Chapter 18

61.Assai popolare dovette essere nel secolo decimosesto questa operetta che appartiene a quel ciclo di componimenti satirici a cui si ricolleganoLe Malitie delle Donne scoperte dal Gobbo di Rialto, della misc. marciana 2213, 3, riprodotte dal Menghini, e il cui ritornello, come avverte il Morpurgo, fu parodiato in una canzonetta satirica contro i villani (il Morpurgo ha ristampato per Nozze Cassin-D'Ancona, Firenze, 1893, un'altra poesia satirica intitolata pure «Le Malitie delle donne» che non ha nulla di comune con quella della misc. marciana) e leMalitie dei Villani, assai più note sotto il nome diSferza dei Villaniche noi riproduciamo in Appendice. La Biblioteca Trivulziana possiede due edizioni delleMalitie delle Arti; la prima, di cui abbiamo qui sopra riferito l'ottava cinquantesimaquarta, diretta contro i villani, è un opuscoletto di settantadue ottave; dopo il titoloLe Malitie di Tute l'artesegue una rozza silografia rappresentante varî attrezzi, e comincia:Emprima io laudo te signor di gloriae finisce colla chiusa solita di questi componimenti popolari:fornita è questa storia al vostro honore.Da una nota manoscritta è detto:Ottave di Giampietro Salvetti (sec. XVI) di Pistoia, stampate in Firenze nel 1562. L'altra edizione ha per titolo:Historia nuova | delle Malitie, e Astutie, et | Inganni, che usa ciascheduna arte. Composte | in ottava rima et novamente stampate, poi sei piccole silografie rap. lavori campestri, s. d. n. l., due fogli, doppia colonna, car. rom. sec. XVI; in questa i villani non sono nominati. Il D'Ancona e il Milchsack ne ricordano un'altra edizione del 1555.62.Le Satire alla Carlona di M. Andrea da Bergamo, Vinegia 1546, vol. 1, pag. 60, satira XIII.63.Curzio Mazzi,La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI, Firenze, 1882, vol. 1, pag. 325.64.Questa «Frottola» (del sec. XVIº, 3 fogli a 3 col. s. d. n. l. adesp. 21 × 16), dopo il titolo ha nel primo foglio la medesima silografia preposta al «Contrasto del matrimonio de Tuogno e della Tamia» ricordato dalloStoppato,Op. cit., pag. 102. La grande diffusione che nel principio del sec. XVI ebbero queste produzioni popolari, non permetteva per ognuna di esse l'intaglio di una speciale silografia, e perciò molte volte possiamo venire a conoscere il luogo di origine di alcune di esse, per mezzo di queste ripetizioni di silografie tolte da operette più note.65.Carmina illustrium poetarum italorum, tomo X, pag. 262.66.Anche ilGarzoni, un secolo circa dopo il Vegio, dopo di aver nel suo curioso libroLa Piazza universale di tutte le Professioni del mondo, Venetia, 1587, ricordate le lodi che gli scrittori dell'antichità avevano tributato alla vita campestre proclamandola più invidiabile di quella cittadina, soggiunge: «Con tutte le preminenze et lodi ch'hanno gli Agricoli della terra se io tacessi, Momo mi accuserebbe per partiale; onde è forza contare tutte quelle che io mi ricordo, per fuggir le calonnie di costui; come che il contadino o villano è da meno che un plebeo, perchè il plebeo riposa pur la domenica, et esso molte volte anco la festa è sforzato a sudare intorno al frumento... Il villano è sordido quanto dir si possa... si muta di camiscia se non allo spontar delle luserte, o al rinovar della pelle che fanno i serpenti, o delle corna come fanno i cervi, la qual cosa avviene una volta l'anno... I villani hanno ancora comunemente la conscienza grossa, et massime nel pigliar la robba del padrone, servendosi di quella ordinaria ragione, che son troppo aggravati et angariati da lui. Questa è quella che gli fa diventar furbi et ladroni... che gli induce a fornicar volentieri con le mogli dei vicini, a tornar Gomorra in piedi, a partirsi da messa innanzi all'«Ite missa est»... Hoggidì sono i villani astuti come volpi, malitiosi come la mala cosa, pieni di magagne come il cavallo del Gonella..., e quando si dice villano, tanto è dire, come se alcuno dicesse Barraba fra' ladri, Euribato fra' furbi, Procuste fra gli assassini, Harpalo fra sacrilegi, perchè non regna in lui comunemente nè conscienza, nè ragione, essendo un bue nel discorso, un asino nel giudizio, un cavallaccio nell'intelletto, un alfanna nel sentimento grasso più che il brodo dei macheroni, eccetto che nel male è peggior di un mulo, havendo tanta malitia che lo copre tutto da capo a piede. Per questo il villano è battezzato con tanti nomi di rustico, di tangaro, di serpente, di madarazzo, d'irrationale, di ragano, di villan scorticato, e di villan Cucchino che più dispiace a loro che ogn'altro vocabolo».67.È il cod. 1393, cart. del sec. XV di carte 187; contiene, come già abbiamo detto, a c. 112-114 r. la satiraDe Natura rusticorum, edita dal Novati; è descritto dalBiadego,Catalogo descrittivo dei Manoscritti della Biblioteca comunale di Verona, Verona, 1892, pag. 37. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del prof. conte Carlo Cipolla.68.«E similmente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene, che la zappa e la vanga e le grosse vivande et i disagi, tolgano del tutto ai lavoratori della terra i concupiscevoli appetiti, e rendan loro d'intelletto e d'avvedimento grossissimi».Boccaccio,Decamerone, giornata III, nov. I. Queste parole di Filostrato sono ripetute nell'Heptaméron des nouvelles de très haute et très illustre princesse Marguerite d'Angoulême, royne de Navarre, Paris, 1858, nov. XXIX: «Je ne trouve point etrange, dist Parlamente, que la malice y soit plus que aux autres, mais ouy bien, que l'amour les tourmente parmy le travail qu'ilz ont d'autres choses...».69.Attilio Portioli,Le Opere Maccheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1892, Volume I, Maccheronica VII, pag. 186:. . . . . . . .quid sueta ligoneVomere et attrito rigidas sub vertere glebasRustica progenies aspirans grandibus ambit?En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et quiNon nisi festivo tellurem tempore sputisInficit, abiectus, sordens, alienus ab omniMorigero cultu, tantum suefactus aratro,Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...Maccheronica XI, pag. 257:Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos.Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.E a pag. 261, parlando delle devastazioni portate dalla grandine:Poltronos facit haec se desperare vilanos.. . . . . . . . . . . . . . . . . .Audis gaioffos tali pro sorte vilanosBlasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.E nell'Orlandino, cap. V, ottava LVI:Perch'esser al villan crudo e severoAltro non è se non bontà e clemenzia;Anzi dirò che un fusto grosso interoÈ quello che gli spira gran prudenzia:Dalli pur bastonate sode e stretteChe non si ha di guarirlo altra ricetta.dove è ripetuto il notissimo proverbio degli Alfabeti e di tutte le altre poesie satiriche contro i villani.70.Anche nella poesia popolare tedesca sono frequenti le lodi all'utilità del contadino. Ricordiamo i canti nº 1-6 editi dal Bolte nella raccolta ricordata.71.Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanileAdolescentia, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostesSunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantqueNon habita nostri capitis ratione coarctant.72.Confronta questa accusa d'irreligiosità fatta dal Folengo ai villani, colle lodi che invece ilMantovanotributa alla loro pietà nell'egloga VIII «De rusticorum religione».73.È degno di osservazione il fatto di veder qui i pastori trattati nella satira assai peggio dei villani, mentre vedremo nella drammatica popolare dei Rozzi e nel dramma pastorale continuamente distinte le due classi, e il villano rappresentato sempre come disturbatore degli amori idillici dei pastori, ufficio che più tardi fu assegnato al satiro. Anche il Bolte ha osservato come avvenga ben presto nella poesia pastorale questa disparità di trattamento tra i villani ed i pastori: «Den meisten dünkt der Abstand zwischen dem vergilischen Ideal und der gemeinen Wirklichkeit zu gross, und sie verfallen auf den seltsamen Ausweg, die Landbevölkerung in zwei Gruppen, edle Schäfer und grobe Bauernrüpel, zu teilen. Für die letzteren haben sie nur stolze Zurückweisung oder Hohn»Bolte,Op. cit., pag. 8. In un poemetto rusticale diFerdinando Franchi, intitolatoGli Sciali dei Contadini del Piano(sec. XVIII) e inteso a satireggiare la voracità dei villani, vediamo il perdurare, in questo genere di componimenti, di questa distinzione:Le sontuose mense dei villani,le feste, i balli e le allegrie io cantonon già di quei che con industri manifendono al vago colle il duro manto,ma sì de' malcreatipianigianiche sopra tutti han di rapaci 'l vanto:razza ignorante e rustica nazione,che duro più dell'asino ha 'l groppone.Ma avremo occasione più tardi di ritornare su questo argomento; dacchè abbiamo ricordato il poemetto del Franchi, non sarà fuor di luogo che riproduciamo qui la descrizione curiosa ch'egli fa di un pranzo nuziale di contadini. Appena è portata la minestra in tavola:XXIV.   Getta la turba a cotal vista un gridogrido di gioia e di letizia adornoche ne rimbomba ogni vicino lidoe ne trema la terra intorno intorno:giunge perfino dentro al Regno infido,. . . . . . . . . . . . . . . .e nelle ombrose solitarie selvele feroci spaventa orride belve.XXV.   Vedeste mai rabbioso stuol di canida cruda fame oppressi e tormentatidal ferro uccisa belva a brani a branidivorarsi coi denti smisurati?. . . . . . . . . . . . . . . .sono cotali que' villan cornutiche per vantaggio lor son molto astuti.XXVII.. . . . . . . . . . . . . . . .O razza buscherona contadina,o rustica progenie sconsagrata!laggiù nell'eternale atra fucinala moglie di Pluton t'ha ingenerata!Ingolleresti tutta la cucina,mangeresti un demonio in carbonata.Questo poemetto fu pubblicato daG. Neruccinell'Archivio per le trad. pop., vol. II, pag. 294.74.La Cortona Convertita del Padre Francesco Moneti con la Ritrattazione ed altri bizzarri componimenti poetici del medesimo autore, Amsterdam, 1790, pag. 292. — IlMonetiscrisse anche una satiraDella vita e costumi de' Fiorentini, ristampata nel nº 8 dellaBibliotechina grassoccia.75.Il Rossi illustrando un componimento di questo genere che si trova nelle Lettere del Calmo (Le lettere di M. A.Calmo, Torino, Loescher, 1888, pag. 149) annunziò di aver raccolto un gran numero di questi testamenti umoristici; speriamo ch'egli attenga presto la promessa fatta di trattare ampiamente di questo argomento tanto caratteristico della letteratura popolare. Ricorderemo qui solo alcuni dei più noti. Che il protagonista di questi testamenti umoristici fosse molto spesso il Villano, e ch'essi fossero recitati dai buffoni e dai giullari per dar spasso nei conviti alle liete brigate, ci è attestato dalGarzoni,La Piazza universale, cap. dei Buffoni, pag. 352: «Hor ne' moderni tempi la buffoneria è salita sì in pregio, che le tavole signorili sono più ingombrate di buffoni, che d'alcuna specie di virtuosi; e quella Corte par diminuita, e scema, dove non s'oda, o non si veda un Caraffula, un Gonnella, un Boccafresca in catedra, che dia tratenimento con favole, con motti, con piacevolezze, con bagatele, con mocche, all'honorata udienza, che gli siede intorno. Quivi il buffone recita i testamenti villaneschi di Barba Mengone, e di Pedrazzo; adorna l'instromento, che fa Sier Cecco di parole più grosse, che quelle del Cocai... parla di medicina come un Mastro Grillo...». Oltre il notoTestamentum asinipubblicato dalNovatineiCarmina m. e., ricorderemo i seguenti altri:I.Desperata: Testamento: et Tran | sito de Gratios da Bergem | per venturina de val Lu | gana. Composta per el dottor Farina: | Cosa da crepar | dal ridere...In Venetia per Stephano Bindoni, 1554, Miscell. marciana 2213, 5:. . . . . . . . . . . . . . . . . .E lagi, mi brigadi, a i me paretun per de scarpi vechi senza suoliche combri za tre agn per do marchet. . . . . . . . . . . . . . . . . .E sto gabà el lagi e la gonellaal spicial fò da San Salvadorperchè i robè una volta una porcella...II.Il Testa | mento de Zuan Polo | alla schiavonescha col nome del | noder et di testimonii et | comessarii con l'epitaphio che | va sopra la sepoltura et | un sonetto molto ridiculoso. Miscell. marc. 195, 7.III.El contrasto del matrimonio de Tuogno e de | la Tamia el quale e Bellissimo et notamente composto da ridere et sgrignare ecc. | Item un bel testamento de un altro | villan da havere grande piacere: | et el Pianto de la Tamia, poi segue una silografia rappresentante quattro villani che si appellano davanti al giudice. Del Contrasto ha parlato lo Stoppato; nel testamento burlesco Tuogno lascia sua erede universale la Tamia:el corpo me a le grolee l'anima a chi la vole.IV.Il Testamento | di M. Latantio | mescolotti | cittadin del Mondo. Miscell. Marc. 2208, 12:Lascio a color che sono innamoratimille rivolgimenti di cervello. . . . . . . . . . . . . . . . . .L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame. . . . . . . . . . . . . . . . . .Lascio ch'ognun d'estate goda il caldoItem lascio le scuse a i debitori.VediGuerrini,La Vita e le Opere di G. C. Croce, Bologna, Zanichelli, 1879, Saggio bibliografico nº 258. Confronta anche nel medesimo i testamenti burleschi dei numeri 139, 220, 252, 256, 257.V. Testamento novamente | fatto per Messer | Faustin Ter | dotioMiscell. Marc. 2147, 3:el capello ai tignosili capilli ai tosile orecchie a i sordiil cervello ai balordiil lassa ai cechi gli occhiai zaltruni i pidocchijla lingua dona ai muttie la vesica ai putti.Questo testamento burlesco è ricordato dal Rossi,Lettere di M. A. Calmo, Appendice II. Il Rossi ha pure pubblicato un altro testamento burlesco satirico nell'Intermezzo, Rivista di Lettere, Arti e Scienze, Anno I, Alessandria, 1890, pag. 629.VI. Un altro testamento burlesco è nell'atto quarto dellaTragicomedia di Squaquadrante Carneval et di Madonna Quaresima..., Brescia 1544 (Vedi la descrizione bibliografica di quest'operetta in:Luigi Manzoni,Il libro di Carnevale dei sec. XV e XVI, Bologna, Romagnoli, 1881,Scelta di curiosità letterarie, dispensa CLXXXI), operetta che da una nota manoscritta dell'esemplare posseduto dalla Trivulziana è attribuita a Filippo Ferroverde Pittore senese, e che continua ad essere ristampata per il popolo (V. Biondelli,Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853, parte I, pag. 178 e 188); e molti altri ne ricorda ilNisardnell'Histoire des Livres populaires ou de la Litérature du colportage, Paris, 1864, tomo I, cap. VI. Ricordiamo pure:La Farce de M. P. Pathelin avec son Testament à quatre personnages, Paris, 1723. Nel volume miscell. S. B. V. vi. 65 dell'Ambrosiana si legge pure un testamento burlesco, che ha il seguente titolo:Vita e testament de l'Omm de preja, Milano, 1850.76.Usi e