Chapter 27

d'ogni malizia ch'odio in cielo acquistaingiuria è il fine.237.Per ora rimando il lettore alla mia «Minerva Oscura», in cui è provata, mi pare, l'equazione bestialità e violenza. Tuttavia se ne toccherà più avanti anche in questo saggio.238.Inf. XI 25 segg.239.Inf. XII 49. L'ira è definita semprelibido ulciscendi.240.Inf. XIII 72.241.Molto qui sarebbe da aggiungere, che aggiungerò più oltre. Per ora rimando alla Minerva Oscura. E quel che qui dico, è forse già troppo. Tuttavia non posso tenermi di rispondere meglio, ma come per anticipazione, al quesito: Perchè la lupa è insaziabile? La lupa è insaziabile, perchè la frode, quale ciceroniamente la chiama Virgilio, è cristianamente invidia e superbia. Ora l'invidia si fa magraalterius rebus opimise la superbiaasseta(la superbia ch'asseta: Par. XIX 121), il che è come dire cheaffama: non sbrama insomma mai la cupidigia, ch'ell'ha, in grado supremo, dipodere, grazia, onore e fama, quale ha l'invidia, ma solo in confronto degli altri uomini e non anche di Dio. Ed ecco perchè la lupa è magra e insaziabile.242.E così assomiglia alla superbia cheassetaeaffamaeternamente. E questa è la ragione per cui Dante, come vedremo, chiama superbia l'ira di Capaneo e di Vanni Fucci, e orgoglio quella, vuota d'effetto, cioè accidia, di Filippo Argenti.243.Inf. XI 16 segg.244.De off. I 13, 41. NelMoralium dogma: La truculenza si divide in violenza (vim) e frode: la frode par quasi di volpe (vulpeculae) etc. IlMoralium dogmaè nell'ed. italiana del Brunetto Latini del Sundby.245.De off.I 8, 27.246.Inf. XXVII 75; Purg. XIV 53.247.Purg. XXXII 109-120.248.Rimando per illustrazione maggiore allo studio «Per una nuova interpretazione dell'allegoria del Primo canto» del bravo quanto modesto prof. L. M. Capelli.249.Questo è nell'Appendixdelle opere di Hugo de Sancto Victore, Ed. Migne III p. 131.250.ib. L. c. p. 67.251.L. c. p. 67:quod ut leoni ita sit illis virtus in pedibus. Lezione guasta.252.L. c. p. 67 e 68.253.L. c. p. 87. E di ciò più avanti.254.Inf. VI 108.255.Inf. XVI 106 segg.256.Tra altro, vediSumma1a 2ae 102, 5:renes autem accingendi sunt cingulo castitatis.257.Inf. VII 121 segg.258.Inf. I 57.259.Inf. XI 70 segg. cfr. 83 seg.260.Purg. XIX 5 segg.261.Summa1a 2ae 30, 8.262.Purg. XIX 61 segg.263.Di questo senso ovvio del camminare si darà un saggio poi.264.Conv. IV 26.265.ib. 17.266.Conv. IV 17267.Inf. VII 25 segg.268.Purg. XXII 49 seg.269.VediSumma1a 59, 1 epassim; 1a 2ae 25, 1 epassim.270.Summa1, 2a 41, 2.271.Inf. VIII 49.272.Par. XIX 130. Per questo rimando alla Minerva Oscura. E anche qui se ne riparla.273.Inf. XI 67 segg.274.Inf. V 38 seg.275.Inf. VII 116.276.Inf. V 55, 63; VI 53; VII 48, 123.277.Purg. XXII 34.278.Summa1a 2ae 25, 1; 41,2.279.Vedi lo studio già citato del Capelli, p. 15.280.Inf. VII 8.281.Purg. XX 10 segg.282.G. C. Dell'allegoria della D. C. nelle Opere vol. secondo, Firenze, Barbèra.283.L. c. p. 391-2.284.Inf. XVI 116.285.Inf. III 117.286.Inf. XX 28. Che la carità sia la virtù opposta al peccato di Malebolge, crederà ognuno che creda con me che esso sia l'invidia.287.In un mistico, Hugo de S. Victore (Op. Migne III 847), trovo, per esempio, trecinctoriachenos stringunt et cohibent: il ricordarsi della morte, il decoro della pudicizia, l'amor religioso. Di quest'ultimo si cingono, a dir vero, i cittadini angeliciinsistentes charitati. Ma il mistico dichiara (ib. 761, 762) che ne fu cinto Giovanni nell'Apocalissi e principalmente ne usò il Cristo, e che è contro la superbia.288.Vedi più avanti.289.Aug.Op. Imp. contra Iul.I 74.290.Par. XIII 39.291.I dieci peccati di Malebolge, a cui conduce Gerione, si trovano tutti nella tentazione del serpente.292.Trovo inutile arrecare testimonianze di questi concetti che ognun conosce, e di cui sono gremite le pagine dei padri e dei dottori. Tuttavia si veda, per un esempio, Aug.Op. Imp. contra Iul.VI 14.293.Vedi, p. es., Aug.contra duas epist. Pel.I 30.294.Aug.de pecc. mer. et rem.II 36.295.id. ib. 55. E altrove.296.ad Rom.7, 23.297.Summa,passim: p. es. 1a 2ae 82, 4.298.Questo concetto è espresso nelle cornici superiori del purgatorio in cui gli esempi sono di mali peggiori procacciati da minori.299.Ambr. in Aug.Op. imp. contra Iul. Pel.I 71: «la carne, prima che infettata dal veleno del pestifero serpente, apprendesse quella sacrilega fame...» Già avvertii che la mala volontà (il veleno) fu prima, la fame (del pomo; figuratamente la concupiscenza) fu dopo. Per altro i padri e i dottori non sono d'accordo. A ogni modo senza la corruzione della concupiscenza, il peccato non avrebbe avuto luogo.La soave Suor Agnese, sorella delle mie sorelle, che prega per me, diceva: La cintura? Quando l'abbiamo alla vita, il diavolo ha paura e sta lontano e non ci tenta. Guai se la lasciamo! Subito