ATTO PRIMO.

ATTO PRIMO.

Un’ampia stanza che dà sul mare. Porta a sinistra. Due porte a destra. Nel mezzo della stanza una tavola rotonda circondata da seggiole; sulla tavola libri, riviste e giornali. Sul davanti a sinistra una finestra innanzi a cui sta un sofà e un tavolino da lavoro. Nel fondo una serra a vetri, in comunicazione colla stanza. A destra della serra una porta dalla quale si esce per discendere sulla spiaggia. Dietro i vetri il fiord appare melanconico attraverso un velo di pioggia.

(Engstrand se ne sta presso la porta che mena alla spiaggia. Egli ha la gamba sinistra più corta dell’altra e sotto il piede una suola di legno. Regina con un inaffiatoio vuoto in mano, cerca d’impedirgli d’entrare).

Regina(a mezza voce). Che vuoi? Non moverti. Sei tutto grondante di pioggia.

Engs.È la pioggia del buon Dio, figlia mia.

Regina.Di’ piuttosto una pioggia del diavolo.

Engs.Buon Gesù come parli, Regina! (fa alcuni passi zoppicando) Ascoltami, volevo dirti....

Regina.Ehi, galantuomo non fate tanto rumore col piede! Il padroncino dorme quassù, proprio sopra noi.

Engs.Ancora dorme? Di pieno giorno?

Regina.Questo non ti riguarda.

Engs.Iersera sono stato un po’ allegro con degli amici.

Regina.Non fo fatica a crederlo.

Engs.Che vuoi, figlia mia, siamo uomini, siamo deboli....

Regina.Oh! Questo è verissimo.

Engs.E le tentazioni sono tante in questo basso mondo. Eppure Dio sa ch’io era già al mio lavoro stamane alle cinque e mezzo.

Regina.Va bene, va bene. E se te n’andassi ora? Non voglio restarmene qua inrendez-vouscon te.

Engs.Che dici? Non vuoi che?... Non ho ben capito.

Regina.Non voglio che t’incontrino qui. Vattene per la tua strada.

Engs.(facendo alcuni passi verso di lei) Mio Dio, no, non me n’andrò sinchè non t’avrò parlato. Oggi terminerò il mio lavoro laggiù, alla scuola di cui si sta per finire la costruzione, e me ne ritornerò in città, a casa mia, col battello di questa notte.

Regina(tra i denti). Buon viaggio.

Engs.Grazie dell’augurio, bimba mia. Domani si inaugura l’asilo, vi sarà quindi banchetto e gozzoviglie inaffiate da buon vino. Ora, nessuno deve dire che Giacomo Engstrand non può resistere alla tentazione allorchè questa si presenta.

Regina.Quanto a ciò!...

Engs.Sicuro, domani si troveranno qui molte persone dabbene. Ci sarà anche il pastore Manders, nevvero?

Regina.Egli arriva oggi.

Engs.Vedi! Pensa s’io vorrei che avesse qualche motivo di lamentarsi di me.

Regina.Ah! Capisco di che si tratta! Veh! Veh!

Engs.Che c’è?

Regina(fissandolo negli occhi). Che vuoi dare ad intendere di nuovo al pastore Manders?

Engs.Zitta! Sei pazza? Io dare ad intendere cose non vere al pastore Manders? Ah! No! Il pastore Manders è stato troppo buono con me. Ma ci allontaniamo da ciò che volevo dirti; questa sera dunque faccio ritorno a casa.

Regina.Tanto meglio! Quanto più presto partirai....

Engs.Sì, ma voglio condurti via con me, Regina.

Regina(guardandolo un istante attonita). Vuoi condurmi via con te? Ma che intendi dire?

Engs.Intendo dire che voglio averti presso di me, in casa mia.

Regina(con aria di scherno). Mai!

Engs.Oh! Lo vedremo.

Regina.Sì, sì, lo vedremo, puoi contarci. Io allevata presso la signora Alving, la vedova del ciambellano?... Io che fui trattata sinora quasi come una figlia di casa? Io, andrei ad abitare con te?... In una casa come la tua? Orrore!...

Engs.Ah! Diavolo! Che sarebbe a dire? Ti ribelleresti ora a tuo padre, figlia mia?

Regina(a mezza voce, senza guardarlo). Hai ripetuto fin troppo ch’io non ero nulla per te.

Engs.Bah! Non ci pensare....

Regina.Quante volte m’hai chiamata una.... Che orrore!

Engs.No, giusto cielo, no, io non mi sono servito mai di una parolaccia simile.

Regina.Non dubitare; me le ricordo perfettamente le tue parole.

Engs.Ma forse quando ero un po’ brillo.... Il mondo offre tante tentazioni, Regina....

Regina.Puh!

Engs.Eppoi la colpa è di tua madre che voleva aver sempre ragione.... Dovevo pur trovare qualche spediente per vincerla. Essa faceva sempre la smorfiosa. (imitando) «Te ne prego, Engstrand! lasciami stare! Ho servito per tre anni in casa del ciambellano Alving a Rosenvold, io.» (sorridendo) Ah! Buon Gesù! Non c’era caso di farle dimenticare che il capitano era stato promosso ciambellano nell’epoca in cui essa si trovava al suo servizio.

Regina.Povera mamma! Non t’ha incomodato per molto tempo.... quante glie n’hai fatte passare!

Engs.(con un movimento che lo fa zoppicare). Si capisce, la colpa è sempre mia.

Regina(voltandosi da un lato a mezza voce). Ouf! Eppoi, codesta gamba!

Engs.Che dici figlia mia?

Regina.Pied de mouton.

Engs.Quest’è inglese?

Regina.Già.

Engs.Già, già; sei divenuta una sapientona, qui. Sto pensando, Regina, che ciò potrebbe fare al caso nostro.

Regina(dopo breve silenzio). E che vuoi tu ch’io me ne venga a fare con te in città?

Engs.È egli permesso chiedere ciò che vuol fare un padre della sua unica creatura? Non sono io vedovo, ciò che significa solo e abbandonato?

Regina.Ah! Lasciami un po’ in pace colle tue frottole. Perchè devo venirmene in città con te?

Engs.Ebbene, te lo dirò: un’idea, qualche cosa di nuovo che vorrei tentare.

