caccia, e a’ 20 di aprile si metteranno le antenne ed i velarj.

128.La famiglia gladiatoria di Numerio Popidio a 28 ottobre darà in Pompei una caccia, e a’ 20 di aprile si metteranno le antenne ed i velarj.

129.La famiglia gladiatoria di Numerio Festo Ampliato giostrerà di nuovo a’ sedici maggio e vi sarà la venazione e si metteranno i velarii.

129.La famiglia gladiatoria di Numerio Festo Ampliato giostrerà di nuovo a’ sedici maggio e vi sarà la venazione e si metteranno i velarii.

130.Senec.Epist.95 e Lamprid.Commod.18 e 19.

130.Senec.Epist.95 e Lamprid.Commod.18 e 19.

131.Scorpo son io, del circo onor solenne,Tuo plauso, o Roma, e breve tuo contento.Morte al ventisettesmo anno m’ha spento;Contò mie palme, e già vecchio mi tenne.Lib. X, ep. 57. Trad. Magenta

131.

Scorpo son io, del circo onor solenne,Tuo plauso, o Roma, e breve tuo contento.Morte al ventisettesmo anno m’ha spento;Contò mie palme, e già vecchio mi tenne.Lib. X, ep. 57. Trad. Magenta

Scorpo son io, del circo onor solenne,Tuo plauso, o Roma, e breve tuo contento.Morte al ventisettesmo anno m’ha spento;Contò mie palme, e già vecchio mi tenne.Lib. X, ep. 57. Trad. Magenta

Scorpo son io, del circo onor solenne,

Tuo plauso, o Roma, e breve tuo contento.

Morte al ventisettesmo anno m’ha spento;

Contò mie palme, e già vecchio mi tenne.

Lib. X, ep. 57. Trad. Magenta

132.Oggi.... il solo CircoTutta nel suo giron comprende Roma....Sì, dal fragor che intronami l’orecchio,Vincitor ne argomento il verde panno.Sat.XI. v. 195-96. Trad. Gargallo

132.

Oggi.... il solo CircoTutta nel suo giron comprende Roma....Sì, dal fragor che intronami l’orecchio,Vincitor ne argomento il verde panno.Sat.XI. v. 195-96. Trad. Gargallo

Oggi.... il solo CircoTutta nel suo giron comprende Roma....Sì, dal fragor che intronami l’orecchio,Vincitor ne argomento il verde panno.Sat.XI. v. 195-96. Trad. Gargallo

Oggi.... il solo Circo

Tutta nel suo giron comprende Roma....

Sì, dal fragor che intronami l’orecchio,

Vincitor ne argomento il verde panno.

Sat.XI. v. 195-96. Trad. Gargallo

133.De’ vincenti ronzon proclamatore,Siede il Pretor in trionfal corredo.Sat.XI. 191-93. Trad. Gargallo.

133.

De’ vincenti ronzon proclamatore,Siede il Pretor in trionfal corredo.Sat.XI. 191-93. Trad. Gargallo.

De’ vincenti ronzon proclamatore,Siede il Pretor in trionfal corredo.Sat.XI. 191-93. Trad. Gargallo.

De’ vincenti ronzon proclamatore,

Siede il Pretor in trionfal corredo.

Sat.XI. 191-93. Trad. Gargallo.

134.«Abbia contro sè irata Venere pompejana chi a questa insegna porterà offesa.»

134.«Abbia contro sè irata Venere pompejana chi a questa insegna porterà offesa.»

135.Gli abbattimentiColla sinopia, e col carbon dipinti,Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,O di Placideian, a gamba tesaStommi a guatar, qual se verace fosse,Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,Lo schermirsi, il ferir....Trad. Gargallo.

135.

Gli abbattimentiColla sinopia, e col carbon dipinti,Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,O di Placideian, a gamba tesaStommi a guatar, qual se verace fosse,Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,Lo schermirsi, il ferir....Trad. Gargallo.

Gli abbattimentiColla sinopia, e col carbon dipinti,Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,O di Placideian, a gamba tesaStommi a guatar, qual se verace fosse,Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,Lo schermirsi, il ferir....Trad. Gargallo.

Gli abbattimenti

Colla sinopia, e col carbon dipinti,

Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,

O di Placideian, a gamba tesa

Stommi a guatar, qual se verace fosse,

Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,

Lo schermirsi, il ferir....

Trad. Gargallo.

136.Hist.Lib. 11. 88.

136.Hist.Lib. 11. 88.

137.«Giurammo fede ad Eumolpione, sotto pena di essere abbruciati, legati, battuti, ammazzati, e quant’altro fosse esatto da lui, consecrandogli religiosamente, come i veri gladiatori consacrano a’ loro padroni, i corpi nostri e la vita.»Satyricon. Cap. XXVII, trad. Vinc. Lancetti.

137.«Giurammo fede ad Eumolpione, sotto pena di essere abbruciati, legati, battuti, ammazzati, e quant’altro fosse esatto da lui, consecrandogli religiosamente, come i veri gladiatori consacrano a’ loro padroni, i corpi nostri e la vita.»Satyricon. Cap. XXVII, trad. Vinc. Lancetti.

138.Di peggio che si può, tranne l’arena?E ancor qui trovi il disonor di Roma.Eccoti un Gracco: mirmillonic’armeEgli non veste: non impugna scudo,O adunca falce: arnesi son cotestiCh’egli condanna; anzi condanna e abborre.Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira:Squassa il tridente, e poi che mal librataLa mano scaglia le sospese reti,Dassi a fronte scoperta e a gambe alzateSpettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco!(Gridan tutti); la tunica l’attesta,E l’aurea nappa che gli fascia il colloE avvolta al pileo sventolando ondeggia.Ond’è che il seguitor, vistosi astrettoCon un Gracco a pugnare, in sè ne fremeQual d’un’onta peggior d’ogni ferita.Sat.VIII. Trad. Gargallo.

138.

Di peggio che si può, tranne l’arena?E ancor qui trovi il disonor di Roma.Eccoti un Gracco: mirmillonic’armeEgli non veste: non impugna scudo,O adunca falce: arnesi son cotestiCh’egli condanna; anzi condanna e abborre.Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira:Squassa il tridente, e poi che mal librataLa mano scaglia le sospese reti,Dassi a fronte scoperta e a gambe alzateSpettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco!(Gridan tutti); la tunica l’attesta,E l’aurea nappa che gli fascia il colloE avvolta al pileo sventolando ondeggia.Ond’è che il seguitor, vistosi astrettoCon un Gracco a pugnare, in sè ne fremeQual d’un’onta peggior d’ogni ferita.Sat.VIII. Trad. Gargallo.

