S'eo sono innamorato e duro penesecondo che m'avene — sia meritato.Se meritato son per bene amareo per servir l'amore interamente,infra gli amanti giá non avrò pare5d'aver gio' con disio interamente,ch'eo sono messo tutto in voler fareciò che pertene a signor bon servente;und'eo spero non essere obliato.Se m'obliaste giá non fôra degno10voi, cui tant'amo e cui servo m'apello;che serviragio voi el cor ve pegno:partir non pò da voi, tanto gli è bello.E tanto li agradisce il vostro regnoche mai da voi partire non dé' ello,15non fosse da la morte a voi furato.Gioia aspetto da voi e voi la chiero;merzé, or non vi piaccia mia finita,ch'eo fui, sono e sempre d'esser sperovostro servente tanto ch'avrò vita.20E se tardate piú, saciate eo pèro,tant'ho nel core affanno, pena e vita:non pò, se no da voi, esser sanato.
S'eo sono innamorato e duro penesecondo che m'avene — sia meritato.Se meritato son per bene amareo per servir l'amore interamente,infra gli amanti giá non avrò pare5d'aver gio' con disio interamente,ch'eo sono messo tutto in voler fareciò che pertene a signor bon servente;und'eo spero non essere obliato.Se m'obliaste giá non fôra degno10voi, cui tant'amo e cui servo m'apello;che serviragio voi el cor ve pegno:partir non pò da voi, tanto gli è bello.E tanto li agradisce il vostro regnoche mai da voi partire non dé' ello,15non fosse da la morte a voi furato.Gioia aspetto da voi e voi la chiero;merzé, or non vi piaccia mia finita,ch'eo fui, sono e sempre d'esser sperovostro servente tanto ch'avrò vita.20E se tardate piú, saciate eo pèro,tant'ho nel core affanno, pena e vita:non pò, se no da voi, esser sanato.
L'innamorata arde d'amore e prega l'amante, se ha intenzione di continuare nella sua fierezza, di volerla piuttosto uccidere.
Tal è la fiamma e 'l focolá 'nd'eo incendo e coco, — o dolze meo sire,che ismarrire — mi fate lo core e la mente.Ismarrire mi fate la mente e lo core,sí che tutta per voi mi distruggo e disfaccio,5cosí come si sface la rosa e lo fiorequando la sovragiunge fredura né ghiaccio.Cosí son presa al laccioper la stranianza nostra imprumera,come la fèra — amorosa di tutta la gente.10Tant'è 'l foco e la fiamma, che 'l meo core abonda,che non credo che mai si potesse astutare;e non è nullo membro, che no mi si confonda,e non vegio per arte ove possa campare,com' quel che cade al mare,15che non ha sostegno né ritenenzaper la 'ncrescenza — de l'onda, che vede frangente.Se mi sète si fèro com' parete in vistae noioso secondo la ria dimostranza,ancidetimi adesso ch'eo vivo più trista20che quand'eo fosse morta; tant'ho grande dottanza!Se la bona speranza,ch'eo agio di voi mi rinfrangesse,s'eo m'ancidesse, — serestene poi penetente.Io non v'oso guardare né 'n viso né 'n ciera25né mostrarvi sembianti, come fare solía,ché mi faite una vista mortale e crudera,com'eo fosse di voi nemica giudía.Ed esser non dovriaperch'io ci colpasse; ché la casione30de l'ofensione — non fue che montasse niente.
Tal è la fiamma e 'l focolá 'nd'eo incendo e coco, — o dolze meo sire,che ismarrire — mi fate lo core e la mente.Ismarrire mi fate la mente e lo core,sí che tutta per voi mi distruggo e disfaccio,5cosí come si sface la rosa e lo fiorequando la sovragiunge fredura né ghiaccio.Cosí son presa al laccioper la stranianza nostra imprumera,come la fèra — amorosa di tutta la gente.10Tant'è 'l foco e la fiamma, che 'l meo core abonda,che non credo che mai si potesse astutare;e non è nullo membro, che no mi si confonda,e non vegio per arte ove possa campare,com' quel che cade al mare,15che non ha sostegno né ritenenzaper la 'ncrescenza — de l'onda, che vede frangente.Se mi sète si fèro com' parete in vistae noioso secondo la ria dimostranza,ancidetimi adesso ch'eo vivo più trista20che quand'eo fosse morta; tant'ho grande dottanza!Se la bona speranza,ch'eo agio di voi mi rinfrangesse,s'eo m'ancidesse, — serestene poi penetente.Io non v'oso guardare né 'n viso né 'n ciera25né mostrarvi sembianti, come fare solía,ché mi faite una vista mortale e crudera,com'eo fosse di voi nemica giudía.Ed esser non dovriaperch'io ci colpasse; ché la casione30de l'ofensione — non fue che montasse niente.
Calda e viva esaltazione dell'onore.
Fermamente intenza. . . . . . . . . [-enza]. . . . . . . . . [-enza]. . . . . . . . . [-era]. . . . . . . . . .5. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .10E tutto quanto 'l bene,per lei si mantiene:se non donasse pene,ben fôra gioia intera.. . . . . . . . . .15. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .20. . . non si trovase non vera prova.Diversamente giovain ciascuna manera.O signori onorati,25poderosi e caunoscenti,non siate adiratiad esempro di serpenti:quanto son piú incantati,allora stan piú proventi30a la lor natura.Con buona venturaper la vostr'alturarisprende la rivera.Cosí come nel mondo35non ha corpo senza core;e come non ha fondoa contar la gioi' d'amore,cosí nessuno pondopar né simil è d'aunore40a ben conquistaree perseverare.Donque chi comprarela vòl, conven che pèra.Ché no si pote avere45per aver né per tesauro,senza bono volere,chi mettesse tutto l'auro.Chi ben vuole piacereserva e no aspetti ristauro50se non da l'onore,per lo cui amorefatt'è servidoredi ciascun che lo 'mpera.E l'onor li daráe55sí compiuto guiderdone,che si ricorderáequando fie di lui menzione,quelli che piú nd' aráepiú fie ricco per rasione60di quella riccheza,onde nasce grandezae tal gentilezach'è diritta e vera.
