(9º)
(9º)
Guardavo il sole che scendeva verso i monti lento, troppo lento, — avrei voluto all’opposto di Giosuè, affrettarne il tramonto. — L’oste bussò alla mia porta e mi annunziò che c’era chi voleva parlare col signor ingegnere (non so perchè mi si chiami così). Rimasi molto perplesso e sconcertato... non sapevo chi potesse cercar di me... Entrò un villanello esile, pallido... età: dodici, come diciotto anni, sucido, seminudo.
Un cane fulvo, dal muso di volpe come il padrone, entrò con lui e si mise a fiutar dappertutto.
— Ebbene che cosa vuoi?
Si guardò intorno, chiuse l’uscio, cercò in seno e tirò fuori una pistola lorda di fango e me la porse.
È montata in argento cesellato, calcio lavorato a squame molto ripiegato, fabbrica francese. È un’arma fina, di prezzo, eccellente senza dubbio, e deve avere una compagna.
— Dove l’hai tolta? — gli domandai subito.
— L’ho trovata, non tolta... — rispose il monello, e prese subito un tono piagnucoloso — trovata, proprio trovata andando al pascolo.
— Così, si trovano delle pistole da queste parti, andando al pascolo?
— Non sempre, nossignore, anzi mai, ma questa che è qui l’ho proprio raccolta colle mie mani. Ero giù da quella parte di là, a Robella alta, in faccia alla cascina e mentre le bestie mangiavano, cercavo i gamberi nel rio, sotto le pietre... poi sono entrato sotto al ponte che è in traverso alla strada... Era scuro, scuro,... ho pensato di levar via un asse già smosso per aver luce lì sotto, ed ho visto la pistola. E tutto questo poi vero, come è vero che c’è la Madonna.
— E perchè non l’hai restituita subito a chi l’ha perduta?
— So io chi l’abbia perduta?
— Perchè non hai fatte ricerche, prese informazioni, in questo e nei villaggi vicini? a Murello per esempio?
— Non vado a Murello... Hanno fatto le sassate domenica con noi di Polonghera... e adesso stiamo tutti all’erta,... loro come noi, se qualcuno passa il fosso di Robella, che è il confine, badi alle fionde! Lei che è ricco, èbuonoa comprarla lei la mia pistola, lei se ne intende, sa quanto vale... Ed aspettava, girando tra le mani il berretto e lanciando di sottocchio, sguardi cupidissimi sulla borsa che io avevo estratta.
Ghermì la moneta, la chiuse nel pugno, salutò con un rapido cenno del capo, e sparì volando giù per la scala.
Avendogli data una moneta d’oro, temeva forse mi fossi sbagliato.
Cominciai, rimasto solo, a nettar la canna della pistola dalle chiazze rosse di ruggine che l’appannavano, poi con la pelle d’unguanto presi a fregar gli ornamenti d’argento offuscati dall’umidità.
Sulla piastrella del calcio, sono incise due iniziali intrecciate, unaJed unM...: Jacques Miniuti;.... ho nelle mani l’oggetto da lui perduto ieri sera.