Chapter 16

(8º)

(8º)

Stassera ho dovuto tornare indietro... a quest’ora sarei nel giardino, ne vedrei l’ombra sulle tende bianche della finestra e ne udrei forse come ieri sera, per un momento, la voce; se stassera mi fossi abbandonato al primo slancio mi sarei senza dubbio perduto.

Or dunque Miniuti s’allontana ogni tanto dalla sua villa?

Vedendo due lumi brillare nell’oscurità della strada, apparire e sparire fra gli alberi, indovinai ch’era la sua vettura.

Tornava, ne son certo, da Torino, come la prima volta che l’ho incontrato in Piazza Napoleone.

Saltai nel campo per non essere scoperto, e lo vidi passare, col domestico a cassetta, che guidava.

Non lo vedo mai senza emozione, provo nel guardarlo come un piacer pungente, un brivido furioso che mi serpeggia nelle vene, due sentimenti opposti che si intrecciano, si accavallano nei labirinti del cuore: egli mi interessa perchè le vive vicino, perchè la vede, le parla, è compreso nel circolo della sua vita... e nello stesso tempo...

Ritornato alla strada, seguivo coll’occhio l’andatura a sbalzi di quel legno, che s’inchinava or sull’uno or sull’altro fianco, sprofondando nelle rotaie fangose. E sparita poi ad un punto la luna nelle masse opache dei nuvoloni, non discernevo più che i lumi agitati, tremolanti, lontani,... li accompagnavo coll’anima, sapendo dove si sarebbero fermati... uno sciame d’idee strane mi volteggiava pel cervello...

Di scatto li vidi dar un balzo improvviso; l’uno sparir verso terra, l’altro sollevato in alto, immobile, illuminar di sotto in su le fronde vicine. Udii tosto alcune parole tronche di lamento, d’imprecazione, poi una voce elevarsi alta e chieder soccorso.

La vettura era ribaltata. (Che io abbia per Miniuti il malocchio?). Mi lanciai a quella volta con ottime intenzioni, poi m’arrestai... Perdio!... Come avrei giustificato la mia presenza a quell’ora, su quella strada? Eppure mi sapeva male lasciar così due cristiani a guazzar come tinche nel pantano, mi pareva sentirli divincolare e far forza per uscir di sotto al legno.

Mentre esitavo tuttavia, udii rispondere dalla cascina a destra, nei campi, poi vidi dei lumi che si agitavano ed alcuni contadini uscir correndo sulla strada, con sbarre e con funi.

Mi avvicinai quanto fu possibile senza essere scoperto. Volevo almeno sapere se Miniuti s’era o no rotto il collo.

La vettura, non troppo fracassata, fu presto rimessa sulla strada. Miniuti ed il servo alla luce delle lanterne, luccicavano, il tuffo l’avevano fatto senza dubbio nell’acqua del fossato, ma parevano goder l’uso completo e libero delle loro membra.

Il servo era già a cassetta, i contadini siallontanavano, quando lo vidi frugar sotto i cuscini, richiamarli indietro e cercar a lungo con loro tra le ruote, in terra, nel fossato.

Che cosa può aver egli perduto d’importante?


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