Chapter 25

[1]Ἰταλὸς significa vitello; evitalia,vitlu,italianelle iscrizioni umbriche ed osche esprimono ora il vitello, ora il paese: onde gli etimologi dedussero il nome della patria nostra dall’abbondarvi i bovi. Altri la denominano da un Italo immaginato re de’ Siculi. Alcuno pensò adAtlas, e ne argomentò l’origine africana della civiltà italica, appoggiandosi alQuæ docuit maximus Atlasdi Virgilio. Altri con Bochart (Geografia sacra, lib.i, c. 30) riscontra una derivazione fenicia; poichèItariain parlare arameo dinota terra della pece, come terra dei metalliIlipa, corrotto poi in Ilba ed Elba. A chi s’appaga di tali prove potrebbero dar appoggio i nomi locali, consoni in Italia e nella Cananea: popoli Sabini e Raseni sedevano presso alla Mesopotamia; Phik di Siria ricorda il Piceno; Marsi Elojon era città del littorale di Siria, presso alla quale il fiume Macra, fiume che abbiamo noi pure tra i Marsi; in Armenia è Ameria; in Mesopotamia è Alba; Aulon è paese di Palestina presso al Giordano, e colle presso a Tàranto; a Caparbio di Italia corrisponde Capharabis d’Idumea; a Colle in Toscana, Cholle della Palmirene; Tamar è in Campania e in Siria, Tebe in Siria e ne’ Sabini, ecc. Vedi una memoria letta dal Fabbroni all’Accademia toscana nel 1803. Queste etimologie di paesi meritano studio serio, e per fini più elevati che non sieno i trastulli dei così detti eruditi.[2]Polibio, lib.ii, c. 16, dice già che il Po ἄγει πλῆθος ὔδατος ὀυδενὸς ἔλαττον τῶν κατὰ τὴν Ίταλίαν ποταμῶν.[3]Per dire solo d’alcune delle moderne, a Cassano (1259, 1705, 1799), a Vaprio (1324), a Fornovo (1495), ad Agnadello (1509, 1705), a Melegnano (1515, 1859), alla Bicocca (1522), a Romagnano (1524), a Pavia (1525), a Chiari (1701), a Torino (1706), a Roveredo, ad Arcole, a Lonato, a Castiglione, a Lodi (1796), a Rivoli (1797), a Caldiero (1796, 1805, 1813), a San Giorgio e alla Favorita (1797), a Magnano (1799), a Marengo e Pozzuoli (1800), a Custoza (1848, 1866), a Novara (1500, 1849), a Solferino (1859), ecc.[4]Ῥήγνυμι,svelgo. Dolomieu, nellaMemoria sui tremuoti della Sicilia, credè dimostrare geologicamente il fatto. Cluverio raccolse i passi di antichi che lo attestano:... Zancle quoque juncta fuisseDicitur Italiæ, donec confinia pontusAbstulit, et media tellurem repulit unda.Ovidio, Metam.xv. 290.Hæc loca, vi quondam et vasta convulsa ruina(Tantum ævi longinqua valet mutare vetustas)Dissiluisse ferunt; cum protinus utraque tellusUna foret, venit medio vi pontus, et undisHesperium Siculo latus abscidit, arvaque et urbesLitore diductas angusto interluit æstu.Virgilio, Æn.iii. 414.Ma De Buch, confrontando i monti Peloritani col gruppo dell’Aspromonte in Calabria, nega che la Sicilia sia mai stata unita al continente, lo che avevano già sostenuto Brocchi nellaBiblioteca italiana, e Gemellaro nelleEffemeridi scientifiche e letterarie della Sicilia, 1840, n. 78.Vedi pureTenore,Essai sur la géographie physique et botanique du royaume de Naples, pag. 23.—Brocchi,Dello stato fisico del suolo di Roma, 1820;Conchigliologia fossile subappennina—Breislac,Observations lithologiques sur la ville de Rome;—Nibby,Analisi della carta dei contorni di Roma;—Cramer,Descript. of ancient Italy;—poi Nesti, Collegno, Sismonda, Pareto, Marmocchi, Pilla, ecc. In questo momento essi son caduti di grado, prevalendo le teoriche dello Stoppani,Corso di geologia.I cambiamenti della superficie terrestre non passarono inosservati dagli Italiani antichi, quantunque ne sconoscessero l’estensione e le cause. Ovidio, nelxv, 254-273 delleMetamorfosi, canta:Non perit in tanto quidquam, mihi credite, mundo;Sed variat, faciemque novat....(Ecco la dottrina recente della inalterabile quantità non solo di materia ma di forza.)Vidi ego quod fuerat quondam solidissima tellusEsse fretum; vidi factas ex æquore terras;Et procul a pelago conchæ jacuere marinæ,Et vetus inventa est in montibus anchora summis;Quodque fuit campus, vallem decursus aquarumFecit, et elurie mons est deductus in æquor:Eque paludosa siccis humus aret arenis,Quæque sitim tulerant, stagnata paludibus hument.Hic fontes natura novos emisit, et illicClausit, et antiqui tam multa tremoribus orbisFlumina prosiliunt, aut excœcata residunt etc.[5]Pilla,Annali civili di Napoli, quad.xl;—Philippi,Cenni geognostici sulla Calabria.A Carlo III erasi proposto di riaprirvi quel canale, idea già brillata a Dionigi di Siracusa.Plinio,Naturæ historia,iii, 15:Nusquam angustior Italia; vigintimilia passuum latitudo est: itaque Dionysius Major intercisam eo loco adjicere Siciliæ voluit.[6]Nel lago sacro presso Reate, in quelli di Vadimone, di Statone, di Bolsena e di Modena, Dionigi d’Alicarnasso, i due Plinj e Seneca vedevano isolette galleggianti;quædam insulæ semper fluctuant. Naturæ historia,xi. 96.Non mancano ragioni per sostenere che i monti del sistema detto delle Ande emergessero dopo la creazione dell’uomo.[7]Huic monstro Vulcanus erat pater: illius atrosOre vomens ignes, vasta se mole ferebat...Faucibus ingentem fumum, mirabile dictu!Evomit, involvitque domum caligine cœca,Prospectum eripiens oculis, glomeratque sub antroFumigeram noctem, commixtis igne tenebris.Æneides,viii, 198 e 252.[8]Mémoires sur les îles Ponces, Parigi, 1788.[9]Dopo i tanti che ne discussero, pare a tenere che il livello del golfo di Pozzuoli nei primi secoli dell’era vulgare stava circa tre metri più basso; nel medioevo, otto metri più alto; poi andò dibassando fin a settant’anni fa, quando ripigliò il moto ascendente. Si può dunque anche alle coste d’Italia applicare quel che Lucano alle nordiche,Phars.i. 409:Jacet litus dubium, quod terra fretumqueVindicat alternis vicibus.[10]Ramazzini,De fontibus Mutinæ.Vallisnieri,Opusc., pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.[11]Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara.Septem Mariachiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essaFossa Philistina; poiÆstuarium Altini, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secoloxii, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secoloxviilo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secoloxiialxviile alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò delprotendimento delle spiaggie dell’Adriatico. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dalxvisecolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.A mezzo il secoloxviiiil progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.Anche dove non isboccano fiumi la spiaggia s’avanza, benchè realmente il livello del mare si alzi, o, a dir più giusto, si deprima il continente. Ciò è dovuto alla corrente littorale, che le sabbie portate dai fiumi strascina alla sinistra delle loro foci; tutti i fiumi han banchi di sabbia più estesi ed elevati a destra, ove la corrente littorale è rotta dall’urto del fiume. Ecco perchè i porti bisognò salvarli mediante dighe, molto sporgenti in mare, affinchè le sabbie accumulantisi alla loro estremità cadessero negli abissi.Il tornare navigabile il Po, e così resuscitare le città, di cui non vediam quasi che i grandiosi cadaveri, potrà sulle sorti italiane ancor più efficacemente che le strade ferrate.[12]Oggi i passaggi principali sono,Nelle alpiCozie,il Monginevra,alto metri1865»—il Cenisio»2065»Graje,il piccolo San Bernardo»2192»Pennine,il gran San Bernardo»2491»Leponzie,il Sempione»2005»—il San Gotardo»2075»Retiche,la Spluga»2118»—lo Stelvio»2814»—Maloja»2700»—Bernina»2121»Carniche,Tarvis»869»Giulie,la Ponteba»1430[13]Il primo a sostenerla con ispeciso corredo d’argomenti fu monsignor Guarnacci,Origini italiche. 1767. Se ne valse poi Melchiorre Delfico nelleAntichità di Adria Picena; e testè il Mazzoldi col vantaggio della moderna erudizione.[14]VediIstoria delle origini della città di Milano, 1529;De antiquitate Patavii, 1560;De Gallorum Cisalpinorum antiquitate et origine....[15]Appartengono a questo ciclo Diomede fondatore di Napoli, Criso trojano di Parma, Antenore di Padova, Aquilino d’Aquileja. altri Trojani di Treviso, Troilo di Alba in Piemonte, Piacentulo di Piacenza, Cremone di Cremona, Venere e suo figlio Elicio di Vercelli.... Salgono più alto Mantova, fondata dalla divina Manto, Genova da Genuino compagno di Fetonte, Torino da Fetonte stesso ai tempi di Mosè.[16]Il signor Matranga (La città di Lamo, Roma 1853) sostiene che il paese de’ Lestrigoni è propriamente Terracina, anzichè Formia, cioè Mola di Gaeta, ove lo collocava Cicerone.Non mancò chi volle dimostrare che Omero fosse italiano, e che non nella Grecia propria ma nella italica raccogliesse le tradizioni immortalate ne’ suoi canti. VediCoco,Platone in Italia.[17]Odissea, cantiixex.[18]Is genus indocile ac dispersum montibus altisComposuit, legesque dedit.Æn.viii. 321;Macrob.i, 7.[19]Nec signare quidem, aut partiri limite campumFas erat; in medium quærebant.Georg.i. 126.Queis neque mos, neque cultus erat; nec jungere taurosAut componere opes norant, aut parcere parto:Sed rami: atque asper victu venatus alebat.Æn.viii. 316.[20]Æn.viii. 315.[21]Paterque Sabinus,Vitisator, curvam servans sub imagine falcem.Æn.vii. 79.[22]Æn.vii. 629. 678. 742. 749;ix. 590, 668;x. 139.[23]Ivi,viii. 178. 369. 460. 552;ix. 304.[24]Rex Anius, rex idem hominum, Phœbique sacerdos.Æn.iii. 80.[25]Ivi,vii. 82;viii. 75;ix. 3. 24.[26]Ai frammenti di Dionigi d’Alicarnasso, scoperti nella biblioteca Ambrosiana, il cardinale Maj antepose una dissertazione elaborata a sostenerne i meriti. Anche Petit-Radel vuole mostrarlo e informato e veridico, almeno riguardo ai Pelasgi e alle città italiane; chè del resto è troppo sistematicamente parziale per Roma.[27]Historia varia, lib.ix, c. 16.[28]L’Arcadia non ha coste, eppure alla guerra di Troja mandò sessanta navi, cioè quante la Laconia, e un terzo più che l’Elade.[29]Tusci,Tirol,Tir,Tusis,Retzuns, son nomi di paesi retici che sentono d’origine tirrena.Tschudi,De prisca et vera Alpina Rhætiæ;Quadrio,Dissertazioni critico-storiche sulla Rezia di qua dall’Alpi;Hormayr,Gesch. von Tirol,i. 127;Giovanelli,Dell’origine dei popoli d’Italia. Trento 1844;Steub,Die Urbewohner Rätiens. Monaco 1843. Presso Dos di Trento fu scoperta un’iscrizione etrusca. Il barone di Crazannes asserisce che a Rheinzallern nella Baviera Renana si trovano molti frammenti di stoviglie con caratteri etruschi; e vuol provare che questo carattere appartiene al celtico del pari che al celtibero, all’euganeo, all’osco, al sannita, al greco antico, onde è facile confonderli un coll’altro. VediJournal des artistes. Parigi 1832, dicembre. Un’iscrizione etrusca fu trovata in Valtellina.[30]Daopsterra; dondeopesricchezza, e ancheopus: Οπικοὶ καὶ πρότερον καὶ νῦν καλούμενοι τὴν ἐπωνομίαν αὕσονες.Aristotele, Πολιτ.vii. Così Antioco siracusano ap.Strabone, lib.v. Degenerarono poi in modo, che il nome loro equivaleva a zotico e scostumato.Testè l’Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi ha messo a concorso laStoria degli Oschi avanti e durante la dominazione romana; esporre quel che si sa della loro lingua, religione, leggi ed usi.[31]VediPetit-Radel,Origines hystoriques des villes d’Espagne;Humboldt,Prüfung der Untersuchungen über die Urbewohner Hispaniens, vermittelst der vasckischen Sprache; e con più novitàPrichard,The natural history of man. Invece dunque di credere che Iberi di Spagna abbiano abitato l’Italia, noi teniamo che d’Italia sieno passati colà. Humboldt fa la migrazione degli Iberi anteriore ai Celti. Da questa origine verrebbe l’omofonia di tanti paesi nostri e di Spagna, di cui ecco un saggio:IN ITALIAIN SPAGNACortonanegli UmbriCortonensesnella CeltiberiaVettonensesVettonessul TagoSpoletiumSpoletinumTurdain UmbriaTurditaniOsa, fiume che sbocca sulla costa di TelamoneAusa,AusetaniCosaCosetaniVisentiumsul lago di BolsenaVisentiode’ PelendoniVulciVelucadegli stessi, VolcaTarcunia, e vicinoContenebraTaraco, e vicinoTenebrium, ePortus tenebraGraviscæ, nominata dal figlio di TelamoneGraviisulla costa occidentale, ove sbarcò Teucro figlio di Telamone; vicino eraAntium.Metaurus, fiume degli UmbriMetarus, fiume de’ CallaiciCære,CæritesCerretani,SerræIndigetesIndigetesfra i Cerretani e i CosetaniCastellani, abitanti di CastroCastellaniCorbiaSetiaNorba}de’ VolsciCorbioSetiade’ VasconiNorbiade’ LusitaniAuruncidi CampaniaArruccinella BeticaOsciOscaVesciacampanaVescitani, presso i Guasconi,Vescisdei Turdeli,Vesciadei TurdetaniAsturfiumeAsturiaTutia,OrciaTutia,Orciain CeltiberiaAuximum,OscaAuximaeOsca, vicino a TutiaSuessetaniSuessa, SanguessaTrebuladi Campania eTriboladei SabiniTribolade’ Turdetani, con vicinoAurunciArrucci vetuseArrucci novumBathiadella SabinaBathiasul fiume AraPallantiaPallantiane’ VaccæiSenza poter accertarne il tempo nè la precedenza, d’altri paesi troviamo nei Baschi l’etimologia o gli omonimi coi nostri.Iriapresso Torino, in basco vuol dire città, e ha radice comune cogli Ilienses di Sardegna.Uriain Apulia, viene dauraacqua; e vi corrispondonoUrba Salovade’ Picentini,Urbinum,Urciniumdi Corsica, comeUrce Bastetanorum. V’èUrgoisola fra la Corsica e la Toscana, edUrgaonella Betica; gliUrsentiniin Lucania, eUrso Ursaonella Betica;Arguriumin Sicilia, eArgiriain Ispagna;Asturaè fiume ed isola presso Anzio, come provincia di Spagna; daAsta, rôcca, si ha Asti in Italia, eAsta Turdetanorumin Spagna; Ausonj è analogo allo spagnuoloAusaeAusetani; v’èArsa in IstriaeArsain Beturia;Bastain Calabria eBastine’ Bastetani;Biturgiain Etruria, eBiturispresso i Baschi; il nome diBasterbinifra i Salentini viene dabasoamontagna ederbestatumigrare. Abbiamo in Lombardia il fiumeLambro, eLambriacaeFlavia Lambris Callaicorumè nelle Spagne;Murgantiain Sicilia, eMurgisin Spagna;SuessaeSuessulanel Lazio, e i Suessetani negli Ilergeti;Curensesne’ Sabini, eGurulisin Sardegna;Litus corensein Betica, e il promontorioCorianumin Aquitania, ecc.Humboldt dai nomi de’ paesi induce la presenza degli Iberi in Corsica, in Sardegna, in Sicilia ed in Italia. Dei nomi dedotti dai Celti pensa incerti gl’indizj nella Gallia e nella Gran Bretagna, mentre invece li riconosce evidenti in Italia. Di fatto li troviamo moltiplicati, singolarmente ne’ paesi di qua dal Po. Eccone qualche esempio:Albbianco e alto.Allalto; da cuiAllobrogi.Arè l’articolo, e indica anchesu; sillaba iniziale molto comune.Ara, terminazione che indica rapporto di seguito, conseguenza.Asin celtico è principio, sorgente, primo (Assoin Lombardia,val d’Assoin Toscana,Ascona, ecc.).Av, acqua, fiume; contratto daavainn. Dacennpunta eavsi haGenua.Brigacittà o sito forte (Brixia,Briga,Apriga, ecc.).Bru,broluogo, ebruigvillaggio: donde la terminazione inbrugo.Comseno, girone, guardia, protezione (Como,Comacchio).Den,donprofondo.Duncollina (terminazione frequente).Is,iosbasso, inferiore (Isombria,Isso).Magpianura (Magenta, ecc. e molte terminazioni).TauroToralto, montagna (Torino).Veranterra, contrada (Verano,Verona, ecc.).Abbondano i paesi nell’alta Italia, simili di nome a quei della Gallia: come, a dirne pochi, Missaglia (Massalia), Arluno (Arlun), Olona (Olonne), Moncucco, Montbar, Pallanza, Nogarete, Arlate, Asso, Lecco eLeucate, Gessate eGesates, Adda eAbduatici, Canturio eCantuaria, Brivio eBrives, Canzo eKent, ecc. Molti più sono i nomi di radice celtici: Piacenza daplacedentbella abitazione; Felsina dafelgrassa ezinabitazione; Crema e Cremona dacremgrasso emonluogo; Marignano damarsopra enanriviera; Bologna dabounestremità eonmontagna; Canossa dacanrupe eocalto; Modena damotfortezza; Reno darenacqua corrente; Monteveglio a’ confini bolognesi e Montevecchio in Brianza damonmonte evellfortificazione; Almeno daalvicino emanmonte; Lugano dalogheanacqua tranquilla; e le tante terminazioni inago, inate, induno, comuni all’Italia e alla Gallia. Potremmo aggiungere alcuni numerali, estranj al greco, e conformi al celtico:viginti, che in bretone dicesiugent;centum, che in bretonehant;mille, chemilin gallico.Il signor Lombardini adunò un copiosissimo parallelo di fiumi dell’Italia settentrionale con omofoni della Francia. Fin qui potrebbero attribuirsi ai Galli, dominatori dei due pendii delle Alpi: ma proseguendo, e’ ne rinvenne altrettanti nella Lunigiana e in tutta l’Etruria, non abitata mai da’ Galli (VediMem. dell’Istituto lombardo, vol.iii); poi altri nell’Asia centrale, e dal Caucaso al mar Giallo. Il che convince che bisogna ampliare assai quell’assunto.Nel secolo passato entrò la smania del celtico, giacchè accade agli uomini, la prima volta che imparano una cosa, di volerla applicare a tutto, e non vedere se non le somiglianze. L’eccesso screditò que’ sistemi, i quali presumevano da un ignoto spiegare il noto, e nella lingua e nelle arti celtiche, di cui sono scarsissimi e disputabili gli elementi, trovare l’origine e la spiegazione di monumenti e di parlari positivi: ma forse anche lo sprezzo eccedette. Le ricerche sul celtico furono ripigliate da A. Pictet, in una dissertazione coronata dall’Istituto di Francia il 1837. Ivi egli prova che le radici dell’idioma celtico sono la più parte identiche colle sanscrite; che il sistema delle consonanti è corrispondente nelle due lingue, e così le leggi eufoniche; che le derivazioni e composizioni di parole e le forme grammaticali del celtico si connettono a quelle del sanscrito, e trovano in queste la ragione delle anomalie. Ne conchiude che le due lingue, da sì gran tempo distinte, hanno però origine comune, e anche il celtico appartiene al ramo indo-europeo.La linguistica infirma le induzioni troppo precise, dedotte da somiglianze verbali o lessiche, insegnando che le lingue del medesimo ceppo hanno radici comuni, e perciò facilmente si confondono una coll’altra le nazioni semitiche o le nazioni indo-germaniche. (Vedi la nota 15 del c.xxv).[32]Aqua,mare,pisces,vejæ,rota.... daach,mor,fische,wagen,räder. Noi non ne dedurremmo se non che il latino è una delle lingue indo-germaniche, non venuta attraverso al greco.[33]Erodoto,ii, 23;iv. 4;Dione,xxxix; Arriano, 1;Appiano,Illirio, §ii;Plinio,Nat. hist., lib.iii.