[image]II.Il Vizio all'era cristiana[image]Medioevo.Rinascenza—ImperoNel periodo della cristianità il vizio si mostrò soprattutto nelle sette eretiche, le quali immaginarono, a fine di favorire la corruzione, stravaganti dottrine.I Nicolaiti insegnavano che per acquistare la salvezza eterna, era necessario di insozzarsi di tutte le specie d'impurità. Essi pretendevano che una carne maculata dovesse essere più accetta a Dio, perchè i meriti del redentore dovevano esercitarsi maggiormente su di essa per renderla degna del paradiso.Altre eresie congiunte con immaginazioni più o meno stravaganti ed ingegnose, come [pg 43] fine e come mezzo, avevano sempre un prodigioso sviluppo della sensualità.In generale era la comunità delle donne e la promiscuità dei sessi che formavano la base di queste sette singolari. Il pudore non esisteva per questi settarii che lo consideravano come ingiurioso alla divinità.Secondo le dottrine di Carpocrate e di suo figlio, nessuna donna aveva il diritto di rifiutare i suoi favori a chiunque gliene facesse richiesta in virtù del diritto naturale.Una donna di questa setta, Marcellina, venne a Roma, verso il 160, e vi fece molti proseliti col sudore del proprio corpo! Dopo i festini si commettevano le infamie carnali, quando, le grazie dette, il sacerdote massimo diceva: «Lungi da noi la luce ed i profani.» Allora si spegnevano le fiaccole, e quello che avveniva nelle tenebre, senza distinzione di sesso, di età e di parentela, non doveva lasciare traccia nemmeno nei ricordi. Ciò rappresentava agli occhi dei dottori della setta l'immagine naturale della creazione.I Cainisti avevano per dogma la riabilitazione del male ed il trionfo della materia sullo spirito. Interpretavano i libri santi a rovescio, ed onoravano, quali vittime ingiustamente sacrificate, i più esecrabili tipi della cattiveria umana. Si glorificavano d'imitare i vergognosi vizii che attribuivano a Caino, e che ritrovavano con piacere presso gli abitanti di Sodoma e di Gomorra.Gli Adamiti, facevano risalire le loro dottrine al primo uomo, non proscrivevano la donna come gli eredi di Caino e di Saffo. Il loro capo Psodicos, ebbe l'audacia di permettere [pg 44] e di prescrivere la copula pubblica fra i due sessi.I Manichei proclamavano, con l'avversione del matrimonio, il libero e smodato esercizio di tutte le facoltà sensuali. Essi consideravano l'atto venereo come opera santa, a condizione che la santità di quest'atto, non fosse compromessa dal matrimonio o dalla concezione.A quei tempi la vita cenobitica non fu neppur essaesenteda vizii. La sensualità e la lussuria penetravano col mistero a traverso le solitudini, dove si raccoglievano per lavorare e pregare in comunità i frati e le suore della nuova famiglia cattolica.Furono le eresie che condussero quel prodigioso abbandono nella cristianità. San Cipriano nel 230 ci dipinge tale epoca così: «Non esisteva più carità nella vita dei cristiani, non esisteva più disciplina nei loro costumi; gli uomini si pettinavano le barba, e le donne si imbellettavano il viso; si corrompeva la purezza degli occhi violando l'opera delle mani di Dio, e perfino quella dei capelli dando ad essi uno strano colore. Si ricorreva a tutte le astuzie ed a tutti gli artificii per ingannare i semplici; i cristiani sorprendevano i loro fratelli con le infedeltà e le furberie.»Bisogna attribuire questi cattivi costumi che regnavano allora, in un sì gran numero di comunità femminili, all'influenza demoralizzatrice di una folla di monaci erranti e di secolari che l'ozio e la corruzione moltiplicavano dappertutto. La condotta impudente e dissoluta di questi monaci si propagò nell'Egitto fino ai deserti della Tebaide.[pg 45] Più tardi il vizio si introdusse nei monasteri e si potettero allora avverare i numerosi squilibramenti che hanno provato la fragilità della virtù umana, e l'impotenza dei voti i più sacri. Nei monasteri feminili, l'ospitalità accordata a tutti gli ecclesiastici ed ai monaci di passaggio, vi generò disordini che non trascesero quasi mai in scandali pubblici tanto da attirare l'attenzione della gente.I Franchi che si introdussero nella Gallia verso la metà del V.º secolo, a primo acchito con i Gallo Romani; conservarono i loro costumi, la loro religione, i loro usi senza lasciarsi influenzare dal contatto della civiltà brillante e voluttuosa che incontrarono nella città conquistata.Ma, al tempo stesso, non fecero nulla per cambiare il carattere dei primi possessori del suolo. Divenuti cristiani i franchi divennero allo stesso tempo Galli e Romani. Da Clodoveo fino a Carlomagno, i vescovi furono i veri legislatori e il codice ecclesiastico dominò il codice giustiniano e le leggi teutoniche. La corruzione legale non aveva un corso regolare, i disordini e l'incontinenza non erano che più indomabili e più audaci.Non vi erano cortigiane propriamente parlando, o prostitute che esercitavano questo vergognoso mestiere nelle città governate dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di serragli, di ginecei, nei quali le donne libere o schiave lavoravano all'ago o al fuso, e dove il padrone trovava facile il piacere, ed un'emulazione sempre compiacente per servirlo.[pg 46] I concubinati, essendo per loro natura, estranei alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano se non dal capriccio delle persone che li contraevano e che li rompevano senza tanti scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato di famiglia in Francia.I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose per soddisfare i loro amori, per lasciare o per prendere una concubina. Vivevano nei loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro soggetti, che udivano appena il rumore delle orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano atuttele specie di disordini, passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.E come ai primi tempi la corruzione soggiornava in mezzo al clero; Martiniano, monaco di Rabais, al X secolo, diceva ai preti del suo tempo: «È forse legge vostra di prender moglie e di avere relazioni con donne? di contaminare con tutte le specie di lussuria il vostro corpo che è stato creato per ricevere il cibo degli angeli?»Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento questa confessione spoglia di ipocrisia: «Noi stessi che dovremmo dare l'esempio, siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita, ed invece di essere i pastori del popolo ci comportiamo tali lupi divoranti!»Non è qui il caso di esporre gli orribili vizi della gente di chiesa, che credevano fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano il diritto di assolvere qualunque peccato; non cercheremo nemmeno in questo libro di penetrare negli archivii dei conventi [pg 47] per ricercarvi la lunga lista di quelli che furono riformati, scomunicati, soppressi a causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti; basti dire che non era possibile di trovare un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali non fossero stati a più riprese focolari d'impudico contagio.La depravata condotta dei preti e dei monaci, non era che troppo imitata dai laici che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi. In presenza di tali modelli di corruzione, il popolo non poteva certo aver la pretesa di restar puro e virtuoso.Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo nel constatare la profonda degradazione dello stato sociale e tutti ne attribuivano la causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche proporzioni.Nelle provincie i signori facevano bella mostra di tutti i loro vizii, non conservando alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio della selvaggia impudicizia che caratterizzava l'uno e l'altro sesso. Nel 990, correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania e conte di Poitiers, avesse avuto adultero commercio con la moglie del visconte di Thouars, presso il quale era stato ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava un'occasione favorevole per vendicarsi della rivale. Un giorno vistola passeggiare a cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello di Talmont, accorse con un buon seguito di paggi e di scudieri; la fece rovesciare per terra, la colmò d'ingiurie e di percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono un dopo l'altro fino al giorno [pg 48] seguente, per obbedire agli ordini della padrona che li eccitava, contemplandoli. La mattina, la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte di Thouars non potette nè lagnarsi, nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata, mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello di Chinon.Ma è soprattuttonei Penitenziali che bisogna cercare gli occulti misteri della corruzione.È làche il peccato della carne si compie con tutte le audacie, che non si limita solo agli illeciti congiungimenti fra i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili capricci della depravazione. «Si vorrebbe credere, dice il signor de la Bedollière, per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati nei Penitenziali fossero puramente accidentali». Ma è certo che invece tali orrori erano troppo frequenti e che spandevano poco a poco una corruzione latente in tutte le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere in questo codice primitivo della confessione, i fatti che concernono gli atti più secreti del matrimonio, quelli che toccano all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni contro natura, e quelli infine che caratterizzano il delitto di bestialità.Erano peccati veniali se gli sposi non avevano consacrato la prima notte di nozze a pratiche devote; se il marito che si coricava con la moglie non si fosse lavato prima di entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata in chiesa, all'epoca delle sue regole. Ma il peccato diveniva più grave quando gli sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.[pg 49] L'incesto si moltiplicava sotto le forme più vergognose; i figli non risparmiavano la madre; la madre essa stessa non rispettava l'innocenza dei suoi più giovani rampolli; i fratelli attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva con la figlia! Per simili turpi atti vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a digiuni ed a continenze.Il peccato contro natura aveva innumerevoli varietà agli occhi del confessore, che applicava anche per esso diverse specie di penitenza. I vizii antifisici delle donne erano puniti così severamente quanto quelli degli uomini.Talvolta l'incesto associandosi al delitto contro natura, ne aggravava l'infamia ed il castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa per commettere simili obbrobriose indegnità.Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze libere, trovavasi in uno stato di notevole prosperità. Sauval dichiara nelle sue compilazioni, che gli statuti di questa disonesta corporazione, ebbero corso, pel loro occulto governo, fino agli stati di Orleans, nel 1560.San Luigi cercò, ma invano, di mettere un argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263, scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate di San Denis, e al conte Simon de Nesle: «Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano con le loro infamie il nostro fedel popolo e che trascinano tante vittime nel fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo altresì ordinato di perseguitare questi scandali [pg 50] tanto nella città che nella campagna, e di purgare assolutamente il nostro reame da tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».Un orribile libertinaggio essendosi insinuato in tutte le classi sociali sin dai tempi delle crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno dei francesi in Palestina aveva acclimatato in Francia, minacciava ancora d'infettare i costumi e di corrompere tutta quanta la popolazione.A partire dall'undicesimo secolo un sensibile miglioramento si fece sentire nei costumi pubblici e privati. Vi rimanevano ancora senza dubbio molti disordini, presso i nobili e nel basso popolo, ma i primi non davano più in comune l'esempio della perversità e del vizio.Certo si deve all'influenza della cavalleria la conversione del più grande peccatore che l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo duca di Aquitania, nono a portare tal nome, fu il più pericoloso ingannatore di donne ed il più gran libertino, la cui riputazione abbia percorso il mondo. Passò senza scrupoli e senza por tempo in mezzo dal culto della materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità alla fede.Le crociate furono il più bel momento della cavalleria e non di meno nessuno può negare che questa prodigiosa massa di uomini di tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia riscaldata nel suo seno il germe corruttore della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano, dice l'abbate Fleury, sia quelli che i pellegrini avevano apportati dai loro paesi, [pg 51] sia quelli che avevano conosciuti nei paesi stranieri.»«I crociati, dice Alberto d'Aise, si comportavano da gente grossolana, insensata ed inetta quando l'amore carnale spegneva in essi la fiamma dell'amore divino; vi erano nelle loro fila una quantità di donne, vestite da uomini, e viaggiavano tutti insieme senza distinzione di sesso, confidandosi all'azzardo di una spaventevole promiscuità. I pellegrini non si astenevano dalle illecite riunioni, nè dai piaceri della carne; si abbandonavano senza tregua a tutti gli eccessi della culinaria, si divertivano colle donne maritate o con le zitelle, le quali si erano allontanate di casa loro appunto per abbandonarsi perdutamente ad ogni specie di vanità.»Quando le donne mancarono ai crociati in Palestina, dove la religione di Maometto si opponeva a qualunque illecito commercio coi cristiani, si fece venire dall'Europa un rinforzo di belle ragazze, che concorsero a modo loro al trionfo delle crociate.Uno storico arabo aggiunge che l'esempio dei franchi fu contagioso pei loro nemici, i quali vollero anch'essi aver donne di piacere nelle armate, dove non erano mai state permesse simili sregolatezze.Nelle antiche storie militari tanto di Francia che delle altre nazioni europee è spesso fatto cenno di questa affluenza di prostitute nelle armate, di cui la dietro guardia si componeva sempre di simili specie di donne e dei loro depravati compagni. Giovanni di Bazano parla di un capitano tedesco, chiamato Garnier, che invase alla testa di 3500 lame il territorio di Modena e di Mantova, [pg 52] nel 1342, accompagnato da 1000 prostitute, e da ragazzi libertini e corrotti.Sono indescrivibili le abbominazioni del regno di Carlo VI, dove il clero, la nobiltà ed il popolo lottavano in perversità ed in turpitudine. Nicola di Clemenzio, arcidiacono di Bayeux, esclamò: «A proposito delle vergini consacrate al signore, dovremmo ritracciare tutte le infamie dei luoghi di prostituzione, tutte le astuzie e la sfrontatezza delle cortigiane, tutte le opere esecrabili della fornicazione e dell'incesto; giacchè, vi prego di credere, che ai dì nostri nei monasteri le donne si consacrano più volentieri al culto di Venere che a quello di Dio! Tali luoghi potrebbero definirsi degli spaventevoli ricettacoli, nei quali una gioventù sfrenata si abbandona a tutti i disordini della lussuria, di nodo che non vi ha alcuna differenza di far prendere il velo ad una giovanetta o di esporla pubblicamente in un luogo abbominevole.»Per le donne pubbliche non si aveva pietà alcuna, quando la decenza ed il pudore sembravano banditi dai costumi, quando i soli abiti scollacciati erano alla moda, a dispetto degli editti suntuarii.Le donne avevano per costume di adornarsi di vesti aperte lungo i fianchi e rialzate in modo da lasciar intravedere la gamba, e perfino la coscia nuda; in quanto alla gola se la scoprivano fino ai capezzoli delle mammelle!Per rendersi conto del grado di pervertimento a cui certi nobili fossero giunti, abbandonandosi a tutte le specie di aberrazioni sensuali, basta leggere negli archivii [pg 53] di Nantes, il processo intentato al maresciallo di Francia, Gilles de Rietz, che fu condannato al rogo nel 1440.La lettura dellaVita dei dodici imperatori romanidi Svetonio, aveva eccitato questo potente signore ad imitare i loro mostruosi pervertimenti sessuali. Come Tiberio e Nerone, egli si appassionò pel sangue mischiato alla immondizia: l'unico suo passatempo era di corrompere i fanciulli che faceva rubare un po' dappertutto.Si trovarono nei sotterranei dei castelli di Chantocè, della Suze e d'Ingrande, le ossa calcinate e le ceneri di tutti i fanciulli che il maresciallo di Rietz aveva assassinati, dopo di averne abusato. Questi delitti finì per confessarli lui stesso.A quei tempi si istruivano una quantità di processi per stregoneria, nei quali non era difficile di scoprire la depravazione morale, che cercava di coprirsi, come da un mantello, con la possessione diabolica.Quegli stessi che pretendevano di aver ceduto ad una potenza occulta e ad un irresistibile prestigio, non credevano affatto all'intervento dei demonii.Erano ordinariamente vergognosi libertini, forzati pel loro stato a vivere nella continenza, o per lo meno a nascondere sotto rispettabili apparenze, l'effervescenza delle loro passioni sensuali.Ilsabbatera il convegno di tutto quanto si poteva immaginare di più perverso, ecco perchè si compiva in luoghi appartati, in mezzo ai boschi, nelle montagne o in fra gli scogli.Del resto i giureconsulti in Francia, non [pg 54] vedevano nella stregoneria se non una forma della prostituzione la più criminale, e ricorrevano a tutta la severità delle leggi per reprimere i disordini che corrompevano i pubblici costumi. Ma si aveva l'aria di attribuire alla malizia del demonio una quantità di atti detestevoli, che non accusavano se non il vizio degli uomini, e si aveva una cura scrupolosa a non diminuire l'orrore di cui la volgare credulità circondava ilsabbat, giacchè se si fossero mostrate le cose sotto il loro vero aspetto, ilsabbatsarebbe stato ancora più frequentato, tanto la curiosità serve di pericoloso movente alla depravazione morale e fisica.L'eresia riapparve in Francia a partire dal dodicesimo secolo e favorì la corruzione.I Bulgari essendo stati accusati di pratiche sodomitiche, consideravano quale sacrilegio i rapporti naturali dei sessi. Tutti i settarii, per un raffinamento di libertinaggio, s'imponevano privazioni di ogni genere, e affettavano in generale una noncuranza assoluta per tutte le cose materiali; ma ciò non era che la maschera della continenza, sotto la quale si sentivano più liberi per abbandonarsi alle loro passioni e dar briglia sciolta alla natura; le loro austere pratiche di devozione aggiungevano una specie di salsa piccante alle nascoste depravazioni.Quando si vide apparire nel 1259 la setta dei Flagellanti, a primo acchito non si pensò che le pubbliche penitenze di questi peccatori, potessero essere delle invenzioni di lussuria. Essi camminavano nelle strade due a due, nudi fino alla cintura, e si battevano [pg 55] o da sè stessi o l'un l'altro con frusta e con correggia di cuoio, cacciando gemiti, fino a che non sanguinassero da capo a piedi.E questo è niente. Si portavano la notte nelle campagne, in fondo ai boschi, e là, nelle tenebre, raddoppiavano le flagellazioni, i loro gridi e le loro impudiche follie. Si indovinano facilmente le odiose conseguenze di queste riunioni di uomini e di donne seminudi, animati dallo spettacolo di simile indecente pantomima, nella quale ognuno diveniva attore a sua volta, e che arrivava gradatamente all'ultimo parossismo dell'estasi libidinosa.L'uso della flagellazione nell'antichità era ben conosciuto da tutti i depravati, a cui ricorrevano perprepararsinei piaceri di amore.Ma al medio evo se la flagellazione erotica non si esercitava più se non raramente e nel più profondo mistero, aveva però assunto un carattere di sanguinaria ferocia che si riproduceva negli atti dei flagellanti.Nel 1343 durante la terribile peste si contavano in Francia circa 800.000 flagellanti, fra i quali vi erano gentiluomini e nobili dame, che non erano meno avidi di pubbliche fustigazioni.Si videro pure i Picardi, che, secondo la dottrina del loro capo, dicevano che Dio li aveva mandati sul mondo per ristabilire le leggi della natura.Queste leggi consistevano in due cose; la nudità di tutte le parti del corpo e la comunità con le donne. Appena un Picardo provava un desiderio per una sua compagna, la conduceva dal capo e formulava così la sua richiesta: «Il mio spirito si è riscaldato [pg 56] per questa.» Il padrone rispondeva: «Ebbene andate, e crescete e moltiplicate». Scacciati dalla Francia, vi riapparvero nel 1373 sotto il nome diTurlupius. E questi ultimi andavano anche più lontano, commettevano peccati carnali in pieno giorno, dinanzi al mondo intero. Essi insegnavano che l'uomo è libero di obbedire a tutti gl'istinti della natura.I Valdesi, gli Anabattisti, gli Adamiti, i Manichei colle loro sette non erano mai completamente estinti; essi di tanto in tanto rinascevano dalle loro ceneri; tanto è vero che il vizio ha fascini irresistibili per certe nature pervertite, deboli o depravate.Gli Anabattisti ebbero armate in Olanda ed in Germania. Essi insegnavano che ogni donna è obbligata a prestarsi alla concupiscenza di qualunque uomo, e che tutti gli uomini sono del pari tenuti a soddisfare qualunque donna. Nel 1535 il 13 febbraio a Amsterdam, sette uomini e cinque donne, cedendo alle eccitazioni ed all'esempio d'un profeta anabattista, si spogliarono dei loro abiti, li gettarono nel fuoco, ed uscirono per le strade completamente nudi.Per trovare la pruova della depravazione pubblica verso la fine del XV secolo, non avremmo che a leggere i sermoni dei predicatori contemporanei. Gl'intelligenti si sonomoltodivertiti a spese di questi vecchi che avevano sì bizzarri procedimenti oratorii e che raccontavano un mondo di corbellerie e di eccentriche buffonerie; ma bisogna riandar con lo spirito all'epoca loro e considerare la specie di pubblico che veniva ad ascoltare la parola così poco edificante di questi monaci predicatori. Questo pubblico, [pg 57] nel quale l'elemento feminile era in maggioranza, non si raccomandava troppo per li decenza della tenuta, nè per la purezza delle intenzioni. Non erano che donne e ragazze, vestite indecentemente, facendo, quel che si chiama,la caccia cogli occhi: accalappiando gli uomini, dando convegni, cercando avventure.Menot si lamentava che non una sola casa fosse esente dalla corruzione, e che non si vedevano se non donne di piacere nella città e nei sobborghi. Questa mercanzia conveniva a tutte le età e a tutte le condizioni sociali; le vecchie come le giovani, le donne maritate e le zitelle, le serve e le padrone, facevano, ciò che i predicatori chiamano, traffico del loro corpo. Menot fa dire a certi giovanotti, sposi di fresco:«Si sa bene che non possiamo avere sempre le nostre mogli dietro di noi sospese alla nostra cintura, o portarle nella manica, e nondimeno la nostra gioventù non può far a meno della donna. Ci rechiamo in taverne, osterie, stufe ed in altri piacevoli luoghi; troviamo le cameriere fatte al mestiere e che non chiedono molto danaro; desideriamo sapere:—Non facciamo forse bene di usarne come se fossero le nostre proprie mogli?»Maillard esclamava: «Se le pile delle chiese avessero occhi, e che vedessero ciò che avviene; se avessero orecchie per sentire e se potessero parlare, che direbbero?... Io non lo so; ma voi, signori preti, che ne dite?»Egli vota alle fiamme d'inferno i proseliti e le ruffiane, ma fra tutte queste vili creature quelle che detesta di più sono le madri che lavorano esse stesse per disonorare le [pg 58] proprie figliuole. Guarda intorno a lui, come per scoprire nell'assemblea qualcuna di queste madri snaturate. «Vi sono, dice, parecchie madri che vendono le loro figliuole, sono le ruffiane della loro prole, a cui fanno guadagnare qualche matrimonio con le pene ed il sudore del corpo!»E Menot a proposito del lusso esclama: «Voi direte forse, o signore: i nostri mariti non ci danno tali vesti, ma siamo noi che li guadagniamo colle fatiche del nostro corpo! A trentamila diavoli tali fatiche!» A quell'epoca infatti il progresso del vizio, era il risultato immediato del progresso del lusso; la civetteria e la vanità delle donne le spinsero al vizio; e fu tutto un obbrobrioso mercimonio per provvedere alle spese dellatoilettee alle fantasie della moda.I costumi della corte non erano punto fatti per frenare il popolo che teneva all'onore di imitarli. Sotto Luigi XI la corte non dava affatto l'esempio della decenza nei costumi. Vi era allora così nei grandi che nei piccoli una sfacciataggine generale tanto nelle idee, che nelle azioni e nelle parole. Non si vedevano che mariti ingannati, vedove intriganti, donne libertine, ragazze sedotte.Certamente, la morale pubblica era poco rispettata, in un'epoca in cui si esponeva agli sguardi dei passanti, nelle feste per l'entrata del re a Parigi (1461) «tre buone e belle ragazze che figuravano da sirene tutte nude, in modo che si vedeva loro il bel capezzolo diritto, ed i seni separati, rotondi e duri, che era piacevolissima cosa»; all'epoca in cui gli uccelligracidatoripiche, gazzere non sapevano ripetere altro che parole oscene [pg 59] comefiglio di pu... ecc. dice Giovanni de Troyes; ad un'epoca in cui un normanno aveva per concubina la propria figlia, dalla quale aveva avuto anche parecchi figli, che egli uccideva non appena nascevano (1466); ad un'epoca in cui un monaco «che aveva i due sessi, talmente seppe fare, che finì per divenir incinto di sè stesso» (1478); ad un'epoca infine che un valletto del re, chiamato Regnault la Pie, si faceva mantenere pubblicamente dalla vecchia moglie di Nicola Bataille, il più sapiente legista francese che morì di dolore nel 1482, dopo aver visto la sua fortuna intiera consacrata alla ghiottoneria di una tale carogna! (dalle cronache scandalose del tempo).Nel secolo XVI l'aristocrazia sotto i Valois si abbandonò a tutti gli stravizii. I raccontidi Brantômesu questa spaventevole depravazione sono là per provarlo, ed il modo libero come egli racconta simili turpitudini, senza temere di offendere il pudore di chi legge, dimostra il grado di corruzione al quale era giunta la società francese ai tempi di Carlo IX e di Enrico III. Si era perfino perduto il sentimento dell'onestà, tanto che senza alcuna reticenza innanzi a signore si parlava dei più ignobili misteri del libertinaggio.La Corte di Francesco 1º era una vera casa di piacere, e secondo Brantôme le signore che ne facevano parte erano destinate a rimpiazzare le cortigiane, le quali divenivano pericolose a causa delle malattie veneree da cui erano quasi tutte infette. Dopo aver descritte tutte le sregolatezze a cui queste signore non disdegnavano di abbandonarsiBrantômeesclama: «E piacesse a Dio di potermi [pg 60] far entrare un po' in questa allegra corte del re pel mio piacere!»Sauval dice che era molto facile ad un condannato, per quanto terribili fossero i suoi delitti, di ottenere la grazia dal re, purchè avesse una bella moglie od una fresca figlia zitella, che andasse personalmente a supplicare il sovrano.Di tutte le dame di corte che abitavano al Palazzo Reale il re aveva le chiavi delle camere, per poterle andare a visitare intimamente, quando gli piaceva.Brantôme ha voluto dimostrare che questa impudicizia della corte non aveva nulla di biasimevole. Così una dama scozzese di buona famiglia, dice questo storiografo, la quale aveva avuto un figlio naturale da Enrico II confessava: «Ho fatto quanto ho potuto per essere ingravidata dal re, e me ne sento onoratissima e felice; e direi quasi che il sangue reale ha un non so che di più soave del liquore comune, tanto me ne sono trovata bene; senza contare i regali che ne ho avuti», e Brantôme aggiunge: «Questa dama, come del resto molte altre, erano in questa opinione che per dormire col re, non si era punto diffamate e che sono disoneste solo quelle che si danno ai piccoli, ma non ai grandi re e gentiluomini».Dopo simile ingegnosa teoria non ci deve meravigliare se molte signore invidiavano la vita delle cortigiane di professione.Brantôme racconta che una cortigiana venne a Roma per dare lezioni alle dame di corte, ella diceva: «Il nostro mestiere è tanto caldo, quando si è ben appreso, che si ha [pg 61] mille volte più piacere di praticarlo con parecchi che con un solo».Enrico II fu più costante in amore che Francesco I: vi era gente abituata a confondere Diana di Poitiers conla regina. Il re si era tanto familiarizzato col concubinato, di cui andava superbo, che non temeva di uscire a cavallo avendo in groppa abbracciata la duchessa di Valantinois.L'adulterio aveva preso tali vaste proporzioni, che le figlie, vedendo le madri così liberamente divertirsi, facevano quanto era in loro per maritarsi presto ed imitarle.Brantôme dice che nella maggior parte dei matrimonii, fatti a corte, raramente la sposa arrivava al talamo, senza che il re non le avesse prima insegnato praticamente l'arte della procreazione.«In quanto alle sfrontate, narra Sauval, le une si ubbriacavano di voluttà prima di maritarsi; le altre avevano l'abilità di divertirsi in presenza delle governanti e delle madri stesse, senza essere scoperte; poi per coprire il mistero, si era ricorso a mezzi esecrabili; altre (e ciò era comune tra le vedove e le zitelle) usavano certi oggetti, come quei quattro che Caterina de' Medici trovò nello scrigno di una sua cameriera.Qualche autore francese vorrebbe far credere, anzi afferma, che tali utensili di corruzione fossero fabbricati esclusivamente in Italia, donde si esportavano in Francia. Ciò però è molto dubbio, e sarebbe per lo meno strano, quando sappiamo con certezza che all'epoca di oggi è la Francia e propriamente Parigi che dà un commercio eccezionale in [pg 62] simili articoli e che ne fornisce si può dire il mondo intero!I palazzi reali di allora erano ornati da pitture lascive, ed i libri di Pietro Aretino andavano per le mani di tutti. La pittura lubrica cominciò ad andare in voga sotto il regno di Francesco I. Il conte di Chateauvillain aveva fra i rari e bei quadri della sua galleria,unadi queste pitture libidinose, di cuiscrive Brantôme: «in essa erano rappresentate parecchie belle donne nude al bagno e che si palpavano, si carezzavano, si solleticavano, e ciò che più monta, si divertivano in modo da lasciar vedere le parti più secrete così bene e provocantemente che una fredda reclusa od un eremita si sarebbe riscaldato e commosso.»Così una grande dama della corte, che visitava questa galleria, essendosi fermata a contemplare tale quadro, dopo poco disse al suo amante:«Oh! è troppo pericolosodi venire qui! saliamo presto in carrozza, corriamo a casa mia, giacchè ho bisogno di andare a calmare il fuoco che mi brucia le visceri!»Del resto i mariti non potevano nulla rimproverare agli stravizii delle loro mogli, giacchè essi stessi non tralasciavano nulla per corromperle.«I mariti—dice Brantôme—bordellano più colle loro mogli, che non i ruffiani con le donnacce da trivio».Questo stesso autore cita pure una bella edonestasignora che aveva nel suo gabinetto intimo gli albums illustrati dell'Aretino: «Un gentiluomo innamorato di lei, venuto a conoscenza di tal circostanza, se ne [pg 63] augurò bene pel suo successo, ed infatti quando conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi che da tali opere ne aveva cavato ottime lezioni per la pratica».Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale non era neppur circondato da un pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre nella loro famiglia questi libri, queste stampe, queste pitture oscene, che facevano della sposa la più perfetta cortigiana, e che offrivano energici stimolanti all'adulterio.Sotto i regni dei tre figli di Caterina de' Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai si può dire sia andata così lontano, si ha diritto di credere che mai l'arte di governare gli uomini avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi come quelli di cui questa regina madre si servì durante il lungo periodo del suo regno di convulsioni civili e religiose. Fu ella per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate a diventare al bisogno gli impuri istrumenti dei suoi disegni politici.La depravazione di simil corte è un fatto confermato da tutti gli storici. Caterina de' Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle che componevano la sua corte, e che formavano un corteggio, chiamatoLo squadrone volante della regina, la strategia galante.«Un famoso prelato della nostra corte, dice Sauval, ci assicura che Caterina de' Medici aveva un serraglio di damigelle che non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano tante calamite per attirare i cuori dei principi e dei signori del reame; e conoscerne i più intimi segreti; e che questa [pg 64] associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto Enrico IV, che avendo con le loro moine ingaggiati quelli della religione in una nuova guerra civile, fu chiamatala guerra degli amanti».Il ducad'Aubignèdefinisce questosquadrone volanteuna specie di rete che la regina tendeva sul mare della politica.La licenza del linguaggio alla corte era il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio creato in quell'epoca:Puttana come una principessaè la migliore conferma di quanto abbiamo esposto.Enrico IV non fu superato da nessun personaggio della sua epoca in fatto di libertinaggio, e, quali che fossero, d'altronde, le grandi qualità di questo principe, si è obbligati a constatare che la storia dei suoi amori e delle sue sregolatezze forma una parte integrante della storia del vizio al secolo XVI.Questo principe non arrossiva di abbassarsi fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto un male venereo, abbandonandosi in una scuderia di Agen, con la concubina di un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso nella camera di una serva, a disputarsela con un valletto. Sono celebri i suoi amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine, Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli avesse così pervertito il senso genesico da non poter avvicinare una donna, se questa non emanasse l'odor del proprio sesso, il quale preferiva sempre al più soave profumo.Il lusso eccessivo, che aveva invasa la corte, non poteva non nuocere i buoni [pg 65] costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto, che ci apprende il vergognoso traffico d'amore praticato dalle grandi dame per la smodata passione del lusso. Un gran prevosto dell'hoteldel re perseguitava da un certo tempo una illustre principessa, presso la quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti; ma infine entrarono in trattative, e fu deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava moltissimo, sarebbe il premio di una notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi ebbe la cattiva fede al mattino di non mantenere la promessa, «perchè la notte trascorse in modo, per colpa sua, che egli uscì dal letto così come vi era entrato» da ciò nacque discordia e contestazioni in fra le parti. Si scelse a giudice la moglie di un segretario di stato, la quale chiuse la vertenza, a condizioni «che tutte e due sarebbero andate ad acquistar la tappezzeria e che la principessa accorderebbe un'altra notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire i desideri di lui».L'esempio fatale della corruzione di corte aveva pervertito il senso morale della nazione e la Lega finì di distruggere quello che vi restava di pudore nelle classi borghesi eplebee; che gli eccessi veri o falsi di Enrico di Valois, avevano spinto alla rivolta contro la regalità avvilita. Durante tutto il tempo dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti furono insozzati da canzoni, da libelli e da incisioni oscene, che avevano sempre per pretesto la santa Unione. Non si pronunziava un sol sermone nella chiese, nel quale il Bearnese non fosse trattato dafiglio di pu... e daruffiano.