GLOSSARIO

Canzone I, v. 15: «cèra». L «chaira».v. 17: «deviso». Intendi: Non v'è donna né uomo cosí fermo nell'operare che non abbia divisa (= distratta) la sua attenzione a riguardare lá dove sente che ella apparisce.v. 32. Intendi: Ha per ispecchio la strada («ruga»), ossia ha gli occhi bassi a terra.v. 60. L ha «che 'l saggio conta voglia opassione». Per me è evidente che il copista non vide il segno dell'abbreviazione nel «p» di «opassione», oppure, copiando, dimenticò di scriverlo. Il senso è, come dice ilValeriani: Ché il saggio pone in conto (anche al v. 49 il rimatore ha usato «conto» per «tengo in conto»), cioè a merito, la buona voglia che si ha d'operare.Canzone II. Questa canzone ha nelle singole strofe lo stesso schema metrico della canzone che in L segue immediatamente a questa: «Magna medela a grave e perigliosa» di Panuccio del Bagno. È assai probabile che Lotto la indirizzasse a Panuccio e che questi gli rispondesse, cercando di confortarlo delle sventure della patria e della sua parte.v. 17: «l'èe». L ha «lei».v. 18. Intendi: Che, dopoché Dio ebbe fatto lei («quella cosa» cioè l'uomo), gli fu («fuli») cosí amorosa, cosí cara, che le die' libertá di fare il bene e il male.v. 29. Intendi: Conforto a questo avremmo soltanto il «trapassamento» (la morte), parola che è qui nello stesso senso del «trapassare» del v. 34.vv. 37-39. Intendi: Se non fosse che sappiamo che le nostre anime terrebbero («terren'») tal via, che girerebbero («giréno») a perdizione senza aver mai redenzione».

Canzone I, v. 15: «cèra». L «chaira».

v. 17: «deviso». Intendi: Non v'è donna né uomo cosí fermo nell'operare che non abbia divisa (= distratta) la sua attenzione a riguardare lá dove sente che ella apparisce.

v. 32. Intendi: Ha per ispecchio la strada («ruga»), ossia ha gli occhi bassi a terra.

v. 60. L ha «che 'l saggio conta voglia opassione». Per me è evidente che il copista non vide il segno dell'abbreviazione nel «p» di «opassione», oppure, copiando, dimenticò di scriverlo. Il senso è, come dice ilValeriani: Ché il saggio pone in conto (anche al v. 49 il rimatore ha usato «conto» per «tengo in conto»), cioè a merito, la buona voglia che si ha d'operare.

Canzone II. Questa canzone ha nelle singole strofe lo stesso schema metrico della canzone che in L segue immediatamente a questa: «Magna medela a grave e perigliosa» di Panuccio del Bagno. È assai probabile che Lotto la indirizzasse a Panuccio e che questi gli rispondesse, cercando di confortarlo delle sventure della patria e della sua parte.

v. 17: «l'èe». L ha «lei».

v. 18. Intendi: Che, dopoché Dio ebbe fatto lei («quella cosa» cioè l'uomo), gli fu («fuli») cosí amorosa, cosí cara, che le die' libertá di fare il bene e il male.

v. 29. Intendi: Conforto a questo avremmo soltanto il «trapassamento» (la morte), parola che è qui nello stesso senso del «trapassare» del v. 34.

vv. 37-39. Intendi: Se non fosse che sappiamo che le nostre anime terrebbero («terren'») tal via, che girerebbero («giréno») a perdizione senza aver mai redenzione».

XINOCCO DI CENNI DI FREDIANO

Furono in Pisa verso la fine del secoloXIIIdue notai che ebbero nome Nocco, un «Noccus de Avane», anziano per il luglio e l'agosto del 1289 e un «Noccus de Ceuli», anch'egli anziano nello stesso anno per il novembre e il decembre (Chronica antiquacit.). Ma se il rimatore debba identificarsi con uno di questi due, è assai difficile risolvere. Di lui non rimane senon una sola canzone, che è in L. Fu assai malamente stampata dalValeriani, il quale ne comprese assai poco lo schema metrico.

v. 21. IlValerianistampa mutilo questo verso «vedrete in gio' montarmi», non essendosi accorto che L aveva anche «e 'n frutto bono».v. 37: «ma Amor». L ha «m'amor».v. 38: «for' voi». Intendi: Amore, pur volendo, vide che non potea fare a me lo stesso (cioè: come ho detto sopra), senza di voi.v. 44: «ingannòme». L ha «ingegnome», mantenuto, senza ragione, dalValeriani, il quale, per il senso, è poi costretto a spiegarlo con «ingannommi».v. 45: «saccio per vista». L ha «aggio»; ma il senso mi pare richieda «saccio». IlValerianistampa «provista» = «provvista», non avendo compreso il senso, assai facile del resto, di «per vista», che vale «per averli veduti». Il senso è: So, per averli veduti, che crescono molti alberi.v. 50: «'n frutto». L ha «che 'n frutto», ma il «che» è di troppo.v. 73: «cavrete». Cosí in L: ilValerianistampa invece «m'avrete». Il senso qui è chiaro: Ovvero mi caverete dalle mani d'amore, nelle quali mi metteste, tornandomi nel mio primiero stato.

v. 21. IlValerianistampa mutilo questo verso «vedrete in gio' montarmi», non essendosi accorto che L aveva anche «e 'n frutto bono».

v. 37: «ma Amor». L ha «m'amor».

v. 38: «for' voi». Intendi: Amore, pur volendo, vide che non potea fare a me lo stesso (cioè: come ho detto sopra), senza di voi.

v. 44: «ingannòme». L ha «ingegnome», mantenuto, senza ragione, dalValeriani, il quale, per il senso, è poi costretto a spiegarlo con «ingannommi».

v. 45: «saccio per vista». L ha «aggio»; ma il senso mi pare richieda «saccio». IlValerianistampa «provista» = «provvista», non avendo compreso il senso, assai facile del resto, di «per vista», che vale «per averli veduti». Il senso è: So, per averli veduti, che crescono molti alberi.

v. 50: «'n frutto». L ha «che 'n frutto», ma il «che» è di troppo.

v. 73: «cavrete». Cosí in L: ilValerianistampa invece «m'avrete». Il senso qui è chiaro: Ovvero mi caverete dalle mani d'amore, nelle quali mi metteste, tornandomi nel mio primiero stato.

