LEZIONE TRENTESIMA.Questa Lezione chiude la seconda parte della Storia degli Esseni, quella che riguarda la loro dogmatica. E comunque troppo più a lungo sarebbe proceduta la presente trattazione, se completo ci fosse stato trasmesso il sistema lor teologico, ciononostante e perchè ciò non è avvenuto, e perchè duro troppo tornerebbe al presente ricostituirlo per intero coi frammenti del Filonismo e del Cabbalismo, egli è perciò che, più breve forse che il tema non comporta, riesciva l’esame, la sposizione della loro dogmatica. Questa lezione dirà quel poco che ci rimase dei nomi divini tra gli Esseni gelosamente serbati, della loro Fisica o Cosmogonia, del concetto nobile superlativo che si formavano gli Esseni delle proprie dottrine, e in ultimo quell’autorità sarà qui riprodotta, che attesta in generale la concordanza da noi propugnata fra il sistema degli Esseni e quello dei Cabbalisti.Voi non lo avete certo dimenticato. Quando parlavamo della istituzione degli Esseni, quando toccavamo degli Iniziati, del giuramento che lor s’imponea, noi trovammo, nella formula del loro giuro, l’obbligo di conservare scrupolosamentei nomi degli Angioli.—Non basta: io vi feci notare allora come sempre le intime corrispondenze fra Cabbalisti ed Esseni; ma se luogo vi è di questa menzione meritevole, egli è senza meno il presente, nel quale si favella della Dogmatica degliEsseni, e dove per diritto debbono entrare i sacri nomi onde si parla; i quali benchè rechino il titolo dinome degli Angioli, pure per poco che le frasi si conoscano, e le appellazioni deiCabbalisti, alludono manifestamente ai nomi, agli attributi di Dio e delle sue emanazioni. Non per questo ripeterò le cose già dette, ma se oltre le discorse analogie in proposito, oltre la nomenclatura angelica solo esistente nei due sistemi che diciamo identici se oltre il carattere fra loro comune di nomenclatura gelosa, riservata, vi può essere qualche cosa che meriti ancora attenzione, che destar possa la curiosità degli studiosi, che sappia, se non erro, di novità, che sia, se oso dir tanto, una verace scoperta, ella è la citazione presente, che appunto pel suo insigne momento vi ho serbato per la presente lezione. Quante volte non abbiamo udito gli storici sentenziare, della niuna contezza che i dottori nostri si ebbero dell’Essenato; quanto subbietto di meditazione e sorpresa e quante volte altresì abbiamo côlto in fallo la pretesa ignoranza e mille cenni ed allusioni rintracciato fra i dottori dei nostri Esseni. Io credo che i dotti di buona fede non ne ricuseranno la importanza, le conseguenze. Ma per la citazione che qui si dice, il potrebbero quando pure il volessero? potrebbero continuare come s’è fatto finora a proclamare muti, inconsapevoli, i Rabbini dei nostri Esseni. Il provino se pure il possono. Provino a cancellare quanto è scritto nel IIIdi JomànelTalmud di Gerusalemme. Provino a far sì che non si legga come vi si legge—di un Asseo di Sipporì in Palestina che disse a Rab Papà figlio di Hamà: Vieni e ti comunicherò i santi nomi di Dio.—Rispose l’altro: Nol posso. E perchè? Perchè mi cibo delle decime; e chi li apprende, non può mangiare il pane di nessuno. Qui tutto parla con eloquenza irresistibile dei nostri Esseni. Il nome diAssèpiù manifestamentee irrecusabilmente essenico dello usato, perocchè scritto in guisa (Assé) che non si potrebbe confondere conAsiâ medicoil quale esigerebbe unAleffinale che qui non esiste; lo assurdo che semplicissimo medico s’intrometta nei nomi di Dio, e tanto addentro se ne addottrini da erigersi a maestro di teologia di un dottore; il luogo patria dell’Essenato, la PalestinaSipporìin ispecie, nelle cui vie per singolare coincidenza abbiamo veduto nelle prime lezioni aggirarsi unRohel,—venditore di farmaci, sotto la maschera del farmacista riconosciuto abbiamo un della setta;—nomi di Dioche gelosamente si comunicano, come si comunicavano tra gli Esseni; e per ultimo, il gran rifiuto fatto daR. Papàper la eloquentissima ragione, edessenicaper eccellenza, che non essendo egli della scuola, non vivendo della vita sociale, vale a dire, com’egli dice, cibandosi alla tavola altrui, non sentivasi degno aderire all’offerta.Ora di ciò che insegnavano gli Esseni, dell’origine delle cose, degli elementi primitivi della fisica o cosmogonia che facevano parte del loro sistema. E qui mestieri è prendere a guida Filone, e ciò ch’egli sul proposito insegnava. Filone professò la fisica della scuolaJonicadi Talete di Mileto; e se di Grecia e Talete unicamente favellò, non è già che l’Oriente non offra esempj più antichi ed illustri; ma solo perchè la scuola Jonica esercitò più diretta influenza sulla formazione dei sistemi successivi, e protrasse la sua azione sino ai tempi di Filone, che in Grecia e in Palestina attinse gli elementi della sua filosofia. Filone dichiarò l’acquamateria prima di tutte le cose, e se Defendente Sacchi disse deridendo avere così detto Talete perchè l’acqua vedeva entrare in gran parte nella vegetazione dellezucche, il principio di Talete, non solo offre grandi analogie colle cosmogonie antiche Orientali, ma si riappiccaalla cosmogonia mosaica, si riflette nel sistema dei dottori.—Ciò che più monta, nel sistema e nella simbologia dei Cabbalisti, e non lascia di avere un senso, un valore, una riproduzione nei sistemi scientifici odierni di geologia e cosmogonia.—Delle prime, delle affinità, delle relazioni colle cosmogonie dell’Oriente, non parlerò perchè troppo vasto il campo delle ricerche. Ma come tacere delle altre! Della cosmogonia Mosaica che chiaro e spiccato offre il principio Essenico che mostra nell’acqua lo stato primigenio e l’origine di tutte le cose.—Dei dottori Talmudisti che ragionando sul Genesi, meglio ancora posero in luce e più precisamente formularono il principio cosmogonico di Mosè; che fecero uno studio geloso, riservato, formulato dei primi capitoli della Genesi, che chiamaronoMaasè Berescet; che oltre al senso fisico, cosmogonico che ha il racconto Mosaico, ne rivolsero le frasi, e il vocaboloacquarivolsero a significare l’idea filosofica astrattissima disostanza, quando dissero deiMaim aelionime deiMaim attahtonim, quandoRabbi Achibà, in un dettato aureo momentosissimo ed attamente deponente in favore dell’antichità cabbalistica, diceva ai discepoli:Quando a contemplare giungerete le pietre marmoree purissime, non dite: acqua! acqua!