si avvicina.Mi perdona il lettore questo ricordo?300.Inf. XI 25.301.Inutile recare testi. Tuttavia vediSumma1a 48, 1, 1a 2ae 1, 1 etc. I violenti, per la mancanza d'intelletto, vengono a rassomigliare, come vedremo, più agli incontinenti che sono sopra loro, che agli altri maliziosi che sono più sotto.302.Inf. I 111. «Prima» unisco con invidia, come si dice primi parenti, e peccato primo, e principio del peccare etc. Ma poco monta anche non unirla.303.Summa1a 2ae 72, 2.304.Summa2a 2ae 118, 6.305.Summa2a 2ae 118, 1.306.Summa2a 2ae 118, 3.307.Purg. XX 10 seg.308.Purg. XVII 118.309.Inf. XII 47 e segg. XI 37 segg.310.Purg. XVII 126.311.Inf. I 41 segg.312.Inf. III 4 seg.313.Vedi per ciò Minerva Oscura. E ci torneremo anche qui.314.Inf. XIX 71.315.Purg. XX 93.316.Purg. XXXII 154.317.Purg. VI 104.318.Par. XXVII 121.319.Par. XV 3. Vedremo, che è di Aur. Aug.de lib. arb. III 48.320.Inf. XII 49.321.Par. XXX 139.322.Par. V 79. Cupido è usato anche in senso buono in Par. V 89.323.Par. XXVII 121 segg. Vedi più sopra.324.Par. V 79 segg. e Par. XXX 139 segg.325.Par. XVI segg.326.Purg. XVII 104 seg.327.ib. 97 seg.328.Purg. XVII 100 seg.329.Summa1a 2ae 26, 2.330.Purg. XIX 109.331.ib. 121 seg. 118 seg.332.Purg. XIX 121 segg.333.Summa2a 2ae 418, 5.334.Summa:passimper es. 1a 2ae 73, 5.335.Summa1a 2ae 84, 2. Ed è concetto accolto da Dante che, come assomma le cause della perdizione nella cupidigia, così dice che principio del cadere fu la superbia (Par. XXIX 55).336.Summa2a 2ae 35, 2.337.Purg. XIV 148.338.Purg. XVII 118 segg. E cfr. XV 49 segg.339.Purg. XIV 145.340.Inf. XIII 70 segg.341.Vedi Minerva Oscura, e più avanti.342.Aur. Aug.de lib. arb.III, 48.343.Inf. I 88, II 119 seg.344.Inf. XVI 106.345.Conv. IV 26.346.Inf. Ipassim.347.Inf. I 100.348.Purg. XXXII 151 segg. XXXIII 43 segg.349.Vedi più sopra «Le tre fiere» III p. 122.350.Ep. VI 5nec advertitis dominantem cupidinem, quia caeci estis, venenoso susurro blandientem.351.Par. XXX 13: La cieca cupidigia che v'ammalia. Ep. V 4:Nec seducat illudens cupiditas, more Sirenum, nescio qua dulcedine vigiliam rationis mortificans.De Mon. I 13:hoc metu cupiditatis fieri oportet, de facili mentes hominum detorquentis.352.Summa2a 2ae 180, 2.353.Conv. IV 22.354.Conv. IV 17.355.Conv. II 5.356.Purg. I 62.357.Inf. I 91.358.Inf. I 29.359.Inf. II 62 seg. Purg. XXX 136.360.Purg. XVI 47 seg.361.ib. 107 seg.362.Purg. IV 114.363.Conv. IV 17.364.Vedi più su «La selva oscura» VII.365.Concetto Aristotelico. VediSumma2a 2ae 50, 2; 58, 6.366.Purg. XVI 106 segg.367.Par. XXX 137.368.Purg. XVI 91.369.Summa1a 2ae 102, 6.370.De Mon. I 13:iustitiae maxime contrariatur cupiditas.371.ib.remota cupiditate omnino, nihil iustitiae restat adversum.372.ib.Cupiditas... quaerit aliena.373.De Mon. ib.374.ib. Si tenga presente quel capitolo. Vedi poi Conv. IV, 5.375.De Mon. I 15. VediSumma1a 1, 6; 3a 59, 3.376.Vedi i moltissimi esempi in Blanc. Anche Dio è chiamato virtù (Par. XXVI 84 e Conv. III 7).377.De Mon. I 14.378.Purg. XX 13 segg.379.Conv. IV 4 e 5.380.Inf. I 91.381.ib. 114.382.Summa1a 2ae 82, 4. Il peccato originalenon recipit plus et minus, ut mors et tenebra.383.Devo molto, per questo studio e per altro, all'acuto ed elegante ingegno di Raffaello Fornaciari, il quale è pur debitore, come esso afferma, a Luigi Bennassuti, uomo che nel miro gurge dantesco vide assai chiaro. Non noterò qua e là dove mi allontano dall'uno e dall'altro; rimando il lettore a tutto quel mirabile studio del Fornaciari, compreso negli «Studi su Dante, Milano 1883» sotto il titolo «La Ruina di Dante» (p. 31-45).384.Inf. V 34 segg.385.Inf. XII 28 segg.386.ib. 1 segg.387.ib. 31 segg.388.Inf. XXI 107 segg.389.Inf. XXIII 144. Giova ricordare che Giamboni, attraverso il francese di Brunetto, traduce in «bugia» lafrausdi Cicerone.390.Inf. XXXIII 133 segg.391.Inf. XI 57 segg.392.Aur. Aug.de civ.D. XIV II Cfr. Inf. I III, Par. IX 129.393.Inf. XII 1 seg. 10, 28 seg.394.Inf. XXIII 137 seg. XXIV 27 segg.395.Inf. XXIV 35 segg.396.Inf. V 20.397.«Esalò lo spirito... e la terra si mosse e le pietre si spaccarono e i sepolcri si aprirono, e molti corpi di santi che s'erano addormiti, sorsero. E uscendo dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, vennero nella santa città, e apparirono a molti». Matth. XXVII.398.Inf. V 34 segg.399.Inf. XXIII 55. Il divieto o l'impossibilità è implicito in queste parole, che riguardano i diavoli e a più forte ragione i dannati:Chè l'alta providenza che lor volleporre ministri della fossa quinta,poder di partirs'indi a tutti tolle.400.Inf. XXXIV 76 segg.401.Inf. XXXIV 70 segg.402.Inf. XXIII 37 segg.403.Inf. XII 11 seg. 32 seg.404.Inf. V 19 seg.405.Inf. XIV 94. Per questo capitolo devo molto al mio carissimo Cosimo Bertacchi e al suo eloquente opuscolo «Il gran veglio