[pg 66] Si avevano ancora scandalose processioni, nelle quali alcun senso moralenon era rispettato.«Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure, si fecero in città parecchie processioni con quantità di fanciulli, tanto maschi che femine, ed adulti uomini e donne, tutti nudi ed in camicia, e lo spettacolo ne era così attraente da non essersi visto mai cosa sì bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi giorni grassi in queste processioni, e lo si trovava sempre immischiato per offrire da refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti, le quali riscaldate da tali colezioni si permettevano qualunque eccesso. E si ricorda che perfino una volta il cavaliere condusse lasanta vedovacoperta solo da una fine tela, attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola e palpeggiandola, a grande scandalo di parecchie persone devote.Questasanta vedovaera la figlia di Andrea di Hacqueville, primo presidente al gran consiglio di stato e cugina del duca di Aumale, il quale ne aveva fatto la sua concubina. L'avventura della chiesa di S. Giovanni, produsse un tal scandalo che le processioni ne furono atterrate.In moltissime poesie del tempo si trovano schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet ci dà dettagli sui balli pubblici, ai quali gli uomini si recavano al solo intento di procurarsi l'amante di un'ora e le donne allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica si commettevano le più grandi immoralità, dal palpeggiamento osceno al bacio sul seno.Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta, in versi molto liberi, traccia episodii del [pg 67] libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra le bande erranti deiBohèmiens, gli uomini viziosi cercavano compiacenti mercenarii e feroci depravazioni. Tutte le donne, che facevano parte di queste nomadi popolazioni, erano a dieci anni già esercitate al traffico infame, e per trovarle vergini, si sarebbe dovute prenderle nel ventre della madre!Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla di un signore che essendo andato a cercare fra queste donne facil conquista, la notte, mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per compenso ne ebbe quale imperituro ricordo... la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è certo più rara!Il teatro era puranco orribilmente licenzioso. Bisognerebbe citare tutte le farse che ci restano del XVI secolo per constatare le innumerevoli risorse della loro immoralità, e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento del vizio.Una donna, dopo aver assistito a queste oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.Non soltanto le immagini più oscene, le parole più crude, le massime più vergognose, infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima e di giochi di scena provocavano orribilmente alla crapula.Un esempio tipico di queste farse sconce è quella diFrère Guillebert. Sin dall'esordio non è che un ammasso di volgari oscenità, espresse senza alcun velo. Si tratta di una giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama, ma che non può darle prova del suo amore, se non una volta al mese. La moglie si [pg 68] lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava di vederla magra e pallida; e le dice che è troppo soffrir per lei, che se ne muore di consunzione e di fedeltà. La comare, donna piena di esperienza, la consola e la persuade a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire che il consiglio venne subito accettato. La povera negletta avrà un marito. Il frate Guillebert arriva a buon punto. S'intendono, e si danno convegno per l'indomani, e la farsa finisce con una descrizione che farebbe arrossire perfino la penna del Casanova.I soli titoli delle diverse farse allora in voga indicano sufficientemente ciò che dovevano essere.«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai loro mariti l'interesse dei mancati amori; ossia il marito, la moglie, la cameriera ed il vicino».«Farsa delle donne che fanno nettar le loro caldaie e proibiscono che si metta la pulitura intorno al buco.» ecc.L'hotel di Borgogna che rappresentava le farse propriamente dette, fino alla metà del decimosettimo secolo, vantava un commediante autore, il quale creava degl'intermezzi per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due commedie, e che erano delle oscenità di questo genere: Il giocondo sermone di uno stuprator di nutrici. Il sermone dei batticuli e tutte le turpitudini sul capitolo deiconculcavimus. «Cari uditori, diceva facendo l'elogio della serata, vi bacio la mano, e voi baciatemi il deretano!» Nelle suefantasiee nei suoiparadossi, non si vergognava di generare equivoci,come questo:«La donna prudente è quella che ha il palmo della mano [pg 69] peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini in un buco odoroso».I mariti conducevano là le loro mogli, e le loro figlie. In generale in tutti i teatri non si rappresentavano che follie di amore ed adulterii, e non si discorreva che di mariti ingannati e di mogli infedeli.Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole corrente. Data l'abolizione delle case di tolleranza, le prostitute non avendo più nè costume, nè insegna che le facessero riconoscere, ne risultavano continui equivoci dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si vedevano spesso avvicinate ed insultate in pubblica via, e non potevano far altro che protestare contro gli oltraggi e le proposte impudiche fatte loro.La donna la più disonesta non era tenuta a dichiarare la sua scandalosa professione, anzi spesso la si vedeva posare a donna di onore, quando non le conveniva di accettare qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente dimoravano in certe specie di botteghe, aventi finestre sulla strada ed entrate in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi la finestra, parate dei loro ornamenti più belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini che passavano innanzi a questi lorogabinetti da lavoro.Le ragazze libere si riunivano la sera in luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano a raggiungerle e dove si passavano scene scandalose.Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario il quale predicava aS. Giacomodello Spedale si scagliò con tanta forza «contro i convegni che si davano ogni sera al pozzo [pg 70] di amore de l'Ariana, e contro le oscene canzoni che vi si cantavano, e contro le danze lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti che vi si facevano, come su di un altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose obbrobriose che in tal luogo si compivano, che tutti i devoti e le devote si recarono in folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo della corruzione.»I crociati, che dai loro viaggi d'oltre mare, importarono tante cose sconosciute, ristabilirono nel medio evo la moda dei bagni e delle stufe, di cui avevano fatto le loro delizie in Oriente. Invano i sessi erano divisi nei pubblici stabilimenti, i cattivi costumi profittavano di un'istituzione così favorevole al mistero. I bagni di Parigi non avevano nulla da invidiare a quelli di Roma; l'amore ed il libertinaggio attiravano il maggior numero di clienti in quei bagni, che coprivano tutto collo stesso velo discreto; i domestici maschi e femine di questi santuarii del vizio favorivano le corrispondenze, le interviste ed i piaceri; spesso secrete comunicazioni riunivano le stufe maschili a quelle femminili, facendone delle vergognose succursali dei luoghi infami. Perciò simili stabilimenti erano frequentati da tutti, i ricchi avevano cabine particolari, i poveri si bagnavano uomini e donne in una sola vasca.Ogni barbiere poteva avere un bagno da uomo o da donna nella sua bottega, e oltre questi vi erano i grandi stabilimenti. Sin dallo spuntar dell'alba gli strilloni speciali annunziavano che i bagni erano pronti.NellaDanza Macabrasi legge che «i barbieri ed i bagnini, servitori di questi luoghi [pg 71] d'impudicizia, non si limitavano alla sola parte di compiacenti merciai della galanteria, ma che maneggiavano abilmente il rasoio e la lancetta, vendevano certi unguenti afrodisiaci speciali e praticavano la medicina infischiandosi della facoltà.»Appena è possibile di prestar fede all'indecente e bizzarro servizio che, dicesi, reclamassero da questi ruffiani gli uomini e le donne. L'uso di farsifare il pelo, cioè a dire di radere, tondere, o strappare con pinzette i peli che crescono su certe parti del corpo, nei due sessi; tale pratica pare che fosse, insieme ai bagni di vapore, stata importata dall'Oriente. Gli uomini e le donne che volevano passare per persone caste ed esemplari avevano immaginato di far sparire completamente dal loro corpo, ciò che chiamavano ilvergognoso pelo. Solo i depravati e le donne dissolute, invece di tonderlo periodicamente, lo pettinavano, lo arricciavano e lo profumavano con mille ricercatezze di oscene sensualità.Un aneddoto delMezzo di Pervenire, racconta che la moglie dell'avvocato Librean, avendo chiesto a suo marito uno scudo per farsifare il pelo, e non avendogliene questi voluto dare che solo mezzo, la moglie pensò di fargli un bel tiro. Andò via e la sera si mise a letto tranquillamente, quando il marito le si distese accanto, e volle osservare se il barbiere aveva ben servita la sua metà, con sua somma sorpresa si accorse che il pelo non era raso che da un lato solo:—E come,—esclamò egli—amica mia, ti sei fatta tanto mal servire? il tuo affare è fra due età, non avendo... barba se non da un lato solo.—Che [pg 72] vuoi—rispose la sorniona, sono stata servita come ho pagato; mi hai dato la metà di quanto ti ho chiesto, e mi hanno del pari spelata a metà. Fu così che al mattino l'avvocato diede l'altro mezzo scudo alla moglie, perchè si andasse a far... ringiovanire da entrambi i lati.I barbieri ed i bagnini avevano anche la delicata missione dirifare le verginitàperdute, ed ecco una curiosa ricetta tramandataci da alcuni allegri storici di quei tempi, che riportiamo a titolo di curiosità.«Pigliate mezza oncia di terebentina di Venezia, un poco di latte proveniente dalle foglie di asparagi, un quarto di oncia di cristallo minerale infuso nel succo di limone, o in quello di mele acerbe, un bianco di uovo fresco con un po' di farina di avena, di tutto ciò fate come una foglietta che abbia una certa consistenza e la introducete nell'interno della parte da riparare, avendo cura di far prima una siringa di latte di capra, e di ungerla con pomata di razis bianco».Le procuratrici di case di mal affare traevano grandi vantaggi da simili metamorfosi, e perfino alcune madri vendevano, riparandola, diverse volte la verginità delle figlie.Quando una donna galante incominciava ad accorgersi che gli anni allontanavano i suoi adoratori, per non veder diminuire la fortuna che con essi aveva accumulata, impiegava il suo danaro e la sua esperienza nella fondazione di unacasa di onore, dove si giocava, si cenava e si facevano altreillecitecose. Era là che si riunivano i più pericolosi cavalieri di industria.Queste bische si moltiplicarono talmente [pg 73] verso la fine del XVII secolo, che la polizia fu obbligata a ricorrere a misure straordinarie per rimediare ai disastri prodotti dalla passione del giuoco.Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza aveva raggiunto gli estremi limiti. Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era appassionatissimo per queste specie di danze; simil genere di divertimento rifletteva, con una cinica libertà, le sue abitudini depravate. Prima di lui Caterina dei Medici aveva dato ai balletti erotici, danzati dalle sue damigelle di onore, il massimo delle seduzioni voluttuose che si potesse desiderare.Questi balletti erano sempre intermezzati da erotiche poesie che, senza reticenza, i cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In quasi tutti i soggetti di tali poetici componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri vantavano, e facevano madrigali sul merito dei loro utensili!—Il più famoso di questi balletti fu quello dato in onore del duca di Orleans che aveva per titolo «Le ballet des Andouilles.» Questa strana mascherata, narra il signor di Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais, è la più libera che si sia mai osato di rappresentare a corte; si discute sempre sullo stesso soggetto, che si portava in guisa dimomon(idolo) offerto al signore della Rigaudière, gentiluomo di villaggio, e tutti gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare il sacro mistero delleAndouilles».Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero più riservati. Nondimeno vi si riscontra sempre qualche reminiscenza delle passate allegrie; e così che nelBalletto del [pg 74] Figlio di Bacco(1651) si ascolta il duca di Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle signorine ed apprendere loro in salaci versi il cammino da percorrere per diventar... nutrici.Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si può dire, che aveva completata la sua educazione danzando simili balletti, ed è facile comprendere che tal genere di ricreazione non era punto fatta per favorire la purezza del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi XIII aveva in parte smentito il vaticinio che si pronosticava dalla natura dei suoi primi divertimenti, e soprattutto dalla immoralità del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva la storia della cortigiana Flora. Infatti questo re non ebbe punto amanti carnali, e non fece se non della galanteria romanesca con le signorine della Fayette e d'Hautefort. Ma malgrado l'esempio quasi morale che il re dava ai gentiluomini, la corte di Francia, agli occhi della gente onesta, che la giudicava dai balletti, dal teatro e dalla letteratura, appariva come la scuola elegante del vizio.La musica, il ballo, la poesia concordavano per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e spingere allo stesso tempo attori e spettatori, sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto della prostituzione. Secondo l'espressione di un contemporaneo, pare che a quell'epoca la metà del genere umano fosse interessata a sedurre ed a corrompere l'altra metà.Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi della crapula, un fatto nuovo per la Francia, cioè quello di avere una mantenuta. Il [pg 75] concubinato, che aveva avuto nell'antichità e nei primi secoli del medio evo un'esistenza riconosciuta e protetta dalla legge, era allora colpito da riprovazioni agli occhi della morale pubblica. Non si faceva gran caso per quelli che avevano delle amanti, per quelli che frequentavano compagnie sospette, che passavano dall'osteria alla casa di mal affare, si perdonava tutto ciò e ancor di più ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo, che si dava in braccia al piacere, prima di far penitenza della sua scapata gioventù nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe mai perdonato ad un uomo vedovo od ammogliato, di avere un'amante fissa e di coabitare con lei.Dato ciò come si può spiegare questa subitanea e rapida moltiplicazione delle giovani mantenute! Bisogna credere che questo fu una conseguenza del timore delle malattie veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti a non bagnare più le loro labbra alla fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito a cercarsi un'amante privata. L'uomo che manteneva una donna a tal scopo, non conviveva quasi mai con lei, ed evitava di mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno era felice a che tutti i suoi amici ne fossero informati. La vita di tali donne da quest'epoca cominciò con non essere più richiusa al fondo di un quartiere solitario, e si videro apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli, queste etere che arrivavano fino a portare nome dei loro protettori.Simili donne in generale menavano vita dissolutissima, si abbandonavano a tutti i disordini, senza tema di essere assimilate [pg 76] alle donne pubbliche, giacchè la polizia le tollerava.Molte di queste donne trovavano un marito per la dote che riuscivano ad ammassare con mezzi poco leciti.Un'altra categoria di donne mantenute, erano le donne maritate che, all'insaputa dei mariti, o d'accordo con essi, traevano da un adultero commercio tanto quanto far fronte alle ingenti spese della lorotoiletteed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità di grandi dame, che, all'esempio delle cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori, e spesso si vendevano per abiti o per gioielli.Madama di Montbazon si era essa stessa imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque parte questa somma le venisse, ella accettava l'offerta con tutte le conseguenze; questo prezzo corrente era talmente noto, che in unvaudevillecomposto in suo onore, si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi per far alzar la sua aristocratica camicia!»Le dame di corte si facevano pagare in ragione della loro nascita, del grado che occupavano, e della posizione del marito. Madama di Bassompierre che non era nè giovane, nè bella, non mancava di galanti che ella trattava quali villani.Tollemant parla di un signor Fabry che voleva dare 50,000 scudi per possedere la marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque inclinata alla lussuria» ebbe la probità di non accettare le offerte del giovane, il quale l'amava con una tale frenesia, da tracannare un giorno il contenuto del suo [pg 77] vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di un consigliere al Parlamento di Bordeaux, chiedeva 100 pistole.Gallard, fratello di madama di Novion, dava 4,000 scudi all'anno alla presidentessa della Barre.Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati chiudevano gli occhi sullo sgonnellar delle mogli, per non aver a reprimere uno scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore; ma più di frequente essi erano complici della loro vergogna intascandone segretamente i profitti!Tali esempii di immoralità nell'ambiente della magistratura, della nobiltà e della finanza, non potevano non spingere il popolo in una via fatale di imitazione. Si ebbero quindi anche molte donne mantenute fra le mogli dei commercianti, i quali, occupati nei loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran signori in ciò che riguardava il proprio onore.Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti e non meno viziose delle grandi dame, e del pari interessate. Spesso però si riscontrava in fra loro una squisita delicatezza di sentimenti, quando il cuore non era stato corrotto dal libertinaggio.Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame dei grandi, che in pubblico commetteva violenze, ed ingiuriava le donne oneste o disoneste che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza e l'audacia di questa turpissima gente, attaccata come una lebbra alle grandi case, e vivente come ruffiani nelle osterie e nei luoghi infami. I lacchè portavano la spada, avevano abiti di velluto e di seta, si davano [pg 78] l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i vizii dei loro padroni, esagerandoli.I signori in talune circostanze per vendicarsi di una donna l'abbandonavano ai loro servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano sulla vittima le più atroci infamie.I continui disordini di questi scellerati avevano contribuito non poco alla pubblica corruzione, e alla propagazione dei mali venerei. Queste malattie erano tanto comuni, che si potevano contrarre con la stessa faciltà con le cameriere che con le signore; sembravano essere le inseparabili compagne degli amori illeciti, e si attaccavano a tutti i gradi della scala sociale.In seguito alle infami depravazioni della corte di Luigi XIII, non è sorprendente che gli uomini corrotti, che circondavano Luigi XIV prima della sua maggiorità, avessero tentato di depravarne i costumi per dominarlo, senza aver bisogno del concorso di un'amante. Tale fu, senza dubbio, l'origine dell'avversione che il giovane re aveva concepito contro questi infami corruttori che osarono portar su di lui una mano impudica. Luigi XIV infatti non ebbe mai la minima inclinazione pel vizio contro natura; se avesse seguito il suo carattere avrebbe anche punito severamente quest'obbrobrio; ma Louvois, cui amici in maggior parte si abbandonavano a tali dissolutezze, diceva al re, che ciò valeva meglio pel servizio di Sua Maestà, che se essi si fossero dati alle donne; giacchè quando bisognava andar alla guerra ed entrare in campagna, era difficile di staccarli dalle loro amanti, mentre con altre tendenze, erano felici di lasciare le donne ed entrare coi loro [pg 79] amanti ed amici in campagna, e che in questo caso non erano nemmeno tanto affrettati a ritornare in città.Il duca di Vendôme viveva all'armata nella corruzione la più immonda, con i suoi familiari ed i suoi favoriti, senza arrossire dei suoi cattivi costumi e senza aver il pudore di nasconderli. Il gran Condè ebbe ugualmente a subire l'influenza perniciosa dell'esempio; essendo andato all'armata, ai tempi dei suoi amori con la signorina di Epernon «vi contrasse altri gusti—racconta la principessa Palatina—che al ritorno non poteva più soffrire le donne, e, diceva, per scusarsi, che era stato malato e che aveva perduto tanto sangue da non rimanergli più forze per dedicarsi al suo amore».La sua amante però non si tenne paga di tali ragioni, ed informandosi, scoperta la vera causa dell'incostanza di colui che amava, per la rabbia e la vergogna andò a rinchiudersi fra le Carmelitane.«Il vizio contro natura, dice la principessa Palatina, era la più grande passione delmaresciallo di Villars,» e parlando del Duca di Orleans, fratello del re, la stessa competente scrittrice dice maliziosamente: «questo principe faceva le finte di avere un'amante, e di esserne innamorato, però questa donna se non avesse avuto altri amanti, non avrebbe certo perduto la riputazione, giacchè fra di loro non deve mai essersi passato nulla di biasimevole.»Le dame di corte vedendosi disprezzate ed abbandonate dagli uomini, avevano formato fra esse una lega per farne a meno. Esistono troppi esempi scandalosi di questa depravazione [pg 80] feminile, la quale si era prepagata con tanta impudicizia, che le donne lepiù irreprensibiline parlavano come di una cosa comune. La perversità aveva fatto tali progressi fra le donne di corte, da far loro mantenere secrete associazioni della più infame natura, che non furono mai colpite dalla vendetta pubblica, e che sfuggivano perfino alle ricerche della polizia particolare del re.Le cortigiane dal canto loro, soprattutto le giovani, stabilirono pure associazioni dello stesso genere perfino nel castello di Versailles; era un nuovo ordine di Templari, che non aveva altro scopo se non la più infetta corruzione.Luigi XIV prese energiche misure per punire i colpevoli e principalmente per distruggere tali spaventevoli società: «Le quali furono dissipate, ma fu impossibile di strappare dallo spirito della gioventù la semenza della corruzione che vi aveva messo salde radici.»Le pubbliche passeggiate di Parigi erano invase, al cader della notte, da uomini depravati che cercavano di soddisfare le loro ignobili passioni. Tutte le vie oscure e poco frequentate divenivano il teatro delle più turpi infamie; il Louvre, il palazzo ufficiale della regalità assente, che siedeva a Versailles, non era nemmen'esso rispettato dai vili libertini, che Sauval chiama ivolontarii del Louvre. Il conte di Pontchartrain scrive da Fontainebleau il 2 novembre 1701: «Il re è stato informato che i cortili del Louvre servono ai più infami usi di prostituzione e che il portiere favorisce simili disordini e [pg 81] lascia aperto il passaggio e l'entrata dei cortili.»La cronaca del tempo segnala l'epoca della pace del 1748, come l'epoca vergognosa in cui cominciò a manifestarsi, per Luigi XV, il disprezzo generale, che non fece che accrescersi ogni dì più. Depositando la corazza il re parve che rinunziasse alla gloria e perfino all'amore del suo popolo,giacchèabbandonò le redini dell'impero alla sua amante, di cui l'odioso regno doveva continuare fino alla sua morte.La bella Madama d'Etioles si era separata dal marito, e non ne portava nemmeno più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa di Pompadour.La marchesa aveva una sostenuta vigilanza, giacchè temeva che il re non l'abbandonasse completamente, a causa della sua schifosa infermità che aveva già costretto il reale amante a trascurare per un certo tempio il letto di lei. Questa infermità diè voga in Francia al seguente epigramma:La marchesa è piena d'incanti,tutta grazia ed occhi franchi,le crescono i fiori d'innanti:ma, ahimè! son fiori bianchi!Dagli inviti di corte ella cercava sempre di allontanare tutte quelle dame che potessero impressionare il re per la loro bellezza, e spesso facevale anche esiliare perchè avevano commesso il delitto di voler piacere un po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri del monarca, fece reclutare bellezze nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio che essa governava a suo capriccio.Tale fu l'origine delParc-aux-cerfsabisso [pg 82] dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva la folla delle vittime, le quali, ritornando dopo nella società, vi apportavano la corruzione, l'amore della crapula e tutti i vizii di cui si infettavano necessariamente col commercio degli infami agenti di un simile luogo.La marchesa morì chiedendo perdono alla sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo che aveva lor dato, cosa che non impedì di gratificare la sua tomba dell'epitaffio seguente:Qui giace chi fu quindici anni zitella,Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.Dopo la Pompadour venne la Dubarry che mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi XV nelle mani di questa cortigiana divenne la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza in tatti di vedere questa donna uscir nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere, e che questi due prelati si stimavano ben compensati per tal vile e ridicolo impiego, gettando un colpo di occhio fuggitivo sui secreti incanti di una simile bellezza!Il re aveva parecchie volte parlato con piacere della principessa di Lamballe, la Dubarry se ne impensierì e fece parte delle sue preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero amico, le consigliò di imitare la Pompadour, e di prestarsi, come questa defunta sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli qualche volta da ruffiana, difornirgliqualche giovanetta che potesse per un certo tempo occupare il cuore del re. E pare che ella mise in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter al re quasi in sua presenza di godersi [pg 83] l'artista Raucoux della Commedie-Française, che per la sua eccezionale impudicizia era soprannominata laGrande Lupa.Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry fu continuamente malmenata nelle canzoni, negli epigrammi, nelle caricature e nelle novelle che circolavano sul suo conto alla corte ed in città.Si scrissero su di lei molti opuscoli e biografie raccontando dettagliatamente tutte le circostanze ed i passatempi più secreti della favorita col suo real amante. In uno di questi scritti intitolatoMemorie secrete di una donna pubblica, o avventure della Contessa Du Barry, dalla culla fino al letto di onore, sono narrate tutte le astuzie a cui ella ricorreva per consolarsi dell'esaurimento del re col duca d'Aiguillon ed in mancanza di questi col piccolo Zamore, col quale aveva messo in pratica tutte le teorie dell'Aretino.Se questi erano i costumi dell'alto, non reca meraviglia che la corruzione avesse raggiunto nel popolo i maggiori eccessi.La pittura di tali depravazioni si trovano più particolarmente nelleNouvelles de l'Opera vestales et matrones.«Ogni sera al cader del giorno si vedono accorrere in folla al giardino delleTuileriesun reggimento di piccole operaie avvolte in cuffie, delle donne che si spacciano per vedove, delle vecchie sarte con fanciulli, le quali tutte vengono per darsi ai vecchi libertini, che ne fanno ricerca.Madamigella Laurencin avendo servito in questa corporazione per circa dieci anni, finì per ottenere un impiego dal conte di Binter, [pg 84] che l'aveva trovata molto destra in certi esercizii!Non si andava neanche troppo pel sottile riguardo certi pregiudizii, e non era molto difficile ad un uomo danaroso, il quale aveva avuto un bastardo, di trovargli un padre legittimo; ed a questa sostituzione si prestavano non di rado perfino dei nobili spiantati. L'oro accomodava tutto.«Si contano a Parigi 30,000 donne pubbliche, dice Mercier, e circa 10,000 mantenute che di anno in anno passano di mano in mano.«La polizia cerca delle spie in questo corpo infame. I suoi agenti mettono queste disgraziate a contribuzione, aggiungendo i loro disordini ai disordini della classe, esercitano un impero sordidamente tirannico su questa gente avvilita, la quale crede che non vi sono leggi per lei. Sì, vi sono esseri aldisotto di queste donne, e questi esseri sono certi uomini della polizia.»Oltre delle prostitute e delle cortigiane era venuta su una nuova classe di pervertite, le quali attiravano i giovani ricchi, fingendo di darsi ad essi per amore e non per venalità, giacchè non accettavano danari, ma regali e ricordi in... gioielli e brillanti.«La rivoluzione di Termidoro è stata la vittoria della donna, hanno detto i fratelli de Goncourt, il Terrore rappresentava una tirannia virile, ed era nemico personale della donna, in questo senso che le toglieva ogni influenza, e le dava solo alcuni diritti. Il Terrore detronizzato, le donne hanno ricorso al loro esercizio feminile: hanno fatto della rivoluzione politica una rivoluzione sentimentale. [pg 85] Poi, le lagrime non ancor bene asciugate, hanno gettato la Francia verso il loro patrono: il Piacere, e subito sono ridiventate signore e regine in questo paese, che aveva fatto un certo digiuno di lusso, di diamanti e di feste.»All'epoca del Direttorio lo scopo unico della vita sembrava essere il godimento. Le donne non si occupavano di altro se non di essere seducenti, senza andar troppo pel sottile nelle questioni di virtù e di castità.La manifestazione più strepitosa del rilassamento dei costumi in tale epoca fu l'abbigliamento.«Non più busti—scrive Lacour—non più vesti. Una camicia ricoperta da una tunica drappeggiata all'antica, o meglio una lunga guaina di lino, di mussola o di velo, stretta stretta, che era la perfetta traduzione delle forme, e poi... basta. Solo intorno al collo, sul petto, alle orecchie, nei capelli: cammei, medaglioni e di ogni colore e di ogni grandezza, in mano, unaballantineed un sacchetto, alla cintola un nodo con nocca; e generalmente si faceva di tutto per simular la gravidanza.»I giuochi di società erano tutti a base di... stimolanti, e nei balli soprattutto la libertà dei costumi raggiunse il suo apogeo. Madama Tallien comparve al ballo dei Frascati con una veste trasparente, avendo due cerchi di oro in guisa di giarrettiere, anelli a tutte le dita, i piedi nudi stretti in sandali di porpora. Si andò anchepiù oltre, il costume allasauvage, pei balli, era di velo chiaro, con mutande aderenti al corpo in maglia di seta color carne. Le alte cortigiane avevano il [pg 86] coraggio di andare la sera a passeggio nei giardini di estate, portando un semplice calzone di seta rosa, sotto una camicia di lino chiaro; esponendo a tutti gli sguardi i seni, le gambe e le cosce strette in cerchi di diamanti. Questa classe di donne, dette più propriamente lemeravigliose, finì per giudicare perfino inutile la camicia, e passeggiavano peiCampi Elisi, nude in unaguinadi velo, e qualcuna col seno interamente scoperto.La letteratura oscena era naturalmente in gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano, ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia dei Parigini era diventata così sensibile da superare quella dei passerotti che popolano i loro tetti; anzi i primi sono ancor più volubili e cambiano di femina più frequente dei secondi, e la maggior parte non hanno nemmeno la stessa delicatezza nei piaceri.«Non vi è un sol angolo di porta, un sol angolo di muro che non sia triplamente coperto di stampati annunzianti rimedii per la guarigione radicale delle malattie veneree. Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle donne, delle giovanette mille annunzii di pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare o di ricevere questi stampati.»E togliamo ancora daiTableaux de ParisdiMercierquest'ultimo meraviglioso quadro della vita libertina di quei tempi:«Alle nove di sera il rumore ricomincia... è la sfilata dello spettacolo. Le case sono scosse dal rullio delle vetture; ma questa confusione è passeggiera.È l'ora, in cui tuttele prostitute, la gola scollata,a testa alta, il viso illuminato, l'occhio ardito quanto il [pg 87] braccio, malgrado la luce delle botteghe e dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango con le calze di seta e le scarpine piatte. Si dice che l'incontinenza serve a preservare la castità; che queste donne vulgivaghe impediscono il furto; che, senza le ragazze di piacere, la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre e di violare giovani innocenti. Checchè ne sia questo scandaloè passatoinnanzi la porta delle oneste borghesi che hanno figlie spettatrici di tale obbrobrioso disordine.«Alle undici, nuovo silenzio.È l'orain cui ognun finisce di cenare.È l'ora purein cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose. Le libere passeggiatrici non osando più di restar in istrada, per non farsi arrestare dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano nei caffè.«A mezza notte e un quarto di nuovo il rumor delle carrozze, di quelli che escono dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che, non essendo giocatori, rincasano. La città a quest'ora non appare per nulla deserta: il modesto borghese e l'operaio che dorme diggià, è svegliato da simile confusione, cosa che non dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino deve la sua nascita alla brusca commozione degli equipaggi. Il tuono è anch'esso un gran popolatore!«Al mattino, i libertini escono dalle case delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la coscienza più volta al timore che al rimorso, e gemono tutto il giorno per l'occupazione della notte, ma il vizio è un tiranno che li riprenderà l'indomani.»Come si vede la corruzione aveva fatto in tutte le classi tali progressi, che è da [pg 88] meravigliare se la società moderna, pervertita sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie, dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza e dal desiderio del piacere, non sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò, al contrario, a misura che il governo rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran riformatore fu il Primo Console.[image][pg 89]