pregiudizi de' Contadini della Romagna, operetta seriofaceta diPlacucci Michele, Forlì, Barbiani, 1848, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. III, pag. 486; fu poi ristampata dal Pitrè, Palermo, Pedone, 1885, nel vol. I delleCuriosità popolari tradizionali.77.T. Wright,Histoire de la Caricature et du Grotesque, Chapit. V, pag. 70.78.E. Du Méril,Poésies inédites du moyen âge précédées d'une Histoire de la Fable Ésopique, Paris, Franck, 1854, pag. 9.79.Léopold Sudre,Les Sources du Roman de Renart, Paris, Bouillon, 1893, pag. 12. Vedi ancheCanello,Saggi di critica letteraria, pag. 170:Favole, Fabliaux e Fiabe su Renardo e Isengrino.80.Lenient,La satire en France au moyen-âge, pag. 127.81.Du Méril,Op. cit., pag. 108.82.Nelle favole non è raro di vedere il villano contrapposto al lupo; ricorderemo la XXII delNovus AesopusdiAlessandro Neckam:De lupo et bubulco.V. Du Méril,Op. cit., pag. 193. Nella facezia CLXII del Poggio il lupo è sostituito dalla volpe.83.Sudre,Op. cit., pag. 341.84.Lenient,Op. cit., pag. 134. «Renart est le type et le héros d'une generation nouvelle. Le monde commence à se désenchanter de la force pour adorer une autre puissance, l'adresse, la ruse, ce qui s'appellera plus tard la politique.Tot cil qui son d'engin et d'artSont mes tuit apelé Renart.85.Martin,Le Roman de Renart, Paris, 1882-87, v. 10180.86.Lateinische Gedichte des Xeund XIeJh. herausgegeben vonI. GrimmundA. Schmeller, Göttingen, 1838; vedi quanto è detto nella Prefazione, pag. XVIII, sulla origine popolare di questa novella.87.Ad mensam magni principisEst rumor unius bovisPresentatur ut fabulaPer verba jocularia.88.Nei fabliaux si accenna sempre alla classe dei villani benestanti:Jadis estait uns vilains richesMés moult estoit avers et ciches.89.Nel:Vanto di duoi | Villani | cioè | Sandron e Burtlin | Sopra le astutie | tenute da essi nel vender le | castelate quest'anno | Cosa bella, e da ridere, del Croce|| In Bolog. per lo Erede del Cochi al Pozzo rosso con Licenza dei Super. e Pri. (Vedi Guerrini, Op. cit., pag. 481, nº 262)A tal ch'sti Zittadin,Han ben dal gof a dirla qui fra nu,Sis credin cha siamo turlurù.Ch's'iavesin ben piùOcchi ch'n'nha al Pavon in t'la covaI n'aran mai da nu la part sova. . . . . . . . . . . . . .nu cuntadin,Nassem tut cun l'man fat a rampin.90.Vedi sulle descrizioni delParadiso delizianoe delPaese di Cuccagna,Albino Zenatti,Storia di Campriano contadino, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CC), pag.LVIII, eVittorio Rossi,Lettere di A. Calmo, Appendice II, pag. 398.91.Sudre,Op. cit., pag. 228.92.AncheRenart, vinto in combattimento daRoonel, si finge morto ed è messo in un sacco e gettato nel fiume, ma è poi salvato dal cuginoGrimbert. Ricordiamo come riscontro all'aneddoto del sacco, oltre quelli già notati, dal Köhler, dall'Imbriani, dalloZenatti, dalPitrée dalRua, la seconda farsa diTabarinnella quale il capitano Rodomonte, colla solita promessa, induce lo sciocco Lucas ad entrare nel sacco. Anche nella novellaLes LunettesdiLa Fontaine(Marty-Laveaux,Œuvres complètesdeLa Fontaine, Paris, Jannet, 1857, t. II, parte IV, pag. 295), il giovane che si era introdotto nel monastero e si era tradito rompendo gli occhiali dell'abbadessa, legato ad un palo, sta per essere castigato della sua temerarietà; ma fortunatamente passa un mugnaio, a cui il giovane fa credere che i tormenti che lo aspettano sono una punizione delle sue oneste ripulse, e il mugnaio si fa mettere al suo posto e viene in sua vece bastonato.93.Questo caratteristico fabliau (MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, 74) che ha ispirato aMolièreil suoMédecin malgré luiè noto nella novellistica italiana sotto il nome di:Storia | nuova | piacevole | e da ridere | di un Contadino nominato Grillo, il quale si volse far medico | e per le sue astutie diventò ricco, ecc...Oltre i numerosi riscontri che ne diedero ilKöhlernella decimanona illustrazione allaPosilecheata di Pompeo Sarnellinella ristampa curata dall'Imbriani, e il Rossi,Op. cit., libro IV, pag. 270, ricorderemo la novella quinta delSermini(Le Novelle di Gentile Sermini da Siena, Livorno, Vigo, 1874): «Maestro Caccia da Seiano era sì in cerusica ed in fisica valentissimo, che veduto, senza dare medicina alcuna, in meno di due naturali, ogni infermità curava perfettamente» nella quale, come nelleAventures des Til Ulespiègle, première traduction complète parP. Jannet, Paris, Lemerre, 1880, pag. 26, è riprodotta la seconda parte dell'aneddoto. IlBaruffaldi, come è noto, ha sciupato questo comicissimo tema, diluendolo in un poema di dieci canti (Grillo, Canti dieci d'Enante Vignaiuolo, Venezia, apresso Homobon Bettanino, 1738), nel quale ha tentato di fare del villano Grillo un successore della tradizione Bertoldesca:Tenea in fronte però tal signatura,Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno,Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.(Pag. 4, strofa X).94.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., tomo III, nº LXXXI.95.VediLenient,Op. cit., cap. V.96.Confronta le circostanze spaventevoli che accompagnarono la nascita del mago Merlino, con quelle molto comiche narrate nel capitolo primo delleAventures de Til Ulespiègle, P. Jannet, Paris, 1880: «De la naissance de Til Ulespiègle, et comment il fut baptisé trois fois en un jour».97.I due primi libri della Istoria di Merlino, per cura diG. Ulrich, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCI), pag. 39.98.L'Esopo di Francesco del Tuppo, per cura diCesare de Lollis, alla libreria Dante in Firenze, 1886, pag. 27. Vedi ancheDu Méril,Op. cit., pag. 34, e laVita di EsopodelLa Fontaine(Œuvres de J. de La Fontaine, Paris, Hachette, 1883, t. I, pag. 26-54).99.El Dyalogo di Salomon e Marcolphoa cura diErnesto Lamma, Bologna, Romagnoli, 1885 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCIX). Quella stessa tendenza verso il meraviglioso che nella coscienza medioevale aveva fatto credere che i saggi dell'antichità fossero iniziati nei segreti dell'arte magica e dotati di poteri soprannaturali, andava pure rivestendo i sapienti dei caratteri particolari che la tradizione attribuiva all'indovino delle tradizioni popolari. NelFiore di Filosofi e di molti savi, Bologna, Romagnoli, 1865 (Scelta di Cur. Lett., dispensa LXIII) edito dalCappelli, Socrate è così descritto: «Socrate fu grandissimo filosofo in quel tempo e fu molto laidissimo a vedere, ch'egli era piccolo malamente, ed avea il volto piloso, le nari ampie e rincagnate, la testa calva e cavata, piloso il collo e li omeri, le gambe sottili e ravvolte».100.El Dyalogo, ecc., pag.XXXII.101.Angelo De Gubernatis,Storia della Satira e Florilegio di satire ed epigrammi, Firenze, 1884.102.F. L. Pullé,Un progenitore indiano del Bertoldo,negliStudi editi dall'Università di Padova a commemorare l'ottavo centenario della origine della Università di Bologna, Padova, 1888, vol. III.103.IlWesselofsky(Giorn. storico della lett. ital., volume VIII, pag. 275) osserva che nel ciclo delle leggende salomoniche negative che dimostrano il saggio re confuso dal suo rustico interlocutore si possono far rientrare «la leggenda abruzzese testè recata in luce dal Pitrè (Archivio, IV, 514, 515) non che il fabliau francese, avvertito dal Mussafia, di un giovane il quale profittando dei savi consigli di suo padre, cui egli salvò la vita, riesce a sciogliere le bizzarre quistioni propostegli dal re». A questo ciclo dell'indovino del volgo, del villano astuto che scioglie gli enigmi propostigli dal suo signore si ricollega pure la novella quarta delSacchetti: «Messer Bernabò, signore di Milano, comanda a uno abate che lo chiarisca di quattro cose impossibili: di che uno mugnaio, vestitosi de' panni dello abate, per lui le chiarisce in forma che rimane abate, e l'abate rimane mugnaio»; questa novella è ripetuta nelGrand Paragon des NouvellesdiNicolas de Troys, Paris, Franck, 1879, nov. 40ª. «D'un seigneur qui par force vouloit avoir la terre d'ung abbè, s'il ne luy donnoit responce de trois choses qu'il demandoit, laquelle il fit par le moyen de son mounier». Così pure la troviamo tra le novelline dell'Hebel in Germania, e neiContes populaires de la Gascogne, raccolti dalBladé, Parigi, 1886, tomo III, pag. 297. Nelle novelline popolari vediamo il villano vincere persino il diavolo nell'abilità di sciogliere enigmi; basterà che ricordiamo la novella XXVI deiCryptadia,Contes secrets traduits du russe, Recueil de documents pour servir à l'étude des traditions populaires,Darmstadt, 1883-86, vol. I, pag. 59. Nell'OrlandinodiLimermo Pitocco,Le opere Maccheroniche di Merlin Cocai, ed. cit., vol. III, parte I, cap. VIII, Marcolfo scioglie gli enigmi proposti all'abate Griffarosto; il Folengo ha trasformato l'astuto villano in cuoco dell'abate. Per altri riscontri vedi:De Castro,Op. cit., pag. 183, eV. Imbriani,La Novellaia fiorentina, Livorno, Vigo, 1877, pag. 621.104.Guerrini,Op. cit., pag. 185.105.Il carattere religioso della figura di Salomone, il re saggio per grazia divina, concorse a conservarne la grandiosità leggendaria: nellaRappresentazione di Salomoneil Signore apparendogli in sogno, gli dice:Io t'ho donata molta sapienzapiù che mai fusse in persona raccolta,et ancor voglio per la mia clemenzache più degli altri abbi ricchezza molta,onore, gloria e fama ancor ti dono.Non potendo, per questo carattere religioso, essere intaccata la maestà della figura del re saggio per grazia divina, la tradizione popolare cercò di spiegarne la sconfitta per opera dell'indovino del volgo, accordando all'astuzia del villano un'origine comune, quantunque molto più modesta, con quella della sapienza salomonica. VediEl Dyalogo di Salomon e MarcolfoperErnesto Lamma, ecc., pag. 37.106.Lamma,Op, cit., pag.XLV.107.Novati, inGiorn. St., V, pag. 258.108.Tra i molti rifacimenti a cui andò soggetta l'opera del Croce, ricorderemo iTrastulli della VilladiCamillo Scaliggeri, Venetia, 1627, in cui è narrato il viaggio della famiglia di Bertoldo alla corte del re Attabalippa, e loSpecchio ideale della Prudenza tra le pazzie, ovvero Riflessi morali sopra le ridicolose azzioni, e semplicità di Bertoldino, Firenze, 1707, delMoneti, curiosa satira del bizzarro Cortonese contro i dotti commenti degli Umanisti.Carlo Goldoni, compose un dramma giocoso per musica intitolato:Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Il re Alboino fa venire alla sua corte la famiglia di Bertoldo, e si innamora di Menghina, moglie di Bertoldino; questi è geloso al massimo grado, e dopo alcuni avvenimenti non molto spiritosi, la famiglia dei villani ritorna ai suoi monti e ai suoi cibi prediletti. L'unica scena che ricorda il racconto del Croce, è l'incontro di Alboino con Bertoldo, il quale parla al re con molta ruvida franchezza; qui non abbiamo più le astuzie tradizionali con cui Bertoldo inganna la regina, e il villano è persino ingannato dalla nuora.109.V. Zenatti,Op. cit.;G. Rua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiorn. storico della Lett. It., vol. XVI;Pitrè,Archivio per le tradizioni popolari, vol. I, pag. 200.110.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº XCVI.111.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXXX.112.Barbazan,Fabliaux et Contes, Paris, 1808, t. II, pag. 127.113.Questa storiella esiste anche in un codice Vaticano da cui la trasse l'Hauréau(Notices et Extraits des Mss. de la Bibl. Nat., t. XXIX, pag. 322),De clericis et rustico. Il villano dice tra sè sul conto dei compagni: «Sed sint urbani cum semper in urbe dolosi...». È noto poi come questa astuzia sia stata più tardi attribuita a Pulcinella. Per altri riscontri vediVittorio Imbriani,Dante e il Delli FabriziinAtti della R. Acc. di Scienze di Napoli, vol. XX, pag, 10, e laNovellaia fiorentina, pag. 616.114.Hervieux,Les fabulistes latins, Paris, Firmin Didot, 1894, t. II, pag. 420,Romuleae fabulae Gualteri Anglici, Favola IV dell'Appendice. Questa favola, che ci dimostra quanto grande fosse lo scherno di cui era fatta oggetto nel medio-evo la disgraziata classe dei villani, deve aver goduto di una grande diffusione, perchè la ritroviamo spesso ripetuta. Essa, come è noto, forma l'argomento del fabliau diRutebeuf,Le pet au vilain(MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXVIII):. . . . . . . . . . . . . .Onques à Ihesu Crist ne placeQue vilainz ait herbergerieAvec le Fil Sainte Marie;Car il n'est raison ne droiture,Ce trovons nous en Escriture;Paradis ne pueent avoir,Por deniers ne por autre avoir;Et à Enfer ront il failli,Dont li maufè sont maubailli.. . . . . . . . . . . . . .Ainsi s'acorderent jadisQu'en Enfer, ne en Paradis,Ne puet vilains entrer sans doute.Il poeta destina i villani allaTerre de Cocusse. La troviamo anche nelVolgarizzamento delle favole di Galfredo dette di Esopo(edito da G. Ghivizzani, Bologna, Romagnoli, 1866,Scelta di curiosità letterarie, dispense LXXV-LXXVI, fav. LXV) ed è seguita dalla seguenteMoralità temporale: «Per il villano s'intende l'uomo cattivo, la compagnia del quale non solo dalli buoni è rifiutata, ma anche dalli cattivi». Già nel poemetto,De Paulino et Polla, abbiamo visto come fosse rimproverato alla classe dei rustici di corrompere la purezza dell'aria:Aera cum flatu, corpore fœdat humum.Cene della Chitarraparodiando i dodici sonetti dei mesi di Folgore da S. Gemignano, contrappone alle gaie feste ed ai baci di belle fanciulle promessi da Folgore ai suoi concittadini, la compagnia dei villani:Intorno questo sianovi gran bagliDi villan scapigliati e gridatoriDai quai risolvan sì fatti sudoriChe turben l'aire, sì che mai non cagli.Poi altri villan facendo in mancieDi cipolle, porrate e di marroniUsando in queste gran gravezze e ciancie.A questo ciclo di satire contro il fetore dei villani, possiamo aggiungere anche il racconto del villano asinaio che passando in una via dove era la bottega di un profumiere fu tanto colpito dall'odore degli aromi «essendo stato nutrito en lo fango et in lo fetore de la stalla» che cadde a terra privo di sensi e non ritornò in sè fino a quando non gli fu posto sotto il naso un poco di letame. (VediF. Ulrich,Recueil d'exemples en encien italien, inRomania, Romania, XIII, 1884, nº 49, pag. 55 eNovati, inGiorn. Storico, III, 322 e V, 321; vedi anche il nº 54 degliExemplidell'Ulrich,De un sengnore et uno vilan). È noto come l'autore del corrispondente fabliau,De vilain asnier, faccia seguire la storiella da questa morale:Ne se doit nus desnaturer.che ci fa ricordare la favola dell'Escarbot et sa Femme, di cui parla ilWright,Histoire de la Caricature, ecc. cap. V, pag. 71, e la risposta che il lupo dava ai monaci che volevano insegnargli a leggere. Vedi anche la novella XXI deiCryptadia, vol. I, pag. 49.

