LEZIONE VENTESIMASECONDA.Colpa sarebbe, e colpa non lieve, se discorrendo degli Esseni e delle loro occupazioni quella trasandassi che agli studj si riferisce, specialmente, quando di un Istituto si parli eminentemente studioso qual fu l’Essenato. Degli studj dunque si parli e tanto più a proposito in quanto avendo in animo di toccare dei dogmi loro, delle loro credenze, saranno gli studj, se io non erro, facile e naturale transizione per cui dai lavori e dalle occupazioni loro trapassiamo a ragionare delle dottrine e dei dommi; participando gli studj e del carattere di occupazione e di quello di dottrine e credenze.E prima del modo. Il quale facile torna lo argomentare quando si pensi alla vita solitaria ed agreste che menava la parte contemplativa dell’Essenato, nella pace dei campi, all’ombra amica degli alberi e sulle rive che tanto vedemmo altravolta la società prediligere. Il qual modo era pur quello che vediamo ai Dottori seguire non rade volte nel Talmud, quasi sempre nelZoar, che maggiori deve per sua natura offrirci analogie, e maggiori infatto le offre col nostro istituto; dove i Dottori, i Maestri affidano i loro misteri alle tacite rive dei fiumi, all’ombra dei boschi ed al cupo orrore delle caverne, o alle falde inaccesse di qualche altissimo monte. Sistema tanto dal nostro diverso cui la vita cittadinesca stringe da ogni latocolle sue braccia di ferro, e che tanto conferisce non solo alla elevazione e perfezionamento dello intelletto, ma alla conservazione, all’incremento della salute corporea. Nè voglio altri a testimone che il più grande pensatore d’Italia moderna, Vincenzo Gioberti, che nel 2º della Protologia tali dettava concise ma eloquenti parole.L’uso, diceva,la vivacità, la celerità della mente giovano alla salute, non le nocciono come si crede. Rousseau disse: L’homme qui réfléchit est un animal dépravé. Falsissimo. Esempio di Giulio Cesare e in generale degli antichi. Non lo studiare, ma il modo dello studiare moderno rovina il corpo. Elementi necessarj allo studio, l’aria e la luce. L’aria e la luce giovano alle facoltà dell’intelletto ed al corpo unitamente. Studiare a cielo aperto fra gli arbori, lungo le acque correnti o almeno in camere ben areate. I nostri dotti sono più dilicati delle donne. Fin qui Gioberti.—Voi l’udiste, egli volevalo studio a cielo aperto fra gli arborie tale era appunto lo studio degli Esseni e dei Cabbalisti. Egli lo vuolelungo le acque correntie non solo gli Esseni prediligevano le rive, ma i Dottori notarono come lo spirito profetico riempia, ispiri, i suoi ministri a preferenza lungo le acque correnti, sicura prova come tutto ciò che valga ad esaltare le potenze dell’intelletto conferisca eziandio in sommo grado alla più facile fruizione della profetica intuizione, testimone per tutte lamusicadi cui si valsero qual prima promozione alle cose celesti i profeti d’Israele, di cui gli effetti psicologici sono da ognuno esperimentati, e per cui non pare sia al tutto menzognero il dettato dei Pitagorici:L’anima essere un’armonia.Che se questo è il modo dagli Esseni seguito, vediamo l’oggetto, e a così dire la materia dei loro studj. Bisogna pur confessarlo. Vi è una disciplina, per cui gli Esseninon professavano nè stima nè amore, e questa è lalogica. Ecco come ne parla Giuseppe:Quanto allo studio della filosofa, dice lo storico illustre,lascian la logica a quelli che si dilettano di quistioni di parole, e la tengono per inutile affatto all’acquisto della virtù.—La logica, pria si può dire dei nostri tempi, non fu che un’arte, e bella pagine di storica filosofia; sarebbe quella che notasse le vicende, per cui l’arte logica ascese per gradi a quel posto eminentissimo che occupa oggi nei sistemi eziandio più trascendentali formandone poco meno che la volta suprema, e il sostegno massimo dello edifizio. Lungo il discorrere le ragioni del mutamento e come la logica dallo essere un semplice interno regolamento del pensiero, sia divenuta la legislatrice suprema dello scibile e tutte da essa s’informino le parti della universal metafisica. Ma se in antico era un’arte, non sempre era arte ragionevole ed onesta. Testimone Socrate che coll’arguto suo conversare confuse, vinse la logica dei sofisti, e per parlare di cose meno dall’Essenato remote, anzi a dirittura contemporanee, testimone la logica delle scuole accademiche ed inispecie dei Pirronistiche se ne valsero a detrimento di ogni sapere e di ogni virtù, togliendo, col dimostrare il pro e il contro, valore alla umana ragione, ed ogni autorità ed ogni sanzione alla morale.[84]E questo è già prezioso rilievo per ciò che riguarda gli Esseni, mostrandoci a dito l’origine di quel dispetto, in cui ebbero gli Esseni la logica così abusata. Ma egli è nulla, di fronte alla mirabile conformità che in questo come in altre infinite occasioni veggiamo sorgere tra gli Esseni e i Farisei. I quali ultimi non meno che i primi, severamente imprecarono contro la logica depravatrice del secolo, esortando a tenere discoste dall’attossicata bevanda le labbra dei giovanetti.Minhù benehem min Aeghion. Singolare a dirsi! questavoceEghionche unica suona, se non erro, in tutto il Talmud, fu torta dal suo verace senso a significare ora lostudio della Bibbiaed ora altra cosa. E pure il suo senso di logica è innegabile, e se non sempre fu dai posteriori dottori confessato n’avevan ben d’onde. Erano eglino filosofi di professione e la logica studiavano ed amavano qual nobilissima scienza. Ma devoti eran pure al Talmud ed osservatori sopratutto delle sue prescrizioni. Il Talmud, aveva dettoEghione se perIggajoninteso si fosse qual veramente dovuto avrebbero la logica colle sue pretensioni, coi suoi abusi, che sarìa stato dei nostri platonici, dei nostri peripatetici, dei nostri insomma filosofi di ogni ordine, d’ogni colore? Certo che sarebbero stati in odore tenuti di Eterodossi. Ma se Iggajon volesse dire altra cosa, se dire volesse lo studio biblico, la grammatica, come oggi si dice l’Esegesi biblica, allora la Logica sarebbe salva, e i suoi scrittori potuto avrebbero svolgere in pace i suoi volumi. Ecco l’origine della fraintesa interdizione, l’origine istessa che fece intendere nell’istesso Talmud perhohmà ievanittutt’altro di ciò che significa veramente, vale a dire, la scienza, la cultura, la civiltà tutta del popolo greco.Ma non solo della Logica furono poco studiosi ed amanti gli Esseni, ma se le mie congetture non son temerarie del tutto, un altro genere pure di disciplina non raccolse per avventura la stima e l’attenzione dell’Essenato. Se un passo del Talmud Babilonese non m’induce in errore, tanto poco studiosi si mostravano gli Esseni della rituaria quanto poco di attenzione concessero alla Logica istessa. Io vel dissi, or non è molto, e spero ne avrete conservata memoria. Un tratto vi è nel Talmud ove ci è sembrato vedere apertissima allusione agli studj medici dell’Essenato. Egli è là ove a proposito di certi misteri terapeutici svelati da un dottore, a pubblico benefizio,si narra che lascuola di Beniamino l’Asseo squarciossi per dolore le vesti: indicazione se altra fu mai parlantissima del genioterapico e riservatodella Società degli Esseni. Or bene, un altro luogo si ha nel Talmud ove la stessa scuola di Beniamino l’Asseo è ricordata. Ed a che proposito, se il sapete? A proposito del poco conto che per taluno si faceva della scienza dei riti e di chi la coltiva. E chi ci è offerto di tal disistema ad esempio? Ci è offerta la scuola appunto diBeniamino l’Asseo la quale, dice il Talmud,quando voleva porre la inferiorità in rilievo