[image]II.Il Vizio all'era cristiana[image]Medioevo.Rinascenza—ImperoNel periodo della cristianità il vizio si mostrò soprattutto nelle sette eretiche, le quali immaginarono, a fine di favorire la corruzione, stravaganti dottrine.I Nicolaiti insegnavano che per acquistare la salvezza eterna, era necessario di insozzarsi di tutte le specie d'impurità. Essi pretendevano che una carne maculata dovesse essere più accetta a Dio, perchè i meriti del redentore dovevano esercitarsi maggiormente su di essa per renderla degna del paradiso.Altre eresie congiunte con immaginazioni più o meno stravaganti ed ingegnose, come [pg 43] fine e come mezzo, avevano sempre un prodigioso sviluppo della sensualità.In generale era la comunità delle donne e la promiscuità dei sessi che formavano la base di queste sette singolari. Il pudore non esisteva per questi settarii che lo consideravano come ingiurioso alla divinità.Secondo le dottrine di Carpocrate e di suo figlio, nessuna donna aveva il diritto di rifiutare i suoi favori a chiunque gliene facesse richiesta in virtù del diritto naturale.Una donna di questa setta, Marcellina, venne a Roma, verso il 160, e vi fece molti proseliti col sudore del proprio corpo! Dopo i festini si commettevano le infamie carnali, quando, le grazie dette, il sacerdote massimo diceva: «Lungi da noi la luce ed i profani.» Allora si spegnevano le fiaccole, e quello che avveniva nelle tenebre, senza distinzione di sesso, di età e di parentela, non doveva lasciare traccia nemmeno nei ricordi. Ciò rappresentava agli occhi dei dottori della setta l'immagine naturale della creazione.I Cainisti avevano per dogma la riabilitazione del male ed il trionfo della materia sullo spirito. Interpretavano i libri santi a rovescio, ed onoravano, quali vittime ingiustamente sacrificate, i più esecrabili tipi della cattiveria umana. Si glorificavano d'imitare i vergognosi vizii che attribuivano a Caino, e che ritrovavano con piacere presso gli abitanti di Sodoma e di Gomorra.Gli Adamiti, facevano risalire le loro dottrine al primo uomo, non proscrivevano la donna come gli eredi di Caino e di Saffo. Il loro capo Psodicos, ebbe l'audacia di permettere [pg 44] e di prescrivere la copula pubblica fra i due sessi.I Manichei proclamavano, con l'avversione del matrimonio, il libero e smodato esercizio di tutte le facoltà sensuali. Essi consideravano l'atto venereo come opera santa, a condizione che la santità di quest'atto, non fosse compromessa dal matrimonio o dalla concezione.A quei tempi la vita cenobitica non fu neppur essaesenteda vizii. La sensualità e la lussuria penetravano col mistero a traverso le solitudini, dove si raccoglievano per lavorare e pregare in comunità i frati e le suore della nuova famiglia cattolica.Furono le eresie che condussero quel prodigioso abbandono nella cristianità. San Cipriano nel 230 ci dipinge tale epoca così: «Non esisteva più carità nella vita dei cristiani, non esisteva più disciplina nei loro costumi; gli uomini si pettinavano le barba, e le donne si imbellettavano il viso; si corrompeva la purezza degli occhi violando l'opera delle mani di Dio, e perfino quella dei capelli dando ad essi uno strano colore. Si ricorreva a tutte le astuzie ed a tutti gli artificii per ingannare i semplici; i cristiani sorprendevano i loro fratelli con le infedeltà e le furberie.»Bisogna attribuire questi cattivi costumi che regnavano allora, in un sì gran numero di comunità femminili, all'influenza demoralizzatrice di una folla di monaci erranti e di secolari che l'ozio e la corruzione moltiplicavano dappertutto. La condotta impudente e dissoluta di questi monaci si propagò nell'Egitto fino ai deserti della Tebaide.[pg 45] Più tardi il vizio si introdusse nei monasteri e si potettero allora avverare i numerosi squilibramenti che hanno provato la fragilità della virtù umana, e l'impotenza dei voti i più sacri. Nei monasteri feminili, l'ospitalità accordata a tutti gli ecclesiastici ed ai monaci di passaggio, vi generò disordini che non trascesero quasi mai in scandali pubblici tanto da attirare l'attenzione della gente.I Franchi che si introdussero nella Gallia verso la metà del V.º secolo, a primo acchito con i Gallo Romani; conservarono i loro costumi, la loro religione, i loro usi senza lasciarsi influenzare dal contatto della civiltà brillante e voluttuosa che incontrarono nella città conquistata.Ma, al tempo stesso, non fecero nulla per cambiare il carattere dei primi possessori del suolo. Divenuti cristiani i franchi divennero allo stesso tempo Galli e Romani. Da Clodoveo fino a Carlomagno, i vescovi furono i veri legislatori e il codice ecclesiastico dominò il codice giustiniano e le leggi teutoniche. La corruzione legale non aveva un corso regolare, i disordini e l'incontinenza non erano che più indomabili e più audaci.Non vi erano cortigiane propriamente parlando, o prostitute che esercitavano questo vergognoso mestiere nelle città governate dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di serragli, di ginecei, nei quali le donne libere o schiave lavoravano all'ago o al fuso, e dove il padrone trovava facile il piacere, ed un'emulazione sempre compiacente per servirlo.[pg 46] I concubinati, essendo per loro natura, estranei alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano se non dal capriccio delle persone che li contraevano e che li rompevano senza tanti scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato di famiglia in Francia.I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose per soddisfare i loro amori, per lasciare o per prendere una concubina. Vivevano nei loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro soggetti, che udivano appena il rumore delle orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano atuttele specie di disordini, passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.E come ai primi tempi la corruzione soggiornava in mezzo al clero; Martiniano, monaco di Rabais, al X secolo, diceva ai preti del suo tempo: «È forse legge vostra di prender moglie e di avere relazioni con donne? di contaminare con tutte le specie di lussuria il vostro corpo che è stato creato per ricevere il cibo degli angeli?»Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento questa confessione spoglia di ipocrisia: «Noi stessi che dovremmo dare l'esempio, siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita, ed invece di essere i pastori del popolo ci comportiamo tali lupi divoranti!»Non è qui il caso di esporre gli orribili vizi della gente di chiesa, che credevano fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano il diritto di assolvere qualunque peccato; non cercheremo nemmeno in questo libro di penetrare negli archivii dei conventi [pg 47] per ricercarvi la lunga lista di quelli che furono riformati, scomunicati, soppressi a causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti; basti dire che non era possibile di trovare un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali non fossero stati a più riprese focolari d'impudico contagio.La depravata condotta dei preti e dei monaci, non era che troppo imitata dai laici che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi. In presenza di tali modelli di corruzione, il popolo non poteva certo aver la pretesa di restar puro e virtuoso.Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo nel constatare la profonda degradazione dello stato sociale e tutti ne attribuivano la causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche proporzioni.Nelle provincie i signori facevano bella mostra di tutti i loro vizii, non conservando alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio della selvaggia impudicizia che caratterizzava l'uno e l'altro sesso. Nel 990, correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania e conte di Poitiers, avesse avuto adultero commercio con la moglie del visconte di Thouars, presso il quale era stato ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava un'occasione favorevole per vendicarsi della rivale. Un giorno vistola passeggiare a cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello di Talmont, accorse con un buon seguito di paggi e di scudieri; la fece rovesciare per terra, la colmò d'ingiurie e di percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono un dopo l'altro fino al giorno [pg 48] seguente, per obbedire agli ordini della padrona che li eccitava, contemplandoli. La mattina, la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte di Thouars non potette nè lagnarsi, nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata, mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello di Chinon.Ma è soprattuttonei Penitenziali che bisogna cercare gli occulti misteri della corruzione.È làche il peccato della carne si compie con tutte le audacie, che non si limita solo agli illeciti congiungimenti fra i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili capricci della depravazione. «Si vorrebbe credere, dice il signor de la Bedollière, per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati nei Penitenziali fossero puramente accidentali». Ma è certo che invece tali orrori erano troppo frequenti e che spandevano poco a poco una corruzione latente in tutte le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere in questo codice primitivo della confessione, i fatti che concernono gli atti più secreti del matrimonio, quelli che toccano all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni contro natura, e quelli infine che caratterizzano il delitto di bestialità.Erano peccati veniali se gli sposi non avevano consacrato la prima notte di nozze a pratiche devote; se il marito che si coricava con la moglie non si fosse lavato prima di entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata in chiesa, all'epoca delle sue regole. Ma il peccato diveniva più grave quando gli sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.[pg 49] L'incesto si moltiplicava sotto le forme più vergognose; i figli non risparmiavano la madre; la madre essa stessa non rispettava l'innocenza dei suoi più giovani rampolli; i fratelli attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva con la figlia! Per simili turpi atti vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a digiuni ed a continenze.Il peccato contro natura aveva innumerevoli varietà agli occhi del confessore, che applicava anche per esso diverse specie di penitenza. I vizii antifisici delle donne erano puniti così severamente quanto quelli degli uomini.Talvolta l'incesto associandosi al delitto contro natura, ne aggravava l'infamia ed il castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa per commettere simili obbrobriose indegnità.Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze libere, trovavasi in uno stato di notevole prosperità. Sauval dichiara nelle sue compilazioni, che gli statuti di questa disonesta corporazione, ebbero corso, pel loro occulto governo, fino agli stati di Orleans, nel 1560.San Luigi cercò, ma invano, di mettere un argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263, scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate di San Denis, e al conte Simon de Nesle: «Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano con le loro infamie il nostro fedel popolo e che trascinano tante vittime nel fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo altresì ordinato di perseguitare questi scandali [pg 50] tanto nella città che nella campagna, e di purgare assolutamente il nostro reame da tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».Un orribile libertinaggio essendosi insinuato in tutte le classi sociali sin dai tempi delle crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno dei francesi in Palestina aveva acclimatato in Francia, minacciava ancora d'infettare i costumi e di corrompere tutta quanta la popolazione.A partire dall'undicesimo secolo un sensibile miglioramento si fece sentire nei costumi pubblici e privati. Vi rimanevano ancora senza dubbio molti disordini, presso i nobili e nel basso popolo, ma i primi non davano più in comune l'esempio della perversità e del vizio.Certo si deve all'influenza della cavalleria la conversione del più grande peccatore che l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo duca di Aquitania, nono a portare tal nome, fu il più pericoloso ingannatore di donne ed il più gran libertino, la cui riputazione abbia percorso il mondo. Passò senza scrupoli e senza por tempo in mezzo dal culto della materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità alla fede.Le crociate furono il più bel momento della cavalleria e non di meno nessuno può negare che questa prodigiosa massa di uomini di tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia riscaldata nel suo seno il germe corruttore della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano, dice l'abbate Fleury, sia quelli che i pellegrini avevano apportati dai loro paesi, [pg 51] sia quelli che avevano conosciuti nei paesi stranieri.»«I crociati, dice Alberto d'Aise, si comportavano da gente grossolana, insensata ed inetta quando l'amore carnale spegneva in essi la fiamma dell'amore divino; vi erano nelle loro fila una quantità di donne, vestite da uomini, e viaggiavano tutti insieme senza distinzione di sesso, confidandosi all'azzardo di una spaventevole promiscuità. I pellegrini non si astenevano dalle illecite riunioni, nè dai piaceri della carne; si abbandonavano senza tregua a tutti gli eccessi della culinaria, si divertivano colle donne maritate o con le zitelle, le quali si erano allontanate di casa loro appunto per abbandonarsi perdutamente ad ogni specie di vanità.»Quando le donne mancarono ai crociati in Palestina, dove la religione di Maometto si opponeva a qualunque illecito commercio coi cristiani, si fece venire dall'Europa un rinforzo di belle ragazze, che concorsero a modo loro al trionfo delle crociate.Uno storico arabo aggiunge che l'esempio dei franchi fu contagioso pei loro nemici, i quali vollero anch'essi aver donne di piacere nelle armate, dove non erano mai state permesse simili sregolatezze.Nelle antiche storie militari tanto di Francia che delle altre nazioni europee è spesso fatto cenno di questa affluenza di prostitute nelle armate, di cui la dietro guardia si componeva sempre di simili specie di donne e dei loro depravati compagni. Giovanni di Bazano parla di un capitano tedesco, chiamato Garnier, che invase alla testa di 3500 lame il territorio di Modena e di Mantova, [pg 52] nel 1342, accompagnato da 1000 prostitute, e da ragazzi libertini e corrotti.Sono indescrivibili le abbominazioni del regno di Carlo VI, dove il clero, la nobiltà ed il popolo lottavano in perversità ed in turpitudine. Nicola di Clemenzio, arcidiacono di Bayeux, esclamò: «A proposito delle vergini consacrate al signore, dovremmo ritracciare tutte le infamie dei luoghi di prostituzione, tutte le astuzie e la sfrontatezza delle cortigiane, tutte le opere esecrabili della fornicazione e dell'incesto; giacchè, vi prego di credere, che ai dì nostri nei monasteri le donne si consacrano più volentieri al culto di Venere che a quello di Dio! Tali luoghi potrebbero definirsi degli spaventevoli ricettacoli, nei quali una gioventù sfrenata si abbandona a tutti i disordini della lussuria, di nodo che non vi ha alcuna differenza di far prendere il velo ad una giovanetta o di esporla pubblicamente in un luogo abbominevole.»Per le donne pubbliche non si aveva pietà alcuna, quando la decenza ed il pudore sembravano banditi dai costumi, quando i soli abiti scollacciati erano alla moda, a dispetto degli editti suntuarii.Le donne avevano per costume di adornarsi di vesti aperte lungo i fianchi e rialzate in modo da lasciar intravedere la gamba, e perfino la coscia nuda; in quanto alla gola se la scoprivano fino ai capezzoli delle mammelle!Per rendersi conto del grado di pervertimento a cui certi nobili fossero giunti, abbandonandosi a tutte le specie di aberrazioni sensuali, basta leggere negli archivii [pg 53] di Nantes, il processo intentato al maresciallo di Francia, Gilles de Rietz, che fu condannato al rogo nel 1440.La lettura dellaVita dei dodici imperatori romanidi Svetonio, aveva eccitato questo potente signore ad imitare i loro mostruosi pervertimenti sessuali. Come Tiberio e Nerone, egli si appassionò pel sangue mischiato alla immondizia: l'unico suo passatempo era di corrompere i fanciulli che faceva rubare un po' dappertutto.Si trovarono nei sotterranei dei castelli di Chantocè, della Suze e d'Ingrande, le ossa calcinate e le ceneri di tutti i fanciulli che il maresciallo di Rietz aveva assassinati, dopo di averne abusato. Questi delitti finì per confessarli lui stesso.A quei tempi si istruivano una quantità di processi per stregoneria, nei quali non era difficile di scoprire la depravazione morale, che cercava di coprirsi, come da un mantello, con la possessione diabolica.Quegli stessi che pretendevano di aver ceduto ad una potenza occulta e ad un irresistibile prestigio, non credevano affatto all'intervento dei demonii.Erano ordinariamente vergognosi libertini, forzati pel loro stato a vivere nella continenza, o per lo meno a nascondere sotto rispettabili apparenze, l'effervescenza delle loro passioni sensuali.Ilsabbatera il convegno di tutto quanto si poteva immaginare di più perverso, ecco perchè si compiva in luoghi appartati, in mezzo ai boschi, nelle montagne o in fra gli scogli.Del resto i giureconsulti in Francia, non [pg 54] vedevano nella stregoneria se non una forma della prostituzione la più criminale, e ricorrevano a tutta la severità delle leggi per reprimere i disordini che corrompevano i pubblici costumi. Ma si aveva l'aria di attribuire alla malizia del demonio una quantità di atti detestevoli, che non accusavano se non il vizio degli uomini, e si aveva una cura scrupolosa a non diminuire l'orrore di cui la volgare credulità circondava ilsabbat, giacchè se si fossero mostrate le cose sotto il loro vero aspetto, ilsabbatsarebbe stato ancora più frequentato, tanto la curiosità serve di pericoloso movente alla depravazione morale e fisica.L'eresia riapparve in Francia a partire dal dodicesimo secolo e favorì la corruzione.I Bulgari essendo stati accusati di pratiche sodomitiche, consideravano quale sacrilegio i rapporti naturali dei sessi. Tutti i settarii, per un raffinamento di libertinaggio, s'imponevano privazioni di ogni genere, e affettavano in generale una noncuranza assoluta per tutte le cose materiali; ma ciò non era che la maschera della continenza, sotto la quale si sentivano più liberi per abbandonarsi alle loro passioni e dar briglia sciolta alla natura; le loro austere pratiche di devozione aggiungevano una specie di salsa piccante alle nascoste depravazioni.Quando si vide apparire nel 1259 la setta dei Flagellanti, a primo acchito non si pensò che le pubbliche penitenze di questi peccatori, potessero essere delle invenzioni di lussuria. Essi camminavano nelle strade due a due, nudi fino alla cintura, e si battevano [pg 55] o da sè stessi o l'un l'altro con frusta e con correggia di cuoio, cacciando gemiti, fino a che non sanguinassero da capo a piedi.E questo è niente. Si portavano la notte nelle campagne, in fondo ai boschi, e là, nelle tenebre, raddoppiavano le flagellazioni, i loro gridi e le loro impudiche follie. Si indovinano facilmente le odiose conseguenze di queste riunioni di uomini e di donne seminudi, animati dallo spettacolo di simile indecente pantomima, nella quale ognuno diveniva attore a sua volta, e che arrivava gradatamente all'ultimo parossismo dell'estasi libidinosa.L'uso della flagellazione nell'antichità era ben conosciuto da tutti i depravati, a cui ricorrevano perprepararsinei piaceri di amore.Ma al medio evo se la flagellazione erotica non si esercitava più se non raramente e nel più profondo mistero, aveva però assunto un carattere di sanguinaria ferocia che si riproduceva negli atti dei flagellanti.Nel 1343 durante la terribile peste si contavano in Francia circa 800.000 flagellanti, fra i quali vi erano gentiluomini e nobili dame, che non erano meno avidi di pubbliche fustigazioni.Si videro pure i Picardi, che, secondo la dottrina del loro capo, dicevano che Dio li aveva mandati sul mondo per ristabilire le leggi della natura.Queste leggi consistevano in due cose; la nudità di tutte le parti del corpo e la comunità con le donne. Appena un Picardo provava un desiderio per una sua compagna, la conduceva dal capo e formulava così la sua richiesta: «Il mio spirito si è riscaldato [pg 56] per questa.» Il padrone rispondeva: «Ebbene andate, e crescete e moltiplicate». Scacciati dalla Francia, vi riapparvero nel 1373 sotto il nome diTurlupius. E questi ultimi andavano anche più lontano, commettevano peccati carnali in pieno giorno, dinanzi al mondo intero. Essi insegnavano che l'uomo è libero di obbedire a tutti gl'istinti della natura.I Valdesi, gli Anabattisti, gli Adamiti, i Manichei colle loro sette non erano mai completamente estinti; essi di tanto in tanto rinascevano dalle loro ceneri; tanto è vero che il vizio ha fascini irresistibili per certe nature pervertite, deboli o depravate.Gli Anabattisti ebbero armate in Olanda ed in Germania. Essi insegnavano che ogni donna è obbligata a prestarsi alla concupiscenza di qualunque uomo, e che tutti gli uomini sono del pari tenuti a soddisfare qualunque donna. Nel 1535 il 13 febbraio a Amsterdam, sette uomini e cinque donne, cedendo alle eccitazioni ed all'esempio d'un profeta anabattista, si spogliarono dei loro abiti, li gettarono nel fuoco, ed uscirono per le strade completamente nudi.Per trovare la pruova della depravazione pubblica verso la fine del XV secolo, non avremmo che a leggere i sermoni dei predicatori contemporanei. Gl'intelligenti si sonomoltodivertiti a spese di questi vecchi che avevano sì bizzarri procedimenti oratorii e che raccontavano un mondo di corbellerie e di eccentriche buffonerie; ma bisogna riandar con lo spirito all'epoca loro e considerare la specie di pubblico che veniva ad ascoltare la parola così poco edificante di questi monaci predicatori. Questo pubblico, [pg 57] nel quale l'elemento feminile era in maggioranza, non si raccomandava troppo per li decenza della tenuta, nè per la purezza delle intenzioni. Non erano che donne e ragazze, vestite indecentemente, facendo, quel che si chiama,la caccia cogli occhi: accalappiando gli uomini, dando convegni, cercando avventure.Menot si lamentava che non una sola casa fosse esente dalla corruzione, e che non si vedevano se non donne di piacere nella città e nei sobborghi. Questa mercanzia conveniva a tutte le età e a tutte le condizioni sociali; le vecchie come le giovani, le donne maritate e le zitelle, le serve e le padrone, facevano, ciò che i predicatori chiamano, traffico del loro corpo. Menot fa dire a certi giovanotti, sposi di fresco:«Si sa bene che non possiamo avere sempre le nostre mogli dietro di noi sospese alla nostra cintura, o portarle nella manica, e nondimeno la nostra gioventù non può far a meno della donna. Ci rechiamo in taverne, osterie, stufe ed in altri piacevoli luoghi; troviamo le cameriere fatte al mestiere e che non chiedono molto danaro; desideriamo sapere:—Non facciamo forse bene di usarne come se fossero le nostre proprie mogli?»Maillard esclamava: «Se le pile delle chiese avessero occhi, e che vedessero ciò che avviene; se avessero orecchie per sentire e se potessero parlare, che direbbero?... Io non lo so; ma voi, signori preti, che ne dite?»Egli vota alle fiamme d'inferno i proseliti e le ruffiane, ma fra tutte queste vili creature quelle che detesta di più sono le madri che lavorano esse stesse per disonorare le [pg 58] proprie figliuole. Guarda intorno a lui, come per scoprire nell'assemblea qualcuna di queste madri snaturate. «Vi sono, dice, parecchie madri che vendono le loro figliuole, sono le ruffiane della loro prole, a cui fanno guadagnare qualche matrimonio con le pene ed il sudore del corpo!»E Menot a proposito del lusso esclama: «Voi direte forse, o signore: i nostri mariti non ci danno tali vesti, ma siamo noi che li guadagniamo colle fatiche del nostro corpo! A trentamila diavoli tali fatiche!» A quell'epoca infatti il progresso del vizio, era il risultato immediato del progresso del lusso; la civetteria e la vanità delle donne le spinsero al vizio; e fu tutto un obbrobrioso mercimonio per provvedere alle spese dellatoilettee alle fantasie della moda.I costumi della corte non erano punto fatti per frenare il popolo che teneva all'onore di imitarli. Sotto Luigi XI la corte non dava affatto l'esempio della decenza nei costumi. Vi era allora così nei grandi che nei piccoli una sfacciataggine generale tanto nelle idee, che nelle azioni e nelle parole. Non si vedevano che mariti ingannati, vedove intriganti, donne libertine, ragazze sedotte.Certamente, la morale pubblica era poco rispettata, in un'epoca in cui si esponeva agli sguardi dei passanti, nelle feste per l'entrata del re a Parigi (1461) «tre buone e belle ragazze che figuravano da sirene tutte nude, in modo che si vedeva loro il bel capezzolo diritto, ed i seni separati, rotondi e duri, che era piacevolissima cosa»; all'epoca in cui gli uccelligracidatoripiche, gazzere non sapevano ripetere altro che parole oscene [pg 59] comefiglio di pu... ecc. dice Giovanni de Troyes; ad un'epoca in cui un normanno aveva per concubina la propria figlia, dalla quale aveva avuto anche parecchi figli, che egli uccideva non appena nascevano (1466); ad un'epoca in cui un monaco «che aveva i due sessi, talmente seppe fare, che finì per divenir incinto di sè stesso» (1478); ad un'epoca infine che un valletto del re, chiamato Regnault la Pie, si faceva mantenere pubblicamente dalla vecchia moglie di Nicola Bataille, il più sapiente legista francese che morì di dolore nel 1482, dopo aver visto la sua fortuna intiera consacrata alla ghiottoneria di una tale carogna! (dalle cronache scandalose del tempo).Nel secolo XVI l'aristocrazia sotto i Valois si abbandonò a tutti gli stravizii. I raccontidi Brantômesu questa spaventevole depravazione sono là per provarlo, ed il modo libero come egli racconta simili turpitudini, senza temere di offendere il pudore di chi legge, dimostra il grado di corruzione al quale era giunta la società francese ai tempi di Carlo IX e di Enrico III. Si era perfino perduto il sentimento dell'onestà, tanto che senza alcuna reticenza innanzi a signore si parlava dei più ignobili misteri del libertinaggio.La Corte di Francesco 1º era una vera casa di piacere, e secondo Brantôme le signore che ne facevano parte erano destinate a rimpiazzare le cortigiane, le quali divenivano pericolose a causa delle malattie veneree da cui erano quasi tutte infette. Dopo aver descritte tutte le sregolatezze a cui queste signore non disdegnavano di abbandonarsiBrantômeesclama: «E piacesse a Dio di potermi [pg 60] far entrare un po' in questa allegra corte del re pel mio piacere!»Sauval dice che era molto facile ad un condannato, per quanto terribili fossero i suoi delitti, di ottenere la grazia dal re, purchè avesse una bella moglie od una fresca figlia zitella, che andasse personalmente a supplicare il sovrano.Di tutte le dame di corte che abitavano al Palazzo Reale il re aveva le chiavi delle camere, per poterle andare a visitare intimamente, quando gli piaceva.Brantôme ha voluto dimostrare che questa impudicizia della corte non aveva nulla di biasimevole. Così una dama scozzese di buona famiglia, dice questo storiografo, la quale aveva avuto un figlio naturale da Enrico II confessava: «Ho fatto quanto ho potuto per essere ingravidata dal re, e me ne sento onoratissima e felice; e direi quasi che il sangue reale ha un non so che di più soave del liquore comune, tanto me ne sono trovata bene; senza contare i regali che ne ho avuti», e Brantôme aggiunge: «Questa dama, come del resto molte altre, erano in questa opinione che per dormire col re, non si era punto diffamate e che sono disoneste solo quelle che si danno ai piccoli, ma non ai grandi re e gentiluomini».Dopo simile ingegnosa teoria non ci deve meravigliare se molte signore invidiavano la vita delle cortigiane di professione.Brantôme racconta che una cortigiana venne a Roma per dare lezioni alle dame di corte, ella diceva: «Il nostro mestiere è tanto caldo, quando si è ben appreso, che si ha [pg 61] mille volte più piacere di praticarlo con parecchi che con un solo».Enrico II fu più costante in amore che Francesco I: vi era gente abituata a confondere Diana di Poitiers conla regina. Il re si era tanto familiarizzato col concubinato, di cui andava superbo, che non temeva di uscire a cavallo avendo in groppa abbracciata la duchessa di Valantinois.L'adulterio aveva preso tali vaste proporzioni, che le figlie, vedendo le madri così liberamente divertirsi, facevano quanto era in loro per maritarsi presto ed imitarle.Brantôme dice che nella maggior parte dei matrimonii, fatti a corte, raramente la sposa arrivava al talamo, senza che il re non le avesse prima insegnato praticamente l'arte della procreazione.«In quanto alle sfrontate, narra Sauval, le une si ubbriacavano di voluttà prima di maritarsi; le altre avevano l'abilità di divertirsi in presenza delle governanti e delle madri stesse, senza essere scoperte; poi per coprire il mistero, si era ricorso a mezzi esecrabili; altre (e ciò era comune tra le vedove e le zitelle) usavano certi oggetti, come quei quattro che Caterina de' Medici trovò nello scrigno di una sua cameriera.Qualche autore francese vorrebbe far credere, anzi afferma, che tali utensili di corruzione fossero fabbricati esclusivamente in Italia, donde si esportavano in Francia. Ciò però è molto dubbio, e sarebbe per lo meno strano, quando sappiamo con certezza che all'epoca di oggi è la Francia e propriamente Parigi che dà un commercio eccezionale in [pg 62] simili articoli e che ne fornisce si può dire il mondo intero!I palazzi reali di allora erano ornati da pitture lascive, ed i libri di Pietro Aretino andavano per le mani di tutti. La pittura lubrica cominciò ad andare in voga sotto il regno di Francesco I. Il conte di Chateauvillain aveva fra i rari e bei quadri della sua galleria,unadi queste pitture libidinose, di cuiscrive Brantôme: «in essa erano rappresentate parecchie belle donne nude al bagno e che si palpavano, si carezzavano, si solleticavano, e ciò che più monta, si divertivano in modo da lasciar vedere le parti più secrete così bene e provocantemente che una fredda reclusa od un eremita si sarebbe riscaldato e commosso.»Così una grande dama della corte, che visitava questa galleria, essendosi fermata a contemplare tale quadro, dopo poco disse al suo amante:«Oh! è troppo pericolosodi venire qui! saliamo presto in carrozza, corriamo a casa mia, giacchè ho bisogno di andare a calmare il fuoco che mi brucia le visceri!»Del resto i mariti non potevano nulla rimproverare agli stravizii delle loro mogli, giacchè essi stessi non tralasciavano nulla per corromperle.«I mariti—dice Brantôme—bordellano più colle loro mogli, che non i ruffiani con le donnacce da trivio».Questo stesso autore cita pure una bella edonestasignora che aveva nel suo gabinetto intimo gli albums illustrati dell'Aretino: «Un gentiluomo innamorato di lei, venuto a conoscenza di tal circostanza, se ne [pg 63] augurò bene pel suo successo, ed infatti quando conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi che da tali opere ne aveva cavato ottime lezioni per la pratica».Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale non era neppur circondato da un pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre nella loro famiglia questi libri, queste stampe, queste pitture oscene, che facevano della sposa la più perfetta cortigiana, e che offrivano energici stimolanti all'adulterio.Sotto i regni dei tre figli di Caterina de' Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai si può dire sia andata così lontano, si ha diritto di credere che mai l'arte di governare gli uomini avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi come quelli di cui questa regina madre si servì durante il lungo periodo del suo regno di convulsioni civili e religiose. Fu ella per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate a diventare al bisogno gli impuri istrumenti dei suoi disegni politici.La depravazione di simil corte è un fatto confermato da tutti gli storici. Caterina de' Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle che componevano la sua corte, e che formavano un corteggio, chiamatoLo squadrone volante della regina, la strategia galante.«Un famoso prelato della nostra corte, dice Sauval, ci assicura che Caterina de' Medici aveva un serraglio di damigelle che non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano tante calamite per attirare i cuori dei principi e dei signori del reame; e conoscerne i più intimi segreti; e che questa [pg 64] associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto Enrico IV, che avendo con le loro moine ingaggiati quelli della religione in una nuova guerra civile, fu chiamatala guerra degli amanti».Il ducad'Aubignèdefinisce questosquadrone volanteuna specie di rete che la regina tendeva sul mare della politica.La licenza del linguaggio alla corte era il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio creato in quell'epoca:Puttana come una principessaè la migliore conferma di quanto abbiamo esposto.Enrico IV non fu superato da nessun personaggio della sua epoca in fatto di libertinaggio, e, quali che fossero, d'altronde, le grandi qualità di questo principe, si è obbligati a constatare che la storia dei suoi amori e delle sue sregolatezze forma una parte integrante della storia del vizio al secolo XVI.Questo principe non arrossiva di abbassarsi fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto un male venereo, abbandonandosi in una scuderia di Agen, con la concubina di un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso nella camera di una serva, a disputarsela con un valletto. Sono celebri i suoi amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine, Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli avesse così pervertito il senso genesico da non poter avvicinare una donna, se questa non emanasse l'odor del proprio sesso, il quale preferiva sempre al più soave profumo.Il lusso eccessivo, che aveva invasa la corte, non poteva non nuocere i buoni [pg 65] costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto, che ci apprende il vergognoso traffico d'amore praticato dalle grandi dame per la smodata passione del lusso. Un gran prevosto dell'hoteldel re perseguitava da un certo tempo una illustre principessa, presso la quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti; ma infine entrarono in trattative, e fu deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava moltissimo, sarebbe il premio di una notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi ebbe la cattiva fede al mattino di non mantenere la promessa, «perchè la notte trascorse in modo, per colpa sua, che egli uscì dal letto così come vi era entrato» da ciò nacque discordia e contestazioni in fra le parti. Si scelse a giudice la moglie di un segretario di stato, la quale chiuse la vertenza, a condizioni «che tutte e due sarebbero andate ad acquistar la tappezzeria e che la principessa accorderebbe un'altra notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire i desideri di lui».L'esempio fatale della corruzione di corte aveva pervertito il senso morale della nazione e la Lega finì di distruggere quello che vi restava di pudore nelle classi borghesi eplebee; che gli eccessi veri o falsi di Enrico di Valois, avevano spinto alla rivolta contro la regalità avvilita. Durante tutto il tempo dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti furono insozzati da canzoni, da libelli e da incisioni oscene, che avevano sempre per pretesto la santa Unione. Non si pronunziava un sol sermone nella chiese, nel quale il Bearnese non fosse trattato dafiglio di pu... e daruffiano.