ATTO SECONDO.

ATTO SECONDO.Ilboudoirintimo del duca di Vallenza. Un'impronta di raffinatezza aristocratica nella eleganza e nelcomfort.Unadormeuse,delle sedie a sdraio, delle poltrone. Verso il lato sinistro della stanza, un grande specchio datoilette.Verso il lato destro, uno scrittoio civettuolo, ma ben solido. Alla parete di fondo, un'ampia porta a due battenti. Alla parete destra, un'altra porta. Alla parete opposta, un flnestrone, molto visibile. Ninnoli, fiori, cimelii dappertutto.SCENA I.IlDUCA,ilPARRUCCHIERE,il cameriereBEPPE,indi, il servoGAETANOe l'avvocatoBARTOLETTI.(È l'ora del tramonto. La porta in fondo è spalancata. Si vede unfumoire, dopo ilfumoir,una sala da pranzo. La tavola è imbandita per molti commensali. Qualche cameriere vi si aggira intorno, apparecchiando.)(Il ducaè seduto dinanzi allo specchio con sulle spalle quella specie di accappatoio di lino bianco che i parrucchieri fanno adoperare per latoilette.Egli è pallido, sofferente, di una sofferenza indeterminabile, piena di malinconia dissimulata. Ha i calzoni e il panciotto dell'abito nero, colletto all'ultima moda, cravatta bianca, e indossa una giacca da camera, molto semplice e di buon gusto.Il parrucchiere, atteggiato a devozione untuosa, lo pettina assai accuratamente. Il cameriereBeppe— capelli grigi, brevi fedine, in frac, ma non in livrea: figura di cameriere esperto e correttissimo — resta in fondo alla scena, diritto, a ricevere ordini.)Il parrucchiere(dopo un lungo silenzio, pettinando)Eppure, Eccellenza, poco fa mi sono sbagliato. Adesso ricordo bene. La tintura che adoperava il conte Argenti, buon'anima sua, non era francese, era americana. Tintura...(pronunziando la parola come è scritta)Milley.Il ducaSi pronunziaMillé, nonMillei.Il parrucchiereEccellenza, io poi non conosco la lingua... americana. Era una tintura ottima. E si disse che la tintura lo aveva fatto impazzire. Ma tutte storie inventate per scansare la concorrenza. Il primoflaconlo portò lui stesso, il signor conte, da Nuova York, quando si decise a tingersi i capelli.Il ducaLui si tingeva anche prima.Il parrucchiereE da quanto tempo, Eccellenza?Il ducaChe so? Quello lì era nato tinto.Il parrucchiere(ride)Ah, ah, ah!... E morì tinto! Egli fece chiamare il suo parrucchiere tre ore prima di morire.Il duca(pigramente)Fece bene. Provvide a parer bello anche sul cataletto.Il parrucchiere(ride)Ah, ah, ah!(Pausa.) (Indi, serio)E Vostra Eccellenza non penserebbe a....Il ducaA che? A morire?Il parrucchiereVostra Eccellenza deve campare mill'anni!(Abbassando un po' la voce)Volevo dire che... per questi pochi capelli bianchi si potrebbe....Il ducaPochi?Il parrucchierePochissimi.Il ducaVa là che sono parecchi.Il parrucchiereIo avrei da proporre a Vostra Eccellenza....Il ducaLascia andare. Non sono i capelli bianchi che mi dànno noia. Altro che capelli bianchi!Il parrucchiereVostra Eccellenza vuole scherzare. La malattia di questi giorni è stata una cosa da nulla. Oggi Vostra Eccellenza sta benissimo. Ha una cera di giovinotto!...Il ducaSì sì.(Cava di tasca un portasigarette e ne piglia una.)Beppe, un po' di fuoco.Beppe(prende un cerino da un portafiammiferi e rispettosamente glielo porge acceso.)Il parrucchiere(zelantissimo, mette fuori contemporaneamente la sua scatoletta di cerini e ne accende uno.)Il duca(si serve del cerino portatogli da Beppe, e caccia il fumo dal naso.)Il parrucchiere(dopo aver dato un ultimo colpo di spazzola ai capelli del duca, gli toglie di dosso l'accappatoio.)Servito, signor Duca.Il ducaBeppe, il frac.Beppe(prende l'accappatoio ed esce a sinistra.)Gaetano(in livrea stringata, entra dalla porta a destra.)Eccellenza, c'è l'avvocato Bartoletti.Il ducaVenga, venga. Fallo entrare qui.Gaetano(quasi timidamente)E c'è anche il sarto.Il ducaA quest'ora viene il sarto?GaetanoAspetta da un pezzo, Eccellenza.Il ducaPerchè non me l'hai detto?GaetanoEcco.... io l'ho annunziato, ma....Il duca(turbandosi un po')È vero, sì.... Non me ne ricordavo.... Entri anche il sarto.Gaetano(esce.)Il parrucchiereHa comandi da darmi il signor Duca?Il ducaNo.Il parrucchiereServo, Eccellenza.(Striscia una riverenza, e via dalla destra.)Beppe(rientra col frac.)Il ducaMetti lassù, e va di là.Beppe(pone il frac sopra una sedia e sta per andare.)Il ducaEhi, Beppe! Verrà la signora Blanchardt. L'aspetto qui, e non c'è bisogno di annunziarla. Gli altri, nel salottinoPompadour. E chiudi quella porta.Beppe(s'inchina ed esce dal fondo, chiudendo.)Gaetano(introduce prima l'avvocato Bartoletti, poi il sarto, e va via.)Il sarto(porta sul braccio della roba avvolta in un panno scuro.)Bartoletti(un uomo sui sessantacinque anni, dall'aspetto severo e dignitoso)Sono ai suoi ordini, Duca.Il ducaGrazie, caro Bartoletti.BartolettiHo ricevuto stamane la sua lettera con quel foglio... e i documenti espositivi che ella ha creduto utile mandarmi, e naturalmente l'ho servita senza por tempo in mezzo. Tuttavia....Il ducaUn momentino, se non vi dispiace.BartolettiPrego.(Riordina e leggiucchia qua e là alcune carte che ha in mano.)Il duca(al sarto:)Cosa c'è?Il sartoIlpaletot, Eccellenza.Il ducaQualepaletot?Il sartoLo provammo una sola volta, Eccellenza, prima della sua malattia.Il duca(turbandosi di nuovo)Ah... già!Il sartoL'ho terminato.Il ducaPotevate consegnarlo al mio cameriere.Il sartoSe il signor Duca permette, io vorrei rivederglielo un po' addosso.Il ducaCome vi piace.(Sbottona la giacca per togliersela.)Il sartoTenga questa giacca, Eccellenza. Possiamo provare benissimo.Il duca(parla con Bartoletti, mentre il sarto gl'infila ilpaletote mentre dinanzi allo specchio glielo aggiusta sul corpo e glielo guarda da tutti i lati)Dunque, avvocato, io non devo abusare del vostro tempo. Diciamo subito quello che è necessario. Io vi ho incomodato perchè il Codice non lo conosco che ad orecchio e(con un lieve sorriso)temevo che laforma della mia prosa non fosse abbastanza esplicita e non escludesse con certezza gli equivoci e le contestazioni.BartolettiIo ho letto mal volentieri, ma attentamente....(guardando, il sarto, esita.)Il ducaParlate pure.Bartoletti(continuando)... le sue... disposizioni testamentarie.Il ducaPerchè poimal volentieri?BartolettiPrima di tutto perchè quella dei testamenti non è la lettura che io preferisco, specie se ne sono autori persone per le quali nutro una devota amicizia....Il ducaChe idee!BartolettiE anche perchè, francamente, quella decisione mi è parsa una... come ho da dire?Il sartoLe va, Eccellenza, questa larghezza di petto? C'è dellochic, ma forse è un po' troppa.Il duca(dandogli retta per ostentazione)No, no, non è troppa. Piuttosto, quelle spalle... non so....Il sartoMa ecco: il signor Duca, oggi, si curva un tantino. Non è la sua abitudine. Se ha la pazienza di stare diritto....Il duca(subito si drizza.)Il sartoLo vede? Non c'è più niente.Il ducaDifatti, mi curvavo un poco. Ora, va perfettamente.Il sartoEppure, dico la verità, non è di mia piena sodisfazione. E(togliendogli ilpaletot)se il signor Duca mi concede ancora qualche minuto, gliene vorrei mostrare un altro che ho imbastito.Il ducaHo ordinato anche questo?Il sartoNo, ma avendo ricevuto in questi giorni dalla Casa Scholt di Londra unovercoatper campione, io mi son detto: voglio tagliarne uno identico per il signor Duca. Che se poi non le piacesse....Il duca(stanco di stare in piedi e distratto)Vediamo.(Siede.)Il sartoVuole che torni domani?Il ducaNo. Perchè?(Si alza.) (A Bartoletti:)Dunque, dicevamo, vi è parsa proprio una stravaganza la mia decisione? Cioè, voi stavate per chiamarla... una follia.BartolettiNon lo nego. Del resto, c'è sempre tempo di distruggere una carta.Il duca(sottolineando tristemente)Sempre, no.Il sarto(infilandogli l'overcoatimbastito, col bavero provvisorio di fodera)È un modello di una eleganza straordinaria. Guardi come veste!Il duca(a Bartoletti:)E dite, avvocato, avete fatto delle modificazioni o era tutto in regola?Il sarto(fa dei segni col talco sul dorso, presso il bavero.)BartolettiHo soltanto scritte qui(mostrando un foglietto)due clausole da aggiungere in ultimo, per maggiore chiarezza.Il duca(stendendo la mano verso Bartoletti, che è alle sue spalle)Volete compiacervi?Bartoletti(gli porge il foglietto.)Il duca(lo prende e legge.)BartolettiE ripongo sullo scrittoio i documenti riguardanti la tenuta di Sant'Angelo, che ho consultati.(Esegue.)Il sartoVoglio che la spalla faccia questo.(Pizzica l'abito sulla spalla come per esperimentare la correzione.)Il resto, non lo tocco. Sarà molto inglese. Ha nulla da osservare il signor Duca?Il ducaNo.Il sarto(comincia a levargli di dosso l'overcoat.Tira la manica sinistra. E poi, avendo il Duca nella mano dell'altro braccio il foglietto che legge, il Sarto aspetta.)Il duca(se ne accorge, passa il foglietto alla mano sinistra, e, continuando a leggere, commenta:)Così è chiarissimo.Il sarto(tirando l'altra manica)Per dopo domani sarà pronto. Valgo a servirla, signor Duca?Il ducaAddio.Il sartoI miei rispetti....