Chapter 12

Gli Ebrei erano nei secoli passati universalmente odiati. Quando la Chiesa Cristiana aveva raggiunto nel mondo civile il suo ideale, l'unità della Fede, gli Ebrei soli,razza maledetta e dispersa, restarono a guastare la simmetria ammirabile di questa unità.

In mezzo a popoli che, concordi, piegavano le ginocchia dinanzi al Redentore del Mondo, restavano soli a negarlo i pochi ed avviliti discendenti di coloro che lo avevano trascinato al disonor del Golgota.

Qual meraviglia che perciò soltanto essi fossero oggetto della universale esecrazione?(311)Oppressi, umiliati, fatti segno ad ogni più orrenda persecuzione, gli Ebrei reagivano colle armi dei deboli, e le armi dei deboli non furono mai generose.

Da qui recrudescenza d'odio nei persecutori, e l'odio non partorì mai amore, che si sappia.

Chi potrebbe negare che qualche Ebreo, cacciato dalla patria, insidiato nella sua fede, nei suoi averi, diseredato persino del culto dei propri morti, come troppo spesso avveniva nei tempi più caliginosi del medio evo, imbattendosi un giorno nel figlio di uno dei suoi oppressori, lo abbia sgozzato?

Chi rivangasse gli annali del delitto, in tutti i paesi, vi troverebbe registrate a centinaia storie di innocenti fanciulli uccisi da vigliacchi assassiniper vendicarsi dei loro parenti.

E quantunque le statistiche criminali di tutti i tempi e di tutti i paesi ci provino come l'Ebreo rifugga dal sangue, vorremmo, potremmo noi negare, che mai uno di questi assassini sia stato ebreo, una di queste vittime cristiana?

Certamente no; ma la stessa franchezza con cui noi, senza averne le prove — perchè, ripetiamolo, non son prove per noi quelle estorte dalla tortura — pure riconosciamo non impossibile che qualche fatto di questo genere abbia potuto accadere per opera di un individuo ebreo, spinto da un sentimento di vendetta, questa stessa nostra franchezza ci dà diritto ad esser pienamente creduti allorquando recisamente neghiamo che gli Ebrei abbiano per precetto religioso di valersi in certe cerimonie del sangue di un fanciullo cristiano.

Ammettiamo pure una di queste isolate vendette. Nessun processo ne fa fede, perocchè agli occhi dell'odierna critica non hanno valore i processi istituiti sotto il regime della tortura; ammettiamo pure questo caso isolato, che ci gioverà a comprendere, a spiegarci come l'orribile calunnia abbia potuto esser messa in giro la prima volta, ma respingiamo, fino a che non saranno addotte prove categoriche in argomento — e sarà impossibile addurle, perchè non esiste il fatto — ogni accusa generica che si volesse formulare contro gli Ebrei a tale proposito.

Tanto varrebbe, perchè un Umiliato attentò alla vita di San Carlo Borromeo, perchè un prete assassinò un Arcivescovo di Parigi, dire che i frati e i preti cattolici hanno per dovere religioso di ammazzare Santi ed Arcivescovi!

È certo che dacchè esistono Cristiani ed Ebrei qualche ebreo avrà ammazzato un cristiano; è probabile, probabilissimo anzi, che qualche fanciullo cristiano sia caduto vittima di un assassino ebreo, ma non è nè certo, nè probabile, nè possibile che l'assassino sia stato mosso da scopo religioso a compiere il suo misfatto.

Ciò invece che, se non è certo, è però assai possibile ed assai probabile è che, accaduto, per chi sa qual motivo, l'eccidio di un fanciullo cristiano ad opera di unebreo, i nemici degli Ebrei — quelli stessi che andavano diffondendo contro di loro le più strane ed inverosimili accuse — si siano fatta un'arma di questo fatto isolato per coinvolgere tutti gli Ebrei nella stessa accusa, accusa che, già lo vedemmo, deve essere facilmente accolta dai volghi come quella che fu spesso lanciata or contro l'uno or contro l'altro.

Abbiamo detto però e ripetiamo che se vi era un popolo che dovesse andar immune da questa orribile accusa era certamente il popolo ebreo.

Abbiam veduto come la Bibbia e il Talmud in più luoghi vietino agli Ebrei l'uso del sangue. Ma non basta, chè lo stesso Maimonide ci dice il perchè gli Ebrei abborriscano l'uso del sangue; apriamo il suo libroMorè Nebuchim, parteiiial capo 46 e troveremo: “Sappi che quantunque non vi fosse nel concetto degli idolatri cosa più immonda ed impura del sangue, nientedimeno essi lo mangiavano, perchè stimavano che fosse il cibo de' demoni, e che colui, che di esso sangue si alimentasse, acquisterebbe una qualche famigliarità e stretta comunicazione con essi demoni, sicchè questi dovessero rivelar loro il futuro, secondo crede il volgo che essi demoni sogliono fare. Ad alcuni però tra questi idolatri, tornava difficile mangiare il sangue, cibo per sè stesso all'umana natura ripugnante. Questi, quando scannavano qualche animale, ne prendevano il sangue, lo raccoglievano in qualche vaso e, sedendo attorno a questo vaso, mangiavano la carne di esso animale. Si persuadevano, così, che mentre essi mangiavano la carne, i demoni mangiassero il sangue, loro prediletto cibo, e che in questo modo potessero contrarre secoloro amicizia, famigliarità e fratellanza, perchè tutti mangiavano ad un desco e insieme banchettavano. Credevano inoltre che i demoni dovessero apparir loro insogno; avvisar loro quel tanto che dovea succedere ed esser loro di grandissimo giovamento.” Fin qui il Maimonide.

Anche lo Zohar, libro a cui taluni ebrei vogliono annettere molta importanza, commentando il capo 17 del Levitico, dice queste parole, parlando degli incantesimi e dell'arte magica esercitata dagli Egiziani: “Quando gli Egiziani si ragunavano per fare i loro incantesimi, andavano al campo in un monte alto assai, facevano una fossa in terra e spargevano sangue intorno ad essa, ragunavano il rimanente del sangue in essa fossa, offrivano i loro sacrifici agli spiriti maligni, e contraevano famigliarmente tra loro in esso monte. Gli Ebrei i quali erano schiavi in Egitto si accostavano a quelli, e preparavano quel sangue e offerivano il sacrifizio, si radunavano questi spiriti maligni, e apparivano loro in figura d'Irchi irsuti e dicevano loro quel tanto che essi addomandavano.”

O ammettere dunque, con San Giovanni Grisostomo, che gli Ebrei adorino il Demonio, o riconoscere che essi non possono aver mai fatto uso di sangue, e tanto meno di sangue umano.

E davvero è strana la persistenza di una simile calunnia contro una religione i cui maestri, i cui dottori predicarono dottrine diametralmente opposte. Mosè Nachmanide che fiorì nelxiisecolo in Ispagna e che era considerato come il supremo maestro fra i Rabbini, e chiamato per antonomasia il dottore(312), lasciò scritto nel suo libro deiPrecetti: “Ci è ordinato di curare la vita dei Cristiani, salvarla con tutte le nostre forze da pericolo di morte, p. e. quando sono caduti in acqua o sepoltisotto le macerie”. Giuda il Pio, vivente a Ratisbona nel sec.xiinel suolibro dei Piidice: “Nel trattare coi non Israeliti, studiati di usare la stessa onestà come cogli Ebrei: se un Ebreo vuol uccidere un cristiano dobbiamo assister quest'ultimo; se a te si rifugia un omicida, non gli accordare protezione, anche se fosse un ebreo”.