[pg 66] Si avevano ancora scandalose processioni, nelle quali alcun senso moralenon era rispettato.«Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure, si fecero in città parecchie processioni con quantità di fanciulli, tanto maschi che femine, ed adulti uomini e donne, tutti nudi ed in camicia, e lo spettacolo ne era così attraente da non essersi visto mai cosa sì bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi giorni grassi in queste processioni, e lo si trovava sempre immischiato per offrire da refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti, le quali riscaldate da tali colezioni si permettevano qualunque eccesso. E si ricorda che perfino una volta il cavaliere condusse lasanta vedovacoperta solo da una fine tela, attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola e palpeggiandola, a grande scandalo di parecchie persone devote.Questasanta vedovaera la figlia di Andrea di Hacqueville, primo presidente al gran consiglio di stato e cugina del duca di Aumale, il quale ne aveva fatto la sua concubina. L'avventura della chiesa di S. Giovanni, produsse un tal scandalo che le processioni ne furono atterrate.In moltissime poesie del tempo si trovano schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet ci dà dettagli sui balli pubblici, ai quali gli uomini si recavano al solo intento di procurarsi l'amante di un'ora e le donne allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica si commettevano le più grandi immoralità, dal palpeggiamento osceno al bacio sul seno.Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta, in versi molto liberi, traccia episodii del [pg 67] libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra le bande erranti deiBohèmiens, gli uomini viziosi cercavano compiacenti mercenarii e feroci depravazioni. Tutte le donne, che facevano parte di queste nomadi popolazioni, erano a dieci anni già esercitate al traffico infame, e per trovarle vergini, si sarebbe dovute prenderle nel ventre della madre!Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla di un signore che essendo andato a cercare fra queste donne facil conquista, la notte, mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per compenso ne ebbe quale imperituro ricordo... la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è certo più rara!Il teatro era puranco orribilmente licenzioso. Bisognerebbe citare tutte le farse che ci restano del XVI secolo per constatare le innumerevoli risorse della loro immoralità, e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento del vizio.Una donna, dopo aver assistito a queste oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.Non soltanto le immagini più oscene, le parole più crude, le massime più vergognose, infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima e di giochi di scena provocavano orribilmente alla crapula.Un esempio tipico di queste farse sconce è quella diFrère Guillebert. Sin dall'esordio non è che un ammasso di volgari oscenità, espresse senza alcun velo. Si tratta di una giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama, ma che non può darle prova del suo amore, se non una volta al mese. La moglie si [pg 68] lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava di vederla magra e pallida; e le dice che è troppo soffrir per lei, che se ne muore di consunzione e di fedeltà. La comare, donna piena di esperienza, la consola e la persuade a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire che il consiglio venne subito accettato. La povera negletta avrà un marito. Il frate Guillebert arriva a buon punto. S'intendono, e si danno convegno per l'indomani, e la farsa finisce con una descrizione che farebbe arrossire perfino la penna del Casanova.I soli titoli delle diverse farse allora in voga indicano sufficientemente ciò che dovevano essere.«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai loro mariti l'interesse dei mancati amori; ossia il marito, la moglie, la cameriera ed il vicino».«Farsa delle donne che fanno nettar le loro caldaie e proibiscono che si metta la pulitura intorno al buco.» ecc.L'hotel di Borgogna che rappresentava le farse propriamente dette, fino alla metà del decimosettimo secolo, vantava un commediante autore, il quale creava degl'intermezzi per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due commedie, e che erano delle oscenità di questo genere: Il giocondo sermone di uno stuprator di nutrici. Il sermone dei batticuli e tutte le turpitudini sul capitolo deiconculcavimus. «Cari uditori, diceva facendo l'elogio della serata, vi bacio la mano, e voi baciatemi il deretano!» Nelle suefantasiee nei suoiparadossi, non si vergognava di generare equivoci,come questo:«La donna prudente è quella che ha il palmo della mano [pg 69] peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini in un buco odoroso».I mariti conducevano là le loro mogli, e le loro figlie. In generale in tutti i teatri non si rappresentavano che follie di amore ed adulterii, e non si discorreva che di mariti ingannati e di mogli infedeli.Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole corrente. Data l'abolizione delle case di tolleranza, le prostitute non avendo più nè costume, nè insegna che le facessero riconoscere, ne risultavano continui equivoci dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si vedevano spesso avvicinate ed insultate in pubblica via, e non potevano far altro che protestare contro gli oltraggi e le proposte impudiche fatte loro.La donna la più disonesta non era tenuta a dichiarare la sua scandalosa professione, anzi spesso la si vedeva posare a donna di onore, quando non le conveniva di accettare qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente dimoravano in certe specie di botteghe, aventi finestre sulla strada ed entrate in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi la finestra, parate dei loro ornamenti più belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini che passavano innanzi a questi lorogabinetti da lavoro.Le ragazze libere si riunivano la sera in luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano a raggiungerle e dove si passavano scene scandalose.Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario il quale predicava aS. Giacomodello Spedale si scagliò con tanta forza «contro i convegni che si davano ogni sera al pozzo [pg 70] di amore de l'Ariana, e contro le oscene canzoni che vi si cantavano, e contro le danze lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti che vi si facevano, come su di un altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose obbrobriose che in tal luogo si compivano, che tutti i devoti e le devote si recarono in folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo della corruzione.»I crociati, che dai loro viaggi d'oltre mare, importarono tante cose sconosciute, ristabilirono nel medio evo la moda dei bagni e delle stufe, di cui avevano fatto le loro delizie in Oriente. Invano i sessi erano divisi nei pubblici stabilimenti, i cattivi costumi profittavano di un'istituzione così favorevole al mistero. I bagni di Parigi non avevano nulla da invidiare a quelli di Roma; l'amore ed il libertinaggio attiravano il maggior numero di clienti in quei bagni, che coprivano tutto collo stesso velo discreto; i domestici maschi e femine di questi santuarii del vizio favorivano le corrispondenze, le interviste ed i piaceri; spesso secrete comunicazioni riunivano le stufe maschili a quelle femminili, facendone delle vergognose succursali dei luoghi infami. Perciò simili stabilimenti erano frequentati da tutti, i ricchi avevano cabine particolari, i poveri si bagnavano uomini e donne in una sola vasca.Ogni barbiere poteva avere un bagno da uomo o da donna nella sua bottega, e oltre questi vi erano i grandi stabilimenti. Sin dallo spuntar dell'alba gli strilloni speciali annunziavano che i bagni erano pronti.NellaDanza Macabrasi legge che «i barbieri ed i bagnini, servitori di questi luoghi [pg 71] d'impudicizia, non si limitavano alla sola parte di compiacenti merciai della galanteria, ma che maneggiavano abilmente il rasoio e la lancetta, vendevano certi unguenti afrodisiaci speciali e praticavano la medicina infischiandosi della facoltà.»Appena è possibile di prestar fede all'indecente e bizzarro servizio che, dicesi, reclamassero da questi ruffiani gli uomini e le donne. L'uso di farsifare il pelo, cioè a dire di radere, tondere, o strappare con pinzette i peli che crescono su certe parti del corpo, nei due sessi; tale pratica pare che fosse, insieme ai bagni di vapore, stata importata dall'Oriente. Gli uomini e le donne che volevano passare per persone caste ed esemplari avevano immaginato di far sparire completamente dal loro corpo, ciò che chiamavano ilvergognoso pelo. Solo i depravati e le donne dissolute, invece di tonderlo periodicamente, lo pettinavano, lo arricciavano e lo profumavano con mille ricercatezze di oscene sensualità.Un aneddoto delMezzo di Pervenire, racconta che la moglie dell'avvocato Librean, avendo chiesto a suo marito uno scudo per farsifare il pelo, e non avendogliene questi voluto dare che solo mezzo, la moglie pensò di fargli un bel tiro. Andò via e la sera si mise a letto tranquillamente, quando il marito le si distese accanto, e volle osservare se il barbiere aveva ben servita la sua metà, con sua somma sorpresa si accorse che il pelo non era raso che da un lato solo:—E come,—esclamò egli—amica mia, ti sei fatta tanto mal servire? il tuo affare è fra due età, non avendo... barba se non da un lato solo.—Che [pg 72] vuoi—rispose la sorniona, sono stata servita come ho pagato; mi hai dato la metà di quanto ti ho chiesto, e mi hanno del pari spelata a metà. Fu così che al mattino l'avvocato diede l'altro mezzo scudo alla moglie, perchè si andasse a far... ringiovanire da entrambi i lati.I barbieri ed i bagnini avevano anche la delicata missione dirifare le verginitàperdute, ed ecco una curiosa ricetta tramandataci da alcuni allegri storici di quei tempi, che riportiamo a titolo di curiosità.«Pigliate mezza oncia di terebentina di Venezia, un poco di latte proveniente dalle foglie di asparagi, un quarto di oncia di cristallo minerale infuso nel succo di limone, o in quello di mele acerbe, un bianco di uovo fresco con un po' di farina di avena, di tutto ciò fate come una foglietta che abbia una certa consistenza e la introducete nell'interno della parte da riparare, avendo cura di far prima una siringa di latte di capra, e di ungerla con pomata di razis bianco».Le procuratrici di case di mal affare traevano grandi vantaggi da simili metamorfosi, e perfino alcune madri vendevano, riparandola, diverse volte la verginità delle figlie.Quando una donna galante incominciava ad accorgersi che gli anni allontanavano i suoi adoratori, per non veder diminuire la fortuna che con essi aveva accumulata, impiegava il suo danaro e la sua esperienza nella fondazione di unacasa di onore, dove si giocava, si cenava e si facevano altreillecitecose. Era là che si riunivano i più pericolosi cavalieri di industria.Queste bische si moltiplicarono talmente [pg 73] verso la fine del XVII secolo, che la polizia fu obbligata a ricorrere a misure straordinarie per rimediare ai disastri prodotti dalla passione del giuoco.Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza aveva raggiunto gli estremi limiti. Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era appassionatissimo per queste specie di danze; simil genere di divertimento rifletteva, con una cinica libertà, le sue abitudini depravate. Prima di lui Caterina dei Medici aveva dato ai balletti erotici, danzati dalle sue damigelle di onore, il massimo delle seduzioni voluttuose che si potesse desiderare.Questi balletti erano sempre intermezzati da erotiche poesie che, senza reticenza, i cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In quasi tutti i soggetti di tali poetici componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri vantavano, e facevano madrigali sul merito dei loro utensili!—Il più famoso di questi balletti fu quello dato in onore del duca di Orleans che aveva per titolo «Le ballet des Andouilles.» Questa strana mascherata, narra il signor di Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais, è la più libera che si sia mai osato di rappresentare a corte; si discute sempre sullo stesso soggetto, che si portava in guisa dimomon(idolo) offerto al signore della Rigaudière, gentiluomo di villaggio, e tutti gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare il sacro mistero delleAndouilles».Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero più riservati. Nondimeno vi si riscontra sempre qualche reminiscenza delle passate allegrie; e così che nelBalletto del [pg 74] Figlio di Bacco(1651) si ascolta il duca di Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle signorine ed apprendere loro in salaci versi il cammino da percorrere per diventar... nutrici.Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si può dire, che aveva completata la sua educazione danzando simili balletti, ed è facile comprendere che tal genere di ricreazione non era punto fatta per favorire la purezza del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi XIII aveva in parte smentito il vaticinio che si pronosticava dalla natura dei suoi primi divertimenti, e soprattutto dalla immoralità del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva la storia della cortigiana Flora. Infatti questo re non ebbe punto amanti carnali, e non fece se non della galanteria romanesca con le signorine della Fayette e d'Hautefort. Ma malgrado l'esempio quasi morale che il re dava ai gentiluomini, la corte di Francia, agli occhi della gente onesta, che la giudicava dai balletti, dal teatro e dalla letteratura, appariva come la scuola elegante del vizio.La musica, il ballo, la poesia concordavano per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e spingere allo stesso tempo attori e spettatori, sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto della prostituzione. Secondo l'espressione di un contemporaneo, pare che a quell'epoca la metà del genere umano fosse interessata a sedurre ed a corrompere l'altra metà.Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi della crapula, un fatto nuovo per la Francia, cioè quello di avere una mantenuta. Il [pg 75] concubinato, che aveva avuto nell'antichità e nei primi secoli del medio evo un'esistenza riconosciuta e protetta dalla legge, era allora colpito da riprovazioni agli occhi della morale pubblica. Non si faceva gran caso per quelli che avevano delle amanti, per quelli che frequentavano compagnie sospette, che passavano dall'osteria alla casa di mal affare, si perdonava tutto ciò e ancor di più ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo, che si dava in braccia al piacere, prima di far penitenza della sua scapata gioventù nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe mai perdonato ad un uomo vedovo od ammogliato, di avere un'amante fissa e di coabitare con lei.Dato ciò come si può spiegare questa subitanea e rapida moltiplicazione delle giovani mantenute! Bisogna credere che questo fu una conseguenza del timore delle malattie veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti a non bagnare più le loro labbra alla fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito a cercarsi un'amante privata. L'uomo che manteneva una donna a tal scopo, non conviveva quasi mai con lei, ed evitava di mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno era felice a che tutti i suoi amici ne fossero informati. La vita di tali donne da quest'epoca cominciò con non essere più richiusa al fondo di un quartiere solitario, e si videro apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli, queste etere che arrivavano fino a portare nome dei loro protettori.Simili donne in generale menavano vita dissolutissima, si abbandonavano a tutti i disordini, senza tema di essere assimilate [pg 76] alle donne pubbliche, giacchè la polizia le tollerava.Molte di queste donne trovavano un marito per la dote che riuscivano ad ammassare con mezzi poco leciti.Un'altra categoria di donne mantenute, erano le donne maritate che, all'insaputa dei mariti, o d'accordo con essi, traevano da un adultero commercio tanto quanto far fronte alle ingenti spese della lorotoiletteed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità di grandi dame, che, all'esempio delle cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori, e spesso si vendevano per abiti o per gioielli.Madama di Montbazon si era essa stessa imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque parte questa somma le venisse, ella accettava l'offerta con tutte le conseguenze; questo prezzo corrente era talmente noto, che in unvaudevillecomposto in suo onore, si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi per far alzar la sua aristocratica camicia!»Le dame di corte si facevano pagare in ragione della loro nascita, del grado che occupavano, e della posizione del marito. Madama di Bassompierre che non era nè giovane, nè bella, non mancava di galanti che ella trattava quali villani.Tollemant parla di un signor Fabry che voleva dare 50,000 scudi per possedere la marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque inclinata alla lussuria» ebbe la probità di non accettare le offerte del giovane, il quale l'amava con una tale frenesia, da tracannare un giorno il contenuto del suo [pg 77] vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di un consigliere al Parlamento di Bordeaux, chiedeva 100 pistole.Gallard, fratello di madama di Novion, dava 4,000 scudi all'anno alla presidentessa della Barre.Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati chiudevano gli occhi sullo sgonnellar delle mogli, per non aver a reprimere uno scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore; ma più di frequente essi erano complici della loro vergogna intascandone segretamente i profitti!Tali esempii di immoralità nell'ambiente della magistratura, della nobiltà e della finanza, non potevano non spingere il popolo in una via fatale di imitazione. Si ebbero quindi anche molte donne mantenute fra le mogli dei commercianti, i quali, occupati nei loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran signori in ciò che riguardava il proprio onore.Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti e non meno viziose delle grandi dame, e del pari interessate. Spesso però si riscontrava in fra loro una squisita delicatezza di sentimenti, quando il cuore non era stato corrotto dal libertinaggio.Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame dei grandi, che in pubblico commetteva violenze, ed ingiuriava le donne oneste o disoneste che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza e l'audacia di questa turpissima gente, attaccata come una lebbra alle grandi case, e vivente come ruffiani nelle osterie e nei luoghi infami. I lacchè portavano la spada, avevano abiti di velluto e di seta, si davano [pg 78] l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i vizii dei loro padroni, esagerandoli.I signori in talune circostanze per vendicarsi di una donna l'abbandonavano ai loro servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano sulla vittima le più atroci infamie.I continui disordini di questi scellerati avevano contribuito non poco alla pubblica corruzione, e alla propagazione dei mali venerei. Queste malattie erano tanto comuni, che si potevano contrarre con la stessa faciltà con le cameriere che con le signore; sembravano essere le inseparabili compagne degli amori illeciti, e si attaccavano a tutti i gradi della scala sociale.In seguito alle infami depravazioni della corte di Luigi XIII, non è sorprendente che gli uomini corrotti, che circondavano Luigi XIV prima della sua maggiorità, avessero tentato di depravarne i costumi per dominarlo, senza aver bisogno del concorso di un'amante. Tale fu, senza dubbio, l'origine dell'avversione che il giovane re aveva concepito contro questi infami corruttori che osarono portar su di lui una mano impudica. Luigi XIV infatti non ebbe mai la minima inclinazione pel vizio contro natura; se avesse seguito il suo carattere avrebbe anche punito severamente quest'obbrobrio; ma Louvois, cui amici in maggior parte si abbandonavano a tali dissolutezze, diceva al re, che ciò valeva meglio pel servizio di Sua Maestà, che se essi si fossero dati alle donne; giacchè quando bisognava andar alla guerra ed entrare in campagna, era difficile di staccarli dalle loro amanti, mentre con altre tendenze, erano felici di lasciare le donne ed entrare coi loro [pg 79] amanti ed amici in campagna, e che in questo caso non erano nemmeno tanto affrettati a ritornare in città.Il duca di Vendôme viveva all'armata nella corruzione la più immonda, con i suoi familiari ed i suoi favoriti, senza arrossire dei suoi cattivi costumi e senza aver il pudore di nasconderli. Il gran Condè ebbe ugualmente a subire l'influenza perniciosa dell'esempio; essendo andato all'armata, ai tempi dei suoi amori con la signorina di Epernon «vi contrasse altri gusti—racconta la principessa Palatina—che al ritorno non poteva più soffrire le donne, e, diceva, per scusarsi, che era stato malato e che aveva perduto tanto sangue da non rimanergli più forze per dedicarsi al suo amore».La sua amante però non si tenne paga di tali ragioni, ed informandosi, scoperta la vera causa dell'incostanza di colui che amava, per la rabbia e la vergogna andò a rinchiudersi fra le Carmelitane.«Il vizio contro natura, dice la principessa Palatina, era la più grande passione delmaresciallo di Villars,» e parlando del Duca di Orleans, fratello del re, la stessa competente scrittrice dice maliziosamente: «questo principe faceva le finte di avere un'amante, e di esserne innamorato, però questa donna se non avesse avuto altri amanti, non avrebbe certo perduto la riputazione, giacchè fra di loro non deve mai essersi passato nulla di biasimevole.»Le dame di corte vedendosi disprezzate ed abbandonate dagli uomini, avevano formato fra esse una lega per farne a meno. Esistono troppi esempi scandalosi di questa depravazione [pg 80] feminile, la quale si era prepagata con tanta impudicizia, che le donne lepiù irreprensibiline parlavano come di una cosa comune. La perversità aveva fatto tali progressi fra le donne di corte, da far loro mantenere secrete associazioni della più infame natura, che non furono mai colpite dalla vendetta pubblica, e che sfuggivano perfino alle ricerche della polizia particolare del re.Le cortigiane dal canto loro, soprattutto le giovani, stabilirono pure associazioni dello stesso genere perfino nel castello di Versailles; era un nuovo ordine di Templari, che non aveva altro scopo se non la più infetta corruzione.Luigi XIV prese energiche misure per punire i colpevoli e principalmente per distruggere tali spaventevoli società: «Le quali furono dissipate, ma fu impossibile di strappare dallo spirito della gioventù la semenza della corruzione che vi aveva messo salde radici.»Le pubbliche passeggiate di Parigi erano invase, al cader della notte, da uomini depravati che cercavano di soddisfare le loro ignobili passioni. Tutte le vie oscure e poco frequentate divenivano il teatro delle più turpi infamie; il Louvre, il palazzo ufficiale della regalità assente, che siedeva a Versailles, non era nemmen'esso rispettato dai vili libertini, che Sauval chiama ivolontarii del Louvre. Il conte di Pontchartrain scrive da Fontainebleau il 2 novembre 1701: «Il re è stato informato che i cortili del Louvre servono ai più infami usi di prostituzione e che il portiere favorisce simili disordini e [pg 81] lascia aperto il passaggio e l'entrata dei cortili.»La cronaca del tempo segnala l'epoca della pace del 1748, come l'epoca vergognosa in cui cominciò a manifestarsi, per Luigi XV, il disprezzo generale, che non fece che accrescersi ogni dì più. Depositando la corazza il re parve che rinunziasse alla gloria e perfino all'amore del suo popolo,giacchèabbandonò le redini dell'impero alla sua amante, di cui l'odioso regno doveva continuare fino alla sua morte.La bella Madama d'Etioles si era separata dal marito, e non ne portava nemmeno più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa di Pompadour.La marchesa aveva una sostenuta vigilanza, giacchè temeva che il re non l'abbandonasse completamente, a causa della sua schifosa infermità che aveva già costretto il reale amante a trascurare per un certo tempio il letto di lei. Questa infermità diè voga in Francia al seguente epigramma:La marchesa è piena d'incanti,tutta grazia ed occhi franchi,le crescono i fiori d'innanti:ma, ahimè! son fiori bianchi!Dagli inviti di corte ella cercava sempre di allontanare tutte quelle dame che potessero impressionare il re per la loro bellezza, e spesso facevale anche esiliare perchè avevano commesso il delitto di voler piacere un po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri del monarca, fece reclutare bellezze nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio che essa governava a suo capriccio.Tale fu l'origine delParc-aux-cerfsabisso [pg 82] dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva la folla delle vittime, le quali, ritornando dopo nella società, vi apportavano la corruzione, l'amore della crapula e tutti i vizii di cui si infettavano necessariamente col commercio degli infami agenti di un simile luogo.La marchesa morì chiedendo perdono alla sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo che aveva lor dato, cosa che non impedì di gratificare la sua tomba dell'epitaffio seguente:Qui giace chi fu quindici anni zitella,Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.Dopo la Pompadour venne la Dubarry che mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi XV nelle mani di questa cortigiana divenne la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza in tatti di vedere questa donna uscir nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere, e che questi due prelati si stimavano ben compensati per tal vile e ridicolo impiego, gettando un colpo di occhio fuggitivo sui secreti incanti di una simile bellezza!Il re aveva parecchie volte parlato con piacere della principessa di Lamballe, la Dubarry se ne impensierì e fece parte delle sue preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero amico, le consigliò di imitare la Pompadour, e di prestarsi, come questa defunta sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli qualche volta da ruffiana, difornirgliqualche giovanetta che potesse per un certo tempo occupare il cuore del re. E pare che ella mise in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter al re quasi in sua presenza di godersi [pg 83] l'artista Raucoux della Commedie-Française, che per la sua eccezionale impudicizia era soprannominata laGrande Lupa.Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry fu continuamente malmenata nelle canzoni, negli epigrammi, nelle caricature e nelle novelle che circolavano sul suo conto alla corte ed in città.Si scrissero su di lei molti opuscoli e biografie raccontando dettagliatamente tutte le circostanze ed i passatempi più secreti della favorita col suo real amante. In uno di questi scritti intitolatoMemorie secrete di una donna pubblica, o avventure della Contessa Du Barry, dalla culla fino al letto di onore, sono narrate tutte le astuzie a cui ella ricorreva per consolarsi dell'esaurimento del re col duca d'Aiguillon ed in mancanza di questi col piccolo Zamore, col quale aveva messo in pratica tutte le teorie dell'Aretino.Se questi erano i costumi dell'alto, non reca meraviglia che la corruzione avesse raggiunto nel popolo i maggiori eccessi.La pittura di tali depravazioni si trovano più particolarmente nelleNouvelles de l'Opera vestales et matrones.«Ogni sera al cader del giorno si vedono accorrere in folla al giardino delleTuileriesun reggimento di piccole operaie avvolte in cuffie, delle donne che si spacciano per vedove, delle vecchie sarte con fanciulli, le quali tutte vengono per darsi ai vecchi libertini, che ne fanno ricerca.Madamigella Laurencin avendo servito in questa corporazione per circa dieci anni, finì per ottenere un impiego dal conte di Binter, [pg 84] che l'aveva trovata molto destra in certi esercizii!Non si andava neanche troppo pel sottile riguardo certi pregiudizii, e non era molto difficile ad un uomo danaroso, il quale aveva avuto un bastardo, di trovargli un padre legittimo; ed a questa sostituzione si prestavano non di rado perfino dei nobili spiantati. L'oro accomodava tutto.«Si contano a Parigi 30,000 donne pubbliche, dice Mercier, e circa 10,000 mantenute che di anno in anno passano di mano in mano.«La polizia cerca delle spie in questo corpo infame. I suoi agenti mettono queste disgraziate a contribuzione, aggiungendo i loro disordini ai disordini della classe, esercitano un impero sordidamente tirannico su questa gente avvilita, la quale crede che non vi sono leggi per lei. Sì, vi sono esseri aldisotto di queste donne, e questi esseri sono certi uomini della polizia.»Oltre delle prostitute e delle cortigiane era venuta su una nuova classe di pervertite, le quali attiravano i giovani ricchi, fingendo di darsi ad essi per amore e non per venalità, giacchè non accettavano danari, ma regali e ricordi in... gioielli e brillanti.«La rivoluzione di Termidoro è stata la vittoria della donna, hanno detto i fratelli de Goncourt, il Terrore rappresentava una tirannia virile, ed era nemico personale della donna, in questo senso che le toglieva ogni influenza, e le dava solo alcuni diritti. Il Terrore detronizzato, le donne hanno ricorso al loro esercizio feminile: hanno fatto della rivoluzione politica una rivoluzione sentimentale. [pg 85] Poi, le lagrime non ancor bene asciugate, hanno gettato la Francia verso il loro patrono: il Piacere, e subito sono ridiventate signore e regine in questo paese, che aveva fatto un certo digiuno di lusso, di diamanti e di feste.»All'epoca del Direttorio lo scopo unico della vita sembrava essere il godimento. Le donne non si occupavano di altro se non di essere seducenti, senza andar troppo pel sottile nelle questioni di virtù e di castità.La manifestazione più strepitosa del rilassamento dei costumi in tale epoca fu l'abbigliamento.«Non più busti—scrive Lacour—non più vesti. Una camicia ricoperta da una tunica drappeggiata all'antica, o meglio una lunga guaina di lino, di mussola o di velo, stretta stretta, che era la perfetta traduzione delle forme, e poi... basta. Solo intorno al collo, sul petto, alle orecchie, nei capelli: cammei, medaglioni e di ogni colore e di ogni grandezza, in mano, unaballantineed un sacchetto, alla cintola un nodo con nocca; e generalmente si faceva di tutto per simular la gravidanza.»I giuochi di società erano tutti a base di... stimolanti, e nei balli soprattutto la libertà dei costumi raggiunse il suo apogeo. Madama Tallien comparve al ballo dei Frascati con una veste trasparente, avendo due cerchi di oro in guisa di giarrettiere, anelli a tutte le dita, i piedi nudi stretti in sandali di porpora. Si andò anchepiù oltre, il costume allasauvage, pei balli, era di velo chiaro, con mutande aderenti al corpo in maglia di seta color carne. Le alte cortigiane avevano il [pg 86] coraggio di andare la sera a passeggio nei giardini di estate, portando un semplice calzone di seta rosa, sotto una camicia di lino chiaro; esponendo a tutti gli sguardi i seni, le gambe e le cosce strette in cerchi di diamanti. Questa classe di donne, dette più propriamente lemeravigliose, finì per giudicare perfino inutile la camicia, e passeggiavano peiCampi Elisi, nude in unaguinadi velo, e qualcuna col seno interamente scoperto.La letteratura oscena era naturalmente in gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano, ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia dei Parigini era diventata così sensibile da superare quella dei passerotti che popolano i loro tetti; anzi i primi sono ancor più volubili e cambiano di femina più frequente dei secondi, e la maggior parte non hanno nemmeno la stessa delicatezza nei piaceri.«Non vi è un sol angolo di porta, un sol angolo di muro che non sia triplamente coperto di stampati annunzianti rimedii per la guarigione radicale delle malattie veneree. Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle donne, delle giovanette mille annunzii di pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare o di ricevere questi stampati.»E togliamo ancora daiTableaux de ParisdiMercierquest'ultimo meraviglioso quadro della vita libertina di quei tempi:«Alle nove di sera il rumore ricomincia... è la sfilata dello spettacolo. Le case sono scosse dal rullio delle vetture; ma questa confusione è passeggiera.È l'ora, in cui tuttele prostitute, la gola scollata,a testa alta, il viso illuminato, l'occhio ardito quanto il [pg 87] braccio, malgrado la luce delle botteghe e dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango con le calze di seta e le scarpine piatte. Si dice che l'incontinenza serve a preservare la castità; che queste donne vulgivaghe impediscono il furto; che, senza le ragazze di piacere, la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre e di violare giovani innocenti. Checchè ne sia questo scandaloè passatoinnanzi la porta delle oneste borghesi che hanno figlie spettatrici di tale obbrobrioso disordine.«Alle undici, nuovo silenzio.È l'orain cui ognun finisce di cenare.È l'ora purein cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose. Le libere passeggiatrici non osando più di restar in istrada, per non farsi arrestare dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano nei caffè.«A mezza notte e un quarto di nuovo il rumor delle carrozze, di quelli che escono dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che, non essendo giocatori, rincasano. La città a quest'ora non appare per nulla deserta: il modesto borghese e l'operaio che dorme diggià, è svegliato da simile confusione, cosa che non dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino deve la sua nascita alla brusca commozione degli equipaggi. Il tuono è anch'esso un gran popolatore!«Al mattino, i libertini escono dalle case delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la coscienza più volta al timore che al rimorso, e gemono tutto il giorno per l'occupazione della notte, ma il vizio è un tiranno che li riprenderà l'indomani.»Come si vede la corruzione aveva fatto in tutte le classi tali progressi, che è da [pg 88] meravigliare se la società moderna, pervertita sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie, dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza e dal desiderio del piacere, non sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò, al contrario, a misura che il governo rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran riformatore fu il Primo Console.[image][pg 89]
