595.Inf. XXIV 122 segg.596.ib. 130 segg.597.Inf. XXV 22 segg. Di ciò, vedi la Minerva Oscura, e più avanti.598.Inf. XXVI 83 seg. XXIV 127.599.Inf. XXV 147 segg.600.Inf. XXVII 61 segg. 66 e segg.601.Inf. XXVIIIpassim.602.Inf. XXIX 18.603.Inf. XXIX e XXXpassim.604.Inf. XXX 133 segg.605.ib. 133 segg.606.Inf. XX 27 segg.607.Inf. XVIII 121 segg.608.ib. 85 segg. 127 segg.609.Inf. XX 19 segg.610.Inf. XXXII 37.611.ib. 53 seg.612.ib. 74 segg.613.Inf. XXXI 101.614.ib. 49 segg.615.Inf. XXXI 92, 119 seg.616.ib. 96, 115 segg.617.Inf. XXXII 94.618.Inf. XXXI 67 segg. 71 seg.619.Inf. XXXII 137.620.Inf. X 32, 65.621.Purg. III 45.622.Inf. XXXI 55 seg.623.Inf. XI 25, 52 segg.624.Inf. XXIII 116 seg.625.Inf. XXXII 133. Per il conte Ugolino, rimando alla «Minerva oscura». Non posso che confermare quanto di lui ho scritto. Posso aggiungere che la parola «bestial segno» riconduce alla bestialità che Aristotele ha tanto di mira, dei cannibali: la quale bestialità di Ugolino è poi attestata da un'antica cronaca edita dal Villari (I primi due secoli della storia di Firenze p. 251) e già a me indicata dal Torraca: Rass. Bibl. d. lett. it. III 250 sg.626.Inf. XXXIII 85 seg.627.Inf. XX 25.628.Vedi più su a pag. 30.629.Infatti l'an. fior. comenta: «Et ancora si può qui moralizzare questo loro andare piccino ch'è per opposito del trascorrere ch'egliono feciono collo intelletto in giudicarele cose di lungi et lontane, et in questo modo perderono et non sepponole presenti».630.Inf. XX 99.631.Inf. XX 114.632.Vedi più su a pag. 41. La prudenza è significata dal «carbonchio che allumina la notte». Brunetto, Tesoro, Vol. III prologo.633.De civ. D.XIX 26.634.Contra FaustumXXII 92.635.De civ. D.XXII 24, 3.636.De lib. arb.III, 19, 53. Continua dicendo: «E quando ci si cominciano a manifestare i precetti di giustizia (dalla prudenza ci si manifestano), e vogliamo eseguirli e non possiamo, perchè ci si oppone non so quale necessità della concupiscenza carnale». È la lonza, invero, che prima si attraversa a Dante nel cammino della giustizia.637.Purg. XXVI 58: Quinci su vo per non esser più cieco. Si ricordi «cechità di discrezione» in Conv. I 11, dove la discrezione è detta «occhio» della parte razionale, sì che alcun può essere «cieco del lume della discrezione».638.De civ. D.XXII 24.639.Inf. XV 49 segg.Lassù di sopra in la vita serena,rispos'io lui, mi smarrì 'n una valle,avanti che l'età mia fosse piena.Pur (sol) ier mattina le volsi le spalle:questi m'apparve, tornand'io in quella...640.De mus.VI 15, 50:anima... debellans atque interficiens... cum in hoc itinere proficit.641.ib. 11, 33.642.Non è inutile osservare che qui è una «bestialità» in contrasto con la giustizia.643.ib. 16, 51. Cfr. 13, 37.644.Sulla pace di chi serve a Dio, la quale si ottiene dopo la guerra contro i vizi, vedi, tra altro moltissimo,de civ. D.XIX 27.645.Hugo de S. V. Vol. II Miscellanea II 14.Diabolusvi è interpretato (come però da altri sovente)deorsum fluens; e Dante dice «dal ciel piovuti».646.Inf. XXXIV 28 seg.647.ib. 90.648.Inf. V 21.649.Inf. VI 25. L'idea di gettar terra nella gola di Cerbero è, mi pare, tratta dal comento di Servio (Aen. VI 395): «Cerbero è la terra, cioè, consumatrice di tutti i corpi... Onde si leggeOssa super recubans; chè la terra consuma presto le ossa». Alla terra, terra. Polvere sei e polvere tornerai.650.Inf. VII 8 segg.651.Inf. VIII 19 segg.652.Inf. XII 16 segg.653.ib. 83 segg.654.Inf. XVI 106 segg.655.Inf. XVII 40 segg.656.De mus.VI 16, 51.657.ib. II, 32 e 33.658.Inf. XXV 26 segg.659.Inf. XII 84.660.Inf. XXV 22 segg.661.Inf. XXXI 56 seg.662.Purg. V 112 segg.663.Inf. III 5. E vedi a pag. 177, nota 2.664.Inf. XXIII 16.665.Inf. V 4, VI 28, 14, 13, 22, VII 8.666.Inf. V 40, 46, 82, VI 19, VII 43, VIII 42.667.Purg. XXVI 84. Pasife che si imbestiò, è come il segnacolo, come di questi, così di tutti.668.Aen. VI 620.669.Vedi più su a pag. 268, nota 2.670.Inf. III 124 segg.671.Aen. VI 289. Da notare che non solo da questo libro, ma da questo verso ha certo Dante derivato molto: «Gorgoni, Arpie e il fantasma tricorpore» che in Servio trovava interpretato per Erilo o Gerione.672.Qui Dante trovava la conferma del concetto Agostiniano. Del resto i mostri di Virgilio sono concepiti a quel modo.673.Aen. VI 605.674.Aen. III 252.675.Aen. VI 257.676.Aen. III 209.677.Phars. VI 733.678.Aen. VI 286.679.Ecl. VI 77.680.Inf. XIII 128, 116, 127.681.Inf. XVII 10 segg. Dante lo leggeva nelMoralium dogma, questo verso.682.Inf. XIII 13.683.Domenico Tumiati, gentile poeta e genialissimo critico d'arte, mi assicura