A FANCIULLA INFERMA.
Sotto a la bianca coltriceDel tuo polito letticiuol ti vidi,sofferente giovinetta, e quantaPietà mi vinse da quell'ora il pettoDel tuo stato infelice,Mortal labbro non dice. Era il tramontoE pe 'l cheto villaggioIncoronato del novello aprile,Spargean l'imbalsamata aura gli aranci.Cinte di fior la testaReddian le allegre villanelle a schiereDa la vicina festa,Ricordando il furtivoGuardo d'amore e il tenero salutoE lo splendor de' ceri e degli arrediDe la parata pieveE il patetico accentoDel pio predicatore.In abito festivoTorna anch'esso l'assiduo zappatore,A cui non lieve ingombro è per la viaL'insolito calzare;Su la tarda asinellaSen va cheto e satollo il buon pievano,Mentre scalzo ed ansanteDa presso il siegue il suo fedel garzone,Con la verga pungente e con la voceL'asin sollecitando al suo padrone.In quell'ora di festa al tuo romitoCasolare venn'io: dolce ai soffrentiDei soffrenti è il ritrovo. Al limitareCorsemi incontro il povero mastinoAdulandomi intornoE ai piedi miei sdraiandosi supino.Deserto era il cortile,E su l'incolta ajuola,Già dolce cura di tua man gentile,Morian le frondi e i fiori;Solo su l'infrequente uscio, ondeggiandoAl dolcissimo orezzo vespertino,Qualche pallido fior piovea da' ramiIl lento gelsomino.Pensosa e taciturnaAl tuo vegliato capezzal sedeaL'addolorata madre,Spesso volgendo il ciglioA una pietosa immagin di Maria,Che ha tra le braccia il figlio.Lesta intorno veniaL'affettuosa tua sorella intesaAi pietosi servigi; in su la portaSiede il buon genitore e sottovoceRipiglia il fratellino,Che corre dietro all'infedel micino.De la lucerna al tremolante raggioVidi il bianco tuo fronte e il fuggitivoLume degli occhi tuoiE le diffuse chiomeE l'aereo sorriso. Oh! dimmi, a qualiFantasime di ciel guardi e sorridi,Candida giovinetta?Qual ti lusinga mai viso e splendoreDi sempiterni lidi,Che ad occhio di felici Iddio contende?Qual su le tacit'aliInvisibile a noi spirto d'amorePer le sedi degli astri amor t'insegna?Dunque di questa novaPrimavera terrena,Ove più agli occhi tuoi vita non splende,Ne fuggirai per sempre?Dunque sol dura provaD'infinito doloreDegni del ciel ne rende?Deh! se per lunga passïon si trovaOltre i lacci del fango amore e luce,Al luminoso e santoVolo, o fanciulla mia, tu mi sia duce,Chè amore io cerco, e lungamente ho pianto!
Sotto a la bianca coltriceDel tuo polito letticiuol ti vidi,sofferente giovinetta, e quantaPietà mi vinse da quell'ora il pettoDel tuo stato infelice,Mortal labbro non dice. Era il tramontoE pe 'l cheto villaggioIncoronato del novello aprile,Spargean l'imbalsamata aura gli aranci.Cinte di fior la testaReddian le allegre villanelle a schiereDa la vicina festa,Ricordando il furtivoGuardo d'amore e il tenero salutoE lo splendor de' ceri e degli arrediDe la parata pieveE il patetico accentoDel pio predicatore.In abito festivoTorna anch'esso l'assiduo zappatore,A cui non lieve ingombro è per la viaL'insolito calzare;Su la tarda asinellaSen va cheto e satollo il buon pievano,Mentre scalzo ed ansanteDa presso il siegue il suo fedel garzone,Con la verga pungente e con la voceL'asin sollecitando al suo padrone.
Sotto a la bianca coltrice
Del tuo polito letticiuol ti vidi,
sofferente giovinetta, e quanta
Pietà mi vinse da quell'ora il petto
Del tuo stato infelice,
Mortal labbro non dice. Era il tramonto
E pe 'l cheto villaggio
Incoronato del novello aprile,
Spargean l'imbalsamata aura gli aranci.
Cinte di fior la testa
Reddian le allegre villanelle a schiere
Da la vicina festa,
Ricordando il furtivo
Guardo d'amore e il tenero saluto
E lo splendor de' ceri e degli arredi
De la parata pieve
E il patetico accento
Del pio predicatore.