61.Assai popolare dovette essere nel secolo decimosesto questa operetta che appartiene a quel ciclo di componimenti satirici a cui si ricolleganoLe Malitie delle Donne scoperte dal Gobbo di Rialto, della misc. marciana 2213, 3, riprodotte dal Menghini, e il cui ritornello, come avverte il Morpurgo, fu parodiato in una canzonetta satirica contro i villani (il Morpurgo ha ristampato per Nozze Cassin-D'Ancona, Firenze, 1893, un'altra poesia satirica intitolata pure «Le Malitie delle donne» che non ha nulla di comune con quella della misc. marciana) e leMalitie dei Villani, assai più note sotto il nome diSferza dei Villaniche noi riproduciamo in Appendice. La Biblioteca Trivulziana possiede due edizioni delleMalitie delle Arti; la prima, di cui abbiamo qui sopra riferito l'ottava cinquantesimaquarta, diretta contro i villani, è un opuscoletto di settantadue ottave; dopo il titoloLe Malitie di Tute l'artesegue una rozza silografia rappresentante varî attrezzi, e comincia:Emprima io laudo te signor di gloriae finisce colla chiusa solita di questi componimenti popolari:fornita è questa storia al vostro honore.Da una nota manoscritta è detto:Ottave di Giampietro Salvetti (sec. XVI) di Pistoia, stampate in Firenze nel 1562. L'altra edizione ha per titolo:Historia nuova | delle Malitie, e Astutie, et | Inganni, che usa ciascheduna arte. Composte | in ottava rima et novamente stampate, poi sei piccole silografie rap. lavori campestri, s. d. n. l., due fogli, doppia colonna, car. rom. sec. XVI; in questa i villani non sono nominati. Il D'Ancona e il Milchsack ne ricordano un'altra edizione del 1555.

61.Assai popolare dovette essere nel secolo decimosesto questa operetta che appartiene a quel ciclo di componimenti satirici a cui si ricolleganoLe Malitie delle Donne scoperte dal Gobbo di Rialto, della misc. marciana 2213, 3, riprodotte dal Menghini, e il cui ritornello, come avverte il Morpurgo, fu parodiato in una canzonetta satirica contro i villani (il Morpurgo ha ristampato per Nozze Cassin-D'Ancona, Firenze, 1893, un'altra poesia satirica intitolata pure «Le Malitie delle donne» che non ha nulla di comune con quella della misc. marciana) e leMalitie dei Villani, assai più note sotto il nome diSferza dei Villaniche noi riproduciamo in Appendice. La Biblioteca Trivulziana possiede due edizioni delleMalitie delle Arti; la prima, di cui abbiamo qui sopra riferito l'ottava cinquantesimaquarta, diretta contro i villani, è un opuscoletto di settantadue ottave; dopo il titoloLe Malitie di Tute l'artesegue una rozza silografia rappresentante varî attrezzi, e comincia:

Emprima io laudo te signor di gloria

Emprima io laudo te signor di gloria

Emprima io laudo te signor di gloria

e finisce colla chiusa solita di questi componimenti popolari:

fornita è questa storia al vostro honore.

fornita è questa storia al vostro honore.

fornita è questa storia al vostro honore.

Da una nota manoscritta è detto:Ottave di Giampietro Salvetti (sec. XVI) di Pistoia, stampate in Firenze nel 1562. L'altra edizione ha per titolo:Historia nuova | delle Malitie, e Astutie, et | Inganni, che usa ciascheduna arte. Composte | in ottava rima et novamente stampate, poi sei piccole silografie rap. lavori campestri, s. d. n. l., due fogli, doppia colonna, car. rom. sec. XVI; in questa i villani non sono nominati. Il D'Ancona e il Milchsack ne ricordano un'altra edizione del 1555.

62.Le Satire alla Carlona di M. Andrea da Bergamo, Vinegia 1546, vol. 1, pag. 60, satira XIII.

62.Le Satire alla Carlona di M. Andrea da Bergamo, Vinegia 1546, vol. 1, pag. 60, satira XIII.

63.Curzio Mazzi,La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI, Firenze, 1882, vol. 1, pag. 325.

63.Curzio Mazzi,La Congrega dei Rozzi di Siena nel sec. XVI, Firenze, 1882, vol. 1, pag. 325.

64.Questa «Frottola» (del sec. XVIº, 3 fogli a 3 col. s. d. n. l. adesp. 21 × 16), dopo il titolo ha nel primo foglio la medesima silografia preposta al «Contrasto del matrimonio de Tuogno e della Tamia» ricordato dalloStoppato,Op. cit., pag. 102. La grande diffusione che nel principio del sec. XVI ebbero queste produzioni popolari, non permetteva per ognuna di esse l'intaglio di una speciale silografia, e perciò molte volte possiamo venire a conoscere il luogo di origine di alcune di esse, per mezzo di queste ripetizioni di silografie tolte da operette più note.

64.Questa «Frottola» (del sec. XVIº, 3 fogli a 3 col. s. d. n. l. adesp. 21 × 16), dopo il titolo ha nel primo foglio la medesima silografia preposta al «Contrasto del matrimonio de Tuogno e della Tamia» ricordato dalloStoppato,Op. cit., pag. 102. La grande diffusione che nel principio del sec. XVI ebbero queste produzioni popolari, non permetteva per ognuna di esse l'intaglio di una speciale silografia, e perciò molte volte possiamo venire a conoscere il luogo di origine di alcune di esse, per mezzo di queste ripetizioni di silografie tolte da operette più note.

65.Carmina illustrium poetarum italorum, tomo X, pag. 262.

65.Carmina illustrium poetarum italorum, tomo X, pag. 262.

66.Anche ilGarzoni, un secolo circa dopo il Vegio, dopo di aver nel suo curioso libroLa Piazza universale di tutte le Professioni del mondo, Venetia, 1587, ricordate le lodi che gli scrittori dell'antichità avevano tributato alla vita campestre proclamandola più invidiabile di quella cittadina, soggiunge: «Con tutte le preminenze et lodi ch'hanno gli Agricoli della terra se io tacessi, Momo mi accuserebbe per partiale; onde è forza contare tutte quelle che io mi ricordo, per fuggir le calonnie di costui; come che il contadino o villano è da meno che un plebeo, perchè il plebeo riposa pur la domenica, et esso molte volte anco la festa è sforzato a sudare intorno al frumento... Il villano è sordido quanto dir si possa... si muta di camiscia se non allo spontar delle luserte, o al rinovar della pelle che fanno i serpenti, o delle corna come fanno i cervi, la qual cosa avviene una volta l'anno... I villani hanno ancora comunemente la conscienza grossa, et massime nel pigliar la robba del padrone, servendosi di quella ordinaria ragione, che son troppo aggravati et angariati da lui. Questa è quella che gli fa diventar furbi et ladroni... che gli induce a fornicar volentieri con le mogli dei vicini, a tornar Gomorra in piedi, a partirsi da messa innanzi all'«Ite missa est»... Hoggidì sono i villani astuti come volpi, malitiosi come la mala cosa, pieni di magagne come il cavallo del Gonella..., e quando si dice villano, tanto è dire, come se alcuno dicesse Barraba fra' ladri, Euribato fra' furbi, Procuste fra gli assassini, Harpalo fra sacrilegi, perchè non regna in lui comunemente nè conscienza, nè ragione, essendo un bue nel discorso, un asino nel giudizio, un cavallaccio nell'intelletto, un alfanna nel sentimento grasso più che il brodo dei macheroni, eccetto che nel male è peggior di un mulo, havendo tanta malitia che lo copre tutto da capo a piede. Per questo il villano è battezzato con tanti nomi di rustico, di tangaro, di serpente, di madarazzo, d'irrationale, di ragano, di villan scorticato, e di villan Cucchino che più dispiace a loro che ogn'altro vocabolo».

