Chapter 9

b) che chi deruba il Goi è tenuto alla restituzione, e che è anzi peggio derubare il Goi che l'Israelita, poichè ne rimane profanato il nome di Dio(226).

c) che l'Israelita pecca, ed è tenuto all'indennizzamento, qualora nella misura, nel peso o nel calcolo faccia sopruso al non israelita, non altrimenti che facendolo ad un israelita. Chi trafficando, sia coll'israelita, quanto coll'idolatra, misura o pesa scarso, contraviene ad un divino precetto ed è tenuto al risarcimento. È parimente vietato di gabbare il Goi nel calcolo, ma devesi usare seco lui ogni esattezza, come dice il sacro testo (Lev.,xxv, 59), efaccia ragione col suo compratore; il quale testo tratta di un non israelita da sè dipendente (vivente cioè nella Palestina quando questa era in potere degli Israeliti); quanto più non dovrai tal legge osservare con chi non è a te soggetto? D'altronde la Scrittura dice (Deut.,xxxv, 16):Chiunque fa tali cose, chiunque fa iniquità è in abbominazione al signore Iddio tuo, proposizione assoluta e senza alcuna condizione(227).

d) I Gheonim(228)insegnano, allegando l'autorità del Talmud(229), esser permesso, anzi esser dovere di far testimonianza anche innanzi ai non israeliti (presso giudici non iniqui), anche se il frodato sia un Goi ed il frodatore un israelita(230).

e) Il celebre ed autorevole R. Mosè Couci dice: Anche quel Talmudista che opina non essere vietato derubare il Goi, parla di un tale che abbia fatto del male allo israelita, ed anche in questo caso la sua sentenza non viene adottata; fuori però di questo caso anche quel Talmudista riconosce essere vietato rubare al Goi(231). E qui giovi notare che questo Mosè Couci o Kotzi, che fioriva nel 1230, è ben lungi dall'essere stato, in massima, modello di tolleranza. Nelle prime edizioni delle sue opere(232)trovansi non pochi passi anticristiani, ma il fanatismo religioso, di cui nessuno vorrà far colpa ad un ebreo delxiiisecolo, non gli impedì però di fare il suo dovere d'onesto uomo, proclamando la massima che abbiamo testè riferita.

Nè del resto poteva essere altrimenti, checchè abbiano farneticato i malevoli; la legge mosaica espressamente comanda di non molestare il forestiero, e lo inculca con queste parole:E non oppressare il forestiero, perciocchè voi sapete in quale stato è l'animo del forestiero, essendo stati forestieri nella terra d'Egitto(Esodo,xxiii, 9). Ed altrove dopo aver detto che Dio è il Dio degli Dei, ed il padrone dei padroni; Dio grande, potente e tremendo, ecc, aggiunge che egli fa giustizia all'orfano ed alla vedova, ed ama il forestiero, per somministrargli vitto e vestito; indi conchiude:Voi dunque altresì amate i forestieri; conciossiachè siate stati forestieri nel paese d'Egitto(Deut.,x, 17, 19). Raccomanda di non far soffrire ingiustizia al forestiero ed all'orfano, e di non pignorare l'abito della vedova, ed aggiunge:Ericordati che tu sei stato schiavo in Egitto(Deut.,xxiv, 17 e 18). Ognuno sa che la memoria dei mali da noi stessi altre volte sofferti accresce forza al naturale sentimento della pietà dei mali altrui.

Nè la legge scritta, nè la legge rivelata concedono dunque all'ebreo di usar frode a pregiudizio dei gentili.

Il Levi nella sua raccolta talmudica già più volte citata ha spigolato nel Talmud alcune regole di commercio che giovano a mostrare come i dottori del Talmud si preoccupassero di inspirare negli Israeliti, i più rigorosi principî di probità commerciale:

“È peccato far incarire i frutti — portare aumento nei prezzi correnti.

“Oltre il sesto del valore v'ha lesione e il contratto è nullo(233).

“Non deve il vinajo spargere nel suo negozio profumi di vini aromatici, per far credere di tenere nel suo negozio vini squisiti.

“Non deve il negoziante regalare dolci ai giovanetti per allettarli al suo negozio.

“Il vindice nel diluvio è vindice di chi non mantiene la sua parola.

“Il capo dei ladri è quegli che defrauda nel peso e nelle misure(234).

“Il negoziante deve ripulire i suoi pesi e i suoi vasi una volta ogni settimana, per conservarli sempre nella giusta misura”(235).

Ma, si dirà, ammesso pure che agli Ebrei sia vietato usar frode in commercio, tanto col correligionario quanto colGoi, non potrete negare, che la stessa Bibbia, mentre vieta loro di dar denaro ad usura agli Ebrei, permette ad essi di darne aigoim.

