Chapter 2

La giovine baciò la crocetta prima di nasconderla in seno, abbassò il velo su 'l volto, salutò intenerita, e uscì.

«È più felice di me!—esclamò Lucia sedendo al piano e suonando la musica aperta su 'l leggio; una marcia funebre di Chopin, che era tutta un singhiozzo.

Più felice di lei?… Perché?… Che cosa le mancava a lei?… Aveva ella forse sofferto la fame, l'ingiustizia, l'abbandono?.. Nel suo cuore era forse lo schianto per la morte di un unico fratello, travolto da una cinghia brutale?.. Perchè le usciva quell'esclamazione a lei, ricca, amata, ricercata?

Il perchè lo dicevano a l'anima sua le note di Chopin. Nessun altro al mondo doveva, poteva saperlo!… Fatto è ch'ella non si sentiva punto, punto felice; tutt'altro!.. e che nel fondo del cuore invidiava melanconicamente a la sorte della sorella di Cecchino.

Zia Marta venne in quel punto a cercarla. Che cosa faceva lì rinchiusa per delle ore che ella era costretta a inuggirsi nella solitudine?… Che gusto era il suo di suonare roba da mortorio e di suonare per suo conto, quando nessuno la poteva sentire nè applaudire?

Lucia stentò a non rispondere con qualche vivacità. O non poteva suonare quello che meglio le piaceva?… E poi, che cosa le importava a lei, di essere sentita? applaudita? suonava per proprio conto, lei, per sentire il linguaggio dell'anima sua che si traduceva nella interpretazione dei suoni.

Ma….. tanto la zia, certe cose non le poteva capire; e non metteva conto contrariarla.

Chiuse il piano e seguì di là la zia, che si rimise al telaio: ricamava, da mesi, un cuscino da divano, a tinte scialbe, autunnali, stanche; tinte che sopprimono la primavera e la giovinezza; gusti da gente che più non sente la serena poesia dei colori smaglianti; che più non ha occhi, nè desideri, nè aspirazioni che per le cose e i sentimenti sbiaditi, nati vecchi.

Lucia si buttò in una poltroncina a sdraio e prese dal tavolino lì presso un libro nuovo, uno degli ultimi usciti e mandato a casa giusto quello stesso giorno dall'editore.

Ella leggeva tutto adesso che Lena non era più lì a sceglierle i libri convenienti. E siccome a casa ne venivano a pacchi, ella aveva da sbizzarrirsi a sua voglia.

Buono però, che in quel ginepraio di letture svariatissime e non sempre morali, Lucia non smarriva mai il suo retto buon senso.

Natura positiva più tosto che immaginosa, ella rilevava subito la falsità dei caratteri, l'esagerazione delle passioni, e non ne rimaneva turbata. Leggendo, aveva imparato a farsi questa domanda: «Nella vita che io conosco succede davvero così?»

E siccome nella vita che ella conosceva, non succedeva così, ella tirava via a leggere come di panzane, di cose a fatto fantasiose. Così che le letture, per quanto disordinate, non toccavano nè alteravano per nulla la tranquillità della sua anima.

«Se tu leggi, è come se non fossi qui!—uscì a dire zia Marta, dopo un poco.

Lucia chiuse il libro e prese in mano il lavoro, mettendosi di fronte a la zia, che la vedesse, che conversasse a sua voglia.

Oh la zia aveva sempre voglia di chiacchierare!.. Quel giorno poi sentiva un vero bisogno, quasi il dovere di conversare intimamente con la nipote, la quale pareva non si accorgesse di nulla, non sospettasse manco per ombra la sorpresa che le si andava preparando. Oh una sgradevole sorpresa, prima di tutto per lei, povera signora che ormai aveva preso le redini della casa e le piaceva di reggerle; poi per quella fanciulla, che… che… Dio sa se si sarebbe adattata, se avrebbe sopportato in santa pace, l'avvenimento ormai da tutti previsto!.. Era strano, come mai Lucia, con la sua intelligenza, con la sua finezza, non si fosse fino allora accorta di nulla!.. E proprio, non si era accorta di nulla; tanto che, toccava a lei a illuminarla. Ciò ch'ella aveva pensato di fare già parecchie volte senza riuscir mai.

Per non entrare in campo lì per lì, come una bomba, zia Marta prese l'aire di lontano, cominciando con chiedere notizie della signora Lena, informandosi del tempo che aveva lasciata la casa per entrare in collegio.

«È andata via che sarà giusto un anno!—rispose Lucia con un sospiro di rincrescimento.

«Ed è andata via perchè sono venuta io; come, probabilmente, a me toccherà di andarmene per lasciare il posto a un'altra.

Lucia levò gli occhi dal lavoro e li fisò in volto a la zia con sorpresa e interrogazione.

«Il tuo papà è ancora giovine, lo sai!

«Ha cinquant'anni!—rispose Lucia pronunciando quel numero con serietà rispettosa, come se avesse detto ottant'anni.

«Cinquant'anni non sono molti per un uomo; non sono moltissimi nè pure per una donna; e…

«E… che cosa?

Lucia cominciava a risentire una vaga inquietudine.

«E… insomma: a quell'età, un uomo ben conservato e in ottima posizione, può avere ancora qualche capriccio, e qualcuna anche lo può risentire per lui!

«Ah!.. La signora Rabbi!—saltò su Lucia, comprendendo lì per lì.

Era scattata ritta, e tutta pallida, mormorò: «Papà è innamorato della signora Rabbi e la vuole sposare!

Zia Marta volle persuaderla, che nulla era ancora definitivamente deciso; che fino allora non si trattava che di induzioni, di dicerie.

Papà non aveva ancora manifestate a lei le sue intenzioni; e l'avrebbe fatto, se avesse davvero preso una decisione; se non altro per un riguardo a la sorella maggiore. Per riguardo ed anche per lasciarle il tempo necessario di affittare un piccolo appartamento ove vivere sola, poichè per certo, ella non avrebbe voluto vivere con la cognata. E lei, Lucia, la figliuola fino allora unicamente amata, pensava forse di star lì una volta che suo padre si fosse riammogliato?

«Non potrei lasciare la casa di mio padre per la ragione ch'egli facesse ciò che è in suo diritto di fare!—rispose un po' seccamente la fanciulla.

Ma soggiunse tosto, riaddolcendo l'accento: «In ogni modo, ti ringrazio zia, d'avermi aperti gli occhi. Mi abituerò poco a poco a l'idea di non avere più il babbo unicamente per me e di vivere con una matrigna.

L'idea della matrigna, rievocò nel suo cuore l'immagine della mamma che vi stava scolpita; si sentì bollire dentro la commozione e per non farsi vedere a piangere, uscì per riparare nella solitudine e nella libertà della sua camera.

Wise, cui la signora Marta, proibiva di entrare in salotto, da l'anticamera, ove era accucciato, seguì la padroncina, e come la vide buttarsi su 'l piccolo divano e quivi dare nello schianto, con un guaito espressivo, sedette su le zampe di dietro e le pose in grembo il bel testone fissandola con gli occhi mesti.

Oh l'amico delle ore di sconforto!… l'unico amico ormai, poichè Lena più non era lì.

Lo accarezzò dicendogli in un bisbiglio, fra il docciare dei lagrimoni, l'amarezza, la pena della sua anima. Papà, il suo papà, la lasciava!… Oh sì, sì, la lasciava!.. La signora Rabbi era troppo, troppo bella e attraente per non staccare il suo babbo da qualunque altro affetto, da qualunque altra cura!… Già, era da qualche tempo, ch'egli più non aveva per lei, la sua unica figliuola, l'affezione esclusiva, le premure di prima!…

La vera causa del cambiamento, adesso la conosceva. Fra lei e il suo papà era sorta l'alta, altera figura d'una donna ancora giovine e bellissima. La rivide, con il pensiero, come l'aveva veduta la sera del ballo; superba nel vestito di raso di colore turchino pallido, con la scollatura ardita, le braccia completamente nude, scintillante di pietre preziose che le adornavano il collo candido e i capelli d'un biondo caldo, a riflessi metallici.

Il suo papà non l'aveva lasciata un momento durante tutta la festa. Come mai ella non aveva indovinato nulla?… Ora li rivedeva insieme, ballare le quadriglie, recare confusione nellagrande chainenei movimenti agauchee adroite.

Li rivedeva passeggiare per le sale fra un ballo e l'altro, andare insieme al buffet, sedere sempre vicini.

