Chapter 7

————Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31 luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e Vienna:«Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù tunisine e tripoline. [pg!38]Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la volta della Tripolitania.»In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890.Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della Turchia, ma in realtà l'hinterlanddella Tripolitania era abbandonato alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria che precede.Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto, telegrafava a Londra:«Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella Tripolitania.Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro Ribot, questi dichiarò che, nellohinterlandpreteso dalla Francia, essa intende comprendere la grande strada delle carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'hinterlandtripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.Ne prevenga ilForeign Office.»E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella provincia ottomana, non ho mancato di parlarne alForeign Officeed anche lasciare memoria dei nomi delle località segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella ha telegrafato [pg!39] circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury circa l'hinterlandtripolitano risulta che accordo stabilito lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette passino alla Francia.»Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:«Octobre 1890.Sublime Porte à ses réprésentantsà Paris et à Londres.Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé des notes pour constater leur parfait accord de respecter scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs [pg!40] dépendances qui sont tous administrés par les Autorités Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens titres et la doctrine même duHinterlands'étendre sous les territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne de cette zone partant des environs de la frontière méridionale de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de Kaouar et d'Agadem.V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère d'action du Gouvernement Imperial.Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin de Kouka.Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone d'influence de la France, mais outre la double considération que cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que d'après la doctrine duHinterland, au lieu de faire partie de la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue que le texte même de l'article sus visé porte dans son second alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans la zone d'action de la Ciedu Niger tout ce qui appartient équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes [pg!41] en droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une objection fondée.Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone d'influence et tenir mon département au courant des phases futures de cette question et du résultat de ses démarches.Said.»Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri inverosimile prego informarci.»Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una spedizione militare in preparazione.In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino, invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été prononcé dans l'entrevue.»Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava al proprio governo: [pg!42]«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato l'hinterlanddella Tunisia.»Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'hinterlandtripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi successori abbandonarono la questione:«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di stabilire.Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di quanto un'imparziale applicazione della teoria dellohinterlandle avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni nell'avvenire.Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire di preferenza seguito, [pg!43] per regola la delimitazione dellohinterlandfra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea normale all'andamento generale della costa.Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allohinterlanddella Tripolitania un'immensa distesa di Sahara oggi assegnata alla Francia.Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes, non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse fatta scenderedirettamente a sud, per meridiano, in guisa da consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania quella del Bornu e il lago Tciad.Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dellohinterland, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si trovava intero nellohinterlanddel possedimento turco. Nè è da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il limite; tutto territorio che non è quindi situatoau sud des possessions méditerranéennes, come dice la lettera dell'accordo, ma bensìau sud-est. [pg!44]Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran parte della sponda settentrionale del lago. Le carte delTempse delPetit Journaldel dicembre scorso lo dicono chiaro, alla breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal principio, aperto il campo vastissimo a svariate interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori arbitrarie occupazioni.Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions situéessur la frontière sudde ses provinces tripolitaines»; il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti sulle regioni che costituiscono l'hinterlanddel possedimento turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile nella forma, e cioè «les régions situéesau sud de la frontièreméridionale de ses provinces tripolitaines».Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sullafrontiera tripolina; il che può anche limitarsi a significare quanto staentro il territorio turcolungo la frontiera.Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I) all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze [pg!45] centrali cui interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi. Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione supplementare del ministro francese, nella quale venga specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso nell'accordo del 5.Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga Borruva sul lago Tciad.Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la zone d'influence de la France au sud de ses possessions méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la posizione geografica della medesima lo richiedesse.Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo ripeterlo, il governo della repubblica [pg!46] ha ottenuto ai danni della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due telegrammi del generale Menabrea:«Parigi, 3 gennaio 1891,Signor Ministro,Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato, fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove le si stanno creando nuove facilitazioni.Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo [pg!47] informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro attenzione sopra una tale questione che non ci può essere indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di abitanti, con duecentomilaveri marinaiinscritti, con uno sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo. Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare il Mediterraneolago francese, e che sotto un futile pretesto s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali primeggia ilSièclediretto da un antico funzionario di questo Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera [pg!48] come il rappresentante di unafazione, mentre il risultato delle elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia, nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle indiscrezioni dei proprii dipendenti.Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati conSultanettivassalli del Negus, sembrava volere ripetere legherminelle ideate per Massaua.Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe stata sciolta.In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una reciproca stretta di mano.Il R. AmbasciatoreMenabrea.»[pg!49]«Parigi, 13 Gennaio 1891.Signor Ministro,In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N. 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta d'Africa testè pubblicata dal giornale ilTempsla quale fa oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato. Osservai come la delimitazione dell'Interlandtra l'influenza rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti ilSudanal nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s. Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del littorale occidentale del lagoTchadaBorruvadove la sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si estende anche sulle oasiRatheChadamesle quali posizioni appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il commercio assai importante delSudanverso la Tunisia. Così alcuni portano già le loro mire sul lagoTchadche considerano come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia. [pg!50]Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i punti principali di sosta delle carovane:Chadamessopratutto si può considerare come il puntostrategico commercialeche domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è necessario che le due anzidette oasi e specialmenteChadamesnon vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per resistere a qualche attacco dei mahdisti.L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio di una Potenza che già possiede una parte estesissima del littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile concorrenza francese.Se al contrario si lascia che le oasi diRathe principalmente diChadamesrimangano esposte in balia della Francia, dovremmo fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla Tripolitania, il che sarebbe forseFinis Italiae, almeno come Potenza marittima di primo ordine.Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi [pg!51] pare esser necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi direttamente della quistione col Governo turco.Il R. AmbasciatoreL. F. Menabrea.P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi diChadamessi può dire soluzione pacifica; però si potrebbe pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.L. F. M.»Il gabinetto di Berlino, tenuto al corrente delle mene francesi, appoggiava a Parigi e a Londra l'azione italiana. Il seguente telegramma è del 21 gennaio:«Berlino, 21 gennaio 1891.In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara. Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni contestazione non volere che le frontiere fossero meglio fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe terreno più propizio in [pg!52] Abissinia. Egli stesso, allo scopo di calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla Camera una interpellanza alla quale risponderà domani. Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato, costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il momento di accentuare il suo contegno.Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle intenzioni francesi.Launay.»Il 22 gennaio alla Camera francese si parlò della Tripolitania. Interrogante era il signor Pichon — divenuto dipoi ministro degli affari esteri — «Sulle voci sparse da giornali italiani, anche ufficiosi, relative a mire della Francia sulla Tripolitania». Il Pichon — avvertiva in un primo telegramma il Menabrea — «esprimendosi in termini assai simpatici verso l'Italia,sorriso della civiltà latina,7disse desiderare che i sentimenti della Francia verso l'Italia siano palesi, dissipandosi le insinuazioni ostili il cui solo movente era, a suo avviso, di rendere popolare in Italia la triplice alleanza». Rispose il Ribot «brevemente riferendosi alle precedenti sue dichiarazioni sulla cordialità dei rapporti tra la Francia e la Turchia, ed aggiunse [pg!53] che il governo non doveva preoccuparsi della campagna mossa dalla stampa italiana, tantoppiù dopo le esplicite assicurazioni fatte dall'E. V. nel suo discorso di Firenze. L'atteggiamento della Camera durante la discussione fu piuttosto favorevole».Ma il generale Menabrea, che forse non aveva assistito alla seduta, leggendo il testo ufficiale delle parole pronunziate dai due oratori, le giudicò diversamente in successivi telegrammi:«Parigi, 23 gennaio 1891.Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot.IlJournal des Débatsdi questa mattina consacra a quella discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è manifesta.Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la sua delusione scherzando contro l'Italia.Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.»«Parigi, 23 gennaio 1891.(Riservato). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon, quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car, dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France».L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una frase di calde proteste di amicizia, chiamando [pg!54] l'Italia il più simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E. il complimento di Firenze.»L'on. Crispi il 22 stesso, ricevendo dall'AgenziaStefaniil resoconto telegrafico della interpellanza Pichon e della risposta del ministro Ribot, aveva notato l'ironia che contenevano e se ne era lagnato come di una sconvenienza col Menabrea. Il 26 telegrafava a quest'ultimo:«(Personale). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté, ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai: «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été preparé d'avance».Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro; così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al solito.Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua norma personale, non già perchè Ella prenda occasione d'intrattenerne il signor Ribot.Crispi.»[pg!55]Gl'incidenti di frontiera, come le esplorazioni militari nell'hinterlandtripolitano, continuarono negli anni seguenti. Le autorità turche o lasciavano indisturbati i francesi o fiaccamente mostravano di ostacolarli. Al principio del 1894, quando Crispi riassunse il governo, la Francia aveva allargato il suo già vastissimo dominio africano a danno della Tripolitania, e continuava a sopraffare le timide resistenze della Turchia, con silenziosa pertinacia, impedendo ai viaggiatori di altre nazioni europee d'inoltrarsi verso il sud8affinchè mancasse ogni accertamento delle voci, che pur correvano a Tripoli, di nuove usurpazioni, in aprile di Kuka, in giugno delle oasi di Gadames e di Ghat, più tardi di Zuara e della baia di El Biban, oltre la quale avevano portato il confine sul litorale.Rinnovando proteste ed esortazioni ad agire diplomaticamente per impedire che l'equilibrio del Mediterraneo fosse ulteriormente turbato, Crispi trovò indifferente l'Inghilterra e tepide la Germania e l'Austria. Il 4 aprile, l'ambasciatore Tornielli telegrafava:«Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia verso il Sudan egiziano inquieta Governo.»E da Costantinopoli avvertiva l'ambasciatore Collobiano:«La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione dell'hinterlandtripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte nel 1890.»L'attività e la fermezza della Francia nell'estendere i confini del suo impero africano erano davvero sorprendenti. Grande era lo slancio dei suoi ufficiali e funzionari coloniali, i quali [pg!56] avrebbero voluto inalberare il vessillo francese su tutta l'Africa; ma anche il governo di Parigi nel suo spirito d'intraprendenza non vedeva ostacoli. Il 4 febbraio 1894 fu stipulato un accordo tra la Francia e la Germania per la delimitazione dei rispettivi territorii del Camerun e del Congo, la quale partiva dalla intersezione del parallelo della foce del fiume Campo col 15º meridiano Est Greenwich e seguiva una linea spezzata i cui lati principali erano il 13º longit. E. Greenwich, il 10º lat. N. e ilthalwegdello Sciarì, sino al lago Tciad.La Francia riuscì con quell'accordo a congiungere i suoi possedimenti del Congo coll'hinterlandriconosciutole dall'Inghilterra nel 1890 e che s'estendeva dall'Algeria e dalla Tunisia al lago Tciad. Praticamente le sponde di quel lago, dalla foce dello Sciarì girando a destra fino a Barruva (limite anglo-francese), divennero francesi; e verso oriente la Francia non aveva altri impedimenti alla sua espansione che quelli che potessero esserle suscitati dall'Inghilterra il giorno in cui volesse penetrare nel bacino del Nilo.9Parve allora che tutto l'hinterlandtripolino cadesse in balìa della Francia, e sebbene nell'accordo del 1890 l'Inghilterra riservasse i diritti della Porta, si prevedeva che la Turchia non avrebbe sollevato resistenze, e neppure l'Inghilterra, allorquando la Francia, impadronitasi del Wadai e del Baghirmi, si fosse avanzata verso la frontiera tripolina meridionale.Per dare un'idea dell'attività usurpatrice della Francia riferiamo [pg!57] due memorie che in giugno 1894 e in giugno 1895 l'Ufficio Coloniale del Ministero degli Affari Esteri faceva a Crispi:«Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale franceseLa Dépêche Tunisiennedel 26 maggio, nella quale, sulle traccie di un articolo delJournal des Débats, si raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli, il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano.Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della Francia.A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre [pg!58] 500 soldati, e dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne ultimamente espulso.L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di Ghadames, che la Turchia promise,pro bono pacis, all'ambasciatore Cambon.Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il commercio della regione del Tciad.A questo si aggiunga che una esplorazione francese semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat.Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche, non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo sacrificherebbe di buon grado l'hinterlandtripolino.»«LaCarte générale des possessions françaises en Afrique au 1er janvier 1895edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie, e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da richiamare la generale attenzione.Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco del continente africano sono colorati con due diverse tinte rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè:1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits;2.ª Zone d'influence politique;quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi, con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi. [pg!59]La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base quello di Parigi.Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista, l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria, la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con tentativo di limitare alla costa, senza alcunhinterland, il Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo.La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel territorio del Bar-el-Ghazal.Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo, tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe.Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia continua a rodere glihinterlandsancora rimasti al Marocco ed alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa, inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del Mediterraneo.Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da significanti particolari.Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin [pg!60] verso l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati, segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso, tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende: «Possessions anglaises de l'Est africain» ad ovest del Giuba, e «Possessions italiennes» ad est di detto fiume.Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea, sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini occidentali della nostra sfera di influenza.Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che potevano riuscire incomode, il confine stesso viene — come s'è già rilevato — spinto vicino alla città di Harar, la quale è lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza, come è fissato nel detto protocollo.Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in modo fantastico.Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di Gabes, fin dove, cioè, incomincia ilroseo vivacedel dominio francese.Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi [pg!61] quella di (A) «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene altrettanto per l'«Ile de Chypre».Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo di far conoscere che l'Ile de MalteeGibraltarsono inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole Canarie.Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en Afrique».Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino, Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza contestazione all'hinterlandtripolino; e così Jat, donde la linea sfumata della influenza francese volge arditamente a sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso, segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata, al solito, dal colore di rosa.Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al medesimo ognihinterland.Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si termina, dal Niger al lago Tciad, con [pg!62] altra linea, che, nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando Barruva e Sokoto alla Francia.Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del Dahomey poichè glihinterlandsrispettivi della costa d'Oro inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il Dahomey all'impero africano francese.Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord, quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest, ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo indipendente, a sud.Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina, l'hinterlandtripolino viene a subire un altro ben grave attentato.Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero, accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est che nel suo beneplacito stesso. [pg!63]Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893 sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere considerato come concesso alla Francia.Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua influenza secondo la teoria deglihinterlands, e che, rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron), la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche senza tener conto dei diritti della Turchia.Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie, alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie eccezioni.Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e per tante altre delle regioni summenzionate.Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze, non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria determinazione deglihinterlandstripolino, tunisino, algerino e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.»[pg!64]La marcia della Francia attraverso le vie carovaniere che congiungono Tripoli al centro dell'Africa non si arrestò più. Una nuova convenzione franco-britannica (14 giugno 1898), completata con una dichiarazione addizionale del 21 marzo 1899 dopo l'urto di Fascioda, estendeva ancora la zona d'influenza francese. La difesa che l'Italia tentò dei diritti della Turchia fu fiacca e senza effetto. A Costantinopoli si dava più importanza al sospetto che l'Italia meditasse l'occupazione di Tripoli, anzichè alla realtà delle usurpazioni della Francia.Questa non aveva più preoccupazioni per la sua conquista tunisina. Finchè il governo italiano tenne fermo ai diritti e ai privilegi che godeva in Tunisia in virtù di trattati che la Francia aveva nel 1881 dichiarato di volere rispettare, l'Italia era in grado di proteggere gl'interessi italiani nell'antica Reggenza, e teneva una posizione che imponeva alla Francia, e l'avrebbe costretta, desiderosa com'era di consolidare la sua conquista, a scendere a patti. Ma il ministero Rudinì-Visconti Venosta, al desiderio di disarmare i malumori francesi sacrificò quella posizione senza compenso.Già il 15 agosto 1895 il governo francese aveva denunciato il trattato di amicizia, commercio e navigazione concluso l'8 settembre 1868 tra l'Italia e la Tunisia, dichiarando di agire in nome del Bey e in virtù del trattato di Kassar-Said (detto anche del Bardo) del 12 maggio 1881. Il Ministero Crispi aveva risposto, per mezzo del conte Tornielli ambasciatore a Parigi,«essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur, prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al procedimento seguito.»Il governo della Repubblica rispondeva come risulta dal seguente telegramma del Tornielli:«Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava [pg!65] per così dire libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri concetti abbiano guidato il Governo francese in questa occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa dichiarazione.»Crispi non era disposto a rinunziare senza compenso ai benefici che le capitolazioni e le convenzioni anteriori — richiamate nel trattato del 1868, non annullate — assicuravano all'Italia, e la Francia avrebbe dovuto tenere conto degli interessi italiani. Vi era un anno di tempo per discutere e negoziare; ma ai primi di marzo 1896 il ministero Crispi si dimise, e il negoziato fu condotto dal Ministero Rudinì-Caetani, il quale volle trattare contemporaneamente la questione tunisina e il ristabilimento delle relazioni commerciali franco-italiane. In realtà le due cose erano estranee l'una all'altra; in Tunisia avevamo una posizione giuridica eccellente e diritti da far valere, mentre non era sperabile che, cedendo su quelli, la Francia ci avrebbe accordato tariffe di favore.Infatti in Francia, dove la considerazione dei nostri diritti non entrava in mente a nessuno, anche l'idea di tornare al regime convenzionale nei commerci con l'Italia sembrò una concessione eccessiva, cioè senza corrispettivo. Il governo francese sapeva l'opinione pubblica così prevenuta contro di noi che scongiurò il ministro italiano di non insistere. Passarono alcuni mesi; il ministero Rudinì si ricompose, alla Consulta il duca Caetani fu sostituito dal Visconti-Venosta. Quest'ultimo trovò la situazione peggiorata, poichè mancata la vigilanza del [pg!66] governo italiano, l'Inghilterra — la quale in agosto 1895 aveva assicurato che avrebbe proceduto d'accordo con l'Italia — aveva consentito a negoziare con la Francia, rinunziando al trattato perpetuo che aveva col Bey; e anche l'Austria-Ungheria, in luglio 1896, aveva ceduto alle istanze francesi, riservandosi in Tunisia il trattamento della nazione più favorita. Insistere nella via tracciata da Crispi era, ormai, impossibile, poichè l'Italia non avrebbe trovato nelle potenze amiche e alleate l'appoggio sul quale Crispi aveva fatto assegnamento. L'on. Visconti-Venosta non insistette neppure per un accordo commerciale; e il 28 settembre 1896 furono firmate le convenzioni con le quali l'Italia riconosceva senza compensi, dopo quindici anni, la conquista francese della Tunisia con tutte le sue conseguenze. «Nous y gagnions — ha scritto recentemente10l'ambasciatore che la Francia aveva allora in Italia, il signor Billot — de libérer notre protectorat des entraves qui en paralysaient l'exercice.... l'Italie renonçait à y demeurer avec nous sur un pied de complète égalité et reconnaissait implicitement les consequences des événements qui nous y avaient conféré une situation privilegiée.»Nel 1902 avvenne il noto accordo franco-italiano pel quale l'Italia si disinteressò del Marocco a favore della Francia, e la Francia ci lasciò mano libera in Tripolitania e in Cirenaica.Il governo della Repubblica fece con cotesta combinazione un buon affare, poichè mentre il valore commerciale di quei duevilayetsera di molto ridotto per le erosioni fatte dagli stessi francesi nei lorohinterlands, il ministro Delcassé — che concluse l'accordo col ministro italiano Prinetti — abbandonava all'influenza italiana un territorio dove la Francia non aveva interessi e che mai avrebbe potuto far suo; l'Italia non avrebbe subìto quest'altro colpo, e non sarebbe rimasta sola a pararlo.L'abbandono del Marocco all'esclusiva influenza francese fu un notevole sacrificio degli interessi italiani e pregiudicò irrimediabilmente l'avvenire della nostra politica mediterranea. Una Francia troppo forte nel mare che ci circonda è un pericolo [pg!67] permanente per noi. Crispi intendeva che la Tripolitania divenisse italiana come compenso all'ingrandimento già avvenuto della Francia con la occupazione della Tunisia; il Marocco allora indipendente, non poteva formare oggetto di accordi che avessero relazione col passato. Per questo egli lavorò a creare interessi italiani e influenza italiana nell'impero sceriffiano e prese intelligenze con la Spagna che, purtroppo, i suoi successori non seppero mantenere.Durante il suo primo ministero, Crispi colorì il suo disegno con importanti successi. Il Sultano Mulei Hassan dette a italiani consenso e denaro per l'impianto di una fabbrica d'armi a Fez e di una zecca, e giunse nella sua deferenza ai consigli del nostro governo sino a risolversi alla creazione di una marina da guerra e ad ordinare ad un cantiere italiano, quello degli Orlando di Livorno, la costruzione della sua prima nave.11[pg!68]La Spagna aveva nel Marocco una tradizione da continuare e ingenti interessi, sia per i possessi effettivi tenuti in quell'impero, sia per i diritti che vantava per il trattato di Wad Ras e per la stessa sua posizione geografica. Era quindi sana politica quella seguita da alcuni suoi statisti, come il duca di Tetuan, di procedere di conserva con l'Italia per resistere alla invadenza francese. Crispi sinchè fu al governo dette alla Spagna l'appoggio della sua autorità presso le grandi potenze e dei suoi consigli, e le sorti dell'influenza spagnuola nel Marocco sarebbero state più propizie se Spagna e Italia avessero continuato quell'indirizzo.L'accordo franco-italiano del 1902, sebbene oneroso per l'Italia, ebbe contraria una gran parte dell'opinione pubblica francese. Non v'è scrittore francese di questioni internazionali che non l'abbia deplorato, considerandolo da un angolo visuale esclusivo [pg!69] come se la Francia sola esistesse e gli altri popoli non avessero il diritto di provvedere al loro avvenire. «Lostatu-quonella Tripolitania — hanno scritto sino a ieri — non è la migliore garenzia della durata delle buone relazioni tra la Francia e l'Italia nel Mediterraneo? Quando l'Italia si sarà stabilita a Tripoli, le buone relazioni non potranno durare!»12E pochi mesi or sono, in febbraio 1912, quando l'Italia già guerreggiava contro la Turchia, Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli affari esteri, ha scritto che l'occupazione italiana della Tripolitania «apre un grande conflitto tra l'Italia e la Francia!»13Se il senso dell'equità non riuscirà a penetrare nelle menti dei nostri vicini d'occidente, se il governo della Repubblica non saprà rendersi superiore alla latente ostilità del popolo francese per ogni interesse italiano, se la Francia non dimenticherà la storia del suo predominio e della sua influenza al di qua delle Alpi, le parole di Gabriele Hanotaux saranno un vaticinio. E sarà un triste giorno per i due popoli, i quali anche nell'opera d'incivilimento dell'Africa potrebbero giovarsi di una solidarietà che sarebbe gloriosa per entrambi.Ma se l'avvenire ci riserba il «grande conflitto», siamo sicuri che non sarà l'Italia ad accenderlo.

————Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31 luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e Vienna:«Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù tunisine e tripoline. [pg!38]Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la volta della Tripolitania.»In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890.Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della Turchia, ma in realtà l'hinterlanddella Tripolitania era abbandonato alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria che precede.Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto, telegrafava a Londra:«Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella Tripolitania.Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro Ribot, questi dichiarò che, nellohinterlandpreteso dalla Francia, essa intende comprendere la grande strada delle carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'hinterlandtripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.Ne prevenga ilForeign Office.»E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella provincia ottomana, non ho mancato di parlarne alForeign Officeed anche lasciare memoria dei nomi delle località segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella ha telegrafato [pg!39] circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury circa l'hinterlandtripolitano risulta che accordo stabilito lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette passino alla Francia.»Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:«Octobre 1890.Sublime Porte à ses réprésentantsà Paris et à Londres.Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé des notes pour constater leur parfait accord de respecter scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs [pg!40] dépendances qui sont tous administrés par les Autorités Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens titres et la doctrine même duHinterlands'étendre sous les territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne de cette zone partant des environs de la frontière méridionale de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de Kaouar et d'Agadem.V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère d'action du Gouvernement Imperial.Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin de Kouka.Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone d'influence de la France, mais outre la double considération que cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que d'après la doctrine duHinterland, au lieu de faire partie de la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue que le texte même de l'article sus visé porte dans son second alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans la zone d'action de la Ciedu Niger tout ce qui appartient équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes [pg!41] en droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une objection fondée.Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone d'influence et tenir mon département au courant des phases futures de cette question et du résultat de ses démarches.Said.»Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri inverosimile prego informarci.»Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una spedizione militare in preparazione.In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino, invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été prononcé dans l'entrevue.»Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava al proprio governo: [pg!42]«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato l'hinterlanddella Tunisia.»Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'hinterlandtripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi successori abbandonarono la questione:«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di stabilire.Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di quanto un'imparziale applicazione della teoria dellohinterlandle avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni nell'avvenire.Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire di preferenza seguito, [pg!43] per regola la delimitazione dellohinterlandfra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea normale all'andamento generale della costa.Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allohinterlanddella Tripolitania un'immensa distesa di Sahara oggi assegnata alla Francia.Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes, non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse fatta scenderedirettamente a sud, per meridiano, in guisa da consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania quella del Bornu e il lago Tciad.Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dellohinterland, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si trovava intero nellohinterlanddel possedimento turco. Nè è da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il limite; tutto territorio che non è quindi situatoau sud des possessions méditerranéennes, come dice la lettera dell'accordo, ma bensìau sud-est. [pg!44]Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran parte della sponda settentrionale del lago. Le carte delTempse delPetit Journaldel dicembre scorso lo dicono chiaro, alla breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal principio, aperto il campo vastissimo a svariate interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori arbitrarie occupazioni.Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions situéessur la frontière sudde ses provinces tripolitaines»; il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti sulle regioni che costituiscono l'hinterlanddel possedimento turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile nella forma, e cioè «les régions situéesau sud de la frontièreméridionale de ses provinces tripolitaines».Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sullafrontiera tripolina; il che può anche limitarsi a significare quanto staentro il territorio turcolungo la frontiera.Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I) all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze [pg!45] centrali cui interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi. Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione supplementare del ministro francese, nella quale venga specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso nell'accordo del 5.Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga Borruva sul lago Tciad.Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la zone d'influence de la France au sud de ses possessions méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la posizione geografica della medesima lo richiedesse.Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo ripeterlo, il governo della repubblica [pg!46] ha ottenuto ai danni della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due telegrammi del generale Menabrea:«Parigi, 3 gennaio 1891,Signor Ministro,Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato, fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove le si stanno creando nuove facilitazioni.Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo [pg!47] informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro attenzione sopra una tale questione che non ci può essere indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di abitanti, con duecentomilaveri marinaiinscritti, con uno sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo. Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare il Mediterraneolago francese, e che sotto un futile pretesto s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali primeggia ilSièclediretto da un antico funzionario di questo Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera [pg!48] come il rappresentante di unafazione, mentre il risultato delle elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia, nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle indiscrezioni dei proprii dipendenti.Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati conSultanettivassalli del Negus, sembrava volere ripetere legherminelle ideate per Massaua.Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe stata sciolta.In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una reciproca stretta di mano.Il R. AmbasciatoreMenabrea.»[pg!49]«Parigi, 13 Gennaio 1891.Signor Ministro,In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N. 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta d'Africa testè pubblicata dal giornale ilTempsla quale fa oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato. Osservai come la delimitazione dell'Interlandtra l'influenza rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti ilSudanal nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s. Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del littorale occidentale del lagoTchadaBorruvadove la sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si estende anche sulle oasiRatheChadamesle quali posizioni appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il commercio assai importante delSudanverso la Tunisia. Così alcuni portano già le loro mire sul lagoTchadche considerano come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia. [pg!50]Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i punti principali di sosta delle carovane:Chadamessopratutto si può considerare come il puntostrategico commercialeche domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è necessario che le due anzidette oasi e specialmenteChadamesnon vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per resistere a qualche attacco dei mahdisti.L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio di una Potenza che già possiede una parte estesissima del littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile concorrenza francese.Se al contrario si lascia che le oasi diRathe principalmente diChadamesrimangano esposte in balia della Francia, dovremmo fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla Tripolitania, il che sarebbe forseFinis Italiae, almeno come Potenza marittima di primo ordine.Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi [pg!51] pare esser necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi direttamente della quistione col Governo turco.Il R. AmbasciatoreL. F. Menabrea.P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi diChadamessi può dire soluzione pacifica; però si potrebbe pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.L. F. M.»Il gabinetto di Berlino, tenuto al corrente delle mene francesi, appoggiava a Parigi e a Londra l'azione italiana. Il seguente telegramma è del 21 gennaio:«Berlino, 21 gennaio 1891.In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara. Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni contestazione non volere che le frontiere fossero meglio fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe terreno più propizio in [pg!52] Abissinia. Egli stesso, allo scopo di calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla Camera una interpellanza alla quale risponderà domani. Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato, costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il momento di accentuare il suo contegno.Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle intenzioni francesi.Launay.»Il 22 gennaio alla Camera francese si parlò della Tripolitania. Interrogante era il signor Pichon — divenuto dipoi ministro degli affari esteri — «Sulle voci sparse da giornali italiani, anche ufficiosi, relative a mire della Francia sulla Tripolitania». Il Pichon — avvertiva in un primo telegramma il Menabrea — «esprimendosi in termini assai simpatici verso l'Italia,sorriso della civiltà latina,7disse desiderare che i sentimenti della Francia verso l'Italia siano palesi, dissipandosi le insinuazioni ostili il cui solo movente era, a suo avviso, di rendere popolare in Italia la triplice alleanza». Rispose il Ribot «brevemente riferendosi alle precedenti sue dichiarazioni sulla cordialità dei rapporti tra la Francia e la Turchia, ed aggiunse [pg!53] che il governo non doveva preoccuparsi della campagna mossa dalla stampa italiana, tantoppiù dopo le esplicite assicurazioni fatte dall'E. V. nel suo discorso di Firenze. L'atteggiamento della Camera durante la discussione fu piuttosto favorevole».Ma il generale Menabrea, che forse non aveva assistito alla seduta, leggendo il testo ufficiale delle parole pronunziate dai due oratori, le giudicò diversamente in successivi telegrammi:«Parigi, 23 gennaio 1891.Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot.IlJournal des Débatsdi questa mattina consacra a quella discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è manifesta.Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la sua delusione scherzando contro l'Italia.Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.»«Parigi, 23 gennaio 1891.(Riservato). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon, quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car, dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France».L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una frase di calde proteste di amicizia, chiamando [pg!54] l'Italia il più simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E. il complimento di Firenze.»L'on. Crispi il 22 stesso, ricevendo dall'AgenziaStefaniil resoconto telegrafico della interpellanza Pichon e della risposta del ministro Ribot, aveva notato l'ironia che contenevano e se ne era lagnato come di una sconvenienza col Menabrea. Il 26 telegrafava a quest'ultimo:«(Personale). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté, ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai: «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été preparé d'avance».Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro; così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al solito.Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua norma personale, non già perchè Ella prenda occasione d'intrattenerne il signor Ribot.Crispi.»[pg!55]Gl'incidenti di frontiera, come le esplorazioni militari nell'hinterlandtripolitano, continuarono negli anni seguenti. Le autorità turche o lasciavano indisturbati i francesi o fiaccamente mostravano di ostacolarli. Al principio del 1894, quando Crispi riassunse il governo, la Francia aveva allargato il suo già vastissimo dominio africano a danno della Tripolitania, e continuava a sopraffare le timide resistenze della Turchia, con silenziosa pertinacia, impedendo ai viaggiatori di altre nazioni europee d'inoltrarsi verso il sud8affinchè mancasse ogni accertamento delle voci, che pur correvano a Tripoli, di nuove usurpazioni, in aprile di Kuka, in giugno delle oasi di Gadames e di Ghat, più tardi di Zuara e della baia di El Biban, oltre la quale avevano portato il confine sul litorale.Rinnovando proteste ed esortazioni ad agire diplomaticamente per impedire che l'equilibrio del Mediterraneo fosse ulteriormente turbato, Crispi trovò indifferente l'Inghilterra e tepide la Germania e l'Austria. Il 4 aprile, l'ambasciatore Tornielli telegrafava:«Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia verso il Sudan egiziano inquieta Governo.»E da Costantinopoli avvertiva l'ambasciatore Collobiano:«La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione dell'hinterlandtripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte nel 1890.»L'attività e la fermezza della Francia nell'estendere i confini del suo impero africano erano davvero sorprendenti. Grande era lo slancio dei suoi ufficiali e funzionari coloniali, i quali [pg!56] avrebbero voluto inalberare il vessillo francese su tutta l'Africa; ma anche il governo di Parigi nel suo spirito d'intraprendenza non vedeva ostacoli. Il 4 febbraio 1894 fu stipulato un accordo tra la Francia e la Germania per la delimitazione dei rispettivi territorii del Camerun e del Congo, la quale partiva dalla intersezione del parallelo della foce del fiume Campo col 15º meridiano Est Greenwich e seguiva una linea spezzata i cui lati principali erano il 13º longit. E. Greenwich, il 10º lat. N. e ilthalwegdello Sciarì, sino al lago Tciad.La Francia riuscì con quell'accordo a congiungere i suoi possedimenti del Congo coll'hinterlandriconosciutole dall'Inghilterra nel 1890 e che s'estendeva dall'Algeria e dalla Tunisia al lago Tciad. Praticamente le sponde di quel lago, dalla foce dello Sciarì girando a destra fino a Barruva (limite anglo-francese), divennero francesi; e verso oriente la Francia non aveva altri impedimenti alla sua espansione che quelli che potessero esserle suscitati dall'Inghilterra il giorno in cui volesse penetrare nel bacino del Nilo.9Parve allora che tutto l'hinterlandtripolino cadesse in balìa della Francia, e sebbene nell'accordo del 1890 l'Inghilterra riservasse i diritti della Porta, si prevedeva che la Turchia non avrebbe sollevato resistenze, e neppure l'Inghilterra, allorquando la Francia, impadronitasi del Wadai e del Baghirmi, si fosse avanzata verso la frontiera tripolina meridionale.Per dare un'idea dell'attività usurpatrice della Francia riferiamo [pg!57] due memorie che in giugno 1894 e in giugno 1895 l'Ufficio Coloniale del Ministero degli Affari Esteri faceva a Crispi:«Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale franceseLa Dépêche Tunisiennedel 26 maggio, nella quale, sulle traccie di un articolo delJournal des Débats, si raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli, il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano.Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della Francia.A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre [pg!58] 500 soldati, e dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne ultimamente espulso.L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di Ghadames, che la Turchia promise,pro bono pacis, all'ambasciatore Cambon.Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il commercio della regione del Tciad.A questo si aggiunga che una esplorazione francese semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat.Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche, non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo sacrificherebbe di buon grado l'hinterlandtripolino.»«LaCarte générale des possessions françaises en Afrique au 1er janvier 1895edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie, e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da richiamare la generale attenzione.Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco del continente africano sono colorati con due diverse tinte rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè:1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits;2.ª Zone d'influence politique;quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi, con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi. [pg!59]La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base quello di Parigi.Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista, l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria, la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con tentativo di limitare alla costa, senza alcunhinterland, il Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo.La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel territorio del Bar-el-Ghazal.Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo, tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe.Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia continua a rodere glihinterlandsancora rimasti al Marocco ed alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa, inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del Mediterraneo.Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da significanti particolari.Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin [pg!60] verso l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati, segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso, tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende: «Possessions anglaises de l'Est africain» ad ovest del Giuba, e «Possessions italiennes» ad est di detto fiume.Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea, sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini occidentali della nostra sfera di influenza.Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che potevano riuscire incomode, il confine stesso viene — come s'è già rilevato — spinto vicino alla città di Harar, la quale è lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza, come è fissato nel detto protocollo.Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in modo fantastico.Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di Gabes, fin dove, cioè, incomincia ilroseo vivacedel dominio francese.Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi [pg!61] quella di (A) «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene altrettanto per l'«Ile de Chypre».Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo di far conoscere che l'Ile de MalteeGibraltarsono inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole Canarie.Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en Afrique».Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino, Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza contestazione all'hinterlandtripolino; e così Jat, donde la linea sfumata della influenza francese volge arditamente a sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso, segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata, al solito, dal colore di rosa.Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al medesimo ognihinterland.Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si termina, dal Niger al lago Tciad, con [pg!62] altra linea, che, nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando Barruva e Sokoto alla Francia.Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del Dahomey poichè glihinterlandsrispettivi della costa d'Oro inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il Dahomey all'impero africano francese.Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord, quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest, ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo indipendente, a sud.Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina, l'hinterlandtripolino viene a subire un altro ben grave attentato.Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero, accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est che nel suo beneplacito stesso. [pg!63]Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893 sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere considerato come concesso alla Francia.Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua influenza secondo la teoria deglihinterlands, e che, rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron), la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche senza tener conto dei diritti della Turchia.Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie, alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie eccezioni.Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e per tante altre delle regioni summenzionate.Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze, non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria determinazione deglihinterlandstripolino, tunisino, algerino e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.»[pg!64]La marcia della Francia attraverso le vie carovaniere che congiungono Tripoli al centro dell'Africa non si arrestò più. Una nuova convenzione franco-britannica (14 giugno 1898), completata con una dichiarazione addizionale del 21 marzo 1899 dopo l'urto di Fascioda, estendeva ancora la zona d'influenza francese. La difesa che l'Italia tentò dei diritti della Turchia fu fiacca e senza effetto. A Costantinopoli si dava più importanza al sospetto che l'Italia meditasse l'occupazione di Tripoli, anzichè alla realtà delle usurpazioni della Francia.Questa non aveva più preoccupazioni per la sua conquista tunisina. Finchè il governo italiano tenne fermo ai diritti e ai privilegi che godeva in Tunisia in virtù di trattati che la Francia aveva nel 1881 dichiarato di volere rispettare, l'Italia era in grado di proteggere gl'interessi italiani nell'antica Reggenza, e teneva una posizione che imponeva alla Francia, e l'avrebbe costretta, desiderosa com'era di consolidare la sua conquista, a scendere a patti. Ma il ministero Rudinì-Visconti Venosta, al desiderio di disarmare i malumori francesi sacrificò quella posizione senza compenso.Già il 15 agosto 1895 il governo francese aveva denunciato il trattato di amicizia, commercio e navigazione concluso l'8 settembre 1868 tra l'Italia e la Tunisia, dichiarando di agire in nome del Bey e in virtù del trattato di Kassar-Said (detto anche del Bardo) del 12 maggio 1881. Il Ministero Crispi aveva risposto, per mezzo del conte Tornielli ambasciatore a Parigi,«essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur, prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al procedimento seguito.»Il governo della Repubblica rispondeva come risulta dal seguente telegramma del Tornielli:«Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava [pg!65] per così dire libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri concetti abbiano guidato il Governo francese in questa occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa dichiarazione.»Crispi non era disposto a rinunziare senza compenso ai benefici che le capitolazioni e le convenzioni anteriori — richiamate nel trattato del 1868, non annullate — assicuravano all'Italia, e la Francia avrebbe dovuto tenere conto degli interessi italiani. Vi era un anno di tempo per discutere e negoziare; ma ai primi di marzo 1896 il ministero Crispi si dimise, e il negoziato fu condotto dal Ministero Rudinì-Caetani, il quale volle trattare contemporaneamente la questione tunisina e il ristabilimento delle relazioni commerciali franco-italiane. In realtà le due cose erano estranee l'una all'altra; in Tunisia avevamo una posizione giuridica eccellente e diritti da far valere, mentre non era sperabile che, cedendo su quelli, la Francia ci avrebbe accordato tariffe di favore.Infatti in Francia, dove la considerazione dei nostri diritti non entrava in mente a nessuno, anche l'idea di tornare al regime convenzionale nei commerci con l'Italia sembrò una concessione eccessiva, cioè senza corrispettivo. Il governo francese sapeva l'opinione pubblica così prevenuta contro di noi che scongiurò il ministro italiano di non insistere. Passarono alcuni mesi; il ministero Rudinì si ricompose, alla Consulta il duca Caetani fu sostituito dal Visconti-Venosta. Quest'ultimo trovò la situazione peggiorata, poichè mancata la vigilanza del [pg!66] governo italiano, l'Inghilterra — la quale in agosto 1895 aveva assicurato che avrebbe proceduto d'accordo con l'Italia — aveva consentito a negoziare con la Francia, rinunziando al trattato perpetuo che aveva col Bey; e anche l'Austria-Ungheria, in luglio 1896, aveva ceduto alle istanze francesi, riservandosi in Tunisia il trattamento della nazione più favorita. Insistere nella via tracciata da Crispi era, ormai, impossibile, poichè l'Italia non avrebbe trovato nelle potenze amiche e alleate l'appoggio sul quale Crispi aveva fatto assegnamento. L'on. Visconti-Venosta non insistette neppure per un accordo commerciale; e il 28 settembre 1896 furono firmate le convenzioni con le quali l'Italia riconosceva senza compensi, dopo quindici anni, la conquista francese della Tunisia con tutte le sue conseguenze. «Nous y gagnions — ha scritto recentemente10l'ambasciatore che la Francia aveva allora in Italia, il signor Billot — de libérer notre protectorat des entraves qui en paralysaient l'exercice.... l'Italie renonçait à y demeurer avec nous sur un pied de complète égalité et reconnaissait implicitement les consequences des événements qui nous y avaient conféré une situation privilegiée.»Nel 1902 avvenne il noto accordo franco-italiano pel quale l'Italia si disinteressò del Marocco a favore della Francia, e la Francia ci lasciò mano libera in Tripolitania e in Cirenaica.Il governo della Repubblica fece con cotesta combinazione un buon affare, poichè mentre il valore commerciale di quei duevilayetsera di molto ridotto per le erosioni fatte dagli stessi francesi nei lorohinterlands, il ministro Delcassé — che concluse l'accordo col ministro italiano Prinetti — abbandonava all'influenza italiana un territorio dove la Francia non aveva interessi e che mai avrebbe potuto far suo; l'Italia non avrebbe subìto quest'altro colpo, e non sarebbe rimasta sola a pararlo.L'abbandono del Marocco all'esclusiva influenza francese fu un notevole sacrificio degli interessi italiani e pregiudicò irrimediabilmente l'avvenire della nostra politica mediterranea. Una Francia troppo forte nel mare che ci circonda è un pericolo [pg!67] permanente per noi. Crispi intendeva che la Tripolitania divenisse italiana come compenso all'ingrandimento già avvenuto della Francia con la occupazione della Tunisia; il Marocco allora indipendente, non poteva formare oggetto di accordi che avessero relazione col passato. Per questo egli lavorò a creare interessi italiani e influenza italiana nell'impero sceriffiano e prese intelligenze con la Spagna che, purtroppo, i suoi successori non seppero mantenere.Durante il suo primo ministero, Crispi colorì il suo disegno con importanti successi. Il Sultano Mulei Hassan dette a italiani consenso e denaro per l'impianto di una fabbrica d'armi a Fez e di una zecca, e giunse nella sua deferenza ai consigli del nostro governo sino a risolversi alla creazione di una marina da guerra e ad ordinare ad un cantiere italiano, quello degli Orlando di Livorno, la costruzione della sua prima nave.11[pg!68]La Spagna aveva nel Marocco una tradizione da continuare e ingenti interessi, sia per i possessi effettivi tenuti in quell'impero, sia per i diritti che vantava per il trattato di Wad Ras e per la stessa sua posizione geografica. Era quindi sana politica quella seguita da alcuni suoi statisti, come il duca di Tetuan, di procedere di conserva con l'Italia per resistere alla invadenza francese. Crispi sinchè fu al governo dette alla Spagna l'appoggio della sua autorità presso le grandi potenze e dei suoi consigli, e le sorti dell'influenza spagnuola nel Marocco sarebbero state più propizie se Spagna e Italia avessero continuato quell'indirizzo.L'accordo franco-italiano del 1902, sebbene oneroso per l'Italia, ebbe contraria una gran parte dell'opinione pubblica francese. Non v'è scrittore francese di questioni internazionali che non l'abbia deplorato, considerandolo da un angolo visuale esclusivo [pg!69] come se la Francia sola esistesse e gli altri popoli non avessero il diritto di provvedere al loro avvenire. «Lostatu-quonella Tripolitania — hanno scritto sino a ieri — non è la migliore garenzia della durata delle buone relazioni tra la Francia e l'Italia nel Mediterraneo? Quando l'Italia si sarà stabilita a Tripoli, le buone relazioni non potranno durare!»12E pochi mesi or sono, in febbraio 1912, quando l'Italia già guerreggiava contro la Turchia, Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli affari esteri, ha scritto che l'occupazione italiana della Tripolitania «apre un grande conflitto tra l'Italia e la Francia!»13Se il senso dell'equità non riuscirà a penetrare nelle menti dei nostri vicini d'occidente, se il governo della Repubblica non saprà rendersi superiore alla latente ostilità del popolo francese per ogni interesse italiano, se la Francia non dimenticherà la storia del suo predominio e della sua influenza al di qua delle Alpi, le parole di Gabriele Hanotaux saranno un vaticinio. E sarà un triste giorno per i due popoli, i quali anche nell'opera d'incivilimento dell'Africa potrebbero giovarsi di una solidarietà che sarebbe gloriosa per entrambi.Ma se l'avvenire ci riserba il «grande conflitto», siamo sicuri che non sarà l'Italia ad accenderlo.