(Portando via l'abito imbastito, esce a destra.)Il duca(a Bartoletti, sorridendo:)Me l'avete sempre storpiato il nome di Livia Blanchardt.BartolettiNon l'ho fatto apposta. Vuol dire... che questo nome non era molto simpatico alla mia penna.Il ducaLa vostra penna ha avuto torto, perchè Livia Blanchardt è una donna deliziosa.BartolettiEvidentemente.Il ducaDunque, non mi resta a fare altro che copiare queste due clausole....BartolettiE firmare.Il ducaNiente notai?BartolettiPer il testamento olografo non ce n'è bisogno. Il testatore può conservare egli stesso il suo testamento. E sarà bene fare così. Avendolo sott'occhio, le sarà più facile di distruggerlo. Le auguro... di averne l'ispirazione.Il duca(freddamente)Intanto... io copio e firmo.(L'aria si è man mano rabbuiata. Egli volta la chiavetta della luce elettrica e due o tre lampadine risplendono. Siede presso la piccola scrivania e si accinge a scrivere.)BartolettiPare che abbia fretta la signora Livia Blanchardt.Il ducaHo fretta io, mio caro avvocato.(Scrive.)Bartoletti(lo contempla, scrollando il capo.)SCENA II.IlDUCA,l'avvocatoBARTOLETTI, LIVIA BLANCHARDT.Livia(dal fondo, restando di là dall'uscio e aprendone un po' i battenti per sporgere la testa)Io entro?Il duca(voltandosi)Vi aspettavo.Livia(oltrepassa la soglia, e richiude l'uscio.)Lo so.(Ella è tutta avvolta in un gran mantello ricchissimo.Ha un'aria di sfinge, e mette nell'ambiente la nota, non gaia, bensì quasi fatale, della sua eleganza squisita, della sua grazia serpentina e del suo raccoglimento pensoso.) (Avanzandosi)Quando m'invitate a pranzo, è il solo caso in cui io possa permettermi di credere che mi aspettiate. Disturbo?Il ducaTutt'altro.(Senza alzarsi, accennando a Bartoletti)È il mio avvocato ed anche una vecchia conoscenza di casa: il signor Bartoletti.Bartoletti(s'inchina lievemente.)Il ducaSi parlava di affari. Ma abbiamo finito.(A Bartoletti, presentando:)La signora Livia Blanchardt.Bartoletti(fa un altro lieve inchino)Domando scusa alla signora se io vado via proprio quando ella arriva; ma....Il duca(a Livia, indicando Bartoletti:)Le donne lo hanno sempre messo in fuga.BartolettiQuesto non è esatto, signora. Mia moglie è madre di otto figliuoli; e li ho fatti io. Ma gli è che l'ora del desinare è giunta anche per me.Il duca(con un sorriso scherzoso)Volete pranzare con noi, avvocato? Sarete in buonissima compagnia. Molte belle donnine. Dateci una prova di essere ancora un cultore del gentil sesso.BartolettiAlla mia età....Il ducaGarantisco che ringiovanirete.BartolettiNon garentisca, Duca. Per fare un dottor Faust, ci vuole per lo meno una Margherita; e non credo che.... Con permesso, signor Duca. Con permesso, signora.Il ducaSenza complimenti?BartolettiSenza complimenti.(Esce a destra.)SCENA III.IlDUCAeLIVIA.Il duca(scrivendo)Finisco subito, sapete.LiviaCos'è? Lavorate?Il ducaUn poco. E lavoro per voi.LiviaPer me?(Sarebbe tentata di avvicinarsi per guardare; ma si trattiene.) (Un lungo silenzio.) (Ella sguscia dal suo mantello, che lascia cadere sopra una poltrona.) (Èdécolleté,in grantoilette,piuttosto severa, ma splendida, d'un gusto sopraffino: il suo corpo si delinea snello e flessuoso, promettitore di voluttà morbosamente acri.)Il duca(alzando un po' gli occhi)Siete magnifica!(Ancora un breve silenzio.)LiviaAvete invitata molta gente?Il ducaNon molta. I nostri amici.LiviaLolotte?Il ducaSì, ma con lui.(Pausa.) (Firmando)Ecco fatto.(Lacera la bozza dell'avvocato e la getta in un cestino. Ripone in un cassetto dello scrittoio la carta scritta e chiude a chiave.)Livia(segue attentamente con la coda dell'occhio tutti i movimenti di lui.)E questo pranzo, perchè?Il duca(alzandosi)È la mia festa. Oggi, cinquant'anni. E poi, un po' di nostalgia. Era da tanto tempo che non vedevo più nessuno!LiviaNeanche me.Il ducaQuesto, per colpa vostra.LiviaSono stata in casa, aspettandovi, venti giorni. Ho inviato ogni mattina il mio servo a chiedere notizie della vostra salute. Mi avete fatto rispondereche stavate bene e... nient'altro.(Si aggira con disinvoltura intorno allo scrittoio guardando, indagando.)Il ducaSe invece d'inviare il vostro servo, foste venuta voi stessa, ne avrei avuto molto piacere.LiviaDimenticate le mie abitudini. In casa vostra non sono mai venuta senza che voi mi abbiate chiamata.Il ducaPer un orgoglio alquanto esagerato.LiviaPer un'esagerata umiltà, se mi permettete. O, almeno, per una speciale delicatezza. C'è già chi crede che io tenti di raggirarvi.Il duca(sdraiandosi in una poltrona)Per far che? Non vi preoccupate. Si sa perfettamente che tutte le sciocchezze che ho commesse ho voluto sempre commetterle io. E, d'altronde, raggirar me! Adesso? Non ne varrebbe la pena.Livia(stendendosi tutta sopra unadormeuse)Si dice perfino che io cerchi di diventare vostra moglie.Il ducaSi dice questo?LiviaSì, sì.Il duca(tranquillissimo)È una calunnia che potete completamente disprezzare... tanto più che non diventerete mia moglie. I fatti vi daranno ragione. Del resto, sono sicuro che ciò non vi sorriderebbe.LiviaO Dio, per una donna come me sarebbe, dopo tutto, una graziosa vittoria svegliarsi un bel giorno duchessa di Vallenza. Ma, visto che il Duca di Vallenza siete voi, non è il caso. Con voi non ho ambizioni.Il ducaAh!?... Mi amate?LiviaSe pure vi amassi, non saprei nè come convincerne voi, nè come convincerne me stessa. Ma mi sento legata a voi più che non mi sia sentita legata ad altri. Questo è più semplice, ed è più convincente.Il ducaÈ più convincente, difatti, perchè, senza dubbio, qualche cosa di simile sento io per voi.LiviaSul serio?Il ducaSul serio. E, anzi, a questo proposito vi voglio dare una notizia che... potrà interessarvi. Mi sono deciso a fare il mio testamento.Livia(ha una scossa quasi impercettibile.)Il ducaNon l'avreste immaginato.Livia(dissimulando bene una pungente curiosità)Ma me lo spiego. Siete in un quarto d'ora displeen.Il ducaNon si tratta displeen. Al vostro servo, in questi giorni, per ordine mio, non fu mai detta la verità. Io sono stato molto male....LiviaLa solita idea fissa!Il ducaGià, ma io ho finalmente costretti i miei medici a non mentirmi sul viso, e sono riuscito a carpir loro la verità, che io avevo intuita da un pezzo. Ci siamo, mia cara! La vita che ho voluto vivere non poteva essere più lunga di così.(Si alza, prende una sigaretta e l'accende.)Certo, con le donne si passa il tempo assai bene; ma il tempo che si passa con le donne è sempre un prestito che si contrae. Ora, la scadenza della mia cambiale è prossima. Una scadenza bizzarra. Senza data. E senza dilazione. Pagamento repentino.(Risiede.)Pagherò.LiviaSicchè, se tutto ciò fosse vero, io sarei una di quelle che vi hanno abbreviata l'esistenza.Il ducaSiete indubbiamente quella che più me l'ha abbreviata, mia buona amica.Livia(sempre fredda, sempre indagando)E allora dovreste odiarmi.Il ducaSarebbe una contraddizione. Io ho amato in voi appunto questa potenza distruggitrice.LiviaUn vampiro!Il ducaNo. Ma nella categoria di donne a cui appartenete, siete la più completa. E io(sorridendo con una vaga amarezza)... io premio la vostra superiorità. Non avete ancora indovinato in che modo?Livia(eccedendo nella finzione)Io, no.Il ducaVolete provare il godimento dell'annunzio ufficiale? E sia. Il mio testamento è tutto a favor vostro.Livia(non ha neppure un batter di palpebre. Tuttavia, passa sul suo volto come un'onda luminosa.)Il ducaLo vedete: non ve ne siete sorpresa.LiviaSe lo avessi indovinato, avrei finto di sorprendermi.Il ducaE non mi ringraziate?LiviaMi sembrerebbe disgustevole.Il ducaNeanche un po' di curiosità?Livia(stringendosi nelle spalle, fa appena col capo cenno di no.)Il ducaVi ammiro. Ma io devo pur comunicarvi ciò che dite di non voler sapere.Livia(ascolta acutamente, con la testa arrovesciata sulla breve spalliera delladormeuse,guardando il soffitto, nell'atteggiamento di chi si rassegni mal volentieri ad ascoltare.)Il ducaNon sarete erede, aimè, d'una gran fortuna. Quello che mi resta. Nondimeno, avrete di che vivere con discreta agiatezza. Non si sa mai! Potreste..., potreste... anche essere stanca di avventure....LiviaPossibilissimo.Il ducaSarà in tutto un patrimonio di circa settecentomila lire. Senza pesi. Senza noie. Ma badate, nonvorrei aver l'aria di quel che non sono, cioè d'un uomo troppo generoso o troppo stravagante. Il fatto è che non ho parenti. Non ho nessuno. In fondo, io non vi ho preferito che allo Stato, col quale non ho mai avuto nulla di comune, e agli istituti di beneficenza, che il più delle volte beneficano i loro amministratori. Nè più, nè meno.Livia(sempre guardando il soffitto)Ciò non diminuisce la mia gratitudine.Il ducaIn questo momento sono io grato a voi che non vi sia parso anco una volta disgustevole di dirmi una parola gentile.LiviaMi accorgo che poco fa non mi avete compresa.(Stendendogli un braccio)Via, datemi la vostra mano. Sarebbe veramente una cattiva cosa che proprio questa conversazione creasse qualche equivoco fra noi o lasciasse qualche pena nell'animo vostro!Il duca(andando a lei e stringendole la mano fortemente)Sì, Livia, avete ragione. Io sono in una condizione di spirito... terribile!LiviaLo vedo.Il duca(sovreccitandosi e spasimando)Io ho bisogno di dolcezza. Ho bisogno...