A UN SEGATORE DI PIETRE.
Con l'ostinato filoDel tuo pigro strumentoIl duro sasso esercitando vai,assiduo segatore,Nè per sole o per ventoDa la lunga, penosa opra ristai,A cui tua sorte misera ti danna,Ma l'egro petto e il dorsoSopra la sega stridula affatichi;Solo di quando in quando,A l'ardua lama agevolando il corso,Versi nel sasso con la bugia canna,Sciolta ne l'acqua la mordente arena,Malinconicamente mormorandoLa nota cantilena.Al monotono suonoDi tua lenta fatica,Che la tarda del tempo opra somiglia,Da le mie ciglia si dilegua il mieleDel dolcissimo sonno mattutinoDi rosee larve apportator fedele.Su le tiepide piumeSnodo le membra non ben deste ancora,Guizza il notturno lumeMorente a la parete,Già tremano le lieteRose de l'alba a lo spiraglio incerto;Odo il festante gridoDe le rideste vieE il rumor lieto dei carri balzanti,Sento gli allegri cantiDe l'amorosa rondine che suoleSotto la gronda mia pendere il nido;A la nota bottega,Cantando una canzone,Il garzoncel s'avvia;Per la frequente viaPassan belando sotto al mio balconeLe capre mattutine,E con assidua ressaLa stridula campana de la pieveChiama i fedeli a messa.Quindi sorgo, e tergendoIn schietta onda la faccia,Schiudo i vetri custodi, e anch'io cantandoIl nuovo aprile e il fresco aer saluto.Ma se da tanta immagine di cielo,Ove cerco di mia vita la luce,Pallido segatore, a te mi giro,Di repentino geloPensierosa tristezza il sen mi vince,E ne l'intimo cor gemo e sospiro:Quale colpa o fortunaA sì diverso fato obliga e premeNostra dolente umanità raminga,Ch'altri scarno e cenciosoSul duro solco si travagli e sudi,E altri, d'ozio fastosoE d'opulenza e di splendor si cinga?Dunque è destin, che a' faticosi studiPiù vil mercé si renda?E che tanta di noi parte miglioreD'inedia eterna e di dolor languisca,E altri del suo soffrir gioco si prenda?Povero segatore, a noi non liceInvestigar la sacra ombra che chiudeTanto nume di Dio. Forse la provaDi cotanto doloreE de l'onesta poverezza i piantiL'occulta stancheranno ira del cielo;Chè ormai splendida e novaDi santa civiltà stagion miglioreNe impromettono i fati. A più sublimeVol, non più visto altrove,Poggia l'umano ingegno; uguale e pianaDa la superba cattedra discendeA popolar convegnoL'agevole Scïenza, e a tutti è schiusa,Quanta concessa è in terra,Felicità. Su la contesa sogliaPiù non mendica il provvido lavoroDi ricche orgie i rifiuti,Ma a sè stesso è tesoro. Ecco, vegg'ioCo 'l vetusto patrizio il fabbro umìleConfondere la destra,E civiltà di miti usi maestraChiama fra tutte genti arbitro il merto.Sorge dal fango, in nomeDi Lui, che l'onorate opre fè sante,La derelitta povertade, e comePioggia che le morenti erbe rinnova,Sugli adusti mortaliUguaglianza ed amor distendon l'ali.
Con l'ostinato filoDel tuo pigro strumentoIl duro sasso esercitando vai,assiduo segatore,Nè per sole o per ventoDa la lunga, penosa opra ristai,A cui tua sorte misera ti danna,Ma l'egro petto e il dorsoSopra la sega stridula affatichi;Solo di quando in quando,A l'ardua lama agevolando il corso,Versi nel sasso con la bugia canna,Sciolta ne l'acqua la mordente arena,Malinconicamente mormorandoLa nota cantilena.
Con l'ostinato filo
Del tuo pigro strumento
Il duro sasso esercitando vai,
assiduo segatore,
Nè per sole o per vento
Da la lunga, penosa opra ristai,
A cui tua sorte misera ti danna,
Ma l'egro petto e il dorso
Sopra la sega stridula affatichi;
Solo di quando in quando,
A l'ardua lama agevolando il corso,
Versi nel sasso con la bugia canna,
Sciolta ne l'acqua la mordente arena,
Malinconicamente mormorando
La nota cantilena.
Al monotono suonoDi tua lenta fatica,Che la tarda del tempo opra somiglia,Da le mie ciglia si dilegua il mieleDel dolcissimo sonno mattutinoDi rosee larve apportator fedele.Su le tiepide piumeSnodo le membra non ben deste ancora,Guizza il notturno lumeMorente a la parete,Già tremano le lieteRose de l'alba a lo spiraglio incerto;Odo il festante gridoDe le rideste vieE il rumor lieto dei carri balzanti,Sento gli allegri cantiDe l'amorosa rondine che suoleSotto la gronda mia pendere il nido;A la nota bottega,Cantando una canzone,Il garzoncel s'avvia;Per la frequente viaPassan belando sotto al mio balconeLe capre mattutine,E con assidua ressaLa stridula campana de la pieveChiama i fedeli a messa.