Fermamente intenza. . . . . . . . . [-enza]. . . . . . . . . [-enza]. . . . . . . . . [-era]. . . . . . . . . .5. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .10E tutto quanto 'l bene,per lei si mantiene:se non donasse pene,ben fôra gioia intera.. . . . . . . . . .15. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . .20. . . non si trovase non vera prova.Diversamente giovain ciascuna manera.O signori onorati,25poderosi e caunoscenti,non siate adiratiad esempro di serpenti:quanto son piú incantati,allora stan piú proventi30a la lor natura.Con buona venturaper la vostr'alturarisprende la rivera.Cosí come nel mondo35non ha corpo senza core;e come non ha fondoa contar la gioi' d'amore,cosí nessuno pondopar né simil è d'aunore40a ben conquistaree perseverare.Donque chi comprarela vòl, conven che pèra.Ché no si pote avere45per aver né per tesauro,senza bono volere,chi mettesse tutto l'auro.Chi ben vuole piacereserva e no aspetti ristauro50se non da l'onore,per lo cui amorefatt'è servidoredi ciascun che lo 'mpera.E l'onor li daráe55sí compiuto guiderdone,che si ricorderáequando fie di lui menzione,quelli che piú nd' aráepiú fie ricco per rasione60di quella riccheza,onde nasce grandezae tal gentilezach'è diritta e vera.
Al Guinizelli
Disputa sulla nuova maniera di poetare.
Voi, ch'avete mutata la mainerade li piacenti ditti dell'amorede la forma, dell'esser, lá dov'era,per avansare ogn'altro trovatore;avete fatto come la lumera,ch'a lo scuro partito dá sprendore,ma no quine ove luce l'alta spera,la quale avanza e passa di chiarore.E voi passat'ogn'om di sottigliansa;e non si trov'alcun, che ben ispogna,tant'è iscura vostra parlatura.Ed è tenuta gran dissimigliansa,ancor che 'l senno vegna da Bologna,traier canson per forsa di scrittura.
Voi, ch'avete mutata la mainerade li piacenti ditti dell'amorede la forma, dell'esser, lá dov'era,per avansare ogn'altro trovatore;avete fatto come la lumera,ch'a lo scuro partito dá sprendore,ma no quine ove luce l'alta spera,la quale avanza e passa di chiarore.E voi passat'ogn'om di sottigliansa;e non si trov'alcun, che ben ispogna,tant'è iscura vostra parlatura.Ed è tenuta gran dissimigliansa,ancor che 'l senno vegna da Bologna,traier canson per forsa di scrittura.
L'uomo deve resistere fortemente ai colpi di fortuna.
Dev'omo a la fortuna con coragioistar piú forte quando incontra gli ène,e quanto piú gli cresce e fa damagio,alora piú conforta la sua ispene.E questo agio veduto per usagio:che 'l bene e 'l male l'uno e l'altro avene;per me lo dico, che provato l'agio:chiunqua sé sconforta, no fa bene.Ben ce dovemo de lo mal dolire,tempo aspetare e prendere conforto,sí che lo male no tanto rincresca.Eo, disiando, pensaimi morire:ventura m'ha condutto a sí bon porto,che tute le mie pene in gioi' rifresca.
Dev'omo a la fortuna con coragioistar piú forte quando incontra gli ène,e quanto piú gli cresce e fa damagio,alora piú conforta la sua ispene.E questo agio veduto per usagio:che 'l bene e 'l male l'uno e l'altro avene;per me lo dico, che provato l'agio:chiunqua sé sconforta, no fa bene.Ben ce dovemo de lo mal dolire,tempo aspetare e prendere conforto,sí che lo male no tanto rincresca.Eo, disiando, pensaimi morire:ventura m'ha condutto a sí bon porto,che tute le mie pene in gioi' rifresca.
Sebbene ferito, tacerá, perché cosí spera di vincere la durezza della donna sua.
Feruto sono e chi di me è ferenteguardi che non m'alcida al disferare,ch'i' ho veduto perir molta gente,no nel ferire, ma nel ferro trare.Però feruto, voglio istar tacente,portar lo ferro per poter campare,ché per sofrenza diviene om vincente,ch'ogna cosa si vince per durare.Però chero mercé a voi, mia spera,dolce mia donna e tutto mi' conforto,non disferate mia mortal feruta.Mercé, per Deo, non vi placia ch'i' pèra,per soferenza tosto aspetto porto:per lunga pena 'l mi' cor non si muta.
Feruto sono e chi di me è ferenteguardi che non m'alcida al disferare,ch'i' ho veduto perir molta gente,no nel ferire, ma nel ferro trare.Però feruto, voglio istar tacente,portar lo ferro per poter campare,ché per sofrenza diviene om vincente,ch'ogna cosa si vince per durare.Però chero mercé a voi, mia spera,dolce mia donna e tutto mi' conforto,non disferate mia mortal feruta.Mercé, per Deo, non vi placia ch'i' pèra,per soferenza tosto aspetto porto:per lunga pena 'l mi' cor non si muta.
Chi ha la fortuna favorevole non si rallegri troppo.
Qual omo è su la rota per venturanon si ralegri perché sia inalzato,ché, quanto piò si mostra chiara e pura,alor si gira ed hallo disbasato.E nullo prato ha sí fresca verdura,che gli suoi fiori non cangino istato;e questo saccio ch'avien per natura:piú grave cade chi piú è montato.No se dev'omo troppo ralegraredi gran grandeza né tener ispene,ché gli è gran doglia alegressa fallire.Anzi si deve molto umiliare,non far soperchio perch'agia gran bene,ché ogna monte a valle dé' venire.