—Dei dottori Cabbalisti che fecero eco alla simbologia dei dottori e del vocaboloacquefecero applicazione estesissima in senso multiforme; e infine del senso che potrebb’aver tuttavia nella scienza moderna. La quale si divide anch’oggi in due campi nemici, sull’origine delle cose; e dà quindi luogo a due diversi sistemi di geologia. Si forma il primo di quei geologi che credono la terra avereab ovopresentato una massa fluida, che andò di mano in mano indurando, e che per questo appunto si chiamanoOceanitioNettuniani. Si forma l’altro di quei geologi invece, che ammettono nell’origineuno stato di incandescenza, che andò di mano in mano raffreddandosi e che per questo appunto si diconoPlutonisti.E non solo gli Esseni, e con essi Filone e con essi Talete, e la scuola Jonica in generale, e con essi per avventura i Talmudisti e la Genesi, ma con essi ancora, se ben lo intendo, ilSignor dell’altissimo canto, l’antichissimo Omero. Il quale con una frase che diè molto a pensare agli interpreti, e che parvemi sempre cosmogonica e geologica per eccellenza, chiama frequentissimamente gli Dei col titolo d’oceaniti; null’altro volendo significare a parer mio, che lo stato primitivo della materia caotica dalla quale sursero le forze tutte della natura o, per parlare colla lingua dei Greci,gli Dei maggiori e minori, i quali com’è facile provare coi filosofi e coi poeti alla mano, altro non erano in verità che quelle forze istesse personificate, primogenite sì della creazione, ma figliuole pur esse della granmadre natura, che nel suo stato primitivo, confuso, disordinato, portava il nome diCaos; il qualeCaosvediamo infatti figurare a capo delle greche teogonie, anteriore agli immortali medesimi, padre e generatore antichissimo di tutte le cose. E questo basti della fisica e cosmogonia degli Esseni, potendo ognuno, che più a lungosedere volesse a mensasull’argomento, consultareFiloneda cui i brevi cenni abbiamo imparato che qui si espongono.Ora che conchiuso abbiamo quel che concerne la dogmatica degli Esseni, o per dir meglio, quel poco che di essa ci resta, dobbiamo far due cose: dobbiamo prima dire del concetto che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni; dobbiamo dire in ultimo, del concetto che noi stessi ce ne dobbiamo formare. Voi lo avete le mille volle udito. Se v’è nulla di vero, di dimostrato nella storia degli Esseni, è la loro parentela coiCabbalisti.—Sei Cabbalisti ebbero padri antecessori, ei sono gli Esseni. Se gli Esseni ebbero figli discendenti continuatori, ei sono iCabbalisti. Or bene: questa verità che non ho cessato di proclamare, è posta, se è possibile, in luce ancor più sfolgorante dal giudizio, dalla stima, dal concetto che di sè, che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni.—Ch’è quanto dire il giudizio che di sè tuttavia e delle proprie dottrine si formano iCabbalisti. Concetto grande, altero, superlativo, se altro fu mai; concetto che fa della lorodogmatica, la sola vera, la sola divina, la sola rivelata; dogmatica che ingenera nei suoi professori il vanto pubblicamente spiegato di possedere intiero, esclusivo ilmidollo, ilsecreto, la vera essenza del Mosaismo, che fa loro riguardare come profani i fratelli loro di religione che discredono o disconoscono la verità dei loro dogmi, e che per stringere tutto in breve detto, gli meritava e gli merita tuttavia dagli avversarj l’epiteto diesclusivi,d’intolleranti, mentre, com’ho provato nella mia ebraica operetta, niuno più meritossi invece il nome ditollerante, se si tratta delle persone; e niuno più legittimamente di essi mostrossiintollerantese si tratta delle avverse dottrine. Or bene questo giudizio qualunque esso sia, egli è quello, ve lo diceva, che di sè e delle proprie dottrine si formavano gli Esseni. E nel riferirvelo userò parole non mie, non arbitrarie, non parafrastiche, ma rigorose, testuali, quali uscivano da penna per nulla interessata nella presente questione, e che consuona mirabilmente coi vanti poc’anzi uditi dalle labbra deiCabbalisti. E questa penna è quella del Nicolas, professore in Strasburgo, che tali scrive nellaRevue Germaniquememorande parole, nelle quali vi scongiuro ammirare la perfetta conformità coi vanti dei Cabbalisti:—Les Esséniens prétendaient avoir le secret du Mosaïsme:—non basta—et regardaient commedes profanes ceux de leurs corréligionnaires qui étaient privés de cette connaissance.—Ma volete di più? volete misurare il valore dell’argomento, volete vederne la forza probatoria? Or bene; riprendete il Nicolas, e vedrete che da questo fatto medesimo, da questo vanto, da questo concetto, che di sè formavansi gli Esseni, egli prova, egli conclude trionfalmente, e che? forse la derivazione stessa dei Cabbalisti? No! ciò è poco, perchè il proverebbe nella questione parziale; ma prova e conclude da questo fatto la derivazione dall’Essenato, di quella setta di filosofi che si disseroGnostici, i quali non dissimile vantazione menavano pur essi delle loro dottrine: la illazione pare evidente; l’argomento che vale pel Nicolas, vale anche per noi, e se si può dimostrare la derivazione delGnosticismodai più antichi Esseni, potrà quella eziandio dimostrarsi dei dottoriCabbalisti.Ma io vi diceva che oltre il concetto che di sè formavansi gli Esseni, e questo abbiamo veduto, quello altresì, quel giudizio, quella sentenza avremmo dovuto non meno esaminare, che noi stessi ragionevolmente dobbiamo recare sulla dogmatica degli Esseni. Io credo che sia necessario formarsene un concetto generalissimo, e tanto mi par necessario, quanto non avendo potuto noi esaminarne i dogmi, parte per parte ci convenga più precisa, ed accertata, formarsi una idea dello insieme in quella guisa che Mosè non potendo entrare nella terra promessa, si fermò a lungo a contemplarla sopra i monti di Moab, e in quella guisa medesima che un pittore non potendo studiare per minuto una fisonomia che gli fugge, cerca di cogliere in quell’apparizione fugace l’espressione generale e il tipo supremo sul qual è coniata. Ora questo concetto, questo giudizio generalissimo non sarem noi che il proporremo. Dopo tutte le cose anzidette,dopo avervi tutta la mente mia fatta aperta, sulla consanguineità cabbalistica, troppo parrebbemi aver sembianza di giudice parziale e troppo quindi disdicevole a me stesso proporvi un giudizio.—Ve lo proporrà un filosofo, un libero pensatore—un francese del secolo XIX, ve lo proporrà il Frank. E ve lo proporrà a proposito di Filone e del suo sistema, del quale le intime attinenze conosciamo da lungo tempo colla scuola degli Esseni, tantochè, ciò che di Filone favella il Frank dovrà essere intesa quasi degli Esseni istessi ei favellasse, null’altro essendo, a veder bene, Filone, che il filosofo della setta, l’interprete dell’essennato al mondo pagano, e se così emmi lecito esprimermi,l’Apostolo dei Gentili. Ora udite come intende il Frank i rapporti tra Filone ed i Cabbalisti. Come si esprima reciso, e com’egli, d’altronde se riservato, non tema di usare niente meno che queste parole:Tous les principaux traits de la philosophie de Philon se retrouvent dans le Zohar avec moins d’éclat et de profondité.