Al monotono suono
Di tua lenta fatica,
Che la tarda del tempo opra somiglia,
Da le mie ciglia si dilegua il miele
Del dolcissimo sonno mattutino
Di rosee larve apportator fedele.
Su le tiepide piume
Snodo le membra non ben deste ancora,
Guizza il notturno lume
Morente a la parete,
Già tremano le liete
Rose de l'alba a lo spiraglio incerto;
Odo il festante grido
De le rideste vie
E il rumor lieto dei carri balzanti,
Sento gli allegri canti
De l'amorosa rondine che suole
Sotto la gronda mia pendere il nido;
A la nota bottega,
Cantando una canzone,
Il garzoncel s'avvia;
Per la frequente via
Passan belando sotto al mio balcone
Le capre mattutine,
E con assidua ressa
La stridula campana de la pieve
Chiama i fedeli a messa.
Quindi sorgo, e tergendoIn schietta onda la faccia,Schiudo i vetri custodi, e anch'io cantandoIl nuovo aprile e il fresco aer saluto.Ma se da tanta immagine di cielo,Ove cerco di mia vita la luce,Pallido segatore, a te mi giro,Di repentino geloPensierosa tristezza il sen mi vince,E ne l'intimo cor gemo e sospiro:
Quindi sorgo, e tergendo
In schietta onda la faccia,
Schiudo i vetri custodi, e anch'io cantando
Il nuovo aprile e il fresco aer saluto.
Ma se da tanta immagine di cielo,
Ove cerco di mia vita la luce,
Pallido segatore, a te mi giro,
Di repentino gelo
Pensierosa tristezza il sen mi vince,
E ne l'intimo cor gemo e sospiro:
Quale colpa o fortunaA sì diverso fato obliga e premeNostra dolente umanità raminga,Ch'altri scarno e cenciosoSul duro solco si travagli e sudi,E altri, d'ozio fastosoE d'opulenza e di splendor si cinga?Dunque è destin, che a' faticosi studiPiù vil mercé si renda?E che tanta di noi parte miglioreD'inedia eterna e di dolor languisca,E altri del suo soffrir gioco si prenda?
Quale colpa o fortuna
A sì diverso fato obliga e preme
Nostra dolente umanità raminga,
Ch'altri scarno e cencioso
Sul duro solco si travagli e sudi,
E altri, d'ozio fastoso
E d'opulenza e di splendor si cinga?
Dunque è destin, che a' faticosi studi
Più vil mercé si renda?
E che tanta di noi parte migliore
D'inedia eterna e di dolor languisca,
E altri del suo soffrir gioco si prenda?
Povero segatore, a noi non liceInvestigar la sacra ombra che chiudeTanto nume di Dio. Forse la provaDi cotanto doloreE de l'onesta poverezza i piantiL'occulta stancheranno ira del cielo;Chè ormai splendida e novaDi santa civiltà stagion miglioreNe impromettono i fati. A più sublimeVol, non più visto altrove,Poggia l'umano ingegno; uguale e pianaDa la superba cattedra discendeA popolar convegnoL'agevole Scïenza, e a tutti è schiusa,Quanta concessa è in terra,Felicità. Su la contesa sogliaPiù non mendica il provvido lavoroDi ricche orgie i rifiuti,Ma a sè stesso è tesoro. Ecco, vegg'ioCo 'l vetusto patrizio il fabbro umìleConfondere la destra,E civiltà di miti usi maestraChiama fra tutte genti arbitro il merto.Sorge dal fango, in nomeDi Lui, che l'onorate opre fè sante,La derelitta povertade, e comePioggia che le morenti erbe rinnova,Sugli adusti mortaliUguaglianza ed amor distendon l'ali.
Povero segatore, a noi non lice
Investigar la sacra ombra che chiude
Tanto nume di Dio. Forse la prova
Di cotanto dolore
E de l'onesta poverezza i pianti
L'occulta stancheranno ira del cielo;
Chè ormai splendida e nova
Di santa civiltà stagion migliore
Ne impromettono i fati. A più sublime
Vol, non più visto altrove,
Poggia l'umano ingegno; uguale e piana
Da la superba cattedra discende
A popolar convegno
L'agevole Scïenza, e a tutti è schiusa,
Quanta concessa è in terra,
Felicità. Su la contesa soglia
Più non mendica il provvido lavoro
Di ricche orgie i rifiuti,
Ma a sè stesso è tesoro. Ecco, vegg'io
Co 'l vetusto patrizio il fabbro umìle
Confondere la destra,
E civiltà di miti usi maestra
Chiama fra tutte genti arbitro il merto.
Sorge dal fango, in nome
Di Lui, che l'onorate opre fè sante,
La derelitta povertade, e come
Pioggia che le morenti erbe rinnova,
Sugli adusti mortali
Uguaglianza ed amor distendon l'ali.