NOTE:1.G. P. Minerva Oscura, Prolegomeni; la costruzione morale del poema di Dante. Livorno, Giusti 1898.2.Giornale di letteratura storia e arte, Melfi, anno I fasc. 3-4, aprile-maggio 1898 Pag. 199-200.3.Ariel, Roma, 15 maggio 1898.4.Rivista bibliografica italiana, Firenze, fasc. 18 e 25 giugno 1898.5.Giornale dantesco, Quad. VIII-IX anno VI (III della nuova serie).6.Giornale storico, XXXIII, fasc. 98-99, pag. 364 e 376. Conosco altre recensioni che ometto, e altre forse ometto che non conosco.7.Marzocco, Firenze, Anno V N. 6, 7, 8.8.Convivio (ed. Fraticelli) IV 24. —Serv. ad Aen..VI 136:Novimus Pythagoram Samium vitam humanam divisisse in modum Y litterae, scilicet quod prima aetas incerta sit, quippe quae adhuc se nec vitiis nec virtutibus dedit: bivium autem Y litterae a iuventute incipere, quo tempore homines aut vitia, id est partem sinistram, aut virtutes id est dexteram partem sequuntur... Ergo per ramum virtutes dicit esse sectandas, qui est Y litterae imitatio.......9.D. C. (ed. Witte) Inf. I 2 segg.10.Purg. XXX 124 segg.11.Vita Nuova (ed. Casini) I.12.V. N. XXXIV: In quello giorno, nel quale si compiea l'anno, che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte, ne la quale ricordandomi di lei disegnava uno angelo sopra certe tavolette... ib. XXXV: Poi per alquanto tempo...13.V. N. I: E' mi comandava molte volte ch'io cercasse per vedere questa angiola giovanissima, ond'io ne la mia puerizia molte fiate l'andai cercando... cf. Conv. IV 24: Ma perocchè l'adolescenza non comincia dal principio della vita, ma presso ad ottomesidopo quella... Quelmesisi emenda inanni. Cfr. anche Purg. XXX 42.14.Purg. XXX 121 segg.15.Purg. XXXI 34 segg.16.Conv. IV 24.17.V. N. a principio.18.Purg. XXXI 44 seg., 58 segg.19.De Mon. I 17 in fine.20.Conv. IV 24.21.Purg. XXXI 68 seg.22.Inf. II 61.23.Purg. XVI 88, 91 seg., 94 seg.24.Conv. IV 12.25.Purg. XVII 91 segg., 127 segg.26.V. N. XXXV — I. Per ilcolore pallido, XXXVI.27.Purg. XXXI 22 segg.28.Purg. XXXI 55 segg.29.Purg. XXXII 2.30.Conv. IV 7.31.Conv. IVpassim, e 24.32.Conv. IV 26.33.Inf. II 43 segg.34.Conv. IV 20.35.Inf. I 6.36.Inf. I 19.37.Inf. II 122.38.Conv. CanzoneLe dolci rime, Tr. IV.39.Con. IV 26.40.Conv. IV 7.41.Purg. XXX 121 segg.42.Purg. XXX 133 seg.43.Conv. IV 7.44.Conv. IV 24.45.Inf. IV 10.46.Conv. I 4; Purg. XXXIII 50. E aggiungi Canz.Voi che intendendo, stanza ultima:Tanto lor parli faticosa e forte. Della selva è dettofortecome a direinestricabile; pur nel senso figurato, vale, mi pare, che difficilmente uno ci siritrova, per uscirne, chè non vede e non intende.47.Conv. I 4.48.Purg. XXXI 28 segg.49.Purg. XXXI 34 seg.50.Purg. ib. 64 seg.51.Purg. XXX 78.52.Conv. IV 19.53.Conv. I 1.54.Conv. IV 8.55.Vedi sopra.56.Purg. XVI 82.57.de Mon. I 17.58.Purg. XVI 60.59.Conv. IV 24.60.Conv. IV 26.61.Inf. v. 39.62.V. N. 39.63.Summa2a 2ae 53, 5.64.Purg. XVI 75 seg.65.Aug. inSumma2a 2ae 47, 1.66.Purg. XVIII 12.67.Conv. IV 27.68.Conv. IV 12.69.Purg. XXX e XXXIpassim.70.V. N. XXXV-IX.71.Summal. c.72.Purg. XXXI 22 segg.73.Purg. ib. 55 segg.74.Summa1a 2ae 57, 4; 58, 3 e altrove; 1a 2ae 64, 3.75.Purg. XVI 75.76.2a 2ae 47, 1.77.2a 2ae 47, 9. Vi è portato come testo:Estote prudentes et vigilate in