NOTE:

NOTE:1.Orazio, Ep.II.2.Græcia capta, ferum victorem cepit, et artesIntulit agresti Latio...Serus enim græcis admovit acumina chartis.Ep.II. 1.(*) Mommsen vorrebbe che i versi fescennini e le atellane fossero detti non dalle distrutte città di Fescennio e Atella, ma dal porsi in queste città la scena delle commedie, affine di satirizzare senza incorrere le gravi pene comminate a chi ingiuriasse un cittadino romano.3.Lib.VII, cap. 2.4.Plauto nel prologo delTrinummodice:Plautus vortit barbare; ebarbarica lexchiama la romana neiCaptivi; eBarbarial'Italia nelPenulo.5.Vatesdafari, come Fauni; ed è comune alle genti il chiamare sè parlanti, e muti gli stranieri.6.Orazio, Ep.II. 1;Tacito,Ann.,XIV. 21.7.Singolarmente un Rintone da Taranto, modello di Lucilio, e inventore d'una non sappiamo quale specie di commedia (Lydus,De magistratibus rom.,I. 41). Forse era quella che a Roma dicevasiRintonica.8.Ciò risulta da Diomede,III. 488, nella collezione di Putsch.9.Munck,De atellanis fabulis, pag. 52, crede Strabone s'ingannasse sull'osce loqui, volendo questo dire non che si servissero della lingua osca, ma che parlavanooscamente, cioè rusticamente.10.Martino Hertz, in una memoria stampata a Berlino il 1854, sostiene che deva dirsi Tito Maccio Plauto, nè altrimenti pensano l'editore di Plauto Ritschl e Lachmann; così trovando in un palinsesto. Non pare abbiano ragione.11.Per esempio:Obsequium amicos, veritas odium parit.Amantium iræ amoris integratio est.Homo sum; humani nihil a me alienum puto.12.Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamenNon atticissat, verum at sicilissat.Prologo deiMenæchmi.Anche Cicerone (Divin. in Verrem) rinfacciava a Cecilio, suo competitore, d'avere imparato le greche lettere non in Atene ma al Lilibeo, le latine non a Roma ma in Sicilia. Ciò proveniva dall'usarsi nell'isola e il latino e il greco, il che guastava entrambe le lingue; e forse più il commercio co' Cartaginesi.Nel vol.IIIdelleMemorie sulla Siciliaè inserita una dissertazione di Giuseppe Crispi «intorno al dialetto parlato e scritto in Sicilia quando fu abitata dai Greci», corredata di esempj che scendono fino alla dominazione normanna, cioè al sottentrare dell'italiano.13.Anche Terenzio alcuni pretendono sia scritto in prosa; tante sono le licenze a cui bisogna ricorrere per ridurlo a versi giambi trimetri, cioè di sei piedi, nei quali la sola regola chequasi sempreegli osserva è di finire con un giambo.14.Lo snodarsi ordinario degli intrecci col ricomparire d'un personaggio creduto morto, o col far riconoscere un padre o un figlio, trovava giustificazione fra gli antichi dall'abitudine di esporre i bambini e ridurre schiavi i prigioni di guerra, dalle frequenti rapine de' corsari, e dalle scarse comunicazioni fra' paesi. Quanto agli a parte e alla doppia azione, restavano meno sconci per la vastità dei teatri, e perchè la scena per lo più rappresentava una piazza, cui molte strade metteano capo.Di Terenzio cantava Cesare:Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander,Poneris, et merito, puri sermonis amator;Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis,Comica ut æquato virtus polleret honoreCum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres!Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.Sebbene la frasevis comicasia divenuta vulgata, inclino a credere che il terzo e quarto verso vadano punteggiati come ho fatto, unendo ilcomicaavirtus. Vedasi tom.I, pag. 364.15.Quod si personis iisdem uti aliis non licet,Qui magis licet currentes servos scribere,Bonas matronas facere, meretrices malas,Parasitum edacem, gloriosum militem,Puerum supponi, falli per servum senem,Amare, odisse, suspicari? DeniqueNullum est jam dictum quod non dictum sit prius.Prologo dell'Eunuco.Ecco l'intreccio di tutte le commedie.Sui comici latini porta questo giudizio Vulcazio Sedigito, vivente sotto gl'imperatori:Multos incertos certare hanc rem vidimusPalmam poetæ comico cui deferant.Eum, meo judicio, errorem dissolvam tibi,Ut, contra si quis sentiat, nihil sentiat.Cæcilio palmam Statio do comico:Plautus secundus facile exsuperat ceteros:Dein Nævius qui fervet, pretio in tertio est:Si erit quod quarto detur, dabitur Licinio:Attilium post Licinium facio insequi;In sexto sequitur hos loco Terentius:Turpilius septimum, Trabea octavum obtinet:Nono loco esse facile facio Luscium;Decimum addo causa antiquitatis Ennium.PressoA. Gellio,XV. 24.Sembra non abbia voluto indicare che gli autori di commediepalliatæ, e perciò lasciasse daccanto persino Afranio, illustre nelletogatæ.16.Poeta, cum primum animum ad scribendum appulit,Id sibi negotii credidit solum dariPopulo ut placerent quas fecisset fabulas.Terenzio, prologo dell'Andria....Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,Quam maxume servire vestris commodis.Prologo dell'Eautontimorumenos.17.Perchè Roma non ebbe tragedie? Tale questione è magistralmente trattata da Nisard,Etudes sur les mœurs et les poètes de la décadence, a proposito di Seneca. — Lance (Vindiciæ romanæ tragediæ. Lipsia 1822) raccolse ben quaranta tragici romani. — Vedi pureTragicorum romanorum reliquiæ: recensuit Otto Ribbeck. Lipsia 1852.18.Si quis populo occentassit, carmenve condisti, quod infamiam faxit flagitiumve alteri, fuste ferito.Cicerone,De republica, dice: — Le XII Tavole avendo statuita la morte per pochissimi fatti, tra questi stimarono non doverne andar esente colui che avesse detto villanie, e composto versi in altrui infamia e vitupero. E ottimamente, perchè il viver nostro dev'essere sottoposto alle sentenze de' magistrati ed alle dispute legittime, non al capriccio de' poeti; nè dobbiamo udir villanie se non a patto che ci sia lecito il rispondere e difenderci in giudizio». Elegantissimamente Orazio soggiunge nella già più volte citataEpistolaII. 1:Libertasque recurrentes accepta per annosLusit amabiliter, donec jam sævus apertamIn rabiem verti cœpit jocus, et per honestasIre domos impune minax. Doluere cruentoDente lacessiti: fuit intactis quoque curaConditione super communi: quin etiam lexPœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquamDescribi. Vertere modum, formuline fustisAd bene dicendum, delectandumque redacti.19.Quando Cicerone fu richiamato in patria, Esopo tragico, recitando ilTelamonedi Azzio e cambiando poche parole, fece applauso a lui con questi motti:Quid enim? Qui rempublicam certo animo adjuverit, statuerit, steterit cum Argivis... re dubia nec dubitarit vitam offerre, nec capiti pepercerit... summum animum summo in bello... summo ingenio præditum... O pater!... hæc omnia vidi inflammari... O ingratifici Argivi, inanes Graji, immemores beneficii!... Exulare sinitis, sinitis pelli, pulsum patinimi etc.Nei giuochi Apollinari, avendo Difilo recitato questi versi,Nostra miseria tu es magnus...Tandem virtutem istam veniet tempus cum graviter gemes...Si neque leges, neque mores cogunt...,il popolo volle vedervi un'allusione a Pompeo, e costrinse l'attore a replicarli migliaja di volte;millies coactus est dicere.Cicerone,ad Attico,II. 19.Sotto Nerone, un attore dovendo pronunziare,Addio, padre mio; addio, madre mia, accompagnò il primo coll'atto del bere, il secondo coll'atto del nuotare, per alludere al genere di morte dei genitori di Nerone. Poi in un'atellana proferendo,L'Orco vi tira pei piedi(Orcus vobis ducit pedes), voltavasi verso i senatori.20.Erano Britanni quei che abbassavano, noi diremmo alzavano gli scenarj:Vel scena ut versis discedat frondibus, utquePurpurea intexti tollant aulæa Britanni.Virgilio,Georg.,III. 24.21.Della critica di Acilio un bel saggio ci conservò A Gellio, intendendo mostrarcene lasimplicissima suavitas et rei et orationis(XI. 14):Eundem Romulum dicunt ad cœnam vocatum, ibi non multum bibisse, quia postridie negotium haberet. Ei dicunt: — Romule, si istud omnes homines faciant, vinum vilius sit». Is respondit: — Immo vero carum, si quantum quisque volet, bibat; nam ego bibi quantum volui». C'è bene da disgradare lecronicacce di frati, contro cui se la piglia Carlo Botta.22.Εἰ γὰρ, ἧς πάντες εὐχόμεθα τοῖς Θεοῖς τυχεῖν, καὶ πᾶν ὑπομένομεν ἱμείροντες αὺτῆς μετασκεῖν, καὶ μόνον τοῦτο τῶν νομιζομένων ἀγαθῶν ἀναμφισβήτητόν ἐστι παρ’ ἀνθρώποις (λέγω δὴ τὴν εἰρήνην) κ. τ. λ.23.Ὅτι σφόδρα οἱ ̔Ρωμαῖοι φιλοτιμοῦνται δικαίους ἐνίστασθαι τοὺς πολέμους.Framm.XXXII. 4. 