—Sì, se intende metodo ed arte—no, se intende splendore e altezza d’idee e di eloquio. Ma il signor Frank non è uomo da sentenziare senza un perchè, ed eccolo testuale:Comme Philon, le Zohar s’appuie sur les traditions juives interprétées symboliquement; comme lui, il est tout à la fois mystique et panthéiste. Cet Eusoph supérieur à l’Être et à l’intelligence, le mystère des mystères, l’inconnu, l’ineffable, rappelle le Theos Agnostos de Philon: le Juif Alexandrin et helléniste a dit en grec ce que les Juifs de Jérusalem ont dit en hébreu; e così via discorrendo, ponendo continuamente a riscontro i due sistemi. Ma il signor Franck non è solo a pensarla siffattamente. Il signor Frank che, per lo assunto da lui intrapreso, per quella specie di riabilitazione che tentava del Cabbalismo, potrebbe sembrare a taluno pregiudicato, e forte nonostantedi tutta la forza della scienza germanica contemporanea, ed ha per se il fiore, l’eletta dei più valenti e autorevoli critici dell’Alemagna. Il Nicolas, di cui udiste non ha guari menzione, e che compendiava quanto di meglio provato resulta dalle ricerche di quei dottissimi, usa parole che non la cedono certamente a quelle che udito avete del signor Frank, e che a parer mio anco più urgentemente concludono in favore dell’assunto, avendo preso il Nicolas a parlare non già di Filone singolarmente, ma di tutti gli Esseni, e della scuola direttamente. Della quale così si esprime:Deux philosophies, fort analogues, me paraissent être sorties de l’Essénisme: leGnosticisme et la Kabbale. On peut supposer que lesEsséniensqui embrassèrent le Christianisme, s’en firent une conception conforme à leurs principes antérieurs, et ce fut leGnosticisme; et que ceux des Esséniens quirestèrentJuifs, continuèrent les spéculations de leur secte, et ce fut laKabbale. Parole vere e belle, e che compensano con usura le pretese ingiuste, mel perdoni la sua amicizia, del nostro illustre Luzzatto.—Ma contro di questi non abbiamo solo i nomi ricordati;—abbiamo tale che, per quanto suoni nuovo per avventura ai vostri orecchi, si levò altissimo fra tutti i moderni filologi tedeschi, e questo è il Baur.M. Baur, continua il Nicolas,les regarde(riguarda Gnosticismo e Cabbalismo)comme deux productions semblables, qu’on est obligé de ramener à une source commune.Ora chi potrebbe dubitarne più oltre? L’esame analitico da me intrapreso e in quella parte attuato che era possibile, l’idea generale che alla sua vista ci si ingerisce, le autorità più competenti, più spassionate, tutto prova la identità da noi propugnata. E questa identità fu da noi perpetuamente dimostrata nella sposizione delledue prime parti di questa Storia,IstituzionieDottrine; e che qui hanno termine. La terza parte della storia dell’Essenato che ci rimane a vedere, ella è, e voi lo ricordate, la storia delculto, degliusi, dellepratichedel nostro istituto, ed alla quale colla successiva lezione daremo principio. Esaurita questa ultima parte, e spero tra breve, noi avremo terminato lo studio di una gran scuola, risoluto, quanto lungi si stesero le nostre forze, un problema difficilissimo; e con amore e studio grandissimo notomizzato il corpo venerandissimo, le cui istituzioni sono l’organismo, le cui dottrine sono ilcervelloe lamente, le cui pratiche sono ilcuoree lavolontà. Ma in questa autossia, ciò che abbiamo trovato, non fu tutto materia. Broussais, così narra la fama, sendo prossimo a finire, stupiva i circostanti con queste parole:Infiniti corpi notomizzando e di tutti le segrete parti collo scalpello ricercando, mai mi avvenne trovare l’anima dell’uomo. Infelice! che s’ei l’avesse trovata, l’anima non sarebbe. Noi però siamo più felici di Broussais.—Abbiamo trovato nelle indagini nostre l’anima dell’Essenato, il suo spirito, il suo genio, la carne delle sue carni, l’ossa delle sue ossa, il sangue delle sue vene, l’alito, come dice laBibbia, delle sue nari, e questi è il genio, lo spirito cabbalistico.—L’Essenato è morto; ma il cabbalismo, intima essenza dell’ebraismo, per quanto a terra disteso e di sudario funebre rivestito, e le nenie li facciano intorno e mortorio stragrande gli avversarj di ogni colore, ei neri fraticel, e i bigi e i bianchi, ciononostante come il profeta sepolto, di cui si narra neiRe, non solo vive d’una vita interiore, ma ai grandi morti eziandio la comunica al solo contatto.—Noi abbiamo posto gli Esseni al contatto del grande sepolto; al contatto delcabbalismo; ed a quel contatto, oh miracolo! l’Essenato è risorto.
LEZIONE TRENTESIMA.Questa Lezione chiude la seconda parte della Storia degli Esseni, quella che riguarda la loro dogmatica. E comunque troppo più a lungo sarebbe proceduta la presente trattazione, se completo ci fosse stato trasmesso il sistema lor teologico, ciononostante e perchè ciò non è avvenuto, e perchè duro troppo tornerebbe al presente ricostituirlo per intero coi frammenti del Filonismo e del Cabbalismo, egli è perciò che, più breve forse che il tema non comporta, riesciva l’esame, la sposizione della loro dogmatica. Questa lezione dirà quel poco che ci rimase dei nomi divini tra gli Esseni gelosamente serbati, della loro Fisica o Cosmogonia, del concetto nobile superlativo che si formavano gli Esseni delle proprie dottrine, e in ultimo quell’autorità sarà qui riprodotta, che attesta in generale la concordanza da noi propugnata fra il sistema degli Esseni e quello dei Cabbalisti.Voi non lo avete certo dimenticato. Quando parlavamo della istituzione degli Esseni, quando toccavamo degli Iniziati, del giuramento che lor s’imponea, noi trovammo, nella formula del loro giuro, l’obbligo di conservare scrupolosamentei nomi degli Angioli.