[34]A Gubio, loro città ch’essi chiamanoIkuveina, furono trovate nel 1444 le famose Tavole Eugubine, cinque in caratteri etruschi, due in latino e in lingua umbra, sulle quali si esercitò la pazienza e l’immaginazione di moltissimi eruditi. Vedi la nostraAppendice I.[35]Plinio,Nat. hist.iii. 19:Umbrorum gens antiquissima Italiæ existimatur.—Dionigi,i. 18: ἕθνος ἐν τοῖς πάνυ μέγα τε καὶ ὰρχαῖον—Plinio, ivi:Tercenta eorum oppida Thusci debellasse reperiuntur. Il far celti gli Umbri oggi è contraddetto affatto, massime che la loro lingua è affine colla latina, e viepiù colla osca. VediAufrecteKirkhoff,Die Umbrischen Sprachdenkmäler; e per tuttoGrotefend,Sulla geografia e storia dell’antica Italia. Annover 1840.Le città degli Umbri sono noverate da Plinio e corrette nell’edizione del Sellig (Amburgo 1851) così: Ameria, Acerra, Attidiate, Asisinate, Arnate, Æsinate, Camerte, Casuentillana, Carsulana, Camellia, Dolata, Fulginate, Fonenpiense, Frentana, Iguvio, Interamna, Mevanate, Mevaniolense, Matilicata, Mergentina, Narti, Narniense, Nequino, Nuceria, Ocricolo, Ostrano, Pitulana, Pisuerta, Plestina, Salentina, Sarsina, Spoleto, Suasana, Sestinate, Suillata, Tadinata, Trebia, Tuderto, Tuficana, Vesinisicata, Vettonense, Vindinata, Viventana, Vafria, Usidicana.[36]I grecanici traggono il nome dei Pelasgi πελαργὸς gru, quasi somigliandone le migrazioni a quelle di quest’animale. Ottofredo Müller lo deriva daἀργὸς pianura, voce arcaica conservatasi ne’ dialetti di Tessaglia e di Macedonia, e da πελέω o πέλωabito(Gesch. hellenischer Stämme und Städte. Breslavia 1820). Potrebbe anche venire da πέλλας γῆvecchia terra; espressione conforme a γρικὸς. La Croix fa pelasgi tutti gl’Italiani e gli Etruschi: altri vuole pelasgi gli Umbri. Per quarant’anni Petit-Radel seguitò a raccogliere notizie o monumentali o scritte o di tradizione intorno a questo popolo, in tutti i paesi ove ne sia traccia. Più di quattrocentocinquanta città antiche furono esplorate dal 1810 in poi da ottanta viaggiatori, e massime nella spedizione scientifica della Morea dopo il 1829; e a Parigi nella biblioteca Mazarina furono collocati sessanta monumenti a rilievo in gesso colorato, che rappresentano le varie costruzioni dei Pelasgi storici e del favolosi Ciclopi. Quasi al modo con cui si stimò l’età della terra dagli strati sovrapposti, si valutarono le epoche della fondazione delle città dai diversi metodi di costruzione delle mura.Sui monumenti pelasgi vedansi principalmente:Raoul-Rochette,Histoire de l’établissement des colonies grecques.—Notices sur les Nuraghes.Houel,Voyage pittoresque. 1787, tom.i.Mazzera,Temple antédiluvien, 1829.Dodwel,Classical tour, ecc.—Veduta e descrizione delle rovine ciclopee in Grecia e in Italia. Londra, 1834.Marianna Dionigi,Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate da Saturno. Roma, 1809.Middleton,Grecians remains in Italy. Londra, 1812.Petit-Radel,Voyage dans les principales villes d’Italie. Parigi, 1815.—Recherches sur les monumens cyclopéens, et description des modèles en relief composant la galerie pélasgique de la bibliothèque Mazarine. Ivi 1841; e spessissime volte ilBullettinoe leMemoriedell’Istituto di corrispondenza archeologica. Quivi nel 1832, pag. 77, Gerhard diede il catalogo di tutte le opere ciclopiche d’Italia. Niebuhr nellaStoria romanadice:—«I Pelasgi non erano un’accozzaglia di zingari, come alcuno li dipinge, ma nazioni stabilite su proprie terre, fiorenti e gloriose in un tempo che precede la storia nota degli Elleni; e forse costituivano la popolazione più estesa in Europa, abitavano dall’Arno al Po e fin verso il Bosforo; se non che nella Tracia la loro stanza era interrotta, e le isole settentrionali del mar Egeo rannodavano la catena che congiungeva i Tirreni d’Asia coi Pelasgi argivi... Sotto la denominazione di Pelasgi sembra in Italia vadano compresi gli Enotrj, i Morgeti, i Siculi, i Tirreni, i Peucezj, i Liburni, i Veneti; e circondavano di lor dimore l’Adriatico, non men che l’Egeo. Quella parte di loro che lasciò il nome al mar Inferiore (Tirreni), di cui occupava la costa molto innanzi nella Toscana, aveva pure uno stabilimento in Sardegna: in Sicilia gli Elingi, al pari dei Siculi, appartenevano a questo ceppo. Nelle contrade interiori dell’Europa, i Pelasgi occupavano il pendìo settentrionale delle Alpi Tirolesi, e li troviamo col nome di Peon o Pannonj fin sul Danubio,se pureTeucri e Dardani non erano popoli differenti».[37]Pausania,Arcadia, cap.iii. v. 603.[38]Lib.ii, 52.[39]Hestia,Vesta, dalla radice medesima diesto,sto.Zeus Herkeiosera il dio della proprietà; e rimase tal radice nel latino verboherciscere, distribuire l’eredità d’un padrefamiglia.[40]Scoliaste di Apollonio Rodioad Argonauticam,i, 917.[41]Giuseppe Sanchez,La Campania sotterranea, o brevi notizie degli edifizj scavati entro roccia nelle Sicilie e in altre regioni. Napoli, 1833. A migliaja sepolcri ha l’isoletta di Sant’Antioco (Enosi) presso a Sulci, or divenuti casolari; e così l’isola di Gozo.[42]Petit-Radel,Notices sur les Nuraghes de la Sardaigne considérées dans leurs rapports avec les résultats des recherches sur les monumens cyclopéens et pélasgiques. Parigi, 1826. I molti altri che ne trattarono sono sorpassati dal cav. La Marmora, che applicò tutta la vita a studiare la Sardegna e i suoi monumenti. Egli crede i nuraghi non siano edifizj ciclopici, nè trofei, nè vedette, ma probabilmente pirei, cioè are del fuoco, somiglianti aitelayotdelle isole Baleari; per ciò elevati sopra colline, e forse li sormontava un terrazzo a cui salivasi per una scala interna. Più antichi e con minor arte costruiti vi si trovano circoli e ammassi di smisurati pietroni, simili alle pietre levate che presentano la Bretagna continentale e la Caledonia.[43]Δἐ μονίοις τισὶ χόλαις ἐλαστρηθέντες.Dionigi,i.[44]Così ύρσεις greco mutossi inturrispei Latini. Agrezio ci dice cheTusci natura linguæ suæ S literam raro exprimunt: hæc res fecit habere liquidam(ediz. Putsch., pag. 2269). Di fatto negli antichi poeti latini la troviamo elisa.[45]Su questo passo fanno grande assegnamento i sostenitori delle origini greche. Si rifletta però che Lidia fu spesso sinonimo d’Asia; Erodoto stesso dice che Asio fu re di Lidia, e diede il proprio nome a questa terza parte del mondo (lib.ivex); e gli scoliasti d’Apollonio Rodio, al lib.idell’Argonautica, confermano che la Lidia dapprima si chiamava Asia.[46]In Virgiliopassim.[47]Mecenate è lodato da Orazio e da Properzio come discendente da re tirreni:Mæcenas, atavis edite regibus.Or., lib.i, od. 1.Mæcenas eques, etrusco de sanguine regum.Prop., lib.iii, el. 7.Persio (iii. 27) domanda a un vanitosoan deceat pulmonem rumpere ventisStemmate quod tusco ramum millesime ducis.[48]Plinio,Nat. hist.,iii, 14.[49]Tavole Eugubine. Tito Livio,ix. 30, dice che Umbri e Tusci parlavano la stessa lingua.[50]Le altre potrebbero essere Rusella, Capena o Cosa: Müller aggiunge Pisa, Fesule, Falerj, Aurinia e Caletra, Salpino, Saturnia. Forse alcune dipendevano da altre, restando dodici le rappresentate. Pare in fatto che sotto a Vejo stesse Sabate, del cui territorio i Romani formarono poi la tribù Sabatina; Gravisca dipendeva da Tarquinj, Aurinia da Caletra; Populonia era colonia di Volterra. Ma le relazioni fra le principali e le dipendenti ci sono ignote, come quelle fra le tre Etrurie.[51]Sed Roma tam rudis erat, cum, relictis libris et disciplinis etruscis, græcas fabulas rerum et disciplinarum erroribus ligaret, quas ipsi Hetrusci semper horruerunt.Catone, Origines.—Deum demagorgona, cujus nomen scire non licet... principem et maximum deum: ceterorum numinum ordinatorem.Piac. Lutatio, exTages, Schol. ad Thebaidem Statii.iv. 516.[52]Rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus præscriptum est quo ritu condantur urbes, aræ, ædes sacrentur, qua sanctitate muri, quo jure portæ, quo modo tribus, curiæ, centuriæ distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, cæteraque ejusmodi ad bellum, ad pacem pertinentia.Festo.—In agro Tarquinensi puer dicitur divinitus exaratus, nomine Tages, qui disciplinam cecinerit extispicii, quam lucumones, tum Etruriæ potentes, exscripserunt.Censorino, De die natali,iv.[53]VediCreuzer,Simbolica.[54]Etruria erumpere quoque terra fulmina arbitratur.Plinio,Nat. hist.,ii, 55.[55]Pict. Etr. in vasis, vol.ii, p. 11.[56]Goes ne’Geomatici o Agrimensori, pag. 258, riferisce questoFragmentum Vegoiæ Arrunti Voltumno:—Scias mare ex æthere remotum. Cum autem Jupiter terram Hetruriæ sibi vindicavit, constituit jussitque metiri campos, signarique agros; sciens hominum avaritiam vel terrenam cupidinem, terminis omnia scita esse voluit, quos quandoque ob avaritiam prope novissimi (octavi) sæculi datos sibi homines malo dolo violabunt, contingentque atque movebunt. Sed qui contigerit moveritque, possessionem promovendo suam, alterius minuendo, ob hoc scelus damnabitur a diis. Si servi faciant, dominio mutabuntur in deterius. Sed si conscientia domestica fiet, celerius domus extirpabitur, gensque ejus omnis interiet: motores autem pessimis morbis et vulneribus afficientur, membrisque suis debilitabuntur. Tunc etiam terra a tempestatibus vel turbinibus plerumque late movebitur; fructus sæpe lædentur decutienturque imbribus atque grandine, caniculis interient, robigine occidentur; multæ dissensiones in populo fient. Hæc scitote, cum talia scelera committuntur: propterea neque fallax neque bilinguis sis, disciplinam pone in corde tuo.[57]Arnobio,iii, 40;Mueller,Etruschi,ii, 87;Gerhard,Memoria sul Panteon etrusco, letta all’Accademia di Berlino l’aprile 1845.[58]Dionigi d’Alicarnasso (i. 67) reca le varie qualificazioni dei Penati, ιεοὶ πατρῶι, γενέθμιοι, κτήσιοι, μυχιοι, ἕρχιοι.[59]Manus per bonusdovettero dire i Latini; e Servio e Macrobio traducono quello in questo; e resta il contrarioimmanis.[60]Marciano Capella(De nuptiis philologiæ et Mercurii,ii, 9) scrive, conforme agli antichi:Verum illi (Hetrusci) manes, quoniam corporibus illo tempore tribuuntur quo fit prima conceptio, etiam iisdem corporibus delectantur, atque cum iis manentes, appellantur Lemures. Qui si vitæ primoris adjuti fuerint honestate, in Lares domorum urbiumque vertuntur; si autem depravantur ex corpore, Larvœ perhibentur ac Maniæ.Sulla religione degli Etruschi il Creuzer è scarso assai, nè molto vi aggiunse Guignaud negli ampissimi supplementi: più largheggia il Müller nei cap. 4, 5 e 6 del lib.iii.[61]Templum, dondecontemplare, che si trae da τέμενος intersecato.[62]I Romani dissero re Porsena per mala intelligenza, seppure egli non fosse re di qualche Stato particolare, e, posto a capo della federazione, conservasse quel titolo. A tal modo si spiegherebbe anche quel passo di Dionigi,iii. 61: Τυῤῥηνον ἔθος ἐδόκει, ἑκάστῳ τῶν κατὰ πόλιν βασιλέων ἕνα προηγεϊσθαι ῤαβδοφόρον, ἄμα τῇ δέσμῃ τῶν ῥαβδων πέλεκυν φέροντα· εἰ δὲ κπινὴ γίνοιτο τῶν δώδεκα πόλεων στρατεία, τοὺς δώδεκα πελέκεις ἐνὶ καραδίδοσθαι τῶ λαγόντι τὴν αὐτοκράτορα ἀρχὴν. Altri pretese trovarvi una serie di re, discendenti da Giano; e il Dempstero fa in duemila e cinquecento anni regnare quattro dinastie, i Gianizeni, i Coriti, i Larti, i Lucumoni. Müller argomenta le istituzioni civili dell’Etruria da quelle di Roma antica, partendo dal supposto che questa le traesse dalla prima.[63]Pare che, nell’intenzione degl’Italiani, questa magnificenza esteriore avesse del simbolico, e ravvicinasse gli uomini ai numi; perciò il trionfante in Roma compariva vestito da Giove e colla faccia tinta di minio, come l’effigie di questo in Campidoglio.Enumerat auctores Verrius, quibus credere sit necesse. Jovis ipsius simulacri faciem diebus festis minio illini solitum, triumphantumque corpora.Plinio.[64]La salsiccialucanicaconservò il nome nei nostri vulgari.Obesus Hetruscus;Catullo,xxxvii. 11.Pinguis Tyrrhenus;Virgilio,Georg.,ii. 193. E nell’Æn.xi. 735:At non in Venerem segnes, nocturnaque bella,Aut ubi curva choros indixit tibia Bacchi,Expectare dapes et plenæ pocula mensæ.Vedi Teopompo pressoAteneo,xii. 3. EDionigi,ix, 16: Αβροδίαιτον γὰρ δη καὶ πολυτελές τὸ τῶν Τυῤῥηνῶν ἔθνος ἦν, οἴκοι τε καὶ ἐπὶ στρατοπέδου ὑπεραγάμενον ἔξω τῶν ἀναγκαίων πλούτου τε καὶ τέχνες ἔργα παντοῖα πρὸς ἡδονὰς μεμηχανημένα καὶ τρυφὰς.Anche delle belle donne loro, che Teopompo chiamò τὰς ὄψεις καλὰς, poco felice concetto ci dà quel d’Orazio,iii. od. 10:Non te Penelopen difficilem procisTyrrhenus genuit parens;e peggio Plauto,Cistellaria,ii. 3:....Non enim hic, ubi ex tusco modoTute tibi indigne dotem quæras corpore.[65]Tutte le loro misure e divisioni sono multiple e submultiple del 12 e del 10. La misura agraria (vorsus), come ilplectrongreco, è un quadrato di cento piedi.[66]Erodoto,vi. 17.Si disputa fra i dotti se i Fenicj o gli Etruschi introducessero la civiltà nella Scandinavia, dove ora si trovano monete antichissime greche e fino d’Egina per ornamenti. Le vie per cui gli Etruschi vi andavano erano probabilmente, una per le Alpi Pennine, l’Elvezia, il Reno, l’Annover fin verso il Weser e l’imboccatura dell’Elba: l’altra per la Stiria, Vienna, la Slesia verso le bocche della Vistola o il Brandeburgo riuscendo nella Pomerania a sinistra dell’Oder e a Rugen, ove dovea confluire un’altra strada che da Val di Po e dall’Adige pel Brennero e la Baviera veniva da Halle. Erodoto pone l’Eridano verso il Baltico, e forse lo confonde col Po, dove non si raccoglieva l’elettro, ma si deponeva quello recato dalla Vistola, dall’Eider, dal Giutland. Però l’ambra si trova non solo in Sicilia, ma nella pineta di Ravenna, negli strati subappennini dei Bolognese e nelle sabbie del Po, donde poteano esser tratti i pezzi che ora si cavano dalle tombe etrusche e dalle terramare, per quanto lo neghi Virchow nelRagguaglio sulla cosmologia ed etnologia italiane (Berlin Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte).[67]Ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες, καὶ πολλοὺς θάλαττα κρατήσαντες.Diodoro,v. L’antica navigazione nel Mediterraneo durava da maggio sino al cominciar di novembre, cioè dal levare eliaco sin al tramonto eliaco delle Plejadi. Questa costellazione potrebbe trarre il nome, non già da πλείοιpiù,molti, ma da πλεῖνnavigare.[68]Etrusci campi..... frumenti ac pecoris et omnium copia rerum opulenti.Livio,xxii. 3.Etruscos.... gentem Italiæ opulentissimam armis, viris, pecunia esse.Lo stesso,x. 16.[69]Niebuhr.Dell’anno dei Romani antichissimi e degli altri Italiani.Vedi l’AppendiceII.[70]Τυῤῥήνων γενεὰν φαρμακοποιὸν ἔθνος,I Tirreni genìa da farmachi. Eschilo pressoTeofrasto,ix. 15; se pure non intendeva di farmachi magici.[71]Aristotele, pressoPolluce,iv. 56;Plutarco,Del frenar l’ira;Ateneo,xii. 5.[72]Cicerone, Brut. 10; Tuscul.iv. 2.Romuli autem ætatem jam inveteratis literis atque doctrinis.... fuisse cernimus.De rep.ii. 10. E pressoAgostino,De civ. Dei,xviii. 24, dice esser Romolo venutonon rudibus atque indoctis temporibus, sed jam eruditis et expolitis.[73]Genesix. 22. Vedi l’AppendiceI.[74]Διεσώζοντο... παρὰ τοῐς ἐπιχωρίοις μνῇμαι κατὰ ἔθνη τε καὶ κατὰ πόλεις, εἲτ̓ ἐν βεβηλοῖς ἀποκειμέναι γραφαὶ.Dionigi.[75]Thiersch (Ueber das Grabmal des Aliattes, Monaco 1833) sostiene la somiglianza del sepolcro di Aliatte descritto da Erodoto, lib.i. c. 95, con questo di Porsena, descritto da Plinio, e ne induce la parentela dell’Etruria colla Lidia.[76]Nel 1852 vi fu scoperto l’ipogeo della famiglia Vibia, sul quale l’anno appresso stampò una memoria Gian Carlo Conestabile, rivelando molti sbagli presi dall’illustre Vermiglioli nel leggere le iscrizioni etrusche. In questo solo ipogeo ve n’ha venti, ma che non ci ajutano a conoscere quella lingua.Altri scavi fecero Noël de Vergers e Alessandro François alla Cucumella di Vulci. Vi si trovarono due torri, una quadrata e una conica. Sulle rive della Fiora si trovò un ipogeo colla camera sepolcrale, ricca di pitture, di cui la principale è il sacrifizio umano offerto da Achille a’ mani di Patroclo; e di fronte un altro sacrifizio di schiavi, con nomi etruschi, che indicano un fatto della storia nazionale.Importantissimi scavi furono fatti in questi ultimi tempi, formati nuovi musei: del che tutto informa ilBullettino dell’Istituto di corrispondenza archeologica.[77]Aut porcus Umber, aut obesus Etruscus.Catullo,xxxvii. 11.[78]Dai sepolcri volle conoscere la vita etrusca Giorgio Dennis,The cities and cemeteries of Etruria. Londra 1848. Hamilton Grey,Tour to sepulchr. of Etruria, 1840, dice che la necropoli di Tarquinia, di quattromila centoquarantasei ettari di superficie, giudicandone dalle duemila tombe aperte finora, può contenere due milioni di sepolti; sicchè dovette servire per sei secoli a una popolazione di centomila abitanti.[79]Marziale, lib.xiv, come se si trattasse di scodelle di Biella, dice:Aretina nimis ne spernas vasa monemus,Lautus erat tuscis Porsena fictilibus.Persio,ii. 60:Aurum, vasa Numæ, saturniaque impulit æra,Vestalesque urnas, et tuscum fictile mutat.Giovenale,xi, 108:Ponebant igitur tusco ferrata catino.Plinio,xl. 45, scrive che l’arte delle stoviglie èelaborata Italiæ, et maxime Etruriæ. Però Seneca racconta che i coloni piantati da Giulio Cesare a Capua, per fabbricare case rustiche disfaceano gli antichi sepolcri, tanto più chealiquantulum vasculorum operis antiqui reperiebant. E mille anni dopo, Giovan Villani (Cronache, lib.i. 47) sapeva che «in Arezzo anticamente furono fatti per sottilissimi maestri vasi rossi con diversiintagli, che veggendoli pareano impossibili esser opera umana, e ancora se ne trovano».[80]Relazioni d’alcuni viaggi nella Toscana, tom.i. p. 47. Anche descrivendo la spiaggia di Cecina, riparla di grandi ammassi di rottami d’anfore, tubi, embrici e altri lavori di terra cotta, con anfore intiere, e misti a ossa umane. Sembra però si tratti di figuline de’ tempi romani, giacchè egli porta molte iscrizioni latine che v’erano impresse.[81]Plinio,xxv. 43.[82]Crizia pressoAteneo,i. 28: Τυρσήνη δὲ κρατεῖ κρυσότυπος φιάλη, καὶ πᾶς χαλκὸς ὅτις κοσμεῖ δόμον ἔν τινι χρείᾳ. —Ferecrate, ivixv. 700: Τὶς τῶν λυχνείων ἡ ἐργασία; τυῤῥθνικὴ ποικίλαι γὰρ ἦσαν αἱ παρὰ τοῖς Τυῤῥενοῖς ἐργασίαι.