XIIGERONIMO TERRAMAGNINO

Il nome «Geronimo» si ricava dal v. 1 del sonetto di risposta, che in L segue all'unico che ci rimanga di lui: quel sonetto d'anonimo incomincia «Gieronimo, com' credo, voi sapete».

v. 9: «assetto». L ha «essetto», dalValerianicambiato in «effetto». Ma non credo che, sebbene Terramagnino fosse poco abile versificatore, si mostrasse però cosí imperito da non sapere trovare una nuova rima e ripetesse proprio la parola «effetto» del v. 3. Intendo: Glorioso di ogni buona provvista («assetto») di dottrina che avete fatta.

v. 9: «assetto». L ha «essetto», dalValerianicambiato in «effetto». Ma non credo che, sebbene Terramagnino fosse poco abile versificatore, si mostrasse però cosí imperito da non sapere trovare una nuova rima e ripetesse proprio la parola «effetto» del v. 3. Intendo: Glorioso di ogni buona provvista («assetto») di dottrina che avete fatta.

DOCTRINA DE CORT

Pubblico questo poemetto dal testo che ne ha datoPaul MeyernellaRomania, an.XIII, pp. 181 e sgg. da un codice madrileno. Lo riproduco con pochissime varianti: ho accettatonel testo alcune delle correzioni che il Meyer ha fatte in nota, perché mi è parso chiaro che gli errori fossero cosí grossolani da doversi attribuire, nella maggior parte dei casi, piú a negligenza di scrittura che ad ignoranza dell'autore. Molti altri errori sarebbe troppo arrischiato correggere, perché possono essere necessari effetti della scarsa conoscenza che Terramagnino aveva della lingua provenzale. Infatti dice il Meyer: «Terramagnino est un grammarien peu intelligent. Il ne comprend pas toujours son modèle et dans aucun cas il ne se montre capable de le perfectionner». Il poemetto dunque ha assai poco valore come trattatello di grammatica e scarsa originalitá, poiché è un rifacimento delleRazos de trobardi Raimondo Vidal. Può avere qualche importanza per gli esempi, che assai spesso dá dei trovatori provenzali, soprattutto perché alcuni di questi poeti non sono noti per altra fonte. «Toute l'originalité de Terramagnino— continua infatti il Meyer —consiste dans le choix des exemples, en général tirés des poésies des troubadours, qu'il allègue pour justifier chacune des règles qu'il emprunte à R. Vidal, même en des cas où les faits sont tellement constants et fréquents qu'il n'est pas besoin de les justifier. Ces exemples ne sont jamais ceux de R. Vidal. Notre auteur semble s'être fait une loi de remplacer toutes les citations de son devancier; on vient de voir qu'il n'a pas toujours été heureux dans ses substitutions. La sèrie des exemples qu'il rapporte révèle des faits qui ne sont pas sans intérêt pour l'histoire de la poésie des troubadours... Terramagnino connaissait des poésies provençales qui ne nous sont pas parvenues, ou qui du moins n'ont pas été signalées jusqu'à ce jour: nous ne devons pas être surpris si, parmi les poésies d'auteurs connus qu'il cite, il s'en trouve que nos chansonniers ne contiennent pas». Dal che si può scorgere come il trattatello grammaticale dell'oscuro rimatore pisano non sia inutile per la storia della letteratura occitanica e della diffusione di questa in Italia. A ogni modo, nonostante i molti errori dell'autore, inesperto della lingua occitanica, laDoctrina de cortci prova come i nostri piú antichi rimatori avevano conoscenza vasta e diretta della lingua e della letteratura provenzale.