66.Anche ilGarzoni, un secolo circa dopo il Vegio, dopo di aver nel suo curioso libroLa Piazza universale di tutte le Professioni del mondo, Venetia, 1587, ricordate le lodi che gli scrittori dell'antichità avevano tributato alla vita campestre proclamandola più invidiabile di quella cittadina, soggiunge: «Con tutte le preminenze et lodi ch'hanno gli Agricoli della terra se io tacessi, Momo mi accuserebbe per partiale; onde è forza contare tutte quelle che io mi ricordo, per fuggir le calonnie di costui; come che il contadino o villano è da meno che un plebeo, perchè il plebeo riposa pur la domenica, et esso molte volte anco la festa è sforzato a sudare intorno al frumento... Il villano è sordido quanto dir si possa... si muta di camiscia se non allo spontar delle luserte, o al rinovar della pelle che fanno i serpenti, o delle corna come fanno i cervi, la qual cosa avviene una volta l'anno... I villani hanno ancora comunemente la conscienza grossa, et massime nel pigliar la robba del padrone, servendosi di quella ordinaria ragione, che son troppo aggravati et angariati da lui. Questa è quella che gli fa diventar furbi et ladroni... che gli induce a fornicar volentieri con le mogli dei vicini, a tornar Gomorra in piedi, a partirsi da messa innanzi all'«Ite missa est»... Hoggidì sono i villani astuti come volpi, malitiosi come la mala cosa, pieni di magagne come il cavallo del Gonella..., e quando si dice villano, tanto è dire, come se alcuno dicesse Barraba fra' ladri, Euribato fra' furbi, Procuste fra gli assassini, Harpalo fra sacrilegi, perchè non regna in lui comunemente nè conscienza, nè ragione, essendo un bue nel discorso, un asino nel giudizio, un cavallaccio nell'intelletto, un alfanna nel sentimento grasso più che il brodo dei macheroni, eccetto che nel male è peggior di un mulo, havendo tanta malitia che lo copre tutto da capo a piede. Per questo il villano è battezzato con tanti nomi di rustico, di tangaro, di serpente, di madarazzo, d'irrationale, di ragano, di villan scorticato, e di villan Cucchino che più dispiace a loro che ogn'altro vocabolo».

67.È il cod. 1393, cart. del sec. XV di carte 187; contiene, come già abbiamo detto, a c. 112-114 r. la satiraDe Natura rusticorum, edita dal Novati; è descritto dalBiadego,Catalogo descrittivo dei Manoscritti della Biblioteca comunale di Verona, Verona, 1892, pag. 37. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del prof. conte Carlo Cipolla.

67.È il cod. 1393, cart. del sec. XV di carte 187; contiene, come già abbiamo detto, a c. 112-114 r. la satiraDe Natura rusticorum, edita dal Novati; è descritto dalBiadego,Catalogo descrittivo dei Manoscritti della Biblioteca comunale di Verona, Verona, 1892, pag. 37. Ne dobbiamo la copia alla cortesia del prof. conte Carlo Cipolla.

68.«E similmente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene, che la zappa e la vanga e le grosse vivande et i disagi, tolgano del tutto ai lavoratori della terra i concupiscevoli appetiti, e rendan loro d'intelletto e d'avvedimento grossissimi».Boccaccio,Decamerone, giornata III, nov. I. Queste parole di Filostrato sono ripetute nell'Heptaméron des nouvelles de très haute et très illustre princesse Marguerite d'Angoulême, royne de Navarre, Paris, 1858, nov. XXIX: «Je ne trouve point etrange, dist Parlamente, que la malice y soit plus que aux autres, mais ouy bien, que l'amour les tourmente parmy le travail qu'ilz ont d'autres choses...».

68.«E similmente sono ancora di quegli assai che credono troppo bene, che la zappa e la vanga e le grosse vivande et i disagi, tolgano del tutto ai lavoratori della terra i concupiscevoli appetiti, e rendan loro d'intelletto e d'avvedimento grossissimi».Boccaccio,Decamerone, giornata III, nov. I. Queste parole di Filostrato sono ripetute nell'Heptaméron des nouvelles de très haute et très illustre princesse Marguerite d'Angoulême, royne de Navarre, Paris, 1858, nov. XXIX: «Je ne trouve point etrange, dist Parlamente, que la malice y soit plus que aux autres, mais ouy bien, que l'amour les tourmente parmy le travail qu'ilz ont d'autres choses...».

69.Attilio Portioli,Le Opere Maccheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1892, Volume I, Maccheronica VII, pag. 186:. . . . . . . .quid sueta ligoneVomere et attrito rigidas sub vertere glebasRustica progenies aspirans grandibus ambit?En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et quiNon nisi festivo tellurem tempore sputisInficit, abiectus, sordens, alienus ab omniMorigero cultu, tantum suefactus aratro,Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...Maccheronica XI, pag. 257:Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos.Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.E a pag. 261, parlando delle devastazioni portate dalla grandine:Poltronos facit haec se desperare vilanos.. . . . . . . . . . . . . . . . . .Audis gaioffos tali pro sorte vilanosBlasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.E nell'Orlandino, cap. V, ottava LVI:Perch'esser al villan crudo e severoAltro non è se non bontà e clemenzia;Anzi dirò che un fusto grosso interoÈ quello che gli spira gran prudenzia:Dalli pur bastonate sode e stretteChe non si ha di guarirlo altra ricetta.dove è ripetuto il notissimo proverbio degli Alfabeti e di tutte le altre poesie satiriche contro i villani.

69.Attilio Portioli,Le Opere Maccheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1892, Volume I, Maccheronica VII, pag. 186:

. . . . . . . .quid sueta ligoneVomere et attrito rigidas sub vertere glebasRustica progenies aspirans grandibus ambit?En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et quiNon nisi festivo tellurem tempore sputisInficit, abiectus, sordens, alienus ab omniMorigero cultu, tantum suefactus aratro,Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...

. . . . . . . .quid sueta ligoneVomere et attrito rigidas sub vertere glebasRustica progenies aspirans grandibus ambit?En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et quiNon nisi festivo tellurem tempore sputisInficit, abiectus, sordens, alienus ab omniMorigero cultu, tantum suefactus aratro,Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...

. . . . . . . .quid sueta ligone

Vomere et attrito rigidas sub vertere glebas

Rustica progenies aspirans grandibus ambit?

En pastus siliquas, paleis caput obrutus, et qui

Non nisi festivo tellurem tempore sputis

Inficit, abiectus, sordens, alienus ab omni

Morigero cultu, tantum suefactus aratro,

Aut stimolare boves, aut stercus fundere campis...

Maccheronica XI, pag. 257:

Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos.Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.

Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos.Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.

Est sacrificium sanctum ammazzare vilanos.

Sanguine vult (Baldus) spadam nec spegazzare vilano.

E a pag. 261, parlando delle devastazioni portate dalla grandine:

Poltronos facit haec se desperare vilanos.. . . . . . . . . . . . . . . . . .Audis gaioffos tali pro sorte vilanosBlasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.

Poltronos facit haec se desperare vilanos.. . . . . . . . . . . . . . . . . .Audis gaioffos tali pro sorte vilanosBlasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.

Poltronos facit haec se desperare vilanos.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Audis gaioffos tali pro sorte vilanos

Blasphemare Deum, coeloque ostendere ficas.

E nell'Orlandino, cap. V, ottava LVI:

Perch'esser al villan crudo e severoAltro non è se non bontà e clemenzia;Anzi dirò che un fusto grosso interoÈ quello che gli spira gran prudenzia:Dalli pur bastonate sode e stretteChe non si ha di guarirlo altra ricetta.

Perch'esser al villan crudo e severoAltro non è se non bontà e clemenzia;Anzi dirò che un fusto grosso interoÈ quello che gli spira gran prudenzia:Dalli pur bastonate sode e stretteChe non si ha di guarirlo altra ricetta.

Perch'esser al villan crudo e severo

Altro non è se non bontà e clemenzia;

Anzi dirò che un fusto grosso intero

È quello che gli spira gran prudenzia:

Dalli pur bastonate sode e strette

Che non si ha di guarirlo altra ricetta.

dove è ripetuto il notissimo proverbio degli Alfabeti e di tutte le altre poesie satiriche contro i villani.

70.Anche nella poesia popolare tedesca sono frequenti le lodi all'utilità del contadino. Ricordiamo i canti nº 1-6 editi dal Bolte nella raccolta ricordata.

70.Anche nella poesia popolare tedesca sono frequenti le lodi all'utilità del contadino. Ricordiamo i canti nº 1-6 editi dal Bolte nella raccolta ricordata.

71.Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanileAdolescentia, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostesSunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantqueNon habita nostri capitis ratione coarctant.

71.Sono note le lodi esagerate che gli tributarono i contemporanei che lo dissero «secondo Virgilio»; particolarmente interessante per il nostro studio è l'egloga quarta, tra le dieci di cui si compone l'opera sua giovanileAdolescentia, intitolata «De disceptatione rusticorum et civium» nella quale un villano narra a un altro quale sia l'origine della diversità di condizione tra la popolazione della città e quella del contado, come gli ha raccontato un giorno Aminta: Il Creatore, dopo tre lustri da che aveva posti Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, scende un giorno sulla terra e domanda ad Eva di vedere la loro prole; Adamo era assente e la nostra prima madre, temendo che i nati non sembrassero troppo numerosi al Divin Padre, ne nasconde alcuni nel fieno, e gli presenta i più grandicelli a cui il Creatore dispensa gli onori terrestri; la madre, incoraggiata da questa buona accoglienza, corre a prendere gli altri e li presenta così com'erano, coperti di strame e di ragnatele, al Creatore:

Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...

Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...

Non arrisit eis, sed tristi turbidus ore:

Vos foenum, terram, et stipulas, Deus inquit, oletis;

Vester erit stimulus, vester ligo, pastina vestra...

L'altro villano risponde che Aminta, essendo cittadino, segue il costume della gioventù urbana di deridere i villani, ma che invece gli abitanti della campagna sono da preferirsi per la loro innocenza a quelli della città, di cui enumera lungamente i vizi:

Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostesSunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantqueNon habita nostri capitis ratione coarctant.

Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostesSunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantqueNon habita nostri capitis ratione coarctant.

Insanis, Fulica, insanis, tot in urbibus hostes

Sunt tibi quot cives, hi nos tondentque pilantque

Non habita nostri capitis ratione coarctant.

72.Confronta questa accusa d'irreligiosità fatta dal Folengo ai villani, colle lodi che invece ilMantovanotributa alla loro pietà nell'egloga VIII «De rusticorum religione».

72.Confronta questa accusa d'irreligiosità fatta dal Folengo ai villani, colle lodi che invece ilMantovanotributa alla loro pietà nell'egloga VIII «De rusticorum religione».

73.È degno di osservazione il fatto di veder qui i pastori trattati nella satira assai peggio dei villani, mentre vedremo nella drammatica popolare dei Rozzi e nel dramma pastorale continuamente distinte le due classi, e il villano rappresentato sempre come disturbatore degli amori idillici dei pastori, ufficio che più tardi fu assegnato al satiro. Anche il Bolte ha osservato come avvenga ben presto nella poesia pastorale questa disparità di trattamento tra i villani ed i pastori: «Den meisten dünkt der Abstand zwischen dem vergilischen Ideal und der gemeinen Wirklichkeit zu gross, und sie verfallen auf den seltsamen Ausweg, die Landbevölkerung in zwei Gruppen, edle Schäfer und grobe Bauernrüpel, zu teilen. Für die letzteren haben sie nur stolze Zurückweisung oder Hohn»Bolte,Op. cit., pag. 8. In un poemetto rusticale diFerdinando Franchi, intitolatoGli Sciali dei Contadini del Piano(sec. XVIII) e inteso a satireggiare la voracità dei villani, vediamo il perdurare, in questo genere di componimenti, di questa distinzione:Le sontuose mense dei villani,le feste, i balli e le allegrie io cantonon già di quei che con industri manifendono al vago colle il duro manto,ma sì de' malcreatipianigianiche sopra tutti han di rapaci 'l vanto:razza ignorante e rustica nazione,che duro più dell'asino ha 'l groppone.Ma avremo occasione più tardi di ritornare su questo argomento; dacchè abbiamo ricordato il poemetto del Franchi, non sarà fuor di luogo che riproduciamo qui la descrizione curiosa ch'egli fa di un pranzo nuziale di contadini. Appena è portata la minestra in tavola:XXIV.   Getta la turba a cotal vista un gridogrido di gioia e di letizia adornoche ne rimbomba ogni vicino lidoe ne trema la terra intorno intorno:giunge perfino dentro al Regno infido,. . . . . . . . . . . . . . . .e nelle ombrose solitarie selvele feroci spaventa orride belve.XXV.   Vedeste mai rabbioso stuol di canida cruda fame oppressi e tormentatidal ferro uccisa belva a brani a branidivorarsi coi denti smisurati?. . . . . . . . . . . . . . . .sono cotali que' villan cornutiche per vantaggio lor son molto astuti.XXVII.. . . . . . . . . . . . . . . .O razza buscherona contadina,o rustica progenie sconsagrata!laggiù nell'eternale atra fucinala moglie di Pluton t'ha ingenerata!Ingolleresti tutta la cucina,mangeresti un demonio in carbonata.Questo poemetto fu pubblicato daG. Neruccinell'Archivio per le trad. pop., vol. II, pag. 294.