orationibus.78.Inf. I 16.79.Summa2a 2ae 47, 14.80.Purg. XVIII 64 seg.81.Inf. IV 38.82.Purg. XVIII 62 segg.83.Par. XXXI 85.84.Purg. XXVII 140. Cfr. ib. 1 71.85.Inf. 1 60; cfr. 2 e 14; 76; cfr. 7.86.Inf. IV 64 segg.87.Inf. ib. 68 seg.88.Purg. VII 28 seg.89.Inf. IV 68.90.Par. XXVII 124 segg. Il passo è molto inesattamente interpretato; e si dichiarerà nel capitolo seguente. Si accosta alla buona interpretazione il da Buti: «imperò che tutti li omini vogliano lo sommo bene, e nessuno può fare che cognosciuto ch'elli l'à non lo voglia».91.Purg. XXIII 118 segg.92.Inf. XX 127.93.Purg. XXXII 2.94.De Mon. I 13.95.De Mon. III 4.96.Summa1a 106, 1.97.Summa1a 2ae 113, 1, 5 e 6; epassim.98.Purg. XVI 64 segg.99.«Così; ecco che dimostra che come si mutano per lo tempo le condizioni dell'animo; così anco le condizioni del corpo de la luna etc.».100.1a 70, 2. La quinta obbiezione suona così:Luna non praeest nocti, quando est plena[al.prima].Probabile autem est, quod luna facta fuerit plena; sic enim homines incipiunt computare; ergo luna non est facta, ut praesit nocti.101.Par. XXVII 121 segg.102.Par. XXVII 142 segg.103.Ricorda de Mon. III 4: «Dicono... che Dio fece due grandi luminari, il maggiore e il minore, perchè l'uno presiedesse al giorno e l'altro alla notte. Nel che ritenevano per allegoria indicati questi due poteri, spirituale e temporale». Nell'Ep. V 10 è ben definito quest'uffizio dell'imperatore con la stessa imagine della luna: «Non camminate, come e le genti camminano, nellavanità del sensoe nell'oscurità delle tenebre... dove il raggio spirituale non basta, ivi ne rischiari la luce del minor luminare». Dante in quel capitolo del de Mon. non sembra accogliere di buon grado il paragone dell'autorità imperiale alluminare minus, e l'accoglie solo ammettendo che questo abbia luce in proprio. Il che significa in Purg. XVI 107, chiamandosoleanche quel luminare che fa veder la strada del mondo.104.Conv. IV 17. E vediSumma,passim, per es. 1a 2ae 60, 1; 58, 3. La prudenza, qual condizione di qualsivoglia virtù, si chiama appuntodiscrezione.105.Par. XIX 65 e seg. Ci torneremo su. Il da Buti: «Senza la grazia illuminante d'Iddio noi siamo ciechi, o per lo dimonio che ci accieca, o per la concupiscienzia della carne che n'offusca o per piacere del mondo che ci corrompe». C'è qualche cosa di vero, ma non tutto è vero. Vedremo meglio che latenebraè l'effetto del peccato originale, e l'ombrae ilveleno, del peccato attuale, nella sua grande divisione d'incontinenza e di malizia. Per veleno uguale a malizia, cfr. la coda di Gerione, simbolo d'una specie di malizia, che havenenosa forca, e ricordisi questo verso Par. IV (65) in cuivelenoè accostato, come sinonimo, amalizia:Ha men velen, perocchè sua malizia.106.Purg. XVII 95 e segg.l'altro (amore) puote errar per malo obbiettoo per troppo o per poco di vigore.Mentre ch'egli è ne' primi ben diretto e ne' secondi sè stesso misura, esser non può cagion di mal diletto. P/107.Inf. VIII 125 seg.108.Inf. III 29 e 75.109.Inf. IIIpassim.110.Non posso indugiarmi in confronti con Virgilio; ed è superfluo ammonire che Dante spiritualizza tutte le circostanze virgiliane.111.Inf. III 25 segg.112.Inf. IV 25 segg.113.Purg. VII 