dello studio dei Riti: a che giovano, esclamava, i suoi cultori? Forse hannoci mai permesso un corvo? Forse ci hanno unqua interdetto una colomba?Non so se io erro, ma il passo in discorso parmi a quel novero appartenere di prove, di memorie, di documenti, i quali provano come antica perpetua sia stata tra noi quellagara legittima, nobile, religiosa tra i cultori del Rito, e i cultori del Dogma, tra i Teologi e i Ritualisti, gara di cui si veggon le traccie nello stessoTalmud, ove ilMaasè mercabà, ossia la scienza del Dogma è talvolta chiamataDabar gadoldi fronte a quella dei Riti che il nome reca diDabar Caton; gara che trasparisce nelZoarove iMarè Misnàsono posti a riscontro, in grado però inferiore aiMarè Cabbalà, questi chiamatiEfrohim, i primi chiamatiBezimquasi a indicare uno stato spiritualeembrionico; ove la scienza dei riti è chiamata ilCorpodella legge mentre quella del dogma si è appellata l’Anima, loSpirito; ove la dialettica dei talmudisti è presentata qual duro e scabro esercizio dell’intelletto e personificata nei durissimi offici che sostennero gli Israeliti in Egitto, la forma delCalvahomernelhomere neilebenim, illibbun alahalo sceveramento e ultima formulazione della legge. E gara per ultimo i cui effetti veggonsi tuttaviaperdurare non solo nei dissensi che sorgono talora tra i dogmatici e i ritualisti, ma eziandio in quella non dirò antipatia ma certo non piena cordialità nè stima soverchia che invano si desidera tra i cultori dei due studj, e il cui difetto non è l’ultimo tra le cause che ostano alla perfetta riabilitazione degli studj dogmatico-cabbalistici.Ma queste sono le parti a cui meno gli Esseni sacravano il loro tempio e il loro studio: egli è d’uopo vedere quali quelli si fossero, e quale il metodo a cui a preferenza si applicavano. Possiamo dirlo arditamente; le preferenze non meno che la educazione, gli studj adottati non meno che i rejetti provano sempre più la identità tra Farisei ed Esseni da noi propugnata.Precipua e diletta occupazione era pegli Esseni la interpretazione delle Sacre Scritture, laSacra Esegesi, come oggi direbbesi. Ma quale Esegesi? Egli è quì ove la parentela più chiaramente si mostra tra Farisei ed Esseni. L’Esegesi, la interpretazione allegorica, ch’è quanto dire quella istessa che formava e forma le delizie del più puro Farisato e in ispecial modo di coloro tra essi che si diconoCabbalisti. E non solo gli Esseni nella pratica, ai dottori nostri si conformavano, ma ciò che merita tutta l’attenzione dei dotti, quello che suona veramente significante egli è il rapporto che gli Esseni, al dire di Filone, stabilivano tra la lettera della legge ed il suo spirito, o per dir meglio tra la chiosa letterale e la interpretazione allegorica. Essi, dice Filone, comparano la legge ad un animale i cui precetti sono ilcorpo, e l’allegoria lospirito, in quella guisa che lo stesso Filone, terapeuta esso pure, chiamava nellaMigrazione d’Abramol’allegoriaanima, e la letteracorpodella legge; e in quella guisa pure cheAristobulo, ebreo filosofo contemporaneo, seguiva il sistema delle allegorie scritturali, eAristea, che volendo dipingere il genio ebraico deitempi suoi, ci offre nel Sommo Pontefice Eleazaro un modello degli interpreti allegoristi della Scrittura. Ora ch’il crederebbe? Gli Esseni, Filone, Aristobulo, sembra quasi che abbiano veduto loZoar, e lo abbian copiato, tanto il loro dire suona conforme alle parole delloZoar, il quale non solo è quasi una perpetua conferma del loro dettato, mettendolo continuamente in pratica coll’allegorizzar la scrittura, ma questa pratica stessa erige inTeoria: non basta, si vale della stessa imagine, della stessa similitudine di cui si valse Filone, si valser gli Esseni, a indicare la relazione tra i due sensi scritturali, illitteralee loallegorico. Pel Zoar sezioneBeaàlotèhacome per Filone e gli Esseni i precetti della legge ne sono il corpo,gufà deoraità, l’allegoria ne forma lo spirito,Nismeta de-oraita. Anzi per far più completa la similitudine imagina lo Zoar una veste che tutta ricuopre il corpo della legge, santissima veste tessuta dei racconti, delle istorie, degli episodj, onde tutto va cosparso il divino volume, e che ne formano quasi il manto e l’involucro esteriore come i precetti ne sono il corpo, e come le allegorie ne sono lo spirito.[85]Non è questo il luogo di occuparci più specialmente di questo senso scritturale che diciamo allegorico, della sua origine, della sua legittimità, delle vicende che ha subìto. Se questo ne fosse il luogo, io dovrei additarvi nella storia della esegesi scritturale due specie di allegorismi, l’uno, il buono, il legittimo, l’ortodosso che anzichè colla lettera pugnare e tanto meno escluderla, con essa si concilia e armonizza perfettamente, e questo è l’allegorismo delZoare degli Esseni, l’altro lo spurio, l’eterodosso che pugna anzi colla lettera e col corpo della legge, e sulle rovine s’inalza del senso pratico, letterale, storico della scrittura, ogni loro realtà dileguando nel vaporoso orizzonte di un fantastico allegorizzare; e questo è il simbolismodi Filone tra gli Ebrei; di Origene tra i Cristiani e più o meno di tutti i Padri ed Esegeti della chiesa, i quali stretti, più che loro non talentasse, dal senso preciso, pratico, esecutorio, positivo delle leggi e dei Profeti dissero, figure parabole, similitudini ciò che l’Ebraismo credette sempre e sempre seguitò a credere e praticare quale propria e formale indicazione di fatti o di azioni materiali e positive. Gioberti distinse il duplice allegorismo, ma non si accòrse la sua gran mente, siccome quello che egli chiarisce ostile, anticristiano, eterodosso, sia stato per primo introdotto, praticato, e qual arma di guerra impugnato dal Cristianesimo contro l’antica ortodossia, esautorando di ogni senso reale ed esecutorio tutti i precetti di Dio, e reducendo a vani tipi, e figure e parabole, la storia, i riti, i precetti; insomma tutta la parte reale e positiva della antica alleanza.[86]Ma ciò che abbiamo superstite della Esegesi degli Esseni, non si stringe soltanto alle cose suesposte. Altri punti culminanti ci rimangono avventurosamente da porre a confronto col sistema dei dottori e nuove conferme dedurne della propugnata identità. Testimoni le etimologie greche, il senso greco che gli Esseni al dire di Filone solevano assegnare a certe frasi, a certe parole della Scrittura. Per Filone,Piscion,Havilà, che quai nomi l’un di fiume e l’altro di paese, si leggono nei primi del Genesi, sono grecamente foggiati e quai vocaboli grecizzanti, intesi, interpretati dallo stesso Filone. E non solo i due ricordati vocaboli, ma per dirla colle parole delFrank,c’est généralement sur les termes de la traduction des LXX et des étymologies purement grecques que se fondent ses interpétrations mystiques. Ma ciò che non vide o non notò il professore di Parigi, ella è la consonanza perfetta col sistema d’esegesi farisaica. Curiosissimo a dirsi! Un fatto vi ha che non abbastanzariscosse sin’ora l’attenzione dei dotti, ma che pure la merita in sommo grado. I Farisei, i Dottori, i Rabbini di Palestina, non v’è cosa che più prediligano nel deciframento delle espressioni scritturali, che il ricorrere alla lingua greca, alle greche etimologie. Se la parolaNofnon suona loro abbastanza intelligibile, il greco idioma gli porgerà nel vocaboloNinfail senso divergine, difanciulla, diamante. Se il vocaboloMeherote-em, suona loro duro a intendersi, la lingua greca glielo farà aperto col vocaboloMahaera,Spada, o arme qualunque da taglio. Che più? Una disposizione legale di prim’ordine, una questione di vita e di morte, una dispensa dalla pena capitale si deve nel Talmud, a una greca etimologia, e per non dire ancora di altri moltissimi, se il cedro ebbe tra tutti gli altri frutti benchè formosi, la preferenza nella festa diSucot, egli è perchè la parolaAdarsuona affine coll’Idrogreco, acqua, e quindi accenna al cedro che al dire del Talmud cresce a preferenza in riva alle acque sulle sponde dei fiumi. Ed ecco, se io non erro, abbastanza espressiva analogia nel sistema interpretativo, considerato eziandio nei suoi più minuti dettagli.