73.È degno di osservazione il fatto di veder qui i pastori trattati nella satira assai peggio dei villani, mentre vedremo nella drammatica popolare dei Rozzi e nel dramma pastorale continuamente distinte le due classi, e il villano rappresentato sempre come disturbatore degli amori idillici dei pastori, ufficio che più tardi fu assegnato al satiro. Anche il Bolte ha osservato come avvenga ben presto nella poesia pastorale questa disparità di trattamento tra i villani ed i pastori: «Den meisten dünkt der Abstand zwischen dem vergilischen Ideal und der gemeinen Wirklichkeit zu gross, und sie verfallen auf den seltsamen Ausweg, die Landbevölkerung in zwei Gruppen, edle Schäfer und grobe Bauernrüpel, zu teilen. Für die letzteren haben sie nur stolze Zurückweisung oder Hohn»Bolte,Op. cit., pag. 8. In un poemetto rusticale diFerdinando Franchi, intitolatoGli Sciali dei Contadini del Piano(sec. XVIII) e inteso a satireggiare la voracità dei villani, vediamo il perdurare, in questo genere di componimenti, di questa distinzione:

Le sontuose mense dei villani,le feste, i balli e le allegrie io cantonon già di quei che con industri manifendono al vago colle il duro manto,ma sì de' malcreatipianigianiche sopra tutti han di rapaci 'l vanto:razza ignorante e rustica nazione,che duro più dell'asino ha 'l groppone.

Le sontuose mense dei villani,le feste, i balli e le allegrie io cantonon già di quei che con industri manifendono al vago colle il duro manto,ma sì de' malcreatipianigianiche sopra tutti han di rapaci 'l vanto:razza ignorante e rustica nazione,che duro più dell'asino ha 'l groppone.

Le sontuose mense dei villani,

le feste, i balli e le allegrie io canto

non già di quei che con industri mani

fendono al vago colle il duro manto,

ma sì de' malcreatipianigiani

che sopra tutti han di rapaci 'l vanto:

razza ignorante e rustica nazione,

che duro più dell'asino ha 'l groppone.

Ma avremo occasione più tardi di ritornare su questo argomento; dacchè abbiamo ricordato il poemetto del Franchi, non sarà fuor di luogo che riproduciamo qui la descrizione curiosa ch'egli fa di un pranzo nuziale di contadini. Appena è portata la minestra in tavola:

XXIV.   Getta la turba a cotal vista un gridogrido di gioia e di letizia adornoche ne rimbomba ogni vicino lidoe ne trema la terra intorno intorno:giunge perfino dentro al Regno infido,. . . . . . . . . . . . . . . .e nelle ombrose solitarie selvele feroci spaventa orride belve.XXV.   Vedeste mai rabbioso stuol di canida cruda fame oppressi e tormentatidal ferro uccisa belva a brani a branidivorarsi coi denti smisurati?. . . . . . . . . . . . . . . .sono cotali que' villan cornutiche per vantaggio lor son molto astuti.XXVII.. . . . . . . . . . . . . . . .O razza buscherona contadina,o rustica progenie sconsagrata!laggiù nell'eternale atra fucinala moglie di Pluton t'ha ingenerata!Ingolleresti tutta la cucina,mangeresti un demonio in carbonata.

XXIV.   Getta la turba a cotal vista un gridogrido di gioia e di letizia adornoche ne rimbomba ogni vicino lidoe ne trema la terra intorno intorno:giunge perfino dentro al Regno infido,. . . . . . . . . . . . . . . .e nelle ombrose solitarie selvele feroci spaventa orride belve.

XXIV.   Getta la turba a cotal vista un grido

grido di gioia e di letizia adorno

che ne rimbomba ogni vicino lido

e ne trema la terra intorno intorno:

giunge perfino dentro al Regno infido,

. . . . . . . . . . . . . . . .

e nelle ombrose solitarie selve

le feroci spaventa orride belve.

XXV.   Vedeste mai rabbioso stuol di canida cruda fame oppressi e tormentatidal ferro uccisa belva a brani a branidivorarsi coi denti smisurati?. . . . . . . . . . . . . . . .sono cotali que' villan cornutiche per vantaggio lor son molto astuti.

XXV.   Vedeste mai rabbioso stuol di cani

da cruda fame oppressi e tormentati

dal ferro uccisa belva a brani a brani

divorarsi coi denti smisurati?

. . . . . . . . . . . . . . . .

sono cotali que' villan cornuti

che per vantaggio lor son molto astuti.

XXVII.. . . . . . . . . . . . . . . .O razza buscherona contadina,o rustica progenie sconsagrata!laggiù nell'eternale atra fucinala moglie di Pluton t'ha ingenerata!Ingolleresti tutta la cucina,mangeresti un demonio in carbonata.

XXVII.. . . . . . . . . . . . . . . .

O razza buscherona contadina,

o rustica progenie sconsagrata!

laggiù nell'eternale atra fucina

la moglie di Pluton t'ha ingenerata!

Ingolleresti tutta la cucina,

mangeresti un demonio in carbonata.

Questo poemetto fu pubblicato daG. Neruccinell'Archivio per le trad. pop., vol. II, pag. 294.

74.La Cortona Convertita del Padre Francesco Moneti con la Ritrattazione ed altri bizzarri componimenti poetici del medesimo autore, Amsterdam, 1790, pag. 292. — IlMonetiscrisse anche una satiraDella vita e costumi de' Fiorentini, ristampata nel nº 8 dellaBibliotechina grassoccia.

74.La Cortona Convertita del Padre Francesco Moneti con la Ritrattazione ed altri bizzarri componimenti poetici del medesimo autore, Amsterdam, 1790, pag. 292. — IlMonetiscrisse anche una satiraDella vita e costumi de' Fiorentini, ristampata nel nº 8 dellaBibliotechina grassoccia.

75.Il Rossi illustrando un componimento di questo genere che si trova nelle Lettere del Calmo (Le lettere di M. A.Calmo, Torino, Loescher, 1888, pag. 149) annunziò di aver raccolto un gran numero di questi testamenti umoristici; speriamo ch'egli attenga presto la promessa fatta di trattare ampiamente di questo argomento tanto caratteristico della letteratura popolare. Ricorderemo qui solo alcuni dei più noti. Che il protagonista di questi testamenti umoristici fosse molto spesso il Villano, e ch'essi fossero recitati dai buffoni e dai giullari per dar spasso nei conviti alle liete brigate, ci è attestato dalGarzoni,La Piazza universale, cap. dei Buffoni, pag. 352: «Hor ne' moderni tempi la buffoneria è salita sì in pregio, che le tavole signorili sono più ingombrate di buffoni, che d'alcuna specie di virtuosi; e quella Corte par diminuita, e scema, dove non s'oda, o non si veda un Caraffula, un Gonnella, un Boccafresca in catedra, che dia tratenimento con favole, con motti, con piacevolezze, con bagatele, con mocche, all'honorata udienza, che gli siede intorno. Quivi il buffone recita i testamenti villaneschi di Barba Mengone, e di Pedrazzo; adorna l'instromento, che fa Sier Cecco di parole più grosse, che quelle del Cocai... parla di medicina come un Mastro Grillo...». Oltre il notoTestamentum asinipubblicato dalNovatineiCarmina m. e., ricorderemo i seguenti altri:I.Desperata: Testamento: et Tran | sito de Gratios da Bergem | per venturina de val Lu | gana. Composta per el dottor Farina: | Cosa da crepar | dal ridere...In Venetia per Stephano Bindoni, 1554, Miscell. marciana 2213, 5:. . . . . . . . . . . . . . . . . .E lagi, mi brigadi, a i me paretun per de scarpi vechi senza suoliche combri za tre agn per do marchet. . . . . . . . . . . . . . . . . .E sto gabà el lagi e la gonellaal spicial fò da San Salvadorperchè i robè una volta una porcella...II.Il Testa | mento de Zuan Polo | alla schiavonescha col nome del | noder et di testimonii et | comessarii con l'epitaphio che | va sopra la sepoltura et | un sonetto molto ridiculoso. Miscell. marc. 195, 7.III.El contrasto del matrimonio de Tuogno e de | la Tamia el quale e Bellissimo et notamente composto da ridere et sgrignare ecc. | Item un bel testamento de un altro | villan da havere grande piacere: | et el Pianto de la Tamia, poi segue una silografia rappresentante quattro villani che si appellano davanti al giudice. Del Contrasto ha parlato lo Stoppato; nel testamento burlesco Tuogno lascia sua erede universale la Tamia:el corpo me a le grolee l'anima a chi la vole.IV.Il Testamento | di M. Latantio | mescolotti | cittadin del Mondo. Miscell. Marc. 2208, 12:Lascio a color che sono innamoratimille rivolgimenti di cervello. . . . . . . . . . . . . . . . . .L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame. . . . . . . . . . . . . . . . . .Lascio ch'ognun d'estate goda il caldoItem lascio le scuse a i debitori.VediGuerrini,La Vita e le Opere di G. C. Croce, Bologna, Zanichelli, 1879, Saggio bibliografico nº 258. Confronta anche nel medesimo i testamenti burleschi dei numeri 139, 220, 252, 256, 257.V. Testamento novamente | fatto per Messer | Faustin Ter | dotioMiscell. Marc. 2147, 3:el capello ai tignosili capilli ai tosile orecchie a i sordiil cervello ai balordiil lassa ai cechi gli occhiai zaltruni i pidocchijla lingua dona ai muttie la vesica ai putti.Questo testamento burlesco è ricordato dal Rossi,Lettere di M. A. Calmo, Appendice II. Il Rossi ha pure pubblicato un altro testamento burlesco satirico nell'Intermezzo, Rivista di Lettere, Arti e Scienze, Anno I, Alessandria, 1890, pag. 629.VI. Un altro testamento burlesco è nell'atto quarto dellaTragicomedia di Squaquadrante Carneval et di Madonna Quaresima..., Brescia 1544 (Vedi la descrizione bibliografica di quest'operetta in:Luigi Manzoni,Il libro di Carnevale dei sec. XV e XVI, Bologna, Romagnoli, 1881,Scelta di curiosità letterarie, dispensa CLXXXI), operetta che da una nota manoscritta dell'esemplare posseduto dalla Trivulziana è attribuita a Filippo Ferroverde Pittore senese, e che continua ad essere ristampata per il popolo (V. Biondelli,Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853, parte I, pag. 178 e 188); e molti altri ne ricorda ilNisardnell'Histoire des Livres populaires ou de la Litérature du colportage, Paris, 1864, tomo I, cap. VI. Ricordiamo pure:La Farce de M. P. Pathelin avec son Testament à quatre personnages, Paris, 1723. Nel volume miscell. S. B. V. vi. 65 dell'Ambrosiana si legge pure un testamento burlesco, che ha il seguente titolo:Vita e testament de l'Omm de preja, Milano, 1850.

75.Il Rossi illustrando un componimento di questo genere che si trova nelle Lettere del Calmo (Le lettere di M. A.Calmo, Torino, Loescher, 1888, pag. 149) annunziò di aver raccolto un gran numero di questi testamenti umoristici; speriamo ch'egli attenga presto la promessa fatta di trattare ampiamente di questo argomento tanto caratteristico della letteratura popolare. Ricorderemo qui solo alcuni dei più noti. Che il protagonista di questi testamenti umoristici fosse molto spesso il Villano, e ch'essi fossero recitati dai buffoni e dai giullari per dar spasso nei conviti alle liete brigate, ci è attestato dalGarzoni,La Piazza universale, cap. dei Buffoni, pag. 352: «Hor ne' moderni tempi la buffoneria è salita sì in pregio, che le tavole signorili sono più ingombrate di buffoni, che d'alcuna specie di virtuosi; e quella Corte par diminuita, e scema, dove non s'oda, o non si veda un Caraffula, un Gonnella, un Boccafresca in catedra, che dia tratenimento con favole, con motti, con piacevolezze, con bagatele, con mocche, all'honorata udienza, che gli siede intorno. Quivi il buffone recita i testamenti villaneschi di Barba Mengone, e di Pedrazzo; adorna l'instromento, che fa Sier Cecco di parole più grosse, che quelle del Cocai... parla di medicina come un Mastro Grillo...». Oltre il notoTestamentum asinipubblicato dalNovatineiCarmina m. e., ricorderemo i seguenti altri:

I.Desperata: Testamento: et Tran | sito de Gratios da Bergem | per venturina de val Lu | gana. Composta per el dottor Farina: | Cosa da crepar | dal ridere...In Venetia per Stephano Bindoni, 1554, Miscell. marciana 2213, 5:

. . . . . . . . . . . . . . . . . .E lagi, mi brigadi, a i me paretun per de scarpi vechi senza suoliche combri za tre agn per do marchet. . . . . . . . . . . . . . . . . .E sto gabà el lagi e la gonellaal spicial fò da San Salvadorperchè i robè una volta una porcella...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .E lagi, mi brigadi, a i me paretun per de scarpi vechi senza suoliche combri za tre agn per do marchet. . . . . . . . . . . . . . . . . .E sto gabà el lagi e la gonellaal spicial fò da San Salvadorperchè i robè una volta una porcella...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

E lagi, mi brigadi, a i me paret

un per de scarpi vechi senza suoli

che combri za tre agn per do marchet

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

E sto gabà el lagi e la gonella

al spicial fò da San Salvador

perchè i robè una volta una porcella...

II.Il Testa | mento de Zuan Polo | alla schiavonescha col nome del | noder et di testimonii et | comessarii con l'epitaphio che | va sopra la sepoltura et | un sonetto molto ridiculoso. Miscell. marc. 195, 7.

III.El contrasto del matrimonio de Tuogno e de | la Tamia el quale e Bellissimo et notamente composto da ridere et sgrignare ecc. | Item un bel testamento de un altro | villan da havere grande piacere: | et el Pianto de la Tamia, poi segue una silografia rappresentante quattro villani che si appellano davanti al giudice. Del Contrasto ha parlato lo Stoppato; nel testamento burlesco Tuogno lascia sua erede universale la Tamia:

el corpo me a le grolee l'anima a chi la vole.

el corpo me a le grolee l'anima a chi la vole.

el corpo me a le grole

e l'anima a chi la vole.

