Lettera patente dell'Imperatore Federico III
Noi Federigo, per grazia di Dio, Imperatore Romano, ecc.
Omissis
. . . . . Abbiamo saputo che l'illustrissimo Margravio Carlo di Baden, conte di Sparheim, Nostro caro cognato e principe, pigliando motivo da contestazioni insorte fra taluni Ebrei e Cristiani, ha commesso, verso questi primi, atroci azioni, martorizzandoli in guisa che ne morirono, ed impadronendosi poi dei loro beni. Ora come abbiamo invitato il predetto Margravio a non più commettere simili atti da Noi non permessi, così invitiamo voi tutti a voler obbedire a questa Nostra Patente. Il predetto Margravio Carlo avendo agito in siffatta guisa senza motivo, ma, a quanto ci consta, per odio e per sospetto che essi Ebrei abbiano fatto uso di sangue cristiano di cui hanno assoluto bisogno e che perciò abbiano commesso dei delitti, richiamiamo la vostra attenzione su quanto siamo per dire. I nostri santi padri, i papi, hanno fatto studiare la cosa da dotti e da giurisperiti ed hanno dichiarato che tali misfatti sono infondati e proibiti, ed hanno vietato vi si aggiusti fede. Ci affrettiamo quindi a dichiarare che essi Ebrei sono, coi loro averi, sudditi del Nostro Imperial Dominio e che perciò ci saremmo affrettati di studiare le accuse lanciate contro di loro se veramente vi fosse stata giustizia nel procedere del Margravio e se non vi fossero stati altri motivi che lo indussero ad agire frettolosamente e senza farcene rapporto. Ripetiamo pertanto in tutta la sua forza la Nostra imperiale Volontà, che tutti si astengano da simili azioni non avendoil Margravio avuto il diritto di agire come ha fatto, e mandino a Noi, cui tocca di giudicarne, ogni lagnanza. E questo ordiniamo seriamente, perchè tali ingiustizie non abbiano mai più a verificarsi, sicchè non dobbiamo più scrivere su tale argomento. Ordiniamo, poi, sotto pena di grave ammenda, si mettano subito in libertà gli Ebrei imprigionati e si restituiscano loro, conformemente a questa mia lettera imperiale, i loro averi. Tanto ordiniamo in forza dell'Imperial Nostro Diritto, e di più ordiniamo, al predetto Margravio, di pagare subito, alla Nostra Camera Imperiale, una multa di 100 marchi in oro fino, essendo nostra assoluta volontà, che se egli, o qualchedun altro, si dimostrasse disobbediente ed azzardasse, per nessuna ragione, di toccare, come già ha fatto, gli Ebrei od i loro beni, cadrebbe tosto in disgrazia.
Il Margravio, e tutti con lui, sono invitati a proteggere in ogni guisa gli Ebrei del Nostro Impero, e nessuno in nessun paese, città, villaggio, borgo o distretto, possa permettersi di toccare loro od i loro beni se non vogliono cadere nella disgrazia nostra e dell'Impero e se vogliono evitare un'altra volta la succitata multa. Questa è assoluta volontà Nostra, ed eseguendola non vi mancherà la Nostra benigna grazia.
Dato a Volkmark, suggellato col Nostro Imperiale Suggello, il venerdì avanti il giorno di San Giovanni, dopo la nascita di Cristo 1470. Nel 31º anno del Nostro romano Regno, il 19º dell'Impero ed il 13º del Regno Ungarico.
(Giovanni Cristoforo Wagenseil, “Benachrichtigungen” ecc., pagine 168–172).