5.24.Anche Eumachio di Napoli avea descritto le geste di Annibale. Celidonio Errante ha un discorso sui difetti della primitiva storia siciliana, derivati dall'esserci giunta solo per frammenti; e suggeriva di supplirvi in qualche modo col radunare que' frammenti. Cominciò egli stesso l'opera nellaBiblioteca greco-sicula(Palermo 1847), ove discorre di varj storici, quali Antioco, Temistogene, Filisto, Dicearco ed altri.25.Libros tuos conserva, et noli desperare eos me meos facere posse; quod si assequero, supero Crassum divitiis, atque omnium vicos et prato contemno.Ad Attico,I. 4. —Bibliothecam tuam cave cuiquam despondeas, quamvis acrem amatorem inveneris: nam omnes vindemiolas eo reservo, ut illud subsidium senectuti parem.Ivi, 10. E spesso ritocca la corda.26.De latinis (libris) quo me vertam nescio; ita mendose et scribuntur et veneunt.Cicerone,ad Quintum,III. 5.27.Fuvvi bibliotecario Giulio Igino, che scrisse delle api e degli alveari. Giulio Attico e Grecino trattarono della coltura delle viti.28.Acad. Quæst.,I. 3: — Noi peregrini e quasi stranieri nella città nostra, i tuoi libri condussero, per così dire, a casa, talchè potessimo conoscere chi e dove fossimo. Tu l'età della patria, tu la descrizione dei tempj, tu la ragione delle cose sacre e dei sacerdoti, tu la disciplina domestica e la guerresca, tu la sede dei paesi e dei luoghi, tu ci mostrasti delle cose tutte umane e divine i nomi, i generi, gli uffizj, le cause, ecc.29.Le etimologie di Varrone sono già derise da Quintiliano,Inst. orat.,I. 6:Cui non post Varronem sit venia? quiagrum,quod in eoagaturaliquid; etgraculosquia gregatim volent, dictos Ciceroni persuadere voluit; cum alterum ex græco sit manifestum duci, alterum ex vocibus avium? Sed huic tanti fuit vertere, ut merula, quæ sola volat, quasi mera volans, nominaretur.30.Fra le sentenze di Varrone, alcune vengono opportune anche oggi, specialmente a coloro che l'erudizione antepongono a tutto.Non tam laudabile est meminisse quam invenisse: hoc enim alienum est, illud proprii muneris est.Elegantissimum est docendi genus exemplorum subditio.Amator veri non tam spectat qualiter dicitur, quam quid.Illum elige eruditorem, quem magis mireris in suis quam in alienis.Non refert quis, sed quid dicat.Sunt quædam quæ eradenda essent ab animo scientis, quæ inserendi veri locum occupant.Multum interest utrum rem ipsam, an libros inspicias. Libri nonnisi scientiarum paupercula monimenta sunt; principia inquirendorum continent, ut ab his negotiandi principia sumat animus.Eo tantum studia intermittantur, ne obmittantur. Gaudent varietate musæ, non otio.Nil magnificum docebit qui a se nil didicit. Falso magistri nuncupantur auditorum narratores. Sic audiendi sunt ut qui rumores recensent.Utile sed ingloriosum est ex illaborato in alienos succedere labores.31.Nat. hist.,XXXV. 2. — Raoul-Rochette li credeva miniati.32.Nudi sunt, recti et venusti, omni ornatu orationis, tamquam veste, detracto; sed dum voluit alios habere, parata unde sumerent qui vellent scribere historiam, ineptis gratum fortasse fecit qui volunt illa calamistris inurere; sanos quidem homines a scribendo deterruit: nihil enim est in historia pura et illustri brevitate dulcius.Cicerone, De orat., 75. —Summus auctorum divus Julius.Tacito. —Tanta in eo vis est, id acumen, ea concitatio, ut illum eodem animo dixisse quo bellavit appareat.Quintiliano, Inst. orat.,X. 1.L'ottavo libro dellaGuerra gallicasi ascrive comunemente a un Irzio, che stese pure i commentarj sulle guerre d'Alessandria, d'Africa e di Spagna.33.Svetonio, inCesare, 20, inAugusto, 36. — Le Clerc, nella sua opera de'Giornali fra i Romani(Parigi 1838), non solo intende provare ch'essi aveano effemeridi al modo nostro, ma che, per mezzo di queste e degli Annali Pontifizj, può rendersi alla storia de' primi tempi la certezza che la critica tende a rapirle. Vedansi pureLieberkuehn,Commentatio de actis Romanorum diurnis. Weimar 1840.Schmidt,Zeitschrift für Geschichtswissenschaft. Berlino 1844.Huebner,De senatus populique romani actis. Lipsia 1860.Eccone qualche esempio:III.Kal. Aprileis.Fasces penes Æmilivm· lapidibvs plvit invejenti· Postvmivs trib. pleb. viatorem misit ad eos quod is eo die senatum nolvisset cogere· intercessione P. Decimii trib. pleb. res est svblata· Q. Avfidivs mensarivs tabernæ argentariæ ad scvtvm cimbricvm cvm magna vi æris alieni cessit foro· retractus ex itinere cavsam dixit apvd P. Fontejvm Balbvm præt. et cvm liqvidum factum esset evm nvlla fecisse detrimenta jvssus est in solidum æs totum dissolvere.IV.Kal. Aprileis.Fasces penes Licinivm· fvlgvravit tonvit et qvercvs tacta in svmma velia pavllvm a meridie· rixa ad Janvm infimvm in cavpona et cavpo ad vrsum galeatvm graviter savciatvs· C. Titinivs æd. pl. mvlctavit lanios qvod carnem vendidissent popvlo non inspectam· de pecunia mulctatitia cella extrvcta ad tellvris lavernæ.34.Candidissimus omnium magnorum ingeniorum æstimatur Livius.Seneca. I suoi libri erano cinquantadue, arrivando da Romolo fino alla morte di Druso nel 744. Ne restano trentacinque non seguenti, cioè i primi dieci dalla fondazione di Roma sino al 460; manca tutta la seconda decade; poi si ha dal libroXXIalXL, cioè dal principio della seconda guerra punica fino al 586: del restante i sommarj, che credonsi di Floro.Negli archivj segreti di Torino giacciono le carte scritte dall'infelice Pietro Giannone, durante la sua prigionia. Fra queste sono iDiscorsi storici e politici sopra gli Annali di Tito Livio, ch'e' fece a imitazione del Machiavelli, ma con intento diverso, giacchè si proponeva, non solo di gratificarsi Carlo Emanuèle III, al quale non v'ha lode ch'egli non prodighi, ma di mostrare il suo rispetto per la santa sede, e «manifestare al mondo i miei religiosi, sinceri e cattolici sentimenti, ne' quali vivo e persisto; e.... a riguardo dell'eminenza e superiorità della Chiesa di Roma sopra tutte le altre Chiese del mondo cattolico, non ho io tralasciato le prove più forti ed efficaci... chè ben dovrebbe essere studio e somma cura di tutti gl'italici ingegni bene stabilirla, non essendo nella nostra Italia rimasto oggi pregio maggiore e cotanto illustre ed insigne che questo... Onde, se mai pe' miei precedenti scritti avess'io in ciò errato e dato occasione ad altri di errare, è ben dovere che si ricredano ora nella sincera dottrina... e se mai avesser seguito la vestigia di un Pietro negante, giusto è che seguitino ora le pedate dello stesso Pietro penitente...».È bene ricordarsi che scriveva «in solitudine, fra' deserti monti delle Langhe, senza libri, senza amici e senz'ajuto, e fra lo squallore e la tabe d'una misera ed angusta prigione» (DiscorsoXIII). Non è da aspettarsene gran senno critico, nè estesa filologia; ma assume diversi punti, e per es. nel discorsoIIIragionadella franchezza con la quale Livio scrisse delle cose appartenenti alla religione romana, e non solo intorno al culto degli Dei ed a' loro vantati miracoli, ma in tutt'i suoi rapporti serbasse un'incorrotta sincerità di fedele storico e di profondo e grave filosofo.Ab uno disce omnes.Questa, come altre opere del Giannone, venne in luce per cura dell'illustre professore Pasquale Mancini, coi tipi dell'Unione tipografico-editrice torinese.35.Pompej Trogi fragmenta, quarum alia in codicibus manuscriptis bibliothecæ Ossolinianæ invenit, alia in operibus scriptorum maxima parte polonorum jam vulgatis primum animadvertit...Augustus Bielowski. Leopoli 1853.36....Ausus es unus ItalorumOmne ævum tribus explicare chartisDoctis, Jupiter! et laboriosis.Catullo.37.Non ignorare debes, unum hoc genus latinarum literarum adhuc non modo non respondere Græcis, sed omnino rude atque inchoatum morte Ciceronis relictum. Ille enim fuit unus qui potuerit et etiam debuerit historiam digna voce pronuntiare, quippe qui oratoriam eloquentiam, rudem a majoribus acceptam, perpoliverit, philosophiam ante eum incorruptam latina sua conformaverit oratione. Ex quo dubito, interitu illius, utrum respublica an historia magis doleat.Framm. — Cicerone stesso (De leg., lib.I) si fa dire da Attico:Postulatur a te jamdiu, vel flagitatur potius historia. Sic enim putant, te illam tractante, effici posse ut in hoc etiam genere Græciæ nihil cedamus: atque, ut audias quid ego ipse sentiam, non solum mihi videris eorum studiis qui literis delectantur, sed etiam patriæ debere hoc munus, ut ea, quæ per te salva est, per te eundem sit ornata. Abest enim historia literis nostris... Potes autem tu profecto satisfacere in ea, quippe quum sit opus, ut tibi quidem videri solet, unum hoc oratorium maxime.38.Quibusdam, et iis quidem non admodum indoctis, totum hoc displicet philosophari.Cicerone, De finib.,I. 1. —Vereor ne quibusdam bonis viris philosophiæ nomen sit invisum.De off.,II. 1. —Reliqui, etiamsi hæc non improbent, tamen earum rerum disputationem principibus civitatis non ita decorum putant.Acad. Quæst.,II. 2.39.Cicerone,De finib.,IV. 28 e 9;Acad. Quæst.,II. 44.40.Cicerone,Topica. Quæst.I.41.Multi jam esse latini libri dicuntur, scripti inconsiderate ab optimis illis quidem viris, sed non satis eruditis. Fieri autem potest ut recte quis sentiat, sed id quod sentit, polite eloqui non possit... Philosophiam multis locis inchoasti (o Varro) ad impellendum satis, ad edocendum parum.Lo stesso,Acad.,I.Tra i filosofi latini non vogliamo preterire Corellia, lodata da Cicerone comemirifice studio philosophiæ flagrans, e da lui amata troppo, se crediamo a Dione, lib.XLVI.42.Sic parati ut... nullum philosophiæ locum esse pateremur, qui non latinis literis illustratus pateret.De divin.,II. 2. Nel proemio delleTusculaneprofessa dolergli che molte opere latine siano scritte neglettamente da valenti uomini, e che molti i quali pensano bene, non sappiano poi disporre elegantemente, il che è un abusare del tempo e della parola. NegliUffizjraccomanda a suo figlio di leggere le sue filosofiche discussioni. — Quanto al fondo pensa quel che ne vuoi: ma tal lettura non potrà che darti uno stile più fluido e ricco. Umiltà a parte, io la cedo a molti in fatto di scienza filosofica, ma per quel che sia d'oratore, cioè la nettezza e l'eleganza dello stile, io consumai la vita intorno a quest'abilità, onde non fo che usare un mio diritto col reclamarne l'onore».43.