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Medioevo.Rinascenza—ImperoNel periodo della cristianità il vizio si mostrò soprattutto nelle sette eretiche, le quali immaginarono, a fine di favorire la corruzione, stravaganti dottrine.I Nicolaiti insegnavano che per acquistare la salvezza eterna, era necessario di insozzarsi di tutte le specie d'impurità. Essi pretendevano che una carne maculata dovesse essere più accetta a Dio, perchè i meriti del redentore dovevano esercitarsi maggiormente su di essa per renderla degna del paradiso.Altre eresie congiunte con immaginazioni più o meno stravaganti ed ingegnose, come [pg 43] fine e come mezzo, avevano sempre un prodigioso sviluppo della sensualità.In generale era la comunità delle donne e la promiscuità dei sessi che formavano la base di queste sette singolari. Il pudore non esisteva per questi settarii che lo consideravano come ingiurioso alla divinità.Secondo le dottrine di Carpocrate e di suo figlio, nessuna donna aveva il diritto di rifiutare i suoi favori a chiunque gliene facesse richiesta in virtù del diritto naturale.Una donna di questa setta, Marcellina, venne a Roma, verso il 160, e vi fece molti proseliti col sudore del proprio corpo! Dopo i festini si commettevano le infamie carnali, quando, le grazie dette, il sacerdote massimo diceva: «Lungi da noi la luce ed i profani.» Allora si spegnevano le fiaccole, e quello che avveniva nelle tenebre, senza distinzione di sesso, di età e di parentela, non doveva lasciare traccia nemmeno nei ricordi. Ciò rappresentava agli occhi dei dottori della setta l'immagine naturale della creazione.I Cainisti avevano per dogma la riabilitazione del male ed il trionfo della materia sullo spirito. Interpretavano i libri santi a rovescio, ed onoravano, quali vittime ingiustamente sacrificate, i più esecrabili tipi della cattiveria umana. Si glorificavano d'imitare i vergognosi vizii che attribuivano a Caino, e che ritrovavano con piacere presso gli abitanti di Sodoma e di Gomorra.Gli Adamiti, facevano risalire le loro dottrine al primo uomo, non proscrivevano la donna come gli eredi di Caino e di Saffo. Il loro capo Psodicos, ebbe l'audacia di permettere [pg 44] e di prescrivere la copula pubblica fra i due sessi.I Manichei proclamavano, con l'avversione del matrimonio, il libero e smodato esercizio di tutte le facoltà sensuali. Essi consideravano l'atto venereo come opera santa, a condizione che la santità di quest'atto, non fosse compromessa dal matrimonio o dalla concezione.A quei tempi la vita cenobitica non fu neppur essaesenteda vizii. La sensualità e la lussuria penetravano col mistero a traverso le solitudini, dove si raccoglievano per lavorare e pregare in comunità i frati e le suore della nuova famiglia cattolica.Furono le eresie che condussero quel prodigioso abbandono nella cristianità. San Cipriano nel 230 ci dipinge tale epoca così: «Non esisteva più carità nella vita dei cristiani, non esisteva più disciplina nei loro costumi; gli uomini si pettinavano le barba, e le donne si imbellettavano il viso; si corrompeva la purezza degli occhi violando l'opera delle mani di Dio, e perfino quella dei capelli dando ad essi uno strano colore. Si ricorreva a tutte le astuzie ed a tutti gli artificii per ingannare i semplici; i cristiani sorprendevano i loro fratelli con le infedeltà e le furberie.»Bisogna attribuire questi cattivi costumi che regnavano allora, in un sì gran numero di comunità femminili, all'influenza demoralizzatrice di una folla di monaci erranti e di secolari che l'ozio e la corruzione moltiplicavano dappertutto. La condotta impudente e dissoluta di questi monaci si propagò nell'Egitto fino ai deserti della Tebaide.[pg 45] Più tardi il vizio si introdusse nei monasteri e si potettero allora avverare i numerosi squilibramenti che hanno provato la fragilità della virtù umana, e l'impotenza dei voti i più sacri. Nei monasteri feminili, l'ospitalità accordata a tutti gli ecclesiastici ed ai monaci di passaggio, vi generò disordini che non trascesero quasi mai in scandali pubblici tanto da attirare l'attenzione della gente.I Franchi che si introdussero nella Gallia verso la metà del V.º secolo, a primo acchito con i Gallo Romani; conservarono i loro costumi, la loro religione, i loro usi senza lasciarsi influenzare dal contatto della civiltà brillante e voluttuosa che incontrarono nella città conquistata.Ma, al tempo stesso, non fecero nulla per cambiare il carattere dei primi possessori del suolo. Divenuti cristiani i franchi divennero allo stesso tempo Galli e Romani. Da Clodoveo fino a Carlomagno, i vescovi furono i veri legislatori e il codice ecclesiastico dominò il codice giustiniano e le leggi teutoniche. La corruzione legale non aveva un corso regolare, i disordini e l'incontinenza non erano che più indomabili e più audaci.Non vi erano cortigiane propriamente parlando, o prostitute che esercitavano questo vergognoso mestiere nelle città governate dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di serragli, di ginecei, nei quali le donne libere o schiave lavoravano all'ago o al fuso, e dove il padrone trovava facile il piacere, ed un'emulazione sempre compiacente per servirlo.[pg 46] I concubinati, essendo per loro natura, estranei alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano se non dal capriccio delle persone che li contraevano e che li rompevano senza tanti scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato di famiglia in Francia.I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose per soddisfare i loro amori, per lasciare o per prendere una concubina. Vivevano nei loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro soggetti, che udivano appena il rumore delle orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano atuttele specie di disordini, passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.E come ai primi tempi la corruzione soggiornava in mezzo al clero; Martiniano, monaco di Rabais, al X secolo, diceva ai preti del suo tempo: «È forse legge vostra di prender moglie e di avere relazioni con donne? di contaminare con tutte le specie di lussuria il vostro corpo che è stato creato per ricevere il cibo degli angeli?»Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento questa confessione spoglia di ipocrisia: «Noi stessi che dovremmo dare l'esempio, siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita, ed invece di essere i pastori del popolo ci comportiamo tali lupi divoranti!»Non è qui il caso di esporre gli orribili vizi della gente di chiesa, che credevano fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano il diritto di assolvere qualunque peccato; non cercheremo nemmeno in questo libro di penetrare negli archivii dei conventi [pg 47] per ricercarvi la lunga lista di quelli che furono riformati, scomunicati, soppressi a causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti; basti dire che non era possibile di trovare un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali non fossero stati a più riprese focolari d'impudico contagio.La depravata condotta dei preti e dei monaci, non era che troppo imitata dai laici che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi. In presenza di tali modelli di corruzione, il popolo non poteva certo aver la pretesa di restar puro e virtuoso.Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo nel constatare la profonda degradazione dello stato sociale e tutti ne attribuivano la causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche proporzioni.Nelle provincie i signori facevano bella mostra di tutti i loro vizii, non conservando alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio della selvaggia impudicizia che caratterizzava l'uno e l'altro sesso. Nel 990, correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania e conte di Poitiers, avesse avuto adultero commercio con la moglie del visconte di Thouars, presso il quale era stato ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava un'occasione favorevole per vendicarsi della rivale. Un giorno vistola passeggiare a cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello di Talmont, accorse con un buon seguito di paggi e di scudieri; la fece rovesciare per terra, la colmò d'ingiurie e di percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono un dopo l'altro fino al giorno [pg 48] seguente, per obbedire agli ordini della padrona che li eccitava, contemplandoli. La mattina, la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte di Thouars non potette nè lagnarsi, nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata, mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello di Chinon.Ma è soprattuttonei Penitenziali che bisogna cercare gli occulti misteri della corruzione.È làche il peccato della carne si compie con tutte le audacie, che non si limita solo agli illeciti congiungimenti fra i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili capricci della depravazione. «Si vorrebbe credere, dice il signor de la Bedollière, per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati nei Penitenziali fossero puramente accidentali». Ma è certo che invece tali orrori erano troppo frequenti e che spandevano poco a poco una corruzione latente in tutte le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere in questo codice primitivo della confessione, i fatti che concernono gli atti più secreti del matrimonio, quelli che toccano all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni contro natura, e quelli infine che caratterizzano il delitto di bestialità.Erano peccati veniali se gli sposi non avevano consacrato la prima notte di nozze a pratiche devote; se il marito che si coricava con la moglie non si fosse lavato prima di entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata in chiesa, all'epoca delle sue regole. Ma il peccato diveniva più grave quando gli sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.[pg 49] L'incesto si moltiplicava sotto le forme più vergognose; i figli non risparmiavano la madre; la madre essa stessa non rispettava l'innocenza dei suoi più giovani rampolli; i fratelli attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva con la figlia! Per simili turpi atti vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a digiuni ed a continenze.Il peccato contro natura aveva innumerevoli varietà agli occhi del confessore, che applicava anche per esso diverse specie di penitenza. I vizii antifisici delle donne erano puniti così severamente quanto quelli degli uomini.Talvolta l'incesto associandosi al delitto contro natura, ne aggravava l'infamia ed il castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa per commettere simili obbrobriose indegnità.Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze libere, trovavasi in uno stato di notevole prosperità. Sauval dichiara nelle sue compilazioni, che gli statuti di questa disonesta corporazione, ebbero corso, pel loro occulto governo, fino agli stati di Orleans, nel 1560.San Luigi cercò, ma invano, di mettere un argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263, scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate di San Denis, e al conte Simon de Nesle: «Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano con le loro infamie il nostro fedel popolo e che trascinano tante vittime nel fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo altresì ordinato di perseguitare questi scandali [pg 50] tanto nella città che nella campagna, e di purgare assolutamente il nostro reame da tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».Un orribile libertinaggio essendosi insinuato in tutte le classi sociali sin dai tempi delle crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno dei francesi in Palestina aveva acclimatato in Francia, minacciava ancora d'infettare i costumi e di corrompere tutta quanta la popolazione.A partire dall'undicesimo secolo un sensibile miglioramento si fece sentire nei costumi pubblici e privati. Vi rimanevano ancora senza dubbio molti disordini, presso i nobili e nel basso popolo, ma i primi non davano più in comune l'esempio della perversità e del vizio.Certo si deve all'influenza della cavalleria la conversione del più grande peccatore che l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo duca di Aquitania, nono a portare tal nome, fu il più pericoloso ingannatore di donne ed il più gran libertino, la cui riputazione abbia percorso il mondo. Passò senza scrupoli e senza por tempo in mezzo dal culto della materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità alla fede.Le crociate furono il più bel momento della cavalleria e non di meno nessuno può negare che questa prodigiosa massa di uomini di tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia riscaldata nel suo seno il germe corruttore della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano, dice l'abbate Fleury, sia quelli che i pellegrini avevano apportati dai loro paesi, [pg 51] sia quelli che avevano conosciuti nei paesi stranieri.»«I crociati, dice Alberto d'Aise, si comportavano da gente grossolana, insensata ed inetta quando l'amore carnale spegneva in essi la fiamma dell'amore divino; vi erano nelle loro fila una quantità di donne, vestite da uomini, e viaggiavano tutti insieme senza distinzione di sesso, confidandosi all'azzardo di una spaventevole promiscuità. I pellegrini non si astenevano dalle illecite riunioni, nè dai piaceri della carne; si abbandonavano senza tregua a tutti gli eccessi della culinaria, si divertivano colle donne maritate o con le zitelle, le quali si erano allontanate di casa loro appunto per abbandonarsi perdutamente ad ogni specie di vanità.»Quando le donne mancarono ai crociati in Palestina, dove la religione di Maometto si opponeva a qualunque illecito commercio coi cristiani, si fece venire dall'Europa un rinforzo di belle ragazze, che concorsero a modo loro al trionfo delle crociate.Uno storico arabo aggiunge che l'esempio dei franchi fu contagioso pei loro nemici, i quali vollero anch'essi aver donne di piacere nelle armate, dove non erano mai state permesse simili sregolatezze.Nelle antiche storie militari tanto di Francia che delle altre nazioni europee è spesso fatto cenno di questa affluenza di prostitute nelle armate, di cui la dietro guardia si componeva sempre di simili specie di donne e dei loro depravati compagni. Giovanni di Bazano parla di un capitano tedesco, chiamato Garnier, che invase alla testa di 3500 lame il territorio di Modena e di Mantova, [pg 52] nel 1342, accompagnato da 1000 prostitute, e da ragazzi libertini e corrotti.Sono indescrivibili le abbominazioni del regno di Carlo VI, dove il clero, la nobiltà ed il popolo lottavano in perversità ed in turpitudine. Nicola di Clemenzio, arcidiacono di Bayeux, esclamò: «A proposito delle vergini consacrate al signore, dovremmo ritracciare tutte le infamie dei luoghi di prostituzione, tutte le astuzie e la sfrontatezza delle cortigiane, tutte le opere esecrabili della fornicazione e dell'incesto; giacchè, vi prego di credere, che ai dì nostri nei monasteri le donne si consacrano più volentieri al culto di Venere che a quello di Dio! Tali luoghi potrebbero definirsi degli spaventevoli ricettacoli, nei quali una gioventù sfrenata si abbandona a tutti i disordini della lussuria, di nodo che non vi ha alcuna differenza di far prendere il velo ad una giovanetta o di esporla pubblicamente in un luogo abbominevole.»Per le donne pubbliche non si aveva pietà alcuna, quando la decenza ed il pudore sembravano banditi dai costumi, quando i soli abiti scollacciati erano alla moda, a dispetto degli editti suntuarii.Le donne avevano per costume di adornarsi di vesti aperte lungo i fianchi e rialzate in modo da lasciar intravedere la gamba, e perfino la coscia nuda; in quanto alla gola se la scoprivano fino ai capezzoli delle mammelle!Per rendersi conto del grado di pervertimento a cui certi nobili fossero giunti, abbandonandosi a tutte le specie di aberrazioni sensuali, basta leggere negli archivii [pg 53] di Nantes, il processo intentato al maresciallo di Francia, Gilles de Rietz, che fu condannato al rogo nel 1440.La lettura dellaVita dei dodici imperatori romanidi Svetonio, aveva eccitato questo potente signore ad imitare i loro mostruosi pervertimenti sessuali. Come Tiberio e Nerone, egli si appassionò pel sangue mischiato alla immondizia: l'unico suo passatempo era di corrompere i fanciulli che faceva rubare un po' dappertutto.Si trovarono nei sotterranei dei castelli di Chantocè, della Suze e d'Ingrande, le ossa calcinate e le ceneri di tutti i fanciulli che il maresciallo di Rietz aveva assassinati, dopo di averne abusato. Questi delitti finì per confessarli lui stesso.A quei tempi si istruivano una quantità di processi per stregoneria, nei quali non era difficile di scoprire la depravazione morale, che cercava di coprirsi, come da un mantello, con la possessione diabolica.Quegli stessi che pretendevano di aver ceduto ad una potenza occulta e ad un irresistibile prestigio, non credevano affatto all'intervento dei demonii.Erano ordinariamente vergognosi libertini, forzati pel loro stato a vivere nella continenza, o per lo meno a nascondere sotto rispettabili apparenze, l'effervescenza delle loro passioni sensuali.Ilsabbatera il convegno di tutto quanto si poteva immaginare di più perverso, ecco perchè si compiva in luoghi appartati, in mezzo ai boschi, nelle montagne o in fra gli scogli.Del resto i giureconsulti in Francia, non [pg 54] vedevano nella stregoneria se non una forma della prostituzione la più criminale, e ricorrevano a tutta la severità delle leggi per reprimere i disordini che corrompevano i pubblici costumi. Ma si aveva l'aria di attribuire alla malizia del demonio una quantità di atti detestevoli, che non accusavano se non il vizio degli uomini, e si aveva una cura scrupolosa a non diminuire l'orrore di cui la volgare credulità circondava ilsabbat, giacchè se si fossero mostrate le cose sotto il loro vero aspetto, ilsabbatsarebbe stato ancora più frequentato, tanto la curiosità serve di pericoloso movente alla depravazione morale e fisica.L'eresia riapparve in Francia a partire dal dodicesimo secolo e favorì la corruzione.I Bulgari essendo stati accusati di pratiche sodomitiche, consideravano quale sacrilegio i rapporti naturali dei sessi. Tutti i settarii, per un raffinamento di libertinaggio, s'imponevano privazioni di ogni genere, e affettavano in generale una noncuranza assoluta per tutte le cose materiali; ma ciò non era che la maschera della continenza, sotto la quale si sentivano più liberi per abbandonarsi alle loro passioni e dar briglia sciolta alla natura; le loro austere pratiche di devozione aggiungevano una specie di salsa piccante alle nascoste depravazioni.Quando si vide apparire nel 1259 la setta dei Flagellanti, a primo acchito non si pensò che le pubbliche penitenze di questi peccatori, potessero essere delle invenzioni di lussuria. Essi camminavano nelle strade due a due, nudi fino alla cintura, e si battevano [pg 55] o da sè stessi o l'un l'altro con frusta e con correggia di cuoio, cacciando gemiti, fino a che non sanguinassero da capo a piedi.E questo è niente. Si portavano la notte nelle campagne, in fondo ai boschi, e là, nelle tenebre, raddoppiavano le flagellazioni, i loro gridi e le loro impudiche follie. Si indovinano facilmente le odiose conseguenze di queste riunioni di uomini e di donne seminudi, animati dallo spettacolo di simile indecente pantomima, nella quale ognuno diveniva attore a sua volta, e che arrivava gradatamente all'ultimo parossismo dell'estasi libidinosa.L'uso della flagellazione nell'antichità era ben conosciuto da tutti i depravati, a cui ricorrevano perprepararsinei piaceri di amore.Ma al medio evo se la flagellazione erotica non si esercitava più se non raramente e nel più profondo mistero, aveva però assunto un carattere di sanguinaria ferocia che si riproduceva negli atti dei flagellanti.Nel 1343 durante la terribile peste si contavano in Francia circa 800.000 flagellanti, fra i quali vi erano gentiluomini e nobili dame, che non erano meno avidi di pubbliche fustigazioni.Si videro pure i Picardi, che, secondo la dottrina del loro capo, dicevano che Dio li aveva mandati sul mondo per ristabilire le leggi della natura.Queste leggi consistevano in due cose; la nudità di tutte le parti del corpo e la comunità con le donne. Appena un Picardo provava un desiderio per una sua compagna, la conduceva dal capo e formulava così la sua richiesta: «Il mio spirito si è riscaldato [pg 56] per questa.» Il padrone rispondeva: «Ebbene andate, e crescete e moltiplicate». Scacciati dalla Francia, vi riapparvero nel 1373 sotto il nome diTurlupius. E questi ultimi andavano anche più lontano, commettevano peccati carnali in pieno giorno, dinanzi al mondo intero. Essi insegnavano che l'uomo è libero di obbedire a tutti gl'istinti della natura.I Valdesi, gli Anabattisti, gli Adamiti, i Manichei colle loro sette non erano mai completamente estinti; essi di tanto in tanto rinascevano dalle loro ceneri; tanto è vero che il vizio ha fascini irresistibili per certe nature pervertite, deboli o depravate.Gli Anabattisti ebbero armate in Olanda ed in Germania. Essi insegnavano che ogni donna è obbligata a prestarsi alla concupiscenza di qualunque uomo, e che tutti gli uomini sono del pari tenuti a soddisfare qualunque donna. Nel 1535 il 13 febbraio a Amsterdam, sette uomini e cinque donne, cedendo alle eccitazioni ed all'esempio d'un profeta anabattista, si spogliarono dei loro abiti, li gettarono nel fuoco, ed uscirono per le strade completamente nudi.Per trovare la pruova della depravazione pubblica verso la fine del XV secolo, non avremmo che a leggere i sermoni dei predicatori contemporanei. Gl'intelligenti si sonomoltodivertiti a spese di questi vecchi che avevano sì bizzarri procedimenti oratorii e che raccontavano un mondo di corbellerie e di eccentriche buffonerie; ma bisogna riandar con lo spirito all'epoca loro e considerare la specie di pubblico che veniva ad ascoltare la parola così poco edificante di questi monaci predicatori. Questo pubblico, [pg 57] nel quale l'elemento feminile era in maggioranza, non si raccomandava troppo per li decenza della tenuta, nè per la purezza delle intenzioni. Non erano che donne e ragazze, vestite indecentemente, facendo, quel che si chiama,la caccia cogli occhi: accalappiando gli uomini, dando convegni, cercando avventure.Menot si lamentava che non una sola casa fosse esente dalla corruzione, e che non si vedevano se non donne di piacere nella città e nei sobborghi. Questa mercanzia conveniva a tutte le età e a tutte le condizioni sociali; le vecchie come le giovani, le donne maritate e le zitelle, le serve e le padrone, facevano, ciò che i predicatori chiamano, traffico del loro corpo. Menot fa dire a certi giovanotti, sposi di fresco:«Si sa bene che non possiamo avere sempre le nostre mogli dietro di noi sospese alla nostra cintura, o portarle nella manica, e nondimeno la nostra gioventù non può far a meno della donna. Ci rechiamo in taverne, osterie, stufe ed in altri piacevoli luoghi; troviamo le cameriere fatte al mestiere e che non chiedono molto danaro; desideriamo sapere:—Non facciamo forse bene di usarne come se fossero le nostre proprie mogli?»Maillard esclamava: «Se le pile delle chiese avessero occhi, e che vedessero ciò che avviene; se avessero orecchie per sentire e se potessero parlare, che direbbero?... Io non lo so; ma voi, signori preti, che ne dite?»Egli vota alle fiamme d'inferno i proseliti e le ruffiane, ma fra tutte queste vili creature quelle che detesta di più sono le madri che lavorano esse stesse per disonorare le [pg 58] proprie figliuole. Guarda intorno a lui, come per scoprire nell'assemblea qualcuna di queste madri snaturate. «Vi sono, dice, parecchie madri che vendono le loro figliuole, sono le ruffiane della loro prole, a cui fanno guadagnare qualche matrimonio con le pene ed il sudore del corpo!»E Menot a proposito del lusso esclama: «Voi direte forse, o signore: i nostri mariti non ci danno tali vesti, ma siamo noi che li guadagniamo colle fatiche del nostro corpo! A trentamila diavoli tali fatiche!» A quell'epoca infatti il progresso del vizio, era il risultato immediato del progresso del lusso; la civetteria e la vanità delle donne le spinsero al vizio; e fu tutto un obbrobrioso mercimonio per provvedere alle spese dellatoilettee alle fantasie della moda.I costumi della corte non erano punto fatti per frenare il popolo che teneva all'onore di imitarli. Sotto Luigi XI la corte non dava affatto l'esempio della decenza nei costumi. Vi era allora così nei grandi che nei piccoli una sfacciataggine generale tanto nelle idee, che nelle azioni e nelle parole. Non si vedevano che mariti ingannati, vedove intriganti, donne libertine, ragazze sedotte.Certamente, la morale pubblica era poco rispettata, in un'epoca in cui si esponeva agli sguardi dei passanti, nelle feste per l'entrata del re a Parigi (1461) «tre buone e belle ragazze che figuravano da sirene tutte nude, in modo che si vedeva loro il bel capezzolo diritto, ed i seni separati, rotondi e duri, che era piacevolissima cosa»; all'epoca in cui gli uccelligracidatoripiche, gazzere non sapevano ripetere altro che parole oscene [pg 59] comefiglio di pu... ecc. dice Giovanni de Troyes; ad un'epoca in cui un normanno aveva per concubina la propria figlia, dalla quale aveva avuto anche parecchi figli, che egli uccideva non appena nascevano (1466); ad un'epoca in cui un monaco «che aveva i due sessi, talmente seppe fare, che finì per divenir incinto di sè stesso» (1478); ad un'epoca infine che un valletto del re, chiamato Regnault la Pie, si faceva mantenere pubblicamente dalla vecchia moglie di Nicola Bataille, il più sapiente legista francese che morì di dolore nel 1482, dopo aver visto la sua fortuna intiera consacrata alla ghiottoneria di una tale carogna! (dalle cronache scandalose del tempo).Nel secolo XVI l'aristocrazia sotto i Valois si abbandonò a tutti gli stravizii. I raccontidi Brantômesu questa spaventevole depravazione sono là per provarlo, ed il modo libero come egli racconta simili turpitudini, senza temere di offendere il pudore di chi legge, dimostra il grado di corruzione al quale era giunta la società francese ai tempi di Carlo IX e di Enrico III. Si era perfino perduto il sentimento dell'onestà, tanto che senza alcuna reticenza innanzi a signore si parlava dei più ignobili misteri del libertinaggio.La Corte di Francesco 1º era una vera casa di piacere, e secondo Brantôme le signore che ne facevano parte erano destinate a rimpiazzare le cortigiane, le quali divenivano pericolose a causa delle malattie veneree da cui erano quasi tutte infette. Dopo aver descritte tutte le sregolatezze a cui queste signore non disdegnavano di abbandonarsiBrantômeesclama: «E piacesse a Dio di potermi [pg 60] far entrare un po' in questa allegra corte del re pel mio piacere!»Sauval dice che era molto facile ad un condannato, per quanto terribili fossero i suoi delitti, di ottenere la grazia dal re, purchè avesse una bella moglie od una fresca figlia zitella, che andasse personalmente a supplicare il sovrano.Di tutte le dame di corte che abitavano al Palazzo Reale il re aveva le chiavi delle camere, per poterle andare a visitare intimamente, quando gli piaceva.Brantôme ha voluto dimostrare che questa impudicizia della corte non aveva nulla di biasimevole. Così una dama scozzese di buona famiglia, dice questo storiografo, la quale aveva avuto un figlio naturale da Enrico II confessava: «Ho fatto quanto ho potuto per essere ingravidata dal re, e me ne sento onoratissima e felice; e direi quasi che il sangue reale ha un non so che di più soave del liquore comune, tanto me ne sono trovata bene; senza contare i regali che ne ho avuti», e Brantôme aggiunge: «Questa dama, come del resto molte altre, erano in questa opinione che per dormire col re, non si era punto diffamate e che sono disoneste solo quelle che si danno ai piccoli, ma non ai grandi re e gentiluomini».Dopo simile ingegnosa teoria non ci deve meravigliare se molte signore invidiavano la vita delle cortigiane di professione.Brantôme racconta che una cortigiana venne a Roma per dare lezioni alle dame di corte, ella diceva: «Il nostro mestiere è tanto caldo, quando si è ben appreso, che si ha [pg 61] mille volte più piacere di praticarlo con parecchi che con un solo».Enrico II fu più costante in amore che Francesco I: vi era gente abituata a confondere Diana di Poitiers conla regina. Il re si era tanto familiarizzato col concubinato, di cui andava superbo, che non temeva di uscire a cavallo avendo in groppa abbracciata la duchessa di Valantinois.L'adulterio aveva preso tali vaste proporzioni, che le figlie, vedendo le madri così liberamente divertirsi, facevano quanto era in loro per maritarsi presto ed imitarle.Brantôme dice che nella maggior parte dei matrimonii, fatti a corte, raramente la sposa arrivava al talamo, senza che il re non le avesse prima insegnato praticamente l'arte della procreazione.«In quanto alle sfrontate, narra Sauval, le une si ubbriacavano di voluttà prima di maritarsi; le altre avevano l'abilità di divertirsi in presenza delle governanti e delle madri stesse, senza essere scoperte; poi per coprire il mistero, si era ricorso a mezzi esecrabili; altre (e ciò era comune tra le vedove e le zitelle) usavano certi oggetti, come quei quattro che Caterina de' Medici trovò nello scrigno di una sua cameriera.Qualche autore francese vorrebbe far credere, anzi afferma, che tali utensili di corruzione fossero fabbricati esclusivamente in Italia, donde si esportavano in Francia. Ciò però è molto dubbio, e sarebbe per lo meno strano, quando sappiamo con certezza che all'epoca di oggi è la Francia e propriamente Parigi che dà un commercio eccezionale in [pg 62] simili articoli e che ne fornisce si può dire il mondo intero!I palazzi reali di allora erano ornati da pitture lascive, ed i libri di Pietro Aretino andavano per le mani di tutti. La pittura lubrica cominciò ad andare in voga sotto il regno di Francesco I. Il conte di Chateauvillain aveva fra i rari e bei quadri della sua galleria,unadi queste pitture libidinose, di cuiscrive Brantôme: «in essa erano rappresentate parecchie belle donne nude al bagno e che si palpavano, si carezzavano, si solleticavano, e ciò che più monta, si divertivano in modo da lasciar vedere le parti più secrete così bene e provocantemente che una fredda reclusa od un eremita si sarebbe riscaldato e commosso.»Così una grande dama della corte, che visitava questa galleria, essendosi fermata a contemplare tale quadro, dopo poco disse al suo amante:«Oh! è troppo pericolosodi venire qui! saliamo presto in carrozza, corriamo a casa mia, giacchè ho bisogno di andare a calmare il fuoco che mi brucia le visceri!»Del resto i mariti non potevano nulla rimproverare agli stravizii delle loro mogli, giacchè essi stessi non tralasciavano nulla per corromperle.«I mariti—dice Brantôme—bordellano più colle loro mogli, che non i ruffiani con le donnacce da trivio».Questo stesso autore cita pure una bella edonestasignora che aveva nel suo gabinetto intimo gli albums illustrati dell'Aretino: «Un gentiluomo innamorato di lei, venuto a conoscenza di tal circostanza, se ne [pg 63] augurò bene pel suo successo, ed infatti quando conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi che da tali opere ne aveva cavato ottime lezioni per la pratica».Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale non era neppur circondato da un pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre nella loro famiglia questi libri, queste stampe, queste pitture oscene, che facevano della sposa la più perfetta cortigiana, e che offrivano energici stimolanti all'adulterio.Sotto i regni dei tre figli di Caterina de' Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai si può dire sia andata così lontano, si ha diritto di credere che mai l'arte di governare gli uomini avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi come quelli di cui questa regina madre si servì durante il lungo periodo del suo regno di convulsioni civili e religiose. Fu ella per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate a diventare al bisogno gli impuri istrumenti dei suoi disegni politici.La depravazione di simil corte è un fatto confermato da tutti gli storici. Caterina de' Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle che componevano la sua corte, e che formavano un corteggio, chiamatoLo squadrone volante della regina, la strategia galante.«Un famoso prelato della nostra corte, dice Sauval, ci assicura che Caterina de' Medici aveva un serraglio di damigelle che non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano tante calamite per attirare i cuori dei principi e dei signori del reame; e conoscerne i più intimi segreti; e che questa [pg 64] associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto Enrico IV, che avendo con le loro moine ingaggiati quelli della religione in una nuova guerra civile, fu chiamatala guerra degli amanti».Il ducad'Aubignèdefinisce questosquadrone volanteuna specie di rete che la regina tendeva sul mare della politica.La licenza del linguaggio alla corte era il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio creato in quell'epoca:Puttana come una principessaè la migliore conferma di quanto abbiamo esposto.Enrico IV non fu superato da nessun personaggio della sua epoca in fatto di libertinaggio, e, quali che fossero, d'altronde, le grandi qualità di questo principe, si è obbligati a constatare che la storia dei suoi amori e delle sue sregolatezze forma una parte integrante della storia del vizio al secolo XVI.Questo principe non arrossiva di abbassarsi fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto un male venereo, abbandonandosi in una scuderia di Agen, con la concubina di un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso nella camera di una serva, a disputarsela con un valletto. Sono celebri i suoi amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine, Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli avesse così pervertito il senso genesico da non poter avvicinare una donna, se questa non emanasse l'odor del proprio sesso, il quale preferiva sempre al più soave profumo.Il lusso eccessivo, che aveva invasa la corte, non poteva non nuocere i buoni [pg 65] costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto, che ci apprende il vergognoso traffico d'amore praticato dalle grandi dame per la smodata passione del lusso. Un gran prevosto dell'hoteldel re perseguitava da un certo tempo una illustre principessa, presso la quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti; ma infine entrarono in trattative, e fu deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava moltissimo, sarebbe il premio di una notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi ebbe la cattiva fede al mattino di non mantenere la promessa, «perchè la notte trascorse in modo, per colpa sua, che egli uscì dal letto così come vi era entrato» da ciò nacque discordia e contestazioni in fra le parti. Si scelse a giudice la moglie di un segretario di stato, la quale chiuse la vertenza, a condizioni «che tutte e due sarebbero andate ad acquistar la tappezzeria e che la principessa accorderebbe un'altra notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire i desideri di lui».L'esempio fatale della corruzione di corte aveva pervertito il senso morale della nazione e la Lega finì di distruggere quello che vi restava di pudore nelle classi borghesi eplebee; che gli eccessi veri o falsi di Enrico di Valois, avevano spinto alla rivolta contro la regalità avvilita. Durante tutto il tempo dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti furono insozzati da canzoni, da libelli e da incisioni oscene, che avevano sempre per pretesto la santa Unione. Non si pronunziava un sol sermone nella chiese, nel quale il Bearnese non fosse trattato dafiglio di pu... e daruffiano.