ATTO PRIMOSalone elegantissimo. La porta comune a sinistra. A destra porta che mette in un salotto donde arrivano fino in scena le voci di più uomini che parlano allegramente con grossi scoppi di risa.SCENA I.Elena, Elvira, Gemma, Masina, Filippo.ELENAFilippo.FILIPPOEccomi.ELENAChiudete quell'uscio e servite il caffè.FILIPPOSubito. (fa per chiudere).ELVIRANo, che fate? Almeno si sente quello che dicono. Gli uomini sono così divertenti dopo pranzo.MASINAPerchè non vai di là addirittura?ELVIRASe ci fossi io cambierebbero discorso.ELENAChe peccato!GEMMAO se non lo cambiassero saresti costretta ad arrossire, mentre qui fra donne....FILIPPOBrava, ed io?GEMMACome, voi?FILIPPOAvete detto qui fra donne. E io cosa sono?GEMMAE oramai voi non contate più.FILIPPOChe ingratitudine! E poi si lagnano se gli uomini le lasciano in disparte.ELENANon ci lasciano, ce ne stiamo.FILIPPOColl'uscio aperto.GEMMAE chi ascolta?FILIPPOLe donne hanno sempre un orecchio teso ai discorsi lontani.ELENAQuando i vicini non interessano.FILIPPOSe è una malignità, non fa colpo; non m'avrò mai per male di cose dette da una donna.ELENANeanche se vi dicessi che siete un impertinente?FILIPPODi questo mi glorierei. (la serve di caffè).ELENASì, badate a versarmelo adosso.FILIPPOMarchesa, siete più nervosa del solito.ELVIRAÈ vero, lo tratti male.GEMMAGli parli così asciutto.ELENALa... Filippo. (gli porge la mano).FILIPPO (baciandola)Mi piacciono i vostri nervi. Sono gli incerti del mio mestiere.ELENALo sentite? Mestiere! Con noi esercita il suo mestiere.FILIPPOCome devo dire? Arte? L'arte vuole una vocazione e non ne ho nessuna; non sono nel numero degli eletti io. Non c'è mai stata una donna innamorata di me.ELENAChi lo direbbe? (ride).GEMMAIngrato Filippo! (ride).ELVIRAÈ tanto giovine! (ride).FILIPPOÈ inteso, padrone, ridano, non domando di meglio. (serve Gemma) Ce n'ho messo tre pezzi grossi, e una goccia di Cognac.GEMMABravo.FILIPPOMa intanto eccole tutte occupate dei fatti miei, mentre se ci fosse qui uno degli uomini che sono presi sul serio, tutte loro signore si studierebbero di mostrargli una grande noncuranza..., salvo forse a ripagarlo....ELENAOh..., oh..., oh!FILIPPOParlo delle donne in genere. (serve Elvira) Contessa.ELVIRAGrazie.FILIPPOEbbene io mi contento del mio piccolo successo palese... Non do ombra, mi lascio deridere, ad un altro direbbero:favorite di fare... a me si dice:fate. Ricevo ordini e li eseguisco, e servo di zimbello per attirare i tordi. Quando una signora vuole stimolare colla gelosia qualche Narciso ricalcitrante, mi fa l'occhietto dolce a me, quando vuole aver l'aria di fargli un sacrifizio mi manda a spasso; e a questo mestiere, mestiere, Marchesa, se non seggo a tavola, qualche briciola da raccattare, c'è sempre. Io sono il mendicante che raccatta le briciole.ELENAVoi siete un vanitoso che vuol far credere ai proprii successi.FILIPPOInfatti mi è più caro mi si attribuisca a torto l'amore di una donna, che possederlo davvero in segreto.ELENASiete più sincero degli altri, dacchè lo dite. Ecco tutto.FILIPPOE aggiungerò che una certa società che giudica della vostra a distanza....ELENAVi attribuisce su di noi tutti i trionfi immaginabili.FILIPPOIo nego sempre.ELENAS'intende, senza di ciò non lo crederebbero. Ma ce lo meritiamo. Noi ci pavoneggiamo degli uomini come di gioielli, è naturale ch'essi ci rendano la pariglia. Non c'è uno, dico, non uno degli uomini che abbiamo respinto, che creda alla nostra virtù. Diranno che non ebbero le circostanze a seconda, che siamo fatte di marmo, senza cuore e senza immaginativa.FILIPPOQuello che si dice di voi.ELENAQuello che si dice di me. Che volete che pensi dei fatti nostri, la gente che non ci conosce, se gli amici ne fanno questo giudizio! — Noi mettiamo ogni studio a dare il peggior concetto possibile dei nostri costumi. Tolleriamoin casa dei discorsi che ci farebbero arrossire a leggerli. Se in teatro si parlasse come parliamo noi, come parlo io molte volte, tutti griderebbero allo scandalo ed alla calunnia, io per la prima. La suprema eleganza è una suprema spavalderia di sicurezza. Riconduciamo a casa, la notte, nella nostra carrozza, seduto al nostro fianco, un uomo che passò la serata a dirci che siamo belle. È vero che ce lo dicono così male! L'uomo che ci era ignoto ieri, oggi lo chiamiamo amico, gli scriviamo un biglietto domani. Ostentiamo una dimestichezza universale, senza intimità, senza poesia, e quindi senza pericoli. La poesia poteva riuscire a turbarci il cuore, ora messe al sicuro, amiamo di scherzare col fuoco. In apparenza siamo cinicamente corrotte, lo siamo timidamente in realtà. In fondo siamo scoraggite. Parliamo d'amore ad ogni momento perchè non ci crediamo più. L'amore è morto e seppellito.FILIPPOBoum!!!ELENASi vede che frequentate certi amici...FILIPPOE quali?ELENASapete dove va la sera uscendo di casa nostra? Va all'ufficio, alla direzione, so io come la chiamano, di un giornale...FILIPPOCi sono stato ieri sera, la prima volta in vita mia. Mi ci ha portato un amico per vedere da vicino un uomo che sarà celebre un giorno, se campa.MASINAChi?FILIPPOUn uomo che parte domani per il Polo-Nord. Pare che al Polo si debba trovare la soluzione di certi problemi di fisica. Uno scienziato.GEMMAUn vecchio?FILIPPONo, giovane, più giovane di me, e un bel giovane anche.GEMMADev'esser bello, se siete andato apposta per vederlo.FILIPPOMi rincresce di non potervelo presentare.ELENAOh guardate, sarà qui a momenti. Mio zio Teodoro gli ha dato appuntamento in casa mia, perchè gli deve consegnare una certa lettera di raccomandazione, e non osa farlo salire sino al Macao. Come vedete, a volerlo conoscere non ci occorre la vostra protezione.FILIPPOSapete, Marchesa, perchè mi punzecchiate tanto? Perchè quei signori, fra cui c'è il mio amico Paolo, stanno di là a fumare invece di venir qui a farvi la corte.ELENAGiusto! tanto giusto che..., guardate, (va alla porta a destra e chiama) Paolo!GEMMA (a Filippo)È lei che lo chiama.FILIPPOLa Marchesa? lo può fare senza pericolo; è invulnerabile.ELVIRASi capisce, la vedovanza le ha tolto la maggiore causa di debolezza che abbia una donna.MASINAChe è?FILIPPOIl marito.ELENA (dopo aver chiamato Paolo è andata a scaldarsii piedi al caminetto a sinistra)Badate che sento.FILIPPOCi ho gusto. Ho detto che siete invulnerabile.ELENAÈ vero, e mi annoio.SCENA II.Paoloe detti.PAOLOMi avete chiamato, Marchesa?ELENASì, mi pare mezz'ora fa.PAOLOD'Almèna raccontava una storia così lepida!ELENAÈ finita?PAOLOSì.ELENAAllora rimanete qui.PAOLOOh! ancora una sigaretta! Una sola. Ci avete dato un pranzo tanto delizioso!ELENAGrazie per il mio cuoco. Anzi guardate là, in quello stipetto, c'è una scatola di sigari che m'ha portato lo zio dall'Avana.PAOLOQuesta?ELENASì, sono lunghi un palmo, durano tre quarti d'ora.PAOLOAh troppo! (depone la scatola).ELENAD'Almèna avrà bene un'altra storia da raccontare.PAOLOVi domando perdono, lasciatemi qui.ELENAMi fate la grazia di prendere quella scatola e d'offrirne di là.PAOLOObbedisco. (via colla scatola a destra).SCENA III.Detti menoPaolo.ELENAFilippo, riconosco che siete il fiore della cavalleria. Quello è un uomo che mi fa la corte.GEMMAAlmeno si dice.ELENAÈ vero; a segno che mi hanno già fidanzata