Regina.Non sei alla tua prima prova, ma la ti è andata sempre male....

Engs.Vedrai questa volta, Regina! Che il diavolo mi porti....

Regina(picchiando col piede). Zitto, zitto!

Engs.(vivamente). Hai ragione. Volevo soltanto dirti una cosa; dacchè lavoro in questo nuovo asilo riescii a metter da parte un po’ di danaro.

Regina.Davvero? Tanto meglio per te.

Engs.Che potrei fare del mio capitale qui nel villaggio?

Regina.Continua.

Engs.Ebbene, ho pensato, intendi, di collocare questo denaro in modo che mi possa rendere qualche cosa. Vorrei tentare d’aprire una specie d’albergo pei marinai.

Regina.Puh!

Engs.So io quello che intendo: un albergo come si deve, non già una bettolaccia.... No, per Bacco; dovrebbero venirvi soltanto i capitani di vascello, i piloti, ecc., insomma quanto v’ha di meglio fra quella gente.

Regina.E io dovrei?...

Engs.Tu mi aiuteresti; tanto per l’apparenza,si capisce; certo non vorrei vederti faticare, ah no, per l’inferno! Tu faresti tutto ciò che ti piace.

Regina.Ah! Benissimo.

Engs.Ma in una casa ci vuole la donna, ciò è chiaro come la luce del sole. La sera bisognerebbe divertirsi un pochino, con della musica, del ballo, e tutto quello che segue. Pensa, figlia mia, tutti questi uomini di mare lanciati là, sul vasto oceano (avvicinandosi a lei). Vediamo, Regina, non fare la stupida, non voler far torto a te stessa. Che diverrai qui? Cosa potrà giovarti che la signora abbia speso del suo per renderti sapiente?... M’hanno detto che andrai a sorvegliare i bambini del nuovo asilo. Ma è questo un lavoro per te? mi domando. Vorresti sacrificare la tua salute per quei monellucci?

Regina.No, e se tutto andasse secondo i miei desiderî, so benissimo.... In fede mia, ciò può ben avvenire; ciò può avvenire!

Engs.Ch’è mai che può avvenire?

Regina.È un affare che non ti riguarda. E a quanto ammonterebbero le tue economie?

Engs.Si tratta d’un sette od ottocento corone.

Regina.Non c’è gran male.

Engs.Sarà in ogni caso abbastanza per incominciare, figlia mia.

Regina.E non pensi di darmi nulla di tutto quel denaro?

Engs.No, per Dio, non vi penso affatto.

Regina.Nemmeno un po’ di stoffa per un vestitino? Nemmeno questo?

Engs.Seguimi e vestiti ne avrai quanti ne vorrai.

Regina.Basta! Saprei ingegnarmi da sola, se ne avessi volontà.

Engs.Regina, la mano d’un padre saprà sempre guidarti meglio. Ora che parliamo, posso avere una casa molto conveniente nella piccola via del Porto. Non occorre una gran somma per acquistarla. E, vedi, si potrebbe farne una specie di ricovero pei marinai.

Regina.Ma io non voglio seguirti. Non v’è nulla di comune tra noi. Vattene.

Engs.Non rimarresti a lungo con me. Diamine! no certo, bimba mia. Non avrò questa fortuna. Certamente non avresti che a guardarti attorno.... Una bella ragazza come te, poichè ti sei fatta bellina in questi ultimi anni....

Regina.Ebbene?

Engs.Non passerebbe molto tempo, che si vedrebbe capitare un pilota, in fede mia, fors’anco un capitano....

Regina.Non voglio sposarmi con persone di quella razza. I marinai non hannosavoir-vivre.

Engs.Non hanno che....

Regina.Ti dico che li conosco. Non sono persone che si possono sposare.

Engs.Ma non c’è poi bisogno di sposarsi. Si può trovare maggior profitto altrimenti. (confidenzialmente) Tu conosci l’inglese?... l’Inglese del yacht.... ebbene egli pagò trecento scudi, ed essa non era certo tanto bella come te.

Regina.(minacciosa). Esci di qui!

Engs.(retrocedendo). Andiamo andiamo! Non vorrai picchiarmi, credo!

Regina.Se parli della mamma, picchio. Esci, ti ripeto. (lo spinge verso la porta che conduce alla spiaggia) E non battere gli usci.... il giovane signor Alving....

Engs.Bah! Egli dorme. È curioso come ti occupi del giovane signor Alving.... (abbassando la voce) Oh, oh! ci sarebbe dubbio ch’egli...?

Regina.Vattene, e al più presto. Tu sragioni. No, no da questa parte. Ecco il pastore Manders che s’avanza. Presto, infila la scala della cucina.

Engs.(passando a destra). Bene, bene, ce n’anderemo. Ma parla un po’ con costui. Egli è uomo capace di dirti ciò che una figlia deve a suo padre. Perchè sai, in fin dei conti già io sono tuo padre. Posso provartelo coi registri della parrocchia. (egli esce dall’altra porta che Regina ha aperto e ch’essa richiude dietro di lui).

Regina.(getta un’occhiaia allo specchio, si fa vento col grembiule, riordina il nastro del suo colletto; poi si mette a disporre i fiori).

(Il Pastore Manders entra dalla serra in mantello; ha in mano un ombrello, e a tracolla una borsetta da viaggio).

Il Past.Buon giorno, signorina Engstrand.

Regina(voltandosi con un’aria di lieta sorpresa). Oh!... Buon giorno, signor Pastore. Il battello è già arrivato?

Il Past.Or ora. (risale la scena) Com’è noiosa questa pioggia che continua da tanti giorni!

Regina(camminando dietro a lui). Per la gente di campagna, è un tempo benedetto, signor Pastore.

Il Past.Avete ragione. Noi non ci pensiamo, noi altri cittadini. (leva lentamente il soprabito)

Regina.Permettete che v’aiuti? Là! Dio mio! Come è bagnato! Aspettate, lo appenderò in anticamera. L’ombrello poi lo aprirò per farlo asciugare. (Esce con questi oggetti dalla porta di destra. Il Pastore si toglie la borsa da viaggio e la depone sur una sedia presso il cappello. Mentr’è occupato Regina rientra).

