Chapter 19

115.Notiamo come nelle favole LXXXIX e XC sia rivolta contro i villani l'accusa di non saper conservare i segreti, la quale, nella saga salomonica, e ancora prima nella leggenda di Mahausadha, era diretta dal volgare indovino contro le donne.116.Vedi le favole LIII, LXXXIII.117.Vedi le favole LXXV, LXXVI; quest'ultima è ripetuta dalSercambi(Novelle inedite tratte dal cod. Trivulziano CXCIIIper cura di R. Renier, Torino, Loescher, 1889) nella nov. LXXX.118.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CIX; sarebbe troppo lungo e inopportuno il ricordare qui tutti i fabliaux che dipingono l'infelicità coniugale del villano. Ricorderemo quello,Du preste ki abevete, che ha qualche analogia colVilain de Bailleul, così pure ilFabliau d'Aloul, ilMeunier d'Arleux, laSorisete des estopes,Le quatre souhais Saint Martin, ecc.119.Questo fabliau che, come è noto, fornì l'argomento alla nov. VIII della giornata III del Decamerone, appartiene al ciclo leggendario delle narrazioni riferentisi allo sciocco che si crede morto o cambiato con un altro. Basterà che ricordiamo la novella II delSercambi(ediz. cit.),De Semplicitate, la facezia LXVII delPoggio; in una novella delFortini, il villano Santi del Grande recatosi in città a vendere due capretti, è persuaso da alcuni burloni che essi sono capponi e non capretti, come i ladri avevano fatto col prete Scarpacifico (Straparola, Notte 1, fav. II) e Eulenspiegel col villano (pag. 133, cap. LXVIII), e, convinto di esser morto, si lascia fare i funerali, e solo dalle provvidenziali bastonate con cui è accolto dal fratello è richiamato alla realtà della vita. Anche nellaTrinuziadelFirenzuolai servi persuadono il dottor Rovina ch'egli non è più lui stesso, come è narrato del Grasso Legnaiuolo, e come è fatto credere a M. Niccolò nelloStufaiolodelDoni, a Calandro nella commedia delDovizi, ed al marito dalla moglie infedele in alcune novelle (Vedi la II delleAntiche Novelle in versi di tradizione popolare riprodotte sulle stampe miglioricon introduzione diG. Rua, nel vol. XII delleCuriosità popolari tradizionalipubblicate per cura diG. Pitrè, Palermo, Clausen, 1893, e la novellaMustafàdelBatacchi). La storiella dello sciocco che si lascia fare i funerali e che è lasciato cadere in terra dai portatori perchè l'intendono parlare, è ripetuta dalPoggio, facezia CCLXVII; dalMorlini(Novellae, Fabulae, Comedia, Lutetiae Parisiorum, 1855, nov. II); dalLasca(La prima e la seconda CenadiA. Grazzini, Milano, 1810, cena II, nov. II) e nella tradizione popolare questa scempiaggine è attribuita a Giufà in Sicilia (Pitrè,Fiabe, Novelle e Racconti popolari siciliani, Palermo, Pedone, 1875, vol. III, cap. CXC), a Iuvadi in Calabria (F. Mango,La leggenda dello sciocco nelle novelle calabre, inArchiv. per le trad. pop., vol. X, pag. 45). In questo ciclo si può comprendere la «Farce nouvelle de Malmet badin natif de Baignolet, qui va à Paris au marché pour vendre ses œufz et sa cresme, et ne les veult donner si non au pris du marché» (Violet Le Duc,Ancien Théâtre François, Paris, Jannet, 1854, t. II, pag. 80), e la novella LXVIII diBonaventure des Periers.120.Histoire litt. de la France, XXIII, p. 204. Oltre l'analisi minuta dei fabliaux che hanno per protagonista il villano, fatta dal Le Clerc, dal Lenient e dal Bédier, essi furono riassunti dalLedieunell'Op. cit., dove si trovano anche alcune notizie sulla condizione dei villani nel medio-evo.121.È attribuita anche ai saggi di Gotham. (VediWright,Histoire de la caricature, ecc., pag. 212). Secondo un'altra storiella, il villano, avendo perduto l'asino, si reca da un ciarlatano e si fa dare una medicina per ritrovare la sua cavalcatura (Poggio, facezia LXXXVI;Bonaventure des Perriers, novella XCIV).122.Poggio, facezia XII. IlDelli Fabrizi, come vedremo, l'attribuisce ai Bergamaschi.123.Poggio, facezia XI;Malespini,Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV;G. Finamore, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. IX, pag. 157.124.Vedi il fabliauBrifaut,MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CII. Questa fa parte del ciclo delle numerose scempiaggini che nel folklore continuano ad essere attribuite al tipo leggendario dello sciocco.125.Morlini, nov. XIII;Straparola, notte XIII, fav. II, e si trova inoltre nellaRaccolta di burle, facezie, ecc., poste insieme daAlessandro di Girolamo Sozzini, gentiluomo sanese, Siena, 1865, nellaCortigianadell'Aretino(Atto I, scene XI-XVIII), nelle facezie diM. Poncino della Torre, delPiovano Arlotto, diC. Dati, nelCortigianodelCastiglione, Firenze, Sansoni, 1894, libro II, cap. LXXXIX. Per altri riscontri vediRua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiornale storico della Lett. Ital., XVI, pag. 278.126.Agli accenni ricordati dalGuerrini(Op. cit., pag. 259-260) sull'imperizia dei Veneziani nel cavalcare, aggiungiamo i seguenti: la scena III dell'atto I dellaTalantadell'Aretinodove si narrano le comicissime paure del veneziano Vergolo che deve essere aiutato da tre o quattro persone per montare a cavallo.Carlo Datinarra di un Veneziano, che andato a una posta, chiese un cavallo lungo per sei persone. Molti altri sono ricordati daV. Ciannel commento alCortegiano, ed. cit., libro I, cap. XXVII, lib. II, cap. LII.127.Montaiglon, ecc., I, nº X. Vedi ancheSacchetti, novella CXXXIV, eKryptadia, vol. I, pag. 158, nov. XLIX.128.Montaiglon, ecc., t. I, nº XI;Ledieu,Op. cit., pag. 111.129.A questo ciclo si riconnette anche il noto fabliauDe Berangier au lonc c...(Montaiglon, ecc., t. III, pag. 252, n. LXXXVI), nel quale si narra come una figlia di un castellano povero, costretta a sposare un ricco villano smargiasso, faccia al marito una certa burla sulla quale è bene non insistere, smascherandone la codardia e costringendolo a sopportare in pace che essa conceda il suo amore ad un nobile cavaliere. Il villano invece confonde e svergogna la moglie nel fabliau:De la C... noire,Montaiglon, ecc., VI, nº CXLVIII.130.Il Matazone così incomincia:A voy, segnor e cavaler. . . . . . . . . .Intenditi questa raxoneLa qual fe MatazoneE fo da CaliganoE naque d'un vilanoE d'un vilan fo natoMa non per lo so gratoPerò che in vilaniaNo vose aver compagniaSe no da gli cortexiDa chi bontà imprexi.131.Bédier,Op. cit., pag. 292.132.Ibid., pag. 290.133.Guerrini,Op. cit., cap. I.134.Bartoli,I precursori del Boccaccio, Firenze, Sansoni, 1876, pag. 22.135.Abbiamo già accennato alla corrispondenza delle parole di Filostrato in questa novella con quelle di Geburon nella XXIX nov. dell'Heptaméron di Margherita d'Angoulême; in quella raccolta è l'unica novella in cui il nobile consesso si compiace di narrare le avventure di un villano; e Normefide, interrompe bruscamente Parlamente con queste parole: «Je vous pris, laissons là ce païsant avecq sa païsante...».136.NovellediF. Sacchetti, Torino, Pomba, 1853, nov. LXXXVIII, CLXV, ecc.137.Vedi la nov. XVIII della raccolta delD'Ancona, la VII dell'ediz. lucchese, e la II, XI, LXIX, LXXX della raccolta tratta dal Renier dal codice trivulziano.138.IlMüntz,L'Arte italiana nel Quattrocento, Milano, 1894, trad. it. diA. Luzio, osserva: «Scorrendo gli scritti del sec. XV, o esaminando le opere d'arte della stessa epoca, si è colpiti dal vedere qual esigua parte vi abbia il contadino. Nel secolo precedente esso era stato uno degli attori favoriti dei novellieri, Sacchetti, ser Giovanni (!) non meno del Boccaccio. Ma d'ora in poi, diventa un mito, un'astrazione: quando per caso straordinario, un artista fa ad uno di questi diseredati l'onore di introdurlo in una sua composizione, egli lo imbacucca d'un costume bizzarro che si avvicina al costume antico assai più che non è quello del Rinascimento. Non si direbbe quasi che l'artista non ha mai messo i piedi ne' campi, non ha mai veduto un colono od un pastore se non attraverso un prisma?».139.Le NovellediG. Serminida Siena, Livorno, Vigo, 1874.140.Sull'ingratitudine dei villani è da ricordarsiLe Dit de Merlin Mellot(inJubinal,Op. cit., pag. 128), in cui è narrato di un villano «ânier» che si mostra sconoscente verso il suo sovranaturale benefattore, il quale castiga l'ingrato togliendogli tutti i beni e gli onori che gli aveva concessi, e riducendolo di nuovo «ânier»; il racconto termina con questa considerazione:Je puis bien tele gent au chien comparagier,Quant le chien a charoigne plus qu'il n'en puet mengierI. autre ne lairoit par-devant li rungier,Ainz l'abaie et rechine com déust esragier.141.Novel. XXV. Nella nov. XII narra il Sermini la sua fuga dalla campagna, dove si era rifugiato per fuggire la moria nel 1492, deciso ad affrontare il pericolo di essere attaccato dal morbo, pur di togliersi dalla compagnia dei villani, contro cui si scaglia con somma violenza, deridendone il linguaggio ed enumerandone i vizi.142.NellaRaccolta di NovellieridellaCollezione dei Classici italiani, vol. II, pag. 29, è narrata, in una novella d'anonimo, una burla simile fatta a Bianco Alfani a cui è fatto credere che è stato eletto Podestà di Norcia; egli spende quanto possiede per il necessario arredamento, ma poi ritorna al suo paese beffato e impoverito.143.È un opuscoletto di poche pagine, che porta la segnatura 48, 4, del sec. XV, e nella prima pagina si legge:Dialogo de dui Villani | che se scontrano, et uno dimanda | a l'altro ciò che ha visto a Venetia, et li narra il tutto, cosa piace | vole, da ridere. Per Rocho de gli Arimenesi | Paduano Poeta Laureato sul Monte de Venda di Caroli | e Panocchie Laureato e Poetato de man | de la signora Mathia Cartolora | ditta refugio de' Matti || Con una novella de uno Villano che credea essere inspiritato, et venne per rimedio alla speciaria della Borsa. In fine: In Venetia, per Francesco de Tomaso di Salò e compagni in Frezaria al segno de la Fede.Il nome di questo stampatore non si trova in alcuno degli elenchi dei primi editori di Venezia.144.Confronta il ritratto del villano nelVilain miree nelFabliau d'Aloul.145.Allo speziale accade quello che toccò pure ad un prete, come si racconta nella seguente novella: «Novella de uno prete il qual per voler far le corna a un contadino si ritrovò in la m... lui e il chierico: cosa piacevole da ridere di Eustachio Celebrino da Udine. Venetia, 1535». È ricordata dal Passano, dal Brunet e nellaBibliographie des ouvrages relatifs à l'amour; noi non abbiamo potuto averla sott'occhio.146.P. A. Tosi,Maccheronee di cinque Poeti italiani del sec. XV, Milano, Daelli, 1864.147.Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV.148.Novelle ed. ed ined. di serG. Forteguerri, nov. VIII.149.Scelta di curiosità lett., nº CXXXVIII, Bologna, Romagnoli, 1874.150.Il Verri (Storia di Milano, II, cap. XIII, pag. 212) riferisce, riportandola dallaCronaca dell'Ozario, una scena consimile tra un Villano e Bernabò Visconti; il Villano però non sa di trovarsi innanzi al temuto signore, e si lamenta soltanto delle ingiustizie commesse dal governatore di Lodi, e dell'estrema miseria in cui era ridotto.151.NellaFarce de Maistre Pierre Pathelin,avec son testament à quatre personnages, diPierre Blanchet, come è noto, Thibault Aignelet risponde sempre «Bée» alle domande del giudice, come gli aveva insegnato Pathelin; ma quando questi vuol farsi pagare dal villano che era stato assolto con questo stratagemma si sente rispondere dall'astuto cliente «Bée»; e la medesima burla è ripetuta in una farsa di Hans Sachs, nell'ArzigogolodelLasca, nellaScelta di facezie,tratti,buffonerie,motti e burle cauate da diversi autori, Firenze, 1594, pag. 161 e neiDiporti di M. Girolamo Parabosco, Torino, Pomba, 1853, Giorn. I, nov. VIII, pag. 63.152.Passano,I novellieri italiani in prosa,indicati e descritti, Torino, Paravia, 1878, vol. II, pag. 423.153.Il villano, in una novella che troviamo riportata dalLa Fontaine(Op. cit., pag. 254:Le Diable de Papefiguière) e daiKryptadia, t. I, pag. 59, inganna il Diavolo che gli aveva dato un campo da lavorare a metà prodotto, seminando delle patate e lasciando al Diavolo le foglie; essendosi poi stabilito che il raccolto sarebbe spettato a chi dei due avesse riconosciuto la cavalcatura del compagno, il villano viene al luogo fissato a cavallo della moglie e vince la scommessa, non avendo il diavolo conosciuto la strana cavalcatura dell'avversario. Vedi anche sullo stesso argomento della lotta tra il diavolo e il villano,Rua, inGiorn. Storico, XVI, pag. 250. Anche Belfagor, nella notissima novella del Machiavelli, deve rinunciare a castigare il villano Matteo del Bricco dell'abuso che costui faceva della facoltà concessagli di guarire le ossesse, perchè è messo in fuga