Ed infatti è scritto nelDeuteronomio(xxiii, 19, 20) ed altrove: “Non prestare ad usura al tuo fratello, nè danari, nè vittuaglie, nè cosa alcuna che si presta ad usura.

“Presta ad usura allo straniero, ma non al tuo fratello.”

La cattiva interpretazione di questo precetto espresso e ripetuto nella Bibbia, fu causa principalissima delle accuse mosse su questo argomento contro gli Ebrei e della ripugnanza che ebbe il Cristianesimo contro l'industria feneratizia.

Per bene interpretare questo precetto, conviene in primo luogo aver presente che la parola usura va intesa, anche in questo brano, nel senso di interesse. Abbiamo già dimostrato, colle parole del Say, che quello che noi ora diciamointeressedicevasi usura negli antichi tempi, ci sia lecito aggiungere qui, che la lingua ebraica non ha la parola usura, nel senso che oggi volgarmente le si attribuisce, sicchè ogni qualvolta troviamo scritto nella Bibbia la parolausuradobbiamo leggereinteresse.

Quanto al divieto biblico di prestar ad interesse al fratello, ed alla facoltà di prestare al forestiero, è un di quei precetti che debbono considerarsi parti della legge civile, non della religiosa, e che, come tale, cessarono di aver vigore colla esistenza politica della nazione ebraica.

Non diciamo cose nuove, ripetiamo, costretti, cose trite e ritrite.

Questo precetto, come prescrizione di legge civile, è facilmente spiegabile.

L'Ebreo in Palestina non era commerciante, lo abbiamo veduto; il commercio della contrada era in mano dei forestieri; da ciò consegue che se l'Ebreo prendeva a prestito denaro vi era costretto dalle necessità della vita, mentre il forestiero ne abbisognava per dar vita ai propri traffici; da qui il divieto, altamente economico, di far pagare interesse al primo ed il permesso, logico e naturale, di farlo pagare al secondo, che, dal denaro mutuato, presumeva ricavar lucro e vantaggio.

E questa nostra interpretazione è ampiamente suffragata dal versetto 25 del capitoloxxiiidell'Esodo:

“Quando tu presterai danari al mio popolo, al povero che è appresso a te, non procedere inverso lui a guisa di usuraio: non imponetegli usura.”

Il più volte citato Luzzatto così commenta questo versetto:

“Al popol mio, cioè ad Israello.A qualche povero che è appresso a te, spiega l'antecedente e cioè che l'esenzione dell'interesse è diritto solamente di chi è assolutamente povero, non del ricco che cerca danaro per speculazione.”

Anche il Mortara, onore di Mantova e del Rabbinato italiano, così interpreta questo precetto(236):

“Il prestito fatto al povero viene considerato dalla morale religiosa come una carità e non un contratto. Essa riguarda pertanto il povero vergognoso come un congiunto, ed impone di prestargli, e non usare verso di esso come creditore che conceda dilazione al pagamento. È evidente che tale obbligazione morale non può vincolare che verso i prossimi e perciò la religione non la impone che verso i concittadini ed i correligionari.

“I nostri Dottori applicano il testo d'Isaja, “allora tu invocherai il Signore ed egli ti esaudirà,” a colui che ama i suoi vicini, porta operoso affetto a' suoi congiunti e presta una moneta al povero nel momento del suo bisogno; e nell'esposizione del testo (salmoxv, 5):Il quale non dà i suoi danari ad usura, comprendono espressamente il non Israelita fra quelli cui si devono far prestiti, senza percepirne interesse”(237).

E con questo commento dei due dottissimi rabbini si accorda quello di un eruditissimo sacerdote cristiano, l'abate M. Mastrofini, il quale conchiuse che il precetto “riguardale usure di ricchi Ebrei su poveri, i quali tra loro convivono”(238).

E più sotto, lo stesso Mastrofini, riassumendo il risultato dell'acuta sua disamina sui varii passi del Vecchio Testamento ove è discorso dell'usura, così conchiude:

“La legge mosaica intorno le usure, ci rassicura ancora che non tutte le usure sono contrarie alla legge della natura. Imperocchè Dio, per Mosè, permise le moderate e discrete col ricco, tanto ebreo quanto forestiero”(239).

Questi i precetti biblici riassunti da scrittori dotati di sana critica. Vediamo ora come i talmudisti interpretarono la legge:

“Chi entrerà nel tuo sacro monte? dice Davide. Chi cammina sinceramente e chi non dà il suo danaro a usura. Osserva un dottore: Chi non dà il suo danaro a usura neppure a un Gentile”(240).

