NOTE:

NOTE:1.Lib. VII c. 2.2.Cajo Quinzio Valgo, figlio di Cajo, e Marco Porcio, figlio di Marco, duumviri, hanno, per decreto dei duumviri, fatto fare il teatro coperto e i medesimi lo hanno collaudato.3.«L’Odeo che s’incontra a sinistra nell’uscire dal teatro.»4.Apologiac. VI.Ne hieme voluptas impudica frigeret.5.Cap. XLIV.6.Trad. di Vincenzo Lancetti.7.Marco Oculazio Vero, figlio di Marco, duumviro sopra i giuochi — Bréton, pel contrario, constatando essersi qui scrittoOlconiuse nonHolconius, come più spesso altrove, ne fa maraviglia; ma maggiore in me avrebbe a fare vedendo che, ammonito pure da ciò, non volle leggere, come altri lessero, invece diOlconius, Oculatius.8.Svet.Nero, c. 12; Juven.Sat., II. v. 147.9.Lib. V. c. 7.10.Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna,Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra,Delle varie figure, ond’ella è adorna,Prima lascia apparir la testa sopra;Poi, secondo che al panno alzan le cornaLe corde, fa che il busto si discopra:Come poi giugne al segno, ivi si vedeD’ogni effigie ogni membro insino al piede.Trad. di Gio. Andrea Dell’Anguillara, Lib. X, ott. 37.11.Diz. delle Antich.alla voceAulæa.12.Epist.II. I. 189.13.Metam.lib. III.14.«Calato sotto l’auleo, e ripiegati i siparii, si disporrà la scena.» Lib. X. Discorre Apulejo di ciò, come se avesse luogo nella rappresentazione d’un balletto pantomimico, il cui soggetto era il Giudizio di Paride.15.Georgica3. 24:Come volte le fronti a un tratto mutiNel teatro la scena ed i BritanniTolgan gli auléi purpurei, in cui ritrattiAppajon essi.Lo che significa che sui scenarj fossero tessute le vittorie, tra cui quelle singolarmente di Giulio Cesare nella Britannia, da cui i diversi schiavi o mancipi venuti di colà erano stati applicati a’ teatrali uffici.16.C. IV. v. 1186.17.Lib. V. c. 3 e 5.De Theatri vasis.18.«Turbato dallo schiamazzo che nel mezzo della notte facevano coloro che avevano ad occupare nel Circo i posti gratuiti.»19.Non assediin gli schiavi i posti ond’essiPer i liberi sien, a men che ognunoPaghi un asse per testa e, ove non l’abbia,Ritorni a casa.Così nel prologo della commedia.20.«Sorgon in luogo eletto i tre teatri.»21.Sovente assisi sulla molle erbetta,Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amicoD’un’arbore frondosa, allegramenteSenza dispendi avean essi riposo,Gli scherzi allora, il conversar, le risaScoppiettavan graditi in mezzo a loro;Però che onor l’agreste musa avesse.22.Non per colpa s’immola a Bacco il caproSovra l’are dovunque e i ludi antichiSulle scene compajono, solenniDella Tesea città[23]gli abitatoriImmaginaron premj intorno ai grandiPopolosi villaggi e nelle vie,E fra le colme coppe in su gli erbosiPrati danzâr fra l’untüose pelliDegli immolati capri. IstessamenteGli Ausonj pur dalla trojana genteQui derivati con incolto versoE irrefrenato riso han passatempoE di cave corteccie orrendi visiAssumono, e ne’ loro allegri carmiTe invocan, Bacco, e sul gigante pinoTi sospendon votive immaginette.Mia traduzione.23.Gli Ateniesi sono così dal Poeta chiamatiThesidæda Teseo re, che primo ridusse dagli sparsi villaggi entro la città che circondò di mura.24.«I primi ludi teatrali nacquero dalle feste di Bacco.»25.Grecia già doma il vincitor feroceGiunse a domar, e nell’agreste LazioL’arti guidò per man; indi quell’irtoCadde saturnio ritmo, e fu respintoDal fior d’ogni eleganza il grave lezzo.Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancoraRimangon oggi le salvatich’ormeChè tardo acuti su le greche carteSguardi volse il Roman, e alfin deposteLe punich’arme, cominciò tranquilloQuella ad investigar, ch’Eschilo e TespiE Sofocle apprestava util dottrina.Trad. Gargallo.26.Storia degli Italiani, Vol. I, cap. XXXI.27.Ma però se grecizza il mio subbietto,Non atticizza, ma piuttosto in veroSicilizza.28.Che d’altri personaggi ora non liceValersi, e ch’altro scriver si costumaChe di schiavi correnti e di pietoseMatrone o di malvagie cortigiane,Di parassito crapulon, ovveroDi spavaldo soldato e di suppostoFanciullo; o pur da vecchio servitoreVenir tradito; amare, odiar, gelosiRestar in scena? Oh! nulla cosa insommaScriver si può che non sia stato scritto.Mia trad.29.Molti incerti restar abbiam vedutoCui conceder di comico poetaLa palma; a te, col mio giudizio adessoIl dubbio solverò, sì che tu possaAltra sentenza rigettar contraria.Prima a Cecilio Stazio io la concedo,Plauto di poi ogn’altro certo avvanza;Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto;E se il quarto, ad alcun dar lo si deve,A Licinio è dovuto, ed a lui pressoAttilio viene; il sesto loco ottienePublio Terenzio, e il settimo Turpilio;Ha Trabëa l’ottavo e il nono a LuscioGiustamente si dee; Ennio, in ragioneSolo di vetustà, decimo venga.Tr.id.30.Traduco:Vi avran di quei che mi diran: che è questoMatrimonio di schiavi? E quando maiTorran moglie gli schiavi? Ecco una cosaStrana così che in nessun luogo è vista.Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia,A Cartagin, qui nella terra nostra,In Apulia, ove più che i cittadiniSoglion gli schiavi andar tra loro a nozze.31.Tutto ciò che piacePotè ai mimi concedere la scena.Lib. 2.32.Apologia. XV.33.«Il capo e la faccia coperti colla maschera.»34.Le Maschere Sceniche e le Figure Comiche d’antichi Romani descritte brevemente da Francesco De Ficoroni.— Roma.Nella stamperia dei Bernabò e Lazzarini MDCCXLVIII.I versi di Fedro così tradurrei:Gli occhi in maschera tragicaUn dì la volpe affisse;Oh quanto è bella, disse,Ma ahimè! cervel non ha.35.Se taluno avrà cantato innanzi al popolo, o avrà fatto carme che rechi infamia o offesa altrui, venga punito di bastone.36.Fescennina licenza, a cui ben questoCostume aprì la via, con versi alterniRustici prese a dardeggiar motteggi,E omai l’ammessa libertà, cogli anniRinnovandosi ognor, piacevolmenteFolleggiò, sinchè poi l’inferocitoScherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia,Già minaccioso gli onorati LariImpunemente penetrare ardio.Quei che sentiro i sanguinosi morsi,Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchiSu la sorte comun stetter pensosi:Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto,Perchè descritto in petulanti versiAlcun non fosse. Ecco littor temutoCangiar fe’ metro, e sol diletto e lodeOrmai risuona su le aonie corde.Trad. Gargallo.37.Magno tu sei per la miseria nostra....E di codesta tua virtute alfineGiorno verrà che te’ n dorrai tu forte,Se legge non l’infrena, oppur costume.38.Ad Atticum, II, 19.39.Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.40.È da fatal necessità volutoChe i molti tema chi è da lor temuto.41.«E che? colui che soccorse la Republica, la sostenne e rassodò tra gli Argivi.... dubbia l’impresa, non dubitò però espor la sua vita, nè curarsi del capo suo.... d’animo sommo in somma guerra e di sommo ingegno adornato.... o Padre! queste cose vidi io ardere. O ingrati Argivi, o Greci inconseguenti, immemori del beneficio!... Lo lasciate esulare, lo lasciate espellere, ed espulso, il sopportate.»42.Io son Talia, che a’ comici presiedePoemi e il vizio sferzaPer genial via di teatrali scede.43.Nè la nostra Talia dentro le selveVergognò soggiornar.44.Tom. II. pl. 3 nella nota 7. Vedi anche PlutarcoSimp.IX 14.45.Di Melpomene aver l’ignoto carmeTespi inventato, è fama, e aver su plaustriTratti gli attor, di feccia il volto intrisi,Che adattassero al carme il gesto e il canto.Trad. Gargallo.46.Costui è quell’Eraclide, che Diogene Laerzio e Suida dicono essere stato uomo grave, cantore di opere ottime ed elegantissime, e liberatore della sua patria oppressa, emulo di Platone, che nel partire per la Sicilia lo incaricò di presiedere alla sua scuola. Egli ne’ frammenti dell’operaDelle Republiche, ci lasciò testimonianza che Omero sè dicesse, in un componimento andato perduto, di patria toscano:Omero attesta dalla