XI.

Lettera dell'Em. Card. Corsini.

A MonsignorNunzio Apostolicodi Polonia.

Varsavia.

“Molt'Illustre e RevmoSigrcome fratello: — Il renditore a V. S. della presente sarà l'Ebreo Giacobbe Selech di nazione Polacco, quello appunto, che fin dall'anno 1758, vivendo ancora il Sommo Pontefice Benedettoxiv, si portò in Roma per umilissimamente implorare in nome della nazione Ebrea di codeste parti caritatevole protezione dalla S. Sede a riparo degli intollerabili aggravi, che, nelle facoltà e nelle persone rappresentò soffrire dai Cristiani la medesima nazione frequentemente incolpata d'omicidii,sulla mal fondata persuasione del volgo, ch'essa, meschii sangue umano, e specialmente cristiano nell'impasto dell'azzime. Il regnante Sommo Pontefice Clemente XIII ha già fatto di questo ricorso diligente disamina, appigliandosi ancora a quelle provvidenze che sono convenienti al merito del medesimo, e che per altra parte giugnerannosegretamentea di Lei notizia. Frattanto però ha espressamente ordinato S. S. che debba scriversi a V. S. e se le faccia palese essere Sua intenzione ch'Ella comparta al medesimo Giacobbe ogni più efficace e proficua assistenza, affinchè nel ripatriare non soffra il medesimo alcuna vessazione e molestia dichicchessia, e da quelli massimamente che V. S. potesse credere contro di lui male animati per il ricorso portato al Trono apostolico. In vedutapertanto del Sovrano Pontificio comando apparterrassi alla sperimentata di Lei prudenza l'adoperare i mezzi conducenti alla di lui esecuzione, prevenire chi si deve e compartire all'Esibitore di questa aiuto tale, onde conosca coll'effetto dover egli alla clemenza e pietà di nostro S.rela propria sicurezza e durevole tranquillità. Con che le auguro da Dio felicità”.

Roma, 9 febbraio 1760.

Come Fratello aff.moF.oA. Card.Corsini.

Come Fratello aff.moF.oA. Card.Corsini.

Come Fratello aff.mo

F.oA. Card.Corsini.


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