SCENA VI.Detti, Osvaldo, poiRegina.

Il Past.Che leggerezza imperdonabile! Ma non si trattava che d’una leggerezza, ve l’assicuro, signora.

Sig.ªAlving.Anche troppo presto appresi come stavano le cose. Il ciambellano raggiunse il suo scopo con quella donna e la relazione, Pastore, ebbe delle conseguenze.

Il Past.(pietrificato). E tutto in questa casa! In questa casa!

Sig.ªAlving.Sopportai tante cose in questa casa! Per trattenervelo di sera e di notte, dovetti divenire la compagna delle sue orgie secrete, lassù, nella sua camera. Dovetti pormi a tavola con lui e bere e bere con lui, e ascoltare le sue insanie; dovetti lottare corpo a corpo con lui per metterlo a letto.

Il Past.(commosso). E voi avete potuto sopportare tutto ciò!

Sig.ªAlving.Avevo mio figlio; per lui sopportavo tutto. Ma a quest’ultimo oltraggio allorchè vidi la mia propria serva.... giurai che tutto ciò doveva finire.... Allora presi io il sopravvento nella casa, su tutto, su lui stesso. Avevo un’arma contro di lui, vedete, ed egli non osava più fiatare. Fu allora che mandai lontano Osvaldo. Egli toccava già i suoi sette anni e cominciava ad osservare ed a fare delle domande, come tutti i ragazzi. Questo io non lo potevo sopportare. Mi parve che il bimbo dovesse avvelenarsi in quest’aria corrotta. Per ciò ne lo allontanai. Ora potete capire perchè egli non abbia rimesso più piede in casa, sinchè visse suo padre. Nessuno sa quanto m’abbia costato un passo simile.

Il Past.È innegabile che avete fatto una ben dura esperienza della vita.

Sig.ªAlving.Non avrei potuto resistere se non avessi avuto il mio dovere da compiere. Ah! Ora posso dire d’aver lavorato! Tutti questi risultati ottenuti, il podere ingrandito, migliorato, tutte queste imprese utili di cui Alving raccolse l’onore e la gloria, credete voi che siano opera sua? Di lui che passava le giornate intere steso sul sofà, immerso nella lettura d’un vecchio almanacco ufficiale! No, voi dovete sapere anche questo; io lo spingevo a fare tutto ciò nelle sue ore di lucidità; ed ero io finalmente che ne dovevo portare tutto il peso, allorchè egli si tuffava, com’era sua abitudine, nel disordine, o s’inabissava in un marasmo senza nome.

Il Past.Ed è alla memoria di tal uomo che elevate un monumento?

Sig.ªAlving.Vedete il potere di una cattiva coscienza.

Il Past.Cattiva?... Che volete dire?

Sig.ªAlving.Mi parve sempre che la verità non poteva mancare di farsi strada e divenir nota a tutti. Così questo asilo, in qualche maniera, è destinato a far tacere ogni rancore, ad allontanare ogni sospetto.

Il Past.E certamente avete colto nel segno, signora.

Sig.ªAlving.Eppoi avevo ancora una ragione. Non volevo che Osvaldo, il figlio mio, ereditasse nulla da suo padre.

Il Past.È dunque coll’eredità di Alving che....

Sig.ªAlving.Sì, le somme che anno per anno io consacrai a quest’asilo formano, l’ho calcolato esattamente, l’ammontare d’un patrimonio che, in altri tempi, faceva considerare un buon partito il luogotenente Alving.

Il Past.Capisco....

Sig.ªAlving.Ora io non voglio che quel danaro passi nelle mani di mio figlio. Egli deve ricevere tutto da me, tutto.

(Osvaldo Alving entra dalla seconda porta di destra; egli ha lasciato nel vestibolo soprabito e cappello)

Sig.ªAlving.Eccoti di ritorno mio caro, caro ragazzo (andandogli incontro).

Osvaldo.Sicuro; e che c’è da fare fuori con quest’eterna pioggia? Ma intesi dire ch’è pronto il pranzo. Oh! la buona notizia!

Regina(viene dal salotto da pranzo con un pacchetto in mano). Ecco un pacchetto per la signora (dà l’involto alla signora Alving).

Sig.ªAlving(guardando il Pastore). Probabilmente si tratta delle cantate per la festa di domani.

Il Past.Hum....

Regina.Signora, la colazione è servita.

Sig.ªAlving.Benissimo, veniamo subito. Vorrei soltanto.... (si dà ad aprire il pacchetto).

Regina(a Osvaldo). Il signor Alving desidera del Porto bianco o rosso?

Osvaldo.L’uno e l’altro, signorina.

Regina.Benissimo.... benissimo, signor Alving. (rientra in sala da pranzo).

Osvaldo.Posso aiutarvi a sturare.... (egli la segue in sala da pranzo la cui porta resta semiaperta).

Sig.ªAlving(dopo aver aperto il pacchetto). Ecco, sono proprio le cantate, Pastore.

Il Past.(giungendo le mani). Come avrò domani lo spirito abbastanza libero per pronunciare il mio discorso? Davvero!...

Sig.ªAlving.Oh! non dovete temere voi....

Il Past.(abbassando la voce per non venir inteso in sala da pranzo). Che volete, noi non possiamo ora risvegliare lo scandalo....

Sig.ªAlving.(abbassando la voce, ma decisamente). No; ma sarà la fine di questa lunga e brutta commedia. Da posdomani in poi, io agirò come se il defunto non fosse vissuto mai in questa casa. Qui non resterà alcun altro che mio figlio e sua madre. (si sente in sala da pranzo il rumore d’una sedia che cade e di parole tronche).

(La voce diRegina,metà stridula e metà soffocata). Osvaldo, sei pazzo? Lasciami!....

Sig.ªAlving.(retrocedendo spaventata). Ah!...

(Essa fissa gli occhi smarriti sulla porta semiaperta. Si sente Osvaldo tossire e sogghignare Rumore dello sturare d’una bottiglia.)

Il Past.(indignato). Che vuol dire ciò?... Che significa questo, signora Alving?...

Sig.ªAlving(con voce rauca). Degli spettri. La coppia della serra che ritorna.

Il Past.Che dite? Regina?... Essa sarebbe?...

Sig.ªAlving.Sì, venite.... non una parola!...

(Prende il braccio del Pastore e si dirige con passo malfermo verso la sala da pranzo.)

FINE DELL’ATTO PRIMO.


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