NOTE:

NOTE:1.Saturn.I, 1.2.Pompeja.Pag. 136.3.Pag. 9.4.Sat.6:O villa, e quando io rivedrotti?Trad. Gargallo.5.Lib. 3. 22:Terra nata dell’armi all’alta gloriaNon al crudo terror.Trad. Vismara.6.Ann.2-14. «Quelle targhe e pertiche sconce de’ barbari fra le macchie e gli alberi non valere, come i lanciotti e le spade e l’assettata armatura. Tirassero di punta spesso al viso.» Tr. di Bernardo Davanzati.7.Lib. IX, 5.8.Tit. Liv., lib. XXXV, 2 e 23.9.Rosini,Antiquit. Roman.Lib. X, cap. 4.10.Lib. VII, cap. 4.11.Plin.Nat. Hist., lib. X, 5.12.Sc. II. 16. — «Osserva dapprima qual regime abbiano gli eserciti nostri, quindi qual fatica e quanta cibaria portino in campo per mezzo mese ed attrezzi d’uso; perocchè il portar il palo, lo scudo, il gladio, e l’elmo i nostri soldati non contino nel peso, più che gli omeri, le mani e le altre membra, afferman essi le armi essere le membra del soldato, le quali così agevolmente portano, che dove ne fosse il bisogno, gittato il restante peso, potrebbero coll’armi, come colle membra proprie combattere.»13.Ep.57.14.Nelle nostre provincie, massime nella Bresciana, esiste un pane dolciato che si chiamabussolà, dalbucellatumromano, ma ilbucellatum, come esprime il nome, era nel mezzo bucato, onde portarlo all’uopo sospeso o infilzato, viaggiando, sull’asta.15.Ed aste scisse in quattro parti, e paliAcuminati.GeorgicaII, v. 25.16.Hist. Rom.Lib. XXVII.17.Movendo aquile, insegne, aste latineContro latine insegne, aquile ed aste.Lib. I. v. 7. Trad. del conte Franc. Cassi.18.Eran di fieno: ma quel fieno istessoDa ciascun riscotea tanto rispetto,Quanto l’aquila tua ne esige adesso.Si stava in cima a lungo palo erettoUn manipol di fieno, onde di fantiCerto drappel manipolar fu detto.Trad. di G. B. Bianchi.19.Tacito,Ann.XV. 29.20.Svetonio,In Vespasianum, 6.21.Lib. I. 43.22.De Bello Jugurt.LXV.23.«La tessera dà il segnoOve di guardia scritte son le veci.»Lib. X.24.Just. Lips. De Milit. Rom.v. 9.25.Lib. IV. II. 79:Or del tardo pastore entro le muraLa buccina risuona.26.Lib. XI. 475:E già la rocaTromba ne va per la città squillandoDe la battaglia il sanguinoso accento.Tr. Annibal Caro.27.Non la tuba diretta e non il cornoDi ricurvo metal.28.v. 734:Con il corno ricurvoIl richiamo squillò e il lituo aduncoColla stridula voce i suoni emise.29.Thebaid.2. 78;S’udian per tutto rimbombare i vuotiBossi e di bronzo i timpani sonanti.Trad. di Selvaggio Porpora,pseud. del Cardinal Guido Bentivoglio.30.Dion. d’Alicarn. II, 73.31.Servio, X, 14.32.Vol. I, cap. III.33.Trad. di Felice Bellotti.34.Così Cicerone nel Lib 2,Divin,34:Attulit in cavæ pullos, is qui ex eo nominatur pullarius.[35]35.«Portò nel sotterraneo i polli, quegli che per tale officio dicesi appunto pullario.»36.Varie iscrizioni lo attestano. Grutero riferisce sotto il n. 557, 6, la seguente.M. Pompejo, M. F. Ani. Aspro, 7 Leg. XV Apollinaris Alimetus Lib. pullarius fecit. E Muratori sotto il n. 788, 4, la seguente:L. Avillius L. F. Asperinus pullarius Leg. VI Claudiæ.37.«Non aver egli abbastanza atteso, per avviso de’ pullarii, agli auspicii.»38.Lega le curve mura una coronaFortificata.39.Lib. III, 7. «Con duplice corona di fanti circondano la città e pongono una terza fila di cavalleria esternamente.»40.De Architect.lib. X, c. 15.41.Lib. 20. «In questa persuasione il soldato percuoteva con l’asta lo scudo, facendo grande strepito, quasi un sol uomo approvava i detti ed i fatti.»42.In Grecia questo inno sacro del trionfo appellavasi θρίαμβος. Diodoro Sic. IV, 5.43.Virgil.Æneid.6. 670.44.De laudib. Stilic.III. Così traduco:Degli antichi nel campo era costumeCinger di quercia glorïosa il fronteDel valoroso che fugato avesseIl suo nemico e un cittadin cadutoSottratto avesse a inevitabil morte.45.Silius Italicus, Lib. XIII:Abbi l’onore, o vincitor, cingendoLe tempia tue della mural turritaCorona.46.Elegia, Lib. I, 153:A te, Messala, e sovra il mare e in terraPugnar s’addice, onde le spoglie mostriLa casa tua dei debellati in guerra.47.Plutarco inMarcello.48.Trist.IV. 11, 20:Leggerà dunque ne’ trionfi il popoloI vinti capitan, le città prese.Tr. di P. Mistrorigo.49.Idem, ibid.:Vedrà carchi di ferri i re precedereA’ destrier coronati e baldanzosi.50.Tibullo, Lib. 1.Eleg.8:. . . .lo porterà l’eburneo cocchioE gli aggiogati candidi cavalli.51.E mentre tu, vivi! Trionfa! esclami;Tutti ripeterem: Trionfa! Vivi!E arderemo odorosi timiamiA fausti Divi.Lib. IV. 2, Trad. Gargallo.52.«A te, o Giove Ottimo Massimo, e a te Giunone regina, e a voi dii tutti custodi e abitatori di questa rocca, volonteroso e lieto io rendo grazie, e supplichevole, prego perchè, salva meco in questo giorno per le mie mani la Romana Repubblica e ben sostenuta, abbiate a conservarla eguale, siccome fate, a favorirla e proteggerla benigni.» Rosini.Antiqu. Rom.Lib. X. Cap. XXIX.53.Cicero.In Verrem.54.Lib. 2. c. 8.55.«Sancirono i nostri maggiori pertanto che dove un reato militare si fosse da molti commesso, si dovesse castigare a sorte in alcuni, acciò il timore a tutti, la pena a pochi toccasse.»Orat. pro Cluentio.56.«Il tribuno prendendo la bacchetta, lievemente toccava il condannato. Allora quanti trovavansi nel campo, chi con bastoni, chi con sassi lo uccidevano.»57.Vitruv. VI, 7, 5. A. Gell. XVI, 5.58.Il vestibolo ancora è per mia ideaDetto da Vesta: invochiam lei venutiQuivi, che i primi tien luoghi tal Dea.Fastorum, Lib. VI. Trad. G. B. Bianchi.59.«Parato prega sia fatto Pansa edile.» Altri invece tradussero: Parato invoca Pansa edile. Colla prima versione ch’io pongo potrebbe rovesciarsi la supposizione generalmente fatta colla seconda, che, cioè, la casa appartenesse a Pansa, e farla ritenere invece, come vorrebbe Marc Monnier, di Parato, perchè non sarebbe credibile allora che Parato siasi recato a esprimere il proprio voto precisamente sull’uscio di Pansa: questi almeno per pudore non lo avrebbe permesso. Ma l’opinione di Monnier sarebbe tolta, se fosse vero ciò che qualche archeologo sostenne cheParatusfosse sinonimo diinstitorodispensator, dello schiavo, cioè, incaricato della vendita delle derrate del padrone. Non saprei in tal caso con quale autorità di scrittura antica avvalorare quest’ultima pretesa.60.«Fabio Euporio capo de’ liberti, invoca l’edile Cuspio Pansa.»Pomp. Antiq. Hist.1. 109.61.Già mi fan da padroni i miei vicini,E quanto in casa mia si fa, per entroDell’impluvio mi guardano.Att. II. ist. 2.62.E questa Dea, che chiamiam Vesta, crediEsser null’altro che la fiamma viva.Fast.Lib. VI, 291. Tr. G. B. Bianchi.63.Non han Vesta, nè il foco effigie alcuna.Id. Ibid.v. 298.64.«Ha più vigore il rinnovato foco.»v. 143.65.O, disse, infelicissimo consorte,Qual dira mente, o qual follia ti spingeA vestir di quest’armi? Ove t’avventiMisero? Tal soccorso e tal difesaNon è d’uopo a tal tempo: non s’appressoTi fosse anche Ettor mio. Con noi piuttostoRimanti qui. Che questo santo altareSalverà tutti: o morrem tutti insieme.Lib. II, 523-528. Tr. Caro.66.InÆneid.Lib. III, 134. VediÆneid.IX, 259 e V. 744.67.«Ciascuno faccia i sagrificj secondo il proprio rito.» —De Lingua Latina, VII, 88.68.... Non più ci vuol di tantoA far che Trebio e rompa il sonno, e corraCon le corregge penzolon, temendoChe al baglior delle stelle, o sin da l’oraChe dal pigro Boote il freddo plaustroRicircolando volgasi, l’interaSalutatrice turba abbia già tuttoDel salve mattutin l’orbe compiuto.Sat.V. 19-23. Tr. Gargallo.69.Lib. VII, 23.70.