[1]Ἰταλὸς significa vitello; evitalia,vitlu,italianelle iscrizioni umbriche ed osche esprimono ora il vitello, ora il paese: onde gli etimologi dedussero il nome della patria nostra dall’abbondarvi i bovi. Altri la denominano da un Italo immaginato re de’ Siculi. Alcuno pensò adAtlas, e ne argomentò l’origine africana della civiltà italica, appoggiandosi alQuæ docuit maximus Atlasdi Virgilio. Altri con Bochart (Geografia sacra, lib.i, c. 30) riscontra una derivazione fenicia; poichèItariain parlare arameo dinota terra della pece, come terra dei metalliIlipa, corrotto poi in Ilba ed Elba. A chi s’appaga di tali prove potrebbero dar appoggio i nomi locali, consoni in Italia e nella Cananea: popoli Sabini e Raseni sedevano presso alla Mesopotamia; Phik di Siria ricorda il Piceno; Marsi Elojon era città del littorale di Siria, presso alla quale il fiume Macra, fiume che abbiamo noi pure tra i Marsi; in Armenia è Ameria; in Mesopotamia è Alba; Aulon è paese di Palestina presso al Giordano, e colle presso a Tàranto; a Caparbio di Italia corrisponde Capharabis d’Idumea; a Colle in Toscana, Cholle della Palmirene; Tamar è in Campania e in Siria, Tebe in Siria e ne’ Sabini, ecc. Vedi una memoria letta dal Fabbroni all’Accademia toscana nel 1803. Queste etimologie di paesi meritano studio serio, e per fini più elevati che non sieno i trastulli dei così detti eruditi.[2]Polibio, lib.ii, c. 16, dice già che il Po ἄγει πλῆθος ὔδατος ὀυδενὸς ἔλαττον τῶν κατὰ τὴν Ίταλίαν ποταμῶν.[3]Per dire solo d’alcune delle moderne, a Cassano (1259, 1705, 1799), a Vaprio (1324), a Fornovo (1495), ad Agnadello (1509, 1705), a Melegnano (1515, 1859), alla Bicocca (1522), a Romagnano (1524), a Pavia (1525), a Chiari (1701), a Torino (1706), a Roveredo, ad Arcole, a Lonato, a Castiglione, a Lodi (1796), a Rivoli (1797), a Caldiero (1796, 1805, 1813), a San Giorgio e alla Favorita (1797), a Magnano (1799), a Marengo e Pozzuoli (1800), a Custoza (1848, 1866), a Novara (1500, 1849), a Solferino (1859), ecc.[4]Ῥήγνυμι,svelgo. Dolomieu, nellaMemoria sui tremuoti della Sicilia, credè dimostrare geologicamente il fatto. Cluverio raccolse i passi di antichi che lo attestano:... Zancle quoque juncta fuisseDicitur Italiæ, donec confinia pontusAbstulit, et media tellurem repulit unda.Ovidio, Metam.xv. 290.Hæc loca, vi quondam et vasta convulsa ruina(Tantum ævi longinqua valet mutare vetustas)Dissiluisse ferunt; cum protinus utraque tellusUna foret, venit medio vi pontus, et undisHesperium Siculo latus abscidit, arvaque et urbesLitore diductas angusto interluit æstu.Virgilio, Æn.iii. 414.Ma De Buch, confrontando i monti Peloritani col gruppo dell’Aspromonte in Calabria, nega che la Sicilia sia mai stata unita al continente, lo che avevano già sostenuto Brocchi nellaBiblioteca italiana, e Gemellaro nelleEffemeridi scientifiche e letterarie della Sicilia, 1840, n. 78.Vedi pureTenore,Essai sur la géographie physique et botanique du royaume de Naples, pag. 23.—Brocchi,Dello stato fisico del suolo di Roma, 1820;Conchigliologia fossile subappennina—Breislac,Observations lithologiques sur la ville de Rome;—Nibby,Analisi della carta dei contorni di Roma;—Cramer,Descript. of ancient Italy;—poi Nesti, Collegno, Sismonda, Pareto, Marmocchi, Pilla, ecc. In questo momento essi son caduti di grado, prevalendo le teoriche dello Stoppani,Corso di geologia.I cambiamenti della superficie terrestre non passarono inosservati dagli Italiani antichi, quantunque ne sconoscessero l’estensione e le cause. Ovidio, nelxv, 254-273 delleMetamorfosi, canta:Non perit in tanto quidquam, mihi credite, mundo;Sed variat, faciemque novat....(Ecco la dottrina recente della inalterabile quantità non solo di materia ma di forza.)Vidi ego quod fuerat quondam solidissima tellusEsse fretum; vidi factas ex æquore terras;Et procul a pelago conchæ jacuere marinæ,Et vetus inventa est in montibus anchora summis;Quodque fuit campus, vallem decursus aquarumFecit, et elurie mons est deductus in æquor:Eque paludosa siccis humus aret arenis,Quæque sitim tulerant, stagnata paludibus hument.Hic fontes natura novos emisit, et illicClausit, et antiqui tam multa tremoribus orbisFlumina prosiliunt, aut excœcata residunt etc.[5]Pilla,Annali civili di Napoli, quad.xl;—Philippi,Cenni geognostici sulla Calabria.A Carlo III erasi proposto di riaprirvi quel canale, idea già brillata a Dionigi di Siracusa.Plinio,Naturæ historia,iii, 15:Nusquam angustior Italia; vigintimilia passuum latitudo est: itaque Dionysius Major intercisam eo loco adjicere Siciliæ voluit.[6]Nel lago sacro presso Reate, in quelli di Vadimone, di Statone, di Bolsena e di Modena, Dionigi d’Alicarnasso, i due Plinj e Seneca vedevano isolette galleggianti;quædam insulæ semper fluctuant. Naturæ historia,xi. 96.Non mancano ragioni per sostenere che i monti del sistema detto delle Ande emergessero dopo la creazione dell’uomo.[7]Huic monstro Vulcanus erat pater: illius atrosOre vomens ignes, vasta se mole ferebat...Faucibus ingentem fumum, mirabile dictu!Evomit, involvitque domum caligine cœca,Prospectum eripiens oculis, glomeratque sub antroFumigeram noctem, commixtis igne tenebris.Æneides,viii, 198 e 252.[8]Mémoires sur les îles Ponces, Parigi, 1788.[9]Dopo i tanti che ne discussero, pare a tenere che il livello del golfo di Pozzuoli nei primi secoli dell’era vulgare stava circa tre metri più basso; nel medioevo, otto metri più alto; poi andò dibassando fin a settant’anni fa, quando ripigliò il moto ascendente. Si può dunque anche alle coste d’Italia applicare quel che Lucano alle nordiche,Phars.i. 409:Jacet litus dubium, quod terra fretumqueVindicat alternis vicibus.[10]Ramazzini,De fontibus Mutinæ.Vallisnieri,Opusc., pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.[11]Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara.Septem Mariachiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essaFossa Philistina; poiÆstuarium Altini, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secoloxii, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secoloxviilo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secoloxiialxviile alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò delprotendimento delle spiaggie dell’Adriatico. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dalxvisecolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.A mezzo il secoloxviiiil progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.Anche dove non isboccano fiumi la spiaggia s’avanza, benchè realmente il livello del mare si alzi, o, a dir più giusto, si deprima il continente. Ciò è dovuto alla corrente littorale, che le sabbie portate dai fiumi strascina alla sinistra delle loro foci; tutti i fiumi han banchi di sabbia più estesi ed elevati a destra, ove la corrente littorale è rotta dall’urto del fiume. Ecco perchè i porti bisognò salvarli mediante dighe, molto sporgenti in mare, affinchè le sabbie accumulantisi alla loro estremità cadessero negli abissi.Il tornare navigabile il Po, e così resuscitare le città, di cui non vediam quasi che i grandiosi cadaveri, potrà sulle sorti italiane ancor più efficacemente che le strade ferrate.[12]Oggi i passaggi principali sono,Nelle alpiCozie,il Monginevra,alto metri1865»—il Cenisio»2065»Graje,il piccolo San Bernardo»2192»Pennine,il gran San Bernardo»2491»Leponzie,il Sempione»2005»—il San Gotardo»2075»Retiche,la Spluga»2118»—lo Stelvio»2814»—Maloja»2700»—Bernina»2121»Carniche,Tarvis»869»Giulie,la Ponteba»1430[13]Il primo a sostenerla con ispeciso corredo d’argomenti fu monsignor Guarnacci,Origini italiche. 1767. Se ne valse poi Melchiorre Delfico nelleAntichità di Adria Picena; e testè il Mazzoldi col vantaggio della moderna erudizione.[14]VediIstoria delle origini della città di Milano, 1529;De antiquitate Patavii, 1560;De Gallorum Cisalpinorum antiquitate et origine....[15]Appartengono a questo ciclo Diomede fondatore di Napoli, Criso trojano di Parma, Antenore di Padova, Aquilino d’Aquileja. altri Trojani di Treviso, Troilo di Alba in Piemonte, Piacentulo di Piacenza, Cremone di Cremona, Venere e suo figlio Elicio di Vercelli.... Salgono più alto Mantova, fondata dalla divina Manto, Genova da Genuino compagno di Fetonte, Torino da Fetonte stesso ai tempi di Mosè.[16]Il signor Matranga (La città di Lamo, Roma 1853) sostiene che il paese de’ Lestrigoni è propriamente Terracina, anzichè Formia, cioè Mola di Gaeta, ove lo collocava Cicerone.Non mancò chi volle dimostrare che Omero fosse italiano, e che non nella Grecia propria ma nella italica raccogliesse le tradizioni immortalate ne’ suoi canti. VediCoco,Platone in Italia.[17]Odissea, cantiixex.[18]Is genus indocile ac dispersum montibus altisComposuit, legesque dedit.Æn.viii. 321;Macrob.i, 7.[19]Nec signare quidem, aut partiri limite campumFas erat; in medium quærebant.Georg.i. 126.Queis neque mos, neque cultus erat; nec jungere taurosAut componere opes norant, aut parcere parto:Sed rami: atque asper victu venatus alebat.Æn.viii. 316.[20]Æn.viii. 315.[21]Paterque Sabinus,Vitisator, curvam servans sub imagine falcem.Æn.vii. 79.[22]Æn.vii. 629. 678. 742. 749;ix. 590, 668;x. 139.[23]Ivi,viii. 178. 369. 460. 552;ix. 304.[24]Rex Anius, rex idem hominum, Phœbique sacerdos.Æn.iii. 80.[25]Ivi,vii. 82;viii. 75;ix. 3. 24.[26]Ai frammenti di Dionigi d’Alicarnasso, scoperti nella biblioteca Ambrosiana, il cardinale Maj antepose una dissertazione elaborata a sostenerne i meriti. Anche Petit-Radel vuole mostrarlo e informato e veridico, almeno riguardo ai Pelasgi e alle città italiane; chè del resto è troppo sistematicamente parziale per Roma.[27]Historia varia, lib.ix, c. 16.[28]L’Arcadia non ha coste, eppure alla guerra di Troja mandò sessanta navi, cioè quante la Laconia, e un terzo più che l’Elade.[29]Tusci,Tirol,Tir,Tusis,Retzuns, son nomi di paesi retici che sentono d’origine tirrena.Tschudi,De prisca et vera Alpina Rhætiæ;Quadrio,Dissertazioni critico-storiche sulla Rezia di qua dall’Alpi;Hormayr,Gesch. von Tirol,i. 127;Giovanelli,Dell’origine dei popoli d’Italia. Trento 1844;Steub,Die Urbewohner Rätiens. Monaco 1843. Presso Dos di Trento fu scoperta un’iscrizione etrusca. Il barone di Crazannes asserisce che a Rheinzallern nella Baviera Renana si trovano molti frammenti di stoviglie con caratteri etruschi; e vuol provare che questo carattere appartiene al celtico del pari che al celtibero, all’euganeo, all’osco, al sannita, al greco antico, onde è facile confonderli un coll’altro. VediJournal des artistes. Parigi 1832, dicembre. Un’iscrizione etrusca fu trovata in Valtellina.[30]Daopsterra; dondeopesricchezza, e ancheopus: Οπικοὶ καὶ πρότερον καὶ νῦν καλούμενοι τὴν ἐπωνομίαν αὕσονες.Aristotele, Πολιτ.vii. Così Antioco siracusano ap.Strabone, lib.v. Degenerarono poi in modo, che il nome loro equivaleva a zotico e scostumato.Testè l’Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi ha messo a concorso laStoria degli Oschi avanti e durante la dominazione romana; esporre quel che si sa della loro lingua, religione, leggi ed usi.[31]VediPetit-Radel,Origines hystoriques des villes d’Espagne;Humboldt,Prüfung der Untersuchungen über die Urbewohner Hispaniens, vermittelst der vasckischen Sprache; e con più novitàPrichard,The natural history of man. Invece dunque di credere che Iberi di Spagna abbiano abitato l’Italia, noi teniamo che d’Italia sieno passati colà. Humboldt fa la migrazione degli Iberi anteriore ai Celti. Da questa origine verrebbe l’omofonia di tanti paesi nostri e di Spagna, di cui ecco un saggio:IN ITALIAIN SPAGNACortonanegli UmbriCortonensesnella CeltiberiaVettonensesVettonessul TagoSpoletiumSpoletinumTurdain UmbriaTurditaniOsa, fiume che sbocca sulla costa di TelamoneAusa,AusetaniCosaCosetaniVisentiumsul lago di BolsenaVisentiode’ PelendoniVulciVelucadegli stessi, VolcaTarcunia, e vicinoContenebraTaraco, e vicinoTenebrium, ePortus tenebraGraviscæ, nominata dal figlio di TelamoneGraviisulla costa occidentale, ove sbarcò Teucro figlio di Telamone; vicino eraAntium.Metaurus, fiume degli UmbriMetarus, fiume de’ CallaiciCære,CæritesCerretani,SerræIndigetesIndigetesfra i Cerretani e i CosetaniCastellani, abitanti di CastroCastellaniCorbiaSetiaNorba}de’ VolsciCorbioSetiade’ VasconiNorbiade’ LusitaniAuruncidi CampaniaArruccinella BeticaOsciOscaVesciacampanaVescitani, presso i Guasconi,Vescisdei Turdeli,Vesciadei TurdetaniAsturfiumeAsturiaTutia,OrciaTutia,Orciain CeltiberiaAuximum,OscaAuximaeOsca, vicino a TutiaSuessetaniSuessa, SanguessaTrebuladi Campania eTriboladei SabiniTribolade’ Turdetani, con vicinoAurunciArrucci vetuseArrucci novumBathiadella SabinaBathiasul fiume AraPallantiaPallantiane’ VaccæiSenza poter accertarne il tempo nè la precedenza, d’altri paesi troviamo nei Baschi l’etimologia o gli omonimi coi nostri.Iriapresso Torino, in basco vuol dire città, e ha radice comune cogli Ilienses di Sardegna.Uriain Apulia, viene dauraacqua; e vi corrispondonoUrba Salovade’ Picentini,Urbinum,Urciniumdi Corsica, comeUrce Bastetanorum. V’èUrgoisola fra la Corsica e la Toscana, edUrgaonella Betica; gliUrsentiniin Lucania, eUrso Ursaonella Betica;Arguriumin Sicilia, eArgiriain Ispagna;Asturaè fiume ed isola presso Anzio, come provincia di Spagna; daAsta, rôcca, si ha Asti in Italia, eAsta Turdetanorumin Spagna; Ausonj è analogo allo spagnuoloAusaeAusetani; v’èArsa in IstriaeArsain Beturia;Bastain Calabria eBastine’ Bastetani;Biturgiain Etruria, eBiturispresso i Baschi; il nome diBasterbinifra i Salentini viene dabasoamontagna ederbestatumigrare. Abbiamo in Lombardia il fiumeLambro, eLambriacaeFlavia Lambris Callaicorumè nelle Spagne;Murgantiain Sicilia, eMurgisin Spagna;SuessaeSuessulanel Lazio, e i Suessetani negli Ilergeti;Curensesne’ Sabini, eGurulisin Sardegna;Litus corensein Betica, e il promontorioCorianumin Aquitania, ecc.Humboldt dai nomi de’ paesi induce la presenza degli Iberi in Corsica, in Sardegna, in Sicilia ed in Italia. Dei nomi dedotti dai Celti pensa incerti gl’indizj nella Gallia e nella Gran Bretagna, mentre invece li riconosce evidenti in Italia. Di fatto li troviamo moltiplicati, singolarmente ne’ paesi di qua dal Po. Eccone qualche esempio:Albbianco e alto.Allalto; da cuiAllobrogi.Arè l’articolo, e indica anchesu; sillaba iniziale molto comune.Ara, terminazione che indica rapporto di seguito, conseguenza.Asin celtico è principio, sorgente, primo (Assoin Lombardia,val d’Assoin Toscana,Ascona, ecc.).Av, acqua, fiume; contratto daavainn. Dacennpunta eavsi haGenua.Brigacittà o sito forte (Brixia,Briga,Apriga, ecc.).Bru,broluogo, ebruigvillaggio: donde la terminazione inbrugo.Comseno, girone, guardia, protezione (Como,Comacchio).Den,donprofondo.Duncollina (terminazione frequente).Is,iosbasso, inferiore (Isombria,Isso).Magpianura (Magenta, ecc. e molte terminazioni).TauroToralto, montagna (Torino).Veranterra, contrada (Verano,Verona, ecc.).Abbondano i paesi nell’alta Italia, simili di nome a quei della Gallia: come, a dirne pochi, Missaglia (Massalia), Arluno (Arlun), Olona (Olonne), Moncucco, Montbar, Pallanza, Nogarete, Arlate, Asso, Lecco eLeucate, Gessate eGesates, Adda eAbduatici, Canturio eCantuaria, Brivio eBrives, Canzo eKent, ecc. Molti più sono i nomi di radice celtici: Piacenza daplacedentbella abitazione; Felsina dafelgrassa ezinabitazione; Crema e Cremona dacremgrasso emonluogo; Marignano damarsopra enanriviera; Bologna dabounestremità eonmontagna; Canossa dacanrupe eocalto; Modena damotfortezza; Reno darenacqua corrente; Monteveglio a’ confini bolognesi e Montevecchio in Brianza damonmonte evellfortificazione; Almeno daalvicino emanmonte; Lugano dalogheanacqua tranquilla; e le tante terminazioni inago, inate, induno, comuni all’Italia e alla Gallia. Potremmo aggiungere alcuni numerali, estranj al greco, e conformi al celtico:viginti, che in bretone dicesiugent;centum, che in bretonehant;mille, chemilin gallico.Il signor Lombardini adunò un copiosissimo parallelo di fiumi dell’Italia settentrionale con omofoni della Francia. Fin qui potrebbero attribuirsi ai Galli, dominatori dei due pendii delle Alpi: ma proseguendo, e’ ne rinvenne altrettanti nella Lunigiana e in tutta l’Etruria, non abitata mai da’ Galli (VediMem. dell’Istituto lombardo, vol.iii); poi altri nell’Asia centrale, e dal Caucaso al mar Giallo. Il che convince che bisogna ampliare assai quell’assunto.Nel secolo passato entrò la smania del celtico, giacchè accade agli uomini, la prima volta che imparano una cosa, di volerla applicare a tutto, e non vedere se non le somiglianze. L’eccesso screditò que’ sistemi, i quali presumevano da un ignoto spiegare il noto, e nella lingua e nelle arti celtiche, di cui sono scarsissimi e disputabili gli elementi, trovare l’origine e la spiegazione di monumenti e di parlari positivi: ma forse anche lo sprezzo eccedette. Le ricerche sul celtico furono ripigliate da A. Pictet, in una dissertazione coronata dall’Istituto di Francia il 1837. Ivi egli prova che le radici dell’idioma celtico sono la più parte identiche colle sanscrite; che il sistema delle consonanti è corrispondente nelle due lingue, e così le leggi eufoniche; che le derivazioni e composizioni di parole e le forme grammaticali del celtico si connettono a quelle del sanscrito, e trovano in queste la ragione delle anomalie. Ne conchiude che le due lingue, da sì gran tempo distinte, hanno però origine comune, e anche il celtico appartiene al ramo indo-europeo.La linguistica infirma le induzioni troppo precise, dedotte da somiglianze verbali o lessiche, insegnando che le lingue del medesimo ceppo hanno radici comuni, e perciò facilmente si confondono una coll’altra le nazioni semitiche o le nazioni indo-germaniche. (Vedi la nota 15 del c.xxv).[32]Aqua,mare,pisces,vejæ,rota.... daach,mor,fische,wagen,räder. Noi non ne dedurremmo se non che il latino è una delle lingue indo-germaniche, non venuta attraverso al greco.[33]Erodoto,ii, 23;iv. 4;Dione,xxxix; Arriano, 1;Appiano,Illirio, §ii;Plinio,Nat. hist., lib.iii.[34]A Gubio, loro città ch’essi chiamanoIkuveina, furono trovate nel 1444 le famose Tavole Eugubine, cinque in caratteri etruschi, due in latino e in lingua umbra, sulle quali si esercitò la pazienza e l’immaginazione di moltissimi eruditi. Vedi la nostraAppendice I.[35]Plinio,Nat. hist.iii. 19:Umbrorum gens antiquissima Italiæ existimatur.—Dionigi,i. 18: ἕθνος ἐν τοῖς πάνυ μέγα τε καὶ ὰρχαῖον—Plinio, ivi:Tercenta eorum oppida Thusci debellasse reperiuntur. Il far celti gli Umbri oggi è contraddetto affatto, massime che la loro lingua è affine colla latina, e viepiù colla osca. VediAufrecteKirkhoff,Die Umbrischen Sprachdenkmäler; e per tuttoGrotefend,Sulla geografia e storia dell’antica Italia. Annover 1840.Le città degli Umbri sono noverate da Plinio e corrette nell’edizione del Sellig (Amburgo 1851) così: Ameria, Acerra, Attidiate, Asisinate, Arnate, Æsinate, Camerte, Casuentillana, Carsulana, Camellia, Dolata, Fulginate, Fonenpiense, Frentana, Iguvio, Interamna, Mevanate, Mevaniolense, Matilicata, Mergentina, Narti, Narniense, Nequino, Nuceria, Ocricolo, Ostrano, Pitulana, Pisuerta, Plestina, Salentina, Sarsina, Spoleto, Suasana, Sestinate, Suillata, Tadinata, Trebia, Tuderto, Tuficana, Vesinisicata, Vettonense, Vindinata, Viventana, Vafria, Usidicana.[36]I grecanici traggono il nome dei Pelasgi πελαργὸς gru, quasi somigliandone le migrazioni a quelle di quest’animale. Ottofredo Müller lo deriva daἀργὸς pianura, voce arcaica conservatasi ne’ dialetti di Tessaglia e di Macedonia, e da πελέω o πέλωabito(Gesch. hellenischer Stämme und Städte. Breslavia 1820). Potrebbe anche venire da πέλλας γῆvecchia terra; espressione conforme a γρικὸς. La Croix fa pelasgi tutti gl’Italiani e gli Etruschi: altri vuole pelasgi gli Umbri. Per quarant’anni Petit-Radel seguitò a raccogliere notizie o monumentali o scritte o di tradizione intorno a questo popolo, in tutti i paesi ove ne sia traccia. Più di quattrocentocinquanta città antiche furono esplorate dal 1810 in poi da ottanta viaggiatori, e massime nella spedizione scientifica della Morea dopo il 1829; e a Parigi nella biblioteca Mazarina furono collocati sessanta monumenti a rilievo in gesso colorato, che rappresentano le varie costruzioni dei Pelasgi storici e del favolosi Ciclopi. Quasi al modo con cui si stimò l’età della terra dagli strati sovrapposti, si valutarono le epoche della fondazione delle città dai diversi metodi di costruzione delle mura.Sui monumenti pelasgi vedansi principalmente:Raoul-Rochette,Histoire de l’établissement des colonies grecques.—Notices sur les Nuraghes.Houel,Voyage pittoresque. 1787, tom.i.Mazzera,Temple antédiluvien, 1829.Dodwel,Classical tour, ecc.—Veduta e descrizione delle rovine ciclopee in Grecia e in Italia. Londra, 1834.Marianna Dionigi,Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate da Saturno. Roma, 1809.Middleton,Grecians remains in Italy. Londra, 1812.Petit-Radel,Voyage dans les principales villes d’Italie. Parigi, 1815.—Recherches sur les monumens cyclopéens, et description des modèles en relief composant la galerie pélasgique de la bibliothèque Mazarine. Ivi 1841; e spessissime volte ilBullettinoe leMemoriedell’Istituto di corrispondenza archeologica. Quivi nel 1832, pag. 77, Gerhard diede il catalogo di tutte le opere ciclopiche d’Italia. Niebuhr nellaStoria romanadice:—«I Pelasgi non erano un’accozzaglia di zingari, come alcuno li dipinge, ma nazioni stabilite su proprie terre, fiorenti e gloriose in un tempo che precede la storia nota degli Elleni; e forse costituivano la popolazione più estesa in Europa, abitavano dall’Arno al Po e fin verso il Bosforo; se non che nella Tracia la loro stanza era interrotta, e le isole settentrionali del mar Egeo rannodavano la catena che congiungeva i Tirreni d’Asia coi Pelasgi argivi... Sotto la denominazione di Pelasgi sembra in Italia vadano compresi gli Enotrj, i Morgeti, i Siculi, i Tirreni, i Peucezj, i Liburni, i Veneti; e circondavano di lor dimore l’Adriatico, non men che l’Egeo. Quella parte di loro che lasciò il nome al mar Inferiore (Tirreni), di cui occupava la costa molto innanzi nella Toscana, aveva pure uno stabilimento in Sardegna: in Sicilia gli Elingi, al pari dei Siculi, appartenevano a questo ceppo. Nelle contrade interiori dell’Europa, i Pelasgi occupavano il pendìo settentrionale delle Alpi Tirolesi, e li troviamo col nome di Peon o Pannonj fin sul Danubio,se pureTeucri e Dardani non erano popoli differenti».[37]Pausania,Arcadia, cap.iii. v. 603.[38]Lib.ii, 52.[39]Hestia,Vesta, dalla radice medesima diesto,sto.Zeus Herkeiosera il dio della proprietà; e rimase tal radice nel latino verboherciscere, distribuire l’eredità d’un padrefamiglia.[40]Scoliaste di Apollonio Rodioad Argonauticam,i, 917.[41]Giuseppe Sanchez,La Campania sotterranea, o brevi notizie degli edifizj scavati entro roccia nelle Sicilie e in altre regioni. Napoli, 1833. A migliaja sepolcri ha l’isoletta di Sant’Antioco (Enosi) presso a Sulci, or divenuti casolari; e così l’isola di Gozo.[42]Petit-Radel,Notices sur les Nuraghes de la Sardaigne considérées dans leurs rapports avec les résultats des recherches sur les monumens cyclopéens et pélasgiques. Parigi, 1826. I molti altri che ne trattarono sono sorpassati dal cav. La Marmora, che applicò tutta la vita a studiare la Sardegna e i suoi monumenti. Egli crede i nuraghi non siano edifizj ciclopici, nè trofei, nè vedette, ma probabilmente pirei, cioè are del fuoco, somiglianti aitelayotdelle isole Baleari; per ciò elevati sopra colline, e forse li sormontava un terrazzo a cui salivasi per una scala interna. Più antichi e con minor arte costruiti vi si trovano circoli e ammassi di smisurati pietroni, simili alle pietre levate che presentano la Bretagna continentale e la Caledonia.[43]Δἐ μονίοις τισὶ χόλαις ἐλαστρηθέντες.Dionigi,i.[44]Così ύρσεις greco mutossi inturrispei Latini. Agrezio ci dice cheTusci natura linguæ suæ S literam raro exprimunt: hæc res fecit habere liquidam(ediz. Putsch., pag. 2269). Di fatto negli antichi poeti latini la troviamo elisa.[45]Su questo passo fanno grande assegnamento i sostenitori delle origini greche. Si rifletta però che Lidia fu spesso sinonimo d’Asia; Erodoto stesso dice che Asio fu re di Lidia, e diede il proprio nome a questa terza parte del mondo (lib.ivex); e gli scoliasti d’Apollonio Rodio, al lib.idell’Argonautica, confermano che la Lidia dapprima si chiamava Asia.[46]In Virgiliopassim.[47]Mecenate è lodato da Orazio e da Properzio come discendente da re tirreni:Mæcenas, atavis edite regibus.Or., lib.i, od. 1.Mæcenas eques, etrusco de sanguine regum.Prop., lib.iii, el. 7.Persio (iii. 27) domanda a un vanitosoan deceat pulmonem rumpere ventisStemmate quod tusco ramum millesime ducis.[48]Plinio,Nat. hist.,iii, 14.[49]Tavole Eugubine. Tito Livio,ix. 30, dice che Umbri e Tusci parlavano la stessa lingua.[50]Le altre potrebbero essere Rusella, Capena o Cosa: Müller aggiunge Pisa, Fesule, Falerj, Aurinia e Caletra, Salpino, Saturnia. Forse alcune dipendevano da altre, restando dodici le rappresentate. Pare in fatto che sotto a Vejo stesse Sabate, del cui territorio i Romani formarono poi la tribù Sabatina; Gravisca dipendeva da Tarquinj, Aurinia da Caletra; Populonia era colonia di Volterra. Ma le relazioni fra le principali e le dipendenti ci sono ignote, come quelle fra le tre Etrurie.[51]Sed Roma tam rudis erat, cum, relictis libris et disciplinis etruscis, græcas fabulas rerum et disciplinarum erroribus ligaret, quas ipsi Hetrusci semper horruerunt.Catone, Origines.—Deum demagorgona, cujus nomen scire non licet... principem et maximum deum: ceterorum numinum ordinatorem.Piac. Lutatio, exTages, Schol. ad Thebaidem Statii.iv. 516.[52]Rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus præscriptum est quo ritu condantur urbes, aræ, ædes sacrentur, qua sanctitate muri, quo jure portæ, quo modo tribus, curiæ, centuriæ distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, cæteraque ejusmodi ad bellum, ad pacem pertinentia.Festo.—In agro Tarquinensi puer dicitur divinitus exaratus, nomine Tages, qui disciplinam cecinerit extispicii, quam lucumones, tum Etruriæ potentes, exscripserunt.Censorino, De die natali,iv.[53]VediCreuzer,Simbolica.[54]Etruria erumpere quoque terra fulmina arbitratur.Plinio,Nat. hist.,ii, 55.[55]Pict. Etr. in vasis, vol.ii, p. 11.[56]Goes ne’Geomatici o Agrimensori, pag. 258, riferisce questoFragmentum Vegoiæ Arrunti Voltumno:—Scias mare ex æthere remotum. Cum autem Jupiter terram Hetruriæ sibi vindicavit, constituit jussitque metiri campos, signarique agros; sciens hominum avaritiam vel terrenam cupidinem, terminis omnia scita esse voluit, quos quandoque ob avaritiam prope novissimi (octavi) sæculi datos sibi homines malo dolo violabunt, contingentque atque movebunt. Sed qui contigerit moveritque, possessionem promovendo suam, alterius minuendo, ob hoc scelus damnabitur a diis. Si servi faciant, dominio mutabuntur in deterius. Sed si conscientia domestica fiet, celerius domus extirpabitur, gensque ejus omnis interiet: motores autem pessimis morbis et vulneribus afficientur, membrisque suis debilitabuntur. Tunc etiam terra a tempestatibus vel turbinibus plerumque late movebitur; fructus sæpe lædentur decutienturque imbribus atque grandine, caniculis interient, robigine occidentur; multæ dissensiones in populo fient. Hæc scitote, cum talia scelera committuntur: propterea neque fallax neque bilinguis sis, disciplinam pone in corde tuo.[57]Arnobio,iii, 40;Mueller,Etruschi,ii, 87;Gerhard,Memoria sul Panteon etrusco, letta all’Accademia di Berlino l’aprile 1845.[58]Dionigi d’Alicarnasso (i. 67) reca le varie qualificazioni dei Penati, ιεοὶ πατρῶι, γενέθμιοι, κτήσιοι, μυχιοι, ἕρχιοι.[59]Manus per bonusdovettero dire i Latini; e Servio e Macrobio traducono quello in questo; e resta il contrarioimmanis.[60]Marciano Capella(De nuptiis philologiæ et Mercurii,ii, 9) scrive, conforme agli antichi:Verum illi (Hetrusci) manes, quoniam corporibus illo tempore tribuuntur quo fit prima conceptio, etiam iisdem corporibus delectantur, atque cum iis manentes, appellantur Lemures. Qui si vitæ primoris adjuti fuerint honestate, in Lares domorum urbiumque vertuntur; si autem depravantur ex corpore, Larvœ perhibentur ac Maniæ.Sulla religione degli Etruschi il Creuzer è scarso assai, nè molto vi aggiunse Guignaud negli ampissimi supplementi: più largheggia il Müller nei cap. 4, 5 e 6 del lib.iii.[61]Templum, dondecontemplare, che si trae da τέμενος intersecato.[62]I Romani dissero re Porsena per mala intelligenza, seppure egli non fosse re di qualche Stato particolare, e, posto a capo della federazione, conservasse quel titolo. A tal modo si spiegherebbe anche quel passo di Dionigi,iii. 61: Τυῤῥηνον ἔθος ἐδόκει, ἑκάστῳ τῶν κατὰ πόλιν βασιλέων ἕνα προηγεϊσθαι ῤαβδοφόρον, ἄμα τῇ δέσμῃ τῶν ῥαβδων πέλεκυν φέροντα· εἰ δὲ κπινὴ γίνοιτο τῶν δώδεκα πόλεων στρατεία, τοὺς δώδεκα πελέκεις ἐνὶ καραδίδοσθαι τῶ λαγόντι τὴν αὐτοκράτορα ἀρχὴν. Altri pretese trovarvi una serie di re, discendenti da Giano; e il Dempstero fa in duemila e cinquecento anni regnare quattro dinastie, i Gianizeni, i Coriti, i Larti, i Lucumoni. Müller argomenta le istituzioni civili dell’Etruria da quelle di Roma antica, partendo dal supposto che questa le traesse dalla prima.[63]Pare che, nell’intenzione degl’Italiani, questa magnificenza esteriore avesse del simbolico, e ravvicinasse gli uomini ai numi; perciò il trionfante in Roma compariva vestito da Giove e colla faccia tinta di minio, come l’effigie di questo in Campidoglio.Enumerat auctores Verrius, quibus credere sit necesse. Jovis ipsius simulacri faciem diebus festis minio illini solitum, triumphantumque corpora.Plinio.[64]La salsiccialucanicaconservò il nome nei nostri vulgari.Obesus Hetruscus;Catullo,xxxvii. 11.Pinguis Tyrrhenus;Virgilio,Georg.,ii. 193. E nell’Æn.xi. 735:At non in Venerem segnes, nocturnaque bella,Aut ubi curva choros indixit tibia Bacchi,Expectare dapes et plenæ pocula mensæ.Vedi Teopompo pressoAteneo,xii. 3. EDionigi,ix, 16: Αβροδίαιτον γὰρ δη καὶ πολυτελές τὸ τῶν Τυῤῥηνῶν ἔθνος ἦν, οἴκοι τε καὶ ἐπὶ στρατοπέδου ὑπεραγάμενον ἔξω τῶν ἀναγκαίων πλούτου τε καὶ τέχνες ἔργα παντοῖα πρὸς ἡδονὰς μεμηχανημένα καὶ τρυφὰς.Anche delle belle donne loro, che Teopompo chiamò τὰς ὄψεις καλὰς, poco felice concetto ci dà quel d’Orazio,iii. od. 10:Non te Penelopen difficilem procisTyrrhenus genuit parens;e peggio Plauto,Cistellaria,ii. 3:....Non enim hic, ubi ex tusco modoTute tibi indigne dotem quæras corpore.[65]Tutte le loro misure e divisioni sono multiple e submultiple del 12 e del 10. La misura agraria (vorsus), come ilplectrongreco, è un quadrato di cento piedi.[66]Erodoto,vi. 17.Si disputa fra i dotti se i Fenicj o gli Etruschi introducessero la civiltà nella Scandinavia, dove ora si trovano monete antichissime greche e fino d’Egina per ornamenti. Le vie per cui gli Etruschi vi andavano erano probabilmente, una per le Alpi Pennine, l’Elvezia, il Reno, l’Annover fin verso il Weser e l’imboccatura dell’Elba: l’altra per la Stiria, Vienna, la Slesia verso le bocche della Vistola o il Brandeburgo riuscendo nella Pomerania a sinistra dell’Oder e a Rugen, ove dovea confluire un’altra strada che da Val di Po e dall’Adige pel Brennero e la Baviera veniva da Halle. Erodoto pone l’Eridano verso il Baltico, e forse lo confonde col Po, dove non si raccoglieva l’elettro, ma si deponeva quello recato dalla Vistola, dall’Eider, dal Giutland. Però l’ambra si trova non solo in Sicilia, ma nella pineta di Ravenna, negli strati subappennini dei Bolognese e nelle sabbie del Po, donde poteano esser tratti i pezzi che ora si cavano dalle tombe etrusche e dalle terramare, per quanto lo neghi Virchow nelRagguaglio sulla cosmologia ed etnologia italiane (Berlin Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte).[67]Ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες, καὶ πολλοὺς θάλαττα κρατήσαντες.Diodoro,v. L’antica navigazione nel Mediterraneo durava da maggio sino al cominciar di novembre, cioè dal levare eliaco sin al tramonto eliaco delle Plejadi. Questa costellazione potrebbe trarre il nome, non già da πλείοιpiù,molti, ma da πλεῖνnavigare.[68]Etrusci campi..... frumenti ac pecoris et omnium copia rerum opulenti.Livio,xxii. 3.Etruscos.... gentem Italiæ opulentissimam armis, viris, pecunia esse.Lo stesso,x. 16.[69]Niebuhr.Dell’anno dei Romani antichissimi e degli altri Italiani.Vedi l’AppendiceII.[70]Τυῤῥήνων γενεὰν φαρμακοποιὸν ἔθνος,I Tirreni genìa da farmachi. Eschilo pressoTeofrasto,ix. 15; se pure non intendeva di farmachi magici.[71]Aristotele, pressoPolluce,iv. 56;Plutarco,Del frenar l’ira;Ateneo,xii. 5.[72]Cicerone, Brut. 10; Tuscul.iv. 2.Romuli autem ætatem jam inveteratis literis atque doctrinis.... fuisse cernimus.De rep.ii. 10. E pressoAgostino,De civ. Dei,xviii. 24, dice esser Romolo venutonon rudibus atque indoctis temporibus, sed jam eruditis et expolitis.[73]Genesix. 22. Vedi l’AppendiceI.[74]Διεσώζοντο... παρὰ τοῐς ἐπιχωρίοις μνῇμαι κατὰ ἔθνη τε καὶ κατὰ πόλεις, εἲτ̓ ἐν βεβηλοῖς ἀποκειμέναι γραφαὶ.Dionigi.[75]Thiersch (Ueber das Grabmal des Aliattes, Monaco 1833) sostiene la somiglianza del sepolcro di Aliatte descritto da Erodoto, lib.i. c. 95, con questo di Porsena, descritto da Plinio, e ne induce la parentela dell’Etruria colla Lidia.[76]Nel 1852 vi fu scoperto l’ipogeo della famiglia Vibia, sul quale l’anno appresso stampò una memoria Gian Carlo Conestabile, rivelando molti sbagli presi dall’illustre Vermiglioli nel leggere le iscrizioni etrusche. In questo solo ipogeo ve n’ha venti, ma che non ci ajutano a conoscere quella lingua.Altri scavi fecero Noël de Vergers e Alessandro François alla Cucumella di Vulci. Vi si trovarono due torri, una quadrata e una conica. Sulle rive della Fiora si trovò un ipogeo colla camera sepolcrale, ricca di pitture, di cui la principale è il sacrifizio umano offerto da Achille a’ mani di Patroclo; e di fronte un altro sacrifizio di schiavi, con nomi etruschi, che indicano un fatto della storia nazionale.Importantissimi scavi furono fatti in questi ultimi tempi, formati nuovi musei: del che tutto informa ilBullettino dell’Istituto di corrispondenza archeologica.[77]Aut porcus Umber, aut obesus Etruscus.Catullo,xxxvii. 11.[78]Dai sepolcri volle conoscere la vita etrusca Giorgio Dennis,The cities and cemeteries of Etruria. Londra 1848. Hamilton Grey,Tour to sepulchr. of Etruria, 1840, dice che la necropoli di Tarquinia, di quattromila centoquarantasei ettari di superficie, giudicandone dalle duemila tombe aperte finora, può contenere due milioni di sepolti; sicchè dovette servire per sei secoli a una popolazione di centomila abitanti.[79]Marziale, lib.xiv, come se si trattasse di scodelle di Biella, dice:Aretina nimis ne spernas vasa monemus,Lautus erat tuscis Porsena fictilibus.Persio,ii. 60:Aurum, vasa Numæ, saturniaque impulit æra,Vestalesque urnas, et tuscum fictile mutat.Giovenale,xi, 108:Ponebant igitur tusco ferrata catino.Plinio,xl. 45, scrive che l’arte delle stoviglie èelaborata Italiæ, et maxime Etruriæ. Però Seneca racconta che i coloni piantati da Giulio Cesare a Capua, per fabbricare case rustiche disfaceano gli antichi sepolcri, tanto più chealiquantulum vasculorum operis antiqui reperiebant. E mille anni dopo, Giovan Villani (Cronache, lib.i. 47) sapeva che «in Arezzo anticamente furono fatti per sottilissimi maestri vasi rossi con diversiintagli, che veggendoli pareano impossibili esser opera umana, e ancora se ne trovano».[80]Relazioni d’alcuni viaggi nella Toscana, tom.i. p. 47. Anche descrivendo la spiaggia di Cecina, riparla di grandi ammassi di rottami d’anfore, tubi, embrici e altri lavori di terra cotta, con anfore intiere, e misti a ossa umane. Sembra però si tratti di figuline de’ tempi romani, giacchè egli porta molte iscrizioni latine che v’erano impresse.[81]Plinio,xxv. 43.[82]Crizia pressoAteneo,i. 28: Τυρσήνη δὲ κρατεῖ κρυσότυπος φιάλη, καὶ πᾶς χαλκὸς ὅτις κοσμεῖ δόμον ἔν τινι χρείᾳ. —Ferecrate, ivixv. 700: Τὶς τῶν λυχνείων ἡ ἐργασία; τυῤῥθνικὴ ποικίλαι γὰρ ἦσαν αἱ παρὰ τοῖς Τυῤῥενοῖς ἐργασίαι.