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Dati i precedenti, è naturale che alla Consulta si desse importanza ad ogni notizia che veniva dal confine tripolo-tunisino. Il ricordo del modo col quale la Francia aveva iniziato la occupazione della Reggenza di Tunisi, faceva pensare che ogni incidente di frontiera potesse offrire un pretesto ad una invasione del territorio tripolitano. Il 31 luglio Crispi aveva telegrafato alle ambasciate di Londra, Berlino e Vienna:

«Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù tunisine e tripoline. [pg!38]Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la volta della Tripolitania.»

«Il nostro console a Tunisi mi telegrafa la notizia di un serio combattimento alla frontiera della Tripolitania fra tribù tunisine e tripoline. [pg!38]

Non vorrei fosse una ripetizione della favola dei Krumiri che diede pretesto al 1881 alla occupazione della Tunisia. Ora è la volta della Tripolitania.»

In quei giorni avevano termine tra i gabinetti di Parigi e di Londra i negoziati per la delimitazione delle zone d'influenza della Francia e dell'Inghilterra nel Sudan e veniva firmato l'accordo anglo-francese più volte innanzi citato e che porta la data del 5 agosto 1890.

Tanto il Ministro francese Ribot, che il ministro inglese lord Salisbury dichiaravano che in quell'accordo erano stati rispettati i diritti della Turchia, ma in realtà l'hinterlanddella Tripolitania era abbandonato alla invadenza francese, siccome dimostrava il Dal Verme nella memoria che precede.

Crispi prima della firma del detto accordo, cioè il 2 agosto, telegrafava a Londra:

«Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella Tripolitania.Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro Ribot, questi dichiarò che, nellohinterlandpreteso dalla Francia, essa intende comprendere la grande strada delle carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'hinterlandtripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.Ne prevenga ilForeign Office.»

«Ho più volte avvertito cotesta ambasciata degli sconfinamenti che si fanno o si tentano dalla Francia dalla Tunisia nella Tripolitania.

Or sento il dovere d'informarla, che in un colloquio su cotesto argomento tenuto il 31 luglio dal generale Menabrea col ministro Ribot, questi dichiarò che, nellohinterlandpreteso dalla Francia, essa intende comprendere la grande strada delle carovane che unisce il Sudan alla Tripolitania. Ove ciò fosse, la Francia verrebbe a prendere quasi tutto l'hinterlandtripolino, togliendo qualunque avvenire a quella provincia.

Ne prevenga ilForeign Office.»

E il conte Tornielli rispondeva l'indomani, 3, col seguente telegramma:

«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella provincia ottomana, non ho mancato di parlarne alForeign Officeed anche lasciare memoria dei nomi delle località segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella ha telegrafato [pg!39] circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury circa l'hinterlandtripolitano risulta che accordo stabilito lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette passino alla Francia.»

«Ogni volta che codesto Ministero ha avvisato questa ambasciata di sconfinamenti francesi a danno della Tripolitania o di atti tendenti a preparare ingrandimento a pregiudizio di quella provincia ottomana, non ho mancato di parlarne alForeign Officeed anche lasciare memoria dei nomi delle località segnalate. Ho reso conto a V. E. di quelle comunicazioni e dell'accoglienza fatta alle medesime. Non era forse ancora pervenuto a V. E. il mio telegramma d'ieri 8 pom. allorchè Ella ha telegrafato [pg!39] circa pretesa confessata da Ribot a Menabrea in abboccamento del 31 luglio. Dalle cose dettemi da Salisbury circa l'hinterlandtripolitano risulta che accordo stabilito lascia che Francia arrivi toccare soltanto riva occidentale lago Tciad. Sua Signoria mi ha detto espressamente che tutti i diritti del Sultano erano stati salvaguardati. La trattativa non essendo ancora stata chiusa ieri nel pomeriggio e Salisbury essendosi trasferito in campagna per tre giorni, gli scrivo oggi stesso un privato biglietto per avvisarlo che pretese Ribot tendono mettere in mano della Francia strade carovane del Sudan, che, in circostanze date, possono essere importantissime e utili allo Stato che possiede l'Algeria e la Tunisia, anche per operare nascostamente sovra altre parti di Africa. Sua Signoria comprenderà certo l'allusione all'alto Egitto e se un impegno positivo non è già stato preso, sono persuaso che porterà la sua attenzione più scrupolosa ad evitare che le strade suddette passino alla Francia.»

Naturalmente, le nuove preoccupazioni del governo italiano erano partecipate a Costantinopoli, come le precedenti. In ottobre la Sublime Porta finalmente si decise a intervenire nella questione e diresse la seguente Nota ai suoi ambasciatori a Parigi e a Londra:

«Octobre 1890.Sublime Porte à ses réprésentantsà Paris et à Londres.Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé des notes pour constater leur parfait accord de respecter scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs [pg!40] dépendances qui sont tous administrés par les Autorités Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens titres et la doctrine même duHinterlands'étendre sous les territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne de cette zone partant des environs de la frontière méridionale de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de Kaouar et d'Agadem.V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère d'action du Gouvernement Imperial.Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin de Kouka.Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone d'influence de la France, mais outre la double considération que cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que d'après la doctrine duHinterland, au lieu de faire partie de la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue que le texte même de l'article sus visé porte dans son second alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans la zone d'action de la Ciedu Niger tout ce qui appartient équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes [pg!41] en droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une objection fondée.Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone d'influence et tenir mon département au courant des phases futures de cette question et du résultat de ses démarches.Said.»

«Octobre 1890.

Sublime Porte à ses réprésentantsà Paris et à Londres.

Sublime Porte à ses réprésentantsà Paris et à Londres.

Sublime Porte à ses réprésentants

à Paris et à Londres.

Votre Excellence sait qu'en signant le 5 Août dernier les arrangements intervenus entre eux au sujet de l'Afrique, le Gouvernement Britannique et le Gouvernement Français ont échangé des notes pour constater leur parfait accord de respecter scrupuleusement les droits appartenant à S. M. I. le Sultan au sud des provinces de ses possessions Tripolitaines.

Cependant, afin de prévenir toute équivoque le Gouvernement Imperial croit devoir déclarer que dans la partie méridionale de la Tripolitaine du côté du Grand Sahara en dehors des districts de Gadames, de Gah (Rhah) d'Argar (Asdser), Touareg, de Mourzouk (chef lieu du Tsezzan), de Ghatroun, de Tidjerri et de leurs [pg!40] dépendances qui sont tous administrés par les Autorités Impériales, les droits de l'Empire doivent d'après les anciens titres et la doctrine même duHinterlands'étendre sous les territoires compris dans la zone determinée ci-après. La ligne de cette zone partant des environs de la frontière méridionale de la Tunisie du point connu sous le nom de Bin Turki au N. E. de Berresok, descend vers Bornou en passant à l'O. de Gadames et d'Argar, Touareg et en comprenant les oasis de Djebado et d'Agram. Elle passe ensuite entre les limites de Sokoto et de Bornou pour aboutir à la frontière septentrionale de Cameroun, et suit de là vers l'Est la ligne du partage des eaux entre le bassin du Congo et celui de Tchad de façon à englober le territoire de Bornou, Baghirmi, Ouadaï, Kanem, Ouanianga, Borkou et Tibesti, laissant ainsi en notre possession la grande route des caravanes qui va de Morzouk à Kouka par les oasis du Yat de Kaouar et d'Agadem.

V. E. verrà par le tracé de la ligne décrite ci-dessus que la localité de Barrowa sur le lac Tchad reste dans la sphère d'action du Gouvernement Imperial.

Les raisons qui militent en faveur de notre point de vue consistent dans le fait que la route des caravanes de Mourzouk à Kouka devant nécessairement rester à l'Empire, on ne peut laisser en d'autres mains la susdite localité de Barrowa qui se trouve précisément sur la même route des caravanes et non loin de Kouka.

Il est vrai que l'art. 2 de la déclaration franco-anglaise du 5 août semble comprendre Barrowa (sur le lac Tchad) dans la zone d'influence de la France, mais outre la double considération que cette localité n'a pas, que nous sachions, appartenu jusqu'ici à une puissance quelconque et que géographiquement même, ainsi que d'après la doctrine duHinterland, au lieu de faire partie de la zone française elle revient à celle de l'Empire pour les raisons plus haut exposées; il y a lieu de ne pas perdre de vue que le texte même de l'article sus visé porte dans son second alinéa que la ligne doit être tracée de façon à comprendre dans la zone d'action de la Ciedu Niger tout ce qui appartient équitablement au royaume de Sokoto. Or comme le tracé contourne Sokoto sans y toucher et englobe seulement Bornou, et comme d'autre part Bornou est bien en deçà de Sokoto, nous sommes [pg!41] en droit de croire que le tracé ne pourra pas donner lieu à une objection fondée.

Je prie V. E. de vouloir bien notifier par écrit ce qui précède au gouvernement près duquel Elle est accréditée afin que lors de la délimitation de la ligne à determiner suivant l'art. 2 susmentionné, il ne soit point empiété sur notre zone d'influence et tenir mon département au courant des phases futures de cette question et du résultat de ses démarches.

Said.»

Lo zelo dell'Italia nella difesa dell'integrità della Tripolitania era appreso a Costantinopoli con diffidenza, e a tener viva questa diffidenza contribuivano gli agenti e i giornali francesi, i quali per stornare l'attenzione del governo turco dall'azione costante della Francia, parlavano continuamente delle mire italiane. Il 14 agosto il Sultano faceva telegrafare a Zia bey, ambasciatore turco a Roma:

«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri inverosimile prego informarci.»

«Un dispaccio privato annunzia che l'Italia preparerebbe una spedizione militare. Benchè questa notizia ci sembri inverosimile prego informarci.»

Zia bey rispondeva subito non esservi in Italia indizio alcuno di una spedizione militare in preparazione.

In novembre, i giornali francesi stamparono che nei colloqui tenuti a Milano tra Crispi e Caprivi, si erano presi accordi in vista di un'occupazione italiana di Tripoli. Ma l'ambasciatore turco a Berlino, invitato ad assumere informazioni in proposito, telegrafava:

«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été prononcé dans l'entrevue.»

«J'ai eu une entrevue avec le baron Marschall. S. E. m'a dit que le Chancelier avait rapporté la meilleure impression de son entrevue avec Monsieur Crispi. Il a ajouté à ce propos que la Sublime Porte était eclairée pour n'attacher aucune importance aux versions mensongères relatives à la Tripolitaine. Le nom même de cette province de l'empire ottoman n'ayant pas été prononcé dans l'entrevue.»

Ma il sospetto era sempre vigilante. Il 15 dicembre Zia bey telegrafava al proprio governo: [pg!42]

«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato l'hinterlanddella Tunisia.»

«Osman bey addetto militare ha saputo da fonte sicura che il colonnello Ponza di San Martino è partito per la Tunisia e per Tripoli allo scopo di constatare segretamente il preteso incontro delle truppe imperiali colle truppe francesi e di indagare quali siano i mezzi di difesa di cui la Turchia dispone nella Tripolitania. Avendo io smentito la voce sparsa su quest'incontro tanto nella stampa, quanto nelle mie conversazioni con S. E. Crispi, credo piuttosto che si tratti di constatare se abbia fondamento la notizia delle usurpazioni della Francia avanzate da S. E. Crispi in base al rapporto del Console di Italia che avrebbe particolarmente studiato l'hinterlanddella Tunisia.»

Constatato il pericolo della usurpazione francese dell'hinterlandtripolitano per la situazione creata dall'accordo 5 agosto 1890, si pensò dal governo italiano al modo di portarvi rimedio. E il modo si era trovato, come appare dalla memoria che trascriviamo e che porta la data del 19 gennaio 1891. Ma pochi giorni dopo, il 31 gennaio, avveniva la crisi ministeriale che allontanava Crispi dal potere, e i suoi successori abbandonarono la questione:

«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di stabilire.Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di quanto un'imparziale applicazione della teoria dellohinterlandle avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni nell'avvenire.Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire di preferenza seguito, [pg!43] per regola la delimitazione dellohinterlandfra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea normale all'andamento generale della costa.Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allohinterlanddella Tripolitania un'immensa distesa di Sahara oggi assegnata alla Francia.Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes, non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse fatta scenderedirettamente a sud, per meridiano, in guisa da consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania quella del Bornu e il lago Tciad.Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dellohinterland, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si trovava intero nellohinterlanddel possedimento turco. Nè è da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il limite; tutto territorio che non è quindi situatoau sud des possessions méditerranéennes, come dice la lettera dell'accordo, ma bensìau sud-est. [pg!44]Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran parte della sponda settentrionale del lago. Le carte delTempse delPetit Journaldel dicembre scorso lo dicono chiaro, alla breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal principio, aperto il campo vastissimo a svariate interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori arbitrarie occupazioni.Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions situéessur la frontière sudde ses provinces tripolitaines»; il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti sulle regioni che costituiscono l'hinterlanddel possedimento turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile nella forma, e cioè «les régions situéesau sud de la frontièreméridionale de ses provinces tripolitaines».Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sullafrontiera tripolina; il che può anche limitarsi a significare quanto staentro il territorio turcolungo la frontiera.Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I) all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze [pg!45] centrali cui interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi. Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione supplementare del ministro francese, nella quale venga specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso nell'accordo del 5.Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga Borruva sul lago Tciad.Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la zone d'influence de la France au sud de ses possessions méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la posizione geografica della medesima lo richiedesse.Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo ripeterlo, il governo della repubblica [pg!46] ha ottenuto ai danni della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»

«A ricercare il modo col quale portare rimedio alla situazione, occorre prendere in esame l'accordo anglo-francese del 5 agosto 1890, che solo ha dato origine alla stessa, sia con quanto ha stabilito, sia, e più ancora, con ciò che ha ommesso di stabilire.

Infatti, con quell'accordo fu concesso alla Francia di arrivare sino a Borruva sul lago Tciad, e quindi assai più a levante di quanto un'imparziale applicazione della teoria dellohinterlandle avrebbe assegnato. D'altra parte, nel medesimo accordo venne ommesso di determinare il limite orientale della zona d'influenza francese, lasciando così aperto il campo ad arbitrarie interpretazioni ed alle conseguenti usurpazioni nell'avvenire.

Che l'estensione della zona d'influenza francese sino al Tciad oltrepassi la misura che l'equa applicazione della novella teoria indicherebbe, riesce evidente a chiunque esamini una carta del continente africano colle recenti frontiere politiche. Salvo il caso della presenza di fiumi, il cui corso possa venire di preferenza seguito, [pg!43] per regola la delimitazione dellohinterlandfra due potenze vicine si fa per mezzo di una linea normale all'andamento generale della costa.

Se pertanto si prolunghi l'attuale confine fra la Tunisia e la Tripolitania (sia pure quello voluto dalla Francia) e che è appunto nel suo generale andamento normale alla costa, si vedrà come la nuova linea dovrebbe correre in direzione di sud-ovest o quanto meno di sud-sud-ovest, in guisa da lasciare allohinterlanddella Tripolitania un'immensa distesa di Sahara oggi assegnata alla Francia.

