(6º)
(6º)
Eccomi presso al nido in cui ella è nascosta. Eccomi a due miglia, nel villaggio più vicino a quello abitato da lei... sotto il medesimo cielo... nel medesimo ambiente, s’ella si affaccia in questo momento alla finestra, deve vedere, come la vedo io, quella nuvola d’oro così bizzarramente rotta, travagliata dal vento....... Durante il temporale di ieri sera, quando rimbombò quel terribile scoppio di tuono, pensai che anche lei doveva averlo udito. L’aria mi pare piena di profumi soavi e delicati; mi sorprendo di tanto in tanto ad aspirarla avidamente cogli occhi socchiusi, come se avesse lambite le labbra di Elena.
Fanciullaggini coteste, che mi fanno così bene!...
Dovendo star nascosto di giorno, non potendo fissare il pensiero sui libri, scriverò.
Non ricordo come mi sia venuta l’idea di scrivere... non mi raccapezzo con che scopo; comunque sia, e stata un’idea buona che mi aiuterà a far passare i giorni, ed attendere con calma le sere, e sopratutto gioverà forse a calmar la fantasia irritata del pensar sempre ad una cosa sola.
Stassera poi mi avvicinerò arditamente a lei, quanto mi sarà possibile.
Oggi ho percorso la strada che da Polonghera mette a Murello, per impararla bene.
La strada è orribile, stretta, tortuosa, pienadi rigagnoli, di pozzanghere, corre per lunghi tratti fra i boschi che sorgono sulle rive della Varaita.
Fin dove può spingersi lo sguardo, il terreno è paludoso, pieno di melma, di giunchi alti e flessuosi, di cannuccie sottili a foglie taglienti, di alte erbe acquatiche affilate come lame di Toledo; ne spuntano fuori i tronchi gibbosi e contorti dei salici dalle grandi chiome grigie e scapigliate: un paradiso per le rane, le gallinelle, le anitre, i beccaccini.
Nei tratti ombrosi della strada il fango è perenne come la neve sulle alte cime.