Come dunque malgrado tutto ciò l'accusa potè diffondersi ed acquistar credenza? Ecco la domanda che molti mossero ed a cui nessuno potè dar risposta soddisfacente.

Chi ne cercò la causa nel racconto dell'Esodo dove è spesso menzione di sangue(313); chi in una leggenda rabbinica notissima, secondo la quale, Faraone Re d'Egitto trovandosi colpito dalla lebbra, si impadronì di un gran numero di fanciulli ebrei, affine di bagnarsi nel loro sangue e di guarire. La leggenda aggiunge che in memoria di questo sangue innocente versato, gli Ebrei bevono vino rosso nelle cerimonie della sera di Pasqua(314). L'illustre prof. Oort da Leida, in un discorso tenuto in quella città in occasione delviCongresso degli Orientalisti, vuol trovare la causa della calunnia nella venerazione che negli antichi tempi i primi Cristiani conservavano pel pane azzimo degli Ebrei, ed intesse su questa ipotesi un lungo ragionamento che non arriva però a convincerne del tutto.

Affaccieremo noi pure una supposizione senza pretendere di aver sciolto il problema.

Nei primi tempi del Cristianesimo, non soltanto gliEbrei erano in odio ai Cristiani ortodossi, ma molte sette eterodosse professavano un odio speciale non soltanto verso gli Ebrei, ma verso l'Antico Testamento.

La storia delle religioni ci apprende che il principio di un Dio del male, nemico del Dio del bene, quel principio che gli antichi Persiani incarnavano in Ormus e in Arimane, era comune anche a molte sêtte dei primi tempi del Cristianesimo. I Catari, i Bogomili, i Luciferiani professavano siffatte dottrine. Per essi il Dio maligno si rivelava nell'Antico Testamento, mentre nel Nuovo era il Dio buono che si manifestava.

Ecco, dicevano, perchè è scritto nel Nuovo Testamento: “Che Iddio è luce, e che non vi sono in lui tenebre alcune”(315). Il Dio della Genesi crea il cielo e la terra, ma “la terra era una cosa deserta e vacua e tenebre erano sopra la faccia dell'abisso”(316), il cielo e la terra, al paro delle tenebre, sono l'opera di Lucifero. Ecco perchè ancora, secondo l'Antico Testamento, i figli di Dio peccano(317), mentre nel Nuovo è detto: “Chiunque è nato da Dio non ha peccato”(318). “Non è il Dio buono che ha parlato a Mosè, non è il Dio buono che ha guidato il patriarca. Mosè ha ricevuto la legge da un ingannatore, egli stesso era un mago, un ladrone”(319).

Congiungendo questa opinione che taluni eretici avevano del Mosaismo, coll'altra, universalmente diffusa, cheil demonio gradisca i sagrifizi umani(320), non sarà fuor di luogo il supporre che da quegli eretici abbia potuto avere origine la prima calunnia.

Un'altra fra le possibili origini di quest'accusa, o meglio fra le cause che poterono contribuire a mantenerla in vigore, ed a confermarla nelle menti volgari, ci è suggerita dall'attento esame, che abbiamo fatto, degli atti del processo che si è svolto non ha guari a Nyiregyhaza. Fra le infantili prescrizioni rituali degli Ebrei ve ne ha una che vieta ad essi di toccare nella sera del venerdì e nel giorno del sabato fuoco e lume. Siffatta prescrizione è, dai veri credenti, osservata così strettamente che essi si fanno scrupolo di portare una lampada da un luogo all'altro, o di rimuovere dal fuoco una pentola che bolla. Siccome però le necessità della vita si impongono agli Ebrei come ai Cristiani, gli agiati fra essi provveggono ai lor bisogni mercè l'opera di domestici di altri culti; i più poveri invece vi provvedono come possono, invocando l'aiuto di un vicino o di un passante. Servigi di siffatta natura si richieggono più facilmente, anche per evitare il ridicolo, a ragazzi che non a persone mature. Qualmeraviglia dunque, se come nei tempi di pestilenza basta che un individuo si accosti ad una fontana pubblica, per essere accusato di avvelenarla, od in tempi di assedio basta che uno si aggiri nelle camere del suo appartamento con un lume in mano, perchè venga accusato di far segnali all'inimico(321); qual meraviglia diciamo se sarà bastato il fatto di un ebreo che abbia chiamato a sè un fanciullo cristiano per richiederlo d'uno dei servigi sopra accennati, perchè l'accesa immaginazione del volgo vi ricamasse sopra un preteso tentativo di rapimento, preludio di futuri eccidi(322)?

Ma senza perderci più oltre nella ricerca delle cause che potevano concorrere a far nascere l'orrenda accusa, verremo a dire delle vere, delle sole ragioni per cui essa persistette attraverso i secoli.

Un illustre letterato francese, Dureau de la Malle, nella introduzione alla sua eccellente traduzione di Tacito, ricerca le cause dei delitti inconcepibili commessi dagli imperatori romani; e ne reca una spiegazione che sembra assai plausibile; e cioè che quei sovrani non avendo nè lista civile, nè demanio pubblico e dovendo pur sostenere enormi spese, erano obbligati ad assassinare per procurarsi il denaro di cui avevano d'uopo. E come i malfattori volgariuccidevano per rubare. Questo precetto di governo informa diverse fasi della storia, e dalle proscrizioni di Augusto, venendo giù sino agli eccidi del 1793, ne troveremmo esempi non pochi.

Nel medio evo i ghetti degli Ebrei avevano il nondesiderato privilegio di essere la zecca per eccellenza; quando s'aveva bisogno di denaro si accusavano gli Ebrei di avvelenare i pozzi, le sorgenti, le fontane — quasi che gli Ebrei non facessero uso dell'acqua, — di oltraggiare in mille guise il Santissimo Sacramento — che non hanno nessuna ragione di oltraggiare, non riconoscendovi essi nessun carattere sacro — od infine di ammazzare bambini — quasi la religione professata dalla Beata Vergine e da Nostro Signor Gesù Cristo fosse una religione di antropofaghi.

In quei tempi le accuse, assurde o meno, erano sempre egualmente buone. Bastava che un facinoroso qualunque le ponesse in giro, perchè si desse di piglio alle armi, si corresse al ghetto, e si punissero gli Ebrei col saccheggiarne i beni. L'intiero popolo ebreo potè per secoli far sua l'amara esclamazione del romano proscritto. “La mia villa di Alba mi ha perduto.”

Col progresso dei tempi si capì che era assurdo parlare di fontane avvelenate, o di oltraggi al Santissimo Sacramento; ma l'accusa di antropofagia rimase, come quella che oltre a colpire più facilmente le immaginazioni della plebe, sempre avida di racconti di misteriosi delitti, era sorretta da un altro importante fattore.

Per ogni fanciullo che gli Ebrei erano accusati di aver ucciso, la Chiesa cattolica acquistava un martire di più.

E ciò che importa, e che spiega assai cose, un martire che faceva miracoli.