Ἀπόγραφαsunt, minore labore fiunt; verba tantum affero, quibus abundo.Ad Attico,XII. 52.44.Platone quanto allo Stato non andava pensando a riforme, non ad esaminare se il diritto sovrano stia in alto o in basso, e come applicarlo; ma crede necessario educar l'uomo, e dargli le virtù cardinali, che sono prudenza, fortezza, temperanza, giustizia. Con queste, più non importa stillarsi a far regolamenti; senza queste, i regolamenti saranno violati o elusi. — Fan da ridere davvero i nostri politici che tornano ogni tratto sulle loro ordinanze, persuasi di trovare un fine agli abusi, senza accorgersi ch'è un tagliar le teste dell'idra».De repub., lib.IV. Queste parole dell'insigne Greco dopa duemila anni non perdettero l'opportunità.45.Turbatricem omnium rerum Academiam... Si invaserit in hæc, nimias edet ruinas, quam ego placare cupio, submovere non audeo.De leg.,I. 13.46.La conchiusione del trattato sulla natura degli Dei è:Ita discessimus ut Vellejo Cottæ disputatio verior, mihi Balbi ad veritatis similitudinem videretur esse propensior.47.Tuscul., v. 7.48.Natura propensi sumus ad diligendos homines, quod fundamentum juris est.De leg.,I. 13. —Studiis officiisque scientiæ præponenda, sunt officia justitiæ, quæ pertinent ad hominum caritatem, qua nihil homini debet esse antiquius.De off.,I. 43.Quid est melius aut quid præstantius bonitate et beneficentia?De nat. Deorum,I. 43.49.De off.,II. 18. 16.50.Quum se non unius circumdatum mœnibus loci, sed civem totius mundi quasi unius urbis agnoverit.De leg.,I. 23. —Qui autem civium rationem dicunt habendam, externorum negant, ii dirimunt communem humani generis societatem; qua sublata, beneficentia, liberalitas, bonitas, justitia funditus tollantur.De off.,III. 6.Est autem non modo ejus qui servis, qui mutis pecudibus præsit, eorum quibus præsit, commodis utilitatique servire.Ad Quintum,I. 1. 8; e più generosamenteDe off.,I. 13:Est infima conditio et fortuna servorum: quibus non male præcipiunt qui ita jubent uti ut mercenariis; operam exigendam, justa præbenda.51.Bellum ita suscipiatur, ut nihil aliud nisi pax quæsita videatur... Suscipienda sunt bella ob eam causam, ut sine injuria in pace vivatur.De off., e vediI, 23.52.De repub.,III. —De off.,II.VediFacciolati,Vita Ciceronis litteraria. 1760.Hulsemann,De indole philosophica Ciceronis, ex ingenio ipsius et aliis rationibus æstimanda. 1799.Gautier de Sibert,Examen de la philosophie de Cicéron. Memorie dell'Accademia d'Iscrizioni, tomiXLI. XLIII.Meiners,Oratio de philosophia Ciceronis, ejusque in universam philosophiam meritis.Kuhner,M. T. Ciceronis in philosophiam ejusque partes merita.e tutti gli storici della filosofia.La prima edizione compita delle opere di Cicerone, ove fossero compresi anche i frammenti scoperti dal Maj nel 1814-1822, dal Niebuhr nel 1820, dal Peyron nel 1824, è quella di Le Clerc in latino e francese 1821-25, 30 vol. in-8º; e 1823-27, 35 vol. in-18º. Quella fatta dal Pomba nel 1823-34 è in 16 vol. in-8º. Il meglio che l'erudizione abbia accertato intorno al grande oratore, fu raccolto nell'Onomasticum Tullianum, continens M. T. Ciceronis vitam, historiam litterariam, indicem geograficum historicum, indices legum et formularum, indicem græco-latinum, fastos consulares. CuraveruntJo. Gasp. OrelliusetJo. Georg. Raiterus,professores turicenses, 1837. È in corso un'edizione compiuta delle opere di Cicerone a Lipsia per Teubner, curata da Reinh. Klotz.53.Sono ottocensessantaquattro lettere; più di novanta scritte da altri. Quelle ad Attico precedono il consolato di Cicerone; le altre vanno dal 692 sino a quattro mesi prima della morte di lui. Alcune sono vergate coll'intenzione che andassero attorno, e specialmente la lunga al fratello Quinto, dove espone la propria amministrazione proconsolare nell'Asia Minore. È noto che molte opere degli antichi perirono allorchè, incarendosi pel chiuso Egitto la carta, si rase la primitiva scrittura per sovrapporne una nuova. Si suol dare colpa ai frati di quest'artifizio: eppure Cicerone convince che fino a' suoi tempi si praticava:Ut ad epistolas tuas redeam, cætera belle; nam quod in palimpsesto, laudo equidem parcimoniam; sed miror quid in illa chartula fuerit, quod delere malueris quam exscribere, nisi forte tuas formulas; non enim puto te meas epistolas delere, ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Ad fam.,VII.18.Ne trapela anche il nessun rispetto al secreto delle lettere, e quanto poco si distinguessero i caratteri. Cicerone incarica Attico di scrivere in vece sua:Tu velim et Basilio, et quibus præterea videbitur, conscribas nomine meo.XI. 5.XII. 19.Quod literas, quibus putas opus esse curas dandas, facis commode.XI. 7; e così 8, 12 e spesso. Talvolta accenna di scrivere di proprio pugno, quasi il suo più grande amico non potesse riconoscerlo:Hoc manu mea.XIII. 28. Altrove dice allo stesso: — Ho creduto riconoscere la mano d'Alessi nella tua lettera» (15.XV); e Alessi era il solito scrivano di Attico. Bruto dal campo di Vercelli scrive a Cicerone: — Leggi le lettere che spedisco al senato, e se ti pare, cambiavi pure». Ad fam.,XI. 19. Un capitano che dà incombenza all'amico di alterare un dispaccio offiziale! Cicerone stesso apre la lettera di Quinto fratello, credendo trovarvi grandi arcani, e la fa avere ad Attico dicendogli: — Mandala alla sua destinazione: è aperta, ma niente di male, giacchè credo che Pomponia tua sorella abbia il suggello di esso».Da ciò la grande importanza data al suggello, ancor più che alla firma. In fatti la scrittura, oltre essere tanto somigliante perchè unciale, poteva facilmente falsificarsi o sulle tavolette di cera o sulla cartapecora. Pertanto succedeva spesso di fare interi testamenti falsi, come appare nel codice GiustinianeoDe lege Cornelia de falsis, lib.XI. tit. 22.54.Detta così dal nome osco di un piatto d'ogni sorta frutte, solito offrirsi a Cerere e Bacco. Da ciòlex saturauna legge che abbracciava diversi titoli; era vietato far votare il popolo persaturam, cioè su diverse proposizioni a un tratto. Diomede definisce:Satira est carmen apud Romanos, nunc quidem maledictum, et ad carpenda hominum vitia archææ comœdiæ charactere compositum, quale scripserunt Lucilius, Horatius et Persius; sed olim carmen, quod ex variis poematibus constabat, satira dicebatur, quale scripserunt Pacuvius et Ennius.55....ArctisReligionum animos vinclis exsolvere pergo.Lib.IV.56.Nec me animi fallit Grajorum obscura repertaDifficile illustrare latinis versibus esse,Multa novis verbis præsertim cum sit agendumPropter egestatem linguæ et rerum novitatem....noctes vigilare serenasQuærentem dictis quibus et quo carmine demumClara tuæ possim præpondere lumina menti,Res quibus occultas penitus convisere possis.Lib.I.57.Ne' primi versi trovi,Quæ mare navigerum, quæ terras frugiferentes; e poco dopo,Frondiferas domos avium. Cicerone scriveva a Quinto (II.11):Lucretii poemata non sunt ita multis luminibus ingenii, multæ tamen artis.58.Orazio,Ep.I. 4.59.Si disputò assai della patria sua. Egli dice che l'UmbriaMe genuit, terris fertilis uberibus;e che se alcuno passa vicino a Mevania, osservi doveLacus æstivis intepet umber aquis,Scandentisque arcis consurgit vertice murus,Murus ab ingenio notior ille meo.Nel lib.IV. 1, cantaUt nostris tumefacta superbiat Umbria libris,Umbria romani patria Callimachi.Leandro Alberti da questo verso indusse che Callimaco fosse romano, e vi fu chi copiò tal errore, mentre Properzio vuol solo dirsi imitatore di Callimaco, del che si vanta pure nel lib.III. 1. e 8:Callimachi Manes, et coii sacra PhiletæIn vestrum, quæso, me sinite ire nemus.Primus ego ingredior puro de fonte sacerdosItala per Grajos orgia forre choros.Inter Callimachi sat erit placuisse libellos,Et cecinisse modis, dore poeta, tuis.60.Hujus erat Solymus prhygia comes unus ab IdaA quo Sulmonis mœnia nomen habent.Fast.,IV. 78.Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo,Pelignæ gentis gloria dicar ego.Amor.,III. 15.Seu genus excutias, equites ab origine primaUsque per innumeros inveniemur avos.De Ponto,IV. 8.È schiavo de' pregiudizi di nascita quanto un nobile di cent'anni fa: si vanta d'esser cavaliero senza aver mai portato le armi:Aspera militiæ juvenis certamina fugi,Nec nisi lusura movimus arma manu;e si lamenta che si osi preferirgli chi non divenne tale se non per merito di valore:Præfertur nobis sanguine factus equesFortunæ munere factus equesMilitiæ turbine factus eques.61.Non eadem ratio est sentire et demere morbos.Sæpe aliquod verbum cupiens mutare, relinquo,Judicium vires destituuntque meum.Sæpe piget (quid enim dubitem tibi vera fateri?)Corrigere, et longi ferre laboris onus...Corrigere at refert tanto magis ardua, quantoMagnus Aristarcho major Homerus erat.62.Os homini sublime dedit, cœlumque tueriJussit, et erectos ad sidera tollere vultus.Metam.,I. 85.... PolumqueEffugito australem, junctamque aquilonibus arcton.Somiglianti ripetizioni incontransi ad ogni piè sospinto. Giove va ad alloggiare presso Bauci e Filemone; il vecchio prepara la mensa:Furca levat ille bicorniSordida terga suis, nigro pendentia tigno;Servatoque diu resecat de tergore partemExiguam, sectamque domat ferventibus undis...... Mensæ sed erat pes tertius impar;Testa parem facit: quæ postquam subdita, clivumSustulit etc.Ivi,VIII. 650.Queste minuzie di scuola fiamminga disabbelliscono spesso i suoi quadri migliori. Parlando del diluvio, canta:Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,...Pressæque labant sub gurgite turres;Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.Fin qui è bello; ma poi cala a particolarità oziose, e quindi nocevoli:Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;quasi nell'universale sobbisso importi quel che facciano agnelli o leoni.