«Acciò un luogo più recondito non desse adito alla licenza».71.SatyriconXXVIII: «Questi, disse, è Menelao, presso il quale appoggiate il gomito.»72.Adelph.Att. II. sc. 5:Stender per noi comanda i letticciuoliEd apprestar ogn’altra cosa.73.Epist.Lib. I. X. 22:Pur tra recinto di colonne fassiFronteggiar bosco, e lodasi magione,Che a l’occhio apre di campi ampio prospetto.Trad. Gargallo.74.«Dinnanzi al crittoportico c’è un sisto olezzante di viole. Il calore del sol che vi batte è accresciuto dal riflesso del crittoportico, il quale come mantiene il sole, così vi scaccia e mantiene i venti boreali; e quanto è il caldo che si ha sul davanti, tanto è il fresco che si gode di dietro. Esso arresta del pari i venti australi, e così rompe e doma i venti più opposti, gli uni da un lato, gli altri dall’altro. Ameno nel verno, lo è ancor più nella state. Poichè prima del mezzogiorno, il sisto, dopo di esso lo stradon gestatorio e la vicina parte dell’orto sono confortati dalla sua ombra, la quale, secondo che cala o cresce il giorno, qua e là cade or più corta, or più lunga. Lo stesso crittoportico non è mai tanto privo del sole, quanto allora, che il più cocente raggio di esso cade a piombo sovra il suo colmo. Oltre a ciò per le aperte finestre vi entrano e giuocano i zefiri; nè il luogo è mai molesto per un’aria chiusa e stagnante.»Epist.Lib. II. 17. Trad. Paravia.75.Liv. XXXIX. 14.76.Vol. secondo. Puntata 18.ª, pag. 347.77.«A Marco Lucrezio Flamine di Marte, Decurione in Pompei.»78.È ben inteso che qui si parla del diritto più antico: in seguito queste leggi si vennero modificando ed erano già da tempo mutate quando a Pompei toccò l’estrema rovina.79.Fustel de Coulanges:La Cité Antique, Liv. II, ch. 1.80.Vedi Aulo Gellio IV, 3, Valerio Massimo II, 1, 4, e Dionigi d’Alicarnasso II, 25.81.Governo degli Spartani.82.In Solone, 20.83.Cantù.Stor. degli Italiani.Vol. I. Cap. XXIII.84.Liv. II,La Famille, Chap. II,Le Mariage, Pag. 43. Paris. Librairie Hachette e C. 1872, 4.me edit.85.Lib. III, 3, 38.86.Questioni Romane, 50.87.Notti Attiche.88.Niun merito è dunque, o misleale,Nïuno, o ingrato, che da me ti nascaO bimba, o figliuolin? La gioja intantoDe l’educar, e imprimer su’ registriLe prove d’uom prolificante, è tua.L’uscio inghirlanda, sei papà; ti ho datoIncontro a’ detrattor scudo e cimiero.Di padre i dritti hai già; se’ scritto eredePer me: d’ogni legato or se’ capace,E di fiscal caducità ti ridi.Beni ancor giungerai molt’altri a questo,Di tre se arrivo il novero a fornirti.Sat.IX, v. 82-90. — Tr. Gargallo.89.Lib. II, epig. 92.90.Epistolar. C. Plinii Cæcilii Secundi.Lib. X. ep. XCVI. Ediz. Venezia, Tip. Antonelli.91.«Fu consuetudine presso gli antichi che colui il quale passasse in altra famiglia, avesse prima ad abdicare a quella nella quale era nato.»Ad Æneid.11. 156.92.Perdita delle cose sacre.93.Detestazione delle cose sacre. XV. 27.94.Top.6.95.De Legibus, 11, 8.96.Id., ibid.11.97.Sat.V, 289 e segg.— Olà! quel servo in croce. — E per qual fallo?Chi accusa? chi testifica? Rifletti;Non tardasi mai troppo, ove si trattiDella morte d’un uomo. — È uomo un servo?Sciocco! È innocente? E sia; io così voglio,Così comando; il mio volere è legge.Trad. Gargallo.98.De Re Rustica. XII. 1. 2.99.«L’ingiuria fatta anche allo schiavo non si deve dal Pretore lasciare inulta.»100.Lib. VI, 39:.... che la testa ha aguzza e in motoTien sempre i lunghi orecchi al par d’un asino.Trad. Magenta.101.De ClementiaI, 24.102.Milano. E. Daelli e C. 1863 nellaBiblioteca Rara.103.Oraz.Sat.11. 6. 66; Ovid.Fast.11. 631; Petronio,Satyricon, 60.104.«Quest’opera non fe’ barbaro artiereMangiator di polenta.»Plaut.Mostellaria. Act. 3, sc. 2 v. 14º.105.Sat.II, 5, 79. Non raccapezzandomi sulla versione del Gargallo, mi provo io:Parca nel regalar, della cucina,Assai più che di Venere, curanteLa gioventù si mostra.106.Od.XIV. Lib. II.Ad Posthumum.«L’erede tuo que’ cecubiDissiperà più saggio,Che cento chiavi or serbanoDel sole ignoti al raggio.Tal vin facendo scorrerePe’ pavimenti alteri,Cui non spumeggi il simileNe’ salici bicchieri.»Trad. Gargallo.Orazio dice nellecene dei Pontefici; Gargallo vi sostituisce isalici bicchieri. Il lettore s’avvede tosto che il traduttore ha mutato il pensiero del poeta, e la citazione, nella traduzione, non farebbe al mio caso. I Salii erano i dodici sacerdoti di Marte che custodivan gli ancili o scudi sacri, mentre i Pontefici eran bensì sacerdoti, ma sopraintendevan alla religione dello stato e alle cerimonie di essa.107.Od.XXXVIII. Lib. I.Ad Sodales.«.... compagni a DiviCon saliari — cibi festiviI pulvinari — tempo è d’ornar.»108.«Son citaredi a’ pulvinari degli Dei ed a’ banchetti de’ magistrati.»109.«Cesare dittatore nella cena del suo trionfo, distribuì anfore di vin Falerno nel banchetto e cadi di Chio. Lo stesso nel trionfo ispanico largheggiò Chio e Falerno. Al convito poi del suo terzo consolato diè vin Falerno, Chio, Lesbio e Mamertino.»110.Qui i Romulei magnati e i trabeatiCesare volle colle mille schiereChe sedessero insieme a laute mense.111.. . . .i cibi apprestansiAlla tua mensa in aurei piatti accolti.Trad. Magenta.112.«Se i ricchi nappi onde l’Egitto abbellaI conviti di Roma, o quei che tingePartico fuoco d’iride sì bella.»Lib. IV.Eleg.V. Trad. Vismara.113.«Così crebbe il numero de’ versatili soffitti delle cene, che d’un tratto l’uno appresso all’altro succeda e si mutino tanti quante sieno le portate.»114.Frugan costor per gli elementi tuttiCome appagar la gola; nè al capriccioMai d’ostacolo è il prezzo.Tr. Gargallo.115.A un pranzo u’ niun (temendoneL’ugne) il mantil recò;Via la tovaglia Ermogene portò.Ep.Lib. XII, 29. Trad. Magenta.116.Æneid., lib. I, 703. — Il Caro poco fedelmente traduce:. . . .Con Cerere a le menseGli aurati vasi e i nitidi canestri,E i bianchissimi lini eran comparsi.Avremmo avuto meglio serbato il costume d’allora se avesse tradotto:Distribuiscon da’ canestri il paneE recan le tovaglie, a cui fur rasiI velli,e avremmo appreso che le tovaglie potevan essere di pelli levigate; ma i traduttori soglion mirare più all’eleganza che alla precisione. Eppure, volgarizzando dall’antico, non si dovrebbe mai perdere di vista il concetto storico, pel quale anche i poemi diventano documenti di storia importanti. Giova il ripeterlo.117.Piccanti rape e rafani e lattucheGli fean corona: intingoli che stuzzicanoLo stomaco impigrito. Eranvi acciughe,Carote ed acquerello di vin coo.Serm.VIII. Lib. 2. Trad. Gargallo.118.«Nè riporre speranza nell’antipasto, perocchè tutto ora ho soppresso: mentre per lo addietro soleva deliziarmi d’olive e delle tue salsiccie.»119.Lucano vi allude nel verso:Quippe bibunt tenera dulces ab arundine succos.Però che bevan gli IndiDella tenera canna i dolci succhi;e Domiziano di queste canne di zuccaro ne fe’ gitto alla moltitudine fra tante altre squisite cose.120.Tre furono gli Apicii e tutti celebri per la loro ghiottornia. Il primo visse al tempo di Silla; il secondo sotto l’impero di Augusto e Tiberio e fu il più famoso e venne celebrato da Giovenale, da Seneca e da Plinio; il terzo sotto Trajano e rinomato inventore del marinar le ostriche, delle quali mandava all’imperatore desideratissime giare, quando quest’ultimo trovavasi a guerreggiare tra i Parti. Tanto impose l’abilità degli Apicj, che i cuochi si divisero persino in Apicj ed Antiapicj, come trovasi menzionato in Plinio il Giovane.121.D’Esopo il figlio insigne margherita,Già di Metella da l’orecchio svelta,In aceto stemprò, mille migliajaPer bere di sesterzj in pochi sorsi.SatiraIII. Lib. II. Trad. Gargallo.122.«Sorbiva preziosissime perle liquefatte coll’aceto.»123.«Nè bevon meno e coll’olio e col vino sfidano le forze, e giù cacciatili nelle svogliate viscere, lo rimettono per la bocca e rigettan col vomito tutto il vino.»