«Che stupida sono stata a non accorgermi di nulla!—disse a mezza voce.

E al cane, che guaì al suono di quelle parole, soggiunse, non smettendo di accarezzarlo: «Non è vero, Wise, che sono stata una stupida?

Il cane gemette fregando il muso contro le sue ginocchia: «No, non stupida!—pareva volesse dire—ma troppo ingenua, troppo fidente, troppo…. occupata d'altro!

Occupata d'altro!… Anche dall'anima sua sorgeva questa voce come un'accusa. In fatti, la notte del ballo, ell'era stata occupata ben d'altro che di suo padre!… Si sentì arrossire; un'onda di sconforto le sconvolse il cuore.

Pensò con un sentimento di biasimo a Lena che l'aveva lasciata proprio quando ella avrebbe avuto tanto bisogno d'averla vicina; alzò gli occhi al ritratto della mamma, che pendeva dalla parete. Oh se ci fosse stata la sua mamma!… Ella le avrebbe letto in cuore; con la simpatia dell'affetto vero e profondo, l'avrebbe aiutata a veder chiaro nei propri sentimenti, l'avrebbe almeno confortata.

In vece non aveva nessuno; nessuno che si occupasse seriamente, amorosamente di lei. Si sentiva sola in mezzo al lusso di quella casa che era la sua; le mancavano d'intorno l'affetto, la confidenza.

Dopo la mamma, nessuno l'aveva amata con la tenerezza che rende capaci di qualche sacrificio. Lena l'aveva abbandonata piuttosto di infliggere un'immaginaria offesa al suo orgoglio. In quanto al suo papà, sarebbe stato una pazzia crederlo capace di sacrificare la passione per quella signora, a l'unica figlia che più non aveva che lui!

«Wise! povero Wise! tu solo mi vuoi bene davvero!—sospirò, chinandosi su la testa del cane, che finì per posarle in grembo anche le zampe anteriori.

Pensò con un sorriso ironico, alle dichiarazioni amorose dei vagheggini che le stavano intorno; ricordò con una spallucciata che voleva dire incredulità e indifferenza, i loro sguardi espressivi, le strette di mano, le paroline buttate là in un susurro. E sorrise fra le lagrime a la bestia fedele: «Tu solo mi vuoi bene davvero, povero Wise!

Ma questa persuasione di non essere amata che dal cane fedele, le fece correre nel sangue un fremito di rivolta, come quando uno si sente vittima d'un'ingiustizia.

«Che cosa importa essere o non essere amati?—mormorò con un tristo bagliore negli occhi.—Tutto sta nell'adattarsi al proprio destino!… Il mio è forse quello di stordirmi nei divertimenti; di godere; di destare invidia e gelosia. Voglio fare anch'io come molte altre!… Guazzare nel lusso, nello sfarzo, nei piaceri!…

Si era alzata e si teneva ritta dinanzi al ritratto della mamma. Era la luce del crepuscolo, erano i suoi occhi, che le facevano trovare su 'l volto dolcissimo della madre, una espressione di dolore e di rimprovero insieme?… Quei begli occhi neri, grandi, vellutati, la fissavano con uno sguardo che le scendeva in cuore, commovendola, scacciandone ogni proposito folle, riempiendola di un desiderio puro e santo.

«Perchè non pensi a Dio?… perchè non innalzi il tuo sentimento a lui, come fece la sorella del povero Cecchino?

Questo dicevano gli occhi belli; questo pareva mormorare quella bocca mesta, da creatura pensosa.

Lucia si buttò in ginocchio dinanzi al ritratto, e giungendo le mani, promise a la mamma sua, che non si sarebbe smarrita nell'isolamento doloroso in cui tutti la lasciavano, che non avrebbe cercato conforto in cose indegne di lei che era figlia di una santa; che avrebbe innalzati cuore e mente là ove ella era e guardava e benediva a la sua figliuola!…

«Te lo prometto, mamma! te lo prometto!—mormorò a mani giunte.

Uscì di camera con l'animo alleggerito, e al cane che le scodinzolava intorno festoso, fece segno che la precedesse per lo scalone.

Passò dinanzi a la camera del babbo, aperta. Vi entrò come faceva spesso, per vedere se tutto era in ordine.

Su la piccola scrivania, messa d'angolo, fra due finestre, vide, per la prima volta, in ricca cornice, la fotografia della signora Rabbi, in toeletta di ballo. Sussultò: un livido guizzo di gelosia per sè e per la mamma morta, le alterò l'anima. Ma fu un attimo. Ritornò tosto in pace con sè, con tutti! Poi che aveva dimenticato la soave compagna della sua giovinezza, la madre della sua unica figliuola, il suo papà aveva diritto di riammogliarsi quando e con chi voleva.

Giù, in salotto, zia Marta aveva una visita. C'era il signor Aldo Svarzi, che, da un poco, capitava spesso e si intratteneva a lungo con la signora Marta, che era amica di sua madre.

A la vista di Lucia, il giovine si alzò, inchinandosi con atto inappuntabile, da persona che si fa un dovere di seguire l'ultima moda.

«Stava a punto per mandarti a chiamare!—le disse la zia—Dove sei stata fino adesso, che sei sgusciata via tutt'a un tratto?… Il signor Aldo desiderava salutarti!

Che lo desiderasse non c'era dubbio. Glielo si leggeva in volto; lo attestava il suo sorriso fatuo.

Lucia si disse riconoscente a la gentilezza del signor Svarzi. Solo le spiaceva di non poter godere della sua compagnia; doveva uscire subito subito.

La zia volle porre un ostacolo a quell'uscita che contrariava i suoi disegni e disse che Adele non avrebbe potuto accompagnarla.

«Esco con Wise!—rispose la fanciulla, salutando con garbo che tradiva una certa impazienza.

Il giorno era agli ultimi bagliori; ma in casa non si pranzava mai prima delle venti. Aveva tempo di fare un giro nel parco. Sentiva bisogno d'una boccata d'aria aperta, di sgranchirsi in mezzo al verde, di ritrovarsi fuori, sola con i propri sentimenti.

Wise, felice, si lasciò adattare la musaruola lambendo la mano della padroncina. E tutti due infilarono il viale che si apriva subito al di là del giardino della villetta.

Le piante frusciavano le vette nel rosso tramonto; i passeri cinguettavano rumorosamente appollaiandosi; alcune balie con i bimbi in collo o a mano rincasavano; le mammine in ritardo si affrettavano al ritorno con i piccini saltellanti.

Su una panchina, a sedere con le mani su le ginocchia e il capo supino, un vecchio dal barbone bianco, guardava nel vuoto.

Wise gli corse dinanzi abbaiando. Il povero guardò, stese timidamente la mano a la signorina, che gli diede la moneta del suo borsellino.

«Grazie! pregherò per lei!—piagnucolò il vecchio, sorpreso a la carità di quelle monete, fra cui erano due venti centesimi di nikel.

«Sì, pregate!—gli rispose Lucia salutandolo del capo.

Dalla Chiesa del Corpus Domine, al di là di Porta Sempione, venivano i rintocchi dell'Ave Maria, che si diffondevano nell'aria come un invito a pensare al cielo.

Il fischio della fabbrica sibilò la sua nota acuta. Era finita la giornata di lavoro; gli operai tornavano alle loro case; in famiglia.

Lucia si rivolse a guardare. Primo ad uscire fu un signore alto e svelto, che prese frettolosamente a camminare a quella volta. Ella lo riconobbe e si sentì arrossire mentre infilava un viottoletto, fra i prati. Lo riconobbe anche Wise, che non svoltò, ma gli corse incontro abbaiando festoso.

«Wise! qua!—ordinò Lucia rivolgendosi.

E vide, a due passi, l'ingegnere Del Pozzo, che la guardava, forse un po' stupito di trovarla a quell'ora, lì sola con il cane. Si era fermato e l'avvolgeva del suo sguardo profondo, pieno di misteriosa espressione; quello sguardo che la fanciulla non poteva sostenere senza sentirsi stranamente commossa.

«Buona sera!—la salutò toccandosi il cappello.

«Buona sera!—balbettò Lucia.

E si rivolse per tirar via nel viottolo.

Il cane seguì per un piccolo tratto l'ingegnere abbaiando e saltellando; poi tornò presso la padroncina.

«Non voglio levar gli occhi per un poco; fin che egli non abbia scantonato—pensava intanto Lucia.

Ma proprio in quel momento, come attratta da forza ignota, superiore a la sua volontà, i suoi occhi si rivolsero e si incontrarono in quelli del giovine che pure in quel punto si era voltato.