Di peggio che si può, tranne l’arena?E ancor qui trovi il disonor di Roma.Eccoti un Gracco: mirmillonic’armeEgli non veste: non impugna scudo,O adunca falce: arnesi son cotestiCh’egli condanna; anzi condanna e abborre.Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira:Squassa il tridente, e poi che mal librataLa mano scaglia le sospese reti,Dassi a fronte scoperta e a gambe alzateSpettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco!(Gridan tutti); la tunica l’attesta,E l’aurea nappa che gli fascia il colloE avvolta al pileo sventolando ondeggia.Ond’è che il seguitor, vistosi astrettoCon un Gracco a pugnare, in sè ne fremeQual d’un’onta peggior d’ogni ferita.Sat.VIII. Trad. Gargallo.

Di peggio che si può, tranne l’arena?

E ancor qui trovi il disonor di Roma.

Eccoti un Gracco: mirmillonic’arme

Egli non veste: non impugna scudo,

O adunca falce: arnesi son cotesti

Ch’egli condanna; anzi condanna e abborre.

Nè il volto asconde sotto l’elmo; il mira:

Squassa il tridente, e poi che mal librata

La mano scaglia le sospese reti,

Dassi a fronte scoperta e a gambe alzate

Spettacolo a l’intorno. — È desso, è Gracco!

(Gridan tutti); la tunica l’attesta,

E l’aurea nappa che gli fascia il collo

E avvolta al pileo sventolando ondeggia.

Ond’è che il seguitor, vistosi astretto

Con un Gracco a pugnare, in sè ne freme

Qual d’un’onta peggior d’ogni ferita.

Sat.VIII. Trad. Gargallo.

139.«I Campani, per odio de’ Sanniti, armarono di quelle ricche spoglie i gladiatori, che appellarono col nome di Sanniti.»

139.«I Campani, per odio de’ Sanniti, armarono di quelle ricche spoglie i gladiatori, che appellarono col nome di Sanniti.»

140.Chi non le ha viste impalandrate e d’untoAtletico incerate; e chi non videLor colpi, bagordando a la quintana?Con l’asta in pugno e con lo scudo in braccioAssal, ferisce, martella, disbarba,Tutte osservando del giostrar le leggi....O matrona arcidegna de la trombaChe di Flora all’agon le prodi invita!Se non che, a maggior opra il cor rivolto,Già s’apparecchia a la verace arena.Qual vuoi trovar pudor in una donna,Che il biondo crin in lucid’elmo accolga;Che, schiva al sesso, a vigor maschio aneli?Sat.VI, 218 e segg. Trad. di T. Gargallo.

140.

Chi non le ha viste impalandrate e d’untoAtletico incerate; e chi non videLor colpi, bagordando a la quintana?Con l’asta in pugno e con lo scudo in braccioAssal, ferisce, martella, disbarba,Tutte osservando del giostrar le leggi....O matrona arcidegna de la trombaChe di Flora all’agon le prodi invita!Se non che, a maggior opra il cor rivolto,Già s’apparecchia a la verace arena.Qual vuoi trovar pudor in una donna,Che il biondo crin in lucid’elmo accolga;Che, schiva al sesso, a vigor maschio aneli?Sat.VI, 218 e segg. Trad. di T. Gargallo.

Chi non le ha viste impalandrate e d’untoAtletico incerate; e chi non videLor colpi, bagordando a la quintana?Con l’asta in pugno e con lo scudo in braccioAssal, ferisce, martella, disbarba,Tutte osservando del giostrar le leggi....O matrona arcidegna de la trombaChe di Flora all’agon le prodi invita!Se non che, a maggior opra il cor rivolto,Già s’apparecchia a la verace arena.Qual vuoi trovar pudor in una donna,Che il biondo crin in lucid’elmo accolga;Che, schiva al sesso, a vigor maschio aneli?Sat.VI, 218 e segg. Trad. di T. Gargallo.

Chi non le ha viste impalandrate e d’unto

Atletico incerate; e chi non vide

Lor colpi, bagordando a la quintana?

Con l’asta in pugno e con lo scudo in braccio

Assal, ferisce, martella, disbarba,

Tutte osservando del giostrar le leggi....

O matrona arcidegna de la tromba

Che di Flora all’agon le prodi invita!

Se non che, a maggior opra il cor rivolto,

Già s’apparecchia a la verace arena.

Qual vuoi trovar pudor in una donna,

Che il biondo crin in lucid’elmo accolga;

Che, schiva al sesso, a vigor maschio aneli?

Sat.VI, 218 e segg. Trad. di T. Gargallo.

141.Atto III.

141.Atto III.

142.Cogniti a tutti i borghi un di costoroCornette e trombettier, de’ gladiatoriGirovaghi compagni, indivisibili;Questi già un dì spettacolo, son oraQue’ che danno spettacoli; e del popoloAdulatori, a un suo volger di pollice,Uccidon chi si sia popolarmente.Trad.Gargallo.

142.

Cogniti a tutti i borghi un di costoroCornette e trombettier, de’ gladiatoriGirovaghi compagni, indivisibili;Questi già un dì spettacolo, son oraQue’ che danno spettacoli; e del popoloAdulatori, a un suo volger di pollice,Uccidon chi si sia popolarmente.Trad.Gargallo.

Cogniti a tutti i borghi un di costoroCornette e trombettier, de’ gladiatoriGirovaghi compagni, indivisibili;Questi già un dì spettacolo, son oraQue’ che danno spettacoli; e del popoloAdulatori, a un suo volger di pollice,Uccidon chi si sia popolarmente.Trad.Gargallo.

Cogniti a tutti i borghi un di costoro

Cornette e trombettier, de’ gladiatori

Girovaghi compagni, indivisibili;

Questi già un dì spettacolo, son ora

Que’ che danno spettacoli; e del popolo

Adulatori, a un suo volger di pollice,

Uccidon chi si sia popolarmente.

Trad.Gargallo.

143....... il pollice chinato,La pudibonda vergine commandaChe sia trafitto del giacente il petto.

143.

...... il pollice chinato,La pudibonda vergine commandaChe sia trafitto del giacente il petto.

