SOLE D'INVERNO.A C. REINA.
Cari mi siete, o colli,Quando nel verno vi saluta il sole,Quando con l'alba tremanoL'argentee brine su l'erbette molli,E su le siepi imbrunanoIl ridestato caliceLe tenere vïole.Sul tortüoso calle,Dove il cardo le foglie ispide muta,Va saltellando il passere,E fra il timo s'inseguon le farfalle;Dal povero tugurioIl legnajuolo affacciasiE il caro sol saluta.A la cadente porta,Col suo grembial più bianco de le nevi,Siede co 'l mento tremuloLa vecchiarella derelitta e smorta,E da la ròcca tenueTraendo il sottil canape,Fila i suoi giorni brevi.O tu che solo allegriIl silenzio di mia casa infrequente,E d'amicizia il balsamoSpargi su' giorni miei dolenti ed egri,Godiam tra il verno gelidoLa dolce ora fuggevoleDi questo ciel ridente.Forse, o chi sa? ne l'ombraChe lungamente mi ravvolge il core,Forse tra l'ansia e il dubbio,Che i propositi tuoi tarda ed ingombra,Come a quest'erbe tremule,Un raggio di letiziaNe manderà il Signore.E allor che queta è l'onda,E più belli i suoi fiori april dipinge,Noi lascerem quest'EtnaE il biondo golfo e la petrosa sponda;E andrem sicuri e unanimi,Ove de l'arte il fervidoSogno gentil ne spinge.Noi cercherem la rivaDove più specchia il ciel l'onda tirrena,Dove armonia son l'aure,E di voci d'amor l'aura è più viva;Dove vestita d'iridiS'asside l'incantevolePartenopèa sirena.A l'inconteso corsoDi nostra prora ardenteFuori de l'acqua emergonoGli amorosi delfin l'argenteo dorso;Fuggono l'onde; suonanoL'aure, le piagge olezzanoDe l'appennin ridente.A te daran coloriIl cielo azzurro e la flegrea marina,Le nubi del Vesuvio,Di Capri i lidi e di Sorrento i fiori;A me la fredda ceteraAvviveran le tiepideAure di Mergellina;E canterò. Ma doveSpingi il tuo volo, o instabile speranza?Il pianto mio dimentichiE i lunghi affanni e le durate prove?Ahi! ne la solitudineDi questo umano esilioSolo il dolore ha stanza.Signor, che a queste brumeDoni del sole il provvido sorriso,Toglimi al dubbio gelido,Che a l'ingenua mia fede ammorza il lume!Deh! ch'io non più ne l'orridaNebbia, che il cor m'intenebra,Gema da te diviso!Io rapirò l'incensoDi queste fragolette mattutine,La mite ala del zeffiroChe il mar cheto sorvola e il cielo immenso;Rapirò un raggio a l'irideE la sottile, argenteaFalda di queste brine.E come fior che a seraCon le fragranze al ciel s'apre la via,Eterno, istabil atomo,Cercherò la mia sede e la mia sfera;Chè in mezzo a questa tenebra,Il veggio, il sento, o spirito,Non è la sede mia!
Cari mi siete, o colli,Quando nel verno vi saluta il sole,Quando con l'alba tremanoL'argentee brine su l'erbette molli,E su le siepi imbrunanoIl ridestato caliceLe tenere vïole.
Cari mi siete, o colli,
Quando nel verno vi saluta il sole,
Quando con l'alba tremano
L'argentee brine su l'erbette molli,
E su le siepi imbrunano
Il ridestato calice
Le tenere vïole.
Sul tortüoso calle,Dove il cardo le foglie ispide muta,Va saltellando il passere,E fra il timo s'inseguon le farfalle;Dal povero tugurioIl legnajuolo affacciasiE il caro sol saluta.
Sul tortüoso calle,
Dove il cardo le foglie ispide muta,
Va saltellando il passere,
E fra il timo s'inseguon le farfalle;
Dal povero tugurio
Il legnajuolo affacciasi
E il caro sol saluta.
A la cadente porta,Col suo grembial più bianco de le nevi,Siede co 'l mento tremuloLa vecchiarella derelitta e smorta,E da la ròcca tenueTraendo il sottil canape,Fila i suoi giorni brevi.
A la cadente porta,
Col suo grembial più bianco de le nevi,
Siede co 'l mento tremulo
La vecchiarella derelitta e smorta,
E da la ròcca tenue
Traendo il sottil canape,
Fila i suoi giorni brevi.
O tu che solo allegriIl silenzio di mia casa infrequente,E d'amicizia il balsamoSpargi su' giorni miei dolenti ed egri,Godiam tra il verno gelidoLa dolce ora fuggevoleDi questo ciel ridente.
