Chapter 8

La Porta accettò soltanto nel 1910 di trattare una delimitazione di frontiera, ma chiese ed ottenne, affinchè non fosse implicito, per tale suo atto, il riconoscimento del trattato del Bardo, che i commissarii tunisini fossero nominati dal Bey e non dal Residente francese.La Commissione si riunì a Tripoli in aprile 1910. Dapprima i commissarii ottomani sostenevano una linea che da El-Biban, sul mare, va all'oasi di Remada, rivendicando alla Tripolitania le usurpazioni compiute dai francesi. Poi, chissà per quali influenze, ripiegarono, e il 10 maggio venne firmato un atto che indicava sulla carta il tracciato della frontiera. Cotesto tracciato si sviluppa dal Mediterraneo a Gadames su di una lunghezza di 480 chilometri; parte da Ras Adjedir (o Adijr), tocca Dehibat, passa tra Dehibat e Uezzen, volge verso i due pozzi di Zar, dei quali uno rimane alla Tripolitania e l'altro alla Tunisia, quindi si dirige verso il pozzo di Mechiguig (o Imchiguig) che rimase in Tripolitania. A partire da questo pozzo, la frontiera resta equidistante tra le carovaniere Djeneien-Gadames e Nalut-Gadames, [pg!70] gira la Sebkhat-el-Melah e va a finire a 15 chilometri al sud di Gadames, che rimane alla Tripolitania. (Cfr.Leon Pervinquière:La Tripolitaine interdite — Ghadamès.)La commissione franco-turca doveva poi proseguire i suoi lavori per la delimitazione delle zone d'influenza oltre Gadames, rimaste incerte anche negli accordi anglo-francesi che, del resto, la Turchia non riconobbe. La guerra italo-turca impedì quella riunione; così che la questione è aperta e dovrà trattarsi tra l'Italia e la Francia, se il governo italiano non ha già commesso la debolezza di cedere alle pretese francesi, senza vagliarle, cominciando dal riconoscere legittima l'occupazione di Gianet, compiuta dalla Francia durante quest'ultima guerra, in ispregio alla dichiarazione di neutralità.[pg!71]

La Porta accettò soltanto nel 1910 di trattare una delimitazione di frontiera, ma chiese ed ottenne, affinchè non fosse implicito, per tale suo atto, il riconoscimento del trattato del Bardo, che i commissarii tunisini fossero nominati dal Bey e non dal Residente francese.La Commissione si riunì a Tripoli in aprile 1910. Dapprima i commissarii ottomani sostenevano una linea che da El-Biban, sul mare, va all'oasi di Remada, rivendicando alla Tripolitania le usurpazioni compiute dai francesi. Poi, chissà per quali influenze, ripiegarono, e il 10 maggio venne firmato un atto che indicava sulla carta il tracciato della frontiera. Cotesto tracciato si sviluppa dal Mediterraneo a Gadames su di una lunghezza di 480 chilometri; parte da Ras Adjedir (o Adijr), tocca Dehibat, passa tra Dehibat e Uezzen, volge verso i due pozzi di Zar, dei quali uno rimane alla Tripolitania e l'altro alla Tunisia, quindi si dirige verso il pozzo di Mechiguig (o Imchiguig) che rimase in Tripolitania. A partire da questo pozzo, la frontiera resta equidistante tra le carovaniere Djeneien-Gadames e Nalut-Gadames, [pg!70] gira la Sebkhat-el-Melah e va a finire a 15 chilometri al sud di Gadames, che rimane alla Tripolitania. (Cfr.Leon Pervinquière:La Tripolitaine interdite — Ghadamès.)La commissione franco-turca doveva poi proseguire i suoi lavori per la delimitazione delle zone d'influenza oltre Gadames, rimaste incerte anche negli accordi anglo-francesi che, del resto, la Turchia non riconobbe. La guerra italo-turca impedì quella riunione; così che la questione è aperta e dovrà trattarsi tra l'Italia e la Francia, se il governo italiano non ha già commesso la debolezza di cedere alle pretese francesi, senza vagliarle, cominciando dal riconoscere legittima l'occupazione di Gianet, compiuta dalla Francia durante quest'ultima guerra, in ispregio alla dichiarazione di neutralità.[pg!71]

La Porta accettò soltanto nel 1910 di trattare una delimitazione di frontiera, ma chiese ed ottenne, affinchè non fosse implicito, per tale suo atto, il riconoscimento del trattato del Bardo, che i commissarii tunisini fossero nominati dal Bey e non dal Residente francese.

La Commissione si riunì a Tripoli in aprile 1910. Dapprima i commissarii ottomani sostenevano una linea che da El-Biban, sul mare, va all'oasi di Remada, rivendicando alla Tripolitania le usurpazioni compiute dai francesi. Poi, chissà per quali influenze, ripiegarono, e il 10 maggio venne firmato un atto che indicava sulla carta il tracciato della frontiera. Cotesto tracciato si sviluppa dal Mediterraneo a Gadames su di una lunghezza di 480 chilometri; parte da Ras Adjedir (o Adijr), tocca Dehibat, passa tra Dehibat e Uezzen, volge verso i due pozzi di Zar, dei quali uno rimane alla Tripolitania e l'altro alla Tunisia, quindi si dirige verso il pozzo di Mechiguig (o Imchiguig) che rimase in Tripolitania. A partire da questo pozzo, la frontiera resta equidistante tra le carovaniere Djeneien-Gadames e Nalut-Gadames, [pg!70] gira la Sebkhat-el-Melah e va a finire a 15 chilometri al sud di Gadames, che rimane alla Tripolitania. (Cfr.Leon Pervinquière:La Tripolitaine interdite — Ghadamès.)

La commissione franco-turca doveva poi proseguire i suoi lavori per la delimitazione delle zone d'influenza oltre Gadames, rimaste incerte anche negli accordi anglo-francesi che, del resto, la Turchia non riconobbe. La guerra italo-turca impedì quella riunione; così che la questione è aperta e dovrà trattarsi tra l'Italia e la Francia, se il governo italiano non ha già commesso la debolezza di cedere alle pretese francesi, senza vagliarle, cominciando dal riconoscere legittima l'occupazione di Gianet, compiuta dalla Francia durante quest'ultima guerra, in ispregio alla dichiarazione di neutralità.

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