Tirrenia esser egli venuto in Cefallenia ed Itaca, ove per malattia perdè la vista, onde il nostro Manzoni il chiamasse:«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»47.Chi per vil capro in tragico certamePria gareggiò.Trad. Gargallo.48.Vien la truce Tragedia a grande passo,Torva la fronte d’arruffata chiomaE il lungo peplo che le casca in basso.Ovid., 3.Amor.I. II. Mia trad.49.De la maschera autor, e del decenteSirma, appo lui Eschilo il palco steseSu poche travi, e ad innalzar lo stile,E a poggiar sul coturno ei fu maestro.Trad. Gargallo.50.Chi poi abbia introdotto le maschere, i prologhi, la moltitudine degli attori ed altrettali cose, si ignora. —Della Poetica, cap. V.51.Se dì solenne a festeggiar talvolta,D’erbe un teatro si compone e notaUna commedia[52]recitar si ascolta,In cui l’attor pallida al volto e immotaMaschera tien dalla beante bocca,Il bimbo, di terror pinta la gota,Nel sen materno si nasconde.52.Ho tradotto la parolaexodiumperCommedia; ma l’exodiumera propriamente una farsa licenziosa che d’ordinario si rappresentava in seguito ad una tragedia e più spesso ancora in seguito ad un’atellana, qualche volta pure tra un atto e l’altro di quest’ultima. Il più delle volte l’esodio non aveva che un solo attore, chiamato per ciòexodiarus.53.«Laddove un oratore convien che abbia l’acutezza de’ dialetti e i sentimenti de’ filosofi e quasi il parlar de’ poeti, e la memoria de’ giuristi e la voce de’ tragici e poco meno che il gesto de’ più applauditi attori di teatro.» — Cicerone,De Oratore, lib. I, c. XXVIII, Trad. di Gius. Ant. Cantova.54.Queste son l’opre e queste l’arti inveroDel generoso prence: ei s’abbandonaA oscene danze su palco straniero;Beato allor che la nemea coronaD’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonanteAlle immagin’ degli avi i trofei dona;E di Domizio al più la trascinanteSirma di Tieste o Antigone e la cetraA quel gran marmo tu deponi innante.Mia trad.55.Plinio,Nat. Hist.lib. 19. 5. 46, fa sapere che ne’ grandi spettacoli della Grecia Nemea venisse data al vincitore una corona di appio, erba palustre, detta anche,helioselinum.56.EglogaVIII. 10.Che sol del sofocleo coturno degniSono i tuoi carmi.57.Lib. VII. 2.58.Hist. Nat.35. 12. 46.59.Id. 57. 2. 6.60.Saturnaliorum.Lib. III. C. XIV.61.Mentre il tosco tibicine strimpellaMuove il ludio il suo piè a grottesca danza.V. 112. Mia trad.62.Non grave d’oricalco e de la trombaQual oggi è omai, la tibia emulatrice,Ma semplice e sottil per pochi foriSpirando, al coro utile accordo univa,E del suo fiato empiea gli ancor non troppoSpesso sedili.Tr. Gargallo.63.Flacco di Claudio suonò colle tibie pari.64.«Il Tibicine intanto or vi diverta.»65.«Non comprendo di che abbia egli a temere, da che sì bei settenari egli reciti al suono della tibia.»66.Lo Scoliaste d’Apollonio,Argonaut.III V. I., e lo Scoliaste dell’Antologia, lib. I. cap. 57.67.Co’ suoi tragici giambi reboanteS’accalora Melpomene.68.Martorio Primo, liberto di Marco, architetto.69.E del nudo teatro e del copertoIl gemino edificio.70.Lib. II. c. 45. 6. «Quinto Catulo, imitando l’effeminatezza della Campania, primo coprì dell’ombra del velario gli spettatori.»71.Cap. XXVI.72.«Sederò teco al pompejan teatro,Quando il vento contendeDi spiegar sovra al popolo le tende.»Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.73.Sovente ancoraIl medesmo color diffuso intornoÈ dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo,E le purpuree e le sanguigne spessoCiò fanno, allor che ne’ teatri augustiSon tese, o sventolando in su l’antenneOndeggian fra le travi: ivi il consessoDegli ascoltanti; ivi la scena e tutteLe immagini de’ padri e delle madriE degli dei di color vario ornateVeggonsi fluttuare, e quanto piùHan d’ogni intorno le muraglie chiuse,Sicchè da’ lati del teatro alcunaLuce non passi, tanto più cosperseDi grazia e di lepor ridon le coseDi dentro, ecc.Trad. Marchetti.74.«Avanti tutti, Gneo Pompeo col far iscorrere le acque per le vie, temperò l’ardore estivo.» Lib. II. c. 496.75.«Oggi per avventura credi più sapiente quegli che trovò come con latenti condotti si porti a immensa altezza e si sprizzi acqua profumata di zafferano.»76.Non ondeggiava sulla curva arenaPompa di veli, nè odoroso crocoSpirava intorno ognor la molle scena.Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.77.Non si stendean sulla marmorea arenaLe vele allor, nè s’era vista ancoraD’acqua di croco rosseggiar la scena.Lib. I. v. 103-104. Mia versione.78.Testè, solo fra tutti, Orazio in brunoMantello agli spettacoli assistea,Mentre la plebe, il maggior duce, e l’unoOrdine e l’altro in bianco vi sedea.Spessa neve dal ciel cadde repente:In mantel bianco Orazio ecco sedente.Lib. IV. 2. Trad. Magenta.79.«Un giorno (Augusto) avendo in un’assemblea di popolo veduto una gran turba in mantelli neri, pieno di corruccio si diè a gridare: Ecco son questiI togati Romani arbitri in tutto?e commise agli edili che quind’innanzi più alcun cittadino non comparisse nel foro o nel circo, se non deposto prima il mantello.» C. XL.80.«A Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, duumviro incaricato per la quinta volta dell’amministrazione della giustizia, quinqueviro per la seconda volta, tribuno dei soldati eletto dal popolo, flamine d’Augusto, patrono della colonia, per decreto de’ decurioni.»81.«Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Celere a propria spesa eressero una cripta, un tribunale, un teatro a lustro della Colonia.»82.«A Marco Olconio Celere duumviro di giustizia, cinque volte designato sacerdote d’Augusto.»83.De Rich,Diz. d’Antichità, voceThymele.84.Parte I, cap. I, p. 6.85.Lib. cap. 13. 2.86.Epist. Ex Ponto.Epist XVI.87.Indi fidai con gravi accenti al tragicoCoturno, qual dovea, regal subbietto.Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.88.Io salvarti potei e mi domandiSe struggerti non possa?...Instit. Orat.VIII. 5.89.Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.90.Le pugne de’ centimaniSacrileghi gigantiCantar tentai: ho ceteraPe’ carmi altisonanti.91.Tristium, lib. II. 519.92.Id. lib. V. 7. 25.93.Inst. Orat.X. I. «che può essere paragonata a qualunque tragedia greca.»94.LA NUTRICE.Partiro i Colchi; nulla fu la fedeDel tuo consorte e di dovizie tantePiù nulla resta a te.MEDEA.Resta Medea.AttoII.Sc.I.95.TESEO.Di’, qual delitto colla morte intendiD’espiar?FEDRA.Quello ch’io vivo.96.Tempo vegg’io propizioIn avvenir lontano,In cui torrà gli ostacoliFremente l’oceano,Ed ingente una terra apparirà;Nè Tile fia più l’ultima;Ma nuovi mondi Teti scoprirà.Mia trad.97.Lipsia, 1822.98.Lipsia, 1852.99.Antichità di Pompei.Vol. IV.100.Ecco d’eroici sensi menar vampoCianciator grecizzante.Sat.I. v. 69. Trad. V. Monti.101.Le publicai tradotte in un volume:Publio Siro — I Mimiambi.— Pagnoni, 1871.102.Nat. Hist., IX. 59.103.Quei cui parrà tuo genio al suo conformeCon l’un pollice e l’altro avvien che innalziFautor suoi plausi a’ marzïal tuoi ludi.Epist.lib. 1. ep. XIX 66. Trad. Gargallo.Vedi anche PlinioNat. Hist.XXVIII, II. 3.104.Nè l’opra tua puoi vendere a cotestaGente nel foro o nel teatro.Epig.Lib. VII. 64.105.Lib. IV. 15.106.Paradox.III, 2.De Orat.III.107.Pag. 46.108.In Pericle13.109.Lib. V. 9. 10.110.Cap. V.111.«Egualmente sono a lui dovuti e il tempio della gente Flavia e uno stadio e un odeum ed una naumachia, delle cui pietre di poi valsero alla riparazione del gran circo, i due lati del quale erano stati incendiati.»112.I giuochi di Achille in onor di Patroclo sono narrati nel libro XXIII dell’Iliade.113.Questi torneamenti, e queste giostreRinnovò poscia Ascanio, allor ch’eresseAlba la lunga; appresegli i Latini;Gli mantenner gli Albani; e d’Alba a RomaFur trasportati, e vi son oggi; e comeE l’uso e Roma e i giochi derivatiSon dai Trojani, hanno or di Troja il nome.Æneid.Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.