Qual omo è su la rota per venturanon si ralegri perché sia inalzato,ché, quanto piò si mostra chiara e pura,alor si gira ed hallo disbasato.E nullo prato ha sí fresca verdura,che gli suoi fiori non cangino istato;e questo saccio ch'avien per natura:piú grave cade chi piú è montato.No se dev'omo troppo ralegraredi gran grandeza né tener ispene,ché gli è gran doglia alegressa fallire.Anzi si deve molto umiliare,non far soperchio perch'agia gran bene,ché ogna monte a valle dé' venire.
Non basta cominciare bene: perseverare bisogna.
Omo, ch'è sagio ne lo cominciare,molto gran bene ne gli può seguire;acciò che saccia ben perseverare,chi ben comincia dovria ben fenire.Non vale incominciar senza durare,né guadagnare sanza ritenire:agio veduto om molt'aquistarein poco tempo tutto impoverire.Per me lo dico, a cui è dovenutoch'agio perduto, per ma' ritenere,quel ch'aquistai in picolo termíno.Lasso taupin, non val se son pentuto;chi vòl durare dé' misura averee atenenza di bon senno e fino.
Omo, ch'è sagio ne lo cominciare,molto gran bene ne gli può seguire;acciò che saccia ben perseverare,chi ben comincia dovria ben fenire.Non vale incominciar senza durare,né guadagnare sanza ritenire:agio veduto om molt'aquistarein poco tempo tutto impoverire.Per me lo dico, a cui è dovenutoch'agio perduto, per ma' ritenere,quel ch'aquistai in picolo termíno.Lasso taupin, non val se son pentuto;chi vòl durare dé' misura averee atenenza di bon senno e fino.
È come il fanciullo, che torna al fuoco ove s'è bruciato.
A me adovene com'a lo zitello,quando lo foco davanti li pare,che tanto li risembla chiaro e belloche stendive la mano per pigliare.E lo foco lo 'ncende e fallo fello,ché no è gioco lo foco tocare;poi ch'è pasata l'ira, alora e quellodisia inver' lo foco ritornare.Ma eo, che trago l'aigua de lo foco;e no è null'omo, che 'l potesse fare;per lacrime, ch'eo getto, tutto coco,chiare e salse, quant'aqua di mare:candela, che s'aprende senza foco,arde e incende e non si pò amortare.
A me adovene com'a lo zitello,quando lo foco davanti li pare,che tanto li risembla chiaro e belloche stendive la mano per pigliare.E lo foco lo 'ncende e fallo fello,ché no è gioco lo foco tocare;poi ch'è pasata l'ira, alora e quellodisia inver' lo foco ritornare.Ma eo, che trago l'aigua de lo foco;e no è null'omo, che 'l potesse fare;per lacrime, ch'eo getto, tutto coco,chiare e salse, quant'aqua di mare:candela, che s'aprende senza foco,arde e incende e non si pò amortare.
Giuoca intorno alla parola «fiore».
Tutto lo mondo si mantien per fiore:se fior non fosse, frutto non sería;per lo fiore si mantene amore,gioie e alegreze, ch'è gran signoria.E de la fior son fatto servidore,sí di bon core che piú non poría;in fiore ho messo tutto 'l meo valore;si fiore mi falisse, ben moría.Eo son fiorito e vado piú fiorendo,in fiore ho posto tutto il mi' diporto,per fiore agio la vita certamente.Com' piú fiorisco, piú in fior m'intendo;se fior mi falla, ben sería morto;vostra mercé, madonna, fior aulente.
Tutto lo mondo si mantien per fiore:se fior non fosse, frutto non sería;per lo fiore si mantene amore,gioie e alegreze, ch'è gran signoria.E de la fior son fatto servidore,sí di bon core che piú non poría;in fiore ho messo tutto 'l meo valore;si fiore mi falisse, ben moría.Eo son fiorito e vado piú fiorendo,in fiore ho posto tutto il mi' diporto,per fiore agio la vita certamente.Com' piú fiorisco, piú in fior m'intendo;se fior mi falla, ben sería morto;vostra mercé, madonna, fior aulente.
Piú la ama e piú ella non cede.
Dentro da la nieve esce lo foco,e, dimorando ne la sua gialura,e' vincela lo sole a poco a poco;divien cristallo l'aigua, tant'è dura.E quella fiamma si parte da locoe contra de la sua prima natura;e voi, madonna, lo tenete a gioco:com' piú vi prego, piú mi state dura.Ma questo agio veduto pur istandol'acerbo pomo in dolce ritornare,ma giá vostro core non s'inamora.La dolce cèra vede pur clamando,li augelli vi convitano d'amare,amar convene la dolce criatora.
Dentro da la nieve esce lo foco,e, dimorando ne la sua gialura,e' vincela lo sole a poco a poco;divien cristallo l'aigua, tant'è dura.E quella fiamma si parte da locoe contra de la sua prima natura;e voi, madonna, lo tenete a gioco:com' piú vi prego, piú mi state dura.Ma questo agio veduto pur istandol'acerbo pomo in dolce ritornare,ma giá vostro core non s'inamora.La dolce cèra vede pur clamando,li augelli vi convitano d'amare,amar convene la dolce criatora.
Senza sapere, i signori possono perdere la signoria.
Saver, che sente un piciolo fantino,esser devria in signor, che son seguiti;schifa lo loco, ov'ello sta al dichino,e teme i colpi, i quagli ha giá sentiti.Chi sí non fa, pò perder so dimínoe li seguaci trovasi periti;però muti voler chi no l'ha finoe guardi a' tempi, che li son transíti.Ca pentimento non distorna il fatto;megli' è volontá stringer che languire:chi contra face a ciò ch'eo dico, sente.Lo saggio aprende pur senno dal matto;om, c'ha piú possa, piú dé' ubidire:catel battuto fa leon temente.