dalla falsa notizia, datagli dall'astuto villano, che stava per essere raggiunto da Monna Onesta. IlD'Ancona(Poemetti pop. it., Bologna, Zanichelli, 1889, pag. 131) come Appendice alTrattato della Superbia, ecc. ha pubblicato tre Contrasti, il primo dei quali in un'edizione recente è intitolato:Curioso Contrasto tra la Morte ed un Villano astuto che guarisce ogni malattia colle Erbe.La Morte incontra un villano e cerca di intimorirlo minacciando di farlo morire con varie malattie che gli viene enumerando; ma il villano non si lascia sgomentare e ad ogni male minacciato ricorda i rimedi corrispondenti a cui saprebbe ricorrere, e non si dà per vinto che quando la Morte minaccia di coglierlo all'improvviso.154.IlCarducci,Cantilene e Ballate, Strambotti e Madrigali nei sec. XIII e XIV, Pisa, Nistri, 1871, pag. 74, ha pubblicato uno dei più antichi esempi di poesia rusticale, anteriore alla Nencia; ripubblicato daSeverino Ferrari,Bibl. della Lett. pop. it., Firenze, 1882, anno I, vol. I, pag. 65.155.D'Ancona,La poesia popolare italiana, Livorno, Vigo, 1878.156.E.Rubieri,Storia della poesia popolare italiana,Firenze, Barbera, 1877, parte II, cap. XIV.157.Burckhardt,La civiltà nel secolo del Rinascimento, Firenze, Sansoni, 1876, t. II, pag. 104 e seg. Il Burckhardt, dopo di aver osservato che questa reazione naturalistica nella poesia contro la bucolica convenzionale degli imitatori di Virgilio e del Boccaccio non era possibile che in Italia per le condizioni diverse in cui vi si trovavano i contadini rispetto a quelli di Francia e di Germania, aggiunge: «Ora è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il villano, e che la commedia improvvisata si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i vilains, di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di qualsiasi specie (Corteg., II, 54;Pandolfini,Governo, pag. 86) s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze d'onore e di rispetto per una classe di persone che rende alla società sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine». Senza fermarci a constatare la maggiore o minor quantità di componimenti satirici contro i villani nei diversi paesi, osserviamo contrariamente a quanto afferma l'illustre storico del nostro Risorgimento, che se il Pandolfini, o per meglio dire, l'Alberti in alcuni luoghi dell'opera discorre della felicità di chi vive in villa lontano dai rumori della città, parlando dei contadini, dice: «È cosa da non poter credere quanto nei villani sia cresciuta la malvagità! Ogni loro pensamento mettono nell'ingannarci; mai errano a loro danno in niuna ragione s'abbia a fare con loro: sempre cercano che si rimanga loro del tuo... Se le ricolte sono abbondanti per sè ne ripongono le due migliori parti. Se per cattivo temporale o per altro caso le terre furono quest'anno sterili, il Contadino non te n'assegna se non danno, ecc.» (pag. 106-107). Anche nelCortegianodelCastiglionenon abbiamo saputo trovare le attestazioni di simpatia a cui il B. accenna; anzi i contadini vi sono in più luoghi dipinti come vittime di burle tradizionali per opera di buontemponi, e vi si stigmatizza il nobile che lotta per diporto col villano. Certo nella nostra letteratura non mancano le lodi ai villani, ma ai due scrittori citati non spetta questo merito. Tra i molti che scrissero in lode della popolazione rurale, ricorderemoGio. Vincenzo Imperialeche scrisse nei primi anni del sec. XVII un poema, intitolato:Lo stato rustico, Genova, 1611, nel quale contrappone la felicità della vita rustica all'infelicità della cittadina.158.Storia della Lett. it.(trad. it.), Torino, Loescher, 1891, volume II, parte I, pag. 228.159.Il Fanfani dice del Magnifico: «Scritturò ancora (mi si lasci dir così, perchè proprio mi dà l'idea egli d'impresario, e gli altri di virtuosi) quanti più filosofi, letterati, poeti, storici potè raccapezzare; e tutti se gli teneva dattorno, e tutti facevansi grassi alle sue spalle, godendosi ville, sollazzi ed onorati riposi, secondo la natura di ciascuno, e rendendo poi al magnifico dispensatore larga mercede di incensature».Poesie giocose inedite o rarepubblicate daA. Mabellini, con unSaggio sulla poesia giocosa in ItaliadiPietro Fanfani, Firenze, 1884, pag. 16.160.G.Baccini,Bollettino storico,letterario del Mugello,Firenze, 1893, anno I, n. 7, pag. 104; il Baccini ricorda altre canzonette dello stesso Giambullari.161.La quinta delle ventotto stanze rusticali pubblicate dalFerrari,Op. cit., pag. 231, ricorda questo passo della Nencia.162.Nella poesia rusticale pubblicata dal Carducci, già ricordata, è detto:Siete più netta che non è il pattumeE rilucete più ch'una stagnata.Il Folengo:Bocca Zoanninae cum grignat, grignat ApolloBocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.163.Satire alla Berniesca, Turino, pro Martino Cravotto, 1549. Confronta anche la XXXVII delleStanze dello Sparpaglia alla Silvanadi F.Doni, e i ritratti femminili nella Catrina e nelMogliazzodelBerni.164.V.Rossi,Battista Guarini ed il Pastor Fido,Torino,Loescher, 1886, parte II, pag. 174.165.Gaspary,Op. cit., vol. II, parte II, pag. 271.166.Il volumetto porta la segnatura [47. 1] s. l. n. d. adesp. car. got. della fine del sec. XV (cm. 16 × 11). Il Capitolo è così intitolato:Capitolo rusticale contando le bellezze de|la sua inamorata. A fol. 2t, si leggono:Strambotti alla Martorellache finiscono con unStrambotto sopra un paio di calze: a fol. 5r:Capitolo,Sonetti e Strambotti d'amore: a fol. 9re 10ri dueCapitoliattribuiti a Cecco d'Ascoli di cui parliamo in Appendice II.167.Silvio Pieri,Un commediografo popolare del sec. XVI, inN. A., luglio 1881.168.NelleRime di Magagnò, Menon e Begotto in lingua rustica padovana, Venetia, 1610, sono assai frequenti le imitazioni del Ruzzante; si confronti il ritratto che Menon fa della Thietta:E qui do brazzi — Par ramonazzi. . . . . . . . . . . . . . . .O che man care — Man da impastareSenza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).Qui peazzon, che co i va per la villaI sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).169.Biondelli, Op. cit., pag. 162:Matinada,idest Strambòg che fa il Gian alla Togna. Si può qui ricordare anche laSerenata, overo cantata del Dott.Graciano e Pedrolino in lode della loro innamoratadelCroce, pubblicata daA. Gaudenzi,I suoni, le forme e le parole dell'odierno dialetto della città di Bologna, Torino, Loescher, 1889, pag. 225:Pedr...... voi cantà de FranceschinaChe l'è piò bianca che n'è la puina,E piò zentil assè d'un formai dur.Gra.La Sabadina è com'una polpetta,. . . . . . . . . . . . . . .170.Sulla poesia rusticale vedi il Quadrio,Della Storia e della Ragione d'ogni Poesia, Bologna, 1739, libro I, dist. II, cap. VII. Tra gli scrittori in lingua rustica napoletana ricorderemoG. C. Cortese, al quale appartiene:La Rosa, Chelleta posellechesca che no Toscanese decerria Favola boscareccia(Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana, Napoli, 1783, t. III). Anche nelle poesie di Filippo Scruttendio de Scafato abbiamo parecchie descrizioni burlesche delle bellezze dell'innamorata; basterà che ricordiamo il sonetto III dellaCorda primma:Cecca se chiamma la Segnora mia,La facce ha tonna comm'a no pallone. . . . . . . . . . . . . . . .Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia,Ha li capille comme l'ha Protone,No pede chiatto ha dinto a lo scarponeChe cammenanno piglia mezza via,È cchiù bavosa che non è l'anguillaCchiù saporita che non sò le spere...così pure vedi il sonetto nº XIII.171.Portioli,Le opere Macheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1882, vol. 1, pag. 253.172.La Piazza universale, ecc., discorso CXIIII, pag. 344. Vedi anche G.Rosa,La Valle Camonica nella Storia, Breno, Venturini, 1881, pag. 73 e 114, eRua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, in Giorn. Stor., XVI, pag. 245.173.I facchini servivano di spasso alla popolazione cittadina nel carnovale, come gli Ebrei a Roma nel sec. XVII.174.Biondelli,Op. cit., pag. 182 e seg.;De Castro,La Storia nella Poesia popolare milanese, Milano, Brigola, 1879, pag. 110. Sulla presenza nel carnevale milanese di Mascherate facchinesche, vediAmbrogio da Milano(C. Cantù),I Carnevali milanesi nel Mondo Illustrato, febbraio 1847, pag. 119, e I.Cantù,Il Carnevale italiano, Milano, Vallardi, pag. 98.175.Stoppato, Op. cit., pag. 113 e seg.176.V.Imbriani,Dante e il Delli Fabrizi, loc. cit.177.Abbiamo qui un'altra conferma dell'uso comunissimo in quel tempo della parola «facchino» per bergamasco, usata, come avverte l'Imbriani, anche dall'Ariosto (Sat., VI, 115). Altre testimonianze di questo uso porta il Rossi nel noto studio sull'Odasi(Giornale Stor. della Lett. It., XI).178.Le Tredici Piacevolissime Notti, Venezia, Zanetti, 1604, pag. 236.179.Zerbini,Note storiche sul Dialetto Bergamasco, Bergamo, Gaffuri, 1886, pag. 38.180.Anche nelleRime di Magagnò, ecc. (pag. 58) si legge una traduzione in lingua rustica padovana del primo canto dell'Orlando.181.La corrente satirica contro i Bergamaschi aveva annesso un significato dispregiativo anche al nome del grande capitano; vedi ilPasserini,Op. cit., pag. 92, nº 191.182.A.Moschetti,Il Gobbo di Rialto e le sue relazioni con Pasquino, nelNuovo Archivio Veneto, Anno III, t. V, parte I; V.Rossi, inRassegna bibliografica della Lett. It., I, 184 e inGiorn. Stor., XXII, pag. 295.183.Vedi nelSaggio bibliograficodel Guerrini sul Croce i numeri 62, 98, 99, 170, 189, 244, 256, 263, 266.184.Stoppato,Op. cit., pag. 156 e seg. Sopra la voracità dello Zanni vedi anche laCorona Maccheronica di B. Bocchini detto Zan Muzzina, parte I, pag. 220.185.G.Rua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, inGiorn. Stor., XVI, pag. 245.186.Tosi,Op. cit., Appendice.187.Stoppato,Op. cit., pag. 156.188.Le origini della lingua italiana, Genova, 1685, pag. 498.189.IlNiccolò Rossi, nel passo citato dal De Amicis, dice appunto: «Nè commedie io nomerò giammai quelle che da gente sordida et mercenaria vengono qua e là portate, introducendoviGianniBergamasco, Francatrippa, Pantalone et simili buffoni...». NelleStanze in lode delle Virtuosissime et Honestissime Damigelle Siciliane e di tutta la loro honoratissima CompagniadiG. C. Croceè detto:(st. XXVI)  Burattino v'è anchor, che similmente,È molto raro nell'imitatione,E in far belle cascate parimentePorge diletto assai alle persone;Ma se ben in tal'arte egli è eccellente,D'un pelo non gli cedeGiovannone,Che col rozzo idioma fa d'intornoMuover gran risa, e rende un spasso adorno.190.Giorn. Stor., IX, pag. 285.191.Storia della Lett. It., vol. II, parte II, pag. 306.192.Opere edite ed inedite del Marchese Cesare Lucchesini, Lucca, 1832, t. II, pag. 128.193.Il dialetto bergamasco, colle sue forti aspirazioni, doveva certo fornire oggetto di satira, e basterà che ricordiamo le dispute che nella tradizione popolare si narrano come avvenute tra i Bergamaschi e i Fiorentini sulla priorità della loro lingua (Straparola, notte VII, 2, e notte IX, 5.).194.Riccoboni,Histoire du Théâtre italien, Paris, 1730, t. I, cap. II.195.Ediz. dei Classici italiani, Milano, 1804, pag. 124. L'Agresti,Studii sulla Commedia italiana del sec. XVI, Napoli, 1871, pag. 146, dice: «In Firenze era un ridotto, detto il Zanni (!!), alle cui laidezze abbominevoli correvano in folla, anche i giovani bennati, struggendosi di piacere per quelle sconcezze, ed applaudendole molto più delle commedie de' letterati». Povero Zanni, confuso con un teatro! Carlo Dati nella lettera al Menagio, dice: «E perchè questa parte del Zanni è tra' Comici forse la principale, i medesimi quasi da essa prendono il nome, dicendosi andare a gli Zanni, e alle Commedie degli Zanni, cioè dei Commedianti».196.In una nota del Minucci alMalmantile racquistatodelLippi, Milano, 1807, Canto II, ottava XLVI, è detto: «Zanni, dal nome Giovanni, che propriamente significa servo ridicolo Bergamasco...».197.D'Ancona,Origini del Teatro it., Torino, Loescher, 1891, 1, 602, nota 4.198.F.Valentini,Trattato su la Commedia dell'arte ossia improvvisa. Maschere italiane ed alcune scene del Carnovale di Roma, Berlino, 1826.199.V.Caravelle,Chiacchere critiche, Firenze, Loescher, 1889, pag. 36 e sg.200.E.Masi,Sulla Storia del Teatro it. nel sec. XVIII, Firenze, Sansoni, 1891, pag. 227.201.Il Cian, nel commento già ricordato alCortegiano(lib. II, cap. XXVIII, pag. 159), ricorda un passo del Nifo,De Re Aulica, nel quale si accenna all'analogia della satira contro i Bergamaschi e i Cavensi, introdotti sulla scena come tipi ridicoli e burleschi: «... quales apud nos sunt qui Cavenses imitantur, et apud Venetos Bergomates».