La narrazione di questi miracoli, quali ce li dà un autorevole e moderno scrittore cattolico, Rohrbacher, è troppo interessante, perchè noi, a costo di ripeterci, resistiamo al desiderio di metterla sotto gli occhi dei nostri lettori.

“L'anno 1250 gli Ebrei di Saragozza attaccaronocon chiodi contro la parete un fanciullo cristiano di sette anni, gli squarciarono, in odio di Cristo, il costato con una lancia e lo seppellirono di notte sulla riva.Ma in mezzo alle tenebre il luogo era irradiato d'una splendida luce.Accorsivi i Cristiani, trasportarono le reliquie con gran pompa alla chiesa principale, dove accadde un gran numero di miracoli. A quella vista l'ebreo Mosè Albayhuzet, che aveva rapita la vittima innocente, abbracciò il Cristianesimo. Ecco quanto riferisce lo storico aragonese Girolamo Blanca, giusta gli Archivi della chiesa di Saragozza.

“Nel 1255 i principali ebrei di tutta Inghilterra sì adunarono a Lincoln per rinnovare la passion di Cristo su d'un fanciullo di otto anni per nome Ugo. Uno faceva da preside Pilato, altri l'officio di carnefice. Fecero soffrire al giovinetto tutti gli oltraggi che il Vangelo riferisce aver i loro antenati fatto patire al Salvatore del mondo. Lo batterono crudelmente colle verghe, gli conficcarono in capo una corona di spine, lo affissero ad una croce, gli diedero a bere del fiele e finalmente gli trafissero il costato con una lancia.

“Tale fu il loro pasquale sacrificio che solevano immolar ogni anno, se l'occasione lo permetteva, come confessarono dappoi. Per colmo di scelleratezza gli strapparono le viscere per servirsene a magiche operazioni. Nascosero profondamente sotto terra il corpo, per tema che i Cristiani ne venissero in cognizione; ma la giustizia di Dio non lasciò impunito questo misfatto.La terra ogni notte rigettava il corpo della vittima.Gli Ebrei, avendolo così più volte sepolto, finirono col gettarlo in un pozzo.

“Intanto la madre del fanciullo cercava dappertutto il suo figliuolo. Avendo saputo che era entrato nella casa d'un ebreo, vi penetra, fruga per tutto, guardaentro il pozzo e vi scorge il corpo del figlio. Senza dir nulla avverte il giudice; il padrone della casa viene arrestato, confessa tutta la serie delle cose (anche il miracolo dunque?) e viene attaccato alla coda di cavalli per essere squartato. Novanta ebrei sono condotti nelle prigioni di Londra per subirvi il supplizio che meritano. Il corpo del fanciullo cavato dal pozzo è solennemente trasportato, come il corpo di un martire, nella Chiesa cattedrale. Il re Enrico III fa procedere giuridicamente contro tutti gli Ebrei d'Inghilterra, affine di distoglierli col terrore dei castighi dal commettere ancora simili misfatti. Ecco quanto riferisce tra gli altri Matteo Paris, autore del Paese e del Tempo.

“Un ebreo di Germania aveva una nutrice cristiana, chiamata Agnese, la quale insegnava alla moglie di lui le preghiere de' Cristiani. L'ebreo, accortosene, entra in furore, va a trovar la nutrice addormentata, l'uccide con tre colpi di pugnale nel cuore, sotto gli occhi di sua moglie, poscia se ne va alla sinagoga. La moglie, presa da spavento, si chiude nella propria camera. L'ebreo di ritorno non trova più il cadavere della nutrice, e s'immagina che l'abbia trasportato la moglie; questa non trovandolo più, pensa che l'abbia levato il marito. Nè l'uno nè l'altra cerca più oltre. Quaranta giorni dopo passa una donna forestiera che li salutaaffettuosamente(splendido, quell'avverbio!!) da parte della nutrice Agnese. L'ebreo allora domanda alla moglie: “Come avviene ch'ella viva? Non l'ho io ammazzata?” La moglie risponde: “Egli è che il Cristo suo Signore è abbastanza possente per risuscitare una defunta. — Ed ecco, ripigliò l'ebreo, quel ch'io ho sempre temuto, che ella non ti faccia apostatare. — ” E tosto legolla e la rinchiuse per due anni in una stanza. Essendo l'ebreoandato lontano, la donna fuggì con due figlioletti ed un terzo ond'era incinta e si rifuggì nella chiesa dove ricevette il battesimo col nome di Geltrude, con grande allegrezza de' fedeli, che sapevano esser leiricchissima(qui sta il busillis) ed onestissima donna. Ella dimorò nella diocesi di Colonia, dove incontrò la nutrice Agnese che portava tuttora le cicatrici dei tre colpi di pugnale.Essa disse ch'era stata guarita all'istante medesimo, e che erasi sottratta clandestinamente per non accendere di più il furore dell'ebreo. Tutti questi fatti vennero a cognizione di Corrado Arcivescovo di Colonia. Agnese mori l'anno 1265: Geltrude viveva ancora quando Tommaso Cantipratese ne scrisse la storia.

“L'anno 1271, nel borgo o villaggio di Pfortzheim, una vecchia, divenuta famigliare cogli Ebrei, vendette loro, per esser uccisa, una figlioletta di sette anni, che aveva perduti il padre e la madre. La distesero su molti drappi, le posero alla bocca una sbarra, le fecero delle incisioni a quasi tutte le giunture delle membra, ne spremettero a viva forza il sangue ed accuratamente lo raccolsero entro pannilini. Quando dopo questi tormenti, fu estinta, la gettarono nel vicin fiume, e vi ammassarono sopra un mucchio di pietre. Il terzo e quarto giorno la trovarono alcuni pescatori per un braccio levato verso il cielo. Fu riportata nel borgo: il popolo gridava con orrore non altri, che gli Ebrei avere commesso quel misfatto. Il margravio di Baden, che trovavasi nelle vicinanze, vi accorse.Tosto il corpo, levatosi a sedere, stese le mani verso il principe, quasi per chieder vendetta o misericordia, e dopo mezz'ora si ricoricò cadavere. Essendo stati condotti gli Ebrei a questo spettacolo, tutte le feritecominciarono a bollire ed a sparger sangue in copia. Il grido del popolo levavasisino al cielo domandando vendetta. Dietro alcuni indizi la vecchia viene arrestata e convinta, principalmente dalla confessione della giovinetta (!!!), che rivelò tutto. Gli Ebrei che avevano messo mano sulla giovane vittima furono presi, arruotati ed appiccati colla vecchia: due di essi si scannarono a vicenda fra loro. Ecco quanto riferisce Tommaso sopracitato, sulla testimonianza di due frati predicatori, Rainieri ed Egidio, che furono a Pfortzheim tre giorni dopo l'avvenimento.”

Chiediamo ancora venia al lettore se lo abbiamo tediato con la riproduzione di queste insensate leggende, ma abbiamo voluto farlo, perchè, dalle pagine del Rohrbacher scaturisce un argomento irresistibile a favore della assurdità dell'accusa mossa agli Ebrei.

Fatti di questo genere non si possono scindere; non si può accettare ciò che conviene e respingere il resto. O bisogna riconoscere che tutti i fatti narrati dal Rohrbacher sono parto, nella migliore ipotesi, di una malata fantasia, o bisogna credere ai cadaveri irradiati da luce celeste, ai morti respinti dalle tombe, alle nutrici risuscitate ed a tutte le assurdità che il buon professore della Università di Lovanio è venuto accumulando.