Senonchè, una tale spartizione, quantunque fatta in base alla regola generale rispettivamente alla costa da Tripoli a Gabes, non sarebbe equa per riguardo al littorale algerino; e neppure lo sarebbe sotto un punto di vista più complesso, imperocchè trattandosi d'una sterminata regione nella quale pochissimi sono gli obbiettivi, questi più che la superficie del territorio debbono essere equamente divisi fra i contendenti. Giustizia pertanto avrebbe richiesto che la linea di divisione si fosse fatta scenderedirettamente a sud, per meridiano, in guisa da consentire alla Francia di raggiungere la frontiera del Sokoto dal Niger insino all'incontro del Bornu, e alla Tripolitania quella del Bornu e il lago Tciad.

Invece, l'accordo del 5 agosto ha fatto avanzare la Francia assai di più verso levante, per modo da confinare essa sola col Bornu, escludendone la Tripolitania che vi aveva diritto e per ragioni geografiche in base alla nuova giurisprudenza dellohinterland, siccome fu testè dimostrato, e per ragioni di dominio commerciale, dappoichè è da Ghadames e da Tripoli che si esercita da secoli il traffico col Bornu, così da poter dire che la Tripolitania ne ha di fatto il monopolio. Inoltre, l'accordo del 5 agosto ha portato la Francia a quel lago Tciad che si trovava intero nellohinterlanddel possedimento turco. Nè è da passare sotto silenzio che l'avere acconsentito alla Francia di giungere al lago, significò l'aggiudicazione alla stessa di un triangolo della superficie di 200 000 miglia geografiche quadrate a levante del meridiano che avrebbe dovuto segnare il limite; tutto territorio che non è quindi situatoau sud des possessions méditerranéennes, come dice la lettera dell'accordo, ma bensìau sud-est. [pg!44]

Oggi poi, come se la porzione toccata alla Francia nel modo così poco equo ora veduto, non bastasse, si va per mezzo di carte, di articoli, di conferenze, infiltrando nel pubblico la convinzione che la zona d'influenza francese s'estende a mezzodì della Tripolitania, tanto da comprendere gran parte della carovaniera che da Tripoli per Murzuk va al Tciad, l'oasi di Bilma e gran parte della sponda settentrionale del lago. Le carte delTempse delPetit Journaldel dicembre scorso lo dicono chiaro, alla breve distanza di cinque mesi dalla data dell'accordo. E lo possono dire, e il pubblico può crederlo, dacchè nell'accordo non venne determinato il limite orientale della zona d'influenza francese se non nei due punti estremi, uno dei quali non esplicitamente indicato, lasciando, come s'è detto sin dal principio, aperto il campo vastissimo a svariate interpretazioni, che non possono non condurre ad ulteriori arbitrarie occupazioni.

Nè vale il dire che la dichiarazione del signor Waddington a lord Salisbury in data 6 agosto precisi l'incerto confine col garantire i diritti del Sultano, dappoichè il ministro degli affari esteri semplicemente dichiara salvaguardati «les droits qui peuvent appartenir à S. M. I. le Sultan dans les régions situéessur la frontière sudde ses provinces tripolitaines»; il che non implica affatto che sieno guarentiti quei diritti sulle regioni che costituiscono l'hinterlanddel possedimento turco, le quali avrebbero dovuto in tal caso venire indicate con frase ben diversa nella sostanza, quantunque poco dissimile nella forma, e cioè «les régions situéesau sud de la frontièreméridionale de ses provinces tripolitaines».

Con una siffatta dizione si sarebbe esclusa la Francia da qualsiasi usurpazione al sud della Tripolitania, incominciando da Ghadames, mentre colla dizione contenuta nel documento diplomatico citato, nulla si garantisce, salvo ciò che sta sullafrontiera tripolina; il che può anche limitarsi a significare quanto staentro il territorio turcolungo la frontiera.

Non sarà egli possibile trovare oggi un rimedio alla situazione creata dall'incompleto accordo del 5 agosto, situazione esiziale (siccome venne dimostrato nella precedente Memoria I) all'Italia, all'Inghilterra ed alle potenze [pg!45] centrali cui interessa il mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo?

Il rimedio si presenta facile, poichè non si tratta di rinvenire sul già fatto, ma soltanto di chiarirlo e delinearlo; d'altra parte non si chiede alla Francia se non la sanzione precisata di ciò che essa per bocca del suo ministro degli affari esteri reiteratamente dichiarò d'intendere quale lo s'intende da noi. Null'altro pertanto si vuole all'infuori di una dichiarazione supplementare del ministro francese, nella quale venga specificata quella del 6 agosto, col designare nettamente quel limite orientale della zona d'influenza francese che fu ommesso nell'accordo del 5.

Basterebbe a tale effetto che si dichiarasse come il limite orientale di quella zona, indicato soltanto ed anche imperfettamente nei suoi punti estremi, sia determinato secondo una linea che partendo dal confine tripolo-tunisino a ponente dell'oasi di Ghadames, corra direttamente a rasentare, pure a ponente, l'oasi di Ghat, donde con altra linea retta raggiunga Borruva sul lago Tciad.

Non si saprebbe invero come impugnare l'equità di una tale delimitazione, dacchè nell'accordo 5 agosto sta scritto: «la zone d'influence de la France au sud de ses possessions méditerranéennes». Ora, come il punto estremo orientale di tali possessi entro terra si ritrova (pure ammettendo il confine delle carte del «service géographique de l'armée») sul lembo occidentale dell'oasi di Ghadames, così gli è da quel punto che devesi condurre la linea a Borruva, designato esplicitamente nell'accordo; la quale linea dovrà essere retta se nel suo andamento non risultasse intaccare l'oasi di Ghat, possedimento turco; sarà invece spezzata, se al giungere a quest'oasi la posizione geografica della medesima lo richiedesse.

Con una tale precisa delimitazione s'impedirebbe qualsiasi arbitraria interpretazione sin d'oggi; si garantirebbero effettivamente i diritti del Sultano a sud dei suoi possedimenti; s'arresterebbe qualunque velleità d'avanzata a levante per parte della Francia, la quale del resto non avrebbe a lagnarsi di questo assetto definitivo che è in massima quello acconsentito coll'accordo del 5 agosto, col quale, è d'uopo ripeterlo, il governo della repubblica [pg!46] ha ottenuto ai danni della Tripolitania assai di più di quanto l'equa applicazione della novella teoria dell'hinterland le avrebbe assegnato.»

In quali termini la questione fosse trattata a Parigi, risulta da due telegrammi del generale Menabrea:

«Parigi, 3 gennaio 1891,Signor Ministro,Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato, fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove le si stanno creando nuove facilitazioni.Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo [pg!47] informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro attenzione sopra una tale questione che non ci può essere indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di abitanti, con duecentomilaveri marinaiinscritti, con uno sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo. Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare il Mediterraneolago francese, e che sotto un futile pretesto s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali primeggia ilSièclediretto da un antico funzionario di questo Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera [pg!48] come il rappresentante di unafazione, mentre il risultato delle elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia, nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle indiscrezioni dei proprii dipendenti.Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati conSultanettivassalli del Negus, sembrava volere ripetere legherminelle ideate per Massaua.Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe stata sciolta.In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una reciproca stretta di mano.Il R. AmbasciatoreMenabrea.»

«Parigi, 3 gennaio 1891,

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Il colloquio che io ebbi col Sig. Ribot in occasione del suo ultimo ricevimento ebdomadario del 30 dicembre prossimo passato, fu alquanto animato per non dire vivissimo. Al primo momento egli con parole concitate mi accennò la polemica aperta sulla questione Tripolitana ed in cui si attribuisce alla Francia l'intenzione d'occupare quella Reggenza, accusa questa sostenuta dai nostri giornali qualificati di ufficiali e supposti ispirati da codesto Ministero. Secondo il suo dire l'Eccellenza Vostra avrebbe denunziato quelle intenzioni della Francia ad altre potenze e fra queste all'Inghilterra, come risulterebbe da rapporti che gli pervengono. Il signor Ribot chiudeva la sua arringa col pregare Vostra Eccellenza di smettere la continuazione di una tale accusa che potrebbe suscitare interpellanze in Parlamento e dare luogo a spiacevoli incidenti.

Ascoltai con molta calma il discorso appassionato del signor Ribot, il quale protestava contro le mire che si supponevano alla Francia di assorbire anche la Tripolitania, mentre essa non pensava che a valersi delle vie aperte colla recente convenzione Anglo-francese relativa all'Hinterland nel Soudan per volgere una parte del commercio di quella regione verso la Tunisia dove le si stanno creando nuove facilitazioni.

Prendendo a mia volta la parola, dissi al signor Ribot che potremmo con ben maggiore ragione rivolgere a lui o per meglio dire al suo Ministero i rimproveri che egli mi esprimeva sul nostro contegno verso la Francia riguardo alla questione Tripolitana, poichè non v'è giorno in cui l'Italia ed il suo primo Ministro non siano svillaneggiati dai giornali francesi che hanno note aderenze col Ministero degli Affari Esteri e ci attribuiscono in modo persistente l'intenzione di occupare Tripoli, benchè si debba sapere che ciò non è vero: eppure siamo [pg!47] informati che un ammiraglio francese, il Duperré, recatosi non ha guari a Costantinopoli, ebbe dal Sultano una udienza in cui cercò di mettere quel Sovrano in grave sospetto contro di noi, a proposito di Tripoli. Soggiunsi che io ignoravo quali comunicazioni Vostra Eccellenza potesse aver fatte ad altre Potenze riguardo a quella Reggenza, ma che se ciò per avventura ebbe luogo eravamo nel nostro diritto di portare la loro attenzione sopra una tale questione che non ci può essere indifferente, come non lo deve essere a qualsiasi Potenza che abbia interessi nel Mediterraneo ed alla quale importi che l'equilibrio in quel mare non sia turbato a benefizio di qualche potenza invadente. All'Italia poi più che ad ogni altro importa quella questione, e la Francia deve assuefarsi a riconoscere che l'Italia costituisce oramai una nazione di trentadue milioni di abitanti, con duecentomilaveri marinaiinscritti, con uno sviluppo di seimila e più chilometri di litorale Mediterraneo. Percui, benchè non aspiri alla Tripolitania, è però naturale che essa possa inquietarsi di una Potenza vicina solita a chiamare il Mediterraneolago francese, e che sotto un futile pretesto s'impossessò se non di nome, almeno di fatto della Tunisia, la quale ogni giorno è maggiormente assorbita dalla Francia, al punto che, sotto pretesto di protettorato, il Bey ha perduto ogni libertà d'azione sino a quella di scrivere e spedire una lettera senza l'autorizzazione del Residente Francese.

Bisogna adunque aspettarsi a che se alcuno tentasse di attribuirsi la Tripolitania, incontrerebbe un serio ostacolo nella resistenza delle alte Potenze interessate. Io dichiaravo che con ciò non intendevo giustificare il linguaggio dei giornali, ma nello stesso modo che non abbiamo mai pensato a fare il signor Ribot mallevadore di tutte le sciocchezze e di tutte le falsità di cui sono ripieni i giornali francesi che si pretendono organi ufficiosi del suo Ministero, fra i quali primeggia ilSièclediretto da un antico funzionario di questo Ministero degli Affari Esteri, che figura tuttora nell'annuario diplomatico di Francia, riteniamo che sia cosa ingiusta lo attribuire alle ispirazioni di Vostra Eccellenza le elucubrazioni dei nostri giornali sulla Francia.

Soggiunsi poi che in Francia si ha una falsa idea della posizione politica di Vostra Eccellenza. La si considera [pg!48] come il rappresentante di unafazione, mentre il risultato delle elezioni dimostra che Ella è l'espressione del pensiero dell'opinione generale del Paese. Infatti Ella, nata in Sicilia, nell'estrema Italia del mezzodì, trovò il suo più serio trionfo nell'estremo nord, in Torino, capitale di quel Piemonte che rinunziava volontariamente alla sua preponderanza in favore della unità d'Italia. Vostra Eccellenza dopo di aver combattuto con Garibaldi e sofferto l'esiglio, si associava al gran Condottiero nel salutare la Monarchia di Casa Savoia come quella che doveva sancire e mantenere l'indipendenza e l'unità d'Italia. Il coraggio politico e civile dimostrato da Vostra Eccellenza provano ch'Ella ebbe sempre quel doppio scopo di mira tanto col mantenere le nostre alleanze, che col ricondurre ad un sistema uniforme le varie amministrazioni, avanzo di quelle degli antichi Stati in cui la Nazione era divisa, e col fare sparire i molti abusi che deturpavano alcune di esse.

Conchiusi questa digressione col dire che conveniva lasciare ai giornalisti la responsabilità del loro dire senza farlo risalire ai capi del Governo, che talvolta sono vittime delle indiscrezioni dei proprii dipendenti.

Sul finire della conversazione il signor Ribot mi parlò della delimitazione dei nostri territori rispettivi presso Assab e Obock; io risposi che dipendeva da lui di riprendere i negoziati accettando le basi stabilite dall'Eccellenza Vostra e dalle quali Ella non poteva recedere. Soggiunsi che questo suo Ministero coll'opporre a quelle condizioni trattati antiquati e colpiti da prescrizione e contratti più recenti passati conSultanettivassalli del Negus, sembrava volere ripetere legherminelle ideate per Massaua.

Ciò bastava per una volta specialmente ora che in quelle regioni un Sovrano effettivo costituito aveva accettato la nostra alleanza protettrice; e conchiusi che con un poco di arrendevolezza per parte della Francia quella quistione sarebbe stata sciolta.

In questa lunga discussione parlai con molta fermezza e precisione, senza però mai uscire dai limiti di una somma cortesia. Percui il colloquio ebbe fine con pacatezza e con una reciproca stretta di mano.

Il R. AmbasciatoreMenabrea.»

[pg!49]

«Parigi, 13 Gennaio 1891.Signor Ministro,In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N. 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta d'Africa testè pubblicata dal giornale ilTempsla quale fa oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato. Osservai come la delimitazione dell'Interlandtra l'influenza rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti ilSudanal nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s. Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del littorale occidentale del lagoTchadaBorruvadove la sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si estende anche sulle oasiRatheChadamesle quali posizioni appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il commercio assai importante delSudanverso la Tunisia. Così alcuni portano già le loro mire sul lagoTchadche considerano come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia. [pg!50]Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i punti principali di sosta delle carovane:Chadamessopratutto si può considerare come il puntostrategico commercialeche domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è necessario che le due anzidette oasi e specialmenteChadamesnon vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per resistere a qualche attacco dei mahdisti.L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio di una Potenza che già possiede una parte estesissima del littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile concorrenza francese.Se al contrario si lascia che le oasi diRathe principalmente diChadamesrimangano esposte in balia della Francia, dovremmo fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla Tripolitania, il che sarebbe forseFinis Italiae, almeno come Potenza marittima di primo ordine.Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi [pg!51] pare esser necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi direttamente della quistione col Governo turco.Il R. AmbasciatoreL. F. Menabrea.P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi diChadamessi può dire soluzione pacifica; però si potrebbe pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.L. F. M.»

«Parigi, 13 Gennaio 1891.