«Che proprio si tratti di fascino?—pensò la fanciulla, sentendosi scottare la faccia e il collo da una vampata, che veniva da malcontento di sé, da ribellione impotente contro la propria volontà.

Al rosso tramonto era successo il bagliore mesto della prima sera. Dai prati si sollevava un vapore tenue, d'un bianco cenerognolo; le piante, scosse dalla brezza, frusciavano le vette nella semi-luce; il parco si andava facendo sempre più deserto; il brusio della città, arrivava attutito dalla distanza.

Lucia affrettò il passo verso casa. Al grande, doloroso turbamento recato a l'anima sua dalla inaspettata notizia del matrimonio del padre, era successa una mite rassegnazione, e una indefinibile soave speranza, che strappava il suo sentimento dalle angosce per innalzarlo su su, presso la mamma sua, che lo custodisse e lo proteggesse come una cosa pura e santa.

* * *

Il signor Pippo Ferretti non tardò molto ad annunciare in famiglia il suo matrimonio con la signora Rabbi; la bellissima e gentile signora, che si era degnata di concedergli la sua mano.

Il buon uomo era così felice, che non dubitava punto di rendere anche gli altri felicissimi con la fausta notizia. Tanto è vero, che disse la cosa senza titubanze, anzi con certi guizzi di gioia negli occhi e certi sorrisi beati, che dicevano chiaro e tondo come egli non avesse sentimento che per accogliere la sua contentezza.

Finì con raccomandare a la sorella e a la figliuola, che si trovassero pronte il domani per la tal'ora, ch'egli aveva promesso a la signora Rabbi di condurgliele per la prima visita doverosa.

Lucia, alla comunicazione fatta con tanta leggerezza, anzi con un piacere esclusivo che non ammetteva manco l'ombra d'un riguardo, manco un piccolo slancio di tenerezza per lei, si sentì a tutta prima, serrare il cuore come in una morsa. Ma fece violenza a sè stessa per nascondere la mortificazione e il dolore, ed ebbe la forza di sorridere dicendo quasi scherzosamente che quella non era per lei una novità. Cosa questa che aumentò il buon umore del babbo, il quale la chiamò birichina, furbetta, che capiva le cose a volo. E si fregava le mani rivolgendosi a la sorella, la quale, egli scommetteva, con i suoi anni e la sua esperienza, non doveva essersi accorta di nulla. Per questo la notizia l'aveva sbalordita che se ne stava lì come una statua senza trovare una parola da dirgli.

Infatti, la signora Marta, che non si aspettava così presto lo scoppio della bomba, come diceva lei, era davvero restata lì come intontita, e con gli occhi e l'atteggiamento della bocca, mostrava tutt'altro che esultanza.

Ma il signor Pippo Ferretti non era certo in condizione d'animo da avvertire i sentimenti altrui. E quel giorno, durante tutto il tempo del pranzo, parlò continuamente lui, in una smania di dire e dire della bellezza a specialmente delle virtù della sposa.

Uscendo subito dopo la solita toeletta, tornò a ripetere la raccomandazione, che per il domani a la tal'ora, si trovassero tutte due pronte per la visita.

Come le altre sere, Lucia accompagnò il babbo fino su la soglia della portineria e stette a vederlo allontanarsi svelto e ringiovanito dalla felicità.

Un senso di profonda, invincibile melanconia, turbò per un momento l'animo della fanciulla.

«Nel suo cuore—pensò—adesso il sentimento più forte non è certo il paterno!… Oh mamma!—sospirò alzando gli occhi al cielo stellato.

E riparò nell'affetto della morta.

In quel momento lo squillo del campanello annunciò visite.

«Le sorelle Zolli, per certo!—disse fra sè Lucia, con un senso di noia.

Ma dietro le due ombre, quella sera ce n'era un'altra; ed era quella d'un uomo.

Un guizzo di speranza attraversò il cuore della fanciulla; ma fu un rapido guizzo. La lampada pendente dal tettuccio della scala, illuminò, subito dopo le figure allampanate delle sorelle Zolli, la persona di Aldo Svarzi.

«Cosa viene a far qui così spesso da un poco in qua, quel biondone scipito?—si trovò a chiedersi Lucia, con un aggrottamento delle ciglia che traduceva l'apparire d'un dubbio fastidioso, in sè stessa.

Ma al senso fastidioso, rispose con indifferenza. Venisse! che cosa importava a lei?

Dal salotto, aperto a l'aria tepida di primavera, venivano le voci sommesse della zia, delle signore Zolli e del signor Svarzi; voci monotone, senza intonazione, senza varietà d'accento, da gente che parla per dire; che non dice per esprimere sentimenti e pensieri.

Entrò anche lei, chiamata dalla convenienza. Come di solito, fu accolta dal signor Aldo con atto e sorriso di piacere. Ella stese la mano che fu tosto serrata con effusione e s'inchinò davanti alle sorelle Zolli.

Prima che avesse il tempo di mettersi a sedere, la zia la pregò che facesse un po' di musica.

Lucia si arrese tosto all'invito. La musica l'avrebbe dispensata dalla noia di quella conversazione sbiadita. Passò nel salottino attiguo a quello e il signor Svarzi la seguì. Zia Marta voleva sentire il suono del piano a qualche distanza.

«È un suono smorzato che riesce più soave!—diceva.

Fatt'è che Lucia si trovò nel salottino sola con Aldo Svarzi; cosa che la seccò, ma a la quale non avrebbe potuto mettere rimedio senza usare uno sgarbo.

Aperse su 'l leggio la prima musica che le capitò sotto mano; un pezzo brillante, che ella suonò con foga un po' stizzosa, sentendosi addosso lo sguardo del giovine.

Perchè egli la guardava così intensamente?… Che cosa voleva da lei quel signore?…

Gli ultimi accordi del pezzo staccarono suoni aspri, stizziti.

«Brava!—disse dal salotto zia Marta, che non capiva che la musica fragorosa.

«Benissimo!—fecero in coro le sorelle Zolli.

«Perfettamente eseguito!—esclamò Svarzi, aprendo su 'l leggio un altra musica tolta a caso; e la musica era unasuonatadi Beethowen.

«Questa non piacerà che a me!—pensò Lucia con un senso di piacere per la certezza di non essere capita dagli altri, che la seccavano.

«Questa musica—disse poi a Svarzi—è come un pallido chiarore di luna su una landa deserta; cosa che non commuove tutti!

E attaccò la musica sublime con raro sentimento di interpretazione, dilettando l'animo suo, dimenticando, dimenticandosi.

Il signor Svarzi stava attento a voltare le pagine e, ogni tanto si lasciava sfuggire un'esclamazione di lode.

Ma Lucia non gli badava e tirava via a suonare per sé stessa.

Ad un tratto la colpì una voce di là nel salotto. Smorzò il suono e tese l'orecchio. Quella voce ella la conosceva. Arrossì di dispetto. Doveva star lì a strimpellare con quello spilungone dietro, che aveva l'aria d'essere autorizzato a farle la corte!.. Ebbe voglia di chiudere il piano, di lanciare un'insolenza allo Svarzi, di scappare da tutto e da tutti, di correre a chiudersi in camera!

Troncò il pezzo a mezzo, si alzò è passò di là seguita dal signor Aldo.

L'ingegnere Del Pozzo, già ritto, stava per congedarsi.

Lucia vide i suoi occhi chiari fissarsi su lei con muta sorpresa, quasi con interrogazione; le parve di indovinare un rimprovero in quello sguardo; si sentì offesa, si irrigidì, rispose freddamente, quasi altezzosamente all'ingegnere, e appena lui partito, salutò la compagnia dicendosi stanca e si ritirò.

La perseguitava quello sguardo di sorpresa e di muta interrogazione. Che diritto aveva lui, il conte Anton Mario Del Pozzo, di meravigliarsi? di chiedere?.. Non era forse padrona lei di fare quanto meglio le piaceva?.. Gli doveva aver fatto senso quello scoprire ch'ella era stata di là a fare della musica, tutta sola con il signor Svarzi: questo gli doveva aver fatto senso; si capiva. Ma perché?.. Che cosa mai si poteva egli figurare?.. Che male c'era, in fin de' conti, a stare per una mezz'ora a suonare il piano in un salottino attiguo a quello ove era sua zia, in compagnia d'un giovinotto?… «Perchè è addetto alla fabbrica e papà lo chiama il suo braccio destro, si crede forse autorizzato a fare a me da angelo custode?