[1]Ἰταλὸς significa vitello; evitalia,vitlu,italianelle iscrizioni umbriche ed osche esprimono ora il vitello, ora il paese: onde gli etimologi dedussero il nome della patria nostra dall’abbondarvi i bovi. Altri la denominano da un Italo immaginato re de’ Siculi. Alcuno pensò adAtlas, e ne argomentò l’origine africana della civiltà italica, appoggiandosi alQuæ docuit maximus Atlasdi Virgilio. Altri con Bochart (Geografia sacra, lib.i, c. 30) riscontra una derivazione fenicia; poichèItariain parlare arameo dinota terra della pece, come terra dei metalliIlipa, corrotto poi in Ilba ed Elba. A chi s’appaga di tali prove potrebbero dar appoggio i nomi locali, consoni in Italia e nella Cananea: popoli Sabini e Raseni sedevano presso alla Mesopotamia; Phik di Siria ricorda il Piceno; Marsi Elojon era città del littorale di Siria, presso alla quale il fiume Macra, fiume che abbiamo noi pure tra i Marsi; in Armenia è Ameria; in Mesopotamia è Alba; Aulon è paese di Palestina presso al Giordano, e colle presso a Tàranto; a Caparbio di Italia corrisponde Capharabis d’Idumea; a Colle in Toscana, Cholle della Palmirene; Tamar è in Campania e in Siria, Tebe in Siria e ne’ Sabini, ecc. Vedi una memoria letta dal Fabbroni all’Accademia toscana nel 1803. Queste etimologie di paesi meritano studio serio, e per fini più elevati che non sieno i trastulli dei così detti eruditi.[2]Polibio, lib.ii, c. 16, dice già che il Po ἄγει πλῆθος ὔδατος ὀυδενὸς ἔλαττον τῶν κατὰ τὴν Ίταλίαν ποταμῶν.[3]Per dire solo d’alcune delle moderne, a Cassano (1259, 1705, 1799), a Vaprio (1324), a Fornovo (1495), ad Agnadello (1509, 1705), a Melegnano (1515, 1859), alla Bicocca (1522), a Romagnano (1524), a Pavia (1525), a Chiari (1701), a Torino (1706), a Roveredo, ad Arcole, a Lonato, a Castiglione, a Lodi (1796), a Rivoli (1797), a Caldiero (1796, 1805, 1813), a San Giorgio e alla Favorita (1797), a Magnano (1799), a Marengo e Pozzuoli (1800), a Custoza (1848, 1866), a Novara (1500, 1849), a Solferino (1859), ecc.[4]Ῥήγνυμι,svelgo. Dolomieu, nellaMemoria sui tremuoti della Sicilia, credè dimostrare geologicamente il fatto. Cluverio raccolse i passi di antichi che lo attestano:... Zancle quoque juncta fuisseDicitur Italiæ, donec confinia pontusAbstulit, et media tellurem repulit unda.Ovidio, Metam.xv. 290.Hæc loca, vi quondam et vasta convulsa ruina(Tantum ævi longinqua valet mutare vetustas)Dissiluisse ferunt; cum protinus utraque tellusUna foret, venit medio vi pontus, et undisHesperium Siculo latus abscidit, arvaque et urbesLitore diductas angusto interluit æstu.Virgilio, Æn.iii. 414.Ma De Buch, confrontando i monti Peloritani col gruppo dell’Aspromonte in Calabria, nega che la Sicilia sia mai stata unita al continente, lo che avevano già sostenuto Brocchi nellaBiblioteca italiana, e Gemellaro nelleEffemeridi scientifiche e letterarie della Sicilia, 1840, n. 78.Vedi pureTenore,Essai sur la géographie physique et botanique du royaume de Naples, pag. 23.—Brocchi,Dello stato fisico del suolo di Roma, 1820;Conchigliologia fossile subappennina—Breislac,Observations lithologiques sur la ville de Rome;—Nibby,Analisi della carta dei contorni di Roma;—Cramer,Descript. of ancient Italy;—poi Nesti, Collegno, Sismonda, Pareto, Marmocchi, Pilla, ecc. In questo momento essi son caduti di grado, prevalendo le teoriche dello Stoppani,Corso di geologia.I cambiamenti della superficie terrestre non passarono inosservati dagli Italiani antichi, quantunque ne sconoscessero l’estensione e le cause. Ovidio, nelxv, 254-273 delleMetamorfosi, canta:Non perit in tanto quidquam, mihi credite, mundo;Sed variat, faciemque novat....(Ecco la dottrina recente della inalterabile quantità non solo di materia ma di forza.)Vidi ego quod fuerat quondam solidissima tellusEsse fretum; vidi factas ex æquore terras;Et procul a pelago conchæ jacuere marinæ,Et vetus inventa est in montibus anchora summis;Quodque fuit campus, vallem decursus aquarumFecit, et elurie mons est deductus in æquor:Eque paludosa siccis humus aret arenis,Quæque sitim tulerant, stagnata paludibus hument.Hic fontes natura novos emisit, et illicClausit, et antiqui tam multa tremoribus orbisFlumina prosiliunt, aut excœcata residunt etc.[5]Pilla,Annali civili di Napoli, quad.xl;—Philippi,Cenni geognostici sulla Calabria.A Carlo III erasi proposto di riaprirvi quel canale, idea già brillata a Dionigi di Siracusa.Plinio,Naturæ historia,iii, 15:Nusquam angustior Italia; vigintimilia passuum latitudo est: itaque Dionysius Major intercisam eo loco adjicere Siciliæ voluit.[6]Nel lago sacro presso Reate, in quelli di Vadimone, di Statone, di Bolsena e di Modena, Dionigi d’Alicarnasso, i due Plinj e Seneca vedevano isolette galleggianti;quædam insulæ semper fluctuant. Naturæ historia,xi. 96.Non mancano ragioni per sostenere che i monti del sistema detto delle Ande emergessero dopo la creazione dell’uomo.[7]Huic monstro Vulcanus erat pater: illius atrosOre vomens ignes, vasta se mole ferebat...Faucibus ingentem fumum, mirabile dictu!Evomit, involvitque domum caligine cœca,Prospectum eripiens oculis, glomeratque sub antroFumigeram noctem, commixtis igne tenebris.Æneides,viii, 198 e 252.[8]Mémoires sur les îles Ponces, Parigi, 1788.[9]Dopo i tanti che ne discussero, pare a tenere che il livello del golfo di Pozzuoli nei primi secoli dell’era vulgare stava circa tre metri più basso; nel medioevo, otto metri più alto; poi andò dibassando fin a settant’anni fa, quando ripigliò il moto ascendente. Si può dunque anche alle coste d’Italia applicare quel che Lucano alle nordiche,Phars.i. 409:Jacet litus dubium, quod terra fretumqueVindicat alternis vicibus.[10]Ramazzini,De fontibus Mutinæ.Vallisnieri,Opusc., pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.[11]Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara.Septem Mariachiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essaFossa Philistina; poiÆstuarium Altini, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secoloxii, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secoloxviilo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secoloxiialxviile alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò delprotendimento delle spiaggie dell’Adriatico. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dalxvisecolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.A mezzo il secoloxviiiil progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.Anche dove non isboccano fiumi la spiaggia s’avanza, benchè realmente il livello del mare si alzi, o, a dir più giusto, si deprima il continente. Ciò è dovuto alla corrente littorale, che le sabbie portate dai fiumi strascina alla sinistra delle loro foci; tutti i fiumi han banchi di sabbia più estesi ed elevati a destra, ove la corrente littorale è rotta dall’urto del fiume. Ecco perchè i porti bisognò salvarli mediante dighe, molto sporgenti in mare, affinchè le sabbie accumulantisi alla loro estremità cadessero negli abissi.Il tornare navigabile il Po, e così resuscitare le città, di cui non vediam quasi che i grandiosi cadaveri, potrà sulle sorti italiane ancor più efficacemente che le strade ferrate.[12]Oggi i passaggi principali sono,Nelle alpiCozie,il Monginevra,alto metri1865»—il Cenisio»2065»Graje,il piccolo San Bernardo»2192»Pennine,il gran San Bernardo»2491»Leponzie,il Sempione»2005»—il San Gotardo»2075»Retiche,la Spluga»2118»—lo Stelvio»2814»—Maloja»2700»—Bernina»2121»Carniche,Tarvis»869»Giulie,la Ponteba»1430[13]Il primo a sostenerla con ispeciso corredo d’argomenti fu monsignor Guarnacci,Origini italiche. 1767. Se ne valse poi Melchiorre Delfico nelleAntichità di Adria Picena; e testè il Mazzoldi col vantaggio della moderna erudizione.[14]VediIstoria delle origini della città di Milano, 1529;De antiquitate Patavii, 1560;De Gallorum Cisalpinorum antiquitate et origine....[15]Appartengono a questo ciclo Diomede fondatore di Napoli, Criso trojano di Parma, Antenore di Padova, Aquilino d’Aquileja. altri Trojani di Treviso, Troilo di Alba in Piemonte, Piacentulo di Piacenza, Cremone di Cremona, Venere e suo figlio Elicio di Vercelli.... Salgono più alto Mantova, fondata dalla divina Manto, Genova da Genuino compagno di Fetonte, Torino da Fetonte stesso ai tempi di Mosè.[16]Il signor Matranga (La città di Lamo, Roma 1853) sostiene che il paese de’ Lestrigoni è propriamente Terracina, anzichè Formia, cioè Mola di Gaeta, ove lo collocava Cicerone.Non mancò chi volle dimostrare che Omero fosse italiano, e che non nella Grecia propria ma nella italica raccogliesse le tradizioni immortalate ne’ suoi canti. VediCoco,Platone in Italia.[17]Odissea, cantiixex.[18]Is genus indocile ac dispersum montibus altisComposuit, legesque dedit.Æn.viii. 321;Macrob.i, 7.[19]Nec signare quidem, aut partiri limite campumFas erat; in medium quærebant.Georg.i. 126.Queis neque mos, neque cultus erat; nec jungere taurosAut componere opes norant, aut parcere parto:Sed rami: atque asper victu venatus alebat.Æn.viii. 316.[20]Æn.viii. 315.[21]Paterque Sabinus,Vitisator, curvam servans sub imagine falcem.Æn.vii. 79.[22]Æn.vii. 629. 678. 742. 749;ix. 590, 668;x. 139.[23]Ivi,viii. 178. 369. 460. 552;ix. 304.[24]Rex Anius, rex idem hominum, Phœbique sacerdos.Æn.iii. 80.[25]Ivi,vii. 82;viii. 75;ix. 3. 24.[26]Ai frammenti di Dionigi d’Alicarnasso, scoperti nella biblioteca Ambrosiana, il cardinale Maj antepose una dissertazione elaborata a sostenerne i meriti. Anche Petit-Radel vuole mostrarlo e informato e veridico, almeno riguardo ai Pelasgi e alle città italiane; chè del resto è troppo sistematicamente parziale per Roma.[27]Historia varia, lib.ix, c. 16.[28]L’Arcadia non ha coste, eppure alla guerra di Troja mandò sessanta navi, cioè quante la Laconia, e un terzo più che l’Elade.[29]Tusci,Tirol,Tir,Tusis,Retzuns, son nomi di paesi retici che sentono d’origine tirrena.Tschudi,De prisca et vera Alpina Rhætiæ;Quadrio,Dissertazioni critico-storiche sulla Rezia di qua dall’Alpi;Hormayr,Gesch. von Tirol,i. 127;Giovanelli,Dell’origine dei popoli d’Italia. Trento 1844;Steub,Die Urbewohner Rätiens. Monaco 1843. Presso Dos di Trento fu scoperta un’iscrizione etrusca. Il barone di Crazannes asserisce che a Rheinzallern nella Baviera Renana si trovano molti frammenti di stoviglie con caratteri etruschi; e vuol provare che questo carattere appartiene al celtico del pari che al celtibero, all’euganeo, all’osco, al sannita, al greco antico, onde è facile confonderli un coll’altro. VediJournal des artistes. Parigi 1832, dicembre. Un’iscrizione etrusca fu trovata in Valtellina.[30]Daopsterra; dondeopesricchezza, e ancheopus: Οπικοὶ καὶ πρότερον καὶ νῦν καλούμενοι τὴν ἐπωνομίαν αὕσονες.Aristotele, Πολιτ.vii. Così Antioco siracusano ap.Strabone, lib.v. Degenerarono poi in modo, che il nome loro equivaleva a zotico e scostumato.Testè l’Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi ha messo a concorso laStoria degli Oschi avanti e durante la dominazione romana; esporre quel che si sa della loro lingua, religione, leggi ed usi.[31]VediPetit-Radel,Origines hystoriques des villes d’Espagne;Humboldt,Prüfung der Untersuchungen über die Urbewohner Hispaniens, vermittelst der vasckischen Sprache; e con più novitàPrichard,The natural history of man. Invece dunque di credere che Iberi di Spagna abbiano abitato l’Italia, noi teniamo che d’Italia sieno passati colà. Humboldt fa la migrazione degli Iberi anteriore ai Celti. Da questa origine verrebbe l’omofonia di tanti paesi nostri e di Spagna, di cui ecco un saggio:IN ITALIAIN SPAGNACortonanegli UmbriCortonensesnella CeltiberiaVettonensesVettonessul TagoSpoletiumSpoletinumTurdain UmbriaTurditaniOsa, fiume che sbocca sulla costa di TelamoneAusa,AusetaniCosaCosetaniVisentiumsul lago di BolsenaVisentiode’ PelendoniVulciVelucadegli stessi, VolcaTarcunia, e vicinoContenebraTaraco, e vicinoTenebrium, ePortus tenebraGraviscæ, nominata dal figlio di TelamoneGraviisulla costa occidentale, ove sbarcò Teucro figlio di Telamone; vicino eraAntium.Metaurus, fiume degli UmbriMetarus, fiume de’ CallaiciCære,CæritesCerretani,SerræIndigetesIndigetesfra i Cerretani e i CosetaniCastellani, abitanti di CastroCastellaniCorbiaSetiaNorba}de’ VolsciCorbioSetiade’ VasconiNorbiade’ LusitaniAuruncidi CampaniaArruccinella BeticaOsciOscaVesciacampanaVescitani, presso i Guasconi,Vescisdei Turdeli,Vesciadei TurdetaniAsturfiumeAsturiaTutia,OrciaTutia,Orciain CeltiberiaAuximum,OscaAuximaeOsca, vicino a TutiaSuessetaniSuessa, SanguessaTrebuladi Campania eTriboladei SabiniTribolade’ Turdetani, con vicinoAurunciArrucci vetuseArrucci novumBathiadella SabinaBathiasul fiume AraPallantiaPallantiane’ VaccæiSenza poter accertarne il tempo nè la precedenza, d’altri paesi troviamo nei Baschi l’etimologia o gli omonimi coi nostri.Iriapresso Torino, in basco vuol dire città, e ha radice comune cogli Ilienses di Sardegna.Uriain Apulia, viene dauraacqua; e vi corrispondonoUrba Salovade’ Picentini,Urbinum,Urciniumdi Corsica, comeUrce Bastetanorum. V’èUrgoisola fra la Corsica e la Toscana, edUrgaonella Betica; gliUrsentiniin Lucania, eUrso Ursaonella Betica;Arguriumin Sicilia, eArgiriain Ispagna;Asturaè fiume ed isola presso Anzio, come provincia di Spagna; daAsta, rôcca, si ha Asti in Italia, eAsta Turdetanorumin Spagna; Ausonj è analogo allo spagnuoloAusaeAusetani; v’èArsa in IstriaeArsain Beturia;Bastain Calabria eBastine’ Bastetani;Biturgiain Etruria, eBiturispresso i Baschi; il nome diBasterbinifra i Salentini viene dabasoamontagna ederbestatumigrare. Abbiamo in Lombardia il fiumeLambro, eLambriacaeFlavia Lambris Callaicorumè nelle Spagne;Murgantiain Sicilia, eMurgisin Spagna;SuessaeSuessulanel Lazio, e i Suessetani negli Ilergeti;Curensesne’ Sabini, eGurulisin Sardegna;Litus corensein Betica, e il promontorioCorianumin Aquitania, ecc.Humboldt dai nomi de’ paesi induce la presenza degli Iberi in Corsica, in Sardegna, in Sicilia ed in Italia. Dei nomi dedotti dai Celti pensa incerti gl’indizj nella Gallia e nella Gran Bretagna, mentre invece li riconosce evidenti in Italia. Di fatto li troviamo moltiplicati, singolarmente ne’ paesi di qua dal Po. Eccone qualche esempio:Albbianco e alto.Allalto; da cuiAllobrogi.Arè l’articolo, e indica anchesu; sillaba iniziale molto comune.Ara, terminazione che indica rapporto di seguito, conseguenza.Asin celtico è principio, sorgente, primo (Assoin Lombardia,val d’Assoin Toscana,Ascona, ecc.).Av, acqua, fiume; contratto daavainn. Dacennpunta eavsi haGenua.Brigacittà o sito forte (Brixia,Briga,Apriga, ecc.).Bru,broluogo, ebruigvillaggio: donde la terminazione inbrugo.Comseno, girone, guardia, protezione (Como,Comacchio).Den,donprofondo.Duncollina (terminazione frequente).Is,iosbasso, inferiore (Isombria,Isso).Magpianura (Magenta, ecc. e molte terminazioni).TauroToralto, montagna (Torino).Veranterra, contrada (Verano,Verona, ecc.).Abbondano i paesi nell’alta Italia, simili di nome a quei della Gallia: come, a dirne pochi, Missaglia (Massalia), Arluno (Arlun), Olona (Olonne), Moncucco, Montbar, Pallanza, Nogarete, Arlate, Asso, Lecco eLeucate, Gessate eGesates, Adda eAbduatici, Canturio eCantuaria, Brivio eBrives, Canzo eKent, ecc. Molti più sono i nomi di radice celtici: Piacenza daplacedentbella abitazione; Felsina dafelgrassa ezinabitazione; Crema e Cremona dacremgrasso emonluogo; Marignano damarsopra enanriviera; Bologna dabounestremità eonmontagna; Canossa dacanrupe eocalto; Modena damotfortezza; Reno darenacqua corrente; Monteveglio a’ confini bolognesi e Montevecchio in Brianza damonmonte evellfortificazione; Almeno daalvicino emanmonte; Lugano dalogheanacqua tranquilla; e le tante terminazioni inago, inate, induno, comuni all’Italia e alla Gallia. Potremmo aggiungere alcuni numerali, estranj al greco, e conformi al celtico:viginti, che in bretone dicesiugent;centum, che in bretonehant;mille, chemilin gallico.Il signor Lombardini adunò un copiosissimo parallelo di fiumi dell’Italia settentrionale con omofoni della Francia. Fin qui potrebbero attribuirsi ai Galli, dominatori dei due pendii delle Alpi: ma proseguendo, e’ ne rinvenne altrettanti nella Lunigiana e in tutta l’Etruria, non abitata mai da’ Galli (VediMem. dell’Istituto lombardo, vol.iii); poi altri nell’Asia centrale, e dal Caucaso al mar Giallo. Il che convince che bisogna ampliare assai quell’assunto.Nel secolo passato entrò la smania del celtico, giacchè accade agli uomini, la prima volta che imparano una cosa, di volerla applicare a tutto, e non vedere se non le somiglianze. L’eccesso screditò que’ sistemi, i quali presumevano da un ignoto spiegare il noto, e nella lingua e nelle arti celtiche, di cui sono scarsissimi e disputabili gli elementi, trovare l’origine e la spiegazione di monumenti e di parlari positivi: ma forse anche lo sprezzo eccedette. Le ricerche sul celtico furono ripigliate da A. Pictet, in una dissertazione coronata dall’Istituto di Francia il 1837. Ivi egli prova che le radici dell’idioma celtico sono la più parte identiche colle sanscrite; che il sistema delle consonanti è corrispondente nelle due lingue, e così le leggi eufoniche; che le derivazioni e composizioni di parole e le forme grammaticali del celtico si connettono a quelle del sanscrito, e trovano in queste la ragione delle anomalie. Ne conchiude che le due lingue, da sì gran tempo distinte, hanno però origine comune, e anche il celtico appartiene al ramo indo-europeo.La linguistica infirma le induzioni troppo precise, dedotte da somiglianze verbali o lessiche, insegnando che le lingue del medesimo ceppo hanno radici comuni, e perciò facilmente si confondono una coll’altra le nazioni semitiche o le nazioni indo-germaniche. (Vedi la nota 15 del c.xxv).[32]Aqua,mare,pisces,vejæ,rota.... daach,mor,fische,wagen,räder. Noi non ne dedurremmo se non che il latino è una delle lingue indo-germaniche, non venuta attraverso al greco.[33]Erodoto,ii, 23;iv. 4;Dione,xxxix; Arriano, 1;Appiano,Illirio, §ii;Plinio,Nat. hist., lib.iii.