Il Past.Com’è piacevole il trovarsi al coperto! Vediamo! Qui va tutto bene?

Regina.Sì, grazie.

Il Past.Ma dovete avere un gran daffare in casa, ritengo, per la solennità di domani.

Regina.Eh! Sicuro! Il lavoro non manca.

Il Past.La signora Alving c’è, spero....

Regina.C’è, ma si trova di sopra, occupata a preparare il cioccolatte pel signorino.

Il Past.Ah, sicuro! Allo sbarco mi fu detto che Osvaldo era ritornato.

Regina.Arrivò l’altr’ieri, mentre non lo si aspettava che oggi.

Il Past.È fresco e sano, spero....

Regina.Grazie, sta bene. Però il viaggio l’ha stancato assai. È venuto da Parigi tutto d’un fiato; intendo dire che venne sempre nel medesimo treno. Ora credo che stia riposando. Forse faremmo meglio a parlare un po’ a bassa voce.

Il Past.Zitti! Non facciamo rumore.

Regina.Intanto, accomodatevi, signor Pastore. (egli siede; essa gli spinge uno sgabello sotto i piedi) Là, va bene così, signor Pastore?

Past.Grazie, grazie, sto benissimo. (guardandola) Sapete, signorina Engstrand, che mi sembrate molto cresciuta, dacchè vi vidi l’ultima volta....

Regina.Il signor Pastore trova? Anche la signora dice che mi sono sviluppata.

Past.Sviluppata? Hum! Mi pare di sì.

(Un istante di silenzio.)

Regina.Forse desiderate che avverta la signora?

Past.Grazie, non c’è fretta, figlia mia. Ma ditemi un po’, Regina, in che rapporti siete ora con vostro padre?

Regina.Grazie, signor Pastore, così, così, non troppo male.

Past.Egli fu da me l’ultima volta che venne in città.

Regina.Davvero? Egli è sempre così felice, quando può parlare al signor Pastore.

Past.E voi scendete talora durante il giorno per vederlo?

Regina.Io? Sicuro, vado a vederlo appena ho un momento libero.

Past.Vostro padre, signorina Engstrand, non è una natura forte. Egli ha bisogno d’una mano che lo guidi.

Regina.È probabile.

Past.Egli ha bisogno di qualcuno presso di sè da poter amare, e sul cui giudizio affidarsi. Me lo confessò con sincera fiducia l’ultima volta che venne a trovarmi.

Regina.Ne tenne parola anche a me. Ma io non so se la signora Alving mi lascierebbe partire, specialmente ora che dobbiamo dirigere il nuovo asilo. E anch’io non saprei decidermi a lasciare la signora Alving che fu sempre così buona con me.

Il Past.Ma il dovere di figlia, mia cara.... Beninteso che prima bisognerebbe ottenere il consenso della vostra padrona.

Regina.Inoltre non so se sia conveniente, alla mia età, il governare la casa di un uomo solo.

Il Past.Ma che dite!... signorina mia cara, poichè si tratta di vostro padre....

Regina.Può essere, però.... Ah! se avessi in vista qualche buona casa, e presso qualche signore veramente dabbene....

Il Past.Ma, mia cara Regina....

Regina.Un uomo che m’ispirasse del rispetto, che io sentissi superiore a me, e che mi tenesse, per così dire, come una figlia....

Il Past.Sì, ma mia cara fanciulla....

Regina.Ah! Se avessi questa prospettiva, non rifiuterei d’andarmene in città. Qui mi sento così isolata.... e il signor Pastore capisce benissimo che cosa voglia dire il sentirsi soli al mondo. D’altra parte, oso dire che sono attiva e che il lavoro non mi spaventa. Il signor Pastore non conoscerebbe un posto di simil genere?

Il Past.Io? No davvero, non ne conosco.

Regina.Ma mio caro, mio buon Pastore, pensate a me, se vi capitasse....

Il Past.(alzandosi). Certamente non mancherò signorina Engstrand.

Regina.Sì, perchè se io....

Il Past.Vorreste avere la bontà di avvertire la signora?

Regina.Essa non tarderà molto a venire, signor Pastore. (esce da sinistra).

Il Past.(Misura a gran passi la stanza, poi giunge sin al fondo della scena e guarda dal lato del mare, colle mani dietro la schiena. Poi ritorna presso al tavolo, prende un libro, ne esamina il titolo. Movimento di stupore. Ne guarda altri) Ah! Ah! (La signora Alving entra dalla porta di sinistra, seguita da Regina, che se ne va tosto dalla prima porta di destra).

Sig.ªAlving.(tende la mano al Pastore). Siate il benvenuto, signor Pastore.

Il Past.Buon giorno, signora. Eccomi qua, secondo la promessa.

Sig.ªAlving.Sempre puntualissimo.

Il Past.Potete pensare con quanta fatica abbia potuto fuggire, con tutte quelle Commissioni e Direzioni di cui faccio parte....

Sig.ªAlving.Tanto più vi sono riconoscente d’esservene venuto così di buon’ora. Così potremo almeno regolare i nostri affari prima di pranzo. Ma ov’è la vostra valigia?

Il Past.(vivamente) I miei bagagli sono qui dal negoziante, ove passerò la notte.

Sig.ªAlving.(reprimendo un sorriso). Dunque non volete proprio passare la notte sotto il mio tetto?

Il Past.No, signora mia; io ve ne sono riconoscente, ma preferisco dormire giù, come al solito. Mi riesce più comodo per prendere il battello....

Sig.ªAlving.Fate come credete. Però mi sembra che due vecchi come noi....

Il Past.Oh! Buon Dio! che dite mai! D’altra parte è naturale che oggi siate di buon umore. Prima di tutto la festa di domani, poi il ritorno di Osvaldo....

Sig.ªAlving.Sì, per me quest’è una gran felicità. Figuratevi! Era lontano già da più di due anni. E ora mi promise di passare tutto l’inverno con me.

Il Past.Davvero? Quest’è da parte sua un’azione veramente figliale perchè suppongo che non debba sedurlo poco la vita di Parigi o di Roma.