«Io voglio e posso fare quello che meglio mi piace; e se quello che piace a me non va a genio a vossignoria,à chacun son goût, signor conte Anton Mario del Pozzo!—pensò sdegnosamente.

In fin de' conti se ella era andata di là a suonare con il signor Svarzi, era stato tutto per la politica della zia; che lei s'era subito seccata vedendosi seguita dal giovine; aveva sentita l'irregolarità della cosa.

E quella irregolarità era saltata subito agli occhi dell'ingegnere.

«Avrà pensato che mi lascio corteggiare da quelgommeux!—disse arrossendo.—Mi avrà trovata leggera e vana come molte altre; e questa forse non era l'opinione che aveva prima di me.

A questo pensiero le scese in cuore un'angoscia amara; e insieme con l'angoscia, un sentimento di dispetto verso lo Svarzi e verso la zia, che se egli frequentava ormai la casa con troppa assiduità, la colpa era tutta sua, che lo riceveva sempre con festa e lo invitava a tornare presto, a venire di sovente, come un amico intimo. Ed egli non se lo lasciava dire due volte. Ormai veniva quasi tutti i giorni e faceva delle visitone. La gente non poteva certo pensare ch'egli venisse per la zia; avrebbe pensato quello che era passato nella mente dell'ingegnere del Pozzo.

«Se ci fosse stata Lena, ciò non sarebbe avvenuto!—mormorò.

«Se ci fosse stata la mamma, le cose sarebbero andate diversamente!—disse in un sospiro.

Si era spogliata; e avvolta nella vestaglia leggera, respirava l'aria fresca della notte a la finestra aperta.

Con gli occhi fissi ai mille lumi lontani che lucevano fantasticamente attraverso le fronde del platano, ricordò che il domani avrebbe dovuto andare a far visita a la signora Rabbi.

«Papà è certo da lei, adesso!—pensò.—È là che deve passare le lunghe serate; e quando egli è là, non ricorda certo nè me, nè la povera mamma!

La signora Rabbi sarebbe venuta in casa presto, per certo; e con lei sarebbero entrati nel villino un lusso maggiore, il movimento, le feste, bisognava rinunciare alle abitudini semplici e tranquille; a la quiete. La casa sarebbe stata messa sossopra; tutto avrebbe dovuto ubbidire ai gusti, forse ai capricci della nuova padrona.

E lei? che sarebbe stato di lei?..

Già si sentiva un inciampo fra suo padre e la sposa: lei, una ragazzona di diciott'anni, che più non si poteva trattare da bimba, davanti a la quale si avrebbero dovuto usare dei riguardi!..

Sarebbe stata ottima cosa per suo padre e la sposa ch'ella lasciasse libero il posto andando a marito.

Sicuro! un bel matrimonio avrebbe accomodato tutto. Pur certo suo padre vi doveva pensare; e forse anche la sposa. Forse tutti due sapevano dell'assiduità dello Svarzi; forse questi già conosceva le loro intenzioni; erano tutti d'accordo contro di lei.

«Scommetto che quanto prima il signor Aldo mi fa la sua brava dichiarazione!… Dirà che mi ama, che mi adora; che gli è bastato di vedermi la prima volta perchè, pim pum!… il suo cuore fosse colpito, ferito per sempre!… Dirà, che ha bisogno di me più dell'aria che respira, più del pane che lo nutre!… che se io non rispondessi al suo amore, guai! guai! guai!

«Stupido!—mormorò a l'aria scura che la glicine in fiore profumava.

Le parve davvero di vederselo dinnanzi in atteggiamento buffo da innamorato, di sentire le sue esagerate espressioni; e ripetè: Stupido!

Oh! suo padre e la signora Rabbi potevano bene desiderarlo un matrimonio che li liberasse di lei; potevano bene vagheggiare per genero il ricco figlio del banchiere Svarzi!.. Ella non si sentiva di sacrificare il proprio sentimento; questo no. Se non la volevano in casa, sarebbe andata via; ma maritarsi per non esser loro d'imbarazzo, questo no e poi no!..

Già, avrebbero dovuto rassegnarsi; ella non aveva nessuna intenzione di prendere marito; nessuna. Tant'è vero che i giovinotti che l'avevano fino allora corteggiata, non le avevano inspirato manco il più tenue sentimento.

«La via del matrimonio dev'esser quella dell'amore!—bisbigliò.—Due che uniscono le loro esistenze spinti dall'amore, sono nobili; due che si sposano aspettando l'amore dal matrimonio sono calcolatori volgari e tristi.

«E se io non potrò unire la mia esistenza con quella d'una persona che mi amasse ed io amassi, resterò zitella!—concluse ritirandosi dalla finestra e chiudendo i vetri.

* * *

Oh quella signora Rabbi vestita di raso rosso a ricche guarnizioni di pizzi antichi, scintillante di diamanti, che ne aveva nei capelli, nelle dita, nei braccialetti, alle orecchie!… quella signora Rabbi rigogliosa, che le si vedevano le forme ardite disotto le veste troppa attillata!… quella signora Rabbi dal sorriso sfacciato, che metteva in mostra due file di denti forti e bianchissimi, veduta da vicino, sentita al tu per tu, che impressione volgare aveva fatto a Lucia!

Impressione volgare lei e volgarissima i suoi salotti, fino a l'ultimo, piccolo gabinetto ove ella riceveva gli amici. Tre stanze di fila messe con lusso sfoggiato; una mostra ricchissima e pesante di tende e tendoni, di mobili costosi, di ninnoli costosissimi; un ammasso di roba di valore, che pareva volesse dire ai visitatori: «Qui ogni oggetto costa un occhio!.. guardatevi bene in torno; imitate se potete; se no, invidiate!

Lucia non avrebbe voluto per certo imitare e nè pure invidiò. Si era più tosto sentita sconvolta e dal lusso sfacciato e dalle arie della signora, che pareva una regina su 'l trono, e si sarebbe detto, volesse onorare d'un sorriso, far andare in solluchero con una parola.

Zia Marta, del numero delle persone che sono facilmente afferrate nelle spire della brillante superficialità altrui e più vi sono strette serrate dentro e più sono liete, fu subito acciecata e conquistata dal fare della signora Rabbi.

Ma Lucia invece si sentì irrigidire in una diffidenza inesplicabile, e, fu correttissima, ma fredda. Così che suo padre ebbe più d'una volta a saettarla degli occhi per tenerla su l'avviso e imporle la sua volontà.

Oh non c'era bisogno che egli imponesse la propria volontà a la povera fanciulla!.. Ella obbediva e avrebbe sempre ubbedito suo padre. Ma se qualche volta la serrava a la gola un nodo amaro, bisognava compatirla, bisognava!.. Se davanti a quella signora così bella e in mezzo al fasto, ella pensava a la sua povera mamma, modesta, semplice, dal sorriso soave e la parola mite e timida, bisognava capirla e compatirla!… E leggerle in cuore con occhio indulgente l'impressione dolorosa per il confronto ch'ella faceva naturalmente, quasi involontariamente, fra la mamma morta e quella rigogliosa e orgogliosa donna, che ne doveva prendere il posto!

Quando, uscendo dal salotto, con il suo papà e la zia, la signora Rabbi la baciò in fronte, la povera fanciulla si sentì impallidire, e a pena fuori, si trovò a fregarsi la fronte al posto del bacio, quasi a cancellarne la traccia.

Lucia aveva sentito che la sua presenza sarebbe stata importuna in casa in quel momento, che a provvedere, a bastare a tutto, meglio sarebbe riuscita la zia. Là ove ella avrebbe incontrati continui urti a la sua suscettività, a' suoi ricordi, la zia avrebbe trovato distrazioni e piaceri. E propose di anticipare la sua solita andata in Riviera, nel paesuccio ove era nata la sua mamma, nella modesta casetta che era sua proprietà e ove ogni anno passava qualche mese di vacanza.

«Verranno con me Adele e Bortolo! pensò.

Nè l'una nè l'altro si fecero pregare a dir di sì; tanto più Adele, che doveva sposarsi in autunno ed era anche lei della spiaggia, di un paesello vicino a quello della signorina; lì sarebbe venuto il fidanzato dopo le nozze del padrone, perchè aveva pensato di lasciare il servizio per rizzare una piccola bottega.