1.Orazio, Ep.II.

1.Orazio, Ep.II.

2.Græcia capta, ferum victorem cepit, et artesIntulit agresti Latio...Serus enim græcis admovit acumina chartis.Ep.II. 1.(*) Mommsen vorrebbe che i versi fescennini e le atellane fossero detti non dalle distrutte città di Fescennio e Atella, ma dal porsi in queste città la scena delle commedie, affine di satirizzare senza incorrere le gravi pene comminate a chi ingiuriasse un cittadino romano.

2.

Græcia capta, ferum victorem cepit, et artesIntulit agresti Latio...Serus enim græcis admovit acumina chartis.Ep.II. 1.

Græcia capta, ferum victorem cepit, et artesIntulit agresti Latio...Serus enim græcis admovit acumina chartis.Ep.II. 1.

Græcia capta, ferum victorem cepit, et artes

Intulit agresti Latio...

Serus enim græcis admovit acumina chartis.

Ep.II. 1.

(*) Mommsen vorrebbe che i versi fescennini e le atellane fossero detti non dalle distrutte città di Fescennio e Atella, ma dal porsi in queste città la scena delle commedie, affine di satirizzare senza incorrere le gravi pene comminate a chi ingiuriasse un cittadino romano.

3.Lib.VII, cap. 2.

3.Lib.VII, cap. 2.

4.Plauto nel prologo delTrinummodice:Plautus vortit barbare; ebarbarica lexchiama la romana neiCaptivi; eBarbarial'Italia nelPenulo.

4.Plauto nel prologo delTrinummodice:Plautus vortit barbare; ebarbarica lexchiama la romana neiCaptivi; eBarbarial'Italia nelPenulo.

5.Vatesdafari, come Fauni; ed è comune alle genti il chiamare sè parlanti, e muti gli stranieri.

5.Vatesdafari, come Fauni; ed è comune alle genti il chiamare sè parlanti, e muti gli stranieri.

6.Orazio, Ep.II. 1;Tacito,Ann.,XIV. 21.

6.Orazio, Ep.II. 1;Tacito,Ann.,XIV. 21.

7.Singolarmente un Rintone da Taranto, modello di Lucilio, e inventore d'una non sappiamo quale specie di commedia (Lydus,De magistratibus rom.,I. 41). Forse era quella che a Roma dicevasiRintonica.

7.Singolarmente un Rintone da Taranto, modello di Lucilio, e inventore d'una non sappiamo quale specie di commedia (Lydus,De magistratibus rom.,I. 41). Forse era quella che a Roma dicevasiRintonica.

8.Ciò risulta da Diomede,III. 488, nella collezione di Putsch.

8.Ciò risulta da Diomede,III. 488, nella collezione di Putsch.

9.Munck,De atellanis fabulis, pag. 52, crede Strabone s'ingannasse sull'osce loqui, volendo questo dire non che si servissero della lingua osca, ma che parlavanooscamente, cioè rusticamente.

9.Munck,De atellanis fabulis, pag. 52, crede Strabone s'ingannasse sull'osce loqui, volendo questo dire non che si servissero della lingua osca, ma che parlavanooscamente, cioè rusticamente.

10.Martino Hertz, in una memoria stampata a Berlino il 1854, sostiene che deva dirsi Tito Maccio Plauto, nè altrimenti pensano l'editore di Plauto Ritschl e Lachmann; così trovando in un palinsesto. Non pare abbiano ragione.

10.Martino Hertz, in una memoria stampata a Berlino il 1854, sostiene che deva dirsi Tito Maccio Plauto, nè altrimenti pensano l'editore di Plauto Ritschl e Lachmann; così trovando in un palinsesto. Non pare abbiano ragione.

11.Per esempio:Obsequium amicos, veritas odium parit.Amantium iræ amoris integratio est.Homo sum; humani nihil a me alienum puto.

11.Per esempio:

Obsequium amicos, veritas odium parit.Amantium iræ amoris integratio est.Homo sum; humani nihil a me alienum puto.

Obsequium amicos, veritas odium parit.Amantium iræ amoris integratio est.Homo sum; humani nihil a me alienum puto.

Obsequium amicos, veritas odium parit.

Amantium iræ amoris integratio est.

Homo sum; humani nihil a me alienum puto.

12.Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamenNon atticissat, verum at sicilissat.Prologo deiMenæchmi.Anche Cicerone (Divin. in Verrem) rinfacciava a Cecilio, suo competitore, d'avere imparato le greche lettere non in Atene ma al Lilibeo, le latine non a Roma ma in Sicilia. Ciò proveniva dall'usarsi nell'isola e il latino e il greco, il che guastava entrambe le lingue; e forse più il commercio co' Cartaginesi.Nel vol.IIIdelleMemorie sulla Siciliaè inserita una dissertazione di Giuseppe Crispi «intorno al dialetto parlato e scritto in Sicilia quando fu abitata dai Greci», corredata di esempj che scendono fino alla dominazione normanna, cioè al sottentrare dell'italiano.

12.

Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamenNon atticissat, verum at sicilissat.Prologo deiMenæchmi.

Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamenNon atticissat, verum at sicilissat.Prologo deiMenæchmi.

Atque ideo hoc argumentum græcissat, tamen

Non atticissat, verum at sicilissat.

Prologo deiMenæchmi.

Anche Cicerone (Divin. in Verrem) rinfacciava a Cecilio, suo competitore, d'avere imparato le greche lettere non in Atene ma al Lilibeo, le latine non a Roma ma in Sicilia. Ciò proveniva dall'usarsi nell'isola e il latino e il greco, il che guastava entrambe le lingue; e forse più il commercio co' Cartaginesi.

Nel vol.IIIdelleMemorie sulla Siciliaè inserita una dissertazione di Giuseppe Crispi «intorno al dialetto parlato e scritto in Sicilia quando fu abitata dai Greci», corredata di esempj che scendono fino alla dominazione normanna, cioè al sottentrare dell'italiano.

13.Anche Terenzio alcuni pretendono sia scritto in prosa; tante sono le licenze a cui bisogna ricorrere per ridurlo a versi giambi trimetri, cioè di sei piedi, nei quali la sola regola chequasi sempreegli osserva è di finire con un giambo.

13.Anche Terenzio alcuni pretendono sia scritto in prosa; tante sono le licenze a cui bisogna ricorrere per ridurlo a versi giambi trimetri, cioè di sei piedi, nei quali la sola regola chequasi sempreegli osserva è di finire con un giambo.

14.Lo snodarsi ordinario degli intrecci col ricomparire d'un personaggio creduto morto, o col far riconoscere un padre o un figlio, trovava giustificazione fra gli antichi dall'abitudine di esporre i bambini e ridurre schiavi i prigioni di guerra, dalle frequenti rapine de' corsari, e dalle scarse comunicazioni fra' paesi. Quanto agli a parte e alla doppia azione, restavano meno sconci per la vastità dei teatri, e perchè la scena per lo più rappresentava una piazza, cui molte strade metteano capo.Di Terenzio cantava Cesare:Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander,Poneris, et merito, puri sermonis amator;Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis,Comica ut æquato virtus polleret honoreCum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres!Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.Sebbene la frasevis comicasia divenuta vulgata, inclino a credere che il terzo e quarto verso vadano punteggiati come ho fatto, unendo ilcomicaavirtus. Vedasi tom.I, pag. 364.

14.Lo snodarsi ordinario degli intrecci col ricomparire d'un personaggio creduto morto, o col far riconoscere un padre o un figlio, trovava giustificazione fra gli antichi dall'abitudine di esporre i bambini e ridurre schiavi i prigioni di guerra, dalle frequenti rapine de' corsari, e dalle scarse comunicazioni fra' paesi. Quanto agli a parte e alla doppia azione, restavano meno sconci per la vastità dei teatri, e perchè la scena per lo più rappresentava una piazza, cui molte strade metteano capo.

Di Terenzio cantava Cesare:

Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander,Poneris, et merito, puri sermonis amator;Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis,Comica ut æquato virtus polleret honoreCum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres!Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.

Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander,Poneris, et merito, puri sermonis amator;Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis,Comica ut æquato virtus polleret honoreCum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres!Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.

Tu quoque, tu in summis, o dimidiate Menander,

Poneris, et merito, puri sermonis amator;

Lenibus atque utinam scriptis adjuncta foret vis,

Comica ut æquato virtus polleret honore

Cum Græcis, neque in hac despectus parte jaceres!

Unum hoc maceror, et doleo tibi deesse, Terenti.

Sebbene la frasevis comicasia divenuta vulgata, inclino a credere che il terzo e quarto verso vadano punteggiati come ho fatto, unendo ilcomicaavirtus. Vedasi tom.I, pag. 364.

15.Quod si personis iisdem uti aliis non licet,Qui magis licet currentes servos scribere,Bonas matronas facere, meretrices malas,Parasitum edacem, gloriosum militem,Puerum supponi, falli per servum senem,Amare, odisse, suspicari? DeniqueNullum est jam dictum quod non dictum sit prius.Prologo dell'Eunuco.Ecco l'intreccio di tutte le commedie.Sui comici latini porta questo giudizio Vulcazio Sedigito, vivente sotto gl'imperatori:Multos incertos certare hanc rem vidimusPalmam poetæ comico cui deferant.Eum, meo judicio, errorem dissolvam tibi,Ut, contra si quis sentiat, nihil sentiat.Cæcilio palmam Statio do comico:Plautus secundus facile exsuperat ceteros:Dein Nævius qui fervet, pretio in tertio est:Si erit quod quarto detur, dabitur Licinio:Attilium post Licinium facio insequi;In sexto sequitur hos loco Terentius:Turpilius septimum, Trabea octavum obtinet:Nono loco esse facile facio Luscium;Decimum addo causa antiquitatis Ennium.PressoA. Gellio,XV. 24.Sembra non abbia voluto indicare che gli autori di commediepalliatæ, e perciò lasciasse daccanto persino Afranio, illustre nelletogatæ.

15.

Quod si personis iisdem uti aliis non licet,Qui magis licet currentes servos scribere,Bonas matronas facere, meretrices malas,Parasitum edacem, gloriosum militem,Puerum supponi, falli per servum senem,Amare, odisse, suspicari? DeniqueNullum est jam dictum quod non dictum sit prius.Prologo dell'Eunuco.

Quod si personis iisdem uti aliis non licet,Qui magis licet currentes servos scribere,Bonas matronas facere, meretrices malas,Parasitum edacem, gloriosum militem,Puerum supponi, falli per servum senem,Amare, odisse, suspicari? DeniqueNullum est jam dictum quod non dictum sit prius.Prologo dell'Eunuco.