Già questi miracoli parevano sospetti fin dai secoli scorsi ad uno scrittore protestante, il Basnage, che scriveva:

“Nè si può tacere a discarico degli Ebrei che oltre queste ragioni se ne hanno altre che aumentano il sospetto. Sono i miracoli che accompagnano quasi sempre la morte del crocefisso. Non è meraviglioso che la terra abbia tremato allorquando morì G. C., era il Signore di gloria che veniva crocifisso. Ma le si prestano emozioni più frequenti per uomini volgari che per Gesù Cristo. Essa respinge i cadaveri e lo fa parecchie volte, e non può soffrire che si rinchiudanonel suo seno; ne abbiamo visto un esempio nel fanciullo cui si erano strappate le viscere per servirsene in operazioni magiche, cosa non meno sospetta del resto.

“Ma ce n'è un altro più famoso in Turingia, perchè gli Ebrei, cui si fa scegliere la vigilia di Pasqua per simili delitti, avendo ucciso un fanciullo a nome Corrado, portano il corpo morto in diversi luoghi della Turingia senza poterlo seppellire.

“Sortiva sempre dalla tomba, perlocchè furono costretti di appiccarlo ad un albero. Il delitto fu perciò rivelato, ed allora non vi fu piccolo o grande che non si gittasse sugli Ebrei e non si insozzasse le mani nel loro sangue. Si vide una luce sul corpo di un fanciullo a Vesel 37 anni dopo, e di più il cadavere esalava un odore così buono che lo si trasportò in un tempio dove operò sorprendenti prodigi, ma gli Ebrei se la cavarono con denaro. Questa specie di racconti pieni di miracoli e riferiti dai Leggendari avvezzi a correr dietro a simili finzioni, sono assai sospetti”(323).

E davvero non può non sembrar strano, che mentre Santi poterono essere martoriati e straziati in mille guise senza che Dio, ne' suoi imperscrutabili fini, manifestasse il suo corruccio con segni visibili agli umani, mentre pii e dotti Presuli sopportarono atroci martirii senza che la natura si commovesse, mentre Pier Luigi Farnese potè infliggere l'ultimo degli oltraggi al vescovo di Fano e Sciarra Colonna percuotere Bonifazio VIII, senza che nessun prodigio rivelasse l'ira celeste, bastava che un ebreo fosse accusato di aver ucciso un poppante cristiano perchè quel poppante divenisse d'un tratto un taumaturgo!

E, cosa più strana ancora, le uniche fra le pretese vittime degli Ebrei, che non abbiano fatto miracoli, sono quelle il cui eccidio si sarebbe compiuto in epoche a noi vicine, benchè tra queste vi fosse il davvero venerando padre Tommaso da Calergiano assassinato a Damasco nel 1840(324).

Ora, noi abbiamo tutto il rispetto per la Religione, ma crediamo che questo rispetto non ci obblighi a confondere, cogli eterni dogmi della Religione di Cristo, le invenzioni di pochi fanatici, che mostrano col loro esempio quanto giustamente il Voltaire asserisca che il fanatismo sta alla superstizione come la rabbia alla collera.

Non vi è, e non vi può essere, nella Religione cattolica nulla che ci costringa a riconoscere per veri, o perattendibili, i pretesi miracoli del Beato Simoncino da Trento e di tutte le altre pretese vittime degli Ebrei.

Negando fede a quei miracoli, come negando fede a quelli della Salette, di Lourdes, ed alle stimmate della Lateau, noi sappiamo di non vulnerare nessuno dei principii fondamentali del Cattolicismo, e da questa nostra convinzione tragghiamo argomento per affermare che, come oggi per assicurare la prosperità di un paese attirandovi a migliaia i pellegrini e gli illusi, si ricorre alle innocue apparizioni di Lourdes e della Salette, si potè in altri tempi aver ricorso ai miracoli delle pretese vittime degli Ebrei.

Errerebbero però di gran lunga gli avversari della Chiesa se volessero, appoggiandosi su queste nostre parole, trarne argomento per affermare che noi accusiamo la Chiesa di calunnia.

Spesse volte i Papi ebbero a riconoscere che ciurmerie impudenti si eran volute gabellare per miracoli e non li riconobbero, ma li biasimarono e ne riprovarono il culto.

È irriverenza, è eresia l'affermare che talvolta la buona fede dei Papi possa esser sorpresa?

Nol crediamo, perocchè non crediamo che la Religione imponga l'obbligo assoluto di aggiustar fede ad altri miracoli da quelli in fuori che sono registrati nelle Sacre Carte.

Riassumendo:

L'accusa mossa agli Ebrei di far uso di sangue cristiano nei loro riti:

1º Si rivela calunniosa e falsa, perchè già rivelatasi tale, quando venne mossa ad altre religioni, ad altre credenze;

2º È smentita dai libri sacri degli Ebrei e non ha prove in nessun libro ebraico anche di nessun conto;

3º È smentita da Papi, da Sovrani, da dotti di ogni tempo e di ogni paese;

4º È sorretta dalle risultanze processuali quando le confessioni sono estorte colla tortura, smentita in tutti gli altri casi:

5º È frutto della cupidigia che spingeva nel medio evo ad accusare gli Ebrei di ogni reato per ispogliarli, e della impudenza di taluni fabbricatori di martiri a buon mercato ed il suo rinnovarsi ai giorni nostri altro non prova che la mancanza assoluta di scrupoli nei moderni antisemiti.

E crediamo che basti; fino al giorno almeno in cui il dotto articolaio dellaCiviltà Cattolicanon avrà scoperto il famoso passo del Talmud, che prescrive l'assassinio rituale.

(247)Naturalmente i calunniatori non vanno tra loro d'accordo nello spiegare l'uso che gli Ebrei farebbero di questo sangue procacciatosi a prezzo di tanti delitti.L'opinione più diffusa è che se ne giovino per mescolarlo al pane azzimo od al vino di Pasqua; ma non manca chi asserisce invece che con questo sangue si scrivano tre bollettini magici che poi si pongono sul capo, sulla bocca e nella mano destra delle donne prossime al parto per agevolare l'opera della natura; altri pretende che a questo stesso scopo le puerpere ebree tracannino addirittura sangue cristiano in quanta maggior copia possono procurarselo; altri ancora che col sangue dei fanciulli cristiani si componga un farmaco destinato a cicatrizzare la ferita che si fa, circoncidendoli, ai neonati ebrei; nè mancano coloro i quali pretendono che questo sangue si impieghi nei riti nuziali, o che con esso si aspergano i moribondi ebrei (una sanguinosa parodia dell'Estrema Unzione!) pronunziando queste parole:“Se Gesù Cristo fu il vero Messia, che questo sangue di un Cristiano, reso prezioso per virtù del suo Salvatore, giovi ad espiazione dei tuoi peccati”. Nella quale ultima supposizione sono tali e tante le stranezze che non possiamo altrimenti spiegarnela se non attribuendola ad un pazzo.Nell'inverno dell'anno 1756 a Jampol (Podolia — Russia Europea), essendosi trovato il cadavere di un uomo nel fiume, gli Ebrei vennero accusati di averlo assassinato per scopo rituale. Due Padri Gesuiti che colà trovavansi affermarono che, nascendo gli Ebrei ciechi, per acquistare la vista, dovevano ungere i propri occhi col sangue de' cristiani!!Fu in seguito a questo fatto che l'em. A. cardinale Corsini, scriveva, il 9 febbraio 1780, al Nunzio apostolico di Polonia la lettera, che riferiamo fra documenti, dove, fra altre cose, è detto: “la mal fondata persuasione del volgo ch'ella(la nazione ebrea)mischii sangue umano e specialmente cristiano nell'impasto delle azimi.”