1.Lib. VII c. 2.

1.Lib. VII c. 2.

2.Cajo Quinzio Valgo, figlio di Cajo, e Marco Porcio, figlio di Marco, duumviri, hanno, per decreto dei duumviri, fatto fare il teatro coperto e i medesimi lo hanno collaudato.

2.Cajo Quinzio Valgo, figlio di Cajo, e Marco Porcio, figlio di Marco, duumviri, hanno, per decreto dei duumviri, fatto fare il teatro coperto e i medesimi lo hanno collaudato.

3.«L’Odeo che s’incontra a sinistra nell’uscire dal teatro.»

3.«L’Odeo che s’incontra a sinistra nell’uscire dal teatro.»

4.Apologiac. VI.Ne hieme voluptas impudica frigeret.

4.Apologiac. VI.Ne hieme voluptas impudica frigeret.

5.Cap. XLIV.

5.Cap. XLIV.

6.Trad. di Vincenzo Lancetti.

6.Trad. di Vincenzo Lancetti.

7.Marco Oculazio Vero, figlio di Marco, duumviro sopra i giuochi — Bréton, pel contrario, constatando essersi qui scrittoOlconiuse nonHolconius, come più spesso altrove, ne fa maraviglia; ma maggiore in me avrebbe a fare vedendo che, ammonito pure da ciò, non volle leggere, come altri lessero, invece diOlconius, Oculatius.

7.Marco Oculazio Vero, figlio di Marco, duumviro sopra i giuochi — Bréton, pel contrario, constatando essersi qui scrittoOlconiuse nonHolconius, come più spesso altrove, ne fa maraviglia; ma maggiore in me avrebbe a fare vedendo che, ammonito pure da ciò, non volle leggere, come altri lessero, invece diOlconius, Oculatius.

8.Svet.Nero, c. 12; Juven.Sat., II. v. 147.

8.Svet.Nero, c. 12; Juven.Sat., II. v. 147.

9.Lib. V. c. 7.

9.Lib. V. c. 7.

10.Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna,Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra,Delle varie figure, ond’ella è adorna,Prima lascia apparir la testa sopra;Poi, secondo che al panno alzan le cornaLe corde, fa che il busto si discopra:Come poi giugne al segno, ivi si vedeD’ogni effigie ogni membro insino al piede.Trad. di Gio. Andrea Dell’Anguillara, Lib. X, ott. 37.

10.

Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna,Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra,Delle varie figure, ond’ella è adorna,Prima lascia apparir la testa sopra;Poi, secondo che al panno alzan le cornaLe corde, fa che il busto si discopra:Come poi giugne al segno, ivi si vedeD’ogni effigie ogni membro insino al piede.

Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna,Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra,Delle varie figure, ond’ella è adorna,Prima lascia apparir la testa sopra;Poi, secondo che al panno alzan le cornaLe corde, fa che il busto si discopra:Come poi giugne al segno, ivi si vedeD’ogni effigie ogni membro insino al piede.

Tal se ’l teatro il ricco arazzo adorna,

Mentre s’innalza al ciel la seta e l’opra,

Delle varie figure, ond’ella è adorna,

Prima lascia apparir la testa sopra;

Poi, secondo che al panno alzan le corna

Le corde, fa che il busto si discopra:

Come poi giugne al segno, ivi si vede

D’ogni effigie ogni membro insino al piede.

Trad. di Gio. Andrea Dell’Anguillara, Lib. X, ott. 37.

11.Diz. delle Antich.alla voceAulæa.

11.Diz. delle Antich.alla voceAulæa.

12.Epist.II. I. 189.

12.Epist.II. I. 189.

13.Metam.lib. III.

13.Metam.lib. III.

14.«Calato sotto l’auleo, e ripiegati i siparii, si disporrà la scena.» Lib. X. Discorre Apulejo di ciò, come se avesse luogo nella rappresentazione d’un balletto pantomimico, il cui soggetto era il Giudizio di Paride.

14.«Calato sotto l’auleo, e ripiegati i siparii, si disporrà la scena.» Lib. X. Discorre Apulejo di ciò, come se avesse luogo nella rappresentazione d’un balletto pantomimico, il cui soggetto era il Giudizio di Paride.

15.Georgica3. 24:Come volte le fronti a un tratto mutiNel teatro la scena ed i BritanniTolgan gli auléi purpurei, in cui ritrattiAppajon essi.Lo che significa che sui scenarj fossero tessute le vittorie, tra cui quelle singolarmente di Giulio Cesare nella Britannia, da cui i diversi schiavi o mancipi venuti di colà erano stati applicati a’ teatrali uffici.

15.Georgica3. 24:

Come volte le fronti a un tratto mutiNel teatro la scena ed i BritanniTolgan gli auléi purpurei, in cui ritrattiAppajon essi.

Come volte le fronti a un tratto mutiNel teatro la scena ed i BritanniTolgan gli auléi purpurei, in cui ritrattiAppajon essi.

Come volte le fronti a un tratto muti

Nel teatro la scena ed i Britanni

Tolgan gli auléi purpurei, in cui ritratti

Appajon essi.

Lo che significa che sui scenarj fossero tessute le vittorie, tra cui quelle singolarmente di Giulio Cesare nella Britannia, da cui i diversi schiavi o mancipi venuti di colà erano stati applicati a’ teatrali uffici.

16.C. IV. v. 1186.

16.C. IV. v. 1186.

17.Lib. V. c. 3 e 5.De Theatri vasis.

17.Lib. V. c. 3 e 5.De Theatri vasis.

18.«Turbato dallo schiamazzo che nel mezzo della notte facevano coloro che avevano ad occupare nel Circo i posti gratuiti.»

18.«Turbato dallo schiamazzo che nel mezzo della notte facevano coloro che avevano ad occupare nel Circo i posti gratuiti.»

19.Non assediin gli schiavi i posti ond’essiPer i liberi sien, a men che ognunoPaghi un asse per testa e, ove non l’abbia,Ritorni a casa.Così nel prologo della commedia.

19.

Non assediin gli schiavi i posti ond’essiPer i liberi sien, a men che ognunoPaghi un asse per testa e, ove non l’abbia,Ritorni a casa.

Non assediin gli schiavi i posti ond’essiPer i liberi sien, a men che ognunoPaghi un asse per testa e, ove non l’abbia,Ritorni a casa.

Non assediin gli schiavi i posti ond’essi

Per i liberi sien, a men che ognuno

Paghi un asse per testa e, ove non l’abbia,

Ritorni a casa.

Così nel prologo della commedia.

20.«Sorgon in luogo eletto i tre teatri.»

20.«Sorgon in luogo eletto i tre teatri.»

21.Sovente assisi sulla molle erbetta,Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amicoD’un’arbore frondosa, allegramenteSenza dispendi avean essi riposo,Gli scherzi allora, il conversar, le risaScoppiettavan graditi in mezzo a loro;Però che onor l’agreste musa avesse.

21.

Sovente assisi sulla molle erbetta,Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amicoD’un’arbore frondosa, allegramenteSenza dispendi avean essi riposo,Gli scherzi allora, il conversar, le risaScoppiettavan graditi in mezzo a loro;Però che onor l’agreste musa avesse.

Sovente assisi sulla molle erbetta,Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amicoD’un’arbore frondosa, allegramenteSenza dispendi avean essi riposo,Gli scherzi allora, il conversar, le risaScoppiettavan graditi in mezzo a loro;Però che onor l’agreste musa avesse.

Sovente assisi sulla molle erbetta,

Lungo il margin d’un rivo e al rezzo amico

D’un’arbore frondosa, allegramente

Senza dispendi avean essi riposo,

Gli scherzi allora, il conversar, le risa

Scoppiettavan graditi in mezzo a loro;

Però che onor l’agreste musa avesse.

22.Non per colpa s’immola a Bacco il caproSovra l’are dovunque e i ludi antichiSulle scene compajono, solenniDella Tesea città[23]gli abitatoriImmaginaron premj intorno ai grandiPopolosi villaggi e nelle vie,E fra le colme coppe in su gli erbosiPrati danzâr fra l’untüose pelliDegli immolati capri. IstessamenteGli Ausonj pur dalla trojana genteQui derivati con incolto versoE irrefrenato riso han passatempoE di cave corteccie orrendi visiAssumono, e ne’ loro allegri carmiTe invocan, Bacco, e sul gigante pinoTi sospendon votive immaginette.Mia traduzione.

22.

Non per colpa s’immola a Bacco il caproSovra l’are dovunque e i ludi antichiSulle scene compajono, solenniDella Tesea città[23]gli abitatoriImmaginaron premj intorno ai grandiPopolosi villaggi e nelle vie,E fra le colme coppe in su gli erbosiPrati danzâr fra l’untüose pelliDegli immolati capri. IstessamenteGli Ausonj pur dalla trojana genteQui derivati con incolto versoE irrefrenato riso han passatempoE di cave corteccie orrendi visiAssumono, e ne’ loro allegri carmiTe invocan, Bacco, e sul gigante pinoTi sospendon votive immaginette.Mia traduzione.

Non per colpa s’immola a Bacco il caproSovra l’are dovunque e i ludi antichiSulle scene compajono, solenniDella Tesea città[23]gli abitatoriImmaginaron premj intorno ai grandiPopolosi villaggi e nelle vie,E fra le colme coppe in su gli erbosiPrati danzâr fra l’untüose pelliDegli immolati capri. IstessamenteGli Ausonj pur dalla trojana genteQui derivati con incolto versoE irrefrenato riso han passatempoE di cave corteccie orrendi visiAssumono, e ne’ loro allegri carmiTe invocan, Bacco, e sul gigante pinoTi sospendon votive immaginette.Mia traduzione.

Non per colpa s’immola a Bacco il capro

Sovra l’are dovunque e i ludi antichi

Sulle scene compajono, solenni

Della Tesea città[23]gli abitatori

Immaginaron premj intorno ai grandi

Popolosi villaggi e nelle vie,

E fra le colme coppe in su gli erbosi

Prati danzâr fra l’untüose pelli

Degli immolati capri. Istessamente

Gli Ausonj pur dalla trojana gente

Qui derivati con incolto verso

E irrefrenato riso han passatempo

E di cave corteccie orrendi visi

Assumono, e ne’ loro allegri carmi

Te invocan, Bacco, e sul gigante pino

Ti sospendon votive immaginette.

Mia traduzione.