che in miniature antiche il serpente che tentò Eva, è figurato con testa giovanile. E così ho veduto anch'io, sebbene in «legni» non così antichi.684.Vol. IIDe Sacr.Libri I pars septima, 2.685.Rich. de S. Victorede erud. hominis interioris, 10. Mentre il lettore può già vedere da questo luogo che invidia è frode, pur deve sapere cosa che sembra far contro a ciò che io affermo, che la frode è pur figurata nella lupa. Chè il mistico dice che il pardo (lonza? leopardo? pantera?) raffigura la frode degli ipocriti per quel suo essere «in tutto il corpo spruzzato di certe macchie». Certo, coi bestiarii si può provare quello che si vuole; ma non bisogna fissarsi su una sola notizia.686.Aur. Aug.De civ. D.XIV 11, 2. Hugo de S. Victore, l. c.687.Hugo de S. Victore, l. c. 6:nimius vero appetitus habendi vel possidendi avaritia. L'avarizia nel peccato di Venedico è accennata nel verso Inf. XVIII 63: «avaro seno».688.D. Bern.In ann. B. Virg.Sermo I.689.Aen. VI 286, 289.690.Che quell'ombra tricorpore fosse Gerione, Dante o sapeva da Servio o supponeva da sè, comparando il 202 dell'VIII, dove è Gerione tergemino, come, poco lontano, al 293, sono i centauri bimembri e, al 194 e 297, Caco semihomo e semifero.691.Inf. IX 98 e XXVI 108, XXXI 123, oltre che in XXV 32.692.Inf. XXXIII 121 segg.693.Vedi Minerva oscura.694.Summa1a 37, 1.695.DallaFisiognomiapubblicata da E. Teza. Bologna 1864. Devo la citazione al bravo Capelli. Quanto al «membruto», si vuole che Dante avesse in pensiero iL. Cassi adipesCatilinaria, III 7, 16. Forse, non sapendo che era magro, pur sapeva che era buon mangiatore e bevitore, onde gli prestò l'adipe dell'altro Cassio.696.Aur. Aug.Sermo ad cath.II 7 e altrove.697.Inf. I 97, XVII 30.698.Inf. II 4 seg.699.Summa3a, 51, 4. Il passo è di S. Agostino.700.Cosmografia della Divina Commedia, Torino 1881. Pag. 234.701.Summa3a, 50, 1.702.L'espressione è di Aur. Aug.contra FaustumXXII 53.703.Summa3a 49, 1.704.Inf. XXXIV 20 seg.705.Summa3a 15, 10.706.D. Bern.De cons.II.707.Isaia XI.708.Inf. I 91, 29; II 62; Purg. XVI 60.709.Inf. I 114 segg.710.Purg. XXXIII 91. segg. Inf. XXXIV 127 segg.711.Inf. III 133 segg.; Purg. XXXI 89 segg.712.Purg. XXXI 103 segg.713.D. Bern.In Nat. Dom. Sermo 1.Il luogo di S. Paolo è diad Tit.2.714.id. ib.715.Vedi a pag. 199. Conf. Par. VII 85; Vostra natura, quando peccò tota etc. Par. XIII 86.716.l. c.717.Purg. XXXIII 136.718.Tertius aquarum usus est irrigatio, quam profecto maxime necessariam habentnovellae plantationes.Bern. l. c.719.Purg. XXXIII 148 seg.720.Inf. XXXIV 127 seg.721.D. Bern.Super cantica Sermo 61. Alius hunc locum (columba mea in foraminibus petrae) ita esposuit, foramina petrae vulnera Christi interpretans. Recte omnino, nam petra Christus. Bona foramina, quae fidem astruunt resurrectionis et Christi divinitatis.722.Purg. I 31 segg.723.D. Bern.Sup. Cant. S. 61.724.Id. ib. 62.725.InS. Bon. SummaVII, 3, 3, perposterioras'intende anche «gli effetti». E gli effetti (vediTh. Summa2a 2ae 180, 4) divini sono sì igiudizisì i benefizi.726.Id. ib. 62. Le prime parole sono di Isaia 26.727.Par. XXVII 65 seg.728.Par. XVII 128. Riporto esattamente due passi del Sermone 62. Per «cavare et in petra, puriori mentis acie opus est et vehementiori omnino intentione, etiam et meritis potioribus sanctitatis. Et ad haec quis idoneus? Nempe». S. Giovanni, S. Paolo e forse David: dice S. Bernardo. L'ispirazione che a Dante venne da questi sermoni è manifesta. Dopo la ghiaccia e Lucifero trova Dante il foro di Letè. San Bernardo dice che il foro nella pietra è rifugio per i più gravi peccati.Peccavi peccatum grande, turbatur conscientia, sed non perturbabitur, quoniam vulnerum Domini recordabor. Quid tam, ad mortem quod non Christi morte salvetur?E parla di Caino. Ora Dante quando si mette nella natural burella ha veduto i peggiori peccati, e ha passato non solo la Caina ma la Giudecca.729.Par. XVII 124 e seg.730.Purg. XXVII 140.731.Inf. IX 17, XII 39.732.Purg. XXXI 138 segg.733.E si vedrà meglio l'antitesi, quando avremo dichiarato Matelda e Beatrice.734.Purg. XI 30.735.Purg. XIII 88 seg.736.Purg. XVI 31 seg.737.Purg. XVII 85 seg. XVIII 107.738.Purg. XXV 139.739.Summa1a 2ae 86, 1 e 2.740.Purg. XVII 91 segg.741.Summa1a 2ae 86, 1 e 2.742.Purg. XVII 95 seg.743.Inf. VI 70 segg.744.Purg. XVII 115.745.ib. 127.746.Summa1a 2ae 26, I.747.Summa1a 2ae 26, I.748.Purg. XVIII 106 seg.749.Purg. XVII 133 segg.750.ib. 126.751.ib. 136.752.Purg. XIX 121 seg.753.Purg. XVII 137.754.ib. 130 segg. 124 seg.755.Purg. XVIII 26.756.ib. 59 seg.757.Purg. XVII 115 