Saver, che sente un piciolo fantino,esser devria in signor, che son seguiti;schifa lo loco, ov'ello sta al dichino,e teme i colpi, i quagli ha giá sentiti.Chi sí non fa, pò perder so dimínoe li seguaci trovasi periti;però muti voler chi no l'ha finoe guardi a' tempi, che li son transíti.Ca pentimento non distorna il fatto;megli' è volontá stringer che languire:chi contra face a ciò ch'eo dico, sente.Lo saggio aprende pur senno dal matto;om, c'ha piú possa, piú dé' ubidire:catel battuto fa leon temente.
Ella ha in sè ogni cosa piacente, ogni valore, ogni conoscenza.
Vostra piacenza — tien piú di piacered'altra piacente; però mi piacete.E la valenza — avete in piú valered'altro valor; però tanto valete.Se caunoscenza — avete in caunoscére,che caunoscenti cose cognoscete,non è parenza — ch'al vostro pareres'aparegiasse; sí gaia parete.Altèra sovra l'altre inalturate,lo meo volere vòl ciò che volete;cosí vostra volenza a sé mi trai.Chera sovra l'altre rischiarate,d'uno sprendore sprendente isprendete,che piú risprende che del sol li rai.
Vostra piacenza — tien piú di piacered'altra piacente; però mi piacete.E la valenza — avete in piú valered'altro valor; però tanto valete.Se caunoscenza — avete in caunoscére,che caunoscenti cose cognoscete,non è parenza — ch'al vostro pareres'aparegiasse; sí gaia parete.Altèra sovra l'altre inalturate,lo meo volere vòl ciò che volete;cosí vostra volenza a sé mi trai.Chera sovra l'altre rischiarate,d'uno sprendore sprendente isprendete,che piú risprende che del sol li rai.
Molti amano non ricompensati, e il poeta è fra questi; ma sarebbe cortesia che il suo amore fosse un giorno veramente compreso.
Ne l'amoroso foco molti stannoa grande 'nganno — per la vanitate,per li amorosi detti lor che fannoe nulla sanno — de la veritate.E molti son, che non dicon né dánno;e molti stanno — sanza pietate;ed io son d'esti molti, ch'a ciò vannocon grand'afanno — e con diversitate.E son perseverato in questo ardorecon fermo core — e non son meritato,ché lung'usato — m'ha fatto natura.Ma ben sarebe cortesia d'amorese 'l gran calore, — ond'io sono alumato,fosse incarnato — sí com'è 'n figura.
Ne l'amoroso foco molti stannoa grande 'nganno — per la vanitate,per li amorosi detti lor che fannoe nulla sanno — de la veritate.E molti son, che non dicon né dánno;e molti stanno — sanza pietate;ed io son d'esti molti, ch'a ciò vannocon grand'afanno — e con diversitate.E son perseverato in questo ardorecon fermo core — e non son meritato,ché lung'usato — m'ha fatto natura.Ma ben sarebe cortesia d'amorese 'l gran calore, — ond'io sono alumato,fosse incarnato — sí com'è 'n figura.
Si sente lieto, ché, per ben servire, otterrá l'amore di lei; ma non ne fa mostra.
Per fino amore — lo fiore — del fiore — avragioperch'a l'usagio — ch'agio — sí convene,del gran dolzore — sentore — al core — ched agioin segnoragio — sagio — mi ritiene.Del meo calore — splendore — de fòre — non tragio:senn'e vantagio — per legnagio — vène;rendo aunore — laudore — in core, — e 'n visagioper tal coragio — non cagio — di spene.Cosí lo bene — vène — in acrescensa,presgi' e valensa — in caonoscensa — regna,disvia sdegna, — spegnasende — orgoglio.La fede spene — tene — per plagensa,valensa — pensa — che lausor la tegna.Chi vive a 'ngegna — pèra — di cordoglio!
Per fino amore — lo fiore — del fiore — avragioperch'a l'usagio — ch'agio — sí convene,del gran dolzore — sentore — al core — ched agioin segnoragio — sagio — mi ritiene.Del meo calore — splendore — de fòre — non tragio:senn'e vantagio — per legnagio — vène;rendo aunore — laudore — in core, — e 'n visagioper tal coragio — non cagio — di spene.Cosí lo bene — vène — in acrescensa,presgi' e valensa — in caonoscensa — regna,disvia sdegna, — spegnasende — orgoglio.La fede spene — tene — per plagensa,valensa — pensa — che lausor la tegna.Chi vive a 'ngegna — pèra — di cordoglio!
1
Di un anonimo a Bonagiunta
Come farsi riamare dalla sua donna.
Eo so ben ch'om non poría trovar sagiosí come voi, maestro Bonagiunta.Però del meo saver levate sagioe lá ove bisognasse fate giunta.Per mal parlar perdéla tal ch'io sagio:par di belleze no la vede om giunta.D'amor mi meritava. Or dite s'agiovita tenebrosa 'n esta giunta.Consiglio chero al vostro gran savere,che mi dichiate, se si può savere,com'eo mi degia partir d'esto amare.Per questo aportator mi fate dire,per cortesia, com'io le mandi a direta' motti ch'ella torni a me amare.
Eo so ben ch'om non poría trovar sagiosí come voi, maestro Bonagiunta.Però del meo saver levate sagioe lá ove bisognasse fate giunta.Per mal parlar perdéla tal ch'io sagio:par di belleze no la vede om giunta.D'amor mi meritava. Or dite s'agiovita tenebrosa 'n esta giunta.Consiglio chero al vostro gran savere,che mi dichiate, se si può savere,com'eo mi degia partir d'esto amare.Per questo aportator mi fate dire,per cortesia, com'io le mandi a direta' motti ch'ella torni a me amare.