29 seg.114.Inf. III 22.115.Ib. 65 segg.116.Inf. III 33.117.Ib. 43 seg.118.Ib. 46.119.Inf. IV 42. Purg. VII 29 seg.120.Inf. III 55 segg.121.Inf. IV 29 seg.122.Inf. III 31, 45, 51; IV 14, 21.123.Inf. III 35 e seg.124.Ib. 61.125.Ib. 64.126.Inf. IV 44.127.Inf. III 45, 51, 58 segg.128.Inf. IV 55 segg., 88 segg., 119 segg.129.Purg. XXII 97-114. Il novero è fatto da Stazio e Virgilio.130.Inf. IV 76.131.Inf. III 49.132.Inf. III 61.133.Inf. IV 43.134.Inf. III 58.135.Inf. III 30, IV 65.136.Inf. III 36; Purg. VII 25.137.Inf. III 50, IV 34 segg.138.Inf. III 48, IV 42.139.Inf. III 37 seg.140.Ap. IIIEt angelo Laodiciae ecclesiae scribe... Scio opera tua, quia neque frigidus es, neque calidus... Nescis quia tu es miser et miserabilis et pauper et caecus et nudus...141.Vedi Par. XIV 85 segg.142.Inf. IV 38.143.Par. VII 85 seg.144.ib. 25 segg.145.ib. 64 segg.146.Par. XX 67 e segg.147.Purg. III 40 e segg.148.Purg. XVI 75 segg.149.Purg. XVIII 61 e segg.150.Purg. VII 31.151.ib. 33.152.ib. 34 e segg.153.Inf. IV 40.154.Inf. VI 67 segg. L'interpretazione di quel terzo verso mi pare che si debba fondare sul credereemisperio di tenebresoggetto, e sul derivarevinciadavincere, avvincere. Il fuoco ha natura misteriosa: non allontana le tenebre; splende tra il buio. Al suo chiarore non si vede se non ciò che è sott'esso. Fiammeggia nel buio, senza proiettare i suoi raggi.155.Inf. IV 103 e 116 e seg.156.Purg. VII 28 segg.157.Purg. VII 26 e seg.158.Par. XIX 64 seg.159.Conv. IV 9.160.Inf. III 88 segg.161.Inf. III 116 segg.162.ib. 46 segg.163.Ricorda il detto di Caron:per passare; il detto di Virgilio:a trapassar lo rio; l'altro di Virgilio:Quinci non passa; per non dire che nel canto IV c'è il passar del fiumicello, e nel canto IX il messo del cielo che «alpasso passavaStige».164.Inf. II 11 seg.165.Inf. I 114 segg.166.Inf. III 25 segg.167.Inf. III 118 segg.168.Purg. XXV 121 segg.169.Aug.de civ. D.XIII 2.170.Inf. IV 5.171.Inf. XXXIV 127 seg.172.Purg. I 17.173.Purg. I 61.174.Paul. ad Rom. 6.175.Purg. I 22, 131.176.Che il battesimo sia talora, e spesso, in vano, è concetto comune e naturale. Dice, per esempio, S. Agostino (de bapt. contra Don.IV 21): «E non diciamo noi che i battezzati, dovunque e comunque battezzati, conseguono per ciò la grazia del battesimo; se per grazia del battesimo si intende la salute istessa che si conferisce mediante la celebrazione del battesimo». E cfr. Dante, Par. XIX 106 segg. In ogni cerchio dell'inferno si trovano cristiani: nel vestibolo, solo cristiani ed angeli.177.Lo dice S. Ambrogio citato da S. Agostino (contra Iul. Pel.II 14): «Noi vediamo di qual fatta è la morte mistica». Ed ella è così fatta: «Beata è quella morte che ci toglie al peccato per riformarci a Dio». Si tratta del battesimo, come ed esso dice e S. Agostino spiega: «Vedi in che modo quell'uomo venerabile ha significato che nel battesimo avviene dell'uomo una morte beata, nella quale si rimettono tutti i peccati?»178.S. Agostino,Ench. de Fide, Spe et Caritate, 13: «Si dice che morisse al peccato, perchè morì alla carne, cioè, alla somiglianza del peccato».179.Concetto che non ha bisogno di testimonianza. Dice S. Agostino, qua e là, che fu istituita una seconda natività, perchè