[34]A Gubio, loro città ch’essi chiamanoIkuveina, furono trovate nel 1444 le famose Tavole Eugubine, cinque in caratteri etruschi, due in latino e in lingua umbra, sulle quali si esercitò la pazienza e l’immaginazione di moltissimi eruditi. Vedi la nostraAppendice I.[35]Plinio,Nat. hist.iii. 19:Umbrorum gens antiquissima Italiæ existimatur.—Dionigi,i. 18: ἕθνος ἐν τοῖς πάνυ μέγα τε καὶ ὰρχαῖον—Plinio, ivi:Tercenta eorum oppida Thusci debellasse reperiuntur. Il far celti gli Umbri oggi è contraddetto affatto, massime che la loro lingua è affine colla latina, e viepiù colla osca. VediAufrecteKirkhoff,Die Umbrischen Sprachdenkmäler; e per tuttoGrotefend,Sulla geografia e storia dell’antica Italia. Annover 1840.Le città degli Umbri sono noverate da Plinio e corrette nell’edizione del Sellig (Amburgo 1851) così: Ameria, Acerra, Attidiate, Asisinate, Arnate, Æsinate, Camerte, Casuentillana, Carsulana, Camellia, Dolata, Fulginate, Fonenpiense, Frentana, Iguvio, Interamna, Mevanate, Mevaniolense, Matilicata, Mergentina, Narti, Narniense, Nequino, Nuceria, Ocricolo, Ostrano, Pitulana, Pisuerta, Plestina, Salentina, Sarsina, Spoleto, Suasana, Sestinate, Suillata, Tadinata, Trebia, Tuderto, Tuficana, Vesinisicata, Vettonense, Vindinata, Viventana, Vafria, Usidicana.[36]I grecanici traggono il nome dei Pelasgi πελαργὸς gru, quasi somigliandone le migrazioni a quelle di quest’animale. Ottofredo Müller lo deriva daἀργὸς pianura, voce arcaica conservatasi ne’ dialetti di Tessaglia e di Macedonia, e da πελέω o πέλωabito(Gesch. hellenischer Stämme und Städte. Breslavia 1820). Potrebbe anche venire da πέλλας γῆvecchia terra; espressione conforme a γρικὸς. La Croix fa pelasgi tutti gl’Italiani e gli Etruschi: altri vuole pelasgi gli Umbri. Per quarant’anni Petit-Radel seguitò a raccogliere notizie o monumentali o scritte o di tradizione intorno a questo popolo, in tutti i paesi ove ne sia traccia. Più di quattrocentocinquanta città antiche furono esplorate dal 1810 in poi da ottanta viaggiatori, e massime nella spedizione scientifica della Morea dopo il 1829; e a Parigi nella biblioteca Mazarina furono collocati sessanta monumenti a rilievo in gesso colorato, che rappresentano le varie costruzioni dei Pelasgi storici e del favolosi Ciclopi. Quasi al modo con cui si stimò l’età della terra dagli strati sovrapposti, si valutarono le epoche della fondazione delle città dai diversi metodi di costruzione delle mura.Sui monumenti pelasgi vedansi principalmente:Raoul-Rochette,Histoire de l’établissement des colonies grecques.—Notices sur les Nuraghes.Houel,Voyage pittoresque. 1787, tom.i.Mazzera,Temple antédiluvien, 1829.Dodwel,Classical tour, ecc.—Veduta e descrizione delle rovine ciclopee in Grecia e in Italia. Londra, 1834.Marianna Dionigi,Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate da Saturno. Roma, 1809.Middleton,Grecians remains in Italy. Londra, 1812.Petit-Radel,Voyage dans les principales villes d’Italie. Parigi, 1815.—Recherches sur les monumens cyclopéens, et description des modèles en relief composant la galerie pélasgique de la bibliothèque Mazarine. Ivi 1841; e spessissime volte ilBullettinoe leMemoriedell’Istituto di corrispondenza archeologica. Quivi nel 1832, pag. 77, Gerhard diede il catalogo di tutte le opere ciclopiche d’Italia. Niebuhr nellaStoria romanadice:—«I Pelasgi non erano un’accozzaglia di zingari, come alcuno li dipinge, ma nazioni stabilite su proprie terre, fiorenti e gloriose in un tempo che precede la storia nota degli Elleni; e forse costituivano la popolazione più estesa in Europa, abitavano dall’Arno al Po e fin verso il Bosforo; se non che nella Tracia la loro stanza era interrotta, e le isole settentrionali del mar Egeo rannodavano la catena che congiungeva i Tirreni d’Asia coi Pelasgi argivi... Sotto la denominazione di Pelasgi sembra in Italia vadano compresi gli Enotrj, i Morgeti, i Siculi, i Tirreni, i Peucezj, i Liburni, i Veneti; e circondavano di lor dimore l’Adriatico, non men che l’Egeo. Quella parte di loro che lasciò il nome al mar Inferiore (Tirreni), di cui occupava la costa molto innanzi nella Toscana, aveva pure uno stabilimento in Sardegna: in Sicilia gli Elingi, al pari dei Siculi, appartenevano a questo ceppo. Nelle contrade interiori dell’Europa, i Pelasgi occupavano il pendìo settentrionale delle Alpi Tirolesi, e li troviamo col nome di Peon o Pannonj fin sul Danubio,se pureTeucri e Dardani non erano popoli differenti».[37]Pausania,Arcadia, cap.iii. v. 603.[38]Lib.ii, 52.[39]Hestia,Vesta, dalla radice medesima diesto,sto.Zeus Herkeiosera il dio della proprietà; e rimase tal radice nel latino verboherciscere, distribuire l’eredità d’un padrefamiglia.[40]Scoliaste di Apollonio Rodioad Argonauticam,i, 917.[41]Giuseppe Sanchez,La Campania sotterranea, o brevi notizie degli edifizj scavati entro roccia nelle Sicilie e in altre regioni. Napoli, 1833. A migliaja sepolcri ha l’isoletta di Sant’Antioco (Enosi) presso a Sulci, or divenuti casolari; e così l’isola di Gozo.[42]Petit-Radel,Notices sur les Nuraghes de la Sardaigne considérées dans leurs rapports avec les résultats des recherches sur les monumens cyclopéens et pélasgiques. Parigi, 1826. I molti altri che ne trattarono sono sorpassati dal cav. La Marmora, che applicò tutta la vita a studiare la Sardegna e i suoi monumenti. Egli crede i nuraghi non siano edifizj ciclopici, nè trofei, nè vedette, ma probabilmente pirei, cioè are del fuoco, somiglianti aitelayotdelle isole Baleari; per ciò elevati sopra colline, e forse li sormontava un terrazzo a cui salivasi per una scala interna. Più antichi e con minor arte costruiti vi si trovano circoli e ammassi di smisurati pietroni, simili alle pietre levate che presentano la Bretagna continentale e la Caledonia.[43]Δἐ μονίοις τισὶ χόλαις ἐλαστρηθέντες.Dionigi,i.[44]Così ύρσεις greco mutossi inturrispei Latini. Agrezio ci dice cheTusci natura linguæ suæ S literam raro exprimunt: hæc res fecit habere liquidam(ediz. Putsch., pag. 2269). Di fatto negli antichi poeti latini la troviamo elisa.[45]Su questo passo fanno grande assegnamento i sostenitori delle origini greche. Si rifletta però che Lidia fu spesso sinonimo d’Asia; Erodoto stesso dice che Asio fu re di Lidia, e diede il proprio nome a questa terza parte del mondo (lib.ivex); e gli scoliasti d’Apollonio Rodio, al lib.idell’Argonautica, confermano che la Lidia dapprima si chiamava Asia.[46]In Virgiliopassim.[47]Mecenate è lodato da Orazio e da Properzio come discendente da re tirreni:Mæcenas, atavis edite regibus.Or., lib.i, od. 1.Mæcenas eques, etrusco de sanguine regum.Prop., lib.iii, el. 7.Persio (iii. 27) domanda a un vanitosoan deceat pulmonem rumpere ventisStemmate quod tusco ramum millesime ducis.[48]Plinio,Nat. hist.,iii, 14.[49]Tavole Eugubine. Tito Livio,ix. 30, dice che Umbri e Tusci parlavano la stessa lingua.[50]Le altre potrebbero essere Rusella, Capena o Cosa: Müller aggiunge Pisa, Fesule, Falerj, Aurinia e Caletra, Salpino, Saturnia. Forse alcune dipendevano da altre, restando dodici le rappresentate. Pare in fatto che sotto a Vejo stesse Sabate, del cui territorio i Romani formarono poi la tribù Sabatina; Gravisca dipendeva da Tarquinj, Aurinia da Caletra; Populonia era colonia di Volterra. Ma le relazioni fra le principali e le dipendenti ci sono ignote, come quelle fra le tre Etrurie.[51]Sed Roma tam rudis erat, cum, relictis libris et disciplinis etruscis, græcas fabulas rerum et disciplinarum erroribus ligaret, quas ipsi Hetrusci semper horruerunt.Catone, Origines.—Deum demagorgona, cujus nomen scire non licet... principem et maximum deum: ceterorum numinum ordinatorem.Piac. Lutatio, exTages, Schol. ad Thebaidem Statii.iv. 516.[52]Rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus præscriptum est quo ritu condantur urbes, aræ, ædes sacrentur, qua sanctitate muri, quo jure portæ, quo modo tribus, curiæ, centuriæ distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, cæteraque ejusmodi ad bellum, ad pacem pertinentia.Festo.—In agro Tarquinensi puer dicitur divinitus exaratus, nomine Tages, qui disciplinam cecinerit extispicii, quam lucumones, tum Etruriæ potentes, exscripserunt.Censorino, De die natali,iv.[53]VediCreuzer,Simbolica.[54]Etruria erumpere quoque terra fulmina arbitratur.Plinio,Nat. hist.,ii, 55.[55]Pict. Etr. in vasis, vol.ii, p. 11.[56]Goes ne’Geomatici o Agrimensori, pag. 258, riferisce questoFragmentum Vegoiæ Arrunti Voltumno:—Scias mare ex æthere remotum. Cum autem Jupiter terram Hetruriæ sibi vindicavit, constituit jussitque metiri campos, signarique agros; sciens hominum avaritiam vel terrenam cupidinem, terminis omnia scita esse voluit, quos quandoque ob avaritiam prope novissimi (octavi) sæculi datos sibi homines malo dolo violabunt, contingentque atque movebunt. Sed qui contigerit moveritque, possessionem promovendo suam, alterius minuendo, ob hoc scelus damnabitur a diis. Si servi faciant, dominio mutabuntur in deterius. Sed si conscientia domestica fiet, celerius domus extirpabitur, gensque ejus omnis interiet: motores autem pessimis morbis et vulneribus afficientur, membrisque suis debilitabuntur. Tunc etiam terra a tempestatibus vel turbinibus plerumque late movebitur; fructus sæpe lædentur decutienturque imbribus atque grandine, caniculis interient, robigine occidentur; multæ dissensiones in populo fient. Hæc scitote, cum talia scelera committuntur: propterea neque fallax neque bilinguis sis, disciplinam pone in corde tuo.[57]Arnobio,iii, 40;Mueller,Etruschi,ii, 87;Gerhard,Memoria sul Panteon etrusco, letta all’Accademia di Berlino l’aprile 1845.[58]Dionigi d’Alicarnasso (i. 67) reca le varie qualificazioni dei Penati, ιεοὶ πατρῶι, γενέθμιοι, κτήσιοι, μυχιοι, ἕρχιοι.[59]Manus per bonusdovettero dire i Latini; e Servio e Macrobio traducono quello in questo; e resta il contrarioimmanis.[60]Marciano Capella(De nuptiis philologiæ et Mercurii,ii, 9) scrive, conforme agli antichi:Verum illi (Hetrusci) manes, quoniam corporibus illo tempore tribuuntur quo fit prima conceptio, etiam iisdem corporibus delectantur, atque cum iis manentes, appellantur Lemures. Qui si vitæ primoris adjuti fuerint honestate, in Lares domorum urbiumque vertuntur; si autem depravantur ex corpore, Larvœ perhibentur ac Maniæ.Sulla religione degli Etruschi il Creuzer è scarso assai, nè molto vi aggiunse Guignaud negli ampissimi supplementi: più largheggia il Müller nei cap. 4, 5 e 6 del lib.iii.[61]Templum, dondecontemplare, che si trae da τέμενος intersecato.[62]I Romani dissero re Porsena per mala intelligenza, seppure egli non fosse re di qualche Stato particolare, e, posto a capo della federazione, conservasse quel titolo. A tal modo si spiegherebbe anche quel passo di Dionigi,iii. 61: Τυῤῥηνον ἔθος ἐδόκει, ἑκάστῳ τῶν κατὰ πόλιν βασιλέων ἕνα προηγεϊσθαι ῤαβδοφόρον, ἄμα τῇ δέσμῃ τῶν ῥαβδων πέλεκυν φέροντα· εἰ δὲ κπινὴ γίνοιτο τῶν δώδεκα πόλεων στρατεία, τοὺς δώδεκα πελέκεις ἐνὶ καραδίδοσθαι τῶ λαγόντι τὴν αὐτοκράτορα ἀρχὴν. Altri pretese trovarvi una serie di re, discendenti da Giano; e il Dempstero fa in duemila e cinquecento anni regnare quattro dinastie, i Gianizeni, i Coriti, i Larti, i Lucumoni. Müller argomenta le istituzioni civili dell’Etruria da quelle di Roma antica, partendo dal supposto che questa le traesse dalla prima.[63]Pare che, nell’intenzione degl’Italiani, questa magnificenza esteriore avesse del simbolico, e ravvicinasse gli uomini ai numi; perciò il trionfante in Roma compariva vestito da Giove e colla faccia tinta di minio, come l’effigie di questo in Campidoglio.Enumerat auctores Verrius, quibus credere sit necesse. Jovis ipsius simulacri faciem diebus festis minio illini solitum, triumphantumque corpora.Plinio.[64]La salsiccialucanicaconservò il nome nei nostri vulgari.Obesus Hetruscus;Catullo,xxxvii. 11.Pinguis Tyrrhenus;Virgilio,Georg.,ii. 193. E nell’Æn.xi. 735:At non in Venerem segnes, nocturnaque bella,Aut ubi curva choros indixit tibia Bacchi,Expectare dapes et plenæ pocula mensæ.Vedi Teopompo pressoAteneo,xii. 3. EDionigi,ix, 16: Αβροδίαιτον γὰρ δη καὶ πολυτελές τὸ τῶν Τυῤῥηνῶν ἔθνος ἦν, οἴκοι τε καὶ ἐπὶ στρατοπέδου ὑπεραγάμενον ἔξω τῶν ἀναγκαίων πλούτου τε καὶ τέχνες ἔργα παντοῖα πρὸς ἡδονὰς μεμηχανημένα καὶ τρυφὰς.Anche delle belle donne loro, che Teopompo chiamò τὰς ὄψεις καλὰς, poco felice concetto ci dà quel d’Orazio,iii. od. 10:Non te Penelopen difficilem procisTyrrhenus genuit parens;e peggio Plauto,Cistellaria,ii. 3:....Non enim hic, ubi ex tusco modoTute tibi indigne dotem quæras corpore.[65]Tutte le loro misure e divisioni sono multiple e submultiple del 12 e del 10. La misura agraria (vorsus), come ilplectrongreco, è un quadrato di cento piedi.[66]Erodoto,vi. 17.Si disputa fra i dotti se i Fenicj o gli Etruschi introducessero la civiltà nella Scandinavia, dove ora si trovano monete antichissime greche e fino d’Egina per ornamenti. Le vie per cui gli Etruschi vi andavano erano probabilmente, una per le Alpi Pennine, l’Elvezia, il Reno, l’Annover fin verso il Weser e l’imboccatura dell’Elba: l’altra per la Stiria, Vienna, la Slesia verso le bocche della Vistola o il Brandeburgo riuscendo nella Pomerania a sinistra dell’Oder e a Rugen, ove dovea confluire un’altra strada che da Val di Po e dall’Adige pel Brennero e la Baviera veniva da Halle. Erodoto pone l’Eridano verso il Baltico, e forse lo confonde col Po, dove non si raccoglieva l’elettro, ma si deponeva quello recato dalla Vistola, dall’Eider, dal Giutland. Però l’ambra si trova non solo in Sicilia, ma nella pineta di Ravenna, negli strati subappennini dei Bolognese e nelle sabbie del Po, donde poteano esser tratti i pezzi che ora si cavano dalle tombe etrusche e dalle terramare, per quanto lo neghi Virchow nelRagguaglio sulla cosmologia ed etnologia italiane (Berlin Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte).[67]Ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες, καὶ πολλοὺς θάλαττα κρατήσαντες.Diodoro,v. L’antica navigazione nel Mediterraneo durava da maggio sino al cominciar di novembre, cioè dal levare eliaco sin al tramonto eliaco delle Plejadi. Questa costellazione potrebbe trarre il nome, non già da πλείοιpiù,molti, ma da πλεῖνnavigare.[68]Etrusci campi..... frumenti ac pecoris et omnium copia rerum opulenti.Livio,xxii. 3.Etruscos.... gentem Italiæ opulentissimam armis, viris, pecunia esse.Lo stesso,x. 16.[69]Niebuhr.Dell’anno dei Romani antichissimi e degli altri Italiani.Vedi l’AppendiceII.[70]Τυῤῥήνων γενεὰν φαρμακοποιὸν ἔθνος,I Tirreni genìa da farmachi. Eschilo pressoTeofrasto,ix. 15; se pure non intendeva di farmachi magici.[71]Aristotele, pressoPolluce,iv. 56;Plutarco,Del frenar l’ira;Ateneo,xii. 5.[72]Cicerone, Brut. 10; Tuscul.iv. 2.Romuli autem ætatem jam inveteratis literis atque doctrinis.... fuisse cernimus.De rep.ii. 10. E pressoAgostino,De civ. Dei,xviii. 24, dice esser Romolo venutonon rudibus atque indoctis temporibus, sed jam eruditis et expolitis.[73]Genesix. 22. Vedi l’AppendiceI.[74]Διεσώζοντο... παρὰ τοῐς ἐπιχωρίοις μνῇμαι κατὰ ἔθνη τε καὶ κατὰ πόλεις, εἲτ̓ ἐν βεβηλοῖς ἀποκειμέναι γραφαὶ.Dionigi.[75]Thiersch (Ueber das Grabmal des Aliattes, Monaco 1833) sostiene la somiglianza del sepolcro di Aliatte descritto da Erodoto, lib.i. c. 95, con questo di Porsena, descritto da Plinio, e ne induce la parentela dell’Etruria colla Lidia.[76]Nel 1852 vi fu scoperto l’ipogeo della famiglia Vibia, sul quale l’anno appresso stampò una memoria Gian Carlo Conestabile, rivelando molti sbagli presi dall’illustre Vermiglioli nel leggere le iscrizioni etrusche. In questo solo ipogeo ve n’ha venti, ma che non ci ajutano a conoscere quella lingua.Altri scavi fecero Noël de Vergers e Alessandro François alla Cucumella di Vulci. Vi si trovarono due torri, una quadrata e una conica. Sulle rive della Fiora si trovò un ipogeo colla camera sepolcrale, ricca di pitture, di cui la principale è il sacrifizio umano offerto da Achille a’ mani di Patroclo; e di fronte un altro sacrifizio di schiavi, con nomi etruschi, che indicano un fatto della storia nazionale.Importantissimi scavi furono fatti in questi ultimi tempi, formati nuovi musei: del che tutto informa ilBullettino dell’Istituto di corrispondenza archeologica.[77]Aut porcus Umber, aut obesus Etruscus.Catullo,xxxvii. 11.[78]Dai sepolcri volle conoscere la vita etrusca Giorgio Dennis,The cities and cemeteries of Etruria. Londra 1848. Hamilton Grey,Tour to sepulchr. of Etruria, 1840, dice che la necropoli di Tarquinia, di quattromila centoquarantasei ettari di superficie, giudicandone dalle duemila tombe aperte finora, può contenere due milioni di sepolti; sicchè dovette servire per sei secoli a una popolazione di centomila abitanti.[79]Marziale, lib.xiv, come se si trattasse di scodelle di Biella, dice:Aretina nimis ne spernas vasa monemus,Lautus erat tuscis Porsena fictilibus.Persio,ii. 60:Aurum, vasa Numæ, saturniaque impulit æra,Vestalesque urnas, et tuscum fictile mutat.Giovenale,xi, 108:Ponebant igitur tusco ferrata catino.Plinio,xl. 45, scrive che l’arte delle stoviglie èelaborata Italiæ, et maxime Etruriæ. Però Seneca racconta che i coloni piantati da Giulio Cesare a Capua, per fabbricare case rustiche disfaceano gli antichi sepolcri, tanto più chealiquantulum vasculorum operis antiqui reperiebant. E mille anni dopo, Giovan Villani (Cronache, lib.i. 47) sapeva che «in Arezzo anticamente furono fatti per sottilissimi maestri vasi rossi con diversiintagli, che veggendoli pareano impossibili esser opera umana, e ancora se ne trovano».[80]Relazioni d’alcuni viaggi nella Toscana, tom.i. p. 47. Anche descrivendo la spiaggia di Cecina, riparla di grandi ammassi di rottami d’anfore, tubi, embrici e altri lavori di terra cotta, con anfore intiere, e misti a ossa umane. Sembra però si tratti di figuline de’ tempi romani, giacchè egli porta molte iscrizioni latine che v’erano impresse.[81]Plinio,xxv. 43.[82]Crizia pressoAteneo,i. 28: Τυρσήνη δὲ κρατεῖ κρυσότυπος φιάλη, καὶ πᾶς χαλκὸς ὅτις κοσμεῖ δόμον ἔν τινι χρείᾳ. —Ferecrate, ivixv. 700: Τὶς τῶν λυχνείων ἡ ἐργασία; τυῤῥθνικὴ ποικίλαι γὰρ ἦσαν αἱ παρὰ τοῖς Τυῤῥενοῖς ἐργασίαι.