(quasi non vorrebbe pronunziare la parola)ho bisogno di bontà. Ne sono come assetato. Per quanto ciò vi possa parere un fenomeno maraviglioso, credetemi, credetemi, Livia, ve ne prego!Livia(si è alzata e gli si trova di faccia, fissandolo come per penetrarne il pensiero e per ispirargli fiducia.)Vi credo.(Un silenzio.)Il duca(cercando di calmarsi)Io, Livia, vi farò delle confidenze. Le farò a voi.... Siete oramai la persona a me più vicina.... Vi farò delle confidenze strane. E sarà strano, soprattutto, che a tante ore pazze che abbiamo passate insieme ne succedano delle altre... così diverse, così piene di tristezza!(I suoi sguardi errano nel vuoto. Poi, egli sorride quasi stupidamente. Poi, si rivolge a lei con timidità)Volete accogliere le mie confidenze?Livia(fermamente)Sì.Il ducaPer assistere un condannato a morte, sarà pur necessario che cerchiate nel fondo del vostro cuorequalche cosa che somigli alla tenerezza. E forse la troverete davvero. La nostra natura ha complicazioni imprevedibili....(Pausa.) (Scrutando sè stesso, tutto assorto, siede.)Livia(gli resta accanto, dritta in piedi.)Il ducaIo, per esempio, da quando ho cominciato a sospettare non lontana la mia fine, ho vagamente, inconsapevolmente, cercato di mettere in pace la mia coscienza. E quando più tardi ho potuto ascoltare la condanna sicura, ho avuta immediatamente la consapevolezza di questo mio desiderio di pace intima.Io!Capite?... Inesplicabile! E ho rivangata tutta la mia vita. Distinguere bene ciò che era stato biasimevole non sapevo, e non saprei nemmeno adesso. A lungo andare se ne perde il concetto preciso. E, inoltre, l'impossibilità assoluta di riparare suggerisce il dubbio che quello che si chiamapentimentonon sia... non sia che una burletta, molto comoda. E poi!... Pentirsi solamente è un'impotenza! E questa impotenza è asfissiante, è umiliante!... Un uomo come me, abituato a non vedere ostacoli dinanzi alla propria volontà, non dovrebbe potersi soltanto pentire. Pentirsi, va bene; ma anchefare, fare, farequalche cosa!(Pausa.)E... per uno solo degli episodi della mia vita, io ho tentato, ho insistentemente tentato di tradurre infattoil pentimento! Ne avevo un ricordo che mi tormentava più di ogni altro ricordo. Ai suoi tempi, quell'episodio non ebbe nessuna importanza; ma nel ricordarmene assumeva unaspetto severo, concreto, implacabile: un aspetto di colpa senza attenuanti.Livia(misurando le parole)Probabilmente, voi ingrandite l'aspetto di questa colpa.Il duca(reciso)No, perchè io ho la sicurezza di avere una figlia!Livia(ha un sussulto. Poi si ferma.)Dov'è questa figlia?Il ducaNon lo so. L'ho cercata. Ma non avevo nè una traccia, nè un indizio. Sua madre mi sembrava d'averla riveduta, una sola volta, di sera, allo sbocco d'un angiporto sinistro della vecchia Napoli, nella penombra. Uno dei fantasmi della prostituzione più umile. Ne avevo avuto un senso di fastidio momentaneo. Poi, più nulla. E dimenticai. Ebbene, in questo periodo di risveglio della mia coscienza, in quell'angiporto sono tornato io stesso più volte. Ma erano passati altri nove anni! Nessuno seppe darmi notizie. Quel mondo, laggiù, è un immenso mare che l'occhio non vede e che pur trasporta di qua e di là, capricciosamente, come nel buio, creature vive a guisa di corpi morti. Talvolta le ingoia addirittura, tal'altra lescompone, le ricompone, le trasforma, le nasconde, le avvolge di mistero impenetrabile. Dove sono? Che fanno? Che sono diventate?... Impossibile sapere!Livia(pallida, sempre più acuendo il pensiero nella sua abituale concentrazione, si allontana, siede.)Devo dirvi lealmente quello che penso?Il ducaLo desidero.LiviaIo non so capire come il genere di donna a cui avete accennato possa darvi la sicurezza che vi tormenta così. Che cos'era, infine, questa donna?Il ducaChe cos'era?... Niente. Era un misero corpicino umano, insignificante, inerte. La più completa assenza di volontà. La più completa assenza del discernimento di qualsiasi diritto. Un istinto di umiltà e di sottomissione da innocua bestiolina domestica. Un povero cervello d'idiota smarrita nella folla. Diciotto anni. Due occhi assai belli. E una verginità scampata, per caso, alla curiosità degli uomini. Ecco quello che era.LiviaE voi...?Il ducaIo non ebbi altro scopo che d'impiegare in una qualunque brutalità nuova dieci minuti d'una giornata noiosa!(Breve pausa)Questa piccola operaia senza lavoro, che era venuta a chiedermi non so quale raccomandazione, uscì di casa mia con un po' di denaro, baciandomi le mani e benedicendomi. Mi promise di non darmi nessuna noia, e mantenne la promessa per circa un anno. Ma un giorno, la trovai dinanzi alla mia casa. Lattava una bambina bruna. Mi disse timidamente, tremando: — Eccellenza, questa bambina è vostra. — Finsi di non credere. Mi sottrassi a lei con uno sgarbo disdegnoso. Per mezzo d'un servo le mandai ancora del danaro e l'ordine preciso di non farsi più vedere. Ella volle che il servo mi riferisse le parole della sua riconoscenza.... E non la vidi più.(Un silenzio.)Livia(stentando a mostrarsi calma)Sicchè, se le ricerche da voi tentate non fossero riuscite infruttuose, voi avreste raccolta e riconosciuta come vostra la figlia di quella sciagurata?Il ducaCertamente.LiviaAnche se l'aveste trovata già nella perdizione, già nel fango, già in un lupanare?Il duca(si alza esaltandosi)In tal caso l'avrei raccolta con una più grande gioia, perchè mi sarebbe parso di compendiare nello sforzo della riparazione tutti i sacrifizi necessari a ripagarmi la tranquillità. E di questa tranquillità io sento l'urgenza, Livia!LiviaÈ un'aberrazione!Il ducaÈ una febbre, è una febbre atroce, che mi possiede e che cresce di minuto in minuto. Io, vedete, non solo vorrei trovare mia figlia ma vorrei pure... vorrei pure scorgerla attraverso un ostacolo da superare, attraverso un pericolo, attraverso le fiamme di un incendio per poter giungere a lei dopo essermi gettato in quelle fiamme, dopo aver sentito nella carne viva le scottature più dilanianti, le trafitture delle piaghe più profonde!(Cade abbattuto sopra una poltrona.)(Un breve silenzio.)Livia(col volto contratto dall'interno rodìo)Continuate a cercare, e... chi sa!Il ducaNon ne avrò più il tempo!... Ne sono così persuaso che se mi facessi saltare le cervella o ingoiassiun veleno, non mi parrebbe di compiere un suicidio, ma soltanto mi parrebbe di evitare a me stesso il fastidio dell'agonia.Livia(ha un lampo passeggiero negli occhi.)Il ducaCi pensate voi all'agonia d'un uomo come me?(Rabbrividisce.)Ci pensate all'agonia spasmodica di quest'uomo, che ha solamente goduto e non lascia nessuna traccia di bene e non vede intorno a sè che il vuoto... il vuoto o le ombre delle vittime fatte dal suo egoismo? Ci pensate, voi, Livia? Ci pensate a tutto questo?Livia(fissandolo negli occhi)Ma... voi non commetterete nessuna follia?!Il duca(anch'egli in piedi, fissando lei alla sua volta)E siete sincera esortandomi a non commetterla?Livia(ha un moto di sdegno e di asprezza felina che tradisce la sfinge.)SCENA IV.Il servoGAETANO,ilDUCA, LIVIA, LOLOTTE, GUIDOLFI.Il servoGaetano(dalla destra)Eccellenza, sono venuti la signora Lola Bernardi e il signor Guidolfi.Lolotte(di dentro)Ma che cos'è quest'etichetta? Che novità stupide! Io posso entrare da per tutto.(Sulla soglia, voltandosi indietro)Tu no, tu non puoi.(Il servo esce.)Guidolfi(di dentro)Scusa, tu entri da per tutto perchè sei in casa del duca di Vallenza; ed io entro da per tutto perchè sono in casa di Livia Blanchardt.(Entrando e scorgendo Livia)Eccola lì, difatti. Ne avevo sentito l'odore.Il ducaSiete dueblagueurs!Guidolfi(va a stringere la mano a Livia.)Lolotte(è una donnina molto graziosa, dal viso capricciosetto, un po' avariato e un po' imbellettato. Haunatoilettericca e gaia. Il suodécolletérivela che la sua primavera tramonta.) (Corre verso il Duca.)Duchino mio, come stai? Da quanto tempo non ci vediamo! È un secolo! Hai fatto bene, sai, a invitarmi. Meriti un bacino e te lo do.Guidolfi(a Livia:)Ed io lo do a te.(Sta per darglielo.)Livia(scansandosi)No.GuidolfiOh, oh! Che aria da duchessa!Lolotte(al Duca:)Ma come sei sciupato, duchino! Hai una faccia pallidissima, sai! Dunque non era uncanard. Me lo avevano detto, sai, che eri stato tanto male.Il ducaHo una malattia inguaribile, mia cara Lolotte.LolotteDio mio, quale?Il ducaInvecchio.(E siede come stanco.)LolotteChe mi dici!! Invecchi?... Livia, tu senti?... E non lo smentisci?... All'epoca mia, sai, io avrei potuto attestare della sua gioventù.GuidolfiAveva dodici anni di meno.LolotteMa tu sei pazzo! Io non l'ho mica conosciuto dodici anni fa. Dodici anni fa io portavo ancora le vesti corte, sai!GuidolfiSfido io: facevi la ballerina!LolotteAvevo tredici anni ed ero una ragazzina onesta, capisci!GuidolfiOnesta sei anche adesso, almeno con me. Non mi costi niente.LolotteDovresti vergognartene.GuidolfiIo sono superiore a certi pregiudizi. E poi, visto che le donne si affaticano a diventare uomini, ègiusto che gli uomini ne profittino per fare delle economie.Livia(è in disparte, biecamente assorta.)LolotteDuchino, tu non la pensavi così. Sei ancora un galantuomo, tu, con le donne.GuidolfiÈ lui che guasta la piazza!Lolotte(al Duca:)Se ti ripescassi, duchino?Il duca(celiando)Tenta.GuidolfiPer me, accomodatevi pure. Ma bisogna fare i conti con Livia Blanchardt.LolotteChe ne dici, Livia?LiviaNiente.Lolotte(al Duca:)È di cattivo umore?Il duca(che sinora è stato con le spalle volte a Livia, torce il collo per vederla)Forse.