1.Saturn.I, 1.

1.Saturn.I, 1.

2.Pompeja.Pag. 136.

2.Pompeja.Pag. 136.

3.Pag. 9.

3.Pag. 9.

4.Sat.6:O villa, e quando io rivedrotti?Trad. Gargallo.

4.Sat.6:

O villa, e quando io rivedrotti?Trad. Gargallo.

O villa, e quando io rivedrotti?Trad. Gargallo.

O villa, e quando io rivedrotti?

Trad. Gargallo.

5.Lib. 3. 22:Terra nata dell’armi all’alta gloriaNon al crudo terror.Trad. Vismara.

5.Lib. 3. 22:

Terra nata dell’armi all’alta gloriaNon al crudo terror.Trad. Vismara.

Terra nata dell’armi all’alta gloriaNon al crudo terror.Trad. Vismara.

Terra nata dell’armi all’alta gloria

Non al crudo terror.

Trad. Vismara.

6.Ann.2-14. «Quelle targhe e pertiche sconce de’ barbari fra le macchie e gli alberi non valere, come i lanciotti e le spade e l’assettata armatura. Tirassero di punta spesso al viso.» Tr. di Bernardo Davanzati.

6.Ann.2-14. «Quelle targhe e pertiche sconce de’ barbari fra le macchie e gli alberi non valere, come i lanciotti e le spade e l’assettata armatura. Tirassero di punta spesso al viso.» Tr. di Bernardo Davanzati.

7.Lib. IX, 5.

7.Lib. IX, 5.

8.Tit. Liv., lib. XXXV, 2 e 23.

8.Tit. Liv., lib. XXXV, 2 e 23.

9.Rosini,Antiquit. Roman.Lib. X, cap. 4.

9.Rosini,Antiquit. Roman.Lib. X, cap. 4.

10.Lib. VII, cap. 4.

10.Lib. VII, cap. 4.

11.Plin.Nat. Hist., lib. X, 5.

11.Plin.Nat. Hist., lib. X, 5.

12.Sc. II. 16. — «Osserva dapprima qual regime abbiano gli eserciti nostri, quindi qual fatica e quanta cibaria portino in campo per mezzo mese ed attrezzi d’uso; perocchè il portar il palo, lo scudo, il gladio, e l’elmo i nostri soldati non contino nel peso, più che gli omeri, le mani e le altre membra, afferman essi le armi essere le membra del soldato, le quali così agevolmente portano, che dove ne fosse il bisogno, gittato il restante peso, potrebbero coll’armi, come colle membra proprie combattere.»

12.Sc. II. 16. — «Osserva dapprima qual regime abbiano gli eserciti nostri, quindi qual fatica e quanta cibaria portino in campo per mezzo mese ed attrezzi d’uso; perocchè il portar il palo, lo scudo, il gladio, e l’elmo i nostri soldati non contino nel peso, più che gli omeri, le mani e le altre membra, afferman essi le armi essere le membra del soldato, le quali così agevolmente portano, che dove ne fosse il bisogno, gittato il restante peso, potrebbero coll’armi, come colle membra proprie combattere.»

13.Ep.57.

13.Ep.57.

14.Nelle nostre provincie, massime nella Bresciana, esiste un pane dolciato che si chiamabussolà, dalbucellatumromano, ma ilbucellatum, come esprime il nome, era nel mezzo bucato, onde portarlo all’uopo sospeso o infilzato, viaggiando, sull’asta.

14.Nelle nostre provincie, massime nella Bresciana, esiste un pane dolciato che si chiamabussolà, dalbucellatumromano, ma ilbucellatum, come esprime il nome, era nel mezzo bucato, onde portarlo all’uopo sospeso o infilzato, viaggiando, sull’asta.

15.Ed aste scisse in quattro parti, e paliAcuminati.GeorgicaII, v. 25.

15.

Ed aste scisse in quattro parti, e paliAcuminati.GeorgicaII, v. 25.

Ed aste scisse in quattro parti, e paliAcuminati.GeorgicaII, v. 25.

Ed aste scisse in quattro parti, e pali

Acuminati.

GeorgicaII, v. 25.

16.Hist. Rom.Lib. XXVII.

16.Hist. Rom.Lib. XXVII.

17.Movendo aquile, insegne, aste latineContro latine insegne, aquile ed aste.Lib. I. v. 7. Trad. del conte Franc. Cassi.

17.

Movendo aquile, insegne, aste latineContro latine insegne, aquile ed aste.Lib. I. v. 7. Trad. del conte Franc. Cassi.

Movendo aquile, insegne, aste latineContro latine insegne, aquile ed aste.Lib. I. v. 7. Trad. del conte Franc. Cassi.

Movendo aquile, insegne, aste latine

Contro latine insegne, aquile ed aste.

Lib. I. v. 7. Trad. del conte Franc. Cassi.

18.Eran di fieno: ma quel fieno istessoDa ciascun riscotea tanto rispetto,Quanto l’aquila tua ne esige adesso.Si stava in cima a lungo palo erettoUn manipol di fieno, onde di fantiCerto drappel manipolar fu detto.Trad. di G. B. Bianchi.

18.

Eran di fieno: ma quel fieno istessoDa ciascun riscotea tanto rispetto,Quanto l’aquila tua ne esige adesso.Si stava in cima a lungo palo erettoUn manipol di fieno, onde di fantiCerto drappel manipolar fu detto.Trad. di G. B. Bianchi.

Eran di fieno: ma quel fieno istessoDa ciascun riscotea tanto rispetto,Quanto l’aquila tua ne esige adesso.Si stava in cima a lungo palo erettoUn manipol di fieno, onde di fantiCerto drappel manipolar fu detto.Trad. di G. B. Bianchi.

Eran di fieno: ma quel fieno istesso

Da ciascun riscotea tanto rispetto,

Quanto l’aquila tua ne esige adesso.

Si stava in cima a lungo palo eretto

Un manipol di fieno, onde di fanti

Certo drappel manipolar fu detto.

Trad. di G. B. Bianchi.

19.Tacito,Ann.XV. 29.

19.Tacito,Ann.XV. 29.

20.Svetonio,In Vespasianum, 6.

20.Svetonio,In Vespasianum, 6.

21.Lib. I. 43.

21.Lib. I. 43.

22.De Bello Jugurt.LXV.

22.De Bello Jugurt.LXV.

23.«La tessera dà il segnoOve di guardia scritte son le veci.»Lib. X.

23.

«La tessera dà il segnoOve di guardia scritte son le veci.»Lib. X.

«La tessera dà il segnoOve di guardia scritte son le veci.»Lib. X.

«La tessera dà il segno

Ove di guardia scritte son le veci.»

Lib. X.

24.Just. Lips. De Milit. Rom.v. 9.

24.Just. Lips. De Milit. Rom.v. 9.

25.Lib. IV. II. 79:Or del tardo pastore entro le muraLa buccina risuona.

25.Lib. IV. II. 79:

Or del tardo pastore entro le muraLa buccina risuona.

Or del tardo pastore entro le muraLa buccina risuona.

Or del tardo pastore entro le mura

La buccina risuona.

26.Lib. XI. 475:E già la rocaTromba ne va per la città squillandoDe la battaglia il sanguinoso accento.Tr. Annibal Caro.

26.Lib. XI. 475:

E già la rocaTromba ne va per la città squillandoDe la battaglia il sanguinoso accento.Tr. Annibal Caro.

E già la rocaTromba ne va per la città squillandoDe la battaglia il sanguinoso accento.Tr. Annibal Caro.

E già la roca

Tromba ne va per la città squillando

De la battaglia il sanguinoso accento.

Tr. Annibal Caro.

27.Non la tuba diretta e non il cornoDi ricurvo metal.

27.

Non la tuba diretta e non il cornoDi ricurvo metal.

Non la tuba diretta e non il cornoDi ricurvo metal.

Non la tuba diretta e non il corno

Di ricurvo metal.

28.v. 734:Con il corno ricurvoIl richiamo squillò e il lituo aduncoColla stridula voce i suoni emise.

28.v. 734:

Con il corno ricurvoIl richiamo squillò e il lituo aduncoColla stridula voce i suoni emise.

