Chapter 11

Affermiamo dunque che nel brano succitato sono più le infamie, e le menzogne scientemente scritte, di quello che non siano le parole — e lo proviamo:

1. Che razza di papi, e che razza di uomini, sarebbero stati Gregorio IX ed Innocenzo IV se, sapendo che gli Ebrei avevan per obbligo di uccidere fanciulli cristiani per compiere tenebrosi riti, avessero impiegato la loro parola a scagionare gli Ebrei dall'accusadi comunicarsi col cuore di un fanciullo cristiano? Che la religione mosaica non abbia nulla di simile al Sacramento della Eucaristia sanno anche i bimbi; e quei papi sarebbero stati i peggiori fra i malfattori se, arzigogolando sulle parole, come un volgare scrittore dellaCiviltà, avessero detto ai Cristiani:Non è vero che gli Ebrei ammazzino i fanciulli per comunicarsi col loro cuore, sottointendendo, con strana restrizione mentale,ma li ammazzano per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi.

Ingiuria più atroce e più insana di questa, verso la memoria di due Sommi Pontefici, non poteva scagliarsi da nessun ebreo, da nessun ateo, da nessun nemico della Chiesa, ed è bello, è istruttivo sopratutto, che l'abbia scagliata un articolaio dellaCiviltà Cattolica.

2.Assassinare dei cristiani fanciulli e non fanciulli per servirsi del loro sangue nella confezione degli azimi nelle feste pasquali, questa èlegge fondata sul Talmud.

Chi asserisce ha sempre avuto l'obbligo di provare.Noi, per esempio, affermiamo qui anche una volta che l'odio dell'articolaio e dei pari suoi contro il Talmud proviene da ciò: che, mentre essi desiderano la immediata conversione degli Ebrei (V.Civiltà Catt., Quaderno 814, p. 487), quel libro tanto esecrato giovò specialmente a confermare gli Ebrei nella loro fede, e, siccome lo affermiamo, lo proviamo subito, citando le parole di un autore ultra-cattolico, il Rohrbacher(280): “Questa raccolta di tradizioni farisaiche (il Talmud) chiosate, predicate dai rabbini, è appunto, siccome pare, il maggior impedimento alla conversione dei giudei”.

L'articolaio invece, asserendo che nel Talmud è fatta agli Ebrei prescrizione di celebrare l'orrendo rito, afferma, ma non prova, e sì che la prova qui era tanto facile e semplice, bastava citare il trattato ed il foglio del Talmud dove si trova imposto agli Ebrei il nefando rito.

Ma questo l'articolaio non potè fare per una ragione semplicissima; ed è che frammezzo alle bellissime cose ed alle matte stranezze di cui riboccano i dodici volumi in foglio del Talmud, non vi è una riga, neppur una, che possa, per quanto torta e ritorta, venire in appoggio alla bieca accusa.

Sa invece l'articolaio cosa c'è nel Talmud?

Legga l'articolaio, se li sa leggere, per tacer d'altri, i trattatiChoiln,Keridut,Pesachim,Jebamoth,Zevachime vi troverà ad ogni pie' sospinto rinnovato il divieto fatto agli Ebrei dalla Bibbia(281)di cibarsi di sangue, e non sololo troverà rinnovato, ma lo troverà aggravato da tutte quellesiepiche, secondo il detto talmudico, i Rabbini si sono piaciuti a porre attorno alla legge di Dio per renderne più sicura la osservanza. E perciò non soltanto troverà vietato l'uso del sangue di animali, ma troverà minuziose, ridicole prescrizioni perchè i cibi sieno preparati in modo che non vi rimanga la più piccola traccia di sangue, troverà persino fatto divieto all'ebreo di inghiottire il boccone che ha in bocca, se per caso venisse, mentre lo sta masticando, ad uscirgli una goccia di sangue dalle gengive, o di sorbire un uovo nel quale si trovi una goccia di sangue.

Rida finchè vuole l'articolaio di queste minuzie e noi rideremo con lui, e di buon cuore; ma, vivaddio, non accusi coloro che le osservano di pasti da antropofaghi.

Che se poi l'articolaio fosse vago di sapere cosa pensano i padri del Talmud dello omicidio, gli diremo che al tempo delle persecuzioni di Trajano, raccoltisi i maestridel Giudaismo in segreto consiglio, stabilirono: che qualunque ebreo potesse tenersi sciolto dall'obbligo di adempiere i riti religiosi, ognora che ne potesse seguire pericolo di morte; e che solo per sottrarsi a un atto di idolatria, all'omicidioe all'adulterio fosse cosa onorevole e giusta, spendere la propria vita(282).

E questa opinione è cento volte ripetuta nel Talmud dove a tacere d'altri mille passi si legge anche il seguente:

“Chi versa il sangue dell'uomo sarà versato il suo sangue.

“Molti è vero, hanno le mani lorde di sangue umano, eppure muoiono tranquillamente nel letto loro. Ma il loro sangue sarà versato nel giorno del giudizio(283)”.

E se ciò non basta all'articolaio, se non gli basta la dichiarazione dell'Unità Cattolicadi non aver trovato nel Talmud nessun precetto che comandi o consigli il nefando rito, ci stia a sentire; non potremo esser brevi, e ne chiediam venia ai lettori, ma vorremmo farla finita una buona volta con questa stolida calunnia.

