V.

Pippo col sorgere del sole si pose il lunedì dopo in viaper continuare il suo dilettevole pellegrinaggio, senza altro pensiero che quello di divertirsi e di studiare le frequenti bellezze naturali che gli s’offerivano allo sguardo.

Ritornò, come aveva promesso, sul finire della settimana alla casa d’Andrea, ma prima di giungervi fu colto da un temporale improvviso e fierissimo. Ebbe un dicatti[216]di ricoverarsi in una capanna da pastori, e dopo che si fu dissipata la burrasca riprese la strada. Giunse al torrente, e vide che il guado era assai malagevole per l’impetuosa piena delle acque, che trascinavano seco grosse pietre e tronchi d’alberi. Andò a cercare un varco meno pericoloso; ma essendo poco pratico dei luoghi e troppo ardito, si lanciò dov’era maggior rischio, non potè resistere alla forza della corrente che lo fece cadere, e scendendo di masso in masso, in procinto sempre di sfracellarsi, fu spinto sull’orlo di un pelago angusto ma profondo, ove le acque riversandosi e gorgogliando con grande impeto lo avrebbero fatto prestamente annegare, se Nanni, che lo aveva scòrto da un’altura vicina, non fosse accorso in tempo a soccorrerlo. L’animoso garzone si lanciò sopra un masso che sporgeva sul pelago, giunse ad afferrare con le robuste sue braccia il meschino che già aveva perduto i sensi, lo tirò fuori, e a gran fatica e con molto suo rischio lo condusse in salvo sopra la sponda, e poi di peso a casa. Le donne sbigottite lo credevano morto, ma tuttavia non messero tempo in mezzo per assisterlo, e con grande consolazione di tutti incominciò presto a dar segni di vita. La paura, i lividi delle percosse nelle pietre e il guasto della sua cassetta da dipingere e del fagotto di panni che aveva ad armacollo, furono i maggiori mali di questa avventura. Quando seppe chi era stato il suo generoso liberatore, volle abbracciarlo con tenera riconoscenza; e nella pienezza dell’affetto, ricordando la persona più cara che avesse sopra la terra, esclamava: — Tu ci hai fatto il maggiore dei benefizi; tu hai reso il figliuolo a una madre che è già stata tanto infelice, che non ha altra consolazioneche l’amor mio! Io ti sono debitore di due vite; io t’amerò sempre più che fratello! — e Nanni si commoveva a quei trasporti di riconoscenza e d’affetto filiale. Ma, povero Nanni! quali tormentosi pensieri lo assalivano nel tempo stesso! Egli che non aveva conosciuto nè genitori nè parenti, che non aveva potuto dir mai mia madre a colei che veramente gli aveva dato la vita, che ignorava la dolcezza dei più cari affetti, che si vedeva condannato a non poterne godere giammai!

Quando Pippo fu migliorato di un forte raffreddore, conseguenza del bagno involontario nel torrente, si sollecitò a ritornare a casa sua, che già aveva indugiato troppo, e temeva con ragione che sua madre stesse in pensiero.

La dipartenza del giovine pittore da quella buona famiglia di montanari fu piena di tenerezza; ma Nanni non si faceva vedere; era sempre nel campo alle sue faccende, Pippo andò a cercarlo, e lo trovò malinconico più del solito; gli dimostrò nuovamente la sua riconoscenza, e dopo averlo abbracciato e baciato più volte, nello stringergli la mano per separarsi gli fece scorrere sulla palma alcune monete. Nanni allora infiammandosi a un tratto nel volto, ritraendosi con fremito furibondo, le lasciò cadere per terra, e si dileguò tra le siepi e i cespugli. Pippo rimase estatico e afflitto; conobbe d’aver offeso quell’anima sdegnosa, si ricordò e si pentì della burla fattagli in occasion della veglia, e corse tosto a pregare Andrea che facesse di tutto per riconciliarlo con lui, che s’interponesse affinchè si separassero da amici. Andrea che ben conosceva l’indole di Nanni, quand’ebbe saputo del denaro, disse al pittore che giudicava troppo difficile mansuefarlo così su due piedi; che bisognava aspettare ch’ei si sfogasse da sè medesimo, che si riprometteva di ricondurlo, ma col tempo, a sentimenti d’amicizia verso di lui. Che intanto partisse, e avrebbegli mandato scritto qualche cosa. Pippo dunque si pose in viaggio con molta afflizione per quello che di spiacevole eragli avvenuto in simile incontro, e con animo di tornar presto ad abbracciare il suo benefattore placato.

Il paesista rivide la madre che lo aspettava con impazienza, che pianse di vera consolazione nel riabbracciarlo; narrò le sue avventure a lei, alla Clarice, a Nicodemo; fece infiniti elogi della famiglia d’Andrea, e parlò di Nanni come avrebbe fatto del più caro amico, occultando peraltro alla madre il grave pericolo da cui quel giovine e generoso montanaro lo aveva salvato. Ma questi prudenti riguardi sogliono essere poco validi, a fronte delle trepidazioni dell’amor materno. Il narratore immaginoso non seppe poi rattenersi dal descrivere anco la burrasca, il torrente gonfio, i rischi del varco; e benchè parlasse di sè medesimo in barzelletta, pure la gratitudine verso Nanni rinforzò il colorito della pittura. Una madre affettuosa pensa sempre al peggio; e in questo caso la Carolina aveva ragione! Si figurava quello e più di quello che stato fosse, e la sua tenerezza riconoscente per Nanni non la cedeva a quella del suo figliuolo. Immaginatevi poi quanto maggiore sarebbe stata in lei la commozione, se Pippo, che non sapeva nulla della origine di Nanni, avesse potuto dirle ch’egli aveva la grande sventura di non conoscere i genitori! Oh! la Carolina ne sarebbe stata crudelmente afflitta, poichè in segreto piangeva sempre la perdita del primogenito. La poveretta, dopo la morte del marito e il miglioramento del suo stato, aveva fatto, di nascosto al figliuolo, molte ricerche, ma erano state tutte inutili; e infine, perdendo qualunque speranza, erasi rassegnata a contentarsi del suo Pippo, a nascondere per sempre e a tutti quel doloroso segreto, a sopportare il perpetuo e acuto rammarico d’una colpa non sua. E se il figliuolo recuperato avesse potuto immaginare quanta afflizione fosse costata la sua assenza a una madre che, ritrovandosi nuovamente sola, era angustiata ogni istante dalla paura d’averlo a perdere un’altra volta, certo ei non si sarebbe dipartito mai dal suo fianco. Ella dunque ne benedisse mille volte il ritorno, benedisse mille volte quel giovine ignoto che a leipareva, e non s’ingannava, essere stato il salvatore dell’unico figliuolo che le era rimasto; e tanto andava farneticando con la immaginazione amorosa, che le pareva di vederlo, di conoscerlo da lungo tempo, di ritrovare nel suo sembiante e nel suo affetto qualche conforto all’immenso dolore d’un bene perduto senza speranza di ricuperarlo.