[87]Che se ciò paresse scarsa affinità tra le due scuole, non lo sarebbe certo lo spirito, il genio esegetico che si mostra in ambidue improntato di un sol conio. E chi un esempio ne volesse quanto più si può categorico, il chieda a Filone. Il quale, Terapeuta egli stesso, e del sistema dei Terapeuti illustre modello, non solo nel sistema etimologico concorda coi Farisei, ma ben anche nello spirito, nel genio delle interpretazioni scritturali. Testimone per tutti quel passo nellavita di Mosè, ove toglie ad esporre le cause per cui tacque il divino legislatore sui diritti dei padri alla successione dei figli.Le Législateur se tait, per dirne il senso con un autore francese,sur le droit des pères à hériter des enfans.Mais, dit Philon, comme la loi de la nature veut que les enfans soient héritiers des parens, et non les parens ceux des enfans, la législation se tait sur ce qui serait désastreux et malsonnant. La legge tace, secondo Filone, ciò che suonerebbe sinistro e ingiocondo a udirsi. Or bene. Io affermo arditamente che se vi sono interpretazioni che vadano di questo spirito, di queste tendenze informate, elleno sono senza meno quelle dei nostri dottori, pei quali se il testo accenna con una perifrasi, anzichè in modo più diretto, gli animali impuri, egli è per istudio ed amore di castigato linguaggio; se lo stesso giaciglio si noma per l’uomoletto, per la donnasedile, egli è per rimuovere ogni pensiero di oscenità; se l’imbrunirelucesi chiama anzichè tenebre, egli è per esordire con meno tristo vocabolo; e pei quali finalmente è principio ammesso, accettato,doversi ogni idea trista, luttuosa, inonesta circondare di ombre discrete, che ne velino la bruttezza e l’orrore. Petah debareha iair. Che dico? Non è persino il caso di successione quello appunto che forma subbietto dell’osservazione Filoniana che non si contempli dai Dottori inBatra; e cosa assai più singolare, ella è la stessa ragione da Filone messa innanzi, che i dottori assegnano al caso stesso ivi considerato, argomento che più non potrebbesi concludente in favore dell’indole comune delle due scuole.Che se poi dagli studj per sè già abbastanza conformi, vogliamo al sistema trascorrere di esposizione, alla forma esteriore, almetododei loro studj; non solo troveremo questo metodo, punto da quello dissimile dei dottori in generale, ma più specialmente simigliante a quello deiCabbalisti. A noi più non rimangono i libri degli Esseni; ma ci restaFilone, il quale, e degli Esseni ci narra il costume, e nei suoi libri ci offre, Essena egli stesso, un autorevole esempio del far comune dei suoi confratelli.Ci narra il metodo di esposizione, agli Esseni peculiare, nel libro da esso dettatosulla vita di Mosè, lib. 7, e lib. 2, pag. 81, dove dice che la tradizione orale conservata appo gli anziani d’IsraelPresbiteron(d’onde il prete cristiano) era comunemente insegnata sul testo della Scrittura; che è quanto dire lo stesso ordine assumeva della medesima Scrittura, e di essa forma vestiva e ordine di comento. Ci offre purFilonein sè stesso l’esempio di questo generalissimo costume, non seguendo nei suoi libri un filo logico e ordinato dipensamenti, ma piegando piuttosto l’ordine alla successione dei testi od argomenti scritturali.Filone, dice un illustre scrittore,Filone non ha un corpo completo di dottrine; espone i suoi pensamenti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Ora che altro è lo Zoar? Egli è appunto ciò che or ora udiste qual definizione delle opere Esseniche e di quelle di Filone, una serie di pensieri esposti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Tanto è vero che ciò che all’uno conviene, non meno conviene all’altro eziandio, e che la gran scuola farisaico-cabbalistica è quel mare vasto ove il sistema di Filone mette la foce, e dove l’intero Essenato «ha pace con i seguaci sui.»
LEZIONE VENTESIMASECONDA.Colpa sarebbe, e colpa non lieve, se discorrendo degli Esseni e delle loro occupazioni quella trasandassi che agli studj si riferisce, specialmente, quando di un Istituto si parli eminentemente studioso qual fu l’Essenato. Degli studj dunque si parli e tanto più a proposito in quanto avendo in animo di toccare dei dogmi loro, delle loro credenze, saranno gli studj, se io non erro, facile e naturale transizione per cui dai lavori e dalle occupazioni loro trapassiamo a ragionare delle dottrine e dei dommi; participando gli studj e del carattere di occupazione e di quello di dottrine e credenze.E prima del modo. Il quale facile torna lo argomentare quando si pensi alla vita solitaria ed agreste che menava la parte contemplativa dell’Essenato, nella pace dei campi, all’ombra amica degli alberi e sulle rive che tanto vedemmo altravolta la società prediligere. Il qual modo era pur quello che vediamo ai Dottori seguire non rade volte nel Talmud, quasi sempre nelZoar, che maggiori deve per sua natura offrirci analogie, e maggiori infatto le offre col nostro istituto; dove i Dottori, i Maestri affidano i loro misteri alle tacite rive dei fiumi, all’ombra dei boschi ed al cupo orrore delle caverne, o alle falde inaccesse di qualche altissimo monte. Sistema tanto dal nostro diverso cui la vita cittadinesca stringe da ogni latocolle sue braccia di ferro, e che tanto conferisce non solo alla elevazione e perfezionamento dello intelletto, ma alla conservazione, all’incremento della salute corporea. Nè voglio altri a testimone che il più grande pensatore d’Italia moderna, Vincenzo Gioberti, che nel 2º della Protologia tali dettava concise ma eloquenti parole.L’uso, diceva,la vivacità, la celerità della mente giovano alla salute, non le nocciono come si crede. Rousseau disse: L’homme qui réfléchit est un animal dépravé. Falsissimo. Esempio di Giulio Cesare e in generale degli antichi. Non lo studiare, ma il modo dello studiare moderno rovina il corpo. Elementi necessarj allo studio, l’aria e la luce. L’aria e la luce giovano alle facoltà dell’intelletto ed al corpo unitamente. Studiare a cielo aperto fra gli arbori, lungo le acque correnti o almeno in camere ben areate. I nostri dotti sono più dilicati delle donne. Fin qui Gioberti.—Voi l’udiste, egli volevalo studio a cielo aperto fra gli arborie tale era appunto lo studio degli Esseni e dei Cabbalisti. Egli lo vuolelungo le acque correntie non solo gli Esseni prediligevano le rive, ma i Dottori notarono come lo spirito profetico riempia, ispiri, i suoi ministri a preferenza lungo le acque correnti, sicura prova come tutto ciò che valga ad esaltare le potenze dell’intelletto conferisca eziandio in sommo grado alla più facile fruizione della profetica intuizione, testimone per tutte lamusicadi cui si valsero qual prima promozione alle cose celesti i profeti d’Israele, di cui gli effetti psicologici sono da ognuno esperimentati, e per cui non pare sia al tutto menzognero il dettato dei Pitagorici:L’anima essere un’armonia.Che se questo è il modo dagli Esseni seguito, vediamo l’oggetto, e a così dire la materia dei loro studj. Bisogna pur confessarlo. Vi è una disciplina, per cui gli Esseninon professavano nè stima nè amore, e questa è lalogica. Ecco come ne parla Giuseppe:Quanto allo studio della filosofa, dice lo storico illustre,lascian la logica a quelli che si dilettano di quistioni di parole, e la tengono per inutile affatto all’acquisto della virtù.