Pippo Ferretti trovò giusta e assennata l'idea della figliuola di anticipare la partenza; e, in cuore, si compiacque di quella decisione che lo liberava da mille preoccupazioni e lo lasciava perfettamente libero di darsi, senza restrizioni, a la felicità. Oh il povero signor Pippo sentiva di essere spadroneggiato da una passione violenta; sentiva, che pur troppo, a quella passione sarebbe stato capace di sacrificare ogni cosa, anche i riguardi dovuti a l'unica figliuola!.. E quella decisione lo sgravava d'un peso, destandogli in petto un sentimento di riconoscenza verso Lucia, che capiva e si ritirava per non essergli d'inciampo, a lui, suo padre!

La sera prima del giorno della partenza, Lucia faceva il baule con l'aiuto di Adele.

Adele pensava a la biancheria, ai vestiti; lei, sceglieva i libri e la musica che avrebbe suonato su 'l vecchio piano della povera mamma.

In quei preparativi, Lucia non poteva difendersi da un senso di tristezza. A la spiaggia, nella casetta piena per lei di ricordi, dove aveva passate tante belle stagioni con la mamma, nella semplicità così cara a la poveretta, ella vi andava volentieri. Lo lasciava volentieri il villino, nel quale erano già cominciati i cambiamenti, i miglioramenti; che già aveva aperta le porte a sfoggio nuovo, come se il vecchio non fosse bastato. Si sentiva quasi obbligata a togliersi di lì; sentiva l'impazienza di suo padre, che con bei ragionamenti persuasivi, era riuscito a farle anticipare la partenza di qualche giorno. Le pareva quasi di essere scacciata!

Giù nel salotto erano visite. Le sorelle Zolli, il signor Svarzi e altri.

Lucia stava per scrivere un biglietto di saluto a la sorella del povero Cecchino, già in convento, quando venne Bortolo a pregarla in nome della zia, che scendesse. Gli amici desideravano salutarla.

Ubbidì a malincuore. Sarebbe stata più volentieri lì a scrivere il suo biglietto.

Entrò in salotto con aria abbattuta, il volto pallido. Ma ebbe tosto ad arrossire incontrando gli occhi dell'ingegnere del Pozzo, che pareva spiassero la sua entrata. Senza darsi una ragione di quello che faceva, dimenticando ogni regola di saper vivere, che impone di salutare le signore prima degli uomini, ella si trovò a stendere la mano a l'ingegnere, che gliela serrò in una stretta quasi affettuosa, lui che di solito, non le sfiorava che la punta delle dita.

Quella insolita stretta, commosse così fortemente la fanciulla, che si smarrì e sentì corrersi le lagrime agli occhi.

«La signorina parte domani?—chiese l'ingegnere, con voce un po' rauca, osando una domanda, strana in lui, sempre così freddamente riguardoso.

Lucia capì ch'egli voleva impedire agli altri di notare il suo turbamento e lo ringraziò dello sguardo.

Aldo Svarzi e gli altri che erano raccolti in salotto, furono tosto in torno a la signorina, con parole di rammarico e di rimprovero. Aveva cuore di scappare prima del tempo!.. di lasciare Milano e gli amici in quella stagione!.. Quella era una cattiveria bella e buona, ecco.

Lucia si sforzava di rispondere a tono; di scherzare. Ma vi riusciva male!

Si sentiva seguita dallo sguardo del signor Del Pozzo e non voleva assolutamente parere tale da piacersi delle insulsaggini e da gradire gli omaggi; non voleva ch'egli si facesse di lei un concetto meschino.

«Ha capito lo stato del mio animo e ne ha pietà!—pensava.—Vorrei che questa pietà gli restasse in cuore non offuscata dall'idea che io mi possa consolare con i vagheggini insulsi e confortarmi delle loro menzognere espressioni!

Ultimo a partire quella sera fu l'ingegnere Del Pozzo, che salutando Lucia, trovò modo di susurrarle: «In qualunque circostanza, si ricordi ch'io sono a' suoi ordini!

E la lasciò con un ultimo sguardo de' suoi occhi chiari e parlanti.

* * *

I raggi di sole tingono di luce rosata l'azzurro smagliante del cielo, battono sul mare, guizzano fra il verde degli aranceti e degli oleandri.

Dalla montagna, insieme con una dolcissima armonia di colori, spira una brezza che pare un susurro, una carezza, e vola ad increspare la marina liscia e calma.

La rada è bella. Un contorno di alture lontane che la nebbia avvolge in un velo azzurrino; una striscia di terra verde, fiorita, che si sdraia su l'acqua con mollezza; e paeselli e casuccie e ville accucciati fra i pini e gli oliveti; e aranci e viti e allori; più in là la montagna ripida, a picco su 'l mare, rude e selvaggia, si direbbe messa a contrasto di quell'eterno sorriso.

Fra due scogli un po' fuori del paese è una casetta tutto bianca, graziosa e bizzarra come il capriccio di una fanciulla. Ha, su 'l davanti un ampio terrazzo che guarda il mare; dietro ed ai fianchi una striscia di terreno coltivato a gelsomini, rose, gaggie; tutto un profumo.

Sotto il terrazzo della graziosa casetta, dove l'acqua scorre su la sabbiolina con un fruscio che pare un sommesso riso di gioia, Lucia in costume di bagno, se ne sta sdraiata al sole, con il capo riparato dal cappellone a larghe tese.

Lucia aveva sperato di fare come di solito in quell'angolo delizioso, una vita ritirata e tranquilla. E visse infatti a suo modo per un mese e più.

Ma poi, che è che non è, lungo la spiaggia, a pena al di là dello scoglio che chiudeva a destra l'insenatura ove stava la sua piccola casa, a un tale saltò il ticchio di aprire uno stabilimento di bagni, che fu rizzato lì per lì, tutto in legno con salotto di lettura, salotto di ballo, terrazze, una meraviglia. E via réclames sopra, réclames per tutta Italia, nelle grandi città, nei piccoli centri! La novità del sito attrasse i curiosi e gli annoiati del solito posto. Lo stabilimento nuovo divenne di moda, il paese, le villette circostanti furono prese d'assalto; l'angolo tranquillo si mutò in un luogo di convegno dove si vedeva raccolto il fiore dell'eleganza.

Da Milano erano venute alcune famiglie; fra queste una amica di casa Ferretti; la vedova signora Marri con tre figliuole tutte giovani fatte. Queste invasero tosto il nido tranquillo di Lucia e le impedirono di vivere a suo modo. Erano lì, spinte dall'ozio della spiaggia, tre, quattro volte il giorno. Erano lì durante le ore dei bagni, avendo trovato modo di dare la scalata a lo scoglio; e venivano a prendere l'amica che andasse con loro, nuotasse con loro, aiutasse a far bella la spiaggia dello stabilimento.

Anche quel giorno la fanciulla, che se la godeva lì soletta, assorta nei pensieri che in quell'aria azzurra dorata in mezzo agli acri profumi delle alghe, prendevano insensibilmente tinte rosee di speranza, fu disturbata nella sua quiete, nella sua solitudine.

«Lucia!

«Bella fantasiosa!

«Su, su!.. Lo stabilimento è oggi al colmo dell'eleganza!

Le tre sorelle, già arrampicate su lo scoglio, saltarono così dicendo, a terra una dopo l'altra, leggiadre nel costume di bagno, con le scarpette ai piedi, i capelli svolazzanti di sotto il cappellone di paglia.

Lucia stentava a togliersi dalla sua posizione; non si decideva a rinunciare a la sua quiete.

«Su pigrona!

«Sai?… C'è il bell'ufficiale, che pare ci abbia la tarantola; gira, guarda, non sta fermo un momento.

Il bell'ufficiale, era un tenente d'artiglieria, che fin dalla prima s'era messo a fare una corte rispettosa a Lucia.

«Che cosa importa a me dell'ufficiale?—rimbeccò la fanciulla aggrottando gli occhi e alzandosi.

Era bella nel costume nero listato di bianco, con le braccia nude, la scollatura modesta che scopriva il collo bianco e gentile.

Non potè a meno di seguire le tre giovani. Ma appena passato lo scoglio, propose di tuffarsi per il nuoto. Entrarono nell'acqua insieme e via a nuotare.

Si spingevano innanzi, innanzi; troppo,

«È un[**'] imprudenza—osservavano le signore.

«Ci possono essere i pesci cani!

«Non si sa mai; una indisposizione improvvisa, un crampo!

La signora Marri, che allargava le sue ali materne anche su Lucia, ritta su 'l limite estremo della spiaggia, su la sabbia umida, si smaniava a sventolare il fazzoletto, a chiamare.

