CAPITOLO XXI.I CONTRABBANDIERI.«Che pur bisbigli?Tra' fuora que roncigli.—Messer che comandate?—Che questi pruni leviate,E fate via.»——ServentesediGiannozzo da Firenze.Ricorderà il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano già avvenute, e di già consolate di una bella bambina. Allorchè Selvaggia arrivò al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito non le parve vero d'averla a sè. Quando non fosse derivato che da un impulso di quel suo animo sì gentile, essendo stata fin da' primi anni a Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perchè d'indole buona l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi comunemente; che, cioè, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il più intimo. Troppa distanza passava, gli è vero, e tanto più per que' tempi, dalla nobile famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza [pg!246] di casta ove il cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra parte non è a pensare se la buona donna ne fu contenta!Avvenne così che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, fattala venire al castello, le disse:—Senti, Maria, ho bisogno di te.—Oh! Dio sia benedetto!—rispose ella.—Un qualche angelo v'ha portato quassù! Sarò sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire, al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra questi boschi sì orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che ci abbiate salute!Cotesto triste confronto di già pur troppo anche Selvaggia l'aveva fatto!La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del castello. Selvaggia, allorchè la salute le consentiva d'uscire un poco a diporto (nè di lunge andò mai, poichè qualche malvivente si disse e fu visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si recò:—Vedete, madonna—le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua figliuolina;—per amor vostro le ho posto nome Selvaggia.—Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella bambina.—Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista! Perchè temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me!Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva già incominciato a sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, cominciò a fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de' suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra neppur per metà, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' più vili, l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:—E in maremma perchè non torni quest'anno?—Ed egli:—Ho trovato da andare a opra per su di qui—a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po' esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni, risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso per loro.—Eh! sicuro!—Gli s'accostò uno sconosciuto, ed era il famoso contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a casa, così attaccava discorso:—Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle nostre fatiche? Non è altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi non riportare a casa quasi che nulla.—Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era del parer suo; e con più calore seguitò:—Ma e poi? o che è questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza? Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini!—Oh sì! che mi discorri di malattie?—soggiunse Fuccio;—mi pare, un po' più o un po' meno, che laggiù siamo tutti malati: e, ridotti così, che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi è di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure; mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giù non ti senta le costole rotte, e più delle volte un brivido addosso come quello della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di [pg!248] quelle arpie, perchè ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma affè di Dio! questa vita non la vo' più!—Sì, eh?—rispose Vanni.—E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste, messere?—Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'è tanti mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un fiorino!—Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false.Allora il furbaccio—benone—disse tra sè: e strettosi più a lui, vedendo così d'aver preparato il terreno, soggiunse:—Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Già io non ti conosco.—Che discorsi mi fate?—Or su, qua la mano e ascolta.E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non scorgevasi anima viva:—Sappi—disse il masnadiero—che io pure ho lavorato in maremma; e mal pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva, e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi, povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre natura?—e con un certo impeto glie le allungava dinanzi—t'assicuro che senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando con la masnada di Musone...—Di Musone!—quasi raccapricciando riprese l'altro.E a faccia fresca ripetevagli Fuccio:—Sì, di Musone. Ed io già da qualche mese sono entrato...—Voi!—scostandosi, e accennandolo a dito con istupore—soggiunse Vanni.—Sì, ti dico, io; e mi son già messo fra loro.—E dunque andrete...—Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti dà noia! Diamine! Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma, s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e d'altro.[pg!249] —Ah! dunque...—E che non è lavoro come quel di maremma? Non è forse pan guadagnato anche questo? Non è tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o piuttosto che tu stia giù di qui a far lo spallone, traversando con de' carichi que' poggi che là—e accennava a que' dirimpetto—passando a guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa?—E l'inverno con la neve?—soggiunse l'altro.—Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giù dal monte non ti ricopra, può essere il male di far la rotta: là, là, s'intende, spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro.—Oh! per questo!... la fatica non mi dà pena. Ma e la paga?—domandò Vanni già più tranquillo.—Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' più che a tagliar legna e a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro.—Fiorini d'oro?—E bada, ogni giorno!—Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia...—Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'è un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!...—Per me—disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se medesimo—oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano, po' poi che ci corre?—E si mise a riflettere; quindi alzò una spalla com'a dir: «che m'importa?»—Anzi, di' pur che ci corre—soggiunse l'altro—perchè alla fatta fine Musone corre rischio d'essere strangolato.—Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni.—Oh! per noi non c'è pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci paga. Con questa differenza: [pg!250] che in maremma bisognava starci difilato per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare quasi da casa, e la sera tornarsene?....—Come, come? tornare anche?—Non dirò mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene con un bel gruzzolo di fiorini d'oro!—Sì, sì, fiorini d'oro!—con fierezza esaltata proruppe Vanni—anch'io li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver lavorato, cani assassini di maremmi!—E parve questo l'ultimo scrupolo soffocato.—Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri! e qui con lui.... oh! sì; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove? dimandò infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto quel malandrino.E questi, con un certo mistero:—La notte che viene, quando sarà al suo mezzo farai di trovarti giù sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto—e glielo accennava.