(247)Naturalmente i calunniatori non vanno tra loro d'accordo nello spiegare l'uso che gli Ebrei farebbero di questo sangue procacciatosi a prezzo di tanti delitti.

L'opinione più diffusa è che se ne giovino per mescolarlo al pane azzimo od al vino di Pasqua; ma non manca chi asserisce invece che con questo sangue si scrivano tre bollettini magici che poi si pongono sul capo, sulla bocca e nella mano destra delle donne prossime al parto per agevolare l'opera della natura; altri pretende che a questo stesso scopo le puerpere ebree tracannino addirittura sangue cristiano in quanta maggior copia possono procurarselo; altri ancora che col sangue dei fanciulli cristiani si componga un farmaco destinato a cicatrizzare la ferita che si fa, circoncidendoli, ai neonati ebrei; nè mancano coloro i quali pretendono che questo sangue si impieghi nei riti nuziali, o che con esso si aspergano i moribondi ebrei (una sanguinosa parodia dell'Estrema Unzione!) pronunziando queste parole:“Se Gesù Cristo fu il vero Messia, che questo sangue di un Cristiano, reso prezioso per virtù del suo Salvatore, giovi ad espiazione dei tuoi peccati”. Nella quale ultima supposizione sono tali e tante le stranezze che non possiamo altrimenti spiegarnela se non attribuendola ad un pazzo.

Nell'inverno dell'anno 1756 a Jampol (Podolia — Russia Europea), essendosi trovato il cadavere di un uomo nel fiume, gli Ebrei vennero accusati di averlo assassinato per scopo rituale. Due Padri Gesuiti che colà trovavansi affermarono che, nascendo gli Ebrei ciechi, per acquistare la vista, dovevano ungere i propri occhi col sangue de' cristiani!!

Fu in seguito a questo fatto che l'em. A. cardinale Corsini, scriveva, il 9 febbraio 1780, al Nunzio apostolico di Polonia la lettera, che riferiamo fra documenti, dove, fra altre cose, è detto: “la mal fondata persuasione del volgo ch'ella(la nazione ebrea)mischii sangue umano e specialmente cristiano nell'impasto delle azimi.”

(248)L'autore di questa strana ipotesi è, sventuratamente, un italiano, e, più sventuratamente ancora, un italiano nel quale il molto, moltissimo ingegno non andò mai del paro con l'elevatezza del carattere, F. D. Guerrazzi.Lo scrittore livornese, nella prima edizione dell'Asino(Torino, Franco, 1857, in 8º — Cap.ix, pag. 200), aveva scritto queste testuali parole: “Questo vediamo praticato in diverse guise o cibando le vittime umane già offerte a Dio ed accettate da lui, come, fino a tutto il 1820, costumarono i Benderusi, o gli azzimi intinti col sangue umano, come fecero gli Ebrei, finchè lo poterono fare”.Ed in nota aggiunge il Guerrazzi le seguenti parole:“Che questo nei tempi barbari costumassero gli Ebrei non sembra potersi revocare in dubbio; fra i moderni scrittori ne parlano A. Mackiewitz (sic) e Jacob il bibliofilo”.Il prof. Levi di Vercelli si prese la scesa di capo di provare all'illustre ex-triumviro, che egli si era fatto organo di una volgare calunnia; ciò non pertanto il Guerrazzi non si ritratta, ma, nella terza edizione (Torino, Seb. Franco e Figli, 1859, in-16º — Cap.ix, pag. 173 e 174), ripete tutto quanto aveva detto nella prima, compresa la storpiatura in Mackiewitz del nome del grande poeta polacco e, quasi per grazia, aggiunge alla nota succitata questa nuova insinuazione:“Diligenti ricerche ci hanno chiarito come questa inumanità non pure consentano, ma vietino le leggi ebraiche: se qualche setta iniqua l'abbia praticata non è sicuro (no, on. Guerrazzi, è sicuro chenessunasetta del giudaismo la praticò mai) e in ogni caso sarebbe fantasia e ferocia di qualche uomo-belva, non punto rito di popolo”.

(248)L'autore di questa strana ipotesi è, sventuratamente, un italiano, e, più sventuratamente ancora, un italiano nel quale il molto, moltissimo ingegno non andò mai del paro con l'elevatezza del carattere, F. D. Guerrazzi.

Lo scrittore livornese, nella prima edizione dell'Asino(Torino, Franco, 1857, in 8º — Cap.ix, pag. 200), aveva scritto queste testuali parole: “Questo vediamo praticato in diverse guise o cibando le vittime umane già offerte a Dio ed accettate da lui, come, fino a tutto il 1820, costumarono i Benderusi, o gli azzimi intinti col sangue umano, come fecero gli Ebrei, finchè lo poterono fare”.

Ed in nota aggiunge il Guerrazzi le seguenti parole:

“Che questo nei tempi barbari costumassero gli Ebrei non sembra potersi revocare in dubbio; fra i moderni scrittori ne parlano A. Mackiewitz (sic) e Jacob il bibliofilo”.

Il prof. Levi di Vercelli si prese la scesa di capo di provare all'illustre ex-triumviro, che egli si era fatto organo di una volgare calunnia; ciò non pertanto il Guerrazzi non si ritratta, ma, nella terza edizione (Torino, Seb. Franco e Figli, 1859, in-16º — Cap.ix, pag. 173 e 174), ripete tutto quanto aveva detto nella prima, compresa la storpiatura in Mackiewitz del nome del grande poeta polacco e, quasi per grazia, aggiunge alla nota succitata questa nuova insinuazione:

“Diligenti ricerche ci hanno chiarito come questa inumanità non pure consentano, ma vietino le leggi ebraiche: se qualche setta iniqua l'abbia praticata non è sicuro (no, on. Guerrazzi, è sicuro chenessunasetta del giudaismo la praticò mai) e in ogni caso sarebbe fantasia e ferocia di qualche uomo-belva, non punto rito di popolo”.

(249)Se crediamo ad una corrispondenza che ilFigarodi Parigi riceveva da Vienna in occasione del processo di Nyèregyhaza, questa credenza è ancora abbastanza diffusa, persino a Vienna. Citiamo testualmente:“Anche a Vienna incontrerete facilmente persone che vi dicono coll'aria la più ingenua: Come, non lo sapete? tutti gli anni a Pasqua allorquando gli Ebrei si accingono ad impastare i loro pani rituali detti azimi, essi hanno l'abitudine di aromatizzare uno di questi pani col sangue di una vergine cristiana. Questo pane, sacro fra tutti gli altri, serve a tutto il giudaismo, e se ne distribuiscono dei pezzetti in tutta la superficie del mondo.“Altri aggiungono che ogni anno la vergine viene fornita da una comunità diversa. Si estrae a sorte, fra le varie comunità, a chi spetti il dovere di rubare il fanciullo, di proceder alla panificazione religiosa e di far pervenire agli ortodossi del mondo intiero una briciola della sacrosanta focaccia, profumata secondo le regole del Pentateuco e dotata di quel sapore particolare che si vuole prescritto dal Talmud; sicchè ora l'incarico spetta alla comunione di Francoforte, ora a quella di Gerusalemme, di Parigi, di Salonicco e via dicendo.”Se così si pensa a Vienna, qual meraviglia che in Romania, in Moldavia, in Russia, in Polonia, la stessa credenza persista con tanta intensità che, dice uno scrittore russo, “allo avvicinarsi della Pasqua il terrore dei contadini non è punto simulato”?