v. 1. Il ms. ha «en lo».v. 4. Il ms. ha «faut mon acort per els».v. 10. Il ms. ha «dic» e «mils»: quest'ultimo è certo un errore di scrittura per «nuls»; ma anche questo è errato per «negus». Il ms. ha anche «reprehendre».v. 16. IlMeyerosserva che qui il verso è assai guasto; ma come correggere?v. 36: «anars». Il ms. ha «en ars».v. 42: «genre». Il ms. ha «jen».v. 44: «escriutz». Il ms. ha «eseratz», che mi pare errore di scrittura.v. 58: «genr'». Anche qui il ms. ha «jen».v. 63: «nom». Il ms. ha «mon», errore certo di scrittura.v. 67: «gen». Dovrebbe dire «genre»; ma allora non tornerebbe piú il verso.v. 71: «jeu». Il ms. ha «ies».v. 74: «genre». Il ms. ha «ien».v. 78: «tan». Il ms. ha «can».v. 84: «en cestui»: Il ms. ha «entestiu».v. 85: «qu'an». Il ms. ha «qu'am».vv. 91-2. Il passo è certamente guasto. Il ms. ha «o golim», che si può correggere con «Ugolim».vv. 97-98. Anche qui il passo è guasto. Il senso richiederebbe che si dicesse: «E las autras qui per semblansa — mostron qualitat ses substansa»; ma questi versi non sarebbero più ottonari.vv. 99-100. Il ms. ha «o que conta, o que fay — o que soste, o con vay»; ma, dice bene ilMeyer, l'imitatore non ha ben compreso il testo di R. Vidal, che aveva dinanzi.v. 105: «De los». Il ms. ha «dels»; ma cosí non tornerebbe nemmeno la misura del verso.v. 131: «sotz». Forse voleva dire «totas».v. 164: «masclin»... «femnin». Il ms. ha «mascolin» e «femenin»: ma allora non tornerebbe la misura del verso.vv. 181-2. Alla fine di entrambi questi versi nel ms. è «mi desplay», che guasterebbe la misura dei versi.v. 202: «quim». Il ms. ha «quin».v. 203: «quel». Il ms. ha «qual».v. 243: «vai». Il ms. ha «vas».v. 268: «anar». Il ms. ha «amar».v. 281: «cestui». Il ms. ha «testiu».v. 286: «deman'». Dovrebbe dire «demana»; ma allora mancherebbe la rima.v. 312: «cars». Il ms. ha «anars».v. 313: «ris». Il ms. ha «nis».v. 320: «luecs». Il ms. ha «luets».v. 323: «las». Il ms. ha «lau».v. 331: «chantayritz». Il ms. ha «caucayritz».v. 397: «e sas». Il ms. ha «asas».v. 455: «s'eschai». Il ms. ha «s'eschar».v. 464: «amanz». Il ms. ha «emanz».v. 470: «bom il». Il ms. ha «humil».v. 493: «ieu». Il ms. ha «ies».v. 506: «preposition». Il ms. ha «proposion».v. 554: «con vay cre». Il ms., con evidente errore di scrittura, ha «ton vaycre».v. 564: «jen». La rima richiede «jen» e non «jeu», come ha il ms.v. 612. Questo verso è guasto nel ms.: «Ara desiu es es vuoill dir».v. 613: «i». Il ms. ha «e», errore che mi pare da attribuirsi a svista di scrittura.v. 642: «trahic». Il ms. ha «tric», errore anche questo che mi pare da attribuirsi al copista.vv. 646-'47. Fra questi due versi manca la rima, forse perché il v. 647 non è di T., ma di Folchetto: altrove però il p. ha sempre trovato modo di rimare i suoi versi con quelli citati.v. 687: «si mena». Il ms. ha «s'amena».v. 699: «cel qu'a dezhonor». Avrebbe dovuto dire «cel e dezhonor».v. 700: «y es». Anche qui v'è certamente errore. Forse doveva dire: «qui de demandar no s'atrai?».v. 733: «de sa rima». Il ms. ha «desari ni»; ma per me qui non è dubbio che l'errore sia del copista.v. 749: «donch a ops». Il ms. ha «tocha ops»; ma anche qui mi pare si possa credere ad un errore di scrittura.v. 784: «e menar». Il ms. ha, col solito errore che per me è certo effetto di negligenza, «amenar».v. 788: «sai». Il ms. ha «seu».v. 791: «lo». Il ms. ha «ley».v. 803: «seretz». Il ms. ha «secretz».Correggo in fine il ms. che, certo per errore di scrittura, ha «d'acord», invece di «de cort». Non credo di dover correggere il «rahonable» del ms., sebbene forma catalana, perché Terramagnino, che forse era a mercanteggiare nella Catalogna, può aver introdotta, inavvertitamente, questa forma catalana in luogo di «razonal».

v. 1. Il ms. ha «en lo».

v. 4. Il ms. ha «faut mon acort per els».

v. 10. Il ms. ha «dic» e «mils»: quest'ultimo è certo un errore di scrittura per «nuls»; ma anche questo è errato per «negus». Il ms. ha anche «reprehendre».

v. 16. IlMeyerosserva che qui il verso è assai guasto; ma come correggere?

v. 36: «anars». Il ms. ha «en ars».

v. 42: «genre». Il ms. ha «jen».

v. 44: «escriutz». Il ms. ha «eseratz», che mi pare errore di scrittura.

v. 58: «genr'». Anche qui il ms. ha «jen».

v. 63: «nom». Il ms. ha «mon», errore certo di scrittura.

v. 67: «gen». Dovrebbe dire «genre»; ma allora non tornerebbe piú il verso.

v. 71: «jeu». Il ms. ha «ies».

v. 74: «genre». Il ms. ha «ien».

v. 78: «tan». Il ms. ha «can».

v. 84: «en cestui»: Il ms. ha «entestiu».

v. 85: «qu'an». Il ms. ha «qu'am».

vv. 91-2. Il passo è certamente guasto. Il ms. ha «o golim», che si può correggere con «Ugolim».

vv. 97-98. Anche qui il passo è guasto. Il senso richiederebbe che si dicesse: «E las autras qui per semblansa — mostron qualitat ses substansa»; ma questi versi non sarebbero più ottonari.

vv. 99-100. Il ms. ha «o que conta, o que fay — o que soste, o con vay»; ma, dice bene ilMeyer, l'imitatore non ha ben compreso il testo di R. Vidal, che aveva dinanzi.

v. 105: «De los». Il ms. ha «dels»; ma cosí non tornerebbe nemmeno la misura del verso.

v. 131: «sotz». Forse voleva dire «totas».

v. 164: «masclin»... «femnin». Il ms. ha «mascolin» e «femenin»: ma allora non tornerebbe la misura del verso.

vv. 181-2. Alla fine di entrambi questi versi nel ms. è «mi desplay», che guasterebbe la misura dei versi.

v. 202: «quim». Il ms. ha «quin».

v. 203: «quel». Il ms. ha «qual».

v. 243: «vai». Il ms. ha «vas».

v. 268: «anar». Il ms. ha «amar».

v. 281: «cestui». Il ms. ha «testiu».

v. 286: «deman'». Dovrebbe dire «demana»; ma allora mancherebbe la rima.

v. 312: «cars». Il ms. ha «anars».

v. 313: «ris». Il ms. ha «nis».

v. 320: «luecs». Il ms. ha «luets».

v. 323: «las». Il ms. ha «lau».