Vi è all'Università di Praga, un I. R. professore di antichità giudaiche, che dopo essersi fatto una bella fama di cretino sostenendo i pretesi miracoli della stigmatizzata Lateau(284), e coprendo di contumelie i protestanti, ha pensato in occasione del processo di Tisza-Eszlar di riconfermarla, mandando fuori parecchie sue cicalate, intese adimostrare come gli Ebrei facciano uso pei loro riti di sangue cristiano.

Queste cicalate provocarono le risa di tutti i dotti di Europa, senza distinzione di culto; fu provato che il Rohling è un vigliacco calunniatore, un ignorante di tre cotte, nella migliore ipotesi, un mattoide della più bell'acqua.

Ma tutte queste qualità che rendono il Rohling indegno di esser citato a qualsivoglia persona seria, lo costituiscono invece la più bella, la più luminosa autorità che possa opporsi all'articolaio dellaCiviltà.Similia similibus.

Ora questo Rohling, in una lettera, scritta il 19 giugno 1883, al famoso deputato antisemita ungherese Geza di Onody, lettera che venne riprodotta il 24 giugno nell'Ungarischer Grenzbotesdi Presburgo scrive queste precise parole: “Avevo detto nella miaAntwort an die Rabbinenche io non avevo trovato nel Talmud — per quanto ne conosciamo delle edizioni stampate — nessuna prova dell'assassinio ritualmente ordinato agli Ebrei”.

Mentre quindi l'articolaio, pococivilee menocattolico, con quella sicumera che si addice alla sua ignoranza, afferma nel 1881 questa legge di sangue fondata nel Talmud, due anni dopo, il suo degnissimo Rohling, professore di antichità giudaiche, è costretto ad affermare che non seppe trovare nel Talmud una riga che facesse al caso suo.

Prevediamo però l'obbiezione che si potrebbe farci. Si potrebbe dirci che la malafede del Rohling è uguagliata soltanto dalla sua crassa ignoranza, sicchè nessun uomo, per poco che si rispetti, è obbligato a prestar fede alle sue parole.

E rispondendo così anche l'articolaio sarebbe perfettamente nel suo diritto e nessuno saprebbe dargli torto.

Ma cosa, risponderebbe, di grazia, alla testimonianza di due principi della Chiesa, emessa in occasione di un recente processo e citata da un giornale non sospetto: laGazzette de Francedel 2 luglio 1883? Stia a sentire, l'articolaio:

“In occasione del processo di Tisza-Eszlar il dottor Samassa, arcivescovo d'Erlau, ed il cardinale Luigi Haynald, arcivescovo di Kalocza, non esitarono a dichiarare che innessunodei libri religiosi degli Ebrei si contenevano simili prescrizioni.”

Ma taluno a corto di migliori argomenti, ci dirà che se non è nel Talmud stampato, può essere in qualcuno dei manoscritti antichi.

Rispondiamo che cataste di quei manoscritti furono sequestrate inillo tempore, da preti e da frati, in tanta copia che oggi riescono rarissimi, sicchè il solo completo che si conosca è quello della Biblioteca Reale di Monaco. Ora questi preti e questi frati, se vi avessero trovato la nefanda legge, avrebbero avuto l'obbligo sacrosanto di renderla pubblica.

Non l'hanno fatto? segno evidente che non hanno trovato niente.

E siccome conosciamo e disprezziamo il modo di polemizzare dei nostri avversari e non vogliamo servirci dell'arte loro di citar una riga di uno scritto per snaturarne il concetto, così confesseremo francamente che il Rohling, nella lettera citata, prosegue affermando di aver trovato l'obbligo imposto agli Ebrei di far uso di sangue, in un libro stampato nel 1868 a Gerusalemme.

Ma, il degnissimo compare, non sa e non può citare il titolo del libro, perchè egli non ha fatto che copiare una calunnia messa in giro da un immondo libello antisemitico, ilPaderboner Judenspiegel, siccome luminosamente dimostra l'illustre Delistsch, un cristiano, professoredella facoltà di Teologia di Lipsia, nelPester Lloyddel 16 marzo 1883.

3. L'ultima infamia che leggesi nelle poche righe dello sconcio articolo, che ci piacque riferire, è nelle parole:che fu già da molti e sarà anche da noi, colla scorta dei processi, ampiamente, chiaramente ed indubbiamente dimostrato.

Siccomeinfinitus est numerus stultorum, non abbiamo difficoltà ad ammettere che molti abbiano voluto trarre da quei processi una illazione qualsiasi.

I processi in proposito furono molti, moltissimi anzi, e noi ne abbiamo ricordati una buona serqua.

Ma chiediamo, non all'articolaio, evidentemente convinto essere il medio evo il periodo più splendido della storia dell'umanità, ma a qualunque uomo non sia del tutto cretinizzato dal fanatismo, che valore abbiano tutti i processi nei quali gli imputati, ed anco i testimoni se occorre, sono assoggettati alle torture.

Ce lo dica il Fleury, quando narra che ai servi dei primi cristiani si estorceva coi tormenti la confessione dei pretesi infanticidii commessi dai loro padroni.

E se l'autorità del Fleury non basta, adduciamo quella di tale che fu ad un tempo un Santo, ed un Pontefice, San Nicola I (858–867), e perchè non ci si accusi di falsare le citazioni, riferiamo l'opinione di questo Santo Pontefice tal quale come la riferisce uno scrittore, cui, è a sperare, non si negherà fede(285):

“Il papa S. Nicolò I, rispetto all'usanza che avevano i giudici di porre alla tortura i sospetti di alcun delitto, dichiara non ammessa nè dalla divina nè dallaumana legge, vale a dire dalla romana; volontaria, dice, dovendo esser la confessione e non forzata. Per la tortura può un innocente patir eccessivamente senza nulla confessare; e in tal caso la è un'empietà da parte del giudice: o, vinto dal dolore, dirsi reo, quand'anche non sia; empietà, anche allora non minore da parte del giudice.”

