Chapter 12

(4º)

(4º)

Sono due giorni che non la vedo.

Così volessero precipitare queste poche ore che mi separano dall’alba!

Fu il demonio che mi fece entrar da Dufour l’altra sera, che mi suggerì d’immischiarmi nella questione insorta fra quei capi scarichi che cenavano vicino alla mia tavola.

Ma nello stato d’animo in cui sono, compiango tutti coloro che amano e che soffrono... E il povero Giorgio soffriva davvero ai motteggi dei compagni sul suo amore per la contessa.

Detesto tutti coloro che scherzano sui sentimenti altrui, quando questi siano serii e sinceri. Pochi individui singolarmente privilegiati o profondamente imbecilli, possono vantarsi di non aver attraversate mai certe crisi.

Quel rosso dal mal pelo, maresciallo d’alloggio della guardia del Principe, appartiene certo alla categoria degli imbecilli malvagi... fu lui che con pessimi scherzi avvelenò la questione.

Sentivo una gran smania di gettargli il mio piatto in faccia, ancorchè la cosa non mi riguardasse,.... mi sarebbe toccata così la prima parte nella tragedia, invece m’ebbi solo la seconda. Intanto ho provato ancora una volta l’atroce emozione di veder un uomo che respira, pensa, agisce nella pienezza delle facoltà fisiche e morali e che può fra un momento non essere più che un cadavere.

La ferita di Giorgio non è grave.... ma non potevo abbandonarlo nelle mani dei suoi che avevano perduta affatto la testa; più ci penso, più sento d’aver agito bene continuandogli la mia assistenza anche nella notte...

Stamane, quando lasciato il letto del ferito, invece di ritrarmi a casa, corsi alla Place Impériale, proprio mi pareva di ritornare da un lungo viaggio.

Era ancor così presto. Ma a casa, già, non sarei rimasto.

Non sapevo che il sole che si alzava lassù sopra le colline, mi riportava ancora una brutta giornata.

Per due lunghe ore, ho spinto il tempo innanzi, come se avessi potuto fargli violenza. L’ho rotto, sminuzzato in piccoli periodi, analizzato per farlo riuscire più breve; così ho passeggiato or lentamente, or concitato, ho letto i bandi, gli avvisi, appiccicati sui canti, ascoltato i discorsi di chi passava, studiato il cielo polveroso, le montagne violacee, annebbiate, le pozzanghere lasciate dal temporale di ieri che seccavano al sole, osservate le rondini attorno al castello, luccicanti sotto i raggi, il loro numero che pareva duplicato dalle ombre guizzanti sulle muraglie...

Poi i loro trilli festosi m’infastidirono.

Sentii arrivare quel tedio che dà sensazione come d’un peso che poggia sulla nuca e preme ed opprime.

Poi l’inquietudine mi morse al cuore edandai rapidamente all’angolo della piccola via.

Le finestre da loro occupate nell’albergo erano spalancate, vuote, guardavano come occhi morti...

Erano già usciti dunque?

Mi allontanai per via Nuova, girai nella via Santa Teresa, tornai sui miei passi, ripassai sotto le finestre...

Stassera, alla passeggiata l’aria era tepida, impregnata dell’odore del fieno tagliato di fresco ed ammucchiato nei prati vicini. Una sera stupenda per andare in giro sotto gli alberi.

Perchè dunque non è venuta? Eppure l’ho cercata tanto fra la gente a piedi,... ho visto sfilar tutte le carrozze... finchè migliaia di punti luminosi mi danzarono davanti agli occhi e mi offuscarono la vista. Eppoi il cuore che legge, sente, indovina, mi gridò tutto il giorno nei suoi battiti furiosi che mi rimbalzavano nelle orecchie, che ella non c’era, non c’era, non c’era... ch’era inutile cercarla.

Così volessero precipitare queste ore ed appena sarà giorno mi presenterò senz’altro all’albergo.


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