XIX.LA COGNATA.
Era una bella sera d'autunno; l'ultimo riflesso del sole dava nelle invetriate, e faceva sorridere le rose del Bengala, che in leggiadri mazzolini penzolavano dinanzi alla finestra, leggermente commosse dalla brezza vespertina. Dinanzi a quella finestra stava seduta al lavoro Teresa, ma, colle mani abbandonate sul grembo, si aveva lasciato cadere il ricamo, e la sua bella fronte corrugata pareva ravvolgesse tristi pensieri. Sul sofà a lei dirimpetto era adagiata la suocera, e finiva di recitare l'ufficiuolo della Vergine. La dolce poesia di quell'ora passava inavvertita ad entrambe. La vecchia, nel fervore della sua divozione, non aveva occhi per guardare alle bellezze del tramonto, o forse dinanzi alle sue chiuse pupille splendevano imagini di un tramonto più bello consolato da celesti speranze. Ma qual era la spina che trafiggeva il cuore della giovane? La luce queta, che così amabilmente le accarezzava la bionda testa, perchè non aveva potere in quella sera di rasserenarla e aprirle sulle labbra il consueto sorriso? — Ell'era la compagna del primo dei figli della suocera; di fresco s'era ammogliato anche il secondogenito, ed ella aveva accolto in casa la cognata col cuore e colle braccia aperte. I fratelli fra loro si amavano, ed amavano la madre, e tutti i progetti di felicità della Teresa consistevano nel conservare questa dolce armonia, e nel trattarsi con confidenza e con reciproca amicizia. Il suo marito aveva dovuto la mattina recarsialla città, e la nuova venuta, con poco delicato riguardo, aveva concertato per quel giorno una gita di piacere, ed era uscita collo sposo senza dirlo a lei; anzi, quasi mostrando di schivarne la compagnia. Al suo cuore amoroso, che non sapeva godere se non in unione de' suoi cari, quest'era una crudele ferita. E perchè il dolore è come fonte perenne che a disseccare non giova l'attignere, così ella, meditandolo, s'empieva l'anima di sempre nuove amarezze. Riandava tutti gli atti, tutte le parole della cognata; e ciò che prima aveva interpretato a bene, adesso le aveva un senso funesto. Le pareva, che quella giovane non fosse venuta in casa coll'idea di fondersi nella famiglia, che con tanto affetto l'aveva ricevuta nel suo seno; che non avesse l'intenzione di far suoi nè i loro dolori, nè le loro gioie. Scopriva adesso che il suo contegno era studiato, e che sotto il velo di modi gentili e benigni si nascondeva una crudele freddezza. Si ricordava di un giorno in cui avevano ricevuta la visita di alcuni cari amici, ed ella, nell'effusione della sua anima contenta, s'era lasciata andare a stendere le braccia alla cognata come per istringerla al cuore, e farla partecipare a quella pura gioia di famiglia: era stata civilmente respinta, e il ghiaccio di quell'atteggiamento, schivo e quasi disprezzante, le tornava adesso in mente, ed era come mettere il dito in ferita che non abbia ancora rimarginato.
Dopo che vivevano insieme, esse si avevano dato assai pochi baci. Qualche rara volta per convenienza, per dovere; ma colla tenerezza, coll'espansione di due amorose sorelle, oh cotesto ella non osava neanche sperarlo! Avevano comune la vita, ma no l'affetto. E quella povera vecchia ch'ella vedeva lì pregare, oh! anch'ella non era amata. Attenzioni, premure suggerite dalla riflessione, ma non dal cuore. Forse quando si avrà bilanciato il diritto e il rovescio dello stato che si abbracciava,nel novero dei pesi a cui bisognava pur rassegnarsi, saranno entrate la suocera e la cognata!... Forse quando la campana del villaggio suonerà il mortorio di quest'affettuosa madre di famiglia, e i suoi figli piangeranno la sua ultima dipartenza, e la casa sarà nel lutto, in mezzo alle lagrime, troverassi un cuore che potrà sentirsi sollevato d'una parte de' suoi pesi...! E l'anima contristata lasciavasi andare a sempre più meste fantasie, e non vedeva l'ora che tornasse il marito, per poter piangere tra le sue braccia e disfogare un poco l'amarezza da cui sentivasi così crudelmente oppressa.
Picchiano, ed entra una donna, curva per gli anni, macilente, imbacuccata la testa in un sudicio fazzoletto, e la misera veste, che la copriva, lasciava trasparire la forma della magra persona. Credevano che volesse l'elemosina; ma ella chiese di parlare colla padrona. Quando fu nella stanza, guardava intorno a sè curiosa tutti gli oggetti, e le sue labbra ammencite si componevano ad un impercettibile riso d'ironia, che tradiva l'umiltà de' suoi atti e l'affettata mansuetudine del suo volto. La Teresa, che più d'una volta aveva veduto con quanta benevolenza la suocera accoglieva i poverelli e lasciava che venissero a narrarle le loro disgrazie, accostò una sedia, e fe segno alla mendica che vi si accomodasse. Questa si mise in faccia alla padrona di casa, e per alcuni istanti si fissarono entrambe con grande attenzione.