—Non basta: io vi feci notare allora come sempre le intime corrispondenze fra Cabbalisti ed Esseni; ma se luogo vi è di questa menzione meritevole, egli è senza meno il presente, nel quale si favella della Dogmatica degliEsseni, e dove per diritto debbono entrare i sacri nomi onde si parla; i quali benchè rechino il titolo dinome degli Angioli, pure per poco che le frasi si conoscano, e le appellazioni deiCabbalisti, alludono manifestamente ai nomi, agli attributi di Dio e delle sue emanazioni. Non per questo ripeterò le cose già dette, ma se oltre le discorse analogie in proposito, oltre la nomenclatura angelica solo esistente nei due sistemi che diciamo identici se oltre il carattere fra loro comune di nomenclatura gelosa, riservata, vi può essere qualche cosa che meriti ancora attenzione, che destar possa la curiosità degli studiosi, che sappia, se non erro, di novità, che sia, se oso dir tanto, una verace scoperta, ella è la citazione presente, che appunto pel suo insigne momento vi ho serbato per la presente lezione. Quante volte non abbiamo udito gli storici sentenziare, della niuna contezza che i dottori nostri si ebbero dell’Essenato; quanto subbietto di meditazione e sorpresa e quante volte altresì abbiamo côlto in fallo la pretesa ignoranza e mille cenni ed allusioni rintracciato fra i dottori dei nostri Esseni. Io credo che i dotti di buona fede non ne ricuseranno la importanza, le conseguenze. Ma per la citazione che qui si dice, il potrebbero quando pure il volessero? potrebbero continuare come s’è fatto finora a proclamare muti, inconsapevoli, i Rabbini dei nostri Esseni. Il provino se pure il possono. Provino a cancellare quanto è scritto nel IIIdi JomànelTalmud di Gerusalemme. Provino a far sì che non si legga come vi si legge—di un Asseo di Sipporì in Palestina che disse a Rab Papà figlio di Hamà: Vieni e ti comunicherò i santi nomi di Dio.—Rispose l’altro: Nol posso. E perchè? Perchè mi cibo delle decime; e chi li apprende, non può mangiare il pane di nessuno. Qui tutto parla con eloquenza irresistibile dei nostri Esseni. Il nome diAssèpiù manifestamentee irrecusabilmente essenico dello usato, perocchè scritto in guisa (Assé) che non si potrebbe confondere conAsiâ medicoil quale esigerebbe unAleffinale che qui non esiste; lo assurdo che semplicissimo medico s’intrometta nei nomi di Dio, e tanto addentro se ne addottrini da erigersi a maestro di teologia di un dottore; il luogo patria dell’Essenato, la PalestinaSipporìin ispecie, nelle cui vie per singolare coincidenza abbiamo veduto nelle prime lezioni aggirarsi unRohel,—venditore di farmaci, sotto la maschera del farmacista riconosciuto abbiamo un della setta;—nomi di Dioche gelosamente si comunicano, come si comunicavano tra gli Esseni; e per ultimo, il gran rifiuto fatto daR. Papàper la eloquentissima ragione, edessenicaper eccellenza, che non essendo egli della scuola, non vivendo della vita sociale, vale a dire, com’egli dice, cibandosi alla tavola altrui, non sentivasi degno aderire all’offerta.Ora di ciò che insegnavano gli Esseni, dell’origine delle cose, degli elementi primitivi della fisica o cosmogonia che facevano parte del loro sistema. E qui mestieri è prendere a guida Filone, e ciò ch’egli sul proposito insegnava. Filone professò la fisica della scuolaJonicadi Talete di Mileto; e se di Grecia e Talete unicamente favellò, non è già che l’Oriente non offra esempj più antichi ed illustri; ma solo perchè la scuola Jonica esercitò più diretta influenza sulla formazione dei sistemi successivi, e protrasse la sua azione sino ai tempi di Filone, che in Grecia e in Palestina attinse gli elementi della sua filosofia. Filone dichiarò l’acquamateria prima di tutte le cose, e se Defendente Sacchi disse deridendo avere così detto Talete perchè l’acqua vedeva entrare in gran parte nella vegetazione dellezucche, il principio di Talete, non solo offre grandi analogie colle cosmogonie antiche Orientali, ma si riappiccaalla cosmogonia mosaica, si riflette nel sistema dei dottori.—Ciò che più monta, nel sistema e nella simbologia dei Cabbalisti, e non lascia di avere un senso, un valore, una riproduzione nei sistemi scientifici odierni di geologia e cosmogonia.—Delle prime, delle affinità, delle relazioni colle cosmogonie dell’Oriente, non parlerò perchè troppo vasto il campo delle ricerche. Ma come tacere delle altre! Della cosmogonia Mosaica che chiaro e spiccato offre il principio Essenico che mostra nell’acqua lo stato primigenio e l’origine di tutte le cose.—Dei dottori Talmudisti che ragionando sul Genesi, meglio ancora posero in luce e più precisamente formularono il principio cosmogonico di Mosè; che fecero uno studio geloso, riservato, formulato dei primi capitoli della Genesi, che chiamaronoMaasè Berescet; che oltre al senso fisico, cosmogonico che ha il racconto Mosaico, ne rivolsero le frasi, e il vocaboloacquarivolsero a significare l’idea filosofica astrattissima disostanza, quando dissero deiMaim aelionime deiMaim attahtonim, quandoRabbi Achibà, in un dettato aureo momentosissimo ed attamente deponente in favore dell’antichità cabbalistica, diceva ai discepoli:Quando a contemplare giungerete le pietre marmoree purissime, non dite: acqua! acqua!—Dei dottori Cabbalisti che fecero eco alla simbologia dei dottori e del vocaboloacquefecero applicazione estesissima in senso multiforme; e infine del senso che potrebb’aver tuttavia nella scienza moderna. La quale si divide anch’oggi in due campi nemici, sull’origine delle cose; e dà quindi luogo a due diversi sistemi di geologia. Si forma il primo di quei geologi che credono la terra avereab ovopresentato una massa fluida, che andò di mano in mano indurando, e che per questo appunto si chiamanoOceanitioNettuniani. Si forma l’altro di quei geologi invece, che ammettono nell’origineuno stato di incandescenza, che andò di mano in mano raffreddandosi e che per questo appunto si diconoPlutonisti.E non solo gli Esseni, e con essi Filone e con essi Talete, e la scuola Jonica in generale, e con essi per avventura i Talmudisti e la Genesi, ma con essi ancora, se ben lo intendo, ilSignor dell’altissimo canto, l’antichissimo Omero. Il quale con una frase che diè molto a pensare agli interpreti, e che parvemi sempre cosmogonica e geologica per eccellenza, chiama frequentissimamente gli Dei col titolo d’oceaniti; null’altro volendo significare a parer mio, che lo stato primitivo della materia caotica dalla quale sursero le forze tutte della natura o, per parlare colla lingua dei Greci,gli Dei maggiori e minori, i quali com’è facile provare coi filosofi e coi poeti alla mano, altro non erano in verità che quelle forze istesse personificate, primogenite sì della creazione, ma figliuole pur esse della granmadre natura, che nel suo stato primitivo, confuso, disordinato, portava il nome diCaos; il qualeCaosvediamo infatti figurare a capo delle greche teogonie, anteriore agli immortali medesimi, padre e generatore antichissimo di tutte le cose. E questo basti della fisica e cosmogonia degli Esseni, potendo ognuno, che più a lungosedere volesse a mensasull’argomento, consultareFiloneda cui i brevi cenni abbiamo imparato che qui si espongono.Ora che conchiuso abbiamo quel che concerne la dogmatica degli Esseni, o per dir meglio, quel poco che di essa ci resta, dobbiamo far due cose: dobbiamo prima dire del concetto che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni; dobbiamo dire in ultimo, del concetto che noi stessi ce ne dobbiamo formare. Voi lo avete le mille volle udito. Se v’è nulla di vero, di dimostrato nella storia degli Esseni, è la loro parentela coiCabbalisti.