Con il corno ricurvoIl richiamo squillò e il lituo aduncoColla stridula voce i suoni emise.

Con il corno ricurvo

Il richiamo squillò e il lituo adunco

Colla stridula voce i suoni emise.

29.Thebaid.2. 78;S’udian per tutto rimbombare i vuotiBossi e di bronzo i timpani sonanti.Trad. di Selvaggio Porpora,pseud. del Cardinal Guido Bentivoglio.

29.Thebaid.2. 78;

S’udian per tutto rimbombare i vuotiBossi e di bronzo i timpani sonanti.Trad. di Selvaggio Porpora,pseud. del Cardinal Guido Bentivoglio.

S’udian per tutto rimbombare i vuotiBossi e di bronzo i timpani sonanti.Trad. di Selvaggio Porpora,pseud. del Cardinal Guido Bentivoglio.

S’udian per tutto rimbombare i vuoti

Bossi e di bronzo i timpani sonanti.

Trad. di Selvaggio Porpora,

pseud. del Cardinal Guido Bentivoglio.

30.Dion. d’Alicarn. II, 73.

30.Dion. d’Alicarn. II, 73.

31.Servio, X, 14.

31.Servio, X, 14.

32.Vol. I, cap. III.

32.Vol. I, cap. III.

33.Trad. di Felice Bellotti.

33.Trad. di Felice Bellotti.

34.Così Cicerone nel Lib 2,Divin,34:Attulit in cavæ pullos, is qui ex eo nominatur pullarius.[35]

34.Così Cicerone nel Lib 2,Divin,34:Attulit in cavæ pullos, is qui ex eo nominatur pullarius.[35]

35.«Portò nel sotterraneo i polli, quegli che per tale officio dicesi appunto pullario.»

35.«Portò nel sotterraneo i polli, quegli che per tale officio dicesi appunto pullario.»

36.Varie iscrizioni lo attestano. Grutero riferisce sotto il n. 557, 6, la seguente.M. Pompejo, M. F. Ani. Aspro, 7 Leg. XV Apollinaris Alimetus Lib. pullarius fecit. E Muratori sotto il n. 788, 4, la seguente:L. Avillius L. F. Asperinus pullarius Leg. VI Claudiæ.

36.Varie iscrizioni lo attestano. Grutero riferisce sotto il n. 557, 6, la seguente.M. Pompejo, M. F. Ani. Aspro, 7 Leg. XV Apollinaris Alimetus Lib. pullarius fecit. E Muratori sotto il n. 788, 4, la seguente:L. Avillius L. F. Asperinus pullarius Leg. VI Claudiæ.

37.«Non aver egli abbastanza atteso, per avviso de’ pullarii, agli auspicii.»

37.«Non aver egli abbastanza atteso, per avviso de’ pullarii, agli auspicii.»

38.Lega le curve mura una coronaFortificata.

38.

Lega le curve mura una coronaFortificata.

Lega le curve mura una coronaFortificata.

Lega le curve mura una corona

Fortificata.

39.Lib. III, 7. «Con duplice corona di fanti circondano la città e pongono una terza fila di cavalleria esternamente.»

39.Lib. III, 7. «Con duplice corona di fanti circondano la città e pongono una terza fila di cavalleria esternamente.»

40.De Architect.lib. X, c. 15.

40.De Architect.lib. X, c. 15.

41.Lib. 20. «In questa persuasione il soldato percuoteva con l’asta lo scudo, facendo grande strepito, quasi un sol uomo approvava i detti ed i fatti.»

41.Lib. 20. «In questa persuasione il soldato percuoteva con l’asta lo scudo, facendo grande strepito, quasi un sol uomo approvava i detti ed i fatti.»

42.In Grecia questo inno sacro del trionfo appellavasi θρίαμβος. Diodoro Sic. IV, 5.

42.In Grecia questo inno sacro del trionfo appellavasi θρίαμβος. Diodoro Sic. IV, 5.

43.Virgil.Æneid.6. 670.

43.Virgil.Æneid.6. 670.

44.De laudib. Stilic.III. Così traduco:Degli antichi nel campo era costumeCinger di quercia glorïosa il fronteDel valoroso che fugato avesseIl suo nemico e un cittadin cadutoSottratto avesse a inevitabil morte.

44.De laudib. Stilic.III. Così traduco:

Degli antichi nel campo era costumeCinger di quercia glorïosa il fronteDel valoroso che fugato avesseIl suo nemico e un cittadin cadutoSottratto avesse a inevitabil morte.

Degli antichi nel campo era costumeCinger di quercia glorïosa il fronteDel valoroso che fugato avesseIl suo nemico e un cittadin cadutoSottratto avesse a inevitabil morte.

Degli antichi nel campo era costume

Cinger di quercia glorïosa il fronte

Del valoroso che fugato avesse

Il suo nemico e un cittadin caduto

Sottratto avesse a inevitabil morte.

45.Silius Italicus, Lib. XIII:Abbi l’onore, o vincitor, cingendoLe tempia tue della mural turritaCorona.

45.Silius Italicus, Lib. XIII:

Abbi l’onore, o vincitor, cingendoLe tempia tue della mural turritaCorona.

Abbi l’onore, o vincitor, cingendoLe tempia tue della mural turritaCorona.

Abbi l’onore, o vincitor, cingendo

Le tempia tue della mural turrita

Corona.

46.Elegia, Lib. I, 153:A te, Messala, e sovra il mare e in terraPugnar s’addice, onde le spoglie mostriLa casa tua dei debellati in guerra.

46.Elegia, Lib. I, 153:

A te, Messala, e sovra il mare e in terraPugnar s’addice, onde le spoglie mostriLa casa tua dei debellati in guerra.

A te, Messala, e sovra il mare e in terraPugnar s’addice, onde le spoglie mostriLa casa tua dei debellati in guerra.

A te, Messala, e sovra il mare e in terra

Pugnar s’addice, onde le spoglie mostri

La casa tua dei debellati in guerra.

47.Plutarco inMarcello.

47.Plutarco inMarcello.

48.Trist.IV. 11, 20:Leggerà dunque ne’ trionfi il popoloI vinti capitan, le città prese.Tr. di P. Mistrorigo.

48.Trist.IV. 11, 20:

Leggerà dunque ne’ trionfi il popoloI vinti capitan, le città prese.Tr. di P. Mistrorigo.

Leggerà dunque ne’ trionfi il popoloI vinti capitan, le città prese.Tr. di P. Mistrorigo.

Leggerà dunque ne’ trionfi il popolo

I vinti capitan, le città prese.

Tr. di P. Mistrorigo.

49.Idem, ibid.:Vedrà carchi di ferri i re precedereA’ destrier coronati e baldanzosi.

49.Idem, ibid.:

Vedrà carchi di ferri i re precedereA’ destrier coronati e baldanzosi.

Vedrà carchi di ferri i re precedereA’ destrier coronati e baldanzosi.

Vedrà carchi di ferri i re precedere

A’ destrier coronati e baldanzosi.

50.Tibullo, Lib. 1.Eleg.8:. . . .lo porterà l’eburneo cocchioE gli aggiogati candidi cavalli.

50.Tibullo, Lib. 1.Eleg.8:

. . . .lo porterà l’eburneo cocchioE gli aggiogati candidi cavalli.

. . . .lo porterà l’eburneo cocchioE gli aggiogati candidi cavalli.

. . . .lo porterà l’eburneo cocchio

E gli aggiogati candidi cavalli.

51.E mentre tu, vivi! Trionfa! esclami;Tutti ripeterem: Trionfa! Vivi!E arderemo odorosi timiamiA fausti Divi.Lib. IV. 2, Trad. Gargallo.

51.

E mentre tu, vivi! Trionfa! esclami;Tutti ripeterem: Trionfa! Vivi!E arderemo odorosi timiamiA fausti Divi.Lib. IV. 2, Trad. Gargallo.

E mentre tu, vivi! Trionfa! esclami;Tutti ripeterem: Trionfa! Vivi!E arderemo odorosi timiamiA fausti Divi.Lib. IV. 2, Trad. Gargallo.

E mentre tu, vivi! Trionfa! esclami;

Tutti ripeterem: Trionfa! Vivi!

E arderemo odorosi timiami

A fausti Divi.

Lib. IV. 2, Trad. Gargallo.

52.«A te, o Giove Ottimo Massimo, e a te Giunone regina, e a voi dii tutti custodi e abitatori di questa rocca, volonteroso e lieto io rendo grazie, e supplichevole, prego perchè, salva meco in questo giorno per le mie mani la Romana Repubblica e ben sostenuta, abbiate a conservarla eguale, siccome fate, a favorirla e proteggerla benigni.» Rosini.Antiqu. Rom.Lib. X. Cap. XXIX.

52.«A te, o Giove Ottimo Massimo, e a te Giunone regina, e a voi dii tutti custodi e abitatori di questa rocca, volonteroso e lieto io rendo grazie, e supplichevole, prego perchè, salva meco in questo giorno per le mie mani la Romana Repubblica e ben sostenuta, abbiate a conservarla eguale, siccome fate, a favorirla e proteggerla benigni.» Rosini.Antiqu. Rom.Lib. X. Cap. XXIX.