Ora, dopo avere dimostrato come un Papa delixsecolo la pensasse, in materia di processi istruiti col mezzo della tortura, invitiamo l'articolaio a por mente che tutti i processi, che ebbero esito fatale per gli Ebrei, furono istruiti mercè quel mezzo, che egli probabilmente deplora in cuor suo di non poter applicare all'autore di queste pagine. E quasi questa infamia della tortura non bastasse a togliere ogni valore a questi processi, è opportuno ricordare che in molti fra essi, e specialmente nei primi, cioè in quelli che più degli altri giovarono ad accreditare lo stolto pregiudizio contro gli Ebrei, la prova della loro pretesa colpabilità fu ottenuta mercè il giudizio di Dio. Così avvenne, per esempio, a Blois nel 1171. L'unico testimonio che accusava gli Ebrei fu posto sul fiume dentro una barca ed essendo egli riescito a salvarsi, la sua accusa venne tenuta per vera.

Ed è sulla base di tali processi che l'articolaio vuoleampiamente, chiaramente, indubbiamentedimostrare?

Non è difficile che, in mancanza di altri argomenti, ci si opponga l'antichità della accusa, il numero grande delle vittime, e dei relativi processi, l'universale diffusione della accusa; i soliti argomenti, insomma, di tutti quelli che non ne hanno di migliori.

Rispondiamo:

Quale colta persona crede oggi giorno che vi sieno mai state persone capaci di diffondere ad arte pestilenze e morbi?

Eppure le storie riboccano di processi contro i pretesi untori; ed oggi ancora una grave epidemia non si manifesta in un paese, senza che la plebe non accusi questo o quello di diffondere il morbo, e nella prima metà del nostro secolo ancora, Parigi, il cervello d'Europa, vide dei pretesi avvelenatori uccisi a furor di plebe(286).

Chi crede oggi alle streghe, ai commerci col demonio, a tutto quanto farneticavano, su questi argomenti, i nostri buoni nonni?

Eppure le storie abbondano di processi contro streghe, le quali furono, non soltanto convinte di reati impossibili, ma persino confesse; eppure le vecchie biblioteche sono ingombre di volumi in cui si tracciano ai giudici le vie da seguire per giungere alla scoperta di delitti che il progresso della umana ragione dimostrò non poter accadere; eppure non sono tanto remoti i tempi obbrobriosi nei quali un sacerdote cattolico, Urbano Grandier, veniva accusato di aver stregato diciassette monache di Loudun, in cui si costringeva un'altro curato, il Gianfredi, a confessare che aveva soffiato il diavolo nel corpo di Maddalena Lapallu ed in cui si vide il gesuita Girard sul punto di essere condannato al rogo, per aver gittato un sortilegio sulla Cadière.

Se i processi contro gli untori, se quelli contro le streghe, non bastano a farci persuasi che un uomo possa diffondere una pestilenza senza esserne la prima vittima, che una donna possa attraversare dozzine di leghe, a cavallo di una scopa, perchè i processi contro gli Ebrei avranno,soli, virtù di persuaderci che essi facciano uso di sangue cristiano nei loro riti?

Nè maggior autorità dei processi, ha la antichità della accusa. Ciò che forma il principale pericolo di ogni calunnia è questo appunto: che per quanto luminosamente smentita dai fatti, e dalla ragione, essa persiste sempre in talune menti più ottuse, sicchè, quando sembra completamente vinta e debellata, la si vede poi ogni qual tratto rinascere più viva e rigogliosa che mai.

Circa all'esser stata questa accusa mossa agli Ebrei in tempi e luoghi diversissimi, locchè può parer prova della sua veridicità, rispondiamo subito che, in tempi ed in paesi diversissimi, si credette agli untori ed alle streghe; che la chiromanzia ebbe seguaci fra i greci antichi e fra i moderni francesi; che all'astrologia credettero, per tacer d'altri, gli antichi Caldei, gli Arabi del medio evo, e gli uomini più colti di tutti i paesi sino a pochi secoli or sono; e che oggi noi ridiamo di tutte queste cose, e ci faremmo beffe di chiunque invocasse, sul serio, l'argomento dell'universale diffusione che ebbero in passato queste credenze per persuaderci della loro verità.

La progredita civiltà dell'epoca nostra non impedisce poi che anche oggi perdurino talune incredibili superstizioni. I montanari di Scozia credono ancora che un tale e tal lago abbia il suokelpiee il suocaval d'acqua; nel fondo di certe provincie di Francia i contadini son lungi dal negar fede al lupo mannaro; e qui, nella nostra Italia, il romano, per non dir d'altri, crede ancora al cattivo occhio e gli ospedali di Napoli ricevono, ogni anno, qualche infelice martoriato da malvagi superstiziosi, che pretendono ottenere in tal guisa i numeri del lotto.

Un'ultima osservazione ci rimane poi a fare circa ilpreteso valore dei numerosi processi che si fecero, con esito diverso, contro gli Ebrei.

L'articolaio stesso osserva, che man mano che un paese va incivilendosi, i processi di questo genere divengono più rari, mentre sono tanto più frequenti, e hanno esito peggiore per gli Ebrei, quanto più avvengono in epoche remote ed in paesi meno civili.