la prima fu dannata; che, essendosi in Adamo dannata la generazione, si cerca in Cristo la rigenerazione; che l'acqua del battesimo èvulva matrisetc.180.Inf. IV 13.181.Inf. VIII 125 segg.182.Inf. IV 52 segg.183.Inf. XII 37 segg.184.Concetto comune. VediSummala 2ae 82, 2.185.Cfr. Inf. XII 39 e VIII 68 e segg.186.Inf. I 127, XXXIV 28, VIII 125.187.Inf. VIII 69.188.Aen. VI 127:Noctes atque dies patet atri ianua Ditis.189.Inf. VIII 122 segg.190.Inf. IX 89 seg.con una verghettal'aperse, che non ebbe alcun ritegno.191.Inf. VIII 2 segg.192.ib. 82.193.Inf. VIII 118: ciascun dentro a prova si ricorse.194.Aen. VI 552 segg. 573.195.V. più avanti «Le tre rovine».196.Inf. III 15.197.ib. 16 segg.198.ib. I 114 segg.199.ib. I 135.200.Conv. IV 7.201.Benvenuto infatti spiega: «perdettero l'intelletto, che è il più gran bene, e che distingue l'uomo dalle bestie...» Il bene dell'intelletto è il vero (Arist. Eth. 2, 6, citato inSumma1a 94, 4). Adamo peccò rinnegandolo, misconoscendolo; peccò, non ostante che egli vedesse il vero: non fu ingannato. E così corruppe quel primo stato umano, in cui l'inganno non era possibile. Gli sciaurati quel primo stato, in cui il vero si vede, lo riebbero dal Cristo; ma il vero lo videro invano; lo trascurarono, lo gittarono, l'hanno perduto. Vedi quell'articolo dellaSummasopra citato. Vedi anche nel Conv. II 14: la verità speculare... è ultima perfezione nostra, siccome dice il Filosofo nel sesto dell'Etica, quando dice che 'l vero è il bene dell'intelletto.202.Inf. II 46 segg.203.Conv. IV 26.204.Inf. III 51.205.Aur. Aug.passim: per es.In Iohann. ep. I, 2, 3; «I pargoli nella nave stessa di Cristo sono condotti etc.» ib. 4 «Egli stesso si fece via, e ciò per il mare: quindi camminò nel mare, per mostrare che c'è una via nel mare». Anche l'arca di Noè raffigura il battesimo. Ciò inDe Cat. Rud.32, e altrove.206.Matth. XIV. Cfr. Marc. VI.207.Inf. III 131 segg.208.Inf. II 1 segg.209.Ioann. VI.210.Inf. IV 108 seg.211.Exod. XIV.212.Aug.De Trin.IV 20.213.id.In Iohann. E. cap. I tr. II 4. VediEn. in Psalm. LXXII 5. E altrove.214.Matth. XXVII. Cfr. Luc. XXIII (dove sono anche le tenebre).215.Inf. XI 16 segg.dentro da cotesti sassi. . . . . . . son tre cerchietti...D'ogni malizia etc.Cfr. 73 segg.216.Inf. XXXIV 25 segg.217.Inf. V 140 segg.218.Inf. XXXIV 108, VI 22.219.Aug.contra Iul. Pel.II 14.220.Aug. ib. VI 42.221.Aug.de civ. DeiXVII 5, 5.222.ad Eph.4, 9 e 10.223.Conv. IV 26. Questo appetito mai altro non fa, che cacciare e fuggire.224.Inf. IV 65 seg.225.Summa1a 94, 4:id quod accidit in somno, non imputatur homini: quia non habet usum rationis; qui est proprius hominis actus.226.Inf. I 8 seg.227.Inf. I 29 segg.228.Inf. I 19.229.Purg. XXX 115 segg.230.Inf. Ipassim.231.Inf. II 95.232.Purg. XXXI 25.233.Inf. Ipassim.234.Inf. XI 81 segg.235.ib. 84.236.Inf. XI 22 seg.
1.G. P. Minerva Oscura, Prolegomeni; la costruzione morale del poema di Dante. Livorno, Giusti 1898.
2.Giornale di letteratura storia e arte, Melfi, anno I fasc. 3-4, aprile-maggio 1898 Pag. 199-200.
3.Ariel, Roma, 15 maggio 1898.
4.Rivista bibliografica italiana, Firenze, fasc. 18 e 25 giugno 1898.
5.Giornale dantesco, Quad. VIII-IX anno VI (III della nuova serie).
