XI.RIEPILOGO E CONCLUSIONE
Il lavoro, che ora ci disponiamo a compiere, è stato condotto con un certo criterio che ne ha esteso i limiti e lo sviluppo oltre i termini assegnati dall'Accademia. Questa maggiore estensione, che abbiamo data allo svolgimento dell'esposizione, non ci par tale che debba apparire un fuor d'opera; perchè essa è stata una naturale conseguenza del modo come abbiamo intesa e concepita la dottrina socratica. Se ci fossimo invece limitati a raccogliere i pronunziati autentici di Socrate, per poi disporli secondo lo schema di questa o quella filosofia, non avremmo certo fatto cosa che rispondesse alla natura del compito, che ci eravamo assunto. Se siamo o no riusciti a mostrare, che la dottrina di Socrate scaturisca naturalmente dalle condizioni personali dell'autore, e rimanga a quelle così strettamente congiunta da coincidere interamente con le pratiche esigenze che l'aveano prodotta; questo non è in noi di affermare: ebasterà dire, che avevamo in mente di esporre e mettere in chiaro questo nostro concetto.
Misurando alla stregua delle attuali condizioni del sapere filosofico i pochi risultati scientifici della ricerca socratica, non è senza un certo sentimento di compiacimento che si fa la pruova di ricomporre nel loro valore genuino e nel loro vero significato quei primi rudimenti della scienza. La teoria della conoscenza, che nelle sue svariate attinenze con la psicologia, la logica e la metafisica ha occupato ed occupa un posto tanto importante nella filosofia moderna da Cartesio in poi, è nella persona di Socrate ancora un semplice conato pedagogico, e non giunge ad isolare in uno schema formale l'elemento del sapere logico dalla sfera della conoscenza concreta. L'etica, che da Platone e da Aristotele in poi è divenuta un sistema complicatissimo di giudizi e di deduzioni su l'elemento empirico dell'attività volitiva, sollevando tanta varietà di quistioni sul criterio morale delle azioni, sul principio intrinseco della valutazione e via dicendo, ci apparisce in Socrate in uno stato affatto rudimentale, quando la riflessione ha appena appena cominciato a scomporre e penetrare l'imagine tradizionale dellavita, per cogliere una determinazione razionale nelle forme e nelle relazioni della vita etica. E questa prima ricerca ha già innanzi a sè una larga sfera di problemi, ed avverte molte di quelle difficoltà da cui la filosofia pratica non si è ancora liberata. Tutta questa attività infine, che fu ricca di tanta influenza scientifica, non ha ancora l'aria di essere scienza, e non si chiude in uno stretto organismo di formali deduzioni; anzi rimane qualche cosa di privato e d'individuale, ed ha tale un'aria schietta, disadorna e modesta, che non è lecito celebrarla con encomi e parole pompose.
Rifacciamo qui in breve, ed in forma di riassunto, la nostra esposizione; per compendiarne in pochi tratti lo sviluppo e le conclusioni.
Nella personalità di Socrate due sono gli elementi più pronunziati: la rettitudine della coscienza morale, che riposava sopra convincimenti di natura affatto religiosa, e la dichiarata tendenza pedagogica. Noi abbiamo scorta l'impossibilità di rifare la genesi storica delle sue convinzioni, ed abbiamo mostrato come gli elementi, che costituiscono la sua coscienza, sono così strettamente collegatifra loro, nell'atto che egli acquista un'importanza pubblica, che non si può in alcun modo assegnarne lo sviluppo. E solo dal punto di vista della congettura abbiamo cercato di affermare, come l'attività ricercativa fosse in lui un risultato dell'esigenza pratica di una certezza morale, che la intrinseca bontà dell'animo gli facea desiderare e non trovare nelle ordinarie condizioni della vita. E di qui abbiamo visto procedere, che le virtù private e pubbliche, delle quali egli era dotato, divennero un'invincibile abitudine, ravvivata dal sereno convincimento di una perfetta conformità al precetto divino. La convinzione intima della presenza della divinità nel mondo e nella coscienza, e la persuasione che l'attività umana, corretta e guidata dalla conoscenza, deve naturalmente e necessariamente tendere al bene, esprimevano in una forma più teoretica ed universale i risultati di una scrupolosa osservazione del proprio animo, divenuta in fine una pratica costante di accorgimento e di prudenza.