53.Cicero.In Verrem.

53.Cicero.In Verrem.

54.Lib. 2. c. 8.

54.Lib. 2. c. 8.

55.«Sancirono i nostri maggiori pertanto che dove un reato militare si fosse da molti commesso, si dovesse castigare a sorte in alcuni, acciò il timore a tutti, la pena a pochi toccasse.»Orat. pro Cluentio.

55.«Sancirono i nostri maggiori pertanto che dove un reato militare si fosse da molti commesso, si dovesse castigare a sorte in alcuni, acciò il timore a tutti, la pena a pochi toccasse.»Orat. pro Cluentio.

56.«Il tribuno prendendo la bacchetta, lievemente toccava il condannato. Allora quanti trovavansi nel campo, chi con bastoni, chi con sassi lo uccidevano.»

56.«Il tribuno prendendo la bacchetta, lievemente toccava il condannato. Allora quanti trovavansi nel campo, chi con bastoni, chi con sassi lo uccidevano.»

57.Vitruv. VI, 7, 5. A. Gell. XVI, 5.

57.Vitruv. VI, 7, 5. A. Gell. XVI, 5.

58.Il vestibolo ancora è per mia ideaDetto da Vesta: invochiam lei venutiQuivi, che i primi tien luoghi tal Dea.Fastorum, Lib. VI. Trad. G. B. Bianchi.

58.

Il vestibolo ancora è per mia ideaDetto da Vesta: invochiam lei venutiQuivi, che i primi tien luoghi tal Dea.Fastorum, Lib. VI. Trad. G. B. Bianchi.

Il vestibolo ancora è per mia ideaDetto da Vesta: invochiam lei venutiQuivi, che i primi tien luoghi tal Dea.Fastorum, Lib. VI. Trad. G. B. Bianchi.

Il vestibolo ancora è per mia idea

Detto da Vesta: invochiam lei venuti

Quivi, che i primi tien luoghi tal Dea.

Fastorum, Lib. VI. Trad. G. B. Bianchi.

59.«Parato prega sia fatto Pansa edile.» Altri invece tradussero: Parato invoca Pansa edile. Colla prima versione ch’io pongo potrebbe rovesciarsi la supposizione generalmente fatta colla seconda, che, cioè, la casa appartenesse a Pansa, e farla ritenere invece, come vorrebbe Marc Monnier, di Parato, perchè non sarebbe credibile allora che Parato siasi recato a esprimere il proprio voto precisamente sull’uscio di Pansa: questi almeno per pudore non lo avrebbe permesso. Ma l’opinione di Monnier sarebbe tolta, se fosse vero ciò che qualche archeologo sostenne cheParatusfosse sinonimo diinstitorodispensator, dello schiavo, cioè, incaricato della vendita delle derrate del padrone. Non saprei in tal caso con quale autorità di scrittura antica avvalorare quest’ultima pretesa.

59.«Parato prega sia fatto Pansa edile.» Altri invece tradussero: Parato invoca Pansa edile. Colla prima versione ch’io pongo potrebbe rovesciarsi la supposizione generalmente fatta colla seconda, che, cioè, la casa appartenesse a Pansa, e farla ritenere invece, come vorrebbe Marc Monnier, di Parato, perchè non sarebbe credibile allora che Parato siasi recato a esprimere il proprio voto precisamente sull’uscio di Pansa: questi almeno per pudore non lo avrebbe permesso. Ma l’opinione di Monnier sarebbe tolta, se fosse vero ciò che qualche archeologo sostenne cheParatusfosse sinonimo diinstitorodispensator, dello schiavo, cioè, incaricato della vendita delle derrate del padrone. Non saprei in tal caso con quale autorità di scrittura antica avvalorare quest’ultima pretesa.

60.«Fabio Euporio capo de’ liberti, invoca l’edile Cuspio Pansa.»Pomp. Antiq. Hist.1. 109.

60.«Fabio Euporio capo de’ liberti, invoca l’edile Cuspio Pansa.»Pomp. Antiq. Hist.1. 109.

61.Già mi fan da padroni i miei vicini,E quanto in casa mia si fa, per entroDell’impluvio mi guardano.Att. II. ist. 2.

61.

Già mi fan da padroni i miei vicini,E quanto in casa mia si fa, per entroDell’impluvio mi guardano.Att. II. ist. 2.

Già mi fan da padroni i miei vicini,E quanto in casa mia si fa, per entroDell’impluvio mi guardano.Att. II. ist. 2.

Già mi fan da padroni i miei vicini,

E quanto in casa mia si fa, per entro

Dell’impluvio mi guardano.

Att. II. ist. 2.

62.E questa Dea, che chiamiam Vesta, crediEsser null’altro che la fiamma viva.Fast.Lib. VI, 291. Tr. G. B. Bianchi.

62.

E questa Dea, che chiamiam Vesta, crediEsser null’altro che la fiamma viva.Fast.Lib. VI, 291. Tr. G. B. Bianchi.

E questa Dea, che chiamiam Vesta, crediEsser null’altro che la fiamma viva.Fast.Lib. VI, 291. Tr. G. B. Bianchi.

E questa Dea, che chiamiam Vesta, credi

Esser null’altro che la fiamma viva.

Fast.Lib. VI, 291. Tr. G. B. Bianchi.

63.Non han Vesta, nè il foco effigie alcuna.Id. Ibid.v. 298.

63.

Non han Vesta, nè il foco effigie alcuna.Id. Ibid.v. 298.

Non han Vesta, nè il foco effigie alcuna.Id. Ibid.v. 298.

Non han Vesta, nè il foco effigie alcuna.

Id. Ibid.v. 298.

64.«Ha più vigore il rinnovato foco.»v. 143.

64.

«Ha più vigore il rinnovato foco.»v. 143.

«Ha più vigore il rinnovato foco.»v. 143.

«Ha più vigore il rinnovato foco.»

v. 143.

65.O, disse, infelicissimo consorte,Qual dira mente, o qual follia ti spingeA vestir di quest’armi? Ove t’avventiMisero? Tal soccorso e tal difesaNon è d’uopo a tal tempo: non s’appressoTi fosse anche Ettor mio. Con noi piuttostoRimanti qui. Che questo santo altareSalverà tutti: o morrem tutti insieme.Lib. II, 523-528. Tr. Caro.

65.

O, disse, infelicissimo consorte,Qual dira mente, o qual follia ti spingeA vestir di quest’armi? Ove t’avventiMisero? Tal soccorso e tal difesaNon è d’uopo a tal tempo: non s’appressoTi fosse anche Ettor mio. Con noi piuttostoRimanti qui. Che questo santo altareSalverà tutti: o morrem tutti insieme.Lib. II, 523-528. Tr. Caro.

O, disse, infelicissimo consorte,Qual dira mente, o qual follia ti spingeA vestir di quest’armi? Ove t’avventiMisero? Tal soccorso e tal difesaNon è d’uopo a tal tempo: non s’appressoTi fosse anche Ettor mio. Con noi piuttostoRimanti qui. Che questo santo altareSalverà tutti: o morrem tutti insieme.Lib. II, 523-528. Tr. Caro.

O, disse, infelicissimo consorte,

Qual dira mente, o qual follia ti spinge

A vestir di quest’armi? Ove t’avventi

Misero? Tal soccorso e tal difesa

Non è d’uopo a tal tempo: non s’appresso

Ti fosse anche Ettor mio. Con noi piuttosto

Rimanti qui. Che questo santo altare

Salverà tutti: o morrem tutti insieme.

Lib. II, 523-528. Tr. Caro.

66.InÆneid.Lib. III, 134. VediÆneid.IX, 259 e V. 744.

66.InÆneid.Lib. III, 134. VediÆneid.IX, 259 e V. 744.

67.«Ciascuno faccia i sagrificj secondo il proprio rito.» —De Lingua Latina, VII, 88.

67.«Ciascuno faccia i sagrificj secondo il proprio rito.» —De Lingua Latina, VII, 88.

68.... Non più ci vuol di tantoA far che Trebio e rompa il sonno, e corraCon le corregge penzolon, temendoChe al baglior delle stelle, o sin da l’oraChe dal pigro Boote il freddo plaustroRicircolando volgasi, l’interaSalutatrice turba abbia già tuttoDel salve mattutin l’orbe compiuto.Sat.V. 19-23. Tr. Gargallo.

68.

... Non più ci vuol di tantoA far che Trebio e rompa il sonno, e corraCon le corregge penzolon, temendoChe al baglior delle stelle, o sin da l’oraChe dal pigro Boote il freddo plaustroRicircolando volgasi, l’interaSalutatrice turba abbia già tuttoDel salve mattutin l’orbe compiuto.Sat.V. 19-23. Tr. Gargallo.

... Non più ci vuol di tantoA far che Trebio e rompa il sonno, e corraCon le corregge penzolon, temendoChe al baglior delle stelle, o sin da l’oraChe dal pigro Boote il freddo plaustroRicircolando volgasi, l’interaSalutatrice turba abbia già tuttoDel salve mattutin l’orbe compiuto.Sat.V. 19-23. Tr. Gargallo.