6.Giornale storico, XXXIII, fasc. 98-99, pag. 364 e 376. Conosco altre recensioni che ometto, e altre forse ometto che non conosco.
7.Marzocco, Firenze, Anno V N. 6, 7, 8.
8.Convivio (ed. Fraticelli) IV 24. —Serv. ad Aen..VI 136:Novimus Pythagoram Samium vitam humanam divisisse in modum Y litterae, scilicet quod prima aetas incerta sit, quippe quae adhuc se nec vitiis nec virtutibus dedit: bivium autem Y litterae a iuventute incipere, quo tempore homines aut vitia, id est partem sinistram, aut virtutes id est dexteram partem sequuntur... Ergo per ramum virtutes dicit esse sectandas, qui est Y litterae imitatio.......
9.D. C. (ed. Witte) Inf. I 2 segg.
10.Purg. XXX 124 segg.
11.Vita Nuova (ed. Casini) I.
12.V. N. XXXIV: In quello giorno, nel quale si compiea l'anno, che questa donna era fatta de li cittadini di vita eterna, io mi sedea in parte, ne la quale ricordandomi di lei disegnava uno angelo sopra certe tavolette... ib. XXXV: Poi per alquanto tempo...
13.V. N. I: E' mi comandava molte volte ch'io cercasse per vedere questa angiola giovanissima, ond'io ne la mia puerizia molte fiate l'andai cercando... cf. Conv. IV 24: Ma perocchè l'adolescenza non comincia dal principio della vita, ma presso ad ottomesidopo quella... Quelmesisi emenda inanni. Cfr. anche Purg. XXX 42.
14.Purg. XXX 121 segg.
15.Purg. XXXI 34 segg.
16.Conv. IV 24.
17.V. N. a principio.
18.Purg. XXXI 44 seg., 58 segg.
19.De Mon. I 17 in fine.
20.Conv. IV 24.
21.Purg. XXXI 68 seg.
22.Inf. II 61.
23.Purg. XVI 88, 91 seg., 94 seg.
24.Conv. IV 12.
25.Purg. XVII 91 segg., 127 segg.
26.V. N. XXXV — I. Per ilcolore pallido, XXXVI.
27.Purg. XXXI 22 segg.
28.Purg. XXXI 55 segg.
29.Purg. XXXII 2.
30.Conv. IV 7.
31.Conv. IVpassim, e 24.
32.Conv. IV 26.
33.Inf. II 43 segg.
34.Conv. IV 20.
35.Inf. I 6.
36.Inf. I 19.
37.Inf. II 122.
38.Conv. CanzoneLe dolci rime, Tr. IV.
39.Con. IV 26.
40.Conv. IV 7.
41.Purg. XXX 121 segg.
42.Purg. XXX 133 seg.
43.Conv. IV 7.
44.Conv. IV 24.
45.Inf. IV 10.
46.Conv. I 4; Purg. XXXIII 50. E aggiungi Canz.Voi che intendendo, stanza ultima:Tanto lor parli faticosa e forte. Della selva è dettofortecome a direinestricabile; pur nel senso figurato, vale, mi pare, che difficilmente uno ci siritrova, per uscirne, chè non vede e non intende.
47.Conv. I 4.
48.Purg. XXXI 28 segg.
49.Purg. XXXI 34 seg.
50.Purg. ib. 64 seg.
51.Purg. XXX 78.
52.Conv. IV 19.
53.Conv. I 1.
54.Conv. IV 8.
55.Vedi sopra.
56.Purg. XVI 82.
57.de Mon. I 17.
58.Purg. XVI 60.
59.Conv. IV 24.
60.Conv. IV 26.
61.Inf. v. 39.
62.V. N. 39.
63.Summa2a 2ae 53, 5.
64.Purg. XVI 75 seg.
65.Aug. inSumma2a 2ae 47, 1.
66.Purg. XVIII 12.
67.Conv. IV 27.
68.Conv. IV 12.
69.Purg. XXX e XXXIpassim.
70.V. N. XXXV-IX.
71.Summal. c.
72.Purg. XXXI 22 segg.
73.Purg. ib. 55 segg.
74.Summa1a 2ae 57, 4; 58, 3 e altrove; 1a 2ae 64, 3.
75.Purg. XVI 75.
76.2a 2ae 47, 1.