...... il pollice chinato,La pudibonda vergine commandaChe sia trafitto del giacente il petto.

...... il pollice chinato,

La pudibonda vergine commanda

Che sia trafitto del giacente il petto.

144.Atto V.

144.Atto V.

145.Nat. hist.lib. XXXIV. «Fece un ferito morente, in cui si potesse comprendere quanto in lui restasse ancora di anima.»

145.Nat. hist.lib. XXXIV. «Fece un ferito morente, in cui si potesse comprendere quanto in lui restasse ancora di anima.»

146.Byron. Pellegrinaggio di Childe Harold c. IV. st. CXL., CXLI.

146.Byron. Pellegrinaggio di Childe Harold c. IV. st. CXL., CXLI.

147.«Stima (il popolo) ingiuria, perchè non periscano volontieri.»

147.«Stima (il popolo) ingiuria, perchè non periscano volontieri.»

148.«Il cadavere del gladiatore venga trascinato coll’uncino e lo si ponga nello spoliario.»

148.«Il cadavere del gladiatore venga trascinato coll’uncino e lo si ponga nello spoliario.»

149.Bond, scoliaste d’Orazio, le vuol dette Ambubaje dall’essere per ebrietà balbuzienti.

149.Bond, scoliaste d’Orazio, le vuol dette Ambubaje dall’essere per ebrietà balbuzienti.

150.Or qual mai sia la razza predilettaA’ nostri maggiorenti, e che mi spronaA fuggir come lepre, in brevi detti(Nè pudor men ritiene) io ti confessoRoma, o Romani, divenuta greca(Benchè la feccia achea qual può formarnePicciola quota?) digerir non posso.Pria di questa nel Tebro il siro OronteEra sboccato; e già sermon, costumi,E flauti e cetre da le corde obliqueSeco tratti vi avea, frigi timballi,E merce di fanciulle al Circo esposta.Voi, cui fan gola barbare lupatteVario-mitrate, itene pure a loro.Trad. Gargallo.

150.

Or qual mai sia la razza predilettaA’ nostri maggiorenti, e che mi spronaA fuggir come lepre, in brevi detti(Nè pudor men ritiene) io ti confessoRoma, o Romani, divenuta greca(Benchè la feccia achea qual può formarnePicciola quota?) digerir non posso.Pria di questa nel Tebro il siro OronteEra sboccato; e già sermon, costumi,E flauti e cetre da le corde obliqueSeco tratti vi avea, frigi timballi,E merce di fanciulle al Circo esposta.Voi, cui fan gola barbare lupatteVario-mitrate, itene pure a loro.Trad. Gargallo.

Or qual mai sia la razza predilettaA’ nostri maggiorenti, e che mi spronaA fuggir come lepre, in brevi detti(Nè pudor men ritiene) io ti confessoRoma, o Romani, divenuta greca(Benchè la feccia achea qual può formarnePicciola quota?) digerir non posso.Pria di questa nel Tebro il siro OronteEra sboccato; e già sermon, costumi,E flauti e cetre da le corde obliqueSeco tratti vi avea, frigi timballi,E merce di fanciulle al Circo esposta.Voi, cui fan gola barbare lupatteVario-mitrate, itene pure a loro.Trad. Gargallo.

Or qual mai sia la razza prediletta

A’ nostri maggiorenti, e che mi sprona

A fuggir come lepre, in brevi detti

(Nè pudor men ritiene) io ti confesso

Roma, o Romani, divenuta greca

(Benchè la feccia achea qual può formarne

Picciola quota?) digerir non posso.

Pria di questa nel Tebro il siro Oronte

Era sboccato; e già sermon, costumi,

E flauti e cetre da le corde oblique

Seco tratti vi avea, frigi timballi,

E merce di fanciulle al Circo esposta.

Voi, cui fan gola barbare lupatte

Vario-mitrate, itene pure a loro.

Trad. Gargallo.

151.E truppe d’ambubaje e speziali,Mimi, accattoni e zanni, afflitta è tuttaQuesta bordaglia dell’estremo fatoDi Tigellio cantor, poichè per essaGeneroso fu sempre.Mia trad.[152]

151.

E truppe d’ambubaje e speziali,Mimi, accattoni e zanni, afflitta è tuttaQuesta bordaglia dell’estremo fatoDi Tigellio cantor, poichè per essaGeneroso fu sempre.Mia trad.[152]

E truppe d’ambubaje e speziali,Mimi, accattoni e zanni, afflitta è tuttaQuesta bordaglia dell’estremo fatoDi Tigellio cantor, poichè per essaGeneroso fu sempre.Mia trad.[152]

E truppe d’ambubaje e speziali,

Mimi, accattoni e zanni, afflitta è tutta

Questa bordaglia dell’estremo fato

Di Tigellio cantor, poichè per essa

Generoso fu sempre.

Mia trad.[152]

152.A Gargallo mi sono sostituito, non avendo egli serbato fedeltà al primo verso d’Orazio, che tradusse:Troppo di canterine e vendi-empiastri.La citazione, mettendo in disparte la parolaambubaje, sarebbe stata perfettamente inutile.

152.A Gargallo mi sono sostituito, non avendo egli serbato fedeltà al primo verso d’Orazio, che tradusse:

Troppo di canterine e vendi-empiastri.

Troppo di canterine e vendi-empiastri.

Troppo di canterine e vendi-empiastri.

La citazione, mettendo in disparte la parolaambubaje, sarebbe stata perfettamente inutile.

153.Ditelo voi di Lepido nepoti,Di Fabio il ghiotto e di Metello il cieco,Qual gladiatrice (ludia) mai vestì tai vesti.Trad. Gargallo.

153.

Ditelo voi di Lepido nepoti,Di Fabio il ghiotto e di Metello il cieco,Qual gladiatrice (ludia) mai vestì tai vesti.Trad. Gargallo.

Ditelo voi di Lepido nepoti,Di Fabio il ghiotto e di Metello il cieco,Qual gladiatrice (ludia) mai vestì tai vesti.Trad. Gargallo.

Ditelo voi di Lepido nepoti,

Di Fabio il ghiotto e di Metello il cieco,

Qual gladiatrice (ludia) mai vestì tai vesti.

Trad. Gargallo.

154.Svetonio,in Neronem. Cap. XII.Vedemmo Pasifae dal toro copertaE la prisca favola or fede ha più certa.Gli antichi più, o Cesare, non vantin lor gesta:Checchè fama celebra l’arena ci appresta.Trad. Magenta.