In abito festivo
Torna anch'esso l'assiduo zappatore,
A cui non lieve ingombro è per la via
L'insolito calzare;
Su la tarda asinella
Sen va cheto e satollo il buon pievano,
Mentre scalzo ed ansante
Da presso il siegue il suo fedel garzone,
Con la verga pungente e con la voce
L'asin sollecitando al suo padrone.
In quell'ora di festa al tuo romitoCasolare venn'io: dolce ai soffrentiDei soffrenti è il ritrovo. Al limitareCorsemi incontro il povero mastinoAdulandomi intornoE ai piedi miei sdraiandosi supino.Deserto era il cortile,E su l'incolta ajuola,Già dolce cura di tua man gentile,Morian le frondi e i fiori;Solo su l'infrequente uscio, ondeggiandoAl dolcissimo orezzo vespertino,Qualche pallido fior piovea da' ramiIl lento gelsomino.Pensosa e taciturnaAl tuo vegliato capezzal sedeaL'addolorata madre,Spesso volgendo il ciglioA una pietosa immagin di Maria,Che ha tra le braccia il figlio.Lesta intorno veniaL'affettuosa tua sorella intesaAi pietosi servigi; in su la portaSiede il buon genitore e sottovoceRipiglia il fratellino,Che corre dietro all'infedel micino.
In quell'ora di festa al tuo romito
Casolare venn'io: dolce ai soffrenti
Dei soffrenti è il ritrovo. Al limitare
Corsemi incontro il povero mastino
Adulandomi intorno
E ai piedi miei sdraiandosi supino.
Deserto era il cortile,
E su l'incolta ajuola,
Già dolce cura di tua man gentile,
Morian le frondi e i fiori;
Solo su l'infrequente uscio, ondeggiando
Al dolcissimo orezzo vespertino,
Qualche pallido fior piovea da' rami
Il lento gelsomino.
Pensosa e taciturna
Al tuo vegliato capezzal sedea
L'addolorata madre,
Spesso volgendo il ciglio
A una pietosa immagin di Maria,
Che ha tra le braccia il figlio.
Lesta intorno venia
L'affettuosa tua sorella intesa
Ai pietosi servigi; in su la porta
Siede il buon genitore e sottovoce
Ripiglia il fratellino,
Che corre dietro all'infedel micino.
De la lucerna al tremolante raggioVidi il bianco tuo fronte e il fuggitivoLume degli occhi tuoiE le diffuse chiomeE l'aereo sorriso. Oh! dimmi, a qualiFantasime di ciel guardi e sorridi,Candida giovinetta?Qual ti lusinga mai viso e splendoreDi sempiterni lidi,Che ad occhio di felici Iddio contende?Qual su le tacit'aliInvisibile a noi spirto d'amorePer le sedi degli astri amor t'insegna?Dunque di questa novaPrimavera terrena,Ove più agli occhi tuoi vita non splende,Ne fuggirai per sempre?Dunque sol dura provaD'infinito doloreDegni del ciel ne rende?Deh! se per lunga passïon si trovaOltre i lacci del fango amore e luce,Al luminoso e santoVolo, o fanciulla mia, tu mi sia duce,Chè amore io cerco, e lungamente ho pianto!
De la lucerna al tremolante raggio
Vidi il bianco tuo fronte e il fuggitivo
Lume degli occhi tuoi
E le diffuse chiome
E l'aereo sorriso. Oh! dimmi, a quali
Fantasime di ciel guardi e sorridi,
Candida giovinetta?
Qual ti lusinga mai viso e splendore
Di sempiterni lidi,
Che ad occhio di felici Iddio contende?
Qual su le tacit'ali
Invisibile a noi spirto d'amore
Per le sedi degli astri amor t'insegna?
Dunque di questa nova
Primavera terrena,
Ove più agli occhi tuoi vita non splende,
Ne fuggirai per sempre?
Dunque sol dura prova
D'infinito dolore
Degni del ciel ne rende?
Deh! se per lunga passïon si trova
Oltre i lacci del fango amore e luce,
Al luminoso e santo
Volo, o fanciulla mia, tu mi sia duce,
Chè amore io cerco, e lungamente ho pianto!