—La logica, pria si può dire dei nostri tempi, non fu che un’arte, e bella pagine di storica filosofia; sarebbe quella che notasse le vicende, per cui l’arte logica ascese per gradi a quel posto eminentissimo che occupa oggi nei sistemi eziandio più trascendentali formandone poco meno che la volta suprema, e il sostegno massimo dello edifizio. Lungo il discorrere le ragioni del mutamento e come la logica dallo essere un semplice interno regolamento del pensiero, sia divenuta la legislatrice suprema dello scibile e tutte da essa s’informino le parti della universal metafisica. Ma se in antico era un’arte, non sempre era arte ragionevole ed onesta. Testimone Socrate che coll’arguto suo conversare confuse, vinse la logica dei sofisti, e per parlare di cose meno dall’Essenato remote, anzi a dirittura contemporanee, testimone la logica delle scuole accademiche ed inispecie dei Pirronistiche se ne valsero a detrimento di ogni sapere e di ogni virtù, togliendo, col dimostrare il pro e il contro, valore alla umana ragione, ed ogni autorità ed ogni sanzione alla morale.[84]E questo è già prezioso rilievo per ciò che riguarda gli Esseni, mostrandoci a dito l’origine di quel dispetto, in cui ebbero gli Esseni la logica così abusata. Ma egli è nulla, di fronte alla mirabile conformità che in questo come in altre infinite occasioni veggiamo sorgere tra gli Esseni e i Farisei. I quali ultimi non meno che i primi, severamente imprecarono contro la logica depravatrice del secolo, esortando a tenere discoste dall’attossicata bevanda le labbra dei giovanetti.Minhù benehem min Aeghion. Singolare a dirsi! questavoceEghionche unica suona, se non erro, in tutto il Talmud, fu torta dal suo verace senso a significare ora lostudio della Bibbiaed ora altra cosa. E pure il suo senso di logica è innegabile, e se non sempre fu dai posteriori dottori confessato n’avevan ben d’onde. Erano eglino filosofi di professione e la logica studiavano ed amavano qual nobilissima scienza. Ma devoti eran pure al Talmud ed osservatori sopratutto delle sue prescrizioni. Il Talmud, aveva dettoEghione se perIggajoninteso si fosse qual veramente dovuto avrebbero la logica colle sue pretensioni, coi suoi abusi, che sarìa stato dei nostri platonici, dei nostri peripatetici, dei nostri insomma filosofi di ogni ordine, d’ogni colore? Certo che sarebbero stati in odore tenuti di Eterodossi. Ma se Iggajon volesse dire altra cosa, se dire volesse lo studio biblico, la grammatica, come oggi si dice l’Esegesi biblica, allora la Logica sarebbe salva, e i suoi scrittori potuto avrebbero svolgere in pace i suoi volumi. Ecco l’origine della fraintesa interdizione, l’origine istessa che fece intendere nell’istesso Talmud perhohmà ievanittutt’altro di ciò che significa veramente, vale a dire, la scienza, la cultura, la civiltà tutta del popolo greco.Ma non solo della Logica furono poco studiosi ed amanti gli Esseni, ma se le mie congetture non son temerarie del tutto, un altro genere pure di disciplina non raccolse per avventura la stima e l’attenzione dell’Essenato. Se un passo del Talmud Babilonese non m’induce in errore, tanto poco studiosi si mostravano gli Esseni della rituaria quanto poco di attenzione concessero alla Logica istessa. Io vel dissi, or non è molto, e spero ne avrete conservata memoria. Un tratto vi è nel Talmud ove ci è sembrato vedere apertissima allusione agli studj medici dell’Essenato. Egli è là ove a proposito di certi misteri terapeutici svelati da un dottore, a pubblico benefizio,si narra che lascuola di Beniamino l’Asseo squarciossi per dolore le vesti: indicazione se altra fu mai parlantissima del genioterapico e riservatodella Società degli Esseni. Or bene, un altro luogo si ha nel Talmud ove la stessa scuola di Beniamino l’Asseo è ricordata. Ed a che proposito, se il sapete? A proposito del poco conto che per taluno si faceva della scienza dei riti e di chi la coltiva. E chi ci è offerto di tal disistema ad esempio? Ci è offerta la scuola appunto diBeniamino l’Asseo la quale, dice il Talmud,quando voleva porre la inferiorità in rilievo dello studio dei Riti: a che giovano, esclamava, i suoi cultori? Forse hannoci mai permesso un corvo? Forse ci hanno unqua interdetto una colomba?Non so se io erro, ma il passo in discorso parmi a quel novero appartenere di prove, di memorie, di documenti, i quali provano come antica perpetua sia stata tra noi quellagara legittima, nobile, religiosa tra i cultori del Rito, e i cultori del Dogma, tra i Teologi e i Ritualisti, gara di cui si veggon le traccie nello stessoTalmud, ove ilMaasè mercabà, ossia la scienza del Dogma è talvolta chiamataDabar gadoldi fronte a quella dei Riti che il nome reca diDabar Caton; gara che trasparisce nelZoarove iMarè Misnàsono posti a riscontro, in grado però inferiore aiMarè Cabbalà, questi chiamatiEfrohim, i primi chiamatiBezimquasi a indicare uno stato spiritualeembrionico; ove la scienza dei riti è chiamata ilCorpodella legge mentre quella del dogma si è appellata l’Anima, loSpirito; ove la dialettica dei talmudisti è presentata qual duro e scabro esercizio dell’intelletto e personificata nei durissimi offici che sostennero gli Israeliti in Egitto, la forma delCalvahomernelhomere neilebenim, illibbun alahalo sceveramento e ultima formulazione della legge. E gara per ultimo i cui effetti veggonsi tuttaviaperdurare non solo nei dissensi che sorgono talora tra i dogmatici e i ritualisti, ma eziandio in quella non dirò antipatia ma certo non piena cordialità nè stima soverchia che invano si desidera tra i cultori dei due studj, e il cui difetto non è l’ultimo tra le cause che ostano alla perfetta riabilitazione degli studj dogmatico-cabbalistici.Ma queste sono le parti a cui meno gli Esseni sacravano il loro tempio e il loro studio: egli è d’uopo vedere quali quelli si fossero, e quale il metodo a cui a preferenza si applicavano. Possiamo dirlo arditamente; le preferenze non meno che la educazione, gli studj adottati non meno che i rejetti provano sempre più la identità tra Farisei ed Esseni da noi propugnata.Precipua e diletta occupazione era pegli Esseni la interpretazione delle Sacre Scritture, laSacra Esegesi, come oggi direbbesi. Ma quale Esegesi? Egli è quì ove la parentela più chiaramente si mostra tra Farisei ed Esseni. L’Esegesi, la interpretazione allegorica, ch’è quanto dire quella istessa che formava e forma le delizie del più puro Farisato e in ispecial modo di coloro tra essi che si diconoCabbalisti. E non solo gli Esseni nella pratica, ai dottori nostri si conformavano, ma ciò che merita tutta l’attenzione dei dotti, quello che suona veramente significante egli è il rapporto che gli Esseni, al dire di Filone, stabilivano tra la lettera della legge ed il suo spirito, o per dir meglio tra la chiosa letterale e la interpretazione allegorica. Essi, dice Filone, comparano la legge ad un animale i cui precetti sono ilcorpo, e l’allegoria lospirito, in quella guisa che lo stesso Filone, terapeuta esso pure, chiamava nellaMigrazione d’Abramol’allegoriaanima, e la letteracorpodella legge; e in quella guisa pure cheAristobulo, ebreo filosofo contemporaneo, seguiva il sistema delle allegorie scritturali, eAristea, che volendo dipingere il genio ebraico