(249)Se crediamo ad una corrispondenza che ilFigarodi Parigi riceveva da Vienna in occasione del processo di Nyèregyhaza, questa credenza è ancora abbastanza diffusa, persino a Vienna. Citiamo testualmente:

“Anche a Vienna incontrerete facilmente persone che vi dicono coll'aria la più ingenua: Come, non lo sapete? tutti gli anni a Pasqua allorquando gli Ebrei si accingono ad impastare i loro pani rituali detti azimi, essi hanno l'abitudine di aromatizzare uno di questi pani col sangue di una vergine cristiana. Questo pane, sacro fra tutti gli altri, serve a tutto il giudaismo, e se ne distribuiscono dei pezzetti in tutta la superficie del mondo.

“Altri aggiungono che ogni anno la vergine viene fornita da una comunità diversa. Si estrae a sorte, fra le varie comunità, a chi spetti il dovere di rubare il fanciullo, di proceder alla panificazione religiosa e di far pervenire agli ortodossi del mondo intiero una briciola della sacrosanta focaccia, profumata secondo le regole del Pentateuco e dotata di quel sapore particolare che si vuole prescritto dal Talmud; sicchè ora l'incarico spetta alla comunione di Francoforte, ora a quella di Gerusalemme, di Parigi, di Salonicco e via dicendo.”

Se così si pensa a Vienna, qual meraviglia che in Romania, in Moldavia, in Russia, in Polonia, la stessa credenza persista con tanta intensità che, dice uno scrittore russo, “allo avvicinarsi della Pasqua il terrore dei contadini non è punto simulato”?

(250)È a notare, come bene osserva il Rohrbacher (Storia della Chiesa, Torino, Marietti. Vol.i, pag. 374 e segg.), che prima del trionfo del Cristianesimo i sacrifizi di umane vittime erano comuni a quasi tutti i popoli barbari. Rimandando, chi fosse vago di maggiori notizie, all'autore da noi citato, ricorderemo soltanto che, al dire di Dione Cassio, nell'anno 708 a. u. c., l'ultimo della vita di Giulio Cesare, e men di cinquanta anni prima della nascita di N. S., i pontefici ed i sacerdoti di Marte sacrificarono ancora due uomini sul Campo Marzio. Si era quindi lungi dal risentire in quei tempi l'orrore che oggi tutti proviamo pei sacrifizi umani. Non vi era quindi nessuna ragione al mondo perchè Giuseppe negasse recisamente l'addebito, mosso agli Ebrei da Appione, se fosse stato vero.Quanto ai Cristiani essi non possono in alcun modo farsi forti contro gli Ebrei delle parole di Appione e devono anzi negarvi ogni fede, perocchè è evidente che, se gli Ebrei di Palestina avessero praticato l'infame rito di cui parla Appione, N. S. G. C. avrebbe primo levata la voce per stigmatizzare l'orrenda pratica. Il silenzio del Divin Redentore su tale accusa è, parci, la prova più evidente della menzogna di Appione.

(250)È a notare, come bene osserva il Rohrbacher (Storia della Chiesa, Torino, Marietti. Vol.i, pag. 374 e segg.), che prima del trionfo del Cristianesimo i sacrifizi di umane vittime erano comuni a quasi tutti i popoli barbari. Rimandando, chi fosse vago di maggiori notizie, all'autore da noi citato, ricorderemo soltanto che, al dire di Dione Cassio, nell'anno 708 a. u. c., l'ultimo della vita di Giulio Cesare, e men di cinquanta anni prima della nascita di N. S., i pontefici ed i sacerdoti di Marte sacrificarono ancora due uomini sul Campo Marzio. Si era quindi lungi dal risentire in quei tempi l'orrore che oggi tutti proviamo pei sacrifizi umani. Non vi era quindi nessuna ragione al mondo perchè Giuseppe negasse recisamente l'addebito, mosso agli Ebrei da Appione, se fosse stato vero.

Quanto ai Cristiani essi non possono in alcun modo farsi forti contro gli Ebrei delle parole di Appione e devono anzi negarvi ogni fede, perocchè è evidente che, se gli Ebrei di Palestina avessero praticato l'infame rito di cui parla Appione, N. S. G. C. avrebbe primo levata la voce per stigmatizzare l'orrenda pratica. Il silenzio del Divin Redentore su tale accusa è, parci, la prova più evidente della menzogna di Appione.

(251)Questo fatto è narrato daSchwab,Storia degli Ebreirecata in italiano dal Pugliese (Venezia 1870, pag. 69). Nè il Basnage, nè il Graetz, nè altri storici da noi consultati ne fanno menzione.

(251)Questo fatto è narrato daSchwab,Storia degli Ebreirecata in italiano dal Pugliese (Venezia 1870, pag. 69). Nè il Basnage, nè il Graetz, nè altri storici da noi consultati ne fanno menzione.

(252)Basnage,Hist. des Juifs,vii, 15, vol. 5, pag. 1771–2 Cfr.Salomon ben Virga,Historia Judaica, pag. 78–92.

(252)Basnage,Hist. des Juifs,vii, 15, vol. 5, pag. 1771–2 Cfr.Salomon ben Virga,Historia Judaica, pag. 78–92.

(253)Questo fatto è narrato nellaHistoria majordi Matthieu Paris (m. nel 1259) che, come recenti studi hanno provato, non fece, per tutto quanto è anteriore al 1235, che copiare laCronacaoFiori di Storiadi Ruggiero di Wendoser, monaco benedettino al pari di Matthieu. Il Matthieu narra che il bambino prima di essere crocifisso fu circonciso, e questo basta a provare l'assurdità di tutto il racconto. Di fatti, una volta circonciso, il bambino diventava ebreo, ed una volta ebreo, perchè mai i suoi correligionari l'avrebbero immolato?

(253)Questo fatto è narrato nellaHistoria majordi Matthieu Paris (m. nel 1259) che, come recenti studi hanno provato, non fece, per tutto quanto è anteriore al 1235, che copiare laCronacaoFiori di Storiadi Ruggiero di Wendoser, monaco benedettino al pari di Matthieu. Il Matthieu narra che il bambino prima di essere crocifisso fu circonciso, e questo basta a provare l'assurdità di tutto il racconto. Di fatti, una volta circonciso, il bambino diventava ebreo, ed una volta ebreo, perchè mai i suoi correligionari l'avrebbero immolato?