[1]Ἰταλὸς significa vitello; evitalia,vitlu,italianelle iscrizioni umbriche ed osche esprimono ora il vitello, ora il paese: onde gli etimologi dedussero il nome della patria nostra dall’abbondarvi i bovi. Altri la denominano da un Italo immaginato re de’ Siculi. Alcuno pensò adAtlas, e ne argomentò l’origine africana della civiltà italica, appoggiandosi alQuæ docuit maximus Atlasdi Virgilio. Altri con Bochart (Geografia sacra, lib.i, c. 30) riscontra una derivazione fenicia; poichèItariain parlare arameo dinota terra della pece, come terra dei metalliIlipa, corrotto poi in Ilba ed Elba. A chi s’appaga di tali prove potrebbero dar appoggio i nomi locali, consoni in Italia e nella Cananea: popoli Sabini e Raseni sedevano presso alla Mesopotamia; Phik di Siria ricorda il Piceno; Marsi Elojon era città del littorale di Siria, presso alla quale il fiume Macra, fiume che abbiamo noi pure tra i Marsi; in Armenia è Ameria; in Mesopotamia è Alba; Aulon è paese di Palestina presso al Giordano, e colle presso a Tàranto; a Caparbio di Italia corrisponde Capharabis d’Idumea; a Colle in Toscana, Cholle della Palmirene; Tamar è in Campania e in Siria, Tebe in Siria e ne’ Sabini, ecc. Vedi una memoria letta dal Fabbroni all’Accademia toscana nel 1803. Queste etimologie di paesi meritano studio serio, e per fini più elevati che non sieno i trastulli dei così detti eruditi.