«Tornate indietro!… A riva! a riva!… Oh Madonna, che ragazze arrischiate!… Indietro! indietro!

Qualche giovinotto faceva mostra di impietosirsi di quelle ansie materne, si tuffava nell'acqua, nuotava con foga per raggiungere le imprudenti e consigliarle al ritorno. Spesso erano parecchi i caritatevoli giovanotti, che per tranquillare la madre nuotavano a la volta delle figliuole. Ed allora il ritorno era gaio e festoso.

Ma quando le signorine uscivano sgocciolanti dal mare, i rimproveri fioccavano fitti.

Non riuscivano però a mortificarle, specie le tre sorelle, che rimbeccavano gentilmente la mamma, dandole della paurosa, dell'esagerata, che guastava loro il piacere non lasciandole godere in pace. E non di rado finivano con allungarle il muso.

Lucia, non appena fuori dell'acqua, si avvolgeva, nell'accappatoio, che Adele, la quale l'accompagnava sempre, le buttava prontamente su le spalle, e entrava subito in cabina a vestirsi.

Ella non aveva l'abitudine di gingillare su la spiaggia drappeggiata nel bianco mantello come facevano le amiche e quasi tutte le signore e signorine, le quali passeggiando o in molli atteggiamenti sdraiate su la sabbia, flirteggiavano con il terzo e il quarto nella confidenza favorita dal bizzarro costume.

Ella, sempre con Adele, si vestiva subito dopo il bagno e uscita dalla cabina, non si fermava a la spiaggia che il tempo necessario a non parere scortese; poi, via al suo nido, al di là dello scoglio.

Sì che, i giovinotti non avevano il tempo di farle la corte e se ne dovevano stare con il desiderio di avvicinarla, di parlarle, di sentirla parlare.

Il giovine ufficiale d'artiglieria, si faceva notare da tutti per il modo con cui la seguiva degli occhi, senza osare di accostarsele.

Ella aveva un contegno tale, senza essere nè seria nè impettita, che nessuno, neanche dei più arditi, avrebbe osato scherzare e ridere con lei, come facevano con le altre signorine.

«È una superbiosa!—si mormorava.

«È unaposeuse!—osservavano le signore.

Ma tutti sapevano di lei, che oltre ad essere bella era anche ricca, una ereditiera; cosa che faceva perdonare a la superbia e trovar naturale la posa.

Poi che veramente, fra tutta la vivace elegante schiera di signore e signorine della spiaggia, Lucia, alta e snella, dal viso fine animato da due magnifici occhioni scuri, era certo quella che maggiormente colpiva e attirava.

Non sfoggiava; tutt'altro. Vestiva sempre abiti lisci di percale a colori smorti; in testa usava un cappellone a larghe tese, quasi sguernito. Semplicità che si criticava, come una posa anche quella.

Un giorno corse per lo stabilimento un guizzo di curiosità, a l'approdare d'un elegantissimo cutter, dal quale uscì un giovine alto e biondo seguito da sei marinai in costume bianco con fusciacca turchina.

Erano corsi tutti a vedere, ad ammirare la leggiera imbarcazione; gli uomini in mutandine da bagno; le signore e le signorine, chi ancora vestite, chi avvolte negli accappatoi.

Il giovine signore, che si indovinava proprietario del cutter, si arrestò un momento a guardarsi in torno; poi, con passi affrettati andò ad inchinarsi dinanzi a la signora Marri. Dopo alcune parole scambiate rapidamente, questa si alzò dal sedile e si fece su la riva additando le fanciulle che nuotavano.

Adele, lì presso, con l'accappatoio su 'l braccio, guardò con qualche sorpresa il signore, che non a pena l'ebbe riconosciuta, le si fermò dinanzi.

«Riverisco signor Svarzi!—fece la cameriera timidamente.

Il signor Svarzi strizzava gli occhietti miopi di sotto le lenti, per vedere Lucia, che nuotava tra i flutti gorgoglianti, mentre su 'l capo scoperto, il sole le ingemmava, delle sue iridi variopinte, la chioma bruna sparsa di goccioline, e i cavalloni parevano accarezzarla.

«Signorina Lucia!—gridò il giovine facendo delle mani ale a la bocca.

«Lucia! vieni!—gridò a sua volta la signora Marri.

La fanciulla si avanzò agilissima finchè toccò terra. E come si rizzò e vide il giovine, si rabbruscò in volto, salutandolo freddamente mentre si snodava i capelli che le si sciolsero intorno scintillanti e lunghissimi. Adele la avvolse subito nell'accappatoio e la seguì in cabina, dalla quale uscì prestissimo, stretta nella vesticciuola azzurra, il cappello in mano, tutta fresca e rosea; un vero amore.

Ma era un amore rabbuiato. Porse la destra al giovine, che si chinò a baciarla con evidente emozione; disse sotto voce alcune parole che parvero un rimprovero a giudicare dall'espressione del volto del giovine, e con la cameriera, lasciò la spiaggia.

Il signor Svarzi chiamò i marinari, salutò la signora Marri e le signorine e saltò nelcutterche si staccò e prese il largo.

** *

Il sole, al tramonto, si perdeva su la marina, in lontananza, in una nebbia di fuoco e l'aria spirava fresca e profumata dalle gaggie in fiore.

Lucia, ritta dinanzi al parapetto del terrazzo, rileggeva la lettera ricevuta poco prima da zia Marta. Era una lettera impressionante. Diceva del gran lusso introdotto nella villetta; diceva dello spreco pazzo di denari che gli sposi facevano nel loro viaggio.

«Il tuo povero papà ha perduto la testa—si sfogava la zia—spende e spande che neanche un Nabab. Il ragioniere capo della casa è impensierito; venne a confidarmi le sue ansie come a la persona più intima del padrone. A la fabbrica non so come procedano le cose. Ma mi hanno detto che furono licenziati parecchi operai, e limitati i lavori. L'ingegnere Del Pozzo sorveglia, lavora, non lascia la fabbrica che a notte fatta per rientrare il mattino prestissimo. Ma anche lui mi pare preoccupato; ed è un continuo spedire e ricevere telegrammi fra la casa e il tuo papà. Vorrei sbagliarmi, ma fiuto nell'aria qualche tempesta. Sono venuta a sapere che la signora Rabbi era ingolfata nei debiti, e che lui, lo sposo, li dovette pagare prima di sposarla. È una sposa, è un amore che costano cari al povero uomo. Ma egli scrive biglietti smaglianti di felicità. La passione lo ricinge intorno d'una fascia di luce vivissima che lo abbaglia ed accieca.

Ma io mi chiedo: «Come andrà a finire tutto ciò?… Adesso sono a Parigi, e fanno vita larga; poi andranno a Londra, quindi a Berlino e in fine a Pietroburgo; dovunque, dove la bellezza della sposa possa essere ammirata, e invidiata la fortuna del marito. Ma per tirar via a menare una vita compagna, non bastano certo le rendite d'un industriale a pena due volte milionario. Io comincio a preoccuparmi della cosa, te lo confesso. E tu non ci pensi?… Tu, parte interessata, lascierai correre l'acqua senza frapporre un ritegno?…»

A questo punto della lettera, Lucia alzò le spalle. Che ritegno poteva mai frapporre lei?… Aveva ella diritto di fare osservazioni a suo padre?… Poteva forse intromettersi in cose tanto delicate, senza parere presuntuosa, ardita, magari spinta da sordide intenzioni d'interesse?… Si sentì scottare la faccia a questa idea, che la offendeva nella sua delicatezza. No, non poteva; no, non voleva; sopra tutto, non voleva. E poi sua zia per certo esagerava. Possibile che suo padre fosse acciecato a quel punto?… Lui che aveva fatto la sua fortuna a forza di onesta accortezza, di economia, di ordine?… Possibile che la passione, per quanta forte, gli facesse dimenticare i suoi doveri verso di lei, l'unica figliola, e verso la società della quale s'era meritato la stima?… che gli offuscasse nell'anima il sentimento della dignità, lo isolasse per così dire, da tutto e tutti assorbendolo completamente?… No; ciò non poteva essere; per quanto bella, per quanto affascinante, una donna non può staccare un gentiluomo da suoi più legittimi, più santi doveri!… La zia doveva per certo esagerare, povera donna!