— Non mi conosci?
— No, davvero!
E continuava ad osservarla attraverso gli occhiali.
— Non ti ricordi più di me? Guardami bene.... sono passati tanti anni, tante sventure! nondimeno, possibile ch'io ti sia affatto uscita dalla memoria?
— E siete...?
— Paola! la tua cognata!...
A questo nome la suocera diè un grido, e gettati gli occhiali, si guardarono entrambe con una così tremenda espressione di odio, che la giovine si sentì rabbrividire. L'una, sotto la maschera di un viso pietoso, composto a forzata dolcezza, pareva il serpente che già pregusta gli spasimi della vittima, ch'è venuto ad avvelenare; l'altra, percossa all'improvviso da una funesta memoria, non aveva avuto tempo da domare l'impeto dell'anima conturbata, e quel nome, come scintilla caduta in mezzo alla polvere, aveva in un momento rideste le antiche passioni del suo cuore; e quella faccia accesa, quegli occhi quasi fuori dell'orbita, quella persona tutta tremante per l'ira, incutevano spavento. Sul tavolo stava ancora aperto l'ufficiuolo della Madonna; la sua mano convulsa, teneva ancora il rosario che con tanta devozione aveva poc'anzi recitato; i suoi capelli bianchi indicavano già vicino il sepolcro: erano entrambe sull'ultimo confine della vita, e l'odio tuttora vivo.... Cinquant'anni di lontananza e di sventura, non avevano avuto forza di placarlo: erano tornate giovani entrambe per risentir tutto il furore di questa brutta passione; e la sola morte poteva forse quietare il battito di que' due cuori esulcerati.
Esse avevano vissuto un tempo insieme in quella medesima casa. La Paola vi era nata: vide con occhio invidioso entrarvi la sposa del fratello prima ch'ella s'avesse trovato un marito. La bellezza della cognata, i riguardi che le si usavano, infine il suo ricco corredo nuziale, che non le lasciava in nessuna maniera la speranza di poterla eguagliare, le erano tante trafitture. Cominciò a vendicarsi col far ricorso a tutti quei piccioli dispetti che sanno soltanto le donne. La malevolenza fu reciproca, e per alcuni anni, esse divennero il martiriol'una dell'altra. Finalmente la Paola trovò marito; si lasciarono senza che il rancore dei loro cuori fosse estinto. Parve che la fortuna s'incaricasse ben presto della punizione d'entrambe, perchè l'una in capo a pochi anni rimase vedova; la Paola, andata a vivere in paese lontano, senza amicizie di sorta, nel seno d'una numerosa famiglia che l'accolse come una straniera, pagò ad usura le lagrime che aveva fatto versare. Dovette uscirne col marito e co' figli. Dopo molte crudeli disavventure, dopo aver cambiato più volte di domicilio, si trovò, negli ultimi anni della sua vita, vedova, senza figli, e ridotta a mendicare un tozzo di pane. Allora si ricordò della casa paterna, e risolse di finalmente subire la tremenda umiliazione d'implorare la carità della cognata. La sola religione potè indurre questa a non negarle soccorso; ma era uno sforzo di virtù, a cui il cuore terribilmente ripugnava, e il beneficio stesso, fatto senza affetto, senza nessuna compassione, diveniva tanto amaro, che pareva una specie di vendetta.
La Teresa, testimonio di questa scena deplorabile, intravide l'abisso, dove potevano condurla i suoi propri sentimenti. Fremette di orrore, e si propose di estirpar subito dalla sua anima il germe funesto dell'odio, e di aprirla in quella vece alle dolcezze ineffabili di un generoso perdono.
Quando tornò suo marito, uscirono insieme incontro a' cognati. La notte era placida, lo splendore della luna si diffondeva amorosamente sul verde dei campi già irrorati dalla rugiada, come la carezza di un amante che perdona alle lagrime della sua bella pentita.
Le loro anime assaporavano la soave voluttà del trovarsi di nuovo insieme dopo un giorno di assenza. La dolce effusione dell'amore li faceva buoni, e discorrevano del come rendere meno amara la sorte della sventuratach'era venuta a rifugiarsi nella loro famiglia. Non vedevano l'ora d'incontrare gli altri due per metterli a parte del loro progetto. Finalmente li videro venire, e la Teresa corse ad abbracciare la cognata e a raccontarle la venuta della infelice. Si unirono tutti e quattro nel pensiero del bene, e l'affetto e il benefizio, che volevano insieme versar su quel misero capo disgraziato, strinsero fra essi i santi legami del sangue. In quell'ora si sentirono veramente fratelli, e fu il principio della domestica felicità che il Signore aveva loro riserbata.