Intanto Pippo aspettava con impazienza la lettera d’Andrea, la quale indugiò molti giorni, e finalmente gli giunse; ma quella lettera conteneva una dolorosa notizia: Nanni poco dopo la sua partenza s’era ammalato d’una febbre biliosa; non aveva fatto conoscere a nessuno il male che si sentiva, lasciandolo inacerbire; e finalmente, non avendo più potuto celarlo, erasi ridotto a curarsi tanto tardi, che il medico disperava della sua salvezza. «Del resto,» diceva Andrea in quella lettera, «state tranquillo sul conto della riconciliazione, perchè questo buono e infelice figliuolo dimenticò presto ogni cosa, e vi mandava a salutare con sincera affezione. Potete figurarvi se siamo tutti addolorati di questa sua malattia e del timore di perderlo, tanto più che se s’avesse a cercare una cagione, dubiterei che fosse questa. Al povero Nanni fu raccontato, senza mia saputa, che un giovine benestante di questi luoghi m’aveva chiesto in moglie la Maddalena. Io che non guardo ai denari nella scelta di un marito per la mia figliuola, e che da molto tempo m’era accorto di un segreto affetto tra questi ragazzi, non mi sarei opposto ai loro desiderj quando me ne fossi assicurato; ma Nanni non conosceva ancora le mie intenzioni, nè sapeva che risposta avessi dato al benestante. Io m’immagino dunque ch’ei si sia figurato tutto il contrario di quello che poteva essere, e che se ne sia tanto accorato da ammalarsi. Ho fatto il possibile per confortarlo; gli direi addirittura l’animo mio anche su questa faccenda; e la Maddalena che lo assiste continuamente con quell’amore che vi potete pensare, lo sa. Ma finora tutto sembra inutile. Il povero giovine non ascolta, non parla, non risponde, non darebbe segno di vita se non fosse il polso che gli batte a febbre continuamente. Noi preghiamo Iddio che celo conservi, non solo per quel buon giovine che è, ma perchè temiamo che se si avesse questa disgrazia di perder lui, la nostra figliuola non se ne potrebbe dar pace; e poverina!... Ma non mi dà il cuore di dirvi altro; e mi dispiace che questa lettera, che per me vi è stata scritta dal Parroco, v’abbia a dare dell’afflizione. Rimettiamoci nelle mani del Signore, e speriamo.»

Pippo a questa notizia si afflisse, come se si fosse trattato del suo migliore amico, d’un suo fratello; se ne spassionò con la madre, e si propose di andar subito da sè medesimo a vedere in che stato fosse l’infermo. Alla Carolina sarebbe venuto subito lo stesso desiderio, se la lontananza e l’incertezza di trovare alloggio, chè non conveniva allora andare in casa d’Andrea, non avessero fatto ostacolo. Ma a Pippo non pareva vero che fosse venuta questa volontà a sua madre, soprattutto pensando quanto ella fosse esperta nel custodire i malati: e la stagione era buona; e il viaggio benchè lunghetto per una donna, poteva esser fatto con tutto il comodo in carrozza fino a un certo punto, e di lì in treggia[217]fino alla casa. Quanto all’alloggio, ei disse che il Priore avrebbe avuto posto per lei e per lui, e che ragionando di sua madre con quella buona gente, gli avevano, come suole, fatto più volte l’invito di condurla lassù a respirare quella buon’aria, offrendosi il Parroco d’ospitarla nella canonica, perchè vi stesse con più agio che nella casa d’un contadino. Dunque ne scrisse subito al Priore, chiedendo le nuove di Nanni, e n’ebbe immediata risposta che l’infermo non peggiorava nè migliorava, e che sarebbero stati graditi da tutti, se davvero si fossero voluti incomodare ad andarvi; e tanto più in una occasione, nella quale li conduceva piuttosto un sentimento di carità che il desiderio di ricrearsi in campagna. E su questo particolare, aggiungeva il Parroco: «Se potessimo avere la consolazione che Nanni scampasse da così grave pericolo, io credo che al suo miglioramentoconferirebbe molto il vedersi attorno altre buone persone venute a visitarlo per amor suo, o il sapere almeno che si prendono tanto a cuore la sua salvezza; perchè, a parer mio, una delle grandi passioni, essendo egli molto sensibile, dev’essere quella di non sapere a qual famiglia propriamente appartenga. Povero Nanni! Anch’egli è uno di quei tanti.... Basta, m’avete capito. Una famiglia che lo ama davvero c’è; e si può dire che in certo modo sia divenuta sua; e diverrà sua addirittura s’ei sopravvive. Ma intanto la premura degli amici gli farebbe coraggio, gli accrescerebbe il sentimento della propria stima, e sarebbe un preparativo a quella maggior consolazione, che gli è riserbata dalla bontà e dalla giustizia d’Andrea, dall’amore di quella cara fanciulla della Maddalena. Io temerei che se Nanni s’è ridotto in questo lagrimevole stato per la passione di credere impossibile il suo matrimonio con la Maddalena, dovesse poi ricevere una scossa troppo forte e dannosa per l’estremo della contentezza, quando venisse a sapere che i suoi occulti desiderj potrebbero essere appieno esauditi. Mostriamogli adunque coi fatti che l’oscurità della sua nascita, invece d’umiliarlo ai nostri occhi, come farebbe a quelli di gente pregiudicata e disumana, ce lo rende anzi più caro, e accresce d’assai quella stima che le sue buone qualità gli hanno fatto meritare. Oh! il mondo vano e spensierato è per lo più ingiusto e crudele con questi infelici! Ma se ognuno sapesse quanto sentano la loro disgrazia! Io che ho esperienza di molte cose, posso attestarlo. Anche quelli, e sono comparabilmente i più, i quali hanno un’infanzia tribolatissima, e sono tenuti quali schiavi, e sono strapazzati e vilipesi a segno di perdere quasi ogni sentimento della propria dignità d’uomo e della propria sventura, anche quelli, in certi supremi istanti della misera vita che trascinano su questa terra, bevono sino al fondo del calice l’amarezza di così grande sventura! Se poi gli animi più vigorosi possono redimersi dall’abbrutimento a cui si trovano esposti che è cosa ben rara ma almeno toccata in sorte al nostro Nanni, e formarsi uno stato onorevole e godere i pochi beniche a tutti gli uomini son comuni, quella prima e irrimediabile disgrazia, crediatelo, amareggia per sempre tutte le loro contentezze. Ma, pur troppo, i più sprecano in male opere la vigoria dell’animo, quasi fossero fatalmente costretti dalla colpa o dalla sventura dei genitori che li rinnegarono a mettersi in guerra con tutti, a ricattarsi ferocemente con la società che gli accoglie male o che li respinge; e per essi con quel rancore antico, segreto, perpetuo, il ravvedimento è più difficile, i delitti paiono inevitabili. Ah! io mi scordava che scrivo una lettera e non un sermone. Compatitemi se la mestizia di questi pensieri m’ha levato di strada. Fate prudente uso delle notizie che vi ho dato, come ad amico della famiglia d’Andrea, di Nanni e mio. E, con questa qualità o senza, venite pure da me con vostra madre, che sarete ambedue padroni della mia casa, e accolti con tutto l’amore ec.»