con lui più volte.GEMMALa voce è messa in giro da lui.ELENANon lo credo.ELVIRAIl suo stesso contegno di or ora lo prova. Ha mostrato una scortesia affatto.....FILIPPOMaritale.SCENA IV.Detti,Paolo, Lorenzo, Enrico, D'Almèna, Del Sannio, RulfieRubaconti.D'ALMÈNA (ad Elena)Siete proprio in collera?ELENAPerchè in collera?D'ALMÈNAPerchè siamo stati di là tanto tempo.ELENAOh!PAOLO (mostrandole la scatola)Ma la scatola è intatta, non se n'è preso uno.ELENAQuesto è un tratto da cavaliere antico. Che discorso devo fare io per ringraziarvi d'aver risparmiati i miei sigari, e d'aver avuto pietà di noi? Se sapeste come languiva la conversazione! Un' altra volta ve ne preghiamo colle mani giunte, non private più la nostra società del suo più bell'ornamento.D'ALMÈNAIl più bell'ornamento siete voi.ELENAAh! che madrigale! Pubblichiamolo subito. Signori e signore: D'Almèna mi ha detto una cosa gentile.D'ALMÈNAÈ così facile, Marchesa!ELENAE due. Fatemi la corte, D'Almèna, vi do perfino licenza di spargere la voce che sono disposta a sposarvi, come sembra abbia fatto il vostro amico Paolo.PAOLOIo?ELENANon è vero?PAOLOAffatto! e non so chi abbia potuto dire...ELENAQueste signore... or ora.ELVIRAAh! è un tradimento!PAOLOCome?ELENAVedete? Non occorre far nomi. Sbrigatevela con lei.PAOLO (va a sedere vicino ad Elvira)Contessa, mi spiegherete! (discorrono).ELENA (a D'Almèna)Dunque?D'ALMÈNADunque?ELENAMi fate la corte?D'ALMÈNAÈ bella e fatta.ELENASareste disposto a commettere delle pazzie per me?D'ALMÈNAQualunque cosa facessi sarebbe un atto ragionevole. Una sola forse meriterebbe il nome di pazzia.ELENAEd è?D'ALMÈNAL'innamorarmi seriamente di voi.ELENANon sarebbe una pazzia, sarebbe un'assurdità.D'ALMÈNASe m'accompagnate in capo al mondo ci vado.ELENALa pazzia la commetterei io. Bel merito!D'ALMÈNAChe colpa ci ho, se per guadagnarmi le vostre grazie non conosco nulla che mi costi fatica!ELENAChe miseria! Ecco un uomo di spirito che non sa immaginare un solo atto di sacrifizio per conquistare l'amore d'una donna.D'ALMÈNALe donne non sanno più inspirare eroismi.ELENAOh! datemi un uomo meno infiacchito di tutti voi e vedrete.FILIPPOÈ giusto! le sole pazzie meritorie sono quelle dei savi.D'ALMÈNAE dato quell'uomo forte, vi proporreste di fargli andare la testa in giro?ELENACome una trottola; non fosse che per vendicarmi.D'ALMÈNADi che?ELENADella vostra presunzione che vi rende perfino scortesi.SCENA V.Anselmoe detti.ANSELMOLa carrozza della Contessa di Francofonte, la carrozza della Baronessa Roveri. (via).ELVIRAAddio, Elena. (si alza).ELENAChe fretta!ELVIRAAlle nove vengono da me gli amici di mio marito, se tardo se ne vanno. Gli uomini non sanno più aspettare. Mi accompagnate, Rulfi?ELENAOh vedrai che non potrà. Gli uomini si fanno pregare ora.RULFIInfatti devo andare all'Apollo. Stassera fanno il ballo prima dell'Opera.ELENAAllora si capisce.ELVIRAVoi D'Aspri?PAOLOHo appuntamento all'Apollo anch'io: anzi, Contessa, dovreste metterci voi sino alla porta del teatro. L'allungate di così poco.ELVIRAMa sì, figuratevi! Buona sera. (saluta. Elena accompagna Elvira fino all'uscio, chiacchere e risa, via Elvira, Paolo e Rulfi).RUBACONTI (a Lorenzo)Vieni?LORENZOVolevo proportelo, mi secco... io dopo pranzo...RUBACONTIHai bisogno d'aria come me.LORENZOAspetta, avverto mia moglie.RUBACONTIFai...LORENZO (va presso Gemma e le dice)Io vado, sai?GEMMABenissimo.LORENZO (torna a Rubaconti)Andiamo?RUBACONTIGuarda, s'alza la Baronessa. (Masina s'alza e saluta i vicini). Andiamocene nella confusione a modo della Corte. (si ecclissano senza esser veduti).MASINA (in piedi ad Elena)Vado anch'io.ELENABuona sera.MASINAHo un posto in carrozza. Chi viene dalle mie parti?ENRICOIo.MASINABravo. Ah! mentre mi ricordo, Elena, quella famosa ricamatrice non ha finito ancora?ELENALa colpa è d'Enrico che doveva disegnare le cifre.ENRICOOh, guarda!MASINAVe ne siete scordato?ENRICODel tutto. Ma le disegnerò stassera, mi faccio un nodo al fazzoletto.ELENASenza di che.....MASINAE me le porterete domani?ENRICOMi darete da pranzo?MASINASarà un doppio favore che mi fate. (a tutti) Addio. (va ad Elena) Rimani. (via Masina, Enrico, Lorenzo e Rubaconti).SCENA VI.Elena, Gemma, Filippo, D'Almèna, Del Sannio, poiTeodoro.ELENAEh! che galanteria! tutti così.D'ALMÈNAE voi ve ne affliggete?ELENAVorrei poter far del male a qualcheduno.D'ALMÈNAC'è Filippo per questo.ELENANon basta. (entra Teodoro) Oh, zio!TEODORO (la bacia in fronte poi saluta Gemma)Contessa. Non è venuto ancora il mio protetto?ELENANo.GEMMAAh! il viaggiatore! Come si chiama?TEODOROIl dottor Sarni. Gli ho detto alle nove e mezzo.ELENASono le nove.TEODOROTu mi cederai un tuo salotto per riceverlo.GEMMAE perchè non in questo?TEODORONon sarebbe caritatevole lasciargli indovinare le delizie del soggiorno di Roma, nel momento che sta per intraprendere un viaggio da cui è miracolo se torna.ELENAMa se lo credi un viaggio così pericoloso, perchè lo aiuti ad andarci?TEODOROIo non sono il custode del genere umano, e tanto meno dei signori professori, dottori, scrittori, compositori, seccatori e compagnia bella: ci pensino da sè, che la sanno lunga. La spedizione è allestita dal governo Svedese che avea promesso un posto al dottor Sarni. Ma i posti sono pochi ed all'ultimo momento due ufficiali Russi sollecitano l'imbarco: se l'ottengono, il Sarni è scartato. La cosa sarà decisa fra otto giorni e il dottore sapendo che io fui ministro a Stoccolma e che sono amicissimo di quel Presidente del Consiglio, venne da me per una commendatiziaun po' calorosa presso quest'ultimo. Ho promesso di scriverla e m'è venuto un fiore d'eloquenza. Nel mio mestiere ho imparato che bisogna sempre aver l'aria di dar molta importanza agli uomini di studio. Quando sapremo se esiste un mare chiuso piuttosto che un mare libero e che ragione hanno i fenomeni elettrici, non avremo rubato il bacino al barbiere e non occorrerà allo Stato nè uno scrigno di più, nè un carabiniere di meno. Ma gli uomini che hanno il coraggio di affrontare un simile viaggio è meglio che lo facciano. Rimanendo in patria, sarebbero capaci di vagheggiare Dio sa che progressi di civiltà e di metterci sossopra ogni cosa.ELENAOh, oh, lo credi da tanto?TEODOROAvessi sentito con che fuoco perorava la sua causa! Neanche per andare a nozze. Con che serietà parlava del dovere che ha ogni uomo di giovare agli uomini e di mettere la vita per lo scoprimento di una verità. Non c'è che dire, è un uomo forte.D'ALMÈNAOh! un uomo forte! sentite, Marchesa?ELENAE con ciò?D'ALMÈNAUn uomo forte. E il vostro proposito di poc'anzi di far andare la testa in giro al primo che aveste incontrato?ELENAParte.FILIPPOBuon per voi che non siete esposta...ELENAAd uno scacco? Oh sì che sarebbe così difficile!GEMMAAndiamo colle bravate! Ora ti vanteresti di non lasciarlo partire?ELENAGran cosa! Che ne dite D'Almèna?D'ALMÈNANon dico nulla.ELENANon credete che se volessi?GEMMAMa non vuoi.ELENA (a Teodoro)Quando parte il tuo dottore?TEODOROPosdomani.ELENAPresto. È ben deciso di partire?TEODOROIrrevocabilmente.ELENASe riuscissi a trattenerlo, che ne direste, D'Almèna?D'ALMÈNANon sarebbe il modo d'ispirargli l'eroismo.ELENAMa vi mostrerei che si possono ottenere dei sagrifizi. Va la scommessa?D'ALMÈNAScherziamo, eh?TEODOROIo