—Lì io stesso ti attenderò per condurti subito a opra. Addio. Ricordati che il silenzio è necessario più per te che per me! Tu m'intendi!Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si mostrava intollerante della fatica. È così sempre la vicenda di chi, ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredità del lavoro. Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere, conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, cominciò da prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna. Ella avrà avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole pacifica. Si eran presi per amore, e già una figliuolina, come abbiam detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di là. Il vivere l'avrebbe raccapezzato, [pg!251] se egli del poco fosse stato contento. Infatti a veder la casuccia di Maria sì linda, e sì fornita del bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza più a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai contrariato in nulla, incominciò a frequentar le taverne e a giuocare. In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi assai riservati. La lontananza dalla città gli tien contenti del poco: e i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli è vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio.Non è così però ne' luoghi di confine. Le son genti per lo più che si guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i così detti contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi più ha, specie se è un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi, hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo più ci trovavano il tornaconto.Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicchè era terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i più arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de' Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si [pg!252] sapeva che alla Sambuca facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano lì sul confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello della Sambuca.Costoro, fatti più arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino all'assassinio. Più volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, e di scuri. Nelle notti quanto più buie, e fra le tempeste più arrovellate, allora sì che era un via vai di costoro su' pe' confini; taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perchè con le milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, dove di manutengoli non ne mancava, lì eran quelli che dovevan riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan già che dovea transitarvi.Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur [pg!253] troppo chi si pone a una china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in fondo! Però un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, gli fece disegno addosso, e pensò: «questo è uomo da farmi buon giuoco;» e battendogli sopra una spalla, così gli disse:—Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, purchè tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassù al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. Però bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie quante più poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza di rivederlo.—Ma io... ma lei!...—rispose egli molto turbato; perchè pensò come mai la sua donna potesse tradire quella buona signora!—Ohè! Non c'è ma che tenga!—l'interruppe risoluto Musone—Tua moglie ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli uomini della nostra brigata. Perchè siccome a loro premono queste quattro dita di gola,—m'intendi?—così tu non vorrai esser da meno per amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!—E alzando la mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer più motto, e per diversa via si partirono.[pg!254]
CAPITOLO XXI.I CONTRABBANDIERI.«Che pur bisbigli?Tra' fuora que roncigli.—Messer che comandate?—Che questi pruni leviate,E fate via.»——ServentesediGiannozzo da Firenze.Ricorderà il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano già avvenute, e di già consolate di una bella bambina. Allorchè Selvaggia arrivò al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito non le parve vero d'averla a sè. Quando non fosse derivato che da un impulso di quel suo animo sì gentile, essendo stata fin da' primi anni a Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perchè d'indole buona l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi comunemente; che, cioè, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il più intimo. Troppa distanza passava, gli è vero, e tanto più per que' tempi, dalla nobile famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza [pg!246] di casta ove il cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra parte non è a pensare se la buona donna ne fu contenta!Avvenne così che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, fattala venire al castello, le disse:—Senti, Maria, ho bisogno di te.—Oh! Dio sia benedetto!—rispose ella.—Un qualche angelo v'ha portato quassù! Sarò sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire, al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra questi boschi sì orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che ci abbiate salute!Cotesto triste confronto di già pur troppo anche Selvaggia l'aveva fatto!La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del castello. Selvaggia, allorchè la salute le consentiva d'uscire un poco a diporto (nè di lunge andò mai, poichè qualche malvivente si disse e fu visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si recò:—Vedete, madonna—le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua figliuolina;—per amor vostro le ho posto nome Selvaggia.—Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella bambina.—Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista! Perchè temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me!Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva già incominciato a sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, cominciò a fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de' suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra neppur per metà, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' più vili, l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:—E in maremma perchè non torni quest'anno?—Ed egli:—Ho trovato da andare a opra per su di qui—a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po' esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni, risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso per loro.—Eh! sicuro!—Gli s'accostò uno sconosciuto, ed era il famoso contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a casa, così attaccava discorso:—Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle nostre fatiche? Non è altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi non riportare a casa quasi che nulla.—Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era del parer suo; e con più calore seguitò:—Ma e poi? o che è questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza? Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini!—Oh sì! che mi discorri di malattie?—soggiunse Fuccio;—mi pare, un po' più o un po' meno, che laggiù siamo tutti malati: e, ridotti così, che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi è di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure; mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giù non ti senta le costole rotte, e più delle volte un brivido addosso come quello della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di [pg!248] quelle arpie, perchè ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma affè di Dio! questa vita non la vo' più!