115.Notiamo come nelle favole LXXXIX e XC sia rivolta contro i villani l'accusa di non saper conservare i segreti, la quale, nella saga salomonica, e ancora prima nella leggenda di Mahausadha, era diretta dal volgare indovino contro le donne.

115.Notiamo come nelle favole LXXXIX e XC sia rivolta contro i villani l'accusa di non saper conservare i segreti, la quale, nella saga salomonica, e ancora prima nella leggenda di Mahausadha, era diretta dal volgare indovino contro le donne.

116.Vedi le favole LIII, LXXXIII.

116.Vedi le favole LIII, LXXXIII.

117.Vedi le favole LXXV, LXXVI; quest'ultima è ripetuta dalSercambi(Novelle inedite tratte dal cod. Trivulziano CXCIIIper cura di R. Renier, Torino, Loescher, 1889) nella nov. LXXX.

117.Vedi le favole LXXV, LXXVI; quest'ultima è ripetuta dalSercambi(Novelle inedite tratte dal cod. Trivulziano CXCIIIper cura di R. Renier, Torino, Loescher, 1889) nella nov. LXXX.

118.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CIX; sarebbe troppo lungo e inopportuno il ricordare qui tutti i fabliaux che dipingono l'infelicità coniugale del villano. Ricorderemo quello,Du preste ki abevete, che ha qualche analogia colVilain de Bailleul, così pure ilFabliau d'Aloul, ilMeunier d'Arleux, laSorisete des estopes,Le quatre souhais Saint Martin, ecc.

118.MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CIX; sarebbe troppo lungo e inopportuno il ricordare qui tutti i fabliaux che dipingono l'infelicità coniugale del villano. Ricorderemo quello,Du preste ki abevete, che ha qualche analogia colVilain de Bailleul, così pure ilFabliau d'Aloul, ilMeunier d'Arleux, laSorisete des estopes,Le quatre souhais Saint Martin, ecc.

119.Questo fabliau che, come è noto, fornì l'argomento alla nov. VIII della giornata III del Decamerone, appartiene al ciclo leggendario delle narrazioni riferentisi allo sciocco che si crede morto o cambiato con un altro. Basterà che ricordiamo la novella II delSercambi(ediz. cit.),De Semplicitate, la facezia LXVII delPoggio; in una novella delFortini, il villano Santi del Grande recatosi in città a vendere due capretti, è persuaso da alcuni burloni che essi sono capponi e non capretti, come i ladri avevano fatto col prete Scarpacifico (Straparola, Notte 1, fav. II) e Eulenspiegel col villano (pag. 133, cap. LXVIII), e, convinto di esser morto, si lascia fare i funerali, e solo dalle provvidenziali bastonate con cui è accolto dal fratello è richiamato alla realtà della vita. Anche nellaTrinuziadelFirenzuolai servi persuadono il dottor Rovina ch'egli non è più lui stesso, come è narrato del Grasso Legnaiuolo, e come è fatto credere a M. Niccolò nelloStufaiolodelDoni, a Calandro nella commedia delDovizi, ed al marito dalla moglie infedele in alcune novelle (Vedi la II delleAntiche Novelle in versi di tradizione popolare riprodotte sulle stampe miglioricon introduzione diG. Rua, nel vol. XII delleCuriosità popolari tradizionalipubblicate per cura diG. Pitrè, Palermo, Clausen, 1893, e la novellaMustafàdelBatacchi). La storiella dello sciocco che si lascia fare i funerali e che è lasciato cadere in terra dai portatori perchè l'intendono parlare, è ripetuta dalPoggio, facezia CCLXVII; dalMorlini(Novellae, Fabulae, Comedia, Lutetiae Parisiorum, 1855, nov. II); dalLasca(La prima e la seconda CenadiA. Grazzini, Milano, 1810, cena II, nov. II) e nella tradizione popolare questa scempiaggine è attribuita a Giufà in Sicilia (Pitrè,Fiabe, Novelle e Racconti popolari siciliani, Palermo, Pedone, 1875, vol. III, cap. CXC), a Iuvadi in Calabria (F. Mango,La leggenda dello sciocco nelle novelle calabre, inArchiv. per le trad. pop., vol. X, pag. 45). In questo ciclo si può comprendere la «Farce nouvelle de Malmet badin natif de Baignolet, qui va à Paris au marché pour vendre ses œufz et sa cresme, et ne les veult donner si non au pris du marché» (Violet Le Duc,Ancien Théâtre François, Paris, Jannet, 1854, t. II, pag. 80), e la novella LXVIII diBonaventure des Periers.