Da questa larga e solida base di personali convinzioni emerge l'attività per la quale Socrate ha un valore filosofico, e che consiste nel principio e nella certezza della dimostrazionedialogica, mediante la vittoria sulla contradizione. Il metodo socratico è la vita che diviene ricerca, l'esigenza etica della costanza nelle azioni e della certezza nella condotta della vita che si manifesta come rettificazione dialettica dei concetti, siano falsi siano incoscientemente, e quindi imperfettamente pensati; e mentre ha il suo cardine in una coscienza intimamente morale e religiosa, tocca il suo termine e la sua conclusione nel reale convincimento, che la conformità delle azioni ai concetti, e della pratica alla coscienza, costituisca lo stato dell'umana perfezione. In questa logica determinazione di equivalenza è data la intrinseca natura del bene, come mezzo e termine delle azioni; e il suo effettivo valore è riposto nella equazione fra il grado di assoluta consapevolezza dell'individuo e la reale natura degli oggetti o degli atti che servono d'istrumenti al conseguimento della felicità. Il bene è quindi l'utile: la quale determinazione non è sintetica, come se il filosofo pronunziasse un giudizio, che deva stabilire un'eguaglianza fra due concetti già distinti dalla coscienza e precedentemente appresi nella loro opposizione; ma è invece analitica, perchè esprime nella forma logicadi un giudizio la più semplice ed elementare distinzione di quel processo psichico che costituisce la coscienza del bene; e la genesi di quei due termini, che infine si covrono e spiegano vicendevolmente, è affatto determinato dalle condizioni pratiche e personali del problema. Questo concetto del bene non è ancora isolato dall'imagine concreta della vita, nè è obbiettivato in un termine assoluto ed irrelativo, che serva di stregua ai particolari giudizi etici: anzi i beni sono tanti quante le concrete relazioni che offrono materia e danno occasione alla ricerca. Questa stessa relatività ed imprecisione è inerente al concetto dell'ευδαιμονία; e, sebbene la identica denominazione presenti le apparenze di una determinazione logicamente certa, pure in fondo non è che un termine comune, la cui intelligenza dipende dalle reali condizioni nelle quali si svolge il dialogo. Così l'etica di Socrate non è che un primo e rudimentale tentativo per delineare all'occhio della mente le varie relazioni della vita sociale col raccogliere nella evidenza di una definizione i tratti più notevoli delle singole forme. Questa circostanza impronta in tutta la ricerca un carattere esclusivamente logico, e la fa apparirein tutto e per tutto dottrinaria e teoretica. Di qui procedono le accuse mosse da Aristotele contro il Socratismo, le quali se noi abbiamo tenute per giuste e fondate, non è stato nell'intento di valercene come di norma per apprezzare i motivi della dottrina socratica, ma per assegnarne i limiti scientifici.
La sfera della coscienza socratica ci è, al tempo stesso, apparsa più larga di quel lavoro scientifico, che ne fu il risultato. Il concetto della divinità, e della relazione di questa col mondo, come tutte le altre convinzioni che noi siamo usi di far derivare dalla conoscenza metafisica, entrano solo indirettamente sotto l'influenza della dialettica. Il contenuto di quei concetti non risulta dal lavoro induttivo della definizione, ma è posto immediatamente dalla coscienza: sicchè, in questo caso, l'attività teoretica esprime l'estremo sforzo dell'immediatezza religiosa per assumere una forma consapevole ed evidente, e non rassomiglia per niente ai tentativi fatti in altri tempi, e specialmente nella filosofia moderna, per rifare mediante il ragionamento quella obiettività dell'ideale religioso, che è venuta meno nella fede e nel sentimento. Tutto questo elemento extradialettico, contutte le pratiche conseguenze che ne derivarono, costituisce il largo campo della personale influenza di Socrate, la cui efficacia era riposta nella pienezza di una intuizione etica dell'universo, che a quando a quando seguiva una direzione meramente ricercativa. In Platone i due elementi, l'immediatezza religiosa e la riflessione logica, cominciarono a divergere maggiormente ed a contrapporsi in un'antitesi manifesta, finchè la spontanea produzione artistica e religiosa da un canto, e la coscienza logica dall'altro, non divennero due campi distinti. In quest'atto di precisa ed evidente distinzione è riposto il fondamento del primo tentativo fatto da Platone, per subordinare tutto il contenuto della coscienza al principio della dimostrazione. Come in Aristotele si fosse poi compiuto questo lavoro, e la forma logica fosse riuscita ad isolarsi completamente dal contenuto concreto della conoscenza, non è qui il luogo di ragionare.