IV.Il Testamento | di M. Latantio | mescolotti | cittadin del Mondo. Miscell. Marc. 2208, 12:

Lascio a color che sono innamoratimille rivolgimenti di cervello. . . . . . . . . . . . . . . . . .L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame. . . . . . . . . . . . . . . . . .Lascio ch'ognun d'estate goda il caldoItem lascio le scuse a i debitori.

Lascio a color che sono innamoratimille rivolgimenti di cervello. . . . . . . . . . . . . . . . . .L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame. . . . . . . . . . . . . . . . . .Lascio ch'ognun d'estate goda il caldoItem lascio le scuse a i debitori.

Lascio a color che sono innamorati

mille rivolgimenti di cervello

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

L'otio a' Poeti, et a i poveri la fame

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Lascio ch'ognun d'estate goda il caldo

Item lascio le scuse a i debitori.

VediGuerrini,La Vita e le Opere di G. C. Croce, Bologna, Zanichelli, 1879, Saggio bibliografico nº 258. Confronta anche nel medesimo i testamenti burleschi dei numeri 139, 220, 252, 256, 257.

V. Testamento novamente | fatto per Messer | Faustin Ter | dotioMiscell. Marc. 2147, 3:

el capello ai tignosili capilli ai tosile orecchie a i sordiil cervello ai balordiil lassa ai cechi gli occhiai zaltruni i pidocchijla lingua dona ai muttie la vesica ai putti.

el capello ai tignosili capilli ai tosile orecchie a i sordiil cervello ai balordiil lassa ai cechi gli occhiai zaltruni i pidocchijla lingua dona ai muttie la vesica ai putti.

el capello ai tignosi

li capilli ai tosi

le orecchie a i sordi

il cervello ai balordi

il lassa ai cechi gli occhi

ai zaltruni i pidocchij

la lingua dona ai mutti

e la vesica ai putti.

Questo testamento burlesco è ricordato dal Rossi,Lettere di M. A. Calmo, Appendice II. Il Rossi ha pure pubblicato un altro testamento burlesco satirico nell'Intermezzo, Rivista di Lettere, Arti e Scienze, Anno I, Alessandria, 1890, pag. 629.

VI. Un altro testamento burlesco è nell'atto quarto dellaTragicomedia di Squaquadrante Carneval et di Madonna Quaresima..., Brescia 1544 (Vedi la descrizione bibliografica di quest'operetta in:Luigi Manzoni,Il libro di Carnevale dei sec. XV e XVI, Bologna, Romagnoli, 1881,Scelta di curiosità letterarie, dispensa CLXXXI), operetta che da una nota manoscritta dell'esemplare posseduto dalla Trivulziana è attribuita a Filippo Ferroverde Pittore senese, e che continua ad essere ristampata per il popolo (V. Biondelli,Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano, Bernardoni, 1853, parte I, pag. 178 e 188); e molti altri ne ricorda ilNisardnell'Histoire des Livres populaires ou de la Litérature du colportage, Paris, 1864, tomo I, cap. VI. Ricordiamo pure:La Farce de M. P. Pathelin avec son Testament à quatre personnages, Paris, 1723. Nel volume miscell. S. B. V. vi. 65 dell'Ambrosiana si legge pure un testamento burlesco, che ha il seguente titolo:Vita e testament de l'Omm de preja, Milano, 1850.

76.Usi e pregiudizi de' Contadini della Romagna, operetta seriofaceta diPlacucci Michele, Forlì, Barbiani, 1848, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. III, pag. 486; fu poi ristampata dal Pitrè, Palermo, Pedone, 1885, nel vol. I delleCuriosità popolari tradizionali.

76.Usi e pregiudizi de' Contadini della Romagna, operetta seriofaceta diPlacucci Michele, Forlì, Barbiani, 1848, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. III, pag. 486; fu poi ristampata dal Pitrè, Palermo, Pedone, 1885, nel vol. I delleCuriosità popolari tradizionali.

77.T. Wright,Histoire de la Caricature et du Grotesque, Chapit. V, pag. 70.

77.T. Wright,Histoire de la Caricature et du Grotesque, Chapit. V, pag. 70.

78.E. Du Méril,Poésies inédites du moyen âge précédées d'une Histoire de la Fable Ésopique, Paris, Franck, 1854, pag. 9.

78.E. Du Méril,Poésies inédites du moyen âge précédées d'une Histoire de la Fable Ésopique, Paris, Franck, 1854, pag. 9.

79.Léopold Sudre,Les Sources du Roman de Renart, Paris, Bouillon, 1893, pag. 12. Vedi ancheCanello,Saggi di critica letteraria, pag. 170:Favole, Fabliaux e Fiabe su Renardo e Isengrino.

79.Léopold Sudre,Les Sources du Roman de Renart, Paris, Bouillon, 1893, pag. 12. Vedi ancheCanello,Saggi di critica letteraria, pag. 170:Favole, Fabliaux e Fiabe su Renardo e Isengrino.

80.Lenient,La satire en France au moyen-âge, pag. 127.

80.Lenient,La satire en France au moyen-âge, pag. 127.

81.Du Méril,Op. cit., pag. 108.

81.Du Méril,Op. cit., pag. 108.

82.Nelle favole non è raro di vedere il villano contrapposto al lupo; ricorderemo la XXII delNovus AesopusdiAlessandro Neckam:De lupo et bubulco.V. Du Méril,Op. cit., pag. 193. Nella facezia CLXII del Poggio il lupo è sostituito dalla volpe.

82.Nelle favole non è raro di vedere il villano contrapposto al lupo; ricorderemo la XXII delNovus AesopusdiAlessandro Neckam:De lupo et bubulco.V. Du Méril,Op. cit., pag. 193. Nella facezia CLXII del Poggio il lupo è sostituito dalla volpe.

83.Sudre,Op. cit., pag. 341.

83.Sudre,Op. cit., pag. 341.

84.Lenient,Op. cit., pag. 134. «Renart est le type et le héros d'une generation nouvelle. Le monde commence à se désenchanter de la force pour adorer une autre puissance, l'adresse, la ruse, ce qui s'appellera plus tard la politique.Tot cil qui son d'engin et d'artSont mes tuit apelé Renart.

84.Lenient,Op. cit., pag. 134. «Renart est le type et le héros d'une generation nouvelle. Le monde commence à se désenchanter de la force pour adorer une autre puissance, l'adresse, la ruse, ce qui s'appellera plus tard la politique.

Tot cil qui son d'engin et d'artSont mes tuit apelé Renart.

Tot cil qui son d'engin et d'artSont mes tuit apelé Renart.

Tot cil qui son d'engin et d'art

Sont mes tuit apelé Renart.

85.Martin,Le Roman de Renart, Paris, 1882-87, v. 10180.

85.Martin,Le Roman de Renart, Paris, 1882-87, v. 10180.

86.Lateinische Gedichte des Xeund XIeJh. herausgegeben vonI. GrimmundA. Schmeller, Göttingen, 1838; vedi quanto è detto nella Prefazione, pag. XVIII, sulla origine popolare di questa novella.

86.Lateinische Gedichte des Xeund XIeJh. herausgegeben vonI. GrimmundA. Schmeller, Göttingen, 1838; vedi quanto è detto nella Prefazione, pag. XVIII, sulla origine popolare di questa novella.

87.Ad mensam magni principisEst rumor unius bovisPresentatur ut fabulaPer verba jocularia.

87.

Ad mensam magni principisEst rumor unius bovisPresentatur ut fabulaPer verba jocularia.

Ad mensam magni principisEst rumor unius bovisPresentatur ut fabulaPer verba jocularia.

Ad mensam magni principis

Est rumor unius bovis

Presentatur ut fabula

Per verba jocularia.

88.Nei fabliaux si accenna sempre alla classe dei villani benestanti:Jadis estait uns vilains richesMés moult estoit avers et ciches.

88.Nei fabliaux si accenna sempre alla classe dei villani benestanti:

Jadis estait uns vilains richesMés moult estoit avers et ciches.

Jadis estait uns vilains richesMés moult estoit avers et ciches.

Jadis estait uns vilains riches

Més moult estoit avers et ciches.

89.Nel:Vanto di duoi | Villani | cioè | Sandron e Burtlin | Sopra le astutie | tenute da essi nel vender le | castelate quest'anno | Cosa bella, e da ridere, del Croce|| In Bolog. per lo Erede del Cochi al Pozzo rosso con Licenza dei Super. e Pri. (Vedi Guerrini, Op. cit., pag. 481, nº 262)A tal ch'sti Zittadin,Han ben dal gof a dirla qui fra nu,Sis credin cha siamo turlurù.Ch's'iavesin ben piùOcchi ch'n'nha al Pavon in t'la covaI n'aran mai da nu la part sova. . . . . . . . . . . . . .nu cuntadin,Nassem tut cun l'man fat a rampin.

89.Nel:Vanto di duoi | Villani | cioè | Sandron e Burtlin | Sopra le astutie | tenute da essi nel vender le | castelate quest'anno | Cosa bella, e da ridere, del Croce|| In Bolog. per lo Erede del Cochi al Pozzo rosso con Licenza dei Super. e Pri. (Vedi Guerrini, Op. cit., pag. 481, nº 262)

A tal ch'sti Zittadin,Han ben dal gof a dirla qui fra nu,Sis credin cha siamo turlurù.Ch's'iavesin ben piùOcchi ch'n'nha al Pavon in t'la covaI n'aran mai da nu la part sova. . . . . . . . . . . . . .nu cuntadin,Nassem tut cun l'man fat a rampin.

A tal ch'sti Zittadin,Han ben dal gof a dirla qui fra nu,Sis credin cha siamo turlurù.Ch's'iavesin ben piùOcchi ch'n'nha al Pavon in t'la covaI n'aran mai da nu la part sova. . . . . . . . . . . . . .nu cuntadin,Nassem tut cun l'man fat a rampin.

A tal ch'sti Zittadin,

Han ben dal gof a dirla qui fra nu,

Sis credin cha siamo turlurù.

Ch's'iavesin ben più

Occhi ch'n'nha al Pavon in t'la cova

I n'aran mai da nu la part sova

. . . . . . . . . . . . . .

nu cuntadin,

Nassem tut cun l'man fat a rampin.

90.Vedi sulle descrizioni delParadiso delizianoe delPaese di Cuccagna,Albino Zenatti,Storia di Campriano contadino, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CC), pag.LVIII, eVittorio Rossi,Lettere di A. Calmo, Appendice II, pag. 398.

90.Vedi sulle descrizioni delParadiso delizianoe delPaese di Cuccagna,Albino Zenatti,Storia di Campriano contadino, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CC), pag.LVIII, eVittorio Rossi,Lettere di A. Calmo, Appendice II, pag. 398.

91.Sudre,Op. cit., pag. 228.

91.Sudre,Op. cit., pag. 228.

92.AncheRenart, vinto in combattimento daRoonel, si finge morto ed è messo in un sacco e gettato nel fiume, ma è poi salvato dal cuginoGrimbert. Ricordiamo come riscontro all'aneddoto del sacco, oltre quelli già notati, dal Köhler, dall'Imbriani, dalloZenatti, dalPitrée dalRua, la seconda farsa diTabarinnella quale il capitano Rodomonte, colla solita promessa, induce lo sciocco Lucas ad entrare nel sacco. Anche nella novellaLes LunettesdiLa Fontaine(Marty-Laveaux,Œuvres complètesdeLa Fontaine, Paris, Jannet, 1857, t. II, parte IV, pag. 295), il giovane che si era introdotto nel monastero e si era tradito rompendo gli occhiali dell'abbadessa, legato ad un palo, sta per essere castigato della sua temerarietà; ma fortunatamente passa un mugnaio, a cui il giovane fa credere che i tormenti che lo aspettano sono una punizione delle sue oneste ripulse, e il mugnaio si fa mettere al suo posto e viene in sua vece bastonato.

92.AncheRenart, vinto in combattimento daRoonel, si finge morto ed è messo in un sacco e gettato nel fiume, ma è poi salvato dal cuginoGrimbert. Ricordiamo come riscontro all'aneddoto del sacco, oltre quelli già notati, dal Köhler, dall'Imbriani, dalloZenatti, dalPitrée dalRua, la seconda farsa diTabarinnella quale il capitano Rodomonte, colla solita promessa, induce lo sciocco Lucas ad entrare nel sacco. Anche nella novellaLes LunettesdiLa Fontaine(Marty-Laveaux,Œuvres complètesdeLa Fontaine, Paris, Jannet, 1857, t. II, parte IV, pag. 295), il giovane che si era introdotto nel monastero e si era tradito rompendo gli occhiali dell'abbadessa, legato ad un palo, sta per essere castigato della sua temerarietà; ma fortunatamente passa un mugnaio, a cui il giovane fa credere che i tormenti che lo aspettano sono una punizione delle sue oneste ripulse, e il mugnaio si fa mettere al suo posto e viene in sua vece bastonato.