deitempi suoi, ci offre nel Sommo Pontefice Eleazaro un modello degli interpreti allegoristi della Scrittura. Ora ch’il crederebbe? Gli Esseni, Filone, Aristobulo, sembra quasi che abbiano veduto loZoar, e lo abbian copiato, tanto il loro dire suona conforme alle parole delloZoar, il quale non solo è quasi una perpetua conferma del loro dettato, mettendolo continuamente in pratica coll’allegorizzar la scrittura, ma questa pratica stessa erige inTeoria: non basta, si vale della stessa imagine, della stessa similitudine di cui si valse Filone, si valser gli Esseni, a indicare la relazione tra i due sensi scritturali, illitteralee loallegorico. Pel Zoar sezioneBeaàlotèhacome per Filone e gli Esseni i precetti della legge ne sono il corpo,gufà deoraità, l’allegoria ne forma lo spirito,Nismeta de-oraita. Anzi per far più completa la similitudine imagina lo Zoar una veste che tutta ricuopre il corpo della legge, santissima veste tessuta dei racconti, delle istorie, degli episodj, onde tutto va cosparso il divino volume, e che ne formano quasi il manto e l’involucro esteriore come i precetti ne sono il corpo, e come le allegorie ne sono lo spirito.[85]Non è questo il luogo di occuparci più specialmente di questo senso scritturale che diciamo allegorico, della sua origine, della sua legittimità, delle vicende che ha subìto. Se questo ne fosse il luogo, io dovrei additarvi nella storia della esegesi scritturale due specie di allegorismi, l’uno, il buono, il legittimo, l’ortodosso che anzichè colla lettera pugnare e tanto meno escluderla, con essa si concilia e armonizza perfettamente, e questo è l’allegorismo delZoare degli Esseni, l’altro lo spurio, l’eterodosso che pugna anzi colla lettera e col corpo della legge, e sulle rovine s’inalza del senso pratico, letterale, storico della scrittura, ogni loro realtà dileguando nel vaporoso orizzonte di un fantastico allegorizzare; e questo è il simbolismodi Filone tra gli Ebrei; di Origene tra i Cristiani e più o meno di tutti i Padri ed Esegeti della chiesa, i quali stretti, più che loro non talentasse, dal senso preciso, pratico, esecutorio, positivo delle leggi e dei Profeti dissero, figure parabole, similitudini ciò che l’Ebraismo credette sempre e sempre seguitò a credere e praticare quale propria e formale indicazione di fatti o di azioni materiali e positive. Gioberti distinse il duplice allegorismo, ma non si accòrse la sua gran mente, siccome quello che egli chiarisce ostile, anticristiano, eterodosso, sia stato per primo introdotto, praticato, e qual arma di guerra impugnato dal Cristianesimo contro l’antica ortodossia, esautorando di ogni senso reale ed esecutorio tutti i precetti di Dio, e reducendo a vani tipi, e figure e parabole, la storia, i riti, i precetti; insomma tutta la parte reale e positiva della antica alleanza.[86]Ma ciò che abbiamo superstite della Esegesi degli Esseni, non si stringe soltanto alle cose suesposte. Altri punti culminanti ci rimangono avventurosamente da porre a confronto col sistema dei dottori e nuove conferme dedurne della propugnata identità. Testimoni le etimologie greche, il senso greco che gli Esseni al dire di Filone solevano assegnare a certe frasi, a certe parole della Scrittura. Per Filone,Piscion,Havilà, che quai nomi l’un di fiume e l’altro di paese, si leggono nei primi del Genesi, sono grecamente foggiati e quai vocaboli grecizzanti, intesi, interpretati dallo stesso Filone. E non solo i due ricordati vocaboli, ma per dirla colle parole delFrank,c’est généralement sur les termes de la traduction des LXX et des étymologies purement grecques que se fondent ses interpétrations mystiques. Ma ciò che non vide o non notò il professore di Parigi, ella è la consonanza perfetta col sistema d’esegesi farisaica. Curiosissimo a dirsi! Un fatto vi ha che non abbastanzariscosse sin’ora l’attenzione dei dotti, ma che pure la merita in sommo grado. I Farisei, i Dottori, i Rabbini di Palestina, non v’è cosa che più prediligano nel deciframento delle espressioni scritturali, che il ricorrere alla lingua greca, alle greche etimologie. Se la parolaNofnon suona loro abbastanza intelligibile, il greco idioma gli porgerà nel vocaboloNinfail senso divergine, difanciulla, diamante. Se il vocaboloMeherote-em, suona loro duro a intendersi, la lingua greca glielo farà aperto col vocaboloMahaera,Spada, o arme qualunque da taglio. Che più? Una disposizione legale di prim’ordine, una questione di vita e di morte, una dispensa dalla pena capitale si deve nel Talmud, a una greca etimologia, e per non dire ancora di altri moltissimi, se il cedro ebbe tra tutti gli altri frutti benchè formosi, la preferenza nella festa diSucot, egli è perchè la parolaAdarsuona affine coll’Idrogreco, acqua, e quindi accenna al cedro che al dire del Talmud cresce a preferenza in riva alle acque sulle sponde dei fiumi. Ed ecco, se io non erro, abbastanza espressiva analogia nel sistema interpretativo, considerato eziandio nei suoi più minuti dettagli.[87]Che se ciò paresse scarsa affinità tra le due scuole, non lo sarebbe certo lo spirito, il genio esegetico che si mostra in ambidue improntato di un sol conio. E chi un esempio ne volesse quanto più si può categorico, il chieda a Filone. Il quale, Terapeuta egli stesso, e del sistema dei Terapeuti illustre modello, non solo nel sistema etimologico concorda coi Farisei, ma ben anche nello spirito, nel genio delle interpretazioni scritturali. Testimone per tutti quel passo nellavita di Mosè, ove toglie ad esporre le cause per cui tacque il divino legislatore sui diritti dei padri alla successione dei figli.Le Législateur se tait, per dirne il senso con un autore francese,sur le droit des pères à hériter des enfans.Mais, dit Philon, comme la loi de la nature veut que les enfans soient héritiers des parens, et non les parens ceux des enfans, la législation se tait sur ce qui serait désastreux et malsonnant. La legge tace, secondo Filone, ciò che suonerebbe sinistro e ingiocondo a udirsi. Or bene. Io affermo arditamente che se vi sono interpretazioni che vadano di questo spirito, di queste tendenze informate, elleno sono senza meno quelle dei nostri dottori, pei quali se il testo accenna con una perifrasi, anzichè in modo più diretto, gli animali impuri, egli è per istudio ed amore di castigato linguaggio; se lo stesso giaciglio si noma per l’uomoletto, per la donnasedile, egli è per rimuovere ogni pensiero di oscenità; se l’imbrunirelucesi chiama anzichè tenebre, egli è per esordire con meno tristo vocabolo; e pei quali finalmente è principio ammesso, accettato,doversi ogni idea trista, luttuosa, inonesta circondare di ombre discrete, che ne velino la bruttezza e l’orrore. Petah debareha iair. Che dico? Non è persino il caso di successione quello appunto che forma subbietto dell’osservazione Filoniana che non si contempli dai Dottori inBatra; e cosa assai più singolare, ella è la stessa ragione da Filone messa innanzi, che i dottori assegnano al caso stesso ivi considerato, argomento che più non potrebbesi concludente in favore dell’indole comune delle due scuole.Che se poi dagli studj per sè già abbastanza conformi, vogliamo al sistema trascorrere di esposizione, alla forma esteriore, almetododei loro studj; non solo troveremo questo metodo, punto da quello dissimile dei dottori in generale, ma più specialmente simigliante a quello deiCabbalisti. A noi più non rimangono i libri degli Esseni; ma ci restaFilone, il quale, e degli Esseni ci narra il costume, e nei suoi libri ci offre, Essena egli stesso, un autorevole esempio del