Signor Ministro,

Signor Ministro,

Signor Ministro,

In seguito al mio colloquio col signor Ribot del quale resi conto a codesto Ministero col mio rapporto del 3 corrente N. 24-7 portai particolarmente la mia attenzione sulla carta d'Africa testè pubblicata dal giornale ilTempsla quale fa oggetto del pregiato dispaccio di V. E, in margine citato. Osservai come la delimitazione dell'Interlandtra l'influenza rispettiva di Francia e d'Inghilterra sulle regioni costituenti ilSudanal nord dell'Algeria e della Tunisia da una parte e della Tripolitania dall'altra, non corrisponde esattamente a quella fissata dall'accordo anglo-francese del 5 agosto u. s. Infatti la linea di delimitazione toccava un punto solo del littorale occidentale del lagoTchadaBorruvadove la sponda tende a volgere a settentrione, mentre la carta estende a tutto il littorale settentrionale del lago la tinta rossiccia alquanto allargata, che sembra volere indicare l'estensione della influenza francese. Quella medesima tinta rossiccia si estende anche sulle oasiRatheChadamesle quali posizioni appartengono alla regione Tripolitana. Questa incertezza di delimitazione è fatta per eccitare o per lo meno per segnare una direzione agli appetiti di protettorato che invadono facilmente l'opinione francese la quale, non contenta dei varii territorii sui quali la Francia estende la sua autorità più o meno solida e incontestata, ambisce ad ampliare il dominio nel nord dell'Africa e si prepara ad allestire imprese per volgere il commercio assai importante delSudanverso la Tunisia. Così alcuni portano già le loro mire sul lagoTchadche considerano come il gran porto interno di quella regione. Queste tendenze mi spiegano il linguaggio tenutomi dal signor Ribot in occasione del suo ricevimento ebdomadario del 30 Dicembre u. s. (vedi mio rapporto suaccennato). Respingendo l'accusa fatta dalla stampa alla Francia di voler invadere la Tripolitania, egli confessava però che mentre negava tale proponimento, la Francia tuttavia intendeva trarre il miglior partito possibile dalla regione lasciata nel Sudan all'influenza francese per condurre il commercio Sudanese verso l'Algeria e la Tunisia. [pg!50]

Ciò essendo, le due oasi precitate di Rath e Chadames sono i punti principali di sosta delle carovane:Chadamessopratutto si può considerare come il puntostrategico commercialeche domina le due vie principali dirette l'una verso Tunisi e l'altra verso Tripoli. Se si vuole evitare che questa ultima Reggenza non cada tosto sotto il protettorato francese e che, in seguito, Tunisi non sia definitivamente annesso all'Algeria, è necessario che le due anzidette oasi e specialmenteChadamesnon vengano in mano dei Francesi. I pretesti per occupare Chadames non mancherebbero certamente: tutti i Krumiri non sono ancora spariti; per evitare che risorgano e porgano un'occasione alla Francia di impossessarsi delle sovradette oasi occorrerebbe che fossero custodite con truppe mandatevi dal Sultano; una piccola guarnigione sarebbe sufficiente; la vista della bandiera ottomana basterebbe a frenare le velleità che si suppongono nei francesi. La forza turca però dovrebbe essere sufficiente per resistere a qualche attacco dei mahdisti.

L'Inghilterra più d'ogni altra, poscia l'Italia, hanno interesse grandissimo a che il commercio sudanese non diventi il monopolio di una Potenza che già possiede una parte estesissima del littorale africano del Mediterraneo; epperciò mi pare che l'Inghilterra specialmente ed anche l'Italia dovrebbero concorrere in qualche modo alla occupazione sovraccennata delle truppe turche, sussidiando, ove d'uopo, il Governo ottomano per il loro mantenimento. Il concorso così prestato dall'Italia avrebbe per risultato di dissipare i sospetti che si cercò di suscitare presso il Sultano circa le nostre aspirazioni Tripolitane, e di acquistare maggior influenza nell'Asia minore per contrastare la guerra che vi è fatta alla nostra lingua, ai nostri stabilimenti, al nostro commercio dalla ostile concorrenza francese.

Se al contrario si lascia che le oasi diRathe principalmente diChadamesrimangano esposte in balia della Francia, dovremmo fin d'ora pensare a non lasciarci cogliere all'improvviso come avvenne per la Tunisia e prepararci ad opporci con tutti i mezzi a che la Francia estenda il suo dominio anche sulla Tripolitania, il che sarebbe forseFinis Italiae, almeno come Potenza marittima di primo ordine.

Dò fine a questo rapporto col conchiudere che mi [pg!51] pare esser necessario che il R. Governo si concerti coll'Inghilterra circa le eventualità sovraccennate e nel caso che questa vi si voglia disinteressare, l'Italia potrebbe passare oltre ed intrattenersi direttamente della quistione col Governo turco.

Il R. AmbasciatoreL. F. Menabrea.

P.S. La soluzione precedentemente indicata rispetto alla oasi diChadamessi può dire soluzione pacifica; però si potrebbe pensare ad un'altra più radicale come sarebbe quella dell'occupazione della Tripolitania per parte dell'Italia che, a difetto della Turchia, è la potenza più indicata per prendere quella Reggenza sotto il suo protettorato. Ma una tale soluzione potrebbe dare luogo a conflitti armati, sull'opportunità e le conseguenze dei quali io non sono chiamato a pronunciarmi.

L. F. M.»

Il gabinetto di Berlino, tenuto al corrente delle mene francesi, appoggiava a Parigi e a Londra l'azione italiana. Il seguente telegramma è del 21 gennaio:

«Berlino, 21 gennaio 1891.In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara. Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni contestazione non volere che le frontiere fossero meglio fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe terreno più propizio in [pg!52] Abissinia. Egli stesso, allo scopo di calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla Camera una interpellanza alla quale risponderà domani. Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato, costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il momento di accentuare il suo contegno.Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle intenzioni francesi.Launay.»

«Berlino, 21 gennaio 1891.

In questi ultimi giorni, al suo passaggio per Berlino, vennero confermate al Conte di Münster istruzioni d'intrattenersi col Ministro degli affari esteri francese sopra la Tripolitania e sue frontiere verso la Tunisia. Ambasciatore di Germania telegrafò iersera che il Ribot avevagli categoricamente dichiarato che le apprensioni italiane su Tripoli sono affatto senza fondamento e che le notizie sparse in proposito sono false. Francia non mosse neppure un soldato in quella direzione e non pensa tagliare strada delle carovane traverso Sahara. Ministro aggiunse esser vero che le frontiere tra Tunisia e la Tripolitania sono mal tracciate; ma a scopo di evitare ogni contestazione non volere che le frontiere fossero meglio fissate. Egli non intende in nessun modo creare difficoltà all'Italia; se lo volesse, ben lungi sceglierebbe come oggetto di litigio, nè Tripoli, nè attinente deserto, ma troverebbe terreno più propizio in [pg!52] Abissinia. Egli stesso, allo scopo di calmare certe preoccupazioni in Italia, aveva provocato alla Camera una interpellanza alla quale risponderà domani. Quantunque Conte di Münster avesse ordine di parlare anche di Biserta, suo telegramma non ne fa cenno: forse egli avrà stimato migliore partito tacere in presenza delle dichiarazioni ricevute, qualunque possa esserne il valore, o di rinviare ad altro colloquio questione di Biserta. Intanto Segretario di Stato stima che ha importanza il fatto solo che il governo della repubblica deve dedurre dalle spiegazioni chieste dalla diplomazia tedesca come Germania invigila politica francese verso il Mediterraneo; d'altronde schiarimenti che Ribot darà domani alla Camera dei Deputati nel senso qui sopra indicato, costituiranno sino ad un certo punto impegno della Francia. Al Conte Hatzfeld furono pur confermate istruzioni di conversare sull'argomento con Lord Salisbury che segue con vivo interesse mosse della Francia in quelle regioni, ma non crede giunto il momento di accentuare il suo contegno.

Per ciò occorrerebbe appoggio opinione pubblica, che si commuoverebbe soltanto se si producessero fatti più palesi sulle intenzioni francesi.

Launay.»

Il 22 gennaio alla Camera francese si parlò della Tripolitania. Interrogante era il signor Pichon — divenuto dipoi ministro degli affari esteri — «Sulle voci sparse da giornali italiani, anche ufficiosi, relative a mire della Francia sulla Tripolitania». Il Pichon — avvertiva in un primo telegramma il Menabrea — «esprimendosi in termini assai simpatici verso l'Italia,sorriso della civiltà latina,7disse desiderare che i sentimenti della Francia verso l'Italia siano palesi, dissipandosi le insinuazioni ostili il cui solo movente era, a suo avviso, di rendere popolare in Italia la triplice alleanza». Rispose il Ribot «brevemente riferendosi alle precedenti sue dichiarazioni sulla cordialità dei rapporti tra la Francia e la Turchia, ed aggiunse [pg!53] che il governo non doveva preoccuparsi della campagna mossa dalla stampa italiana, tantoppiù dopo le esplicite assicurazioni fatte dall'E. V. nel suo discorso di Firenze. L'atteggiamento della Camera durante la discussione fu piuttosto favorevole».

Ma il generale Menabrea, che forse non aveva assistito alla seduta, leggendo il testo ufficiale delle parole pronunziate dai due oratori, le giudicò diversamente in successivi telegrammi:

«Parigi, 23 gennaio 1891.Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot.IlJournal des Débatsdi questa mattina consacra a quella discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è manifesta.Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la sua delusione scherzando contro l'Italia.Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.»

«Parigi, 23 gennaio 1891.

Si vede chiaramente che la scena parlamentare di ieri tra Ribot e Pichon venne concertata, perchè quest'ultimo non fece che ripetere i discorsi più volte fattimi da Ribot.

IlJournal des Débatsdi questa mattina consacra a quella discussione un lungo articolo la cui origine ministeriale è manifesta.

Siccome queste aspirazioni della Francia su Tripoli hanno incontrato una marcata opposizione presso le grandi potenze, si cerca, mediante una risposta ironica, di dare il cambio all'opinione pubblica sulle intenzioni di questo Governo per ora paralizzate. Ma la gente di buon senso non si lascierà cogliere da tali discorsi. Basti rammentare il modo di procedere della Francia colla Tunisia. Finora non ha ancora trovato i Krumiri per la Tripolitania e così questo Governo vuole dissimulare la sua delusione scherzando contro l'Italia.

Non conosco ancora telegramma Stefani cui allude V. E.»

«Parigi, 23 gennaio 1891.(Riservato). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon, quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car, dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France».L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una frase di calde proteste di amicizia, chiamando [pg!54] l'Italia il più simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E. il complimento di Firenze.»

«Parigi, 23 gennaio 1891.

(Riservato). Ecco secondo il testo ufficiale il solo periodo mordace del brevissimo discorso di Ribot: «Quant à cette campagne, dont vous a parlé tout à l'heure monsieur Pichon, quant à tous ces articles de journaux dont la fréquence et la similitude peuvent en effet attirer l'attention, c'est peut-être leur faire beaucoup d'honneur que de s'en occuper ici. Ce n'est pas le Gouvernement français qui doit se plaindre de ces articles; c'est, il me semble, le Gouvernement italien, car, dans un discours, que vous n'avez pas oublié, l'honorable monsieur Crispi a déclaré qu'il tenait à l'amitié de la France».

L'ironia era più spiegata nel discorso Pichon che perfino in una frase di calde proteste di amicizia, chiamando [pg!54] l'Italia il più simpatico sorriso della civiltà latina, sembrò rinviare a V. E. il complimento di Firenze.»

L'on. Crispi il 22 stesso, ricevendo dall'AgenziaStefaniil resoconto telegrafico della interpellanza Pichon e della risposta del ministro Ribot, aveva notato l'ironia che contenevano e se ne era lagnato come di una sconvenienza col Menabrea. Il 26 telegrafava a quest'ultimo:

«(Personale). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté, ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai: «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été preparé d'avance».Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro; così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al solito.Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua norma personale, non già perchè Ella prenda occasione d'intrattenerne il signor Ribot.Crispi.»

«(Personale). Ieri al ricevimento ebdomadario venne da me il Signor Billot. Dopo parlato di vari argomenti, egli cominciò insistere nel voler conoscere la mia opinione sulla interrogazione del signor Pichon. Avendolo io più volte pregato di non toccare quello increscevole tema ed egli seguitando a parlarne gli dissi: «Vous français vous aimez faire de l'esprit et monsieur Pichon en a fait parlant de l'Italie, comme monsieur Ribot en parlant de moi». Allora l'ambasciatore tentò scusare il suo Ministro osservando che forse non conoscevo testualmente le parole da lui pronunciate. Risposi e gli mostrai che ne avevo il testo ufficiale sotto gli occhi e lo pregai nuovamente di cambiar discorso. Non aderendo egli a questo mio desiderio dissi: «Eh bien, comme homme je me sens supérieur à votre monsieur Ribot, parce que j'ai fait pour la cause de la liberté, ce qu'il n'a fait jamais; comme ministre je suis son égal et par conséquent j'ai droit à son respect». E avendo il signor Billot esclamato: «c'est de la susceptibilité italienne» replicai: «non, c'est l'effet de l'attitude de vous français, d'autant plus que l'interpellation avait été combinée entre monsieur Pichon et monsieur Ribot. Or je comprends que dans une improvisation un ministre puisse sortir de la juste mesure. Je ne comprends pas que cela arrive lorsque le discours a été preparé d'avance».

Il signor Billot non seppe che rispondere ed io allora per mutare argomento gli chiesi del signor Desmarest, e di altro; così la conversazione procedette e finì amichevolmente come al solito.

Di quanto precede ho voluto informare Vostra Eccellenza per sua norma personale, non già perchè Ella prenda occasione d'intrattenerne il signor Ribot.

Crispi.»

[pg!55]

Gl'incidenti di frontiera, come le esplorazioni militari nell'hinterlandtripolitano, continuarono negli anni seguenti. Le autorità turche o lasciavano indisturbati i francesi o fiaccamente mostravano di ostacolarli. Al principio del 1894, quando Crispi riassunse il governo, la Francia aveva allargato il suo già vastissimo dominio africano a danno della Tripolitania, e continuava a sopraffare le timide resistenze della Turchia, con silenziosa pertinacia, impedendo ai viaggiatori di altre nazioni europee d'inoltrarsi verso il sud8affinchè mancasse ogni accertamento delle voci, che pur correvano a Tripoli, di nuove usurpazioni, in aprile di Kuka, in giugno delle oasi di Gadames e di Ghat, più tardi di Zuara e della baia di El Biban, oltre la quale avevano portato il confine sul litorale.

Rinnovando proteste ed esortazioni ad agire diplomaticamente per impedire che l'equilibrio del Mediterraneo fosse ulteriormente turbato, Crispi trovò indifferente l'Inghilterra e tepide la Germania e l'Austria. Il 4 aprile, l'ambasciatore Tornielli telegrafava:

«Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia verso il Sudan egiziano inquieta Governo.»

«Lord Kimberley non ha ancora ricevuto avviso della occupazione di Kuka, ma non mette dubbio che i francesi sieno in cammino per raggiungere il Bar-el-Ghazal. Gli domandai se a suo avviso la Turchia non avesse nulla a dire in proposito, e rimase silenzioso. Credo che malgrado che qui si continui a credere che Francia non potrà tenere un paese così vasto, tuttavia la marcia verso il Sudan egiziano inquieta Governo.»