L'intuizione socratica fa parte della storia generale della coltura greca; e l'imagine del mondo, che ne risulta, è in un'intima relazione con tutto quello sviluppo delle convinzioni etiche e religiose, le cui tracce sonotanto evidenti nei monumenti dell'arte, della poesia e della storiografia. Ma, nondimeno, sebbene essa risulti per una lunga mediazione storica da tanti svariati precedenti, nella coscienza di Socrate ha un carattere affatto immediato, il cui valore non è interamente espresso in quello che può chiamarsi dottrina, o scientifica elaborazione. E questa immediatezza e spontaneità apparisce ancora più palese, se per poco si pon mente a considerare gli svariati germi di ricerche scientifiche, che i pronunziati di lui fruttarono nell'animo degli uditori.
Sotto questo riguardo, deve dirsi che l'esposizione della dottrina di Socrate ha sempre l'apparenza di rassomigliare ad un'analisi artificiale, e diremmo quasi arbitraria; perchè si riesce a mettere in evidenza un solo lato della sua coscienza, isolandolo dall'altro cui va strettamente congiunto: e di qui procede eziandio che questo soggetto, tante volte trattato, ha conservato e conserva tuttora l'attrattiva di una ricerca non mai esaurita.
FINE.
INDICEAvvertenza dell'editoreVAvvertenza dell'autoreVIII.—La personalità storica di Socrate1-42I. Socrate e gli Ateniesi pag.3-18. — II. Educazione e sviluppo della coscienza di Socrate pag.18-36. — III. Carattere di Socrate pag.37-39. — Osservazioni su le fonti pag.40-42.II.—Orizzonte della coscienza socratica43-68I. Posizione di Socrate nella storia della religione greca pag.47-62. — II. Elementi della oscienza di Socrate pag.62-68.III.—Del valore filosofico di Socrate69-104I. Formalismo logico pag.77-82. — II. Determinazione del valore del formalismo logico pag.83-88. — Osservazioni — 1) Limitazione del sapere umano pag.88-90. — 2) Socrate e i Sofisti pag.91-98. — 3) Pretesa soggettività di Socrate pag.98-102. — 4) Preteso misticismo di Socrate pag.103-104.IV.—Del metodo di Socrate105-135I. Presupposti storici e psicologici pag.111-115. — II. Motivo e sviluppo del metodo socratico pag.115-127. — Osservazioni. — 1) Imprecisione formale del metodo socratico pag.127-133. — 2) Della differenza fra rappresentazione e concetto, e del principio d'identità pag.133-135.V.—Dell'etica socratica in generale, e del concetto del bene137-156Osservazioni pag.153-156.VI.—Conoscere e volere157-176I. Equazione fra volere e sapere (γνῶθι σαυτόν) pag.163-171. — II. Fondamento della pedagogia socratica pag.171-176.VII.—Le forme concrete della vita etica177-206È Socrate un riformatore? pag.179-189. — I. L'individuo e le sue relazioni domestiche pag.189-198. — II. L'individuo e lo Stato pag.198-206.VIII.—Delle virtù207-226Generalità pag.209-215. — I. Il concetto delle virtù nell'orizzonte socratico p.215-217. — II. Identificazione della virtù e del sapere pag.217-223. — III. Ignoranza degli elementi naturali pag.223-226.IX.—Di nuovo del bene, della felicità e del sapere227-246I. Del bene pag.230-239. — II. Della felicità pag.239-242. — III. Del sapere pag.242-246.X.—Della Divinità e dell'anima umana nell'orizzonte socratico.247-267I. Il Concetto della Divinità pag.251-263. — II. Il concetto dell'anima pag.263-267.XI.—Riepilogo e conclusione269-279