[pg 66] Si avevano ancora scandalose processioni, nelle quali alcun senso moralenon era rispettato.«Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure, si fecero in città parecchie processioni con quantità di fanciulli, tanto maschi che femine, ed adulti uomini e donne, tutti nudi ed in camicia, e lo spettacolo ne era così attraente da non essersi visto mai cosa sì bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi giorni grassi in queste processioni, e lo si trovava sempre immischiato per offrire da refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti, le quali riscaldate da tali colezioni si permettevano qualunque eccesso. E si ricorda che perfino una volta il cavaliere condusse lasanta vedovacoperta solo da una fine tela, attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola e palpeggiandola, a grande scandalo di parecchie persone devote.Questasanta vedovaera la figlia di Andrea di Hacqueville, primo presidente al gran consiglio di stato e cugina del duca di Aumale, il quale ne aveva fatto la sua concubina. L'avventura della chiesa di S. Giovanni, produsse un tal scandalo che le processioni ne furono atterrate.In moltissime poesie del tempo si trovano schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet ci dà dettagli sui balli pubblici, ai quali gli uomini si recavano al solo intento di procurarsi l'amante di un'ora e le donne allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica si commettevano le più grandi immoralità, dal palpeggiamento osceno al bacio sul seno.Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta, in versi molto liberi, traccia episodii del [pg 67] libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra le bande erranti deiBohèmiens, gli uomini viziosi cercavano compiacenti mercenarii e feroci depravazioni. Tutte le donne, che facevano parte di queste nomadi popolazioni, erano a dieci anni già esercitate al traffico infame, e per trovarle vergini, si sarebbe dovute prenderle nel ventre della madre!Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla di un signore che essendo andato a cercare fra queste donne facil conquista, la notte, mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per compenso ne ebbe quale imperituro ricordo... la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è certo più rara!Il teatro era puranco orribilmente licenzioso. Bisognerebbe citare tutte le farse che ci restano del XVI secolo per constatare le innumerevoli risorse della loro immoralità, e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento del vizio.Una donna, dopo aver assistito a queste oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.Non soltanto le immagini più oscene, le parole più crude, le massime più vergognose, infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima e di giochi di scena provocavano orribilmente alla crapula.Un esempio tipico di queste farse sconce è quella diFrère Guillebert. Sin dall'esordio non è che un ammasso di volgari oscenità, espresse senza alcun velo. Si tratta di una giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama, ma che non può darle prova del suo amore, se non una volta al mese. La moglie si [pg 68] lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava di vederla magra e pallida; e le dice che è troppo soffrir per lei, che se ne muore di consunzione e di fedeltà. La comare, donna piena di esperienza, la consola e la persuade a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire che il consiglio venne subito accettato. La povera negletta avrà un marito. Il frate Guillebert arriva a buon punto. S'intendono, e si danno convegno per l'indomani, e la farsa finisce con una descrizione che farebbe arrossire perfino la penna del Casanova.I soli titoli delle diverse farse allora in voga indicano sufficientemente ciò che dovevano essere.«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai loro mariti l'interesse dei mancati amori; ossia il marito, la moglie, la cameriera ed il vicino».«Farsa delle donne che fanno nettar le loro caldaie e proibiscono che si metta la pulitura intorno al buco.» ecc.L'hotel di Borgogna che rappresentava le farse propriamente dette, fino alla metà del decimosettimo secolo, vantava un commediante autore, il quale creava degl'intermezzi per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due commedie, e che erano delle oscenità di questo genere: Il giocondo sermone di uno stuprator di nutrici. Il sermone dei batticuli e tutte le turpitudini sul capitolo deiconculcavimus. «Cari uditori, diceva facendo l'elogio della serata, vi bacio la mano, e voi baciatemi il deretano!» Nelle suefantasiee nei suoiparadossi, non si vergognava di generare equivoci,come questo:«La donna prudente è quella che ha il palmo della mano [pg 69] peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini in un buco odoroso».I mariti conducevano là le loro mogli, e le loro figlie. In generale in tutti i teatri non si rappresentavano che follie di amore ed adulterii, e non si discorreva che di mariti ingannati e di mogli infedeli.Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole corrente. Data l'abolizione delle case di tolleranza, le prostitute non avendo più nè costume, nè insegna che le facessero riconoscere, ne risultavano continui equivoci dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si vedevano spesso avvicinate ed insultate in pubblica via, e non potevano far altro che protestare contro gli oltraggi e le proposte impudiche fatte loro.La donna la più disonesta non era tenuta a dichiarare la sua scandalosa professione, anzi spesso la si vedeva posare a donna di onore, quando non le conveniva di accettare qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente dimoravano in certe specie di botteghe, aventi finestre sulla strada ed entrate in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi la finestra, parate dei loro ornamenti più belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini che passavano innanzi a questi lorogabinetti da lavoro.Le ragazze libere si riunivano la sera in luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano a raggiungerle e dove si passavano scene scandalose.Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario il quale predicava aS. Giacomodello Spedale si scagliò con tanta forza «contro i convegni che si davano ogni sera al pozzo [pg 70] di amore de l'Ariana, e contro le oscene canzoni che vi si cantavano, e contro le danze lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti che vi si facevano, come su di un altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose obbrobriose che in tal luogo si compivano, che tutti i devoti e le devote si recarono in folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo della corruzione.»I crociati, che dai loro viaggi d'oltre mare, importarono tante cose sconosciute, ristabilirono nel medio evo la moda dei bagni e delle stufe, di cui avevano fatto le loro delizie in Oriente. Invano i sessi erano divisi nei pubblici stabilimenti, i cattivi costumi profittavano di un'istituzione così favorevole al mistero. I bagni di Parigi non avevano nulla da invidiare a quelli di Roma; l'amore ed il libertinaggio attiravano il maggior numero di clienti in quei bagni, che coprivano tutto collo stesso velo discreto; i domestici maschi e femine di questi santuarii del vizio favorivano le corrispondenze, le interviste ed i piaceri; spesso secrete comunicazioni riunivano le stufe maschili a quelle femminili, facendone delle vergognose succursali dei luoghi infami. Perciò simili stabilimenti erano frequentati da tutti, i ricchi avevano cabine particolari, i poveri si bagnavano uomini e donne in una sola vasca.Ogni barbiere poteva avere un bagno da uomo o da donna nella sua bottega, e oltre questi vi erano i grandi stabilimenti. Sin dallo spuntar dell'alba gli strilloni speciali annunziavano che i bagni erano pronti.NellaDanza Macabrasi legge che «i barbieri ed i bagnini, servitori di questi luoghi [pg 71] d'impudicizia, non si limitavano alla sola parte di compiacenti merciai della galanteria, ma che maneggiavano abilmente il rasoio e la lancetta, vendevano certi unguenti afrodisiaci speciali e praticavano la medicina infischiandosi della facoltà.»Appena è possibile di prestar fede all'indecente e bizzarro servizio che, dicesi, reclamassero da questi ruffiani gli uomini e le donne. L'uso di farsifare il pelo, cioè a dire di radere, tondere, o strappare con pinzette i peli che crescono su certe parti del corpo, nei due sessi; tale pratica pare che fosse, insieme ai bagni di vapore, stata importata dall'Oriente. Gli uomini e le donne che volevano passare per persone caste ed esemplari avevano immaginato di far sparire completamente dal loro corpo, ciò che chiamavano ilvergognoso pelo. Solo i depravati e le donne dissolute, invece di tonderlo periodicamente, lo pettinavano, lo arricciavano e lo profumavano con mille ricercatezze di oscene sensualità.Un aneddoto delMezzo di Pervenire, racconta che la moglie dell'avvocato Librean, avendo chiesto a suo marito uno scudo per farsifare il pelo, e non avendogliene questi voluto dare che solo mezzo, la moglie pensò di fargli un bel tiro. Andò via e la sera si mise a letto tranquillamente, quando il marito le si distese accanto, e volle osservare se il barbiere aveva ben servita la sua metà, con sua somma sorpresa si accorse che il pelo non era raso che da un lato solo:—E come,—esclamò egli—amica mia, ti sei fatta tanto mal servire? il tuo affare è fra due età, non avendo... barba se non da un lato solo.—Che [pg 72] vuoi—rispose la sorniona, sono stata servita come ho pagato; mi hai dato la metà di quanto ti ho chiesto, e mi hanno del pari spelata a metà. Fu così che al mattino l'avvocato diede l'altro mezzo scudo alla moglie, perchè si andasse a far... ringiovanire da entrambi i lati.I barbieri ed i bagnini avevano anche la delicata missione dirifare le verginitàperdute, ed ecco una curiosa ricetta tramandataci da alcuni allegri storici di quei tempi, che riportiamo a titolo di curiosità.«Pigliate mezza oncia di terebentina di Venezia, un poco di latte proveniente dalle foglie di asparagi, un quarto di oncia di cristallo minerale infuso nel succo di limone, o in quello di mele acerbe, un bianco di uovo fresco con un po' di farina di avena, di tutto ciò fate come una foglietta che abbia una certa consistenza e la introducete nell'interno della parte da riparare, avendo cura di far prima una siringa di latte di capra, e di ungerla con pomata di razis bianco».Le procuratrici di case di mal affare traevano grandi vantaggi da simili metamorfosi, e perfino alcune madri vendevano, riparandola, diverse volte la verginità delle figlie.Quando una donna galante incominciava ad accorgersi che gli anni allontanavano i suoi adoratori, per non veder diminuire la fortuna che con essi aveva accumulata, impiegava il suo danaro e la sua esperienza nella fondazione di unacasa di onore, dove si giocava, si cenava e si facevano altreillecitecose. Era là che si riunivano i più pericolosi cavalieri di industria.Queste bische si moltiplicarono talmente [pg 73] verso la fine del XVII secolo, che la polizia fu obbligata a ricorrere a misure straordinarie per rimediare ai disastri prodotti dalla passione del giuoco.Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza aveva raggiunto gli estremi limiti. Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era appassionatissimo per queste specie di danze; simil genere di divertimento rifletteva, con una cinica libertà, le sue abitudini depravate. Prima di lui Caterina dei Medici aveva dato ai balletti erotici, danzati dalle sue damigelle di onore, il massimo delle seduzioni voluttuose che si potesse desiderare.Questi balletti erano sempre intermezzati da erotiche poesie che, senza reticenza, i cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In quasi tutti i soggetti di tali poetici componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri vantavano, e facevano madrigali sul merito dei loro utensili!—Il più famoso di questi balletti fu quello dato in onore del duca di Orleans che aveva per titolo «Le ballet des Andouilles.» Questa strana mascherata, narra il signor di Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais, è la più libera che si sia mai osato di rappresentare a corte; si discute sempre sullo stesso soggetto, che si portava in guisa dimomon(idolo) offerto al signore della Rigaudière, gentiluomo di villaggio, e tutti gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare il sacro mistero delleAndouilles».Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero più riservati. Nondimeno vi si riscontra sempre qualche reminiscenza delle passate allegrie; e così che nelBalletto del [pg 74] Figlio di Bacco(1651) si ascolta il duca di Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle signorine ed apprendere loro in salaci versi il cammino da percorrere per diventar... nutrici.Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si può dire, che aveva completata la sua educazione danzando simili balletti, ed è facile comprendere che tal genere di ricreazione non era punto fatta per favorire la purezza del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi XIII aveva in parte smentito il vaticinio che si pronosticava dalla natura dei suoi primi divertimenti, e soprattutto dalla immoralità del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva la storia della cortigiana Flora. Infatti questo re non ebbe punto amanti carnali, e non fece se non della galanteria romanesca con le signorine della Fayette e d'Hautefort. Ma malgrado l'esempio quasi morale che il re dava ai gentiluomini, la corte di Francia, agli occhi della gente onesta, che la giudicava dai balletti, dal teatro e dalla letteratura, appariva come la scuola elegante del vizio.La musica, il ballo, la poesia concordavano per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e spingere allo stesso tempo attori e spettatori, sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto della prostituzione. Secondo l'espressione di un contemporaneo, pare che a quell'epoca la metà del genere umano fosse interessata a sedurre ed a corrompere l'altra metà.Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi della crapula, un fatto nuovo per la Francia, cioè quello di avere una mantenuta. Il [pg 75] concubinato, che aveva avuto nell'antichità e nei primi secoli del medio evo un'esistenza riconosciuta e protetta dalla legge, era allora colpito da riprovazioni agli occhi della morale pubblica. Non si faceva gran caso per quelli che avevano delle amanti, per quelli che frequentavano compagnie sospette, che passavano dall'osteria alla casa di mal affare, si perdonava tutto ciò e ancor di più ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo, che si dava in braccia al piacere, prima di far penitenza della sua scapata gioventù nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe mai perdonato ad un uomo vedovo od ammogliato, di avere un'amante fissa e di coabitare con lei.Dato ciò come si può spiegare questa subitanea e rapida moltiplicazione delle giovani mantenute! Bisogna credere che questo fu una conseguenza del timore delle malattie veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti a non bagnare più le loro labbra alla fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito a cercarsi un'amante privata. L'uomo che manteneva una donna a tal scopo, non conviveva quasi mai con lei, ed evitava di mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno era felice a che tutti i suoi amici ne fossero informati. La vita di tali donne da quest'epoca cominciò con non essere più richiusa al fondo di un quartiere solitario, e si videro apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli, queste etere che arrivavano fino a portare nome dei loro protettori.Simili donne in generale menavano vita dissolutissima, si abbandonavano a tutti i disordini, senza tema di essere assimilate [pg 76] alle donne pubbliche, giacchè la polizia le tollerava.Molte di queste donne trovavano un marito per la dote che riuscivano ad ammassare con mezzi poco leciti.Un'altra categoria di donne mantenute, erano le donne maritate che, all'insaputa dei mariti, o d'accordo con essi, traevano da un adultero commercio tanto quanto far fronte alle ingenti spese della lorotoiletteed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità di grandi dame, che, all'esempio delle cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori, e spesso si vendevano per abiti o per gioielli.Madama di Montbazon si era essa stessa imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque parte questa somma le venisse, ella accettava l'offerta con tutte le conseguenze; questo prezzo corrente era talmente noto, che in unvaudevillecomposto in suo onore, si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi per far alzar la sua aristocratica camicia!»Le dame di corte si facevano pagare in ragione della loro nascita, del grado che occupavano, e della posizione del marito. Madama di Bassompierre che non era nè giovane, nè bella, non mancava di galanti che ella trattava quali villani.Tollemant parla di un signor Fabry che voleva dare 50,000 scudi per possedere la marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque inclinata alla lussuria» ebbe la probità di non accettare le offerte del giovane, il quale l'amava con una tale frenesia, da tracannare un giorno il contenuto del suo [pg 77] vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di un consigliere al Parlamento di Bordeaux, chiedeva 100 pistole.Gallard, fratello di madama di Novion, dava 4,000 scudi all'anno alla presidentessa della Barre.Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati chiudevano gli occhi sullo sgonnellar delle mogli, per non aver a reprimere uno scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore; ma più di frequente essi erano complici della loro vergogna intascandone segretamente i profitti!Tali esempii di immoralità nell'ambiente della magistratura, della nobiltà e della finanza, non potevano non spingere il popolo in una via fatale di imitazione. Si ebbero quindi anche molte donne mantenute fra le mogli dei commercianti, i quali, occupati nei loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran signori in ciò che riguardava il proprio onore.Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti e non meno viziose delle grandi dame, e del pari interessate. Spesso però si riscontrava in fra loro una squisita delicatezza di sentimenti, quando il cuore non era stato corrotto dal libertinaggio.Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame dei grandi, che in pubblico commetteva violenze, ed ingiuriava le donne oneste o disoneste che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza e l'audacia di questa turpissima gente, attaccata come una lebbra alle grandi case, e vivente come ruffiani nelle osterie e nei luoghi infami. I lacchè portavano la spada, avevano abiti di velluto e di seta, si davano [pg 78] l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i vizii dei loro padroni, esagerandoli.I signori in talune circostanze per vendicarsi di una donna l'abbandonavano ai loro servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano sulla vittima le più atroci infamie.I continui disordini di questi scellerati avevano contribuito non poco alla pubblica corruzione, e alla propagazione dei mali venerei. Queste malattie erano tanto comuni, che si potevano contrarre con la stessa faciltà con le cameriere che con le signore; sembravano essere le inseparabili compagne degli amori illeciti, e si attaccavano a tutti i gradi della scala sociale.In seguito alle infami depravazioni della corte di Luigi XIII, non è sorprendente che gli uomini corrotti, che circondavano Luigi XIV prima della sua maggiorità, avessero tentato di depravarne i costumi per dominarlo, senza aver bisogno del concorso di un'amante. Tale fu, senza dubbio, l'origine dell'avversione che il giovane re aveva concepito contro questi infami corruttori che osarono portar su di lui una mano impudica. Luigi XIV infatti non ebbe mai la minima inclinazione pel vizio contro natura; se avesse seguito il suo carattere avrebbe anche punito severamente quest'obbrobrio; ma Louvois, cui amici in maggior parte si abbandonavano a tali dissolutezze, diceva al re, che ciò valeva meglio pel servizio di Sua Maestà, che se essi si fossero dati alle donne; giacchè quando bisognava andar alla guerra ed entrare in campagna, era difficile di staccarli dalle loro amanti, mentre con altre tendenze, erano felici di lasciare le donne ed entrare coi loro [pg 79] amanti ed amici in campagna, e che in questo caso non erano nemmeno tanto affrettati a ritornare in città.Il duca di Vendôme viveva all'armata nella corruzione la più immonda, con i suoi familiari ed i suoi favoriti, senza arrossire dei suoi cattivi costumi e senza aver il pudore di nasconderli. Il gran Condè ebbe ugualmente a subire l'influenza perniciosa dell'esempio; essendo andato all'armata, ai tempi dei suoi amori con la signorina di Epernon «vi contrasse altri gusti—racconta la principessa Palatina—che al ritorno non poteva più soffrire le donne, e, diceva, per scusarsi, che era stato malato e che aveva perduto tanto sangue da non rimanergli più forze per dedicarsi al suo amore».La sua amante però non si tenne paga di tali ragioni, ed informandosi, scoperta la vera causa dell'incostanza di colui che amava, per la rabbia e la vergogna andò a rinchiudersi fra le Carmelitane.«Il vizio contro natura, dice la principessa Palatina, era la più grande passione delmaresciallo di Villars,» e parlando del Duca di Orleans, fratello del re, la stessa competente scrittrice dice maliziosamente: «questo principe faceva le finte di avere un'amante, e di esserne innamorato, però questa donna se non avesse avuto altri amanti, non avrebbe certo perduto la riputazione, giacchè fra di loro non deve mai essersi passato nulla di biasimevole.»Le dame di corte vedendosi disprezzate ed abbandonate dagli uomini, avevano formato fra esse una lega per farne a meno. Esistono troppi esempi scandalosi di questa depravazione [pg 80] feminile, la quale si era prepagata con tanta impudicizia, che le donne lepiù irreprensibiline parlavano come di una cosa comune. La perversità aveva fatto tali progressi fra le donne di corte, da far loro mantenere secrete associazioni della più infame natura, che non furono mai colpite dalla vendetta pubblica, e che sfuggivano perfino alle ricerche della polizia particolare del re.Le cortigiane dal canto loro, soprattutto le giovani, stabilirono pure associazioni dello stesso genere perfino nel castello di Versailles; era un nuovo ordine di Templari, che non aveva altro scopo se non la più infetta corruzione.Luigi XIV prese energiche misure per punire i colpevoli e principalmente per distruggere tali spaventevoli società: «Le quali furono dissipate, ma fu impossibile di strappare dallo spirito della gioventù la semenza della corruzione che vi aveva messo salde radici.»Le pubbliche passeggiate di Parigi erano invase, al cader della notte, da uomini depravati che cercavano di soddisfare le loro ignobili passioni. Tutte le vie oscure e poco frequentate divenivano il teatro delle più turpi infamie; il Louvre, il palazzo ufficiale della regalità assente, che siedeva a Versailles, non era nemmen'esso rispettato dai vili libertini, che Sauval chiama ivolontarii del Louvre. Il conte di Pontchartrain scrive da Fontainebleau il 2 novembre 1701: «Il re è stato informato che i cortili del Louvre servono ai più infami usi di prostituzione e che il portiere favorisce simili disordini e [pg 81] lascia aperto il passaggio e l'entrata dei cortili.»La cronaca del tempo segnala l'epoca della pace del 1748, come l'epoca vergognosa in cui cominciò a manifestarsi, per Luigi XV, il disprezzo generale, che non fece che accrescersi ogni dì più. Depositando la corazza il re parve che rinunziasse alla gloria e perfino all'amore del suo popolo,giacchèabbandonò le redini dell'impero alla sua amante, di cui l'odioso regno doveva continuare fino alla sua morte.La bella Madama d'Etioles si era separata dal marito, e non ne portava nemmeno più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa di Pompadour.La marchesa aveva una sostenuta vigilanza, giacchè temeva che il re non l'abbandonasse completamente, a causa della sua schifosa infermità che aveva già costretto il reale amante a trascurare per un certo tempio il letto di lei. Questa infermità diè voga in Francia al seguente epigramma:La marchesa è piena d'incanti,tutta grazia ed occhi franchi,le crescono i fiori d'innanti:ma, ahimè! son fiori bianchi!Dagli inviti di corte ella cercava sempre di allontanare tutte quelle dame che potessero impressionare il re per la loro bellezza, e spesso facevale anche esiliare perchè avevano commesso il delitto di voler piacere un po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri del monarca, fece reclutare bellezze nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio che essa governava a suo capriccio.Tale fu l'origine delParc-aux-cerfsabisso [pg 82] dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva la folla delle vittime, le quali, ritornando dopo nella società, vi apportavano la corruzione, l'amore della crapula e tutti i vizii di cui si infettavano necessariamente col commercio degli infami agenti di un simile luogo.La marchesa morì chiedendo perdono alla sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo che aveva lor dato, cosa che non impedì di gratificare la sua tomba dell'epitaffio seguente:Qui giace chi fu quindici anni zitella,Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.Dopo la Pompadour venne la Dubarry che mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi XV nelle mani di questa cortigiana divenne la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza in tatti di vedere questa donna uscir nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere, e che questi due prelati si stimavano ben compensati per tal vile e ridicolo impiego, gettando un colpo di occhio fuggitivo sui secreti incanti di una simile bellezza!Il re aveva parecchie volte parlato con piacere della principessa di Lamballe, la Dubarry se ne impensierì e fece parte delle sue preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero amico, le consigliò di imitare la Pompadour, e di prestarsi, come questa defunta sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli qualche volta da ruffiana, difornirgliqualche giovanetta che potesse per un certo tempo occupare il cuore del re. E pare che ella mise in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter al re quasi in sua presenza di godersi [pg 83] l'artista Raucoux della Commedie-Française, che per la sua eccezionale impudicizia era soprannominata laGrande Lupa.Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry fu continuamente malmenata nelle canzoni, negli epigrammi, nelle caricature e nelle novelle che circolavano sul suo conto alla corte ed in città.Si scrissero su di lei molti opuscoli e biografie raccontando dettagliatamente tutte le circostanze ed i passatempi più secreti della favorita col suo real amante. In uno di questi scritti intitolatoMemorie secrete di una donna pubblica, o avventure della Contessa Du Barry, dalla culla fino al letto di onore, sono narrate tutte le astuzie a cui ella ricorreva per consolarsi dell'esaurimento del re col duca d'Aiguillon ed in mancanza di questi col piccolo Zamore, col quale aveva messo in pratica tutte le teorie dell'Aretino.Se questi erano i costumi dell'alto, non reca meraviglia che la corruzione avesse raggiunto nel popolo i maggiori eccessi.La pittura di tali depravazioni si trovano più particolarmente nelleNouvelles de l'Opera vestales et matrones.«Ogni sera al cader del giorno si vedono accorrere in folla al giardino delleTuileriesun reggimento di piccole operaie avvolte in cuffie, delle donne che si spacciano per vedove, delle vecchie sarte con fanciulli, le quali tutte vengono per darsi ai vecchi libertini, che ne fanno ricerca.Madamigella Laurencin avendo servito in questa corporazione per circa dieci anni, finì per ottenere un impiego dal conte di Binter, [pg 84] che l'aveva trovata molto destra in certi esercizii!Non si andava neanche troppo pel sottile riguardo certi pregiudizii, e non era molto difficile ad un uomo danaroso, il quale aveva avuto un bastardo, di trovargli un padre legittimo; ed a questa sostituzione si prestavano non di rado perfino dei nobili spiantati. L'oro accomodava tutto.«Si contano a Parigi 30,000 donne pubbliche, dice Mercier, e circa 10,000 mantenute che di anno in anno passano di mano in mano.«La polizia cerca delle spie in questo corpo infame. I suoi agenti mettono queste disgraziate a contribuzione, aggiungendo i loro disordini ai disordini della classe, esercitano un impero sordidamente tirannico su questa gente avvilita, la quale crede che non vi sono leggi per lei. Sì, vi sono esseri aldisotto di queste donne, e questi esseri sono certi uomini della polizia.»Oltre delle prostitute e delle cortigiane era venuta su una nuova classe di pervertite, le quali attiravano i giovani ricchi, fingendo di darsi ad essi per amore e non per venalità, giacchè non accettavano danari, ma regali e ricordi in... gioielli e brillanti.«La rivoluzione di Termidoro è stata la vittoria della donna, hanno detto i fratelli de Goncourt, il Terrore rappresentava una tirannia virile, ed era nemico personale della donna, in questo senso che le toglieva ogni influenza, e le dava solo alcuni diritti. Il Terrore detronizzato, le donne hanno ricorso al loro esercizio feminile: hanno fatto della rivoluzione politica una rivoluzione sentimentale. [pg 85] Poi, le lagrime non ancor bene asciugate, hanno gettato la Francia verso il loro patrono: il Piacere, e subito sono ridiventate signore e regine in questo paese, che aveva fatto un certo digiuno di lusso, di diamanti e di feste.»All'epoca del Direttorio lo scopo unico della vita sembrava essere il godimento. Le donne non si occupavano di altro se non di essere seducenti, senza andar troppo pel sottile nelle questioni di virtù e di castità.La manifestazione più strepitosa del rilassamento dei costumi in tale epoca fu l'abbigliamento.«Non più busti—scrive Lacour—non più vesti. Una camicia ricoperta da una tunica drappeggiata all'antica, o meglio una lunga guaina di lino, di mussola o di velo, stretta stretta, che era la perfetta traduzione delle forme, e poi... basta. Solo intorno al collo, sul petto, alle orecchie, nei capelli: cammei, medaglioni e di ogni colore e di ogni grandezza, in mano, unaballantineed un sacchetto, alla cintola un nodo con nocca; e generalmente si faceva di tutto per simular la gravidanza.»I giuochi di società erano tutti a base di... stimolanti, e nei balli soprattutto la libertà dei costumi raggiunse il suo apogeo. Madama Tallien comparve al ballo dei Frascati con una veste trasparente, avendo due cerchi di oro in guisa di giarrettiere, anelli a tutte le dita, i piedi nudi stretti in sandali di porpora. Si andò anchepiù oltre, il costume allasauvage, pei balli, era di velo chiaro, con mutande aderenti al corpo in maglia di seta color carne. Le alte cortigiane avevano il [pg 86] coraggio di andare la sera a passeggio nei giardini di estate, portando un semplice calzone di seta rosa, sotto una camicia di lino chiaro; esponendo a tutti gli sguardi i seni, le gambe e le cosce strette in cerchi di diamanti. Questa classe di donne, dette più propriamente lemeravigliose, finì per giudicare perfino inutile la camicia, e passeggiavano peiCampi Elisi, nude in unaguinadi velo, e qualcuna col seno interamente scoperto.La letteratura oscena era naturalmente in gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano, ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia dei Parigini era diventata così sensibile da superare quella dei passerotti che popolano i loro tetti; anzi i primi sono ancor più volubili e cambiano di femina più frequente dei secondi, e la maggior parte non hanno nemmeno la stessa delicatezza nei piaceri.«Non vi è un sol angolo di porta, un sol angolo di muro che non sia triplamente coperto di stampati annunzianti rimedii per la guarigione radicale delle malattie veneree. Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle donne, delle giovanette mille annunzii di pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare o di ricevere questi stampati.»E togliamo ancora daiTableaux de ParisdiMercierquest'ultimo meraviglioso quadro della vita libertina di quei tempi:«Alle nove di sera il rumore ricomincia... è la sfilata dello spettacolo. Le case sono scosse dal rullio delle vetture; ma questa confusione è passeggiera.È l'ora, in cui tuttele prostitute, la gola scollata,a testa alta, il viso illuminato, l'occhio ardito quanto il [pg 87] braccio, malgrado la luce delle botteghe e dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango con le calze di seta e le scarpine piatte. Si dice che l'incontinenza serve a preservare la castità; che queste donne vulgivaghe impediscono il furto; che, senza le ragazze di piacere, la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre e di violare giovani innocenti. Checchè ne sia questo scandaloè passatoinnanzi la porta delle oneste borghesi che hanno figlie spettatrici di tale obbrobrioso disordine.«Alle undici, nuovo silenzio.È l'orain cui ognun finisce di cenare.È l'ora purein cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose. Le libere passeggiatrici non osando più di restar in istrada, per non farsi arrestare dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano nei caffè.«A mezza notte e un quarto di nuovo il rumor delle carrozze, di quelli che escono dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che, non essendo giocatori, rincasano. La città a quest'ora non appare per nulla deserta: il modesto borghese e l'operaio che dorme diggià, è svegliato da simile confusione, cosa che non dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino deve la sua nascita alla brusca commozione degli equipaggi. Il tuono è anch'esso un gran popolatore!«Al mattino, i libertini escono dalle case delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la coscienza più volta al timore che al rimorso, e gemono tutto il giorno per l'occupazione della notte, ma il vizio è un tiranno che li riprenderà l'indomani.»Come si vede la corruzione aveva fatto in tutte le classi tali progressi, che è da [pg 88] meravigliare se la società moderna, pervertita sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie, dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza e dal desiderio del piacere, non sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò, al contrario, a misura che il governo rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran riformatore fu il Primo Console.[image][pg 89]
Nel periodo della cristianità il vizio si mostrò soprattutto nelle sette eretiche, le quali immaginarono, a fine di favorire la corruzione, stravaganti dottrine.
I Nicolaiti insegnavano che per acquistare la salvezza eterna, era necessario di insozzarsi di tutte le specie d'impurità. Essi pretendevano che una carne maculata dovesse essere più accetta a Dio, perchè i meriti del redentore dovevano esercitarsi maggiormente su di essa per renderla degna del paradiso.
Altre eresie congiunte con immaginazioni più o meno stravaganti ed ingegnose, come [pg 43] fine e come mezzo, avevano sempre un prodigioso sviluppo della sensualità.