23.Gli Ateniesi sono così dal Poeta chiamatiThesidæda Teseo re, che primo ridusse dagli sparsi villaggi entro la città che circondò di mura.

23.Gli Ateniesi sono così dal Poeta chiamatiThesidæda Teseo re, che primo ridusse dagli sparsi villaggi entro la città che circondò di mura.

24.«I primi ludi teatrali nacquero dalle feste di Bacco.»

24.«I primi ludi teatrali nacquero dalle feste di Bacco.»

25.Grecia già doma il vincitor feroceGiunse a domar, e nell’agreste LazioL’arti guidò per man; indi quell’irtoCadde saturnio ritmo, e fu respintoDal fior d’ogni eleganza il grave lezzo.Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancoraRimangon oggi le salvatich’ormeChè tardo acuti su le greche carteSguardi volse il Roman, e alfin deposteLe punich’arme, cominciò tranquilloQuella ad investigar, ch’Eschilo e TespiE Sofocle apprestava util dottrina.Trad. Gargallo.

25.

Grecia già doma il vincitor feroceGiunse a domar, e nell’agreste LazioL’arti guidò per man; indi quell’irtoCadde saturnio ritmo, e fu respintoDal fior d’ogni eleganza il grave lezzo.Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancoraRimangon oggi le salvatich’ormeChè tardo acuti su le greche carteSguardi volse il Roman, e alfin deposteLe punich’arme, cominciò tranquilloQuella ad investigar, ch’Eschilo e TespiE Sofocle apprestava util dottrina.Trad. Gargallo.

Grecia già doma il vincitor feroceGiunse a domar, e nell’agreste LazioL’arti guidò per man; indi quell’irtoCadde saturnio ritmo, e fu respintoDal fior d’ogni eleganza il grave lezzo.Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancoraRimangon oggi le salvatich’ormeChè tardo acuti su le greche carteSguardi volse il Roman, e alfin deposteLe punich’arme, cominciò tranquilloQuella ad investigar, ch’Eschilo e TespiE Sofocle apprestava util dottrina.Trad. Gargallo.

Grecia già doma il vincitor feroce

Giunse a domar, e nell’agreste Lazio

L’arti guidò per man; indi quell’irto

Cadde saturnio ritmo, e fu respinto

Dal fior d’ogni eleganza il grave lezzo.

Ma rimasero ancor lungh’anni, e ancora

Rimangon oggi le salvatich’orme

Chè tardo acuti su le greche carte

Sguardi volse il Roman, e alfin deposte

Le punich’arme, cominciò tranquillo

Quella ad investigar, ch’Eschilo e Tespi

E Sofocle apprestava util dottrina.

Trad. Gargallo.

26.Storia degli Italiani, Vol. I, cap. XXXI.

26.Storia degli Italiani, Vol. I, cap. XXXI.

27.Ma però se grecizza il mio subbietto,Non atticizza, ma piuttosto in veroSicilizza.

27.

Ma però se grecizza il mio subbietto,Non atticizza, ma piuttosto in veroSicilizza.

Ma però se grecizza il mio subbietto,Non atticizza, ma piuttosto in veroSicilizza.

Ma però se grecizza il mio subbietto,

Non atticizza, ma piuttosto in vero

Sicilizza.

28.Che d’altri personaggi ora non liceValersi, e ch’altro scriver si costumaChe di schiavi correnti e di pietoseMatrone o di malvagie cortigiane,Di parassito crapulon, ovveroDi spavaldo soldato e di suppostoFanciullo; o pur da vecchio servitoreVenir tradito; amare, odiar, gelosiRestar in scena? Oh! nulla cosa insommaScriver si può che non sia stato scritto.Mia trad.

28.

Che d’altri personaggi ora non liceValersi, e ch’altro scriver si costumaChe di schiavi correnti e di pietoseMatrone o di malvagie cortigiane,Di parassito crapulon, ovveroDi spavaldo soldato e di suppostoFanciullo; o pur da vecchio servitoreVenir tradito; amare, odiar, gelosiRestar in scena? Oh! nulla cosa insommaScriver si può che non sia stato scritto.Mia trad.

Che d’altri personaggi ora non liceValersi, e ch’altro scriver si costumaChe di schiavi correnti e di pietoseMatrone o di malvagie cortigiane,Di parassito crapulon, ovveroDi spavaldo soldato e di suppostoFanciullo; o pur da vecchio servitoreVenir tradito; amare, odiar, gelosiRestar in scena? Oh! nulla cosa insommaScriver si può che non sia stato scritto.Mia trad.

Che d’altri personaggi ora non lice

Valersi, e ch’altro scriver si costuma

Che di schiavi correnti e di pietose

Matrone o di malvagie cortigiane,

Di parassito crapulon, ovvero

Di spavaldo soldato e di supposto

Fanciullo; o pur da vecchio servitore

Venir tradito; amare, odiar, gelosi

Restar in scena? Oh! nulla cosa insomma

Scriver si può che non sia stato scritto.

Mia trad.

29.Molti incerti restar abbiam vedutoCui conceder di comico poetaLa palma; a te, col mio giudizio adessoIl dubbio solverò, sì che tu possaAltra sentenza rigettar contraria.Prima a Cecilio Stazio io la concedo,Plauto di poi ogn’altro certo avvanza;Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto;E se il quarto, ad alcun dar lo si deve,A Licinio è dovuto, ed a lui pressoAttilio viene; il sesto loco ottienePublio Terenzio, e il settimo Turpilio;Ha Trabëa l’ottavo e il nono a LuscioGiustamente si dee; Ennio, in ragioneSolo di vetustà, decimo venga.Tr.id.

29.

Molti incerti restar abbiam vedutoCui conceder di comico poetaLa palma; a te, col mio giudizio adessoIl dubbio solverò, sì che tu possaAltra sentenza rigettar contraria.Prima a Cecilio Stazio io la concedo,Plauto di poi ogn’altro certo avvanza;Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto;E se il quarto, ad alcun dar lo si deve,A Licinio è dovuto, ed a lui pressoAttilio viene; il sesto loco ottienePublio Terenzio, e il settimo Turpilio;Ha Trabëa l’ottavo e il nono a LuscioGiustamente si dee; Ennio, in ragioneSolo di vetustà, decimo venga.Tr.id.

Molti incerti restar abbiam vedutoCui conceder di comico poetaLa palma; a te, col mio giudizio adessoIl dubbio solverò, sì che tu possaAltra sentenza rigettar contraria.Prima a Cecilio Stazio io la concedo,Plauto di poi ogn’altro certo avvanza;Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto;E se il quarto, ad alcun dar lo si deve,A Licinio è dovuto, ed a lui pressoAttilio viene; il sesto loco ottienePublio Terenzio, e il settimo Turpilio;Ha Trabëa l’ottavo e il nono a LuscioGiustamente si dee; Ennio, in ragioneSolo di vetustà, decimo venga.Tr.id.

Molti incerti restar abbiam veduto

Cui conceder di comico poeta

La palma; a te, col mio giudizio adesso

Il dubbio solverò, sì che tu possa

Altra sentenza rigettar contraria.

Prima a Cecilio Stazio io la concedo,

Plauto di poi ogn’altro certo avvanza;

Quindi l’ardito Nevio ha il terzo posto;

E se il quarto, ad alcun dar lo si deve,

A Licinio è dovuto, ed a lui presso

Attilio viene; il sesto loco ottiene

Publio Terenzio, e il settimo Turpilio;

Ha Trabëa l’ottavo e il nono a Luscio

Giustamente si dee; Ennio, in ragione

Solo di vetustà, decimo venga.

Tr.id.

30.Traduco:Vi avran di quei che mi diran: che è questoMatrimonio di schiavi? E quando maiTorran moglie gli schiavi? Ecco una cosaStrana così che in nessun luogo è vista.Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia,A Cartagin, qui nella terra nostra,In Apulia, ove più che i cittadiniSoglion gli schiavi andar tra loro a nozze.

30.Traduco:

Vi avran di quei che mi diran: che è questoMatrimonio di schiavi? E quando maiTorran moglie gli schiavi? Ecco una cosaStrana così che in nessun luogo è vista.Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia,A Cartagin, qui nella terra nostra,In Apulia, ove più che i cittadiniSoglion gli schiavi andar tra loro a nozze.

Vi avran di quei che mi diran: che è questoMatrimonio di schiavi? E quando maiTorran moglie gli schiavi? Ecco una cosaStrana così che in nessun luogo è vista.Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia,A Cartagin, qui nella terra nostra,In Apulia, ove più che i cittadiniSoglion gli schiavi andar tra loro a nozze.

Vi avran di quei che mi diran: che è questo

Matrimonio di schiavi? E quando mai

Torran moglie gli schiavi? Ecco una cosa

Strana così che in nessun luogo è vista.

Ma io v’accerto che ciò s’usa in Grecia,

A Cartagin, qui nella terra nostra,

In Apulia, ove più che i cittadini

Soglion gli schiavi andar tra loro a nozze.

31.Tutto ciò che piacePotè ai mimi concedere la scena.Lib. 2.

31.

Tutto ciò che piacePotè ai mimi concedere la scena.Lib. 2.

Tutto ciò che piacePotè ai mimi concedere la scena.Lib. 2.

Tutto ciò che piace

Potè ai mimi concedere la scena.

Lib. 2.

32.Apologia. XV.

32.Apologia. XV.

33.«Il capo e la faccia coperti colla maschera.»

33.«Il capo e la faccia coperti colla maschera.»