Se vi fosse stato bisogno di sprone a sollecitare la partenza di Pippo, questa lettera sarebbe giunta opportuna, e accresceva in lui l’affetto per Nanni disvelandogli sul conto suo altre circostanze alle quali nemmeno per sogno aveva pensato. Quindi non indugiò a mostrare la lettera a sua madre, considerando che anch’ella vi avrebbe trovato maggiore incentivo ad accompagnarlo. Ma e’ non sapeva che a lei quelle notizie avrebbero fatto ben maggiore impressione! che anch’ella aveva un segreto! E poco mancò che nel sentirla leggere, la meschina non si tradisse. Pippo teneva gli occhi sul foglio, e non potè scorgere il volto della madre ora impallidire ora accendersi di rossore, e le lagrime scorrere in abbondanza lungo le gote, e un fremito convulso assalirle tutta la persona. Dopo la lettura s’allontanò da lui con un pretesto, dicendogli a fatica: — Sì, andiamo subito, — e si ritirò a dare sfogo in segreto a quei sentimenti che la facevano spasimare. — Colpa o sventura! — pensava ella. — Ah! io non ho colpa, io non ho rinnegato il mio figliuolo. Ma sì! forse mi lasciai troppo intimorire dalla collera di quell’uomo.... E poi non avrò fatto bastanti ricerche.... E nell’amore per Pippo avrò dimenticato qualche volta quell’altro.... MioDio! Non potrò rimediare mai a questa colpa!... Avrò sempre questi rimorsi atroci!... E doverli nascondere!... Che vita è la mia? Io sarò sempre infelice! — Così alla povera Carolina, che era martoriata continuamente da quel gran dolore, più che mai crebbe l’affanno dopo aver udito la digressione della lettera del Parroco. Ma nello stesso tempo era divenuta più impaziente di Pippo per fare quella visita; e si figurava che amando e assistendo Nanni dovesse cavarne qualche po’ di consolazione, come se in parte espiasse una colpa, benchè non sua; e si raccomandava a Dio che il giovine guarisse, e immaginando gli anni che aver poteva, le tornavano tutte le antiche speranze, e s’affidava in una combinazione fortunata. Poi rifletteva alla rarità di simili combinazioni, si ricordava che gli amministratori dell’ospizio non sapendo più che cosa rispondere alle sue premurose indagini, le avevano fatto credere che quella creatura fosse morta, e vedeva dileguarsi ogni speranza; e in questa vicenda di dolori certi e di speranze fragilissime, il suo tormento era sempre maggiore.

Pippo aveva già trovato la vettura, e dopo pochi e lesti preparativi, condusse a buon viaggio sua madre fino alla casa del Priore che gli aspettava, e che andò a incontrarli con lieto volto. — Buone nuove, — esclamò subito, salutando affettuosamente la Carolina e il pittore, — buone nuove! Nanni sta un poco meglio, e si spera che guarirà presto: fin da ieri sera il medico annunziò che gli pareva ormai fuori di pericolo. Andrea vi aspetta; Nanni ha udito dire della vostra visita, e se ne è rallegrato; ora gli possiamo parlare; capisce tutto, risponde a tono, e sembra tranquillo. Voi siete arrivati in buon punto. —

Così entrarono in casa del venerando loro ospite tutti consolati non solo per la buona notizia, ma ancora per l’accoglienza sinceramente amorevole che venne lor fatta. La famiglia d’Andrea e Nanni furono avvisati e lietissimi del loro arrivo; e dopo che la Carolina si fu alquanto ristorata dal viaggio, andò col Priore e con Pippo alla casa d’Andrea. Nanni s’era svegliato di poco da un sonno placido e piùlungo del consueto; la massaia e la Maddalena vegliavano al suo capezzale. Il capoccia si mosse a incontrare i sopraggiunti, si rallegrò della loro venuta, e andò in camera insieme col Parroco, per farlo sapere alle donne e al malato. Nel mentre che queste, a un cenno d’Andrea uscirono per salutare la Carolina e il figliuolo, il Parroco s’accostò a Nanni, e gli disse: — Il pittore ha mantenuto la sua promessa, e ha condotto seco un’altra persona.

— Ah! forse sua madre — soggiunse subito Nanni, con quel suo solito sorriso a fior di labbra, misto di malinconia e di dolcezza.

— Appunto; e gradirebbero di vederti, di rallegrarsi teco del tuo miglioramento....

— È una carità; ma io....

— Se tu li gradisci....

— Eccòme!

— Tu non devi peraltro metterti in soggezione. Ormai sono amici di casa; hanno approfittato del bel tempo e della buona stagione per prendere una boccata d’aria; e poi la madre di quel giovine ti vuole un gran bene senza conoscerti, perchè sa che tu salvasti la vita....

— Questo poi.... Che cosa feci?...

— Il tuo dovere; sta bene. Ed essa non viene per ringraziarti, ma per fare la tua conoscenza, perchè tu sei un giovine savio, amico del suo figliuolo, stimato e amato con ragione da tutti noi. È una cosa naturale, e se non t’incomoda....

— No davvero!

— Dunque non ti mettere in orgasmo; figurati che sia una conoscenza vecchia; sta’ tranquillo, senza moverti senza scompannarti....[218]Ora li fo passare, eh?

— Sì signore. — E il suo volto annunziava che l’animo era bastantemente quieto.

Adunque il parroco invitò gli altri nella camera. Pippo s’accostò il primo al malato, e si dettero un bacio. La Maddalenaconduceva per mano la Carolina dall’altra parte del letto; Nanni fece segno di volersi alzare; ma la Carolina lo pregò con soave garbatezza a non si muovere; e i loro sguardi s’incontrarono, e per breve tempo si fissarono reciprocamente, e fu un silenzio profondo in ciascuno dei circostanti, senza che se ne sapessero rendere ragione. A Nanni era comparso all’improvviso un poco di rossore sulle guance impallidite; e la Carolina, sorpresa da un’interna soavissima commozione, ebbe bisogno di mettersi a sedere. Il Parroco fu il primo a rompere quel silenzio; parlando con vivace familiarità ora alla Carolina ora a Pippo, del buon viaggio che aveano avuto, della campagna, d’altre cose indifferenti, per dare agio a Nanni di riaversi dalla prima commozione d’una visita, della quale sebbene fosse stato prevenuto, pur doveva risentire qualche effetto come di cosa insolita e per parte di una persona sconosciuta. Ma questa persona assai più che Nanni avrebbe avuto bisogno di sfogare con libertà la commozione dell’animo. La Carolina, fosse immaginazione o acutezza di sguardo materno, aveva riconosciuto nei lineamenti di Nanni qualche leggiero tratto di somiglianza con quelli di suo marito e di Pippo; si sentiva un impulso prepotente a ricoprire di baci e di lacrime quel volto, ad esclamare fuor di sè dalla gioia; chi sa che io non abbia ritrovato un figliuolo? Due o tre volte si mosse.... ma subito la riflessione, considerando lo stato del giovine e il pericolo d’un inganno, la trattenne. Si sforzò anche a guardarlo di nuovo con apparente pacatezza e a interrogarlo a voce sommessa s’ei continuava a sentirsi meglio; e Nanni rispose dolcemente: — Sì signora; mi par proprio di star bene. — Ah! quella voce le penetrò sì addentro nell’anima, che vedendo di non poter più resistere, s’appoggiò al braccio della Maddalena per alzarsi da sedere e per allontanarsi. Appena ebbe fiato di dire: — Lasciamolo in quiete; ritornerò più tardi. — Il Priore che sempre osservava con la coda dell’occhio Nanni e la Carolina, andò a darle di braccio, accorgendosi ch’ella si studiava di celare a fatica una commozione straordinaria. Pippo distraeva gli altri col suo buonumore; non s’avvide di nulla, e proseguì a trattenersi in piacevole colloquio con la massaja, con Andrea, col vecchio fratello del capoccia, e di quando in quando volgeva la parola a Nanni, anco senza aspettarne risposta; e riparava insieme a ricevere le feste dei ragazzi, e a scherzare con essi.