154.Svetonio,in Neronem. Cap. XII.

Vedemmo Pasifae dal toro copertaE la prisca favola or fede ha più certa.Gli antichi più, o Cesare, non vantin lor gesta:Checchè fama celebra l’arena ci appresta.Trad. Magenta.

Vedemmo Pasifae dal toro copertaE la prisca favola or fede ha più certa.Gli antichi più, o Cesare, non vantin lor gesta:Checchè fama celebra l’arena ci appresta.Trad. Magenta.

Vedemmo Pasifae dal toro coperta

E la prisca favola or fede ha più certa.

Gli antichi più, o Cesare, non vantin lor gesta:

Checchè fama celebra l’arena ci appresta.

Trad. Magenta.

155.In Claud.c. XXI.

155.In Claud.c. XXI.

156.Id. In Neron.12.

156.Id. In Neron.12.

157.Id. In Tit.c. VII.

157.Id. In Tit.c. VII.

158.In Domitianum, c. V.

158.In Domitianum, c. V.

159.Checchè ti mostrano di più preclaroL’Anfiteatro e il Circo i splendidiFlutti di Cesare qui ti mostraro.Il lago scordinsi Fucin le genti,E di Nerone gli stagni: ai posteriQuesto spettacolo sol si rammenti.Trad. Magenta.

159.

Checchè ti mostrano di più preclaroL’Anfiteatro e il Circo i splendidiFlutti di Cesare qui ti mostraro.Il lago scordinsi Fucin le genti,E di Nerone gli stagni: ai posteriQuesto spettacolo sol si rammenti.Trad. Magenta.

Checchè ti mostrano di più preclaroL’Anfiteatro e il Circo i splendidiFlutti di Cesare qui ti mostraro.Il lago scordinsi Fucin le genti,E di Nerone gli stagni: ai posteriQuesto spettacolo sol si rammenti.Trad. Magenta.

Checchè ti mostrano di più preclaro

L’Anfiteatro e il Circo i splendidi

Flutti di Cesare qui ti mostraro.

Il lago scordinsi Fucin le genti,

E di Nerone gli stagni: ai posteri

Questo spettacolo sol si rammenti.

Trad. Magenta.

160.In August.c. XLIII.

160.In August.c. XLIII.

161.Ad V. Æneid.114.

161.Ad V. Æneid.114.

162.Epist.VII, ep. 1.

162.Epist.VII, ep. 1.

163.Hist.Lib. XXXIX, c. 22.

163.Hist.Lib. XXXIX, c. 22.

164.Quel toro, che già pocoScorrea, punto dal fuoco,Nell’arena i bersagli a rovesciar,Cadde alfin, dal suo trattoCieco furor, nell’attoChe credea l’elefante in aria alzar.De Spectaculis.Ep. 21. Tr. Magenta.

164.

Quel toro, che già pocoScorrea, punto dal fuoco,Nell’arena i bersagli a rovesciar,Cadde alfin, dal suo trattoCieco furor, nell’attoChe credea l’elefante in aria alzar.De Spectaculis.Ep. 21. Tr. Magenta.

Quel toro, che già pocoScorrea, punto dal fuoco,Nell’arena i bersagli a rovesciar,Cadde alfin, dal suo trattoCieco furor, nell’attoChe credea l’elefante in aria alzar.De Spectaculis.Ep. 21. Tr. Magenta.

Quel toro, che già poco

Scorrea, punto dal fuoco,

Nell’arena i bersagli a rovesciar,

Cadde alfin, dal suo tratto

Cieco furor, nell’atto

Che credea l’elefante in aria alzar.

De Spectaculis.Ep. 21. Tr. Magenta.

165.In Cæsar.c. 39.

165.In Cæsar.c. 39.

166.Nat. Hist.Lib. VIII, c. 2.

166.Nat. Hist.Lib. VIII, c. 2.

167.In Galbam, c. 6.

167.In Galbam, c. 6.

168.Lib. LXI. c. 17, anche Svetonio il riportaIn Neronem, c. XI.

168.Lib. LXI. c. 17, anche Svetonio il riportaIn Neronem, c. XI.

169.Epig.lib. 1. 7.L’aquila, onde su l’etereRecare il putto illeso,Al sen con l’ugne timideSi strinse il caro peso.Tr. Magenta.

169.Epig.lib. 1. 7.

L’aquila, onde su l’etereRecare il putto illeso,Al sen con l’ugne timideSi strinse il caro peso.Tr. Magenta.

L’aquila, onde su l’etereRecare il putto illeso,Al sen con l’ugne timideSi strinse il caro peso.Tr. Magenta.

L’aquila, onde su l’etere

Recare il putto illeso,

Al sen con l’ugne timide

Si strinse il caro peso.

Tr. Magenta.

170.Id.Lib. V. 55.Dimmi, o regina degli augei, chi porti?Il Tonante.Trad. id.

170.Id.Lib. V. 55.

Dimmi, o regina degli augei, chi porti?Il Tonante.Trad. id.

Dimmi, o regina degli augei, chi porti?Il Tonante.Trad. id.

Dimmi, o regina degli augei, chi porti?

Il Tonante.

Trad. id.

171.In Domit.c. 4.

171.In Domit.c. 4.

172.Che il Dio belligeroPer te distinguasiNell’armi ognor,Non basta, o Cesare,Per te distinguesiVenere ancor.La fama d’ErcoleVantava l’inclitaNobil tenzon,Quando nell’ampiaNemea boscagliaSpense il lion.Taccian le favole,Chè fatti similiPer tuo favorOprarsi, o Cesare,Da man femmineaVedemmo or or.Epigr.8. Trad. Magenta.

172.

Che il Dio belligeroPer te distinguasiNell’armi ognor,Non basta, o Cesare,Per te distinguesiVenere ancor.La fama d’ErcoleVantava l’inclitaNobil tenzon,Quando nell’ampiaNemea boscagliaSpense il lion.Taccian le favole,Chè fatti similiPer tuo favorOprarsi, o Cesare,Da man femmineaVedemmo or or.Epigr.8. Trad. Magenta.