—Sei Cabbalisti ebbero padri antecessori, ei sono gli Esseni. Se gli Esseni ebbero figli discendenti continuatori, ei sono iCabbalisti. Or bene: questa verità che non ho cessato di proclamare, è posta, se è possibile, in luce ancor più sfolgorante dal giudizio, dalla stima, dal concetto che di sè, che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni.—Ch’è quanto dire il giudizio che di sè tuttavia e delle proprie dottrine si formano iCabbalisti. Concetto grande, altero, superlativo, se altro fu mai; concetto che fa della lorodogmatica, la sola vera, la sola divina, la sola rivelata; dogmatica che ingenera nei suoi professori il vanto pubblicamente spiegato di possedere intiero, esclusivo ilmidollo, ilsecreto, la vera essenza del Mosaismo, che fa loro riguardare come profani i fratelli loro di religione che discredono o disconoscono la verità dei loro dogmi, e che per stringere tutto in breve detto, gli meritava e gli merita tuttavia dagli avversarj l’epiteto diesclusivi,d’intolleranti, mentre, com’ho provato nella mia ebraica operetta, niuno più meritossi invece il nome ditollerante, se si tratta delle persone; e niuno più legittimamente di essi mostrossiintollerantese si tratta delle avverse dottrine. Or bene questo giudizio qualunque esso sia, egli è quello, ve lo diceva, che di sè e delle proprie dottrine si formavano gli Esseni. E nel riferirvelo userò parole non mie, non arbitrarie, non parafrastiche, ma rigorose, testuali, quali uscivano da penna per nulla interessata nella presente questione, e che consuona mirabilmente coi vanti poc’anzi uditi dalle labbra deiCabbalisti. E questa penna è quella del Nicolas, professore in Strasburgo, che tali scrive nellaRevue Germaniquememorande parole, nelle quali vi scongiuro ammirare la perfetta conformità coi vanti dei Cabbalisti:—Les Esséniens prétendaient avoir le secret du Mosaïsme:—non basta—et regardaient commedes profanes ceux de leurs corréligionnaires qui étaient privés de cette connaissance.—Ma volete di più? volete misurare il valore dell’argomento, volete vederne la forza probatoria? Or bene; riprendete il Nicolas, e vedrete che da questo fatto medesimo, da questo vanto, da questo concetto, che di sè formavansi gli Esseni, egli prova, egli conclude trionfalmente, e che? forse la derivazione stessa dei Cabbalisti? No! ciò è poco, perchè il proverebbe nella questione parziale; ma prova e conclude da questo fatto la derivazione dall’Essenato, di quella setta di filosofi che si disseroGnostici, i quali non dissimile vantazione menavano pur essi delle loro dottrine: la illazione pare evidente; l’argomento che vale pel Nicolas, vale anche per noi, e se si può dimostrare la derivazione delGnosticismodai più antichi Esseni, potrà quella eziandio dimostrarsi dei dottoriCabbalisti.Ma io vi diceva che oltre il concetto che di sè formavansi gli Esseni, e questo abbiamo veduto, quello altresì, quel giudizio, quella sentenza avremmo dovuto non meno esaminare, che noi stessi ragionevolmente dobbiamo recare sulla dogmatica degli Esseni. Io credo che sia necessario formarsene un concetto generalissimo, e tanto mi par necessario, quanto non avendo potuto noi esaminarne i dogmi, parte per parte ci convenga più precisa, ed accertata, formarsi una idea dello insieme in quella guisa che Mosè non potendo entrare nella terra promessa, si fermò a lungo a contemplarla sopra i monti di Moab, e in quella guisa medesima che un pittore non potendo studiare per minuto una fisonomia che gli fugge, cerca di cogliere in quell’apparizione fugace l’espressione generale e il tipo supremo sul qual è coniata. Ora questo concetto, questo giudizio generalissimo non sarem noi che il proporremo. Dopo tutte le cose anzidette,dopo avervi tutta la mente mia fatta aperta, sulla consanguineità cabbalistica, troppo parrebbemi aver sembianza di giudice parziale e troppo quindi disdicevole a me stesso proporvi un giudizio.—Ve lo proporrà un filosofo, un libero pensatore—un francese del secolo XIX, ve lo proporrà il Frank. E ve lo proporrà a proposito di Filone e del suo sistema, del quale le intime attinenze conosciamo da lungo tempo colla scuola degli Esseni, tantochè, ciò che di Filone favella il Frank dovrà essere intesa quasi degli Esseni istessi ei favellasse, null’altro essendo, a veder bene, Filone, che il filosofo della setta, l’interprete dell’essennato al mondo pagano, e se così emmi lecito esprimermi,l’Apostolo dei Gentili. Ora udite come intende il Frank i rapporti tra Filone ed i Cabbalisti. Come si esprima reciso, e com’egli, d’altronde se riservato, non tema di usare niente meno che queste parole:Tous les principaux traits de la philosophie de Philon se retrouvent dans le Zohar avec moins d’éclat et de profondité.—Sì, se intende metodo ed arte—no, se intende splendore e altezza d’idee e di eloquio. Ma il signor Frank non è uomo da sentenziare senza un perchè, ed eccolo testuale:Comme Philon, le Zohar s’appuie sur les traditions juives interprétées symboliquement; comme lui, il est tout à la fois mystique et panthéiste. Cet Eusoph supérieur à l’Être et à l’intelligence, le mystère des mystères, l’inconnu, l’ineffable, rappelle le Theos Agnostos de Philon: le Juif Alexandrin et helléniste a dit en grec ce que les Juifs de Jérusalem ont dit en hébreu; e così via discorrendo, ponendo continuamente a riscontro i due sistemi. Ma il signor Franck non è solo a pensarla siffattamente. Il signor Frank che, per lo assunto da lui intrapreso, per quella specie di riabilitazione che tentava del Cabbalismo, potrebbe sembrare a taluno pregiudicato, e forte nonostantedi tutta la forza della scienza germanica contemporanea, ed ha per se il fiore, l’eletta dei più valenti e autorevoli critici dell’Alemagna. Il Nicolas, di cui udiste non ha guari menzione, e che compendiava quanto di meglio provato resulta dalle ricerche di quei dottissimi, usa parole che non la cedono certamente a quelle che udito avete del signor Frank, e che a parer mio anco più urgentemente concludono in favore dell’assunto, avendo preso il Nicolas a parlare non già di Filone singolarmente, ma di tutti gli Esseni, e della scuola direttamente. Della quale così si esprime:Deux philosophies, fort analogues, me paraissent être sorties de l’Essénisme: leGnosticisme et la Kabbale. On peut supposer que lesEsséniensqui embrassèrent le Christianisme, s’en firent une conception conforme à leurs principes antérieurs, et ce fut leGnosticisme; et que ceux des Esséniens quirestèrentJuifs, continuèrent les spéculations de leur secte, et ce fut laKabbale. Parole vere e belle, e che compensano con usura le pretese ingiuste, mel perdoni la sua amicizia, del nostro illustre Luzzatto.