ci avrei un gusto matto.FILIPPOE le vostre paure come agitatore?TEODOROOh! in quelle mani...!ELENAIntendiamoci. È un uomo di mondo?TEODOROConosco dei duchi che lo sono meno di lui.ELENAQuel viaggio non gli deve fruttar denaro?TEODOROGlie ne costa.ELENAVa la scommessa? Chi tiene?GEMMAIo...ELENATu? Tu sostieni che parte?GEMMACerto.D'ALMÈNALa contessa è la sola persona qui che possa senza scortesia dubitare della riuscita.ELENAOh, state pure dalla sua; non me n'ho per male. Va la scommessa?FILIPPOIn che termini?ELENAIo sostengo che quel signore che deve venir qui ora, il Dottor... non rammento nemmeno il nome, guardate.FILIPPOSarni.ELENAIl dottor Sarni, non partirà per il suo viaggio polare.FILIPPOIo sto per la Marchesa.ELENANo, no. Voglio esser sola. (a Gemma) Vada fra noi due.GEMMAChe va?ELENALa statua in bronzo della Tuffolina che mi volevano regalare il giorno della mia festa.D'ALMÈNAAh! per la vita d'un uomo!ELENAGlie la salvo la vita.GEMMAÈ detta.ELENASiate testimoni. (le due si stringono la mano). Zio, dammi la lettera commendatizia. (a Gemma) Ti do la mia parola d'onore che quella lettera... (a Teodoro) Quando hai detto che intende partire?TEODOROPosdomani mattina.ELENAEbbene che prima di domani sera il sig. Sarni avrà quella lettera.GEMMAVa bene.ELENA (a Teodoro)Me la dài?TEODOROEccola. (le consegna la lettera).D'ALMÈNAOh, Marchese!TEODORODetesto gli uomini superiori.ELENAE ora, zio, ti mando via.TEODOROAh!ELENANaturale, se ci sei tu non posso rimettere a domani la consegna della lettera.TEODOROGiusto.ELENALe nove e tre quarti.ANSELMO (entrando)La carrozza della Contessa del Pallio.GEMMAPosso rimanere?ELENAAnzi vedrai che poche arti ci vogliono.(ad Anselmo)Anselmo, quando verrà un signore a cercare di mio zio lo farete passare.ANSELMOSissignora. (via).TEODOROAddio.ELENAAh! Sveglia Del Sannio e portalo con te. Non voglio che il tuo eroe possa credere che la nostra compagnia concilia il sonno. Almeno questo.TEODOROGiusto. (scuote Del Sannio) Oh giovinotto!DEL SANNIOEh!TEODOROAndiamo?DEL SANNIOSubito. Chiudono? (mezzo insonnito va a prendere il cappello ed accenna ad avviarsi con Teodoro).FILIPPOCrede di essere al Club.ELENACiò vendica i nostri saloni.TEODORO (a Del Sannio)Non salutate?DEL SANNIOOh diavolo! Cara Marchesa.ELENAVi ringrazio della bella serata che ci avete fatto passare.DEL SANNIOChe dite?... Sono io che...TEODOROPresto.DEL SANNIOVengo. Contessa! (s'avvia, quando è vicino a Teodoro gli dice) Oh! Marchese, scusate, non vi avevo conosciuto.TEODOROLa cimmeria nebbia, come dicono i classici.SCENA VII.Elena, Gemma, FilippoeD'Almèna.D'ALMÈNA (traendo Elena in disparte).Marchesa, voi state per commettere una cattiva azione.ELENAOh! oh!D'ALMÈNAUna cattiva azione. Pensateci. Ammetto che siate indispettita della poca galanteria degli uomini; ma quello di cui macchinate la rovina...ELENALa rovina?D'ALMÈNACerto; quello non appartiene al nostro mondo, non vi ha offeso in nulla. È un uomo utile, probabilmente ingenuo e quindi disarmato contro di voi. Vi conosco, ora siete in puntiglio, ma tornata in voi sareste la prima a giudicare severamente la vostra condotta. La parte di Dalila è ingenerosa.ELENASe è un Sansone non cadrà.D'ALMÈNASansone è caduto.ELENAIo non lo disarmo nel sonno. Se è veramente forte non si lascierà smuovere, e lo smacco sarà mio. Sapete bene che non mi getterò fra le sue braccia. Se cede, vorrà dire che non era stoffa d'eroe, e mi vendicherà della prosopopea di tutti gli altri. E poi m'annoio, e questo mi diverte. — E poi è deciso.D'ALMÈNAQuanto più sarà forte, tanto più facilmente cadrà nella pania.ELENACome temete per il decoro del vostro sesso!D'ALMÈNAOh! pigliatevela con me....ELENAChe non ve ne importa.D'ALMÈNANon conosco il signor Sarni, ma...ELENAMinacciate di metterlo in avviso? La buona fede mascolina! Perchè vi ho invitato a casa mia!D'ALMÈNANon lo metterò in avviso, non per timore di essere sleale, ma perchè sarebbe inutile. Solo se persistete nel proposito, avrò il dolore di non esser più de' vostri amici.ELENACapite bene che se cedessi ora, avrei l'aria di farvi la corte.D'ALMÈNABuona sera, Marchesa.(Elena s'inchina col capo).D'ALMÈNA (a Gemma)Contessa! (salutando).FILIPPOVai via? Non assisti al Torneo?D'ALMÈNANo.GEMMAPer dar la palma al vincitore.D'ALMÈNASaranno vinti tutti e due. (via).SCENA VIII.Elena, Gemma, Filippo.ELENA (è rimasta ritta, immobile, pensosa. Uscito Almèna si scuote).Non potete credere che allegria mi mette indosso questa partita. (Silenzio. Elena passeggia la scena, va da un mobile all'altro, apre un libro e poi lo chiude; siede al pianoforte. Filippo sbadiglia coprendosi la bocca colla mano. Gemma lo guarda).FILIPPOScusate, è l'allegria della Marchesa che è comunicativa. Le dieci. (suono di campanello) Eccolo qui, è puntuale.GEMMAElena, lasciamo correre?ELENA (la guarda — pausa)Vedremo.SCENA IX.Anselmo, Andreae detti.ANSELMOIl sig. Sarni.(Andrea entra e s'inchina)ELENAMio zio mi ha annunziato la sua visita e stavo aspettandola. Mio zio le avrà detto che le dava appuntamento in casa mia.ANDREASì, signora Marchesa.ELENALa Contessa del Pallio si è trattenuta apposta per fare la sua conoscenza. (inchini). Il mio amico il Barone Landucci.FILIPPOEbbi già l'onore di conoscere il signor Sarni ieri sera...ANDREAAlla Direzione delFaro.FILIPPOAppunto.ELENA (fa cenno ad Andrea di sedere)Inutile dirle che si parlava di lei.FILIPPOAmmirando.ANDREAÈ un'ammirazione presto guadagnata, se basta partire per ottenerla.GEMMASi ammira un volontario che parte per la guerra.ANDREAMa non un botanico che parte per erborizzare, nè un artista per veder paesi. Al giorno d'oggi i piccoli fatti sono troppo facilmente divulgati, e finiscono per acquistare importanza dal numero delle persone che li conosce.GEMMAQuando tutti sono d'accordo in un sentimento...ANDREAÈ segno che c'è una specie di pigrizia universale, che fa senza esame accettare per buono il giudizio corrente.GEMMAAmmetterà che pochi tenterebbero l'impresa che lei sta per tentare.ANDREALe assicuro che non faccio sfoggio di modestia, ma questa larva di celebrità improvvisata e ad ogni modo anticipata mi può dare delle gran noie. Ieri sera un amico mi portò all'ufficio di un giornale dove andai volentieri per vedere un po' di gente prima di lasciare il mio paese: ma invece di trovarmici spettatore, mi accorsi di esserci come una specie di bestia rara che molte persone convenute apposta volevano veder da vicino. Quei signori possono credere che io ci fossi andato per darmi in spettacolo, e se la spedizione fallirà o se non riescirò a trarne quel profitto che mi propongo, eccomi fatto ridicolo o almeno convinto di molta presunzione.FILIPPOIl solo fatto di affrontare i rischi di un viaggio...ANDREANon esageriamo. Ne sono già tornati dai mari polari.FILIPPOFinirò per aver più merito io, che me ne sto qui a far la corte a queste signore.ANDREADicono infatti che sia una navigazione assai più difficile.ELENA (levando la testa e guardandolo fiso)È pericolosa?ANDREASono tentato di crederlo, Marchesa.ELENAPer esperienza?ANDREAUn'esperienza di cinque minuti.ELENAOh! Come farà a smaltire di simili galanterie laggiù nella solitudine?ANDREAFarò economia.GEMMAÈ già tanto ricco!FILIPPOL'avevo detto? A sentir