segg.758.Summa1a 2ae 42, 4; 42, 3.759.Summa1a 2ae 46, 3; 3a 15, 9. L'ira è composta di tristizia e desiderio, non come di parti, ma come di cause.760.Summa1a 2ae 26, 1. Vi è riportato questo passo di S. Agostino,de civ. D.:Amor inhians habere quod amatur, cupiditas est; id autem habens eoque fruens, laetitia; fugiens quod ei adversatur, timor est; idque si acciderit sentiens, tristitia est. E Tommaso comenta:amor dicitur esse timor, gaudium, cupiditas et tristitia, non quidem essentialiter sed causaliter.761.Purg. III 121.762.Purg. VII 124 segg.763.Purg. XX 65 segg.764.Inf. XV 103. E vedi a pag. 262.765.ib. 118.766.Purg. IX 106 segg. di buona voglia... Misericordia chiesi.767.Cfr. Inf. V 55, 63, 100 segg. e Purg. XVI 42; Inf. VI 53 e Purg. XXIV 128; Inf. VII 48, 42 e Purg. XIX 113, XXII 53, 32, 34, 35.768.Purg. XXXII 142 segg.769.Inf. XIX 104 seg.770.Inf. XIV 13 seg.771.Inf. XXXI 91 seg.772.Inf. XXIV 132, XXV 1 segg. 14 segg.773.Inf. XXV 16.774.Inf. VI 74 seg.775.Inf. VI 73.776.ib. 64 seg.777.ib. 67 segg.778.Dall'Ottimo.779.A risparmio di spazio, rimando tutto in una volta ai canti III 22-67 e VII 109-126, VIII 1-64. E rimando alla Minerva Oscura, che qui riassumo con poche aggiunte, ma anche, necessariamente, con qualche omissione.780.Purg. XVII 138 segg.781.De Mon.I 13.782.Purg. VIII 82 segg.783.Sen.de iraII 5, 2.784.id. ib. 3.785.id. ib. 5.786.id. ib. 3, 4 e 5.787.id. ib, 6, 2.788.Sen.de iraib.789.id. ib. 8, 3.790.id. ib. 11, 1.791.id. ib. 16, 1.792.id. ib. 3.793.Sen.de iraib. 17, 2.794.id. ib. n. I 11, 2.Calcar virtutistrovava Dante ivi III 3, 1.795.Par. VI 49 segg.796.Sen.de iraI 12, 5.797.Inf. XII 24, 15, 27.798.Sen.de iraI 13, 5.799.Inf. VIII 36.800.De iraI 20, 3-5; 21, 1.801.ib. 11, 2.802.ib. III 1, 5.803.Sen.de iraib. 3, 2.804.Inf. XII 49 segg.805.De iraIII 4, 1 e 2.806.Inf. VII 112 segg807.De iraII 36, 4-6.808.Vedi anche III 17, 1:haec barbaris regibus feritas in ira fuit.809.Anche III 19, 1:Quam superba fuerit crudelitas eiusetc. Anche III 1, 5:sive successit, superba, sive frustratur, insana. Può Dante da questi libri aver tratto l'esempio che pone per primo, tra i tiranni, II 22, 3:Hoc eo magis in Alexandro laudo, quia nemo tam obnoxius irae fuit.III, 17, 1:regem Alexandrum qui Clitum carissimum sibi et una educatum inter epulas transfodit manu quidem suaetc.810.III 13, 1. Ricordiamo «color cui vinse l'ira».811.Vedi più sopra a pag. 340.812.Summa2a 2ae 156, 4. Eth. VII 6.813.Summa2a 2ae 158. 8.814.ib. 162, 3 epassim.815.Inf. XII 33.816.ib. 16 segg.817.ib. 63, 66, 69.818.ib. 72.819.ib. 71.820.De off.I 25, 89:Cavenda tamen est maxime ira in puniendo, cum qua nemo tenebit mediocritatem.821.Huius iudicium omnem severitatem abhorrens et semper citra medium plectens...Epist. V.822.Summa1a 2ae 47, 2.823.Inf. XII 16 segg.824.Inf. XIII 70 segg.825.Summa,passim: 2a 2ae 153, 4; 1a 2ae 46, 6, 7; 47, 1et al.826.Vedi più sopra a pag. 344.827.Inf. XXXI 95 seg.828.De iraI 2, 1.829.ib. 20, 8.830.De iraI 20, 1 e 2.831.Inf. XI 106 seg.832.ib. 46 segg.833.Gen. II.834.Summa1a 102, 3. Il passo è di S. Agostino. Vedi «Minerva oscura» 70 e segg.835.Inf. XIV 51 segg.836.Aur. Aug.De civ. D.XIV 21, 22 e segg. Nelle parole di Iacopo Rusticucci «La fiera moglie etc.» è adombrata, secondo me, la ribellione della femmina stessa alla pena divina di partorire con dolore.837.De civ. D.XIV 19. Basterebbe questa citazione a far ricredenti gli avversari che possano essere persuasi.838.Summa1a 2ae 47, 3.839.Inf. XIV 46, 68 seg.840.Inf. XV 106 seg.841.Inf. XVI 31, 36, 39, 41 seg. 59.842.Inf. XVII 55 segg.843.Inf. XIV 47, 53, 60, 65, 66, 70, 71.844.Inf. XI, 47, 51; XIV 72. Il petto è la sede dell'ira.845.Inf. XV 61 segg.846.Inf. XVI 9, 72.847.Inf. XVII 66 segg.848.Purg. XV 106.849.Inf. XIII 102, 40 segg.850.Purg. XIII 8 seg.851.ib. 46, 47 seg.852.Purg. XIII 70 segg.853.Inf. XVIII 1 segg.854.Inf. XXIII 61 segg.855.Inf. XX 13 segg.856.Purg. X 31.857.Inf. XXXII 23 seg.858.Purg. X 121 segg. XII 72, X 3.859.Inf. XXXII 13 segg.860.Purg. X 115 seg. 143, 119, 136 segg.861.Par. XIX 55 segg,862.Summa1a 2ae 84, 2.863.D. Bern,in psalm. qui habitatSermo III.864.Inf. XXXII 19 segg.865.Inf. XXXII 77 segg.866.D. Bern.in coena DominiSermo II. Ev. sec. Ioan. XIII 18; cfr. Ps. 40, 10.867.Ev. sec. Ioan. XIII:et post buccellam introivit in eum Satanas.868.D. Bern.de adv. Dom.Sermo I.869.Vedi Minerva Oscura XIV 40 segg.870.Gen. III.871.Vedi più su «Le tre fiere III» p. 121.872.Purg. XIV 150. Cfr. D. Bern.Hac. peste (invidia) nullus moritur nisi qui terrena haec appetit. In die pur.Sermo.873.Vedi più su