93.Questo caratteristico fabliau (MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, 74) che ha ispirato aMolièreil suoMédecin malgré luiè noto nella novellistica italiana sotto il nome di:Storia | nuova | piacevole | e da ridere | di un Contadino nominato Grillo, il quale si volse far medico | e per le sue astutie diventò ricco, ecc...Oltre i numerosi riscontri che ne diedero ilKöhlernella decimanona illustrazione allaPosilecheata di Pompeo Sarnellinella ristampa curata dall'Imbriani, e il Rossi,Op. cit., libro IV, pag. 270, ricorderemo la novella quinta delSermini(Le Novelle di Gentile Sermini da Siena, Livorno, Vigo, 1874): «Maestro Caccia da Seiano era sì in cerusica ed in fisica valentissimo, che veduto, senza dare medicina alcuna, in meno di due naturali, ogni infermità curava perfettamente» nella quale, come nelleAventures des Til Ulespiègle, première traduction complète parP. Jannet, Paris, Lemerre, 1880, pag. 26, è riprodotta la seconda parte dell'aneddoto. IlBaruffaldi, come è noto, ha sciupato questo comicissimo tema, diluendolo in un poema di dieci canti (Grillo, Canti dieci d'Enante Vignaiuolo, Venezia, apresso Homobon Bettanino, 1738), nel quale ha tentato di fare del villano Grillo un successore della tradizione Bertoldesca:Tenea in fronte però tal signatura,Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno,Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.(Pag. 4, strofa X).

93.Questo caratteristico fabliau (MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, 74) che ha ispirato aMolièreil suoMédecin malgré luiè noto nella novellistica italiana sotto il nome di:Storia | nuova | piacevole | e da ridere | di un Contadino nominato Grillo, il quale si volse far medico | e per le sue astutie diventò ricco, ecc...Oltre i numerosi riscontri che ne diedero ilKöhlernella decimanona illustrazione allaPosilecheata di Pompeo Sarnellinella ristampa curata dall'Imbriani, e il Rossi,Op. cit., libro IV, pag. 270, ricorderemo la novella quinta delSermini(Le Novelle di Gentile Sermini da Siena, Livorno, Vigo, 1874): «Maestro Caccia da Seiano era sì in cerusica ed in fisica valentissimo, che veduto, senza dare medicina alcuna, in meno di due naturali, ogni infermità curava perfettamente» nella quale, come nelleAventures des Til Ulespiègle, première traduction complète parP. Jannet, Paris, Lemerre, 1880, pag. 26, è riprodotta la seconda parte dell'aneddoto. IlBaruffaldi, come è noto, ha sciupato questo comicissimo tema, diluendolo in un poema di dieci canti (Grillo, Canti dieci d'Enante Vignaiuolo, Venezia, apresso Homobon Bettanino, 1738), nel quale ha tentato di fare del villano Grillo un successore della tradizione Bertoldesca:

Tenea in fronte però tal signatura,Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno,Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.(Pag. 4, strofa X).

Tenea in fronte però tal signatura,Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno,Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.(Pag. 4, strofa X).

Tenea in fronte però tal signatura,

Che mostrava avanzar d'astuzia, e senno,

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.

(Pag. 4, strofa X).

94.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., tomo III, nº LXXXI.

94.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., tomo III, nº LXXXI.

95.VediLenient,Op. cit., cap. V.

95.VediLenient,Op. cit., cap. V.

96.Confronta le circostanze spaventevoli che accompagnarono la nascita del mago Merlino, con quelle molto comiche narrate nel capitolo primo delleAventures de Til Ulespiègle, P. Jannet, Paris, 1880: «De la naissance de Til Ulespiègle, et comment il fut baptisé trois fois en un jour».

96.Confronta le circostanze spaventevoli che accompagnarono la nascita del mago Merlino, con quelle molto comiche narrate nel capitolo primo delleAventures de Til Ulespiègle, P. Jannet, Paris, 1880: «De la naissance de Til Ulespiègle, et comment il fut baptisé trois fois en un jour».

97.I due primi libri della Istoria di Merlino, per cura diG. Ulrich, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCI), pag. 39.

97.I due primi libri della Istoria di Merlino, per cura diG. Ulrich, Bologna, Romagnoli, 1884 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCI), pag. 39.

98.L'Esopo di Francesco del Tuppo, per cura diCesare de Lollis, alla libreria Dante in Firenze, 1886, pag. 27. Vedi ancheDu Méril,Op. cit., pag. 34, e laVita di EsopodelLa Fontaine(Œuvres de J. de La Fontaine, Paris, Hachette, 1883, t. I, pag. 26-54).

98.L'Esopo di Francesco del Tuppo, per cura diCesare de Lollis, alla libreria Dante in Firenze, 1886, pag. 27. Vedi ancheDu Méril,Op. cit., pag. 34, e laVita di EsopodelLa Fontaine(Œuvres de J. de La Fontaine, Paris, Hachette, 1883, t. I, pag. 26-54).

99.El Dyalogo di Salomon e Marcolphoa cura diErnesto Lamma, Bologna, Romagnoli, 1885 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCIX). Quella stessa tendenza verso il meraviglioso che nella coscienza medioevale aveva fatto credere che i saggi dell'antichità fossero iniziati nei segreti dell'arte magica e dotati di poteri soprannaturali, andava pure rivestendo i sapienti dei caratteri particolari che la tradizione attribuiva all'indovino delle tradizioni popolari. NelFiore di Filosofi e di molti savi, Bologna, Romagnoli, 1865 (Scelta di Cur. Lett., dispensa LXIII) edito dalCappelli, Socrate è così descritto: «Socrate fu grandissimo filosofo in quel tempo e fu molto laidissimo a vedere, ch'egli era piccolo malamente, ed avea il volto piloso, le nari ampie e rincagnate, la testa calva e cavata, piloso il collo e li omeri, le gambe sottili e ravvolte».

99.El Dyalogo di Salomon e Marcolphoa cura diErnesto Lamma, Bologna, Romagnoli, 1885 (Scelta di curiosità letterarie, dispensa CCIX). Quella stessa tendenza verso il meraviglioso che nella coscienza medioevale aveva fatto credere che i saggi dell'antichità fossero iniziati nei segreti dell'arte magica e dotati di poteri soprannaturali, andava pure rivestendo i sapienti dei caratteri particolari che la tradizione attribuiva all'indovino delle tradizioni popolari. NelFiore di Filosofi e di molti savi, Bologna, Romagnoli, 1865 (Scelta di Cur. Lett., dispensa LXIII) edito dalCappelli, Socrate è così descritto: «Socrate fu grandissimo filosofo in quel tempo e fu molto laidissimo a vedere, ch'egli era piccolo malamente, ed avea il volto piloso, le nari ampie e rincagnate, la testa calva e cavata, piloso il collo e li omeri, le gambe sottili e ravvolte».

100.El Dyalogo, ecc., pag.XXXII.

100.El Dyalogo, ecc., pag.XXXII.

101.Angelo De Gubernatis,Storia della Satira e Florilegio di satire ed epigrammi, Firenze, 1884.

101.Angelo De Gubernatis,Storia della Satira e Florilegio di satire ed epigrammi, Firenze, 1884.

102.F. L. Pullé,Un progenitore indiano del Bertoldo,negliStudi editi dall'Università di Padova a commemorare l'ottavo centenario della origine della Università di Bologna, Padova, 1888, vol. III.

102.F. L. Pullé,Un progenitore indiano del Bertoldo,negliStudi editi dall'Università di Padova a commemorare l'ottavo centenario della origine della Università di Bologna, Padova, 1888, vol. III.

103.IlWesselofsky(Giorn. storico della lett. ital., volume VIII, pag. 275) osserva che nel ciclo delle leggende salomoniche negative che dimostrano il saggio re confuso dal suo rustico interlocutore si possono far rientrare «la leggenda abruzzese testè recata in luce dal Pitrè (Archivio, IV, 514, 515) non che il fabliau francese, avvertito dal Mussafia, di un giovane il quale profittando dei savi consigli di suo padre, cui egli salvò la vita, riesce a sciogliere le bizzarre quistioni propostegli dal re». A questo ciclo dell'indovino del volgo, del villano astuto che scioglie gli enigmi propostigli dal suo signore si ricollega pure la novella quarta delSacchetti: «Messer Bernabò, signore di Milano, comanda a uno abate che lo chiarisca di quattro cose impossibili: di che uno mugnaio, vestitosi de' panni dello abate, per lui le chiarisce in forma che rimane abate, e l'abate rimane mugnaio»; questa novella è ripetuta nelGrand Paragon des NouvellesdiNicolas de Troys, Paris, Franck, 1879, nov. 40ª. «D'un seigneur qui par force vouloit avoir la terre d'ung abbè, s'il ne luy donnoit responce de trois choses qu'il demandoit, laquelle il fit par le moyen de son mounier». Così pure la troviamo tra le novelline dell'Hebel in Germania, e neiContes populaires de la Gascogne, raccolti dalBladé, Parigi, 1886, tomo III, pag. 297. Nelle novelline popolari vediamo il villano vincere persino il diavolo nell'abilità di sciogliere enigmi; basterà che ricordiamo la novella XXVI deiCryptadia,Contes secrets traduits du russe, Recueil de documents pour servir à l'étude des traditions populaires,Darmstadt, 1883-86, vol. I, pag. 59. Nell'OrlandinodiLimermo Pitocco,Le opere Maccheroniche di Merlin Cocai, ed. cit., vol. III, parte I, cap. VIII, Marcolfo scioglie gli enigmi proposti all'abate Griffarosto; il Folengo ha trasformato l'astuto villano in cuoco dell'abate. Per altri riscontri vedi:De Castro,Op. cit., pag. 183, eV. Imbriani,La Novellaia fiorentina, Livorno, Vigo, 1877, pag. 621.

103.IlWesselofsky(Giorn. storico della lett. ital., volume VIII, pag. 275) osserva che nel ciclo delle leggende salomoniche negative che dimostrano il saggio re confuso dal suo rustico interlocutore si possono far rientrare «la leggenda abruzzese testè recata in luce dal Pitrè (Archivio, IV, 514, 515) non che il fabliau francese, avvertito dal Mussafia, di un giovane il quale profittando dei savi consigli di suo padre, cui egli salvò la vita, riesce a sciogliere le bizzarre quistioni propostegli dal re». A questo ciclo dell'indovino del volgo, del villano astuto che scioglie gli enigmi propostigli dal suo signore si ricollega pure la novella quarta delSacchetti: «Messer Bernabò, signore di Milano, comanda a uno abate che lo chiarisca di quattro cose impossibili: di che uno mugnaio, vestitosi de' panni dello abate, per lui le chiarisce in forma che rimane abate, e l'abate rimane mugnaio»; questa novella è ripetuta nelGrand Paragon des NouvellesdiNicolas de Troys, Paris, Franck, 1879, nov. 40ª. «D'un seigneur qui par force vouloit avoir la terre d'ung abbè, s'il ne luy donnoit responce de trois choses qu'il demandoit, laquelle il fit par le moyen de son mounier». Così pure la troviamo tra le novelline dell'Hebel in Germania, e neiContes populaires de la Gascogne, raccolti dalBladé, Parigi, 1886, tomo III, pag. 297. Nelle novelline popolari vediamo il villano vincere persino il diavolo nell'abilità di sciogliere enigmi; basterà che ricordiamo la novella XXVI deiCryptadia,Contes secrets traduits du russe, Recueil de documents pour servir à l'étude des traditions populaires,Darmstadt, 1883-86, vol. I, pag. 59. Nell'OrlandinodiLimermo Pitocco,Le opere Maccheroniche di Merlin Cocai, ed. cit., vol. III, parte I, cap. VIII, Marcolfo scioglie gli enigmi proposti all'abate Griffarosto; il Folengo ha trasformato l'astuto villano in cuoco dell'abate. Per altri riscontri vedi:De Castro,Op. cit., pag. 183, eV. Imbriani,La Novellaia fiorentina, Livorno, Vigo, 1877, pag. 621.

104.Guerrini,Op. cit., pag. 185.

104.Guerrini,Op. cit., pag. 185.

105.Il carattere religioso della figura di Salomone, il re saggio per grazia divina, concorse a conservarne la grandiosità leggendaria: nellaRappresentazione di Salomoneil Signore apparendogli in sogno, gli dice:Io t'ho donata molta sapienzapiù che mai fusse in persona raccolta,et ancor voglio per la mia clemenzache più degli altri abbi ricchezza molta,onore, gloria e fama ancor ti dono.Non potendo, per questo carattere religioso, essere intaccata la maestà della figura del re saggio per grazia divina, la tradizione popolare cercò di spiegarne la sconfitta per opera dell'indovino del volgo, accordando all'astuzia del villano un'origine comune, quantunque molto più modesta, con quella della sapienza salomonica. VediEl Dyalogo di Salomon e MarcolfoperErnesto Lamma, ecc., pag. 37.

105.Il carattere religioso della figura di Salomone, il re saggio per grazia divina, concorse a conservarne la grandiosità leggendaria: nellaRappresentazione di Salomoneil Signore apparendogli in sogno, gli dice:

Io t'ho donata molta sapienzapiù che mai fusse in persona raccolta,et ancor voglio per la mia clemenzache più degli altri abbi ricchezza molta,onore, gloria e fama ancor ti dono.

Io t'ho donata molta sapienzapiù che mai fusse in persona raccolta,et ancor voglio per la mia clemenzache più degli altri abbi ricchezza molta,onore, gloria e fama ancor ti dono.