v. 331: «chantayritz». Il ms. ha «caucayritz».

v. 397: «e sas». Il ms. ha «asas».

v. 455: «s'eschai». Il ms. ha «s'eschar».

v. 464: «amanz». Il ms. ha «emanz».

v. 470: «bom il». Il ms. ha «humil».

v. 493: «ieu». Il ms. ha «ies».

v. 506: «preposition». Il ms. ha «proposion».

v. 554: «con vay cre». Il ms., con evidente errore di scrittura, ha «ton vaycre».

v. 564: «jen». La rima richiede «jen» e non «jeu», come ha il ms.

v. 612. Questo verso è guasto nel ms.: «Ara desiu es es vuoill dir».

v. 613: «i». Il ms. ha «e», errore che mi pare da attribuirsi a svista di scrittura.

v. 642: «trahic». Il ms. ha «tric», errore anche questo che mi pare da attribuirsi al copista.

vv. 646-'47. Fra questi due versi manca la rima, forse perché il v. 647 non è di T., ma di Folchetto: altrove però il p. ha sempre trovato modo di rimare i suoi versi con quelli citati.

v. 687: «si mena». Il ms. ha «s'amena».

v. 699: «cel qu'a dezhonor». Avrebbe dovuto dire «cel e dezhonor».

v. 700: «y es». Anche qui v'è certamente errore. Forse doveva dire: «qui de demandar no s'atrai?».

v. 733: «de sa rima». Il ms. ha «desari ni»; ma per me qui non è dubbio che l'errore sia del copista.

v. 749: «donch a ops». Il ms. ha «tocha ops»; ma anche qui mi pare si possa credere ad un errore di scrittura.

v. 784: «e menar». Il ms. ha, col solito errore che per me è certo effetto di negligenza, «amenar».

v. 788: «sai». Il ms. ha «seu».

v. 791: «lo». Il ms. ha «ley».

v. 803: «seretz». Il ms. ha «secretz».

Correggo in fine il ms. che, certo per errore di scrittura, ha «d'acord», invece di «de cort». Non credo di dover correggere il «rahonable» del ms., sebbene forma catalana, perché Terramagnino, che forse era a mercanteggiare nella Catalogna, può aver introdotta, inavvertitamente, questa forma catalana in luogo di «razonal».

acontamento— conoscimento.

acontanza— conoscimento, e anche avvicinamento.

acontare— conoscere.

acchiuso— chiuso (Bacciar. di messer Bacone,I, 48).

accorto— accolto (Bacciar., canz.I, 35).

adagi(verbo) accomodi, piaccia (Panuccio,VII, 58).

adanno (s')— si danno.

aderenza— applicazione, adattamento? (Panuccio,X, 25: «ad onta... aderenza» = nonostante che vi abbia applicato qualche conforto?)

adesso— subito (prov.ades).

agensa (m')— m'aggentilisce, mi piace (prov.m'ajensa).

agiuntare— aggiungere.

agra(agg.) — acerba, amara.

agra(verbo) — aggradisce? (Panuccio, canz.XII, 24).

alcona— alcuna (Panuccio,V, 57).

aldo— audo, odo (lat.audio).

alegera (m')— m'alleggera, m'alleggerisce.

alena(verbo) — allevia, alleggerisce.

alieno— inutile (Panuccio,X, 26).

alleggiare— alleggerire.

allegranza— allegrezza.

allenare— alleggerire.

allor— allorché.

altroi— altrui.

altura— altezza.

aigua— acqua.

amanza— amore.

amarore— amaro, amarezza.

amontare— salire (Leonardo del Guallacca, 48).

amorta (s')— s'ammorta, s'uccide (prov.amortar).

angore— angoscia (lat.angor).

aparegli (m')— m'apparecchi.

arbítro— arbitrio.

arendere— rendere.

arimembrare— rimembrare.

argollianza— orgoglio.

arra— pegno, promessa, garanzia (Nocco, 35).

ascosta— ascosa, nascosta.

aservirsi— asservirsi, obbedire (Leon. del Guall., 71).

assessino— assassino.

assiso— fermo, costante (Panuccio,I, 30), anche fornito (Lotto,I, 37).

ataupina (s')— diventa tapino, misero (Pucciand. Martelli,I, 57).

aulire— odorare.

autro— altro.

auso— oso (lat.audeo).

avanza— giova.

aventura— avventura, fortuna: «passa in aventura» = si espone alla fortuna (Betto Mettef., 54).

averrà— avverrá.

aviso— penso.

avraggio— avrò.

baglía— balía (Ciolo della Barba, 37).

baglia(verbo) — «S'alcuna mi si baglia» (Leonardo del Guallacca, 66) — S'alcuna cade in mio potere.

bailia— balía, potere.

balanza— bilancia, navicella.

baldore— baldanza.

bassanza— bassezza.

bastanza— sufficienza.

benenanzaobeninanza— bene, felicità, benignità.

beno— bene (Nocco, 32).

'bento— abento, pace, riposo.

benvoglienza— benevolenza (prov.benvolenza).

blasmare— biasimare (prov.blasmar).

bonore— bene.

branco(verbo) — abbranco.

'brobbriosa— obbrobriosa.

ca— che.

canoscenza— conoscenza, perizia, intelligenza (prov.coinossensa).

capra— cappia, capisca, entri (Panuccio, canz.XII, 6 e son.XVIII, 4).

carezza— pregio (Panuccio,IX, 86 ePucciandone Martelli,I, 36).

calessa— delicatezza, gentilezza.

catuno— cadauno, ciascuno.