— La vista di questo giovine m’ha intenerito più che io non credeva, — disse la Carolina uscendo di camera e parlando sottovoce al Priore.

— Me ne sono accorto: e ha fatto bene ad assentarsi per ora. Davvero che Nanni sveglia affetto in tutti. E poi la sua gratitudine, la gratitudine d’una madre.... Oh! intendo, intendo; la compatisco....

— Anzi vorrei pregarla d’una carità, quando saremo soli.

— Subito; vuol tornare alla prioria, chè saremo più liberi?

— Mi lascerò regolare da lei. —

La Maddalena s’era già separata da loro, vedendo che avevano da discorrere; ed essi se n’andarono inosservati.

Strada facendo, la Carolina si provò due o tre volte a intavolare il discorso: non aveva parole fatte; si peritava, dubitava di dover passare per visionaria, d’aver voluto toccare con troppa precipitazione un tasto così delicato; ma un animo la stimolava tuttavia a sollecitarsi, ed era più divorata dall’impazienza che disposta a cedere alla riflessione; e poi ormai nell’impegno s’era messa, e qualche cosa bisognava dire. Il Parroco interruppe di rado il conflitto dei suoi pensieri con domande di cose da nulla; poi giunsero a un viottolo scosceso, dove bisognava andare uno dietro l’altra, e la necessità di muovere il passo con maggiore attenzione li tenne in silenzio. Eccoli alla prioria: il Parroco la condusse nella cameretta che le aveva destinata per alloggio, la fece sedere, e la esortò a riposarsi intanto che egli andava a dare qualche ordine al suo servente.

In breve fu di ritorno, dicendole, nel sederle di faccia: — Eccomi qui ad ascoltarla, se non le scomoda. —

La Carolina aveva trovato il bandolo,[219]e s’era fatta animo, o, per dir meglio, la gentilezza dei modi del buon vecchio le dava coraggio, e prese a dirgli:

— La compatirà se io, che son madre afflitta da lungo tempo, ricorro a lei in questa congiuntura, per palesarle un segreto e per chiederle ajuto, se mai una certa speranza che m’è nata avesse fondamento.

— Devo ringraziarla della fiducia che mi dimostra; e non v’è bisogno che io le dica come per affetto e per dovere terrò celato a tutti, se occorre, questo suo segreto, e mi studierò d’assisterla con l’ajuto di Dio.

— Signor Priore, io ho letto quello che ultimamente la mandò scritto al mio Pippo; forse Pippo non doveva palesare a me quella lettera, perchè conteneva certi ragguagli sopra Nanni; ma la lo compatisca: è di primo impeto;[220]non sapeva quel fatto....

— Oh! a una madre prudente si possono confidare molte cose che non starebbe bene dirle ad altri. E poi, io credo che lei.... Oh! sì certo, una buona persona come lei, non può avere quei pregiudizj che ingiustamente avviliscono tanti poveretti....

— Mio Dio! si figuri!... Oh! sentirà, sentirà!... Ma se non fosse presunzione di salvarmi senza merito, direi.... vorrei prima assicurarla che io.... Ma forse.... Ah! non ho più il coraggio che credevo.... Mi compatisca... — E si diede a singhiozzare e a versar lagrime, arrossendo e abbandonandosi a dolorosi sospiri.

— Stia tranquilla! Aspetti quanto vuole; e si ricordi che ora, qui, la può far conto d’esser sola. Io l’ascolto con lo spirito solamente; e se oggi non potesse....

— No, no! Non mi par vero di dir tutto, e subito. Ecco: io era una povera fanciulla; presi marito con pochi assegnamenti.... i due figliuoli che ebbi nei primi due anni di matrimonio.... la povertà.... contro mia voglia....

— Ho capito; pur troppo!... Oh! la compatisco; e poi vedo che uno....

— Sì, il secondo; appena che potei... Ed ebbi la consolazione di ricuperarlo.... È Pippo....

— L’altro non le sarà riuscito....

— Per mia disgrazia! E non ho avuto più bene; mi sono sempre logorata dentro di me, quantunque non lo dessi a divedere....

— Poveretta! ma si faccia coraggio.

— E ora.... la combinazione.... chi sa?... Una somiglianza.... Un animo mi dice.... Oh! mi soccorra lei!... Non vorrei ingannarmi! Dopo avere sperato un bene come questo, che cosa sarebbe di me, se io m’ingannassi?...

— Bisognerebbe continuare a rassegnarsi con l’ajuto di Dio.... Lo so, il desiderio d’una madre a volte accieca.... Ma vediamo.... Oltre la somiglianza....

— Anche l’età combinerebbe.... E avrà capito che io parlo di quel giovine....

— Sì; ma per il solito, chi ha volontà, chi ha speranza di poter un tempo riprendere la creatura....

— Ecco! un segno.... E ci pensai.... Ma io tremo a cercarne!... Se non l’avesse, o se non fosse quello!...

— Ma nonostante.... vediamo.... Che segno era?

— Una medaglina della Madonna dei dolori, traforata in due luoghi per poterla meglio distinguere....

— Ah! ho capito. — E nel dire queste parole, il Parroco si sforzò di nascondere uno slancio involontario di giubbilo, che gli rasserenava improvvisamente tutta la faccia.

La Carolina peraltro se ne accòrse, ed esclamò: — Ah! signor Priore! che?... forse....

— Ho caro che se ne ricordi precisamente di questo segno.... E però....

— E come non me ne doveva io ricordare? — aggiunse con sorpresa, e ricadendo subito nel dolore.

— Bene, bene! Perchè così sarà più facile riconoscere la persona, se Dio le concedesse una volta di ritrovare in qualche luogo questo figliuolo....

— Ah! per carità, mi compatisca; ma le sue parole mi accrescevano la speranza. Pareva che la sapesse qualche cosa.... — E tornava a farsi animo.