E da Costantinopoli avvertiva l'ambasciatore Collobiano:

«La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione dell'hinterlandtripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte nel 1890.»

«La Sublime Porta sembra non dimostri interesse per la questione dell'hinterlandtripolino dopo insuccessi delle pratiche fatte nel 1890.»

L'attività e la fermezza della Francia nell'estendere i confini del suo impero africano erano davvero sorprendenti. Grande era lo slancio dei suoi ufficiali e funzionari coloniali, i quali [pg!56] avrebbero voluto inalberare il vessillo francese su tutta l'Africa; ma anche il governo di Parigi nel suo spirito d'intraprendenza non vedeva ostacoli. Il 4 febbraio 1894 fu stipulato un accordo tra la Francia e la Germania per la delimitazione dei rispettivi territorii del Camerun e del Congo, la quale partiva dalla intersezione del parallelo della foce del fiume Campo col 15º meridiano Est Greenwich e seguiva una linea spezzata i cui lati principali erano il 13º longit. E. Greenwich, il 10º lat. N. e ilthalwegdello Sciarì, sino al lago Tciad.

La Francia riuscì con quell'accordo a congiungere i suoi possedimenti del Congo coll'hinterlandriconosciutole dall'Inghilterra nel 1890 e che s'estendeva dall'Algeria e dalla Tunisia al lago Tciad. Praticamente le sponde di quel lago, dalla foce dello Sciarì girando a destra fino a Barruva (limite anglo-francese), divennero francesi; e verso oriente la Francia non aveva altri impedimenti alla sua espansione che quelli che potessero esserle suscitati dall'Inghilterra il giorno in cui volesse penetrare nel bacino del Nilo.9Parve allora che tutto l'hinterlandtripolino cadesse in balìa della Francia, e sebbene nell'accordo del 1890 l'Inghilterra riservasse i diritti della Porta, si prevedeva che la Turchia non avrebbe sollevato resistenze, e neppure l'Inghilterra, allorquando la Francia, impadronitasi del Wadai e del Baghirmi, si fosse avanzata verso la frontiera tripolina meridionale.

Per dare un'idea dell'attività usurpatrice della Francia riferiamo [pg!57] due memorie che in giugno 1894 e in giugno 1895 l'Ufficio Coloniale del Ministero degli Affari Esteri faceva a Crispi:

«Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale franceseLa Dépêche Tunisiennedel 26 maggio, nella quale, sulle traccie di un articolo delJournal des Débats, si raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli, il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano.Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della Francia.A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre [pg!58] 500 soldati, e dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne ultimamente espulso.L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di Ghadames, che la Turchia promise,pro bono pacis, all'ambasciatore Cambon.Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il commercio della regione del Tciad.A questo si aggiunga che una esplorazione francese semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat.Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche, non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo sacrificherebbe di buon grado l'hinterlandtripolino.»

«Con rapporto 2 corrente il regio console generale a Tripoli riferisce intorno ad una corrispondenza comparsa sul giornale franceseLa Dépêche Tunisiennedel 26 maggio, nella quale, sulle traccie di un articolo delJournal des Débats, si raccomanda la prossima occupazione delle oasi di Ghadames e di Ghat da parte della Francia. Con altro rapporto del 3 corrente il cav. Grande dice d'averne parlato al governatore di Tripoli, il quale non dubita punto che i francesi mirino ad impadronirsi di quei due villaggi e che presto o tardi vi riescano.

Le oasi di Ghadames e di Ghat si trovano sulla carovaniera che parte da Tripoli, e biforcandosi a Ghat, conduce per Agades al Sokoto, oppure per Bilma al lago Tciad. La ricchezza della Tripolitania è esclusivamente commerciale, e privata delle carovaniere che mettono al Sokoto, al Bornù, ai Baghirmi e al Wadai, la Tripolitania potrebbe paragonarsi ad «uno scrigno vuoto». Ora, lo stabilimento della Francia a Barruva sul lago Tciad, permesso dalla delimitazione anglo-francese del 5 agosto 1890, taglierà le comunicazioni fra Tripoli ed il Sokoto, e renderà difficili quelle col Bornù; la occupazione francese di Ghadames e di Ghat lascierebbe alla Tripolitania la sola strada Bengasi-Kufra, la quale però perderebbe ogni sbocco colla conquista, pur troppo non impossibile, del Wadai da parte della Francia.

A Ghadames i turchi hanno una guarnigione d'oltre [pg!58] 500 soldati, e dominio effettivo; gli stranieri non possono risiedervi ed un algerino che intrigava apertamente a favore della Francia venne ultimamente espulso.

L'incidente relativo provocò la destituzione del kaimacan di Ghadames, che la Turchia promise,pro bono pacis, all'ambasciatore Cambon.

Adesso la Francia vuol ottenere a favore degli algerini la facoltà di risiedere a Ghadames, e ottenutala, ne approfitterà per mandarvi emissari i quali facciano deviare su Tunisi il commercio della regione del Tciad.

A questo si aggiunga che una esplorazione francese semi-ufficiale, condotta dal giovane de Maistre, è partita in questi giorni dall'Algeria nella direzione di Ghat.

Venne chiamata sulla questione l'attenzione dei governi di Berlino e di Londra, come interessati, al pari del nostro, a conservare l'equilibrio del Mediterraneo. Ma quelle pratiche, non formali, trovarono poco ascolto. La Germania non vuole contrastare alla Francia i suoi progressi africani, e l'Inghilterra, minacciata nel bacino del Nilo, cerca adesso un aggiustamento a Parigi, e tutto lascia credere che per ottenerlo sacrificherebbe di buon grado l'hinterlandtripolino.»

«LaCarte générale des possessions françaises en Afrique au 1er janvier 1895edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie, e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da richiamare la generale attenzione.Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco del continente africano sono colorati con due diverse tinte rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè:1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits;2.ª Zone d'influence politique;quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi, con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi. [pg!59]La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base quello di Parigi.Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista, l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria, la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con tentativo di limitare alla costa, senza alcunhinterland, il Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo.La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel territorio del Bar-el-Ghazal.Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo, tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe.Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia continua a rodere glihinterlandsancora rimasti al Marocco ed alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa, inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del Mediterraneo.Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da significanti particolari.Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin [pg!60] verso l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati, segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso, tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende: «Possessions anglaises de l'Est africain» ad ovest del Giuba, e «Possessions italiennes» ad est di detto fiume.Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea, sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini occidentali della nostra sfera di influenza.Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che potevano riuscire incomode, il confine stesso viene — come s'è già rilevato — spinto vicino alla città di Harar, la quale è lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza, come è fissato nel detto protocollo.Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in modo fantastico.Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di Gabes, fin dove, cioè, incomincia ilroseo vivacedel dominio francese.Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi [pg!61] quella di (A) «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene altrettanto per l'«Ile de Chypre».Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo di far conoscere che l'Ile de MalteeGibraltarsono inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole Canarie.Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en Afrique».Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino, Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza contestazione all'hinterlandtripolino; e così Jat, donde la linea sfumata della influenza francese volge arditamente a sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso, segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata, al solito, dal colore di rosa.Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al medesimo ognihinterland.Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si termina, dal Niger al lago Tciad, con [pg!62] altra linea, che, nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando Barruva e Sokoto alla Francia.Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del Dahomey poichè glihinterlandsrispettivi della costa d'Oro inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il Dahomey all'impero africano francese.Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord, quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest, ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo indipendente, a sud.Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina, l'hinterlandtripolino viene a subire un altro ben grave attentato.Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero, accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est che nel suo beneplacito stesso. [pg!63]Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893 sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere considerato come concesso alla Francia.Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua influenza secondo la teoria deglihinterlands, e che, rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron), la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche senza tener conto dei diritti della Turchia.Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie, alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie eccezioni.Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e per tante altre delle regioni summenzionate.Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze, non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria determinazione deglihinterlandstripolino, tunisino, algerino e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.»

«LaCarte générale des possessions françaises en Afrique au 1er janvier 1895edita in Parigi da Augustin Challamel (Librairie coloniale, 5 rue Jacob) a cura di quel Ministero delle Colonie, e destinata ai membri del Parlamento francese, è tale da richiamare la generale attenzione.

Affinchè l'occhio di coloro ai quali è destinata non sia distratto dallo scopo cui si è mirato, sulla distesa in bianco del continente africano sono colorati con due diverse tinte rosee solo i paesi ed i territori considerati in Francia come possessi francesi, i quali (come si apprende dalla leggenda della carta stessa) vengono distinti in due categorie; cioè:

1.ª Possessions et pays de protectorat proprement dits;

2.ª Zone d'influence politique;

quelli, segnati con fitte righe orizzontali continue; questi, con punteggiatura; segni che danno all'occhio l'impressione di un colore vivo per i primi, più attenuato per i secondi. [pg!59]

La carta è stata costruita prendendo per meridiano di base quello di Parigi.

Or, ciò che nell'esaminarla colpisce, a prima vista, l'osservatore, è oltre all'aver fatto della Tunisia una semplice continuazione, una cosa sola col diretto possesso dell'Algeria, la franchezza con la quale vi si accenna a costituire in un grande insieme, senza soluzione di continuità, tutta la sterminata distesa di territorii che va dal capo Bon a Brazzaville sul Congo, dal Capo Verde al Bahr-el-Ghazal, con tentativo di limitare alla costa, senza alcunhinterland, il Marocco ed i possessi europei di qualunque nazionalità scaglionati sull'Atlantico fin verso le foci del Congo.

La gran macchia rosea s'avanza così con una larga curva, che va dal golfo di Gabes al 5º di latitudine nord, donde s'insinua nel territorio del Bar-el-Ghazal.

Nè basta: altra macchia parte dalla baja di Tagiura con sfumatura che accenna all'intendimento di congiungersi alla precedente, in modo da avvolgere a sud la valle del Nilo, tagliandole tutte le comunicazioni con l'Africa australe.

Quando si rifletta alla tenacia dei propositi con cui la Francia continua a rodere glihinterlandsancora rimasti al Marocco ed alla Tripolitania; al diritto di prelazione che si arroga sul territorio dello Stato indipendente del Congo, col quale, in questi ultimi tempi, ha stretto una convenzione in antitesi con la precedente stipulata dal Congo coll'Inghilterra circa la zona fiancheggiante l'Alberto-Nianza, disponendo così in favore del Congo di un territorio posto nella valle del Nilo; e si pensa, inoltre, all'opposizione non dissimulata contro l'azione inglese in Egitto, nonchè ai tentativi fatti in Etiopia a danno dell'influenza italiana sancita dai trattati; dinanzi a questa carta così recente ed ufficiale, risulta evidente che la Francia prosegue il disegno grandioso di ridurre al suo dominio ed alla sua influenza il continente nero, a partire da oltre il 10º parallelo di latitudine sud, per giungere fino alle rive del Mediterraneo.

Quando poi da una osservazione sommaria si passa ad un esame minuto della carta, ciò è eloquentemente confermato da significanti particolari.

Infatti, mentre per i paesi dell'Africa australe fin [pg!60] verso l'Equatore gli scompartimenti territoriali sono indicati, segnando e i rispettivi confini e la potenza che ne ha il possesso diretto od il protettorato, per quelli a settentrione non avviene altrettanto. In tutta l'Africa orientale non si trova nessun segno di confine e nessuna indicazione di possesso, tranne sulla costa dell'Oceano indiano, che va dal confine N. e N.-E. dei possedimenti tedeschi nell'Africa orientale, al capo Guardafui; costa divisa dalla foce del Giuba in due parti. Su di essa e ben prossime al mare si trovano le due leggende: «Possessions anglaises de l'Est africain» ad ovest del Giuba, e «Possessions italiennes» ad est di detto fiume.

Ma più a nord non si trova nessuna traccia dei confini fissati dal protocollo anglo-italiano del maggio 1894 per le rispettive zone d'influenza nella penisola dei Somali. E peggio ancora avviene risalendo al golfo d'Aden ed al mar Rosso; che, mentre il confine di sud-est del possedimento francese di Obock viene spinto sin presso alla città di Harar, nessunissimo cenno reca la carta sui possedimenti italiani del mar Rosso, sull'Eritrea, sul nostro protettorato in Etiopia e sui protocolli anglo-italiani del marzo ed aprile 1891, che fissano i confini occidentali della nostra sfera di influenza.

Solo confine segnato nella vasta zona d'influenza italiana ed inglese nell'Africa orientale è quello suaccennato, che fu stabilito con la nota convenzione anglo-francese del febbraio 1888; ma, senza far altri nomi o dare altre indicazioni, che potevano riuscire incomode, il confine stesso viene — come s'è già rilevato — spinto vicino alla città di Harar, la quale è lambita a nord dal colore roseo sfumato indicante i paesi d'influenza francese, invece di fermarsi a nord-est di Gildezza, come è fissato nel detto protocollo.

Ma non la sola Italia è trattata, in questa carta ufficiale, in modo fantastico.

Sulle coste del mar Rosso, come lungo tutta la valle del Nilo, è vano ricercare qualsiasi punto che accenni ad un qualche interesse od influenza inglese o d'altra potenza; così pure lungo le spiaggie africane del Mediterraneo fino al golfo di Gabes, fin dove, cioè, incomincia ilroseo vivacedel dominio francese.

Nel Mediterraneo è degno di nota il fatto che, mentre alla indicazione «I. de Malte» fa seguito fra parentesi [pg!61] quella di (A) «anglaise», e così avviene pure per «Gibraltar», non avviene altrettanto per l'«Ile de Chypre».

Mentre poi il compilatore della carta ha sentito vivo scrupolo di far conoscere che l'Ile de MalteeGibraltarsono inglesi, dimentica invece di segnare che sullo stretto di Gibilterra, e precisamente sulla sponda africana, la Spagna ha da secoli dei possedimenti; e del pari dimentica d'indicare essere la costa dell'Atlantico che corre da capo Bojador al capo Bianco pure possesso spagnuolo, conosciuto col nome di governo del Rio dell'Oro, e riunito alla capitaneria delle isole Canarie.

Nè minori sono le sorprese che riserva allo studioso l'ispezione degli altri paesi segnati in colore di rosa, e che a parere dell'autore della carta, formano le «Possessions françaises en Afrique».

Con lo stesso metodo con cui si è fatta giungere l'influenza francese sino alla città di Harar, si fanno lambire dalle varie tonalità del delicato colore, Figuig, finora marocchino, Ghadames e Ghat (sulla carta Rhât) appartenenti senza contestazione all'hinterlandtripolino; e così Jat, donde la linea sfumata della influenza francese volge arditamente a sud-est, per terminare, come si disse, sul Bahr-el-Ghazal al 5º grado di latitudine nord. Ivi si congiunge al colore più denso, segnale di possesso effettivo, che dall'Ubangi e dal M'Bomu a sud, va a nord ed a nord-ovest, abbracciando tutto il bacino dello Sciarì superiore fino al 10º di latitudine nord e da questo punto la destra soltanto, recingendo il lago Tciad dalla foce dello Sciarì ad est, nord ed ovest fino a Cuca, rasentata, al solito, dal colore di rosa.