... Non più ci vuol di tanto

A far che Trebio e rompa il sonno, e corra

Con le corregge penzolon, temendo

Che al baglior delle stelle, o sin da l’ora

Che dal pigro Boote il freddo plaustro

Ricircolando volgasi, l’intera

Salutatrice turba abbia già tutto

Del salve mattutin l’orbe compiuto.

Sat.V. 19-23. Tr. Gargallo.

69.Lib. VII, 23.

69.Lib. VII, 23.

70.«Acciò un luogo più recondito non desse adito alla licenza».

70.«Acciò un luogo più recondito non desse adito alla licenza».

71.SatyriconXXVIII: «Questi, disse, è Menelao, presso il quale appoggiate il gomito.»

71.SatyriconXXVIII: «Questi, disse, è Menelao, presso il quale appoggiate il gomito.»

72.Adelph.Att. II. sc. 5:Stender per noi comanda i letticciuoliEd apprestar ogn’altra cosa.

72.Adelph.Att. II. sc. 5:

Stender per noi comanda i letticciuoliEd apprestar ogn’altra cosa.

Stender per noi comanda i letticciuoliEd apprestar ogn’altra cosa.

Stender per noi comanda i letticciuoli

Ed apprestar ogn’altra cosa.

73.Epist.Lib. I. X. 22:Pur tra recinto di colonne fassiFronteggiar bosco, e lodasi magione,Che a l’occhio apre di campi ampio prospetto.Trad. Gargallo.

73.Epist.Lib. I. X. 22:

Pur tra recinto di colonne fassiFronteggiar bosco, e lodasi magione,Che a l’occhio apre di campi ampio prospetto.Trad. Gargallo.

Pur tra recinto di colonne fassiFronteggiar bosco, e lodasi magione,Che a l’occhio apre di campi ampio prospetto.Trad. Gargallo.

Pur tra recinto di colonne fassi

Fronteggiar bosco, e lodasi magione,

Che a l’occhio apre di campi ampio prospetto.

Trad. Gargallo.

74.«Dinnanzi al crittoportico c’è un sisto olezzante di viole. Il calore del sol che vi batte è accresciuto dal riflesso del crittoportico, il quale come mantiene il sole, così vi scaccia e mantiene i venti boreali; e quanto è il caldo che si ha sul davanti, tanto è il fresco che si gode di dietro. Esso arresta del pari i venti australi, e così rompe e doma i venti più opposti, gli uni da un lato, gli altri dall’altro. Ameno nel verno, lo è ancor più nella state. Poichè prima del mezzogiorno, il sisto, dopo di esso lo stradon gestatorio e la vicina parte dell’orto sono confortati dalla sua ombra, la quale, secondo che cala o cresce il giorno, qua e là cade or più corta, or più lunga. Lo stesso crittoportico non è mai tanto privo del sole, quanto allora, che il più cocente raggio di esso cade a piombo sovra il suo colmo. Oltre a ciò per le aperte finestre vi entrano e giuocano i zefiri; nè il luogo è mai molesto per un’aria chiusa e stagnante.»Epist.Lib. II. 17. Trad. Paravia.

74.«Dinnanzi al crittoportico c’è un sisto olezzante di viole. Il calore del sol che vi batte è accresciuto dal riflesso del crittoportico, il quale come mantiene il sole, così vi scaccia e mantiene i venti boreali; e quanto è il caldo che si ha sul davanti, tanto è il fresco che si gode di dietro. Esso arresta del pari i venti australi, e così rompe e doma i venti più opposti, gli uni da un lato, gli altri dall’altro. Ameno nel verno, lo è ancor più nella state. Poichè prima del mezzogiorno, il sisto, dopo di esso lo stradon gestatorio e la vicina parte dell’orto sono confortati dalla sua ombra, la quale, secondo che cala o cresce il giorno, qua e là cade or più corta, or più lunga. Lo stesso crittoportico non è mai tanto privo del sole, quanto allora, che il più cocente raggio di esso cade a piombo sovra il suo colmo. Oltre a ciò per le aperte finestre vi entrano e giuocano i zefiri; nè il luogo è mai molesto per un’aria chiusa e stagnante.»Epist.Lib. II. 17. Trad. Paravia.

75.Liv. XXXIX. 14.

75.Liv. XXXIX. 14.

76.Vol. secondo. Puntata 18.ª, pag. 347.

76.Vol. secondo. Puntata 18.ª, pag. 347.

77.«A Marco Lucrezio Flamine di Marte, Decurione in Pompei.»

77.«A Marco Lucrezio Flamine di Marte, Decurione in Pompei.»

78.È ben inteso che qui si parla del diritto più antico: in seguito queste leggi si vennero modificando ed erano già da tempo mutate quando a Pompei toccò l’estrema rovina.

78.È ben inteso che qui si parla del diritto più antico: in seguito queste leggi si vennero modificando ed erano già da tempo mutate quando a Pompei toccò l’estrema rovina.

79.Fustel de Coulanges:La Cité Antique, Liv. II, ch. 1.

79.Fustel de Coulanges:La Cité Antique, Liv. II, ch. 1.

80.Vedi Aulo Gellio IV, 3, Valerio Massimo II, 1, 4, e Dionigi d’Alicarnasso II, 25.

80.Vedi Aulo Gellio IV, 3, Valerio Massimo II, 1, 4, e Dionigi d’Alicarnasso II, 25.

81.Governo degli Spartani.

81.Governo degli Spartani.

82.In Solone, 20.

82.In Solone, 20.

83.Cantù.Stor. degli Italiani.Vol. I. Cap. XXIII.

83.Cantù.Stor. degli Italiani.Vol. I. Cap. XXIII.

84.Liv. II,La Famille, Chap. II,Le Mariage, Pag. 43. Paris. Librairie Hachette e C. 1872, 4.me edit.

84.Liv. II,La Famille, Chap. II,Le Mariage, Pag. 43. Paris. Librairie Hachette e C. 1872, 4.me edit.

85.Lib. III, 3, 38.

85.Lib. III, 3, 38.

86.Questioni Romane, 50.

86.Questioni Romane, 50.

87.Notti Attiche.

87.Notti Attiche.

88.Niun merito è dunque, o misleale,Nïuno, o ingrato, che da me ti nascaO bimba, o figliuolin? La gioja intantoDe l’educar, e imprimer su’ registriLe prove d’uom prolificante, è tua.L’uscio inghirlanda, sei papà; ti ho datoIncontro a’ detrattor scudo e cimiero.Di padre i dritti hai già; se’ scritto eredePer me: d’ogni legato or se’ capace,E di fiscal caducità ti ridi.Beni ancor giungerai molt’altri a questo,Di tre se arrivo il novero a fornirti.Sat.IX, v. 82-90. — Tr. Gargallo.

88.

Niun merito è dunque, o misleale,Nïuno, o ingrato, che da me ti nascaO bimba, o figliuolin? La gioja intantoDe l’educar, e imprimer su’ registriLe prove d’uom prolificante, è tua.L’uscio inghirlanda, sei papà; ti ho datoIncontro a’ detrattor scudo e cimiero.Di padre i dritti hai già; se’ scritto eredePer me: d’ogni legato or se’ capace,E di fiscal caducità ti ridi.Beni ancor giungerai molt’altri a questo,Di tre se arrivo il novero a fornirti.Sat.IX, v. 82-90. — Tr. Gargallo.

Niun merito è dunque, o misleale,Nïuno, o ingrato, che da me ti nascaO bimba, o figliuolin? La gioja intantoDe l’educar, e imprimer su’ registriLe prove d’uom prolificante, è tua.L’uscio inghirlanda, sei papà; ti ho datoIncontro a’ detrattor scudo e cimiero.Di padre i dritti hai già; se’ scritto eredePer me: d’ogni legato or se’ capace,E di fiscal caducità ti ridi.Beni ancor giungerai molt’altri a questo,Di tre se arrivo il novero a fornirti.Sat.IX, v. 82-90. — Tr. Gargallo.

Niun merito è dunque, o misleale,

Nïuno, o ingrato, che da me ti nasca

O bimba, o figliuolin? La gioja intanto

De l’educar, e imprimer su’ registri

Le prove d’uom prolificante, è tua.

L’uscio inghirlanda, sei papà; ti ho dato

Incontro a’ detrattor scudo e cimiero.

Di padre i dritti hai già; se’ scritto erede

Per me: d’ogni legato or se’ capace,

E di fiscal caducità ti ridi.

Beni ancor giungerai molt’altri a questo,

Di tre se arrivo il novero a fornirti.

Sat.IX, v. 82-90. — Tr. Gargallo.

89.Lib. II, epig. 92.

89.Lib. II, epig. 92.

90.Epistolar. C. Plinii Cæcilii Secundi.Lib. X. ep. XCVI. Ediz. Venezia, Tip. Antonelli.

90.Epistolar. C. Plinii Cæcilii Secundi.Lib. X. ep. XCVI. Ediz. Venezia, Tip. Antonelli.