In Inghilterra, dacchè gli ebrei vi furono richiamati dal protettore Cromwell, non ebbe più luogo nessun processo di tale natura. In Francia non se ne ebbe nessuno, dopo la sentenza del parlamento di Metz che dannò a morte Raphael Levi (16 giugno 1670), sentenza che è riconosciuta da tutti come un errore giudiziario e contro cui si scagliò un venerando ed illustre sacerdote cattolico, il padre Simon dell'Oratorio.

In Italia l'ultimo processo, che terminasse con una condanna, risale al 1480. Vi furono bensì, varie volte dopo, dei tentati ammutinamenti contro gli Ebrei, come a Casale Monferrato nel 1611, a Mantova nel 1824, per pretese sparizioni di fanciulli che poi vennero trovati vivi e sani.

Un immondo libello pubblicato l'anno scorso a Prato, libello al quale non è certamente estranea la mano dello articolaio dellaCiviltà, col titoloIl sangue cristiano nei riti ebraici della moderna sinagogareca un lungo elenco di pretesi assassinii rituali commessi dagli Ebrei; ora da quell'elenco stesso desumiamo che nel corso di questi due ultimi secoli nessuno di questi assassinii fu commesso in Francia, Inghilterra, Italia o Germania; tutti i segnalati hanno per teatro la Polonia, l'Ungheria, la Russia e l'Oriente.

Abbiamo già dimostrato che una è la religione mosaica in tutti i tempi ed in tutti i paesi, sicchè dal fatto che simili processi divengono impossibili nei paesi civili,non è lecito dedurre la conseguenza che gli Ebrei di questi paesi si astengano dal compiere quello che, secondo i loro nemici, sarebbe per essi un dovere di coscienza; ma ben piuttosto è logico l'argomentare che il progredire della civiltà renda impossibile nonchè il condannare neppure l'iniziare processi sopra una così stolida accusa. E persino in Germania, la terra classica dell'antisemitismo e dei processi inverosimili, se crediamo al seguente fatto narrato mesi sono dai giornali, pare, o articolaio diletto, che il tempo cessi d'esser propizio agli arrosti.

“Sino dal 22 gennaio 1883, a Skurz, paese di due mila abitanti, nella Prussia occidentale, presso Danzica, fu rinvenuto il cadavere mutilato di un ragazzo di 15 anni. La voce popolare accusò del misfatto gli Ebrei, asserendo che essi avevano assassinato il ragazzo per servirsi del suo sangue ne' loro riti religiosi. Un ebreo, certo Josephsohn, come sospetto dell'orribile delitto, fu subito arrestato. Malgradoprecise deposizioni di testimoni, che dichiaravano di aver veduto ed udito tutto, non si poterono ottenere prove sicure contro di lui. Adesso la direzione della polizia di Berlino ha spedito a Skurz un valente commissario di polizia, il quale ha potuto fare la luce su lo strano avvenimento e scoprire il vero autore dell'assassinio nella persona del macellaio cattolico Giuseppe Behrendt. Costui, più di tutti, aveva gridato contro gli Ebrei e con minaccie era riuscito a indurre uno de' principali testimoni del misfatto a deporre di aver veduto sul luogo l'ebreo Josephsohn. Il Behrendt è stato, sul momento, tratto in arresto”(287).

Dopo ciò, — con buona venia dell'articolaio, passiamo ad occuparci di altro, lieti di avergli dimostrato:

1. Che ha calunniato due papi.

2. Che ha mentito, tirando pei piedi quel povero Talmud, che probabilmente non conosce neppur di vista, e che c'entra in tutto ciò quanto laCiviltàed ilCattolicismonei suoi articoli.

3. Che i processi su cui si appoggia contano giusto altrettanto quanto la sua scienza talmudica, e la sua critica, perocchè nessun uomo di senno presta fede ai processi nei quali, come ebbe a dire il poeta:

La torture interroge et la douleur répond

a processi che giustificherebbero quasi il detto di Voltaire: “Giudizio tanto più cristiano, quanto più sprovvisto di prove”.

Giunti a questo punto potremmo credere di averla finita coll'increscioso argomento, se non ci rimanesse ad indagare quali sieno le origini di questa abbominevole calunnia, quali le ragioni per le quali potè diffondersi ed acquistar credenza, a carico specialmente di un popolo che avrebbe dovuto esser l'ultimo a venir fatto segno a così stolida accusa.

L'ingegno umano non è tanto ferace in maligne invenzioni quanto comunemente si crede, e questa, del servirsi del sangue umano per riti tenebrosi, non è statarivolta contro gli Ebrei soltanto, ma contro molte altre sette, molte altre persone.

Ed è naturale; perocchè l'identità del sangue e della vita fu per tutta l'antichità assioma quasi indiscusso; da cui derivò per processo naturale l'idea che il cielo irritato contro gli uomini non potesse placarsi che col sangue. L'ostia sanguinosa domina la religione, come la storia, della antichità. Nella storia di Roma il sangue di Lucrezia caccia i Tarquinii e quello di Virginia i decemviri(288).

Siffatte idee che dominarono intiera l'antichità non poterono non lasciar traccia nello spirito dei popoli, sicchè la superstizione che il sangue giovi a forzare la volontà divina fu attribuita ora a questi ed ora a quelli.

I primi Cristiani, per non risalire ad epoche più remote, erano già stati, con egual verità, accusati della orribile pratica. Ecco cosa dice a questo proposito il Fleury(289); di cui ci piace riferire un lungo brano, perchèsi veda, colla scorta di un autore non sospetto, come tutte le accuse che oggi si muovono contro gli Ebrei erano pure rivolte contro i primi Cristiani.