far comune dei suoi confratelli.Ci narra il metodo di esposizione, agli Esseni peculiare, nel libro da esso dettatosulla vita di Mosè, lib. 7, e lib. 2, pag. 81, dove dice che la tradizione orale conservata appo gli anziani d’IsraelPresbiteron(d’onde il prete cristiano) era comunemente insegnata sul testo della Scrittura; che è quanto dire lo stesso ordine assumeva della medesima Scrittura, e di essa forma vestiva e ordine di comento. Ci offre purFilonein sè stesso l’esempio di questo generalissimo costume, non seguendo nei suoi libri un filo logico e ordinato dipensamenti, ma piegando piuttosto l’ordine alla successione dei testi od argomenti scritturali.Filone, dice un illustre scrittore,Filone non ha un corpo completo di dottrine; espone i suoi pensamenti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Ora che altro è lo Zoar? Egli è appunto ciò che or ora udiste qual definizione delle opere Esseniche e di quelle di Filone, una serie di pensieri esposti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Tanto è vero che ciò che all’uno conviene, non meno conviene all’altro eziandio, e che la gran scuola farisaico-cabbalistica è quel mare vasto ove il sistema di Filone mette la foce, e dove l’intero Essenato «ha pace con i seguaci sui.»
Colpa sarebbe, e colpa non lieve, se discorrendo degli Esseni e delle loro occupazioni quella trasandassi che agli studj si riferisce, specialmente, quando di un Istituto si parli eminentemente studioso qual fu l’Essenato. Degli studj dunque si parli e tanto più a proposito in quanto avendo in animo di toccare dei dogmi loro, delle loro credenze, saranno gli studj, se io non erro, facile e naturale transizione per cui dai lavori e dalle occupazioni loro trapassiamo a ragionare delle dottrine e dei dommi; participando gli studj e del carattere di occupazione e di quello di dottrine e credenze.
E prima del modo. Il quale facile torna lo argomentare quando si pensi alla vita solitaria ed agreste che menava la parte contemplativa dell’Essenato, nella pace dei campi, all’ombra amica degli alberi e sulle rive che tanto vedemmo altravolta la società prediligere. Il qual modo era pur quello che vediamo ai Dottori seguire non rade volte nel Talmud, quasi sempre nelZoar, che maggiori deve per sua natura offrirci analogie, e maggiori infatto le offre col nostro istituto; dove i Dottori, i Maestri affidano i loro misteri alle tacite rive dei fiumi, all’ombra dei boschi ed al cupo orrore delle caverne, o alle falde inaccesse di qualche altissimo monte. Sistema tanto dal nostro diverso cui la vita cittadinesca stringe da ogni latocolle sue braccia di ferro, e che tanto conferisce non solo alla elevazione e perfezionamento dello intelletto, ma alla conservazione, all’incremento della salute corporea. Nè voglio altri a testimone che il più grande pensatore d’Italia moderna, Vincenzo Gioberti, che nel 2º della Protologia tali dettava concise ma eloquenti parole.L’uso, diceva,la vivacità, la celerità della mente giovano alla salute, non le nocciono come si crede. Rousseau disse: L’homme qui réfléchit est un animal dépravé. Falsissimo. Esempio di Giulio Cesare e in generale degli antichi. Non lo studiare, ma il modo dello studiare moderno rovina il corpo. Elementi necessarj allo studio, l’aria e la luce. L’aria e la luce giovano alle facoltà dell’intelletto ed al corpo unitamente. Studiare a cielo aperto fra gli arbori, lungo le acque correnti o almeno in camere ben areate. I nostri dotti sono più dilicati delle donne. Fin qui Gioberti.—Voi l’udiste, egli volevalo studio a cielo aperto fra gli arborie tale era appunto lo studio degli Esseni e dei Cabbalisti. Egli lo vuolelungo le acque correntie non solo gli Esseni prediligevano le rive, ma i Dottori notarono come lo spirito profetico riempia, ispiri, i suoi ministri a preferenza lungo le acque correnti, sicura prova come tutto ciò che valga ad esaltare le potenze dell’intelletto conferisca eziandio in sommo grado alla più facile fruizione della profetica intuizione, testimone per tutte lamusicadi cui si valsero qual prima promozione alle cose celesti i profeti d’Israele, di cui gli effetti psicologici sono da ognuno esperimentati, e per cui non pare sia al tutto menzognero il dettato dei Pitagorici:L’anima essere un’armonia.
Che se questo è il modo dagli Esseni seguito, vediamo l’oggetto, e a così dire la materia dei loro studj. Bisogna pur confessarlo. Vi è una disciplina, per cui gli Esseninon professavano nè stima nè amore, e questa è lalogica. Ecco come ne parla Giuseppe:Quanto allo studio della filosofa, dice lo storico illustre,lascian la logica a quelli che si dilettano di quistioni di parole, e la tengono per inutile affatto all’acquisto della virtù.—La logica, pria si può dire dei nostri tempi, non fu che un’arte, e bella pagine di storica filosofia; sarebbe quella che notasse le vicende, per cui l’arte logica ascese per gradi a quel posto eminentissimo che occupa oggi nei sistemi eziandio più trascendentali formandone poco meno che la volta suprema, e il sostegno massimo dello edifizio. Lungo il discorrere le ragioni del mutamento e come la logica dallo essere un semplice interno regolamento del pensiero, sia divenuta la legislatrice suprema dello scibile e tutte da essa s’informino le parti della universal metafisica. Ma se in antico era un’arte, non sempre era arte ragionevole ed onesta. Testimone Socrate che coll’arguto suo conversare confuse, vinse la logica dei sofisti, e per parlare di cose meno dall’Essenato remote, anzi a dirittura contemporanee, testimone la logica delle scuole accademiche ed inispecie dei Pirronistiche se ne valsero a detrimento di ogni sapere e di ogni virtù, togliendo, col dimostrare il pro e il contro, valore alla umana ragione, ed ogni autorità ed ogni sanzione alla morale.[84]E questo è già prezioso rilievo per ciò che riguarda gli Esseni, mostrandoci a dito l’origine di quel dispetto, in cui ebbero gli Esseni la logica così abusata. Ma egli è nulla, di fronte alla mirabile conformità che in questo come in altre infinite occasioni veggiamo sorgere tra gli Esseni e i Farisei. I quali ultimi non meno che i primi, severamente imprecarono contro la logica depravatrice del secolo, esortando a tenere discoste dall’attossicata bevanda le labbra dei giovanetti.Minhù benehem min Aeghion. Singolare a dirsi! questavoceEghionche unica suona, se non erro, in tutto il Talmud, fu torta dal suo verace senso a significare ora lostudio della Bibbiaed ora altra cosa. E pure il suo senso di logica è innegabile, e se non sempre fu dai posteriori dottori confessato n’avevan ben d’onde. Erano eglino filosofi di professione e la logica studiavano ed amavano qual nobilissima scienza. Ma devoti eran pure al Talmud ed osservatori sopratutto delle sue prescrizioni. Il Talmud, aveva dettoEghione se perIggajoninteso si fosse qual veramente dovuto avrebbero la logica colle sue pretensioni, coi suoi abusi, che sarìa stato dei nostri platonici, dei nostri peripatetici, dei nostri insomma filosofi di ogni ordine, d’ogni colore? Certo che sarebbero stati in odore tenuti di Eterodossi. Ma se Iggajon volesse dire altra cosa, se dire volesse lo studio biblico, la grammatica, come oggi si dice l’Esegesi biblica, allora la Logica sarebbe salva, e i suoi scrittori potuto avrebbero svolgere in pace i suoi volumi. Ecco l’origine della fraintesa interdizione, l’origine istessa che fece intendere nell’istesso Talmud perhohmà ievanittutt’altro di ciò che significa veramente, vale a dire, la scienza, la cultura, la civiltà tutta del popolo greco.