“L'Ebreo il quale presta il suo denaro al Gentile, anzichè all'Israelita, perchè dal primo può prendere interesse, commette peccato”(241).

“Chi accumula ricchezza con interesse e usura, l'accumula per chi è benefico coi poveri. Dice Salomone.”

“Il dottore Hunà dichiara che qui allude all'usura tolta dai Gentili. Un altro dottore osserva che Mosè permette di dare a interesse a' Gentili. Risponde ilprimo dottore, che il testo biblico ha altro senso. Concludesi che tutto al più può l'Israelita prestare a interesse al Gentile, tanto da guadagnarsi il vitto(242).

“Quando il Salmista (xv, 5) encomia chi presta il suo denaro senza percepire frutto, intende che lo faccia anche col Goi”(243).

Ed in altro trattato:

“Vieni e vedi, tutte le creature di Dio ritraggono (prendono a prestito) l'una dall'altra.

“Il giorno ritrae (prende in prestito) dalla notte, la notte dal giorno: la luna dalle stelle, le stelle dalla luna: il sole dalla luce, la luce dal sole: il senno dalla scienza, la scienza dal senno: la carità dalla giustizia, la giustizia dalla carità.

“Tutte queste creature divine ritraggono (prendono in prestito) l'una dall'altra e sono amiche ed in pace.

“Solo l'uomo presta al compagno e cerca di rovinarlo con l'usura e col furto.

“Questi usurai dicono quasi a Dio: Perchè non prendi usura de' tuoi prestiti agli uomini? Tu inaffii la terra, tu fecondi i campi, tu illumini, tu soffii l'alito vitale, tu conservi: chè non ti fai pagare?

“Dice Iddio: Vedete quante cose io presto, e non prendo interesse.

“Guai a chi prende usura: egli non vivrà.

“Un re apre all'amico il suo regno: l'amico entra, calpesta i poveri, uccide le vedove, distrugge, rovina, e riempie ogni cosa di frode e iniquità.

“Così l'usuraio a cui Iddio ha aperto il regno deisuoi tesori, porta ovunque la sterilità e la morte(244).”

Ed altrove:

“Bada cecità degli usurai. Se taluno ingiuria il compagno chiamandolo empio, l'ingiuriato arde d'ira e medita vendetta. E costoro in uno scritto, sancito da notai e da testimoni, di propria volontà scrivono e sottoscrivono e dichiarano..... d'avere rinnegato il Dio d'Israele”(245).

Chiudiamo questo troppo lungo capitolo colla citazione di un brano del più volte ricordato Rabbino Leon Modena, il quale porrà in luce cosa pensassero su questo argomento gli Ebrei italiani, or sono due secoli.

“Per obbligo della Legge, così di Mosè, come a bocca, devono esser realissimi, e non fraudar, ne ingannarealcuno, sia chi si voglia, o Hebreo, o non Hebreo, osservando sempre, e con ogni persona, quelli buoni modi di negotiar comandatogli in molti luoghi nella Scrittura, e spetialmente nel Lev. c. 19, versi 11, 13, 15, 33 sino al fine.

“E quello che hanno disseminato alcuni in voce, e in iscritto, che ogni giorno giurano, et hanno per opera pia di ingannar, e fraudare un Christiano, è espressa bugia, così promulgata per renderli più odiosi di quello che sono.

“Anzi molti rabbini hanno scritto et in particolar ne ha fatto raccolta a longo Rabino Bachij nel libroCadachemah, letteraGhimel Ghezelàdove dice che è molto più grave peccato il fraudare uno non Hebreo, che un Hebreo rispetto allo scandalo che si da, oltre l'opera sia in se, e si chiamaChillul Ascem, che vuol dire profanare il nome di Dio, che è de' maggiori peccati. Onde se si trova fra essi chi inganna e frauda, è diffetto di quel particolare, che è di mala qualità, ma non che lo facci essendole ne dalla sua legge, ne da Rabini in alcun modo permesso.

“È ben vero che la strettezza, nella quale la captività lunga gli ha ridotti et essendole vietato quasi per tutto il posseder terreni, e molti altri modi di mercantar, et esercitii di riputatione et utili, si sono molti abbassati d'animo e divenuti digeneranti della lealtà israelitica”(246).

