IL MANDORLO.
E tu mettesti i fiori,mandorlo precoce,E tutta intorno la campagna odori.Qual giovinetto che ascolti la voceDi fanciulla che l'ami,Così, fido a' richiamiDe l'amica stagion che s'avvicina,Tu di candidi fior vesti i tuoi rami.Sott'esso a la pruìnaLenta, vedova ancor geme la valle,Nè sorride, per quanto occhio si stendeSotto al raggio del sol, fronda nè fiore.Tu sol, tu primo il calleDe le deserte mie montagne allieti;Come a core dolente,A cui sorrida breve tratto amore,Così per lo squalloreDei circostanti campi,Al profumo innocenteChe tu commetti a l'aura disïosa.Una dolcezza ascosaDel passegger ne l'anima discende.Quand'io movo pensosoSotto il peso dei miei lunghi doloriA ricercar nei fioriQuesta mia giovinezza che mi fugge,E l'anima si struggeA ripensar le inquiete e senza arrivoAgonie de la mia bruna giornata,E la mente affannataNel sereno del ciel cerca riposoE nel sorriso di natura Iddio,Se la mite fragranza ed il festivoBiancheggiar di tue cime a te mi volge,O mandorlo innocente,Solitario e piangenteAl tuo piede m'assido,E a quella solitudine fedele,Ov'è Dio che m'ascolta, il pianto affido.Ah! tu i fiori rimetti,O mandorlo precoce,E primavera affretti!Io come te solea,Impazïente de la tarda brumaAccender l'amoroso estro veloce,E i canti precorreaDegli augelli felici, e di speranzaVestivo il core giovinetto e il fronte,Pria che di fiori si vestisse il monte.Or mi ritorna invanoPrimavera, e su me vano s'accendeQuesto sole d'amore e questo cielo;Chè derelitto a stentoPorto di questo ingombro egro il fardello,Cui nullo in terra a sostener m'ajuta,E desolato il lentoFianco trascino e di soffrir son stanco.Deh! chi l'ardor mi rendeDei miei vent'anni e la speranza e i sogni?Dio mio, Dio mio, più maiDunque per me non tornerà l'aprile?Dunque di questa giovinezza al fiorePiù rugiade dal ciel non manderai,Nè più bella e giocondaVerrà salute a rifiorirmi il core?Dio mio, tu che ridoniLa fronda ai campi ed agli uccelli il canto,A questo inverno mioAltro conforto non darai che il pianto?Ahi! se così pur sempreContar dovrò ne l'amarezza i giorni,Donami almen, mio Dio,Virtù, che su quest'ondaTempestosa che io corro,Mai la tua luce al guardo mio s'asconda!
E tu mettesti i fiori,mandorlo precoce,E tutta intorno la campagna odori.Qual giovinetto che ascolti la voceDi fanciulla che l'ami,Così, fido a' richiamiDe l'amica stagion che s'avvicina,Tu di candidi fior vesti i tuoi rami.
E tu mettesti i fiori,
mandorlo precoce,
E tutta intorno la campagna odori.
Qual giovinetto che ascolti la voce
Di fanciulla che l'ami,
Così, fido a' richiami
De l'amica stagion che s'avvicina,
Tu di candidi fior vesti i tuoi rami.
Sott'esso a la pruìnaLenta, vedova ancor geme la valle,Nè sorride, per quanto occhio si stendeSotto al raggio del sol, fronda nè fiore.Tu sol, tu primo il calleDe le deserte mie montagne allieti;Come a core dolente,A cui sorrida breve tratto amore,Così per lo squalloreDei circostanti campi,Al profumo innocenteChe tu commetti a l'aura disïosa.Una dolcezza ascosaDel passegger ne l'anima discende.
Sott'esso a la pruìna
Lenta, vedova ancor geme la valle,
Nè sorride, per quanto occhio si stende
Sotto al raggio del sol, fronda nè fiore.
Tu sol, tu primo il calle
De le deserte mie montagne allieti;
Come a core dolente,
A cui sorrida breve tratto amore,
Così per lo squallore
Dei circostanti campi,
Al profumo innocente
Che tu commetti a l'aura disïosa.