“Questo segreto dei misteri non cessava di essere un grande argomento di calunnie contro i Cristiani(290), perchè si suole più sovente nascondersi per fare ilmale che per fare il bene..... I cattolici poi avevano degli schiavi pagani, ai quali la paura dei tormenti faceva dire contro i loro padroni tutto ciò che volevano i loro nemici. (Oh! Cosa diventano dopo ciò i processi coi quali l'articolaio volevaampiamente, chiaramente, indubbiamentedimostrare ciò che non ha mai esistito?) Così si diffuse la favola che i Cristiani nelle loro assemblee notturne uccidessero un fanciullo per mangiarlo, dopo di averlo fatto arrostire, copertolo di farina, ed aver immerso il loro pane nel suo sangue; ciò che manifestamente traeva origine da una mala interpretazione del mistero dell'Eucaristia. Si diceva anche che dopo il loro pasto in comune, in cui mangiavano e bevevano con eccesso, gittavano un'offa ad un cane che era legato al candeliere, in guisa che il cane saltellando rovesciava il solo lume che li rischiarava, sicchè dopo col favore delle tenebre quanti erano uomini e donne si mescolavano assieme indifferentemente come sogliono le bestie.

Gli Ebrei furono i principali autori di queste calunnie(291), e per quanto assurde esse fossero, il popolovi credeva, sicchè si era pur costretti a giustificarsene seriamente(292).

“Si accusavano ancora i Cristiani di esser nemici del genere umano .  .  .  . La carità che avevano gli uni per gli altri era una congiura odiosa . . . Le persecuzioni stesse di cui erano vittime erano un argomento di odio contro i Cristiani, venivano ritenuti colpevoli perchè dovunque erano come tali trattati e dal tremendo rigore dei supplizi si argomentava della enormità dei loro delitti; erano considerati come gente destinata alla morte, al rogo, alle forche, e se ne componevano loro sopranomi ingiuriosi(293). Ecco ciòche rendeva i Cristiani così odiosi al popolo ed agli ignoranti, ecco il fondamento di quanto, seguendo l'opinione comune, ne dicono Svetonio e Tacito. Svetonio dice che Claudio imperatore “cacciò da Roma gli Ebrei che istigati da Cristo(294)intrigavano senza posa”, quasi che Gesù Cristo fosse ancor vivo e fosse divenuto capo di parte fra gli Ebrei. Annovera fra le buone azioni di Nerone l'aver fatto soffrire supplizi ai cristiani,genti, soggiunge,di una superstizione nuova e malefica(295). Tacito(296)parlando del fuoco che Nerone fece appiccare a Roma per divertirsi, dice che egli ne accusògenti odiose pei loro delitti che il popolo chiamava cristiani(297); poi aggiunge:Questo nome veniva da Cristo che Ponzio Pilato aveva fatto giustiziare, imperatore Tiberio. E questa perniciosa superstizione allora formatasi(298)si rialzava di nuovo non soltanto in Giudea sorgente del male, ma anche a Roma dove tutto quanto vi ha di nero e di infame nel mondo si riunisce e si pratica(299). Si presero dapprima coloro che confessavano, poi dietro le loro deposizioni una gran moltitudine fu convinta non tanto dell'incendio quanto dell'odio verso l'uman genere. Più innanzi li tratta dacolpevoli, e da gente che meritavano gli ultimi esempi.”

I pochi ed oppressi seguaci della vera Fede essendo,col progresso dei tempi divenuti possenti e numerosi, la calunnia cessò di esercitarsi contro di loro, ma non scomparve per questo, rimase anzi intatta e solo mutarono le vittime, probabilmente altrettanto innocenti.

I Luciferiani ed altri eretici ebbero a subire le conseguenze della stessa calunnia.

Ad essi si addebitavano tenebrose conventicole nelle quali si calpestavano le leggi della morale e del più elementare pudore. I bambini, nati in seguito a queste tenebrose orgie, erano solennemente immolati pochi giorni dopo la loro nascita, il loro sangue raccolto con cura, il loro corpo bruciato, e le ceneri mescolate col sangue s'adoperavano a formare un pane che serviva all'eucarestia dei settarii(300). Questa accusa fu applicata anche ai Bogomili della Tracia ed agli Euchiti, di cui uno dei rami sembra essersi fuso coi Templari. Essa fu egualmente posta a carico dei Templari, con una variante però, che era per ottenere l'olio che doveva servire a consacrare l'idolo (Bafometto) che avrebbero avuto luogo i sacrifizi di bambini rimproverati ai Templarii: “Un enfant nouvel engendré d'un Templier et d'une pucelle estoit cuit et rosti au feu et toute la graisse ostée, et d'icelle estoit sacrée et oint leur idole(301)”. E sempre, nell'età dimezzo sopratutto, la fantasia popolare farneticava ora di bambini immolati, ora di bagni di sangue umano, adoperati come rimedio d'incurabili malattie cutanee. E di questo farnetico, se ne trovan tuttora le traccie nelle fiabe e ne' racconti tradizionali; onde sbuca fuori diquando in quando: ed il sospetto o l'odio del volgo attribuisce l'atto nefando, ora al tiranno esoso, ora a questo, ora a quello. Veggasi fra leDucento Novelle, di Celio Maleyuni (Venezia 1609), quella intitolataMatrimonio di Filenia, figliuola del Re d'Egitto.