Sig.ªAlving.Certo, ma qui egli ha sua madre! Ah! il mio buon figliuolo adorato! Il suo cuore è tutto per la sua mamma si può proprio dirlo!

Il Past.D’altra parte sarebbe troppo triste se la separazione e le sue occupazioni d’artista dovessero rallentare dei legami così naturali.

Sig.ªAlving.Avete ragione. Ma con lui non c’è pericolo. Sono curiosa di vedere se lo riconoscerete. Egli discenderà tosto; ora riposa un po’ sur un sofà. Ma sedete dunque, mio caro Pastore.

Il Past.Grazie. Non sono d’incomodo?

Sig.ªAlving.Al contrario. (siede al tavolo).

Il Past.Benissimo, allora vi dirò... (prende la sua borsa da viaggio dalla sedia, siede al lato opposto del tavolo e cerca un posto conveniente per distendervi le sue carte) In primo luogo questo... (interrompendosi) Ma, ditemi dunque, signora mia, donde vi vengono questi libri?

Sig.ªAlving.Questi libri? Sono libri che leggo io.

Il Past.Voi leggete opere simili?

Sig.ªAlving.Certamente.

Il Past.Sentite che esse vi rendano migliore o più felice?

Sig.ªAlving.Mi sembra che mi rendano in qualche modo più sicura di me stessa.

Il Past.È strano. E come accade ciò?

Sig.ªAlving.Ecco; vi trovo come una spiegazione, una conferma di molte e molte cose che soglio pensare e ruminare in me stessa. Perchè, vedete, pastore Manders, il meraviglioso si è che, per vero dire, in questi libri non si trova assolutamente nulla di nuovo; non c’è qui dentro che quello che pensano e credono la maggior parte degli uomini. L’unica differenza sta in ciò, che cioè la maggioranza degli uomini non se ne rende esatto conto, o non vuol soffermarvisi.

Il Past.Ah! Benissimo! Ma voi credete sul serio che la maggioranza degli uomini?...

Sig.ªAlving.Sì, lo credo.

Il Past.Ma non nel nostro paese, non tra noi?

Sig.ªAlving.Ahimè! Tra noi, come altrove.

Il Past.Ah! Vi pare!...

Sig.ªAlving.Ma, in fatto, che avete voi a rimproverare a questi libri?

Il Past.Io non ho nulla a rimproverar loro. Non crederete già che io m’occupi dell’esame di simili opere....

Sig.ªAlving.Ciò vuol dire che non conoscete affatto quello che condannate.

Il Past.Lessi abbastanza di quanto fu detto di tali libri per biasimarli.

Sig.ªAlving.Sì, ma l’opinione vostra....

Il Past.Signora mia, in questa vita vi sono dei casi in cui bisogna rimettersi al giudizio degli altri. Che volete? È un fatto, ed è bene così! Che diverrebbe la società se avvenisse altrimenti?

Sig.ªAlving.Forse avete ragione.

Il Past.Io non voglio negare che non ci possa essere in tali scritti qualche cosa d’attraente. E non posso neppure farvi rimprovero se volete conoscere le correnti intellettuali che, secondo ciò che si dice, attraversano questo mondo... ove per tanto tempo avete lasciato errare vostro figlio. Ma....

Sig.ªAlving.Ma....

Il Past.(abbassando la voce). Ma non bisogna parlarne, signora mia. Non c’è bisogno di render conto a tutti di ciò che si legge e di quanto si pensa tra le proprie pareti.

Sig.ªAlving.No, certamente, sono della vostra opinione.

Il Past.Non dimenticate però gli obblighi che vi impone quest’asilo che avete deciso d’edificare in un’epoca in cui le vostre idee sul mondo morale differivano considerevolmente da quelle di oggi, almeno a quanto ne posso giudicare.

Sig.ªAlving.Sì, sì siamo d’accordo. Ma è dell’asilo....

Il Past.Avete ragione; è dell’asilo che dovevamo occuparci. Dunque prudenza, signora mia! Ed ora passiamo agli affari nostri. (apre una busta e ne leva delle carte) Vedete queste?

Sig.ªAlving.Sono i documenti?

Il Past.Sì, e in pieno ordine. Potete pensare con quante difficoltà, abbia potuto ottenerli in tempo. Ho dovuto letteralmente esercitare delle pressioni. Le autorità sono, si potrebbe dire quasi, crudelmente coscienziose allorchè trattasi di decisioni da prendersi. Ma finalmente eccoli. (sfoglia le carte) Questo è uno stato del recinto di Solvik, facente parte del dominio di Rosenvold, coll’indicazione dei nuovi fabbricati costruiti, scuola, abitazione dei maestri e cappella. Ed ecco la conferma del legato e degli statuti di fondazione. Volete vedere? (legge) Statuti dell’asilo: «Alla memoria del capitano Alving.»

Sig.ªAlving.(gli sguardi fissi a lungo sulle carte). Ecco!

Il Past.Scelsi il titolo di capitano anzichè quello di ciambellano, poichè mi sembra meno pretenzioso.

Sig.ªAlving.Sì, sì, come vi pare.

Il Past.Ed ecco il libretto della Cassa di Risparmio portante il capitale cogli interessi, il tutto destinato a coprire le spese di costruzione.

Sig.ªAlving.Grazie, ma fatemi il piacere di conservarli per maggior comodità.

Il Past.Volontieri. Per cominciare sarei d’opinione di lasciar il denaro alla Cassa di Risparmio. L’interesse del quattro per cento è poco seducente;ma in mancanza di meglio.... Se più tardi ci si offrisse qualche collocamento più vantaggioso — beninteso dovrebbe trattarsi d’una prima ipoteca, o d’un’iscrizione sicura, — potremo riparlarne.

Sig.ªAlving.Sì, sì mio caro Pastore, voi queste cose le potete capire meglio di me.

Il Past.Ad ogni modo, starò all’erta. Ma un’altra cosa volevo chiedervi parecchie volte.

Sig.ªAlving.Cioè?

Il Past.Dobbiamo o no, far assicurare l’asilo?

Sig.ªAlving.Sì, naturalmente.

Il Past.Aspettate un momento. Consideriamo la cosa davvicino.

Sig.ªAlving.Io ho assicurato tutto qui: fabbricati, raccolto, bestiame e mobiglio.