91.«Fu consuetudine presso gli antichi che colui il quale passasse in altra famiglia, avesse prima ad abdicare a quella nella quale era nato.»Ad Æneid.11. 156.

91.«Fu consuetudine presso gli antichi che colui il quale passasse in altra famiglia, avesse prima ad abdicare a quella nella quale era nato.»Ad Æneid.11. 156.

92.Perdita delle cose sacre.

92.Perdita delle cose sacre.

93.Detestazione delle cose sacre. XV. 27.

93.Detestazione delle cose sacre. XV. 27.

94.Top.6.

94.Top.6.

95.De Legibus, 11, 8.

95.De Legibus, 11, 8.

96.Id., ibid.11.

96.Id., ibid.11.

97.Sat.V, 289 e segg.— Olà! quel servo in croce. — E per qual fallo?Chi accusa? chi testifica? Rifletti;Non tardasi mai troppo, ove si trattiDella morte d’un uomo. — È uomo un servo?Sciocco! È innocente? E sia; io così voglio,Così comando; il mio volere è legge.Trad. Gargallo.

97.Sat.V, 289 e segg.

— Olà! quel servo in croce. — E per qual fallo?Chi accusa? chi testifica? Rifletti;Non tardasi mai troppo, ove si trattiDella morte d’un uomo. — È uomo un servo?Sciocco! È innocente? E sia; io così voglio,Così comando; il mio volere è legge.Trad. Gargallo.

— Olà! quel servo in croce. — E per qual fallo?Chi accusa? chi testifica? Rifletti;Non tardasi mai troppo, ove si trattiDella morte d’un uomo. — È uomo un servo?Sciocco! È innocente? E sia; io così voglio,Così comando; il mio volere è legge.Trad. Gargallo.

— Olà! quel servo in croce. — E per qual fallo?

Chi accusa? chi testifica? Rifletti;

Non tardasi mai troppo, ove si tratti

Della morte d’un uomo. — È uomo un servo?

Sciocco! È innocente? E sia; io così voglio,

Così comando; il mio volere è legge.

Trad. Gargallo.

98.De Re Rustica. XII. 1. 2.

98.De Re Rustica. XII. 1. 2.

99.«L’ingiuria fatta anche allo schiavo non si deve dal Pretore lasciare inulta.»

99.«L’ingiuria fatta anche allo schiavo non si deve dal Pretore lasciare inulta.»

100.Lib. VI, 39:.... che la testa ha aguzza e in motoTien sempre i lunghi orecchi al par d’un asino.Trad. Magenta.

100.Lib. VI, 39:

.... che la testa ha aguzza e in motoTien sempre i lunghi orecchi al par d’un asino.Trad. Magenta.

.... che la testa ha aguzza e in motoTien sempre i lunghi orecchi al par d’un asino.Trad. Magenta.

.... che la testa ha aguzza e in moto

Tien sempre i lunghi orecchi al par d’un asino.

Trad. Magenta.

101.De ClementiaI, 24.

101.De ClementiaI, 24.

102.Milano. E. Daelli e C. 1863 nellaBiblioteca Rara.

102.Milano. E. Daelli e C. 1863 nellaBiblioteca Rara.

103.Oraz.Sat.11. 6. 66; Ovid.Fast.11. 631; Petronio,Satyricon, 60.

103.Oraz.Sat.11. 6. 66; Ovid.Fast.11. 631; Petronio,Satyricon, 60.

104.«Quest’opera non fe’ barbaro artiereMangiator di polenta.»Plaut.Mostellaria. Act. 3, sc. 2 v. 14º.

104.

«Quest’opera non fe’ barbaro artiereMangiator di polenta.»Plaut.Mostellaria. Act. 3, sc. 2 v. 14º.

«Quest’opera non fe’ barbaro artiereMangiator di polenta.»Plaut.Mostellaria. Act. 3, sc. 2 v. 14º.

«Quest’opera non fe’ barbaro artiere

Mangiator di polenta.»

Plaut.Mostellaria. Act. 3, sc. 2 v. 14º.

105.Sat.II, 5, 79. Non raccapezzandomi sulla versione del Gargallo, mi provo io:Parca nel regalar, della cucina,Assai più che di Venere, curanteLa gioventù si mostra.

105.Sat.II, 5, 79. Non raccapezzandomi sulla versione del Gargallo, mi provo io:

Parca nel regalar, della cucina,Assai più che di Venere, curanteLa gioventù si mostra.

Parca nel regalar, della cucina,Assai più che di Venere, curanteLa gioventù si mostra.

Parca nel regalar, della cucina,

Assai più che di Venere, curante

La gioventù si mostra.

106.Od.XIV. Lib. II.Ad Posthumum.«L’erede tuo que’ cecubiDissiperà più saggio,Che cento chiavi or serbanoDel sole ignoti al raggio.Tal vin facendo scorrerePe’ pavimenti alteri,Cui non spumeggi il simileNe’ salici bicchieri.»Trad. Gargallo.Orazio dice nellecene dei Pontefici; Gargallo vi sostituisce isalici bicchieri. Il lettore s’avvede tosto che il traduttore ha mutato il pensiero del poeta, e la citazione, nella traduzione, non farebbe al mio caso. I Salii erano i dodici sacerdoti di Marte che custodivan gli ancili o scudi sacri, mentre i Pontefici eran bensì sacerdoti, ma sopraintendevan alla religione dello stato e alle cerimonie di essa.

106.Od.XIV. Lib. II.Ad Posthumum.

«L’erede tuo que’ cecubiDissiperà più saggio,Che cento chiavi or serbanoDel sole ignoti al raggio.Tal vin facendo scorrerePe’ pavimenti alteri,Cui non spumeggi il simileNe’ salici bicchieri.»Trad. Gargallo.

«L’erede tuo que’ cecubiDissiperà più saggio,Che cento chiavi or serbanoDel sole ignoti al raggio.Tal vin facendo scorrerePe’ pavimenti alteri,Cui non spumeggi il simileNe’ salici bicchieri.»Trad. Gargallo.

«L’erede tuo que’ cecubi

Dissiperà più saggio,

Che cento chiavi or serbano

Del sole ignoti al raggio.

Tal vin facendo scorrere

Pe’ pavimenti alteri,

Cui non spumeggi il simile

Ne’ salici bicchieri.»

Trad. Gargallo.

Orazio dice nellecene dei Pontefici; Gargallo vi sostituisce isalici bicchieri. Il lettore s’avvede tosto che il traduttore ha mutato il pensiero del poeta, e la citazione, nella traduzione, non farebbe al mio caso. I Salii erano i dodici sacerdoti di Marte che custodivan gli ancili o scudi sacri, mentre i Pontefici eran bensì sacerdoti, ma sopraintendevan alla religione dello stato e alle cerimonie di essa.

107.Od.XXXVIII. Lib. I.Ad Sodales.«.... compagni a DiviCon saliari — cibi festiviI pulvinari — tempo è d’ornar.»

107.Od.XXXVIII. Lib. I.Ad Sodales.

«.... compagni a DiviCon saliari — cibi festiviI pulvinari — tempo è d’ornar.»

«.... compagni a DiviCon saliari — cibi festiviI pulvinari — tempo è d’ornar.»

«.... compagni a Divi

Con saliari — cibi festivi

I pulvinari — tempo è d’ornar.»

108.«Son citaredi a’ pulvinari degli Dei ed a’ banchetti de’ magistrati.»

108.«Son citaredi a’ pulvinari degli Dei ed a’ banchetti de’ magistrati.»

109.«Cesare dittatore nella cena del suo trionfo, distribuì anfore di vin Falerno nel banchetto e cadi di Chio. Lo stesso nel trionfo ispanico largheggiò Chio e Falerno. Al convito poi del suo terzo consolato diè vin Falerno, Chio, Lesbio e Mamertino.»

109.«Cesare dittatore nella cena del suo trionfo, distribuì anfore di vin Falerno nel banchetto e cadi di Chio. Lo stesso nel trionfo ispanico largheggiò Chio e Falerno. Al convito poi del suo terzo consolato diè vin Falerno, Chio, Lesbio e Mamertino.»

110.Qui i Romulei magnati e i trabeatiCesare volle colle mille schiereChe sedessero insieme a laute mense.

110.

Qui i Romulei magnati e i trabeatiCesare volle colle mille schiereChe sedessero insieme a laute mense.

Qui i Romulei magnati e i trabeatiCesare volle colle mille schiereChe sedessero insieme a laute mense.

Qui i Romulei magnati e i trabeati

Cesare volle colle mille schiere

Che sedessero insieme a laute mense.

111.. . . .i cibi apprestansiAlla tua mensa in aurei piatti accolti.Trad. Magenta.

111.

. . . .i cibi apprestansiAlla tua mensa in aurei piatti accolti.Trad. Magenta.

. . . .i cibi apprestansiAlla tua mensa in aurei piatti accolti.Trad. Magenta.

. . . .i cibi apprestansi

Alla tua mensa in aurei piatti accolti.

Trad. Magenta.