119.Questo fabliau che, come è noto, fornì l'argomento alla nov. VIII della giornata III del Decamerone, appartiene al ciclo leggendario delle narrazioni riferentisi allo sciocco che si crede morto o cambiato con un altro. Basterà che ricordiamo la novella II delSercambi(ediz. cit.),De Semplicitate, la facezia LXVII delPoggio; in una novella delFortini, il villano Santi del Grande recatosi in città a vendere due capretti, è persuaso da alcuni burloni che essi sono capponi e non capretti, come i ladri avevano fatto col prete Scarpacifico (Straparola, Notte 1, fav. II) e Eulenspiegel col villano (pag. 133, cap. LXVIII), e, convinto di esser morto, si lascia fare i funerali, e solo dalle provvidenziali bastonate con cui è accolto dal fratello è richiamato alla realtà della vita. Anche nellaTrinuziadelFirenzuolai servi persuadono il dottor Rovina ch'egli non è più lui stesso, come è narrato del Grasso Legnaiuolo, e come è fatto credere a M. Niccolò nelloStufaiolodelDoni, a Calandro nella commedia delDovizi, ed al marito dalla moglie infedele in alcune novelle (Vedi la II delleAntiche Novelle in versi di tradizione popolare riprodotte sulle stampe miglioricon introduzione diG. Rua, nel vol. XII delleCuriosità popolari tradizionalipubblicate per cura diG. Pitrè, Palermo, Clausen, 1893, e la novellaMustafàdelBatacchi). La storiella dello sciocco che si lascia fare i funerali e che è lasciato cadere in terra dai portatori perchè l'intendono parlare, è ripetuta dalPoggio, facezia CCLXVII; dalMorlini(Novellae, Fabulae, Comedia, Lutetiae Parisiorum, 1855, nov. II); dalLasca(La prima e la seconda CenadiA. Grazzini, Milano, 1810, cena II, nov. II) e nella tradizione popolare questa scempiaggine è attribuita a Giufà in Sicilia (Pitrè,Fiabe, Novelle e Racconti popolari siciliani, Palermo, Pedone, 1875, vol. III, cap. CXC), a Iuvadi in Calabria (F. Mango,La leggenda dello sciocco nelle novelle calabre, inArchiv. per le trad. pop., vol. X, pag. 45). In questo ciclo si può comprendere la «Farce nouvelle de Malmet badin natif de Baignolet, qui va à Paris au marché pour vendre ses œufz et sa cresme, et ne les veult donner si non au pris du marché» (Violet Le Duc,Ancien Théâtre François, Paris, Jannet, 1854, t. II, pag. 80), e la novella LXVIII diBonaventure des Periers.

120.Histoire litt. de la France, XXIII, p. 204. Oltre l'analisi minuta dei fabliaux che hanno per protagonista il villano, fatta dal Le Clerc, dal Lenient e dal Bédier, essi furono riassunti dalLedieunell'Op. cit., dove si trovano anche alcune notizie sulla condizione dei villani nel medio-evo.

120.Histoire litt. de la France, XXIII, p. 204. Oltre l'analisi minuta dei fabliaux che hanno per protagonista il villano, fatta dal Le Clerc, dal Lenient e dal Bédier, essi furono riassunti dalLedieunell'Op. cit., dove si trovano anche alcune notizie sulla condizione dei villani nel medio-evo.

121.È attribuita anche ai saggi di Gotham. (VediWright,Histoire de la caricature, ecc., pag. 212). Secondo un'altra storiella, il villano, avendo perduto l'asino, si reca da un ciarlatano e si fa dare una medicina per ritrovare la sua cavalcatura (Poggio, facezia LXXXVI;Bonaventure des Perriers, novella XCIV).

121.È attribuita anche ai saggi di Gotham. (VediWright,Histoire de la caricature, ecc., pag. 212). Secondo un'altra storiella, il villano, avendo perduto l'asino, si reca da un ciarlatano e si fa dare una medicina per ritrovare la sua cavalcatura (Poggio, facezia LXXXVI;Bonaventure des Perriers, novella XCIV).

122.Poggio, facezia XII. IlDelli Fabrizi, come vedremo, l'attribuisce ai Bergamaschi.

122.Poggio, facezia XII. IlDelli Fabrizi, come vedremo, l'attribuisce ai Bergamaschi.

123.Poggio, facezia XI;Malespini,Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV;G. Finamore, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. IX, pag. 157.

123.Poggio, facezia XI;Malespini,Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV;G. Finamore, inArchivio per le tradizioni popolari, vol. IX, pag. 157.

124.Vedi il fabliauBrifaut,MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CII. Questa fa parte del ciclo delle numerose scempiaggini che nel folklore continuano ad essere attribuite al tipo leggendario dello sciocco.

124.Vedi il fabliauBrifaut,MontaiglonetRaynaud,Op. cit., t. IV, nº CII. Questa fa parte del ciclo delle numerose scempiaggini che nel folklore continuano ad essere attribuite al tipo leggendario dello sciocco.

125.Morlini, nov. XIII;Straparola, notte XIII, fav. II, e si trova inoltre nellaRaccolta di burle, facezie, ecc., poste insieme daAlessandro di Girolamo Sozzini, gentiluomo sanese, Siena, 1865, nellaCortigianadell'Aretino(Atto I, scene XI-XVIII), nelle facezie diM. Poncino della Torre, delPiovano Arlotto, diC. Dati, nelCortigianodelCastiglione, Firenze, Sansoni, 1894, libro II, cap. LXXXIX. Per altri riscontri vediRua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiornale storico della Lett. Ital., XVI, pag. 278.

125.Morlini, nov. XIII;Straparola, notte XIII, fav. II, e si trova inoltre nellaRaccolta di burle, facezie, ecc., poste insieme daAlessandro di Girolamo Sozzini, gentiluomo sanese, Siena, 1865, nellaCortigianadell'Aretino(Atto I, scene XI-XVIII), nelle facezie diM. Poncino della Torre, delPiovano Arlotto, diC. Dati, nelCortigianodelCastiglione, Firenze, Sansoni, 1894, libro II, cap. LXXXIX. Per altri riscontri vediRua,Intorno alle piacevoli notti dello Straparola, inGiornale storico della Lett. Ital., XVI, pag. 278.

126.Agli accenni ricordati dalGuerrini(Op. cit., pag. 259-260) sull'imperizia dei Veneziani nel cavalcare, aggiungiamo i seguenti: la scena III dell'atto I dellaTalantadell'Aretinodove si narrano le comicissime paure del veneziano Vergolo che deve essere aiutato da tre o quattro persone per montare a cavallo.Carlo Datinarra di un Veneziano, che andato a una posta, chiese un cavallo lungo per sei persone. Molti altri sono ricordati daV. Ciannel commento alCortegiano, ed. cit., libro I, cap. XXVII, lib. II, cap. LII.

126.Agli accenni ricordati dalGuerrini(Op. cit., pag. 259-260) sull'imperizia dei Veneziani nel cavalcare, aggiungiamo i seguenti: la scena III dell'atto I dellaTalantadell'Aretinodove si narrano le comicissime paure del veneziano Vergolo che deve essere aiutato da tre o quattro persone per montare a cavallo.Carlo Datinarra di un Veneziano, che andato a una posta, chiese un cavallo lungo per sei persone. Molti altri sono ricordati daV. Ciannel commento alCortegiano, ed. cit., libro I, cap. XXVII, lib. II, cap. LII.

127.Montaiglon, ecc., I, nº X. Vedi ancheSacchetti, novella CXXXIV, eKryptadia, vol. I, pag. 158, nov. XLIX.

127.Montaiglon, ecc., I, nº X. Vedi ancheSacchetti, novella CXXXIV, eKryptadia, vol. I, pag. 158, nov. XLIX.

128.Montaiglon, ecc., t. I, nº XI;Ledieu,Op. cit., pag. 111.

128.Montaiglon, ecc., t. I, nº XI;Ledieu,Op. cit., pag. 111.

129.A questo ciclo si riconnette anche il noto fabliauDe Berangier au lonc c...(Montaiglon, ecc., t. III, pag. 252, n. LXXXVI), nel quale si narra come una figlia di un castellano povero, costretta a sposare un ricco villano smargiasso, faccia al marito una certa burla sulla quale è bene non insistere, smascherandone la codardia e costringendolo a sopportare in pace che essa conceda il suo amore ad un nobile cavaliere. Il villano invece confonde e svergogna la moglie nel fabliau:De la C... noire,Montaiglon, ecc., VI, nº CXLVIII.

129.A questo ciclo si riconnette anche il noto fabliauDe Berangier au lonc c...(Montaiglon, ecc., t. III, pag. 252, n. LXXXVI), nel quale si narra come una figlia di un castellano povero, costretta a sposare un ricco villano smargiasso, faccia al marito una certa burla sulla quale è bene non insistere, smascherandone la codardia e costringendolo a sopportare in pace che essa conceda il suo amore ad un nobile cavaliere. Il villano invece confonde e svergogna la moglie nel fabliau:De la C... noire,Montaiglon, ecc., VI, nº CXLVIII.

130.Il Matazone così incomincia:A voy, segnor e cavaler. . . . . . . . . .Intenditi questa raxoneLa qual fe MatazoneE fo da CaliganoE naque d'un vilanoE d'un vilan fo natoMa non per lo so gratoPerò che in vilaniaNo vose aver compagniaSe no da gli cortexiDa chi bontà imprexi.

130.Il Matazone così incomincia:

A voy, segnor e cavaler. . . . . . . . . .Intenditi questa raxoneLa qual fe MatazoneE fo da CaliganoE naque d'un vilanoE d'un vilan fo natoMa non per lo so gratoPerò che in vilaniaNo vose aver compagniaSe no da gli cortexiDa chi bontà imprexi.

A voy, segnor e cavaler. . . . . . . . . .Intenditi questa raxoneLa qual fe MatazoneE fo da CaliganoE naque d'un vilanoE d'un vilan fo natoMa non per lo so gratoPerò che in vilaniaNo vose aver compagniaSe no da gli cortexiDa chi bontà imprexi.

A voy, segnor e cavaler

. . . . . . . . . .

Intenditi questa raxone

La qual fe Matazone

E fo da Caligano

E naque d'un vilano

E d'un vilan fo nato

Ma non per lo so grato

Però che in vilania

No vose aver compagnia

Se no da gli cortexi

Da chi bontà imprexi.

131.Bédier,Op. cit., pag. 292.

131.Bédier,Op. cit., pag. 292.

132.Ibid., pag. 290.

132.Ibid., pag. 290.

133.Guerrini,Op. cit., cap. I.

133.Guerrini,Op. cit., cap. I.

134.Bartoli,I precursori del Boccaccio, Firenze, Sansoni, 1876, pag. 22.

134.Bartoli,I precursori del Boccaccio, Firenze, Sansoni, 1876, pag. 22.

135.Abbiamo già accennato alla corrispondenza delle parole di Filostrato in questa novella con quelle di Geburon nella XXIX nov. dell'Heptaméron di Margherita d'Angoulême; in quella raccolta è l'unica novella in cui il nobile consesso si compiace di narrare le avventure di un villano; e Normefide, interrompe bruscamente Parlamente con queste parole: «Je vous pris, laissons là ce païsant avecq sa païsante...».

135.Abbiamo già accennato alla corrispondenza delle parole di Filostrato in questa novella con quelle di Geburon nella XXIX nov. dell'Heptaméron di Margherita d'Angoulême; in quella raccolta è l'unica novella in cui il nobile consesso si compiace di narrare le avventure di un villano; e Normefide, interrompe bruscamente Parlamente con queste parole: «Je vous pris, laissons là ce païsant avecq sa païsante...».

136.NovellediF. Sacchetti, Torino, Pomba, 1853, nov. LXXXVIII, CLXV, ecc.

136.NovellediF. Sacchetti, Torino, Pomba, 1853, nov. LXXXVIII, CLXV, ecc.

137.Vedi la nov. XVIII della raccolta delD'Ancona, la VII dell'ediz. lucchese, e la II, XI, LXIX, LXXX della raccolta tratta dal Renier dal codice trivulziano.