77.2a 2ae 47, 9. Vi è portato come testo:Estote prudentes et vigilate in orationibus.
78.Inf. I 16.
79.Summa2a 2ae 47, 14.
80.Purg. XVIII 64 seg.
81.Inf. IV 38.
82.Purg. XVIII 62 segg.
83.Par. XXXI 85.
84.Purg. XXVII 140. Cfr. ib. 1 71.
85.Inf. 1 60; cfr. 2 e 14; 76; cfr. 7.
86.Inf. IV 64 segg.
87.Inf. ib. 68 seg.
88.Purg. VII 28 seg.
89.Inf. IV 68.
90.Par. XXVII 124 segg. Il passo è molto inesattamente interpretato; e si dichiarerà nel capitolo seguente. Si accosta alla buona interpretazione il da Buti: «imperò che tutti li omini vogliano lo sommo bene, e nessuno può fare che cognosciuto ch'elli l'à non lo voglia».
91.Purg. XXIII 118 segg.
92.Inf. XX 127.
93.Purg. XXXII 2.
94.De Mon. I 13.
95.De Mon. III 4.
96.Summa1a 106, 1.
97.Summa1a 2ae 113, 1, 5 e 6; epassim.
98.Purg. XVI 64 segg.
99.«Così; ecco che dimostra che come si mutano per lo tempo le condizioni dell'animo; così anco le condizioni del corpo de la luna etc.».
100.1a 70, 2. La quinta obbiezione suona così:Luna non praeest nocti, quando est plena[al.prima].Probabile autem est, quod luna facta fuerit plena; sic enim homines incipiunt computare; ergo luna non est facta, ut praesit nocti.
101.Par. XXVII 121 segg.
102.Par. XXVII 142 segg.
103.Ricorda de Mon. III 4: «Dicono... che Dio fece due grandi luminari, il maggiore e il minore, perchè l'uno presiedesse al giorno e l'altro alla notte. Nel che ritenevano per allegoria indicati questi due poteri, spirituale e temporale». Nell'Ep. V 10 è ben definito quest'uffizio dell'imperatore con la stessa imagine della luna: «Non camminate, come e le genti camminano, nellavanità del sensoe nell'oscurità delle tenebre... dove il raggio spirituale non basta, ivi ne rischiari la luce del minor luminare». Dante in quel capitolo del de Mon. non sembra accogliere di buon grado il paragone dell'autorità imperiale alluminare minus, e l'accoglie solo ammettendo che questo abbia luce in proprio. Il che significa in Purg. XVI 107, chiamandosoleanche quel luminare che fa veder la strada del mondo.
104.Conv. IV 17. E vediSumma,passim, per es. 1a 2ae 60, 1; 58, 3. La prudenza, qual condizione di qualsivoglia virtù, si chiama appuntodiscrezione.
105.Par. XIX 65 e seg. Ci torneremo su. Il da Buti: «Senza la grazia illuminante d'Iddio noi siamo ciechi, o per lo dimonio che ci accieca, o per la concupiscienzia della carne che n'offusca o per piacere del mondo che ci corrompe». C'è qualche cosa di vero, ma non tutto è vero. Vedremo meglio che latenebraè l'effetto del peccato originale, e l'ombrae ilveleno, del peccato attuale, nella sua grande divisione d'incontinenza e di malizia. Per veleno uguale a malizia, cfr. la coda di Gerione, simbolo d'una specie di malizia, che havenenosa forca, e ricordisi questo verso Par. IV (65) in cuivelenoè accostato, come sinonimo, amalizia:
Ha men velen, perocchè sua malizia.
Ha men velen, perocchè sua malizia.
106.Purg. XVII 95 e segg.
l'altro (amore) puote errar per malo obbiettoo per troppo o per poco di vigore.
l'altro (amore) puote errar per malo obbiettoo per troppo o per poco di vigore.
Mentre ch'egli è ne' primi ben diretto e ne' secondi sè stesso misura, esser non può cagion di mal diletto. P/
107.Inf. VIII 125 seg.
108.Inf. III 29 e 75.
109.Inf. IIIpassim.
110.Non posso indugiarmi in confronti con Virgilio; ed è superfluo ammonire che Dante spiritualizza tutte le circostanze virgiliane.
111.Inf. III 25 segg.
112.Inf. IV 25 segg.
113.Purg. VII 29 seg.
114.Inf. III 22.