2
Risposta di Bonagiunta
Il vero amore cresce per il servire e per il tacere, e non per il parlare.
Però che sète paragon di sagioe d'ogni caonoscenza fina giunta,a voi mi racomando, non per sagioné per maestro, ma per Bonagiunta.E prego Dio che 'l mio frutto agia sagio,che v'intalenti ne la prima giunta:lo vostro detto nobile non sagio,ch'eo non vidi unque cosa sí ben giunta.E non mi si conven tanto saverech'io consigli lo vostro gran saveredi cose, che cotanto sono amare.Ma dicovi ch'i'agio audito direca fino amante non vince per dire,ma serve e tace, e quindi cresce amare.
Però che sète paragon di sagioe d'ogni caonoscenza fina giunta,a voi mi racomando, non per sagioné per maestro, ma per Bonagiunta.E prego Dio che 'l mio frutto agia sagio,che v'intalenti ne la prima giunta:lo vostro detto nobile non sagio,ch'eo non vidi unque cosa sí ben giunta.E non mi si conven tanto saverech'io consigli lo vostro gran saveredi cose, che cotanto sono amare.Ma dicovi ch'i'agio audito direca fino amante non vince per dire,ma serve e tace, e quindi cresce amare.
1
Di un anonimo a Bonagiunta
Domanda se debba o no manifestare alla donna il suo amore.
Poi di tutte bontá ben se' dispáritu, Bonagiunta, di noia rimondo,di far piacere a li buon tutti pari,e sa' lo fare me' ch'om si' a esto mondo.Di ciausir motti Folchetto tu' parinon fu, né Pier Vidal, né 'l buon Dismondo.Però m'inchino a te, sí com' fe' Paria Venus, la duchessa di lor mondo.E prego che 'l tuo presgio, che le alemiso 'n alt'ha che lá unque volo;lo 'ntendo da presgiati che ben sallo;un consiglio mi dá che sia lealed'una donna ch'amo e gran ben vòlo:si le 'l dirò or no? ch'anco non sallo.
Poi di tutte bontá ben se' dispáritu, Bonagiunta, di noia rimondo,di far piacere a li buon tutti pari,e sa' lo fare me' ch'om si' a esto mondo.Di ciausir motti Folchetto tu' parinon fu, né Pier Vidal, né 'l buon Dismondo.Però m'inchino a te, sí com' fe' Paria Venus, la duchessa di lor mondo.E prego che 'l tuo presgio, che le alemiso 'n alt'ha che lá unque volo;lo 'ntendo da presgiati che ben sallo;un consiglio mi dá che sia lealed'una donna ch'amo e gran ben vòlo:si le 'l dirò or no? ch'anco non sallo.
2
Risposta di Bonagiunta
Vero amore è quello che è noto tanto all'uomo quanto alla donna.
Lo gran presgio di voi sí vola pari,che fa dispári — ad ogni altro del mondo,qualunqu'è que', ch'avanti a voi si pariè pari — come rame a l'oro mondo.Però chi vòl valere, da voi imparigli apari — che del mal fan l'om rimondo,che 'n voi commendan li due, che son pari,ma piú che pari — Folchetto né Smondo.E 'l vostro prescio è quello, che le alemiso in alt'ha e hanno fatto gran volo,sí che gran parte de li buoni sallo.E però dico con detto lealeche dichiate con senno e non con volo,ch'amor non è s'ambur parti non sallo.
Lo gran presgio di voi sí vola pari,che fa dispári — ad ogni altro del mondo,qualunqu'è que', ch'avanti a voi si pariè pari — come rame a l'oro mondo.Però chi vòl valere, da voi imparigli apari — che del mal fan l'om rimondo,che 'n voi commendan li due, che son pari,ma piú che pari — Folchetto né Smondo.E 'l vostro prescio è quello, che le alemiso in alt'ha e hanno fatto gran volo,sí che gran parte de li buoni sallo.E però dico con detto lealeche dichiate con senno e non con volo,ch'amor non è s'ambur parti non sallo.
Si rifletta prima di operare e di dire.
Chi va cherendo guerra e lassa pace,ragion è che ne pata penitensa:chi non sa ben parlar me' fa se tace,non dica cos'altrui sia spiagensa.Chi adasta lo vespaio follia face,e chi riprende alcun sanza fallensa,e' fra cent'anni si trova verace,chi ha invidia di sé, d'altrui mal pensa.Se vo' saveste quel ch'i' so di voi,voi n'avereste gran doglienz'al coree non direste villania d'altrui.Però ne priego ciascuna di voi,sapete 'l mal? tenetelo nel core;se non volete udir, non dite altrui.
Chi va cherendo guerra e lassa pace,ragion è che ne pata penitensa:chi non sa ben parlar me' fa se tace,non dica cos'altrui sia spiagensa.Chi adasta lo vespaio follia face,e chi riprende alcun sanza fallensa,e' fra cent'anni si trova verace,chi ha invidia di sé, d'altrui mal pensa.Se vo' saveste quel ch'i' so di voi,voi n'avereste gran doglienz'al coree non direste villania d'altrui.Però ne priego ciascuna di voi,sapete 'l mal? tenetelo nel core;se non volete udir, non dite altrui.
Vuol salire in alto sulla sedia del comando.
Movo di basso e vogli'alto montare,come l'augel, che va in alto volando;stendo le braccia, sí voglio alto andare,come la rota in su mi va portando.Nell'alta sedia mi voglio posarea tutta gente signoria menando;nulla persona mel pò contradiare,ché la ventura mi ven seguitando.In cima della rota . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . .e a me data la sua signoria.Ben aggia chi m'ha messo in tale stato,ch'unque miglior non lo pori' avere,ch'aggio tutto lo mondo in balía.
