«Che mai cerchi, o peregrina,In un lido a te straniero?Non più oltre t'incammina,Chè vietato t'è il sentiero.Ma se sei la sposa amante,Di colui che t'è dappresso,Deh! t'arresta un solo istanteE avrai libero l'ingresso.Ora accetta, o bella, in donoDi bei fior questo mazzetto,Fior che dolci pegni sonoDi un fraterno e puro affetto.Poi del tetto conjugalePrendi tu le chiavi ancora,In cui scevra di ogni malePossa far lunga dimora.Ora il cielo benedica,Cara sposa, il vostro imeneE con man prodiga e amica,Vi ricolmi di ogni bene!»
«Che mai cerchi, o peregrina,In un lido a te straniero?Non più oltre t'incammina,Chè vietato t'è il sentiero.Ma se sei la sposa amante,Di colui che t'è dappresso,Deh! t'arresta un solo istanteE avrai libero l'ingresso.Ora accetta, o bella, in donoDi bei fior questo mazzetto,Fior che dolci pegni sonoDi un fraterno e puro affetto.Poi del tetto conjugalePrendi tu le chiavi ancora,In cui scevra di ogni malePossa far lunga dimora.Ora il cielo benedica,Cara sposa, il vostro imeneE con man prodiga e amica,Vi ricolmi di ogni bene!»
Presi i fiori e le chiavi, la sposa ringrazia la comitiva, fa un cenno, e laparratasi leva, la gente dei due villaggi si ricambia dimostrazioni di affetto e insieme unita accompagna la sposa fino alla casa dello sposo.
Sulla soglia, per lo più adorna di fiori e ghirlande di lauro, sta la suocera, non burbera in volto e colla mestola alla cintura, come in tanti altri luoghi, ma raggiante di gioia dà la mano alla nuora e le presenta il mazzo delle chiavi, per affidarle il governo della famiglia, quindi le porge una conocchia ed un fuso ornati di pimpinelle, e la saluta con questo canto che si chiama dellabuona ventura[513]:
«Siate boi la ben venuta,Cara sposa in questa casa,Che boi siate bona e astutaNe so' certa e persuasa.Diu vi dia qui bona sorte,Longa vita e santa morte.Ecce ormai la vossa roccaCu lu fusu e cu la lana,Di accudì tuttu a boi toccaCh'e' so' becchia e pocu sana.Ora entrate e Diu ci diaPace e gioia. E cusì sia!
«Siate boi la ben venuta,Cara sposa in questa casa,Che boi siate bona e astutaNe so' certa e persuasa.Diu vi dia qui bona sorte,Longa vita e santa morte.Ecce ormai la vossa roccaCu lu fusu e cu la lana,Di accudì tuttu a boi toccaCh'e' so' becchia e pocu sana.Ora entrate e Diu ci diaPace e gioia. E cusì sia!
Beninteso che molte suocere rivogliono subito le chiavi, e dopo essersi datepro formail titolo di vecchie, a quattr'occhi colla nuora parlano un altro linguaggio.
Una signora di Corte mi raccontava che la sua suocera, che fu per lei una seconda madre, non appena si erano trovate sole le aveva detto: Di grazia, voi che d'ora innanzi sarete chiamata la sposa, non permettete che io sia detta dai servi la padronavecchia.
Finita la canzone, la suocera presenta agli sposi un barattolo di latte quagliato, essi ne prendono una cucchiaiata, quindi ne gusta tutta la compagnia. Intanto la più stretta parente del nuovo marito avvolge un lungo nastro color di rosa dietro le spalle della coppia felice e la trae seco nella sala, ove è già apparecchiato il banchetto nel quale non manca mai di figurare il piatto nazionale dettoFiadone, torta fatta di uova ebrocciu, che è una specie di ricotta dolcissima composta di fior di latte, miele o zucchero.
Prima di sedersi a tavola, usa in alcuni luoghi che allontanati per un momento gli uomini e i ragazzi, le donne fanno sedere la sposa su di uno staio pieno di grano, e toltane ciascuna una manciata gliela versano sul capo, girandole attorno e cantando in coro la seguenteballatetta, cogli auguriiespressi nella quale io termino ben volentieri questa cicalata:
Dio vi colmi di ogni bene,Figli maschi in quantità,Senza duoli e senza pene.Dio vi accordi lunga età,Poi vi accolga in Paradiso,L'un dall'altro mai diviso!
Dio vi colmi di ogni bene,Figli maschi in quantità,Senza duoli e senza pene.Dio vi accordi lunga età,Poi vi accolga in Paradiso,L'un dall'altro mai diviso!
FINE.