— Cara mia, qui o saper tutto o nulla.... Io non posso.... non voglio.... Ecco, poniamo il caso che la dovesse ricevere questa grande consolazione!... Vi sarebbe ella preparata? Pensi che un avvenimento come questo la dovrebbe commovere all’estremo; e vi sarebbe poi la combinazione che Nanni è in quello stato.... Anche per riguardo di lui....

— Ma dunque lei non mi leva di speranza!

— Tutto è possibile!...

— E avrebbe timore che io, dopo aver patito tanto...?

— Appunto per questo....

— Ah, signor Priore, non dubiti, no; io sarei preparata.... E se quella creatura.... Oh! saprei vincermi, saprei soffrir tutto per amor suo!... Ma questo, questo tormento che provo ora.... oh! questo è insoffribile.... Questo mi farebbe morire, se dovesse durare dell’altro....

— Or bene, io le dirò che Nanni, come tanti altri, ha naturalmente un segno d’esser cristiano; ha una medaglia; che io gliel’ho vista al collo nell’ajutare la massaja quando gli medicava i vessicanti....

— E l’ha riconosciuta?... Era come quella che dico io?...

— Per averla vista una volta, e senza saper altro....

— Dunque, che io la veda, o che lei, signor Priore, abbia la bontà di esaminarla....

— Questo sì; e quanto volentieri! Ma potrò io compromettermi della sua rassegnazione ad aspettare quant’occorre? Ci vorrà un po’ di tempo.... Anderò subito; bisognerà che io cerchi il medico, perchè egli trovi un pretesto.... Ora non v’è più da medicare i vessicanti sul petto.... E se poi la medaglia non fosse quella?...

— Che cosa vuole? Eccomi rassegnata.... Vedo pur troppo che sarebbe una fortuna troppo grande. Ah! io non la merito!

— Non dica questo; si faccia animo, e consideri intanto che quand’anco avessi da darle presto una buona notizia,Nanni, ora come ora, non mi parrebbe in tale stato da poterne essere messo a parte....

— Ha ragione.... Oh! saprei contenermi....

— Basta; ci lasceremo regolare dal medico. Intanto anderò a cercarlo, per concertare qualche cosa.... Ma lei rimane qui sola....

— Non pensi a me....

— Già, se ha bisogno potrà chiamare: il mio servente non esce di prioria;... ecco qui un campanello....

— Signor Priore, abbia la bontà d’accompagnarmi in chiesa. Mi rimetto nella volontà di Dio; sento che la preghiera mi darà forza.... —

Così il Priore la condusse in chiesa, e poi andò in traccia del medico.

Del resto, il prudente vecchio aveva visto il descritto contrassegno sulla medaglia; ma come arrischiarsi a dar subito alla madre una notizia di tanta importanza, senza prima accertarsene scrupolosamente? Gli parve anzi d’aver corso troppo nel suo colloquio con la Carolina; ed era non meno di lei premuroso di schiarir subito questa faccenda.

Difatti potè schiarirla con ogni cautela, ed ebbe la consolazione ch’ei s’aspettava. Bastò alla Carolina un’occhiata al volto sereno del Parroco, per abbandonarsi nell’atto a un’ineffabile gioja. Egli aveva nelle sue mani la medaglia; e poichè si fu accorto di non aver saputo nascondere la interna sua contentezza, giudicò di non dovere interporre altri indugi; e alle prime insistenti domande della madre, rispose:

— Io le farò vedere la medaglia; giudicherà da sè medesima se è quella stessa.

— Davvero? Dov’è?

— Eccola....

— È questa, è questa! Dio, ti ringrazio! Nanni è mio figliuolo! Ora morirò contenta!... — E baciando con immensa tenerezza la medaglia, non potè dir altro, perchè la troppo forte commozione le tolse i sensi.

Il Priore aveva avuto la cautela di condur seco il medico,il quale a un suo cenno accorse subito ad assistere la Carolina. Il deliquio durò molto, ma senza grave sconcerto della persona. La Carolina tornando in sè, e ritrovandosi sola col Parroco, ebbe agio di sfogarsi in lagrime di suprema dolcezza; e quando il suo assistente la vide abbastanza tranquilla, pensò di poterla lasciar sola, per preparare, come ella stessa ne lo richiese, l’animo di Pippo a ricevere quella notizia.

Il pittore, tutto contento d’aver fatto la sua visita a Nanni e d’aver condotta seco la madre, ad altro più non pensava che alle vedute di paese; e quando incontrò il Parroco mentre appunto ritornava da una gita con le sue carabàttole[221]per disegnare, entrò subito in discorso delle nuove bellezze che aveva scoperto in quei luoghi.

— E ora ch’io sono qui con mia madre, con la certezza della guarigione di Nanni, in mezzo a una famiglia di gente sì buona, in compagnia d’un uomo tanto stimabile quanto lei, signor Priore, che ha avuto la bontà di accordarmi la sua amicizia, mi par d’essere felice; non ho mai goduto tanto in vita mia. Un solo dispiacere mi diminuisce un poco questa contentezza, quando penso che presto ci dovremo separare. Oh! ma spero che non si scorderanno di me; io di loro no certo; e prometto di fare altre visite; e chi sa che anche mia madre?... A proposito! È ancora tornata a riveder Nanni? È sempre in casa?

— Sì, è in casa....

— Che forse quest’aria fine le riesce molesta?...

— Oh! sta benone! Dirò.... ha avuto desiderio di trattenersi meco. Nella vostra assenza abbiamo discorso molto insieme; e ora ho da parlare anche a voi....

— Cospetto! Mi fa una grazia. E poichè me lo dice sorridendo, io mi figuro che si tratti di cose liete.

— Lietissime, caro amico! e cose che riguardano vostra madre, Nanni, e voi molto da vicino....

— Non mi fa celia? dica dunque; subito!... cioè.... scusi.... se le piace: mi ha messo in curiosità...

— Abbiamo fatto una scoperta di molta importanza.

— Sì?

— Vostra madre mi ha messo a parte dei suoi segreti....

— Mia madre ha dei segreti?

— E che l’angustiavano molto!

— Ah! è vero; io l’ho sempre veduta tanto afflitta!... Oh! se lei avesse trovato il verso di consolarla, sarebbe davvero una grande scoperta! un benefizio segnalato! Che si fa celia? povera mamma! io mi sono accorto che la faceva di tutto per celarmi il motivo della sua mestizia; ma dunque, è lecito sapere da che cosa derivi? Ora spero di non esserne cagione io. —

Qui il Parroco allontanando, com’era giusto, ogni ombra di colpa o di negligenza della Carolina, palesò a Pippo ciò che egli non sapeva nè della sua infanzia nè d’un fratello maggiore che la madre non aveva potuto ricuperare; e poi brevemente venne a svelargli la scoperta, quando già era balenata alla immaginazione di Pippo, il quale nello scoppio del giubbilo non sapendo reprimersi, lasciò cadere a terra quanto aveva in mano, e buttò le braccia al collo del Parroco, e sì fattamente lo teneva stretto, che il buon vecchio si sentiva soffocare. Poi gli chiese scusa della troppa confidenza; e subito voleva correre alla madre e a Nanni, ma incerto dove andar prima: ora affrettando i passi verso la prioria, ora verso la casa d’Andrea, quale forsennato, calpestando i disegni, i pennelli, dava calci alla cassetta, a quella stessa malcapitata cassetta, che aveva fatto naufragio al passo del torrente. Il Parroco durò fatica a frenarlo, a persuaderlo che per allora bisognava lasciar quieto il malato e usare circospezione anche con sua madre, narrandogli del lungo patire che aveva fatto prima d’acquistar la certezza del ritrovamento, e del deliquio dal quale era stata presa dipoi.