E nelCunto de li Cunte, il trattenimento della Giornataiii,Rosella, di cui ecco l'argomento: “Lo Gran turco, pe' farese no vagno de sango de signore, fa pigliare 'no prencepe. La figlia se ne 'nnamora; e se ne fujeno. La mamma l'arriva e le so tagliate le mano da lo Prencepe. Lo Gran Turco ne more de crepantiglia. Ma jastemmata la figliola da la mamma, lo Prencepe se ne scorda, ma, dopo varie astuzie, fatte da essa, torna a memmoria de lo marito e se gaudeno contente.”

Nè mancano monumenti che ci abbiano portato le prove di siffatta credenza. Il sacrificio di un bambino è rappresentato infatti su certi monumenti del medio evo, ma queste scolture portano dei segni evidenti della dottrina gnostica delle emanazioni, che non ha nulla a che fare cogli Ebrei(302).

In uno dei lati d'un cofanetto trovato presso Volterra, e che fece poi parte della collezione del duca di Blacas a Parigi, si vede raffigurato un fanciullo colla testa e le braccia pendenti nell'abbandono della morte: due uomini sono occupati a lavare il cadavere immerso per metà in una vasca. L'altro lato rappresenta questo cadavere posato su di un rogo le cui fiamme l'inviluppano. Uno degli assistenti volge la testa e se la nasconde fra lemani con un gesto di pietà e di orrore. Su un lato opposto del cofanetto è rappresentata la purificazione del cadavere.

Indubbiamente queste scolture rappresentano un rito religioso nel quale viene sacrificato un fanciullo.

Ma a chi apparteneva quel cofanetto? Ad Ebrei certamente no. Ed a noi basta quindi averne accennato l'esistenza per dimostrare come, questi riti sanguinosi sian forse stati, per lo passato, praticati da sêtte che cogli Ebrei non ebbero nulla di comune, e lasciamo ad altri il decidere se il cofanetto di Volterra appartenesse ai Templari, ai Gnostici od a qualsivoglia altra setta.

Anche un papa, Innocenzo VIII, fu accusato di aver fatto rapire de' fanciulli per sgozzarli e bagnarsi nel loro sangue(303), e la stessa accusa fu ripetuta quasi un secolo dopo contro un re di Francia, Francesco II, il marito della bella ed infelice Maria Stuarda, come ne fa fede il seguente brano dellaHistoire Nationale de Paris et des Parisiens, par H. Gourdon de Genouillac(tom.ii, 1882, pag. 3–4):

“Il y eut un certain nombre de gens pendus, vers la fin du 1559, pour avoir répandu une calomnie contre Catherine de Médicis et son fils; voici le fait: Le jeune roi s'étant trouvé malade à Fontainebleau, les médecins l'envoyèrent a Blois pour y respirer l'air natal, mais les gens du pays, prétendirent que ce n'etait pas de la fièvre quarte, comme le prétendaient les médecins, dont souffrait François, mais bien de la lèpre, et on raconta que plusieurs enfants avaient disparu depuis l'arrivée du roi, que ces enfants avaientété mis à mort pour que le roi pût prendre des bains de sang, remède qui convenait d'autant mieux au royal malade, que sa mère ne l'avait conçu que lorsque, d'après l'ordonnance du premier médecin Fernel, elle s'était décidée, après dix ans de stérilité, à ne remplir ses devoirs d'épouse que pendant certaines époques, où d'ordinaire les femmes s'en abstiennent. Ce bruit, habilement semé par les calvinistes, trouva vite de l'écho; des bords de la Loire il arriva à Paris, où il fut colporté partout, et le parlement dut sévir contre ces propagateurs; ce fut un prétexte tout trouvé pour arrêter et envoyer à la potence le gens suspects.On ne négligea pas de s'en servir, et plus d'un Parisien bavard alla réfléchir au Châtelet au danger qu'on court lorsqu'on a la langue trop longue.”

Malgrado la severa lezione, qualche secolo dopo la calunnia ricomparve in Francia, non più contro un re, ma vaga ed indeterminata; si accusarono delle sparizioni, pur troppo reali, di vari giovani, ora una principessa che si dilettava di bagni di sangue, ora, naturalmente, gli Ebrei; chi fossero i colpevoli ce lo dica il seguente brano delleMémoires tirés des Archives de la Police de Paris, pour servir a l'histoire de la morale et de la police depuis Louis XIV jusqu'à nos jours, par I. Peuchet(Paris, Levavasseur, 1868, 6 vol. in-8. Tom.i, pag. 144 e segg.):

“Eran già varî anni, dacchè il signor de la Reynie copriva, con soddisfazione generale, l'ufficio di luogotenente generale di polizia, allorquando nei principali quartieri di Parigi si diffuse repentinamente un grave panico occasionato da straordinarie sparizioni di persone.

“Nello spazio di circa quattro mesi, ventisei giovani, il più giovane dei quali aveva raggiunto il diciasettesimo anno, ed il più vecchio non toccava il venticinquesimo, sparirono, lasciando le rispettive famiglieinconsolabili per la loro perdita. Voci misteriose e contraddittorie circolavano a questo proposito nel sobborgo Sant'Antonio, che aveva in questa guisa perduto quattro o cinque bei giovani, figli di ebanisti e di mercanti di vecchi mobili. Le donnicciuole pretendevano che una principessa, la cui vita era posta in pericolo da una malattia di fegato, lottasse contro il male tuffandosi tutti i giorni in un bagno di sangue umano. Altri affermavano che gli Ebrei, per odio al Dio crocefisso, crocefiggessero di quando in quando dei Cristiani. Questa pazza opinione fortunatamente non prevalse. Ad ogni modo però Parigi era in preda al terrore ed alla desolazione. Il duca di Gêvre ne parlò al Re, e questi, quando il luogotenente di polizia si recò da lui, per l'ordinaria relazione, si lagnò vivamente che si tollerasse un simile succedersi di rapimenti che, senza dubbio, erano seguiti da morte violenta, perchè nessuno degli scomparsi aveva mai fatto ritorno.