'ccorto— accorto.

celato— confidente.

cerna— scelta.

cèra— viso, aspetto.

cerne— cerni, spiega (Panuccio, canz.VIII, 91).

cernita— veduta? (Panuccio,XII, 51).

chente— quale.

cherenza— chiesta.

cherere— chiedere.

clero— chiaro.

chiostro— luogo chiuso.

ciòe— ciò.

coi— cui (Panuccio,I, 8).

colpa(verbo) — incolpa, colpisce, (Leon. del Guallacca, 46).

compagna— compagnia.

complire— effettuare: «complir sua disianza» — realizzare il suo desiderio (Panuccio,III, 6).

como— come.

comone— comune.

compimento (a)— a perfezione.

comuno— comune: «parlo 'n comuno» (Bacciar., son.IV).

condutto (riprendon)— riprendono il governo (Panuccio,VII, 71).

conservire— restar servo (Panuccio,V, 18).

considranza— considerazione.

consomare— consumare.

contanza— contezza, conoscenza (prov.coidansa).

contezza— conoscenza, familiaritá, amicizia.

conta(verbo) — tiene in conto, apprezza.

conto(agg.) — gentile.

conto— raccontato.

contra(avv.) — contro.

contra(sost.) — il contrario.

contrara (la)— il contrario: «contrara di gioia» (Lotto,II, 31) — il dolore.

convento— accordo.

converso— uomo, quando sia in contrapposizione a «donna». Vedi v. 7 della canz.XIXdiPanuccio del Bagno: «ché donna, né converso».

coraggio— cuore (prov.coratge).

corale(agg.) — in cuore, che viene dal cuore: «coral foco» (Panuccio,IV, 29), fuoco nel cuore.

corale(avv.) — cordialmente.

cordoglienza— cordoglio, dolore.

corenza— corrente (Ciolo della Barba, 30).

corto di ciascun bene— privo d'ogni bene.

covertora— copertura (Lotto,I, 28).

cotidio— quotidianamente (Panuccio,X, 69).

creamento— creazione, opera (Panuccio,VI, 69).

cre'— credi.

credimento— credenza, fede.

criamento— creazione.

criare— creare.

croio— crudele.

crudero— crudele.

curamento— cura.

cusi— cosí.

dannaggio— danno (prov.damnatge).

dea(verbo) — deva, debba.

defalto— fallo (Panuccio,XIV, 16).

defetto— difetto.

deggi— devi.

deletto— diletto.

delmi— me lo deve (Bacciarone,III, 3).

dene— ne de', ne deve (Panuccio,X, 5).

deporto— diporto.

dési— devesi, si deve.

desentire— risentire? (Panuccio,VI, 78).

desiedere— cadere di seggio? (Geri Giannini,I, 11).

desplagire— dispiacere.

destene— distiene, trattiene? (Panuccio,X, 41).

deritto— diritto.

dia— dí.

día(verbo) — deva, debba.

dibonaire— amorevole, buono.

dicimento— dicitura (Natuccio Cinquino,II, 4).

difensa— difesa.

digiunto— disgiunto.

dilibberare— liberare.

dipartuto— dipartito.

dischiaramento— schiaramento, fortuna, felicitá (Panuccio,X, 59).

disconciare— guastare, rovinare.

disconforto— disperazione, dolore.

discoperchio— discopro, scopro.

disformare— bruttare, guastare (Bacciarone di messer Bacone,I, 60).

disguiglianza— disuguaglianza (Panuccio,VII, 20).

disguiglio— disuguaglianza.

disidranza— desideranza, desiderio.

disnaturare— andare contro natura, cambiar natura (Panuccio,II, 23).

disovro— vado sopra, esagero (Panuccio,XI, 13).

disorrato— disonorato.

displagere— dispiacere.

dispero— disperazione (Bacciar. di messer Bacone,II, 96).

disragione— sragionevolezza, torto (Panuccio,VII, 97).

distretto— stretto, avvinto.

distringe (mi)— mi stringe, mi assedia.

disvene— disconviene (Panuccio,IX, 15).

dittato— dettato.

diverso— strano.

diviare— disviarsi, allontanarsi (Panuccio,X, 10).

diviso— penso (prov.devizo): anche far capire (Pan., canz.IX, 68) e far conoscere, annunziare (Lotto,II, 67).

doblata— doppiata, doppia.

doglienza— dolore.

dolzore— dolcezza.

donquaodonque— dunque.

dovereane— ne dovrebbe.

drittura— dirittura.

dubitanza— dubbio.

dutto— tratto, ricavato (Nocco, 42).

èe— ebbe (Lotto,II, 17).

elegimento— elezione, scelta.

empera— impera (Pan.,XIV, 1).

enchiostra(verbo) — è chiusa (Panuccio,XVI, 5).

ene— è.

eniquo— iniquo.

enver'— inverso, verso.

eo— io.

erro'— errore.

esta— codesta.

eternai— eternali, eterne.

faite(verbo) — fate.

fallanzaefallenza— errore (prov.falhensa).

falli(verbo) — manchi.

falligione— fallo.

falsía— falsitá, errore.

faraggio— farò.

fascia— fasci, lacci (Bacciar. di messer Bacone,I, 13).

fède— fiede, ferisce.

fene— fece.

fenire— finire.

fenita— finita, fine.

feo— feudo, servitú: «tegno 'n feo», tengo in servitú (Geri Giannini,I, 16).

ferale— degno di fiera (detto della vita), non umano, che vive come una fiera (Panuccio del Bagno,VI, 45).

fiata(verbo) — odora.

fiato— respiro, vita: «non ben agiato fiato» — vita non comoda, non felice (Geri Giannini,I, 7).

fier(verbo) — ferisce (Panuccio,XVIII, 2).

finare— finire.

finimento— fine.

fiore— punto (Natuccio, son.II, 5).

fiso— fisso, fermo; «volere fiso» (Pan., canz.II, 32): «credo fiso» — credo fermamente (Panuccio,I, 27).

foi— fui (Panuccio,IV, 22).

folle(sost.) — mantice (Panuccio,XII, 70), dal lat.follis.

follore— follia.

for'— fuori, senza.

for' misora— senza misura.

fornire— bastare (Lotto,I, 54).

forsi— forse.

franchezza— franchigia, libertá.