137.Vedi la nov. XVIII della raccolta delD'Ancona, la VII dell'ediz. lucchese, e la II, XI, LXIX, LXXX della raccolta tratta dal Renier dal codice trivulziano.

138.IlMüntz,L'Arte italiana nel Quattrocento, Milano, 1894, trad. it. diA. Luzio, osserva: «Scorrendo gli scritti del sec. XV, o esaminando le opere d'arte della stessa epoca, si è colpiti dal vedere qual esigua parte vi abbia il contadino. Nel secolo precedente esso era stato uno degli attori favoriti dei novellieri, Sacchetti, ser Giovanni (!) non meno del Boccaccio. Ma d'ora in poi, diventa un mito, un'astrazione: quando per caso straordinario, un artista fa ad uno di questi diseredati l'onore di introdurlo in una sua composizione, egli lo imbacucca d'un costume bizzarro che si avvicina al costume antico assai più che non è quello del Rinascimento. Non si direbbe quasi che l'artista non ha mai messo i piedi ne' campi, non ha mai veduto un colono od un pastore se non attraverso un prisma?».

138.IlMüntz,L'Arte italiana nel Quattrocento, Milano, 1894, trad. it. diA. Luzio, osserva: «Scorrendo gli scritti del sec. XV, o esaminando le opere d'arte della stessa epoca, si è colpiti dal vedere qual esigua parte vi abbia il contadino. Nel secolo precedente esso era stato uno degli attori favoriti dei novellieri, Sacchetti, ser Giovanni (!) non meno del Boccaccio. Ma d'ora in poi, diventa un mito, un'astrazione: quando per caso straordinario, un artista fa ad uno di questi diseredati l'onore di introdurlo in una sua composizione, egli lo imbacucca d'un costume bizzarro che si avvicina al costume antico assai più che non è quello del Rinascimento. Non si direbbe quasi che l'artista non ha mai messo i piedi ne' campi, non ha mai veduto un colono od un pastore se non attraverso un prisma?».

139.Le NovellediG. Serminida Siena, Livorno, Vigo, 1874.

139.Le NovellediG. Serminida Siena, Livorno, Vigo, 1874.

140.Sull'ingratitudine dei villani è da ricordarsiLe Dit de Merlin Mellot(inJubinal,Op. cit., pag. 128), in cui è narrato di un villano «ânier» che si mostra sconoscente verso il suo sovranaturale benefattore, il quale castiga l'ingrato togliendogli tutti i beni e gli onori che gli aveva concessi, e riducendolo di nuovo «ânier»; il racconto termina con questa considerazione:Je puis bien tele gent au chien comparagier,Quant le chien a charoigne plus qu'il n'en puet mengierI. autre ne lairoit par-devant li rungier,Ainz l'abaie et rechine com déust esragier.

140.Sull'ingratitudine dei villani è da ricordarsiLe Dit de Merlin Mellot(inJubinal,Op. cit., pag. 128), in cui è narrato di un villano «ânier» che si mostra sconoscente verso il suo sovranaturale benefattore, il quale castiga l'ingrato togliendogli tutti i beni e gli onori che gli aveva concessi, e riducendolo di nuovo «ânier»; il racconto termina con questa considerazione:

Je puis bien tele gent au chien comparagier,Quant le chien a charoigne plus qu'il n'en puet mengierI. autre ne lairoit par-devant li rungier,Ainz l'abaie et rechine com déust esragier.

Je puis bien tele gent au chien comparagier,Quant le chien a charoigne plus qu'il n'en puet mengierI. autre ne lairoit par-devant li rungier,Ainz l'abaie et rechine com déust esragier.

Je puis bien tele gent au chien comparagier,

Quant le chien a charoigne plus qu'il n'en puet mengier

I. autre ne lairoit par-devant li rungier,

Ainz l'abaie et rechine com déust esragier.

141.Novel. XXV. Nella nov. XII narra il Sermini la sua fuga dalla campagna, dove si era rifugiato per fuggire la moria nel 1492, deciso ad affrontare il pericolo di essere attaccato dal morbo, pur di togliersi dalla compagnia dei villani, contro cui si scaglia con somma violenza, deridendone il linguaggio ed enumerandone i vizi.

141.Novel. XXV. Nella nov. XII narra il Sermini la sua fuga dalla campagna, dove si era rifugiato per fuggire la moria nel 1492, deciso ad affrontare il pericolo di essere attaccato dal morbo, pur di togliersi dalla compagnia dei villani, contro cui si scaglia con somma violenza, deridendone il linguaggio ed enumerandone i vizi.

142.NellaRaccolta di NovellieridellaCollezione dei Classici italiani, vol. II, pag. 29, è narrata, in una novella d'anonimo, una burla simile fatta a Bianco Alfani a cui è fatto credere che è stato eletto Podestà di Norcia; egli spende quanto possiede per il necessario arredamento, ma poi ritorna al suo paese beffato e impoverito.

142.NellaRaccolta di NovellieridellaCollezione dei Classici italiani, vol. II, pag. 29, è narrata, in una novella d'anonimo, una burla simile fatta a Bianco Alfani a cui è fatto credere che è stato eletto Podestà di Norcia; egli spende quanto possiede per il necessario arredamento, ma poi ritorna al suo paese beffato e impoverito.

143.È un opuscoletto di poche pagine, che porta la segnatura 48, 4, del sec. XV, e nella prima pagina si legge:Dialogo de dui Villani | che se scontrano, et uno dimanda | a l'altro ciò che ha visto a Venetia, et li narra il tutto, cosa piace | vole, da ridere. Per Rocho de gli Arimenesi | Paduano Poeta Laureato sul Monte de Venda di Caroli | e Panocchie Laureato e Poetato de man | de la signora Mathia Cartolora | ditta refugio de' Matti || Con una novella de uno Villano che credea essere inspiritato, et venne per rimedio alla speciaria della Borsa. In fine: In Venetia, per Francesco de Tomaso di Salò e compagni in Frezaria al segno de la Fede.Il nome di questo stampatore non si trova in alcuno degli elenchi dei primi editori di Venezia.

143.È un opuscoletto di poche pagine, che porta la segnatura 48, 4, del sec. XV, e nella prima pagina si legge:Dialogo de dui Villani | che se scontrano, et uno dimanda | a l'altro ciò che ha visto a Venetia, et li narra il tutto, cosa piace | vole, da ridere. Per Rocho de gli Arimenesi | Paduano Poeta Laureato sul Monte de Venda di Caroli | e Panocchie Laureato e Poetato de man | de la signora Mathia Cartolora | ditta refugio de' Matti || Con una novella de uno Villano che credea essere inspiritato, et venne per rimedio alla speciaria della Borsa. In fine: In Venetia, per Francesco de Tomaso di Salò e compagni in Frezaria al segno de la Fede.Il nome di questo stampatore non si trova in alcuno degli elenchi dei primi editori di Venezia.

144.Confronta il ritratto del villano nelVilain miree nelFabliau d'Aloul.

144.Confronta il ritratto del villano nelVilain miree nelFabliau d'Aloul.

145.Allo speziale accade quello che toccò pure ad un prete, come si racconta nella seguente novella: «Novella de uno prete il qual per voler far le corna a un contadino si ritrovò in la m... lui e il chierico: cosa piacevole da ridere di Eustachio Celebrino da Udine. Venetia, 1535». È ricordata dal Passano, dal Brunet e nellaBibliographie des ouvrages relatifs à l'amour; noi non abbiamo potuto averla sott'occhio.

145.Allo speziale accade quello che toccò pure ad un prete, come si racconta nella seguente novella: «Novella de uno prete il qual per voler far le corna a un contadino si ritrovò in la m... lui e il chierico: cosa piacevole da ridere di Eustachio Celebrino da Udine. Venetia, 1535». È ricordata dal Passano, dal Brunet e nellaBibliographie des ouvrages relatifs à l'amour; noi non abbiamo potuto averla sott'occhio.

146.P. A. Tosi,Maccheronee di cinque Poeti italiani del sec. XV, Milano, Daelli, 1864.

146.P. A. Tosi,Maccheronee di cinque Poeti italiani del sec. XV, Milano, Daelli, 1864.

147.Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV.

147.Duecentonovelle, parte II, nov. LXIV.

148.Novelle ed. ed ined. di serG. Forteguerri, nov. VIII.

148.Novelle ed. ed ined. di serG. Forteguerri, nov. VIII.

149.Scelta di curiosità lett., nº CXXXVIII, Bologna, Romagnoli, 1874.

149.Scelta di curiosità lett., nº CXXXVIII, Bologna, Romagnoli, 1874.

150.Il Verri (Storia di Milano, II, cap. XIII, pag. 212) riferisce, riportandola dallaCronaca dell'Ozario, una scena consimile tra un Villano e Bernabò Visconti; il Villano però non sa di trovarsi innanzi al temuto signore, e si lamenta soltanto delle ingiustizie commesse dal governatore di Lodi, e dell'estrema miseria in cui era ridotto.

150.Il Verri (Storia di Milano, II, cap. XIII, pag. 212) riferisce, riportandola dallaCronaca dell'Ozario, una scena consimile tra un Villano e Bernabò Visconti; il Villano però non sa di trovarsi innanzi al temuto signore, e si lamenta soltanto delle ingiustizie commesse dal governatore di Lodi, e dell'estrema miseria in cui era ridotto.

151.NellaFarce de Maistre Pierre Pathelin,avec son testament à quatre personnages, diPierre Blanchet, come è noto, Thibault Aignelet risponde sempre «Bée» alle domande del giudice, come gli aveva insegnato Pathelin; ma quando questi vuol farsi pagare dal villano che era stato assolto con questo stratagemma si sente rispondere dall'astuto cliente «Bée»; e la medesima burla è ripetuta in una farsa di Hans Sachs, nell'ArzigogolodelLasca, nellaScelta di facezie,tratti,buffonerie,motti e burle cauate da diversi autori, Firenze, 1594, pag. 161 e neiDiporti di M. Girolamo Parabosco, Torino, Pomba, 1853, Giorn. I, nov. VIII, pag. 63.

151.NellaFarce de Maistre Pierre Pathelin,avec son testament à quatre personnages, diPierre Blanchet, come è noto, Thibault Aignelet risponde sempre «Bée» alle domande del giudice, come gli aveva insegnato Pathelin; ma quando questi vuol farsi pagare dal villano che era stato assolto con questo stratagemma si sente rispondere dall'astuto cliente «Bée»; e la medesima burla è ripetuta in una farsa di Hans Sachs, nell'ArzigogolodelLasca, nellaScelta di facezie,tratti,buffonerie,motti e burle cauate da diversi autori, Firenze, 1594, pag. 161 e neiDiporti di M. Girolamo Parabosco, Torino, Pomba, 1853, Giorn. I, nov. VIII, pag. 63.

152.Passano,I novellieri italiani in prosa,indicati e descritti, Torino, Paravia, 1878, vol. II, pag. 423.

152.Passano,I novellieri italiani in prosa,indicati e descritti, Torino, Paravia, 1878, vol. II, pag. 423.

