Chapter 11

(3º)

(3º)

Ecco, questo foglio vorrei porlo sotto i suoi occhi, se per un miracolo potessi farlo pervenire nelle sue mani.

Ero ben persuaso che le grandi felicità sono procurate dall’amore, e lo cercavo in tutte le avventure possibili, ma ero scettico, volevo le prove autentiche della sensazione;... ridevo dell’amor puro, dell’amor platonico.

Ora più nulla cangierà l’idea che ha colpito l’anima: fortunata o sventurata questa passione che aumenta ad ogni ora, che mi domina, riempirà tutto il mio avvenire.

Ilo voluto nei giorni addietro ancora, rigettarmi nella vita... ho trovato ogni piacere svanito; da quel lato l’orizzonte è chiuso.

Poi ho voluto analizzare le nuove sensazioni, ho spiato me stesso, frugato a fondonel cuore, esasperato di non trovarmi più quello di prima. Ho combattuto, mi sono avvinghiato colla passione invadente, cercando vincerla, tenerla palpitante sotto al ginocchio, dominarla e non venirne dominato... ma i miei nervi sono rimasti scossi e vibranti, il cervello si è infiammato, ogni sensibilità esacerbata, ed ecco a furia arrivar le insonnie, le inquietudini allucinate e bizzarre, i capricci morbosi, le pazze energie, le prostrazioni snervate, le mille sofferenze indefinibili.

Ella vede la mia vita di tutti i giorni... al mattino quando passeggio in Piazza Imperiale, quando li seguo alla lontana nella via Nuova, quando mi fermo sull’angolo di via Santa Teresa ad aspettare che abbiano presa la loro tazza di cioccolatte nella bottega d’Imoda Dalmazzo; sa, ne son certo, che ritorno dietro loro, mentre il marito l’accompagna all’albergo. Non mi vede mancar mai al dopo pranzo, alla passeggiata sotto gli Olmi della Cittadella, al viale dei Platani, al giardino Imperiale. Alla sera al teatro Carignano, al Sutera o al D’Angennes!

Ma ella non può indovinare la febbre incessante del cuore, questo intenerimento ostinato che mi rende impossibile ogni occupazione.

Ella non può sapere che ho perduta ogni speranza di vivere tranquillo oramai, che passo i giorni coll’orecchio e l’occhio all’erta, che vorrei sapere, vedere, scoprir tante cose... Non sa come le mie notti scorrano agitate, nel dubbio, nell’inquietudine, occupato continuamente a rendermi miserabile, ed a persuadermi d’esser tale.

La seguo umile, triste, rassegnato da tanti giorni, ed in tutto questo tempo, mi parve d’essere stato due o tre volte da lei salutato con un sorriso impercettibile... Se è un’illusione, il Cielo me la conservi!

L’altra sera a teatro la vidi contrarre le ciglia, forse m’era spinto troppo avanti per vederla. Mi sentivo morir dalla smania e volevo trovarne lo sguardo.

Eppure darei la vita piuttostochè venirle a fastidio.

A certe ore mi pare d’avere un istrumentodi tortura nel cervello... Se potessi riposare, di tanto in tanto e cessar di pensare!

Elena è con me dovunque io vada. Le parlo a lungo, combinando col pensiero mille incidenti, mille incontri, e lavoro... lavoro continuamente a fabbricar chimere, che alimento, accarezzo; che poi di scatto si rivoltano e mi straziano l’anima con unghie di ferro.


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