Movo di basso e vogli'alto montare,come l'augel, che va in alto volando;stendo le braccia, sí voglio alto andare,come la rota in su mi va portando.Nell'alta sedia mi voglio posarea tutta gente signoria menando;nulla persona mel pò contradiare,ché la ventura mi ven seguitando.In cima della rota . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . .e a me data la sua signoria.Ben aggia chi m'ha messo in tale stato,ch'unque miglior non lo pori' avere,ch'aggio tutto lo mondo in balía.
Loda le bellezze di lei.
Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisili spiriti, che son dentro nel core!E escon fuor con sí grande tremore,ch'i' ho temenza che non sieno ancisi.E poco stando, un sospiro sí mi siparte, ch'ahi! mess'ha l'anima in errore,e ben sembra ne la virtú d'amoreguardando gli atti suoi cosí assisi.Ella è saggia e di tanta beltate,che qual la vede convene che alloramova sospiri di pianto d'amore.Però lo dico chi ha gentil coreche tegna mente sí com'ella onoraciascuna gente, c'ha in sé nobiltate.
Gli vostri occhi ch'e' m'hanno divisili spiriti, che son dentro nel core!E escon fuor con sí grande tremore,ch'i' ho temenza che non sieno ancisi.E poco stando, un sospiro sí mi siparte, ch'ahi! mess'ha l'anima in errore,e ben sembra ne la virtú d'amoreguardando gli atti suoi cosí assisi.Ella è saggia e di tanta beltate,che qual la vede convene che alloramova sospiri di pianto d'amore.Però lo dico chi ha gentil coreche tegna mente sí com'ella onoraciascuna gente, c'ha in sé nobiltate.
Per quanto abbia pregato la Madonna, non ha potuto levar gli spiriti malvagi da alcuni sonetti.
Con sicurtá dirò, po' ch'i' son vosso,ciò ch'adivene di vossi dettati,ch'i' nd'ho sonetti in quantitá trovati,che di malvagi spiriti hanno adosso.Per la pietá de' quali i' mi son mossoe da la Nossa Donna gli ho menatie con divozion raccomandatie raccomando sempre quanto posso.Ma non son certo perché s'adovegnache per mei preghi partiti non sono;se peccato, che sia in lor, non nòce,o perché mie preghiera non sie degna;però vi prego, se nde fate alcono,che li facciate il segno della croce.
Con sicurtá dirò, po' ch'i' son vosso,ciò ch'adivene di vossi dettati,ch'i' nd'ho sonetti in quantitá trovati,che di malvagi spiriti hanno adosso.Per la pietá de' quali i' mi son mossoe da la Nossa Donna gli ho menatie con divozion raccomandatie raccomando sempre quanto posso.Ma non son certo perché s'adovegnache per mei preghi partiti non sono;se peccato, che sia in lor, non nòce,o perché mie preghiera non sie degna;però vi prego, se nde fate alcono,che li facciate il segno della croce.
Spera di ritornar lieto.
Nel tempo averso om dé' prender confortoe con francheza inardir lo su' core,che vilitate no gli dia isconforto,perché perisca per troppo temore.Neiente val chi sé giudica morto,se non contrasta, quanto pò, 'l martore;ché 'l tempo muta ispessamente portoe torna in alegreza lo dolore.Cosí spero in alegreza tornaree per sofrenza vincer lo tormento,ch'aggio patuto e pato per sofrire.L'aulente fior, che solea sormontareogn'altra di fin pregio e valimento,su' sfogliamento omai dé' renverdire.
Nel tempo averso om dé' prender confortoe con francheza inardir lo su' core,che vilitate no gli dia isconforto,perché perisca per troppo temore.Neiente val chi sé giudica morto,se non contrasta, quanto pò, 'l martore;ché 'l tempo muta ispessamente portoe torna in alegreza lo dolore.Cosí spero in alegreza tornaree per sofrenza vincer lo tormento,ch'aggio patuto e pato per sofrire.L'aulente fior, che solea sormontareogn'altra di fin pregio e valimento,su' sfogliamento omai dé' renverdire.
Tenzone fra Gonnella Antelminelli, Bonagiunta e Bonodico
I
Gonnella a Bonagiunta
Perché il ferro si lima col ferro?
Una rason, qual eo non sacio, chero:ond'è che ferro per ferro si lima?è natura di vena o di tempèro?o molleza di quel che si dicima?Cresce e dicresce, corrompe e sta 'ntero,per sua natura, sí com' fue di prima?Parlára più latin se non ch'eo speroche tutto sa chi è dottor di rima.Sentenza aspetto e di ciò mi confido:per essa provarò per argomentoche senno e natural rasion non falla.D'ogn'arte de l'alchima mi disfidoe d'om che muta parlar per acento;non trae per senno al foco la farfalla.
Una rason, qual eo non sacio, chero:ond'è che ferro per ferro si lima?è natura di vena o di tempèro?o molleza di quel che si dicima?Cresce e dicresce, corrompe e sta 'ntero,per sua natura, sí com' fue di prima?Parlára più latin se non ch'eo speroche tutto sa chi è dottor di rima.Sentenza aspetto e di ciò mi confido:per essa provarò per argomentoche senno e natural rasion non falla.D'ogn'arte de l'alchima mi disfidoe d'om che muta parlar per acento;non trae per senno al foco la farfalla.
II
Risposta di Bonagiunta a Gonnella
L'un ferro vince l'altro per forza dell'acciaio.
De la rason, che non savete vero,di rasion è che 'l mio parer dé' stima.L'un ferro vince l'altro per aciero,ciò è lo flor del ferro, che si sprimaper foco, finch'è blanco ch'era nero;e mettesi dal taglio e da la cima,e cresce in de lo stato primerosí ch'altro ferro da lui non strima.Sentenza dia l'aucel, che fece il nidoquando la gran fredura fi col vento;ca per lo caldo ciascun ride e balla.Io sacio che di giorno in giorno gridolo contrario del nostro piacimento:se no m'amollo, tal voler m'avalla.