'frizzione— afflizione (Panuccio,VI, 104).

fuli— gli fu.

fumi— mi fu.

gecchito— umile, abbattuto, stanco.

general(avv.) — generalmente.

gente— gentile.

gioglio— loglio.

giostra— briga (Pan., son.XVI, 4).

girèno— girerebbero.

gola(verbo) — s'allegri (da un suppostogolire): «par gola» — pare che s'allegri (Leonardo del Guallacca, 20).

gola— (sost.) — brama (Gallo,II, 20).

golia(verbo) — agognava, bramava (Gallo,I, 13).

gradivo— gradito.

granareogranire— sbocciare.

grato(sost.) — piacere (Panuccio del Bagno,IX, 57).

greve— grave.

'guale— uguale (Ciolo della Barba, vv. 24-5: «'guali de li miei desiri» — uguali, conformi a' miei desidèri).

gudire— guari (Panuccio,II, 73).

guerenzaoguirenza— guarigione (prov.guerensa,guirensa).

guerigione— guarigione.

guerire— guarire.

guerrero(oguerrore, come richiederebbe la rima) — nemico (Panuccio,VI, 6).

guer mò— guari mo' (Pan., son.XIV, «non credo regni guer mò» — non credo rimanga ora a lungo).

guigliardone— guiderdone, guadagno.

i— le, a lei.

inchiarire— render chiaro, illuminare (Panuccio,II, 49).

increscimento— rincrescimento, dispiacere (Lotto,II, 58).

in de— nella: «in de l'altezza» (Ciolo della Barba, 8).

indigenza— bisogno: «a sua indigenza — secondo il suo bisogno» (Panuccio,X, 65).

infertà— infermitá (Lotto,II, 1).

infinale— alla fine, finalmente (Panuccio,VI, 83).

infirma(verbo) — s'inferma, s'ammala (Panuccio,X, 4).

ingannevil— ingannevole.

inico— iniquo.

inorare— pregare (Ciolo della Barba, 16).

innantire— avanzare (prov.enantir).

innaurato— splendente (Lotto,I, 14).

insegnamento— educazione, civiltá.

insembre— insieme.

insetatura— innestatura, innesto, (Nocco, 10).

intendenza— inclinazione amorosa, amore.

intendimento— amore.

invegli— invecchi.

inverso— l'opposto: «far del dritto inverso» = far l'opposto del diritto, del giusto (Panuccio,XIX, 3).

iscurezza— oscuritá.

isguardare— guardare.

isguardo— sguardo.

islealtate— slealtá.

ismarrimento— smarrimento.

ismisurare— essere fuor di misura (Panuccio,VIII, 59).

isperso— sperduto.

isperto— esperto.

isporto— sporto: «si che isport'è» — cosicché è sporto, cosparso d'ogni gran male (Geri Giannini,II, 6).

istecco— stecco, spogliato come uno stecco (Panuccio,XVIII, 6).

istranare— uscire di strada, allontanarsi (Panuccio,V, 67).

isvariamento— varietà (Panuccio,VI, 64).

isvolere— disvolere, non volere.

labore— fatica (lat.labor).

laido— brutto, disonesto.

lasso— laccio.

latino— facile.

launque— lá, ovunque.

leccera— leccona, ciana (ant. franc.lechiere), becera (Leon. del Guall., 17).

lei— a lei.

lena— fiato, respiro, le forze vitali (Panuccio del Bagno,X, 28).

levare— alleggerire: «ma levar... no ha, ni ebbe, ni mai aver dia» (Panuccio,X, 33-36) = ma non ha, né ebbe, né mai aver debba alleggerimento. «Levar» ha qui forza di sostantivo.

li— gli.

locagione (fa)— ha luogo, dimora (Bacciarone, p. 211, 11).

loco— dove (Gallo,II, 5, ecc).

'lor— allor.

lumeroolumera— lume.

lungiamento— allungamento, continuazione di dolore.

luntano— lontano (Panuccio,V, 66).

maggio(agg.) — maggiore.

magno— grande (lat.magnus).

mai che— fuorché (prov.mas que).

mainera— maniera.

malenanza— male (prov.malenanse).

malparlieri— sparlatori, diffamatori.

mancagione— mancanza, difetto.

manco(agg.) — manchevole.

mantenenza— mantenimento (Pucciand. Martelli,I, 35).

manto— molto (prov.manto).

marrimento— smarrimento.

matto (ne do)— Ne do scacco matto (l'immagine è tolta dal giuoco degli scacchi), cioè supero tutti (Gallo,II, 60).

medela— medicina (lat.medela:Panuccio,X, 1).

meomei— meglio.

mei— me.

memòrare— ricordare.

memóra— memoria (Panuccio,VI, 29).

meno— me.

mevi— me.

mi— a me.

mina— mena (forma usata per la rima daPucciand.Martelli,I, 70).

minaccio— minaccia (lat.minacium).

miraglio— specchio.

miro— medico (ant. franc.mire:Leon. del Guall., 21).

mistero— mestiere, bisogno.

misera— miseria.

mò— ora (lat.modo).

molesta— molestia (Pucciand.Martelli,IV, 40).

monta(agg.) — montata.

montanza— aumento, sovrabbondanza.

montare— crescere.

mora— dimora, posa.

moraggio— morrò.

mormòro— mormorio.

mostranza— mostra.

munimento— difesa (lat.munimentum).

mutanza— mutazione.

'mprimera (all')— da principio.

naturale(avv.) — naturalmente.

naturali(agg.) — naturale (Ciolo della Barba, 21).