discorrere di un uomo che va ai mari polari, lo si immagina selvatico come un orso bianco.ANDREAAl contrario, adoro la società!GEMMAE perchè l'abbandona?ELENAOh, Gemma! Non indaghiamo i segreti d'un uomo di quell'età.ANDREANo, no, non ho segreti da nascondere e non sono più romantico che selvatico. Non ho nè dolori da vincere, nè disinganni da consolare. Faccio la mia strada e cerco che non sia la strada maestra dove passano tutti. Come vede, mi confesso ambizioso; ma per emergere dalla folla bisogna essere più alto degli altri, mentre anche un uomo di media statura, se cammina solo, lo si vede da lontano.ELENA (carezzevole a Filippo)Filippo, passatemi quello sgabello.FILIPPOSubito. (le porta lo sgabello e glielo mette sotto i piedi).ELENA (c. s.)E abbassate un po' il paralume, la lampada mi fa male agli occhi.FILIPPOEcco. (eseguisce).ELENA (gli porge la mano e con tonodi molto sentimento dice:)Grazie, mio buon amico.FILIPPO (sorpreso)Oh! (bacia la mano).ELENA (c. s.)Voi, poveretto, solo non ci andreste, eh?ANDREAÈ così bene accompagnato!ELENA (piano a Filippo)Fa una grande ostentazione di semplicità.FILIPPOVi dispiace?ELENA (c. s.)Siete meglio voi, cento mila volte.FILIPPO (sempre più stupito)Oh!ELENA (c. s.)Quasi quasi gli do la sua lettera. Eccola.FILIPPO (c. s.)Che viltà!ELENA (c. s.)Mi è antipatico. Basta, vedremo. Andate di là.(Filippo torna dall'altra).ANDREA (seguitando un discorso con Gemma)Sissignora, ci sono andato un'altra volta; ma dopo di essere stati sei giorni bloccati dai ghiacci dovemmo riparare in Norvegia.(Elena mentre Andrea parla, tiene la lettera in mano col braccio penzoloni lungo il fianco esterno del seggiolone, più volte sorridendo a mezze labbra fa cenno di mostrare la lettera. Filippo la guarda e le fa dei segni col capo e colla bocca. Concerto. Tutti e due sorridono — Andrea ha notato il giuoco e ne è un po' sconcertato).GEMMAChi sa quei sei giorni che apprensione!ANDREAPassarono in un attimo, nei preparativi dell'invernata e fummo liberi prima d'avvertire che.....(a Filippo che fa cenni ad Elena)Dica.FILIPPOIo?ELENAScusi un po', sig. Sarni, la colpa è mia. Interrogava a cenni il mio amico Filippo, per sapere se devo mandare al suo recapito una certa lettera ch'egli conosce. Giusto, lei farà l'oracolo.ANDREAIo?ELENASì. Lei ignora di che si tratta, quindi il suo verdetto avrà tutta la cecità che si richiede ad un verdetto della sorte. Vuole rispondere?ANDREAMa si può conoscere almeno a chi è diretta la lettera?ELENAAh no! (guarda Filippo ridendo) Il nome del destinatario le direbbe ogni cosa.ANDREA (fra sè)È lui! Che parte mi fa fare? (forte) È una lettera importante?ELENA (ridendo)Se andasse al suo recapito, sarebbe tenuta per tale.ANDREAEbbene. (fra sè) Vediamo. (forte) Io non la manderei.ELENADavvero?ANDREA (ridendo)L'oracolo ha parlato.ELENAE sia. (mette la lettera nel cassetto del tavolino).ANDREAPerò trovo strana questa irresolutezza in una Signora. Le donne pel solito deliberano prontamente.ELENAHa in così buon concetto le donne?ANDREABuono, non saprei. Gli uomini sono più irresoluti prima di deliberare, ma più fermi e perseveranti dopo.ELENASicchè lei quando ha deciso di fare una cosa...ANDREALa faccio.ELENAPer esempio, il suo viaggio non c'è nulla che potrebbe smoverla dal farlo?ANDREAOh... certo.ELENAProprio nulla?ANDREAOh Dio, potrei ammalare.....ELENANo... No.ANDREAEbbene, fuori di questo non vedo quale altro impedimento mi potrebbe trattenere...ELENANon vede? Mi rallegro con lei.ANDREA (fra sè)Che strana donna!ELENAA proposito del suo viaggio, guardi che quasi me ne scordavo. Mio zio le doveva portare stassera una commendatizia.ANDREAEcco, senza di quella, per esempio, temo che il mio viaggio sarebbe in grande pericolo.ELENAAh! ma quella c'è. Mio zio non venne stassera perchè è un poco indisposto. Mi manderà la lettera domattina. Se vuole passare a prenderla in casa mia, o se mi lascia detto dove gliela posso mandare.ANDREAOh! verrò io.ELENACosì avrò il piacere di rivederla.ANDREAA che ora?ELENAVerso le undici, le va?ANDREABenissimo. Anche più tardi, se crede.ELENANo, io mi alzo per tempo. È inteso?ANDREA (levandosi)La ringrazio.ELENANon ho detto per congedarla. Non è tardi. — Siamo in pochi. — La Contessa è la mia migliore amica, Filippo è di casa; segga là, e si lasci andar a discorrere. Qui non si creano celebrità. Ci parli delle sue speranze, dei suoi propositi, ci descriva quegli spettacoli terribili ed immaginosi. Vuole?ANDREAMa.....GEMMASì, sì.ELENAFilippo, diteglielo anche voi.FILIPPOChe potrebbe mai la mia povera parola?ANDREAOh, molto! La Marchesa mostra di fare un tale conto di lei!ELENAUna serata passata in questo modo fa fare dei gran passi all'amicizia. Sarà un pegno che ci lascia di non scordarci al ritorno. E noi lo rammenteremo molte volte. Quando lei sarà laggiù, nellagran notte polare, potrà pensare: in questo momento nel mio paese in un salotto intimo dove il caso m'ha fatto entrare, c'è della gente che dice: Dov'è? Che fa? Quando tornerà? Che commenta i miei discorsi e fa voti perchè si avverino le mie speranze. Perchè parleremo spesso di lei. (a Filippo molto carezzevole) Non è vero, Filippo?FILIPPO (fra sè)Come mi carezza!ANDREA (seccato dalle tenerezze tra Elenae Filippo)La proposta è seducente ed il quadro bellissimo, ma il tempo stringe e ho molto da fare. Pregherò il sig. Barone di voler prendere le mie difese, nel caso che la fretta mi facesse passare per scortese. Sono sicuro di affidarmi ad un buon avvocato.ELENA (fra sè)Ci morde.ANDREAMarchesa!ELENAA domani alle undici.ANDREAGrazie. Contessa...GEMMABuon viaggio.ANDREA (a Filippo)Mi raccomando a lei. (via).SCENA X.Detti menoAndrea.GEMMAFilippo, andatemi a prendere il mantello.FILIPPOSubito! (via).GEMMA (ad Elena)Persisti nella scommessa?ELENACerto.GEMMAUhm! Perderai.ELENACredi?GEMMASe n'è andato.ELENAAppunto. È quello che volevo.FILIPPOEccomi qua. (aiuta Gemma a vestire il mantello). Vi accompagno.GEMMAMiracolo!FILIPPOLa Marchesa è stata troppo buona con me in presenza dei terzi. Se rimango solo, se ne vendica, mi batte.GEMMA (ad Elena)Buona fortuna.ELENAAddio. Ah! Filippo, domattina vi aspetto alle undici e un quarto preciso.FILIPPOCi siamo. Orologio alla mano.GEMMA (nell'uscio a Filippo)Venite?ELENAPranzerete poi con me.FILIPPOLe briciole, cara Marchesa. (via con Gemma).Cala la tela.FINE DELL'ATTO PRIMO.
Salone elegantissimo. La porta comune a sinistra. A destra porta che mette in un salotto donde arrivano fino in scena le voci di più uomini che parlano allegramente con grossi scoppi di risa.
Elena, Elvira, Gemma, Masina, Filippo.
ELENA
Filippo.
FILIPPO
Eccomi.
ELENA
Chiudete quell'uscio e servite il caffè.
FILIPPO
Subito. (fa per chiudere).
ELVIRA
No, che fate? Almeno si sente quello che dicono. Gli uomini sono così divertenti dopo pranzo.
MASINA
Perchè non vai di là addirittura?
ELVIRA
Se ci fossi io cambierebbero discorso.
ELENA
Che peccato!
GEMMA
O se non lo cambiassero saresti costretta ad arrossire, mentre qui fra donne....
FILIPPO
Brava, ed io?
GEMMA
Come, voi?
FILIPPO
Avete detto qui fra donne. E io cosa sono?
GEMMA
E oramai voi non contate più.
FILIPPO
Che ingratitudine! E poi si lagnano se gli uomini le lasciano in disparte.
ELENA
Non ci lasciano, ce ne stiamo.