Dalla parte occidentale, una linea retta che parte dai possessi algerini, segnati come effettivi fino a sud di Figuig, taglia lo incrocio del 5º di longitudine occidentale da Parigi col 30º di latitudine boreale, e va a terminare al 21º 20' pure di latitudine nord, sul prolungamento della linea di divisione fra il Senegal ed il governatorato di Rio dell'Oro, togliendo al medesimo ognihinterland.

Con queste due linee sono congiunti i possessi francesi del Mediterraneo a quelli del Senegal, della Guinea francese, della Costa dell'Avorio e del Congo francese; e la congiunzione si termina, dal Niger al lago Tciad, con [pg!62] altra linea, che, nonostante la convenzione anglo-francese dell'agosto 1890, va direttamente secondo il 12º 30' di latitudine nord, lasciando Barruva e Sokoto alla Francia.

Dal vasto aggregato rimarrebbe tagliato fuori il territorio del Dahomey poichè glihinterlandsrispettivi della costa d'Oro inglese, del Togo tedesco, del Dahomey francese e del territorio del Niger anche inglese, non furono mai oggetto di convenzione fra le potenze interessate, i cui interessi potrebbero essere in antagonismo; ma l'ingegnoso autore della carta non si scoraggia per ciò. Prolunga alquanto verso nord i confini che separano il Dahomey ad ovest del Togo germanico, ad est del territorio del Niger britannico; quindi li fa volgere arditamente, il primo a nord-ovest fino poco sopra il 10º di latitudine nord, il secondo a nord-ovest fino alla riva destra del Niger, il quale fiume è preso da lui per confine effettivo a nord-est, poi con una larga fascia del solito color di rosa attenuato, limita l'hinterland del Togo tedesco e della Costa d'Oro inglese, mentre collega il Dahomey all'impero africano francese.

Il quale impero viene così ad avere, per ora, tre basi d'espansione, senza pregiudizio dell'altra a cui si mira d'altro lato: la baia di Tadjura. Esse sono Tunisi ed Algeri a nord, quello che l'autore della carta chiama Sudan francese ad ovest, ed il Congo francese, aspettando che vi si aggiunga il Congo indipendente, a sud.

Così senza parlare dell'oasi di Tuat, che verrebbe ad essere considerata come completamente avvolta dalla zona d'influenza francese ed in essa compresa, senza parlare del modo equivoco col quale figurano Figuig, Ghadames e Ghat, modo che può offendere gli interessati all'integrità marocchina e tripolina, l'hinterlandtripolino viene a subire un altro ben grave attentato.

Le due grandi strade carovaniere, le quali da Ghadames e da Tripoli per l'oasi di Bilma conducono al Tciad, sarebbero, accettando questa nuovissima geografia politica dell'Africa, a discrezione della Francia, venendo ad essere in suo potere l'oasi di Bilma stessa, ove debbono necessariamente far capo. Nè basta: venendo con tale sistema anche il Vadai ed il Baghirmi ad essere inclusi nella sfera d'influenza francese, questa non troverebbe ormai più altri limiti alla sua espansione verso est che nel suo beneplacito stesso. [pg!63]

Quando nella convenzione anglo-germanica del 20 novembre 1893 sul lago Tciad, l'Inghilterra proponeva e la Germania accettava che quest'ultima non avrebbe estesa la sua influenza ad est dello Sciarì, e quando nell'accordo del 4 febbraio 1894 fra la Germania e la Francia si ripeteva ancora che lo Sciarì era il limite dell'espansione tedesca ad est, non poteva essere certo nell'intenzione di tutte le parti Contraenti che quello che non veniva consentito alla Germania dovesse senz'altro essere considerato come concesso alla Francia.

Tutt'al più la questione potrà essere oggetto di ulteriori accordi fra le potenze interessate, anche per il fatto evidente che, in rapporto alla Francia, detti paesi sfuggono alla sua influenza secondo la teoria deglihinterlands, e che, rinunziandovi per parte loro e la Germania e l'Inghilterra per i possessi rispettivi sull'Atlantico (compagnia Niger e Cameron), la teoria stessa starebbe in favore della Tripolitania, anche senza tener conto dei diritti della Turchia.

Nè va omesso che, a norma di quanto venne stabilito dall'Atto Generale della Conferenza di Berlino, le affermazioni di protettorato debbono essere notificate alle potenze firmatarie, alle quali fu riconosciuto il diritto di fare le proprie eccezioni.

Ora nulla di simile è avvenuto per il Vadai e per il Baghirmi, e per tante altre delle regioni summenzionate.

Riassumendo, la carta che abbiamo esaminato, mentre segna vere usurpazioni di territori per parte della Francia, sia perchè la presa di possesso non ne fu mai notificata alle potenze firmatarie dell'Atto Generale di Berlino, sia perchè essi formano parte integrante di legittimo dominio di altre potenze, non tiene alcun conto dei diritti acquistati dall'Italia in Africa in virtù di regolari trattati, non accenna neppure a quelli dell'Inghilterra lungo il corso del Nilo, e porta un fiero colpo all'equilibrio del Mediterraneo, con una arbitraria determinazione deglihinterlandstripolino, tunisino, algerino e marocchino. Così anche i possedimenti spagnuoli del Mediterraneo, i possedimenti tedeschi e portoghesi dell'Atlantico e quelli dello stesso Stato libero del Congo sono, come si è visto, arbitrariamente delimitati.»

[pg!64]

La marcia della Francia attraverso le vie carovaniere che congiungono Tripoli al centro dell'Africa non si arrestò più. Una nuova convenzione franco-britannica (14 giugno 1898), completata con una dichiarazione addizionale del 21 marzo 1899 dopo l'urto di Fascioda, estendeva ancora la zona d'influenza francese. La difesa che l'Italia tentò dei diritti della Turchia fu fiacca e senza effetto. A Costantinopoli si dava più importanza al sospetto che l'Italia meditasse l'occupazione di Tripoli, anzichè alla realtà delle usurpazioni della Francia.

Questa non aveva più preoccupazioni per la sua conquista tunisina. Finchè il governo italiano tenne fermo ai diritti e ai privilegi che godeva in Tunisia in virtù di trattati che la Francia aveva nel 1881 dichiarato di volere rispettare, l'Italia era in grado di proteggere gl'interessi italiani nell'antica Reggenza, e teneva una posizione che imponeva alla Francia, e l'avrebbe costretta, desiderosa com'era di consolidare la sua conquista, a scendere a patti. Ma il ministero Rudinì-Visconti Venosta, al desiderio di disarmare i malumori francesi sacrificò quella posizione senza compenso.

Già il 15 agosto 1895 il governo francese aveva denunciato il trattato di amicizia, commercio e navigazione concluso l'8 settembre 1868 tra l'Italia e la Tunisia, dichiarando di agire in nome del Bey e in virtù del trattato di Kassar-Said (detto anche del Bardo) del 12 maggio 1881. Il Ministero Crispi aveva risposto, per mezzo del conte Tornielli ambasciatore a Parigi,

«essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur, prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al procedimento seguito.»

«essere bensì vero che, con nota del 9 giugno 1881, il signor Rustan portava a notizia della R. Agenzia e Consolato Generale d'Italia in Tunisi il trattato di Kassar-Said; ma che di tale comunicazione non fu da noi preso atto e nemmeno segnata ricevuta. Epperò mentre fo le più ampie riserve in merito all'argomento cui si riferisce la nota del signor di Lavaur, prego Vostra Eccellenza di voler significare, verbalmente per ora, a codesto Governo, le eccezioni del Governo del Re al procedimento seguito.»

Il governo della Repubblica rispondeva come risulta dal seguente telegramma del Tornielli:

«Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava [pg!65] per così dire libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri concetti abbiano guidato il Governo francese in questa occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa dichiarazione.»

«Ministro degli Affari Esteri mi disse che la clausola di riconduzione tacita per 28 anni non gli lasciava [pg!65] per così dire libera scelta di condotta, e gli imponeva di denunziare il trattato italo-tunisino perchè nessuno presentemente acconsente a lasciare impegno per così lungo periodo. Fortunatamente, egli soggiunse, previdenza dei negoziatori di quel trattato ci lascia un anno di tempo, durante il quale avremo tempo scambiare insieme molte idee, e di vedere insieme il miglior assetto da dare alle cose. Il Ministro non suppone che in Italia il Governo abbia potuto attribuire alla denunzia del trattato un effetto diverso da quello che è nell'intenzione del Governo francese di darvi, cioè, di un atto reso necessario eventualità clausola di riconduzione anzidetta; ma egli tiene ad escludere che altri concetti abbiano guidato il Governo francese in questa occasione. Dissi che io non avevo ricevuto istruzioni a tale riguardo, e che avrei trasmesso a Vostra Eccellenza questa dichiarazione.»

Crispi non era disposto a rinunziare senza compenso ai benefici che le capitolazioni e le convenzioni anteriori — richiamate nel trattato del 1868, non annullate — assicuravano all'Italia, e la Francia avrebbe dovuto tenere conto degli interessi italiani. Vi era un anno di tempo per discutere e negoziare; ma ai primi di marzo 1896 il ministero Crispi si dimise, e il negoziato fu condotto dal Ministero Rudinì-Caetani, il quale volle trattare contemporaneamente la questione tunisina e il ristabilimento delle relazioni commerciali franco-italiane. In realtà le due cose erano estranee l'una all'altra; in Tunisia avevamo una posizione giuridica eccellente e diritti da far valere, mentre non era sperabile che, cedendo su quelli, la Francia ci avrebbe accordato tariffe di favore.

Infatti in Francia, dove la considerazione dei nostri diritti non entrava in mente a nessuno, anche l'idea di tornare al regime convenzionale nei commerci con l'Italia sembrò una concessione eccessiva, cioè senza corrispettivo. Il governo francese sapeva l'opinione pubblica così prevenuta contro di noi che scongiurò il ministro italiano di non insistere. Passarono alcuni mesi; il ministero Rudinì si ricompose, alla Consulta il duca Caetani fu sostituito dal Visconti-Venosta. Quest'ultimo trovò la situazione peggiorata, poichè mancata la vigilanza del [pg!66] governo italiano, l'Inghilterra — la quale in agosto 1895 aveva assicurato che avrebbe proceduto d'accordo con l'Italia — aveva consentito a negoziare con la Francia, rinunziando al trattato perpetuo che aveva col Bey; e anche l'Austria-Ungheria, in luglio 1896, aveva ceduto alle istanze francesi, riservandosi in Tunisia il trattamento della nazione più favorita. Insistere nella via tracciata da Crispi era, ormai, impossibile, poichè l'Italia non avrebbe trovato nelle potenze amiche e alleate l'appoggio sul quale Crispi aveva fatto assegnamento. L'on. Visconti-Venosta non insistette neppure per un accordo commerciale; e il 28 settembre 1896 furono firmate le convenzioni con le quali l'Italia riconosceva senza compensi, dopo quindici anni, la conquista francese della Tunisia con tutte le sue conseguenze. «Nous y gagnions — ha scritto recentemente10l'ambasciatore che la Francia aveva allora in Italia, il signor Billot — de libérer notre protectorat des entraves qui en paralysaient l'exercice.... l'Italie renonçait à y demeurer avec nous sur un pied de complète égalité et reconnaissait implicitement les consequences des événements qui nous y avaient conféré une situation privilegiée.»

Nel 1902 avvenne il noto accordo franco-italiano pel quale l'Italia si disinteressò del Marocco a favore della Francia, e la Francia ci lasciò mano libera in Tripolitania e in Cirenaica.

Il governo della Repubblica fece con cotesta combinazione un buon affare, poichè mentre il valore commerciale di quei duevilayetsera di molto ridotto per le erosioni fatte dagli stessi francesi nei lorohinterlands, il ministro Delcassé — che concluse l'accordo col ministro italiano Prinetti — abbandonava all'influenza italiana un territorio dove la Francia non aveva interessi e che mai avrebbe potuto far suo; l'Italia non avrebbe subìto quest'altro colpo, e non sarebbe rimasta sola a pararlo.

L'abbandono del Marocco all'esclusiva influenza francese fu un notevole sacrificio degli interessi italiani e pregiudicò irrimediabilmente l'avvenire della nostra politica mediterranea. Una Francia troppo forte nel mare che ci circonda è un pericolo [pg!67] permanente per noi. Crispi intendeva che la Tripolitania divenisse italiana come compenso all'ingrandimento già avvenuto della Francia con la occupazione della Tunisia; il Marocco allora indipendente, non poteva formare oggetto di accordi che avessero relazione col passato. Per questo egli lavorò a creare interessi italiani e influenza italiana nell'impero sceriffiano e prese intelligenze con la Spagna che, purtroppo, i suoi successori non seppero mantenere.

Durante il suo primo ministero, Crispi colorì il suo disegno con importanti successi. Il Sultano Mulei Hassan dette a italiani consenso e denaro per l'impianto di una fabbrica d'armi a Fez e di una zecca, e giunse nella sua deferenza ai consigli del nostro governo sino a risolversi alla creazione di una marina da guerra e ad ordinare ad un cantiere italiano, quello degli Orlando di Livorno, la costruzione della sua prima nave.11

[pg!68]

La Spagna aveva nel Marocco una tradizione da continuare e ingenti interessi, sia per i possessi effettivi tenuti in quell'impero, sia per i diritti che vantava per il trattato di Wad Ras e per la stessa sua posizione geografica. Era quindi sana politica quella seguita da alcuni suoi statisti, come il duca di Tetuan, di procedere di conserva con l'Italia per resistere alla invadenza francese. Crispi sinchè fu al governo dette alla Spagna l'appoggio della sua autorità presso le grandi potenze e dei suoi consigli, e le sorti dell'influenza spagnuola nel Marocco sarebbero state più propizie se Spagna e Italia avessero continuato quell'indirizzo.

L'accordo franco-italiano del 1902, sebbene oneroso per l'Italia, ebbe contraria una gran parte dell'opinione pubblica francese. Non v'è scrittore francese di questioni internazionali che non l'abbia deplorato, considerandolo da un angolo visuale esclusivo [pg!69] come se la Francia sola esistesse e gli altri popoli non avessero il diritto di provvedere al loro avvenire. «Lostatu-quonella Tripolitania — hanno scritto sino a ieri — non è la migliore garenzia della durata delle buone relazioni tra la Francia e l'Italia nel Mediterraneo? Quando l'Italia si sarà stabilita a Tripoli, le buone relazioni non potranno durare!»12

E pochi mesi or sono, in febbraio 1912, quando l'Italia già guerreggiava contro la Turchia, Gabriele Hanotaux, ex-ministro degli affari esteri, ha scritto che l'occupazione italiana della Tripolitania «apre un grande conflitto tra l'Italia e la Francia!»13

Se il senso dell'equità non riuscirà a penetrare nelle menti dei nostri vicini d'occidente, se il governo della Repubblica non saprà rendersi superiore alla latente ostilità del popolo francese per ogni interesse italiano, se la Francia non dimenticherà la storia del suo predominio e della sua influenza al di qua delle Alpi, le parole di Gabriele Hanotaux saranno un vaticinio. E sarà un triste giorno per i due popoli, i quali anche nell'opera d'incivilimento dell'Africa potrebbero giovarsi di una solidarietà che sarebbe gloriosa per entrambi.

Ma se l'avvenire ci riserba il «grande conflitto», siamo sicuri che non sarà l'Italia ad accenderlo.


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