A GENTILE OPERAIA.

A GENTILE OPERAIA.

Al sottil refe intenta,Passi, ingegnosa giovinetta, i giorniDe la tua nova vita,Nè april coi fior t'invita,Nè il brumoso dicembre ti sgomenta;Pari ad industre formichetta, a cuiDa l'ardente stagion non vien paura,E provvida e contentaDe l'avvenir si cura.Assisa al limitareDel polito tugurio, a cui giammaiNon volse aurea fortuna i passi infidi,Canti, lavori e ridi,E tua bellezza e il mondo e altrui non sai.Io, quando al tuo pudicoSguardo, lo sguardo mio pensoso intendo,A te mi volgo e dico:Tienti, fanciulla, i giorniDi tua contenta poverezza onesta,Tienti l'ago veloce e il fil sottile,Tienti il povero sajo e la modestaCasa, ov'han pace ed innocenza albergo!Chè ben provvide il ciel, s'altro tesoro,Fuor che di gemme e d'oro,Non diede a cui felici il volgo appella,E la soave e bellaSerenità del cor diede al lavoro.A me, più che le folteD'eletta gioventù sale festanti,Ove sacre al piacere ardon le danze,Cara è la pace del tuo tetto umìle;Più che tazze spumantiDi splendidi banchettiM'è dolce il pan che su povero descoDivide in sulla seraIl pio lavoratore ai figlioletti;Più che beltade alteraDi cocchi aurati e d'opulente vesti,M'è sacra al cor l'interaLaborïosa tua vita gentile;Più che gemma orgogliosaAmo l'ingenua rosa.Al par di te son'ioOperaio, o fanciulla; a me le filaDe l'inconcussa cetra,Come a te l'ago e il fil, permise Iddio.Sovr'essa io l'ingegnosaTela distendo degli affetti miei,E il sottile dei carmi arduo lavoroA le sue corde affido.Ma come l'onda che si rompe al lido,S'agita nel mio cor l'anima inquieta,Chè di serena e lietaTranquillità non diemmi il ciel tesoro,E fo molle di pianto il mio lavoro.O gentile operaia, a te di lungheAlbe si vesta il cielo,E a lunga giovinezza Iddio ti serbi!Negl'ignorati, acerbiCasi, onde afflitta è ognor la vita mia,Te chiamerò soventiAd allegrar miei solitari giorni;Nè di pallido volto o di languentiOcchi, o di piè leggeroA' vorticosi balliTe loderò, ma d'almo e di sinceroVolto e di core allegro,D'umile stato e di solerzia onesta,Onde la madre e il genitor cadentiPaga di tue modeste opre sostenti.

Al sottil refe intenta,Passi, ingegnosa giovinetta, i giorniDe la tua nova vita,Nè april coi fior t'invita,Nè il brumoso dicembre ti sgomenta;Pari ad industre formichetta, a cuiDa l'ardente stagion non vien paura,E provvida e contentaDe l'avvenir si cura.Assisa al limitareDel polito tugurio, a cui giammaiNon volse aurea fortuna i passi infidi,Canti, lavori e ridi,E tua bellezza e il mondo e altrui non sai.Io, quando al tuo pudicoSguardo, lo sguardo mio pensoso intendo,A te mi volgo e dico:Tienti, fanciulla, i giorniDi tua contenta poverezza onesta,Tienti l'ago veloce e il fil sottile,Tienti il povero sajo e la modestaCasa, ov'han pace ed innocenza albergo!Chè ben provvide il ciel, s'altro tesoro,Fuor che di gemme e d'oro,Non diede a cui felici il volgo appella,E la soave e bellaSerenità del cor diede al lavoro.A me, più che le folteD'eletta gioventù sale festanti,Ove sacre al piacere ardon le danze,Cara è la pace del tuo tetto umìle;Più che tazze spumantiDi splendidi banchettiM'è dolce il pan che su povero descoDivide in sulla seraIl pio lavoratore ai figlioletti;Più che beltade alteraDi cocchi aurati e d'opulente vesti,M'è sacra al cor l'interaLaborïosa tua vita gentile;Più che gemma orgogliosaAmo l'ingenua rosa.Al par di te son'ioOperaio, o fanciulla; a me le filaDe l'inconcussa cetra,Come a te l'ago e il fil, permise Iddio.Sovr'essa io l'ingegnosaTela distendo degli affetti miei,E il sottile dei carmi arduo lavoroA le sue corde affido.Ma come l'onda che si rompe al lido,S'agita nel mio cor l'anima inquieta,Chè di serena e lietaTranquillità non diemmi il ciel tesoro,E fo molle di pianto il mio lavoro.O gentile operaia, a te di lungheAlbe si vesta il cielo,E a lunga giovinezza Iddio ti serbi!Negl'ignorati, acerbiCasi, onde afflitta è ognor la vita mia,Te chiamerò soventiAd allegrar miei solitari giorni;Nè di pallido volto o di languentiOcchi, o di piè leggeroA' vorticosi balliTe loderò, ma d'almo e di sinceroVolto e di core allegro,D'umile stato e di solerzia onesta,Onde la madre e il genitor cadentiPaga di tue modeste opre sostenti.