Ma non solo della Logica furono poco studiosi ed amanti gli Esseni, ma se le mie congetture non son temerarie del tutto, un altro genere pure di disciplina non raccolse per avventura la stima e l’attenzione dell’Essenato. Se un passo del Talmud Babilonese non m’induce in errore, tanto poco studiosi si mostravano gli Esseni della rituaria quanto poco di attenzione concessero alla Logica istessa. Io vel dissi, or non è molto, e spero ne avrete conservata memoria. Un tratto vi è nel Talmud ove ci è sembrato vedere apertissima allusione agli studj medici dell’Essenato. Egli è là ove a proposito di certi misteri terapeutici svelati da un dottore, a pubblico benefizio,si narra che lascuola di Beniamino l’Asseo squarciossi per dolore le vesti: indicazione se altra fu mai parlantissima del genioterapico e riservatodella Società degli Esseni. Or bene, un altro luogo si ha nel Talmud ove la stessa scuola di Beniamino l’Asseo è ricordata. Ed a che proposito, se il sapete? A proposito del poco conto che per taluno si faceva della scienza dei riti e di chi la coltiva. E chi ci è offerto di tal disistema ad esempio? Ci è offerta la scuola appunto diBeniamino l’Asseo la quale, dice il Talmud,quando voleva porre la inferiorità in rilievo dello studio dei Riti: a che giovano, esclamava, i suoi cultori? Forse hannoci mai permesso un corvo? Forse ci hanno unqua interdetto una colomba?Non so se io erro, ma il passo in discorso parmi a quel novero appartenere di prove, di memorie, di documenti, i quali provano come antica perpetua sia stata tra noi quellagara legittima, nobile, religiosa tra i cultori del Rito, e i cultori del Dogma, tra i Teologi e i Ritualisti, gara di cui si veggon le traccie nello stessoTalmud, ove ilMaasè mercabà, ossia la scienza del Dogma è talvolta chiamataDabar gadoldi fronte a quella dei Riti che il nome reca diDabar Caton; gara che trasparisce nelZoarove iMarè Misnàsono posti a riscontro, in grado però inferiore aiMarè Cabbalà, questi chiamatiEfrohim, i primi chiamatiBezimquasi a indicare uno stato spiritualeembrionico; ove la scienza dei riti è chiamata ilCorpodella legge mentre quella del dogma si è appellata l’Anima, loSpirito; ove la dialettica dei talmudisti è presentata qual duro e scabro esercizio dell’intelletto e personificata nei durissimi offici che sostennero gli Israeliti in Egitto, la forma delCalvahomernelhomere neilebenim, illibbun alahalo sceveramento e ultima formulazione della legge. E gara per ultimo i cui effetti veggonsi tuttaviaperdurare non solo nei dissensi che sorgono talora tra i dogmatici e i ritualisti, ma eziandio in quella non dirò antipatia ma certo non piena cordialità nè stima soverchia che invano si desidera tra i cultori dei due studj, e il cui difetto non è l’ultimo tra le cause che ostano alla perfetta riabilitazione degli studj dogmatico-cabbalistici.
Ma queste sono le parti a cui meno gli Esseni sacravano il loro tempio e il loro studio: egli è d’uopo vedere quali quelli si fossero, e quale il metodo a cui a preferenza si applicavano. Possiamo dirlo arditamente; le preferenze non meno che la educazione, gli studj adottati non meno che i rejetti provano sempre più la identità tra Farisei ed Esseni da noi propugnata.
Precipua e diletta occupazione era pegli Esseni la interpretazione delle Sacre Scritture, laSacra Esegesi, come oggi direbbesi. Ma quale Esegesi? Egli è quì ove la parentela più chiaramente si mostra tra Farisei ed Esseni. L’Esegesi, la interpretazione allegorica, ch’è quanto dire quella istessa che formava e forma le delizie del più puro Farisato e in ispecial modo di coloro tra essi che si diconoCabbalisti. E non solo gli Esseni nella pratica, ai dottori nostri si conformavano, ma ciò che merita tutta l’attenzione dei dotti, quello che suona veramente significante egli è il rapporto che gli Esseni, al dire di Filone, stabilivano tra la lettera della legge ed il suo spirito, o per dir meglio tra la chiosa letterale e la interpretazione allegorica. Essi, dice Filone, comparano la legge ad un animale i cui precetti sono ilcorpo, e l’allegoria lospirito, in quella guisa che lo stesso Filone, terapeuta esso pure, chiamava nellaMigrazione d’Abramol’allegoriaanima, e la letteracorpodella legge; e in quella guisa pure cheAristobulo, ebreo filosofo contemporaneo, seguiva il sistema delle allegorie scritturali, eAristea, che volendo dipingere il genio ebraico deitempi suoi, ci offre nel Sommo Pontefice Eleazaro un modello degli interpreti allegoristi della Scrittura. Ora ch’il crederebbe? Gli Esseni, Filone, Aristobulo, sembra quasi che abbiano veduto loZoar, e lo abbian copiato, tanto il loro dire suona conforme alle parole delloZoar, il quale non solo è quasi una perpetua conferma del loro dettato, mettendolo continuamente in pratica coll’allegorizzar la scrittura, ma questa pratica stessa erige inTeoria: non basta, si vale della stessa imagine, della stessa similitudine di cui si valse Filone, si valser gli Esseni, a indicare la relazione tra i due sensi scritturali, illitteralee loallegorico. Pel Zoar sezioneBeaàlotèhacome per Filone e gli Esseni i precetti della legge ne sono il corpo,gufà deoraità, l’allegoria ne forma lo spirito,Nismeta de-oraita. Anzi per far più completa la similitudine imagina lo Zoar una veste che tutta ricuopre il corpo della legge, santissima veste tessuta dei racconti, delle istorie, degli episodj, onde tutto va cosparso il divino volume, e che ne formano quasi il manto e l’involucro esteriore come i precetti ne sono il corpo, e come le allegorie ne sono lo spirito.[85]Non è questo il luogo di occuparci più specialmente di questo senso scritturale che diciamo allegorico, della sua origine, della sua legittimità, delle vicende che ha subìto. Se questo ne fosse il luogo, io dovrei additarvi nella storia della esegesi scritturale due specie di allegorismi, l’uno, il buono, il legittimo, l’ortodosso che anzichè colla lettera pugnare e tanto meno escluderla, con essa si concilia e armonizza perfettamente, e questo è l’allegorismo delZoare degli Esseni, l’altro lo spurio, l’eterodosso che pugna anzi colla lettera e col corpo della legge, e sulle rovine s’inalza del senso pratico, letterale, storico della scrittura, ogni loro realtà dileguando nel vaporoso orizzonte di un fantastico allegorizzare; e questo è il simbolismodi Filone tra gli Ebrei; di Origene tra i Cristiani e più o meno di tutti i Padri ed Esegeti della chiesa, i quali stretti, più che loro non talentasse, dal senso preciso, pratico, esecutorio, positivo delle leggi e dei Profeti dissero, figure parabole, similitudini ciò che l’Ebraismo credette sempre e sempre seguitò a credere e praticare quale propria e formale indicazione di fatti o di azioni materiali e positive. Gioberti distinse il duplice allegorismo, ma non si accòrse la sua gran mente, siccome quello che egli chiarisce ostile, anticristiano, eterodosso, sia stato per primo introdotto, praticato, e qual arma di guerra impugnato dal Cristianesimo contro l’antica ortodossia, esautorando di ogni senso reale ed esecutorio tutti i precetti di Dio, e reducendo a vani tipi, e figure e parabole, la storia, i riti, i precetti; insomma tutta la parte reale e positiva della antica alleanza.[86]