—Ma contro di questi non abbiamo solo i nomi ricordati;—abbiamo tale che, per quanto suoni nuovo per avventura ai vostri orecchi, si levò altissimo fra tutti i moderni filologi tedeschi, e questo è il Baur.M. Baur, continua il Nicolas,les regarde(riguarda Gnosticismo e Cabbalismo)comme deux productions semblables, qu’on est obligé de ramener à une source commune.Ora chi potrebbe dubitarne più oltre? L’esame analitico da me intrapreso e in quella parte attuato che era possibile, l’idea generale che alla sua vista ci si ingerisce, le autorità più competenti, più spassionate, tutto prova la identità da noi propugnata. E questa identità fu da noi perpetuamente dimostrata nella sposizione delledue prime parti di questa Storia,IstituzionieDottrine; e che qui hanno termine. La terza parte della storia dell’Essenato che ci rimane a vedere, ella è, e voi lo ricordate, la storia delculto, degliusi, dellepratichedel nostro istituto, ed alla quale colla successiva lezione daremo principio. Esaurita questa ultima parte, e spero tra breve, noi avremo terminato lo studio di una gran scuola, risoluto, quanto lungi si stesero le nostre forze, un problema difficilissimo; e con amore e studio grandissimo notomizzato il corpo venerandissimo, le cui istituzioni sono l’organismo, le cui dottrine sono ilcervelloe lamente, le cui pratiche sono ilcuoree lavolontà. Ma in questa autossia, ciò che abbiamo trovato, non fu tutto materia. Broussais, così narra la fama, sendo prossimo a finire, stupiva i circostanti con queste parole:Infiniti corpi notomizzando e di tutti le segrete parti collo scalpello ricercando, mai mi avvenne trovare l’anima dell’uomo. Infelice! che s’ei l’avesse trovata, l’anima non sarebbe. Noi però siamo più felici di Broussais.—Abbiamo trovato nelle indagini nostre l’anima dell’Essenato, il suo spirito, il suo genio, la carne delle sue carni, l’ossa delle sue ossa, il sangue delle sue vene, l’alito, come dice laBibbia, delle sue nari, e questi è il genio, lo spirito cabbalistico.—L’Essenato è morto; ma il cabbalismo, intima essenza dell’ebraismo, per quanto a terra disteso e di sudario funebre rivestito, e le nenie li facciano intorno e mortorio stragrande gli avversarj di ogni colore, ei neri fraticel, e i bigi e i bianchi, ciononostante come il profeta sepolto, di cui si narra neiRe, non solo vive d’una vita interiore, ma ai grandi morti eziandio la comunica al solo contatto.—Noi abbiamo posto gli Esseni al contatto del grande sepolto; al contatto delcabbalismo; ed a quel contatto, oh miracolo! l’Essenato è risorto.
Questa Lezione chiude la seconda parte della Storia degli Esseni, quella che riguarda la loro dogmatica. E comunque troppo più a lungo sarebbe proceduta la presente trattazione, se completo ci fosse stato trasmesso il sistema lor teologico, ciononostante e perchè ciò non è avvenuto, e perchè duro troppo tornerebbe al presente ricostituirlo per intero coi frammenti del Filonismo e del Cabbalismo, egli è perciò che, più breve forse che il tema non comporta, riesciva l’esame, la sposizione della loro dogmatica. Questa lezione dirà quel poco che ci rimase dei nomi divini tra gli Esseni gelosamente serbati, della loro Fisica o Cosmogonia, del concetto nobile superlativo che si formavano gli Esseni delle proprie dottrine, e in ultimo quell’autorità sarà qui riprodotta, che attesta in generale la concordanza da noi propugnata fra il sistema degli Esseni e quello dei Cabbalisti.
Voi non lo avete certo dimenticato. Quando parlavamo della istituzione degli Esseni, quando toccavamo degli Iniziati, del giuramento che lor s’imponea, noi trovammo, nella formula del loro giuro, l’obbligo di conservare scrupolosamentei nomi degli Angioli.—Non basta: io vi feci notare allora come sempre le intime corrispondenze fra Cabbalisti ed Esseni; ma se luogo vi è di questa menzione meritevole, egli è senza meno il presente, nel quale si favella della Dogmatica degliEsseni, e dove per diritto debbono entrare i sacri nomi onde si parla; i quali benchè rechino il titolo dinome degli Angioli, pure per poco che le frasi si conoscano, e le appellazioni deiCabbalisti, alludono manifestamente ai nomi, agli attributi di Dio e delle sue emanazioni. Non per questo ripeterò le cose già dette, ma se oltre le discorse analogie in proposito, oltre la nomenclatura angelica solo esistente nei due sistemi che diciamo identici se oltre il carattere fra loro comune di nomenclatura gelosa, riservata, vi può essere qualche cosa che meriti ancora attenzione, che destar possa la curiosità degli studiosi, che sappia, se non erro, di novità, che sia, se oso dir tanto, una verace scoperta, ella è la citazione presente, che appunto pel suo insigne momento vi ho serbato per la presente lezione. Quante volte non abbiamo udito gli storici sentenziare, della niuna contezza che i dottori nostri si ebbero dell’Essenato; quanto subbietto di meditazione e sorpresa e quante volte altresì abbiamo côlto in fallo la pretesa ignoranza e mille cenni ed allusioni rintracciato fra i dottori dei nostri Esseni. Io credo che i dotti di buona fede non ne ricuseranno la importanza, le conseguenze. Ma per la citazione che qui si dice, il potrebbero quando pure il volessero? potrebbero continuare come s’è fatto finora a proclamare muti, inconsapevoli, i Rabbini dei nostri Esseni. Il provino se pure il possono. Provino a cancellare quanto è scritto nel IIIdi JomànelTalmud di Gerusalemme. Provino a far sì che non si legga come vi si legge—di un Asseo di Sipporì in Palestina che disse a Rab Papà figlio di Hamà: Vieni e ti comunicherò i santi nomi di Dio.—Rispose l’altro: Nol posso. E perchè? Perchè mi cibo delle decime; e chi li apprende, non può mangiare il pane di nessuno. Qui tutto parla con eloquenza irresistibile dei nostri Esseni. Il nome diAssèpiù manifestamentee irrecusabilmente essenico dello usato, perocchè scritto in guisa (Assé) che non si potrebbe confondere conAsiâ medicoil quale esigerebbe unAleffinale che qui non esiste; lo assurdo che semplicissimo medico s’intrometta nei nomi di Dio, e tanto addentro se ne addottrini da erigersi a maestro di teologia di un dottore; il luogo patria dell’Essenato, la PalestinaSipporìin ispecie, nelle cui vie per singolare coincidenza abbiamo veduto nelle prime lezioni aggirarsi unRohel,—venditore di farmaci, sotto la maschera del farmacista riconosciuto abbiamo un della setta;—nomi di Dioche gelosamente si comunicano, come si comunicavano tra gli Esseni; e per ultimo, il gran rifiuto fatto daR. Papàper la eloquentissima ragione, edessenicaper eccellenza, che non essendo egli della scuola, non vivendo della vita sociale, vale a dire, com’egli dice, cibandosi alla tavola altrui, non sentivasi degno aderire all’offerta.