D. Bern.de int. dom.61: Mentre è cattiva ogni invidia, pessima è tuttavia la specie di questo male, che esercita le sue ingiurie sotto aspetto di santità.874.Purg. XXXIII 56 segg. La bestemmia di fatto richiama la bestemmia di Vanni Fucci, col core e di fatto, e quella di Capaneo, col core. Quello è ladro, questo è folle.875.Concetto comunissimo. Per es. D. Bern.in die purif.Dopo la conversione niente più in noi possa l'invidia,per la quale la morte entrò nel mondo(Sap. II): chè il diavolo invidia all'uomo l'ascensione al luogo donde egli precipitò; e per questo lo tentò e lo uccise nell'anima.876.Inf. XXIII 116 seg.877.Purg. XVII 115 segg.878.Purg. XVII 115 segg.879.Summa1a 2ae 77, 6 e altrove.880.Inf. XI 52 segg.881.Purg. XI 64 seg.882.Purg. XIV 82 segg.883.Purg. X 122.884.Purg. XII 70 segg.885.D. Bern.de nat. Dom.Sermo IIIet al.886.Reg.I 28.887.Reg.III 12.888.Reg.IV 19.889.Iud.VI.890.Il nodo che Virgilio fa, può aver riscontro nel «vincolo ferreo» di Rich. de S. Victorede er. hom. int.25: «quando lamentedepravata comincia a piegarsi a tali infimi beni... avviene che non possa più frenar l'appetito dell'amor di quelli». Perciò lamentedepravata è legata tra l'erba della terra da una specie di «vincolo di ferro». Il medesimo (29) ha: «il dominio dei vizii a poco a poco ammollisce l'anima e via via la spinge al peggio». Vedi più su a pag. 141 segg.891.Purg. XIV 133, 139.892.Purg. XVII 19 segg.893.Giova ricordare D. Bern,de modo bene vivend. lib. 37: «La superbia e la cupidità è un male solo in quanto non può essere superbia senza cupidità nè questa senza quella. Il diavolo per superbia e cupidità dice: salirò al cielo! etc.».894.Purg. XI 88 segg.895.Aur. Aug.de civ. D.XIV 12 e 13.896.Inf. XI 56 segg.897.D. Bern.Sup. Cant.Sermo 25.898.Vedi «Minerva Oscura», pag. 32 segg.899.Summa2a 2ae 122, 3.900.Mach. I 2, cfr.Summa2a 2ae 40, 4.Pro tuitione reipublicae fidelium... iusta bella exercere in diebus festis.901.ib. 1.902.Par. XXVI. 117. InSumma2a 2ae 106, 2 è spiegato che il primo peccato dell'uomo non fu disobbedienza secondo ch'ella è speziale peccato, masuperbiaper la quale l'uomo si indusse a disobbedire. E così tutti ragionano.903.Purg. XXIX 25 segg.904.Par. XIX 46 seg.905.Vedi più su a pag. 324 segg.906.Is. inSumma1a 2ae 68, 6.907.Purg. XII 110, XV 38, XVII 68 seg., XIX 50, XXII 4 segg., XXIV 151 segg., XXVII 8.908.Ev. sec. Matth. V.909.Summa1a 2ae 69 3.910.ib. 4.911.InSumma1a 2ae 68, 1.912.InSumma1a 2ae 69, 1.913.Purg. XXIX 50.914.Summa3a 27, 3.915.Purg. XX 97 seg.916.Summa1a 2ae 69, 1, 3, 4 e 5.917.Par. XXXIII, 10 seg.918.Conv. IV 21.919.Speculum Beatae Virginis, IV. Prendo la citazione dal «Dizionario Dantesco» del Poletto.920.D. Bern.De MariaV. Sermo.921.InSumma1a 2ae 68, 7.922.Is. XI.923.D. Bern.De pugna spir.I in fine. Vedi anche Hugo de S. V. Ide quinque sept.V.924.Summa1a 2ae 68, 4.925.Conv. III 15.926.Purg. XXVII 52 segg.927.Summa1a 2ae 68, 6.928.Purg. XXVI 53 seg.929.Hugo de S. V.De quinque septenisIV:Spiritus... sopita concupiscentia intus pacem creet etc.930.Purg. XV 85 segg.931.Purg. XVI 46.932.Conv. IV 12.933.Purg. XV 84, 85, 87, 94, 106, 109, 118, 122, 125, 128, 130, 136, 139, 140, 145; XVI 6, 8, 10, 35, 41, 62, 66, 75, 95, 100, 107, etc.934.Purg. XIX 77, 120, 123, XX 47 seg. 95 seg. 65, 67, 69; «giusta vendetta» in XX 16. E accenna mestamente alla giustizia (corte) di Dio che lo «rilega nell'eterno esilio» Virgilio ib. 17 e seg. E poi ib. 65, 83 seg. Infine XXII 4 segg.935.Conv. IV 12, «in luogo di saziamento e di refrigerio, danno e recano sete di casso febricante...».936.Purg. XX 145 segg. XXI 1 segg. 73 seg. XXII 4. E cfr. XX 3: «trassi dell'acqua non sazia la spugna».937.Purg. XIX 79 segg.938.ib. 118 segg.939.ib. 132 segg.940.Purg. XX 34 segg.941.ib. 85 segg.942.Purg. XXI 19 segg.943.ib. 76 segg.944.ib. 79 segg.945.Purg. XXII 28 segg.946.ib. 40.947.ib. 55 segg. 61 seg.948.Purg. XXII 128 seg.949.Purg. XXIII 34 seg. 37 seg. 43 seg. 52 seg. 58, 83, 112, XXIV 49 segg. 55 segg. 103 segg.950.Purg. XXV 20 seg.951.Purg. XVII 73 segg.952.ib. 84.953.XVIII 5 segg.954.ib. 76 segg.955.Summa1a 2ae 68, 4.956.Purg. XIII 64, 54, 57.957.InSumma1a 2ae 68, 6.958.Purg. XIII 136 segg.959.Purg. X 106 segg.960.InSumma1a 2ae 68, 8.
595.Inf. XXIV 122 segg.
596.ib. 130 segg.
597.Inf. XXV 22 segg. Di ciò, vedi la Minerva Oscura, e più avanti.
598.Inf. XXVI 83 seg. XXIV 127.
599.Inf. XXV 147 segg.
600.Inf. XXVII 61 segg. 66 e segg.
601.Inf. XXVIIIpassim.
602.Inf. XXIX 18.
603.Inf. XXIX e XXXpassim.
604.Inf. XXX 133 segg.
605.ib. 133 segg.
606.Inf. XX 27 segg.