153.Il villano, in una novella che troviamo riportata dalLa Fontaine(Op. cit., pag. 254:Le Diable de Papefiguière) e daiKryptadia, t. I, pag. 59, inganna il Diavolo che gli aveva dato un campo da lavorare a metà prodotto, seminando delle patate e lasciando al Diavolo le foglie; essendosi poi stabilito che il raccolto sarebbe spettato a chi dei due avesse riconosciuto la cavalcatura del compagno, il villano viene al luogo fissato a cavallo della moglie e vince la scommessa, non avendo il diavolo conosciuto la strana cavalcatura dell'avversario. Vedi anche sullo stesso argomento della lotta tra il diavolo e il villano,Rua, inGiorn. Storico, XVI, pag. 250. Anche Belfagor, nella notissima novella del Machiavelli, deve rinunciare a castigare il villano Matteo del Bricco dell'abuso che costui faceva della facoltà concessagli di guarire le ossesse, perchè è messo in fuga dalla falsa notizia, datagli dall'astuto villano, che stava per essere raggiunto da Monna Onesta. IlD'Ancona(Poemetti pop. it., Bologna, Zanichelli, 1889, pag. 131) come Appendice alTrattato della Superbia, ecc. ha pubblicato tre Contrasti, il primo dei quali in un'edizione recente è intitolato:Curioso Contrasto tra la Morte ed un Villano astuto che guarisce ogni malattia colle Erbe.La Morte incontra un villano e cerca di intimorirlo minacciando di farlo morire con varie malattie che gli viene enumerando; ma il villano non si lascia sgomentare e ad ogni male minacciato ricorda i rimedi corrispondenti a cui saprebbe ricorrere, e non si dà per vinto che quando la Morte minaccia di coglierlo all'improvviso.

153.Il villano, in una novella che troviamo riportata dalLa Fontaine(Op. cit., pag. 254:Le Diable de Papefiguière) e daiKryptadia, t. I, pag. 59, inganna il Diavolo che gli aveva dato un campo da lavorare a metà prodotto, seminando delle patate e lasciando al Diavolo le foglie; essendosi poi stabilito che il raccolto sarebbe spettato a chi dei due avesse riconosciuto la cavalcatura del compagno, il villano viene al luogo fissato a cavallo della moglie e vince la scommessa, non avendo il diavolo conosciuto la strana cavalcatura dell'avversario. Vedi anche sullo stesso argomento della lotta tra il diavolo e il villano,Rua, inGiorn. Storico, XVI, pag. 250. Anche Belfagor, nella notissima novella del Machiavelli, deve rinunciare a castigare il villano Matteo del Bricco dell'abuso che costui faceva della facoltà concessagli di guarire le ossesse, perchè è messo in fuga dalla falsa notizia, datagli dall'astuto villano, che stava per essere raggiunto da Monna Onesta. IlD'Ancona(Poemetti pop. it., Bologna, Zanichelli, 1889, pag. 131) come Appendice alTrattato della Superbia, ecc. ha pubblicato tre Contrasti, il primo dei quali in un'edizione recente è intitolato:Curioso Contrasto tra la Morte ed un Villano astuto che guarisce ogni malattia colle Erbe.La Morte incontra un villano e cerca di intimorirlo minacciando di farlo morire con varie malattie che gli viene enumerando; ma il villano non si lascia sgomentare e ad ogni male minacciato ricorda i rimedi corrispondenti a cui saprebbe ricorrere, e non si dà per vinto che quando la Morte minaccia di coglierlo all'improvviso.

154.IlCarducci,Cantilene e Ballate, Strambotti e Madrigali nei sec. XIII e XIV, Pisa, Nistri, 1871, pag. 74, ha pubblicato uno dei più antichi esempi di poesia rusticale, anteriore alla Nencia; ripubblicato daSeverino Ferrari,Bibl. della Lett. pop. it., Firenze, 1882, anno I, vol. I, pag. 65.

154.IlCarducci,Cantilene e Ballate, Strambotti e Madrigali nei sec. XIII e XIV, Pisa, Nistri, 1871, pag. 74, ha pubblicato uno dei più antichi esempi di poesia rusticale, anteriore alla Nencia; ripubblicato daSeverino Ferrari,Bibl. della Lett. pop. it., Firenze, 1882, anno I, vol. I, pag. 65.

155.D'Ancona,La poesia popolare italiana, Livorno, Vigo, 1878.

155.D'Ancona,La poesia popolare italiana, Livorno, Vigo, 1878.

156.E.Rubieri,Storia della poesia popolare italiana,Firenze, Barbera, 1877, parte II, cap. XIV.

156.E.Rubieri,Storia della poesia popolare italiana,Firenze, Barbera, 1877, parte II, cap. XIV.

157.Burckhardt,La civiltà nel secolo del Rinascimento, Firenze, Sansoni, 1876, t. II, pag. 104 e seg. Il Burckhardt, dopo di aver osservato che questa reazione naturalistica nella poesia contro la bucolica convenzionale degli imitatori di Virgilio e del Boccaccio non era possibile che in Italia per le condizioni diverse in cui vi si trovavano i contadini rispetto a quelli di Francia e di Germania, aggiunge: «Ora è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il villano, e che la commedia improvvisata si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i vilains, di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di qualsiasi specie (Corteg., II, 54;Pandolfini,Governo, pag. 86) s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze d'onore e di rispetto per una classe di persone che rende alla società sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine». Senza fermarci a constatare la maggiore o minor quantità di componimenti satirici contro i villani nei diversi paesi, osserviamo contrariamente a quanto afferma l'illustre storico del nostro Risorgimento, che se il Pandolfini, o per meglio dire, l'Alberti in alcuni luoghi dell'opera discorre della felicità di chi vive in villa lontano dai rumori della città, parlando dei contadini, dice: «È cosa da non poter credere quanto nei villani sia cresciuta la malvagità! Ogni loro pensamento mettono nell'ingannarci; mai errano a loro danno in niuna ragione s'abbia a fare con loro: sempre cercano che si rimanga loro del tuo... Se le ricolte sono abbondanti per sè ne ripongono le due migliori parti. Se per cattivo temporale o per altro caso le terre furono quest'anno sterili, il Contadino non te n'assegna se non danno, ecc.» (pag. 106-107). Anche nelCortegianodelCastiglionenon abbiamo saputo trovare le attestazioni di simpatia a cui il B. accenna; anzi i contadini vi sono in più luoghi dipinti come vittime di burle tradizionali per opera di buontemponi, e vi si stigmatizza il nobile che lotta per diporto col villano. Certo nella nostra letteratura non mancano le lodi ai villani, ma ai due scrittori citati non spetta questo merito. Tra i molti che scrissero in lode della popolazione rurale, ricorderemoGio. Vincenzo Imperialeche scrisse nei primi anni del sec. XVII un poema, intitolato:Lo stato rustico, Genova, 1611, nel quale contrappone la felicità della vita rustica all'infelicità della cittadina.

157.Burckhardt,La civiltà nel secolo del Rinascimento, Firenze, Sansoni, 1876, t. II, pag. 104 e seg. Il Burckhardt, dopo di aver osservato che questa reazione naturalistica nella poesia contro la bucolica convenzionale degli imitatori di Virgilio e del Boccaccio non era possibile che in Italia per le condizioni diverse in cui vi si trovavano i contadini rispetto a quelli di Francia e di Germania, aggiunge: «Ora è bensì vero che la boria e l'orgoglio cittadinesco sono un continuo stimolo ai poeti e ai novellieri perchè mettano in canzonatura il villano, e che la commedia improvvisata si dà premura poi di fare il resto. Ma tuttavia dove trovare neanche un'ombra di quel crudele e beffardo odio di razza contro i vilains, di cui sono pieni gli aristocratici poeti provenzali e qua e colà anche i cronisti francesi? Egli è un fatto che negli scrittori italiani di qualsiasi specie (Corteg., II, 54;Pandolfini,Governo, pag. 86) s'incontrano frequenti e spontanee testimonianze d'onore e di rispetto per una classe di persone che rende alla società sì segnalati servigi e ha tanto diritto alla di lei gratitudine». Senza fermarci a constatare la maggiore o minor quantità di componimenti satirici contro i villani nei diversi paesi, osserviamo contrariamente a quanto afferma l'illustre storico del nostro Risorgimento, che se il Pandolfini, o per meglio dire, l'Alberti in alcuni luoghi dell'opera discorre della felicità di chi vive in villa lontano dai rumori della città, parlando dei contadini, dice: «È cosa da non poter credere quanto nei villani sia cresciuta la malvagità! Ogni loro pensamento mettono nell'ingannarci; mai errano a loro danno in niuna ragione s'abbia a fare con loro: sempre cercano che si rimanga loro del tuo... Se le ricolte sono abbondanti per sè ne ripongono le due migliori parti. Se per cattivo temporale o per altro caso le terre furono quest'anno sterili, il Contadino non te n'assegna se non danno, ecc.» (pag. 106-107). Anche nelCortegianodelCastiglionenon abbiamo saputo trovare le attestazioni di simpatia a cui il B. accenna; anzi i contadini vi sono in più luoghi dipinti come vittime di burle tradizionali per opera di buontemponi, e vi si stigmatizza il nobile che lotta per diporto col villano. Certo nella nostra letteratura non mancano le lodi ai villani, ma ai due scrittori citati non spetta questo merito. Tra i molti che scrissero in lode della popolazione rurale, ricorderemoGio. Vincenzo Imperialeche scrisse nei primi anni del sec. XVII un poema, intitolato:Lo stato rustico, Genova, 1611, nel quale contrappone la felicità della vita rustica all'infelicità della cittadina.

158.Storia della Lett. it.(trad. it.), Torino, Loescher, 1891, volume II, parte I, pag. 228.

158.Storia della Lett. it.(trad. it.), Torino, Loescher, 1891, volume II, parte I, pag. 228.

159.Il Fanfani dice del Magnifico: «Scritturò ancora (mi si lasci dir così, perchè proprio mi dà l'idea egli d'impresario, e gli altri di virtuosi) quanti più filosofi, letterati, poeti, storici potè raccapezzare; e tutti se gli teneva dattorno, e tutti facevansi grassi alle sue spalle, godendosi ville, sollazzi ed onorati riposi, secondo la natura di ciascuno, e rendendo poi al magnifico dispensatore larga mercede di incensature».Poesie giocose inedite o rarepubblicate daA. Mabellini, con unSaggio sulla poesia giocosa in ItaliadiPietro Fanfani, Firenze, 1884, pag. 16.

159.Il Fanfani dice del Magnifico: «Scritturò ancora (mi si lasci dir così, perchè proprio mi dà l'idea egli d'impresario, e gli altri di virtuosi) quanti più filosofi, letterati, poeti, storici potè raccapezzare; e tutti se gli teneva dattorno, e tutti facevansi grassi alle sue spalle, godendosi ville, sollazzi ed onorati riposi, secondo la natura di ciascuno, e rendendo poi al magnifico dispensatore larga mercede di incensature».Poesie giocose inedite o rarepubblicate daA. Mabellini, con unSaggio sulla poesia giocosa in ItaliadiPietro Fanfani, Firenze, 1884, pag. 16.