(Nota l'atteggiamento pensoso e sinistro di lei.)LiviaNo, tutt'altro! Ascolto volentieri.LolotteSei proprio mutata, sai. Una volta eri più matta di me. Già, intendo. Oramai, è diverso. Anzi, a proposito,(al Duca e a Livia:)è poi vero che vi sposate? Dopo tutto, sarebbe una cosa di spirito.GuidolfiSpecialmente per lui!(Un lungo silenzio imbarazzante.)GuidolfiA che ora si pranza?Il ducaAlle sette. Prendi unvermouth?GuidolfiNo, grazie.Il ducaE tu, Lolotte?LolotteNemmeno io. Prima di pranzo preferisco di fumare, per non avere appetito a tavola. Se mangio, ingrasso; e allora, come si fa?Il ducaLassù ci sono delle sigarette.LolotteNo, no. Ne offro io a te.(Cava fuori un portasigarette e lo porge al Duca.)Sono deliziose.Il duca(ne prende una.)(Fumano ilDucaeLolotte.)GuidolfiGliele ha regalate a Nizza, Mister Colbin, ex Presidente degli Stati Uniti.Il ducaQuando è che gli Stati Uniti hanno avuto per Presidente un Colbin?GuidolfiMai; ma non importa. Nei viaggi che fa senza di me, Lolotte ha sempre l'occasione di respingerela corte di un re spodestato o di un ex presidente di repubblica. Lei me lo racconta e io mi guardo bene dal contraddirla. In fondo, ciò sodisfa il mio amor proprio.LolotteSei molto banale, sai.Il ducaVieni qua, Lolotte. Di' a me: come è andata questa faccenda dell'ex Presidente degli Stati Uniti?(Le circonda la vita col braccio, e la fa sedere sul bracciolo della poltrona.)LolotteMister Colbin era un ex Presidente che mi faceva una corte spietata. Questa è la pura verità. Aveva una moglie splendida, sai. E quando io gli facevo osservare che sua moglie era un ostacolo, egli mi rispondeva di no, e diceva che, essendo io e lei di due generi diversi, l'uno non escludeva l'altro.GuidolfiEcco gli Stati Uniti!Lolotte(al Duca:)Ma io ritirai i ponti....Guidolfi(rifacendola)... sai!Il ducaLasciala parlare.(A Lolotte:)Perchè ritirasti i ponti?LolottePerchè di questa vitaccia ne ho abbastanza. A lungo andare, ci si stanca. Non è così, Livia?LiviaÈ proprio così.Il duca(torcendo il collo, nota di nuovo il contegno di Livia e un chiodo gli si mette nel cervello.)GuidolfiLolotte vuole maritarsi.Lolotte(con festevolezza)E avere dei bambini!Il ducaUna bella idea!LolottePerchè no? Io sarei una madre eccellente.Il ducaNon ne dubito. Ma, a trovarlo un marito!LolotteTi garantisco che lo trovo. Ho la mia dote, sai. E me la son fatta da me.GuidolfiQuesto è innegabile.Il duca(a Guidolfi:)Io poi dico: sposala tu, giacchè il matrimonio sembra anche a te una cosa spiritosa.LolotteAh! Lui sì che vorrebbe.Il ducaEbbene?LolotteSono io che non voglio. Sposarlo addirittura, sarebbe troppo!GuidolfiMi piacerebbe di sapere chi è che vuoi per marito.LolotteUn uomo per bene.GuidolfiMa gli uomini per bene non sposano più neanche le fanciulle!LolotteLa mia amica Zizì d'Arnau non sposò forse un conte vero?GuidolfiChe c'entra! Quello lì era un imbecille.LolotteMa un imbecille per bene, sai.GuidolfiIl marito imbecille non fa a' casi tuoi. E la ragione è semplice. Tu hai questa particolarità: se l'uomo che ti sta accanto non si accorge delle infedeltà che gli commetti, tu sei profondamente infelice. Con me sei felicissima. Ma perchè? Perchè io me ne accorgo.Lolotte(alzandosi)Non sempre, sai!Il duca(ride ostentatamente)Parola d'onore, siete più divertenti del solito.Livia(va alla finestra.)GuidolfiIl che non impedisce alla duchessa... Livia di essere lugubre come non l'ho vista mai.Il ducaNon tormentarla.(Con finta credulità)In fondo, è preoccupata per la mia salute.GuidolfiPreoccupata per la tua salute? Che gentile pensiero!Livia(in un falso tono di gaiezza)Vengono in comitiva tutti gli altri. Una vera carovana! Io vado, Paolo.Il ducaSì, fate gli onori di casa intanto che io metto il frac(Si leva.)Vi raggiungo subito. E... compiacetevi, Livia, di ordinare che il pranzo sia servito alle sette precise. Guidolfi ha fame.(La segue con lo sguardo.)Livia(senza affrettarsi, esce dalla destra.)Lolotte(andando allegramente alla finestra)Vediamo chi altro hai invitato, duchino.(Guardando attraverso le invetriate, con uno scatto di entusiasmo)C'è anche Riccardo Dalgas!(In fretta, abbracciando il Duca)Duchino, tu sei un angelo!(Esce correndo dalla destra.)Il duca(a Guidolfi:)E tu non vai?(È agitatissimo, impaziente, angosciosamente cogitabondo.)Guidolfi(osservando dalla finestra gl'invitati che giungono, risponde al Duca.)Preferisco di arrivare dopo l'incontro di Dalgas e Lolotte. Che vuoi! Dalgas è il più timido dei miei rivali, ed io ho per lui una speciale considerazione.Il duca(senza averlo ascoltato, ansimando)Fammi un favore, Guidolfi. Prega Livia di venire qui immediatamente.GuidolfiChe hai?Il ducaNulla, nulla. Non è altro che una curiosità... una semplice curiosità.Guidolfi(esce.)SCENA V.IlDUCA,poiLIVIA.E poi le voci diGUIDOLFI,diLOLOTTEed altre.(Nelle stanze attigue, un po' di cicaleccio.)Il duca(Come per difendersi dall'indiscrezione, chiude l'uscio di fondo con la chiave. Cerca di concretare il suo pensiero. Cerca di riflettere, e conclude fermamente:)Voglio sapere quello che nasconde nel suo silenzio!LiviaVi sentite male, Paolo?Il duca(padroneggiandosi, scrutandola acutamente)Sì, appunto, mi era parso di non sentirmi bene!LiviaVolete un medico?Il ducaNo, grazie. Sto già meglio. E, in verità, non per questo vi ho fatto chiamare.LiviaAvete da dirmi qualche cosa?Il ducaPrecisamente!LiviaParlate, dunque! Ma presto, perchè di là ci aspettano, e....Il ducaLivia, io esigo che voi, guardandomi in faccia, rispondiate alla domanda che vi ho rivolta pocanzi!Livia(in tono dissimulatore)A quale domanda?Il ducaQuando qui, qui, dieci minuti fa, io vi ho parlato della tentazione di risparmiare a me stesso il martirio di un'agonia tremenda, mi avete voi esortato sinceramente a non affrettare la mia fine?LiviaSospettate in me un'impazienza infame!Il ducaEbbene, disgraziatamente la sospetto! Siete voi che dovete liberarmi da questo incubo!Livia(furibonda)Non c'è nessun mezzo. Dalla vostra accusa brutale, io non debbo difendermi.Il duca(incalzando)E potreste giurare in questo momento che voi mi augurate di vivere?!Livia(con uno scatto di fierezza crudele)Non è il mio augurio che può guarire il vostro spirito più malato del vostro corpo. Forse guarirete o crederete di guarire riprendendo quello che voi avete voluto darmi! Fatelo. Io non vi impedisco di cercare ancora vostra figlia. Ma non aspetterò che l'abbiate trovata. Me ne vado adesso!(Prendendo il suo mantello con gesto risoluto e violento)Addio!Il duca(stranamente concitato, afferrandola per un braccio)Ah, no! Non mi lasciare! Io della tua malvagità raffinata non dubito più.... Ne ho il convincimento, e ne gioisco! Tu hai avuto or ora l'audacia di giuocare tutto per tutto! Ed hai vinto. No, non cercherò più, non cercherò più mia figlia! Io scorgo in te lo strumento perfezionato della fatalità di cui sono stato il giocattolo e mi riprometto un piacere nuovo ed enorme: quello che inconsciamente ho invocato ed ho aspettato, quello che sarà l'ultimo gradino della mia abiezione: stringerti fra le braccia sentendomi dilaniare dal rimorso!(Traendola a sè e avvinghiandosi a lei in uno spasimo di ebbrezza morbosa)E quanto più ti comprendo, quanto più ti disprezzo, quanto più mi fai soffrire, quanto più mi fai paura, tanto più ti desidero e ti chiedo aiuto! Sii perfida! Sii mostruosa! Mi piaci così, e ti merito così!(Stringendola forte)Non mi lasciare!...LiviaSei mio, di', sei mio?!Il ducaCome un dannato!!(Restano avvinti.)(Giungono delle voci graziosamente allegre e scherzose, appena distinguibili, attraverso l'uscio di fondo.)Una voceÈ finito, sì o no, quest'idillio?Un'altra voceMa si può vedere finalmente a occhio nudo questo Duca felice?La voce diLolotteDuchino, io muoio d'invidia, sai!La voce diGuidolfiEd io muoio di fame!Il duca(a Livia, staccandosi da lei:)Va!Livia(esce a destra.)(Dopo un istante, si ode lieve, velata, come un'esclamazione corale)Oooh!(Silenzio profondo.)La voce diGuidolfi(lontanissima)A tavola, a tavola!Il duca(barcollando, si toglie la giacca, prende il frac, va innanzi allo specchio. Appena infilato l'abito, porta la mano al cuore.)O Dio.... Che cos'è questo?!... Io soffoco... soffoco...(Gli manca il respiro. Gli manca la voce.) (Si sorregge a una sedia. Fa uno sforzo per gridare.)Aiuto...(La parola gli si spegne nella gola stretta.) (Ha come un lampo di chiaroveggenza. Balbetta:)Il testamento!... A lei, no... no... no...(Cerca di trascinarsi fino alla scrivania. Ma, come le sue braccia si stendono e le sue mani si aggrappano al cassetto, egli è vinto dalla paralisi e cade pesantemente — morto.)(Un po' di vocìo festoso giunge di nuovo a traverso l'uscio.)(Sipario.)