Che il Dio belligeroPer te distinguasiNell’armi ognor,Non basta, o Cesare,Per te distinguesiVenere ancor.La fama d’ErcoleVantava l’inclitaNobil tenzon,Quando nell’ampiaNemea boscagliaSpense il lion.Taccian le favole,Chè fatti similiPer tuo favorOprarsi, o Cesare,Da man femmineaVedemmo or or.Epigr.8. Trad. Magenta.

Che il Dio belligero

Per te distinguasi

Nell’armi ognor,

Non basta, o Cesare,

Per te distinguesi

Venere ancor.

La fama d’Ercole

Vantava l’inclita

Nobil tenzon,

Quando nell’ampia

Nemea boscaglia

Spense il lion.

Taccian le favole,

Chè fatti simili

Per tuo favor

Oprarsi, o Cesare,

Da man femminea

Vedemmo or or.

Epigr.8. Trad. Magenta.

173.Come al scizio ciglion Prometeo strettoNutre l’augel col rinascente petto,Laureol così da vera croce pende,E ad orso caledonio il fianco stende.Palpitavan sue viscere, grondanti,Lacere, e a corpo uman più non sembianti.La pena alfin scontò del parricidio,Del fero nel padron commesso eccidio,Del rapito nei templi oro nascosto,O dell’iniquo fuoco a Roma posto.Nei delitti costui gli antichi ha vinti;Ma fur gli strazj suoi veri e non finti.Lib.De Spectæ. Epig.9. Trad. Magenta.

173.

Come al scizio ciglion Prometeo strettoNutre l’augel col rinascente petto,Laureol così da vera croce pende,E ad orso caledonio il fianco stende.Palpitavan sue viscere, grondanti,Lacere, e a corpo uman più non sembianti.La pena alfin scontò del parricidio,Del fero nel padron commesso eccidio,Del rapito nei templi oro nascosto,O dell’iniquo fuoco a Roma posto.Nei delitti costui gli antichi ha vinti;Ma fur gli strazj suoi veri e non finti.Lib.De Spectæ. Epig.9. Trad. Magenta.

Come al scizio ciglion Prometeo strettoNutre l’augel col rinascente petto,Laureol così da vera croce pende,E ad orso caledonio il fianco stende.Palpitavan sue viscere, grondanti,Lacere, e a corpo uman più non sembianti.La pena alfin scontò del parricidio,Del fero nel padron commesso eccidio,Del rapito nei templi oro nascosto,O dell’iniquo fuoco a Roma posto.Nei delitti costui gli antichi ha vinti;Ma fur gli strazj suoi veri e non finti.Lib.De Spectæ. Epig.9. Trad. Magenta.

Come al scizio ciglion Prometeo stretto

Nutre l’augel col rinascente petto,

Laureol così da vera croce pende,

E ad orso caledonio il fianco stende.

Palpitavan sue viscere, grondanti,

Lacere, e a corpo uman più non sembianti.

La pena alfin scontò del parricidio,

Del fero nel padron commesso eccidio,

Del rapito nei templi oro nascosto,

O dell’iniquo fuoco a Roma posto.

Nei delitti costui gli antichi ha vinti;

Ma fur gli strazj suoi veri e non finti.

Lib.De Spectæ. Epig.9. Trad. Magenta.

174.Storia della Prostituzione, Vol. I. Cap. XVIII.

174.Storia della Prostituzione, Vol. I. Cap. XVIII.

175.Ode,La Ghigliottina.

175.Ode,La Ghigliottina.

176.Schroek: Christliche Kirchengeschichte. Vol. VII, p. 254.

176.Schroek: Christliche Kirchengeschichte. Vol. VII, p. 254.

177.Storia degli Italiani, vol. I, pag. 277.

177.Storia degli Italiani, vol. I, pag. 277.

178.In Ner., c. XI.

178.In Ner., c. XI.

179.Diz. delle Antichità.

179.Diz. delle Antichità.

180.Varr.8 L. L. 41.

180.Varr.8 L. L. 41.

181.Delle antiche Terme di Firenze, pp. 67 e 68.

181.Delle antiche Terme di Firenze, pp. 67 e 68.

182.La camicia di tela che usiamo noi, imitò l’uso ed il nome dalcamisspersiano, e pare introdotta verso la metà delXIIsecolo.

182.La camicia di tela che usiamo noi, imitò l’uso ed il nome dalcamisspersiano, e pare introdotta verso la metà delXIIsecolo.

183.L’ottava ora tien fissa:Di Stefano sai quanto ha i bagni accosto.Ci laverem tantosto:Tr. Magenta.

183.

L’ottava ora tien fissa:Di Stefano sai quanto ha i bagni accosto.Ci laverem tantosto:Tr. Magenta.

L’ottava ora tien fissa:Di Stefano sai quanto ha i bagni accosto.Ci laverem tantosto:Tr. Magenta.

L’ottava ora tien fissa:

Di Stefano sai quanto ha i bagni accosto.

Ci laverem tantosto:

Tr. Magenta.

184.Il bel verde, sottil marmo caristo,L’agata, il tasio e la gentil corniola,Non han qui luogo, e di restarne esclusoLagnasi ancora il serpentin più raro:Sol qui fan pompa e il porporin granitoPorfido di Numidia e il marmo frigioCui d’Ati il sangue colorì la vena;E i più preziosi di Sidonia e Tiro.Per ornamento delle porte, appenaS’ammette il verde di Laconia unitoAl sinadico marmo in lunghe strisce,Onde si forma un color misto e vago.De’ chiari vetri al vario raggio opposteSplendon le stanze e gli archi d’or fregiati,E di chi parte od entra in essi i voltiStupido il foco stesso in tante avvoltoLucide spoglie men superbo impera;Il sole allor che l’ampia casa investeSè stesso adorna e fa più chiaro il giorno,E nel passar fra queste fiamme ardentiAcquista forza, e ’l proprio foco accresce.Nulla v’è di plebeo, nè qui si videFaticar l’arte in liquefar metalli.Son d’argento i canali, ove feliceHa l’onda il corso e son d’argento i vasiOv’ella cade, e di sè stessa amanteSi specchia in essi e di partir ricusa.Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.

184.