607.Inf. XVIII 121 segg.
608.ib. 85 segg. 127 segg.
609.Inf. XX 19 segg.
610.Inf. XXXII 37.
611.ib. 53 seg.
612.ib. 74 segg.
613.Inf. XXXI 101.
614.ib. 49 segg.
615.Inf. XXXI 92, 119 seg.
616.ib. 96, 115 segg.
617.Inf. XXXII 94.
618.Inf. XXXI 67 segg. 71 seg.
619.Inf. XXXII 137.
620.Inf. X 32, 65.
621.Purg. III 45.
622.Inf. XXXI 55 seg.
623.Inf. XI 25, 52 segg.
624.Inf. XXIII 116 seg.
625.Inf. XXXII 133. Per il conte Ugolino, rimando alla «Minerva oscura». Non posso che confermare quanto di lui ho scritto. Posso aggiungere che la parola «bestial segno» riconduce alla bestialità che Aristotele ha tanto di mira, dei cannibali: la quale bestialità di Ugolino è poi attestata da un'antica cronaca edita dal Villari (I primi due secoli della storia di Firenze p. 251) e già a me indicata dal Torraca: Rass. Bibl. d. lett. it. III 250 sg.
626.Inf. XXXIII 85 seg.
627.Inf. XX 25.
628.Vedi più su a pag. 30.
629.Infatti l'an. fior. comenta: «Et ancora si può qui moralizzare questo loro andare piccino ch'è per opposito del trascorrere ch'egliono feciono collo intelletto in giudicarele cose di lungi et lontane, et in questo modo perderono et non sepponole presenti».
630.Inf. XX 99.
631.Inf. XX 114.
632.Vedi più su a pag. 41. La prudenza è significata dal «carbonchio che allumina la notte». Brunetto, Tesoro, Vol. III prologo.
633.De civ. D.XIX 26.
634.Contra FaustumXXII 92.
635.De civ. D.XXII 24, 3.
636.De lib. arb.III, 19, 53. Continua dicendo: «E quando ci si cominciano a manifestare i precetti di giustizia (dalla prudenza ci si manifestano), e vogliamo eseguirli e non possiamo, perchè ci si oppone non so quale necessità della concupiscenza carnale». È la lonza, invero, che prima si attraversa a Dante nel cammino della giustizia.
637.Purg. XXVI 58: Quinci su vo per non esser più cieco. Si ricordi «cechità di discrezione» in Conv. I 11, dove la discrezione è detta «occhio» della parte razionale, sì che alcun può essere «cieco del lume della discrezione».
638.De civ. D.XXII 24.
639.Inf. XV 49 segg.
Lassù di sopra in la vita serena,rispos'io lui, mi smarrì 'n una valle,avanti che l'età mia fosse piena.Pur (sol) ier mattina le volsi le spalle:questi m'apparve, tornand'io in quella...
Lassù di sopra in la vita serena,rispos'io lui, mi smarrì 'n una valle,avanti che l'età mia fosse piena.
Pur (sol) ier mattina le volsi le spalle:questi m'apparve, tornand'io in quella...
640.De mus.VI 15, 50:anima... debellans atque interficiens... cum in hoc itinere proficit.
641.ib. 11, 33.
642.Non è inutile osservare che qui è una «bestialità» in contrasto con la giustizia.
643.ib. 16, 51. Cfr. 13, 37.
644.Sulla pace di chi serve a Dio, la quale si ottiene dopo la guerra contro i vizi, vedi, tra altro moltissimo,de civ. D.XIX 27.
645.Hugo de S. V. Vol. II Miscellanea II 14.Diabolusvi è interpretato (come però da altri sovente)deorsum fluens; e Dante dice «dal ciel piovuti».
646.Inf. XXXIV 28 seg.
647.ib. 90.
648.Inf. V 21.
649.Inf. VI 25. L'idea di gettar terra nella gola di Cerbero è, mi pare, tratta dal comento di Servio (Aen. VI 395): «Cerbero è la terra, cioè, consumatrice di tutti i corpi... Onde si leggeOssa super recubans; chè la terra consuma presto le ossa». Alla terra, terra. Polvere sei e polvere tornerai.
650.Inf. VII 8 segg.
651.Inf. VIII 19 segg.
652.Inf. XII 16 segg.
653.ib. 83 segg.
654.Inf. XVI 106 segg.
655.Inf. XVII 40 segg.
656.De mus.VI 16, 51.
657.ib. II, 32 e 33.
658.Inf. XXV 26 segg.
659.Inf. XII 84.
660.Inf. XXV 22 segg.
661.Inf. XXXI 56 seg.
662.Purg. V 112 segg.
663.Inf. III 5. E vedi a pag. 177, nota 2.
664.Inf. XXIII 16.
665.Inf. V 4, VI 28, 14, 13, 22, VII 8.
666.Inf. V 40, 46, 82, VI 19, VII 43, VIII 42.
667.Purg. XXVI 84. Pasife che si imbestiò, è come il segnacolo, come di questi, così di tutti.
668.Aen. VI 620.
669.Vedi più su a pag. 268, nota 2.
670.Inf. III 124 segg.
671.Aen. VI 289. Da notare che non solo da questo libro, ma da questo verso ha certo Dante derivato molto: «Gorgoni, Arpie e il fantasma tricorpore» che in Servio trovava interpretato per Erilo o Gerione.
672.Qui Dante trovava la conferma del concetto Agostiniano. Del resto i mostri di Virgilio sono concepiti a quel modo.
673.Aen. VI 605.
674.Aen. III 252.
675.Aen. VI 257.
676.Aen. III 209.
677.Phars. VI 733.
678.Aen. VI 286.
679.Ecl. VI 77.
680.Inf. XIII 128, 116, 127.
681.Inf. XVII 10 segg. Dante lo leggeva nelMoralium dogma, questo verso.
682.Inf. XIII 13.
683.Domenico Tumiati, gentile poeta e genialissimo critico d'arte, mi assicura che in miniature antiche il serpente che tentò Eva, è figurato con testa giovanile. E così ho veduto anch'io, sebbene in «legni» non così antichi.
684.Vol. IIDe Sacr.Libri I pars septima, 2.