Ilboudoirintimo del duca di Vallenza. Un'impronta di raffinatezza aristocratica nella eleganza e nelcomfort.Unadormeuse,delle sedie a sdraio, delle poltrone. Verso il lato sinistro della stanza, un grande specchio datoilette.Verso il lato destro, uno scrittoio civettuolo, ma ben solido. Alla parete di fondo, un'ampia porta a due battenti. Alla parete destra, un'altra porta. Alla parete opposta, un flnestrone, molto visibile. Ninnoli, fiori, cimelii dappertutto.

IlDUCA,ilPARRUCCHIERE,il cameriereBEPPE,indi, il servoGAETANOe l'avvocatoBARTOLETTI.

(È l'ora del tramonto. La porta in fondo è spalancata. Si vede unfumoire, dopo ilfumoir,una sala da pranzo. La tavola è imbandita per molti commensali. Qualche cameriere vi si aggira intorno, apparecchiando.)

(Il ducaè seduto dinanzi allo specchio con sulle spalle quella specie di accappatoio di lino bianco che i parrucchieri fanno adoperare per latoilette.Egli è pallido, sofferente, di una sofferenza indeterminabile, piena di malinconia dissimulata. Ha i calzoni e il panciotto dell'abito nero, colletto all'ultima moda, cravatta bianca, e indossa una giacca da camera, molto semplice e di buon gusto.Il parrucchiere, atteggiato a devozione untuosa, lo pettina assai accuratamente. Il cameriereBeppe— capelli grigi, brevi fedine, in frac, ma non in livrea: figura di cameriere esperto e correttissimo — resta in fondo alla scena, diritto, a ricevere ordini.)

Il parrucchiere

(dopo un lungo silenzio, pettinando)Eppure, Eccellenza, poco fa mi sono sbagliato. Adesso ricordo bene. La tintura che adoperava il conte Argenti, buon'anima sua, non era francese, era americana. Tintura...(pronunziando la parola come è scritta)Milley.

Il duca

Si pronunziaMillé, nonMillei.

Il parrucchiere

Eccellenza, io poi non conosco la lingua... americana. Era una tintura ottima. E si disse che la tintura lo aveva fatto impazzire. Ma tutte storie inventate per scansare la concorrenza. Il primoflaconlo portò lui stesso, il signor conte, da Nuova York, quando si decise a tingersi i capelli.

Il duca

Lui si tingeva anche prima.

Il parrucchiere

E da quanto tempo, Eccellenza?

Il duca

Che so? Quello lì era nato tinto.

Il parrucchiere

(ride)Ah, ah, ah!... E morì tinto! Egli fece chiamare il suo parrucchiere tre ore prima di morire.

Il duca

(pigramente)Fece bene. Provvide a parer bello anche sul cataletto.

Il parrucchiere

(ride)Ah, ah, ah!(Pausa.) (Indi, serio)E Vostra Eccellenza non penserebbe a....

Il duca

A che? A morire?

Il parrucchiere

Vostra Eccellenza deve campare mill'anni!(Abbassando un po' la voce)Volevo dire che... per questi pochi capelli bianchi si potrebbe....

Il duca

Pochi?

Il parrucchiere

Pochissimi.

Il duca

Va là che sono parecchi.

Il parrucchiere

Io avrei da proporre a Vostra Eccellenza....

Il duca

Lascia andare. Non sono i capelli bianchi che mi dànno noia. Altro che capelli bianchi!

Il parrucchiere

Vostra Eccellenza vuole scherzare. La malattia di questi giorni è stata una cosa da nulla. Oggi Vostra Eccellenza sta benissimo. Ha una cera di giovinotto!...

Il duca

Sì sì.(Cava di tasca un portasigarette e ne piglia una.)Beppe, un po' di fuoco.

Beppe

(prende un cerino da un portafiammiferi e rispettosamente glielo porge acceso.)

Il parrucchiere

(zelantissimo, mette fuori contemporaneamente la sua scatoletta di cerini e ne accende uno.)

Il duca

(si serve del cerino portatogli da Beppe, e caccia il fumo dal naso.)

Il parrucchiere

(dopo aver dato un ultimo colpo di spazzola ai capelli del duca, gli toglie di dosso l'accappatoio.)Servito, signor Duca.

Il duca

Beppe, il frac.

Beppe

(prende l'accappatoio ed esce a sinistra.)

Gaetano

(in livrea stringata, entra dalla porta a destra.)Eccellenza, c'è l'avvocato Bartoletti.

Il duca

Venga, venga. Fallo entrare qui.

Gaetano

(quasi timidamente)E c'è anche il sarto.

Il duca

A quest'ora viene il sarto?

Gaetano

Aspetta da un pezzo, Eccellenza.

Il duca

Perchè non me l'hai detto?

Gaetano

Ecco.... io l'ho annunziato, ma....

Il duca

(turbandosi un po')È vero, sì.... Non me ne ricordavo.... Entri anche il sarto.

Gaetano

(esce.)

Il parrucchiere

Ha comandi da darmi il signor Duca?

Il duca

No.

Il parrucchiere

Servo, Eccellenza.(Striscia una riverenza, e via dalla destra.)

Beppe

(rientra col frac.)

Il duca

Metti lassù, e va di là.

Beppe

(pone il frac sopra una sedia e sta per andare.)

Il duca

Ehi, Beppe! Verrà la signora Blanchardt. L'aspetto qui, e non c'è bisogno di annunziarla. Gli altri, nel salottinoPompadour. E chiudi quella porta.

Beppe

(s'inchina ed esce dal fondo, chiudendo.)

Gaetano

(introduce prima l'avvocato Bartoletti, poi il sarto, e va via.)

Il sarto

(porta sul braccio della roba avvolta in un panno scuro.)

Bartoletti

(un uomo sui sessantacinque anni, dall'aspetto severo e dignitoso)Sono ai suoi ordini, Duca.

Il duca

Grazie, caro Bartoletti.

Bartoletti

Ho ricevuto stamane la sua lettera con quel foglio... e i documenti espositivi che ella ha creduto utile mandarmi, e naturalmente l'ho servita senza por tempo in mezzo. Tuttavia....

Il duca

Un momentino, se non vi dispiace.

Bartoletti

Prego.(Riordina e leggiucchia qua e là alcune carte che ha in mano.)

Il duca

(al sarto:)Cosa c'è?

Il sarto

Ilpaletot, Eccellenza.

Il duca

Qualepaletot?

Il sarto

Lo provammo una sola volta, Eccellenza, prima della sua malattia.

Il duca

(turbandosi di nuovo)Ah... già!

Il sarto

L'ho terminato.

Il duca

Potevate consegnarlo al mio cameriere.

Il sarto

Se il signor Duca permette, io vorrei rivederglielo un po' addosso.

Il duca

Come vi piace.(Sbottona la giacca per togliersela.)

Il sarto

Tenga questa giacca, Eccellenza. Possiamo provare benissimo.

Il duca

(parla con Bartoletti, mentre il sarto gl'infila ilpaletote mentre dinanzi allo specchio glielo aggiusta sul corpo e glielo guarda da tutti i lati)Dunque, avvocato, io non devo abusare del vostro tempo. Diciamo subito quello che è necessario. Io vi ho incomodato perchè il Codice non lo conosco che ad orecchio e(con un lieve sorriso)temevo che laforma della mia prosa non fosse abbastanza esplicita e non escludesse con certezza gli equivoci e le contestazioni.

Bartoletti

Io ho letto mal volentieri, ma attentamente....(guardando, il sarto, esita.)

Il duca

Parlate pure.

Bartoletti

(continuando)... le sue... disposizioni testamentarie.

Il duca

Perchè poimal volentieri?

Bartoletti

Prima di tutto perchè quella dei testamenti non è la lettura che io preferisco, specie se ne sono autori persone per le quali nutro una devota amicizia....

Il duca

Che idee!

Bartoletti

E anche perchè, francamente, quella decisione mi è parsa una... come ho da dire?

Il sarto

Le va, Eccellenza, questa larghezza di petto? C'è dellochic, ma forse è un po' troppa.

Il duca

(dandogli retta per ostentazione)No, no, non è troppa. Piuttosto, quelle spalle... non so....

Il sarto

Ma ecco: il signor Duca, oggi, si curva un tantino. Non è la sua abitudine. Se ha la pazienza di stare diritto....

Il duca

(subito si drizza.)

Il sarto

Lo vede? Non c'è più niente.

Il duca

Difatti, mi curvavo un poco. Ora, va perfettamente.

Il sarto

Eppure, dico la verità, non è di mia piena sodisfazione. E(togliendogli ilpaletot)se il signor Duca mi concede ancora qualche minuto, gliene vorrei mostrare un altro che ho imbastito.

Il duca

Ho ordinato anche questo?

Il sarto

No, ma avendo ricevuto in questi giorni dalla Casa Scholt di Londra unovercoatper campione, io mi son detto: voglio tagliarne uno identico per il signor Duca. Che se poi non le piacesse....

Il duca

(stanco di stare in piedi e distratto)Vediamo.(Siede.)

Il sarto

Vuole che torni domani?

Il duca

No. Perchè?(Si alza.) (A Bartoletti:)Dunque, dicevamo, vi è parsa proprio una stravaganza la mia decisione? Cioè, voi stavate per chiamarla... una follia.

Bartoletti

Non lo nego. Del resto, c'è sempre tempo di distruggere una carta.

Il duca

(sottolineando tristemente)Sempre, no.

Il sarto

(infilandogli l'overcoatimbastito, col bavero provvisorio di fodera)È un modello di una eleganza straordinaria. Guardi come veste!

Il duca

(a Bartoletti:)E dite, avvocato, avete fatto delle modificazioni o era tutto in regola?

Il sarto

(fa dei segni col talco sul dorso, presso il bavero.)

Bartoletti

Ho soltanto scritte qui(mostrando un foglietto)due clausole da aggiungere in ultimo, per maggiore chiarezza.

Il duca

(stendendo la mano verso Bartoletti, che è alle sue spalle)Volete compiacervi?

Bartoletti

(gli porge il foglietto.)

Il duca

(lo prende e legge.)

Bartoletti

E ripongo sullo scrittoio i documenti riguardanti la tenuta di Sant'Angelo, che ho consultati.(Esegue.)

Il sarto

Voglio che la spalla faccia questo.(Pizzica l'abito sulla spalla come per esperimentare la correzione.)Il resto, non lo tocco. Sarà molto inglese. Ha nulla da osservare il signor Duca?

Il duca

No.

Il sarto

(comincia a levargli di dosso l'overcoat.Tira la manica sinistra. E poi, avendo il Duca nella mano dell'altro braccio il foglietto che legge, il Sarto aspetta.)

Il duca

(se ne accorge, passa il foglietto alla mano sinistra, e, continuando a leggere, commenta:)Così è chiarissimo.

Il sarto

(tirando l'altra manica)Per dopo domani sarà pronto. Valgo a servirla, signor Duca?

Il duca

Addio.

Il sarto

I miei rispetti....(Portando via l'abito imbastito, esce a destra.)

Il duca

(a Bartoletti, sorridendo:)Me l'avete sempre storpiato il nome di Livia Blanchardt.

Bartoletti

Non l'ho fatto apposta. Vuol dire... che questo nome non era molto simpatico alla mia penna.

Il duca

La vostra penna ha avuto torto, perchè Livia Blanchardt è una donna deliziosa.

Bartoletti

Evidentemente.

Il duca

Dunque, non mi resta a fare altro che copiare queste due clausole....

Bartoletti

E firmare.

Il duca

Niente notai?