Con queste parole il Modena viene a dimostrare quanto giuste sieno queste idee di un pubblicista inglese che noi trovammo testè riferite nellaRevue Britanniquee colle quali ci piace dar termine a questo capitolo:

“Dovunque le incapacità inerenti alle qualità di ebreo sono sconosciute, lo spirito stretto di sêtta e di tribù disparve, e lasciato a se stesso il giudaismo, in quanto riguarda le materie religiose ed i doveri sociali, si è sviluppato sanamente e senza usurpare sui confini altrui. È questo ancora il miglior rimedio da opporre alla sua estensione che noi possiamo consigliare a coloro che vedono in lui un nemico di cui occorra sbarazzarsi ad ogni prezzo.”

(193)La situazione degli Ebrei nel Medio-Evo.—Giorn. degli Economisti.Padova, 1875, vol. 1, pagg. 88 e segg.

(193)La situazione degli Ebrei nel Medio-Evo.—Giorn. degli Economisti.Padova, 1875, vol. 1, pagg. 88 e segg.

(194)Ac si transferre sedes cogerentur, major vitae metus quam mortis. (Tacit.,Hist.xxi).

(194)Ac si transferre sedes cogerentur, major vitae metus quam mortis. (Tacit.,Hist.xxi).

(195)Ne quidquam ingenuum potest habere officina... Mercatura, si tenuis est, sordida putanda est: sin autem magna et copiosa; multa undique apportans, non est admodum vituperanda..... Nihil enim proficiunt mercatores, nisi admodum mentiantur. (Cicerone,Dei doveri, libroi, sez. 42).

(195)Ne quidquam ingenuum potest habere officina... Mercatura, si tenuis est, sordida putanda est: sin autem magna et copiosa; multa undique apportans, non est admodum vituperanda..... Nihil enim proficiunt mercatores, nisi admodum mentiantur. (Cicerone,Dei doveri, libroi, sez. 42).

(196)Say,Trattato di Ec. pol.inBibl. dell'Ec.Seriei, vol.vi, pag. 275.

(196)Say,Trattato di Ec. pol.inBibl. dell'Ec.Seriei, vol.vi, pag. 275.

(197)Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 153.

(197)Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 153.

(198)Questo pregiudizio contro l'interesse del denaro, che rimonta ad Aristotile, e che ha per base la massima che il denaro, non essendo di per se stesso fecondo, non può produrre interesse, era comune anche a Shakespeare che, nel suo linguaggio pittoresco, definì l'interesse:La posterità di uno sterile metallo.

(198)Questo pregiudizio contro l'interesse del denaro, che rimonta ad Aristotile, e che ha per base la massima che il denaro, non essendo di per se stesso fecondo, non può produrre interesse, era comune anche a Shakespeare che, nel suo linguaggio pittoresco, definì l'interesse:La posterità di uno sterile metallo.

(199)Turgot,Memoria sui prestiti di denaroinBib. dell'Ec.Vol.i, pag. 373.

(199)Turgot,Memoria sui prestiti di denaroinBib. dell'Ec.Vol.i, pag. 373.

(200)Bull. mag.lxvi, pag. 328 e pag. 21.

(200)Bull. mag.lxvi, pag. 328 e pag. 21.

(201)S. de Sismondi,Nuovi principii d'economia politicainBibl. dell'Econ.Vol.vi, pag. 636.

(201)S. de Sismondi,Nuovi principii d'economia politicainBibl. dell'Econ.Vol.vi, pag. 636.

(202)Le Pandette fissano al quattro per cento il tasso dell'interesse per la persona di un rango illustre, a sei per gli altri, tasso ordinario e legale. Ciò non pertanto si permise l'interesse dell'8 per cento ai manifattori ed ai commercianti e quello del 12 per le assicurazioni marittime.

(202)Le Pandette fissano al quattro per cento il tasso dell'interesse per la persona di un rango illustre, a sei per gli altri, tasso ordinario e legale. Ciò non pertanto si permise l'interesse dell'8 per cento ai manifattori ed ai commercianti e quello del 12 per le assicurazioni marittime.

(203)Gli stessi principi ecclesiastici che vietavano ai Cristiani di dar capitali ad interesse, lo permettevano agli Ebrei; ad esempio l'arcivescovo di Colonia, nel 1266, promise loro di non concedere ad alcuno tranne che ad essi il contrarre prestiti fruttiferi. (Ennen,Storia di Colonia,ii, 327).

(203)Gli stessi principi ecclesiastici che vietavano ai Cristiani di dar capitali ad interesse, lo permettevano agli Ebrei; ad esempio l'arcivescovo di Colonia, nel 1266, promise loro di non concedere ad alcuno tranne che ad essi il contrarre prestiti fruttiferi. (Ennen,Storia di Colonia,ii, 327).