[2]Polibio, lib.ii, c. 16, dice già che il Po ἄγει πλῆθος ὔδατος ὀυδενὸς ἔλαττον τῶν κατὰ τὴν Ίταλίαν ποταμῶν.

[3]Per dire solo d’alcune delle moderne, a Cassano (1259, 1705, 1799), a Vaprio (1324), a Fornovo (1495), ad Agnadello (1509, 1705), a Melegnano (1515, 1859), alla Bicocca (1522), a Romagnano (1524), a Pavia (1525), a Chiari (1701), a Torino (1706), a Roveredo, ad Arcole, a Lonato, a Castiglione, a Lodi (1796), a Rivoli (1797), a Caldiero (1796, 1805, 1813), a San Giorgio e alla Favorita (1797), a Magnano (1799), a Marengo e Pozzuoli (1800), a Custoza (1848, 1866), a Novara (1500, 1849), a Solferino (1859), ecc.

[4]Ῥήγνυμι,svelgo. Dolomieu, nellaMemoria sui tremuoti della Sicilia, credè dimostrare geologicamente il fatto. Cluverio raccolse i passi di antichi che lo attestano:

... Zancle quoque juncta fuisseDicitur Italiæ, donec confinia pontusAbstulit, et media tellurem repulit unda.

Ovidio, Metam.xv. 290.

Hæc loca, vi quondam et vasta convulsa ruina(Tantum ævi longinqua valet mutare vetustas)Dissiluisse ferunt; cum protinus utraque tellusUna foret, venit medio vi pontus, et undisHesperium Siculo latus abscidit, arvaque et urbesLitore diductas angusto interluit æstu.

Virgilio, Æn.iii. 414.

Ma De Buch, confrontando i monti Peloritani col gruppo dell’Aspromonte in Calabria, nega che la Sicilia sia mai stata unita al continente, lo che avevano già sostenuto Brocchi nellaBiblioteca italiana, e Gemellaro nelleEffemeridi scientifiche e letterarie della Sicilia, 1840, n. 78.

Vedi pureTenore,Essai sur la géographie physique et botanique du royaume de Naples, pag. 23.—Brocchi,Dello stato fisico del suolo di Roma, 1820;Conchigliologia fossile subappennina—Breislac,Observations lithologiques sur la ville de Rome;—Nibby,Analisi della carta dei contorni di Roma;—Cramer,Descript. of ancient Italy;—poi Nesti, Collegno, Sismonda, Pareto, Marmocchi, Pilla, ecc. In questo momento essi son caduti di grado, prevalendo le teoriche dello Stoppani,Corso di geologia.

I cambiamenti della superficie terrestre non passarono inosservati dagli Italiani antichi, quantunque ne sconoscessero l’estensione e le cause. Ovidio, nelxv, 254-273 delleMetamorfosi, canta:

Non perit in tanto quidquam, mihi credite, mundo;Sed variat, faciemque novat....

(Ecco la dottrina recente della inalterabile quantità non solo di materia ma di forza.)

Vidi ego quod fuerat quondam solidissima tellusEsse fretum; vidi factas ex æquore terras;Et procul a pelago conchæ jacuere marinæ,Et vetus inventa est in montibus anchora summis;Quodque fuit campus, vallem decursus aquarumFecit, et elurie mons est deductus in æquor:Eque paludosa siccis humus aret arenis,Quæque sitim tulerant, stagnata paludibus hument.Hic fontes natura novos emisit, et illicClausit, et antiqui tam multa tremoribus orbisFlumina prosiliunt, aut excœcata residunt etc.

[5]Pilla,Annali civili di Napoli, quad.xl;—Philippi,Cenni geognostici sulla Calabria.

A Carlo III erasi proposto di riaprirvi quel canale, idea già brillata a Dionigi di Siracusa.Plinio,Naturæ historia,iii, 15:Nusquam angustior Italia; vigintimilia passuum latitudo est: itaque Dionysius Major intercisam eo loco adjicere Siciliæ voluit.

[6]Nel lago sacro presso Reate, in quelli di Vadimone, di Statone, di Bolsena e di Modena, Dionigi d’Alicarnasso, i due Plinj e Seneca vedevano isolette galleggianti;quædam insulæ semper fluctuant. Naturæ historia,xi. 96.

Non mancano ragioni per sostenere che i monti del sistema detto delle Ande emergessero dopo la creazione dell’uomo.

[7]

Huic monstro Vulcanus erat pater: illius atrosOre vomens ignes, vasta se mole ferebat...Faucibus ingentem fumum, mirabile dictu!Evomit, involvitque domum caligine cœca,Prospectum eripiens oculis, glomeratque sub antroFumigeram noctem, commixtis igne tenebris.

Æneides,viii, 198 e 252.

[8]Mémoires sur les îles Ponces, Parigi, 1788.

[9]Dopo i tanti che ne discussero, pare a tenere che il livello del golfo di Pozzuoli nei primi secoli dell’era vulgare stava circa tre metri più basso; nel medioevo, otto metri più alto; poi andò dibassando fin a settant’anni fa, quando ripigliò il moto ascendente. Si può dunque anche alle coste d’Italia applicare quel che Lucano alle nordiche,Phars.i. 409:

Jacet litus dubium, quod terra fretumque

Vindicat alternis vicibus.

[10]Ramazzini,De fontibus Mutinæ.Vallisnieri,Opusc., pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.

[11]Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara.Septem Mariachiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essaFossa Philistina; poiÆstuarium Altini, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secoloxii, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secoloxviilo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secoloxiialxviile alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.

Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.

Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò delprotendimento delle spiaggie dell’Adriatico. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.

La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.

La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.

Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dalxvisecolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.

A mezzo il secoloxviiiil progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.

Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.

Anche dove non isboccano fiumi la spiaggia s’avanza, benchè realmente il livello del mare si alzi, o, a dir più giusto, si deprima il continente. Ciò è dovuto alla corrente littorale, che le sabbie portate dai fiumi strascina alla sinistra delle loro foci; tutti i fiumi han banchi di sabbia più estesi ed elevati a destra, ove la corrente littorale è rotta dall’urto del fiume. Ecco perchè i porti bisognò salvarli mediante dighe, molto sporgenti in mare, affinchè le sabbie accumulantisi alla loro estremità cadessero negli abissi.

Il tornare navigabile il Po, e così resuscitare le città, di cui non vediam quasi che i grandiosi cadaveri, potrà sulle sorti italiane ancor più efficacemente che le strade ferrate.

[12]Oggi i passaggi principali sono,

[13]Il primo a sostenerla con ispeciso corredo d’argomenti fu monsignor Guarnacci,Origini italiche. 1767. Se ne valse poi Melchiorre Delfico nelleAntichità di Adria Picena; e testè il Mazzoldi col vantaggio della moderna erudizione.

[14]VediIstoria delle origini della città di Milano, 1529;De antiquitate Patavii, 1560;De Gallorum Cisalpinorum antiquitate et origine....

[15]Appartengono a questo ciclo Diomede fondatore di Napoli, Criso trojano di Parma, Antenore di Padova, Aquilino d’Aquileja. altri Trojani di Treviso, Troilo di Alba in Piemonte, Piacentulo di Piacenza, Cremone di Cremona, Venere e suo figlio Elicio di Vercelli.... Salgono più alto Mantova, fondata dalla divina Manto, Genova da Genuino compagno di Fetonte, Torino da Fetonte stesso ai tempi di Mosè.

[16]Il signor Matranga (La città di Lamo, Roma 1853) sostiene che il paese de’ Lestrigoni è propriamente Terracina, anzichè Formia, cioè Mola di Gaeta, ove lo collocava Cicerone.

Non mancò chi volle dimostrare che Omero fosse italiano, e che non nella Grecia propria ma nella italica raccogliesse le tradizioni immortalate ne’ suoi canti. VediCoco,Platone in Italia.

[17]Odissea, cantiixex.

[18]

Is genus indocile ac dispersum montibus altisComposuit, legesque dedit.

Æn.viii. 321;Macrob.i, 7.

[19]

Nec signare quidem, aut partiri limite campumFas erat; in medium quærebant.

Georg.i. 126.

Queis neque mos, neque cultus erat; nec jungere taurosAut componere opes norant, aut parcere parto:Sed rami: atque asper victu venatus alebat.

Æn.viii. 316.

[20]Æn.viii. 315.

[21]

Paterque Sabinus,

Vitisator, curvam servans sub imagine falcem.

Æn.vii. 79.

[22]Æn.vii. 629. 678. 742. 749;ix. 590, 668;x. 139.

[23]Ivi,viii. 178. 369. 460. 552;ix. 304.

[24]

Rex Anius, rex idem hominum, Phœbique sacerdos.

Æn.iii. 80.

[25]Ivi,vii. 82;viii. 75;ix. 3. 24.

[26]Ai frammenti di Dionigi d’Alicarnasso, scoperti nella biblioteca Ambrosiana, il cardinale Maj antepose una dissertazione elaborata a sostenerne i meriti. Anche Petit-Radel vuole mostrarlo e informato e veridico, almeno riguardo ai Pelasgi e alle città italiane; chè del resto è troppo sistematicamente parziale per Roma.

[27]Historia varia, lib.ix, c. 16.

[28]L’Arcadia non ha coste, eppure alla guerra di Troja mandò sessanta navi, cioè quante la Laconia, e un terzo più che l’Elade.

[29]Tusci,Tirol,Tir,Tusis,Retzuns, son nomi di paesi retici che sentono d’origine tirrena.Tschudi,De prisca et vera Alpina Rhætiæ;Quadrio,Dissertazioni critico-storiche sulla Rezia di qua dall’Alpi;Hormayr,Gesch. von Tirol,i. 127;Giovanelli,Dell’origine dei popoli d’Italia. Trento 1844;Steub,Die Urbewohner Rätiens. Monaco 1843. Presso Dos di Trento fu scoperta un’iscrizione etrusca. Il barone di Crazannes asserisce che a Rheinzallern nella Baviera Renana si trovano molti frammenti di stoviglie con caratteri etruschi; e vuol provare che questo carattere appartiene al celtico del pari che al celtibero, all’euganeo, all’osco, al sannita, al greco antico, onde è facile confonderli un coll’altro. VediJournal des artistes. Parigi 1832, dicembre. Un’iscrizione etrusca fu trovata in Valtellina.

[30]Daopsterra; dondeopesricchezza, e ancheopus: Οπικοὶ καὶ πρότερον καὶ νῦν καλούμενοι τὴν ἐπωνομίαν αὕσονες.Aristotele, Πολιτ.vii. Così Antioco siracusano ap.Strabone, lib.v. Degenerarono poi in modo, che il nome loro equivaleva a zotico e scostumato.

Testè l’Accademia delle iscrizioni e belle lettere di Parigi ha messo a concorso laStoria degli Oschi avanti e durante la dominazione romana; esporre quel che si sa della loro lingua, religione, leggi ed usi.

[31]VediPetit-Radel,Origines hystoriques des villes d’Espagne;Humboldt,Prüfung der Untersuchungen über die Urbewohner Hispaniens, vermittelst der vasckischen Sprache; e con più novitàPrichard,The natural history of man. Invece dunque di credere che Iberi di Spagna abbiano abitato l’Italia, noi teniamo che d’Italia sieno passati colà. Humboldt fa la migrazione degli Iberi anteriore ai Celti. Da questa origine verrebbe l’omofonia di tanti paesi nostri e di Spagna, di cui ecco un saggio:

Senza poter accertarne il tempo nè la precedenza, d’altri paesi troviamo nei Baschi l’etimologia o gli omonimi coi nostri.Iriapresso Torino, in basco vuol dire città, e ha radice comune cogli Ilienses di Sardegna.Uriain Apulia, viene dauraacqua; e vi corrispondonoUrba Salovade’ Picentini,Urbinum,Urciniumdi Corsica, comeUrce Bastetanorum. V’èUrgoisola fra la Corsica e la Toscana, edUrgaonella Betica; gliUrsentiniin Lucania, eUrso Ursaonella Betica;Arguriumin Sicilia, eArgiriain Ispagna;Asturaè fiume ed isola presso Anzio, come provincia di Spagna; daAsta, rôcca, si ha Asti in Italia, eAsta Turdetanorumin Spagna; Ausonj è analogo allo spagnuoloAusaeAusetani; v’èArsa in IstriaeArsain Beturia;Bastain Calabria eBastine’ Bastetani;Biturgiain Etruria, eBiturispresso i Baschi; il nome diBasterbinifra i Salentini viene dabasoamontagna ederbestatumigrare. Abbiamo in Lombardia il fiumeLambro, eLambriacaeFlavia Lambris Callaicorumè nelle Spagne;Murgantiain Sicilia, eMurgisin Spagna;SuessaeSuessulanel Lazio, e i Suessetani negli Ilergeti;Curensesne’ Sabini, eGurulisin Sardegna;Litus corensein Betica, e il promontorioCorianumin Aquitania, ecc.

Humboldt dai nomi de’ paesi induce la presenza degli Iberi in Corsica, in Sardegna, in Sicilia ed in Italia. Dei nomi dedotti dai Celti pensa incerti gl’indizj nella Gallia e nella Gran Bretagna, mentre invece li riconosce evidenti in Italia. Di fatto li troviamo moltiplicati, singolarmente ne’ paesi di qua dal Po. Eccone qualche esempio:

Albbianco e alto.

Allalto; da cuiAllobrogi.

Arè l’articolo, e indica anchesu; sillaba iniziale molto comune.

Ara, terminazione che indica rapporto di seguito, conseguenza.

Asin celtico è principio, sorgente, primo (Assoin Lombardia,val d’Assoin Toscana,Ascona, ecc.).

Av, acqua, fiume; contratto daavainn. Dacennpunta eavsi haGenua.

Brigacittà o sito forte (Brixia,Briga,Apriga, ecc.).

Bru,broluogo, ebruigvillaggio: donde la terminazione inbrugo.

Comseno, girone, guardia, protezione (Como,Comacchio).

Den,donprofondo.

Duncollina (terminazione frequente).

Is,iosbasso, inferiore (Isombria,Isso).

Magpianura (Magenta, ecc. e molte terminazioni).

TauroToralto, montagna (Torino).

Veranterra, contrada (Verano,Verona, ecc.).

Abbondano i paesi nell’alta Italia, simili di nome a quei della Gallia: come, a dirne pochi, Missaglia (Massalia), Arluno (Arlun), Olona (Olonne), Moncucco, Montbar, Pallanza, Nogarete, Arlate, Asso, Lecco eLeucate, Gessate eGesates, Adda eAbduatici, Canturio eCantuaria, Brivio eBrives, Canzo eKent, ecc. Molti più sono i nomi di radice celtici: Piacenza daplacedentbella abitazione; Felsina dafelgrassa ezinabitazione; Crema e Cremona dacremgrasso emonluogo; Marignano damarsopra enanriviera; Bologna dabounestremità eonmontagna; Canossa dacanrupe eocalto; Modena damotfortezza; Reno darenacqua corrente; Monteveglio a’ confini bolognesi e Montevecchio in Brianza damonmonte evellfortificazione; Almeno daalvicino emanmonte; Lugano dalogheanacqua tranquilla; e le tante terminazioni inago, inate, induno, comuni all’Italia e alla Gallia. Potremmo aggiungere alcuni numerali, estranj al greco, e conformi al celtico:viginti, che in bretone dicesiugent;centum, che in bretonehant;mille, chemilin gallico.

Il signor Lombardini adunò un copiosissimo parallelo di fiumi dell’Italia settentrionale con omofoni della Francia. Fin qui potrebbero attribuirsi ai Galli, dominatori dei due pendii delle Alpi: ma proseguendo, e’ ne rinvenne altrettanti nella Lunigiana e in tutta l’Etruria, non abitata mai da’ Galli (VediMem. dell’Istituto lombardo, vol.iii); poi altri nell’Asia centrale, e dal Caucaso al mar Giallo. Il che convince che bisogna ampliare assai quell’assunto.

Nel secolo passato entrò la smania del celtico, giacchè accade agli uomini, la prima volta che imparano una cosa, di volerla applicare a tutto, e non vedere se non le somiglianze. L’eccesso screditò que’ sistemi, i quali presumevano da un ignoto spiegare il noto, e nella lingua e nelle arti celtiche, di cui sono scarsissimi e disputabili gli elementi, trovare l’origine e la spiegazione di monumenti e di parlari positivi: ma forse anche lo sprezzo eccedette. Le ricerche sul celtico furono ripigliate da A. Pictet, in una dissertazione coronata dall’Istituto di Francia il 1837. Ivi egli prova che le radici dell’idioma celtico sono la più parte identiche colle sanscrite; che il sistema delle consonanti è corrispondente nelle due lingue, e così le leggi eufoniche; che le derivazioni e composizioni di parole e le forme grammaticali del celtico si connettono a quelle del sanscrito, e trovano in queste la ragione delle anomalie. Ne conchiude che le due lingue, da sì gran tempo distinte, hanno però origine comune, e anche il celtico appartiene al ramo indo-europeo.

La linguistica infirma le induzioni troppo precise, dedotte da somiglianze verbali o lessiche, insegnando che le lingue del medesimo ceppo hanno radici comuni, e perciò facilmente si confondono una coll’altra le nazioni semitiche o le nazioni indo-germaniche. (Vedi la nota 15 del c.xxv).

[32]Aqua,mare,pisces,vejæ,rota.... daach,mor,fische,wagen,räder. Noi non ne dedurremmo se non che il latino è una delle lingue indo-germaniche, non venuta attraverso al greco.

[33]Erodoto,ii, 23;iv. 4;Dione,xxxix; Arriano, 1;Appiano,Illirio, §ii;Plinio,Nat. hist., lib.iii.

[34]A Gubio, loro città ch’essi chiamanoIkuveina, furono trovate nel 1444 le famose Tavole Eugubine, cinque in caratteri etruschi, due in latino e in lingua umbra, sulle quali si esercitò la pazienza e l’immaginazione di moltissimi eruditi. Vedi la nostraAppendice I.

[35]Plinio,Nat. hist.iii. 19:Umbrorum gens antiquissima Italiæ existimatur.—Dionigi,i. 18: ἕθνος ἐν τοῖς πάνυ μέγα τε καὶ ὰρχαῖον—Plinio, ivi:Tercenta eorum oppida Thusci debellasse reperiuntur. Il far celti gli Umbri oggi è contraddetto affatto, massime che la loro lingua è affine colla latina, e viepiù colla osca. VediAufrecteKirkhoff,Die Umbrischen Sprachdenkmäler; e per tuttoGrotefend,Sulla geografia e storia dell’antica Italia. Annover 1840.