—Sì, eh?—rispose Vanni.—E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste, messere?—Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'è tanti mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un fiorino!—Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false.Allora il furbaccio—benone—disse tra sè: e strettosi più a lui, vedendo così d'aver preparato il terreno, soggiunse:—Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Già io non ti conosco.—Che discorsi mi fate?—Or su, qua la mano e ascolta.E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non scorgevasi anima viva:—Sappi—disse il masnadiero—che io pure ho lavorato in maremma; e mal pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva, e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi, povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre natura?—e con un certo impeto glie le allungava dinanzi—t'assicuro che senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando con la masnada di Musone...—Di Musone!—quasi raccapricciando riprese l'altro.E a faccia fresca ripetevagli Fuccio:—Sì, di Musone. Ed io già da qualche mese sono entrato...—Voi!—scostandosi, e accennandolo a dito con istupore—soggiunse Vanni.—Sì, ti dico, io; e mi son già messo fra loro.—E dunque andrete...—Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti dà noia! Diamine! Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma, s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e d'altro.[pg!249] —Ah! dunque...—E che non è lavoro come quel di maremma? Non è forse pan guadagnato anche questo? Non è tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o piuttosto che tu stia giù di qui a far lo spallone, traversando con de' carichi que' poggi che là—e accennava a que' dirimpetto—passando a guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa?—E l'inverno con la neve?—soggiunse l'altro.—Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giù dal monte non ti ricopra, può essere il male di far la rotta: là, là, s'intende, spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro.—Oh! per questo!... la fatica non mi dà pena. Ma e la paga?—domandò Vanni già più tranquillo.—Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' più che a tagliar legna e a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro.—Fiorini d'oro?—E bada, ogni giorno!—Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia...—Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'è un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!...—Per me—disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se medesimo—oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano, po' poi che ci corre?—E si mise a riflettere; quindi alzò una spalla com'a dir: «che m'importa?»—Anzi, di' pur che ci corre—soggiunse l'altro—perchè alla fatta fine Musone corre rischio d'essere strangolato.—Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni.—Oh! per noi non c'è pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci paga. Con questa differenza: [pg!250] che in maremma bisognava starci difilato per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare quasi da casa, e la sera tornarsene?....—Come, come? tornare anche?—Non dirò mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene con un bel gruzzolo di fiorini d'oro!—Sì, sì, fiorini d'oro!—con fierezza esaltata proruppe Vanni—anch'io li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver lavorato, cani assassini di maremmi!—E parve questo l'ultimo scrupolo soffocato.—Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri! e qui con lui.... oh! sì; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove? dimandò infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto quel malandrino.E questi, con un certo mistero:—La notte che viene, quando sarà al suo mezzo farai di trovarti giù sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto—e glielo accennava.—Lì io stesso ti attenderò per condurti subito a opra. Addio. Ricordati che il silenzio è necessario più per te che per me! Tu m'intendi!Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si mostrava intollerante della fatica. È così sempre la vicenda di chi, ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredità del lavoro. Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere, conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, cominciò da prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna. Ella avrà avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole pacifica. Si eran presi per amore, e già una figliuolina, come abbiam detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di là. Il vivere l'avrebbe raccapezzato, [pg!251] se egli del poco fosse stato contento. Infatti a veder la casuccia di Maria sì linda, e sì fornita del bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza più a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai contrariato in nulla, incominciò a frequentar le taverne e a giuocare. In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi assai riservati. La lontananza dalla città gli tien contenti del poco: e i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli è vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio.Non è così però ne' luoghi di confine. Le son genti per lo più che si guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i così detti contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi più ha, specie se è un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi, hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo più ci trovavano il tornaconto.Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicchè era terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i più arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de' Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si [pg!252] sapeva che alla Sambuca facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano lì sul confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello della Sambuca.Costoro, fatti più arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino all'assassinio. Più volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, e di scuri. Nelle notti quanto più buie, e fra le tempeste più arrovellate, allora sì che era un via vai di costoro su' pe' confini; taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perchè con le milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, dove di manutengoli non ne mancava, lì eran quelli che dovevan riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan già che dovea transitarvi.Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur [pg!253] troppo chi si pone a una china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in fondo! Però un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, gli fece disegno addosso, e pensò: «questo è uomo da farmi buon giuoco;» e battendogli sopra una spalla, così gli disse:—Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, purchè tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassù al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. Però bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie quante più poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza di rivederlo.—Ma io... ma lei!...—rispose egli molto turbato; perchè pensò come mai la sua donna potesse tradire quella buona signora!—Ohè! Non c'è ma che tenga!—l'interruppe risoluto Musone—Tua moglie ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli uomini della nostra brigata. Perchè siccome a loro premono queste quattro dita di gola,—m'intendi?—così tu non vorrai esser da meno per amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!—E alzando la mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer più motto, e per diversa via si partirono.[pg!254]
I CONTRABBANDIERI.