Il bel verde, sottil marmo caristo,L’agata, il tasio e la gentil corniola,Non han qui luogo, e di restarne esclusoLagnasi ancora il serpentin più raro:Sol qui fan pompa e il porporin granitoPorfido di Numidia e il marmo frigioCui d’Ati il sangue colorì la vena;E i più preziosi di Sidonia e Tiro.Per ornamento delle porte, appenaS’ammette il verde di Laconia unitoAl sinadico marmo in lunghe strisce,Onde si forma un color misto e vago.De’ chiari vetri al vario raggio opposteSplendon le stanze e gli archi d’or fregiati,E di chi parte od entra in essi i voltiStupido il foco stesso in tante avvoltoLucide spoglie men superbo impera;Il sole allor che l’ampia casa investeSè stesso adorna e fa più chiaro il giorno,E nel passar fra queste fiamme ardentiAcquista forza, e ’l proprio foco accresce.Nulla v’è di plebeo, nè qui si videFaticar l’arte in liquefar metalli.Son d’argento i canali, ove feliceHa l’onda il corso e son d’argento i vasiOv’ella cade, e di sè stessa amanteSi specchia in essi e di partir ricusa.Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.

Il bel verde, sottil marmo caristo,L’agata, il tasio e la gentil corniola,Non han qui luogo, e di restarne esclusoLagnasi ancora il serpentin più raro:Sol qui fan pompa e il porporin granitoPorfido di Numidia e il marmo frigioCui d’Ati il sangue colorì la vena;E i più preziosi di Sidonia e Tiro.Per ornamento delle porte, appenaS’ammette il verde di Laconia unitoAl sinadico marmo in lunghe strisce,Onde si forma un color misto e vago.De’ chiari vetri al vario raggio opposteSplendon le stanze e gli archi d’or fregiati,E di chi parte od entra in essi i voltiStupido il foco stesso in tante avvoltoLucide spoglie men superbo impera;Il sole allor che l’ampia casa investeSè stesso adorna e fa più chiaro il giorno,E nel passar fra queste fiamme ardentiAcquista forza, e ’l proprio foco accresce.Nulla v’è di plebeo, nè qui si videFaticar l’arte in liquefar metalli.Son d’argento i canali, ove feliceHa l’onda il corso e son d’argento i vasiOv’ella cade, e di sè stessa amanteSi specchia in essi e di partir ricusa.Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.

Il bel verde, sottil marmo caristo,

L’agata, il tasio e la gentil corniola,

Non han qui luogo, e di restarne escluso

Lagnasi ancora il serpentin più raro:

Sol qui fan pompa e il porporin granito

Porfido di Numidia e il marmo frigio

Cui d’Ati il sangue colorì la vena;

E i più preziosi di Sidonia e Tiro.

Per ornamento delle porte, appena

S’ammette il verde di Laconia unito

Al sinadico marmo in lunghe strisce,

Onde si forma un color misto e vago.

De’ chiari vetri al vario raggio opposte

Splendon le stanze e gli archi d’or fregiati,

E di chi parte od entra in essi i volti

Stupido il foco stesso in tante avvolto

Lucide spoglie men superbo impera;

Il sole allor che l’ampia casa investe

Sè stesso adorna e fa più chiaro il giorno,

E nel passar fra queste fiamme ardenti

Acquista forza, e ’l proprio foco accresce.

Nulla v’è di plebeo, nè qui si vide

Faticar l’arte in liquefar metalli.

Son d’argento i canali, ove felice

Ha l’onda il corso e son d’argento i vasi

Ov’ella cade, e di sè stessa amante

Si specchia in essi e di partir ricusa.

Trad. dell’ab. Fr. Maria Biacca.

185.Chi di Neron peggiore?E quale di sue terme opra migliore?Trad. Magenta.

185.

Chi di Neron peggiore?E quale di sue terme opra migliore?Trad. Magenta.

Chi di Neron peggiore?E quale di sue terme opra migliore?Trad. Magenta.

Chi di Neron peggiore?

E quale di sue terme opra migliore?

Trad. Magenta.

186.Di Tigellin nei bagni, o in quei si poneD’Agrippa o Tito?

186.

Di Tigellin nei bagni, o in quei si poneD’Agrippa o Tito?

Di Tigellin nei bagni, o in quei si poneD’Agrippa o Tito?

Di Tigellin nei bagni, o in quei si pone

D’Agrippa o Tito?

187.Roma.Amstelodami apud Io. Wolters 1689, p. 491.

187.Roma.Amstelodami apud Io. Wolters 1689, p. 491.

188.Diz. delle antich. Greche e Rom.Vol. 2 p. 342.

188.Diz. delle antich. Greche e Rom.Vol. 2 p. 342.

189.«Che mai convenga provvedere nelle pubbliche terme e ne’ ninfei per l’abbondanza de’ cittadini.» —Impp. Theodos. et Valent.Cod. II. 42. 5 e al n. 6: «Amiam meglio che l’acquedotto del nostro palazzo abbia a servire alle commodità delle pubbliche terme e de’ ninfei.»

189.«Che mai convenga provvedere nelle pubbliche terme e ne’ ninfei per l’abbondanza de’ cittadini.» —Impp. Theodos. et Valent.Cod. II. 42. 5 e al n. 6: «Amiam meglio che l’acquedotto del nostro palazzo abbia a servire alle commodità delle pubbliche terme e de’ ninfei.»

190.«Se diligentemente alcuno avesse a tener conto delle copiose acque pubbliche nei bagni, nelle piscine, nelle case, negli sbocchi, nelle ville suburbane, e la grandezza degli archi costruiti per condurre, i monti scavati, le convalli appianate, confessar dovrebbe nulla esservi di più maraviglioso nell’universo.»

190.«Se diligentemente alcuno avesse a tener conto delle copiose acque pubbliche nei bagni, nelle piscine, nelle case, negli sbocchi, nelle ville suburbane, e la grandezza degli archi costruiti per condurre, i monti scavati, le convalli appianate, confessar dovrebbe nulla esservi di più maraviglioso nell’universo.»

191.«Agrippa, nella sua edilità, annessa l’Acqua Vergine, le altre regolate ed emendate, fece 700 laghi (grandi serbatoj), oltre 105 salti, 130 castelli e molte altre cose magnifiche di manutenzione. Alle opere impose 300 statue tra di bronzo e di marmo e 400 colonne marmoree e tutte queste cose nel solo spazio di un anno.»

191.«Agrippa, nella sua edilità, annessa l’Acqua Vergine, le altre regolate ed emendate, fece 700 laghi (grandi serbatoj), oltre 105 salti, 130 castelli e molte altre cose magnifiche di manutenzione. Alle opere impose 300 statue tra di bronzo e di marmo e 400 colonne marmoree e tutte queste cose nel solo spazio di un anno.»