“La Reynie, disperato pel malcontento espressogli dal Sovrano, se ne fece ritorno a Parigi; appena giuntovi chiamò a sé un agente abilissimo della sua amministrazione, certo Lecoq, di cui fino a quel giorno egli si era non inutilmente servito in tutte le occasioni difficili. Lecoq comparve ed il luogotenente di polizia gli manifestò il suo imbarazzo, parlò del malcontento del Re e fece tali promesse di ricompense che Lecoq, cedendo ad un sentimento di avidità, esclamò:

“— Andiamo! monsignore, vedo bene che per togliervi dall'imbarazzo dovrò rinnovare il sacrificio d'Abramo.

“Lecoq non si spiegò maggiormente ed il signor de la Reynie, che lo considerava come il suo migliore agente, lo congedò con un gesto col quale gli trasmetteva i poteri più estesi. A quei tempi negli uffici dipolizia era in uso un linguaggio di cenni muti, specie di telegrafia la cui chiave non era nota che ad un piccolo numero di iniziati.

“Ecco il complemento indispensabile di questo singolare aneddoto.

“Una accolta di gente, predestinata al patibolo ed alle galere, si era costituita in associazione di malfattori. Il capo della banda procedeva in questa guisa. Una ricca inglese, moderna Messalina, che egli aveva reclutata nei suoi viaggi, serviva di richiamo ai giovani. Questi infelici, dopo aver appagato le voglie di quella femmina impudica, erano dati in preda agli assassini. Venivano uccisi e la testa separata dal busto. Questo era venduto agli studenti di chirurgia e la testa, probabilmente disseccata ed imbalsamata, serviva allora in Germania agli studi di una scienza, che ebbe di poi uno strano sviluppo. Intendiamo parlare della scienza di cui Gall e Spurzheim furono fra noi i propagatori.

“Il governo temette il divulgarsi di una tal serie di misfatti; furono presi provvedimenti per la punizione pronta, severa ed occulta dei colpevoli. Tutti furono impiccati. Anche la donna doveva essere dannata nel capo . . . . . ma il destino dispose altrimenti”(304).

Un altro fatto simile ebbe luogo anche a Parigi quasi nello stesso tempo; precisamente nel maggio 1750.

Ecco come viene narrato dalQuillet,Chronique dePassy(Tomoii, pag. 114). Anche questa volta traduciamo testualmente.

“Un agente di polizia, nella speranza di estorcere del denaro ad una sventurata madre gli rapì il figliuolo. Questa ne divenne furiosa; i suoi lagni furono così amari, i suoi gemiti così strazianti che tutto il quartiere ne fu commosso.

“Altre madri si unirono a lei; la voce corse che quel fanciullo non era il solo ad esser stato rapito ma che migliaia d'altri lo erano stati al pari di lui, e che il Re, novello Erode, stava per ricominciare la strage degli innocenti. Si giunse persino a dire che quei rapimenti avevano per oggetto l'esecuzione di prescrizioni mediche che ordinavano bagni di sangue umano, e del più puro, per guarire taluni gran signori sfiniti dalla lussuria e dai disordini.

“Queste voci sinistre, aggiunte ai gridi strazianti delle desolate madri, infiammarono gli spiriti. Parecchi uomini si aggiunsero loro e divennero furiosi. La sommossa ebbe principio nel sobborgo Sant'Antonio, ma ben presto i disordini si estesero in tutti i quartieri di Parigi. Ogni agente di polizia che cadeva in potere dei tumultuanti era messo a brani. Il popolaccio si dirigeva al palazzo del luogotenente di polizia, e non avrebbe tardato ad investirlo. Il luogotenente di allora, Berrier, che si era reso odioso per la sua aria dura e il suo procedere tirannico, fuggì. Qualcheduno dei suoi dipendenti, meno timido, fece aprire le porte. Questo colpo ardito intimidì i più furiosi; credettero si volesse loro tendere un agguato, e che una voragine stesse per aprirsi sotto i loro piedi e restarono immobili. Intanto le guardie francesi e le guardie svizzere si radunarono. Si aggiunsero loro due compagnie di moschettieri della guardia e diversicorpi della Casa del Re. Le orde indisciplinate dei tumultuanti furono circondate. Si mise la mano sui più accaniti dei quali la forca fece giustizia, gli altri fecero giudizio.

“Qualche mese dopo venne l'epoca del viaggio che il Re faceva annualmente a Compiègne. Per recarvisi si passava abitualmente da Parigi. Luigi XV non volle onorare colla sua presenza una città che aveva osato rivoltarsi, qualunque ne fosse stata la causa, e fece costruire in tutta fretta una strada fra Versailles e Saint Denis in modo da potersi recare al suo destino senza dover attraversare Parigi. È questa la strada che dicesile chemin de la Révolte.”