De la rason, che non savete vero,di rasion è che 'l mio parer dé' stima.L'un ferro vince l'altro per aciero,ciò è lo flor del ferro, che si sprimaper foco, finch'è blanco ch'era nero;e mettesi dal taglio e da la cima,e cresce in de lo stato primerosí ch'altro ferro da lui non strima.Sentenza dia l'aucel, che fece il nidoquando la gran fredura fi col vento;ca per lo caldo ciascun ride e balla.Io sacio che di giorno in giorno gridolo contrario del nostro piacimento:se no m'amollo, tal voler m'avalla.
III
Risposta di Bonodico a Gonnella
Il ferro corrode il ferro per artifizio.
Non so rasion, ma dico per pensero:però lo ferro per ferro si strimache sua vertute per artificeroper piú dureza di quel ch'è dirima.Tolle, perde, muta e sta primero,la sua manera per atto si sprima.Latino, come sento, respondèro:ben sa chi omne, ch'è accidente, stima.In cui è la sentenza mi raffidoche sia prova d'ogna provamento:lo ver sempre verace non si malla.Per arte molte campane saucido,d'altrui no m'asicuro né spavento:per allumar lo parpaglion si calla.
Non so rasion, ma dico per pensero:però lo ferro per ferro si strimache sua vertute per artificeroper piú dureza di quel ch'è dirima.Tolle, perde, muta e sta primero,la sua manera per atto si sprima.Latino, come sento, respondèro:ben sa chi omne, ch'è accidente, stima.In cui è la sentenza mi raffidoche sia prova d'ogna provamento:lo ver sempre verace non si malla.Per arte molte campane saucido,d'altrui no m'asicuro né spavento:per allumar lo parpaglion si calla.
IV
Risposta di Gonnella a Bonagiunta
Perché vera arte non si può imparare?
Pensávati non fare indivinero,sí com' tu fáme, che vòi che si sprimaper aventura e non per maesterolo tuo risposo e t'ange ch'io 'l riprima.Poich'eo sperava non esser fallèrotal senno, che si dice che sublima:chi bene intende pò dar di legerorisposa, che per lui si diprima.Ingegno aiuta l'arte, e ciò dicido,unde natura apprende affinamento:folle fôra chi cher rasone e salla!Ma sai che chero e sovente mi strido:ver'arte und'è che non ha prendimento?Acel di monte pelle equo di stalla.
Pensávati non fare indivinero,sí com' tu fáme, che vòi che si sprimaper aventura e non per maesterolo tuo risposo e t'ange ch'io 'l riprima.Poich'eo sperava non esser fallèrotal senno, che si dice che sublima:chi bene intende pò dar di legerorisposa, che per lui si diprima.Ingegno aiuta l'arte, e ciò dicido,unde natura apprende affinamento:folle fôra chi cher rasone e salla!Ma sai che chero e sovente mi strido:ver'arte und'è che non ha prendimento?Acel di monte pelle equo di stalla.
V
Risposta di Bonagiunta a Gonnella
L'arte corregge la natura; ma, mentre vuol sollevarla, non cerchi d'opprimerla.
Naturalmente falla lo pensero,quando contra rason lo corpo opprima,como fa l'arte, quand'è di mistero;vòle inantir natura, si part'ima.Perché natura dá ciò ch'è primeroe poi l'arte lo segue e lo dirima;e sa piú d'arte chi è piú 'ngegneroe meno chi piú sente de l'alchima.Unde l'alchima verace non crido,perch'è formata di transmutamento:di sí falsi color tra' le metalla!Ma se ver'arte no s'aprende, fidoche sia peccato contra, parimento;ché non è frutto se non è di talla.
Naturalmente falla lo pensero,quando contra rason lo corpo opprima,como fa l'arte, quand'è di mistero;vòle inantir natura, si part'ima.Perché natura dá ciò ch'è primeroe poi l'arte lo segue e lo dirima;e sa piú d'arte chi è piú 'ngegneroe meno chi piú sente de l'alchima.Unde l'alchima verace non crido,perch'è formata di transmutamento:di sí falsi color tra' le metalla!Ma se ver'arte no s'aprende, fidoche sia peccato contra, parimento;ché non è frutto se non è di talla.
Tenzone fra Bartolomeo e Bonodico
I
Bartolomeo a Bonodico
Se donna gentile debba amare amante baldo e ardito o incerto e dubbioso.
Vostro saver provato m'è mistieri,poi mi so' in tutta dubitanza.Di dui amanti molto piacentieri,ch'aman di fino core un'alta amanza,l'un ha baldeza e mostra volentiericiò che gli avèn per lei con arditanza;l'altr'è dottoso e biasma li parlieri,ch'a la sua donna contan lor pesanza.A cui degia donar so intendimentola gentil donna, che di ciò è sagia?Ch'io no nd'ho caunoscenza in veritate.Però vi prego claro intendimentoper vostra bontá tostamente n'agia,scrivendomi di ciò la veritate.
Vostro saver provato m'è mistieri,poi mi so' in tutta dubitanza.Di dui amanti molto piacentieri,ch'aman di fino core un'alta amanza,l'un ha baldeza e mostra volentiericiò che gli avèn per lei con arditanza;l'altr'è dottoso e biasma li parlieri,ch'a la sua donna contan lor pesanza.A cui degia donar so intendimentola gentil donna, che di ciò è sagia?Ch'io no nd'ho caunoscenza in veritate.Però vi prego claro intendimentoper vostra bontá tostamente n'agia,scrivendomi di ciò la veritate.
II
Bonodico a Bartolomeo
Donna valente deve amare colui che a lei piaccia.