192.«E il soprintendente delle acque debbe pertanto essere non solo diretto dalla scienza del periti, ma eziandio dalla propria esperienza, e non deve servirsi dei soliti architetti che s’impiegano in quella tal parte, ma ancora consultare non meno la fedeltà che l’acutezza dell’ingegno di altri per conoscere quali cose domandino un pronto riparo, quali ammettano dilazione; quali opere debbansi compire dagli appaltatori, quali si abbiano a far eseguire dagli artefici delle famiglie.»Frontin.De Aquæduct.CXIX. Tr. di Baldassare Orsini.

192.«E il soprintendente delle acque debbe pertanto essere non solo diretto dalla scienza del periti, ma eziandio dalla propria esperienza, e non deve servirsi dei soliti architetti che s’impiegano in quella tal parte, ma ancora consultare non meno la fedeltà che l’acutezza dell’ingegno di altri per conoscere quali cose domandino un pronto riparo, quali ammettano dilazione; quali opere debbansi compire dagli appaltatori, quali si abbiano a far eseguire dagli artefici delle famiglie.»

Frontin.De Aquæduct.CXIX. Tr. di Baldassare Orsini.

193.Pompejanarum Antiquitatem Historia Curante, J. Fiorelli edita. Neapoli1860. I. 8.

193.Pompejanarum Antiquitatem Historia Curante, J. Fiorelli edita. Neapoli1860. I. 8.

194.«Nelle Terme di Marco Frugio, da bagni di acqua marina e di acqua dolce, Gennaro Liberto.»

194.«Nelle Terme di Marco Frugio, da bagni di acqua marina e di acqua dolce, Gennaro Liberto.»

195.«Per la dedicazione delle terme, a spesa di Cneo Allejo Nigidio Majo, vi saranno caccia, atleti, spargimento di profumi e velario. Viva Majo principe della Colonia!»

195.«Per la dedicazione delle terme, a spesa di Cneo Allejo Nigidio Majo, vi saranno caccia, atleti, spargimento di profumi e velario. Viva Majo principe della Colonia!»

196.Per finirla, tu re, mentre ne andraiAl bagno d’un quattrin.[197]Trad. Gargallo.

196.

Per finirla, tu re, mentre ne andraiAl bagno d’un quattrin.[197]Trad. Gargallo.

Per finirla, tu re, mentre ne andraiAl bagno d’un quattrin.[197]Trad. Gargallo.

Per finirla, tu re, mentre ne andrai

Al bagno d’un quattrin.[197]

Trad. Gargallo.

197.Quadrantepiù propriamente, ed era una piccola moneta di rame pari in valore di un asse.

197.Quadrantepiù propriamente, ed era una piccola moneta di rame pari in valore di un asse.

198.Dopo i torridi bagni vi tuffateNell’onda algente, onde così col geloLa calda cute più in vigor rendiateCarm.IX.Petronio afferma la stessa cosa.

198.

Dopo i torridi bagni vi tuffateNell’onda algente, onde così col geloLa calda cute più in vigor rendiateCarm.IX.

Dopo i torridi bagni vi tuffateNell’onda algente, onde così col geloLa calda cute più in vigor rendiateCarm.IX.

Dopo i torridi bagni vi tuffate

Nell’onda algente, onde così col gelo

La calda cute più in vigor rendiate

Carm.IX.

Petronio afferma la stessa cosa.

199.«Marco Nigidio Vaccula con denaro proprio.»

199.«Marco Nigidio Vaccula con denaro proprio.»

200.«Gneo Melisseo Apro; figlio di Gneo, e Marco Stajo Rufo, figlio di Marco, Duumviri incaricati di nuovo della giustizia, hanno per decreto de’ decurioni e con pecunia publica fatto fare questo bacino che costa settecentocinquanta sesterzi.»[201]

200.«Gneo Melisseo Apro; figlio di Gneo, e Marco Stajo Rufo, figlio di Marco, Duumviri incaricati di nuovo della giustizia, hanno per decreto de’ decurioni e con pecunia publica fatto fare questo bacino che costa settecentocinquanta sesterzi.»[201]

201.Circa 160 lire Italiane.

201.Circa 160 lire Italiane.

202.Era una stanza ove apprendevano i giovani i primi rudimenti degli esercizi ginnastici.

202.Era una stanza ove apprendevano i giovani i primi rudimenti degli esercizi ginnastici.

203.Forse luogo dove giuocavasi alla palla. Alcuni lo vorrebbero destinato agli esercizi ginnastici per le fanciulle.

203.Forse luogo dove giuocavasi alla palla. Alcuni lo vorrebbero destinato agli esercizi ginnastici per le fanciulle.

204.Ho già spiegato altrove il valore di questa parola: indicava cioè il luogo ove stava la polvere di cui servivansi i lottatori onde detergere il sudore e involgere l’avversario per poterlo meglio abbrancare.

204.Ho già spiegato altrove il valore di questa parola: indicava cioè il luogo ove stava la polvere di cui servivansi i lottatori onde detergere il sudore e involgere l’avversario per poterlo meglio abbrancare.

205.Era la stanza delle unzioni. Vi si conservavano a tal uopo olj ed unguenti, sia per ungersi prima della lotta e rendere così le membra sfuggevoli; sia dopo la lotta a ristoro delle membra scalfitte, sia come cura prima di entrare nel bagno. Il P. Ilario Casarotti, dotto e purgato scrittore e mio maestro nel milanese Collegio Calchi-Taeggi, solevami dire essere da questa antica consuetudine originata l’unzione della cresima cristiana, quasi a simbolo della lotta coll’avversario eterno.

205.Era la stanza delle unzioni. Vi si conservavano a tal uopo olj ed unguenti, sia per ungersi prima della lotta e rendere così le membra sfuggevoli; sia dopo la lotta a ristoro delle membra scalfitte, sia come cura prima di entrare nel bagno. Il P. Ilario Casarotti, dotto e purgato scrittore e mio maestro nel milanese Collegio Calchi-Taeggi, solevami dire essere da questa antica consuetudine originata l’unzione della cresima cristiana, quasi a simbolo della lotta coll’avversario eterno.

206.Forse sinonimo dihypocausis, più latinamentepræfurnium, luogo della fornace per riscaldare le stanze e i bagni.

206.Forse sinonimo dihypocausis, più latinamentepræfurnium, luogo della fornace per riscaldare le stanze e i bagni.