115.Ib. 65 segg.
116.Inf. III 33.
117.Ib. 43 seg.
118.Ib. 46.
119.Inf. IV 42. Purg. VII 29 seg.
120.Inf. III 55 segg.
121.Inf. IV 29 seg.
122.Inf. III 31, 45, 51; IV 14, 21.
123.Inf. III 35 e seg.
124.Ib. 61.
125.Ib. 64.
126.Inf. IV 44.
127.Inf. III 45, 51, 58 segg.
128.Inf. IV 55 segg., 88 segg., 119 segg.
129.Purg. XXII 97-114. Il novero è fatto da Stazio e Virgilio.
130.Inf. IV 76.
131.Inf. III 49.
132.Inf. III 61.
133.Inf. IV 43.
134.Inf. III 58.
135.Inf. III 30, IV 65.
136.Inf. III 36; Purg. VII 25.
137.Inf. III 50, IV 34 segg.
138.Inf. III 48, IV 42.
139.Inf. III 37 seg.
140.Ap. IIIEt angelo Laodiciae ecclesiae scribe... Scio opera tua, quia neque frigidus es, neque calidus... Nescis quia tu es miser et miserabilis et pauper et caecus et nudus...
141.Vedi Par. XIV 85 segg.
142.Inf. IV 38.
143.Par. VII 85 seg.
144.ib. 25 segg.
145.ib. 64 segg.
146.Par. XX 67 e segg.
147.Purg. III 40 e segg.
148.Purg. XVI 75 segg.
149.Purg. XVIII 61 e segg.
150.Purg. VII 31.
151.ib. 33.
152.ib. 34 e segg.
153.Inf. IV 40.
154.Inf. VI 67 segg. L'interpretazione di quel terzo verso mi pare che si debba fondare sul credereemisperio di tenebresoggetto, e sul derivarevinciadavincere, avvincere. Il fuoco ha natura misteriosa: non allontana le tenebre; splende tra il buio. Al suo chiarore non si vede se non ciò che è sott'esso. Fiammeggia nel buio, senza proiettare i suoi raggi.
155.Inf. IV 103 e 116 e seg.
156.Purg. VII 28 segg.
157.Purg. VII 26 e seg.
158.Par. XIX 64 seg.
159.Conv. IV 9.
160.Inf. III 88 segg.
161.Inf. III 116 segg.
162.ib. 46 segg.
163.Ricorda il detto di Caron:per passare; il detto di Virgilio:a trapassar lo rio; l'altro di Virgilio:Quinci non passa; per non dire che nel canto IV c'è il passar del fiumicello, e nel canto IX il messo del cielo che «alpasso passavaStige».
164.Inf. II 11 seg.
165.Inf. I 114 segg.
166.Inf. III 25 segg.
167.Inf. III 118 segg.
168.Purg. XXV 121 segg.
169.Aug.de civ. D.XIII 2.
170.Inf. IV 5.
171.Inf. XXXIV 127 seg.
172.Purg. I 17.
173.Purg. I 61.
174.Paul. ad Rom. 6.
175.Purg. I 22, 131.
176.Che il battesimo sia talora, e spesso, in vano, è concetto comune e naturale. Dice, per esempio, S. Agostino (de bapt. contra Don.IV 21): «E non diciamo noi che i battezzati, dovunque e comunque battezzati, conseguono per ciò la grazia del battesimo; se per grazia del battesimo si intende la salute istessa che si conferisce mediante la celebrazione del battesimo». E cfr. Dante, Par. XIX 106 segg. In ogni cerchio dell'inferno si trovano cristiani: nel vestibolo, solo cristiani ed angeli.
177.Lo dice S. Ambrogio citato da S. Agostino (contra Iul. Pel.II 14): «Noi vediamo di qual fatta è la morte mistica». Ed ella è così fatta: «Beata è quella morte che ci toglie al peccato per riformarci a Dio». Si tratta del battesimo, come ed esso dice e S. Agostino spiega: «Vedi in che modo quell'uomo venerabile ha significato che nel battesimo avviene dell'uomo una morte beata, nella quale si rimettono tutti i peccati?»
178.S. Agostino,Ench. de Fide, Spe et Caritate, 13: «Si dice che morisse al peccato, perchè morì alla carne, cioè, alla somiglianza del peccato».