160.G.Baccini,Bollettino storico,letterario del Mugello,Firenze, 1893, anno I, n. 7, pag. 104; il Baccini ricorda altre canzonette dello stesso Giambullari.

160.G.Baccini,Bollettino storico,letterario del Mugello,Firenze, 1893, anno I, n. 7, pag. 104; il Baccini ricorda altre canzonette dello stesso Giambullari.

161.La quinta delle ventotto stanze rusticali pubblicate dalFerrari,Op. cit., pag. 231, ricorda questo passo della Nencia.

161.La quinta delle ventotto stanze rusticali pubblicate dalFerrari,Op. cit., pag. 231, ricorda questo passo della Nencia.

162.Nella poesia rusticale pubblicata dal Carducci, già ricordata, è detto:Siete più netta che non è il pattumeE rilucete più ch'una stagnata.Il Folengo:Bocca Zoanninae cum grignat, grignat ApolloBocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.

162.Nella poesia rusticale pubblicata dal Carducci, già ricordata, è detto:

Siete più netta che non è il pattumeE rilucete più ch'una stagnata.

Siete più netta che non è il pattumeE rilucete più ch'una stagnata.

Siete più netta che non è il pattume

E rilucete più ch'una stagnata.

Il Folengo:

Bocca Zoanninae cum grignat, grignat ApolloBocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.

Bocca Zoanninae cum grignat, grignat ApolloBocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.

Bocca Zoanninae cum grignat, grignat Apollo

Bocca Zoanninae cum spudat, balsama spudat.

163.Satire alla Berniesca, Turino, pro Martino Cravotto, 1549. Confronta anche la XXXVII delleStanze dello Sparpaglia alla Silvanadi F.Doni, e i ritratti femminili nella Catrina e nelMogliazzodelBerni.

163.Satire alla Berniesca, Turino, pro Martino Cravotto, 1549. Confronta anche la XXXVII delleStanze dello Sparpaglia alla Silvanadi F.Doni, e i ritratti femminili nella Catrina e nelMogliazzodelBerni.

164.V.Rossi,Battista Guarini ed il Pastor Fido,Torino,Loescher, 1886, parte II, pag. 174.

164.V.Rossi,Battista Guarini ed il Pastor Fido,Torino,Loescher, 1886, parte II, pag. 174.

165.Gaspary,Op. cit., vol. II, parte II, pag. 271.

165.Gaspary,Op. cit., vol. II, parte II, pag. 271.

166.Il volumetto porta la segnatura [47. 1] s. l. n. d. adesp. car. got. della fine del sec. XV (cm. 16 × 11). Il Capitolo è così intitolato:Capitolo rusticale contando le bellezze de|la sua inamorata. A fol. 2t, si leggono:Strambotti alla Martorellache finiscono con unStrambotto sopra un paio di calze: a fol. 5r:Capitolo,Sonetti e Strambotti d'amore: a fol. 9re 10ri dueCapitoliattribuiti a Cecco d'Ascoli di cui parliamo in Appendice II.

166.Il volumetto porta la segnatura [47. 1] s. l. n. d. adesp. car. got. della fine del sec. XV (cm. 16 × 11). Il Capitolo è così intitolato:Capitolo rusticale contando le bellezze de|la sua inamorata. A fol. 2t, si leggono:Strambotti alla Martorellache finiscono con unStrambotto sopra un paio di calze: a fol. 5r:Capitolo,Sonetti e Strambotti d'amore: a fol. 9re 10ri dueCapitoliattribuiti a Cecco d'Ascoli di cui parliamo in Appendice II.

167.Silvio Pieri,Un commediografo popolare del sec. XVI, inN. A., luglio 1881.

167.Silvio Pieri,Un commediografo popolare del sec. XVI, inN. A., luglio 1881.

168.NelleRime di Magagnò, Menon e Begotto in lingua rustica padovana, Venetia, 1610, sono assai frequenti le imitazioni del Ruzzante; si confronti il ritratto che Menon fa della Thietta:E qui do brazzi — Par ramonazzi. . . . . . . . . . . . . . . .O che man care — Man da impastareSenza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).Qui peazzon, che co i va per la villaI sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).

168.NelleRime di Magagnò, Menon e Begotto in lingua rustica padovana, Venetia, 1610, sono assai frequenti le imitazioni del Ruzzante; si confronti il ritratto che Menon fa della Thietta:

E qui do brazzi — Par ramonazzi. . . . . . . . . . . . . . . .O che man care — Man da impastareSenza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).Qui peazzon, che co i va per la villaI sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).

E qui do brazzi — Par ramonazzi. . . . . . . . . . . . . . . .O che man care — Man da impastareSenza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).

E qui do brazzi — Par ramonazzi

. . . . . . . . . . . . . . . .

O che man care — Man da impastare

Senza faiga — sie stara de pan. (pag. 16).

Qui peazzon, che co i va per la villaI sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).

Qui peazzon, che co i va per la villa

I sfregola le zoppe, pi che 'l sole. (pag. 30).

169.Biondelli, Op. cit., pag. 162:Matinada,idest Strambòg che fa il Gian alla Togna. Si può qui ricordare anche laSerenata, overo cantata del Dott.Graciano e Pedrolino in lode della loro innamoratadelCroce, pubblicata daA. Gaudenzi,I suoni, le forme e le parole dell'odierno dialetto della città di Bologna, Torino, Loescher, 1889, pag. 225:Pedr...... voi cantà de FranceschinaChe l'è piò bianca che n'è la puina,E piò zentil assè d'un formai dur.Gra.La Sabadina è com'una polpetta,. . . . . . . . . . . . . . .

169.Biondelli, Op. cit., pag. 162:Matinada,idest Strambòg che fa il Gian alla Togna. Si può qui ricordare anche laSerenata, overo cantata del Dott.Graciano e Pedrolino in lode della loro innamoratadelCroce, pubblicata daA. Gaudenzi,I suoni, le forme e le parole dell'odierno dialetto della città di Bologna, Torino, Loescher, 1889, pag. 225:

Pedr...... voi cantà de FranceschinaChe l'è piò bianca che n'è la puina,E piò zentil assè d'un formai dur.Gra.La Sabadina è com'una polpetta,. . . . . . . . . . . . . . .

Pedr...... voi cantà de FranceschinaChe l'è piò bianca che n'è la puina,E piò zentil assè d'un formai dur.

Pedr...... voi cantà de Franceschina

Che l'è piò bianca che n'è la puina,

E piò zentil assè d'un formai dur.

Gra.La Sabadina è com'una polpetta,. . . . . . . . . . . . . . .

Gra.La Sabadina è com'una polpetta,

. . . . . . . . . . . . . . .

170.Sulla poesia rusticale vedi il Quadrio,Della Storia e della Ragione d'ogni Poesia, Bologna, 1739, libro I, dist. II, cap. VII. Tra gli scrittori in lingua rustica napoletana ricorderemoG. C. Cortese, al quale appartiene:La Rosa, Chelleta posellechesca che no Toscanese decerria Favola boscareccia(Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana, Napoli, 1783, t. III). Anche nelle poesie di Filippo Scruttendio de Scafato abbiamo parecchie descrizioni burlesche delle bellezze dell'innamorata; basterà che ricordiamo il sonetto III dellaCorda primma:Cecca se chiamma la Segnora mia,La facce ha tonna comm'a no pallone. . . . . . . . . . . . . . . .Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia,Ha li capille comme l'ha Protone,No pede chiatto ha dinto a lo scarponeChe cammenanno piglia mezza via,È cchiù bavosa che non è l'anguillaCchiù saporita che non sò le spere...così pure vedi il sonetto nº XIII.

170.Sulla poesia rusticale vedi il Quadrio,Della Storia e della Ragione d'ogni Poesia, Bologna, 1739, libro I, dist. II, cap. VII. Tra gli scrittori in lingua rustica napoletana ricorderemoG. C. Cortese, al quale appartiene:La Rosa, Chelleta posellechesca che no Toscanese decerria Favola boscareccia(Collezione di tutti i poemi in lingua napoletana, Napoli, 1783, t. III). Anche nelle poesie di Filippo Scruttendio de Scafato abbiamo parecchie descrizioni burlesche delle bellezze dell'innamorata; basterà che ricordiamo il sonetto III dellaCorda primma:

Cecca se chiamma la Segnora mia,La facce ha tonna comm'a no pallone. . . . . . . . . . . . . . . .Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia,Ha li capille comme l'ha Protone,No pede chiatto ha dinto a lo scarponeChe cammenanno piglia mezza via,È cchiù bavosa che non è l'anguillaCchiù saporita che non sò le spere...

Cecca se chiamma la Segnora mia,La facce ha tonna comm'a no pallone. . . . . . . . . . . . . . . .Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia,Ha li capille comme l'ha Protone,No pede chiatto ha dinto a lo scarponeChe cammenanno piglia mezza via,È cchiù bavosa che non è l'anguillaCchiù saporita che non sò le spere...

Cecca se chiamma la Segnora mia,

La facce ha tonna comm'a no pallone

. . . . . . . . . . . . . . . .

Ha le vuocchie de cefescola e d'arpia,

Ha li capille comme l'ha Protone,

No pede chiatto ha dinto a lo scarpone

Che cammenanno piglia mezza via,

È cchiù bavosa che non è l'anguilla

Cchiù saporita che non sò le spere...

così pure vedi il sonetto nº XIII.

171.Portioli,Le opere Macheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1882, vol. 1, pag. 253.

171.Portioli,Le opere Macheroniche di Merlin Cocai, Mantova, 1882, vol. 1, pag. 253.

172.La Piazza universale, ecc., discorso CXIIII, pag. 344. Vedi anche G.Rosa,La Valle Camonica nella Storia, Breno, Venturini, 1881, pag. 73 e 114, eRua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, in Giorn. Stor., XVI, pag. 245.

172.La Piazza universale, ecc., discorso CXIIII, pag. 344. Vedi anche G.Rosa,La Valle Camonica nella Storia, Breno, Venturini, 1881, pag. 73 e 114, eRua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, in Giorn. Stor., XVI, pag. 245.

173.I facchini servivano di spasso alla popolazione cittadina nel carnovale, come gli Ebrei a Roma nel sec. XVII.

173.I facchini servivano di spasso alla popolazione cittadina nel carnovale, come gli Ebrei a Roma nel sec. XVII.

174.Biondelli,Op. cit., pag. 182 e seg.;De Castro,La Storia nella Poesia popolare milanese, Milano, Brigola, 1879, pag. 110. Sulla presenza nel carnevale milanese di Mascherate facchinesche, vediAmbrogio da Milano(C. Cantù),I Carnevali milanesi nel Mondo Illustrato, febbraio 1847, pag. 119, e I.Cantù,Il Carnevale italiano, Milano, Vallardi, pag. 98.

174.Biondelli,Op. cit., pag. 182 e seg.;De Castro,La Storia nella Poesia popolare milanese, Milano, Brigola, 1879, pag. 110. Sulla presenza nel carnevale milanese di Mascherate facchinesche, vediAmbrogio da Milano(C. Cantù),I Carnevali milanesi nel Mondo Illustrato, febbraio 1847, pag. 119, e I.Cantù,Il Carnevale italiano, Milano, Vallardi, pag. 98.