Bartoletti

Per il testamento olografo non ce n'è bisogno. Il testatore può conservare egli stesso il suo testamento. E sarà bene fare così. Avendolo sott'occhio, le sarà più facile di distruggerlo. Le auguro... di averne l'ispirazione.

Il duca

(freddamente)Intanto... io copio e firmo.(L'aria si è man mano rabbuiata. Egli volta la chiavetta della luce elettrica e due o tre lampadine risplendono. Siede presso la piccola scrivania e si accinge a scrivere.)

Bartoletti

Pare che abbia fretta la signora Livia Blanchardt.

Il duca

Ho fretta io, mio caro avvocato.(Scrive.)

Bartoletti

(lo contempla, scrollando il capo.)

IlDUCA,l'avvocatoBARTOLETTI, LIVIA BLANCHARDT.

Livia

(dal fondo, restando di là dall'uscio e aprendone un po' i battenti per sporgere la testa)Io entro?

Il duca

(voltandosi)Vi aspettavo.

Livia

(oltrepassa la soglia, e richiude l'uscio.)Lo so.(Ella è tutta avvolta in un gran mantello ricchissimo.Ha un'aria di sfinge, e mette nell'ambiente la nota, non gaia, bensì quasi fatale, della sua eleganza squisita, della sua grazia serpentina e del suo raccoglimento pensoso.) (Avanzandosi)Quando m'invitate a pranzo, è il solo caso in cui io possa permettermi di credere che mi aspettiate. Disturbo?

Il duca

Tutt'altro.(Senza alzarsi, accennando a Bartoletti)È il mio avvocato ed anche una vecchia conoscenza di casa: il signor Bartoletti.

Bartoletti

(s'inchina lievemente.)

Il duca

Si parlava di affari. Ma abbiamo finito.(A Bartoletti, presentando:)La signora Livia Blanchardt.

Bartoletti

(fa un altro lieve inchino)Domando scusa alla signora se io vado via proprio quando ella arriva; ma....

Il duca

(a Livia, indicando Bartoletti:)Le donne lo hanno sempre messo in fuga.

Bartoletti

Questo non è esatto, signora. Mia moglie è madre di otto figliuoli; e li ho fatti io. Ma gli è che l'ora del desinare è giunta anche per me.

Il duca

(con un sorriso scherzoso)Volete pranzare con noi, avvocato? Sarete in buonissima compagnia. Molte belle donnine. Dateci una prova di essere ancora un cultore del gentil sesso.

Bartoletti

Alla mia età....

Il duca

Garantisco che ringiovanirete.

Bartoletti

Non garentisca, Duca. Per fare un dottor Faust, ci vuole per lo meno una Margherita; e non credo che.... Con permesso, signor Duca. Con permesso, signora.

Il duca

Senza complimenti?

Bartoletti

Senza complimenti.(Esce a destra.)

IlDUCAeLIVIA.

Il duca

(scrivendo)Finisco subito, sapete.

Livia

Cos'è? Lavorate?

Il duca

Un poco. E lavoro per voi.

Livia

Per me?(Sarebbe tentata di avvicinarsi per guardare; ma si trattiene.) (Un lungo silenzio.) (Ella sguscia dal suo mantello, che lascia cadere sopra una poltrona.) (Èdécolleté,in grantoilette,piuttosto severa, ma splendida, d'un gusto sopraffino: il suo corpo si delinea snello e flessuoso, promettitore di voluttà morbosamente acri.)

Il duca

(alzando un po' gli occhi)Siete magnifica!

(Ancora un breve silenzio.)

Livia

Avete invitata molta gente?

Il duca

Non molta. I nostri amici.

Livia

Lolotte?

Il duca

Sì, ma con lui.(Pausa.) (Firmando)Ecco fatto.(Lacera la bozza dell'avvocato e la getta in un cestino. Ripone in un cassetto dello scrittoio la carta scritta e chiude a chiave.)

Livia

(segue attentamente con la coda dell'occhio tutti i movimenti di lui.)E questo pranzo, perchè?

Il duca

(alzandosi)È la mia festa. Oggi, cinquant'anni. E poi, un po' di nostalgia. Era da tanto tempo che non vedevo più nessuno!

Livia

Neanche me.

Il duca

Questo, per colpa vostra.

Livia

Sono stata in casa, aspettandovi, venti giorni. Ho inviato ogni mattina il mio servo a chiedere notizie della vostra salute. Mi avete fatto rispondereche stavate bene e... nient'altro.(Si aggira con disinvoltura intorno allo scrittoio guardando, indagando.)

Il duca

Se invece d'inviare il vostro servo, foste venuta voi stessa, ne avrei avuto molto piacere.

Livia

Dimenticate le mie abitudini. In casa vostra non sono mai venuta senza che voi mi abbiate chiamata.

Il duca

Per un orgoglio alquanto esagerato.

Livia

Per un'esagerata umiltà, se mi permettete. O, almeno, per una speciale delicatezza. C'è già chi crede che io tenti di raggirarvi.

Il duca

(sdraiandosi in una poltrona)Per far che? Non vi preoccupate. Si sa perfettamente che tutte le sciocchezze che ho commesse ho voluto sempre commetterle io. E, d'altronde, raggirar me! Adesso? Non ne varrebbe la pena.

Livia

(stendendosi tutta sopra unadormeuse)Si dice perfino che io cerchi di diventare vostra moglie.

Il duca

Si dice questo?

Livia

Sì, sì.

Il duca

(tranquillissimo)È una calunnia che potete completamente disprezzare... tanto più che non diventerete mia moglie. I fatti vi daranno ragione. Del resto, sono sicuro che ciò non vi sorriderebbe.

Livia

O Dio, per una donna come me sarebbe, dopo tutto, una graziosa vittoria svegliarsi un bel giorno duchessa di Vallenza. Ma, visto che il Duca di Vallenza siete voi, non è il caso. Con voi non ho ambizioni.

Il duca

Ah!?... Mi amate?

Livia

Se pure vi amassi, non saprei nè come convincerne voi, nè come convincerne me stessa. Ma mi sento legata a voi più che non mi sia sentita legata ad altri. Questo è più semplice, ed è più convincente.

Il duca

È più convincente, difatti, perchè, senza dubbio, qualche cosa di simile sento io per voi.

Livia

Sul serio?

Il duca

Sul serio. E, anzi, a questo proposito vi voglio dare una notizia che... potrà interessarvi. Mi sono deciso a fare il mio testamento.

Livia

(ha una scossa quasi impercettibile.)

Il duca

Non l'avreste immaginato.

Livia

(dissimulando bene una pungente curiosità)Ma me lo spiego. Siete in un quarto d'ora displeen.

Il duca

Non si tratta displeen. Al vostro servo, in questi giorni, per ordine mio, non fu mai detta la verità. Io sono stato molto male....

Livia

La solita idea fissa!

Il duca

Già, ma io ho finalmente costretti i miei medici a non mentirmi sul viso, e sono riuscito a carpir loro la verità, che io avevo intuita da un pezzo. Ci siamo, mia cara! La vita che ho voluto vivere non poteva essere più lunga di così.(Si alza, prende una sigaretta e l'accende.)Certo, con le donne si passa il tempo assai bene; ma il tempo che si passa con le donne è sempre un prestito che si contrae. Ora, la scadenza della mia cambiale è prossima. Una scadenza bizzarra. Senza data. E senza dilazione. Pagamento repentino.(Risiede.)Pagherò.

Livia

Sicchè, se tutto ciò fosse vero, io sarei una di quelle che vi hanno abbreviata l'esistenza.

Il duca

Siete indubbiamente quella che più me l'ha abbreviata, mia buona amica.

Livia

(sempre fredda, sempre indagando)E allora dovreste odiarmi.

Il duca

Sarebbe una contraddizione. Io ho amato in voi appunto questa potenza distruggitrice.

Livia

Un vampiro!

Il duca

No. Ma nella categoria di donne a cui appartenete, siete la più completa. E io(sorridendo con una vaga amarezza)... io premio la vostra superiorità. Non avete ancora indovinato in che modo?

Livia

(eccedendo nella finzione)Io, no.

Il duca

Volete provare il godimento dell'annunzio ufficiale? E sia. Il mio testamento è tutto a favor vostro.

Livia

(non ha neppure un batter di palpebre. Tuttavia, passa sul suo volto come un'onda luminosa.)

Il duca

Lo vedete: non ve ne siete sorpresa.

Livia

Se lo avessi indovinato, avrei finto di sorprendermi.

Il duca

E non mi ringraziate?

Livia

Mi sembrerebbe disgustevole.

Il duca

Neanche un po' di curiosità?

Livia

(stringendosi nelle spalle, fa appena col capo cenno di no.)

Il duca

Vi ammiro. Ma io devo pur comunicarvi ciò che dite di non voler sapere.

Livia

(ascolta acutamente, con la testa arrovesciata sulla breve spalliera delladormeuse,guardando il soffitto, nell'atteggiamento di chi si rassegni mal volentieri ad ascoltare.)

Il duca

Non sarete erede, aimè, d'una gran fortuna. Quello che mi resta. Nondimeno, avrete di che vivere con discreta agiatezza. Non si sa mai! Potreste..., potreste... anche essere stanca di avventure....

Livia

Possibilissimo.

Il duca

Sarà in tutto un patrimonio di circa settecentomila lire. Senza pesi. Senza noie. Ma badate, nonvorrei aver l'aria di quel che non sono, cioè d'un uomo troppo generoso o troppo stravagante. Il fatto è che non ho parenti. Non ho nessuno. In fondo, io non vi ho preferito che allo Stato, col quale non ho mai avuto nulla di comune, e agli istituti di beneficenza, che il più delle volte beneficano i loro amministratori. Nè più, nè meno.

Livia

(sempre guardando il soffitto)Ciò non diminuisce la mia gratitudine.

Il duca

In questo momento sono io grato a voi che non vi sia parso anco una volta disgustevole di dirmi una parola gentile.

Livia

Mi accorgo che poco fa non mi avete compresa.(Stendendogli un braccio)Via, datemi la vostra mano. Sarebbe veramente una cattiva cosa che proprio questa conversazione creasse qualche equivoco fra noi o lasciasse qualche pena nell'animo vostro!

Il duca

(andando a lei e stringendole la mano fortemente)Sì, Livia, avete ragione. Io sono in una condizione di spirito... terribile!

Livia

Lo vedo.

Il duca

(sovreccitandosi e spasimando)Io ho bisogno di dolcezza. Ho bisogno...(quasi non vorrebbe pronunziare la parola)ho bisogno di bontà. Ne sono come assetato. Per quanto ciò vi possa parere un fenomeno maraviglioso, credetemi, credetemi, Livia, ve ne prego!

Livia

(si è alzata e gli si trova di faccia, fissandolo come per penetrarne il pensiero e per ispirargli fiducia.)Vi credo.