del monte Ida, Torino, 1877». Da questo acutissimo geografo, di sopra e sotto terra, gli studi danteschi hanno molto avuto e più aspettano.406.Par. XXI 25 seg.407.Purg. XXVIII 139 segg.408.Par. VI 2.409.Summa1a 2ae 85, 3. Donde sia tratto il luogo di Beda,non occurrit.410.Inf. XVI 92 segg.411.Inf. VII 101 segg.412.Inf. XII 46 segg.413.Inf. XIV 130 segg.414.Inf. XVI 92.415.Summala 2ae 82, 2. Il peccato originale si pone anche al numero plurale, «o perchè in esso virtualmente preesistono tutti i peccati attuali, come in un cotal principio; ond'è molteplice in potenza; o perchè nel peccato del primo parente, che si trasmette per l'origine, furono più deformità, come a dire, della superbia, della disobbedienza, della gola, e altrettali; o perchè molte parti dell'anima sono infettate mediante il peccato originale».416.Inf. XIV 87.417.Summa1a 2ae 85, 3. E vedi, oltre le opere ivi richiamate di Aur. Aug., anche quella, che Dante è quasi certo che conoscesse direttamente:De libero arbitrioIII 19.418.Aur. Aug.de lib. arb.III 57.419.Inf. III 14.420.Inf. IV 46 segg.421.Inf. I 5.422.Purg. II 65.423.Inf. I 21, Purg. I 44.424.Purg. XXIII 121 seg.425.Inf. I 21.426.Inf. II 5.427.Inf. IV 19 segg. 43 segg.428.Inf. VII 101 e segg.429.Dante sapeva da Servio (Aen. VI, 134, 94) cheStyx moerorem significat... a tristitia Styx dicta est.Sapeva da lui che lo Stige è la continuazione dell'Acheronte, chè trovava al 297 che l'Acheronte getta la sua arena in Cocito,scilicet per Stygem. Sapeva anche il perchè della polionimia dell'unico fiume, chè trovava al 295qui caret gaudio(Acheronte è interpretatocaret gaudio),sine dubio tristis est. Sapeva, che Cocito èluctus(297 e 132),qui procreatur e morte. Sapeva, oltre che da Virgilio che ha al 550,rapidus flammis... torrentibus amnis, sapeva da Servio che il poetaper Phlegethonta(c'è anche la ragione della formaFlegetonta) ignemsignificat.430.Inf. III 15, 20.431.Inf. V 142.432.Inf. VI 58.433.Inf. V 116 seg.434.Inf. VII 19, 36.435.ib. 36, 52 segg. 55, 67 segg.436.ib. 97.437.Inf. VIII 31 segg.438.Summa1a 2ae 85, 2.439.Conv. IV 17.440.ib.441.Inf. VIII 46.442.Purg. II 126.443.Purg. XXVIII 72.444.Purg. VI 49.445.Inf. XVI 74.446.Inf. XXI 85.447.De off.I, 19, 63.448.Eth.III 7;Summa1a 2ae 45, 4.449.ib. Art. 44.450.Inf. VIII 31 segg.451.Inf. VIII 40.452.Inf. VIII 62 seg.453.B. da Buti: «E dice l'autore che li altri spiriti gridavano contra costui, e concordavano a gittarli del loto, et attuffarlo, e sommergerlo nel palude». Dante non ci narra come poi l'attuffassero: più non ne narra. E lascia la narrazione appunto quando il tuffo non era ancor dato. Lo «strazio» è per me «la baia». L'Ottimo pare intenda così. «Discrive l'autore come fu contento dello strazio, che fu fatto di quello spirito, e ivi palesò il nome suo». Ivi, cioè nelle grida: e lo strazio era dunque di grida.454.Summa1a 2ae 45, 4.455.ib. 46, 1.456.ib. 45, 4.457.Num. XIV:Cumque clamaret omnis multitudoetc.458.Aen. V 659 segg.459.Purg. XVIII 133 segg.460.Summa2a 2ae 138, 3.461.Summa 1a 2ae 46, I.462.Inf. VII, III segg.463.Hugo de S. Vict.All. in N. T. II,5«Acedia igitur animae dolorem facit, avaritia laborem, quia illa per tristitiam afficit, ista per varia desideria scindens in laboriosos conatus extendit».Altro da lui ha preso Dante, e anche, forse, la doppia manifestazione dell'accidia che è definita «tedio dell'anima... quando ella, perduto il suo bene, rimane solitaria e abbandonata e si mutasibi ipsi(in sè medesima) in amaritudine e dolore». Dolore è quello dei tristi, amaritudine, quella dei rissosi. Non pare? E ciò non esclude l'equazione filosofica di accidia uguale a difetto di fortezza464.Inf. VIII 121.465.Inf. IX 32 seg.466.Inf. VIII 37 seg.467.ib. 88, 83.468.Inf. IX 88.469.Per limitarci, cfr. Inf. XI 74, Purg. XX 96, Inf. III 122.470.Per esempio, Inf. XIV 16: «O vendetta di Dio!»471.Purg. XVII 68 seg.472.Per esempio,Summa1a 2ae 23, 3:Ira est quaedam passio animae.473.Summa1a 2ae 24, 2.474.ib.Stoici dixerunt, omnes passiones esse malas: Peripatetici vero dixerunt, passiones moderatas esse bonas. Quae quidem differentia, licet magna videatur secundum vocem, tamen secundum rem vel nulla est, vel parva, si quis utrorumque intentiones consideret.475.Magn. Mor.I 7, 3.476.Per esempio,Summa1a 2ae 77, 2; 78, 4; 2a 2ae 53, 6; 156, 4 etc.477.Cic. Tusc. IV 19, 43. Qui Cicerone, giocando sulle parole, come egli riprova l'opinione degli Aristotelici, quest'ira la chiamairacundia, che è veramente vizio.478.Summa2a 2ae 158, 1.479.ib. 2.480.Summa2a 2ae 123, 2.481.ib. 12.482.Inf. VIII 106 segg.483.Summa2a 2ae 123, 9:Philosophus dicit... quod fortis est bonae spei.484.Inf. VIII 58 segg.485.Il lettore tenga poi presente ciò che intorno all'Argenti scrissi nella Minerva oscura. Dante s'è qui ispirato al Palinuro