(204)Quando il re di Francia, Giovanni, per pagare i suoi debiti adulterò la sua moneta, tutti gli ufficiali della sua zecca furono obbligati a giurare il secreto. (V.Ducange,Glossario, parolaMoneta, ed. de' Benedettini). Fin qui il Say; dal canto nostro aggiungiamo che questa adulterazione delle monete, causa principalissima dello esorbitante tasso dell'interesse e che durò sino alla età moderna — Carlo V verso il 1540 inondò l'Europa di una massa di cattivi scudi d'oro di Castiglia. (Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 283) — era conseguenza delle dottrine di S. Tommaso. Il Grande Aquinate, come del resto tutti gli uomini dei tempi suoi, aveva curiose idee in fatto di economia politica. Egli (De Regg. Princ.,ii, 13), infatti permette che lo Stato faccia uso, moderatamente però, del diritto di alterare le monetesive in mutando, sive in diminuendo pondere. Tutti ricordano le roventi parole con cui il nostro Dante, quasi contemporaneo dell'Aquinate, stigmatizza Filippo il Bello, il re falso monetario, che la dottrina di S. Tommaso aveva appreso da Egidio Colonna; il Dottor Fondatissimo, fu infatti discepolo di Tommaso e maestro di Filippo.

(204)Quando il re di Francia, Giovanni, per pagare i suoi debiti adulterò la sua moneta, tutti gli ufficiali della sua zecca furono obbligati a giurare il secreto. (V.Ducange,Glossario, parolaMoneta, ed. de' Benedettini). Fin qui il Say; dal canto nostro aggiungiamo che questa adulterazione delle monete, causa principalissima dello esorbitante tasso dell'interesse e che durò sino alla età moderna — Carlo V verso il 1540 inondò l'Europa di una massa di cattivi scudi d'oro di Castiglia. (Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 283) — era conseguenza delle dottrine di S. Tommaso. Il Grande Aquinate, come del resto tutti gli uomini dei tempi suoi, aveva curiose idee in fatto di economia politica. Egli (De Regg. Princ.,ii, 13), infatti permette che lo Stato faccia uso, moderatamente però, del diritto di alterare le monetesive in mutando, sive in diminuendo pondere. Tutti ricordano le roventi parole con cui il nostro Dante, quasi contemporaneo dell'Aquinate, stigmatizza Filippo il Bello, il re falso monetario, che la dottrina di S. Tommaso aveva appreso da Egidio Colonna; il Dottor Fondatissimo, fu infatti discepolo di Tommaso e maestro di Filippo.

(205)Say,op. cit.pag. 277.

(205)Say,op. cit.pag. 277.

(206)Se l'indole di questo lavoro lo consentisse, potremmo moltiplicare gli esempi per dimostrare che caorsini, lombardi e toscani precedettero quasi dovunque gli Ebrei nell'esercizio dell'usura. Nell'impossibilità di farlo qui, ci limitiamo ad un solo esempio somministratoci da un'eccellente monografia diAntonio Ive(Dei banchi feneratizi e capitoli degli Ebrei di Pirano e dei Monti di pietà in Istria, Rovigno, Bontempo e C., 1881), dove a pagina 7 si legge: “Ai fiorentini succedettero in Istria, nell'esercizio della fenerazione, verso il 1380 circa, gli Ebrei, i quali ne ebbero, per così dire, il monopolio fino alla metà del secoloxvii.”

(206)Se l'indole di questo lavoro lo consentisse, potremmo moltiplicare gli esempi per dimostrare che caorsini, lombardi e toscani precedettero quasi dovunque gli Ebrei nell'esercizio dell'usura. Nell'impossibilità di farlo qui, ci limitiamo ad un solo esempio somministratoci da un'eccellente monografia diAntonio Ive(Dei banchi feneratizi e capitoli degli Ebrei di Pirano e dei Monti di pietà in Istria, Rovigno, Bontempo e C., 1881), dove a pagina 7 si legge: “Ai fiorentini succedettero in Istria, nell'esercizio della fenerazione, verso il 1380 circa, gli Ebrei, i quali ne ebbero, per così dire, il monopolio fino alla metà del secoloxvii.”

(207)Non facciamo la storia dell'usura, e dobbiamo quindi trascurare molte e molte citazioni ad appoggio di quanto veniamo dicendo; a mostrare però come l'industria feneratizia non fosse esercitata dai soli Ebrei, riferiamo il seguente brano di un'ordinanza di Luigi il Protervo, 9 luglio 1315: “Et comme nous avons appris que plusieurs Italiens étaient dans notre Royaume, lesquels exercitent marchandises et contratsqui ne sont pas honnêtes, notre intention n'est pas de donner à tels Italiens lesdites frauchises et libertés.”

