Seppi di poi che un carrettiere, alla luce livida dell’alba, mi vide steso in traverso alla strada. Costui mi portò ad una cascina, e corse in tutta fretta a cercar un vecchio chirurgo militare ritirato a Racconigi, molto abile nel curare le ferite prodotte dal piombo. Egli estrasse la palla che m’era scivolata sotto le carni del petto senza penetrar nella cavità, e dopo due mesi entrato in convalescenza, camminavo, parlavo, ma ero come un uomo che si sveglia da un lungo sonno, e stenta credere alla realtà degli oggetti che gli cadono sott’occhio.
Seppi di poi che un carrettiere, alla luce livida dell’alba, mi vide steso in traverso alla strada. Costui mi portò ad una cascina, e corse in tutta fretta a cercar un vecchio chirurgo militare ritirato a Racconigi, molto abile nel curare le ferite prodotte dal piombo. Egli estrasse la palla che m’era scivolata sotto le carni del petto senza penetrar nella cavità, e dopo due mesi entrato in convalescenza, camminavo, parlavo, ma ero come un uomo che si sveglia da un lungo sonno, e stenta credere alla realtà degli oggetti che gli cadono sott’occhio.
Poco si parlò a quei giorni dell’avvenimento, nessuno lo conobbe nei suoi particolari veri ed esatti; — il Journal de Turin et de la 27meDivision de l’Empire français, gazzetta ufficiale del Piemonte, non ne fece pur parola, — altri giornali parlarono d’un attacco di briganti, nel circondario di Savigliano, e aggiunsero che, sebbene il famosoMayno, sedicente imperatore delle Alpi e re di Marengo, fosse stato ucciso fin dal 12 aprile 1806, e la sua banda distrutta, certi dipartimenti erano tuttavia infestati; insistevano perciò sulla necessità delle ricerche, l’aumento delle taglie, ecc.
Ma in breve più nessuno s’occupò di quel fatto, le emozioni politiche ed avvenimenti di terribile e capitale importanza assorbivano in quei giorni l’attenzione del publico.
Il sangue altrove scorreva a flutti.
Tornai a Torino, ma l’animo non mi resse di restarvi; vagai nelle città vicine senza scopo, finchè un giorno trovandomi ad Ivrea, presi d’un tratto una vettura di posta per Aosta, traversai il San Bernardo, discesi a Martigny, e per Ginevra e Bourg andai a Parigi.
Un mese dopo il mio arrivo presi servizio; speravo trovar potente distrazione nel terribile avvicendarsi degli avvenimenti, o eterno riposo nello spaventevole spreco di umane esistenze di quegli anni.
Fui ferito in Ispagna e guarii: in Russiaove andai sottotenente in un reggimento di cacciatori a cavallo del corpo di Oudinot, lasciai due dita sulle nevi, e ritornai in Piemonte coi capelli che ne avevano preso il candore.
Un giorno questa casa, la cui soglia avevo già varcata una volta,... divenne la mia.
Vi abitai sempre ed ho disposto di chiudervi gli occhi.
Nelle sue mura ancora per molti anni rapide apparizioni mi turbarono l’animo, gettandomi agli occhi una forma, alle labbra un nome, nel cuore un bisogno sconfinato, una smania terribile di riveder Elena, di amarla ancora.
Per molto tempo cercai la notte, l’ombra, il silenzio, i sentieri, i luoghi solitarii, serrandomiai muri, alle siepi, come un ladro, un mendicante.
Poi la calma della campagna cangiò i rimpianti in una melanconia dolce e tranquilla, gli anni si aggiunsero agli anni; contrassi un debito di riconoscenza verso un’angelica creatura che mi curò in una malattia che doveva uccidermi, debito che mi fu dolce soddisfare, consacrai la mia vita a chi l’aveva salvata, e ringrazio Iddio della felicità che mi accordò in seguito.
Ora non ho più nulla a domandare alla vita; essa non è più davanti, ma dietro di me; nessuna illusione mi nasconde la realtà, lasciandomi apparire ancora orizzonti lontani... il termine è vicino, posso contare i giorni che mi rimangono, un po’ di terra sul capo,et en voila pour jamais.
Miniuti non l’ho rivisto più mai, d’Elena non ho forza scriver più.
Avrei potuto bruciar quei fogli e sperdere fino l’ultimo atomo delle loro ceneri, ma non avrei potuto annientare che struggendo il cervello, il rimpianto angoscioso, il rimorsod’essere stato la causa diretta della fine atrocissima di una persona per la quale avrei data la vita senza esitare.
Poichè tutto è lontano, tutto sparisce nel passato irrevocabile, sparirà con me anche quest’ultimo spaventoso ricordo...