Il Past.È giustissimo. Si tratta di proprietà vostra, e io faccio altrettanto.... beninteso. Ma qui, vedete, l’affare è diverso. L’asilo deve, in qualche maniera, ricevere una consacrazione per un fine d’ordine superiore.

Sig.ªAlving.Sì, ma ciò non toglie....

Il Past.Per conto mio, io non troverei alcun inconveniente nel garantirci contro tutte le eventualità.

Sig.ªAlving.Ma sicuro....

Il Past.Ma ditemi, di che opinione è la contrada? Che ne pensano gli abitanti? Potete saperlo meglio di me.

Sig.ªAlving.Hum, le disposizioni....

Il Past.V’ha qui un numero importante d’opinioni autorevoli — veramente autorevoli — a cui potesse dar ombra la nostra decisione?...

Sig.ªAlving.Che intendete dire con.... opinioni autorevoli?

Il Past.Intendo parlare di persone che occupino un posto abbastanza indipendente, e abbastanza influente, perchè non si debba trascurare troppo il loro modo di vedere.

Sig.ªAlving.Se si tratta di queste, ne conosco un buon numero che forse si scandalizzerebbero se..

Il Past.Lo vedete bene! Da noi in città, esse abbondano. Pensate alle anime devote di cui hanno cura tutti i miei confratelli. Si troverebbe che nè voi, nè io, abbiamo fiducia nei decreti della Provvidenza.

Sig.ªAlving.Ma per ciò che vi concerne, caro Pastore, lo sapete anche voi che....

Il Past.Sì, io so, io so; ho per me la mia coscienza, quest’è certo. Ma non potremmo far tacere i commenti malevoli e contrari. E tali commenti potrebbero in ultima analisi inceppare l’opera stessa.

Sig.ªAlving.Sicuro, se così fosse...

Il Past.Io non devo neppure perdere completamente di vista la situazione equivoca — oserò dire penosa — in cui potrei trovarmi. Nei circoli influenti della città, ci si occupa moltissimo di tale fondazione. L’asilo non è in parte eretto a vantaggio della città? È sperabile anzi che servirà ad alleggerire in misura abbastanza larga i carichi dell’assistenza pubblica. Ora, essendo stato vostro consigliere, incaricato della parte amministrativa dell’opera, temo, lo confesso, d’essere il primo bersaglio degli invidiosi.

Sig.ªAlving.Infatti non dovete esporvici.

Il Past.Senza parlare degli attacchi che, non c’è alcun dubbio, non mi verrebbero risparmiati da certi giornali di cui....

Sig.ªAlving.Basta, caro Pastore. La vostra prima considerazione è sufficiente....

Il Past.Adunque credete che sia meglio rinunciare all’assicurazione?

Sig.ªAlving.Sì, vi rinunceremo.

Il Past.(sdraiandosi sulla sedia). Ma ammettendo che accadesse una disgrazia — non si può mai sapere — v’assumereste di riparare al disastro?

Sig.ªAlving.Questo poi no, ve lo dico chiaramente; non lo farei.

Il Past.In tal caso, sapete, signora mia, quale grave responsabiltà ci assumiamo?

Sig.ªAlving.Possiamo fare diversamente?

Il Past.No, ed ecco la difficoltà. Noi non possiamo esporci a dei giudizi sfavorevoli, e non abbiamo affatto il diritto di scandalizzare l’opinione.

Sig.ªAlving.Voi, come prete, no certamente.

Il Past.D’altra parte credo sinceramente che dobbiamo contare, per simile fondazione, sur una stella propizia, dirò meglio, sulla protezione speciale di lassù.

Sig.ªAlving.Speriamolo, caro Pastore.

Il Past.Sicchè, adunque, voi credete che sia meglio lasciare le cose come sono?

Sig.ªAlving.Ne sono convinta.

Il Past.Sarà fatta la vostra volontà. (scrivendo) Assicurazione niente.

Sig.ªAlving.È strano però che abbiate aspettato sino ad oggi a tenermene parola.

Il Past.L’ho pensato spesso però.

Sig.ªAlving.Lo sapete che ieri per poco non abbiamo avuto un incendio laggiù?

Il Past.Che dite mai?

Sig.ªAlving.Fortunatamente fu senz’importanza. Dei trucioli che bruciarono nel laboratorio del falegname.

Il Past.Ove lavora Engstrand?

Sig.ªAlving.Sì, dicono ch’è talora così trascurato cogli zolfanelli....

Il Past.Ha tante cose in testa quel benedett’uomo; ne ha avute tante! Per fortuna pare che ora si sia proposto, se sarà vero, di condurre una vita irreprensibile.

Sig.ªAlving.Davvero? Chi ve lo disse?

Il Past.Egli stesso me l’assicurò. Sta il fatto che come operaio vale molto.

Sig.ªAlving.Sì, finchè non beve.

Il Past.Purtroppo ha quella malaugurata debolezza! A sentir lui però n’ha sempre colpa la sua gamba difettosa. L’ultima volta ch’io lo vidi in città, m’ha veramente commosso. Venne a trovarmi, e mi ringraziò con tanta effusione d’avergli procurato del lavoro qui ove gli è dato d’incontrare sua figlia.

Sig.ªAlving.Non credo però che la veda molto spesso.

Il Past.V’ingannate: egli le parla ogni giorno, così mi disse lui.

Sig.ªAlving.Sarà.

Il Past.Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo Engstrand,si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui avere Regina presso di sè....

Sig.ªAlving.(alzandosi vivamente). Regina!

Il Past.Voi non potreste opporvi.

Sig.ªAlving.Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria all’asilo.

Il Past.Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo!

Sig.ªAlving.Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne vada ad abitare con lui!

Il Past.(alzandosi). Mia cara signora, non accoratevi troppo. V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate....

Sig.ªAlving.(più calma). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (si pone in ascolto) Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (il suo volto si rischiara) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che a lui.

(Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra.)

Osvaldo.(arrestandosi sulla soglia). Oh! Mille scuse. Credevo foste tutti nel gabinetto da lavoro. (avvicinandosi) Buon giorno, signor Pastore.

Il Past.(fissandolo con meraviglia). Oh! Ma è strano....