Una dolcezza ascosa
Del passegger ne l'anima discende.
Quand'io movo pensosoSotto il peso dei miei lunghi doloriA ricercar nei fioriQuesta mia giovinezza che mi fugge,E l'anima si struggeA ripensar le inquiete e senza arrivoAgonie de la mia bruna giornata,E la mente affannataNel sereno del ciel cerca riposoE nel sorriso di natura Iddio,Se la mite fragranza ed il festivoBiancheggiar di tue cime a te mi volge,O mandorlo innocente,Solitario e piangenteAl tuo piede m'assido,E a quella solitudine fedele,Ov'è Dio che m'ascolta, il pianto affido.
Quand'io movo pensoso
Sotto il peso dei miei lunghi dolori
A ricercar nei fiori
Questa mia giovinezza che mi fugge,
E l'anima si strugge
A ripensar le inquiete e senza arrivo
Agonie de la mia bruna giornata,
E la mente affannata
Nel sereno del ciel cerca riposo
E nel sorriso di natura Iddio,
Se la mite fragranza ed il festivo
Biancheggiar di tue cime a te mi volge,
O mandorlo innocente,
Solitario e piangente
Al tuo piede m'assido,
E a quella solitudine fedele,
Ov'è Dio che m'ascolta, il pianto affido.
Ah! tu i fiori rimetti,O mandorlo precoce,E primavera affretti!Io come te solea,Impazïente de la tarda brumaAccender l'amoroso estro veloce,E i canti precorreaDegli augelli felici, e di speranzaVestivo il core giovinetto e il fronte,Pria che di fiori si vestisse il monte.
Ah! tu i fiori rimetti,
O mandorlo precoce,
E primavera affretti!
Io come te solea,
Impazïente de la tarda bruma
Accender l'amoroso estro veloce,
E i canti precorrea
Degli augelli felici, e di speranza
Vestivo il core giovinetto e il fronte,
Pria che di fiori si vestisse il monte.
Or mi ritorna invanoPrimavera, e su me vano s'accendeQuesto sole d'amore e questo cielo;Chè derelitto a stentoPorto di questo ingombro egro il fardello,Cui nullo in terra a sostener m'ajuta,E desolato il lentoFianco trascino e di soffrir son stanco.Deh! chi l'ardor mi rendeDei miei vent'anni e la speranza e i sogni?Dio mio, Dio mio, più maiDunque per me non tornerà l'aprile?Dunque di questa giovinezza al fiorePiù rugiade dal ciel non manderai,Nè più bella e giocondaVerrà salute a rifiorirmi il core?Dio mio, tu che ridoniLa fronda ai campi ed agli uccelli il canto,A questo inverno mioAltro conforto non darai che il pianto?Ahi! se così pur sempreContar dovrò ne l'amarezza i giorni,Donami almen, mio Dio,Virtù, che su quest'ondaTempestosa che io corro,Mai la tua luce al guardo mio s'asconda!
Or mi ritorna invano
Primavera, e su me vano s'accende
Questo sole d'amore e questo cielo;
Chè derelitto a stento
Porto di questo ingombro egro il fardello,
Cui nullo in terra a sostener m'ajuta,
E desolato il lento
Fianco trascino e di soffrir son stanco.
Deh! chi l'ardor mi rende
Dei miei vent'anni e la speranza e i sogni?
Dio mio, Dio mio, più mai
Dunque per me non tornerà l'aprile?
Dunque di questa giovinezza al fiore
Più rugiade dal ciel non manderai,
Nè più bella e gioconda
Verrà salute a rifiorirmi il core?
Dio mio, tu che ridoni
La fronda ai campi ed agli uccelli il canto,
A questo inverno mio
Altro conforto non darai che il pianto?
Ahi! se così pur sempre
Contar dovrò ne l'amarezza i giorni,
Donami almen, mio Dio,
Virtù, che su quest'onda
Tempestosa che io corro,
Mai la tua luce al guardo mio s'asconda!