Giá non sète di senno sí legieriche v'abisogni il meo per far certanza;ma piaquevo per mettervi 'n penseridi ciò che dite d'altrui innamoranza.S'eo vi rispondo co' nd' agio sentieri,rason, ch'è 'n voi, damende baldanza,poich'amor nasce, regna per piacerie per altra vertú non fa mutanza.Amar non pò contra 'l suo piacimentodonna valente, col fin amor sagia:voi ne savete 'l ver, che mi negate.Altro non vo' dichiaro, ch'eo non sento:non richerete in me piú ch'eo non n'agia;s'eo vi discrivo fallo, voi mendate.
Giá non sète di senno sí legieriche v'abisogni il meo per far certanza;ma piaquevo per mettervi 'n penseridi ciò che dite d'altrui innamoranza.S'eo vi rispondo co' nd' agio sentieri,rason, ch'è 'n voi, damende baldanza,poich'amor nasce, regna per piacerie per altra vertú non fa mutanza.Amar non pò contra 'l suo piacimentodonna valente, col fin amor sagia:voi ne savete 'l ver, che mi negate.Altro non vo' dichiaro, ch'eo non sento:non richerete in me piú ch'eo non n'agia;s'eo vi discrivo fallo, voi mendate.
Come deve contenersi il franco amatore?
Certo, non si convenepresiar donna, s'amoreno la vince o merzede.Donqua, com' si mantenelo leale amadore,che vòl servire in fede?Ché per laudar menzogna non dé' dire,e ben fôra falliredonna laudare, cui no stringe amanzao per bon ciasimento o per pietanza.
Certo, non si convenepresiar donna, s'amoreno la vince o merzede.Donqua, com' si mantenelo leale amadore,che vòl servire in fede?Ché per laudar menzogna non dé' dire,e ben fôra falliredonna laudare, cui no stringe amanzao per bon ciasimento o per pietanza.
È caduto dall'altezza primiera, ma spera di risollevarsi.
Dogliosamente con gran malenanzaconven ch'io canti e mostri mia graveza,ché per servire sono in disperanza,la mia fede m'ha tolta l'alegreza.Però di canto non posso partire5poich'a la morte mi vado apressando,sí come 'l cecen, che more cantando,la mia vita si parte e vo' morire.Partomi di sollazo e d'ogne gioco,e ciascun altro faccia a mia parvenza,10ché dentro l'aigua m'ha brusciato il foco,mia sicurtate m'ha dato spavenza.Fui miso in gioco e frastenuto in pianto,sí falsamente mi sguardao so sguardo,sí come a lo leone lo lupardo,15ch'a tradimento li levao l'amanto.Per tradimento sono dismaruto,di qual null'omo potesi guardare;e son sí preso e sí forte feruto,ch'agio dottanza di poter campare.20Poiché le piaque a quella, c'ha in poderela rota di Fortuna permutare,però le piaccia di me ralegrare:cui ha saglito, facialo cadere.Facia 'n tal guisa che naturalmente25vadan le doglie, che ho non pe' rasone,ché non è gioco d'essere serventea chi è meno di sua condizione.E rason porta di punir li mali,però si guardi chi mi tene a dura,30ché la pantera ha in sé ben tal natura,ch'a la sua lena tragon li animali.S'eo trago a voi non voi' piú star tardando,ch'io non saccia in che guisa mi trovo:ardo, consumo e struggo, pur pensando35com' son caduto e unde e com' mi trovo.Però ciascun faccia di sé mutanzae agia in sé fermeza e novo core:lo fenix arde e rinova megliore,non dotti l'om penar per meglioranza.40Però la sesta faccia movimento,ancor che paia altrui disordinato,e faccia mostra per avedimentoche ciascun guardi chi siede in mio stato.Ché ciascun d'alto potesi bassare,45se regimento non ha chi 'l difenda:lo leofante null'omo riprenda,se quando cade non si può levare.
Dogliosamente con gran malenanzaconven ch'io canti e mostri mia graveza,ché per servire sono in disperanza,la mia fede m'ha tolta l'alegreza.Però di canto non posso partire5poich'a la morte mi vado apressando,sí come 'l cecen, che more cantando,la mia vita si parte e vo' morire.Partomi di sollazo e d'ogne gioco,e ciascun altro faccia a mia parvenza,10ché dentro l'aigua m'ha brusciato il foco,mia sicurtate m'ha dato spavenza.Fui miso in gioco e frastenuto in pianto,sí falsamente mi sguardao so sguardo,sí come a lo leone lo lupardo,15ch'a tradimento li levao l'amanto.Per tradimento sono dismaruto,di qual null'omo potesi guardare;e son sí preso e sí forte feruto,ch'agio dottanza di poter campare.20Poiché le piaque a quella, c'ha in poderela rota di Fortuna permutare,però le piaccia di me ralegrare:cui ha saglito, facialo cadere.Facia 'n tal guisa che naturalmente25vadan le doglie, che ho non pe' rasone,ché non è gioco d'essere serventea chi è meno di sua condizione.E rason porta di punir li mali,però si guardi chi mi tene a dura,30ché la pantera ha in sé ben tal natura,ch'a la sua lena tragon li animali.S'eo trago a voi non voi' piú star tardando,ch'io non saccia in che guisa mi trovo:ardo, consumo e struggo, pur pensando35com' son caduto e unde e com' mi trovo.Però ciascun faccia di sé mutanzae agia in sé fermeza e novo core:lo fenix arde e rinova megliore,non dotti l'om penar per meglioranza.40Però la sesta faccia movimento,ancor che paia altrui disordinato,e faccia mostra per avedimentoche ciascun guardi chi siede in mio stato.Ché ciascun d'alto potesi bassare,45se regimento non ha chi 'l difenda:lo leofante null'omo riprenda,se quando cade non si può levare.
Privazioni e disagi, che sostiene per causa d'amore.