FILIPPO
Coll'uscio aperto.
GEMMA
E chi ascolta?
FILIPPO
Le donne hanno sempre un orecchio teso ai discorsi lontani.
ELENA
Quando i vicini non interessano.
FILIPPO
Se è una malignità, non fa colpo; non m'avrò mai per male di cose dette da una donna.
ELENA
Neanche se vi dicessi che siete un impertinente?
FILIPPO
Di questo mi glorierei. (la serve di caffè).
ELENA
Sì, badate a versarmelo adosso.
FILIPPO
Marchesa, siete più nervosa del solito.
ELVIRA
È vero, lo tratti male.
GEMMA
Gli parli così asciutto.
ELENA
La... Filippo. (gli porge la mano).
FILIPPO (baciandola)
Mi piacciono i vostri nervi. Sono gli incerti del mio mestiere.
ELENA
Lo sentite? Mestiere! Con noi esercita il suo mestiere.
FILIPPO
Come devo dire? Arte? L'arte vuole una vocazione e non ne ho nessuna; non sono nel numero degli eletti io. Non c'è mai stata una donna innamorata di me.
ELENA
Chi lo direbbe? (ride).
GEMMA
Ingrato Filippo! (ride).
ELVIRA
È tanto giovine! (ride).
FILIPPO
È inteso, padrone, ridano, non domando di meglio. (serve Gemma) Ce n'ho messo tre pezzi grossi, e una goccia di Cognac.
GEMMA
Bravo.
FILIPPO
Ma intanto eccole tutte occupate dei fatti miei, mentre se ci fosse qui uno degli uomini che sono presi sul serio, tutte loro signore si studierebbero di mostrargli una grande noncuranza..., salvo forse a ripagarlo....
ELENA
Oh..., oh..., oh!
FILIPPO
Parlo delle donne in genere. (serve Elvira) Contessa.
ELVIRA
Grazie.
FILIPPO
Ebbene io mi contento del mio piccolo successo palese... Non do ombra, mi lascio deridere, ad un altro direbbero:favorite di fare... a me si dice:fate. Ricevo ordini e li eseguisco, e servo di zimbello per attirare i tordi. Quando una signora vuole stimolare colla gelosia qualche Narciso ricalcitrante, mi fa l'occhietto dolce a me, quando vuole aver l'aria di fargli un sacrifizio mi manda a spasso; e a questo mestiere, mestiere, Marchesa, se non seggo a tavola, qualche briciola da raccattare, c'è sempre. Io sono il mendicante che raccatta le briciole.
ELENA
Voi siete un vanitoso che vuol far credere ai proprii successi.
FILIPPO
Infatti mi è più caro mi si attribuisca a torto l'amore di una donna, che possederlo davvero in segreto.
ELENA
Siete più sincero degli altri, dacchè lo dite. Ecco tutto.
FILIPPO
E aggiungerò che una certa società che giudica della vostra a distanza....
ELENA
Vi attribuisce su di noi tutti i trionfi immaginabili.
FILIPPO
Io nego sempre.
ELENA
S'intende, senza di ciò non lo crederebbero. Ma ce lo meritiamo. Noi ci pavoneggiamo degli uomini come di gioielli, è naturale ch'essi ci rendano la pariglia. Non c'è uno, dico, non uno degli uomini che abbiamo respinto, che creda alla nostra virtù. Diranno che non ebbero le circostanze a seconda, che siamo fatte di marmo, senza cuore e senza immaginativa.
FILIPPO
Quello che si dice di voi.
ELENA
Quello che si dice di me. Che volete che pensi dei fatti nostri, la gente che non ci conosce, se gli amici ne fanno questo giudizio! — Noi mettiamo ogni studio a dare il peggior concetto possibile dei nostri costumi. Tolleriamoin casa dei discorsi che ci farebbero arrossire a leggerli. Se in teatro si parlasse come parliamo noi, come parlo io molte volte, tutti griderebbero allo scandalo ed alla calunnia, io per la prima. La suprema eleganza è una suprema spavalderia di sicurezza. Riconduciamo a casa, la notte, nella nostra carrozza, seduto al nostro fianco, un uomo che passò la serata a dirci che siamo belle. È vero che ce lo dicono così male! L'uomo che ci era ignoto ieri, oggi lo chiamiamo amico, gli scriviamo un biglietto domani. Ostentiamo una dimestichezza universale, senza intimità, senza poesia, e quindi senza pericoli. La poesia poteva riuscire a turbarci il cuore, ora messe al sicuro, amiamo di scherzare col fuoco. In apparenza siamo cinicamente corrotte, lo siamo timidamente in realtà. In fondo siamo scoraggite. Parliamo d'amore ad ogni momento perchè non ci crediamo più. L'amore è morto e seppellito.
FILIPPO
Boum!!!
ELENA
Si vede che frequentate certi amici...
FILIPPO
E quali?
ELENA
Sapete dove va la sera uscendo di casa nostra? Va all'ufficio, alla direzione, so io come la chiamano, di un giornale...
FILIPPO
Ci sono stato ieri sera, la prima volta in vita mia. Mi ci ha portato un amico per vedere da vicino un uomo che sarà celebre un giorno, se campa.
MASINA
Chi?
FILIPPO
Un uomo che parte domani per il Polo-Nord. Pare che al Polo si debba trovare la soluzione di certi problemi di fisica. Uno scienziato.
GEMMA
Un vecchio?
FILIPPO
No, giovane, più giovane di me, e un bel giovane anche.
GEMMA
Dev'esser bello, se siete andato apposta per vederlo.
FILIPPO
Mi rincresce di non potervelo presentare.
ELENA
Oh guardate, sarà qui a momenti. Mio zio Teodoro gli ha dato appuntamento in casa mia, perchè gli deve consegnare una certa lettera di raccomandazione, e non osa farlo salire sino al Macao. Come vedete, a volerlo conoscere non ci occorre la vostra protezione.
FILIPPO
Sapete, Marchesa, perchè mi punzecchiate tanto? Perchè quei signori, fra cui c'è il mio amico Paolo, stanno di là a fumare invece di venir qui a farvi la corte.
ELENA
Giusto! tanto giusto che..., guardate, (va alla porta a destra e chiama) Paolo!
GEMMA (a Filippo)
È lei che lo chiama.
FILIPPO
La Marchesa? lo può fare senza pericolo; è invulnerabile.
ELVIRA
Si capisce, la vedovanza le ha tolto la maggiore causa di debolezza che abbia una donna.
MASINA
Che è?
FILIPPO
Il marito.
ELENA (dopo aver chiamato Paolo è andata a scaldarsii piedi al caminetto a sinistra)
Badate che sento.
FILIPPO
Ci ho gusto. Ho detto che siete invulnerabile.
ELENA
È vero, e mi annoio.
Paoloe detti.
PAOLO
Mi avete chiamato, Marchesa?
ELENA
Sì, mi pare mezz'ora fa.
PAOLO
D'Almèna raccontava una storia così lepida!
ELENA
È finita?
PAOLO
Sì.
ELENA
Allora rimanete qui.
PAOLO
Oh! ancora una sigaretta! Una sola. Ci avete dato un pranzo tanto delizioso!
ELENA
Grazie per il mio cuoco. Anzi guardate là, in quello stipetto, c'è una scatola di sigari che m'ha portato lo zio dall'Avana.
PAOLO
Questa?
ELENA
Sì, sono lunghi un palmo, durano tre quarti d'ora.
PAOLO
Ah troppo! (depone la scatola).
ELENA
D'Almèna avrà bene un'altra storia da raccontare.
PAOLO
Vi domando perdono, lasciatemi qui.
ELENA
Mi fate la grazia di prendere quella scatola e d'offrirne di là.
PAOLO
Obbedisco. (via colla scatola a destra).
Detti menoPaolo.
ELENA
Filippo, riconosco che siete il fiore della cavalleria. Quello è un uomo che mi fa la corte.
GEMMA
Almeno si dice.
ELENA
È vero; a segno che mi hanno già fidanzata con lui più volte.
GEMMA
La voce è messa in giro da lui.
ELENA
Non lo credo.
ELVIRA
Il suo stesso contegno di or ora lo prova. Ha mostrato una scortesia affatto.....
FILIPPO
Maritale.
Detti,Paolo, Lorenzo, Enrico, D'Almèna, Del Sannio, RulfieRubaconti.
D'ALMÈNA (ad Elena)
Siete proprio in collera?
ELENA
Perchè in collera?
D'ALMÈNA
Perchè siamo stati di là tanto tempo.
ELENA
Oh!
PAOLO (mostrandole la scatola)
Ma la scatola è intatta, non se n'è preso uno.
ELENA
Questo è un tratto da cavaliere antico. Che discorso devo fare io per ringraziarvi d'aver risparmiati i miei sigari, e d'aver avuto pietà di noi? Se sapeste come languiva la conversazione! Un' altra volta ve ne preghiamo colle mani giunte, non private più la nostra società del suo più bell'ornamento.