Io t'ho donata molta sapienza

più che mai fusse in persona raccolta,

et ancor voglio per la mia clemenza

che più degli altri abbi ricchezza molta,

onore, gloria e fama ancor ti dono.

Non potendo, per questo carattere religioso, essere intaccata la maestà della figura del re saggio per grazia divina, la tradizione popolare cercò di spiegarne la sconfitta per opera dell'indovino del volgo, accordando all'astuzia del villano un'origine comune, quantunque molto più modesta, con quella della sapienza salomonica. VediEl Dyalogo di Salomon e MarcolfoperErnesto Lamma, ecc., pag. 37.

106.Lamma,Op, cit., pag.XLV.

106.Lamma,Op, cit., pag.XLV.

107.Novati, inGiorn. St., V, pag. 258.

107.Novati, inGiorn. St., V, pag. 258.

108.Tra i molti rifacimenti a cui andò soggetta l'opera del Croce, ricorderemo iTrastulli della VilladiCamillo Scaliggeri, Venetia, 1627, in cui è narrato il viaggio della famiglia di Bertoldo alla corte del re Attabalippa, e loSpecchio ideale della Prudenza tra le pazzie, ovvero Riflessi morali sopra le ridicolose azzioni, e semplicità di Bertoldino, Firenze, 1707, delMoneti, curiosa satira del bizzarro Cortonese contro i dotti commenti degli Umanisti.Carlo Goldoni, compose un dramma giocoso per musica intitolato:Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Il re Alboino fa venire alla sua corte la famiglia di Bertoldo, e si innamora di Menghina, moglie di Bertoldino; questi è geloso al massimo grado, e dopo alcuni avvenimenti non molto spiritosi, la famiglia dei villani ritorna ai suoi monti e ai suoi cibi prediletti. L'unica scena che ricorda il racconto del Croce, è l'incontro di Alboino con Bertoldo, il quale parla al re con molta ruvida franchezza; qui non abbiamo più le astuzie tradizionali con cui Bertoldo inganna la regina, e il villano è persino ingannato dalla nuora.

108.Tra i molti rifacimenti a cui andò soggetta l'opera del Croce, ricorderemo iTrastulli della VilladiCamillo Scaliggeri, Venetia, 1627, in cui è narrato il viaggio della famiglia di Bertoldo alla corte del re Attabalippa, e loSpecchio ideale della Prudenza tra le pazzie, ovvero Riflessi morali sopra le ridicolose azzioni, e semplicità di Bertoldino, Firenze, 1707, delMoneti, curiosa satira del bizzarro Cortonese contro i dotti commenti degli Umanisti.Carlo Goldoni, compose un dramma giocoso per musica intitolato:Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno. Il re Alboino fa venire alla sua corte la famiglia di Bertoldo, e si innamora di Menghina, moglie di Bertoldino; questi è geloso al massimo grado, e dopo alcuni avvenimenti non molto spiritosi, la famiglia dei villani ritorna ai suoi monti e ai suoi cibi prediletti. L'unica scena che ricorda il racconto del Croce, è l'incontro di Alboino con Bertoldo, il quale parla al re con molta ruvida franchezza; qui non abbiamo più le astuzie tradizionali con cui Bertoldo inganna la regina, e il villano è persino ingannato dalla nuora.

109.V. Zenatti,Op. cit.;G. Rua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiorn. storico della Lett. It., vol. XVI;Pitrè,Archivio per le tradizioni popolari, vol. I, pag. 200.

109.V. Zenatti,Op. cit.;G. Rua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiorn. storico della Lett. It., vol. XVI;Pitrè,Archivio per le tradizioni popolari, vol. I, pag. 200.

110.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº XCVI.

110.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº XCVI.

111.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXXX.

111.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXXX.

112.Barbazan,Fabliaux et Contes, Paris, 1808, t. II, pag. 127.

112.Barbazan,Fabliaux et Contes, Paris, 1808, t. II, pag. 127.

113.Questa storiella esiste anche in un codice Vaticano da cui la trasse l'Hauréau(Notices et Extraits des Mss. de la Bibl. Nat., t. XXIX, pag. 322),De clericis et rustico. Il villano dice tra sè sul conto dei compagni: «Sed sint urbani cum semper in urbe dolosi...». È noto poi come questa astuzia sia stata più tardi attribuita a Pulcinella. Per altri riscontri vediVittorio Imbriani,Dante e il Delli FabriziinAtti della R. Acc. di Scienze di Napoli, vol. XX, pag, 10, e laNovellaia fiorentina, pag. 616.

113.Questa storiella esiste anche in un codice Vaticano da cui la trasse l'Hauréau(Notices et Extraits des Mss. de la Bibl. Nat., t. XXIX, pag. 322),De clericis et rustico. Il villano dice tra sè sul conto dei compagni: «Sed sint urbani cum semper in urbe dolosi...». È noto poi come questa astuzia sia stata più tardi attribuita a Pulcinella. Per altri riscontri vediVittorio Imbriani,Dante e il Delli FabriziinAtti della R. Acc. di Scienze di Napoli, vol. XX, pag, 10, e laNovellaia fiorentina, pag. 616.

114.Hervieux,Les fabulistes latins, Paris, Firmin Didot, 1894, t. II, pag. 420,Romuleae fabulae Gualteri Anglici, Favola IV dell'Appendice. Questa favola, che ci dimostra quanto grande fosse lo scherno di cui era fatta oggetto nel medio-evo la disgraziata classe dei villani, deve aver goduto di una grande diffusione, perchè la ritroviamo spesso ripetuta. Essa, come è noto, forma l'argomento del fabliau diRutebeuf,Le pet au vilain(MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXVIII):. . . . . . . . . . . . . .Onques à Ihesu Crist ne placeQue vilainz ait herbergerieAvec le Fil Sainte Marie;Car il n'est raison ne droiture,Ce trovons nous en Escriture;Paradis ne pueent avoir,Por deniers ne por autre avoir;Et à Enfer ront il failli,Dont li maufè sont maubailli.. . . . . . . . . . . . . .Ainsi s'acorderent jadisQu'en Enfer, ne en Paradis,Ne puet vilains entrer sans doute.Il poeta destina i villani allaTerre de Cocusse. La troviamo anche nelVolgarizzamento delle favole di Galfredo dette di Esopo(edito da G. Ghivizzani, Bologna, Romagnoli, 1866,Scelta di curiosità letterarie, dispense LXXV-LXXVI, fav. LXV) ed è seguita dalla seguenteMoralità temporale: «Per il villano s'intende l'uomo cattivo, la compagnia del quale non solo dalli buoni è rifiutata, ma anche dalli cattivi». Già nel poemetto,De Paulino et Polla, abbiamo visto come fosse rimproverato alla classe dei rustici di corrompere la purezza dell'aria:Aera cum flatu, corpore fœdat humum.Cene della Chitarraparodiando i dodici sonetti dei mesi di Folgore da S. Gemignano, contrappone alle gaie feste ed ai baci di belle fanciulle promessi da Folgore ai suoi concittadini, la compagnia dei villani:Intorno questo sianovi gran bagliDi villan scapigliati e gridatoriDai quai risolvan sì fatti sudoriChe turben l'aire, sì che mai non cagli.Poi altri villan facendo in mancieDi cipolle, porrate e di marroniUsando in queste gran gravezze e ciancie.A questo ciclo di satire contro il fetore dei villani, possiamo aggiungere anche il racconto del villano asinaio che passando in una via dove era la bottega di un profumiere fu tanto colpito dall'odore degli aromi «essendo stato nutrito en lo fango et in lo fetore de la stalla» che cadde a terra privo di sensi e non ritornò in sè fino a quando non gli fu posto sotto il naso un poco di letame. (VediF. Ulrich,Recueil d'exemples en encien italien, inRomania, Romania, XIII, 1884, nº 49, pag. 55 eNovati, inGiorn. Storico, III, 322 e V, 321; vedi anche il nº 54 degliExemplidell'Ulrich,De un sengnore et uno vilan). È noto come l'autore del corrispondente fabliau,De vilain asnier, faccia seguire la storiella da questa morale:Ne se doit nus desnaturer.che ci fa ricordare la favola dell'Escarbot et sa Femme, di cui parla ilWright,Histoire de la Caricature, ecc. cap. V, pag. 71, e la risposta che il lupo dava ai monaci che volevano insegnargli a leggere. Vedi anche la novella XXI deiCryptadia, vol. I, pag. 49.

114.Hervieux,Les fabulistes latins, Paris, Firmin Didot, 1894, t. II, pag. 420,Romuleae fabulae Gualteri Anglici, Favola IV dell'Appendice. Questa favola, che ci dimostra quanto grande fosse lo scherno di cui era fatta oggetto nel medio-evo la disgraziata classe dei villani, deve aver goduto di una grande diffusione, perchè la ritroviamo spesso ripetuta. Essa, come è noto, forma l'argomento del fabliau diRutebeuf,Le pet au vilain(MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. III, nº LXVIII):

. . . . . . . . . . . . . .Onques à Ihesu Crist ne placeQue vilainz ait herbergerieAvec le Fil Sainte Marie;Car il n'est raison ne droiture,Ce trovons nous en Escriture;Paradis ne pueent avoir,Por deniers ne por autre avoir;Et à Enfer ront il failli,Dont li maufè sont maubailli.. . . . . . . . . . . . . .Ainsi s'acorderent jadisQu'en Enfer, ne en Paradis,Ne puet vilains entrer sans doute.

. . . . . . . . . . . . . .Onques à Ihesu Crist ne placeQue vilainz ait herbergerieAvec le Fil Sainte Marie;Car il n'est raison ne droiture,Ce trovons nous en Escriture;Paradis ne pueent avoir,Por deniers ne por autre avoir;Et à Enfer ront il failli,Dont li maufè sont maubailli.. . . . . . . . . . . . . .Ainsi s'acorderent jadisQu'en Enfer, ne en Paradis,Ne puet vilains entrer sans doute.

. . . . . . . . . . . . . .

Onques à Ihesu Crist ne place

Que vilainz ait herbergerie

Avec le Fil Sainte Marie;

Car il n'est raison ne droiture,

Ce trovons nous en Escriture;

Paradis ne pueent avoir,

Por deniers ne por autre avoir;

Et à Enfer ront il failli,

Dont li maufè sont maubailli.

. . . . . . . . . . . . . .

Ainsi s'acorderent jadis

Qu'en Enfer, ne en Paradis,

Ne puet vilains entrer sans doute.

Il poeta destina i villani allaTerre de Cocusse. La troviamo anche nelVolgarizzamento delle favole di Galfredo dette di Esopo(edito da G. Ghivizzani, Bologna, Romagnoli, 1866,Scelta di curiosità letterarie, dispense LXXV-LXXVI, fav. LXV) ed è seguita dalla seguenteMoralità temporale: «Per il villano s'intende l'uomo cattivo, la compagnia del quale non solo dalli buoni è rifiutata, ma anche dalli cattivi». Già nel poemetto,De Paulino et Polla, abbiamo visto come fosse rimproverato alla classe dei rustici di corrompere la purezza dell'aria:

Aera cum flatu, corpore fœdat humum.

Aera cum flatu, corpore fœdat humum.

Aera cum flatu, corpore fœdat humum.

Cene della Chitarraparodiando i dodici sonetti dei mesi di Folgore da S. Gemignano, contrappone alle gaie feste ed ai baci di belle fanciulle promessi da Folgore ai suoi concittadini, la compagnia dei villani:

Intorno questo sianovi gran bagliDi villan scapigliati e gridatoriDai quai risolvan sì fatti sudoriChe turben l'aire, sì che mai non cagli.Poi altri villan facendo in mancieDi cipolle, porrate e di marroniUsando in queste gran gravezze e ciancie.

Intorno questo sianovi gran bagliDi villan scapigliati e gridatoriDai quai risolvan sì fatti sudoriChe turben l'aire, sì che mai non cagli.Poi altri villan facendo in mancieDi cipolle, porrate e di marroniUsando in queste gran gravezze e ciancie.

Intorno questo sianovi gran bagli

Di villan scapigliati e gridatori

Dai quai risolvan sì fatti sudori

Che turben l'aire, sì che mai non cagli.

Poi altri villan facendo in mancie

Di cipolle, porrate e di marroni

Usando in queste gran gravezze e ciancie.

A questo ciclo di satire contro il fetore dei villani, possiamo aggiungere anche il racconto del villano asinaio che passando in una via dove era la bottega di un profumiere fu tanto colpito dall'odore degli aromi «essendo stato nutrito en lo fango et in lo fetore de la stalla» che cadde a terra privo di sensi e non ritornò in sè fino a quando non gli fu posto sotto il naso un poco di letame. (VediF. Ulrich,Recueil d'exemples en encien italien, inRomania, Romania, XIII, 1884, nº 49, pag. 55 eNovati, inGiorn. Storico, III, 322 e V, 321; vedi anche il nº 54 degliExemplidell'Ulrich,De un sengnore et uno vilan). È noto come l'autore del corrispondente fabliau,De vilain asnier, faccia seguire la storiella da questa morale:

Ne se doit nus desnaturer.

Ne se doit nus desnaturer.

Ne se doit nus desnaturer.

che ci fa ricordare la favola dell'Escarbot et sa Femme, di cui parla ilWright,Histoire de la Caricature, ecc. cap. V, pag. 71, e la risposta che il lupo dava ai monaci che volevano insegnargli a leggere. Vedi anche la novella XXI deiCryptadia, vol. I, pag. 49.


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