(Un silenzio.)

Il duca

(cercando di calmarsi)Io, Livia, vi farò delle confidenze. Le farò a voi.... Siete oramai la persona a me più vicina.... Vi farò delle confidenze strane. E sarà strano, soprattutto, che a tante ore pazze che abbiamo passate insieme ne succedano delle altre... così diverse, così piene di tristezza!(I suoi sguardi errano nel vuoto. Poi, egli sorride quasi stupidamente. Poi, si rivolge a lei con timidità)Volete accogliere le mie confidenze?

Livia

(fermamente)Sì.

Il duca

Per assistere un condannato a morte, sarà pur necessario che cerchiate nel fondo del vostro cuorequalche cosa che somigli alla tenerezza. E forse la troverete davvero. La nostra natura ha complicazioni imprevedibili....(Pausa.) (Scrutando sè stesso, tutto assorto, siede.)

Livia

(gli resta accanto, dritta in piedi.)

Il duca

Io, per esempio, da quando ho cominciato a sospettare non lontana la mia fine, ho vagamente, inconsapevolmente, cercato di mettere in pace la mia coscienza. E quando più tardi ho potuto ascoltare la condanna sicura, ho avuta immediatamente la consapevolezza di questo mio desiderio di pace intima.Io!Capite?... Inesplicabile! E ho rivangata tutta la mia vita. Distinguere bene ciò che era stato biasimevole non sapevo, e non saprei nemmeno adesso. A lungo andare se ne perde il concetto preciso. E, inoltre, l'impossibilità assoluta di riparare suggerisce il dubbio che quello che si chiamapentimentonon sia... non sia che una burletta, molto comoda. E poi!... Pentirsi solamente è un'impotenza! E questa impotenza è asfissiante, è umiliante!... Un uomo come me, abituato a non vedere ostacoli dinanzi alla propria volontà, non dovrebbe potersi soltanto pentire. Pentirsi, va bene; ma anchefare, fare, farequalche cosa!(Pausa.)E... per uno solo degli episodi della mia vita, io ho tentato, ho insistentemente tentato di tradurre infattoil pentimento! Ne avevo un ricordo che mi tormentava più di ogni altro ricordo. Ai suoi tempi, quell'episodio non ebbe nessuna importanza; ma nel ricordarmene assumeva unaspetto severo, concreto, implacabile: un aspetto di colpa senza attenuanti.

Livia

(misurando le parole)Probabilmente, voi ingrandite l'aspetto di questa colpa.

Il duca

(reciso)No, perchè io ho la sicurezza di avere una figlia!

Livia

(ha un sussulto. Poi si ferma.)Dov'è questa figlia?

Il duca

Non lo so. L'ho cercata. Ma non avevo nè una traccia, nè un indizio. Sua madre mi sembrava d'averla riveduta, una sola volta, di sera, allo sbocco d'un angiporto sinistro della vecchia Napoli, nella penombra. Uno dei fantasmi della prostituzione più umile. Ne avevo avuto un senso di fastidio momentaneo. Poi, più nulla. E dimenticai. Ebbene, in questo periodo di risveglio della mia coscienza, in quell'angiporto sono tornato io stesso più volte. Ma erano passati altri nove anni! Nessuno seppe darmi notizie. Quel mondo, laggiù, è un immenso mare che l'occhio non vede e che pur trasporta di qua e di là, capricciosamente, come nel buio, creature vive a guisa di corpi morti. Talvolta le ingoia addirittura, tal'altra lescompone, le ricompone, le trasforma, le nasconde, le avvolge di mistero impenetrabile. Dove sono? Che fanno? Che sono diventate?... Impossibile sapere!

Livia

(pallida, sempre più acuendo il pensiero nella sua abituale concentrazione, si allontana, siede.)Devo dirvi lealmente quello che penso?

Il duca

Lo desidero.

Livia

Io non so capire come il genere di donna a cui avete accennato possa darvi la sicurezza che vi tormenta così. Che cos'era, infine, questa donna?

Il duca

Che cos'era?... Niente. Era un misero corpicino umano, insignificante, inerte. La più completa assenza di volontà. La più completa assenza del discernimento di qualsiasi diritto. Un istinto di umiltà e di sottomissione da innocua bestiolina domestica. Un povero cervello d'idiota smarrita nella folla. Diciotto anni. Due occhi assai belli. E una verginità scampata, per caso, alla curiosità degli uomini. Ecco quello che era.

Livia

E voi...?

Il duca

Io non ebbi altro scopo che d'impiegare in una qualunque brutalità nuova dieci minuti d'una giornata noiosa!(Breve pausa)Questa piccola operaia senza lavoro, che era venuta a chiedermi non so quale raccomandazione, uscì di casa mia con un po' di denaro, baciandomi le mani e benedicendomi. Mi promise di non darmi nessuna noia, e mantenne la promessa per circa un anno. Ma un giorno, la trovai dinanzi alla mia casa. Lattava una bambina bruna. Mi disse timidamente, tremando: — Eccellenza, questa bambina è vostra. — Finsi di non credere. Mi sottrassi a lei con uno sgarbo disdegnoso. Per mezzo d'un servo le mandai ancora del danaro e l'ordine preciso di non farsi più vedere. Ella volle che il servo mi riferisse le parole della sua riconoscenza.... E non la vidi più.

(Un silenzio.)

Livia

(stentando a mostrarsi calma)Sicchè, se le ricerche da voi tentate non fossero riuscite infruttuose, voi avreste raccolta e riconosciuta come vostra la figlia di quella sciagurata?

Il duca

Certamente.

Livia

Anche se l'aveste trovata già nella perdizione, già nel fango, già in un lupanare?

Il duca

(si alza esaltandosi)In tal caso l'avrei raccolta con una più grande gioia, perchè mi sarebbe parso di compendiare nello sforzo della riparazione tutti i sacrifizi necessari a ripagarmi la tranquillità. E di questa tranquillità io sento l'urgenza, Livia!

Livia

È un'aberrazione!

Il duca

È una febbre, è una febbre atroce, che mi possiede e che cresce di minuto in minuto. Io, vedete, non solo vorrei trovare mia figlia ma vorrei pure... vorrei pure scorgerla attraverso un ostacolo da superare, attraverso un pericolo, attraverso le fiamme di un incendio per poter giungere a lei dopo essermi gettato in quelle fiamme, dopo aver sentito nella carne viva le scottature più dilanianti, le trafitture delle piaghe più profonde!(Cade abbattuto sopra una poltrona.)

(Un breve silenzio.)

Livia

(col volto contratto dall'interno rodìo)Continuate a cercare, e... chi sa!

Il duca

Non ne avrò più il tempo!... Ne sono così persuaso che se mi facessi saltare le cervella o ingoiassiun veleno, non mi parrebbe di compiere un suicidio, ma soltanto mi parrebbe di evitare a me stesso il fastidio dell'agonia.

Livia

(ha un lampo passeggiero negli occhi.)

Il duca

Ci pensate voi all'agonia d'un uomo come me?(Rabbrividisce.)Ci pensate all'agonia spasmodica di quest'uomo, che ha solamente goduto e non lascia nessuna traccia di bene e non vede intorno a sè che il vuoto... il vuoto o le ombre delle vittime fatte dal suo egoismo? Ci pensate, voi, Livia? Ci pensate a tutto questo?

Livia

(fissandolo negli occhi)Ma... voi non commetterete nessuna follia?!

Il duca

(anch'egli in piedi, fissando lei alla sua volta)E siete sincera esortandomi a non commetterla?

Livia

(ha un moto di sdegno e di asprezza felina che tradisce la sfinge.)

Il servoGAETANO,ilDUCA, LIVIA, LOLOTTE, GUIDOLFI.

Il servoGaetano

(dalla destra)Eccellenza, sono venuti la signora Lola Bernardi e il signor Guidolfi.

Lolotte

(di dentro)Ma che cos'è quest'etichetta? Che novità stupide! Io posso entrare da per tutto.(Sulla soglia, voltandosi indietro)Tu no, tu non puoi.

(Il servo esce.)

Guidolfi

(di dentro)Scusa, tu entri da per tutto perchè sei in casa del duca di Vallenza; ed io entro da per tutto perchè sono in casa di Livia Blanchardt.(Entrando e scorgendo Livia)Eccola lì, difatti. Ne avevo sentito l'odore.

Il duca

Siete dueblagueurs!

Guidolfi

(va a stringere la mano a Livia.)

Lolotte

(è una donnina molto graziosa, dal viso capricciosetto, un po' avariato e un po' imbellettato. Haunatoilettericca e gaia. Il suodécolletérivela che la sua primavera tramonta.) (Corre verso il Duca.)Duchino mio, come stai? Da quanto tempo non ci vediamo! È un secolo! Hai fatto bene, sai, a invitarmi. Meriti un bacino e te lo do.

Guidolfi

(a Livia:)Ed io lo do a te.(Sta per darglielo.)

Livia

(scansandosi)No.

Guidolfi

Oh, oh! Che aria da duchessa!

Lolotte

(al Duca:)Ma come sei sciupato, duchino! Hai una faccia pallidissima, sai! Dunque non era uncanard. Me lo avevano detto, sai, che eri stato tanto male.

Il duca

Ho una malattia inguaribile, mia cara Lolotte.

Lolotte

Dio mio, quale?

Il duca

Invecchio.(E siede come stanco.)

Lolotte

Che mi dici!! Invecchi?... Livia, tu senti?... E non lo smentisci?... All'epoca mia, sai, io avrei potuto attestare della sua gioventù.

Guidolfi

Aveva dodici anni di meno.

Lolotte

Ma tu sei pazzo! Io non l'ho mica conosciuto dodici anni fa. Dodici anni fa io portavo ancora le vesti corte, sai!

Guidolfi

Sfido io: facevi la ballerina!

Lolotte

Avevo tredici anni ed ero una ragazzina onesta, capisci!

Guidolfi

Onesta sei anche adesso, almeno con me. Non mi costi niente.

Lolotte

Dovresti vergognartene.

Guidolfi

Io sono superiore a certi pregiudizi. E poi, visto che le donne si affaticano a diventare uomini, ègiusto che gli uomini ne profittino per fare delle economie.

Livia

(è in disparte, biecamente assorta.)

Lolotte

Duchino, tu non la pensavi così. Sei ancora un galantuomo, tu, con le donne.

Guidolfi

È lui che guasta la piazza!

Lolotte

(al Duca:)Se ti ripescassi, duchino?

Il duca

(celiando)Tenta.

Guidolfi

Per me, accomodatevi pure. Ma bisogna fare i conti con Livia Blanchardt.

Lolotte

Che ne dici, Livia?

Livia

Niente.

Lolotte

(al Duca:)È di cattivo umore?

Il duca

(che sinora è stato con le spalle volte a Livia, torce il collo per vederla)Forse.(Nota l'atteggiamento pensoso e sinistro di lei.)