Chiuse il foglio, poggiò i gomiti su lo sporto della terrazza, riposò sentimento e pensiero nella maestosa solennità dello spettacolo che le si stendeva dinanzi; il mare, giù giù baciato dal cielo, in un caldo, rosso fremito d'esultanza; nulla di terreno fra lei e la grandiosità; nessun ostacolo fra la sua anima e l'idea di Dio. Godette un momento di felice astrazione; visse alcuni minuti della sublime vita dello spirito.

Ma fu un attimo; fu la rapida gioia concessa di rado alle creature davvero buone e nobili.

Fra lei e la solitudine sublime, si frappose, come freccia scagliata da dispettoso disturbatore, un'elegante leggiera imbarcazione; uncutterdalla bandiera bianca e turchina, i marinai in costume bianco con fusciacca turchina, ilcutterdel signor Aldo Svarzi.

Il rossore corse a la fronte di Lucia che si ritrasse bruscamente.

Quel signor Svarzi ormai si faceva ardito troppo. Non c'era giorno che non passasse nel suocutter; e passava lambendo quasi la riva; e dinanzi a la casetta, spesso si fermava lasciando l'imbarcazione dondolarsi su l'onda.

Non mancava mai di comparire allo stabilimento nell'ora che ella vi andava strascinata dalle insistenze delle sorelle Marri; e lì mostrava pubblicamente, con affettazione quasi, di non occuparsi che di lei. Ed era un incrociarsi di occhiate bieche fra lui e l'ufficiale d'artiglieria, una scena muta che destava l'interesse degli oziosi, che dava luogo a supposizioni, a pettegolezzi d'ogni maniera.

Lucia ne era urtata, quasi offesa; sopra tutto inasprita. Le guastavano la solitudine, le rapivano la dolce quiete del suo angolo tranquillo. Perchè?… perchè?… non era dunque possibile vivere a proprio modo?… La libertà di passare i giorni nel soave silenzio seguendo abitudini care, non era dunque concessa a lei, figlia del facoltoso industriale, salutata e ammirata come ereditiera?…

«Che cosa conta essere ricchi, se con i denari non si può avere quanto si desidera?—sospirò, mettendosi a sedere nel salottino aperto su 'l terrazzo.

Le caddero gli occhi su la lettera della zia, posata sopra il tavolino.

«Sono io ancora ricca?—chiese a sè stessa, ricordando quanto la zia scriveva.

«Il signor Aldo Svarzi si arresterebbe a dondolarsi nel suocutterdavanti a la mia casuccia, se io più non fossi la ricchissima signorina Ferretti?…

Sorrise fra sè e sè guardando al di là della finestra aperta, al punto dove ilcuttergalleggiava.

Entrò Adele a dirle che era ora di desinare; la minestra era già in tavola.

Dopo pranzo aveva fissato di andare a Pruneto, una fattoria a mezza costa della collina, che le apparteneva da parte della sua povera mamma. La famiglia degli affittaiuoli erano gente di casa; nati e cresciuti lì a la dipendenza degli stessi padroni. Volevano molto bene a la signorina, e quando li andava a visitare era una festa.

Sarebbe andata anche al Camposanto, a visitare la tomba della mamma, della mamma cara, della quale tutta l'anima sua sentiva in quel momento, un imperioso bisogno. Oh se ci fosse stata lei, quella gentile, quella santa creatura!…

Stavano per andarsene tutti tre, poichè Bortolo era della compagnia, quando suonò il campanello e Adele annunciò con qualche ansia e stupore il signor Aldo Svarzi.

Lucia si senti dare un tuffo nel sangue.

Egli osava venirle in casa mentre sapeva ch'ell'era sola con la cameriera e il servitore!… Quello era un passo ardito, anzi sfacciato. O con chi credeva d'aver a che fare?… Impazziva forse per dimenticare così le più elementari regole di convenienza?… O pure… o pure…

Ricordò quanto la zia diceva nella sua lettera. Una supposizione ingiuriosa le sferzò il sangue; diventò pallida fino alle labbra e disse forte a Adele: «Di' al signor Svarzi che sono sola e… e… non posso…

Il resto le fu strozzato in gola dalla improvvisa comparsa dei signor Svarzi su la soglia. Non era più il giovine che si piegava in due dinanzi a lei e le si mostrava rispettoso, quasi impacciato. Un sorriso fatuo dava al suo volto scialbo un'espressione nuova e strana; negli occhi gli guizzavano lampi da conquistatore fortunato.

«La signorina non vorrà proibire a un vecchio amico di venirle a porgere in casa i proprï omaggi!—disse fissandola arditamente e sorridendo sempre del suo sorriso brutto.

Lucia se ne stava muta di sorpresa e di collera guardando il giovine con occhi aperti, sbarrati, torbidi. Aveva posato una mano su la tavola quasi per sostenersi; il tremito le agitava le labbra impedendole di parlare. Oh la sua supposizione!… adesso le si andava mutando in certezza e l'anima sua ne restava sconvolta e sgomenta.

«Sua zia mi aveva autorizzato di venire a porgerle i miei omaggi!—disseSvarzi, un po' scosso da quel contegno.

«Grazie!—rispose Lucia in un susurro.

E chiedendo scusa al signore, non trovò altro da dire se non che ella stava per uscire con Adele e Bortolo e non poteva fermarsi.

Il giovine Svarzi si fece contro lo stipite per lasciarla passare e la seguì senza nulla dire.

Fuori, Lucia, dopo alcuni passi si arrestò di stianto. Il signor Svarzi le si era messo di fianco e camminava di pari passo con lei. La voleva accompagnare; a lasciarlo fare, l'avrebbe seguila.

«Sfacciato… antipatico!—mormorò in petto la fanciulla, guardandolo negli occhi con muta interrogazione, atteggiando la bocca a disprezzo e disdegno.

«Perchè mi segue?… con qual diritto?—chiedeva l'espressione tutta del suo volto. Ma le labbra non emettevano suono, serrate dalla collera.

Stava per tornare indietro piantando lì su i due piedi il giovine signore, quando un improvviso chiacchericcio e un fruscio di passi, le fece volgere il capo a l'imboccatura d'un viottolo lì presso.

«Le signorine Marri!—disse Adele, che camminava avanti con Bortolo.

In fatti, le tre sorelle accompagnate dalla madre, apparvero tosto, ridenti e leggiadre nella loro fresca toeletta della sera.

Una vampa scottante salì al cervello di Lucia, mentre il signor Svarzi scambiava i saluti. Che cosa avrebbero pensato quelle signorine, che cosa avrebbe creduto la signora Marri, sorprendendola lì con il signore, ritti l'uno di fronte a l'altra come se li avesse chiamati un comune desiderio, forse la simpatia?…

Continuarono insieme il cammino. Ormai Lucia non avrebbe potuto tornare indietro senza parere scortese, peggio senza forse avvalorare il sospetto.

Ah! l'odioso sospetto ella lo indovinava negli occhi delle amiche, nella mal celata disapprovazione della loro mamma!… E non aveva torto la signora Marri di trovare inconveniente quell'apparente ritrovo fra lei e il giovine Svarzi. Da quando in qua, in fatti, una signorina per bene, che vive a la spiaggia sola con le persone di servizio, consente che un giovanotto l'accompagni nelle passeggiate e peggio nelle passeggiate serali?…

Turbata e eccitata da questi pensieri, Lucia prese a braccetto Olga, l'ultima delle sorelle Marri e s'incamminò con essa.

Il signor Svarzi si pose fra la signora Marri e le altre due signorine e prese a chiacchierare del più e del meno, scioccamente, secondo l'abitudine sua, da persona che non dice il proprio sentimento nè il proprio pensiero, ma ripete ciò che gli altri sentirono e pensarono, o meglio, blatera di superficialità e di insulsaggini, da molti battezzate con il pomposo nome di spirito.

Presero per il viottolo del poggio fra due filari di piante. Nell'afa calda e rosata del giorno agli ultimi bagliori, stagnavano i profumi troppo dolci e acuti dei mille fiori de' giardini. I contadini rincasavano con gli attrezzi in ispalla; una donna scalza, dalle gonnelle succinte, al di là delle piante, si spingeva innanzi due vaccherelle che si arrestavano ogni poco a pascere l'erba, a guardare con gli occhioni innocenti, a muggire ogni tanto.

Non si poteva arrivare fino a Pruneto; era troppo tardi. Ci sarebbero andati Adele e Bortolo. La signora Marri si sentiva un po' stanca; propose di riposare lì mettendosi a sedere sopra un tronco d'albero disteso per stagionare.