Ora di ciò che insegnavano gli Esseni, dell’origine delle cose, degli elementi primitivi della fisica o cosmogonia che facevano parte del loro sistema. E qui mestieri è prendere a guida Filone, e ciò ch’egli sul proposito insegnava. Filone professò la fisica della scuolaJonicadi Talete di Mileto; e se di Grecia e Talete unicamente favellò, non è già che l’Oriente non offra esempj più antichi ed illustri; ma solo perchè la scuola Jonica esercitò più diretta influenza sulla formazione dei sistemi successivi, e protrasse la sua azione sino ai tempi di Filone, che in Grecia e in Palestina attinse gli elementi della sua filosofia. Filone dichiarò l’acquamateria prima di tutte le cose, e se Defendente Sacchi disse deridendo avere così detto Talete perchè l’acqua vedeva entrare in gran parte nella vegetazione dellezucche, il principio di Talete, non solo offre grandi analogie colle cosmogonie antiche Orientali, ma si riappiccaalla cosmogonia mosaica, si riflette nel sistema dei dottori.—Ciò che più monta, nel sistema e nella simbologia dei Cabbalisti, e non lascia di avere un senso, un valore, una riproduzione nei sistemi scientifici odierni di geologia e cosmogonia.—Delle prime, delle affinità, delle relazioni colle cosmogonie dell’Oriente, non parlerò perchè troppo vasto il campo delle ricerche. Ma come tacere delle altre! Della cosmogonia Mosaica che chiaro e spiccato offre il principio Essenico che mostra nell’acqua lo stato primigenio e l’origine di tutte le cose.—Dei dottori Talmudisti che ragionando sul Genesi, meglio ancora posero in luce e più precisamente formularono il principio cosmogonico di Mosè; che fecero uno studio geloso, riservato, formulato dei primi capitoli della Genesi, che chiamaronoMaasè Berescet; che oltre al senso fisico, cosmogonico che ha il racconto Mosaico, ne rivolsero le frasi, e il vocaboloacquarivolsero a significare l’idea filosofica astrattissima disostanza, quando dissero deiMaim aelionime deiMaim attahtonim, quandoRabbi Achibà, in un dettato aureo momentosissimo ed attamente deponente in favore dell’antichità cabbalistica, diceva ai discepoli:Quando a contemplare giungerete le pietre marmoree purissime, non dite: acqua! acqua!—Dei dottori Cabbalisti che fecero eco alla simbologia dei dottori e del vocaboloacquefecero applicazione estesissima in senso multiforme; e infine del senso che potrebb’aver tuttavia nella scienza moderna. La quale si divide anch’oggi in due campi nemici, sull’origine delle cose; e dà quindi luogo a due diversi sistemi di geologia. Si forma il primo di quei geologi che credono la terra avereab ovopresentato una massa fluida, che andò di mano in mano indurando, e che per questo appunto si chiamanoOceanitioNettuniani. Si forma l’altro di quei geologi invece, che ammettono nell’origineuno stato di incandescenza, che andò di mano in mano raffreddandosi e che per questo appunto si diconoPlutonisti.
E non solo gli Esseni, e con essi Filone e con essi Talete, e la scuola Jonica in generale, e con essi per avventura i Talmudisti e la Genesi, ma con essi ancora, se ben lo intendo, ilSignor dell’altissimo canto, l’antichissimo Omero. Il quale con una frase che diè molto a pensare agli interpreti, e che parvemi sempre cosmogonica e geologica per eccellenza, chiama frequentissimamente gli Dei col titolo d’oceaniti; null’altro volendo significare a parer mio, che lo stato primitivo della materia caotica dalla quale sursero le forze tutte della natura o, per parlare colla lingua dei Greci,gli Dei maggiori e minori, i quali com’è facile provare coi filosofi e coi poeti alla mano, altro non erano in verità che quelle forze istesse personificate, primogenite sì della creazione, ma figliuole pur esse della granmadre natura, che nel suo stato primitivo, confuso, disordinato, portava il nome diCaos; il qualeCaosvediamo infatti figurare a capo delle greche teogonie, anteriore agli immortali medesimi, padre e generatore antichissimo di tutte le cose. E questo basti della fisica e cosmogonia degli Esseni, potendo ognuno, che più a lungosedere volesse a mensasull’argomento, consultareFiloneda cui i brevi cenni abbiamo imparato che qui si espongono.
Ora che conchiuso abbiamo quel che concerne la dogmatica degli Esseni, o per dir meglio, quel poco che di essa ci resta, dobbiamo far due cose: dobbiamo prima dire del concetto che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni; dobbiamo dire in ultimo, del concetto che noi stessi ce ne dobbiamo formare. Voi lo avete le mille volle udito. Se v’è nulla di vero, di dimostrato nella storia degli Esseni, è la loro parentela coiCabbalisti.—Sei Cabbalisti ebbero padri antecessori, ei sono gli Esseni. Se gli Esseni ebbero figli discendenti continuatori, ei sono iCabbalisti. Or bene: questa verità che non ho cessato di proclamare, è posta, se è possibile, in luce ancor più sfolgorante dal giudizio, dalla stima, dal concetto che di sè, che delle proprie dottrine si formavano gli Esseni.—Ch’è quanto dire il giudizio che di sè tuttavia e delle proprie dottrine si formano iCabbalisti. Concetto grande, altero, superlativo, se altro fu mai; concetto che fa della lorodogmatica, la sola vera, la sola divina, la sola rivelata; dogmatica che ingenera nei suoi professori il vanto pubblicamente spiegato di possedere intiero, esclusivo ilmidollo, ilsecreto, la vera essenza del Mosaismo, che fa loro riguardare come profani i fratelli loro di religione che discredono o disconoscono la verità dei loro dogmi, e che per stringere tutto in breve detto, gli meritava e gli merita tuttavia dagli avversarj l’epiteto diesclusivi,d’intolleranti, mentre, com’ho provato nella mia ebraica operetta, niuno più meritossi invece il nome ditollerante, se si tratta delle persone; e niuno più legittimamente di essi mostrossiintollerantese si tratta delle avverse dottrine. Or bene questo giudizio qualunque esso sia, egli è quello, ve lo diceva, che di sè e delle proprie dottrine si formavano gli Esseni. E nel riferirvelo userò parole non mie, non arbitrarie, non parafrastiche, ma rigorose, testuali, quali uscivano da penna per nulla interessata nella presente questione, e che consuona mirabilmente coi vanti poc’anzi uditi dalle labbra deiCabbalisti. E questa penna è quella del Nicolas, professore in Strasburgo, che tali scrive nellaRevue Germaniquememorande parole, nelle quali vi scongiuro ammirare la perfetta conformità coi vanti dei Cabbalisti:—Les Esséniens prétendaient avoir le secret du Mosaïsme:—non basta—et regardaient commedes profanes ceux de leurs corréligionnaires qui étaient privés de cette connaissance.—Ma volete di più? volete misurare il valore dell’argomento, volete vederne la forza probatoria? Or bene; riprendete il Nicolas, e vedrete che da questo fatto medesimo, da questo vanto, da questo concetto, che di sè formavansi gli Esseni, egli prova, egli conclude trionfalmente, e che? forse la derivazione stessa dei Cabbalisti? No! ciò è poco, perchè il proverebbe nella questione parziale; ma prova e conclude da questo fatto la derivazione dall’Essenato, di quella setta di filosofi che si disseroGnostici, i quali non dissimile vantazione menavano pur essi delle loro dottrine: la illazione pare evidente; l’argomento che vale pel Nicolas, vale anche per noi, e se si può dimostrare la derivazione delGnosticismodai più antichi Esseni, potrà quella eziandio dimostrarsi dei dottoriCabbalisti.