Quod si personis iisdem uti aliis non licet,

Qui magis licet currentes servos scribere,

Bonas matronas facere, meretrices malas,

Parasitum edacem, gloriosum militem,

Puerum supponi, falli per servum senem,

Amare, odisse, suspicari? Denique

Nullum est jam dictum quod non dictum sit prius.

Prologo dell'Eunuco.

Ecco l'intreccio di tutte le commedie.

Sui comici latini porta questo giudizio Vulcazio Sedigito, vivente sotto gl'imperatori:

Multos incertos certare hanc rem vidimusPalmam poetæ comico cui deferant.Eum, meo judicio, errorem dissolvam tibi,Ut, contra si quis sentiat, nihil sentiat.Cæcilio palmam Statio do comico:Plautus secundus facile exsuperat ceteros:Dein Nævius qui fervet, pretio in tertio est:Si erit quod quarto detur, dabitur Licinio:Attilium post Licinium facio insequi;In sexto sequitur hos loco Terentius:Turpilius septimum, Trabea octavum obtinet:Nono loco esse facile facio Luscium;Decimum addo causa antiquitatis Ennium.PressoA. Gellio,XV. 24.

Multos incertos certare hanc rem vidimusPalmam poetæ comico cui deferant.Eum, meo judicio, errorem dissolvam tibi,Ut, contra si quis sentiat, nihil sentiat.Cæcilio palmam Statio do comico:Plautus secundus facile exsuperat ceteros:Dein Nævius qui fervet, pretio in tertio est:Si erit quod quarto detur, dabitur Licinio:Attilium post Licinium facio insequi;In sexto sequitur hos loco Terentius:Turpilius septimum, Trabea octavum obtinet:Nono loco esse facile facio Luscium;Decimum addo causa antiquitatis Ennium.PressoA. Gellio,XV. 24.

Multos incertos certare hanc rem vidimus

Palmam poetæ comico cui deferant.

Eum, meo judicio, errorem dissolvam tibi,

Ut, contra si quis sentiat, nihil sentiat.

Cæcilio palmam Statio do comico:

Plautus secundus facile exsuperat ceteros:

Dein Nævius qui fervet, pretio in tertio est:

Si erit quod quarto detur, dabitur Licinio:

Attilium post Licinium facio insequi;

In sexto sequitur hos loco Terentius:

Turpilius septimum, Trabea octavum obtinet:

Nono loco esse facile facio Luscium;

Decimum addo causa antiquitatis Ennium.

PressoA. Gellio,XV. 24.

Sembra non abbia voluto indicare che gli autori di commediepalliatæ, e perciò lasciasse daccanto persino Afranio, illustre nelletogatæ.

16.Poeta, cum primum animum ad scribendum appulit,Id sibi negotii credidit solum dariPopulo ut placerent quas fecisset fabulas.Terenzio, prologo dell'Andria....Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,Quam maxume servire vestris commodis.Prologo dell'Eautontimorumenos.

16.

Poeta, cum primum animum ad scribendum appulit,Id sibi negotii credidit solum dariPopulo ut placerent quas fecisset fabulas.Terenzio, prologo dell'Andria....Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,Quam maxume servire vestris commodis.Prologo dell'Eautontimorumenos.

Poeta, cum primum animum ad scribendum appulit,Id sibi negotii credidit solum dariPopulo ut placerent quas fecisset fabulas.Terenzio, prologo dell'Andria.

Poeta, cum primum animum ad scribendum appulit,

Id sibi negotii credidit solum dari

Populo ut placerent quas fecisset fabulas.

Terenzio, prologo dell'Andria.

...Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,Quam maxume servire vestris commodis.Prologo dell'Eautontimorumenos.

...Eum esse quæstum in animum induxi maxumum,

Quam maxume servire vestris commodis.

Prologo dell'Eautontimorumenos.

17.Perchè Roma non ebbe tragedie? Tale questione è magistralmente trattata da Nisard,Etudes sur les mœurs et les poètes de la décadence, a proposito di Seneca. — Lance (Vindiciæ romanæ tragediæ. Lipsia 1822) raccolse ben quaranta tragici romani. — Vedi pureTragicorum romanorum reliquiæ: recensuit Otto Ribbeck. Lipsia 1852.

17.Perchè Roma non ebbe tragedie? Tale questione è magistralmente trattata da Nisard,Etudes sur les mœurs et les poètes de la décadence, a proposito di Seneca. — Lance (Vindiciæ romanæ tragediæ. Lipsia 1822) raccolse ben quaranta tragici romani. — Vedi pureTragicorum romanorum reliquiæ: recensuit Otto Ribbeck. Lipsia 1852.

18.Si quis populo occentassit, carmenve condisti, quod infamiam faxit flagitiumve alteri, fuste ferito.Cicerone,De republica, dice: — Le XII Tavole avendo statuita la morte per pochissimi fatti, tra questi stimarono non doverne andar esente colui che avesse detto villanie, e composto versi in altrui infamia e vitupero. E ottimamente, perchè il viver nostro dev'essere sottoposto alle sentenze de' magistrati ed alle dispute legittime, non al capriccio de' poeti; nè dobbiamo udir villanie se non a patto che ci sia lecito il rispondere e difenderci in giudizio». Elegantissimamente Orazio soggiunge nella già più volte citataEpistolaII. 1:Libertasque recurrentes accepta per annosLusit amabiliter, donec jam sævus apertamIn rabiem verti cœpit jocus, et per honestasIre domos impune minax. Doluere cruentoDente lacessiti: fuit intactis quoque curaConditione super communi: quin etiam lexPœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquamDescribi. Vertere modum, formuline fustisAd bene dicendum, delectandumque redacti.

18.Si quis populo occentassit, carmenve condisti, quod infamiam faxit flagitiumve alteri, fuste ferito.Cicerone,De republica, dice: — Le XII Tavole avendo statuita la morte per pochissimi fatti, tra questi stimarono non doverne andar esente colui che avesse detto villanie, e composto versi in altrui infamia e vitupero. E ottimamente, perchè il viver nostro dev'essere sottoposto alle sentenze de' magistrati ed alle dispute legittime, non al capriccio de' poeti; nè dobbiamo udir villanie se non a patto che ci sia lecito il rispondere e difenderci in giudizio». Elegantissimamente Orazio soggiunge nella già più volte citataEpistolaII. 1:

Libertasque recurrentes accepta per annosLusit amabiliter, donec jam sævus apertamIn rabiem verti cœpit jocus, et per honestasIre domos impune minax. Doluere cruentoDente lacessiti: fuit intactis quoque curaConditione super communi: quin etiam lexPœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquamDescribi. Vertere modum, formuline fustisAd bene dicendum, delectandumque redacti.

Libertasque recurrentes accepta per annosLusit amabiliter, donec jam sævus apertamIn rabiem verti cœpit jocus, et per honestasIre domos impune minax. Doluere cruentoDente lacessiti: fuit intactis quoque curaConditione super communi: quin etiam lexPœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquamDescribi. Vertere modum, formuline fustisAd bene dicendum, delectandumque redacti.

Libertasque recurrentes accepta per annos

Lusit amabiliter, donec jam sævus apertam

In rabiem verti cœpit jocus, et per honestas

Ire domos impune minax. Doluere cruento

Dente lacessiti: fuit intactis quoque cura

Conditione super communi: quin etiam lex

Pœnaque lata, malo quæ nollet carmine quemquam

Describi. Vertere modum, formuline fustis

Ad bene dicendum, delectandumque redacti.

19.Quando Cicerone fu richiamato in patria, Esopo tragico, recitando ilTelamonedi Azzio e cambiando poche parole, fece applauso a lui con questi motti:Quid enim? Qui rempublicam certo animo adjuverit, statuerit, steterit cum Argivis... re dubia nec dubitarit vitam offerre, nec capiti pepercerit... summum animum summo in bello... summo ingenio præditum... O pater!... hæc omnia vidi inflammari... O ingratifici Argivi, inanes Graji, immemores beneficii!... Exulare sinitis, sinitis pelli, pulsum patinimi etc.Nei giuochi Apollinari, avendo Difilo recitato questi versi,Nostra miseria tu es magnus...Tandem virtutem istam veniet tempus cum graviter gemes...Si neque leges, neque mores cogunt...,il popolo volle vedervi un'allusione a Pompeo, e costrinse l'attore a replicarli migliaja di volte;millies coactus est dicere.Cicerone,ad Attico,II. 19.Sotto Nerone, un attore dovendo pronunziare,Addio, padre mio; addio, madre mia, accompagnò il primo coll'atto del bere, il secondo coll'atto del nuotare, per alludere al genere di morte dei genitori di Nerone. Poi in un'atellana proferendo,L'Orco vi tira pei piedi(Orcus vobis ducit pedes), voltavasi verso i senatori.

19.Quando Cicerone fu richiamato in patria, Esopo tragico, recitando ilTelamonedi Azzio e cambiando poche parole, fece applauso a lui con questi motti:Quid enim? Qui rempublicam certo animo adjuverit, statuerit, steterit cum Argivis... re dubia nec dubitarit vitam offerre, nec capiti pepercerit... summum animum summo in bello... summo ingenio præditum... O pater!... hæc omnia vidi inflammari... O ingratifici Argivi, inanes Graji, immemores beneficii!... Exulare sinitis, sinitis pelli, pulsum patinimi etc.

Nei giuochi Apollinari, avendo Difilo recitato questi versi,

Nostra miseria tu es magnus...Tandem virtutem istam veniet tempus cum graviter gemes...Si neque leges, neque mores cogunt...,

Nostra miseria tu es magnus...Tandem virtutem istam veniet tempus cum graviter gemes...Si neque leges, neque mores cogunt...,

Nostra miseria tu es magnus...

Tandem virtutem istam veniet tempus cum graviter gemes...

Si neque leges, neque mores cogunt...,

il popolo volle vedervi un'allusione a Pompeo, e costrinse l'attore a replicarli migliaja di volte;millies coactus est dicere.Cicerone,ad Attico,II. 19.

Sotto Nerone, un attore dovendo pronunziare,Addio, padre mio; addio, madre mia, accompagnò il primo coll'atto del bere, il secondo coll'atto del nuotare, per alludere al genere di morte dei genitori di Nerone. Poi in un'atellana proferendo,L'Orco vi tira pei piedi(Orcus vobis ducit pedes), voltavasi verso i senatori.

20.Erano Britanni quei che abbassavano, noi diremmo alzavano gli scenarj:Vel scena ut versis discedat frondibus, utquePurpurea intexti tollant aulæa Britanni.Virgilio,Georg.,III. 24.