34.Le Maschere Sceniche e le Figure Comiche d’antichi Romani descritte brevemente da Francesco De Ficoroni.— Roma.Nella stamperia dei Bernabò e Lazzarini MDCCXLVIII.I versi di Fedro così tradurrei:Gli occhi in maschera tragicaUn dì la volpe affisse;Oh quanto è bella, disse,Ma ahimè! cervel non ha.

34.Le Maschere Sceniche e le Figure Comiche d’antichi Romani descritte brevemente da Francesco De Ficoroni.— Roma.Nella stamperia dei Bernabò e Lazzarini MDCCXLVIII.I versi di Fedro così tradurrei:

Gli occhi in maschera tragicaUn dì la volpe affisse;Oh quanto è bella, disse,Ma ahimè! cervel non ha.

Gli occhi in maschera tragicaUn dì la volpe affisse;Oh quanto è bella, disse,Ma ahimè! cervel non ha.

Gli occhi in maschera tragica

Un dì la volpe affisse;

Oh quanto è bella, disse,

Ma ahimè! cervel non ha.

35.Se taluno avrà cantato innanzi al popolo, o avrà fatto carme che rechi infamia o offesa altrui, venga punito di bastone.

35.Se taluno avrà cantato innanzi al popolo, o avrà fatto carme che rechi infamia o offesa altrui, venga punito di bastone.

36.Fescennina licenza, a cui ben questoCostume aprì la via, con versi alterniRustici prese a dardeggiar motteggi,E omai l’ammessa libertà, cogli anniRinnovandosi ognor, piacevolmenteFolleggiò, sinchè poi l’inferocitoScherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia,Già minaccioso gli onorati LariImpunemente penetrare ardio.Quei che sentiro i sanguinosi morsi,Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchiSu la sorte comun stetter pensosi:Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto,Perchè descritto in petulanti versiAlcun non fosse. Ecco littor temutoCangiar fe’ metro, e sol diletto e lodeOrmai risuona su le aonie corde.Trad. Gargallo.

36.

Fescennina licenza, a cui ben questoCostume aprì la via, con versi alterniRustici prese a dardeggiar motteggi,E omai l’ammessa libertà, cogli anniRinnovandosi ognor, piacevolmenteFolleggiò, sinchè poi l’inferocitoScherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia,Già minaccioso gli onorati LariImpunemente penetrare ardio.Quei che sentiro i sanguinosi morsi,Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchiSu la sorte comun stetter pensosi:Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto,Perchè descritto in petulanti versiAlcun non fosse. Ecco littor temutoCangiar fe’ metro, e sol diletto e lodeOrmai risuona su le aonie corde.Trad. Gargallo.

Fescennina licenza, a cui ben questoCostume aprì la via, con versi alterniRustici prese a dardeggiar motteggi,E omai l’ammessa libertà, cogli anniRinnovandosi ognor, piacevolmenteFolleggiò, sinchè poi l’inferocitoScherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia,Già minaccioso gli onorati LariImpunemente penetrare ardio.Quei che sentiro i sanguinosi morsi,Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchiSu la sorte comun stetter pensosi:Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto,Perchè descritto in petulanti versiAlcun non fosse. Ecco littor temutoCangiar fe’ metro, e sol diletto e lodeOrmai risuona su le aonie corde.Trad. Gargallo.

Fescennina licenza, a cui ben questo

Costume aprì la via, con versi alterni

Rustici prese a dardeggiar motteggi,

E omai l’ammessa libertà, cogli anni

Rinnovandosi ognor, piacevolmente

Folleggiò, sinchè poi l’inferocito

Scherzo scosso ogni fren, cangiato in rabbia,

Già minaccioso gli onorati Lari

Impunemente penetrare ardio.

Quei che sentiro i sanguinosi morsi,

Muggir di duolo, e quegli ancor non tocchi

Su la sorte comun stetter pensosi:

Ch’anzi legge e castigo allor fu imposto,

Perchè descritto in petulanti versi

Alcun non fosse. Ecco littor temuto

Cangiar fe’ metro, e sol diletto e lode

Ormai risuona su le aonie corde.

Trad. Gargallo.

37.Magno tu sei per la miseria nostra....E di codesta tua virtute alfineGiorno verrà che te’ n dorrai tu forte,Se legge non l’infrena, oppur costume.

37.

Magno tu sei per la miseria nostra....E di codesta tua virtute alfineGiorno verrà che te’ n dorrai tu forte,Se legge non l’infrena, oppur costume.

Magno tu sei per la miseria nostra....E di codesta tua virtute alfineGiorno verrà che te’ n dorrai tu forte,Se legge non l’infrena, oppur costume.

Magno tu sei per la miseria nostra....

E di codesta tua virtute alfine

Giorno verrà che te’ n dorrai tu forte,

Se legge non l’infrena, oppur costume.

38.Ad Atticum, II, 19.

38.Ad Atticum, II, 19.

39.Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.

39.

Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.

Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.

Quiriti, ahimè, la libertà perdemmo.

40.È da fatal necessità volutoChe i molti tema chi è da lor temuto.

40.

È da fatal necessità volutoChe i molti tema chi è da lor temuto.

È da fatal necessità volutoChe i molti tema chi è da lor temuto.

È da fatal necessità voluto

Che i molti tema chi è da lor temuto.

41.«E che? colui che soccorse la Republica, la sostenne e rassodò tra gli Argivi.... dubbia l’impresa, non dubitò però espor la sua vita, nè curarsi del capo suo.... d’animo sommo in somma guerra e di sommo ingegno adornato.... o Padre! queste cose vidi io ardere. O ingrati Argivi, o Greci inconseguenti, immemori del beneficio!... Lo lasciate esulare, lo lasciate espellere, ed espulso, il sopportate.»

41.«E che? colui che soccorse la Republica, la sostenne e rassodò tra gli Argivi.... dubbia l’impresa, non dubitò però espor la sua vita, nè curarsi del capo suo.... d’animo sommo in somma guerra e di sommo ingegno adornato.... o Padre! queste cose vidi io ardere. O ingrati Argivi, o Greci inconseguenti, immemori del beneficio!... Lo lasciate esulare, lo lasciate espellere, ed espulso, il sopportate.»

42.Io son Talia, che a’ comici presiedePoemi e il vizio sferzaPer genial via di teatrali scede.

42.

Io son Talia, che a’ comici presiedePoemi e il vizio sferzaPer genial via di teatrali scede.

Io son Talia, che a’ comici presiedePoemi e il vizio sferzaPer genial via di teatrali scede.

Io son Talia, che a’ comici presiede

Poemi e il vizio sferza

Per genial via di teatrali scede.

43.Nè la nostra Talia dentro le selveVergognò soggiornar.

43.

Nè la nostra Talia dentro le selveVergognò soggiornar.

Nè la nostra Talia dentro le selveVergognò soggiornar.

Nè la nostra Talia dentro le selve

Vergognò soggiornar.

44.Tom. II. pl. 3 nella nota 7. Vedi anche PlutarcoSimp.IX 14.

44.Tom. II. pl. 3 nella nota 7. Vedi anche PlutarcoSimp.IX 14.

45.Di Melpomene aver l’ignoto carmeTespi inventato, è fama, e aver su plaustriTratti gli attor, di feccia il volto intrisi,Che adattassero al carme il gesto e il canto.Trad. Gargallo.

45.

Di Melpomene aver l’ignoto carmeTespi inventato, è fama, e aver su plaustriTratti gli attor, di feccia il volto intrisi,Che adattassero al carme il gesto e il canto.Trad. Gargallo.

Di Melpomene aver l’ignoto carmeTespi inventato, è fama, e aver su plaustriTratti gli attor, di feccia il volto intrisi,Che adattassero al carme il gesto e il canto.Trad. Gargallo.

Di Melpomene aver l’ignoto carme

Tespi inventato, è fama, e aver su plaustri

Tratti gli attor, di feccia il volto intrisi,

Che adattassero al carme il gesto e il canto.

Trad. Gargallo.

46.Costui è quell’Eraclide, che Diogene Laerzio e Suida dicono essere stato uomo grave, cantore di opere ottime ed elegantissime, e liberatore della sua patria oppressa, emulo di Platone, che nel partire per la Sicilia lo incaricò di presiedere alla sua scuola. Egli ne’ frammenti dell’operaDelle Republiche, ci lasciò testimonianza che Omero sè dicesse, in un componimento andato perduto, di patria toscano:Omero attesta dalla Tirrenia esser egli venuto in Cefallenia ed Itaca, ove per malattia perdè la vista, onde il nostro Manzoni il chiamasse:«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»

46.Costui è quell’Eraclide, che Diogene Laerzio e Suida dicono essere stato uomo grave, cantore di opere ottime ed elegantissime, e liberatore della sua patria oppressa, emulo di Platone, che nel partire per la Sicilia lo incaricò di presiedere alla sua scuola. Egli ne’ frammenti dell’operaDelle Republiche, ci lasciò testimonianza che Omero sè dicesse, in un componimento andato perduto, di patria toscano:Omero attesta dalla Tirrenia esser egli venuto in Cefallenia ed Itaca, ove per malattia perdè la vista, onde il nostro Manzoni il chiamasse:

«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»

«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»

«Cieco d’occhi, divin raggio di mente.»

47.Chi per vil capro in tragico certamePria gareggiò.Trad. Gargallo.

47.

Chi per vil capro in tragico certamePria gareggiò.Trad. Gargallo.