Virgiliano cheiniussus(Aen. VI 375) vorrebbe passar lo Stige. Così l'Argenti;iniussus, perchè, analogamente agl'ignavi,giustizialo sdegna.486.Inf. III 58 seg.487.Inf. VII 55.488.Inf. VII 61 segg. 83, 86.489.Conv. IV 11.490.Inf. VIII 128 segg.491.Inf. IX 7 segg.492.Inf. IX 27.493.ib. 33.494.Eth.III 8.Magn. Mor.I 20;Mor. Eud.III 1.495.Summa2a 2ae 123, 1.496.Inf. VIII 66 seg.497.Inf. IX 22 segg.498.Conv. IV 20.499.Eth.VII, 1.500.Inf. IV 42 cfr. Purg. III 41 seg. VII 26.501.Purg. VII 28.502.Inf. IX 85 segg.503.Inf. IV 122.504.De Mon.II 3.505.Inf. II 13 segg.506.Conv. IV 26.507.Conv. IV 17.508.De Mon. II 3.509.Inf. I 73.510.Inf. II 20.511.Purg. VII 34 segg.512.Inf. IV 108 segg.513.Purg. I 88. Ingegnosissimi sono gl'interpreti nello spiegare quel «di là», come sottilissimi nel dichiarare il fatto della selva «che non lasciò giammai persona viva», eccetto Dante, naturalmente, che sarebbe di tutti i peccatori d'ogni tempo l'unico a salvarsi! E sì che i balzi del purgatorio sono pure affollati! E sì che la candida rosa è pur gremita! Ma il sottile e — non l'ingegnoso, ma il sofistico — son io.514.Conv. IV 26.515.Aen. VI 636, 408.516.ib. 635 sq.517.ib. 424.518.ib. 406 segg.519.Inf. IX 44, X 80.520.Serv.ad Aen.VI 136. Ed è a foggia d'ypsilon e di bivio: di che riparlerò. Cfr. pag. 3 n. 1.521.Aen.VI 395 sqq.522.Inf. IX 91 segg.523.Aen.VI 376. Serv.adVI 409. È richiamato il verso 146.524.Aen.VI 373, 376.525.Purg. VI 72.526.Aen. VI 146 sq.527.Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, autore di questa massimamente felice interpretazione.528.Inf. IX 105 seg.529.Inf. X 13.530.ib. 100.531.ib. 15.532.Inf. X 14.533.Inf. XI 46.534.Inf. VI 79 segg.535.Inf. X 18, 43, 94, 109.536.ib. 73.537.Inf. II 44.538.Inf. IV 94 segg.539.Inf. X 79 segg.540.ib. 59.541.ib. 127 segg.542.Inf. XII 32 seg.543.Inf. XII 46 seg.544.ib. 48.545.Eth.VII, 5, 3 e 7546.Magn. Mor.II 7, 33.547.Per es.Summa2a 2ae 159, 2. E vedremo in Seneca.548.Summa2a 2ae 159, 2.549.Seneca,de iraII 5: dove èhaec non est ira, feritas est, e l'altro esempio di Voleso che, passeggiando tra i cadaveri de' suoi giustiziati, esclamò: orem regiam!550.Inf. XII 103.551.Inf. XIV 130 seg.552.Inf. XIII 70 segg.553.ib. 105.554.ib. 151.555.Inf. XIV 5 seg.556.ib. 16 segg.557.Inf. XIV 63 segg.558.Inf. XV 78, 68.559.Inf. XVI 73 seg.560.Inf. XVII 40.561.Inf. XII 33.562.De Mon.I 13.563.Inf. XI 47, 51.564.ib. 45.565.Eth.VII, 6, 9.566.Vedi in «La selva oscura» p. 26. Inf. XI 47, 51.567.Inf. XIV 64, XXV 14.568.Vedi a pag. 160.569.Vedi per es.Summa1a 2ae 84, 1: donde si raccoglie che superbia si dice in tre modi; peccato speciale, cioè amore inordinato della propria eccellenza; peccato generale, cioè attuale disprezzo di Dio in quanto uno non si sommette al suo precetto; inclinazione a questo disprezzo per la umana colpa. E il dottore osserva che la superbia è inizio d'ogni peccato, in quanto è peccato non solo generale, ma speciale.570.Inf. XI 45.571.Inf. XVI 44 seg.572.Inf. IX 132.573.Inf. XVII 28 segg. Nel limbo, Dante non dice se entrò piegando a destra o a sinistra. Tuttavia la sua non fu la solita via; quindi forse fu la destra. E certo esso lascia la selva degli spiriti per andare al nobile castello, e poi torna, per scendere nel secondo cinghio, nell'aura che trema (IV 150, 27) e nella tenebra (151, 25). Non ha forse voluto dire che il castello era a destra, fuor della direzione solita del suo cammino, che prima interruppe e poi riprese? del suo cammino che fu «pur a sinistra, (XIV 126)»? Al mio valentissimo collega L. A. Michelangeli molto esperto di siffatta materia, il problema. Certo per me, e non per lui, «pur a sinistra» significa «solo a sinistra», chè, le volte che mossero a destra Virgilio e Dante, deviarono alcun poco per riprendere la solita direzione subito dopo. Quanto al cimitero, esso in certo modo non conta, come vedremo.574.Ev. sec. Matth.XXV 33;Zach.14, 5;Apoc.20, 11-13;Rom.14, 10;Ez.34, 17.575.Serv.ad Aen.VI 136; cfr. p. 3 n. 1.576.Per es. Aur. Aug.De symboloI 16.577.Id. ib.578.Per es. Aur. Aug.Serm. ad cat.II 7, Hugo de S. Vict.In epist. ad Eph. Q. VII.Ev. sec. Ioan. V.579.Inf. X 79 segg. 83 seg.580.Inf. IX 125 segg. X 10 segg. 15, 78, 100 segg.581.Inf. XIX 10 segg.582.Inf. XI 52, 25. Per es. il Tommaseo spiega: «Intendi, o che la frode è tal vizio che le coscienze più dure n'hanno rimorso, o che Virgilio voglia rimproverare i contemporanei di Dante come i più macchiati di frode».583.Inf. XIV 21 segg.584.Rich. de S. Victore,De erud. hom. inter.39:Ille ergo deambulet, quem conscientiae stimulus undique exagitat.585.Inf. XV 108, XVI 29 seg.586.Inf. V 100 segg., XVI 45.587.Inf. XV 85, XVI 15.588.Inf. XVIII 46 segg.589.ib. 118 segg.590.Inf. XIX 119.591.Inf. XXII 31 segg.592.Inf. XXIII 103 segg.593.ib. 109.594.ib. 112 segg.