Le città degli Umbri sono noverate da Plinio e corrette nell’edizione del Sellig (Amburgo 1851) così: Ameria, Acerra, Attidiate, Asisinate, Arnate, Æsinate, Camerte, Casuentillana, Carsulana, Camellia, Dolata, Fulginate, Fonenpiense, Frentana, Iguvio, Interamna, Mevanate, Mevaniolense, Matilicata, Mergentina, Narti, Narniense, Nequino, Nuceria, Ocricolo, Ostrano, Pitulana, Pisuerta, Plestina, Salentina, Sarsina, Spoleto, Suasana, Sestinate, Suillata, Tadinata, Trebia, Tuderto, Tuficana, Vesinisicata, Vettonense, Vindinata, Viventana, Vafria, Usidicana.

[36]I grecanici traggono il nome dei Pelasgi πελαργὸς gru, quasi somigliandone le migrazioni a quelle di quest’animale. Ottofredo Müller lo deriva daἀργὸς pianura, voce arcaica conservatasi ne’ dialetti di Tessaglia e di Macedonia, e da πελέω o πέλωabito(Gesch. hellenischer Stämme und Städte. Breslavia 1820). Potrebbe anche venire da πέλλας γῆvecchia terra; espressione conforme a γρικὸς. La Croix fa pelasgi tutti gl’Italiani e gli Etruschi: altri vuole pelasgi gli Umbri. Per quarant’anni Petit-Radel seguitò a raccogliere notizie o monumentali o scritte o di tradizione intorno a questo popolo, in tutti i paesi ove ne sia traccia. Più di quattrocentocinquanta città antiche furono esplorate dal 1810 in poi da ottanta viaggiatori, e massime nella spedizione scientifica della Morea dopo il 1829; e a Parigi nella biblioteca Mazarina furono collocati sessanta monumenti a rilievo in gesso colorato, che rappresentano le varie costruzioni dei Pelasgi storici e del favolosi Ciclopi. Quasi al modo con cui si stimò l’età della terra dagli strati sovrapposti, si valutarono le epoche della fondazione delle città dai diversi metodi di costruzione delle mura.

Sui monumenti pelasgi vedansi principalmente:

Raoul-Rochette,Histoire de l’établissement des colonies grecques.—Notices sur les Nuraghes.

Houel,Voyage pittoresque. 1787, tom.i.

Mazzera,Temple antédiluvien, 1829.

Dodwel,Classical tour, ecc.—Veduta e descrizione delle rovine ciclopee in Grecia e in Italia. Londra, 1834.

Marianna Dionigi,Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate da Saturno. Roma, 1809.

Middleton,Grecians remains in Italy. Londra, 1812.

Petit-Radel,Voyage dans les principales villes d’Italie. Parigi, 1815.—Recherches sur les monumens cyclopéens, et description des modèles en relief composant la galerie pélasgique de la bibliothèque Mazarine. Ivi 1841; e spessissime volte ilBullettinoe leMemoriedell’Istituto di corrispondenza archeologica. Quivi nel 1832, pag. 77, Gerhard diede il catalogo di tutte le opere ciclopiche d’Italia. Niebuhr nellaStoria romanadice:—«I Pelasgi non erano un’accozzaglia di zingari, come alcuno li dipinge, ma nazioni stabilite su proprie terre, fiorenti e gloriose in un tempo che precede la storia nota degli Elleni; e forse costituivano la popolazione più estesa in Europa, abitavano dall’Arno al Po e fin verso il Bosforo; se non che nella Tracia la loro stanza era interrotta, e le isole settentrionali del mar Egeo rannodavano la catena che congiungeva i Tirreni d’Asia coi Pelasgi argivi... Sotto la denominazione di Pelasgi sembra in Italia vadano compresi gli Enotrj, i Morgeti, i Siculi, i Tirreni, i Peucezj, i Liburni, i Veneti; e circondavano di lor dimore l’Adriatico, non men che l’Egeo. Quella parte di loro che lasciò il nome al mar Inferiore (Tirreni), di cui occupava la costa molto innanzi nella Toscana, aveva pure uno stabilimento in Sardegna: in Sicilia gli Elingi, al pari dei Siculi, appartenevano a questo ceppo. Nelle contrade interiori dell’Europa, i Pelasgi occupavano il pendìo settentrionale delle Alpi Tirolesi, e li troviamo col nome di Peon o Pannonj fin sul Danubio,se pureTeucri e Dardani non erano popoli differenti».

[37]Pausania,Arcadia, cap.iii. v. 603.

[38]Lib.ii, 52.

[39]Hestia,Vesta, dalla radice medesima diesto,sto.Zeus Herkeiosera il dio della proprietà; e rimase tal radice nel latino verboherciscere, distribuire l’eredità d’un padrefamiglia.

[40]Scoliaste di Apollonio Rodioad Argonauticam,i, 917.

[41]Giuseppe Sanchez,La Campania sotterranea, o brevi notizie degli edifizj scavati entro roccia nelle Sicilie e in altre regioni. Napoli, 1833. A migliaja sepolcri ha l’isoletta di Sant’Antioco (Enosi) presso a Sulci, or divenuti casolari; e così l’isola di Gozo.

[42]Petit-Radel,Notices sur les Nuraghes de la Sardaigne considérées dans leurs rapports avec les résultats des recherches sur les monumens cyclopéens et pélasgiques. Parigi, 1826. I molti altri che ne trattarono sono sorpassati dal cav. La Marmora, che applicò tutta la vita a studiare la Sardegna e i suoi monumenti. Egli crede i nuraghi non siano edifizj ciclopici, nè trofei, nè vedette, ma probabilmente pirei, cioè are del fuoco, somiglianti aitelayotdelle isole Baleari; per ciò elevati sopra colline, e forse li sormontava un terrazzo a cui salivasi per una scala interna. Più antichi e con minor arte costruiti vi si trovano circoli e ammassi di smisurati pietroni, simili alle pietre levate che presentano la Bretagna continentale e la Caledonia.

[43]Δἐ μονίοις τισὶ χόλαις ἐλαστρηθέντες.Dionigi,i.

[44]Così ύρσεις greco mutossi inturrispei Latini. Agrezio ci dice cheTusci natura linguæ suæ S literam raro exprimunt: hæc res fecit habere liquidam(ediz. Putsch., pag. 2269). Di fatto negli antichi poeti latini la troviamo elisa.

[45]Su questo passo fanno grande assegnamento i sostenitori delle origini greche. Si rifletta però che Lidia fu spesso sinonimo d’Asia; Erodoto stesso dice che Asio fu re di Lidia, e diede il proprio nome a questa terza parte del mondo (lib.ivex); e gli scoliasti d’Apollonio Rodio, al lib.idell’Argonautica, confermano che la Lidia dapprima si chiamava Asia.

[46]In Virgiliopassim.

[47]Mecenate è lodato da Orazio e da Properzio come discendente da re tirreni:

Mæcenas, atavis edite regibus.

Or., lib.i, od. 1.

Mæcenas eques, etrusco de sanguine regum.

Prop., lib.iii, el. 7.

Persio (iii. 27) domanda a un vanitoso

an deceat pulmonem rumpere ventis

Stemmate quod tusco ramum millesime ducis.

[48]Plinio,Nat. hist.,iii, 14.

[49]Tavole Eugubine. Tito Livio,ix. 30, dice che Umbri e Tusci parlavano la stessa lingua.

[50]Le altre potrebbero essere Rusella, Capena o Cosa: Müller aggiunge Pisa, Fesule, Falerj, Aurinia e Caletra, Salpino, Saturnia. Forse alcune dipendevano da altre, restando dodici le rappresentate. Pare in fatto che sotto a Vejo stesse Sabate, del cui territorio i Romani formarono poi la tribù Sabatina; Gravisca dipendeva da Tarquinj, Aurinia da Caletra; Populonia era colonia di Volterra. Ma le relazioni fra le principali e le dipendenti ci sono ignote, come quelle fra le tre Etrurie.

[51]Sed Roma tam rudis erat, cum, relictis libris et disciplinis etruscis, græcas fabulas rerum et disciplinarum erroribus ligaret, quas ipsi Hetrusci semper horruerunt.Catone, Origines.—Deum demagorgona, cujus nomen scire non licet... principem et maximum deum: ceterorum numinum ordinatorem.Piac. Lutatio, exTages, Schol. ad Thebaidem Statii.iv. 516.

[52]Rituales nominantur Etruscorum libri, in quibus præscriptum est quo ritu condantur urbes, aræ, ædes sacrentur, qua sanctitate muri, quo jure portæ, quo modo tribus, curiæ, centuriæ distribuantur, exercitus constituantur, ordinentur, cæteraque ejusmodi ad bellum, ad pacem pertinentia.Festo.—In agro Tarquinensi puer dicitur divinitus exaratus, nomine Tages, qui disciplinam cecinerit extispicii, quam lucumones, tum Etruriæ potentes, exscripserunt.Censorino, De die natali,iv.

[53]VediCreuzer,Simbolica.

[54]Etruria erumpere quoque terra fulmina arbitratur.Plinio,Nat. hist.,ii, 55.

[55]Pict. Etr. in vasis, vol.ii, p. 11.

[56]Goes ne’Geomatici o Agrimensori, pag. 258, riferisce questoFragmentum Vegoiæ Arrunti Voltumno:—Scias mare ex æthere remotum. Cum autem Jupiter terram Hetruriæ sibi vindicavit, constituit jussitque metiri campos, signarique agros; sciens hominum avaritiam vel terrenam cupidinem, terminis omnia scita esse voluit, quos quandoque ob avaritiam prope novissimi (octavi) sæculi datos sibi homines malo dolo violabunt, contingentque atque movebunt. Sed qui contigerit moveritque, possessionem promovendo suam, alterius minuendo, ob hoc scelus damnabitur a diis. Si servi faciant, dominio mutabuntur in deterius. Sed si conscientia domestica fiet, celerius domus extirpabitur, gensque ejus omnis interiet: motores autem pessimis morbis et vulneribus afficientur, membrisque suis debilitabuntur. Tunc etiam terra a tempestatibus vel turbinibus plerumque late movebitur; fructus sæpe lædentur decutienturque imbribus atque grandine, caniculis interient, robigine occidentur; multæ dissensiones in populo fient. Hæc scitote, cum talia scelera committuntur: propterea neque fallax neque bilinguis sis, disciplinam pone in corde tuo.

[57]Arnobio,iii, 40;Mueller,Etruschi,ii, 87;Gerhard,Memoria sul Panteon etrusco, letta all’Accademia di Berlino l’aprile 1845.

[58]Dionigi d’Alicarnasso (i. 67) reca le varie qualificazioni dei Penati, ιεοὶ πατρῶι, γενέθμιοι, κτήσιοι, μυχιοι, ἕρχιοι.

[59]Manus per bonusdovettero dire i Latini; e Servio e Macrobio traducono quello in questo; e resta il contrarioimmanis.

[60]Marciano Capella(De nuptiis philologiæ et Mercurii,ii, 9) scrive, conforme agli antichi:Verum illi (Hetrusci) manes, quoniam corporibus illo tempore tribuuntur quo fit prima conceptio, etiam iisdem corporibus delectantur, atque cum iis manentes, appellantur Lemures. Qui si vitæ primoris adjuti fuerint honestate, in Lares domorum urbiumque vertuntur; si autem depravantur ex corpore, Larvœ perhibentur ac Maniæ.

Sulla religione degli Etruschi il Creuzer è scarso assai, nè molto vi aggiunse Guignaud negli ampissimi supplementi: più largheggia il Müller nei cap. 4, 5 e 6 del lib.iii.

[61]Templum, dondecontemplare, che si trae da τέμενος intersecato.

[62]I Romani dissero re Porsena per mala intelligenza, seppure egli non fosse re di qualche Stato particolare, e, posto a capo della federazione, conservasse quel titolo. A tal modo si spiegherebbe anche quel passo di Dionigi,iii. 61: Τυῤῥηνον ἔθος ἐδόκει, ἑκάστῳ τῶν κατὰ πόλιν βασιλέων ἕνα προηγεϊσθαι ῤαβδοφόρον, ἄμα τῇ δέσμῃ τῶν ῥαβδων πέλεκυν φέροντα· εἰ δὲ κπινὴ γίνοιτο τῶν δώδεκα πόλεων στρατεία, τοὺς δώδεκα πελέκεις ἐνὶ καραδίδοσθαι τῶ λαγόντι τὴν αὐτοκράτορα ἀρχὴν. Altri pretese trovarvi una serie di re, discendenti da Giano; e il Dempstero fa in duemila e cinquecento anni regnare quattro dinastie, i Gianizeni, i Coriti, i Larti, i Lucumoni. Müller argomenta le istituzioni civili dell’Etruria da quelle di Roma antica, partendo dal supposto che questa le traesse dalla prima.

[63]Pare che, nell’intenzione degl’Italiani, questa magnificenza esteriore avesse del simbolico, e ravvicinasse gli uomini ai numi; perciò il trionfante in Roma compariva vestito da Giove e colla faccia tinta di minio, come l’effigie di questo in Campidoglio.Enumerat auctores Verrius, quibus credere sit necesse. Jovis ipsius simulacri faciem diebus festis minio illini solitum, triumphantumque corpora.Plinio.

[64]La salsiccialucanicaconservò il nome nei nostri vulgari.Obesus Hetruscus;Catullo,xxxvii. 11.Pinguis Tyrrhenus;Virgilio,Georg.,ii. 193. E nell’Æn.xi. 735:

At non in Venerem segnes, nocturnaque bella,Aut ubi curva choros indixit tibia Bacchi,Expectare dapes et plenæ pocula mensæ.

Vedi Teopompo pressoAteneo,xii. 3. EDionigi,ix, 16: Αβροδίαιτον γὰρ δη καὶ πολυτελές τὸ τῶν Τυῤῥηνῶν ἔθνος ἦν, οἴκοι τε καὶ ἐπὶ στρατοπέδου ὑπεραγάμενον ἔξω τῶν ἀναγκαίων πλούτου τε καὶ τέχνες ἔργα παντοῖα πρὸς ἡδονὰς μεμηχανημένα καὶ τρυφὰς.

Anche delle belle donne loro, che Teopompo chiamò τὰς ὄψεις καλὰς, poco felice concetto ci dà quel d’Orazio,iii. od. 10:

Non te Penelopen difficilem procisTyrrhenus genuit parens;

e peggio Plauto,Cistellaria,ii. 3:

....Non enim hic, ubi ex tusco modoTute tibi indigne dotem quæras corpore.

[65]Tutte le loro misure e divisioni sono multiple e submultiple del 12 e del 10. La misura agraria (vorsus), come ilplectrongreco, è un quadrato di cento piedi.

[66]Erodoto,vi. 17.

Si disputa fra i dotti se i Fenicj o gli Etruschi introducessero la civiltà nella Scandinavia, dove ora si trovano monete antichissime greche e fino d’Egina per ornamenti. Le vie per cui gli Etruschi vi andavano erano probabilmente, una per le Alpi Pennine, l’Elvezia, il Reno, l’Annover fin verso il Weser e l’imboccatura dell’Elba: l’altra per la Stiria, Vienna, la Slesia verso le bocche della Vistola o il Brandeburgo riuscendo nella Pomerania a sinistra dell’Oder e a Rugen, ove dovea confluire un’altra strada che da Val di Po e dall’Adige pel Brennero e la Baviera veniva da Halle. Erodoto pone l’Eridano verso il Baltico, e forse lo confonde col Po, dove non si raccoglieva l’elettro, ma si deponeva quello recato dalla Vistola, dall’Eider, dal Giutland. Però l’ambra si trova non solo in Sicilia, ma nella pineta di Ravenna, negli strati subappennini dei Bolognese e nelle sabbie del Po, donde poteano esser tratti i pezzi che ora si cavano dalle tombe etrusche e dalle terramare, per quanto lo neghi Virchow nelRagguaglio sulla cosmologia ed etnologia italiane (Berlin Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte).

[67]Ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες, καὶ πολλοὺς θάλαττα κρατήσαντες.Diodoro,v. L’antica navigazione nel Mediterraneo durava da maggio sino al cominciar di novembre, cioè dal levare eliaco sin al tramonto eliaco delle Plejadi. Questa costellazione potrebbe trarre il nome, non già da πλείοιpiù,molti, ma da πλεῖνnavigare.

[68]Etrusci campi..... frumenti ac pecoris et omnium copia rerum opulenti.Livio,xxii. 3.Etruscos.... gentem Italiæ opulentissimam armis, viris, pecunia esse.Lo stesso,x. 16.

[69]Niebuhr.Dell’anno dei Romani antichissimi e degli altri Italiani.Vedi l’AppendiceII.

[70]Τυῤῥήνων γενεὰν φαρμακοποιὸν ἔθνος,I Tirreni genìa da farmachi. Eschilo pressoTeofrasto,ix. 15; se pure non intendeva di farmachi magici.

[71]Aristotele, pressoPolluce,iv. 56;Plutarco,Del frenar l’ira;Ateneo,xii. 5.

[72]Cicerone, Brut. 10; Tuscul.iv. 2.Romuli autem ætatem jam inveteratis literis atque doctrinis.... fuisse cernimus.De rep.ii. 10. E pressoAgostino,De civ. Dei,xviii. 24, dice esser Romolo venutonon rudibus atque indoctis temporibus, sed jam eruditis et expolitis.

[73]Genesix. 22. Vedi l’AppendiceI.

[74]Διεσώζοντο... παρὰ τοῐς ἐπιχωρίοις μνῇμαι κατὰ ἔθνη τε καὶ κατὰ πόλεις, εἲτ̓ ἐν βεβηλοῖς ἀποκειμέναι γραφαὶ.Dionigi.

[75]Thiersch (Ueber das Grabmal des Aliattes, Monaco 1833) sostiene la somiglianza del sepolcro di Aliatte descritto da Erodoto, lib.i. c. 95, con questo di Porsena, descritto da Plinio, e ne induce la parentela dell’Etruria colla Lidia.

[76]Nel 1852 vi fu scoperto l’ipogeo della famiglia Vibia, sul quale l’anno appresso stampò una memoria Gian Carlo Conestabile, rivelando molti sbagli presi dall’illustre Vermiglioli nel leggere le iscrizioni etrusche. In questo solo ipogeo ve n’ha venti, ma che non ci ajutano a conoscere quella lingua.

Altri scavi fecero Noël de Vergers e Alessandro François alla Cucumella di Vulci. Vi si trovarono due torri, una quadrata e una conica. Sulle rive della Fiora si trovò un ipogeo colla camera sepolcrale, ricca di pitture, di cui la principale è il sacrifizio umano offerto da Achille a’ mani di Patroclo; e di fronte un altro sacrifizio di schiavi, con nomi etruschi, che indicano un fatto della storia nazionale.

Importantissimi scavi furono fatti in questi ultimi tempi, formati nuovi musei: del che tutto informa ilBullettino dell’Istituto di corrispondenza archeologica.

[77]

Aut porcus Umber, aut obesus Etruscus.

Catullo,xxxvii. 11.

[78]Dai sepolcri volle conoscere la vita etrusca Giorgio Dennis,The cities and cemeteries of Etruria. Londra 1848. Hamilton Grey,Tour to sepulchr. of Etruria, 1840, dice che la necropoli di Tarquinia, di quattromila centoquarantasei ettari di superficie, giudicandone dalle duemila tombe aperte finora, può contenere due milioni di sepolti; sicchè dovette servire per sei secoli a una popolazione di centomila abitanti.

[79]Marziale, lib.xiv, come se si trattasse di scodelle di Biella, dice:

Aretina nimis ne spernas vasa monemus,Lautus erat tuscis Porsena fictilibus.

Persio,ii. 60:

Aurum, vasa Numæ, saturniaque impulit æra,Vestalesque urnas, et tuscum fictile mutat.

Giovenale,xi, 108:

Ponebant igitur tusco ferrata catino.

Plinio,xl. 45, scrive che l’arte delle stoviglie èelaborata Italiæ, et maxime Etruriæ. Però Seneca racconta che i coloni piantati da Giulio Cesare a Capua, per fabbricare case rustiche disfaceano gli antichi sepolcri, tanto più chealiquantulum vasculorum operis antiqui reperiebant. E mille anni dopo, Giovan Villani (Cronache, lib.i. 47) sapeva che «in Arezzo anticamente furono fatti per sottilissimi maestri vasi rossi con diversiintagli, che veggendoli pareano impossibili esser opera umana, e ancora se ne trovano».

[80]Relazioni d’alcuni viaggi nella Toscana, tom.i. p. 47. Anche descrivendo la spiaggia di Cecina, riparla di grandi ammassi di rottami d’anfore, tubi, embrici e altri lavori di terra cotta, con anfore intiere, e misti a ossa umane. Sembra però si tratti di figuline de’ tempi romani, giacchè egli porta molte iscrizioni latine che v’erano impresse.

[81]Plinio,xxv. 43.

[82]Crizia pressoAteneo,i. 28: Τυρσήνη δὲ κρατεῖ κρυσότυπος φιάλη, καὶ πᾶς χαλκὸς ὅτις κοσμεῖ δόμον ἔν τινι χρείᾳ. —Ferecrate, ivixv. 700: Τὶς τῶν λυχνείων ἡ ἐργασία; τυῤῥθνικὴ ποικίλαι γὰρ ἦσαν αἱ παρὰ τοῖς Τυῤῥενοῖς ἐργασίαι.


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