Sig.ªAlving.Che ne dite, Pastore?

Il Past.Io dico.... dico.... No! Ma è questo veramente?...

Osvaldo.Sì, signor Pastore, questo è veramente il figliuol prodigo....

Il Past.Ma, mio caro amico....

Osvaldo.Il figlio ritrovato, se così preferite dire.

Sig.ªAlving.Osvaldo pensa al tempo in cui voi vi opponevate così decisamente alla sua carriera artistica.

Il Past.Vi sono tante decisioni, temerarie ai nostri occhi, che più tardi invece.... (gli tende la mano) Insomma, siate il benvenuto. Davvero, mio caro Osvaldo.... mi permettete nevvero ch’io vi chiami come vi chiamavo una volta?...

Osvaldo.E come vorreste chiamarmi?

Il Past.Grazie! Volevo adunque pregarvi, mio caro Osvaldo, di non credere ch’io condanni assolutamente la carriera artistica. Riconosco che in tale carriera come in ogni altra, molti e molti sanno salvare il loro animo dalla corruzione.

Osvaldo.Speriamolo.

Sig.ªAlving.Io ne conosco uno (raggiante di gioia) che s’è salvato corpo ed anima. Guardatelo, signor Pastore.

Osvaldo(risalendo la scena). Bene, bene, mamma mia, non ne parliamo.

Il Past.Via, non si può negarlo infatti. Eppoi, ecco che cominciate a farvi un nome. I giornali parlano spesso di voi, e nel modo il più lusinghiero.... Però in questi ultimi tempi ci fu un po’ di silenzio.

Osvaldo(s’è avvicinato ai fiori). Infatti da qualche tempo non posso lavorare con una certa assiduità.

Sig.ªAlving.Un pittore ha diritto di riposarsi come ogn’altro.

Il Past.Si capisce. Nel frattempo ci si prepara e si raccolgono tutte le proprie forze per qualche lavoro importante.

Osvaldo.Già.... Mamma, il pranzo sarà pronto presto?

Sig.ªAlving.Tra una mezz’ora. Grazie a Dio l’appetito non gli manca.

Il Past.Nè la passione pel tabacco.

Osvaldo.Trovai di sopra la pipa di mio padre e....

Il Past.Ah! Ci siamo.

Sig.ªAlving.Che intendete dire?

Il Past.Allorchè scorsi sulla soglia Osvaldo, colla pipa in bocca, credetti vedere suo padre risuscitato.

Osvaldo.Davvero?

Sig.ªAlving.Ma come potete dire una cosa simile? Osvaldo rassomiglia soltanto a me.

Il Past.Quest’è vero, ma c’è una certa linea agli angoli della bocca, sulle labbra, che avevo già osservato sul volto d’Alving....

Sig.ªAlving.Tutt’altro. A me sembra invece che Osvaldo abbia qualche cosa di sacerdotale agli angoli della bocca.

Il Past.È vero, è vero; un tratto simile si riscontra infatti presso parecchi dei miei confratelli.

Sig.ªAlving.Ma lascia, ti prego, la tua pipa, ragazzo mio, non voglio che ci sia fumo in questa stanza.

Osvaldo.Hai ragione. Volevo soltanto provarla. Vi fumai una volta sola allorchè ero piccino.

Sig.ªAlving.Davvero?

Osvaldo.Sì. Ero un bimbo allora. Mi ricordo che una sera entrai nella camera di mio padre e ch’egli era così gaio, così animato....

Sig.ªAlving.Ma che! Tu non puoi ricordarti di quell’epoca.

Osvaldo.Oh! Me ne ricordo benissimo. Egli mi prese sulle sue ginocchia e mi fece fumare nella sua pipa. «Fuma, fuma, ragazzo mio,» mi disse. E io fumai sinchè mi fu possibile, sinchè mi sentii impallidire e il sudore bagnarmi la fronte. Allora egli rise così di cuore....

Il Past.Strano, davvero!

Sig.ªAlving.Amico mio, dev’essere un sogno di Osvaldo questo.

Osvaldo.No, mamma, non è un sogno. Tant’è vero — te ne ricordi? — che tu sei entrata e m’hai portato nella mia cameretta; là mi sono sentito male e ricordo anche d’averti veduta piangere. Ma il papà soleva fare di simili scherzi.

Il Past.Nella sua gioventù egli era molto allegro.

Osvaldo.E nel poco tempo ch’egli ha vissuto, ha saputo compiere tante cose utili e buone.

Il Past.È vero. Voi portate il nome d’un uomo degno ed attivo, mio caro Osvaldo Alving. Ebbene, speriamo che questo sarà per voi uno stimolo, un incoraggiamento....

Osvaldo.Infatti, dovrebbe essere così.

Il Past.Ad ogni modo, fu amabilissimo da parte vostra, l’esservene ritornato per una festa sacra alla sua memoria.

Osvaldo.Non avrei potuto fare diversamente.

Sig.ªAlving.E pensare che potrò averlo per tanto tempo, questo è il più bello!

Il Past.Sicuro, mi fu detto che rimarrete qui con noi tutto l’inverno.

Osvaldo.Non è stabilito il tempo della mia permanenza qui, signor Pastore. Qual piacere si prova nel ritornarsene in casa propria!

Sig.ªAlving(raggiante). Non è vero, figlio mio?...

Il Past.(guardandolo con interesse). Eravate ben giovane, mio caro Osvaldo, quando avete cominciato a girare il mondo.

Osvaldo.È vero: io mi domando talvolta, se non ero persino troppo giovane.

Sig.ªAlving.Tutt’altro: ciò non può arrecareche vantaggio ad un ragazzo svegliato, e specialmente ad un figlio unico che corre il rischio di viziarsi troppo restandosene sempre in casa sua, tra il babbo e la mamma.

Il Past.Questo è molto discutibile, signora mia. Dopo tutto, la casa paterna sarà sempre il soggiorno migliore per un ragazzo.

Osvaldo.Su questo punto, io sono perfettamente dell’opinione del Pastore.

Il Past.Guardate, per esempio, il vostro istesso figliolo. Noi possiamo benissimo parlare in sua presenza. Eccolo giunto ai suoi ventisei o ventisette anni, e mai egli ebbe occasione di conoscere la vera vita di famiglia....