D'ALMÈNA
Il più bell'ornamento siete voi.
ELENA
Ah! che madrigale! Pubblichiamolo subito. Signori e signore: D'Almèna mi ha detto una cosa gentile.
D'ALMÈNA
È così facile, Marchesa!
ELENA
E due. Fatemi la corte, D'Almèna, vi do perfino licenza di spargere la voce che sono disposta a sposarvi, come sembra abbia fatto il vostro amico Paolo.
PAOLO
Io?
ELENA
Non è vero?
PAOLO
Affatto! e non so chi abbia potuto dire...
ELENA
Queste signore... or ora.
ELVIRA
Ah! è un tradimento!
PAOLO
Come?
ELENA
Vedete? Non occorre far nomi. Sbrigatevela con lei.
PAOLO (va a sedere vicino ad Elvira)
Contessa, mi spiegherete! (discorrono).
ELENA (a D'Almèna)
Dunque?
D'ALMÈNA
Dunque?
ELENA
Mi fate la corte?
D'ALMÈNA
È bella e fatta.
ELENA
Sareste disposto a commettere delle pazzie per me?
D'ALMÈNA
Qualunque cosa facessi sarebbe un atto ragionevole. Una sola forse meriterebbe il nome di pazzia.
ELENA
Ed è?
D'ALMÈNA
L'innamorarmi seriamente di voi.
ELENA
Non sarebbe una pazzia, sarebbe un'assurdità.
D'ALMÈNA
Se m'accompagnate in capo al mondo ci vado.
ELENA
La pazzia la commetterei io. Bel merito!
D'ALMÈNA
Che colpa ci ho, se per guadagnarmi le vostre grazie non conosco nulla che mi costi fatica!
ELENA
Che miseria! Ecco un uomo di spirito che non sa immaginare un solo atto di sacrifizio per conquistare l'amore d'una donna.
D'ALMÈNA
Le donne non sanno più inspirare eroismi.
ELENA
Oh! datemi un uomo meno infiacchito di tutti voi e vedrete.
FILIPPO
È giusto! le sole pazzie meritorie sono quelle dei savi.
D'ALMÈNA
E dato quell'uomo forte, vi proporreste di fargli andare la testa in giro?
ELENA
Come una trottola; non fosse che per vendicarmi.
D'ALMÈNA
Di che?
ELENA
Della vostra presunzione che vi rende perfino scortesi.
Anselmoe detti.
ANSELMO
La carrozza della Contessa di Francofonte, la carrozza della Baronessa Roveri. (via).
ELVIRA
Addio, Elena. (si alza).
ELENA
Che fretta!
ELVIRA
Alle nove vengono da me gli amici di mio marito, se tardo se ne vanno. Gli uomini non sanno più aspettare. Mi accompagnate, Rulfi?
ELENA
Oh vedrai che non potrà. Gli uomini si fanno pregare ora.
RULFI
Infatti devo andare all'Apollo. Stassera fanno il ballo prima dell'Opera.
ELENA
Allora si capisce.
ELVIRA
Voi D'Aspri?
PAOLO
Ho appuntamento all'Apollo anch'io: anzi, Contessa, dovreste metterci voi sino alla porta del teatro. L'allungate di così poco.
ELVIRA
Ma sì, figuratevi! Buona sera. (saluta. Elena accompagna Elvira fino all'uscio, chiacchere e risa, via Elvira, Paolo e Rulfi).
RUBACONTI (a Lorenzo)
Vieni?
LORENZO
Volevo proportelo, mi secco... io dopo pranzo...
RUBACONTI
Hai bisogno d'aria come me.
LORENZO
Aspetta, avverto mia moglie.
RUBACONTI
Fai...
LORENZO (va presso Gemma e le dice)
Io vado, sai?
GEMMA
Benissimo.
LORENZO (torna a Rubaconti)
Andiamo?
RUBACONTI
Guarda, s'alza la Baronessa. (Masina s'alza e saluta i vicini). Andiamocene nella confusione a modo della Corte. (si ecclissano senza esser veduti).
MASINA (in piedi ad Elena)
Vado anch'io.
ELENA
Buona sera.
MASINA
Ho un posto in carrozza. Chi viene dalle mie parti?
ENRICO
Io.
MASINA
Bravo. Ah! mentre mi ricordo, Elena, quella famosa ricamatrice non ha finito ancora?
ELENA
La colpa è d'Enrico che doveva disegnare le cifre.
ENRICO
Oh, guarda!
MASINA
Ve ne siete scordato?
ENRICO
Del tutto. Ma le disegnerò stassera, mi faccio un nodo al fazzoletto.
ELENA
Senza di che.....
MASINA
E me le porterete domani?
ENRICO
Mi darete da pranzo?
MASINA
Sarà un doppio favore che mi fate. (a tutti) Addio. (va ad Elena) Rimani. (via Masina, Enrico, Lorenzo e Rubaconti).
Elena, Gemma, Filippo, D'Almèna, Del Sannio, poiTeodoro.
ELENA
Eh! che galanteria! tutti così.
D'ALMÈNA
E voi ve ne affliggete?
ELENA
Vorrei poter far del male a qualcheduno.
D'ALMÈNA
C'è Filippo per questo.
ELENA
Non basta. (entra Teodoro) Oh, zio!
TEODORO (la bacia in fronte poi saluta Gemma)
Contessa. Non è venuto ancora il mio protetto?
ELENA
No.
GEMMA
Ah! il viaggiatore! Come si chiama?
TEODORO
Il dottor Sarni. Gli ho detto alle nove e mezzo.
ELENA
Sono le nove.
TEODORO
Tu mi cederai un tuo salotto per riceverlo.
GEMMA
E perchè non in questo?
TEODORO
Non sarebbe caritatevole lasciargli indovinare le delizie del soggiorno di Roma, nel momento che sta per intraprendere un viaggio da cui è miracolo se torna.
ELENA
Ma se lo credi un viaggio così pericoloso, perchè lo aiuti ad andarci?
TEODORO
Io non sono il custode del genere umano, e tanto meno dei signori professori, dottori, scrittori, compositori, seccatori e compagnia bella: ci pensino da sè, che la sanno lunga. La spedizione è allestita dal governo Svedese che avea promesso un posto al dottor Sarni. Ma i posti sono pochi ed all'ultimo momento due ufficiali Russi sollecitano l'imbarco: se l'ottengono, il Sarni è scartato. La cosa sarà decisa fra otto giorni e il dottore sapendo che io fui ministro a Stoccolma e che sono amicissimo di quel Presidente del Consiglio, venne da me per una commendatiziaun po' calorosa presso quest'ultimo. Ho promesso di scriverla e m'è venuto un fiore d'eloquenza. Nel mio mestiere ho imparato che bisogna sempre aver l'aria di dar molta importanza agli uomini di studio. Quando sapremo se esiste un mare chiuso piuttosto che un mare libero e che ragione hanno i fenomeni elettrici, non avremo rubato il bacino al barbiere e non occorrerà allo Stato nè uno scrigno di più, nè un carabiniere di meno. Ma gli uomini che hanno il coraggio di affrontare un simile viaggio è meglio che lo facciano. Rimanendo in patria, sarebbero capaci di vagheggiare Dio sa che progressi di civiltà e di metterci sossopra ogni cosa.
ELENA
Oh, oh, lo credi da tanto?
TEODORO
Avessi sentito con che fuoco perorava la sua causa! Neanche per andare a nozze. Con che serietà parlava del dovere che ha ogni uomo di giovare agli uomini e di mettere la vita per lo scoprimento di una verità. Non c'è che dire, è un uomo forte.
D'ALMÈNA
Oh! un uomo forte! sentite, Marchesa?
ELENA
E con ciò?
D'ALMÈNA
Un uomo forte. E il vostro proposito di poc'anzi di far andare la testa in giro al primo che aveste incontrato?
ELENA
Parte.
FILIPPO
Buon per voi che non siete esposta...
ELENA
Ad uno scacco? Oh sì che sarebbe così difficile!
GEMMA
Andiamo colle bravate! Ora ti vanteresti di non lasciarlo partire?
ELENA
Gran cosa! Che ne dite D'Almèna?
D'ALMÈNA
Non dico nulla.
ELENA
Non credete che se volessi?
GEMMA
Ma non vuoi.
ELENA (a Teodoro)
Quando parte il tuo dottore?
TEODORO
Posdomani.
ELENA
Presto. È ben deciso di partire?
TEODORO
Irrevocabilmente.
ELENA
Se riuscissi a trattenerlo, che ne direste, D'Almèna?
D'ALMÈNA
Non sarebbe il modo d'ispirargli l'eroismo.
ELENA
Ma vi mostrerei che si possono ottenere dei sagrifizi. Va la scommessa?
D'ALMÈNA
Scherziamo, eh?