(254)Gli Ebrei, cacciati nel 1290, da Edoardo I, dall'Inghilterra, non vi rientrarono che sotto il protettorato di Cromwell. In questa occasione varii libelli contro gli Ebrei vennero pubblicati allo scopo di indurre il Lord protettore a recedere dalle benevoli disposizioni che aveva mostrato verso di loro. Un dottissimo ebreo portoghese, Menassè ben Israel — autore di opere lodatissime (per una delle qualiPiedra Gloriosa o de la estatua de Nebuchadnesar, Paolo Rembrandt non disdegnò di eseguire quattro incisioni) che fu amico intimo dei Vossii, del Barleo, dell'Episcopio, del Grozio, di quanti, insomma, uomini eminenti gli furono contemporanei — mandò alla stampa un opuscolo:Vindiciae Judaeorum or a Letter in answer to certain questions on the nation of the Jews, Londra, 1756. In questo opuscolo, inteso a scagionare gli Ebrei da varie accuse che contro loro si movevano, dimostra, con forti argomenti, come sia calunniosa l'imputazione di cui ci occupiamo. Fa rilevare che gli Ebrei, assai peggio trattati in Oriente che in Occidente, dovrebbero, se avessero tale orribile rito, giovarsi del sangue dei Mussulmani, più atroci loro nemici che non fossero i Cristiani, mentre nessuna accusa di questo genere venne mai loro rivolta. Infine il dottissimo uomo aggiunge: “Se quanto ho detto non basta ancora ascolparci, giacchè tutto si riduce soltanto a negare, senza produrre testimoni, mi vedo, nell'obbligo di ricorrere ad altro mezzo di giustificazione che il Signore, benedetto eternamente, ci ha prescritto in simili casi (Esodo,xxii): intendo parlare delGiuramento. Io giuro dunque con tutta la sincerità del mio cuore per ilDio Altissimoche ha creato il Cielo e la Terra e che ha dato laLeggealPopolo d'Israelesul monteSinai, che fino ad oggi non ho veduto infamie consimili fra il popolo d'Israele, e che essi non vi sono obbligati a farlo nè per legge divina, nè per comando degli avi, e che mai le hanno commesse, nè tentato commetterle, e ciò dico perchè mai ne fui informato da chicchessia, nè lessi coteste cose in alcun rituale ebraico. Se io mentisco in ciò, possano cadere su di me tutte le maledizioni delle quali si parla nelLeviticoe nelDeuteronomio, e possa io non vedere mai le benedizioni e consolazioni di Sion e non raggiungere il Risorgimento dei Morti”.Per non dover ritornare su questo argomento aggiungeremo che il celebre filosofo Mendelsohn (1729–1786), pubblicando la traduzione dell'opuscolo di Menassè ben Israel, rinnovò per suo conto tale giuramento.

(254)Gli Ebrei, cacciati nel 1290, da Edoardo I, dall'Inghilterra, non vi rientrarono che sotto il protettorato di Cromwell. In questa occasione varii libelli contro gli Ebrei vennero pubblicati allo scopo di indurre il Lord protettore a recedere dalle benevoli disposizioni che aveva mostrato verso di loro. Un dottissimo ebreo portoghese, Menassè ben Israel — autore di opere lodatissime (per una delle qualiPiedra Gloriosa o de la estatua de Nebuchadnesar, Paolo Rembrandt non disdegnò di eseguire quattro incisioni) che fu amico intimo dei Vossii, del Barleo, dell'Episcopio, del Grozio, di quanti, insomma, uomini eminenti gli furono contemporanei — mandò alla stampa un opuscolo:Vindiciae Judaeorum or a Letter in answer to certain questions on the nation of the Jews, Londra, 1756. In questo opuscolo, inteso a scagionare gli Ebrei da varie accuse che contro loro si movevano, dimostra, con forti argomenti, come sia calunniosa l'imputazione di cui ci occupiamo. Fa rilevare che gli Ebrei, assai peggio trattati in Oriente che in Occidente, dovrebbero, se avessero tale orribile rito, giovarsi del sangue dei Mussulmani, più atroci loro nemici che non fossero i Cristiani, mentre nessuna accusa di questo genere venne mai loro rivolta. Infine il dottissimo uomo aggiunge: “Se quanto ho detto non basta ancora ascolparci, giacchè tutto si riduce soltanto a negare, senza produrre testimoni, mi vedo, nell'obbligo di ricorrere ad altro mezzo di giustificazione che il Signore, benedetto eternamente, ci ha prescritto in simili casi (Esodo,xxii): intendo parlare delGiuramento. Io giuro dunque con tutta la sincerità del mio cuore per ilDio Altissimoche ha creato il Cielo e la Terra e che ha dato laLeggealPopolo d'Israelesul monteSinai, che fino ad oggi non ho veduto infamie consimili fra il popolo d'Israele, e che essi non vi sono obbligati a farlo nè per legge divina, nè per comando degli avi, e che mai le hanno commesse, nè tentato commetterle, e ciò dico perchè mai ne fui informato da chicchessia, nè lessi coteste cose in alcun rituale ebraico. Se io mentisco in ciò, possano cadere su di me tutte le maledizioni delle quali si parla nelLeviticoe nelDeuteronomio, e possa io non vedere mai le benedizioni e consolazioni di Sion e non raggiungere il Risorgimento dei Morti”.

Per non dover ritornare su questo argomento aggiungeremo che il celebre filosofo Mendelsohn (1729–1786), pubblicando la traduzione dell'opuscolo di Menassè ben Israel, rinnovò per suo conto tale giuramento.

(255)Wadding,Annales Minorum,xiv, pag. 132 e segg.A proposito di questo fatto, il più clamoroso, forse, fra quanti ne vennero addebitati agli Ebrei, ci piace riportare quanto scriveva il dottissimoFrancerco Gar, negli Annali del Principato Ecclesiastico di Trento, da lui annotati dall'anno 1022 al 1540, compilati sui documenti da Francesco Felice degli Alberti, vescovo e principe, Trento 1860.“Noi abbiamo creduto debito nostro di riferire fedelmente ciò che l'Annalista Alberti, canonico e poi vescovo di Trento, registrava, intorno questa orribile tragedia, della quale dai fanatici si sarebbe tentata la ripetizione anche ai dì nostri (alludesi al processo di Badia di cui parleremo più sotto), se a tali feroci delirii non avessero posto freno la voce della ragione e il sentimento dell'umanità.”A mostrare come tutto quel processo non meriti fede, diremo soltanto come fra le pretese confessioni estorte agli Ebrei dalla tortura siavi anche questa, che essi nell'uccidere il fanciullo pronunziassero queste parole:Tolle Jesse misrà elle parichief elle passussen pegnalemche avrebbero dovuto significare: “Noi facciamo morire questi della morte di Gesù Dio dei Nazareni, che è nullità; così si perdano i nostri nemici per sempre.” Ora, malgrado l'istituzione ordinata da Clemente V di cattedre di lingua ebraica, questa lingua nel 1475, era ancora assai poco conosciuta dai Cristiani, sicchè quelle parole dovettero essere inventate a capriccio mentre è certo che non appartengono nè alla lingua ebraica nè a nessuna delle lingue parlate nel Trentino.Del resto questo processo sembrò dubbio anche ai contemporanei. Quando col pretesto del fatto di Trento alcuni predicatori vollero suscitare la plebe a fare man bassa sugli Ebrei, anche nel territorio della Repubblica veneta, il Doge e il Senato per reprimere lo scandalo ordinarono ai magistrati di Padovadi trattare gli Ebrei come gli altri sudditi, e impedire ogni violenza, perchè quell'accusa sembrava loro una calunnia inventata ad arte per certi fini, che il Senato non voleva indagare. (Ordinanza del Doge Pietro Mocenigo in data 22 aprile 1475).