d'ogni malizia ch'odio in cielo acquistaingiuria è il fine.

d'ogni malizia ch'odio in cielo acquistaingiuria è il fine.

237.Per ora rimando il lettore alla mia «Minerva Oscura», in cui è provata, mi pare, l'equazione bestialità e violenza. Tuttavia se ne toccherà più avanti anche in questo saggio.

238.Inf. XI 25 segg.

239.Inf. XII 49. L'ira è definita semprelibido ulciscendi.

240.Inf. XIII 72.

241.Molto qui sarebbe da aggiungere, che aggiungerò più oltre. Per ora rimando alla Minerva Oscura. E quel che qui dico, è forse già troppo. Tuttavia non posso tenermi di rispondere meglio, ma come per anticipazione, al quesito: Perchè la lupa è insaziabile? La lupa è insaziabile, perchè la frode, quale ciceroniamente la chiama Virgilio, è cristianamente invidia e superbia. Ora l'invidia si fa magraalterius rebus opimise la superbiaasseta(la superbia ch'asseta: Par. XIX 121), il che è come dire cheaffama: non sbrama insomma mai la cupidigia, ch'ell'ha, in grado supremo, dipodere, grazia, onore e fama, quale ha l'invidia, ma solo in confronto degli altri uomini e non anche di Dio. Ed ecco perchè la lupa è magra e insaziabile.

242.E così assomiglia alla superbia cheassetaeaffamaeternamente. E questa è la ragione per cui Dante, come vedremo, chiama superbia l'ira di Capaneo e di Vanni Fucci, e orgoglio quella, vuota d'effetto, cioè accidia, di Filippo Argenti.

243.Inf. XI 16 segg.

244.De off. I 13, 41. NelMoralium dogma: La truculenza si divide in violenza (vim) e frode: la frode par quasi di volpe (vulpeculae) etc. IlMoralium dogmaè nell'ed. italiana del Brunetto Latini del Sundby.

245.De off.I 8, 27.

246.Inf. XXVII 75; Purg. XIV 53.

247.Purg. XXXII 109-120.

248.Rimando per illustrazione maggiore allo studio «Per una nuova interpretazione dell'allegoria del Primo canto» del bravo quanto modesto prof. L. M. Capelli.

249.Questo è nell'Appendixdelle opere di Hugo de Sancto Victore, Ed. Migne III p. 131.

250.ib. L. c. p. 67.

251.L. c. p. 67:quod ut leoni ita sit illis virtus in pedibus. Lezione guasta.

252.L. c. p. 67 e 68.

253.L. c. p. 87. E di ciò più avanti.

254.Inf. VI 108.

255.Inf. XVI 106 segg.

256.Tra altro, vediSumma1a 2ae 102, 5:renes autem accingendi sunt cingulo castitatis.

257.Inf. VII 121 segg.

258.Inf. I 57.

259.Inf. XI 70 segg. cfr. 83 seg.

260.Purg. XIX 5 segg.

261.Summa1a 2ae 30, 8.

262.Purg. XIX 61 segg.

263.Di questo senso ovvio del camminare si darà un saggio poi.

264.Conv. IV 26.

265.ib. 17.

266.Conv. IV 17

267.Inf. VII 25 segg.

268.Purg. XXII 49 seg.

269.VediSumma1a 59, 1 epassim; 1a 2ae 25, 1 epassim.

270.Summa1, 2a 41, 2.

271.Inf. VIII 49.

272.Par. XIX 130. Per questo rimando alla Minerva Oscura. E anche qui se ne riparla.

273.Inf. XI 67 segg.

274.Inf. V 38 seg.

275.Inf. VII 116.

276.Inf. V 55, 63; VI 53; VII 48, 123.

277.Purg. XXII 34.

278.Summa1a 2ae 25, 1; 41,2.

279.Vedi lo studio già citato del Capelli, p. 15.

280.Inf. VII 8.

281.Purg. XX 10 segg.

282.G. C. Dell'allegoria della D. C. nelle Opere vol. secondo, Firenze, Barbèra.

283.L. c. p. 391-2.

284.Inf. XVI 116.

285.Inf. III 117.

286.Inf. XX 28. Che la carità sia la virtù opposta al peccato di Malebolge, crederà ognuno che creda con me che esso sia l'invidia.

287.In un mistico, Hugo de S. Victore (Op. Migne III 847), trovo, per esempio, trecinctoriachenos stringunt et cohibent: il ricordarsi della morte, il decoro della pudicizia, l'amor religioso. Di quest'ultimo si cingono, a dir vero, i cittadini angeliciinsistentes charitati. Ma il mistico dichiara (ib. 761, 762) che ne fu cinto Giovanni nell'Apocalissi e principalmente ne usò il Cristo, e che è contro la superbia.

288.Vedi più avanti.

289.Aug.Op. Imp. contra Iul.I 74.

290.Par. XIII 39.

291.I dieci peccati di Malebolge, a cui conduce Gerione, si trovano tutti nella tentazione del serpente.

292.Trovo inutile arrecare testimonianze di questi concetti che ognun conosce, e di cui sono gremite le pagine dei padri e dei dottori. Tuttavia si veda, per un esempio, Aug.Op. Imp. contra Iul.VI 14.

293.Vedi, p. es., Aug.contra duas epist. Pel.I 30.

294.Aug.de pecc. mer. et rem.II 36.

295.id. ib. 55. E altrove.

296.ad Rom.7, 23.

297.Summa,passim: p. es. 1a 2ae 82, 4.

298.Questo concetto è espresso nelle cornici superiori del purgatorio in cui gli esempi sono di mali peggiori procacciati da minori.

299.Ambr. in Aug.Op. imp. contra Iul. Pel.I 71: «la carne, prima che infettata dal veleno del pestifero serpente, apprendesse quella sacrilega fame...» Già avvertii che la mala volontà (il veleno) fu prima, la fame (del pomo; figuratamente la concupiscenza) fu dopo. Per altro i padri e i dottori non sono d'accordo. A ogni modo senza la corruzione della concupiscenza, il peccato non avrebbe avuto luogo.

La soave Suor Agnese, sorella delle mie sorelle, che prega per me, diceva: La cintura? Quando l'abbiamo alla vita, il diavolo ha paura e sta lontano e non ci tenta. Guai se la lasciamo! Subito si avvicina.

Mi perdona il lettore questo ricordo?

300.Inf. XI 25.

301.Inutile recare testi. Tuttavia vediSumma1a 48, 1, 1a 2ae 1, 1 etc. I violenti, per la mancanza d'intelletto, vengono a rassomigliare, come vedremo, più agli incontinenti che sono sopra loro, che agli altri maliziosi che sono più sotto.

302.Inf. I 111. «Prima» unisco con invidia, come si dice primi parenti, e peccato primo, e principio del peccare etc. Ma poco monta anche non unirla.

303.Summa1a 2ae 72, 2.

304.Summa2a 2ae 118, 6.

305.Summa2a 2ae 118, 1.

306.Summa2a 2ae 118, 3.

307.Purg. XX 10 seg.

308.Purg. XVII 118.