Ma ciò che abbiamo superstite della Esegesi degli Esseni, non si stringe soltanto alle cose suesposte. Altri punti culminanti ci rimangono avventurosamente da porre a confronto col sistema dei dottori e nuove conferme dedurne della propugnata identità. Testimoni le etimologie greche, il senso greco che gli Esseni al dire di Filone solevano assegnare a certe frasi, a certe parole della Scrittura. Per Filone,Piscion,Havilà, che quai nomi l’un di fiume e l’altro di paese, si leggono nei primi del Genesi, sono grecamente foggiati e quai vocaboli grecizzanti, intesi, interpretati dallo stesso Filone. E non solo i due ricordati vocaboli, ma per dirla colle parole delFrank,c’est généralement sur les termes de la traduction des LXX et des étymologies purement grecques que se fondent ses interpétrations mystiques. Ma ciò che non vide o non notò il professore di Parigi, ella è la consonanza perfetta col sistema d’esegesi farisaica. Curiosissimo a dirsi! Un fatto vi ha che non abbastanzariscosse sin’ora l’attenzione dei dotti, ma che pure la merita in sommo grado. I Farisei, i Dottori, i Rabbini di Palestina, non v’è cosa che più prediligano nel deciframento delle espressioni scritturali, che il ricorrere alla lingua greca, alle greche etimologie. Se la parolaNofnon suona loro abbastanza intelligibile, il greco idioma gli porgerà nel vocaboloNinfail senso divergine, difanciulla, diamante. Se il vocaboloMeherote-em, suona loro duro a intendersi, la lingua greca glielo farà aperto col vocaboloMahaera,Spada, o arme qualunque da taglio. Che più? Una disposizione legale di prim’ordine, una questione di vita e di morte, una dispensa dalla pena capitale si deve nel Talmud, a una greca etimologia, e per non dire ancora di altri moltissimi, se il cedro ebbe tra tutti gli altri frutti benchè formosi, la preferenza nella festa diSucot, egli è perchè la parolaAdarsuona affine coll’Idrogreco, acqua, e quindi accenna al cedro che al dire del Talmud cresce a preferenza in riva alle acque sulle sponde dei fiumi. Ed ecco, se io non erro, abbastanza espressiva analogia nel sistema interpretativo, considerato eziandio nei suoi più minuti dettagli.[87]
Che se ciò paresse scarsa affinità tra le due scuole, non lo sarebbe certo lo spirito, il genio esegetico che si mostra in ambidue improntato di un sol conio. E chi un esempio ne volesse quanto più si può categorico, il chieda a Filone. Il quale, Terapeuta egli stesso, e del sistema dei Terapeuti illustre modello, non solo nel sistema etimologico concorda coi Farisei, ma ben anche nello spirito, nel genio delle interpretazioni scritturali. Testimone per tutti quel passo nellavita di Mosè, ove toglie ad esporre le cause per cui tacque il divino legislatore sui diritti dei padri alla successione dei figli.Le Législateur se tait, per dirne il senso con un autore francese,sur le droit des pères à hériter des enfans.Mais, dit Philon, comme la loi de la nature veut que les enfans soient héritiers des parens, et non les parens ceux des enfans, la législation se tait sur ce qui serait désastreux et malsonnant. La legge tace, secondo Filone, ciò che suonerebbe sinistro e ingiocondo a udirsi. Or bene. Io affermo arditamente che se vi sono interpretazioni che vadano di questo spirito, di queste tendenze informate, elleno sono senza meno quelle dei nostri dottori, pei quali se il testo accenna con una perifrasi, anzichè in modo più diretto, gli animali impuri, egli è per istudio ed amore di castigato linguaggio; se lo stesso giaciglio si noma per l’uomoletto, per la donnasedile, egli è per rimuovere ogni pensiero di oscenità; se l’imbrunirelucesi chiama anzichè tenebre, egli è per esordire con meno tristo vocabolo; e pei quali finalmente è principio ammesso, accettato,doversi ogni idea trista, luttuosa, inonesta circondare di ombre discrete, che ne velino la bruttezza e l’orrore. Petah debareha iair. Che dico? Non è persino il caso di successione quello appunto che forma subbietto dell’osservazione Filoniana che non si contempli dai Dottori inBatra; e cosa assai più singolare, ella è la stessa ragione da Filone messa innanzi, che i dottori assegnano al caso stesso ivi considerato, argomento che più non potrebbesi concludente in favore dell’indole comune delle due scuole.
Che se poi dagli studj per sè già abbastanza conformi, vogliamo al sistema trascorrere di esposizione, alla forma esteriore, almetododei loro studj; non solo troveremo questo metodo, punto da quello dissimile dei dottori in generale, ma più specialmente simigliante a quello deiCabbalisti. A noi più non rimangono i libri degli Esseni; ma ci restaFilone, il quale, e degli Esseni ci narra il costume, e nei suoi libri ci offre, Essena egli stesso, un autorevole esempio del far comune dei suoi confratelli.Ci narra il metodo di esposizione, agli Esseni peculiare, nel libro da esso dettatosulla vita di Mosè, lib. 7, e lib. 2, pag. 81, dove dice che la tradizione orale conservata appo gli anziani d’IsraelPresbiteron(d’onde il prete cristiano) era comunemente insegnata sul testo della Scrittura; che è quanto dire lo stesso ordine assumeva della medesima Scrittura, e di essa forma vestiva e ordine di comento. Ci offre purFilonein sè stesso l’esempio di questo generalissimo costume, non seguendo nei suoi libri un filo logico e ordinato dipensamenti, ma piegando piuttosto l’ordine alla successione dei testi od argomenti scritturali.Filone, dice un illustre scrittore,Filone non ha un corpo completo di dottrine; espone i suoi pensamenti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Ora che altro è lo Zoar? Egli è appunto ciò che or ora udiste qual definizione delle opere Esseniche e di quelle di Filone, una serie di pensieri esposti in ordine d’interpretazioni simboliche alla Scrittura. Tanto è vero che ciò che all’uno conviene, non meno conviene all’altro eziandio, e che la gran scuola farisaico-cabbalistica è quel mare vasto ove il sistema di Filone mette la foce, e dove l’intero Essenato «ha pace con i seguaci sui.»