Chapter 10

(2º)

(2º)

Rientrando dopo tante ore passate in mezzo al frastuono della festa, sento nel silenzio profondo di questa camera i palpiti frequenti del cuore, il sangue che scorre nelle arterie, tutto il congegno, il meccanismo della vita.

Nello stesso tempo mi vibra ancora nelle orecchie il ritmo insistente della musica, ed ho negli occhi tante immagini, in varia situazione, in momenti diversi, d’una sola persona, circonfusa dall’atmosfera calda della gran sala piena di raggi e di riflessi.

Provo un sentimento d’oppressione, d’ebbrezza al cervello,... lo direi un magnetismo indefinibile e snervante.

Sono triste ed affaticato, e penso che se finora ai balli mi ero in realtà raramente divertito, stanotte ho proprio sofferto.

Mi struggevo di vederla,... poi quando m’apparve tanto bella, là nel cerchio delle signore, avrei voluto non vi fosse venuta.

Tutti quegli uomini, ritti in piedi dietro le dame, col cappello sotto al braccio, lo spadino al fianco, tanti bruchi in un’assemblea di farfalle,.. mi pareva guardassero tutti lei,... parlassero tutti di lei, che colla sua veste color ortensia, i capelli alla greca e la croce alla Jeannette sul petto, era la più bella.

La più semplicemente abbigliata, ma la più singolarmente bella! Non saprei, come esprimermi, ma mi pare che quella forza occulta e misteriosa dell’anima che imprime alle forme, ai movimenti del corpo, un carattere speciale, che plasma e colorisce tutto quello che entra nel circolo della nostra vita, debba agire, appiccicarsi anche alle cose materiali, come il profumo all’ampolla che lo contiene; le vesti per conseguenza devono, più d’ogni altra cosa, subirne l’impronta ediventare come lo specchio dell’indole, dello spirito, delle abitudini di chi le porta.

Invece no, l’abbigliamento d’Elena è stranamente e meravigliosamente impersonale.

In questi tempi nei quali una donna non può far un passo senza rivelar tutte le grazie della sua persona, la sua bellezza basta a se stessa. Ella respinge ogni inutile ornamento, veste colla massima semplicità, tantochè il suo vestire si direbbe dover essere quello delle donne di tutti i tempi, di tutti i paesi, il vestimento femminino, logico ed umano per eccellenza, in armonia con tutte le bellezze dell’arte statuaria.

Copiata così da un artista non ne risulterebbe un ritratto, ma la creazione d’un tipo.

Nelle altre dame invece, che sfarzo di vesti di seta, di raso, di mussolina, guernite di nastri smaglianti, che busti a colori vivacissimi, largamente aperti sul petto, orlati di merletti, passamani, piuma di cigno!

Che profusione di larghe cinture a striscioline d’oro, a laminette d’argento!

Che esuberanza di fermagli e spilloni d’oro,d’orecchini in brillanti, di braccialetti, di pettini, d’ornamenti ricchissimi!

Non ricordo d’aver assistito ad altro ballo in cui lo spettacolo fosse più completo, così meraviglioso, così affascinante.

Tutta quella luce che pioveva sulle capigliature bionde, brune, nerissime, disposte alla greca, alla Cornelia, all’olandese... tutte quelle testine che s’inchinavano le une verso le altre, che scattavano a destra e a sinistra con parole pronunziate sottovoce, con sussulti leggerissimi di riso... tutte quelle spalle che ondeggiavano, quelle braccia tonde, quelle piccole mani continuamente occupate a battere una piega gualcita, a fissare una ciocca ribelle, a ristabilire un fermaglio spostato, un pettine di traverso...

E tutti quei piedini in giro come una ghirlanda di fiori sul pavimento lucidissimo e pieno di riflessi, quella varietà di scarpine rosee, bianche, dorate, ricamate, brillantissime, allacciate con nastri, serrate con fibbie, legate alle gambe con cordoncini come i coturni delle statue antiche...

Speravo d’avvicinarmi ad Elena subito dopo l’arrivo del Principe[7], ed appena egli avesse aperto il ballo.

Egli entrò alle nove come al solito... e non parlai ad Elena che dopo le due.

Quanto lavoro, quanta fatica per arrivare fino a lei! E come sono noiosi gli amici in certe circostanze!