Ma io vi diceva che oltre il concetto che di sè formavansi gli Esseni, e questo abbiamo veduto, quello altresì, quel giudizio, quella sentenza avremmo dovuto non meno esaminare, che noi stessi ragionevolmente dobbiamo recare sulla dogmatica degli Esseni. Io credo che sia necessario formarsene un concetto generalissimo, e tanto mi par necessario, quanto non avendo potuto noi esaminarne i dogmi, parte per parte ci convenga più precisa, ed accertata, formarsi una idea dello insieme in quella guisa che Mosè non potendo entrare nella terra promessa, si fermò a lungo a contemplarla sopra i monti di Moab, e in quella guisa medesima che un pittore non potendo studiare per minuto una fisonomia che gli fugge, cerca di cogliere in quell’apparizione fugace l’espressione generale e il tipo supremo sul qual è coniata. Ora questo concetto, questo giudizio generalissimo non sarem noi che il proporremo. Dopo tutte le cose anzidette,dopo avervi tutta la mente mia fatta aperta, sulla consanguineità cabbalistica, troppo parrebbemi aver sembianza di giudice parziale e troppo quindi disdicevole a me stesso proporvi un giudizio.—Ve lo proporrà un filosofo, un libero pensatore—un francese del secolo XIX, ve lo proporrà il Frank. E ve lo proporrà a proposito di Filone e del suo sistema, del quale le intime attinenze conosciamo da lungo tempo colla scuola degli Esseni, tantochè, ciò che di Filone favella il Frank dovrà essere intesa quasi degli Esseni istessi ei favellasse, null’altro essendo, a veder bene, Filone, che il filosofo della setta, l’interprete dell’essennato al mondo pagano, e se così emmi lecito esprimermi,l’Apostolo dei Gentili. Ora udite come intende il Frank i rapporti tra Filone ed i Cabbalisti. Come si esprima reciso, e com’egli, d’altronde se riservato, non tema di usare niente meno che queste parole:Tous les principaux traits de la philosophie de Philon se retrouvent dans le Zohar avec moins d’éclat et de profondité.—Sì, se intende metodo ed arte—no, se intende splendore e altezza d’idee e di eloquio. Ma il signor Frank non è uomo da sentenziare senza un perchè, ed eccolo testuale:Comme Philon, le Zohar s’appuie sur les traditions juives interprétées symboliquement; comme lui, il est tout à la fois mystique et panthéiste. Cet Eusoph supérieur à l’Être et à l’intelligence, le mystère des mystères, l’inconnu, l’ineffable, rappelle le Theos Agnostos de Philon: le Juif Alexandrin et helléniste a dit en grec ce que les Juifs de Jérusalem ont dit en hébreu; e così via discorrendo, ponendo continuamente a riscontro i due sistemi. Ma il signor Franck non è solo a pensarla siffattamente. Il signor Frank che, per lo assunto da lui intrapreso, per quella specie di riabilitazione che tentava del Cabbalismo, potrebbe sembrare a taluno pregiudicato, e forte nonostantedi tutta la forza della scienza germanica contemporanea, ed ha per se il fiore, l’eletta dei più valenti e autorevoli critici dell’Alemagna. Il Nicolas, di cui udiste non ha guari menzione, e che compendiava quanto di meglio provato resulta dalle ricerche di quei dottissimi, usa parole che non la cedono certamente a quelle che udito avete del signor Frank, e che a parer mio anco più urgentemente concludono in favore dell’assunto, avendo preso il Nicolas a parlare non già di Filone singolarmente, ma di tutti gli Esseni, e della scuola direttamente. Della quale così si esprime:Deux philosophies, fort analogues, me paraissent être sorties de l’Essénisme: leGnosticisme et la Kabbale. On peut supposer que lesEsséniensqui embrassèrent le Christianisme, s’en firent une conception conforme à leurs principes antérieurs, et ce fut leGnosticisme; et que ceux des Esséniens quirestèrentJuifs, continuèrent les spéculations de leur secte, et ce fut laKabbale. Parole vere e belle, e che compensano con usura le pretese ingiuste, mel perdoni la sua amicizia, del nostro illustre Luzzatto.—Ma contro di questi non abbiamo solo i nomi ricordati;—abbiamo tale che, per quanto suoni nuovo per avventura ai vostri orecchi, si levò altissimo fra tutti i moderni filologi tedeschi, e questo è il Baur.M. Baur, continua il Nicolas,les regarde(riguarda Gnosticismo e Cabbalismo)comme deux productions semblables, qu’on est obligé de ramener à une source commune.
Ora chi potrebbe dubitarne più oltre? L’esame analitico da me intrapreso e in quella parte attuato che era possibile, l’idea generale che alla sua vista ci si ingerisce, le autorità più competenti, più spassionate, tutto prova la identità da noi propugnata. E questa identità fu da noi perpetuamente dimostrata nella sposizione delledue prime parti di questa Storia,IstituzionieDottrine; e che qui hanno termine. La terza parte della storia dell’Essenato che ci rimane a vedere, ella è, e voi lo ricordate, la storia delculto, degliusi, dellepratichedel nostro istituto, ed alla quale colla successiva lezione daremo principio. Esaurita questa ultima parte, e spero tra breve, noi avremo terminato lo studio di una gran scuola, risoluto, quanto lungi si stesero le nostre forze, un problema difficilissimo; e con amore e studio grandissimo notomizzato il corpo venerandissimo, le cui istituzioni sono l’organismo, le cui dottrine sono ilcervelloe lamente, le cui pratiche sono ilcuoree lavolontà. Ma in questa autossia, ciò che abbiamo trovato, non fu tutto materia. Broussais, così narra la fama, sendo prossimo a finire, stupiva i circostanti con queste parole:Infiniti corpi notomizzando e di tutti le segrete parti collo scalpello ricercando, mai mi avvenne trovare l’anima dell’uomo. Infelice! che s’ei l’avesse trovata, l’anima non sarebbe. Noi però siamo più felici di Broussais.—Abbiamo trovato nelle indagini nostre l’anima dell’Essenato, il suo spirito, il suo genio, la carne delle sue carni, l’ossa delle sue ossa, il sangue delle sue vene, l’alito, come dice laBibbia, delle sue nari, e questi è il genio, lo spirito cabbalistico.—L’Essenato è morto; ma il cabbalismo, intima essenza dell’ebraismo, per quanto a terra disteso e di sudario funebre rivestito, e le nenie li facciano intorno e mortorio stragrande gli avversarj di ogni colore, ei neri fraticel, e i bigi e i bianchi, ciononostante come il profeta sepolto, di cui si narra neiRe, non solo vive d’una vita interiore, ma ai grandi morti eziandio la comunica al solo contatto.—Noi abbiamo posto gli Esseni al contatto del grande sepolto; al contatto delcabbalismo; ed a quel contatto, oh miracolo! l’Essenato è risorto.