(207)Non facciamo la storia dell'usura, e dobbiamo quindi trascurare molte e molte citazioni ad appoggio di quanto veniamo dicendo; a mostrare però come l'industria feneratizia non fosse esercitata dai soli Ebrei, riferiamo il seguente brano di un'ordinanza di Luigi il Protervo, 9 luglio 1315: “Et comme nous avons appris que plusieurs Italiens étaient dans notre Royaume, lesquels exercitent marchandises et contratsqui ne sont pas honnêtes, notre intention n'est pas de donner à tels Italiens lesdites frauchises et libertés.”

(208)San Luigi li oppresse colle leggi più intollerabili, liberò i loro debitori, proibì ogni azione giudiziaria a vantaggio degli Ebrei, e spinse il rigore sino a proibir loro di contrattare. (Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 186).

(208)San Luigi li oppresse colle leggi più intollerabili, liberò i loro debitori, proibì ogni azione giudiziaria a vantaggio degli Ebrei, e spinse il rigore sino a proibir loro di contrattare. (Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 186).

(209)Blanqui,op. cit.,i, 223.

(209)Blanqui,op. cit.,i, 223.

(210)Loc. cit.

(210)Loc. cit.

(211)Arthur Beugnot,Les Juifs d'Occident, 2mepartie, pag. 35.

(211)Arthur Beugnot,Les Juifs d'Occident, 2mepartie, pag. 35.

(212)Roscher,art. cit.

(212)Roscher,art. cit.

(213)Il Roscher (loc. cit.) nota, assai saggiamente, che l'azione commerciale degli Ebrei fu favorita anche dalla loro unione altrettanto vivace quanto grandiosa, estesa attraverso tutti i regni cristiani e maomettani. È questo un vantaggio che, in minori proporzioni, si può segnalare anche presso altre minoranze religiose, e su cui, ad esempio, riposano i successi mercantili degli Ugonotti in Francia e dei Quacqueri in Inghilterra.

(213)Il Roscher (loc. cit.) nota, assai saggiamente, che l'azione commerciale degli Ebrei fu favorita anche dalla loro unione altrettanto vivace quanto grandiosa, estesa attraverso tutti i regni cristiani e maomettani. È questo un vantaggio che, in minori proporzioni, si può segnalare anche presso altre minoranze religiose, e su cui, ad esempio, riposano i successi mercantili degli Ugonotti in Francia e dei Quacqueri in Inghilterra.

(214)Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 189.

(214)Blanqui,Hist. de l'Ec. pol.,i, 189.

(215)D'aguir,Concil. hispan., t.ii, p. 752.

(215)D'aguir,Concil. hispan., t.ii, p. 752.

(216)Réflexions d'un Milord, pag. 52.

(216)Réflexions d'un Milord, pag. 52.

(217)Veggasi il documento inRevue des Etudes Juives, anno 1882, pag. 231.

(217)Veggasi il documento inRevue des Etudes Juives, anno 1882, pag. 231.

(218)Difesa contro gli attacchi fatti alla nazione ebrea, ecc. Pavia,mdcclxxxiv, pag. 104.

(218)Difesa contro gli attacchi fatti alla nazione ebrea, ecc. Pavia,mdcclxxxiv, pag. 104.

(219)Scherer,Storia del CommercioinBiblioteca dell'Economista, serieii, vol.iv, pag. 712.

(219)Scherer,Storia del CommercioinBiblioteca dell'Economista, serieii, vol.iv, pag. 712.

(220)Unità Cattolicadi Torino, numero 224, del 26 settembre 1883, 1ª ed., pag. 896. — Veggasi pure fra i documenti una importantememoria del principe Demidoff di San Donato sulla questione semitica in Russia.

(220)Unità Cattolicadi Torino, numero 224, del 26 settembre 1883, 1ª ed., pag. 896. — Veggasi pure fra i documenti una importantememoria del principe Demidoff di San Donato sulla questione semitica in Russia.

(221)Mac Culloch,Principii di Ec. pol.inBibl. dell'Ec., v.xiii, pagine 17, 18.

(221)Mac Culloch,Principii di Ec. pol.inBibl. dell'Ec., v.xiii, pagine 17, 18.

(222)IlTempleera un quartiere di Parigi ove i rigattieri avevano le loro botteghe. Oggi ancora quel quartiere, situato nei pressi del sobborgo operaio di Sant'Antonio, è abitato dalla parte più povera degli Ebrei di Parigi.

(222)IlTempleera un quartiere di Parigi ove i rigattieri avevano le loro botteghe. Oggi ancora quel quartiere, situato nei pressi del sobborgo operaio di Sant'Antonio, è abitato dalla parte più povera degli Ebrei di Parigi.