309.Inf. XII 47 e segg. XI 37 segg.

310.Purg. XVII 126.

311.Inf. I 41 segg.

312.Inf. III 4 seg.

313.Vedi per ciò Minerva Oscura. E ci torneremo anche qui.

314.Inf. XIX 71.

315.Purg. XX 93.

316.Purg. XXXII 154.

317.Purg. VI 104.

318.Par. XXVII 121.

319.Par. XV 3. Vedremo, che è di Aur. Aug.de lib. arb. III 48.

320.Inf. XII 49.

321.Par. XXX 139.

322.Par. V 79. Cupido è usato anche in senso buono in Par. V 89.

323.Par. XXVII 121 segg. Vedi più sopra.

324.Par. V 79 segg. e Par. XXX 139 segg.

325.Par. XVI segg.

326.Purg. XVII 104 seg.

327.ib. 97 seg.

328.Purg. XVII 100 seg.

329.Summa1a 2ae 26, 2.

330.Purg. XIX 109.

331.ib. 121 seg. 118 seg.

332.Purg. XIX 121 segg.

333.Summa2a 2ae 418, 5.

334.Summa:passimper es. 1a 2ae 73, 5.

335.Summa1a 2ae 84, 2. Ed è concetto accolto da Dante che, come assomma le cause della perdizione nella cupidigia, così dice che principio del cadere fu la superbia (Par. XXIX 55).

336.Summa2a 2ae 35, 2.

337.Purg. XIV 148.

338.Purg. XVII 118 segg. E cfr. XV 49 segg.

339.Purg. XIV 145.

340.Inf. XIII 70 segg.

341.Vedi Minerva Oscura, e più avanti.

342.Aur. Aug.de lib. arb.III, 48.

343.Inf. I 88, II 119 seg.

344.Inf. XVI 106.

345.Conv. IV 26.

346.Inf. Ipassim.

347.Inf. I 100.

348.Purg. XXXII 151 segg. XXXIII 43 segg.

349.Vedi più sopra «Le tre fiere» III p. 122.

350.Ep. VI 5nec advertitis dominantem cupidinem, quia caeci estis, venenoso susurro blandientem.

351.Par. XXX 13: La cieca cupidigia che v'ammalia. Ep. V 4:Nec seducat illudens cupiditas, more Sirenum, nescio qua dulcedine vigiliam rationis mortificans.De Mon. I 13:hoc metu cupiditatis fieri oportet, de facili mentes hominum detorquentis.

352.Summa2a 2ae 180, 2.

353.Conv. IV 22.

354.Conv. IV 17.

355.Conv. II 5.

356.Purg. I 62.

357.Inf. I 91.

358.Inf. I 29.

359.Inf. II 62 seg. Purg. XXX 136.

360.Purg. XVI 47 seg.

361.ib. 107 seg.

362.Purg. IV 114.

363.Conv. IV 17.

364.Vedi più su «La selva oscura» VII.

365.Concetto Aristotelico. VediSumma2a 2ae 50, 2; 58, 6.

366.Purg. XVI 106 segg.

367.Par. XXX 137.

368.Purg. XVI 91.

369.Summa1a 2ae 102, 6.

370.De Mon. I 13:iustitiae maxime contrariatur cupiditas.

371.ib.remota cupiditate omnino, nihil iustitiae restat adversum.

372.ib.Cupiditas... quaerit aliena.

373.De Mon. ib.

374.ib. Si tenga presente quel capitolo. Vedi poi Conv. IV, 5.

375.De Mon. I 15. VediSumma1a 1, 6; 3a 59, 3.

376.Vedi i moltissimi esempi in Blanc. Anche Dio è chiamato virtù (Par. XXVI 84 e Conv. III 7).

377.De Mon. I 14.

378.Purg. XX 13 segg.

379.Conv. IV 4 e 5.

380.Inf. I 91.

381.ib. 114.

382.Summa1a 2ae 82, 4. Il peccato originalenon recipit plus et minus, ut mors et tenebra.

383.Devo molto, per questo studio e per altro, all'acuto ed elegante ingegno di Raffaello Fornaciari, il quale è pur debitore, come esso afferma, a Luigi Bennassuti, uomo che nel miro gurge dantesco vide assai chiaro. Non noterò qua e là dove mi allontano dall'uno e dall'altro; rimando il lettore a tutto quel mirabile studio del Fornaciari, compreso negli «Studi su Dante, Milano 1883» sotto il titolo «La Ruina di Dante» (p. 31-45).

384.Inf. V 34 segg.

385.Inf. XII 28 segg.

386.ib. 1 segg.

387.ib. 31 segg.

388.Inf. XXI 107 segg.

389.Inf. XXIII 144. Giova ricordare che Giamboni, attraverso il francese di Brunetto, traduce in «bugia» lafrausdi Cicerone.

390.Inf. XXXIII 133 segg.

391.Inf. XI 57 segg.

392.Aur. Aug.de civ.D. XIV II Cfr. Inf. I III, Par. IX 129.

393.Inf. XII 1 seg. 10, 28 seg.

394.Inf. XXIII 137 seg. XXIV 27 segg.

395.Inf. XXIV 35 segg.

396.Inf. V 20.

397.«Esalò lo spirito... e la terra si mosse e le pietre si spaccarono e i sepolcri si aprirono, e molti corpi di santi che s'erano addormiti, sorsero. E uscendo dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, vennero nella santa città, e apparirono a molti». Matth. XXVII.

398.Inf. V 34 segg.

399.Inf. XXIII 55. Il divieto o l'impossibilità è implicito in queste parole, che riguardano i diavoli e a più forte ragione i dannati:

Chè l'alta providenza che lor volleporre ministri della fossa quinta,poder di partirs'indi a tutti tolle.

Chè l'alta providenza che lor volleporre ministri della fossa quinta,poder di partirs'indi a tutti tolle.

400.Inf. XXXIV 76 segg.

401.Inf. XXXIV 70 segg.

402.Inf. XXIII 37 segg.

403.Inf. XII 11 seg. 32 seg.

404.Inf. V 19 seg.

405.Inf. XIV 94. Per questo capitolo devo molto al mio carissimo Cosimo Bertacchi e al suo eloquente opuscolo «Il gran veglio del monte Ida, Torino, 1877». Da questo acutissimo geografo, di sopra e sotto terra, gli studi danteschi hanno molto avuto e più aspettano.

406.Par. XXI 25 seg.

407.Purg. XXVIII 139 segg.

408.Par. VI 2.

409.Summa1a 2ae 85, 3. Donde sia tratto il luogo di Beda,non occurrit.