685.Rich. de S. Victorede erud. hominis interioris, 10. Mentre il lettore può già vedere da questo luogo che invidia è frode, pur deve sapere cosa che sembra far contro a ciò che io affermo, che la frode è pur figurata nella lupa. Chè il mistico dice che il pardo (lonza? leopardo? pantera?) raffigura la frode degli ipocriti per quel suo essere «in tutto il corpo spruzzato di certe macchie». Certo, coi bestiarii si può provare quello che si vuole; ma non bisogna fissarsi su una sola notizia.
686.Aur. Aug.De civ. D.XIV 11, 2. Hugo de S. Victore, l. c.
687.Hugo de S. Victore, l. c. 6:nimius vero appetitus habendi vel possidendi avaritia. L'avarizia nel peccato di Venedico è accennata nel verso Inf. XVIII 63: «avaro seno».
688.D. Bern.In ann. B. Virg.Sermo I.
689.Aen. VI 286, 289.
690.Che quell'ombra tricorpore fosse Gerione, Dante o sapeva da Servio o supponeva da sè, comparando il 202 dell'VIII, dove è Gerione tergemino, come, poco lontano, al 293, sono i centauri bimembri e, al 194 e 297, Caco semihomo e semifero.
691.Inf. IX 98 e XXVI 108, XXXI 123, oltre che in XXV 32.
692.Inf. XXXIII 121 segg.
693.Vedi Minerva oscura.
694.Summa1a 37, 1.
695.DallaFisiognomiapubblicata da E. Teza. Bologna 1864. Devo la citazione al bravo Capelli. Quanto al «membruto», si vuole che Dante avesse in pensiero iL. Cassi adipesCatilinaria, III 7, 16. Forse, non sapendo che era magro, pur sapeva che era buon mangiatore e bevitore, onde gli prestò l'adipe dell'altro Cassio.
696.Aur. Aug.Sermo ad cath.II 7 e altrove.
697.Inf. I 97, XVII 30.
698.Inf. II 4 seg.
699.Summa3a, 51, 4. Il passo è di S. Agostino.
700.Cosmografia della Divina Commedia, Torino 1881. Pag. 234.
701.Summa3a, 50, 1.
702.L'espressione è di Aur. Aug.contra FaustumXXII 53.
703.Summa3a 49, 1.
704.Inf. XXXIV 20 seg.
705.Summa3a 15, 10.
706.D. Bern.De cons.II.
707.Isaia XI.
708.Inf. I 91, 29; II 62; Purg. XVI 60.
709.Inf. I 114 segg.
710.Purg. XXXIII 91. segg. Inf. XXXIV 127 segg.
711.Inf. III 133 segg.; Purg. XXXI 89 segg.
712.Purg. XXXI 103 segg.
713.D. Bern.In Nat. Dom. Sermo 1.Il luogo di S. Paolo è diad Tit.2.
714.id. ib.
715.Vedi a pag. 199. Conf. Par. VII 85; Vostra natura, quando peccò tota etc. Par. XIII 86.
716.l. c.
717.Purg. XXXIII 136.
718.Tertius aquarum usus est irrigatio, quam profecto maxime necessariam habentnovellae plantationes.Bern. l. c.
719.Purg. XXXIII 148 seg.
720.Inf. XXXIV 127 seg.
721.D. Bern.Super cantica Sermo 61. Alius hunc locum (columba mea in foraminibus petrae) ita esposuit, foramina petrae vulnera Christi interpretans. Recte omnino, nam petra Christus. Bona foramina, quae fidem astruunt resurrectionis et Christi divinitatis.
722.Purg. I 31 segg.
723.D. Bern.Sup. Cant. S. 61.
724.Id. ib. 62.
725.InS. Bon. SummaVII, 3, 3, perposterioras'intende anche «gli effetti». E gli effetti (vediTh. Summa2a 2ae 180, 4) divini sono sì igiudizisì i benefizi.
726.Id. ib. 62. Le prime parole sono di Isaia 26.
727.Par. XXVII 65 seg.
728.Par. XVII 128. Riporto esattamente due passi del Sermone 62. Per «cavare et in petra, puriori mentis acie opus est et vehementiori omnino intentione, etiam et meritis potioribus sanctitatis. Et ad haec quis idoneus? Nempe». S. Giovanni, S. Paolo e forse David: dice S. Bernardo. L'ispirazione che a Dante venne da questi sermoni è manifesta. Dopo la ghiaccia e Lucifero trova Dante il foro di Letè. San Bernardo dice che il foro nella pietra è rifugio per i più gravi peccati.Peccavi peccatum grande, turbatur conscientia, sed non perturbabitur, quoniam vulnerum Domini recordabor. Quid tam, ad mortem quod non Christi morte salvetur?E parla di Caino. Ora Dante quando si mette nella natural burella ha veduto i peggiori peccati, e ha passato non solo la Caina ma la Giudecca.
729.Par. XVII 124 e seg.
730.Purg. XXVII 140.
731.Inf. IX 17, XII 39.
732.Purg. XXXI 138 segg.
733.E si vedrà meglio l'antitesi, quando avremo dichiarato Matelda e Beatrice.
734.Purg. XI 30.
735.Purg. XIII 88 seg.
736.Purg. XVI 31 seg.
737.Purg. XVII 85 seg. XVIII 107.
738.Purg. XXV 139.
739.Summa1a 2ae 86, 1 e 2.
740.Purg. XVII 91 segg.
741.Summa1a 2ae 86, 1 e 2.
742.Purg. XVII 95 seg.
743.Inf. VI 70 segg.
744.Purg. XVII 115.
745.ib. 127.
746.Summa1a 2ae 26, I.
747.Summa1a 2ae 26, I.
748.Purg. XVIII 106 seg.
749.Purg. XVII 133 segg.
750.ib. 126.
751.ib. 136.
752.Purg. XIX 121 seg.
753.Purg. XVII 137.
754.ib. 130 segg. 124 seg.
755.Purg. XVIII 26.
756.ib. 59 seg.
757.Purg. XVII 115 segg.
758.Summa1a 2ae 42, 4; 42, 3.
759.Summa1a 2ae 46, 3; 3a 15, 9. L'ira è composta di tristizia e desiderio, non come di parti, ma come di cause.
760.Summa1a 2ae 26, 1. Vi è riportato questo passo di S. Agostino,de civ. D.:Amor inhians habere quod amatur, cupiditas est; id autem habens eoque fruens, laetitia; fugiens quod ei adversatur, timor est; idque si acciderit sentiens, tristitia est. E Tommaso comenta:amor dicitur esse timor, gaudium, cupiditas et tristitia, non quidem essentialiter sed causaliter.