175.Stoppato, Op. cit., pag. 113 e seg.

175.Stoppato, Op. cit., pag. 113 e seg.

176.V.Imbriani,Dante e il Delli Fabrizi, loc. cit.

176.V.Imbriani,Dante e il Delli Fabrizi, loc. cit.

177.Abbiamo qui un'altra conferma dell'uso comunissimo in quel tempo della parola «facchino» per bergamasco, usata, come avverte l'Imbriani, anche dall'Ariosto (Sat., VI, 115). Altre testimonianze di questo uso porta il Rossi nel noto studio sull'Odasi(Giornale Stor. della Lett. It., XI).

177.Abbiamo qui un'altra conferma dell'uso comunissimo in quel tempo della parola «facchino» per bergamasco, usata, come avverte l'Imbriani, anche dall'Ariosto (Sat., VI, 115). Altre testimonianze di questo uso porta il Rossi nel noto studio sull'Odasi(Giornale Stor. della Lett. It., XI).

178.Le Tredici Piacevolissime Notti, Venezia, Zanetti, 1604, pag. 236.

178.Le Tredici Piacevolissime Notti, Venezia, Zanetti, 1604, pag. 236.

179.Zerbini,Note storiche sul Dialetto Bergamasco, Bergamo, Gaffuri, 1886, pag. 38.

179.Zerbini,Note storiche sul Dialetto Bergamasco, Bergamo, Gaffuri, 1886, pag. 38.

180.Anche nelleRime di Magagnò, ecc. (pag. 58) si legge una traduzione in lingua rustica padovana del primo canto dell'Orlando.

180.Anche nelleRime di Magagnò, ecc. (pag. 58) si legge una traduzione in lingua rustica padovana del primo canto dell'Orlando.

181.La corrente satirica contro i Bergamaschi aveva annesso un significato dispregiativo anche al nome del grande capitano; vedi ilPasserini,Op. cit., pag. 92, nº 191.

181.La corrente satirica contro i Bergamaschi aveva annesso un significato dispregiativo anche al nome del grande capitano; vedi ilPasserini,Op. cit., pag. 92, nº 191.

182.A.Moschetti,Il Gobbo di Rialto e le sue relazioni con Pasquino, nelNuovo Archivio Veneto, Anno III, t. V, parte I; V.Rossi, inRassegna bibliografica della Lett. It., I, 184 e inGiorn. Stor., XXII, pag. 295.

182.A.Moschetti,Il Gobbo di Rialto e le sue relazioni con Pasquino, nelNuovo Archivio Veneto, Anno III, t. V, parte I; V.Rossi, inRassegna bibliografica della Lett. It., I, 184 e inGiorn. Stor., XXII, pag. 295.

183.Vedi nelSaggio bibliograficodel Guerrini sul Croce i numeri 62, 98, 99, 170, 189, 244, 256, 263, 266.

183.Vedi nelSaggio bibliograficodel Guerrini sul Croce i numeri 62, 98, 99, 170, 189, 244, 256, 263, 266.

184.Stoppato,Op. cit., pag. 156 e seg. Sopra la voracità dello Zanni vedi anche laCorona Maccheronica di B. Bocchini detto Zan Muzzina, parte I, pag. 220.

184.Stoppato,Op. cit., pag. 156 e seg. Sopra la voracità dello Zanni vedi anche laCorona Maccheronica di B. Bocchini detto Zan Muzzina, parte I, pag. 220.

185.G.Rua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, inGiorn. Stor., XVI, pag. 245.

185.G.Rua,Intorno alle Piacevoli Notti dello Straparola, inGiorn. Stor., XVI, pag. 245.

186.Tosi,Op. cit., Appendice.

186.Tosi,Op. cit., Appendice.

187.Stoppato,Op. cit., pag. 156.

187.Stoppato,Op. cit., pag. 156.

188.Le origini della lingua italiana, Genova, 1685, pag. 498.

188.Le origini della lingua italiana, Genova, 1685, pag. 498.

189.IlNiccolò Rossi, nel passo citato dal De Amicis, dice appunto: «Nè commedie io nomerò giammai quelle che da gente sordida et mercenaria vengono qua e là portate, introducendoviGianniBergamasco, Francatrippa, Pantalone et simili buffoni...». NelleStanze in lode delle Virtuosissime et Honestissime Damigelle Siciliane e di tutta la loro honoratissima CompagniadiG. C. Croceè detto:(st. XXVI)  Burattino v'è anchor, che similmente,È molto raro nell'imitatione,E in far belle cascate parimentePorge diletto assai alle persone;Ma se ben in tal'arte egli è eccellente,D'un pelo non gli cedeGiovannone,Che col rozzo idioma fa d'intornoMuover gran risa, e rende un spasso adorno.

189.IlNiccolò Rossi, nel passo citato dal De Amicis, dice appunto: «Nè commedie io nomerò giammai quelle che da gente sordida et mercenaria vengono qua e là portate, introducendoviGianniBergamasco, Francatrippa, Pantalone et simili buffoni...». NelleStanze in lode delle Virtuosissime et Honestissime Damigelle Siciliane e di tutta la loro honoratissima CompagniadiG. C. Croceè detto:

(st. XXVI)  Burattino v'è anchor, che similmente,È molto raro nell'imitatione,E in far belle cascate parimentePorge diletto assai alle persone;Ma se ben in tal'arte egli è eccellente,D'un pelo non gli cedeGiovannone,Che col rozzo idioma fa d'intornoMuover gran risa, e rende un spasso adorno.

(st. XXVI)  Burattino v'è anchor, che similmente,È molto raro nell'imitatione,E in far belle cascate parimentePorge diletto assai alle persone;Ma se ben in tal'arte egli è eccellente,D'un pelo non gli cedeGiovannone,Che col rozzo idioma fa d'intornoMuover gran risa, e rende un spasso adorno.

(st. XXVI)  Burattino v'è anchor, che similmente,

È molto raro nell'imitatione,

E in far belle cascate parimente

Porge diletto assai alle persone;

Ma se ben in tal'arte egli è eccellente,

D'un pelo non gli cedeGiovannone,

Che col rozzo idioma fa d'intorno

Muover gran risa, e rende un spasso adorno.

190.Giorn. Stor., IX, pag. 285.

190.Giorn. Stor., IX, pag. 285.

191.Storia della Lett. It., vol. II, parte II, pag. 306.

191.Storia della Lett. It., vol. II, parte II, pag. 306.

192.Opere edite ed inedite del Marchese Cesare Lucchesini, Lucca, 1832, t. II, pag. 128.

192.Opere edite ed inedite del Marchese Cesare Lucchesini, Lucca, 1832, t. II, pag. 128.

193.Il dialetto bergamasco, colle sue forti aspirazioni, doveva certo fornire oggetto di satira, e basterà che ricordiamo le dispute che nella tradizione popolare si narrano come avvenute tra i Bergamaschi e i Fiorentini sulla priorità della loro lingua (Straparola, notte VII, 2, e notte IX, 5.).

193.Il dialetto bergamasco, colle sue forti aspirazioni, doveva certo fornire oggetto di satira, e basterà che ricordiamo le dispute che nella tradizione popolare si narrano come avvenute tra i Bergamaschi e i Fiorentini sulla priorità della loro lingua (Straparola, notte VII, 2, e notte IX, 5.).

194.Riccoboni,Histoire du Théâtre italien, Paris, 1730, t. I, cap. II.

194.Riccoboni,Histoire du Théâtre italien, Paris, 1730, t. I, cap. II.

195.Ediz. dei Classici italiani, Milano, 1804, pag. 124. L'Agresti,Studii sulla Commedia italiana del sec. XVI, Napoli, 1871, pag. 146, dice: «In Firenze era un ridotto, detto il Zanni (!!), alle cui laidezze abbominevoli correvano in folla, anche i giovani bennati, struggendosi di piacere per quelle sconcezze, ed applaudendole molto più delle commedie de' letterati». Povero Zanni, confuso con un teatro! Carlo Dati nella lettera al Menagio, dice: «E perchè questa parte del Zanni è tra' Comici forse la principale, i medesimi quasi da essa prendono il nome, dicendosi andare a gli Zanni, e alle Commedie degli Zanni, cioè dei Commedianti».

195.Ediz. dei Classici italiani, Milano, 1804, pag. 124. L'Agresti,Studii sulla Commedia italiana del sec. XVI, Napoli, 1871, pag. 146, dice: «In Firenze era un ridotto, detto il Zanni (!!), alle cui laidezze abbominevoli correvano in folla, anche i giovani bennati, struggendosi di piacere per quelle sconcezze, ed applaudendole molto più delle commedie de' letterati». Povero Zanni, confuso con un teatro! Carlo Dati nella lettera al Menagio, dice: «E perchè questa parte del Zanni è tra' Comici forse la principale, i medesimi quasi da essa prendono il nome, dicendosi andare a gli Zanni, e alle Commedie degli Zanni, cioè dei Commedianti».

196.In una nota del Minucci alMalmantile racquistatodelLippi, Milano, 1807, Canto II, ottava XLVI, è detto: «Zanni, dal nome Giovanni, che propriamente significa servo ridicolo Bergamasco...».

196.In una nota del Minucci alMalmantile racquistatodelLippi, Milano, 1807, Canto II, ottava XLVI, è detto: «Zanni, dal nome Giovanni, che propriamente significa servo ridicolo Bergamasco...».

197.D'Ancona,Origini del Teatro it., Torino, Loescher, 1891, 1, 602, nota 4.

197.D'Ancona,Origini del Teatro it., Torino, Loescher, 1891, 1, 602, nota 4.

198.F.Valentini,Trattato su la Commedia dell'arte ossia improvvisa. Maschere italiane ed alcune scene del Carnovale di Roma, Berlino, 1826.

198.F.Valentini,Trattato su la Commedia dell'arte ossia improvvisa. Maschere italiane ed alcune scene del Carnovale di Roma, Berlino, 1826.

199.V.Caravelle,Chiacchere critiche, Firenze, Loescher, 1889, pag. 36 e sg.

199.V.Caravelle,Chiacchere critiche, Firenze, Loescher, 1889, pag. 36 e sg.

200.E.Masi,Sulla Storia del Teatro it. nel sec. XVIII, Firenze, Sansoni, 1891, pag. 227.

200.E.Masi,Sulla Storia del Teatro it. nel sec. XVIII, Firenze, Sansoni, 1891, pag. 227.

201.Il Cian, nel commento già ricordato alCortegiano(lib. II, cap. XXVIII, pag. 159), ricorda un passo del Nifo,De Re Aulica, nel quale si accenna all'analogia della satira contro i Bergamaschi e i Cavensi, introdotti sulla scena come tipi ridicoli e burleschi: «... quales apud nos sunt qui Cavenses imitantur, et apud Venetos Bergomates».

201.Il Cian, nel commento già ricordato alCortegiano(lib. II, cap. XXVIII, pag. 159), ricorda un passo del Nifo,De Re Aulica, nel quale si accenna all'analogia della satira contro i Bergamaschi e i Cavensi, introdotti sulla scena come tipi ridicoli e burleschi: «... quales apud nos sunt qui Cavenses imitantur, et apud Venetos Bergomates».


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