410.Inf. XVI 92 segg.

411.Inf. VII 101 segg.

412.Inf. XII 46 segg.

413.Inf. XIV 130 segg.

414.Inf. XVI 92.

415.Summala 2ae 82, 2. Il peccato originale si pone anche al numero plurale, «o perchè in esso virtualmente preesistono tutti i peccati attuali, come in un cotal principio; ond'è molteplice in potenza; o perchè nel peccato del primo parente, che si trasmette per l'origine, furono più deformità, come a dire, della superbia, della disobbedienza, della gola, e altrettali; o perchè molte parti dell'anima sono infettate mediante il peccato originale».

416.Inf. XIV 87.

417.Summa1a 2ae 85, 3. E vedi, oltre le opere ivi richiamate di Aur. Aug., anche quella, che Dante è quasi certo che conoscesse direttamente:De libero arbitrioIII 19.

418.Aur. Aug.de lib. arb.III 57.

419.Inf. III 14.

420.Inf. IV 46 segg.

421.Inf. I 5.

422.Purg. II 65.

423.Inf. I 21, Purg. I 44.

424.Purg. XXIII 121 seg.

425.Inf. I 21.

426.Inf. II 5.

427.Inf. IV 19 segg. 43 segg.

428.Inf. VII 101 e segg.

429.Dante sapeva da Servio (Aen. VI, 134, 94) cheStyx moerorem significat... a tristitia Styx dicta est.Sapeva da lui che lo Stige è la continuazione dell'Acheronte, chè trovava al 297 che l'Acheronte getta la sua arena in Cocito,scilicet per Stygem. Sapeva anche il perchè della polionimia dell'unico fiume, chè trovava al 295qui caret gaudio(Acheronte è interpretatocaret gaudio),sine dubio tristis est. Sapeva, che Cocito èluctus(297 e 132),qui procreatur e morte. Sapeva, oltre che da Virgilio che ha al 550,rapidus flammis... torrentibus amnis, sapeva da Servio che il poetaper Phlegethonta(c'è anche la ragione della formaFlegetonta) ignemsignificat.

430.Inf. III 15, 20.

431.Inf. V 142.

432.Inf. VI 58.

433.Inf. V 116 seg.

434.Inf. VII 19, 36.

435.ib. 36, 52 segg. 55, 67 segg.

436.ib. 97.

437.Inf. VIII 31 segg.

438.Summa1a 2ae 85, 2.

439.Conv. IV 17.

440.ib.

441.Inf. VIII 46.

442.Purg. II 126.

443.Purg. XXVIII 72.

444.Purg. VI 49.

445.Inf. XVI 74.

446.Inf. XXI 85.

447.De off.I, 19, 63.

448.Eth.III 7;Summa1a 2ae 45, 4.

449.ib. Art. 44.

450.Inf. VIII 31 segg.

451.Inf. VIII 40.

452.Inf. VIII 62 seg.

453.B. da Buti: «E dice l'autore che li altri spiriti gridavano contra costui, e concordavano a gittarli del loto, et attuffarlo, e sommergerlo nel palude». Dante non ci narra come poi l'attuffassero: più non ne narra. E lascia la narrazione appunto quando il tuffo non era ancor dato. Lo «strazio» è per me «la baia». L'Ottimo pare intenda così. «Discrive l'autore come fu contento dello strazio, che fu fatto di quello spirito, e ivi palesò il nome suo». Ivi, cioè nelle grida: e lo strazio era dunque di grida.

454.Summa1a 2ae 45, 4.

455.ib. 46, 1.

456.ib. 45, 4.

457.Num. XIV:Cumque clamaret omnis multitudoetc.

458.Aen. V 659 segg.

459.Purg. XVIII 133 segg.

460.Summa2a 2ae 138, 3.

461.Summa 1a 2ae 46, I.

462.Inf. VII, III segg.

463.Hugo de S. Vict.All. in N. T. II,5«Acedia igitur animae dolorem facit, avaritia laborem, quia illa per tristitiam afficit, ista per varia desideria scindens in laboriosos conatus extendit».Altro da lui ha preso Dante, e anche, forse, la doppia manifestazione dell'accidia che è definita «tedio dell'anima... quando ella, perduto il suo bene, rimane solitaria e abbandonata e si mutasibi ipsi(in sè medesima) in amaritudine e dolore». Dolore è quello dei tristi, amaritudine, quella dei rissosi. Non pare? E ciò non esclude l'equazione filosofica di accidia uguale a difetto di fortezza

464.Inf. VIII 121.

465.Inf. IX 32 seg.

466.Inf. VIII 37 seg.

467.ib. 88, 83.

468.Inf. IX 88.

469.Per limitarci, cfr. Inf. XI 74, Purg. XX 96, Inf. III 122.

470.Per esempio, Inf. XIV 16: «O vendetta di Dio!»

471.Purg. XVII 68 seg.

472.Per esempio,Summa1a 2ae 23, 3:Ira est quaedam passio animae.

473.Summa1a 2ae 24, 2.

474.ib.Stoici dixerunt, omnes passiones esse malas: Peripatetici vero dixerunt, passiones moderatas esse bonas. Quae quidem differentia, licet magna videatur secundum vocem, tamen secundum rem vel nulla est, vel parva, si quis utrorumque intentiones consideret.

475.Magn. Mor.I 7, 3.

476.Per esempio,Summa1a 2ae 77, 2; 78, 4; 2a 2ae 53, 6; 156, 4 etc.

477.Cic. Tusc. IV 19, 43. Qui Cicerone, giocando sulle parole, come egli riprova l'opinione degli Aristotelici, quest'ira la chiamairacundia, che è veramente vizio.

478.Summa2a 2ae 158, 1.

479.ib. 2.

480.Summa2a 2ae 123, 2.

481.ib. 12.

482.Inf. VIII 106 segg.

483.Summa2a 2ae 123, 9:Philosophus dicit... quod fortis est bonae spei.

484.Inf. VIII 58 segg.

485.Il lettore tenga poi presente ciò che intorno all'Argenti scrissi nella Minerva oscura. Dante s'è qui ispirato al Palinuro Virgiliano cheiniussus(Aen. VI 375) vorrebbe passar lo Stige. Così l'Argenti;iniussus, perchè, analogamente agl'ignavi,giustizialo sdegna.

486.Inf. III 58 seg.

487.Inf. VII 55.

488.Inf. VII 61 segg. 83, 86.

489.Conv. IV 11.

490.Inf. VIII 128 segg.

491.Inf. IX 7 segg.

492.Inf. IX 27.