TEODORO
Io ci avrei un gusto matto.
FILIPPO
E le vostre paure come agitatore?
TEODORO
Oh! in quelle mani...!
ELENA
Intendiamoci. È un uomo di mondo?
TEODORO
Conosco dei duchi che lo sono meno di lui.
ELENA
Quel viaggio non gli deve fruttar denaro?
TEODORO
Glie ne costa.
ELENA
Va la scommessa? Chi tiene?
GEMMA
Io...
ELENA
Tu? Tu sostieni che parte?
GEMMA
Certo.
D'ALMÈNA
La contessa è la sola persona qui che possa senza scortesia dubitare della riuscita.
ELENA
Oh, state pure dalla sua; non me n'ho per male. Va la scommessa?
FILIPPO
In che termini?
ELENA
Io sostengo che quel signore che deve venir qui ora, il Dottor... non rammento nemmeno il nome, guardate.
FILIPPO
Sarni.
ELENA
Il dottor Sarni, non partirà per il suo viaggio polare.
FILIPPO
Io sto per la Marchesa.
ELENA
No, no. Voglio esser sola. (a Gemma) Vada fra noi due.
GEMMA
Che va?
ELENA
La statua in bronzo della Tuffolina che mi volevano regalare il giorno della mia festa.
D'ALMÈNA
Ah! per la vita d'un uomo!
ELENA
Glie la salvo la vita.
GEMMA
È detta.
ELENA
Siate testimoni. (le due si stringono la mano). Zio, dammi la lettera commendatizia. (a Gemma) Ti do la mia parola d'onore che quella lettera... (a Teodoro) Quando hai detto che intende partire?
TEODORO
Posdomani mattina.
ELENA
Ebbene che prima di domani sera il sig. Sarni avrà quella lettera.
GEMMA
Va bene.
ELENA (a Teodoro)
Me la dài?
TEODORO
Eccola. (le consegna la lettera).
D'ALMÈNA
Oh, Marchese!
TEODORO
Detesto gli uomini superiori.
ELENA
E ora, zio, ti mando via.
TEODORO
Ah!
ELENA
Naturale, se ci sei tu non posso rimettere a domani la consegna della lettera.
TEODORO
Giusto.
ELENA
Le nove e tre quarti.
ANSELMO (entrando)
La carrozza della Contessa del Pallio.
GEMMA
Posso rimanere?
ELENA
Anzi vedrai che poche arti ci vogliono.
(ad Anselmo)
Anselmo, quando verrà un signore a cercare di mio zio lo farete passare.
ANSELMO
Sissignora. (via).
TEODORO
Addio.
ELENA
Ah! Sveglia Del Sannio e portalo con te. Non voglio che il tuo eroe possa credere che la nostra compagnia concilia il sonno. Almeno questo.
TEODORO
Giusto. (scuote Del Sannio) Oh giovinotto!
DEL SANNIO
Eh!
TEODORO
Andiamo?
DEL SANNIO
Subito. Chiudono? (mezzo insonnito va a prendere il cappello ed accenna ad avviarsi con Teodoro).
FILIPPO
Crede di essere al Club.
ELENA
Ciò vendica i nostri saloni.
TEODORO (a Del Sannio)
Non salutate?
DEL SANNIO
Oh diavolo! Cara Marchesa.
ELENA
Vi ringrazio della bella serata che ci avete fatto passare.
DEL SANNIO
Che dite?... Sono io che...
TEODORO
Presto.
DEL SANNIO
Vengo. Contessa! (s'avvia, quando è vicino a Teodoro gli dice) Oh! Marchese, scusate, non vi avevo conosciuto.
TEODORO
La cimmeria nebbia, come dicono i classici.
Elena, Gemma, FilippoeD'Almèna.
D'ALMÈNA (traendo Elena in disparte).
Marchesa, voi state per commettere una cattiva azione.
ELENA
Oh! oh!
D'ALMÈNA
Una cattiva azione. Pensateci. Ammetto che siate indispettita della poca galanteria degli uomini; ma quello di cui macchinate la rovina...
ELENA
La rovina?
D'ALMÈNA
Certo; quello non appartiene al nostro mondo, non vi ha offeso in nulla. È un uomo utile, probabilmente ingenuo e quindi disarmato contro di voi. Vi conosco, ora siete in puntiglio, ma tornata in voi sareste la prima a giudicare severamente la vostra condotta. La parte di Dalila è ingenerosa.
ELENA
Se è un Sansone non cadrà.
D'ALMÈNA
Sansone è caduto.
ELENA
Io non lo disarmo nel sonno. Se è veramente forte non si lascierà smuovere, e lo smacco sarà mio. Sapete bene che non mi getterò fra le sue braccia. Se cede, vorrà dire che non era stoffa d'eroe, e mi vendicherà della prosopopea di tutti gli altri. E poi m'annoio, e questo mi diverte. — E poi è deciso.
D'ALMÈNA
Quanto più sarà forte, tanto più facilmente cadrà nella pania.
ELENA
Come temete per il decoro del vostro sesso!
D'ALMÈNA
Oh! pigliatevela con me....
ELENA
Che non ve ne importa.
D'ALMÈNA
Non conosco il signor Sarni, ma...
ELENA
Minacciate di metterlo in avviso? La buona fede mascolina! Perchè vi ho invitato a casa mia!
D'ALMÈNA
Non lo metterò in avviso, non per timore di essere sleale, ma perchè sarebbe inutile. Solo se persistete nel proposito, avrò il dolore di non esser più de' vostri amici.
ELENA
Capite bene che se cedessi ora, avrei l'aria di farvi la corte.
D'ALMÈNA
Buona sera, Marchesa.
(Elena s'inchina col capo).
D'ALMÈNA (a Gemma)
Contessa! (salutando).
FILIPPO
Vai via? Non assisti al Torneo?
D'ALMÈNA
No.
GEMMA
Per dar la palma al vincitore.
D'ALMÈNA
Saranno vinti tutti e due. (via).
Elena, Gemma, Filippo.
ELENA (è rimasta ritta, immobile, pensosa. Uscito Almèna si scuote).
Non potete credere che allegria mi mette indosso questa partita. (Silenzio. Elena passeggia la scena, va da un mobile all'altro, apre un libro e poi lo chiude; siede al pianoforte. Filippo sbadiglia coprendosi la bocca colla mano. Gemma lo guarda).
FILIPPO
Scusate, è l'allegria della Marchesa che è comunicativa. Le dieci. (suono di campanello) Eccolo qui, è puntuale.
GEMMA
Elena, lasciamo correre?
ELENA (la guarda — pausa)
Vedremo.
Anselmo, Andreae detti.
ANSELMO
Il sig. Sarni.
(Andrea entra e s'inchina)
ELENA
Mio zio mi ha annunziato la sua visita e stavo aspettandola. Mio zio le avrà detto che le dava appuntamento in casa mia.
ANDREA
Sì, signora Marchesa.
ELENA
La Contessa del Pallio si è trattenuta apposta per fare la sua conoscenza. (inchini). Il mio amico il Barone Landucci.
FILIPPO
Ebbi già l'onore di conoscere il signor Sarni ieri sera...
ANDREA
Alla Direzione delFaro.
FILIPPO
Appunto.
ELENA (fa cenno ad Andrea di sedere)
Inutile dirle che si parlava di lei.
FILIPPO
Ammirando.
ANDREA
È un'ammirazione presto guadagnata, se basta partire per ottenerla.
GEMMA
Si ammira un volontario che parte per la guerra.
ANDREA
Ma non un botanico che parte per erborizzare, nè un artista per veder paesi. Al giorno d'oggi i piccoli fatti sono troppo facilmente divulgati, e finiscono per acquistare importanza dal numero delle persone che li conosce.
GEMMA
Quando tutti sono d'accordo in un sentimento...
ANDREA
È segno che c'è una specie di pigrizia universale, che fa senza esame accettare per buono il giudizio corrente.
GEMMA
Ammetterà che pochi tenterebbero l'impresa che lei sta per tentare.
ANDREA
Le assicuro che non faccio sfoggio di modestia, ma questa larva di celebrità improvvisata e ad ogni modo anticipata mi può dare delle gran noie. Ieri sera un amico mi portò all'ufficio di un giornale dove andai volentieri per vedere un po' di gente prima di lasciare il mio paese: ma invece di trovarmici spettatore, mi accorsi di esserci come una specie di bestia rara che molte persone convenute apposta volevano veder da vicino. Quei signori possono credere che io ci fossi andato per darmi in spettacolo, e se la spedizione fallirà o se non riescirò a trarne quel profitto che mi propongo, eccomi fatto ridicolo o almeno convinto di molta presunzione.
FILIPPO
Il solo fatto di affrontare i rischi di un viaggio...
ANDREA
Non esageriamo. Ne sono già tornati dai mari polari.