(223)Medici,op. cit., cap.xii.

(223)Medici,op. cit., cap.xii.

(224)Talmud Babilonese Holin, fol. 84. Appoggiato a tale sentenza l'autore del libroHassidim, vivente in Francia verso il 1200, condanna e dichiara peccatori coloro che nel salutare il non israelita gli dicono sottovoce villanie, cui l'altro suppone esser parole amichevoli. (Hassidim, § 51).

(224)Talmud Babilonese Holin, fol. 84. Appoggiato a tale sentenza l'autore del libroHassidim, vivente in Francia verso il 1200, condanna e dichiara peccatori coloro che nel salutare il non israelita gli dicono sottovoce villanie, cui l'altro suppone esser parole amichevoli. (Hassidim, § 51).

(225)Id. id.

(225)Id. id.

(226)Tossaftà Kamà, cap.iv.

(226)Tossaftà Kamà, cap.iv.

(227)Maimonidedietro il Talmud, trattatoGhenevà, capitolo 7, lez. 8.

(227)Maimonidedietro il Talmud, trattatoGhenevà, capitolo 7, lez. 8.

(228)Capi di Accademia in Persia, succeduti ai Talmudisti dal 600 al 1038 di G. C.

(228)Capi di Accademia in Persia, succeduti ai Talmudisti dal 600 al 1038 di G. C.

(229)Kamà, fol. 113.

(229)Kamà, fol. 113.

(230)Semach Gaon, nelle decisioni dei Gheonim, stampate a Salonico e sotto il titolo di Sciaon Zedek, fol. 84 retro.

(230)Semach Gaon, nelle decisioni dei Gheonim, stampate a Salonico e sotto il titolo di Sciaon Zedek, fol. 84 retro.

(231)Samag, precetto negativo, 152.

(231)Samag, precetto negativo, 152.

(232)Cfr.De Rossi,Diz. storico degli autori Ebrei, Parma, 1802, vol. 2, p. 67 a. v.Mosè di Kotzi.

(232)Cfr.De Rossi,Diz. storico degli autori Ebrei, Parma, 1802, vol. 2, p. 67 a. v.Mosè di Kotzi.

(233)Bavà Metzià, fol. 49.

(233)Bavà Metzià, fol. 49.

(234)Levi,op. cit., pag. 281.

(234)Levi,op. cit., pag. 281.

(235)I Talmudisti sembrano essersi assai preoccupati della esattezza dei pesi e delle misure. “Il commerciante all'ingrosso ripulisca le sue misure una volta al mese, quello al minuto una volta ogni dodici mesi. R. Simeone, figlio di Gamliel, dice all'opposto: il bottegaio ripulisca le sue misure due volte per settimana e netti i suoi pesi una volta per settimana, e netti la bilancia dopo ogni pesata. R. Simeone dice, questo intendere trattandosi di cose molli, ma di cose aride non occorre.” (Bavà Badrà, 88 a). “Si instituiscono commissari per le misure [perchè siano giuste] ma non per i pesi [perchè dipendono dalla concorrenza]. Rami bar Hamà dice: si stabiliscono commissari sia per le misure, sia per i prezzi a motivo degli ingannatori.” (Ivi, 890).“È proibito di tenere in casa misure mancanti o soverchianti..... quest'intendesi nei paesi ove non sono bollate, ma dove sono bollate quando non vede il bollo non prende.” (Ivi, 897).E certamente a queste massime si è inspirato il Maimonide quando facendo suo il precetto che leggesi inBavà-Badrà, 886, scrisse: “È più grave la punizione di chi defrauda colle misure che di chi commette incesto, perchè questo è tra lui e Dio, e quello tra lui e il prossimo” (Maimonide,Leggi sul furto, cap.vii, lez. 8).

(235)I Talmudisti sembrano essersi assai preoccupati della esattezza dei pesi e delle misure. “Il commerciante all'ingrosso ripulisca le sue misure una volta al mese, quello al minuto una volta ogni dodici mesi. R. Simeone, figlio di Gamliel, dice all'opposto: il bottegaio ripulisca le sue misure due volte per settimana e netti i suoi pesi una volta per settimana, e netti la bilancia dopo ogni pesata. R. Simeone dice, questo intendere trattandosi di cose molli, ma di cose aride non occorre.” (Bavà Badrà, 88 a). “Si instituiscono commissari per le misure [perchè siano giuste] ma non per i pesi [perchè dipendono dalla concorrenza]. Rami bar Hamà dice: si stabiliscono commissari sia per le misure, sia per i prezzi a motivo degli ingannatori.” (Ivi, 890).