761.Purg. III 121.
762.Purg. VII 124 segg.
763.Purg. XX 65 segg.
764.Inf. XV 103. E vedi a pag. 262.
765.ib. 118.
766.Purg. IX 106 segg. di buona voglia... Misericordia chiesi.
767.Cfr. Inf. V 55, 63, 100 segg. e Purg. XVI 42; Inf. VI 53 e Purg. XXIV 128; Inf. VII 48, 42 e Purg. XIX 113, XXII 53, 32, 34, 35.
768.Purg. XXXII 142 segg.
769.Inf. XIX 104 seg.
770.Inf. XIV 13 seg.
771.Inf. XXXI 91 seg.
772.Inf. XXIV 132, XXV 1 segg. 14 segg.
773.Inf. XXV 16.
774.Inf. VI 74 seg.
775.Inf. VI 73.
776.ib. 64 seg.
777.ib. 67 segg.
778.Dall'Ottimo.
779.A risparmio di spazio, rimando tutto in una volta ai canti III 22-67 e VII 109-126, VIII 1-64. E rimando alla Minerva Oscura, che qui riassumo con poche aggiunte, ma anche, necessariamente, con qualche omissione.
780.Purg. XVII 138 segg.
781.De Mon.I 13.
782.Purg. VIII 82 segg.
783.Sen.de iraII 5, 2.
784.id. ib. 3.
785.id. ib. 5.
786.id. ib. 3, 4 e 5.
787.id. ib, 6, 2.
788.Sen.de iraib.
789.id. ib. 8, 3.
790.id. ib. 11, 1.
791.id. ib. 16, 1.
792.id. ib. 3.
793.Sen.de iraib. 17, 2.
794.id. ib. n. I 11, 2.Calcar virtutistrovava Dante ivi III 3, 1.
795.Par. VI 49 segg.
796.Sen.de iraI 12, 5.
797.Inf. XII 24, 15, 27.
798.Sen.de iraI 13, 5.
799.Inf. VIII 36.
800.De iraI 20, 3-5; 21, 1.
801.ib. 11, 2.
802.ib. III 1, 5.
803.Sen.de iraib. 3, 2.
804.Inf. XII 49 segg.
805.De iraIII 4, 1 e 2.
806.Inf. VII 112 segg
807.De iraII 36, 4-6.
808.Vedi anche III 17, 1:haec barbaris regibus feritas in ira fuit.
809.Anche III 19, 1:Quam superba fuerit crudelitas eiusetc. Anche III 1, 5:sive successit, superba, sive frustratur, insana. Può Dante da questi libri aver tratto l'esempio che pone per primo, tra i tiranni, II 22, 3:Hoc eo magis in Alexandro laudo, quia nemo tam obnoxius irae fuit.III, 17, 1:regem Alexandrum qui Clitum carissimum sibi et una educatum inter epulas transfodit manu quidem suaetc.
810.III 13, 1. Ricordiamo «color cui vinse l'ira».
811.Vedi più sopra a pag. 340.
812.Summa2a 2ae 156, 4. Eth. VII 6.
813.Summa2a 2ae 158. 8.
814.ib. 162, 3 epassim.
815.Inf. XII 33.
816.ib. 16 segg.
817.ib. 63, 66, 69.
818.ib. 72.
819.ib. 71.
820.De off.I 25, 89:Cavenda tamen est maxime ira in puniendo, cum qua nemo tenebit mediocritatem.
821.Huius iudicium omnem severitatem abhorrens et semper citra medium plectens...Epist. V.
822.Summa1a 2ae 47, 2.
823.Inf. XII 16 segg.
824.Inf. XIII 70 segg.
825.Summa,passim: 2a 2ae 153, 4; 1a 2ae 46, 6, 7; 47, 1et al.
826.Vedi più sopra a pag. 344.
827.Inf. XXXI 95 seg.
828.De iraI 2, 1.
829.ib. 20, 8.
830.De iraI 20, 1 e 2.
831.Inf. XI 106 seg.
832.ib. 46 segg.
833.Gen. II.
834.Summa1a 102, 3. Il passo è di S. Agostino. Vedi «Minerva oscura» 70 e segg.
835.Inf. XIV 51 segg.
836.Aur. Aug.De civ. D.XIV 21, 22 e segg. Nelle parole di Iacopo Rusticucci «La fiera moglie etc.» è adombrata, secondo me, la ribellione della femmina stessa alla pena divina di partorire con dolore.
837.De civ. D.XIV 19. Basterebbe questa citazione a far ricredenti gli avversari che possano essere persuasi.
838.Summa1a 2ae 47, 3.
839.Inf. XIV 46, 68 seg.
840.Inf. XV 106 seg.
841.Inf. XVI 31, 36, 39, 41 seg. 59.
842.Inf. XVII 55 segg.
843.Inf. XIV 47, 53, 60, 65, 66, 70, 71.
844.Inf. XI, 47, 51; XIV 72. Il petto è la sede dell'ira.
845.Inf. XV 61 segg.
846.Inf. XVI 9, 72.
847.Inf. XVII 66 segg.
848.Purg. XV 106.
849.Inf. XIII 102, 40 segg.
850.Purg. XIII 8 seg.
851.ib. 46, 47 seg.
852.Purg. XIII 70 segg.
853.Inf. XVIII 1 segg.
854.Inf. XXIII 61 segg.
855.Inf. XX 13 segg.
856.Purg. X 31.
857.Inf. XXXII 23 seg.
858.Purg. X 121 segg. XII 72, X 3.
859.Inf. XXXII 13 segg.
860.Purg. X 115 seg. 143, 119, 136 segg.
861.Par. XIX 55 segg,
862.Summa1a 2ae 84, 2.
863.D. Bern,in psalm. qui habitatSermo III.
864.Inf. XXXII 19 segg.
865.Inf. XXXII 77 segg.
866.D. Bern.in coena DominiSermo II. Ev. sec. Ioan. XIII 18; cfr. Ps. 40, 10.
867.Ev. sec. Ioan. XIII:et post buccellam introivit in eum Satanas.
868.D. Bern.de adv. Dom.Sermo I.
869.Vedi Minerva Oscura XIV 40 segg.
870.Gen. III.
871.Vedi più su «Le tre fiere III» p. 121.
