5.SATIRA CONTRO I VILLANI[333]
La satira che noi pubblichiamo si trova in un codice Marciano [It. IX, 453], ed è la prima di parecchie satire anonime che si leggono nel fascicolo terzo, che noi faremmo risalire non oltre la fine del secolo XVI; appartiene a quel genere di Capitoli satirici che ebbero tanta voga in quel secolo per parte degli imitatori del Berni. Abbiamo riferito del Capitolo soltanto la parte caratteristica ed importante per il nostro studio, degna di nota specialmente per l'odio atroce da cui è informata, che contrasta sensibilmente colla forma di esercizio accademico con cui la satira incomincia.
Ora e con...[334]questo caldo insano,Signor Antonio mio Pruzzacarino,Vogliovi ragionar dello villano.Non voglio già chiamarlo contadinoPerchè sarebbe troppo alto cognome,Come a uno sgherro il dire paladino.Io vo dall'opre registrando il nome,Perchè villano ogni difetto include[335]. . . . . . . . . . . . . . . .Fur ben le sorti nostre et aspre et crudeQuando a Natura, empia matrigna, piacqueAl mondo dar bestie di pietà ignude.. . . . . . . . . . . . . . . .Tra l'altre bestie diede a noi mortaliQuesta villana bestia assai più riaDell'altre vieppiù crude e micidiali,Di carità, di amor priva che, ArpiaIngorda sendo ognora al ben rubella,Da ogni costume buon sempre travia.Come nasce col puro ognor l'Agnella,Il Lupo col vorace e con l'inganno,La Tigre col crudel, con l'alma fella,Così nasce il villan con l'odio, a dannoNostro pronto, et ognor si vede in fattiQuant'egli possa porne in doglia e affanno.. . . . . . . . . . . . . . . .Sempre con rabbia, sdegno, e con rancoreVede, ode il Cittadino, e mali pensaFargli, e quando non può sente dolore.Se in casa l'hai con caritade immensa,Ciò che ti può rubar ti ruba e bravaEt have a rubar sempre l'alma accensa.Se t'è lavorator ti tol la fava,Il miglio, il vino, e quel che puoti tutto,E quanto che più può del tuo ne cava.. . . . . . . . . . . . . . . .D'ogni delitto rio, d'ogni empia colpaIl villan fassi reo, vedi che sorte,Dove e se può 'l ladron ne snerva e spolpa.. . . . . . . . . . . . . . . .Tu puoi ben dir ch'adopri egli la schienaIn cavar fossi, in terrazzar, che astutoDice: farò, nè al fin suo detto mena.. . . . . . . . . . . . . . . .Se ti bisogna a qualche tempo, et oraUn'opra dal villan, carezze e preghiVoglionvi sì che il cor rabbia divora.Onde convien che il Cittadin rinneghiTalvolta la sua fede, o incrudeliscaContro sta schiatta ria e lasci ch'anneghi.. . . . . . . . . . . . . . . .Sbasisca il traditor villano e cadaChe non face pietade ad alcun maiChe abbia veduto a che rio gioco vada.Pregando tu 'l villan nulla faraiPerchè più s'inasprisce, empio diventa,Ti serve meglio se al villano dai.. . . . . . . . . . . . . . . .Questa deve esser sempre l'orazioneChe al villan si dee far, che altro piacereNon sa il villan che il gusto del bastone.. . . . . . . . . . . . . . . .Presta al villan danari in ginocchioneMentre piangendo te ne fa richiestaChe al render poi farà, tristo, il buffone.. . . . . . . . . . . . . . . .Se tu offendi il villan, per caso poiSe un dì può più di te, mai non si lassaSe non t'uccide o squarcia come i buoiMa se non può, non di legger la passa,Ma la serba nel cor, fin che gli viensiOccasione di porti in una cassa.. . . . . . . . . . . . . . . .Se in casa il villan lasci praticare,Cerca torti l'onor, sta sull'avvisoDi farti mal, pur che lo possa fare.. . . . . . . . . . . . . . . .Ha poi nel core il rio villan radiceDi virtù, che non cura e non tien contoSe è becco e alcun sul viso glielo dice.Tutti i peccati ancor che grandi e graviHa in sè il villan, nè trovo in lui ragioneChe una lagrima mandi onde quei lavi.Non crede nello Credo, e confessioneFa il villan tutta alla rovescia, e i passiNon sa di fede, o di convinzione.Non sa che creder debba, e in dubbio stassi,Il battesimo nega il villan empio. . . . . . . . . . . . . . . .Rubaria con conscientia e Cristo e il Tempio.Chi chiedesse al villan, certo udiriaMille crudel' consigli; al parer mioSarebbe uccider quei gran cortesia.Se vuoi merito avere appresso a DioScortica tu 'l villan, bastonal sempre,Struscia 'l villan, sì ch'egli paghi il fio.Martoreggia 'l villan, pungil, tai tempreNon mutar mai, perchè fia a Cristo gratoCh'una natura tal fiera si stempre.Tieni pure il villan crudel stentato,Tormentalo tu pure in ogni guisaChe il cielo avrai, dove sarai beatoSe serbi fino a morte sta divisa.