'ncontradire— contraddire.

neenteonente— niente.

neghire— inneghittire, poltrire.

nesciente— che non sa, che ignora.

neun— niuno, nessuno.

ni— né.

nighettoso— neghittoso.

nobel— nobile.

nocente— che nuoce, cattivo.

nochero— nocchiero.

nòe— no.

noia— affanno, dolore.

nome— forse pernomo(Panuccio,XI, 58).

nonde— non ne.

norisco— nutrisco (Ciolo della Barba, 15).

'nvegliare— invecchiare.

obbria(sost.) — oblio, dimenticanza.

obbriare— obliare.

obrio— oblio.

occupamento— offuscamento (Panuccio,X, 32).

odire— udire.

offenza(ancheoffenzione) — offesa, danno.

ognunque— ogni, qualunque.

oltragravoso— gravosissimo.

oltraselvaggio— piú che selvaggio.

ombra(verbo) — prende ombra (Panuccio del Bagno,XII, 12).

onora— onore (Ciolo della Barba, 36).

ontare— fare onta, ingiuriare, contrastare (Panuccio,VI, 30).

ontoso— ingiurioso.

operamento— operazione.

oreglio— orecchio.

orgoglianza— orgoglio.

oranza— orranza, onore.

ordo(agg.) — orrido (sincope: ant. franc.orde). Riferito ad Amore per le pene che apporta (Panuccio,VI, 90).

ove (comendi)— Lo lodi, ove (se) lo meriti (Panuccio,VII, 94).

ovi— ove.

ovra— opera.

ovra (s')— se opera.

paga (si)— s'appaga (Panuccio,III, 9).

palpe— ilMonaciintende che sia un cong. pres. di «palpare». Forse il v. 39 della canz. diLeonardo del Guallaccavuol dire: Molto ha di male da toccare, cioè gli toccherà molto male.

paraggio (a)— a somiglianza, a paragone, a confronto (Bacciarone di messer Bacone,I, 69).

paraggio(verbo) — parrò.

paroma— canapo di cui si servono i marinai liguri per legare la nave (Leon. del Guall., 26).

parato— pronto (lat.paratus).

pare— pari, uguale.

pareglio— pari, simile.

parimento— uguaglianza (Panuccio del Bagno,IX, 32).

parlamento— parlata, favella: «lo mutulo torna in parlamento» — il mutolo riprende la favella (Gallo,I, 26).

parli— pargli, gli pare.

parrea— parrebbe.

partagerò— mi partirò (Geri Giannini,I, 14).

partimento— partenza, fine (Gallo,I, 29).

parvente— apparente.

parvenza (a mia)— a mio parere (Bacciarone,V, 6).

parvo— piccolo (lat.parvus).

pato— patisco.

patuto— patito.

penale— degno di pena, alla stessa guisa che «ferale» per «degno di fera»: «Imperciò ch'è penale» (Panuccio,VI, 26) — perciocché è cosa degna di pena. Oppure si deve leggere: «Imperciò che pena l'è»?

pensamento— pensiero.

pensivo— pensieroso.

pensria— penseria, penserebbe.

pentèro— pentimento (Bacciar. di messer Bacone,II, 99).

percepenza— intelligenza.

perdenza— perdita.

perdonanza— perdono.

pereggio— peleggio, puleggio, viaggio (Bacciar. di messer Bacone,I, 35).

permirato— meraviglioso (Pucciand. Martelli,V, 11), dal lat. permiratus.

persò— perciò.

perso— scuro, nero.

pesanza— noia, gravezza.

piacenza— piacere.

pietanza— pietá.

piggiore— peggiore.

pintura— pittura.

piò— piú.

piú via troppo— sempre piú (Panuccio,V, 48).

plagente— piacente.

plagenza— piacere.

plagimento— piacere, bellezza che dá piacere a chi la mira.

plangére— piangere.

pò— può.

poderato— rinforzato, aumentato (Panuccio,VI, 15).

poderoso— potente, forte.

podere— potenza, forza: «a podere» — a tutta forza (Panuccio,VII, 113).

podire— potere.

pogo— poco.

ponta, (si)— si sforza.

porò— potrò.

portatura— portamento.

posa— sosta, dimora (Panuccio,XX, 5).

possa— poscia (Betto Mettef., 51): «da possa» — da poi che (Geri Giannini,II, 16).

postra— poscia (Pan. del B.,XVI, 11).

potimento— potenza (Panuccio,VI, 86).

potrèno— potrebbero.

poso— riposo (Panuccio del B.,III, 76).

possibile (a)— quanto piú può (Panuccio,X, 5).

prendimento(ancheprendenza) — presa.

primero— primiero.

pro(sost.) — l'utile.

prode— valore.

profittabile— profittevole.

propunto (ci)— c'insisto (Leon. del Guall., 36).

provedenza— provvidenza, avvedimento (Panuccio, canz.II, v. 12).

prunto— pronto.

puosi— si può.

quito— quieto (Lotto,I, 67): forma usata per necessitá di rima.

raffino— divengo piú fine: «raffino 'n servire» — divengo migliore nel servire a madonna (Betto Mettefuoco, 24).

rancura— affanno, tormento.

redenza— redenzione (Lotto,II, 39).

regnare— stare, dimorare.

remiro— aspetto.

reo— crudele.

resedere— risiedere (Natuccio Cinquino,I, 12).

resto— resta (lat.arista), spiga (Gallo,II, 56).

risurgere— far risorgere: «se risurgi la mia mente» (Pucciand.Martelli,I, 62).

ruga— strada (franc.rue).

saluta— saluto (Lotto,I, 33).

sapo— so (lat.sapio).

sapra(si) — si saprá (Pan., son.XVIII, v. 8).

savemo— sappiamo.

savire— sapere.

sbaudire— perdere baldanza (Gallo,I, 20).