Al sottil refe intenta,

Passi, ingegnosa giovinetta, i giorni

De la tua nova vita,

Nè april coi fior t'invita,

Nè il brumoso dicembre ti sgomenta;

Pari ad industre formichetta, a cui

Da l'ardente stagion non vien paura,

E provvida e contenta

De l'avvenir si cura.

Assisa al limitare

Del polito tugurio, a cui giammai

Non volse aurea fortuna i passi infidi,

Canti, lavori e ridi,

E tua bellezza e il mondo e altrui non sai.

Io, quando al tuo pudico

Sguardo, lo sguardo mio pensoso intendo,

A te mi volgo e dico:

Tienti, fanciulla, i giorni

Di tua contenta poverezza onesta,

Tienti l'ago veloce e il fil sottile,

Tienti il povero sajo e la modesta

Casa, ov'han pace ed innocenza albergo!

Chè ben provvide il ciel, s'altro tesoro,

Fuor che di gemme e d'oro,

Non diede a cui felici il volgo appella,

E la soave e bella

Serenità del cor diede al lavoro.

A me, più che le folte

D'eletta gioventù sale festanti,

Ove sacre al piacere ardon le danze,

Cara è la pace del tuo tetto umìle;

Più che tazze spumanti

Di splendidi banchetti

M'è dolce il pan che su povero desco

Divide in sulla sera

Il pio lavoratore ai figlioletti;

Più che beltade altera

Di cocchi aurati e d'opulente vesti,

M'è sacra al cor l'intera

Laborïosa tua vita gentile;

Più che gemma orgogliosa

Amo l'ingenua rosa.

Al par di te son'io

Operaio, o fanciulla; a me le fila

De l'inconcussa cetra,

Come a te l'ago e il fil, permise Iddio.

Sovr'essa io l'ingegnosa

Tela distendo degli affetti miei,

E il sottile dei carmi arduo lavoro

A le sue corde affido.

Ma come l'onda che si rompe al lido,

S'agita nel mio cor l'anima inquieta,

Chè di serena e lieta

Tranquillità non diemmi il ciel tesoro,

E fo molle di pianto il mio lavoro.

O gentile operaia, a te di lunghe

Albe si vesta il cielo,

E a lunga giovinezza Iddio ti serbi!

Negl'ignorati, acerbi

Casi, onde afflitta è ognor la vita mia,

Te chiamerò soventi

Ad allegrar miei solitari giorni;

Nè di pallido volto o di languenti

Occhi, o di piè leggero

A' vorticosi balli

Te loderò, ma d'almo e di sincero

Volto e di core allegro,

D'umile stato e di solerzia onesta,

Onde la madre e il genitor cadenti

Paga di tue modeste opre sostenti.


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