«Che pur bisbigli?Tra' fuora que roncigli.—Messer che comandate?—Che questi pruni leviate,E fate via.»——ServentesediGiannozzo da Firenze.
«Che pur bisbigli?Tra' fuora que roncigli.—Messer che comandate?—Che questi pruni leviate,E fate via.»
«Che pur bisbigli?
Tra' fuora que roncigli.
Tra' fuora que roncigli.
—Messer che comandate?
—Che questi pruni leviate,
E fate via.»
E fate via.»
——ServentesediGiannozzo da Firenze.
Ricorderà il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano già avvenute, e di già consolate di una bella bambina. Allorchè Selvaggia arrivò al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito non le parve vero d'averla a sè. Quando non fosse derivato che da un impulso di quel suo animo sì gentile, essendo stata fin da' primi anni a Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perchè d'indole buona l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi comunemente; che, cioè, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il più intimo. Troppa distanza passava, gli è vero, e tanto più per que' tempi, dalla nobile famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza [pg!246] di casta ove il cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra parte non è a pensare se la buona donna ne fu contenta!
Avvenne così che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, fattala venire al castello, le disse:
—Senti, Maria, ho bisogno di te.
—Oh! Dio sia benedetto!—rispose ella.—Un qualche angelo v'ha portato quassù! Sarò sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire, al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra questi boschi sì orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che ci abbiate salute!
Cotesto triste confronto di già pur troppo anche Selvaggia l'aveva fatto!
La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del castello. Selvaggia, allorchè la salute le consentiva d'uscire un poco a diporto (nè di lunge andò mai, poichè qualche malvivente si disse e fu visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si recò:
—Vedete, madonna—le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua figliuolina;—per amor vostro le ho posto nome Selvaggia.
—Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella bambina.—Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista! Perchè temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me!
Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva già incominciato a sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, cominciò a fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de' suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra neppur per metà, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' più vili, l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:—E in maremma perchè non torni quest'anno?—Ed egli:—Ho trovato da andare a opra per su di qui—a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po' esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni, risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso per loro.
—Eh! sicuro!—Gli s'accostò uno sconosciuto, ed era il famoso contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a casa, così attaccava discorso:
—Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle nostre fatiche? Non è altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi non riportare a casa quasi che nulla.
—Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era del parer suo; e con più calore seguitò:
—Ma e poi? o che è questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza? Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini!
—Oh sì! che mi discorri di malattie?—soggiunse Fuccio;—mi pare, un po' più o un po' meno, che laggiù siamo tutti malati: e, ridotti così, che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi è di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure; mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giù non ti senta le costole rotte, e più delle volte un brivido addosso come quello della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di [pg!248] quelle arpie, perchè ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma affè di Dio! questa vita non la vo' più!
—Sì, eh?—rispose Vanni.—E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste, messere?
—Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'è tanti mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un fiorino!
—Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false.
Allora il furbaccio—benone—disse tra sè: e strettosi più a lui, vedendo così d'aver preparato il terreno, soggiunse:
—Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Già io non ti conosco.
—Che discorsi mi fate?
—Or su, qua la mano e ascolta.
E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non scorgevasi anima viva:
—Sappi—disse il masnadiero—che io pure ho lavorato in maremma; e mal pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva, e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi, povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre natura?—e con un certo impeto glie le allungava dinanzi—t'assicuro che senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando con la masnada di Musone...