20.Erano Britanni quei che abbassavano, noi diremmo alzavano gli scenarj:

Vel scena ut versis discedat frondibus, utquePurpurea intexti tollant aulæa Britanni.Virgilio,Georg.,III. 24.

Vel scena ut versis discedat frondibus, utquePurpurea intexti tollant aulæa Britanni.Virgilio,Georg.,III. 24.

Vel scena ut versis discedat frondibus, utque

Purpurea intexti tollant aulæa Britanni.

Virgilio,Georg.,III. 24.

21.Della critica di Acilio un bel saggio ci conservò A Gellio, intendendo mostrarcene lasimplicissima suavitas et rei et orationis(XI. 14):Eundem Romulum dicunt ad cœnam vocatum, ibi non multum bibisse, quia postridie negotium haberet. Ei dicunt: — Romule, si istud omnes homines faciant, vinum vilius sit». Is respondit: — Immo vero carum, si quantum quisque volet, bibat; nam ego bibi quantum volui». C'è bene da disgradare lecronicacce di frati, contro cui se la piglia Carlo Botta.

21.Della critica di Acilio un bel saggio ci conservò A Gellio, intendendo mostrarcene lasimplicissima suavitas et rei et orationis(XI. 14):Eundem Romulum dicunt ad cœnam vocatum, ibi non multum bibisse, quia postridie negotium haberet. Ei dicunt: — Romule, si istud omnes homines faciant, vinum vilius sit». Is respondit: — Immo vero carum, si quantum quisque volet, bibat; nam ego bibi quantum volui». C'è bene da disgradare lecronicacce di frati, contro cui se la piglia Carlo Botta.

22.Εἰ γὰρ, ἧς πάντες εὐχόμεθα τοῖς Θεοῖς τυχεῖν, καὶ πᾶν ὑπομένομεν ἱμείροντες αὺτῆς μετασκεῖν, καὶ μόνον τοῦτο τῶν νομιζομένων ἀγαθῶν ἀναμφισβήτητόν ἐστι παρ’ ἀνθρώποις (λέγω δὴ τὴν εἰρήνην) κ. τ. λ.

22.Εἰ γὰρ, ἧς πάντες εὐχόμεθα τοῖς Θεοῖς τυχεῖν, καὶ πᾶν ὑπομένομεν ἱμείροντες αὺτῆς μετασκεῖν, καὶ μόνον τοῦτο τῶν νομιζομένων ἀγαθῶν ἀναμφισβήτητόν ἐστι παρ’ ἀνθρώποις (λέγω δὴ τὴν εἰρήνην) κ. τ. λ.

23.Ὅτι σφόδρα οἱ ̔Ρωμαῖοι φιλοτιμοῦνται δικαίους ἐνίστασθαι τοὺς πολέμους.Framm.XXXII. 4. 5.

23.Ὅτι σφόδρα οἱ ̔Ρωμαῖοι φιλοτιμοῦνται δικαίους ἐνίστασθαι τοὺς πολέμους.Framm.XXXII. 4. 5.

24.Anche Eumachio di Napoli avea descritto le geste di Annibale. Celidonio Errante ha un discorso sui difetti della primitiva storia siciliana, derivati dall'esserci giunta solo per frammenti; e suggeriva di supplirvi in qualche modo col radunare que' frammenti. Cominciò egli stesso l'opera nellaBiblioteca greco-sicula(Palermo 1847), ove discorre di varj storici, quali Antioco, Temistogene, Filisto, Dicearco ed altri.

24.Anche Eumachio di Napoli avea descritto le geste di Annibale. Celidonio Errante ha un discorso sui difetti della primitiva storia siciliana, derivati dall'esserci giunta solo per frammenti; e suggeriva di supplirvi in qualche modo col radunare que' frammenti. Cominciò egli stesso l'opera nellaBiblioteca greco-sicula(Palermo 1847), ove discorre di varj storici, quali Antioco, Temistogene, Filisto, Dicearco ed altri.

25.Libros tuos conserva, et noli desperare eos me meos facere posse; quod si assequero, supero Crassum divitiis, atque omnium vicos et prato contemno.Ad Attico,I. 4. —Bibliothecam tuam cave cuiquam despondeas, quamvis acrem amatorem inveneris: nam omnes vindemiolas eo reservo, ut illud subsidium senectuti parem.Ivi, 10. E spesso ritocca la corda.

25.Libros tuos conserva, et noli desperare eos me meos facere posse; quod si assequero, supero Crassum divitiis, atque omnium vicos et prato contemno.Ad Attico,I. 4. —Bibliothecam tuam cave cuiquam despondeas, quamvis acrem amatorem inveneris: nam omnes vindemiolas eo reservo, ut illud subsidium senectuti parem.Ivi, 10. E spesso ritocca la corda.

26.De latinis (libris) quo me vertam nescio; ita mendose et scribuntur et veneunt.Cicerone,ad Quintum,III. 5.

26.De latinis (libris) quo me vertam nescio; ita mendose et scribuntur et veneunt.Cicerone,ad Quintum,III. 5.

27.Fuvvi bibliotecario Giulio Igino, che scrisse delle api e degli alveari. Giulio Attico e Grecino trattarono della coltura delle viti.

27.Fuvvi bibliotecario Giulio Igino, che scrisse delle api e degli alveari. Giulio Attico e Grecino trattarono della coltura delle viti.

28.Acad. Quæst.,I. 3: — Noi peregrini e quasi stranieri nella città nostra, i tuoi libri condussero, per così dire, a casa, talchè potessimo conoscere chi e dove fossimo. Tu l'età della patria, tu la descrizione dei tempj, tu la ragione delle cose sacre e dei sacerdoti, tu la disciplina domestica e la guerresca, tu la sede dei paesi e dei luoghi, tu ci mostrasti delle cose tutte umane e divine i nomi, i generi, gli uffizj, le cause, ecc.

28.Acad. Quæst.,I. 3: — Noi peregrini e quasi stranieri nella città nostra, i tuoi libri condussero, per così dire, a casa, talchè potessimo conoscere chi e dove fossimo. Tu l'età della patria, tu la descrizione dei tempj, tu la ragione delle cose sacre e dei sacerdoti, tu la disciplina domestica e la guerresca, tu la sede dei paesi e dei luoghi, tu ci mostrasti delle cose tutte umane e divine i nomi, i generi, gli uffizj, le cause, ecc.

29.Le etimologie di Varrone sono già derise da Quintiliano,Inst. orat.,I. 6:Cui non post Varronem sit venia? quiagrum,quod in eoagaturaliquid; etgraculosquia gregatim volent, dictos Ciceroni persuadere voluit; cum alterum ex græco sit manifestum duci, alterum ex vocibus avium? Sed huic tanti fuit vertere, ut merula, quæ sola volat, quasi mera volans, nominaretur.

29.Le etimologie di Varrone sono già derise da Quintiliano,Inst. orat.,I. 6:Cui non post Varronem sit venia? quiagrum,quod in eoagaturaliquid; etgraculosquia gregatim volent, dictos Ciceroni persuadere voluit; cum alterum ex græco sit manifestum duci, alterum ex vocibus avium? Sed huic tanti fuit vertere, ut merula, quæ sola volat, quasi mera volans, nominaretur.

30.Fra le sentenze di Varrone, alcune vengono opportune anche oggi, specialmente a coloro che l'erudizione antepongono a tutto.Non tam laudabile est meminisse quam invenisse: hoc enim alienum est, illud proprii muneris est.Elegantissimum est docendi genus exemplorum subditio.Amator veri non tam spectat qualiter dicitur, quam quid.Illum elige eruditorem, quem magis mireris in suis quam in alienis.Non refert quis, sed quid dicat.Sunt quædam quæ eradenda essent ab animo scientis, quæ inserendi veri locum occupant.Multum interest utrum rem ipsam, an libros inspicias. Libri nonnisi scientiarum paupercula monimenta sunt; principia inquirendorum continent, ut ab his negotiandi principia sumat animus.Eo tantum studia intermittantur, ne obmittantur. Gaudent varietate musæ, non otio.Nil magnificum docebit qui a se nil didicit. Falso magistri nuncupantur auditorum narratores. Sic audiendi sunt ut qui rumores recensent.Utile sed ingloriosum est ex illaborato in alienos succedere labores.

30.Fra le sentenze di Varrone, alcune vengono opportune anche oggi, specialmente a coloro che l'erudizione antepongono a tutto.

Non tam laudabile est meminisse quam invenisse: hoc enim alienum est, illud proprii muneris est.

Elegantissimum est docendi genus exemplorum subditio.

Amator veri non tam spectat qualiter dicitur, quam quid.

Illum elige eruditorem, quem magis mireris in suis quam in alienis.

Non refert quis, sed quid dicat.

Sunt quædam quæ eradenda essent ab animo scientis, quæ inserendi veri locum occupant.

Multum interest utrum rem ipsam, an libros inspicias. Libri nonnisi scientiarum paupercula monimenta sunt; principia inquirendorum continent, ut ab his negotiandi principia sumat animus.

Eo tantum studia intermittantur, ne obmittantur. Gaudent varietate musæ, non otio.

Nil magnificum docebit qui a se nil didicit. Falso magistri nuncupantur auditorum narratores. Sic audiendi sunt ut qui rumores recensent.

Utile sed ingloriosum est ex illaborato in alienos succedere labores.

31.Nat. hist.,XXXV. 2. — Raoul-Rochette li credeva miniati.

31.Nat. hist.,XXXV. 2. — Raoul-Rochette li credeva miniati.

32.Nudi sunt, recti et venusti, omni ornatu orationis, tamquam veste, detracto; sed dum voluit alios habere, parata unde sumerent qui vellent scribere historiam, ineptis gratum fortasse fecit qui volunt illa calamistris inurere; sanos quidem homines a scribendo deterruit: nihil enim est in historia pura et illustri brevitate dulcius.Cicerone, De orat., 75. —Summus auctorum divus Julius.Tacito. —Tanta in eo vis est, id acumen, ea concitatio, ut illum eodem animo dixisse quo bellavit appareat.Quintiliano, Inst. orat.,X. 1.L'ottavo libro dellaGuerra gallicasi ascrive comunemente a un Irzio, che stese pure i commentarj sulle guerre d'Alessandria, d'Africa e di Spagna.

32.Nudi sunt, recti et venusti, omni ornatu orationis, tamquam veste, detracto; sed dum voluit alios habere, parata unde sumerent qui vellent scribere historiam, ineptis gratum fortasse fecit qui volunt illa calamistris inurere; sanos quidem homines a scribendo deterruit: nihil enim est in historia pura et illustri brevitate dulcius.Cicerone, De orat., 75. —Summus auctorum divus Julius.Tacito. —Tanta in eo vis est, id acumen, ea concitatio, ut illum eodem animo dixisse quo bellavit appareat.Quintiliano, Inst. orat.,X. 1.