207.Ricordo che lo stadio denota una lunghezza di 125 passi; ma vale altresì come luogo atto agli esercizi atletici e per gli spettatori dei medesimi.

207.Ricordo che lo stadio denota una lunghezza di 125 passi; ma vale altresì come luogo atto agli esercizi atletici e per gli spettatori dei medesimi.

208.Non isfuggirà al lettore che Vitruvio usa della parola sisto per esprimere l’opposto del suo valore primitivo greco. Infatti i latini chiamarono sisto un luogo scoperto mentre per i greci significava un luogo coperto.

208.Non isfuggirà al lettore che Vitruvio usa della parola sisto per esprimere l’opposto del suo valore primitivo greco. Infatti i latini chiamarono sisto un luogo scoperto mentre per i greci significava un luogo coperto.

209.De Architect.L. V. c. XI. Trad. Galiani.

209.De Architect.L. V. c. XI. Trad. Galiani.

210.«Cajo Vulio figlio di Cajo, Publio Aninio figlio di Cajo, duumviri, incaricati della giustizia, han fatto eseguire un laconico e un districtario e rifare i portici e la palestra col denaro che, per decreto dei decurioni, dovevano spendere in giuochi od in monumento, e i decurioni hanno approvato.»Pompejan. Antiqu. Hist.V. 648. È testuale l’error grammaticale nell’iscrizionepequnia quodinvece dipecunia quam; ma non è il primo, nè forse sarà l’ultimo che avrò a notare.

210.«Cajo Vulio figlio di Cajo, Publio Aninio figlio di Cajo, duumviri, incaricati della giustizia, han fatto eseguire un laconico e un districtario e rifare i portici e la palestra col denaro che, per decreto dei decurioni, dovevano spendere in giuochi od in monumento, e i decurioni hanno approvato.»Pompejan. Antiqu. Hist.V. 648. È testuale l’error grammaticale nell’iscrizionepequnia quodinvece dipecunia quam; ma non è il primo, nè forse sarà l’ultimo che avrò a notare.

211.«Mi pare ora, ancorchè non sieno di moda italiana, dovere spiegare la forma della palestra, e dimostrare come la costruiscano i Greci.»De Arch.c. XI.

211.«Mi pare ora, ancorchè non sieno di moda italiana, dovere spiegare la forma della palestra, e dimostrare come la costruiscano i Greci.»De Arch.c. XI.

212.«Mario Atinio figlio di Mario, questore, fece fare per decreto dell’Assemblea col denaro prodotto dalle multe.»

212.«Mario Atinio figlio di Mario, questore, fece fare per decreto dell’Assemblea col denaro prodotto dalle multe.»

213.«All’imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, comandante per la tredicesima, tribuno per la decimaquinta, padre della patria, console per l’undicesima volta.»[214]

213.«All’imperatore Cesare Augusto, figlio del divo Cesare, comandante per la tredicesima, tribuno per la decimaquinta, padre della patria, console per l’undicesima volta.»[214]

214.Il XV tribunato e l’XI consolato d’Augusto corrispondono all’anno di Roma 755 e 2 dell’Era Volgare.

214.Il XV tribunato e l’XI consolato d’Augusto corrispondono all’anno di Roma 755 e 2 dell’Era Volgare.

215.. . . :Va recami, garzone,Le stregghie al bagno di Crispin.Sat.V. v. 126. Trad. di Vinc. Monti.

215.

. . . :Va recami, garzone,Le stregghie al bagno di Crispin.Sat.V. v. 126. Trad. di Vinc. Monti.

. . . :Va recami, garzone,Le stregghie al bagno di Crispin.Sat.V. v. 126. Trad. di Vinc. Monti.

. . . :Va recami, garzone,

Le stregghie al bagno di Crispin.

Sat.V. v. 126. Trad. di Vinc. Monti.

216.Il Sarno ondoso i pingui colti irrigaE col placido corso al mar sospira.Jacobi Sannazzarii Poemata. Patavii 1751.Trajano Cabanilio Salices.

216.

Il Sarno ondoso i pingui colti irrigaE col placido corso al mar sospira.Jacobi Sannazzarii Poemata. Patavii 1751.Trajano Cabanilio Salices.

Il Sarno ondoso i pingui colti irrigaE col placido corso al mar sospira.Jacobi Sannazzarii Poemata. Patavii 1751.Trajano Cabanilio Salices.

Il Sarno ondoso i pingui colti irriga

E col placido corso al mar sospira.

Jacobi Sannazzarii Poemata. Patavii 1751.

Trajano Cabanilio Salices.

217.«Verna co’ suoi discepoli vi prega di eleggere Cajo Capella duumviro di giustizia.»

217.«Verna co’ suoi discepoli vi prega di eleggere Cajo Capella duumviro di giustizia.»

218.Pompejan. Antiqu. Hist.Vol. III, 169.

218.Pompejan. Antiqu. Hist.Vol. III, 169.

219.«Valentino e i suoi scolari invocano Sabino e Rufo edili degni della Republica.»

219.«Valentino e i suoi scolari invocano Sabino e Rufo edili degni della Republica.»

220.Epist.Lib. II, I. 70.

220.Epist.Lib. II, I. 70.

221.E ancor noi finalmente abbiam sottrattoLa mano alle spalmate.

221.

E ancor noi finalmente abbiam sottrattoLa mano alle spalmate.

E ancor noi finalmente abbiam sottrattoLa mano alle spalmate.

E ancor noi finalmente abbiam sottratto

La mano alle spalmate.

222.Lib. VII. c. 3.

222.Lib. VII. c. 3.

223.Del Commercio dei Romani, Cap. III.

223.Del Commercio dei Romani, Cap. III.

224.Hist. Nat.Lib. VI. c. 60.

224.Hist. Nat.Lib. VI. c. 60.

225.VediCicero, De Oratore, 37.

225.VediCicero, De Oratore, 37.

226.Cic.Pro Flacco. 15.Dionis. Alicarnas.VII. 70.

226.Cic.Pro Flacco. 15.Dionis. Alicarnas.VII. 70.

227.Plin.Nat. Hist.XIII. 13. «Abbruciati, perchè fossero scritti di filosofia.»

227.Plin.Nat. Hist.XIII. 13. «Abbruciati, perchè fossero scritti di filosofia.»

228.Epist.II. 1.

228.Epist.II. 1.


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