112.«Se i ricchi nappi onde l’Egitto abbellaI conviti di Roma, o quei che tingePartico fuoco d’iride sì bella.»Lib. IV.Eleg.V. Trad. Vismara.

112.

«Se i ricchi nappi onde l’Egitto abbellaI conviti di Roma, o quei che tingePartico fuoco d’iride sì bella.»Lib. IV.Eleg.V. Trad. Vismara.

«Se i ricchi nappi onde l’Egitto abbellaI conviti di Roma, o quei che tingePartico fuoco d’iride sì bella.»Lib. IV.Eleg.V. Trad. Vismara.

«Se i ricchi nappi onde l’Egitto abbella

I conviti di Roma, o quei che tinge

Partico fuoco d’iride sì bella.»

Lib. IV.Eleg.V. Trad. Vismara.

113.«Così crebbe il numero de’ versatili soffitti delle cene, che d’un tratto l’uno appresso all’altro succeda e si mutino tanti quante sieno le portate.»

113.«Così crebbe il numero de’ versatili soffitti delle cene, che d’un tratto l’uno appresso all’altro succeda e si mutino tanti quante sieno le portate.»

114.Frugan costor per gli elementi tuttiCome appagar la gola; nè al capriccioMai d’ostacolo è il prezzo.Tr. Gargallo.

114.

Frugan costor per gli elementi tuttiCome appagar la gola; nè al capriccioMai d’ostacolo è il prezzo.Tr. Gargallo.

Frugan costor per gli elementi tuttiCome appagar la gola; nè al capriccioMai d’ostacolo è il prezzo.Tr. Gargallo.

Frugan costor per gli elementi tutti

Come appagar la gola; nè al capriccio

Mai d’ostacolo è il prezzo.

Tr. Gargallo.

115.A un pranzo u’ niun (temendoneL’ugne) il mantil recò;Via la tovaglia Ermogene portò.Ep.Lib. XII, 29. Trad. Magenta.

115.

A un pranzo u’ niun (temendoneL’ugne) il mantil recò;Via la tovaglia Ermogene portò.Ep.Lib. XII, 29. Trad. Magenta.

A un pranzo u’ niun (temendoneL’ugne) il mantil recò;Via la tovaglia Ermogene portò.Ep.Lib. XII, 29. Trad. Magenta.

A un pranzo u’ niun (temendone

L’ugne) il mantil recò;

Via la tovaglia Ermogene portò.

Ep.Lib. XII, 29. Trad. Magenta.

116.Æneid., lib. I, 703. — Il Caro poco fedelmente traduce:. . . .Con Cerere a le menseGli aurati vasi e i nitidi canestri,E i bianchissimi lini eran comparsi.Avremmo avuto meglio serbato il costume d’allora se avesse tradotto:Distribuiscon da’ canestri il paneE recan le tovaglie, a cui fur rasiI velli,e avremmo appreso che le tovaglie potevan essere di pelli levigate; ma i traduttori soglion mirare più all’eleganza che alla precisione. Eppure, volgarizzando dall’antico, non si dovrebbe mai perdere di vista il concetto storico, pel quale anche i poemi diventano documenti di storia importanti. Giova il ripeterlo.

116.Æneid., lib. I, 703. — Il Caro poco fedelmente traduce:

. . . .Con Cerere a le menseGli aurati vasi e i nitidi canestri,E i bianchissimi lini eran comparsi.

. . . .Con Cerere a le menseGli aurati vasi e i nitidi canestri,E i bianchissimi lini eran comparsi.

. . . .Con Cerere a le mense

Gli aurati vasi e i nitidi canestri,

E i bianchissimi lini eran comparsi.

Avremmo avuto meglio serbato il costume d’allora se avesse tradotto:

Distribuiscon da’ canestri il paneE recan le tovaglie, a cui fur rasiI velli,

Distribuiscon da’ canestri il paneE recan le tovaglie, a cui fur rasiI velli,

Distribuiscon da’ canestri il pane

E recan le tovaglie, a cui fur rasi

I velli,

e avremmo appreso che le tovaglie potevan essere di pelli levigate; ma i traduttori soglion mirare più all’eleganza che alla precisione. Eppure, volgarizzando dall’antico, non si dovrebbe mai perdere di vista il concetto storico, pel quale anche i poemi diventano documenti di storia importanti. Giova il ripeterlo.

117.Piccanti rape e rafani e lattucheGli fean corona: intingoli che stuzzicanoLo stomaco impigrito. Eranvi acciughe,Carote ed acquerello di vin coo.Serm.VIII. Lib. 2. Trad. Gargallo.

117.

Piccanti rape e rafani e lattucheGli fean corona: intingoli che stuzzicanoLo stomaco impigrito. Eranvi acciughe,Carote ed acquerello di vin coo.Serm.VIII. Lib. 2. Trad. Gargallo.

Piccanti rape e rafani e lattucheGli fean corona: intingoli che stuzzicanoLo stomaco impigrito. Eranvi acciughe,Carote ed acquerello di vin coo.Serm.VIII. Lib. 2. Trad. Gargallo.

Piccanti rape e rafani e lattuche

Gli fean corona: intingoli che stuzzicano

Lo stomaco impigrito. Eranvi acciughe,

Carote ed acquerello di vin coo.

Serm.VIII. Lib. 2. Trad. Gargallo.

118.«Nè riporre speranza nell’antipasto, perocchè tutto ora ho soppresso: mentre per lo addietro soleva deliziarmi d’olive e delle tue salsiccie.»

118.«Nè riporre speranza nell’antipasto, perocchè tutto ora ho soppresso: mentre per lo addietro soleva deliziarmi d’olive e delle tue salsiccie.»

119.Lucano vi allude nel verso:Quippe bibunt tenera dulces ab arundine succos.Però che bevan gli IndiDella tenera canna i dolci succhi;e Domiziano di queste canne di zuccaro ne fe’ gitto alla moltitudine fra tante altre squisite cose.

119.Lucano vi allude nel verso:

Quippe bibunt tenera dulces ab arundine succos.Però che bevan gli IndiDella tenera canna i dolci succhi;

Quippe bibunt tenera dulces ab arundine succos.

Quippe bibunt tenera dulces ab arundine succos.

Però che bevan gli IndiDella tenera canna i dolci succhi;

Però che bevan gli Indi

Della tenera canna i dolci succhi;

e Domiziano di queste canne di zuccaro ne fe’ gitto alla moltitudine fra tante altre squisite cose.

120.Tre furono gli Apicii e tutti celebri per la loro ghiottornia. Il primo visse al tempo di Silla; il secondo sotto l’impero di Augusto e Tiberio e fu il più famoso e venne celebrato da Giovenale, da Seneca e da Plinio; il terzo sotto Trajano e rinomato inventore del marinar le ostriche, delle quali mandava all’imperatore desideratissime giare, quando quest’ultimo trovavasi a guerreggiare tra i Parti. Tanto impose l’abilità degli Apicj, che i cuochi si divisero persino in Apicj ed Antiapicj, come trovasi menzionato in Plinio il Giovane.

120.Tre furono gli Apicii e tutti celebri per la loro ghiottornia. Il primo visse al tempo di Silla; il secondo sotto l’impero di Augusto e Tiberio e fu il più famoso e venne celebrato da Giovenale, da Seneca e da Plinio; il terzo sotto Trajano e rinomato inventore del marinar le ostriche, delle quali mandava all’imperatore desideratissime giare, quando quest’ultimo trovavasi a guerreggiare tra i Parti. Tanto impose l’abilità degli Apicj, che i cuochi si divisero persino in Apicj ed Antiapicj, come trovasi menzionato in Plinio il Giovane.

121.D’Esopo il figlio insigne margherita,Già di Metella da l’orecchio svelta,In aceto stemprò, mille migliajaPer bere di sesterzj in pochi sorsi.SatiraIII. Lib. II. Trad. Gargallo.

121.

D’Esopo il figlio insigne margherita,Già di Metella da l’orecchio svelta,In aceto stemprò, mille migliajaPer bere di sesterzj in pochi sorsi.SatiraIII. Lib. II. Trad. Gargallo.

D’Esopo il figlio insigne margherita,Già di Metella da l’orecchio svelta,In aceto stemprò, mille migliajaPer bere di sesterzj in pochi sorsi.SatiraIII. Lib. II. Trad. Gargallo.

D’Esopo il figlio insigne margherita,

Già di Metella da l’orecchio svelta,

In aceto stemprò, mille migliaja

Per bere di sesterzj in pochi sorsi.

SatiraIII. Lib. II. Trad. Gargallo.

122.«Sorbiva preziosissime perle liquefatte coll’aceto.»

122.«Sorbiva preziosissime perle liquefatte coll’aceto.»

123.«Nè bevon meno e coll’olio e col vino sfidano le forze, e giù cacciatili nelle svogliate viscere, lo rimettono per la bocca e rigettan col vomito tutto il vino.»

123.«Nè bevon meno e coll’olio e col vino sfidano le forze, e giù cacciatili nelle svogliate viscere, lo rimettono per la bocca e rigettan col vomito tutto il vino.»


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