872.Purg. XIV 150. Cfr. D. Bern.Hac. peste (invidia) nullus moritur nisi qui terrena haec appetit. In die pur.Sermo.
873.Vedi più su D. Bern.de int. dom.61: Mentre è cattiva ogni invidia, pessima è tuttavia la specie di questo male, che esercita le sue ingiurie sotto aspetto di santità.
874.Purg. XXXIII 56 segg. La bestemmia di fatto richiama la bestemmia di Vanni Fucci, col core e di fatto, e quella di Capaneo, col core. Quello è ladro, questo è folle.
875.Concetto comunissimo. Per es. D. Bern.in die purif.Dopo la conversione niente più in noi possa l'invidia,per la quale la morte entrò nel mondo(Sap. II): chè il diavolo invidia all'uomo l'ascensione al luogo donde egli precipitò; e per questo lo tentò e lo uccise nell'anima.
876.Inf. XXIII 116 seg.
877.Purg. XVII 115 segg.
878.Purg. XVII 115 segg.
879.Summa1a 2ae 77, 6 e altrove.
880.Inf. XI 52 segg.
881.Purg. XI 64 seg.
882.Purg. XIV 82 segg.
883.Purg. X 122.
884.Purg. XII 70 segg.
885.D. Bern.de nat. Dom.Sermo IIIet al.
886.Reg.I 28.
887.Reg.III 12.
888.Reg.IV 19.
889.Iud.VI.
890.Il nodo che Virgilio fa, può aver riscontro nel «vincolo ferreo» di Rich. de S. Victorede er. hom. int.25: «quando lamentedepravata comincia a piegarsi a tali infimi beni... avviene che non possa più frenar l'appetito dell'amor di quelli». Perciò lamentedepravata è legata tra l'erba della terra da una specie di «vincolo di ferro». Il medesimo (29) ha: «il dominio dei vizii a poco a poco ammollisce l'anima e via via la spinge al peggio». Vedi più su a pag. 141 segg.
891.Purg. XIV 133, 139.
892.Purg. XVII 19 segg.
893.Giova ricordare D. Bern,de modo bene vivend. lib. 37: «La superbia e la cupidità è un male solo in quanto non può essere superbia senza cupidità nè questa senza quella. Il diavolo per superbia e cupidità dice: salirò al cielo! etc.».
894.Purg. XI 88 segg.
895.Aur. Aug.de civ. D.XIV 12 e 13.
896.Inf. XI 56 segg.
897.D. Bern.Sup. Cant.Sermo 25.
898.Vedi «Minerva Oscura», pag. 32 segg.
899.Summa2a 2ae 122, 3.
900.Mach. I 2, cfr.Summa2a 2ae 40, 4.Pro tuitione reipublicae fidelium... iusta bella exercere in diebus festis.
901.ib. 1.
902.Par. XXVI. 117. InSumma2a 2ae 106, 2 è spiegato che il primo peccato dell'uomo non fu disobbedienza secondo ch'ella è speziale peccato, masuperbiaper la quale l'uomo si indusse a disobbedire. E così tutti ragionano.
903.Purg. XXIX 25 segg.
904.Par. XIX 46 seg.
905.Vedi più su a pag. 324 segg.
906.Is. inSumma1a 2ae 68, 6.
907.Purg. XII 110, XV 38, XVII 68 seg., XIX 50, XXII 4 segg., XXIV 151 segg., XXVII 8.
908.Ev. sec. Matth. V.
909.Summa1a 2ae 69 3.
910.ib. 4.
911.InSumma1a 2ae 68, 1.
912.InSumma1a 2ae 69, 1.
913.Purg. XXIX 50.
914.Summa3a 27, 3.
915.Purg. XX 97 seg.
916.Summa1a 2ae 69, 1, 3, 4 e 5.
917.Par. XXXIII, 10 seg.
918.Conv. IV 21.
919.Speculum Beatae Virginis, IV. Prendo la citazione dal «Dizionario Dantesco» del Poletto.
920.D. Bern.De MariaV. Sermo.
921.InSumma1a 2ae 68, 7.
922.Is. XI.
923.D. Bern.De pugna spir.I in fine. Vedi anche Hugo de S. V. Ide quinque sept.V.
924.Summa1a 2ae 68, 4.
925.Conv. III 15.
926.Purg. XXVII 52 segg.
927.Summa1a 2ae 68, 6.
928.Purg. XXVI 53 seg.
929.Hugo de S. V.De quinque septenisIV:Spiritus... sopita concupiscentia intus pacem creet etc.
930.Purg. XV 85 segg.
931.Purg. XVI 46.
932.Conv. IV 12.
933.Purg. XV 84, 85, 87, 94, 106, 109, 118, 122, 125, 128, 130, 136, 139, 140, 145; XVI 6, 8, 10, 35, 41, 62, 66, 75, 95, 100, 107, etc.
934.Purg. XIX 77, 120, 123, XX 47 seg. 95 seg. 65, 67, 69; «giusta vendetta» in XX 16. E accenna mestamente alla giustizia (corte) di Dio che lo «rilega nell'eterno esilio» Virgilio ib. 17 e seg. E poi ib. 65, 83 seg. Infine XXII 4 segg.
935.Conv. IV 12, «in luogo di saziamento e di refrigerio, danno e recano sete di casso febricante...».
936.Purg. XX 145 segg. XXI 1 segg. 73 seg. XXII 4. E cfr. XX 3: «trassi dell'acqua non sazia la spugna».
937.Purg. XIX 79 segg.
938.ib. 118 segg.
939.ib. 132 segg.
940.Purg. XX 34 segg.
941.ib. 85 segg.
942.Purg. XXI 19 segg.
943.ib. 76 segg.
944.ib. 79 segg.
945.Purg. XXII 28 segg.
946.ib. 40.
947.ib. 55 segg. 61 seg.
948.Purg. XXII 128 seg.
949.Purg. XXIII 34 seg. 37 seg. 43 seg. 52 seg. 58, 83, 112, XXIV 49 segg. 55 segg. 103 segg.
950.Purg. XXV 20 seg.
951.Purg. XVII 73 segg.
952.ib. 84.
953.XVIII 5 segg.
954.ib. 76 segg.
955.Summa1a 2ae 68, 4.
956.Purg. XIII 64, 54, 57.
957.InSumma1a 2ae 68, 6.
958.Purg. XIII 136 segg.
959.Purg. X 106 segg.
960.InSumma1a 2ae 68, 8.