Chi per vil capro in tragico certamePria gareggiò.Trad. Gargallo.

Chi per vil capro in tragico certame

Pria gareggiò.

Trad. Gargallo.

48.Vien la truce Tragedia a grande passo,Torva la fronte d’arruffata chiomaE il lungo peplo che le casca in basso.Ovid., 3.Amor.I. II. Mia trad.

48.

Vien la truce Tragedia a grande passo,Torva la fronte d’arruffata chiomaE il lungo peplo che le casca in basso.Ovid., 3.Amor.I. II. Mia trad.

Vien la truce Tragedia a grande passo,Torva la fronte d’arruffata chiomaE il lungo peplo che le casca in basso.Ovid., 3.Amor.I. II. Mia trad.

Vien la truce Tragedia a grande passo,

Torva la fronte d’arruffata chioma

E il lungo peplo che le casca in basso.

Ovid., 3.Amor.I. II. Mia trad.

49.De la maschera autor, e del decenteSirma, appo lui Eschilo il palco steseSu poche travi, e ad innalzar lo stile,E a poggiar sul coturno ei fu maestro.Trad. Gargallo.

49.

De la maschera autor, e del decenteSirma, appo lui Eschilo il palco steseSu poche travi, e ad innalzar lo stile,E a poggiar sul coturno ei fu maestro.Trad. Gargallo.

De la maschera autor, e del decenteSirma, appo lui Eschilo il palco steseSu poche travi, e ad innalzar lo stile,E a poggiar sul coturno ei fu maestro.Trad. Gargallo.

De la maschera autor, e del decente

Sirma, appo lui Eschilo il palco stese

Su poche travi, e ad innalzar lo stile,

E a poggiar sul coturno ei fu maestro.

Trad. Gargallo.

50.Chi poi abbia introdotto le maschere, i prologhi, la moltitudine degli attori ed altrettali cose, si ignora. —Della Poetica, cap. V.

50.Chi poi abbia introdotto le maschere, i prologhi, la moltitudine degli attori ed altrettali cose, si ignora. —Della Poetica, cap. V.

51.Se dì solenne a festeggiar talvolta,D’erbe un teatro si compone e notaUna commedia[52]recitar si ascolta,In cui l’attor pallida al volto e immotaMaschera tien dalla beante bocca,Il bimbo, di terror pinta la gota,Nel sen materno si nasconde.

51.

Se dì solenne a festeggiar talvolta,D’erbe un teatro si compone e notaUna commedia[52]recitar si ascolta,In cui l’attor pallida al volto e immotaMaschera tien dalla beante bocca,Il bimbo, di terror pinta la gota,Nel sen materno si nasconde.

Se dì solenne a festeggiar talvolta,D’erbe un teatro si compone e notaUna commedia[52]recitar si ascolta,In cui l’attor pallida al volto e immotaMaschera tien dalla beante bocca,Il bimbo, di terror pinta la gota,Nel sen materno si nasconde.

Se dì solenne a festeggiar talvolta,

D’erbe un teatro si compone e nota

Una commedia[52]recitar si ascolta,

In cui l’attor pallida al volto e immota

Maschera tien dalla beante bocca,

Il bimbo, di terror pinta la gota,

Nel sen materno si nasconde.

52.Ho tradotto la parolaexodiumperCommedia; ma l’exodiumera propriamente una farsa licenziosa che d’ordinario si rappresentava in seguito ad una tragedia e più spesso ancora in seguito ad un’atellana, qualche volta pure tra un atto e l’altro di quest’ultima. Il più delle volte l’esodio non aveva che un solo attore, chiamato per ciòexodiarus.

52.Ho tradotto la parolaexodiumperCommedia; ma l’exodiumera propriamente una farsa licenziosa che d’ordinario si rappresentava in seguito ad una tragedia e più spesso ancora in seguito ad un’atellana, qualche volta pure tra un atto e l’altro di quest’ultima. Il più delle volte l’esodio non aveva che un solo attore, chiamato per ciòexodiarus.

53.«Laddove un oratore convien che abbia l’acutezza de’ dialetti e i sentimenti de’ filosofi e quasi il parlar de’ poeti, e la memoria de’ giuristi e la voce de’ tragici e poco meno che il gesto de’ più applauditi attori di teatro.» — Cicerone,De Oratore, lib. I, c. XXVIII, Trad. di Gius. Ant. Cantova.

53.«Laddove un oratore convien che abbia l’acutezza de’ dialetti e i sentimenti de’ filosofi e quasi il parlar de’ poeti, e la memoria de’ giuristi e la voce de’ tragici e poco meno che il gesto de’ più applauditi attori di teatro.» — Cicerone,De Oratore, lib. I, c. XXVIII, Trad. di Gius. Ant. Cantova.

54.Queste son l’opre e queste l’arti inveroDel generoso prence: ei s’abbandonaA oscene danze su palco straniero;Beato allor che la nemea coronaD’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonanteAlle immagin’ degli avi i trofei dona;E di Domizio al più la trascinanteSirma di Tieste o Antigone e la cetraA quel gran marmo tu deponi innante.Mia trad.

54.

Queste son l’opre e queste l’arti inveroDel generoso prence: ei s’abbandonaA oscene danze su palco straniero;Beato allor che la nemea coronaD’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonanteAlle immagin’ degli avi i trofei dona;E di Domizio al più la trascinanteSirma di Tieste o Antigone e la cetraA quel gran marmo tu deponi innante.Mia trad.

Queste son l’opre e queste l’arti inveroDel generoso prence: ei s’abbandonaA oscene danze su palco straniero;Beato allor che la nemea coronaD’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonanteAlle immagin’ degli avi i trofei dona;E di Domizio al più la trascinanteSirma di Tieste o Antigone e la cetraA quel gran marmo tu deponi innante.Mia trad.

Queste son l’opre e queste l’arti invero

Del generoso prence: ei s’abbandona

A oscene danze su palco straniero;

Beato allor che la nemea corona

D’appio mertò[55]. Del tuo trillo sonante

Alle immagin’ degli avi i trofei dona;

E di Domizio al più la trascinante

Sirma di Tieste o Antigone e la cetra

A quel gran marmo tu deponi innante.

Mia trad.

55.Plinio,Nat. Hist.lib. 19. 5. 46, fa sapere che ne’ grandi spettacoli della Grecia Nemea venisse data al vincitore una corona di appio, erba palustre, detta anche,helioselinum.

55.Plinio,Nat. Hist.lib. 19. 5. 46, fa sapere che ne’ grandi spettacoli della Grecia Nemea venisse data al vincitore una corona di appio, erba palustre, detta anche,helioselinum.

56.EglogaVIII. 10.Che sol del sofocleo coturno degniSono i tuoi carmi.

56.EglogaVIII. 10.

Che sol del sofocleo coturno degniSono i tuoi carmi.

Che sol del sofocleo coturno degniSono i tuoi carmi.

Che sol del sofocleo coturno degni

Sono i tuoi carmi.

57.Lib. VII. 2.

57.Lib. VII. 2.

58.Hist. Nat.35. 12. 46.

58.Hist. Nat.35. 12. 46.

59.Id. 57. 2. 6.

59.Id. 57. 2. 6.

60.Saturnaliorum.Lib. III. C. XIV.

60.Saturnaliorum.Lib. III. C. XIV.

61.Mentre il tosco tibicine strimpellaMuove il ludio il suo piè a grottesca danza.V. 112. Mia trad.

61.

Mentre il tosco tibicine strimpellaMuove il ludio il suo piè a grottesca danza.V. 112. Mia trad.

Mentre il tosco tibicine strimpellaMuove il ludio il suo piè a grottesca danza.V. 112. Mia trad.

Mentre il tosco tibicine strimpella

Muove il ludio il suo piè a grottesca danza.

V. 112. Mia trad.

62.Non grave d’oricalco e de la trombaQual oggi è omai, la tibia emulatrice,Ma semplice e sottil per pochi foriSpirando, al coro utile accordo univa,E del suo fiato empiea gli ancor non troppoSpesso sedili.Tr. Gargallo.

62.

Non grave d’oricalco e de la trombaQual oggi è omai, la tibia emulatrice,Ma semplice e sottil per pochi foriSpirando, al coro utile accordo univa,E del suo fiato empiea gli ancor non troppoSpesso sedili.Tr. Gargallo.

Non grave d’oricalco e de la trombaQual oggi è omai, la tibia emulatrice,Ma semplice e sottil per pochi foriSpirando, al coro utile accordo univa,E del suo fiato empiea gli ancor non troppoSpesso sedili.Tr. Gargallo.

Non grave d’oricalco e de la tromba

Qual oggi è omai, la tibia emulatrice,

Ma semplice e sottil per pochi fori

Spirando, al coro utile accordo univa,

E del suo fiato empiea gli ancor non troppo

Spesso sedili.

Tr. Gargallo.

63.Flacco di Claudio suonò colle tibie pari.

63.Flacco di Claudio suonò colle tibie pari.

64.«Il Tibicine intanto or vi diverta.»

64.«Il Tibicine intanto or vi diverta.»

65.«Non comprendo di che abbia egli a temere, da che sì bei settenari egli reciti al suono della tibia.»

65.«Non comprendo di che abbia egli a temere, da che sì bei settenari egli reciti al suono della tibia.»

66.Lo Scoliaste d’Apollonio,Argonaut.III V. I., e lo Scoliaste dell’Antologia, lib. I. cap. 57.