Livia

No, tutt'altro! Ascolto volentieri.

Lolotte

Sei proprio mutata, sai. Una volta eri più matta di me. Già, intendo. Oramai, è diverso. Anzi, a proposito,(al Duca e a Livia:)è poi vero che vi sposate? Dopo tutto, sarebbe una cosa di spirito.

Guidolfi

Specialmente per lui!

(Un lungo silenzio imbarazzante.)

Guidolfi

A che ora si pranza?

Il duca

Alle sette. Prendi unvermouth?

Guidolfi

No, grazie.

Il duca

E tu, Lolotte?

Lolotte

Nemmeno io. Prima di pranzo preferisco di fumare, per non avere appetito a tavola. Se mangio, ingrasso; e allora, come si fa?

Il duca

Lassù ci sono delle sigarette.

Lolotte

No, no. Ne offro io a te.(Cava fuori un portasigarette e lo porge al Duca.)Sono deliziose.

Il duca

(ne prende una.)

(Fumano ilDucaeLolotte.)

Guidolfi

Gliele ha regalate a Nizza, Mister Colbin, ex Presidente degli Stati Uniti.

Il duca

Quando è che gli Stati Uniti hanno avuto per Presidente un Colbin?

Guidolfi

Mai; ma non importa. Nei viaggi che fa senza di me, Lolotte ha sempre l'occasione di respingerela corte di un re spodestato o di un ex presidente di repubblica. Lei me lo racconta e io mi guardo bene dal contraddirla. In fondo, ciò sodisfa il mio amor proprio.

Lolotte

Sei molto banale, sai.

Il duca

Vieni qua, Lolotte. Di' a me: come è andata questa faccenda dell'ex Presidente degli Stati Uniti?(Le circonda la vita col braccio, e la fa sedere sul bracciolo della poltrona.)

Lolotte

Mister Colbin era un ex Presidente che mi faceva una corte spietata. Questa è la pura verità. Aveva una moglie splendida, sai. E quando io gli facevo osservare che sua moglie era un ostacolo, egli mi rispondeva di no, e diceva che, essendo io e lei di due generi diversi, l'uno non escludeva l'altro.

Guidolfi

Ecco gli Stati Uniti!

Lolotte

(al Duca:)Ma io ritirai i ponti....

Guidolfi

(rifacendola)... sai!

Il duca

Lasciala parlare.(A Lolotte:)Perchè ritirasti i ponti?

Lolotte

Perchè di questa vitaccia ne ho abbastanza. A lungo andare, ci si stanca. Non è così, Livia?

Livia

È proprio così.

Il duca

(torcendo il collo, nota di nuovo il contegno di Livia e un chiodo gli si mette nel cervello.)

Guidolfi

Lolotte vuole maritarsi.

Lolotte

(con festevolezza)E avere dei bambini!

Il duca

Una bella idea!

Lolotte

Perchè no? Io sarei una madre eccellente.

Il duca

Non ne dubito. Ma, a trovarlo un marito!

Lolotte

Ti garantisco che lo trovo. Ho la mia dote, sai. E me la son fatta da me.

Guidolfi

Questo è innegabile.

Il duca

(a Guidolfi:)Io poi dico: sposala tu, giacchè il matrimonio sembra anche a te una cosa spiritosa.

Lolotte

Ah! Lui sì che vorrebbe.

Il duca

Ebbene?

Lolotte

Sono io che non voglio. Sposarlo addirittura, sarebbe troppo!

Guidolfi

Mi piacerebbe di sapere chi è che vuoi per marito.

Lolotte

Un uomo per bene.

Guidolfi

Ma gli uomini per bene non sposano più neanche le fanciulle!

Lolotte

La mia amica Zizì d'Arnau non sposò forse un conte vero?

Guidolfi

Che c'entra! Quello lì era un imbecille.

Lolotte

Ma un imbecille per bene, sai.

Guidolfi

Il marito imbecille non fa a' casi tuoi. E la ragione è semplice. Tu hai questa particolarità: se l'uomo che ti sta accanto non si accorge delle infedeltà che gli commetti, tu sei profondamente infelice. Con me sei felicissima. Ma perchè? Perchè io me ne accorgo.

Lolotte

(alzandosi)Non sempre, sai!

Il duca

(ride ostentatamente)Parola d'onore, siete più divertenti del solito.

Livia

(va alla finestra.)

Guidolfi

Il che non impedisce alla duchessa... Livia di essere lugubre come non l'ho vista mai.

Il duca

Non tormentarla.(Con finta credulità)In fondo, è preoccupata per la mia salute.

Guidolfi

Preoccupata per la tua salute? Che gentile pensiero!

Livia

(in un falso tono di gaiezza)Vengono in comitiva tutti gli altri. Una vera carovana! Io vado, Paolo.

Il duca

Sì, fate gli onori di casa intanto che io metto il frac(Si leva.)Vi raggiungo subito. E... compiacetevi, Livia, di ordinare che il pranzo sia servito alle sette precise. Guidolfi ha fame.(La segue con lo sguardo.)

Livia

(senza affrettarsi, esce dalla destra.)

Lolotte

(andando allegramente alla finestra)Vediamo chi altro hai invitato, duchino.(Guardando attraverso le invetriate, con uno scatto di entusiasmo)C'è anche Riccardo Dalgas!(In fretta, abbracciando il Duca)Duchino, tu sei un angelo!(Esce correndo dalla destra.)

Il duca

(a Guidolfi:)E tu non vai?(È agitatissimo, impaziente, angosciosamente cogitabondo.)

Guidolfi

(osservando dalla finestra gl'invitati che giungono, risponde al Duca.)Preferisco di arrivare dopo l'incontro di Dalgas e Lolotte. Che vuoi! Dalgas è il più timido dei miei rivali, ed io ho per lui una speciale considerazione.

Il duca

(senza averlo ascoltato, ansimando)Fammi un favore, Guidolfi. Prega Livia di venire qui immediatamente.

Guidolfi

Che hai?

Il duca

Nulla, nulla. Non è altro che una curiosità... una semplice curiosità.

Guidolfi

(esce.)

IlDUCA,poiLIVIA.E poi le voci diGUIDOLFI,diLOLOTTEed altre.

(Nelle stanze attigue, un po' di cicaleccio.)

Il duca

(Come per difendersi dall'indiscrezione, chiude l'uscio di fondo con la chiave. Cerca di concretare il suo pensiero. Cerca di riflettere, e conclude fermamente:)Voglio sapere quello che nasconde nel suo silenzio!

Livia

Vi sentite male, Paolo?

Il duca

(padroneggiandosi, scrutandola acutamente)Sì, appunto, mi era parso di non sentirmi bene!

Livia

Volete un medico?

Il duca

No, grazie. Sto già meglio. E, in verità, non per questo vi ho fatto chiamare.

Livia

Avete da dirmi qualche cosa?

Il duca

Precisamente!

Livia

Parlate, dunque! Ma presto, perchè di là ci aspettano, e....

Il duca

Livia, io esigo che voi, guardandomi in faccia, rispondiate alla domanda che vi ho rivolta pocanzi!

Livia

(in tono dissimulatore)A quale domanda?

Il duca

Quando qui, qui, dieci minuti fa, io vi ho parlato della tentazione di risparmiare a me stesso il martirio di un'agonia tremenda, mi avete voi esortato sinceramente a non affrettare la mia fine?

Livia

Sospettate in me un'impazienza infame!

Il duca

Ebbene, disgraziatamente la sospetto! Siete voi che dovete liberarmi da questo incubo!

Livia

(furibonda)Non c'è nessun mezzo. Dalla vostra accusa brutale, io non debbo difendermi.

Il duca

(incalzando)E potreste giurare in questo momento che voi mi augurate di vivere?!

Livia

(con uno scatto di fierezza crudele)Non è il mio augurio che può guarire il vostro spirito più malato del vostro corpo. Forse guarirete o crederete di guarire riprendendo quello che voi avete voluto darmi! Fatelo. Io non vi impedisco di cercare ancora vostra figlia. Ma non aspetterò che l'abbiate trovata. Me ne vado adesso!(Prendendo il suo mantello con gesto risoluto e violento)Addio!

Il duca

(stranamente concitato, afferrandola per un braccio)Ah, no! Non mi lasciare! Io della tua malvagità raffinata non dubito più.... Ne ho il convincimento, e ne gioisco! Tu hai avuto or ora l'audacia di giuocare tutto per tutto! Ed hai vinto. No, non cercherò più, non cercherò più mia figlia! Io scorgo in te lo strumento perfezionato della fatalità di cui sono stato il giocattolo e mi riprometto un piacere nuovo ed enorme: quello che inconsciamente ho invocato ed ho aspettato, quello che sarà l'ultimo gradino della mia abiezione: stringerti fra le braccia sentendomi dilaniare dal rimorso!(Traendola a sè e avvinghiandosi a lei in uno spasimo di ebbrezza morbosa)E quanto più ti comprendo, quanto più ti disprezzo, quanto più mi fai soffrire, quanto più mi fai paura, tanto più ti desidero e ti chiedo aiuto! Sii perfida! Sii mostruosa! Mi piaci così, e ti merito così!(Stringendola forte)Non mi lasciare!...

Livia

Sei mio, di', sei mio?!

Il duca

Come un dannato!!

(Restano avvinti.)

(Giungono delle voci graziosamente allegre e scherzose, appena distinguibili, attraverso l'uscio di fondo.)

Una voce

È finito, sì o no, quest'idillio?

Un'altra voce

Ma si può vedere finalmente a occhio nudo questo Duca felice?

La voce diLolotte

Duchino, io muoio d'invidia, sai!

La voce diGuidolfi

Ed io muoio di fame!

Il duca

(a Livia, staccandosi da lei:)Va!

Livia

(esce a destra.)

(Dopo un istante, si ode lieve, velata, come un'esclamazione corale)Oooh!

(Silenzio profondo.)

La voce diGuidolfi

(lontanissima)A tavola, a tavola!

Il duca

(barcollando, si toglie la giacca, prende il frac, va innanzi allo specchio. Appena infilato l'abito, porta la mano al cuore.)O Dio.... Che cos'è questo?!... Io soffoco... soffoco...(Gli manca il respiro. Gli manca la voce.) (Si sorregge a una sedia. Fa uno sforzo per gridare.)Aiuto...(La parola gli si spegne nella gola stretta.) (Ha come un lampo di chiaroveggenza. Balbetta:)Il testamento!... A lei, no... no... no...(Cerca di trascinarsi fino alla scrivania. Ma, come le sue braccia si stendono e le sue mani si aggrappano al cassetto, egli è vinto dalla paralisi e cade pesantemente — morto.)

(Un po' di vocìo festoso giunge di nuovo a traverso l'uscio.)

(Sipario.)


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