In generale era la comunità delle donne e la promiscuità dei sessi che formavano la base di queste sette singolari. Il pudore non esisteva per questi settarii che lo consideravano come ingiurioso alla divinità.
Secondo le dottrine di Carpocrate e di suo figlio, nessuna donna aveva il diritto di rifiutare i suoi favori a chiunque gliene facesse richiesta in virtù del diritto naturale.
Una donna di questa setta, Marcellina, venne a Roma, verso il 160, e vi fece molti proseliti col sudore del proprio corpo! Dopo i festini si commettevano le infamie carnali, quando, le grazie dette, il sacerdote massimo diceva: «Lungi da noi la luce ed i profani.» Allora si spegnevano le fiaccole, e quello che avveniva nelle tenebre, senza distinzione di sesso, di età e di parentela, non doveva lasciare traccia nemmeno nei ricordi. Ciò rappresentava agli occhi dei dottori della setta l'immagine naturale della creazione.
I Cainisti avevano per dogma la riabilitazione del male ed il trionfo della materia sullo spirito. Interpretavano i libri santi a rovescio, ed onoravano, quali vittime ingiustamente sacrificate, i più esecrabili tipi della cattiveria umana. Si glorificavano d'imitare i vergognosi vizii che attribuivano a Caino, e che ritrovavano con piacere presso gli abitanti di Sodoma e di Gomorra.
Gli Adamiti, facevano risalire le loro dottrine al primo uomo, non proscrivevano la donna come gli eredi di Caino e di Saffo. Il loro capo Psodicos, ebbe l'audacia di permettere [pg 44] e di prescrivere la copula pubblica fra i due sessi.
I Manichei proclamavano, con l'avversione del matrimonio, il libero e smodato esercizio di tutte le facoltà sensuali. Essi consideravano l'atto venereo come opera santa, a condizione che la santità di quest'atto, non fosse compromessa dal matrimonio o dalla concezione.
A quei tempi la vita cenobitica non fu neppur essaesenteda vizii. La sensualità e la lussuria penetravano col mistero a traverso le solitudini, dove si raccoglievano per lavorare e pregare in comunità i frati e le suore della nuova famiglia cattolica.
Furono le eresie che condussero quel prodigioso abbandono nella cristianità. San Cipriano nel 230 ci dipinge tale epoca così: «Non esisteva più carità nella vita dei cristiani, non esisteva più disciplina nei loro costumi; gli uomini si pettinavano le barba, e le donne si imbellettavano il viso; si corrompeva la purezza degli occhi violando l'opera delle mani di Dio, e perfino quella dei capelli dando ad essi uno strano colore. Si ricorreva a tutte le astuzie ed a tutti gli artificii per ingannare i semplici; i cristiani sorprendevano i loro fratelli con le infedeltà e le furberie.»
Bisogna attribuire questi cattivi costumi che regnavano allora, in un sì gran numero di comunità femminili, all'influenza demoralizzatrice di una folla di monaci erranti e di secolari che l'ozio e la corruzione moltiplicavano dappertutto. La condotta impudente e dissoluta di questi monaci si propagò nell'Egitto fino ai deserti della Tebaide.
[pg 45] Più tardi il vizio si introdusse nei monasteri e si potettero allora avverare i numerosi squilibramenti che hanno provato la fragilità della virtù umana, e l'impotenza dei voti i più sacri. Nei monasteri feminili, l'ospitalità accordata a tutti gli ecclesiastici ed ai monaci di passaggio, vi generò disordini che non trascesero quasi mai in scandali pubblici tanto da attirare l'attenzione della gente.
I Franchi che si introdussero nella Gallia verso la metà del V.º secolo, a primo acchito con i Gallo Romani; conservarono i loro costumi, la loro religione, i loro usi senza lasciarsi influenzare dal contatto della civiltà brillante e voluttuosa che incontrarono nella città conquistata.
Ma, al tempo stesso, non fecero nulla per cambiare il carattere dei primi possessori del suolo. Divenuti cristiani i franchi divennero allo stesso tempo Galli e Romani. Da Clodoveo fino a Carlomagno, i vescovi furono i veri legislatori e il codice ecclesiastico dominò il codice giustiniano e le leggi teutoniche. La corruzione legale non aveva un corso regolare, i disordini e l'incontinenza non erano che più indomabili e più audaci.
Non vi erano cortigiane propriamente parlando, o prostitute che esercitavano questo vergognoso mestiere nelle città governate dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di serragli, di ginecei, nei quali le donne libere o schiave lavoravano all'ago o al fuso, e dove il padrone trovava facile il piacere, ed un'emulazione sempre compiacente per servirlo.
[pg 46] I concubinati, essendo per loro natura, estranei alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano se non dal capriccio delle persone che li contraevano e che li rompevano senza tanti scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato di famiglia in Francia.
I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose per soddisfare i loro amori, per lasciare o per prendere una concubina. Vivevano nei loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro soggetti, che udivano appena il rumore delle orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano atuttele specie di disordini, passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.
E come ai primi tempi la corruzione soggiornava in mezzo al clero; Martiniano, monaco di Rabais, al X secolo, diceva ai preti del suo tempo: «È forse legge vostra di prender moglie e di avere relazioni con donne? di contaminare con tutte le specie di lussuria il vostro corpo che è stato creato per ricevere il cibo degli angeli?»
Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento questa confessione spoglia di ipocrisia: «Noi stessi che dovremmo dare l'esempio, siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita, ed invece di essere i pastori del popolo ci comportiamo tali lupi divoranti!»
Non è qui il caso di esporre gli orribili vizi della gente di chiesa, che credevano fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano il diritto di assolvere qualunque peccato; non cercheremo nemmeno in questo libro di penetrare negli archivii dei conventi [pg 47] per ricercarvi la lunga lista di quelli che furono riformati, scomunicati, soppressi a causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti; basti dire che non era possibile di trovare un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali non fossero stati a più riprese focolari d'impudico contagio.
La depravata condotta dei preti e dei monaci, non era che troppo imitata dai laici che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi. In presenza di tali modelli di corruzione, il popolo non poteva certo aver la pretesa di restar puro e virtuoso.
Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo nel constatare la profonda degradazione dello stato sociale e tutti ne attribuivano la causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche proporzioni.
Nelle provincie i signori facevano bella mostra di tutti i loro vizii, non conservando alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio della selvaggia impudicizia che caratterizzava l'uno e l'altro sesso. Nel 990, correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania e conte di Poitiers, avesse avuto adultero commercio con la moglie del visconte di Thouars, presso il quale era stato ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava un'occasione favorevole per vendicarsi della rivale. Un giorno vistola passeggiare a cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello di Talmont, accorse con un buon seguito di paggi e di scudieri; la fece rovesciare per terra, la colmò d'ingiurie e di percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono un dopo l'altro fino al giorno [pg 48] seguente, per obbedire agli ordini della padrona che li eccitava, contemplandoli. La mattina, la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte di Thouars non potette nè lagnarsi, nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata, mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello di Chinon.
Ma è soprattuttonei Penitenziali che bisogna cercare gli occulti misteri della corruzione.È làche il peccato della carne si compie con tutte le audacie, che non si limita solo agli illeciti congiungimenti fra i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili capricci della depravazione. «Si vorrebbe credere, dice il signor de la Bedollière, per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati nei Penitenziali fossero puramente accidentali». Ma è certo che invece tali orrori erano troppo frequenti e che spandevano poco a poco una corruzione latente in tutte le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere in questo codice primitivo della confessione, i fatti che concernono gli atti più secreti del matrimonio, quelli che toccano all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni contro natura, e quelli infine che caratterizzano il delitto di bestialità.
Erano peccati veniali se gli sposi non avevano consacrato la prima notte di nozze a pratiche devote; se il marito che si coricava con la moglie non si fosse lavato prima di entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata in chiesa, all'epoca delle sue regole. Ma il peccato diveniva più grave quando gli sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.
[pg 49] L'incesto si moltiplicava sotto le forme più vergognose; i figli non risparmiavano la madre; la madre essa stessa non rispettava l'innocenza dei suoi più giovani rampolli; i fratelli attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva con la figlia! Per simili turpi atti vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a digiuni ed a continenze.
Il peccato contro natura aveva innumerevoli varietà agli occhi del confessore, che applicava anche per esso diverse specie di penitenza. I vizii antifisici delle donne erano puniti così severamente quanto quelli degli uomini.
Talvolta l'incesto associandosi al delitto contro natura, ne aggravava l'infamia ed il castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa per commettere simili obbrobriose indegnità.
Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze libere, trovavasi in uno stato di notevole prosperità. Sauval dichiara nelle sue compilazioni, che gli statuti di questa disonesta corporazione, ebbero corso, pel loro occulto governo, fino agli stati di Orleans, nel 1560.
San Luigi cercò, ma invano, di mettere un argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263, scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate di San Denis, e al conte Simon de Nesle: «Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano con le loro infamie il nostro fedel popolo e che trascinano tante vittime nel fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo altresì ordinato di perseguitare questi scandali [pg 50] tanto nella città che nella campagna, e di purgare assolutamente il nostro reame da tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».
Un orribile libertinaggio essendosi insinuato in tutte le classi sociali sin dai tempi delle crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno dei francesi in Palestina aveva acclimatato in Francia, minacciava ancora d'infettare i costumi e di corrompere tutta quanta la popolazione.
A partire dall'undicesimo secolo un sensibile miglioramento si fece sentire nei costumi pubblici e privati. Vi rimanevano ancora senza dubbio molti disordini, presso i nobili e nel basso popolo, ma i primi non davano più in comune l'esempio della perversità e del vizio.
Certo si deve all'influenza della cavalleria la conversione del più grande peccatore che l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo duca di Aquitania, nono a portare tal nome, fu il più pericoloso ingannatore di donne ed il più gran libertino, la cui riputazione abbia percorso il mondo. Passò senza scrupoli e senza por tempo in mezzo dal culto della materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità alla fede.
Le crociate furono il più bel momento della cavalleria e non di meno nessuno può negare che questa prodigiosa massa di uomini di tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia riscaldata nel suo seno il germe corruttore della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano, dice l'abbate Fleury, sia quelli che i pellegrini avevano apportati dai loro paesi, [pg 51] sia quelli che avevano conosciuti nei paesi stranieri.»
«I crociati, dice Alberto d'Aise, si comportavano da gente grossolana, insensata ed inetta quando l'amore carnale spegneva in essi la fiamma dell'amore divino; vi erano nelle loro fila una quantità di donne, vestite da uomini, e viaggiavano tutti insieme senza distinzione di sesso, confidandosi all'azzardo di una spaventevole promiscuità. I pellegrini non si astenevano dalle illecite riunioni, nè dai piaceri della carne; si abbandonavano senza tregua a tutti gli eccessi della culinaria, si divertivano colle donne maritate o con le zitelle, le quali si erano allontanate di casa loro appunto per abbandonarsi perdutamente ad ogni specie di vanità.»
Quando le donne mancarono ai crociati in Palestina, dove la religione di Maometto si opponeva a qualunque illecito commercio coi cristiani, si fece venire dall'Europa un rinforzo di belle ragazze, che concorsero a modo loro al trionfo delle crociate.
Uno storico arabo aggiunge che l'esempio dei franchi fu contagioso pei loro nemici, i quali vollero anch'essi aver donne di piacere nelle armate, dove non erano mai state permesse simili sregolatezze.
Nelle antiche storie militari tanto di Francia che delle altre nazioni europee è spesso fatto cenno di questa affluenza di prostitute nelle armate, di cui la dietro guardia si componeva sempre di simili specie di donne e dei loro depravati compagni. Giovanni di Bazano parla di un capitano tedesco, chiamato Garnier, che invase alla testa di 3500 lame il territorio di Modena e di Mantova, [pg 52] nel 1342, accompagnato da 1000 prostitute, e da ragazzi libertini e corrotti.
Sono indescrivibili le abbominazioni del regno di Carlo VI, dove il clero, la nobiltà ed il popolo lottavano in perversità ed in turpitudine. Nicola di Clemenzio, arcidiacono di Bayeux, esclamò: «A proposito delle vergini consacrate al signore, dovremmo ritracciare tutte le infamie dei luoghi di prostituzione, tutte le astuzie e la sfrontatezza delle cortigiane, tutte le opere esecrabili della fornicazione e dell'incesto; giacchè, vi prego di credere, che ai dì nostri nei monasteri le donne si consacrano più volentieri al culto di Venere che a quello di Dio! Tali luoghi potrebbero definirsi degli spaventevoli ricettacoli, nei quali una gioventù sfrenata si abbandona a tutti i disordini della lussuria, di nodo che non vi ha alcuna differenza di far prendere il velo ad una giovanetta o di esporla pubblicamente in un luogo abbominevole.»
Per le donne pubbliche non si aveva pietà alcuna, quando la decenza ed il pudore sembravano banditi dai costumi, quando i soli abiti scollacciati erano alla moda, a dispetto degli editti suntuarii.
Le donne avevano per costume di adornarsi di vesti aperte lungo i fianchi e rialzate in modo da lasciar intravedere la gamba, e perfino la coscia nuda; in quanto alla gola se la scoprivano fino ai capezzoli delle mammelle!
Per rendersi conto del grado di pervertimento a cui certi nobili fossero giunti, abbandonandosi a tutte le specie di aberrazioni sensuali, basta leggere negli archivii [pg 53] di Nantes, il processo intentato al maresciallo di Francia, Gilles de Rietz, che fu condannato al rogo nel 1440.
La lettura dellaVita dei dodici imperatori romanidi Svetonio, aveva eccitato questo potente signore ad imitare i loro mostruosi pervertimenti sessuali. Come Tiberio e Nerone, egli si appassionò pel sangue mischiato alla immondizia: l'unico suo passatempo era di corrompere i fanciulli che faceva rubare un po' dappertutto.
Si trovarono nei sotterranei dei castelli di Chantocè, della Suze e d'Ingrande, le ossa calcinate e le ceneri di tutti i fanciulli che il maresciallo di Rietz aveva assassinati, dopo di averne abusato. Questi delitti finì per confessarli lui stesso.
A quei tempi si istruivano una quantità di processi per stregoneria, nei quali non era difficile di scoprire la depravazione morale, che cercava di coprirsi, come da un mantello, con la possessione diabolica.
Quegli stessi che pretendevano di aver ceduto ad una potenza occulta e ad un irresistibile prestigio, non credevano affatto all'intervento dei demonii.
Erano ordinariamente vergognosi libertini, forzati pel loro stato a vivere nella continenza, o per lo meno a nascondere sotto rispettabili apparenze, l'effervescenza delle loro passioni sensuali.
Ilsabbatera il convegno di tutto quanto si poteva immaginare di più perverso, ecco perchè si compiva in luoghi appartati, in mezzo ai boschi, nelle montagne o in fra gli scogli.
Del resto i giureconsulti in Francia, non [pg 54] vedevano nella stregoneria se non una forma della prostituzione la più criminale, e ricorrevano a tutta la severità delle leggi per reprimere i disordini che corrompevano i pubblici costumi. Ma si aveva l'aria di attribuire alla malizia del demonio una quantità di atti detestevoli, che non accusavano se non il vizio degli uomini, e si aveva una cura scrupolosa a non diminuire l'orrore di cui la volgare credulità circondava ilsabbat, giacchè se si fossero mostrate le cose sotto il loro vero aspetto, ilsabbatsarebbe stato ancora più frequentato, tanto la curiosità serve di pericoloso movente alla depravazione morale e fisica.
L'eresia riapparve in Francia a partire dal dodicesimo secolo e favorì la corruzione.
I Bulgari essendo stati accusati di pratiche sodomitiche, consideravano quale sacrilegio i rapporti naturali dei sessi. Tutti i settarii, per un raffinamento di libertinaggio, s'imponevano privazioni di ogni genere, e affettavano in generale una noncuranza assoluta per tutte le cose materiali; ma ciò non era che la maschera della continenza, sotto la quale si sentivano più liberi per abbandonarsi alle loro passioni e dar briglia sciolta alla natura; le loro austere pratiche di devozione aggiungevano una specie di salsa piccante alle nascoste depravazioni.
Quando si vide apparire nel 1259 la setta dei Flagellanti, a primo acchito non si pensò che le pubbliche penitenze di questi peccatori, potessero essere delle invenzioni di lussuria. Essi camminavano nelle strade due a due, nudi fino alla cintura, e si battevano [pg 55] o da sè stessi o l'un l'altro con frusta e con correggia di cuoio, cacciando gemiti, fino a che non sanguinassero da capo a piedi.
E questo è niente. Si portavano la notte nelle campagne, in fondo ai boschi, e là, nelle tenebre, raddoppiavano le flagellazioni, i loro gridi e le loro impudiche follie. Si indovinano facilmente le odiose conseguenze di queste riunioni di uomini e di donne seminudi, animati dallo spettacolo di simile indecente pantomima, nella quale ognuno diveniva attore a sua volta, e che arrivava gradatamente all'ultimo parossismo dell'estasi libidinosa.
L'uso della flagellazione nell'antichità era ben conosciuto da tutti i depravati, a cui ricorrevano perprepararsinei piaceri di amore.
Ma al medio evo se la flagellazione erotica non si esercitava più se non raramente e nel più profondo mistero, aveva però assunto un carattere di sanguinaria ferocia che si riproduceva negli atti dei flagellanti.
Nel 1343 durante la terribile peste si contavano in Francia circa 800.000 flagellanti, fra i quali vi erano gentiluomini e nobili dame, che non erano meno avidi di pubbliche fustigazioni.
Si videro pure i Picardi, che, secondo la dottrina del loro capo, dicevano che Dio li aveva mandati sul mondo per ristabilire le leggi della natura.
Queste leggi consistevano in due cose; la nudità di tutte le parti del corpo e la comunità con le donne. Appena un Picardo provava un desiderio per una sua compagna, la conduceva dal capo e formulava così la sua richiesta: «Il mio spirito si è riscaldato [pg 56] per questa.» Il padrone rispondeva: «Ebbene andate, e crescete e moltiplicate». Scacciati dalla Francia, vi riapparvero nel 1373 sotto il nome diTurlupius. E questi ultimi andavano anche più lontano, commettevano peccati carnali in pieno giorno, dinanzi al mondo intero. Essi insegnavano che l'uomo è libero di obbedire a tutti gl'istinti della natura.
I Valdesi, gli Anabattisti, gli Adamiti, i Manichei colle loro sette non erano mai completamente estinti; essi di tanto in tanto rinascevano dalle loro ceneri; tanto è vero che il vizio ha fascini irresistibili per certe nature pervertite, deboli o depravate.
Gli Anabattisti ebbero armate in Olanda ed in Germania. Essi insegnavano che ogni donna è obbligata a prestarsi alla concupiscenza di qualunque uomo, e che tutti gli uomini sono del pari tenuti a soddisfare qualunque donna. Nel 1535 il 13 febbraio a Amsterdam, sette uomini e cinque donne, cedendo alle eccitazioni ed all'esempio d'un profeta anabattista, si spogliarono dei loro abiti, li gettarono nel fuoco, ed uscirono per le strade completamente nudi.
Per trovare la pruova della depravazione pubblica verso la fine del XV secolo, non avremmo che a leggere i sermoni dei predicatori contemporanei. Gl'intelligenti si sonomoltodivertiti a spese di questi vecchi che avevano sì bizzarri procedimenti oratorii e che raccontavano un mondo di corbellerie e di eccentriche buffonerie; ma bisogna riandar con lo spirito all'epoca loro e considerare la specie di pubblico che veniva ad ascoltare la parola così poco edificante di questi monaci predicatori. Questo pubblico, [pg 57] nel quale l'elemento feminile era in maggioranza, non si raccomandava troppo per li decenza della tenuta, nè per la purezza delle intenzioni. Non erano che donne e ragazze, vestite indecentemente, facendo, quel che si chiama,la caccia cogli occhi: accalappiando gli uomini, dando convegni, cercando avventure.
Menot si lamentava che non una sola casa fosse esente dalla corruzione, e che non si vedevano se non donne di piacere nella città e nei sobborghi. Questa mercanzia conveniva a tutte le età e a tutte le condizioni sociali; le vecchie come le giovani, le donne maritate e le zitelle, le serve e le padrone, facevano, ciò che i predicatori chiamano, traffico del loro corpo. Menot fa dire a certi giovanotti, sposi di fresco:
«Si sa bene che non possiamo avere sempre le nostre mogli dietro di noi sospese alla nostra cintura, o portarle nella manica, e nondimeno la nostra gioventù non può far a meno della donna. Ci rechiamo in taverne, osterie, stufe ed in altri piacevoli luoghi; troviamo le cameriere fatte al mestiere e che non chiedono molto danaro; desideriamo sapere:—Non facciamo forse bene di usarne come se fossero le nostre proprie mogli?»
Maillard esclamava: «Se le pile delle chiese avessero occhi, e che vedessero ciò che avviene; se avessero orecchie per sentire e se potessero parlare, che direbbero?... Io non lo so; ma voi, signori preti, che ne dite?»
Egli vota alle fiamme d'inferno i proseliti e le ruffiane, ma fra tutte queste vili creature quelle che detesta di più sono le madri che lavorano esse stesse per disonorare le [pg 58] proprie figliuole. Guarda intorno a lui, come per scoprire nell'assemblea qualcuna di queste madri snaturate. «Vi sono, dice, parecchie madri che vendono le loro figliuole, sono le ruffiane della loro prole, a cui fanno guadagnare qualche matrimonio con le pene ed il sudore del corpo!»
E Menot a proposito del lusso esclama: «Voi direte forse, o signore: i nostri mariti non ci danno tali vesti, ma siamo noi che li guadagniamo colle fatiche del nostro corpo! A trentamila diavoli tali fatiche!» A quell'epoca infatti il progresso del vizio, era il risultato immediato del progresso del lusso; la civetteria e la vanità delle donne le spinsero al vizio; e fu tutto un obbrobrioso mercimonio per provvedere alle spese dellatoilettee alle fantasie della moda.
I costumi della corte non erano punto fatti per frenare il popolo che teneva all'onore di imitarli. Sotto Luigi XI la corte non dava affatto l'esempio della decenza nei costumi. Vi era allora così nei grandi che nei piccoli una sfacciataggine generale tanto nelle idee, che nelle azioni e nelle parole. Non si vedevano che mariti ingannati, vedove intriganti, donne libertine, ragazze sedotte.
Certamente, la morale pubblica era poco rispettata, in un'epoca in cui si esponeva agli sguardi dei passanti, nelle feste per l'entrata del re a Parigi (1461) «tre buone e belle ragazze che figuravano da sirene tutte nude, in modo che si vedeva loro il bel capezzolo diritto, ed i seni separati, rotondi e duri, che era piacevolissima cosa»; all'epoca in cui gli uccelligracidatoripiche, gazzere non sapevano ripetere altro che parole oscene [pg 59] comefiglio di pu... ecc. dice Giovanni de Troyes; ad un'epoca in cui un normanno aveva per concubina la propria figlia, dalla quale aveva avuto anche parecchi figli, che egli uccideva non appena nascevano (1466); ad un'epoca in cui un monaco «che aveva i due sessi, talmente seppe fare, che finì per divenir incinto di sè stesso» (1478); ad un'epoca infine che un valletto del re, chiamato Regnault la Pie, si faceva mantenere pubblicamente dalla vecchia moglie di Nicola Bataille, il più sapiente legista francese che morì di dolore nel 1482, dopo aver visto la sua fortuna intiera consacrata alla ghiottoneria di una tale carogna! (dalle cronache scandalose del tempo).
Nel secolo XVI l'aristocrazia sotto i Valois si abbandonò a tutti gli stravizii. I raccontidi Brantômesu questa spaventevole depravazione sono là per provarlo, ed il modo libero come egli racconta simili turpitudini, senza temere di offendere il pudore di chi legge, dimostra il grado di corruzione al quale era giunta la società francese ai tempi di Carlo IX e di Enrico III. Si era perfino perduto il sentimento dell'onestà, tanto che senza alcuna reticenza innanzi a signore si parlava dei più ignobili misteri del libertinaggio.
La Corte di Francesco 1º era una vera casa di piacere, e secondo Brantôme le signore che ne facevano parte erano destinate a rimpiazzare le cortigiane, le quali divenivano pericolose a causa delle malattie veneree da cui erano quasi tutte infette. Dopo aver descritte tutte le sregolatezze a cui queste signore non disdegnavano di abbandonarsiBrantômeesclama: «E piacesse a Dio di potermi [pg 60] far entrare un po' in questa allegra corte del re pel mio piacere!»
Sauval dice che era molto facile ad un condannato, per quanto terribili fossero i suoi delitti, di ottenere la grazia dal re, purchè avesse una bella moglie od una fresca figlia zitella, che andasse personalmente a supplicare il sovrano.
Di tutte le dame di corte che abitavano al Palazzo Reale il re aveva le chiavi delle camere, per poterle andare a visitare intimamente, quando gli piaceva.
Brantôme ha voluto dimostrare che questa impudicizia della corte non aveva nulla di biasimevole. Così una dama scozzese di buona famiglia, dice questo storiografo, la quale aveva avuto un figlio naturale da Enrico II confessava: «Ho fatto quanto ho potuto per essere ingravidata dal re, e me ne sento onoratissima e felice; e direi quasi che il sangue reale ha un non so che di più soave del liquore comune, tanto me ne sono trovata bene; senza contare i regali che ne ho avuti», e Brantôme aggiunge: «Questa dama, come del resto molte altre, erano in questa opinione che per dormire col re, non si era punto diffamate e che sono disoneste solo quelle che si danno ai piccoli, ma non ai grandi re e gentiluomini».
Dopo simile ingegnosa teoria non ci deve meravigliare se molte signore invidiavano la vita delle cortigiane di professione.
Brantôme racconta che una cortigiana venne a Roma per dare lezioni alle dame di corte, ella diceva: «Il nostro mestiere è tanto caldo, quando si è ben appreso, che si ha [pg 61] mille volte più piacere di praticarlo con parecchi che con un solo».
Enrico II fu più costante in amore che Francesco I: vi era gente abituata a confondere Diana di Poitiers conla regina. Il re si era tanto familiarizzato col concubinato, di cui andava superbo, che non temeva di uscire a cavallo avendo in groppa abbracciata la duchessa di Valantinois.
L'adulterio aveva preso tali vaste proporzioni, che le figlie, vedendo le madri così liberamente divertirsi, facevano quanto era in loro per maritarsi presto ed imitarle.
Brantôme dice che nella maggior parte dei matrimonii, fatti a corte, raramente la sposa arrivava al talamo, senza che il re non le avesse prima insegnato praticamente l'arte della procreazione.
«In quanto alle sfrontate, narra Sauval, le une si ubbriacavano di voluttà prima di maritarsi; le altre avevano l'abilità di divertirsi in presenza delle governanti e delle madri stesse, senza essere scoperte; poi per coprire il mistero, si era ricorso a mezzi esecrabili; altre (e ciò era comune tra le vedove e le zitelle) usavano certi oggetti, come quei quattro che Caterina de' Medici trovò nello scrigno di una sua cameriera.
Qualche autore francese vorrebbe far credere, anzi afferma, che tali utensili di corruzione fossero fabbricati esclusivamente in Italia, donde si esportavano in Francia. Ciò però è molto dubbio, e sarebbe per lo meno strano, quando sappiamo con certezza che all'epoca di oggi è la Francia e propriamente Parigi che dà un commercio eccezionale in [pg 62] simili articoli e che ne fornisce si può dire il mondo intero!
I palazzi reali di allora erano ornati da pitture lascive, ed i libri di Pietro Aretino andavano per le mani di tutti. La pittura lubrica cominciò ad andare in voga sotto il regno di Francesco I. Il conte di Chateauvillain aveva fra i rari e bei quadri della sua galleria,unadi queste pitture libidinose, di cuiscrive Brantôme: «in essa erano rappresentate parecchie belle donne nude al bagno e che si palpavano, si carezzavano, si solleticavano, e ciò che più monta, si divertivano in modo da lasciar vedere le parti più secrete così bene e provocantemente che una fredda reclusa od un eremita si sarebbe riscaldato e commosso.»
Così una grande dama della corte, che visitava questa galleria, essendosi fermata a contemplare tale quadro, dopo poco disse al suo amante:
«Oh! è troppo pericolosodi venire qui! saliamo presto in carrozza, corriamo a casa mia, giacchè ho bisogno di andare a calmare il fuoco che mi brucia le visceri!»
Del resto i mariti non potevano nulla rimproverare agli stravizii delle loro mogli, giacchè essi stessi non tralasciavano nulla per corromperle.
«I mariti—dice Brantôme—bordellano più colle loro mogli, che non i ruffiani con le donnacce da trivio».
Questo stesso autore cita pure una bella edonestasignora che aveva nel suo gabinetto intimo gli albums illustrati dell'Aretino: «Un gentiluomo innamorato di lei, venuto a conoscenza di tal circostanza, se ne [pg 63] augurò bene pel suo successo, ed infatti quando conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi che da tali opere ne aveva cavato ottime lezioni per la pratica».
Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale non era neppur circondato da un pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre nella loro famiglia questi libri, queste stampe, queste pitture oscene, che facevano della sposa la più perfetta cortigiana, e che offrivano energici stimolanti all'adulterio.
Sotto i regni dei tre figli di Caterina de' Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III, l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai si può dire sia andata così lontano, si ha diritto di credere che mai l'arte di governare gli uomini avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi come quelli di cui questa regina madre si servì durante il lungo periodo del suo regno di convulsioni civili e religiose. Fu ella per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate a diventare al bisogno gli impuri istrumenti dei suoi disegni politici.
La depravazione di simil corte è un fatto confermato da tutti gli storici. Caterina de' Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle che componevano la sua corte, e che formavano un corteggio, chiamatoLo squadrone volante della regina, la strategia galante.
«Un famoso prelato della nostra corte, dice Sauval, ci assicura che Caterina de' Medici aveva un serraglio di damigelle che non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano tante calamite per attirare i cuori dei principi e dei signori del reame; e conoscerne i più intimi segreti; e che questa [pg 64] associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto Enrico IV, che avendo con le loro moine ingaggiati quelli della religione in una nuova guerra civile, fu chiamatala guerra degli amanti».
Il ducad'Aubignèdefinisce questosquadrone volanteuna specie di rete che la regina tendeva sul mare della politica.
La licenza del linguaggio alla corte era il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio creato in quell'epoca:Puttana come una principessaè la migliore conferma di quanto abbiamo esposto.
Enrico IV non fu superato da nessun personaggio della sua epoca in fatto di libertinaggio, e, quali che fossero, d'altronde, le grandi qualità di questo principe, si è obbligati a constatare che la storia dei suoi amori e delle sue sregolatezze forma una parte integrante della storia del vizio al secolo XVI.
Questo principe non arrossiva di abbassarsi fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto un male venereo, abbandonandosi in una scuderia di Agen, con la concubina di un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso nella camera di una serva, a disputarsela con un valletto. Sono celebri i suoi amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine, Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli avesse così pervertito il senso genesico da non poter avvicinare una donna, se questa non emanasse l'odor del proprio sesso, il quale preferiva sempre al più soave profumo.
Il lusso eccessivo, che aveva invasa la corte, non poteva non nuocere i buoni [pg 65] costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto, che ci apprende il vergognoso traffico d'amore praticato dalle grandi dame per la smodata passione del lusso. Un gran prevosto dell'hoteldel re perseguitava da un certo tempo una illustre principessa, presso la quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti; ma infine entrarono in trattative, e fu deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava moltissimo, sarebbe il premio di una notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi ebbe la cattiva fede al mattino di non mantenere la promessa, «perchè la notte trascorse in modo, per colpa sua, che egli uscì dal letto così come vi era entrato» da ciò nacque discordia e contestazioni in fra le parti. Si scelse a giudice la moglie di un segretario di stato, la quale chiuse la vertenza, a condizioni «che tutte e due sarebbero andate ad acquistar la tappezzeria e che la principessa accorderebbe un'altra notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire i desideri di lui».