—Di Musone!—quasi raccapricciando riprese l'altro.
E a faccia fresca ripetevagli Fuccio:
—Sì, di Musone. Ed io già da qualche mese sono entrato...
—Voi!—scostandosi, e accennandolo a dito con istupore—soggiunse Vanni.
—Sì, ti dico, io; e mi son già messo fra loro.
—E dunque andrete...
—Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti dà noia! Diamine! Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma, s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e d'altro.
[pg!249] —Ah! dunque...
—E che non è lavoro come quel di maremma? Non è forse pan guadagnato anche questo? Non è tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o piuttosto che tu stia giù di qui a far lo spallone, traversando con de' carichi que' poggi che là—e accennava a que' dirimpetto—passando a guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa?
—E l'inverno con la neve?—soggiunse l'altro.
—Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giù dal monte non ti ricopra, può essere il male di far la rotta: là, là, s'intende, spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro.
—Oh! per questo!... la fatica non mi dà pena. Ma e la paga?—domandò Vanni già più tranquillo.
—Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' più che a tagliar legna e a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro.
—Fiorini d'oro?
—E bada, ogni giorno!
—Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia...
—Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'è un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!...
—Per me—disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se medesimo—oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano, po' poi che ci corre?—E si mise a riflettere; quindi alzò una spalla com'a dir: «che m'importa?»
—Anzi, di' pur che ci corre—soggiunse l'altro—perchè alla fatta fine Musone corre rischio d'essere strangolato.
—Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni.
—Oh! per noi non c'è pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci paga. Con questa differenza: [pg!250] che in maremma bisognava starci difilato per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare quasi da casa, e la sera tornarsene?....
—Come, come? tornare anche?
—Non dirò mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene con un bel gruzzolo di fiorini d'oro!
—Sì, sì, fiorini d'oro!—con fierezza esaltata proruppe Vanni—anch'io li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver lavorato, cani assassini di maremmi!—E parve questo l'ultimo scrupolo soffocato.—Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri! e qui con lui.... oh! sì; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove? dimandò infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto quel malandrino.
E questi, con un certo mistero:
—La notte che viene, quando sarà al suo mezzo farai di trovarti giù sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto—e glielo accennava.—Lì io stesso ti attenderò per condurti subito a opra. Addio. Ricordati che il silenzio è necessario più per te che per me! Tu m'intendi!
Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si mostrava intollerante della fatica. È così sempre la vicenda di chi, ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredità del lavoro. Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere, conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, cominciò da prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna. Ella avrà avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole pacifica. Si eran presi per amore, e già una figliuolina, come abbiam detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di là. Il vivere l'avrebbe raccapezzato, [pg!251] se egli del poco fosse stato contento. Infatti a veder la casuccia di Maria sì linda, e sì fornita del bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza più a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai contrariato in nulla, incominciò a frequentar le taverne e a giuocare. In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi assai riservati. La lontananza dalla città gli tien contenti del poco: e i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli è vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio.
Non è così però ne' luoghi di confine. Le son genti per lo più che si guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i così detti contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi più ha, specie se è un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi, hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo più ci trovavano il tornaconto.
Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicchè era terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i più arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de' Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si [pg!252] sapeva che alla Sambuca facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano lì sul confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello della Sambuca.
Costoro, fatti più arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino all'assassinio. Più volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, e di scuri. Nelle notti quanto più buie, e fra le tempeste più arrovellate, allora sì che era un via vai di costoro su' pe' confini; taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perchè con le milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, dove di manutengoli non ne mancava, lì eran quelli che dovevan riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan già che dovea transitarvi.
Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur [pg!253] troppo chi si pone a una china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in fondo! Però un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, gli fece disegno addosso, e pensò: «questo è uomo da farmi buon giuoco;» e battendogli sopra una spalla, così gli disse:
—Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, purchè tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassù al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. Però bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie quante più poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza di rivederlo.
—Ma io... ma lei!...—rispose egli molto turbato; perchè pensò come mai la sua donna potesse tradire quella buona signora!
—Ohè! Non c'è ma che tenga!—l'interruppe risoluto Musone—Tua moglie ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli uomini della nostra brigata. Perchè siccome a loro premono queste quattro dita di gola,—m'intendi?—così tu non vorrai esser da meno per amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!—E alzando la mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer più motto, e per diversa via si partirono.
[pg!254]