FILIPPO
Finirò per aver più merito io, che me ne sto qui a far la corte a queste signore.
ANDREA
Dicono infatti che sia una navigazione assai più difficile.
ELENA (levando la testa e guardandolo fiso)
È pericolosa?
ANDREA
Sono tentato di crederlo, Marchesa.
ELENA
Per esperienza?
ANDREA
Un'esperienza di cinque minuti.
ELENA
Oh! Come farà a smaltire di simili galanterie laggiù nella solitudine?
ANDREA
Farò economia.
GEMMA
È già tanto ricco!
FILIPPO
L'avevo detto? A sentir discorrere di un uomo che va ai mari polari, lo si immagina selvatico come un orso bianco.
ANDREA
Al contrario, adoro la società!
GEMMA
E perchè l'abbandona?
ELENA
Oh, Gemma! Non indaghiamo i segreti d'un uomo di quell'età.
ANDREA
No, no, non ho segreti da nascondere e non sono più romantico che selvatico. Non ho nè dolori da vincere, nè disinganni da consolare. Faccio la mia strada e cerco che non sia la strada maestra dove passano tutti. Come vede, mi confesso ambizioso; ma per emergere dalla folla bisogna essere più alto degli altri, mentre anche un uomo di media statura, se cammina solo, lo si vede da lontano.
ELENA (carezzevole a Filippo)
Filippo, passatemi quello sgabello.
FILIPPO
Subito. (le porta lo sgabello e glielo mette sotto i piedi).
ELENA (c. s.)
E abbassate un po' il paralume, la lampada mi fa male agli occhi.
FILIPPO
Ecco. (eseguisce).
ELENA (gli porge la mano e con tonodi molto sentimento dice:)
Grazie, mio buon amico.
FILIPPO (sorpreso)
Oh! (bacia la mano).
ELENA (c. s.)
Voi, poveretto, solo non ci andreste, eh?
ANDREA
È così bene accompagnato!
ELENA (piano a Filippo)
Fa una grande ostentazione di semplicità.
FILIPPO
Vi dispiace?
ELENA (c. s.)
Siete meglio voi, cento mila volte.
FILIPPO (sempre più stupito)
Oh!
ELENA (c. s.)
Quasi quasi gli do la sua lettera. Eccola.
FILIPPO (c. s.)
Che viltà!
ELENA (c. s.)
Mi è antipatico. Basta, vedremo. Andate di là.
(Filippo torna dall'altra).
ANDREA (seguitando un discorso con Gemma)
Sissignora, ci sono andato un'altra volta; ma dopo di essere stati sei giorni bloccati dai ghiacci dovemmo riparare in Norvegia.
(Elena mentre Andrea parla, tiene la lettera in mano col braccio penzoloni lungo il fianco esterno del seggiolone, più volte sorridendo a mezze labbra fa cenno di mostrare la lettera. Filippo la guarda e le fa dei segni col capo e colla bocca. Concerto. Tutti e due sorridono — Andrea ha notato il giuoco e ne è un po' sconcertato).
GEMMA
Chi sa quei sei giorni che apprensione!
ANDREA
Passarono in un attimo, nei preparativi dell'invernata e fummo liberi prima d'avvertire che.....(a Filippo che fa cenni ad Elena)Dica.
FILIPPO
Io?
ELENA
Scusi un po', sig. Sarni, la colpa è mia. Interrogava a cenni il mio amico Filippo, per sapere se devo mandare al suo recapito una certa lettera ch'egli conosce. Giusto, lei farà l'oracolo.
ANDREA
Io?
ELENA
Sì. Lei ignora di che si tratta, quindi il suo verdetto avrà tutta la cecità che si richiede ad un verdetto della sorte. Vuole rispondere?
ANDREA
Ma si può conoscere almeno a chi è diretta la lettera?
ELENA
Ah no! (guarda Filippo ridendo) Il nome del destinatario le direbbe ogni cosa.
ANDREA (fra sè)
È lui! Che parte mi fa fare? (forte) È una lettera importante?
ELENA (ridendo)
Se andasse al suo recapito, sarebbe tenuta per tale.
ANDREA
Ebbene. (fra sè) Vediamo. (forte) Io non la manderei.
ELENA
Davvero?
ANDREA (ridendo)
L'oracolo ha parlato.
ELENA
E sia. (mette la lettera nel cassetto del tavolino).
ANDREA
Però trovo strana questa irresolutezza in una Signora. Le donne pel solito deliberano prontamente.
ELENA
Ha in così buon concetto le donne?
ANDREA
Buono, non saprei. Gli uomini sono più irresoluti prima di deliberare, ma più fermi e perseveranti dopo.
ELENA
Sicchè lei quando ha deciso di fare una cosa...
ANDREA
La faccio.
ELENA
Per esempio, il suo viaggio non c'è nulla che potrebbe smoverla dal farlo?
ANDREA
Oh... certo.
ELENA
Proprio nulla?
ANDREA
Oh Dio, potrei ammalare.....
ELENA
No... No.
ANDREA
Ebbene, fuori di questo non vedo quale altro impedimento mi potrebbe trattenere...
ELENA
Non vede? Mi rallegro con lei.
ANDREA (fra sè)
Che strana donna!
ELENA
A proposito del suo viaggio, guardi che quasi me ne scordavo. Mio zio le doveva portare stassera una commendatizia.
ANDREA
Ecco, senza di quella, per esempio, temo che il mio viaggio sarebbe in grande pericolo.
ELENA
Ah! ma quella c'è. Mio zio non venne stassera perchè è un poco indisposto. Mi manderà la lettera domattina. Se vuole passare a prenderla in casa mia, o se mi lascia detto dove gliela posso mandare.
ANDREA
Oh! verrò io.
ELENA
Così avrò il piacere di rivederla.
ANDREA
A che ora?
ELENA
Verso le undici, le va?
ANDREA
Benissimo. Anche più tardi, se crede.
ELENA
No, io mi alzo per tempo. È inteso?
ANDREA (levandosi)
La ringrazio.
ELENA
Non ho detto per congedarla. Non è tardi. — Siamo in pochi. — La Contessa è la mia migliore amica, Filippo è di casa; segga là, e si lasci andar a discorrere. Qui non si creano celebrità. Ci parli delle sue speranze, dei suoi propositi, ci descriva quegli spettacoli terribili ed immaginosi. Vuole?
ANDREA
Ma.....
GEMMA
Sì, sì.
ELENA
Filippo, diteglielo anche voi.
FILIPPO
Che potrebbe mai la mia povera parola?
ANDREA
Oh, molto! La Marchesa mostra di fare un tale conto di lei!
ELENA
Una serata passata in questo modo fa fare dei gran passi all'amicizia. Sarà un pegno che ci lascia di non scordarci al ritorno. E noi lo rammenteremo molte volte. Quando lei sarà laggiù, nellagran notte polare, potrà pensare: in questo momento nel mio paese in un salotto intimo dove il caso m'ha fatto entrare, c'è della gente che dice: Dov'è? Che fa? Quando tornerà? Che commenta i miei discorsi e fa voti perchè si avverino le mie speranze. Perchè parleremo spesso di lei. (a Filippo molto carezzevole) Non è vero, Filippo?
FILIPPO (fra sè)
Come mi carezza!
ANDREA (seccato dalle tenerezze tra Elenae Filippo)
La proposta è seducente ed il quadro bellissimo, ma il tempo stringe e ho molto da fare. Pregherò il sig. Barone di voler prendere le mie difese, nel caso che la fretta mi facesse passare per scortese. Sono sicuro di affidarmi ad un buon avvocato.
ELENA (fra sè)
Ci morde.
ANDREA
Marchesa!
ELENA
A domani alle undici.
ANDREA
Grazie. Contessa...
GEMMA
Buon viaggio.
ANDREA (a Filippo)
Mi raccomando a lei. (via).
Detti menoAndrea.
GEMMA
Filippo, andatemi a prendere il mantello.
FILIPPO
Subito! (via).
GEMMA (ad Elena)
Persisti nella scommessa?
ELENA
Certo.
GEMMA
Uhm! Perderai.
ELENA
Credi?
GEMMA
Se n'è andato.
ELENA
Appunto. È quello che volevo.
FILIPPO
Eccomi qua. (aiuta Gemma a vestire il mantello). Vi accompagno.
GEMMA
Miracolo!
FILIPPO
La Marchesa è stata troppo buona con me in presenza dei terzi. Se rimango solo, se ne vendica, mi batte.
GEMMA (ad Elena)
Buona fortuna.
ELENA
Addio. Ah! Filippo, domattina vi aspetto alle undici e un quarto preciso.
FILIPPO
Ci siamo. Orologio alla mano.
GEMMA (nell'uscio a Filippo)
Venite?
ELENA
Pranzerete poi con me.
FILIPPO
Le briciole, cara Marchesa. (via con Gemma).
Cala la tela.
FINE DELL'ATTO PRIMO.