66.Lo Scoliaste d’Apollonio,Argonaut.III V. I., e lo Scoliaste dell’Antologia, lib. I. cap. 57.

67.Co’ suoi tragici giambi reboanteS’accalora Melpomene.

67.

Co’ suoi tragici giambi reboanteS’accalora Melpomene.

Co’ suoi tragici giambi reboanteS’accalora Melpomene.

Co’ suoi tragici giambi reboante

S’accalora Melpomene.

68.Martorio Primo, liberto di Marco, architetto.

68.Martorio Primo, liberto di Marco, architetto.

69.E del nudo teatro e del copertoIl gemino edificio.

69.

E del nudo teatro e del copertoIl gemino edificio.

E del nudo teatro e del copertoIl gemino edificio.

E del nudo teatro e del coperto

Il gemino edificio.

70.Lib. II. c. 45. 6. «Quinto Catulo, imitando l’effeminatezza della Campania, primo coprì dell’ombra del velario gli spettatori.»

70.Lib. II. c. 45. 6. «Quinto Catulo, imitando l’effeminatezza della Campania, primo coprì dell’ombra del velario gli spettatori.»

71.Cap. XXVI.

71.Cap. XXVI.

72.«Sederò teco al pompejan teatro,Quando il vento contendeDi spiegar sovra al popolo le tende.»Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.

72.

«Sederò teco al pompejan teatro,Quando il vento contendeDi spiegar sovra al popolo le tende.»Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.

«Sederò teco al pompejan teatro,Quando il vento contendeDi spiegar sovra al popolo le tende.»Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.

«Sederò teco al pompejan teatro,

Quando il vento contende

Di spiegar sovra al popolo le tende.»

Lib. XVI. 29. Trad. di Magenta.

73.Sovente ancoraIl medesmo color diffuso intornoÈ dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo,E le purpuree e le sanguigne spessoCiò fanno, allor che ne’ teatri augustiSon tese, o sventolando in su l’antenneOndeggian fra le travi: ivi il consessoDegli ascoltanti; ivi la scena e tutteLe immagini de’ padri e delle madriE degli dei di color vario ornateVeggonsi fluttuare, e quanto piùHan d’ogni intorno le muraglie chiuse,Sicchè da’ lati del teatro alcunaLuce non passi, tanto più cosperseDi grazia e di lepor ridon le coseDi dentro, ecc.Trad. Marchetti.

73.

Sovente ancoraIl medesmo color diffuso intornoÈ dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo,E le purpuree e le sanguigne spessoCiò fanno, allor che ne’ teatri augustiSon tese, o sventolando in su l’antenneOndeggian fra le travi: ivi il consessoDegli ascoltanti; ivi la scena e tutteLe immagini de’ padri e delle madriE degli dei di color vario ornateVeggonsi fluttuare, e quanto piùHan d’ogni intorno le muraglie chiuse,Sicchè da’ lati del teatro alcunaLuce non passi, tanto più cosperseDi grazia e di lepor ridon le coseDi dentro, ecc.Trad. Marchetti.

Sovente ancoraIl medesmo color diffuso intornoÈ dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo,E le purpuree e le sanguigne spessoCiò fanno, allor che ne’ teatri augustiSon tese, o sventolando in su l’antenneOndeggian fra le travi: ivi il consessoDegli ascoltanti; ivi la scena e tutteLe immagini de’ padri e delle madriE degli dei di color vario ornateVeggonsi fluttuare, e quanto piùHan d’ogni intorno le muraglie chiuse,Sicchè da’ lati del teatro alcunaLuce non passi, tanto più cosperseDi grazia e di lepor ridon le coseDi dentro, ecc.Trad. Marchetti.

Sovente ancora

Il medesmo color diffuso intorno

È dal sommo de’ corpi; e l’aureo velo,

E le purpuree e le sanguigne spesso

Ciò fanno, allor che ne’ teatri augusti

Son tese, o sventolando in su l’antenne

Ondeggian fra le travi: ivi il consesso

Degli ascoltanti; ivi la scena e tutte

Le immagini de’ padri e delle madri

E degli dei di color vario ornate

Veggonsi fluttuare, e quanto più

Han d’ogni intorno le muraglie chiuse,

Sicchè da’ lati del teatro alcuna

Luce non passi, tanto più cosperse

Di grazia e di lepor ridon le cose

Di dentro, ecc.

Trad. Marchetti.

74.«Avanti tutti, Gneo Pompeo col far iscorrere le acque per le vie, temperò l’ardore estivo.» Lib. II. c. 496.

74.«Avanti tutti, Gneo Pompeo col far iscorrere le acque per le vie, temperò l’ardore estivo.» Lib. II. c. 496.

75.«Oggi per avventura credi più sapiente quegli che trovò come con latenti condotti si porti a immensa altezza e si sprizzi acqua profumata di zafferano.»

75.«Oggi per avventura credi più sapiente quegli che trovò come con latenti condotti si porti a immensa altezza e si sprizzi acqua profumata di zafferano.»

76.Non ondeggiava sulla curva arenaPompa di veli, nè odoroso crocoSpirava intorno ognor la molle scena.Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.

76.

Non ondeggiava sulla curva arenaPompa di veli, nè odoroso crocoSpirava intorno ognor la molle scena.Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.

Non ondeggiava sulla curva arenaPompa di veli, nè odoroso crocoSpirava intorno ognor la molle scena.Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.

Non ondeggiava sulla curva arena

Pompa di veli, nè odoroso croco

Spirava intorno ognor la molle scena.

Lib. IV, el. I Trad. di M. Vismara.

77.Non si stendean sulla marmorea arenaLe vele allor, nè s’era vista ancoraD’acqua di croco rosseggiar la scena.Lib. I. v. 103-104. Mia versione.

77.

Non si stendean sulla marmorea arenaLe vele allor, nè s’era vista ancoraD’acqua di croco rosseggiar la scena.Lib. I. v. 103-104. Mia versione.

Non si stendean sulla marmorea arenaLe vele allor, nè s’era vista ancoraD’acqua di croco rosseggiar la scena.Lib. I. v. 103-104. Mia versione.

Non si stendean sulla marmorea arena

Le vele allor, nè s’era vista ancora

D’acqua di croco rosseggiar la scena.

Lib. I. v. 103-104. Mia versione.

78.Testè, solo fra tutti, Orazio in brunoMantello agli spettacoli assistea,Mentre la plebe, il maggior duce, e l’unoOrdine e l’altro in bianco vi sedea.Spessa neve dal ciel cadde repente:In mantel bianco Orazio ecco sedente.Lib. IV. 2. Trad. Magenta.

78.

Testè, solo fra tutti, Orazio in brunoMantello agli spettacoli assistea,Mentre la plebe, il maggior duce, e l’unoOrdine e l’altro in bianco vi sedea.Spessa neve dal ciel cadde repente:In mantel bianco Orazio ecco sedente.Lib. IV. 2. Trad. Magenta.

Testè, solo fra tutti, Orazio in brunoMantello agli spettacoli assistea,Mentre la plebe, il maggior duce, e l’unoOrdine e l’altro in bianco vi sedea.Spessa neve dal ciel cadde repente:In mantel bianco Orazio ecco sedente.Lib. IV. 2. Trad. Magenta.

Testè, solo fra tutti, Orazio in bruno

Mantello agli spettacoli assistea,

Mentre la plebe, il maggior duce, e l’uno

Ordine e l’altro in bianco vi sedea.

Spessa neve dal ciel cadde repente:

In mantel bianco Orazio ecco sedente.

Lib. IV. 2. Trad. Magenta.

79.«Un giorno (Augusto) avendo in un’assemblea di popolo veduto una gran turba in mantelli neri, pieno di corruccio si diè a gridare: Ecco son questiI togati Romani arbitri in tutto?e commise agli edili che quind’innanzi più alcun cittadino non comparisse nel foro o nel circo, se non deposto prima il mantello.» C. XL.

79.«Un giorno (Augusto) avendo in un’assemblea di popolo veduto una gran turba in mantelli neri, pieno di corruccio si diè a gridare: Ecco son questi

I togati Romani arbitri in tutto?

I togati Romani arbitri in tutto?

I togati Romani arbitri in tutto?

e commise agli edili che quind’innanzi più alcun cittadino non comparisse nel foro o nel circo, se non deposto prima il mantello.» C. XL.

80.«A Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, duumviro incaricato per la quinta volta dell’amministrazione della giustizia, quinqueviro per la seconda volta, tribuno dei soldati eletto dal popolo, flamine d’Augusto, patrono della colonia, per decreto de’ decurioni.»

80.«A Marco Olconio Rufo, figlio di Marco, duumviro incaricato per la quinta volta dell’amministrazione della giustizia, quinqueviro per la seconda volta, tribuno dei soldati eletto dal popolo, flamine d’Augusto, patrono della colonia, per decreto de’ decurioni.»

81.«Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Celere a propria spesa eressero una cripta, un tribunale, un teatro a lustro della Colonia.»

81.«Marco Olconio Rufo e Marco Olconio Celere a propria spesa eressero una cripta, un tribunale, un teatro a lustro della Colonia.»

82.«A Marco Olconio Celere duumviro di giustizia, cinque volte designato sacerdote d’Augusto.»

82.«A Marco Olconio Celere duumviro di giustizia, cinque volte designato sacerdote d’Augusto.»

83.De Rich,Diz. d’Antichità, voceThymele.

83.De Rich,Diz. d’Antichità, voceThymele.

84.Parte I, cap. I, p. 6.

84.Parte I, cap. I, p. 6.