scalcata— soppiantata (Panuccio,VII, 23).

sconoscenza— ignoranza, ingratitudine.

scora— scura, oscura (Panuccio,I, 66).

scordanza— discordia.

segondo— secondo.

semblanza— sembianza, somiglianza.

semblare— assomigliare.

sensa— sensi, sentimenti (Pucciandone,V, 11).

sentire— sentimento, opinione: «al mio sentire» — a mio avviso.

sentore— sentimento (Panuccio,I, 41).

sería(ancheserea) — sarebbe.

serra— montagna (Leon. del Guall., 43, ecc.)

servente— servitore.

servimento— servizio.

sguardare— guardare.

siccomo— siccome.

signoraggio— signoria (prov.senhoratge).

siguranza— sicurezza.

sigurare— assicurare (Gallo,I, 42).

silvaggio— selvaggio, inusitato, strano.

simel— simile.

simiglia— simili, pari (Panuccio,II, 16).

smirare— rimirare.

snaturare— allontanarsi da natura (Nocco, 28).

sodutto— sedotto; ma anche guasto, distrutto (Panuccio,VII, 28).

sofferea— soffrirebbe.

sofferenza— paziente attesa.

sofferrá— soffrirá.

soffrenza— sofferenza.

soffriraggio— soffrirò.

soi— suoi.

sòl— suole.

solaccio— sollazzo (lat.solacium).

sommiso— sottomesso.

somovere— muovere, spingere (Panuccio,XV, 5).

sonde— ne sono.

soperchio— sovrabbondanza.

sormontare— salire in alto.

soverchianza— sovrabbondanza.

sovramagiore— grandissimo.

sovrapiagente— piacentissima.

sovro(verbo) — vado sopra, da un suppostosovrare(Panuccio,XI, 16).

sovro(avv.) — sovra, sopra.

spera— speranza (prov.esper).

spera— specchio. Anche oggi in Toscana si dice «spera» per «specchio».

speramento— speranza.

spiacimento— dispiacimento, dispiacere (Lotto,II, 59).

spietosa— spietata, senza pietá (Lotto,II, 53).

spiramento— ispirazione.

sporto— porto (Panuccio,V, 53): dasporgere, porgere: v. nelDe quinquaginta curialitatibusdiBonvesin da Riva,II, 56 «on sporze a verun altro ch'è tego in compania».

sprefondato— sprofondato.

sprendiente— splendente.

sre'— sarebbe (Panuccio,X, 14).

stallo— stanza, dimora.

stasso— stanza (Bacciar. di messer Bacone,I, 56).

stata— stato, stanza (Lotto,I, 3).

stato— fine: «senza stato» — senza fine (Panuccio,VI, 97).

sterra(verbo) — caccia fuori della terra (Bacciarone,III, 24).

stettamento— lenimento? (Panuccio del Bagno,X, 16).

storte— storture (Geri Giannini,I, 5: «male storte» — disgrazie, contrarietá).

stremosa— estremitá, estremi mali (Panuccio,X, 17).

strò— starò (sincope).

suggizione— suggezione, servitú.

suoie— sue (Panuccio,IX, 24, 26).

svariare— cambiare.

tembra (la fior tembra)— (Ciolo della Barba, 40): la santoreggia del monte San Giuliano.

terzoletto— anche terzuolo, una specie di vela: v. ilDizionariodelTommaseo-Bellini, che cita un esempio delCiriffo Calvaneo.

testimonia— testimonianza.

tinore— tenore.

tormentare— agitare come in una tormenta, tempestare (Pucciand.Martelli,IV, 33).

tormento (vivere a)— vivere in tormenti (Gallo,I, 32).

torte— fasci, legami.

torte(avv.) — a torto: «dannato 'n torte» — dannato a torto (Geri Giannini,II, 5).

torto— tolto (Bacciarone,III, 7).

totta— tutta.

tragállo— trággalo, lo tragga (Leon. del Guall., 59).

tragetto— tragitto.

tralassato— tralasciato, abbandonato.

trappare— acchiappare (franc. atraper:Leon. del Guall., 28).

trasatto— lasciato (Pucciandone Martelli,IV, 45: «ma poi mi n'ha' trasatto», ove, anche per quel che precede, il senso mi pare questo: Ma poi tu, o Amore, m'hai lasciato un po' di pace).

treccera— ingannatrice (ant. franc.trichere), falsa (L. del Guall., 14).

tristore— tristezza, male.

tuba— tromba (lat.tuba).

turberea— turberebbe.

tutto— tuttoché, sebbene (Panuccio,II, 35).

tuttore— sempre: vale spesso anche «sebbene».

u — o, ovvero.

umelia (s')— s'umilia.

umeltá— umiltá.

unde— onde, ne, di cui.

usanza— uso, abitudine.

uso— esperienza.

uvi— ove (Panuccio,XI, 28).

valca— valica, passa.

valenza— valore.

valimento— valore.

vallo— valle.

varco(sost.) — valico, passo.

veglio— vecchio.

veno (si)— si vedono (Bacciar. di messer Bacone,I, 23).

ventare— dare vento, soffiare (Panuccio, xii, 71).

veo— vedo.

verdero— verziere, verde prato, giardino.

ver'— verso.

vero(avv.) — veramente.

vertá— veritá.

vertú— virtú.

vertudioso— virtuoso.

vertudiosamente— virtuosamente.

vesi— si vede.

vilezza— viltá.

vinde— ve ne (Ciolo della Barba, 36).

visare— avvisare, esser d'avviso, capire.

vivente(almeo) — in vita mia.

vizo— vizio.

voglia (portare)— aver voglia.

voglienza— voglia.

voi'— voio, voglio (Bacciar. di messer Bacone,II, 81).

voito— vuoto.

volno— vogliono.

voreaevorrea— vorria vorrei.


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