Osvaldo.Perdonate, signor Pastore.... ma su questo punto vi sbagliate.

Il Past.Davvero? Io credevo che aveste frequentato solo circoli d’artisti.

Osvaldo.Quest’è esatto.

Il Past.E in ispecie quelli di giovani artisti.

Osvaldo.Precisamente.

Il Past.E pensavo che per la maggior parte non avessero i mezzi di fondare una famiglia e un focolare proprio.

Osvaldo.Ce n’è bensì di quelli che non possono sposarsi, signor Pastore....

Il Past.Ebbene! È precisamente ciò che voglio dire.

Osvaldo.Ma ciò non toglie ch’essi non possano avere un focolare proprio e spesso essi l’hanno... e organizzato bene, e molto conveniente.

Sig.ªAlving(attenta a queste parole, le approva col capo, senza parlare).

Il Past.Io non intendo parlare d’un governo di casa da scapoli. Io chiamo focolare domestico quello presso cui vive un uomo con sua moglie e i suoi figli.

Osvaldo.Sì, oppure coi suoi figli e la loro madre.

Il Past.(dando un sobbalzo e giungendo le mani). Ma.... misericordia!

Osvaldo.Che?

Il Past.Vivere colla madre dei propri figli?

Osvaldo.Sicuro; preferireste che venisse respinta?...

Il Past.Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste «false famiglie» come volgarmente si dicono.

Osvaldo.Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune.

Il Past.Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile esistenza, innanzi agli occhi del mondo?

Osvaldo.Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare?

Il Past.Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....: ecco ciò che devono fare.

Osvaldo.Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti, appassionati, innamorati.

Sig.ªAlving.In fede mia, no, non vi gioverebbe molto.

Il Past.(insistendo). E le autorità che tollerano cose simili e le lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (volgendosi verso la signoraAlving) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto di cittadinanza....

Osvaldo.Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi tutte le mie domeniche.

Il Past.Proprio le domeniche!

Osvaldo.Sicuro, è il giorno consacrato al divertimento. Ma non intesi mai una parola meno che conveniente; nulla di quanto potrebbe venir tacciato d’immoralità.... No; sapete voi invece dove e quando si riscontra dell’immoralità nei circoli d’artisti?

Il Past.No, grazie a Dio, non ne so nulla.

Osvaldo.Ebbene! Mi permetterò di dirvelo io: la riscontrai solo allorchè qualche padre o marito delle nostre famiglie modello, veniva presso gli artisti in cerca di un po’ di libertà, degnando onorare di una sua visita le nostre umili taverne. In quelle occasioni sì, possiamo dire d’averne imparate delle belle! Quei signori sapevano raccontarci fatti e cose a cui non avevamo pensato mai.

Il Past.E che? Pretendereste che degli uomini onorati di questo paese possano andare....

Osvaldo.Li avete mai intesi, questi uomini onorati, di ritorno alle loro case, discutere sull’immoralità che regna nei paesi stranieri?...

Il Past.Questo sì....

Sig.ªAlving.Anch’io ne intesi parlare.

Osvaldo.Sicuro. E si può loro credere sulla parola.Tra essi ci sono di quelli che lo sanno per esperienza propria. (si prende la testa tra le mani) Chi si permette di ricoprire di fango la bella, la superba, la libera esistenza di laggiù?

Sig.ªAlving.Non esaltarti, Osvaldo, questo non ti giova affatto.

Osvaldo.Hai ragione, mamma; non mi giova. Vedi, ne è causa questa maledetta stanchezza. Vuol dire che farò una passeggiatina prima di pranzo. Scusatemi, signor Pastore; voi non potete mettervi nei miei panni; ma ne fui preso così bruscamente.... (esce dalla porta di destra)

Sig.ªAlving.Povero figlio mio!...

Il Past.Oh! Meno male che la pensate così. Ecco a che ne siamo!

Sig.ªAlving(lo guarda in silenzio).

Il Past.(misurando a gran passi la scena). Figliuol prodigo, ha detto; ahimè sì è proprio così, sì!

Sig.ªAlving.(continua a guardarlo).

Il Past.Ma voi che dite di tuttociò?

Sig.ªAlving.Dico che Osvaldo ha completamente ragione.

Il Past.(con un sobbalzo). Ragione! ragione di esporre tali principî?

Sig.ªAlving.Qui nella mia solitudine io son giunta a pensarla come lui. Ma non ho osato mai affrontare la questione troppo davvicino. Sia! Mio figlio parla per me.

Il Past.Siete veramente da compiangere signora Alving. Ascoltatemi: ora parleremo sul serio. In questo momento non avete più innanzi a voi il vostro uomo d’affari, il vostro consigliere, il vostro amico di gioventù e l’amico del vostro defunto marito; è il pastore che vi parla come lo fece il dì del vostro errore.

Sig.ªAlving.E che ha egli a dirmi il pastore?

Il Past.Voglio prima di tutto destare i vostri ricordi, signora. Il momento è scelto bene: domani ricorre il decimo anniversario della morte di vostro marito. Domani cadrà il velo del monumento destinato ad eternare la sua memoria. Domani mi rivolgerò a tutti; oggi voglio trattenermi con voi sola.

Sig.ªAlving.Ebbene, parlate, signore.

Il Past.Vi ricordate che un anno dopo il vostro matrimonio vi siete trovata sull’orlo dell’abisso, che avete disertato dalla vostra casa.... che avete abbandonato vostro marito? Sì, signora mia.... abbandonato, quest’è la parola, e vi siete rifiutata di ritornarvene presso di lui, malgrado ogni sua preghiera, malgrado ogni sua supplica.

Sig.ªAlving.Dimenticaste come fossi infelice in quel primo anno di matrimonio?

Il Past.Cercar la felicità in questa vita, ecco il vero spirito di rivolta. Che diritto abbiamo noi alla felicità? Noi dobbiamo fare il nostrodovere, signora; e il vostro dovere v’imponeva di restarvene presso all’uomo a cui avevate giurata la vostra fede.

Sig.ªAlving.Voi sapete quale vita menasse Alving in quell’epoca e di quali disordini egli si rendesse colpevole.