Ora e con...[334]questo caldo insano,Signor Antonio mio Pruzzacarino,Vogliovi ragionar dello villano.Non voglio già chiamarlo contadinoPerchè sarebbe troppo alto cognome,Come a uno sgherro il dire paladino.Io vo dall'opre registrando il nome,Perchè villano ogni difetto include[335]. . . . . . . . . . . . . . . .Fur ben le sorti nostre et aspre et crudeQuando a Natura, empia matrigna, piacqueAl mondo dar bestie di pietà ignude.. . . . . . . . . . . . . . . .Tra l'altre bestie diede a noi mortaliQuesta villana bestia assai più riaDell'altre vieppiù crude e micidiali,Di carità, di amor priva che, ArpiaIngorda sendo ognora al ben rubella,Da ogni costume buon sempre travia.Come nasce col puro ognor l'Agnella,Il Lupo col vorace e con l'inganno,La Tigre col crudel, con l'alma fella,Così nasce il villan con l'odio, a dannoNostro pronto, et ognor si vede in fattiQuant'egli possa porne in doglia e affanno.. . . . . . . . . . . . . . . .Sempre con rabbia, sdegno, e con rancoreVede, ode il Cittadino, e mali pensaFargli, e quando non può sente dolore.Se in casa l'hai con caritade immensa,Ciò che ti può rubar ti ruba e bravaEt have a rubar sempre l'alma accensa.Se t'è lavorator ti tol la fava,Il miglio, il vino, e quel che puoti tutto,E quanto che più può del tuo ne cava.. . . . . . . . . . . . . . . .D'ogni delitto rio, d'ogni empia colpaIl villan fassi reo, vedi che sorte,Dove e se può 'l ladron ne snerva e spolpa.. . . . . . . . . . . . . . . .Tu puoi ben dir ch'adopri egli la schienaIn cavar fossi, in terrazzar, che astutoDice: farò, nè al fin suo detto mena.. . . . . . . . . . . . . . . .Se ti bisogna a qualche tempo, et oraUn'opra dal villan, carezze e preghiVoglionvi sì che il cor rabbia divora.Onde convien che il Cittadin rinneghiTalvolta la sua fede, o incrudeliscaContro sta schiatta ria e lasci ch'anneghi.. . . . . . . . . . . . . . . .Sbasisca il traditor villano e cadaChe non face pietade ad alcun maiChe abbia veduto a che rio gioco vada.Pregando tu 'l villan nulla faraiPerchè più s'inasprisce, empio diventa,Ti serve meglio se al villano dai.. . . . . . . . . . . . . . . .Questa deve esser sempre l'orazioneChe al villan si dee far, che altro piacereNon sa il villan che il gusto del bastone.. . . . . . . . . . . . . . . .Presta al villan danari in ginocchioneMentre piangendo te ne fa richiestaChe al render poi farà, tristo, il buffone.. . . . . . . . . . . . . . . .Se tu offendi il villan, per caso poiSe un dì può più di te, mai non si lassaSe non t'uccide o squarcia come i buoiMa se non può, non di legger la passa,Ma la serba nel cor, fin che gli viensiOccasione di porti in una cassa.. . . . . . . . . . . . . . . .Se in casa il villan lasci praticare,Cerca torti l'onor, sta sull'avvisoDi farti mal, pur che lo possa fare.. . . . . . . . . . . . . . . .Ha poi nel core il rio villan radiceDi virtù, che non cura e non tien contoSe è becco e alcun sul viso glielo dice.Tutti i peccati ancor che grandi e graviHa in sè il villan, nè trovo in lui ragioneChe una lagrima mandi onde quei lavi.Non crede nello Credo, e confessioneFa il villan tutta alla rovescia, e i passiNon sa di fede, o di convinzione.Non sa che creder debba, e in dubbio stassi,Il battesimo nega il villan empio. . . . . . . . . . . . . . . .Rubaria con conscientia e Cristo e il Tempio.Chi chiedesse al villan, certo udiriaMille crudel' consigli; al parer mioSarebbe uccider quei gran cortesia.Se vuoi merito avere appresso a DioScortica tu 'l villan, bastonal sempre,Struscia 'l villan, sì ch'egli paghi il fio.Martoreggia 'l villan, pungil, tai tempreNon mutar mai, perchè fia a Cristo gratoCh'una natura tal fiera si stempre.Tieni pure il villan crudel stentato,Tormentalo tu pure in ogni guisaChe il cielo avrai, dove sarai beatoSe serbi fino a morte sta divisa.