85.Lib. cap. 13. 2.

85.Lib. cap. 13. 2.

86.Epist. Ex Ponto.Epist XVI.

86.Epist. Ex Ponto.Epist XVI.

87.Indi fidai con gravi accenti al tragicoCoturno, qual dovea, regal subbietto.Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.

87.

Indi fidai con gravi accenti al tragicoCoturno, qual dovea, regal subbietto.Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.

Indi fidai con gravi accenti al tragicoCoturno, qual dovea, regal subbietto.Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.

Indi fidai con gravi accenti al tragico

Coturno, qual dovea, regal subbietto.

Trad. dell’ab. Paolo Mistrorigo.

88.Io salvarti potei e mi domandiSe struggerti non possa?...Instit. Orat.VIII. 5.

88.

Io salvarti potei e mi domandiSe struggerti non possa?...Instit. Orat.VIII. 5.

Io salvarti potei e mi domandiSe struggerti non possa?...Instit. Orat.VIII. 5.

Io salvarti potei e mi domandi

Se struggerti non possa?...

Instit. Orat.VIII. 5.

89.Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.

89.

Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.

Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.

Quasi invasa da un Dio, qua e là son tratta.

90.Le pugne de’ centimaniSacrileghi gigantiCantar tentai: ho ceteraPe’ carmi altisonanti.

90.

Le pugne de’ centimaniSacrileghi gigantiCantar tentai: ho ceteraPe’ carmi altisonanti.

Le pugne de’ centimaniSacrileghi gigantiCantar tentai: ho ceteraPe’ carmi altisonanti.

Le pugne de’ centimani

Sacrileghi giganti

Cantar tentai: ho cetera

Pe’ carmi altisonanti.

91.Tristium, lib. II. 519.

91.Tristium, lib. II. 519.

92.Id. lib. V. 7. 25.

92.Id. lib. V. 7. 25.

93.Inst. Orat.X. I. «che può essere paragonata a qualunque tragedia greca.»

93.Inst. Orat.X. I. «che può essere paragonata a qualunque tragedia greca.»

94.LA NUTRICE.Partiro i Colchi; nulla fu la fedeDel tuo consorte e di dovizie tantePiù nulla resta a te.MEDEA.Resta Medea.AttoII.Sc.I.

94.

LA NUTRICE.Partiro i Colchi; nulla fu la fedeDel tuo consorte e di dovizie tantePiù nulla resta a te.MEDEA.Resta Medea.AttoII.Sc.I.

LA NUTRICE.

LA NUTRICE.

Partiro i Colchi; nulla fu la fedeDel tuo consorte e di dovizie tantePiù nulla resta a te.

Partiro i Colchi; nulla fu la fede

Del tuo consorte e di dovizie tante

Più nulla resta a te.

MEDEA.

MEDEA.

Resta Medea.

Resta Medea.

AttoII.Sc.I.

AttoII.Sc.I.

95.TESEO.Di’, qual delitto colla morte intendiD’espiar?FEDRA.Quello ch’io vivo.

95.

TESEO.Di’, qual delitto colla morte intendiD’espiar?FEDRA.Quello ch’io vivo.

TESEO.

TESEO.

Di’, qual delitto colla morte intendiD’espiar?

Di’, qual delitto colla morte intendi

D’espiar?

FEDRA.

FEDRA.

Quello ch’io vivo.

Quello ch’io vivo.

96.Tempo vegg’io propizioIn avvenir lontano,In cui torrà gli ostacoliFremente l’oceano,Ed ingente una terra apparirà;Nè Tile fia più l’ultima;Ma nuovi mondi Teti scoprirà.Mia trad.

96.

Tempo vegg’io propizioIn avvenir lontano,In cui torrà gli ostacoliFremente l’oceano,Ed ingente una terra apparirà;Nè Tile fia più l’ultima;Ma nuovi mondi Teti scoprirà.Mia trad.

Tempo vegg’io propizioIn avvenir lontano,In cui torrà gli ostacoliFremente l’oceano,Ed ingente una terra apparirà;Nè Tile fia più l’ultima;Ma nuovi mondi Teti scoprirà.Mia trad.

Tempo vegg’io propizio

In avvenir lontano,

In cui torrà gli ostacoli

Fremente l’oceano,

Ed ingente una terra apparirà;

Nè Tile fia più l’ultima;

Ma nuovi mondi Teti scoprirà.

Mia trad.

97.Lipsia, 1822.

97.Lipsia, 1822.

98.Lipsia, 1852.

98.Lipsia, 1852.

99.Antichità di Pompei.Vol. IV.

99.Antichità di Pompei.Vol. IV.

100.Ecco d’eroici sensi menar vampoCianciator grecizzante.Sat.I. v. 69. Trad. V. Monti.

100.

Ecco d’eroici sensi menar vampoCianciator grecizzante.Sat.I. v. 69. Trad. V. Monti.

Ecco d’eroici sensi menar vampoCianciator grecizzante.Sat.I. v. 69. Trad. V. Monti.

Ecco d’eroici sensi menar vampo

Cianciator grecizzante.

Sat.I. v. 69. Trad. V. Monti.

101.Le publicai tradotte in un volume:Publio Siro — I Mimiambi.— Pagnoni, 1871.

101.Le publicai tradotte in un volume:Publio Siro — I Mimiambi.— Pagnoni, 1871.

102.Nat. Hist., IX. 59.

102.Nat. Hist., IX. 59.

103.Quei cui parrà tuo genio al suo conformeCon l’un pollice e l’altro avvien che innalziFautor suoi plausi a’ marzïal tuoi ludi.Epist.lib. 1. ep. XIX 66. Trad. Gargallo.Vedi anche PlinioNat. Hist.XXVIII, II. 3.

103.

Quei cui parrà tuo genio al suo conformeCon l’un pollice e l’altro avvien che innalziFautor suoi plausi a’ marzïal tuoi ludi.Epist.lib. 1. ep. XIX 66. Trad. Gargallo.

Quei cui parrà tuo genio al suo conformeCon l’un pollice e l’altro avvien che innalziFautor suoi plausi a’ marzïal tuoi ludi.Epist.lib. 1. ep. XIX 66. Trad. Gargallo.

Quei cui parrà tuo genio al suo conforme

Con l’un pollice e l’altro avvien che innalzi

Fautor suoi plausi a’ marzïal tuoi ludi.

Epist.lib. 1. ep. XIX 66. Trad. Gargallo.

Vedi anche PlinioNat. Hist.XXVIII, II. 3.

104.Nè l’opra tua puoi vendere a cotestaGente nel foro o nel teatro.Epig.Lib. VII. 64.

104.

Nè l’opra tua puoi vendere a cotestaGente nel foro o nel teatro.Epig.Lib. VII. 64.

Nè l’opra tua puoi vendere a cotestaGente nel foro o nel teatro.Epig.Lib. VII. 64.

Nè l’opra tua puoi vendere a cotesta

Gente nel foro o nel teatro.

Epig.Lib. VII. 64.

105.Lib. IV. 15.

105.Lib. IV. 15.

106.Paradox.III, 2.De Orat.III.

106.Paradox.III, 2.De Orat.III.

107.Pag. 46.

107.Pag. 46.

108.In Pericle13.

108.In Pericle13.

109.Lib. V. 9. 10.

109.Lib. V. 9. 10.

110.Cap. V.

110.Cap. V.

111.«Egualmente sono a lui dovuti e il tempio della gente Flavia e uno stadio e un odeum ed una naumachia, delle cui pietre di poi valsero alla riparazione del gran circo, i due lati del quale erano stati incendiati.»

111.«Egualmente sono a lui dovuti e il tempio della gente Flavia e uno stadio e un odeum ed una naumachia, delle cui pietre di poi valsero alla riparazione del gran circo, i due lati del quale erano stati incendiati.»

112.I giuochi di Achille in onor di Patroclo sono narrati nel libro XXIII dell’Iliade.

112.I giuochi di Achille in onor di Patroclo sono narrati nel libro XXIII dell’Iliade.

113.Questi torneamenti, e queste giostreRinnovò poscia Ascanio, allor ch’eresseAlba la lunga; appresegli i Latini;Gli mantenner gli Albani; e d’Alba a RomaFur trasportati, e vi son oggi; e comeE l’uso e Roma e i giochi derivatiSon dai Trojani, hanno or di Troja il nome.Æneid.Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.

113.

Questi torneamenti, e queste giostreRinnovò poscia Ascanio, allor ch’eresseAlba la lunga; appresegli i Latini;Gli mantenner gli Albani; e d’Alba a RomaFur trasportati, e vi son oggi; e comeE l’uso e Roma e i giochi derivatiSon dai Trojani, hanno or di Troja il nome.Æneid.Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.

Questi torneamenti, e queste giostreRinnovò poscia Ascanio, allor ch’eresseAlba la lunga; appresegli i Latini;Gli mantenner gli Albani; e d’Alba a RomaFur trasportati, e vi son oggi; e comeE l’uso e Roma e i giochi derivatiSon dai Trojani, hanno or di Troja il nome.Æneid.Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.

Questi torneamenti, e queste giostre

Rinnovò poscia Ascanio, allor ch’eresse

Alba la lunga; appresegli i Latini;

Gli mantenner gli Albani; e d’Alba a Roma

Fur trasportati, e vi son oggi; e come

E l’uso e Roma e i giochi derivati

Son dai Trojani, hanno or di Troja il nome.

Æneid.Lib. V. 596-601. Trad. Annib. Caro.


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