L'ottavo libro dellaGuerra gallicasi ascrive comunemente a un Irzio, che stese pure i commentarj sulle guerre d'Alessandria, d'Africa e di Spagna.

33.Svetonio, inCesare, 20, inAugusto, 36. — Le Clerc, nella sua opera de'Giornali fra i Romani(Parigi 1838), non solo intende provare ch'essi aveano effemeridi al modo nostro, ma che, per mezzo di queste e degli Annali Pontifizj, può rendersi alla storia de' primi tempi la certezza che la critica tende a rapirle. Vedansi pureLieberkuehn,Commentatio de actis Romanorum diurnis. Weimar 1840.Schmidt,Zeitschrift für Geschichtswissenschaft. Berlino 1844.Huebner,De senatus populique romani actis. Lipsia 1860.Eccone qualche esempio:III.Kal. Aprileis.Fasces penes Æmilivm· lapidibvs plvit invejenti· Postvmivs trib. pleb. viatorem misit ad eos quod is eo die senatum nolvisset cogere· intercessione P. Decimii trib. pleb. res est svblata· Q. Avfidivs mensarivs tabernæ argentariæ ad scvtvm cimbricvm cvm magna vi æris alieni cessit foro· retractus ex itinere cavsam dixit apvd P. Fontejvm Balbvm præt. et cvm liqvidum factum esset evm nvlla fecisse detrimenta jvssus est in solidum æs totum dissolvere.IV.Kal. Aprileis.Fasces penes Licinivm· fvlgvravit tonvit et qvercvs tacta in svmma velia pavllvm a meridie· rixa ad Janvm infimvm in cavpona et cavpo ad vrsum galeatvm graviter savciatvs· C. Titinivs æd. pl. mvlctavit lanios qvod carnem vendidissent popvlo non inspectam· de pecunia mulctatitia cella extrvcta ad tellvris lavernæ.

33.Svetonio, inCesare, 20, inAugusto, 36. — Le Clerc, nella sua opera de'Giornali fra i Romani(Parigi 1838), non solo intende provare ch'essi aveano effemeridi al modo nostro, ma che, per mezzo di queste e degli Annali Pontifizj, può rendersi alla storia de' primi tempi la certezza che la critica tende a rapirle. Vedansi pure

Lieberkuehn,Commentatio de actis Romanorum diurnis. Weimar 1840.

Schmidt,Zeitschrift für Geschichtswissenschaft. Berlino 1844.

Huebner,De senatus populique romani actis. Lipsia 1860.

Eccone qualche esempio:

III.Kal. Aprileis.Fasces penes Æmilivm· lapidibvs plvit invejenti· Postvmivs trib. pleb. viatorem misit ad eos quod is eo die senatum nolvisset cogere· intercessione P. Decimii trib. pleb. res est svblata· Q. Avfidivs mensarivs tabernæ argentariæ ad scvtvm cimbricvm cvm magna vi æris alieni cessit foro· retractus ex itinere cavsam dixit apvd P. Fontejvm Balbvm præt. et cvm liqvidum factum esset evm nvlla fecisse detrimenta jvssus est in solidum æs totum dissolvere.IV.Kal. Aprileis.Fasces penes Licinivm· fvlgvravit tonvit et qvercvs tacta in svmma velia pavllvm a meridie· rixa ad Janvm infimvm in cavpona et cavpo ad vrsum galeatvm graviter savciatvs· C. Titinivs æd. pl. mvlctavit lanios qvod carnem vendidissent popvlo non inspectam· de pecunia mulctatitia cella extrvcta ad tellvris lavernæ.

III.Kal. Aprileis.

Fasces penes Æmilivm· lapidibvs plvit invejenti· Postvmivs trib. pleb. viatorem misit ad eos quod is eo die senatum nolvisset cogere· intercessione P. Decimii trib. pleb. res est svblata· Q. Avfidivs mensarivs tabernæ argentariæ ad scvtvm cimbricvm cvm magna vi æris alieni cessit foro· retractus ex itinere cavsam dixit apvd P. Fontejvm Balbvm præt. et cvm liqvidum factum esset evm nvlla fecisse detrimenta jvssus est in solidum æs totum dissolvere.

IV.Kal. Aprileis.

Fasces penes Licinivm· fvlgvravit tonvit et qvercvs tacta in svmma velia pavllvm a meridie· rixa ad Janvm infimvm in cavpona et cavpo ad vrsum galeatvm graviter savciatvs· C. Titinivs æd. pl. mvlctavit lanios qvod carnem vendidissent popvlo non inspectam· de pecunia mulctatitia cella extrvcta ad tellvris lavernæ.

34.Candidissimus omnium magnorum ingeniorum æstimatur Livius.Seneca. I suoi libri erano cinquantadue, arrivando da Romolo fino alla morte di Druso nel 744. Ne restano trentacinque non seguenti, cioè i primi dieci dalla fondazione di Roma sino al 460; manca tutta la seconda decade; poi si ha dal libroXXIalXL, cioè dal principio della seconda guerra punica fino al 586: del restante i sommarj, che credonsi di Floro.Negli archivj segreti di Torino giacciono le carte scritte dall'infelice Pietro Giannone, durante la sua prigionia. Fra queste sono iDiscorsi storici e politici sopra gli Annali di Tito Livio, ch'e' fece a imitazione del Machiavelli, ma con intento diverso, giacchè si proponeva, non solo di gratificarsi Carlo Emanuèle III, al quale non v'ha lode ch'egli non prodighi, ma di mostrare il suo rispetto per la santa sede, e «manifestare al mondo i miei religiosi, sinceri e cattolici sentimenti, ne' quali vivo e persisto; e.... a riguardo dell'eminenza e superiorità della Chiesa di Roma sopra tutte le altre Chiese del mondo cattolico, non ho io tralasciato le prove più forti ed efficaci... chè ben dovrebbe essere studio e somma cura di tutti gl'italici ingegni bene stabilirla, non essendo nella nostra Italia rimasto oggi pregio maggiore e cotanto illustre ed insigne che questo... Onde, se mai pe' miei precedenti scritti avess'io in ciò errato e dato occasione ad altri di errare, è ben dovere che si ricredano ora nella sincera dottrina... e se mai avesser seguito la vestigia di un Pietro negante, giusto è che seguitino ora le pedate dello stesso Pietro penitente...».È bene ricordarsi che scriveva «in solitudine, fra' deserti monti delle Langhe, senza libri, senza amici e senz'ajuto, e fra lo squallore e la tabe d'una misera ed angusta prigione» (DiscorsoXIII). Non è da aspettarsene gran senno critico, nè estesa filologia; ma assume diversi punti, e per es. nel discorsoIIIragionadella franchezza con la quale Livio scrisse delle cose appartenenti alla religione romana, e non solo intorno al culto degli Dei ed a' loro vantati miracoli, ma in tutt'i suoi rapporti serbasse un'incorrotta sincerità di fedele storico e di profondo e grave filosofo.Ab uno disce omnes.Questa, come altre opere del Giannone, venne in luce per cura dell'illustre professore Pasquale Mancini, coi tipi dell'Unione tipografico-editrice torinese.

34.Candidissimus omnium magnorum ingeniorum æstimatur Livius.Seneca. I suoi libri erano cinquantadue, arrivando da Romolo fino alla morte di Druso nel 744. Ne restano trentacinque non seguenti, cioè i primi dieci dalla fondazione di Roma sino al 460; manca tutta la seconda decade; poi si ha dal libroXXIalXL, cioè dal principio della seconda guerra punica fino al 586: del restante i sommarj, che credonsi di Floro.

Negli archivj segreti di Torino giacciono le carte scritte dall'infelice Pietro Giannone, durante la sua prigionia. Fra queste sono iDiscorsi storici e politici sopra gli Annali di Tito Livio, ch'e' fece a imitazione del Machiavelli, ma con intento diverso, giacchè si proponeva, non solo di gratificarsi Carlo Emanuèle III, al quale non v'ha lode ch'egli non prodighi, ma di mostrare il suo rispetto per la santa sede, e «manifestare al mondo i miei religiosi, sinceri e cattolici sentimenti, ne' quali vivo e persisto; e.... a riguardo dell'eminenza e superiorità della Chiesa di Roma sopra tutte le altre Chiese del mondo cattolico, non ho io tralasciato le prove più forti ed efficaci... chè ben dovrebbe essere studio e somma cura di tutti gl'italici ingegni bene stabilirla, non essendo nella nostra Italia rimasto oggi pregio maggiore e cotanto illustre ed insigne che questo... Onde, se mai pe' miei precedenti scritti avess'io in ciò errato e dato occasione ad altri di errare, è ben dovere che si ricredano ora nella sincera dottrina... e se mai avesser seguito la vestigia di un Pietro negante, giusto è che seguitino ora le pedate dello stesso Pietro penitente...».

È bene ricordarsi che scriveva «in solitudine, fra' deserti monti delle Langhe, senza libri, senza amici e senz'ajuto, e fra lo squallore e la tabe d'una misera ed angusta prigione» (DiscorsoXIII). Non è da aspettarsene gran senno critico, nè estesa filologia; ma assume diversi punti, e per es. nel discorsoIIIragionadella franchezza con la quale Livio scrisse delle cose appartenenti alla religione romana, e non solo intorno al culto degli Dei ed a' loro vantati miracoli, ma in tutt'i suoi rapporti serbasse un'incorrotta sincerità di fedele storico e di profondo e grave filosofo.

Ab uno disce omnes.Questa, come altre opere del Giannone, venne in luce per cura dell'illustre professore Pasquale Mancini, coi tipi dell'Unione tipografico-editrice torinese.

35.Pompej Trogi fragmenta, quarum alia in codicibus manuscriptis bibliothecæ Ossolinianæ invenit, alia in operibus scriptorum maxima parte polonorum jam vulgatis primum animadvertit...Augustus Bielowski. Leopoli 1853.

35.Pompej Trogi fragmenta, quarum alia in codicibus manuscriptis bibliothecæ Ossolinianæ invenit, alia in operibus scriptorum maxima parte polonorum jam vulgatis primum animadvertit...Augustus Bielowski. Leopoli 1853.

36....Ausus es unus ItalorumOmne ævum tribus explicare chartisDoctis, Jupiter! et laboriosis.Catullo.

36.

...Ausus es unus ItalorumOmne ævum tribus explicare chartisDoctis, Jupiter! et laboriosis.Catullo.