O tu che solo allegri
Il silenzio di mia casa infrequente,
E d'amicizia il balsamo
Spargi su' giorni miei dolenti ed egri,
Godiam tra il verno gelido
La dolce ora fuggevole
Di questo ciel ridente.
Forse, o chi sa? ne l'ombraChe lungamente mi ravvolge il core,Forse tra l'ansia e il dubbio,Che i propositi tuoi tarda ed ingombra,Come a quest'erbe tremule,Un raggio di letiziaNe manderà il Signore.
Forse, o chi sa? ne l'ombra
Che lungamente mi ravvolge il core,
Forse tra l'ansia e il dubbio,
Che i propositi tuoi tarda ed ingombra,
Come a quest'erbe tremule,
Un raggio di letizia
Ne manderà il Signore.
E allor che queta è l'onda,E più belli i suoi fiori april dipinge,Noi lascerem quest'EtnaE il biondo golfo e la petrosa sponda;E andrem sicuri e unanimi,Ove de l'arte il fervidoSogno gentil ne spinge.
E allor che queta è l'onda,
E più belli i suoi fiori april dipinge,
Noi lascerem quest'Etna
E il biondo golfo e la petrosa sponda;
E andrem sicuri e unanimi,
Ove de l'arte il fervido
Sogno gentil ne spinge.
Noi cercherem la rivaDove più specchia il ciel l'onda tirrena,Dove armonia son l'aure,E di voci d'amor l'aura è più viva;Dove vestita d'iridiS'asside l'incantevolePartenopèa sirena.
Noi cercherem la riva
Dove più specchia il ciel l'onda tirrena,
Dove armonia son l'aure,
E di voci d'amor l'aura è più viva;
Dove vestita d'iridi
S'asside l'incantevole
Partenopèa sirena.
A l'inconteso corsoDi nostra prora ardenteFuori de l'acqua emergonoGli amorosi delfin l'argenteo dorso;Fuggono l'onde; suonanoL'aure, le piagge olezzanoDe l'appennin ridente.
A l'inconteso corso
Di nostra prora ardente
Fuori de l'acqua emergono
Gli amorosi delfin l'argenteo dorso;
Fuggono l'onde; suonano
L'aure, le piagge olezzano
De l'appennin ridente.
A te daran coloriIl cielo azzurro e la flegrea marina,Le nubi del Vesuvio,Di Capri i lidi e di Sorrento i fiori;A me la fredda ceteraAvviveran le tiepideAure di Mergellina;
A te daran colori
Il cielo azzurro e la flegrea marina,
Le nubi del Vesuvio,
Di Capri i lidi e di Sorrento i fiori;
A me la fredda cetera
Avviveran le tiepide
Aure di Mergellina;
E canterò. Ma doveSpingi il tuo volo, o instabile speranza?Il pianto mio dimentichiE i lunghi affanni e le durate prove?Ahi! ne la solitudineDi questo umano esilioSolo il dolore ha stanza.
E canterò. Ma dove
Spingi il tuo volo, o instabile speranza?
Il pianto mio dimentichi
E i lunghi affanni e le durate prove?
Ahi! ne la solitudine
Di questo umano esilio
Solo il dolore ha stanza.
Signor, che a queste brumeDoni del sole il provvido sorriso,Toglimi al dubbio gelido,Che a l'ingenua mia fede ammorza il lume!Deh! ch'io non più ne l'orridaNebbia, che il cor m'intenebra,Gema da te diviso!
Signor, che a queste brume
Doni del sole il provvido sorriso,
Toglimi al dubbio gelido,
Che a l'ingenua mia fede ammorza il lume!
Deh! ch'io non più ne l'orrida
Nebbia, che il cor m'intenebra,
Gema da te diviso!
Io rapirò l'incensoDi queste fragolette mattutine,La mite ala del zeffiroChe il mar cheto sorvola e il cielo immenso;Rapirò un raggio a l'irideE la sottile, argenteaFalda di queste brine.
Io rapirò l'incenso
Di queste fragolette mattutine,
La mite ala del zeffiro
Che il mar cheto sorvola e il cielo immenso;
Rapirò un raggio a l'iride
E la sottile, argentea
Falda di queste brine.
E come fior che a seraCon le fragranze al ciel s'apre la via,Eterno, istabil atomo,Cercherò la mia sede e la mia sfera;Chè in mezzo a questa tenebra,Il veggio, il sento, o spirito,Non è la sede mia!
E come fior che a sera
Con le fragranze al ciel s'apre la via,
Eterno, istabil atomo,
Cercherò la mia sede e la mia sfera;
Chè in mezzo a questa tenebra,
Il veggio, il sento, o spirito,
Non è la sede mia!