Ma intanto la Carolina gli aveva veduti avviarsi alla prioria, e dai gesti di Pippo s’era accorta d’ogni cosa. Nonaveva potuto stare alle mosse; era scesa; e mentre il Priore, benchè Pippo si opponesse, lo aiutava, ridendo, a raccogliere le sparpagliate reliquie del suo bagaglio artistico, si affrettava a raggiungerli. Appena ebbero ripreso il cammino se la videro dinanzi; e quivi all’aria aperta un’altra scena di tenerezza tra la madre e il figliuolo, e le poche ma affettuosissime parole che si dissero, erano interrotte da molte lacrime e baci.

Il Parroco, vigilando, considerava quali e quante sono le vie del Signore per riparare con insoliti casi le ingiustizie o le sventure degli uomini. — E così, — diceva egli in cuor suo, — così potesse intravvenire di tutte le disgrazie che ci angustiano sopra la terra!... Oh! ma pur troppo! per la maggior parte non v’è altra speranza di riparo che nel cielo! Ah! rassegnatevi a questo solo conforto, che è pur grande, o infelici che languite separati senza rimedio dai vostri cari, smarriti a piangere, abbandonati a patire in mezzo a quei tanti che sembrano felici, a quei pochi che sono meno sventurati di voi! E deplorate le disgrazie, compatite gli errori, perdonate le colpe che furono cagione di condannare al dolore tutti i giorni della vostra vita! No, non aggiungete ai mali che vi opprimono il tormento dei rancori, degli odj, delle invidie! Il perdono generoso vi mansuefaccia, vi commova, vi esalti fino alla dignità dell’esser vostro; che se voi sapete mantenerla ad onta delle tribolazioni, diviene più augusta e più meritoria, e nessuno potrà conculcarla nè per abbiettezza di vilipendj, nè per forza di pregiudizj, nè per colpevole dimenticanza di chi sarebbe deputato da Dio e dagli uomini a mitigare la vostra disgrazia, e pur si mostra indegno di così sacro e soave ufficio! Piangete, sì, perchè vi sono divietati i più soavi affetti; ma quanti altri la virtù vostra non ne può generare invece di quelli! E la virtù modesta negl’infelici è più bella, più sublime, più veneranda!... Che cosa sono, in faccia a lei, le vane grandigie, le voluttà della gloria, dell’orgoglio, della potenza? —

Chi avesse veduto la Maddalena custodire Nanni nella sua malattia, avrebbe detto davvero che una buona e amorosa assistenza è la migliore di tutte le medicine. Il dolore che l’aveva oppressa quando lo vide ridotto agli estremi, era stato chiaro indizio pe’ suoi genitori che la si fosse da lungo tempo affezionata a lui con quell’ingenuo abbandono dell’innocenza che ama il buono ed il bello, e d’altro non si cura. Poi la riflessione dell’età e l’esempio di ciò che le altre fanciulle oneste e dicono e fanno, dovevano averla naturalmente condotta a celare con gelosa ritenutezza quel sentimento, al giovine per modestia, ai genitori per temenza che non potessero approvarlo. Ma l’affezione fraterna s’era già convertita in amore d’innamorata; e sapesse o no d’essere corrisposta, avesse o no la speranza di divenire sposa di Nanni, il suo cuore ormai era dato, e per sempre, a lui solo. Fortuna dunque che i genitori avessero ragione di tener Nanni in conto di giovine virtuoso, che sapessero vincere il pregiudizio che gli stava contro per la nascita, e avessero conosciuto, anche prima della figliuola, com’egli ne fosse amante segreto, e rispettoso, rassegnato se mai, a non possederla, credendolo cosa impossibile. Ebbero quasi a pentirsi che la fredda prudenza, la quale in simili negozj si suol dire non è mai troppa, gli avesse fatti indugiare soverchiamente a render palese ai due giovani l’animo loro; perchè temerono che se Nanni non avesse potuto scampare dal fiero morbo, la fanciulla se ne sarebbe accorata tanto, da perderne anch’essa la salute e la vita. Ma poichè il pericolo sembrò del tutto svanito, essi medesimi fecero animo alla figliuola, mostrandole che già da lungo tempo conoscevano e non biasimavano i suoi desiderj onestamente occulti, e lasciando a lei principalmente, in tutto ciò che non poteva offendere il suo pudore, la custodia d’una vita che ormai a lei medesima apparteneva. E di questo seppero intanto fare accorto il buon giovine, quando videro che ilgiubbilo di così bella speranza poteva dargli coraggio ed ajutare la sua guarigione. Oh! come allora la pallida faccia di Nanni si ricoperse tutta d’insolita serenità! Che palpiti di non mai più goduta consolazione, quando Andrea, dopo essersi con prudenti domande assicurato della sua inclinazione per la Maddalena, gli ebbe detto addirittura: — Potevi tu dubitare che noi che ti vogliamo bene da tanto tempo come a un figliuolo, perchè tu lo meriti, dovessimo avere difficoltà a farti propriamente della nostra famiglia? Se tu non ti fossi portato sempre bene, t’avrei io tenuto con questa fanciulla per casa? Dunque pensa intanto a guarire, e a suo tempo, questo, possiamo dire, è un negozio fatto. —

Nanni non aveva parole da rispondere, tanta era la sua gioja! E difatti la guarigione già incominciata progrediva sollecitamente. La Maddalena poi, il suo angiolo custode, vegliando al capezzale di colui ch’ella poteva considerare suo fidanzato, aveva ripreso quella vereconda franchezza, che usava con lui nei primi anni che si conobbero da fanciulli; e sulla faccia di Nanni non appariva più la mestizia, nè le sue parole erano rade come prima, nè i suoi sguardi sfuggivano d’incontrarsi con quelli della Maddalena. Fosse anche stata nei loro costumi tutta la rozzezza che si può immaginare nei montanari incolti, l’amor virtuoso educa a gentilezza gli amanti e mirabilmente sublima le loro anime.