179.Concetto che non ha bisogno di testimonianza. Dice S. Agostino, qua e là, che fu istituita una seconda natività, perchè la prima fu dannata; che, essendosi in Adamo dannata la generazione, si cerca in Cristo la rigenerazione; che l'acqua del battesimo èvulva matrisetc.
180.Inf. IV 13.
181.Inf. VIII 125 segg.
182.Inf. IV 52 segg.
183.Inf. XII 37 segg.
184.Concetto comune. VediSummala 2ae 82, 2.
185.Cfr. Inf. XII 39 e VIII 68 e segg.
186.Inf. I 127, XXXIV 28, VIII 125.
187.Inf. VIII 69.
188.Aen. VI 127:Noctes atque dies patet atri ianua Ditis.
189.Inf. VIII 122 segg.
190.Inf. IX 89 seg.
con una verghettal'aperse, che non ebbe alcun ritegno.
con una verghettal'aperse, che non ebbe alcun ritegno.
191.Inf. VIII 2 segg.
192.ib. 82.
193.Inf. VIII 118: ciascun dentro a prova si ricorse.
194.Aen. VI 552 segg. 573.
195.V. più avanti «Le tre rovine».
196.Inf. III 15.
197.ib. 16 segg.
198.ib. I 114 segg.
199.ib. I 135.
200.Conv. IV 7.
201.Benvenuto infatti spiega: «perdettero l'intelletto, che è il più gran bene, e che distingue l'uomo dalle bestie...» Il bene dell'intelletto è il vero (Arist. Eth. 2, 6, citato inSumma1a 94, 4). Adamo peccò rinnegandolo, misconoscendolo; peccò, non ostante che egli vedesse il vero: non fu ingannato. E così corruppe quel primo stato umano, in cui l'inganno non era possibile. Gli sciaurati quel primo stato, in cui il vero si vede, lo riebbero dal Cristo; ma il vero lo videro invano; lo trascurarono, lo gittarono, l'hanno perduto. Vedi quell'articolo dellaSummasopra citato. Vedi anche nel Conv. II 14: la verità speculare... è ultima perfezione nostra, siccome dice il Filosofo nel sesto dell'Etica, quando dice che 'l vero è il bene dell'intelletto.
202.Inf. II 46 segg.
203.Conv. IV 26.
204.Inf. III 51.
205.Aur. Aug.passim: per es.In Iohann. ep. I, 2, 3; «I pargoli nella nave stessa di Cristo sono condotti etc.» ib. 4 «Egli stesso si fece via, e ciò per il mare: quindi camminò nel mare, per mostrare che c'è una via nel mare». Anche l'arca di Noè raffigura il battesimo. Ciò inDe Cat. Rud.32, e altrove.
206.Matth. XIV. Cfr. Marc. VI.
207.Inf. III 131 segg.
208.Inf. II 1 segg.
209.Ioann. VI.
210.Inf. IV 108 seg.
211.Exod. XIV.
212.Aug.De Trin.IV 20.
213.id.In Iohann. E. cap. I tr. II 4. VediEn. in Psalm. LXXII 5. E altrove.
214.Matth. XXVII. Cfr. Luc. XXIII (dove sono anche le tenebre).
215.Inf. XI 16 segg.
dentro da cotesti sassi. . . . . . . son tre cerchietti...D'ogni malizia etc.
dentro da cotesti sassi. . . . . . . son tre cerchietti...D'ogni malizia etc.
Cfr. 73 segg.
216.Inf. XXXIV 25 segg.
217.Inf. V 140 segg.
218.Inf. XXXIV 108, VI 22.
219.Aug.contra Iul. Pel.II 14.
220.Aug. ib. VI 42.
221.Aug.de civ. DeiXVII 5, 5.
222.ad Eph.4, 9 e 10.
223.Conv. IV 26. Questo appetito mai altro non fa, che cacciare e fuggire.
224.Inf. IV 65 seg.
225.Summa1a 94, 4:id quod accidit in somno, non imputatur homini: quia non habet usum rationis; qui est proprius hominis actus.
226.Inf. I 8 seg.
227.Inf. I 29 segg.
228.Inf. I 19.
229.Purg. XXX 115 segg.
230.Inf. Ipassim.
231.Inf. II 95.
232.Purg. XXXI 25.
233.Inf. Ipassim.
234.Inf. XI 81 segg.
235.ib. 84.
236.Inf. XI 22 seg.