Olga e Lucia sedettero nel prato, al di là del filare, su un mucchio di terra vestito d'erba. Olga ciangottava a l'amica le sue confidenze, le sue speranze di fanciulla smaniosa di accasarsi, di avere un nido proprio, un nido morbidamente imbottito dove crogiolarsi riscaldata da un affetto immaginoso, dove sbizzarrirsi a suo piacere, a sua volontà. Oh non dovere più assoggettare la propria volontà, anzi dominare su l'altrui!… era questo il sogno più ridente, più vagheggiato di Olga.

Le altre due sorelle Marri, Corinna e Irma, a braccetto, presero per un senteruolo che guidava a un punto ove si poteva godere la vista del mare.

Il signor Svarzi rimase con la signora Marri.

Dal suo posto Lucia li sentiva discorrere con qualche vivacità. Certe parole che l'aria le portò nette e precise, la colpirono, svegliarono la sua curiosità, acuirono la sua attenzione.

Mentre Olga diceva con accento non interrotto, ella non pensava ad altro che ad afferrare qualche frase della conversazione fra la signora Marri e lo Svarzi.

E colse al volo una parte del dialogo.

«Quel povero Ferretti!—compiangeva la signora.

«Pazzo! pazzo da legare!—rispondeva il signore.

«La sua disgrazia è quella donna!… lui è da compiangere!

«Ma se lo sapeva che ella aveva già ruinato il primo marito, che era piena di debiti, che era una creatura pericolosa! Lo sapeva e l'ha sposata!… non è una pazzia questa?

«La ruina è proprio completa?

«Completa!

«O e la fabbrica?

«Si sta costituendo una società d'azionisti.

«E quella povera signora Marta?

«Mah!… vivrà della sua pensione di vedova!

«E Lucia!

Nè l'uno nè l'altra si erano accorti, che Lucia la quale si era alzata alle prime parole del dialogo, stava loro dietro le spalle. Si rivolsero sorpresi a sentirla dire con voce un po' rauca e tremante:

«Io dubitavo.—Il signore—e additava con una piega sprezzante intorno a la bocca, lo Svarzi—mi ha dato la certezza della disgrazia. Si è tolto la maschera fino adesso usata davanti a l'ereditiera; si è mostrato qual'è!.. Anch'io mi mostro qual sono, signore, senza il ritegno della convenienza. Ricca o povera, i miei sentimenti furono e sono i medesimi a suo riguardo. La prego di non inuggirmi, di non offendermi con il suo ardire tutt'altro che da gentiluomo!

S'inchinò dinanzi a la signora Marri, salutò Olga e sali con passo svelto per a la volta di Pruneto.

Aveva le mani fredde, le correvano dei brividi lungo il dorso, il cuore le batteva fino a la fontanella della gola; un fremito acre le serpeggiava nel sangue.

«Stupido… vigliacco!—badava a mormorare fra sè e sè.—Mi ha creduta così volgare di accettare i suoi omaggi ora che sono povera!… ha approfittato di questo momento doloroso per perseguitarmi con la sua insistenza, forse per compromettermi!.. Antipatico!—disse forte a gli ultimi bagliori del giorno, che andava morendo in un languore di luce, fra il zizzìo degli insetti, l'ultimo pigolare degli uccelli appollaiati, il lontano scroscio dell'onda, i mille profumi!

Arrivò a la fattoria ansimante e stravolta.

A l'accoglienza festosa degli affittaiuoli, a le premurose sollecitudini di Adele e Bortolo, rispose dando nel pianto; un pianto convulso, tutto singhiozzi e lagrimoni abbondanti; da bambina.

* * *

La giornata era bigia, oppressa da nuvoloni spessi e pieni. Il vento di mare soffiava forte. Sopra i monti cominciò presto a tuonare e balenare; caddero i primi goccioloni a strappare al suolo il caldo odore di terra bagnata; seguì uno scroscio; quindi una pioggerella insistente che scendeva a righe sottili fra la funebre tenda di nuvoloni che copriva i colli e la spiaggia.

Lucia, ritta contro lo stipite dell'uscio a vetri che dava su 'l terrazzo, vagava con gli occhi nell'aria annebbiata dalla piova, mentre in cuore le scendeva un senso di abbattimento. L'abbattimento pieno di tristezza che viene dal pensiero.

Pensava a suo padre, che da che la aveva lasciata, solo una volta le si era fatto vivo con un breve telegramma; a suo padre che l'aveva abbandonata, che la dimenticava, la sacrificava a la passione sfrenata per quella signora… sua moglie… la donna che aveva preso il posto dell'altra, la buona, la santa!.. Tutto sacrificava a quella creatura; le memorie, gli affetti, la sostanza raggranellata a forza di economia e di attività, perfino l'avvenire dell'unica figliuola! Il suo avvenire!… Certo non sarebbe stato ora quello dell'ereditiera!… Di questo era sicura. Glielo aveva detto la ritirata prudente dell'ufficiale di artiglieria; glielo aveva mostrato la condotta dello Svarzi, lo sfacciato che la perseguitava apertamente della sua volgare passione, adesso che la sapeva povera e senza difesa.

Il vento soffiava l'acqua a sbuffi verso la casa; la pioggia spruzzava in volto a la fanciulla, che non si muoveva, perduta in un obblio di pensieri.

Quel giorno aveva ricevuto due lettere; una della sorella del povero Cecchino, che le annunciava la sua vestizione con parole di commovente riconoscenza; l'altra di Lena, la quale le rispondeva piangendo con lei e confortandola nello stesso tempo a sopportare con dignitosa forza la sventura, a nobilmente rassegnarsi al volere di Dio. Certo la ruina del padre le doveva recare preoccupazione e schianti d'ogni maniera, poi che ella era una ottima figliuola che amava il suo papà e non poteva a meno di soffrire delle sue sofferenze. Oh le sofferenze dovevano, pur troppo, seguire presto la vita di continuo delirio che ora lo traeva a sicuro precipizio, il povero uomo!.. Ma lei, Lucia, era al sicuro della povertà; ella sapeva e voleva assicurarla. Quella casetta lì della spiaggia, la fattoria di Pruneto e un'altra più lontana, erano roba sua, che le veniva di sua madre e che nessuno avrebbe potuto toccare.

Certo non era la ricchezza; ma era la vita sicura; era un'agiatezza modesta.

«Se al papà mancherà il pane, io lo potrò soccorrere!—pensò ricordando le parole della lettera.—Starà qui con me; finirà nella quiete!

La dolce prospettiva le fu offuscata dinanzi dalla bellissima, altera figura della signora Rabbi, che le si rizzò nel pensiero. «E lei?… e sua moglie?.. la matrigna?…

Sorrise figurandosi quella signora, usa a la ricchezza, a lo sfarzo, lì nella casetta modesta, darsi attorno per le faccenduole domestiche. Fissò gli occhi verso l'orizzonte, dove ormai le nuvole diafane e a strappi scoprivano qualche lembo di azzurro, e disse scuotendo il capo: «La signora Rabbi qui a far vita ritirata, a far vita da borghesuccia economa!…

Era cessata la piova. Le nuvole, battute dal vento, si staccavano, assumevano forme svariatamente capricciose, correvano innalzandosi di sopra l'acqua, si impicciolivano nella corsa, sfumavano a distanza. Il sole tornò a sfolgorare su la spiaggia deserta, su 'l mare che veniva a la riva con l'onda grossa e sbuffante e si scioglieva su la ghiaia fremendo in un lieto scrosciare di spuma.

Lucia uscì su 'l terrazzo; si dimenticò un istante nella contemplazione delle cose; le cose belle e sublimi, che staccano l'anima dalle miserie della terra per innalzarla su su al grandioso, a la potenza sovrana.

Fra lei e il grandioso e la potenza sovrana, non erano ostacoli di incresciosità, poichè la coscienza non le susurrava rimproveri, poichè nel suo passato non giacevano rammarichi. I disgusti, i dolori venivano dal di fuori; scrosci che acciaccano, non distruggono; o se abbattono e svellono, è per volere superiore; non è la morte prodotta da vile tarlo interno.

Apparve su 'l mare, a poca distanza dalla riva, un burchiello da pescatore.

«È il vecchio Baciccia!—osservò Lucia.

Con voce fessa, il pescatore prese a cantarellare una nenia mentre vogava a fatica.

«Ha perduto il figlio, ha la moglie inferma, stenta la vita e canta!—pensò.—La sventura non gli ha offuscato in cuore la serenità dell'uomo onesto e pio.


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