Ferdinando Balbo, e Luigi Ornato, che volevano persuadermi ad entrar nell’Accademia Letteraria dei Concordi[8]mi avrebbero chiamato l’Indorato!.. Li ringraziai di cuore.

E MmeConstant, che mi fermò per annunziarmi l’arrivo da Parigi d’un gruppo in cotto di porcellana:Une Patrouille d’amours... mitrattenne per descrivermelo,.. a me, secondo lei tanto intelligente di cose d’arte e mi aspetta per farmelo ammirare domani, dalle tre alle cinque a casa sua!

Domani, cioè oggi, dalle tre alle cinque farò invece di vedere Elena alla passeggiata.

Le giunsi vicino, proprio mentre entrava a far parte d’una contraddanza.

Poi il ballerino la lasciò alla parte opposta del salone e bisognava ricominciare a scivolar tra i gruppi, prima una spalla e poi l’altra, pianamente, con garbo;.. mentre avrei voluto rovesciarli tutti o saltarli a piè pari!

Poi venne lagavotte, lamonferrina... persino l’anticapérigourdine, dei tempi di mia nonna, le hanno fatto ballare stanotte! Però tanto mi aiutai, che anche la fortuna, mi aiutò!

M’ingegnai di essere vicino alla porta d’uno dei saloni quadrati quando s’aprì per la cena, e potei entrar subito dietro lei e trovarmi in piedi dietro la sedia.

Quando l’ebbi davanti, e sentii la fragranza sottile dei suoi capelli, scorsi l’orecchio piccino, roseo, delicato, le spalle non magre,non opulenti, bellissime, le braccia bianche, tonde, nascenti nella trasparenza finissimadelle trine,... provai come una vertigine, avrei voluto posar le labbra sulla nuca bianchissima e... morire.

Come la sentivano bella anche le signore vicine come la esaminavano, sott’occhio!

Teneva lo sguardo fisso sulla tavola, pareva abbagliata da tutto quel scintillar di cristalli, di vasi d’argento.... e ne era forse col pensiero molto lontana.

Non avrei osato parlarle per certo, se non l’avessi veduta allungar lentamente la mano verso la gran coppa delle fragole e portar alle labbra così rosse, un frutto rossissimo.

Sentii un ricordo sbocciar come un profumo nel cervello, un’ondata calda di sangue avvolgermi il cuore.

Mi rividi solo con lei nei boschi di Costaombrata, ambedue fanciulli.

Eravamo arrampicati sul fianco della collina, un usignuolo cantava, ed Elena voleva vederlo ad ogni costo:... non ne aveva veduti mai degli usignuoli; erano piccoli augellini, non è vero?... color di rosa? azzurri? gialli forse come i canarini?

Si sentivano diminuire le voci dei nostri parenti che camminavano nella valle e si saliva pian piano, i piedi nell’erba, passando leggieri tra le fronde; ma ad un punto ecco un tappeto di foglioline compatte, tutto smaltato di globetti rossi.

Non si pensò più all’usignuolo... ella cominciò a spigolare... io cercavo le più mature, le più rosse,... e godevo tanto nel vederle sparir tra i bianchi dentini!

Se n’erano mangiate delle fragole quel giorno!

Ho cercata la frase un’eternità, poi mi sono chinato e le ho detto: Non erano così belle, signora, le fragole di Costaombrata?

E lei con voce ferma, tranquilla, senza voltar il capo: No, non così belle,... ma avevano maggior profumo.

Dunque anche lei si ricordava!... Che gioia, intensa, squisita, trepidante,.. un istante che fu un secolo di voluttà.

Poi volevo proseguire, dire tante cose: Sapete ancora il mio nome? Vi ricordate la nostra buona amicizia? Devo star lontano ovicino? Siete per me ritrovata o perduta per sempre? E non potevo parlare,... il cuore martellava, guardavo l’orecchio di lei che si era fatto più roseo, il seno sollevato da un palpitare forte e frequente.

Poi apparve tra la folla un abito color pulce... un bavero violetto, due occhi grigi, freddi, penetranti.

Quando penso che ora ella è moglie di colui, un rivale legittimo, munito d’ogni diritto e d’ogni autorità... e se mi accadesse d’amarla, una gelosia di tutti i giorni, di tutte le ore, di tutti i minuti...


Back to IndexNext