Il Past.Conosco benissimo tutte le voci che correvano sul suo conto, ed è ben lungi da me l’idea d’approvare la condotta della sua giovinezza, ammesso che tali voci fossero fondate. Ma una donna non è autorizzata ad erigersi a giudice di suo marito. Era vostro dovere di sopportare umilmente la croce che la volontà dell’Altissimo avea creduto bene d’imporvi. Invece voi vi siete ribellata, avete gettata lungi da voi la croce, abbandonando il poveretto ch’era vostra missione sostenere. Avete disertato, esponendo il vostro nome e la vostra riputazione, col rischio inoltre di rovinare la riputazione di qualche altro.

Sig.ªAlving.Di qualche altro?

Il Past.Non fu, da parte vostra, una gran leggerezza il venire a rifugiarvi in casa mia?

Sig.ªAlving.Dal nostro Pastore? Dal nostro buon amico di casa?

Il Past.Appunto per questo. Sì, potete ringraziare Iddio che mi conferì la necessaria energia, che mi aiutò a distogliervi dai vostri progetti esaltati, e mi diede la forza di ricondurvi sulla via del dovere e nella casa del vostro legittimo sposo.

Sig.ªAlving.Sì, mio buon Pastore, questa fu tutta opera vostra.

Il Past.Io non fui che un umile strumento nelle mani dell’Altissimo. E dalla felicità che mi fu data piegandovi al dovere e all’obbedienza, quale benedizione non ne risultò mai per tutto il resto della vostra vita! Le cose non si riordinarono forse come ve l’avevo predetto? Alving non dette forse un addio a tutti i disordini della sua esistenza? E d’allora in poi non passò egli forse tutti i suoi giorni con voi, nell’amore e nella felicità? Non divenne egli il benefattore della contrada, e voi non diveniste un po’ alla volta la sua compagna indivisibile in ogni opera di beneficenza? Oh! So tutto, signora mia, e di tale elogio v’andavo debitore da un pezzo. Ma giungiamo all’altro errore più grande della vostra vita.

Sig.ªAlving.Che intendete dire?

Il Past.Come avete un giorno rinnegato i doveri di sposa, avete più tardi rinnegati quelli di madre.

Sig.ªAlving.Ah!...

Il Past.Foste dominata ognora da un’invincibile fiducia in voi stessa. Non avete mirato ognora che ad affrancarvi d’ogni legge e da ogni giogo. Mai avete saputo sopportare il peso d’una catena qualsiasi. Tutto ciò che vi disturbava, l’avete sempre gettato lungi da voi senza rimpianto, senz’esitazione, come un insopportabile fardello, non ascoltando che la voce del piacere. Non vi conveniva più oltre l’essere sposa, e vi siete liberata di vostro marito; v’appariva troppo incomodo l’essere madre, e avete mandato vostro figlio tra gente estranea.

Sig.ªAlving.È vero, io lo feci.

Il Past.E così siete divenuta un’estranea per lui.

Sig.ªAlving.No, no, v’ingannate.

Il Past.Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato? Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui ciò che spero si potrà ancora correggere. (alza l’indice) Poichè ve lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole. Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi.

(Lungo silenzio.)

Sig.ªAlving(lentamente, dominandosi). Ora avete parlato voi, signor Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da dirvi....

Il Past.Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta.

Sig.ªAlving.No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti.

Il Past.Sentiamo.

Sig.ªAlving.Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto rendervene conto direttamenteda voi stesso, perchè da quel giorno voi, nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra.

Il Past.Voi e vostro marito avete lasciato la città subito dopo quegli avvenimenti.

Sig.ªAlving.Sicuro, e vivente mio marito non siete più venuto a trovarci. Furono solo gli affari dell’asilo che vi obbligarono a venirmi a vedere.

Il Past.(a voce bassa e tremante). Elena, se questo è un rimprovero.... Vi prego di riflettere....

Sig.ªAlving.Ai riguardi che dovete al vostro stato; sicuro.... Eppoi io ero la donna che avea abbandonato il proprio marito.... Non si sta mai abbastanza lontani da donne simili.

Il Past.Cara.... signora Alving.... c’è qui un’esagerazione evidente.

Sig.ªAlving.Sì, sì, sì, lasciamo stare. Volevo dirvi solo che, giudicando la mia vita domestica, anche voi non avete fatto altro che unirvi all’opinione che correva sul mio conto.

Il Past.Ebbene sì! Eppoi?...

Sig.ªAlving.Ma oggi, Manders, oggi voglio dirvi tutta la verità. Giurai che voi solo, un giorno, dovreste saperla.

Il Past.E qual’è dunque questa verità?

Sig.ªAlving.La verità è che mio marito morì nella dissolutezza in cui avea sempre vissuto.

Il Past.(cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi). Che avete detto mai?

Sig.ªAlving.Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio, altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione.

Il Past.Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità, quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini!

Sig.ªAlving.Il nostro medico si serviva di tale espressione.

Il Past.Ora non vi capisco più.

Sig.ªAlving.È inutile che mi comprendiate.

Il Past.La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio, la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato che un velo gittato sur un abisso!

Sig.ªAlving.Nè più nè meno. Ora lo sapete.

Il Past.Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un fatto simile?

Sig.ªAlving.Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i precedenti.

Il Past.Superiore a tutti?...

Sig.ªAlving.Sopportavo ogni male pazientemente,sebbene non ignorassi ciò che avveniva fuori di casa; ma allorchè lo scandalo si annidò tra queste quattro mura....

Il Past.Che dite? Ah, mio Dio!...

Sig.ªAlving.Sì, qui, sotto il nostro tetto. Sì, fu là, (indica la prima porta a destra) là che n’ebbi la prima rivelazione. Un giorno in cui ero occupata in questa stanza, vidi la bambinaia rientrare con dell’acqua pei fiori....

Il Past.Ebbene?...

Sig.ªAlving.Un momento dopo rientrò pure Alving. Lo udii parlare a bassa voce con quella ragazza. Poi intesi.... (con un riso secco) oh! e mi suona ancora straziante e ridicolo a l’orecchio, intesi la mia serva mormorare; «Lasciatemi, lasciatemi dunque, signor ciambellano».


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