“È proibito di tenere in casa misure mancanti o soverchianti..... quest'intendesi nei paesi ove non sono bollate, ma dove sono bollate quando non vede il bollo non prende.” (Ivi, 897).

E certamente a queste massime si è inspirato il Maimonide quando facendo suo il precetto che leggesi inBavà-Badrà, 886, scrisse: “È più grave la punizione di chi defrauda colle misure che di chi commette incesto, perchè questo è tra lui e Dio, e quello tra lui e il prossimo” (Maimonide,Leggi sul furto, cap.vii, lez. 8).

(236)Marco Mortara,Compendio della religione israelitica, Mantova, Beretta, 1855, pag. 86.

(236)Marco Mortara,Compendio della religione israelitica, Mantova, Beretta, 1855, pag. 86.

(237)V.Talmud Sanedr.76beMaccot24a.

(237)V.Talmud Sanedr.76beMaccot24a.

(238)Mastrofini,Le usure. Milano, Silvestri, 1841, pag. 9. Cfr.Genovesi,Lezioni di economia civileinBibl. dell'Economista, 1ª serie, vol.iii, pag. 207. Il dotto filosofo napoletano fu forse il primo in Italia a comprendere e ad esporre nettamente il concetto biblico del prestito ad interesse.

(238)Mastrofini,Le usure. Milano, Silvestri, 1841, pag. 9. Cfr.Genovesi,Lezioni di economia civileinBibl. dell'Economista, 1ª serie, vol.iii, pag. 207. Il dotto filosofo napoletano fu forse il primo in Italia a comprendere e ad esporre nettamente il concetto biblico del prestito ad interesse.

(239)Op. cit., pag. 37.

(239)Op. cit., pag. 37.

(240)Talmud Makot, pag. 24.

(240)Talmud Makot, pag. 24.

(241)Jalkut Mislè, fol. 144, 1.

(241)Jalkut Mislè, fol. 144, 1.

(242)Jalkut, fol. 295, 2.

(242)Jalkut, fol. 295, 2.

(243)Makot, fol. 24.

(243)Makot, fol. 24.

(244)Bavà Mezhia, fol. 71.

(244)Bavà Mezhia, fol. 71.

(245)Rabot Mishpatim, sez. 2, verso la metà. Nella stessa sezione molti altri passi sono diretti a biasimare l'usura: p. e. “Vieni e vedi: chiunque è ricco, e benefica i poveri e non prende usura, Iddio lo considera come se avesse osservato tutti i precetti.“Diede ad usura, prese aumento e vivrebbe? Non vivrà.” (Ezechiele 18, 17) “dice Iddio benedetto: Chi visse d'usura in questo mondo, non vivrà nel mondo venturo.”“Non gl'imporrete usura (Esodo, 22, 27) bastavaimporrai, perchè dice:imporrete? si riferisce ai testimoni, al garante, ai giudici ed allo scrivano, perchè se non fossero questi, egli non prenderebbe nulla, e quindi vengono puniti tutti quanti.“A che si assomiglia l'usura? A chi viene morso da un serpente, e non se ne accorge, e non lo sa sino a che non lo investe (?) tutto.“Ilpoveroche è con te (Esodo, 22, 27) dice il santo, benedetto egli. Non gli basta la sua miseria che tu gli prendi ancora usura?”

(245)Rabot Mishpatim, sez. 2, verso la metà. Nella stessa sezione molti altri passi sono diretti a biasimare l'usura: p. e. “Vieni e vedi: chiunque è ricco, e benefica i poveri e non prende usura, Iddio lo considera come se avesse osservato tutti i precetti.

“Diede ad usura, prese aumento e vivrebbe? Non vivrà.” (Ezechiele 18, 17) “dice Iddio benedetto: Chi visse d'usura in questo mondo, non vivrà nel mondo venturo.”

“Non gl'imporrete usura (Esodo, 22, 27) bastavaimporrai, perchè dice:imporrete? si riferisce ai testimoni, al garante, ai giudici ed allo scrivano, perchè se non fossero questi, egli non prenderebbe nulla, e quindi vengono puniti tutti quanti.

“A che si assomiglia l'usura? A chi viene morso da un serpente, e non se ne accorge, e non lo sa sino a che non lo investe (?) tutto.

“Ilpoveroche è con te (Esodo, 22, 27) dice il santo, benedetto egli. Non gli basta la sua miseria che tu gli prendi ancora usura?”

(246)Modena, op. cit., parteii, cap.v, pag. 49.

(246)Modena, op. cit., parteii, cap.v, pag. 49.


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