Come si vede dalle, forse troppo numerose, citazioni che siamo venuti facendo, basta che un bambino sparisca, perchè subito il popolo farnetichi di bagni di sangue umano, di atroci riti religiosi, e si ricusi, sino a che l'evidenza non venga a convincerlo, a cercarne la spiegazione in qualche volgare delitto. Ci si consenta un'ultima citazione per provare la strana vitalità di tale superstizione che il volgo degli indotti e dei semi dotti, accoglie e ripete, per poco che gli accusati, o si elevino come i Papi ed i Re che abbiamo citato, al dissopra del comune per la loro posizione, o si circondino come i primi Cristiani, i Luciferiani, i Templarii di quel mistero che colpisce sempre le immaginazioni popolari.

Una rivista mensile che si pubblica a Mosca, ilMessager russe, in un articolo riprodotto in giugno 1819 da diversi giornali francesi(305)ci ha fatto conoscere gli usidi due sêtte ancora esistenti in Russia, iKhlystye gliSkoptsi(306)(mutilati).

Riti sanguinari, o pretesi tali, furono denunziati allo imperatore Alessandro in una memoria del metropolitano di Mosca. Secondo questa memoria, di cui un giornale di Pietroburgo pubblicò dei frammenti, quando una ragazza incompletamente mutilata concepisce, per opera di un uomo estraneo alla setta, e mette al mondo un ragazzo di sesso mascolino, gliSkoptsi, considerando questa nascita come un avvenimento miracoloso e come una benedizione del cielo, immolano il neonato alla mezzanotte del settimo giorno dopo la sua nascita; lo lavano in seguito nell'acqua tiepida, avendo cura di spremere dalla sua ferita la maggior quantità di sangue possibile. L'acqua in cui il fanciullo è stato immerso si conserva come cosa sacra. Quanto al corpo è deposto in un vaso pieno di zucchero polverizzato dove si giunge a disseccarlo. È in seguito ridotto in polvere, e questa polvere entra nella confezione dei pani consacrati che i settari tagliano a pezzi e distribuiscono agli assistenti alla fine delle loro riunioni. È questo ciò che essi nominano la grande comunione della carne dell'agnello, in opposizione a quelladi sangue che si fa con quella con cui la vittima venne purificata. I giornali russi assicurano che questi fatti, denunciati dal metropolitano di Mosca, Mgr. Platone, vennero constatati da una inchiesta ufficiale.

Potremmo citare altri fatti a dozzine per provare che questa accusa di giovarsi del sangue umano pei riti tenebrosi è vecchia quanto il mondo, ma ogni cosa ha un limite e temiamo ne abbia uno anche la pazienza dei lettori che consentirono a seguirci sin qui, sicchè ci limiteremo a citare un ultimo fatto quasi incredibile. Chi vorrebbe credere infatti che un dotto letterato francese, e cattolico di nascita, se non di convinzione,Arsène Houssaye potè, non sono ancora cinque anni, calunniare i cattolici, di epoche a noi vicine, asserendo che sino alxved alxvisecolo si massacravano dai cattolici dei bambini per convertire in reliquie i loro ossami?

Traduco letteralmente un brano di un articolo dell'Houssaye, sul museo Basilewski, pubblicato nelGauloisdel 24 dicembre 1879:

“Ecco per esempio uno smalto che rappresenta il Massacro degli Innocenti. Cosa pensereste se io vi dicessi che più di una chiesa in Francia contiene ancora delle cripte in cui si trova il pozzo dei sacrifizi? Si conosce così male la storia che non mi si crederà quando affermerò che, sino al quindicesimo secolo, e fors'anche fino al sedicesimo, vi furono il venerdì santo dei fanciulli immolati. A Caen e a Tournus si trovarono degli ossami che fanno fede ancora di questi sacrifizi umani — perdonatemi il sacrilegio — volevo dire inumani”.

Provata dunque la facilità con cui simili accuse calunniose si riprodussero sempre, e trovarono sempre credenza, qual meraviglia se bastò qualche assassinio isolato e non ispirato certamente a scopo religioso, perchèse ne accusassero gli Ebrei, quegli Ebrei che a Strasburgo, nel Delfinato ed altrove, si erano, ben inteso sotto la tortura, confessati autori della peste, sicchè fu necessaria una bolla del papa che li scagionasse dalla strana accusa(307), quegli Ebrei che dovevano ritenersi capaci di ogni scelleraggine(308)dacchè San Giovanni Grisostomo(309)aveva potuto dire che “le sinagoghe erano case di prostituzione, covili di bestie feroci, domicilio dei Demoni e che non vi si adorava Dio, perchè non vi si adorava il figlio, e che colui che conosce il padre conosce il figlio e che il culto che vi si rende si termina al Demonio perchè Dio l'ha abbandonato.”

Quando personaggi, come San Giovanni Grisostomo, coi loro scritti, rendono siffattamente odiosa una parte della popolazione, non deve recar meraviglia che ogni più strana accusa contro di questa trovi credenza.

Data la facilità con cui il volgo crede sempre ad accuse di questa natura, data l'ignoranza dei tempi, dato il fanatismo contro gli Ebrei, eccitato dal Grisostomo, e dai troppo numerosi suoi seguaci, dobbiamo anzi meravigliarci assaissimo se tutte le volte che furono accusati di aver assassinato un cristiano non furono condannati, ed invece abbiamo già veduto come, in tutti i tempi, uomini imparziali ed onesti, di tutte le credenze, abbiano protestato contro la calunnia di cui eran vittima gli Ebrei.

Ma se è agevol cosa il dimostrare l'assoluta falsità della accusa mossa agli Ebrei di giovarsi di sangue umano per scopi rituali, o magici(310), sarebbe impossibile il dimostrare che qualche bambino cristiano non sia caduto talvolta vittima di un assassino ebreo.


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