Ora e con...[334]questo caldo insano,
Signor Antonio mio Pruzzacarino,
Vogliovi ragionar dello villano.
Non voglio già chiamarlo contadino
Perchè sarebbe troppo alto cognome,
Come a uno sgherro il dire paladino.
Io vo dall'opre registrando il nome,
Perchè villano ogni difetto include[335]
. . . . . . . . . . . . . . . .
Fur ben le sorti nostre et aspre et crude
Quando a Natura, empia matrigna, piacque
Al mondo dar bestie di pietà ignude.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Tra l'altre bestie diede a noi mortali
Questa villana bestia assai più ria
Dell'altre vieppiù crude e micidiali,
Di carità, di amor priva che, Arpia
Ingorda sendo ognora al ben rubella,
Da ogni costume buon sempre travia.
Come nasce col puro ognor l'Agnella,
Il Lupo col vorace e con l'inganno,
La Tigre col crudel, con l'alma fella,
Così nasce il villan con l'odio, a danno
Nostro pronto, et ognor si vede in fatti
Quant'egli possa porne in doglia e affanno.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Sempre con rabbia, sdegno, e con rancore
Vede, ode il Cittadino, e mali pensa
Fargli, e quando non può sente dolore.
Se in casa l'hai con caritade immensa,
Ciò che ti può rubar ti ruba e brava
Et have a rubar sempre l'alma accensa.
Se t'è lavorator ti tol la fava,
Il miglio, il vino, e quel che puoti tutto,
E quanto che più può del tuo ne cava.
. . . . . . . . . . . . . . . .
D'ogni delitto rio, d'ogni empia colpa
Il villan fassi reo, vedi che sorte,
Dove e se può 'l ladron ne snerva e spolpa.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Tu puoi ben dir ch'adopri egli la schiena
In cavar fossi, in terrazzar, che astuto
Dice: farò, nè al fin suo detto mena.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Se ti bisogna a qualche tempo, et ora
Un'opra dal villan, carezze e preghi
Voglionvi sì che il cor rabbia divora.
Onde convien che il Cittadin rinneghi
Talvolta la sua fede, o incrudelisca
Contro sta schiatta ria e lasci ch'anneghi.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Sbasisca il traditor villano e cada
Che non face pietade ad alcun mai
Che abbia veduto a che rio gioco vada.
Pregando tu 'l villan nulla farai
Perchè più s'inasprisce, empio diventa,
Ti serve meglio se al villano dai.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Questa deve esser sempre l'orazione
Che al villan si dee far, che altro piacere
Non sa il villan che il gusto del bastone.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Presta al villan danari in ginocchione
Mentre piangendo te ne fa richiesta
Che al render poi farà, tristo, il buffone.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Se tu offendi il villan, per caso poi
Se un dì può più di te, mai non si lassa
Se non t'uccide o squarcia come i buoi
Ma se non può, non di legger la passa,
Ma la serba nel cor, fin che gli viensi
Occasione di porti in una cassa.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Se in casa il villan lasci praticare,
Cerca torti l'onor, sta sull'avviso
Di farti mal, pur che lo possa fare.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Ha poi nel core il rio villan radice
Di virtù, che non cura e non tien conto
Se è becco e alcun sul viso glielo dice.
Tutti i peccati ancor che grandi e gravi
Ha in sè il villan, nè trovo in lui ragione
Che una lagrima mandi onde quei lavi.
Non crede nello Credo, e confessione
Fa il villan tutta alla rovescia, e i passi
Non sa di fede, o di convinzione.
Non sa che creder debba, e in dubbio stassi,
Il battesimo nega il villan empio
. . . . . . . . . . . . . . . .
Rubaria con conscientia e Cristo e il Tempio.
Chi chiedesse al villan, certo udiria
Mille crudel' consigli; al parer mio
Sarebbe uccider quei gran cortesia.
Se vuoi merito avere appresso a Dio
Scortica tu 'l villan, bastonal sempre,
Struscia 'l villan, sì ch'egli paghi il fio.
Martoreggia 'l villan, pungil, tai tempre
Non mutar mai, perchè fia a Cristo grato
Ch'una natura tal fiera si stempre.
Tieni pure il villan crudel stentato,
Tormentalo tu pure in ogni guisa
Che il cielo avrai, dove sarai beato
Se serbi fino a morte sta divisa.