L'esempio fatale della corruzione di corte aveva pervertito il senso morale della nazione e la Lega finì di distruggere quello che vi restava di pudore nelle classi borghesi eplebee; che gli eccessi veri o falsi di Enrico di Valois, avevano spinto alla rivolta contro la regalità avvilita. Durante tutto il tempo dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti furono insozzati da canzoni, da libelli e da incisioni oscene, che avevano sempre per pretesto la santa Unione. Non si pronunziava un sol sermone nella chiese, nel quale il Bearnese non fosse trattato dafiglio di pu... e daruffiano.
[pg 66] Si avevano ancora scandalose processioni, nelle quali alcun senso moralenon era rispettato.«Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure, si fecero in città parecchie processioni con quantità di fanciulli, tanto maschi che femine, ed adulti uomini e donne, tutti nudi ed in camicia, e lo spettacolo ne era così attraente da non essersi visto mai cosa sì bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi giorni grassi in queste processioni, e lo si trovava sempre immischiato per offrire da refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti, le quali riscaldate da tali colezioni si permettevano qualunque eccesso. E si ricorda che perfino una volta il cavaliere condusse lasanta vedovacoperta solo da una fine tela, attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola e palpeggiandola, a grande scandalo di parecchie persone devote.
Questasanta vedovaera la figlia di Andrea di Hacqueville, primo presidente al gran consiglio di stato e cugina del duca di Aumale, il quale ne aveva fatto la sua concubina. L'avventura della chiesa di S. Giovanni, produsse un tal scandalo che le processioni ne furono atterrate.
In moltissime poesie del tempo si trovano schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet ci dà dettagli sui balli pubblici, ai quali gli uomini si recavano al solo intento di procurarsi l'amante di un'ora e le donne allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica si commettevano le più grandi immoralità, dal palpeggiamento osceno al bacio sul seno.
Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta, in versi molto liberi, traccia episodii del [pg 67] libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra le bande erranti deiBohèmiens, gli uomini viziosi cercavano compiacenti mercenarii e feroci depravazioni. Tutte le donne, che facevano parte di queste nomadi popolazioni, erano a dieci anni già esercitate al traffico infame, e per trovarle vergini, si sarebbe dovute prenderle nel ventre della madre!
Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla di un signore che essendo andato a cercare fra queste donne facil conquista, la notte, mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per compenso ne ebbe quale imperituro ricordo... la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è certo più rara!
Il teatro era puranco orribilmente licenzioso. Bisognerebbe citare tutte le farse che ci restano del XVI secolo per constatare le innumerevoli risorse della loro immoralità, e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento del vizio.
Una donna, dopo aver assistito a queste oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.
Non soltanto le immagini più oscene, le parole più crude, le massime più vergognose, infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima e di giochi di scena provocavano orribilmente alla crapula.
Un esempio tipico di queste farse sconce è quella diFrère Guillebert. Sin dall'esordio non è che un ammasso di volgari oscenità, espresse senza alcun velo. Si tratta di una giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama, ma che non può darle prova del suo amore, se non una volta al mese. La moglie si [pg 68] lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava di vederla magra e pallida; e le dice che è troppo soffrir per lei, che se ne muore di consunzione e di fedeltà. La comare, donna piena di esperienza, la consola e la persuade a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire che il consiglio venne subito accettato. La povera negletta avrà un marito. Il frate Guillebert arriva a buon punto. S'intendono, e si danno convegno per l'indomani, e la farsa finisce con una descrizione che farebbe arrossire perfino la penna del Casanova.
I soli titoli delle diverse farse allora in voga indicano sufficientemente ciò che dovevano essere.
«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai loro mariti l'interesse dei mancati amori; ossia il marito, la moglie, la cameriera ed il vicino».
«Farsa delle donne che fanno nettar le loro caldaie e proibiscono che si metta la pulitura intorno al buco.» ecc.
L'hotel di Borgogna che rappresentava le farse propriamente dette, fino alla metà del decimosettimo secolo, vantava un commediante autore, il quale creava degl'intermezzi per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due commedie, e che erano delle oscenità di questo genere: Il giocondo sermone di uno stuprator di nutrici. Il sermone dei batticuli e tutte le turpitudini sul capitolo deiconculcavimus. «Cari uditori, diceva facendo l'elogio della serata, vi bacio la mano, e voi baciatemi il deretano!» Nelle suefantasiee nei suoiparadossi, non si vergognava di generare equivoci,come questo:«La donna prudente è quella che ha il palmo della mano [pg 69] peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini in un buco odoroso».
I mariti conducevano là le loro mogli, e le loro figlie. In generale in tutti i teatri non si rappresentavano che follie di amore ed adulterii, e non si discorreva che di mariti ingannati e di mogli infedeli.
Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole corrente. Data l'abolizione delle case di tolleranza, le prostitute non avendo più nè costume, nè insegna che le facessero riconoscere, ne risultavano continui equivoci dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si vedevano spesso avvicinate ed insultate in pubblica via, e non potevano far altro che protestare contro gli oltraggi e le proposte impudiche fatte loro.
La donna la più disonesta non era tenuta a dichiarare la sua scandalosa professione, anzi spesso la si vedeva posare a donna di onore, quando non le conveniva di accettare qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente dimoravano in certe specie di botteghe, aventi finestre sulla strada ed entrate in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi la finestra, parate dei loro ornamenti più belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini che passavano innanzi a questi lorogabinetti da lavoro.
Le ragazze libere si riunivano la sera in luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano a raggiungerle e dove si passavano scene scandalose.
Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario il quale predicava aS. Giacomodello Spedale si scagliò con tanta forza «contro i convegni che si davano ogni sera al pozzo [pg 70] di amore de l'Ariana, e contro le oscene canzoni che vi si cantavano, e contro le danze lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti che vi si facevano, come su di un altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose obbrobriose che in tal luogo si compivano, che tutti i devoti e le devote si recarono in folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo della corruzione.»
I crociati, che dai loro viaggi d'oltre mare, importarono tante cose sconosciute, ristabilirono nel medio evo la moda dei bagni e delle stufe, di cui avevano fatto le loro delizie in Oriente. Invano i sessi erano divisi nei pubblici stabilimenti, i cattivi costumi profittavano di un'istituzione così favorevole al mistero. I bagni di Parigi non avevano nulla da invidiare a quelli di Roma; l'amore ed il libertinaggio attiravano il maggior numero di clienti in quei bagni, che coprivano tutto collo stesso velo discreto; i domestici maschi e femine di questi santuarii del vizio favorivano le corrispondenze, le interviste ed i piaceri; spesso secrete comunicazioni riunivano le stufe maschili a quelle femminili, facendone delle vergognose succursali dei luoghi infami. Perciò simili stabilimenti erano frequentati da tutti, i ricchi avevano cabine particolari, i poveri si bagnavano uomini e donne in una sola vasca.
Ogni barbiere poteva avere un bagno da uomo o da donna nella sua bottega, e oltre questi vi erano i grandi stabilimenti. Sin dallo spuntar dell'alba gli strilloni speciali annunziavano che i bagni erano pronti.
NellaDanza Macabrasi legge che «i barbieri ed i bagnini, servitori di questi luoghi [pg 71] d'impudicizia, non si limitavano alla sola parte di compiacenti merciai della galanteria, ma che maneggiavano abilmente il rasoio e la lancetta, vendevano certi unguenti afrodisiaci speciali e praticavano la medicina infischiandosi della facoltà.»
Appena è possibile di prestar fede all'indecente e bizzarro servizio che, dicesi, reclamassero da questi ruffiani gli uomini e le donne. L'uso di farsifare il pelo, cioè a dire di radere, tondere, o strappare con pinzette i peli che crescono su certe parti del corpo, nei due sessi; tale pratica pare che fosse, insieme ai bagni di vapore, stata importata dall'Oriente. Gli uomini e le donne che volevano passare per persone caste ed esemplari avevano immaginato di far sparire completamente dal loro corpo, ciò che chiamavano ilvergognoso pelo. Solo i depravati e le donne dissolute, invece di tonderlo periodicamente, lo pettinavano, lo arricciavano e lo profumavano con mille ricercatezze di oscene sensualità.
Un aneddoto delMezzo di Pervenire, racconta che la moglie dell'avvocato Librean, avendo chiesto a suo marito uno scudo per farsifare il pelo, e non avendogliene questi voluto dare che solo mezzo, la moglie pensò di fargli un bel tiro. Andò via e la sera si mise a letto tranquillamente, quando il marito le si distese accanto, e volle osservare se il barbiere aveva ben servita la sua metà, con sua somma sorpresa si accorse che il pelo non era raso che da un lato solo:—E come,—esclamò egli—amica mia, ti sei fatta tanto mal servire? il tuo affare è fra due età, non avendo... barba se non da un lato solo.—Che [pg 72] vuoi—rispose la sorniona, sono stata servita come ho pagato; mi hai dato la metà di quanto ti ho chiesto, e mi hanno del pari spelata a metà. Fu così che al mattino l'avvocato diede l'altro mezzo scudo alla moglie, perchè si andasse a far... ringiovanire da entrambi i lati.
I barbieri ed i bagnini avevano anche la delicata missione dirifare le verginitàperdute, ed ecco una curiosa ricetta tramandataci da alcuni allegri storici di quei tempi, che riportiamo a titolo di curiosità.
«Pigliate mezza oncia di terebentina di Venezia, un poco di latte proveniente dalle foglie di asparagi, un quarto di oncia di cristallo minerale infuso nel succo di limone, o in quello di mele acerbe, un bianco di uovo fresco con un po' di farina di avena, di tutto ciò fate come una foglietta che abbia una certa consistenza e la introducete nell'interno della parte da riparare, avendo cura di far prima una siringa di latte di capra, e di ungerla con pomata di razis bianco».
Le procuratrici di case di mal affare traevano grandi vantaggi da simili metamorfosi, e perfino alcune madri vendevano, riparandola, diverse volte la verginità delle figlie.
Quando una donna galante incominciava ad accorgersi che gli anni allontanavano i suoi adoratori, per non veder diminuire la fortuna che con essi aveva accumulata, impiegava il suo danaro e la sua esperienza nella fondazione di unacasa di onore, dove si giocava, si cenava e si facevano altreillecitecose. Era là che si riunivano i più pericolosi cavalieri di industria.
Queste bische si moltiplicarono talmente [pg 73] verso la fine del XVII secolo, che la polizia fu obbligata a ricorrere a misure straordinarie per rimediare ai disastri prodotti dalla passione del giuoco.
Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza aveva raggiunto gli estremi limiti. Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era appassionatissimo per queste specie di danze; simil genere di divertimento rifletteva, con una cinica libertà, le sue abitudini depravate. Prima di lui Caterina dei Medici aveva dato ai balletti erotici, danzati dalle sue damigelle di onore, il massimo delle seduzioni voluttuose che si potesse desiderare.
Questi balletti erano sempre intermezzati da erotiche poesie che, senza reticenza, i cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In quasi tutti i soggetti di tali poetici componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri vantavano, e facevano madrigali sul merito dei loro utensili!—
Il più famoso di questi balletti fu quello dato in onore del duca di Orleans che aveva per titolo «Le ballet des Andouilles.» Questa strana mascherata, narra il signor di Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais, è la più libera che si sia mai osato di rappresentare a corte; si discute sempre sullo stesso soggetto, che si portava in guisa dimomon(idolo) offerto al signore della Rigaudière, gentiluomo di villaggio, e tutti gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare il sacro mistero delleAndouilles».
Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero più riservati. Nondimeno vi si riscontra sempre qualche reminiscenza delle passate allegrie; e così che nelBalletto del [pg 74] Figlio di Bacco(1651) si ascolta il duca di Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle signorine ed apprendere loro in salaci versi il cammino da percorrere per diventar... nutrici.
Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si può dire, che aveva completata la sua educazione danzando simili balletti, ed è facile comprendere che tal genere di ricreazione non era punto fatta per favorire la purezza del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi XIII aveva in parte smentito il vaticinio che si pronosticava dalla natura dei suoi primi divertimenti, e soprattutto dalla immoralità del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva la storia della cortigiana Flora. Infatti questo re non ebbe punto amanti carnali, e non fece se non della galanteria romanesca con le signorine della Fayette e d'Hautefort. Ma malgrado l'esempio quasi morale che il re dava ai gentiluomini, la corte di Francia, agli occhi della gente onesta, che la giudicava dai balletti, dal teatro e dalla letteratura, appariva come la scuola elegante del vizio.
La musica, il ballo, la poesia concordavano per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e spingere allo stesso tempo attori e spettatori, sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto della prostituzione. Secondo l'espressione di un contemporaneo, pare che a quell'epoca la metà del genere umano fosse interessata a sedurre ed a corrompere l'altra metà.
Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi della crapula, un fatto nuovo per la Francia, cioè quello di avere una mantenuta. Il [pg 75] concubinato, che aveva avuto nell'antichità e nei primi secoli del medio evo un'esistenza riconosciuta e protetta dalla legge, era allora colpito da riprovazioni agli occhi della morale pubblica. Non si faceva gran caso per quelli che avevano delle amanti, per quelli che frequentavano compagnie sospette, che passavano dall'osteria alla casa di mal affare, si perdonava tutto ciò e ancor di più ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo, che si dava in braccia al piacere, prima di far penitenza della sua scapata gioventù nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe mai perdonato ad un uomo vedovo od ammogliato, di avere un'amante fissa e di coabitare con lei.
Dato ciò come si può spiegare questa subitanea e rapida moltiplicazione delle giovani mantenute! Bisogna credere che questo fu una conseguenza del timore delle malattie veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti a non bagnare più le loro labbra alla fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito a cercarsi un'amante privata. L'uomo che manteneva una donna a tal scopo, non conviveva quasi mai con lei, ed evitava di mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno era felice a che tutti i suoi amici ne fossero informati. La vita di tali donne da quest'epoca cominciò con non essere più richiusa al fondo di un quartiere solitario, e si videro apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli, queste etere che arrivavano fino a portare nome dei loro protettori.
Simili donne in generale menavano vita dissolutissima, si abbandonavano a tutti i disordini, senza tema di essere assimilate [pg 76] alle donne pubbliche, giacchè la polizia le tollerava.
Molte di queste donne trovavano un marito per la dote che riuscivano ad ammassare con mezzi poco leciti.
Un'altra categoria di donne mantenute, erano le donne maritate che, all'insaputa dei mariti, o d'accordo con essi, traevano da un adultero commercio tanto quanto far fronte alle ingenti spese della lorotoiletteed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità di grandi dame, che, all'esempio delle cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori, e spesso si vendevano per abiti o per gioielli.
Madama di Montbazon si era essa stessa imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque parte questa somma le venisse, ella accettava l'offerta con tutte le conseguenze; questo prezzo corrente era talmente noto, che in unvaudevillecomposto in suo onore, si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi per far alzar la sua aristocratica camicia!»
Le dame di corte si facevano pagare in ragione della loro nascita, del grado che occupavano, e della posizione del marito. Madama di Bassompierre che non era nè giovane, nè bella, non mancava di galanti che ella trattava quali villani.
Tollemant parla di un signor Fabry che voleva dare 50,000 scudi per possedere la marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque inclinata alla lussuria» ebbe la probità di non accettare le offerte del giovane, il quale l'amava con una tale frenesia, da tracannare un giorno il contenuto del suo [pg 77] vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di un consigliere al Parlamento di Bordeaux, chiedeva 100 pistole.
Gallard, fratello di madama di Novion, dava 4,000 scudi all'anno alla presidentessa della Barre.
Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati chiudevano gli occhi sullo sgonnellar delle mogli, per non aver a reprimere uno scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore; ma più di frequente essi erano complici della loro vergogna intascandone segretamente i profitti!
Tali esempii di immoralità nell'ambiente della magistratura, della nobiltà e della finanza, non potevano non spingere il popolo in una via fatale di imitazione. Si ebbero quindi anche molte donne mantenute fra le mogli dei commercianti, i quali, occupati nei loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran signori in ciò che riguardava il proprio onore.
Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti e non meno viziose delle grandi dame, e del pari interessate. Spesso però si riscontrava in fra loro una squisita delicatezza di sentimenti, quando il cuore non era stato corrotto dal libertinaggio.
Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame dei grandi, che in pubblico commetteva violenze, ed ingiuriava le donne oneste o disoneste che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza e l'audacia di questa turpissima gente, attaccata come una lebbra alle grandi case, e vivente come ruffiani nelle osterie e nei luoghi infami. I lacchè portavano la spada, avevano abiti di velluto e di seta, si davano [pg 78] l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i vizii dei loro padroni, esagerandoli.
I signori in talune circostanze per vendicarsi di una donna l'abbandonavano ai loro servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano sulla vittima le più atroci infamie.
I continui disordini di questi scellerati avevano contribuito non poco alla pubblica corruzione, e alla propagazione dei mali venerei. Queste malattie erano tanto comuni, che si potevano contrarre con la stessa faciltà con le cameriere che con le signore; sembravano essere le inseparabili compagne degli amori illeciti, e si attaccavano a tutti i gradi della scala sociale.
In seguito alle infami depravazioni della corte di Luigi XIII, non è sorprendente che gli uomini corrotti, che circondavano Luigi XIV prima della sua maggiorità, avessero tentato di depravarne i costumi per dominarlo, senza aver bisogno del concorso di un'amante. Tale fu, senza dubbio, l'origine dell'avversione che il giovane re aveva concepito contro questi infami corruttori che osarono portar su di lui una mano impudica. Luigi XIV infatti non ebbe mai la minima inclinazione pel vizio contro natura; se avesse seguito il suo carattere avrebbe anche punito severamente quest'obbrobrio; ma Louvois, cui amici in maggior parte si abbandonavano a tali dissolutezze, diceva al re, che ciò valeva meglio pel servizio di Sua Maestà, che se essi si fossero dati alle donne; giacchè quando bisognava andar alla guerra ed entrare in campagna, era difficile di staccarli dalle loro amanti, mentre con altre tendenze, erano felici di lasciare le donne ed entrare coi loro [pg 79] amanti ed amici in campagna, e che in questo caso non erano nemmeno tanto affrettati a ritornare in città.
Il duca di Vendôme viveva all'armata nella corruzione la più immonda, con i suoi familiari ed i suoi favoriti, senza arrossire dei suoi cattivi costumi e senza aver il pudore di nasconderli. Il gran Condè ebbe ugualmente a subire l'influenza perniciosa dell'esempio; essendo andato all'armata, ai tempi dei suoi amori con la signorina di Epernon «vi contrasse altri gusti—racconta la principessa Palatina—che al ritorno non poteva più soffrire le donne, e, diceva, per scusarsi, che era stato malato e che aveva perduto tanto sangue da non rimanergli più forze per dedicarsi al suo amore».
La sua amante però non si tenne paga di tali ragioni, ed informandosi, scoperta la vera causa dell'incostanza di colui che amava, per la rabbia e la vergogna andò a rinchiudersi fra le Carmelitane.
«Il vizio contro natura, dice la principessa Palatina, era la più grande passione delmaresciallo di Villars,» e parlando del Duca di Orleans, fratello del re, la stessa competente scrittrice dice maliziosamente: «questo principe faceva le finte di avere un'amante, e di esserne innamorato, però questa donna se non avesse avuto altri amanti, non avrebbe certo perduto la riputazione, giacchè fra di loro non deve mai essersi passato nulla di biasimevole.»
Le dame di corte vedendosi disprezzate ed abbandonate dagli uomini, avevano formato fra esse una lega per farne a meno. Esistono troppi esempi scandalosi di questa depravazione [pg 80] feminile, la quale si era prepagata con tanta impudicizia, che le donne lepiù irreprensibiline parlavano come di una cosa comune. La perversità aveva fatto tali progressi fra le donne di corte, da far loro mantenere secrete associazioni della più infame natura, che non furono mai colpite dalla vendetta pubblica, e che sfuggivano perfino alle ricerche della polizia particolare del re.
Le cortigiane dal canto loro, soprattutto le giovani, stabilirono pure associazioni dello stesso genere perfino nel castello di Versailles; era un nuovo ordine di Templari, che non aveva altro scopo se non la più infetta corruzione.
Luigi XIV prese energiche misure per punire i colpevoli e principalmente per distruggere tali spaventevoli società: «Le quali furono dissipate, ma fu impossibile di strappare dallo spirito della gioventù la semenza della corruzione che vi aveva messo salde radici.»
Le pubbliche passeggiate di Parigi erano invase, al cader della notte, da uomini depravati che cercavano di soddisfare le loro ignobili passioni. Tutte le vie oscure e poco frequentate divenivano il teatro delle più turpi infamie; il Louvre, il palazzo ufficiale della regalità assente, che siedeva a Versailles, non era nemmen'esso rispettato dai vili libertini, che Sauval chiama ivolontarii del Louvre. Il conte di Pontchartrain scrive da Fontainebleau il 2 novembre 1701: «Il re è stato informato che i cortili del Louvre servono ai più infami usi di prostituzione e che il portiere favorisce simili disordini e [pg 81] lascia aperto il passaggio e l'entrata dei cortili.»
La cronaca del tempo segnala l'epoca della pace del 1748, come l'epoca vergognosa in cui cominciò a manifestarsi, per Luigi XV, il disprezzo generale, che non fece che accrescersi ogni dì più. Depositando la corazza il re parve che rinunziasse alla gloria e perfino all'amore del suo popolo,giacchèabbandonò le redini dell'impero alla sua amante, di cui l'odioso regno doveva continuare fino alla sua morte.
La bella Madama d'Etioles si era separata dal marito, e non ne portava nemmeno più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa di Pompadour.
La marchesa aveva una sostenuta vigilanza, giacchè temeva che il re non l'abbandonasse completamente, a causa della sua schifosa infermità che aveva già costretto il reale amante a trascurare per un certo tempio il letto di lei. Questa infermità diè voga in Francia al seguente epigramma:
La marchesa è piena d'incanti,tutta grazia ed occhi franchi,le crescono i fiori d'innanti:ma, ahimè! son fiori bianchi!
La marchesa è piena d'incanti,tutta grazia ed occhi franchi,le crescono i fiori d'innanti:ma, ahimè! son fiori bianchi!
La marchesa è piena d'incanti,
tutta grazia ed occhi franchi,
le crescono i fiori d'innanti:
ma, ahimè! son fiori bianchi!
Dagli inviti di corte ella cercava sempre di allontanare tutte quelle dame che potessero impressionare il re per la loro bellezza, e spesso facevale anche esiliare perchè avevano commesso il delitto di voler piacere un po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri del monarca, fece reclutare bellezze nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio che essa governava a suo capriccio.
Tale fu l'origine delParc-aux-cerfsabisso [pg 82] dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva la folla delle vittime, le quali, ritornando dopo nella società, vi apportavano la corruzione, l'amore della crapula e tutti i vizii di cui si infettavano necessariamente col commercio degli infami agenti di un simile luogo.
La marchesa morì chiedendo perdono alla sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo che aveva lor dato, cosa che non impedì di gratificare la sua tomba dell'epitaffio seguente:
Qui giace chi fu quindici anni zitella,Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.
Qui giace chi fu quindici anni zitella,Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.
Qui giace chi fu quindici anni zitella,
Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.
Dopo la Pompadour venne la Dubarry che mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi XV nelle mani di questa cortigiana divenne la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza in tatti di vedere questa donna uscir nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere, e che questi due prelati si stimavano ben compensati per tal vile e ridicolo impiego, gettando un colpo di occhio fuggitivo sui secreti incanti di una simile bellezza!
Il re aveva parecchie volte parlato con piacere della principessa di Lamballe, la Dubarry se ne impensierì e fece parte delle sue preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero amico, le consigliò di imitare la Pompadour, e di prestarsi, come questa defunta sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli qualche volta da ruffiana, difornirgliqualche giovanetta che potesse per un certo tempo occupare il cuore del re. E pare che ella mise in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter al re quasi in sua presenza di godersi [pg 83] l'artista Raucoux della Commedie-Française, che per la sua eccezionale impudicizia era soprannominata laGrande Lupa.
Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry fu continuamente malmenata nelle canzoni, negli epigrammi, nelle caricature e nelle novelle che circolavano sul suo conto alla corte ed in città.
Si scrissero su di lei molti opuscoli e biografie raccontando dettagliatamente tutte le circostanze ed i passatempi più secreti della favorita col suo real amante. In uno di questi scritti intitolatoMemorie secrete di una donna pubblica, o avventure della Contessa Du Barry, dalla culla fino al letto di onore, sono narrate tutte le astuzie a cui ella ricorreva per consolarsi dell'esaurimento del re col duca d'Aiguillon ed in mancanza di questi col piccolo Zamore, col quale aveva messo in pratica tutte le teorie dell'Aretino.
Se questi erano i costumi dell'alto, non reca meraviglia che la corruzione avesse raggiunto nel popolo i maggiori eccessi.
La pittura di tali depravazioni si trovano più particolarmente nelleNouvelles de l'Opera vestales et matrones.
«Ogni sera al cader del giorno si vedono accorrere in folla al giardino delleTuileriesun reggimento di piccole operaie avvolte in cuffie, delle donne che si spacciano per vedove, delle vecchie sarte con fanciulli, le quali tutte vengono per darsi ai vecchi libertini, che ne fanno ricerca.
Madamigella Laurencin avendo servito in questa corporazione per circa dieci anni, finì per ottenere un impiego dal conte di Binter, [pg 84] che l'aveva trovata molto destra in certi esercizii!
Non si andava neanche troppo pel sottile riguardo certi pregiudizii, e non era molto difficile ad un uomo danaroso, il quale aveva avuto un bastardo, di trovargli un padre legittimo; ed a questa sostituzione si prestavano non di rado perfino dei nobili spiantati. L'oro accomodava tutto.
«Si contano a Parigi 30,000 donne pubbliche, dice Mercier, e circa 10,000 mantenute che di anno in anno passano di mano in mano.
«La polizia cerca delle spie in questo corpo infame. I suoi agenti mettono queste disgraziate a contribuzione, aggiungendo i loro disordini ai disordini della classe, esercitano un impero sordidamente tirannico su questa gente avvilita, la quale crede che non vi sono leggi per lei. Sì, vi sono esseri aldisotto di queste donne, e questi esseri sono certi uomini della polizia.»
Oltre delle prostitute e delle cortigiane era venuta su una nuova classe di pervertite, le quali attiravano i giovani ricchi, fingendo di darsi ad essi per amore e non per venalità, giacchè non accettavano danari, ma regali e ricordi in... gioielli e brillanti.
«La rivoluzione di Termidoro è stata la vittoria della donna, hanno detto i fratelli de Goncourt, il Terrore rappresentava una tirannia virile, ed era nemico personale della donna, in questo senso che le toglieva ogni influenza, e le dava solo alcuni diritti. Il Terrore detronizzato, le donne hanno ricorso al loro esercizio feminile: hanno fatto della rivoluzione politica una rivoluzione sentimentale. [pg 85] Poi, le lagrime non ancor bene asciugate, hanno gettato la Francia verso il loro patrono: il Piacere, e subito sono ridiventate signore e regine in questo paese, che aveva fatto un certo digiuno di lusso, di diamanti e di feste.»
All'epoca del Direttorio lo scopo unico della vita sembrava essere il godimento. Le donne non si occupavano di altro se non di essere seducenti, senza andar troppo pel sottile nelle questioni di virtù e di castità.
La manifestazione più strepitosa del rilassamento dei costumi in tale epoca fu l'abbigliamento.
«Non più busti—scrive Lacour—non più vesti. Una camicia ricoperta da una tunica drappeggiata all'antica, o meglio una lunga guaina di lino, di mussola o di velo, stretta stretta, che era la perfetta traduzione delle forme, e poi... basta. Solo intorno al collo, sul petto, alle orecchie, nei capelli: cammei, medaglioni e di ogni colore e di ogni grandezza, in mano, unaballantineed un sacchetto, alla cintola un nodo con nocca; e generalmente si faceva di tutto per simular la gravidanza.»
I giuochi di società erano tutti a base di... stimolanti, e nei balli soprattutto la libertà dei costumi raggiunse il suo apogeo. Madama Tallien comparve al ballo dei Frascati con una veste trasparente, avendo due cerchi di oro in guisa di giarrettiere, anelli a tutte le dita, i piedi nudi stretti in sandali di porpora. Si andò anchepiù oltre, il costume allasauvage, pei balli, era di velo chiaro, con mutande aderenti al corpo in maglia di seta color carne. Le alte cortigiane avevano il [pg 86] coraggio di andare la sera a passeggio nei giardini di estate, portando un semplice calzone di seta rosa, sotto una camicia di lino chiaro; esponendo a tutti gli sguardi i seni, le gambe e le cosce strette in cerchi di diamanti. Questa classe di donne, dette più propriamente lemeravigliose, finì per giudicare perfino inutile la camicia, e passeggiavano peiCampi Elisi, nude in unaguinadi velo, e qualcuna col seno interamente scoperto.
La letteratura oscena era naturalmente in gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano, ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia dei Parigini era diventata così sensibile da superare quella dei passerotti che popolano i loro tetti; anzi i primi sono ancor più volubili e cambiano di femina più frequente dei secondi, e la maggior parte non hanno nemmeno la stessa delicatezza nei piaceri.
«Non vi è un sol angolo di porta, un sol angolo di muro che non sia triplamente coperto di stampati annunzianti rimedii per la guarigione radicale delle malattie veneree. Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle donne, delle giovanette mille annunzii di pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare o di ricevere questi stampati.»
E togliamo ancora daiTableaux de ParisdiMercierquest'ultimo meraviglioso quadro della vita libertina di quei tempi:
«Alle nove di sera il rumore ricomincia... è la sfilata dello spettacolo. Le case sono scosse dal rullio delle vetture; ma questa confusione è passeggiera.È l'ora, in cui tuttele prostitute, la gola scollata,a testa alta, il viso illuminato, l'occhio ardito quanto il [pg 87] braccio, malgrado la luce delle botteghe e dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango con le calze di seta e le scarpine piatte. Si dice che l'incontinenza serve a preservare la castità; che queste donne vulgivaghe impediscono il furto; che, senza le ragazze di piacere, la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre e di violare giovani innocenti. Checchè ne sia questo scandaloè passatoinnanzi la porta delle oneste borghesi che hanno figlie spettatrici di tale obbrobrioso disordine.
«Alle undici, nuovo silenzio.È l'orain cui ognun finisce di cenare.È l'ora purein cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose. Le libere passeggiatrici non osando più di restar in istrada, per non farsi arrestare dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano nei caffè.
«A mezza notte e un quarto di nuovo il rumor delle carrozze, di quelli che escono dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che, non essendo giocatori, rincasano. La città a quest'ora non appare per nulla deserta: il modesto borghese e l'operaio che dorme diggià, è svegliato da simile confusione, cosa che non dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino deve la sua nascita alla brusca commozione degli equipaggi. Il tuono è anch'esso un gran popolatore!
«Al mattino, i libertini escono dalle case delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la coscienza più volta al timore che al rimorso, e gemono tutto il giorno per l'occupazione della notte, ma il vizio è un tiranno che li riprenderà l'indomani.»
Come si vede la corruzione aveva fatto in tutte le classi tali progressi, che è da [pg 88] meravigliare se la società moderna, pervertita sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie, dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza e dal desiderio del piacere, non sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò, al contrario, a misura che il governo rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran riformatore fu il Primo Console.
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