493.ib. 33.

494.Eth.III 8.Magn. Mor.I 20;Mor. Eud.III 1.

495.Summa2a 2ae 123, 1.

496.Inf. VIII 66 seg.

497.Inf. IX 22 segg.

498.Conv. IV 20.

499.Eth.VII, 1.

500.Inf. IV 42 cfr. Purg. III 41 seg. VII 26.

501.Purg. VII 28.

502.Inf. IX 85 segg.

503.Inf. IV 122.

504.De Mon.II 3.

505.Inf. II 13 segg.

506.Conv. IV 26.

507.Conv. IV 17.

508.De Mon. II 3.

509.Inf. I 73.

510.Inf. II 20.

511.Purg. VII 34 segg.

512.Inf. IV 108 segg.

513.Purg. I 88. Ingegnosissimi sono gl'interpreti nello spiegare quel «di là», come sottilissimi nel dichiarare il fatto della selva «che non lasciò giammai persona viva», eccetto Dante, naturalmente, che sarebbe di tutti i peccatori d'ogni tempo l'unico a salvarsi! E sì che i balzi del purgatorio sono pure affollati! E sì che la candida rosa è pur gremita! Ma il sottile e — non l'ingegnoso, ma il sofistico — son io.

514.Conv. IV 26.

515.Aen. VI 636, 408.

516.ib. 635 sq.

517.ib. 424.

518.ib. 406 segg.

519.Inf. IX 44, X 80.

520.Serv.ad Aen.VI 136. Ed è a foggia d'ypsilon e di bivio: di che riparlerò. Cfr. pag. 3 n. 1.

521.Aen.VI 395 sqq.

522.Inf. IX 91 segg.

523.Aen.VI 376. Serv.adVI 409. È richiamato il verso 146.

524.Aen.VI 373, 376.

525.Purg. VI 72.

526.Aen. VI 146 sq.

527.Michelangelo Caetani duca di Sermoneta, autore di questa massimamente felice interpretazione.

528.Inf. IX 105 seg.

529.Inf. X 13.

530.ib. 100.

531.ib. 15.

532.Inf. X 14.

533.Inf. XI 46.

534.Inf. VI 79 segg.

535.Inf. X 18, 43, 94, 109.

536.ib. 73.

537.Inf. II 44.

538.Inf. IV 94 segg.

539.Inf. X 79 segg.

540.ib. 59.

541.ib. 127 segg.

542.Inf. XII 32 seg.

543.Inf. XII 46 seg.

544.ib. 48.

545.Eth.VII, 5, 3 e 7

546.Magn. Mor.II 7, 33.

547.Per es.Summa2a 2ae 159, 2. E vedremo in Seneca.

548.Summa2a 2ae 159, 2.

549.Seneca,de iraII 5: dove èhaec non est ira, feritas est, e l'altro esempio di Voleso che, passeggiando tra i cadaveri de' suoi giustiziati, esclamò: orem regiam!

550.Inf. XII 103.

551.Inf. XIV 130 seg.

552.Inf. XIII 70 segg.

553.ib. 105.

554.ib. 151.

555.Inf. XIV 5 seg.

556.ib. 16 segg.

557.Inf. XIV 63 segg.

558.Inf. XV 78, 68.

559.Inf. XVI 73 seg.

560.Inf. XVII 40.

561.Inf. XII 33.

562.De Mon.I 13.

563.Inf. XI 47, 51.

564.ib. 45.

565.Eth.VII, 6, 9.

566.Vedi in «La selva oscura» p. 26. Inf. XI 47, 51.

567.Inf. XIV 64, XXV 14.

568.Vedi a pag. 160.

569.Vedi per es.Summa1a 2ae 84, 1: donde si raccoglie che superbia si dice in tre modi; peccato speciale, cioè amore inordinato della propria eccellenza; peccato generale, cioè attuale disprezzo di Dio in quanto uno non si sommette al suo precetto; inclinazione a questo disprezzo per la umana colpa. E il dottore osserva che la superbia è inizio d'ogni peccato, in quanto è peccato non solo generale, ma speciale.

570.Inf. XI 45.

571.Inf. XVI 44 seg.

572.Inf. IX 132.

573.Inf. XVII 28 segg. Nel limbo, Dante non dice se entrò piegando a destra o a sinistra. Tuttavia la sua non fu la solita via; quindi forse fu la destra. E certo esso lascia la selva degli spiriti per andare al nobile castello, e poi torna, per scendere nel secondo cinghio, nell'aura che trema (IV 150, 27) e nella tenebra (151, 25). Non ha forse voluto dire che il castello era a destra, fuor della direzione solita del suo cammino, che prima interruppe e poi riprese? del suo cammino che fu «pur a sinistra, (XIV 126)»? Al mio valentissimo collega L. A. Michelangeli molto esperto di siffatta materia, il problema. Certo per me, e non per lui, «pur a sinistra» significa «solo a sinistra», chè, le volte che mossero a destra Virgilio e Dante, deviarono alcun poco per riprendere la solita direzione subito dopo. Quanto al cimitero, esso in certo modo non conta, come vedremo.

574.Ev. sec. Matth.XXV 33;Zach.14, 5;Apoc.20, 11-13;Rom.14, 10;Ez.34, 17.

575.Serv.ad Aen.VI 136; cfr. p. 3 n. 1.

576.Per es. Aur. Aug.De symboloI 16.

577.Id. ib.

578.Per es. Aur. Aug.Serm. ad cat.II 7, Hugo de S. Vict.In epist. ad Eph. Q. VII.Ev. sec. Ioan. V.

579.Inf. X 79 segg. 83 seg.

580.Inf. IX 125 segg. X 10 segg. 15, 78, 100 segg.

581.Inf. XIX 10 segg.

582.Inf. XI 52, 25. Per es. il Tommaseo spiega: «Intendi, o che la frode è tal vizio che le coscienze più dure n'hanno rimorso, o che Virgilio voglia rimproverare i contemporanei di Dante come i più macchiati di frode».

583.Inf. XIV 21 segg.

584.Rich. de S. Victore,De erud. hom. inter.39:Ille ergo deambulet, quem conscientiae stimulus undique exagitat.

585.Inf. XV 108, XVI 29 seg.

586.Inf. V 100 segg., XVI 45.

587.Inf. XV 85, XVI 15.

588.Inf. XVIII 46 segg.

589.ib. 118 segg.

590.Inf. XIX 119.

591.Inf. XXII 31 segg.

592.Inf. XXIII 103 segg.

593.ib. 109.

594.ib. 112 segg.


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