Intanto la Carolina, benchè tornando a rivedere il suo Nanni avesse potuto a gran fatica reprimere la subitanea commozione, e fosse venuta in compagnia del Parroco e di Pippo che intavolarono tosto lieti colloqui, si mostrò tuttavia così affettuosa verso l’infermo, ch’ei ne rimase maravigliato, e pensava fra sè stesso: — Che cosa mi farebbe una madre, se questa pietosa donna che appena mi conosce mi dimostra cotanto amore? Ah! è vero; lo fa perchè crede che io le abbia salvato il figliuolo. Felici quei figliuoli che conoscono la loro madre, e che l’hanno così amorosa! — Pippo nascondeva a gran fatica il suo giubbilo con le facezie; e tutti erano più lieti del solito in quella comitiva; nèAndrea e la sua famiglia sapevano ancora quale altra maggior cagione di letizia fosse apparecchiata per tutti.

Così trascorse quel tempo, che il medico e il priore giudicarono necessario perchè Nanni fosse in istato di ricevere senza rischio una nuova e sì straordinaria consolazione. Intanto Andrea aveva dato licenza che si parlasse del matrimonio di Nanni con la Maddalena; e se ne faceva da ognuno quella festa che potete pensare, coi fidanzati e coi genitori.

— Oh, — scappò detto una volta a Pippo, mentre ne parlava con Nanni, — tempo fa involontariamente ti offesi.... Tu m’hai perdonato, non ne parliamo più. Ma io ti preparo un regalo di nozze, che tu non potrai ricusare davvero! —

Nanni arrossiva, ma senza ombra di sdegno. S’era già molto affezionato a Pippo, e gli pareva propriamente un altro, perchè non s’era più arrischiato a prendersi con la Maddalena quelle confidenze le quali altra volta, sebbene non avessero potuto offendere il pudore della fanciulla, nondimeno gli passavano l’anima; e tollerabili certo non erano, nè a lei stessa potevan piacere, nè a Pippo giovavano, facendolo passare per giovine frivolo e ineducato. Che s’egli si fosse imbattuto in montanari meno cauti e garbati, gli sarebbe forse intravvenuto di pagar molto care quelle leziosaggini in luoghi dov’era tanta abbondanza di legna verdi.

Infine il Parroco, rimasto da solo a solo con Nanni, prese a parlare di Pippo e della Carolina, rivelando le loro buone qualità e compiacendosi d’averli conosciuti.

— Sì davvero, che son persone per bene, e io rimango delle garbatezze che mi fanno; io, povero garzone di contadini in montagna....

— Oh! questo poi.... Che cosa vuol dire che tu sia semplice garzone, quando i tuoi portamenti sono da uomo onesto, quando ti rendi utile col lavoro e con l’abilità nella tua arte? Un gran signore che fosse vizioso o stolido, non sarebbe nemmeno da mettersi a paragone con te. L’essenziale consiste nel meritare la stima delle persone di proposito;e tu l’hai meritata, lo vedi? fino al punto che Andrea di semplice garzone che eri ti fa suo genero.

— Davvero che una fortuna così grande io non me l’aspettava!

— Ma è una giusta ricompensa....

— Anche lei, signor Priore, ha troppa bontà per me....

— Oh! non dir questo! Io ti voglio bene, io parlo così perchè sono persuaso che tu lo meriti; e così fanno il pittore e sua madre. Potresti tu dubitare che le loro parole e le loro attenzioni affettuose per te non fossero sincere?

— No certo! Non l’ho mai dubitato. Si figuri!

— E se tu sapessi quante cose la Carolina mi ha detto di te! O lei sì, che ti vuole un bene dell’anima!

— Eh lo vedo! Io non so se una madre potrebbe fare di più col suo figliuolo! — Ed era questa l’idea fissa di Nanni, ch’ei manifestava pur sempre con una certa mestizia, quasi dicesse: Eppure alla mia felicità mancherà sempre dimolto!

— Senti, Nanni, io vorrei che tu potessi avere un’altra consolazione....

— Oh! quale, signor Priore? Crede ella che non sia contento?

— Sì; ma se si trattasse di qualche ricerca per sapere dei tuoi genitori?

— Ah! che cosa dice? magari! Ma perchè volere l’impossibile?...

— Oh! impossibile? Come puoi tu asserirlo?

— Se mi avessero voluto conoscere, non mi avrebbero abbandonato. Per carità, non mi rammenti queste cose!...

— Tu sai che questo abbandono può essere dipeso solamente dalla disgrazia; e che poi, dopo un certo tempo, ancorchè la volontà di ricercare una creatura vi sia, possono darsi tali e tanti ostacoli.... Se questo fosse stato il caso dei tuoi genitori, e che poi una combinazione fortunata, rara sì, pur troppo delle più rare, ma nondimeno possibile.... Insomma, vorresti tu impedirmi di fare delle premure?

— Oh! no, signor Priore! Anzi sarebbe carità....

— E quando si scoprisse che la sola disgrazia fosse stata cagione del tuo abbandono, sapresti tu compatire una madre, che dalla povertà e dalla sola volontà del marito fosse stata costretta a lasciarsi strappare dalle braccia la sua creatura, e che poi l’avesse pianta e desiderata sempre, e cercata con ogni premura, ma invano; finchè una combinazione dopo molti anni?....

— Ah! che cosa mi dice? Ma scusi, perchè affacciarmi queste speranze? Dopo tanto tempo, non posso credere....

— Sai tu perchè? perchè le premure che io ti diceva sono state fatte.... perchè tu non hai più in seno la tua medaglia....

— Oh! è vero. Chi me l’ha presa? E perchè?

— L’ho io; eccola qui; te la rendo; e questa medaglia è indizio dell’intenzione che i tuoi genitori avevano di riprenderti, subito che avessero potuto....

— Ma dunque; la sa già qualche cosa.... E ora.... Oh Dio! potrei figurarmi.... forse...

— Intanto sappi che tua madre vive.

— Ma dov’è? Presto....

— Ti sentiresti tu la forza di sostenere una consolazione così grande?

— Sì!

— Se io potessi condurtela qui ora....

— Oh! andiamo a cercarla.... subito! anderei in capo al mondo.... — E si alzava dalla sedia con la franchezza di giovine robusto.

— Pensa che tu dovresti far coraggio a lei! — aggiungeva il Priore nel trattenerlo.

— Sì; lo farò; non dubiti....

— Or bene; andiamo da tua madre!.... —

E sostenendolo, o piuttosto raffrenando la sua impazienza, lo condusse nella stanza accanto, dov’era la Carolina con Pippo e col medico. La madre gli corse incontro, e si abbracciarono e si baciarono senza poter proferire altre parole che, mio figliuolo! mia madre! Poi le loro lagrime scorsero lungo tempo in silenzio, nell’estasi d’un piacere soprumano.La Carolina ebbe infine bisogno di abbandonarsi sopra una sedia, e l’assistenza del medico non fu inutile; Nanni si resse, andò a gettarsi nelle braccia di Pippo che lo aspettava impaziente, e che dopo averlo stretto al suo seno con tutto l’impeto dell’amore fraterno: «Eccoti,» esclamò additando la madre, «eccoti dunque il regalo di nozze ch’io t’ho promesso.»