(255)Wadding,Annales Minorum,xiv, pag. 132 e segg.

A proposito di questo fatto, il più clamoroso, forse, fra quanti ne vennero addebitati agli Ebrei, ci piace riportare quanto scriveva il dottissimoFrancerco Gar, negli Annali del Principato Ecclesiastico di Trento, da lui annotati dall'anno 1022 al 1540, compilati sui documenti da Francesco Felice degli Alberti, vescovo e principe, Trento 1860.

“Noi abbiamo creduto debito nostro di riferire fedelmente ciò che l'Annalista Alberti, canonico e poi vescovo di Trento, registrava, intorno questa orribile tragedia, della quale dai fanatici si sarebbe tentata la ripetizione anche ai dì nostri (alludesi al processo di Badia di cui parleremo più sotto), se a tali feroci delirii non avessero posto freno la voce della ragione e il sentimento dell'umanità.”

A mostrare come tutto quel processo non meriti fede, diremo soltanto come fra le pretese confessioni estorte agli Ebrei dalla tortura siavi anche questa, che essi nell'uccidere il fanciullo pronunziassero queste parole:Tolle Jesse misrà elle parichief elle passussen pegnalemche avrebbero dovuto significare: “Noi facciamo morire questi della morte di Gesù Dio dei Nazareni, che è nullità; così si perdano i nostri nemici per sempre.” Ora, malgrado l'istituzione ordinata da Clemente V di cattedre di lingua ebraica, questa lingua nel 1475, era ancora assai poco conosciuta dai Cristiani, sicchè quelle parole dovettero essere inventate a capriccio mentre è certo che non appartengono nè alla lingua ebraica nè a nessuna delle lingue parlate nel Trentino.

Del resto questo processo sembrò dubbio anche ai contemporanei. Quando col pretesto del fatto di Trento alcuni predicatori vollero suscitare la plebe a fare man bassa sugli Ebrei, anche nel territorio della Repubblica veneta, il Doge e il Senato per reprimere lo scandalo ordinarono ai magistrati di Padovadi trattare gli Ebrei come gli altri sudditi, e impedire ogni violenza, perchè quell'accusa sembrava loro una calunnia inventata ad arte per certi fini, che il Senato non voleva indagare. (Ordinanza del Doge Pietro Mocenigo in data 22 aprile 1475).

(256)Già stampato per cura dei signori comm. Barozzi, comm. Berchet, cav. prof. ab. Fulin e cav. Stefani.

(256)Già stampato per cura dei signori comm. Barozzi, comm. Berchet, cav. prof. ab. Fulin e cav. Stefani.

(257)San Sten.Ora San Stin, cioè S. Stefano confessore, detto volgarmente S. Stefanino, per distinguerlo da S. Stefano protomartire (V.Tassini,Curiosità veneziane).

(257)San Sten.Ora San Stin, cioè S. Stefano confessore, detto volgarmente S. Stefanino, per distinguerlo da S. Stefano protomartire (V.Tassini,Curiosità veneziane).

(258)Cioè 1480.

(258)Cioè 1480.

(259)Damas,Paroles de défense par M. le D.ZunzinArchives Isr.Paris, vol.i, pag. 429.

(259)Damas,Paroles de défense par M. le D.ZunzinArchives Isr.Paris, vol.i, pag. 429.

(260)Notiamo di sfuggita che il popolo ebreo fu forse l'unico dell'antichità, cui fosse ignota la tortura che doveva poi straziare le membra di tanti infelici israeliti, e notiamo ancora, che i signori Montefiori e Cremieux, recatisi al Cairo nel 1840, per ottenere, da Mohamed Alì, giustizia a favore dei loro correligionari di Damasco, dopo averla ottenuta, non seppero far miglior uso della influenza guadagnata sull'animo del Vicerè che di chiedergli abolisse per sempre la tortura nei suoi Stati. (V.Archives Isr.Paris, vol.i, pag. 612).

(260)Notiamo di sfuggita che il popolo ebreo fu forse l'unico dell'antichità, cui fosse ignota la tortura che doveva poi straziare le membra di tanti infelici israeliti, e notiamo ancora, che i signori Montefiori e Cremieux, recatisi al Cairo nel 1840, per ottenere, da Mohamed Alì, giustizia a favore dei loro correligionari di Damasco, dopo averla ottenuta, non seppero far miglior uso della influenza guadagnata sull'animo del Vicerè che di chiedergli abolisse per sempre la tortura nei suoi Stati. (V.Archives Isr.Paris, vol.i, pag. 612).

(261)Pei dilettanti di riscontri storici segnaliamo qui un altro caso in cui gli Ebrei ebbero a soffrire per le calunnie di un figlio contro il proprio padre. Già nell'anno 66 dopo G. C., ad Antiochia, un ebreo snaturato avendo accusato il proprio padre e parecchi suoi correligionari d'aver volato appiccare il fuoco alla città durante la notte, si credette necessario alla pubblica sicurezza di uccidere gli autori di così scellerato progetto. (Basnage,Op. cit., cap.viii, vol.i, pag. 229).

(261)Pei dilettanti di riscontri storici segnaliamo qui un altro caso in cui gli Ebrei ebbero a soffrire per le calunnie di un figlio contro il proprio padre. Già nell'anno 66 dopo G. C., ad Antiochia, un ebreo snaturato avendo accusato il proprio padre e parecchi suoi correligionari d'aver volato appiccare il fuoco alla città durante la notte, si credette necessario alla pubblica sicurezza di uccidere gli autori di così scellerato progetto. (Basnage,Op. cit., cap.viii, vol.i, pag. 229).

(262)Anche di questo giudice istruttore, Bary, la succitata corrispondenza delFigaroci fa un singolare ritratto. Eccolo: “Questo signore si siede durante il pubblico dibattimento in un punto della sala dal quale tutti i testimoni sono obbligati a passare, li intimida col gesto, collo sguardo, e siccome gode le simpatie del Presidente, gli avvocati non giunsero ancora a farlo espellere dalla sala.” Si noti che la corrispondenza da cui abbiamo tolto queste notizie è, per la sua intonazione generale, tutt'altro che favorevole agli Ebrei, che essa accusa, fra le altre cose, di possederecertaines capacités d'accaparer, contre lesquelles les paysans sont presque sans défense.

(262)Anche di questo giudice istruttore, Bary, la succitata corrispondenza delFigaroci fa un singolare ritratto. Eccolo: “Questo signore si siede durante il pubblico dibattimento in un punto della sala dal quale tutti i testimoni sono obbligati a passare, li intimida col gesto, collo sguardo, e siccome gode le simpatie del Presidente, gli avvocati non giunsero ancora a farlo espellere dalla sala.” Si noti che la corrispondenza da cui abbiamo tolto queste notizie è, per la sua intonazione generale, tutt'altro che favorevole agli Ebrei, che essa accusa, fra le altre cose, di possederecertaines capacités d'accaparer, contre lesquelles les paysans sont presque sans défense.


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