Si finiva di cenare; Mario accendeva il sigaro alla fiamma della candela.
Si finiva di cenare; Mario accendeva il sigaro alla fiamma della candela.
Fu urtato all’uscio.
— Avanti!
Entrò il vecchio Rocco, l’affittaiuolo, l’uomo di confidenza, il Griso di Mario che veniva a prendere gli ordini pel domani.
Aveva fama in paese e nei dintorni di cacciatore abilissimo ed ardentissimo, si narravano di lui colpi straordinarii, si diceva dormisse, durante la stagione della caccia, col carniere e col fucile ad armacollo.
Alto, magro, come disseccato dai continui sudori, Rocco aveva il viso tutto grinze a forza di stare al sole, il naso da Calmucco, la bocca come un gran taglio, — coi suoiocchi piccoli, grifagni, dotati di gran potenza scorgeva un lepre appiattato nel solco ad una distanza veramente straordinaria. Se poi è vero che gli animali vestono il colore del luogo in cui sogliono dimorare, egli era tutto color di terra, fuorchè il bavero della giubba, di velluto verde, che pareva fatto col muschio dei boschi.
— Buona sera, signor Mario e la compagnia.
— Buona sera Rocco, — e così la salute c’è? — e Mario gli colmò un bicchiere di vino.
— Grazie, alla sua, e vuotatolo si passò la mano sul muso, e scosse subito melanconicamente il capo prevedendo la domanda di Mario.
— Come stiamo a selvaggina?
— Oh santo Dio! poco bene, — male anzi..... si va perdendo la razza di tutto...
Se il Governo non piglia le misure, se la seguita ad andar così, fra un paio d’anni quando si vorrà tirare una schioppettata, la sarà per le cavallette, le lumache o gli scarafaggi.
— Potevi scrivere, e non si veniva.
— Eh! via, hanno fatto bene a venire, dico per dire, un giro si può sempre fare con profitto; vi sono qua e là nel territorio, dei campi freschi, nei quali le quaglie non possono mancare... poi lascino fare a me che ho sempre in serbo qualche novità, oggi neigrani turchi, domani nella macchia, saranno pernici, saranno fagiani... Gli altri in paese non trovano perchè non san cercare. Infine se ce ne sarà per gli altri, ce ne sarà anche per noi.
Poi entrò a discutere con Mario, se ci tornava di più fare il giro di qua o di là dal fiume, per arrivar prima dei cacciatori di questo o di quel villaggio ecc., e durante quella pioggia di frasi caratteristiche, di vocaboli cinegetici, di nomi barbari di regioni note a me quanto l’interno dell’Africa, mi addormentai senz’altro.
Mario mi svegliò che erano le dieci:
— Vedo che la tua conversazione con noi langue. Se invece di dormir male sul tavolo, preferisci dormir bene nel letto, puoi quando tu voglia, salir in camera..... Io esco in paese con Rocco, così, per sentir dove vanno gli altri domani.
— Ti sono proprio riconoscente.
— Bisognerà uscir per tempo, sai, essere i primi in campagna se è possibile. Però mi rincresce vederti così assonnato, speravofarti ancora gustare una piccola sorpresa storica, archeologica.
— Ti ringrazio di cuore. Rimettiamola a domani, anzi a doman l’altro.
— No, no, ne godrai ugualmente stassera, ma non avrai la sensazione così netta. Pensa che t’ho fatto apparecchiare la camera gialla, nella quale nessuno ha più dormito dal... dal... ora ti faccio il conto...
Lo guardai subito di traverso.
— Senti, gli dissi, se per caso si tratta della solita camera gialla, rossa, verde o pavonazza, nella quale nessuno vuol dormire, credo bene di prevenirti che quando non dormo di notte, ho inesorabilmente mal di capo al domani; perciò avrai tutta la mia riconoscenza se ti vorrai risparmiare il disagio d’alzarti a mezzanotte più o meno precisa, e venir avvolto in un lenzuolo bianco di bucato, a far lo spettro, a scuoter le catene del pozzo, a cacciar urli, empir la camera col fumo di colofonia, che puzza, e malsano e sciuperebbe i tuoi mobili... siamo intesi. Mettimi a dormir dove vuoi, ma non seccarmi.
Mario scosse le spalle, inarcò le ciglia, accese un lume, s’avviò precedendomi su per la scala, e giunto alla camera gialla sollevò alto il candelliere acciocchè potessi in un sol colpo d’occhio abbracciarne l’insieme.
— Vedi!... è o non è interessante anche senza spettri la camera gialla? — Guarda, osserva, esamina, — dormi tranquillo, come farò anch’io, e fa d’essere in piedi piuttosto prima che dopo le tre.