Nè meno smaniosi di rallegrarsi di così fausto avvenimento erano, come potete figurarvi, tutti gli altri, in specie la Maddalena, che fu chiamata la prima ad assistere la Carolina. Questa era assisa nel mezzo ai suoi figliuoli, tornata in sè, tenendo strette nelle sue le mani di Nanni; e Pippo al sopraggiungere della fanciulla, subito le cedè il suo posto.

Io non vi starò a dire i nuovi trasporti di giubbilo per tante consolazioni ad un tempo. Quella, che ormai, se ne togliete il Parroco e il Medico rimasti da parte a godere di così tenera vista, poteva considerarsi tutta una famiglia, passò in gran festa la intera giornata. Il parroco e il Medico doverono rimanere con loro fino alla sera, quando la Carolina e Pippo si separarono dagli altri per tornare a inebriarsi nei giorni successivi, di più riposati ma non meno soavi godimenti.

Qui potrei metter fine al racconto con la descrizione delle nozze di Nanni e della Maddalena fatte pochi mesi dipoi, e senza dubbio furono liete e commoventi: ma io voglio lasciare questa cura alla vostra immaginazione, e dirvi piuttosto che la riuscita di quel matrimonio fu ottima; sebbene anche di ciò possiate da voi medesimi agevolmente persuadervi, riflettendo che gli sposi erano bene accoppiati, e che tutta la parentela era composta di persone di garbo.

Dirò nondimeno qualche altra cosa dei fatti loro, senza tema di essere indiscreto, perchè mi pare che confermino la buona opinione che ormai possiamo averne. Nanni, benchè ritrovato avesse una madre cittadina, e un fratello pittore paesista di molto merito, il quale co’ suoi guadagni poteva ormai vivere e mantenere agiatamente la madre, non lasciò peraltro la sua onorata arte d’agricoltore, nè si separò dallafamiglia, che lo aveva con tanto amore raccolto da giovinetto e salvato chi sa da quali pericoli! Bensì divenne agricoltore possidente, perchè sua madre coi cinquecento scudi redati dal merciajo, e Pippo col frutto dei suoi risparmi, comperarono alcune terre in vicinanza di quelle che erano lavorate da Andrea, e posero in assetto una casa ove la Carolina andò a passare lietamente la sua vecchiaja in compagnia del figliuolo ricuperato, di quell’angiolo della sua nuora, e di una bella corona di nipotini, che con grande consolazione si vide crescere attorno. Pippo si godeva i domestici affetti passando spesso dalia città alla campagna, lavorando per tutto, viaggiando, facendo quadri da valente paesista, e rammentando con la maestria nel dipingere, con la viva copia della bella natura, con la scelta sapiente dei luoghi e delle gesta da ritrarre, le glorie e le sventure della patria, e col generoso intendimento di risvegliare magnanimi sensi ed emulazione di egregi e forti fatti, in un’età e in un popolo come ripeteva Nicodemo, che di questi ricordi hanno dovizia e pur sempre tanto bisogno.

Nè la Carolina nè Pippo dimenticarono mai la buona Clarice, che tuttavia sosteneva con lieta e veramente eroica rassegnazione la sua infermità e le tribolazioni crescenti per la vecchiaja, tra le quali a ottantacinque anni, la perdita della vista. Allora sì che le divenne opportuno il soccorso di coloro che migliorando stato, seppero essere riconoscenti verso una donna, la quale sebbene fosse povera gli aveva assistiti e consolati tante volte! Eppure benchè cieca, benchè d’ottantacinque anni, e debole e inferma, io l’ho veduta lavorare al tasto con la tanta pratica che aveva del suo mestiere; io l’ho udita benedire con lagrime di tenera riconoscenza l’ajuto offertole dai suoi pochi amici, attribuendolo tutto alla loro carità e alla mano della Provvidenza, non ai meriti che avesse potuto acquistare con le sue buone azioni verso di essi e di molte altre persone, alle quali era stata utile in varj modi.

Pippo narrò a Nicodemo le felicità di sua madre, le sue e quelle di Nanni. L’afflitto valentuomo le udì volentieri,ne fu commosso, se ne rallegrò con sincero affetto verso di loro; pure non potè fare a meno di dire in segreto; — Ma io non riavrò una sorella, nè potrò vendicarla! Ah! che cosa dico vendicar lei? La mia patria, la mia sventurata patria!

Ma confortati, povero Nicodemo! il dì del riscatto suole a volte spuntare quand’uno men se lo aspetta. Lo preparano, è vero, gli eventi lontani, lo contrastano i tentativi infelici; e molti che hanno perduto nell’esilio la cara patria, nelle carceri la libertà, nelle stragi e nei supplizj la vita, non lo vedranno risplendere; ma anch’esso è pur segnato dalla mano della Provvidenza nei destini e nella vita dei popoli, e verrà, e sarà principio di novella e più felice e più gloriosa età per la nazione che lo aspetta e che ne è fatta degna dal lungo patire. Benedetti coloro che lo sperarono, che lo prepararono, che lo santificarono con le virtù cittadine, con l’eroismo, col martirio! Forse tu sei destinato a vederlo splendere dalla tua povera soffitta, prima che i tuoi occhi moribondi spremano le ultime lagrime sulla perduta sorella, sulla sventurata patria, sulle vittime invendicate. Allora tu scioglierai a parole di giubbilo e di speranza vera le labbra per tanti anni chiuse dal doloroso silenzio; allora non ti pentirai d’averlo una volta interrotto per dare utili e generosi consigli a quel giovine, che ti mostrava di non averli ascoltati invano. E tu, o madre popolana, che hai patito e pianto per sì lunghe sventure, non aver paura per la salvezza dei figliuoli ricuperati nella vecchiaja. Il giorno del riscatto spunterà sereno per la loro patria; la forza del vero otterrà alfine una vittoria tutta pacifica; e se al valor cittadino non bastasse di risorgere per trionfare, rammentati che con quel valore sta il diritto dei popoli, e che la vita spesa per la patria non è perdita, ma acquisto di gloria immacolata, fruttuosa, immortale. Anche la patria aveva smarrito, come te, i suoi figliuoli, e giaceva derelitta co’ suoi figliuoli infelici, dimentichi di lei, e il suo dolore non aveva confini! Ma quando anch’essa udì le note voci, rivide gli amati sembianti, e scòrse balenare un raggio di speranza chei suoi figliuoli tornassero a lei per salvarla, per sostenerla, sorrise allora di celeste giubbilo, si sentì rigenerata nei valorosi, e non le dolse che con una mano stringessero l’ulivo, con l’altra il ferro per compiere e assicurare la sua salvezza. Narra pur le tue gioje alle altre madri popolane che ti somigliano, mostra loro i tesori che rinvenisti, godi dei godimenti della tua nuora, delle speranze dei tuoi nipoti; ma non essere avara del tuo sangue alla patria comune quand’essa lo chiedesse per la comune salute. I piaceri domestici sono grandi, ineffabili; prima di essi vi sono i doveri dei cittadini; ma in mezzo alle tribolazioni della moltitudine derelitta perderebbero ogni dolcezza se li amareggiasse il rimorso di non aver nulla operato a sollievo dei fratelli infelici.


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