...Ausus es unus ItalorumOmne ævum tribus explicare chartisDoctis, Jupiter! et laboriosis.Catullo.

...Ausus es unus Italorum

Omne ævum tribus explicare chartis

Doctis, Jupiter! et laboriosis.

Catullo.

37.Non ignorare debes, unum hoc genus latinarum literarum adhuc non modo non respondere Græcis, sed omnino rude atque inchoatum morte Ciceronis relictum. Ille enim fuit unus qui potuerit et etiam debuerit historiam digna voce pronuntiare, quippe qui oratoriam eloquentiam, rudem a majoribus acceptam, perpoliverit, philosophiam ante eum incorruptam latina sua conformaverit oratione. Ex quo dubito, interitu illius, utrum respublica an historia magis doleat.Framm. — Cicerone stesso (De leg., lib.I) si fa dire da Attico:Postulatur a te jamdiu, vel flagitatur potius historia. Sic enim putant, te illam tractante, effici posse ut in hoc etiam genere Græciæ nihil cedamus: atque, ut audias quid ego ipse sentiam, non solum mihi videris eorum studiis qui literis delectantur, sed etiam patriæ debere hoc munus, ut ea, quæ per te salva est, per te eundem sit ornata. Abest enim historia literis nostris... Potes autem tu profecto satisfacere in ea, quippe quum sit opus, ut tibi quidem videri solet, unum hoc oratorium maxime.

37.Non ignorare debes, unum hoc genus latinarum literarum adhuc non modo non respondere Græcis, sed omnino rude atque inchoatum morte Ciceronis relictum. Ille enim fuit unus qui potuerit et etiam debuerit historiam digna voce pronuntiare, quippe qui oratoriam eloquentiam, rudem a majoribus acceptam, perpoliverit, philosophiam ante eum incorruptam latina sua conformaverit oratione. Ex quo dubito, interitu illius, utrum respublica an historia magis doleat.Framm. — Cicerone stesso (De leg., lib.I) si fa dire da Attico:Postulatur a te jamdiu, vel flagitatur potius historia. Sic enim putant, te illam tractante, effici posse ut in hoc etiam genere Græciæ nihil cedamus: atque, ut audias quid ego ipse sentiam, non solum mihi videris eorum studiis qui literis delectantur, sed etiam patriæ debere hoc munus, ut ea, quæ per te salva est, per te eundem sit ornata. Abest enim historia literis nostris... Potes autem tu profecto satisfacere in ea, quippe quum sit opus, ut tibi quidem videri solet, unum hoc oratorium maxime.

38.Quibusdam, et iis quidem non admodum indoctis, totum hoc displicet philosophari.Cicerone, De finib.,I. 1. —Vereor ne quibusdam bonis viris philosophiæ nomen sit invisum.De off.,II. 1. —Reliqui, etiamsi hæc non improbent, tamen earum rerum disputationem principibus civitatis non ita decorum putant.Acad. Quæst.,II. 2.

38.Quibusdam, et iis quidem non admodum indoctis, totum hoc displicet philosophari.Cicerone, De finib.,I. 1. —Vereor ne quibusdam bonis viris philosophiæ nomen sit invisum.De off.,II. 1. —Reliqui, etiamsi hæc non improbent, tamen earum rerum disputationem principibus civitatis non ita decorum putant.Acad. Quæst.,II. 2.

39.Cicerone,De finib.,IV. 28 e 9;Acad. Quæst.,II. 44.

39.Cicerone,De finib.,IV. 28 e 9;Acad. Quæst.,II. 44.

40.Cicerone,Topica. Quæst.I.

40.Cicerone,Topica. Quæst.I.

41.Multi jam esse latini libri dicuntur, scripti inconsiderate ab optimis illis quidem viris, sed non satis eruditis. Fieri autem potest ut recte quis sentiat, sed id quod sentit, polite eloqui non possit... Philosophiam multis locis inchoasti (o Varro) ad impellendum satis, ad edocendum parum.Lo stesso,Acad.,I.Tra i filosofi latini non vogliamo preterire Corellia, lodata da Cicerone comemirifice studio philosophiæ flagrans, e da lui amata troppo, se crediamo a Dione, lib.XLVI.

41.Multi jam esse latini libri dicuntur, scripti inconsiderate ab optimis illis quidem viris, sed non satis eruditis. Fieri autem potest ut recte quis sentiat, sed id quod sentit, polite eloqui non possit... Philosophiam multis locis inchoasti (o Varro) ad impellendum satis, ad edocendum parum.Lo stesso,Acad.,I.

Tra i filosofi latini non vogliamo preterire Corellia, lodata da Cicerone comemirifice studio philosophiæ flagrans, e da lui amata troppo, se crediamo a Dione, lib.XLVI.

42.Sic parati ut... nullum philosophiæ locum esse pateremur, qui non latinis literis illustratus pateret.De divin.,II. 2. Nel proemio delleTusculaneprofessa dolergli che molte opere latine siano scritte neglettamente da valenti uomini, e che molti i quali pensano bene, non sappiano poi disporre elegantemente, il che è un abusare del tempo e della parola. NegliUffizjraccomanda a suo figlio di leggere le sue filosofiche discussioni. — Quanto al fondo pensa quel che ne vuoi: ma tal lettura non potrà che darti uno stile più fluido e ricco. Umiltà a parte, io la cedo a molti in fatto di scienza filosofica, ma per quel che sia d'oratore, cioè la nettezza e l'eleganza dello stile, io consumai la vita intorno a quest'abilità, onde non fo che usare un mio diritto col reclamarne l'onore».

42.Sic parati ut... nullum philosophiæ locum esse pateremur, qui non latinis literis illustratus pateret.De divin.,II. 2. Nel proemio delleTusculaneprofessa dolergli che molte opere latine siano scritte neglettamente da valenti uomini, e che molti i quali pensano bene, non sappiano poi disporre elegantemente, il che è un abusare del tempo e della parola. NegliUffizjraccomanda a suo figlio di leggere le sue filosofiche discussioni. — Quanto al fondo pensa quel che ne vuoi: ma tal lettura non potrà che darti uno stile più fluido e ricco. Umiltà a parte, io la cedo a molti in fatto di scienza filosofica, ma per quel che sia d'oratore, cioè la nettezza e l'eleganza dello stile, io consumai la vita intorno a quest'abilità, onde non fo che usare un mio diritto col reclamarne l'onore».

43.Ἀπόγραφαsunt, minore labore fiunt; verba tantum affero, quibus abundo.Ad Attico,XII. 52.

43.Ἀπόγραφαsunt, minore labore fiunt; verba tantum affero, quibus abundo.Ad Attico,XII. 52.

44.Platone quanto allo Stato non andava pensando a riforme, non ad esaminare se il diritto sovrano stia in alto o in basso, e come applicarlo; ma crede necessario educar l'uomo, e dargli le virtù cardinali, che sono prudenza, fortezza, temperanza, giustizia. Con queste, più non importa stillarsi a far regolamenti; senza queste, i regolamenti saranno violati o elusi. — Fan da ridere davvero i nostri politici che tornano ogni tratto sulle loro ordinanze, persuasi di trovare un fine agli abusi, senza accorgersi ch'è un tagliar le teste dell'idra».De repub., lib.IV. Queste parole dell'insigne Greco dopa duemila anni non perdettero l'opportunità.

44.Platone quanto allo Stato non andava pensando a riforme, non ad esaminare se il diritto sovrano stia in alto o in basso, e come applicarlo; ma crede necessario educar l'uomo, e dargli le virtù cardinali, che sono prudenza, fortezza, temperanza, giustizia. Con queste, più non importa stillarsi a far regolamenti; senza queste, i regolamenti saranno violati o elusi. — Fan da ridere davvero i nostri politici che tornano ogni tratto sulle loro ordinanze, persuasi di trovare un fine agli abusi, senza accorgersi ch'è un tagliar le teste dell'idra».De repub., lib.IV. Queste parole dell'insigne Greco dopa duemila anni non perdettero l'opportunità.

45.Turbatricem omnium rerum Academiam... Si invaserit in hæc, nimias edet ruinas, quam ego placare cupio, submovere non audeo.De leg.,I. 13.

45.Turbatricem omnium rerum Academiam... Si invaserit in hæc, nimias edet ruinas, quam ego placare cupio, submovere non audeo.De leg.,I. 13.

46.La conchiusione del trattato sulla natura degli Dei è:Ita discessimus ut Vellejo Cottæ disputatio verior, mihi Balbi ad veritatis similitudinem videretur esse propensior.

46.La conchiusione del trattato sulla natura degli Dei è:Ita discessimus ut Vellejo Cottæ disputatio verior, mihi Balbi ad veritatis similitudinem videretur esse propensior.

47.Tuscul., v. 7.

47.Tuscul., v. 7.

48.Natura propensi sumus ad diligendos homines, quod fundamentum juris est.De leg.,I. 13. —Studiis officiisque scientiæ præponenda, sunt officia justitiæ, quæ pertinent ad hominum caritatem, qua nihil homini debet esse antiquius.De off.,I. 43.Quid est melius aut quid præstantius bonitate et beneficentia?De nat. Deorum,I. 43.

48.Natura propensi sumus ad diligendos homines, quod fundamentum juris est.De leg.,I. 13. —Studiis officiisque scientiæ præponenda, sunt officia justitiæ, quæ pertinent ad hominum caritatem, qua nihil homini debet esse antiquius.De off.,I. 43.Quid est melius aut quid præstantius bonitate et beneficentia?De nat. Deorum,I. 43.

49.De off.,II. 18. 16.

49.De off.,II. 18. 16.

50.Quum se non unius circumdatum mœnibus loci, sed civem totius mundi quasi unius urbis agnoverit.De leg.,I. 23. —Qui autem civium rationem dicunt habendam, externorum negant, ii dirimunt communem humani generis societatem; qua sublata, beneficentia, liberalitas, bonitas, justitia funditus tollantur.De off.,III. 6.Est autem non modo ejus qui servis, qui mutis pecudibus præsit, eorum quibus præsit, commodis utilitatique servire.Ad Quintum,I. 1. 8; e più generosamenteDe off.,I. 13:Est infima conditio et fortuna servorum: quibus non male præcipiunt qui ita jubent uti ut mercenariis; operam exigendam, justa præbenda.

50.Quum se non unius circumdatum mœnibus loci, sed civem totius mundi quasi unius urbis agnoverit.De leg.,I. 23. —Qui autem civium rationem dicunt habendam, externorum negant, ii dirimunt communem humani generis societatem; qua sublata, beneficentia, liberalitas, bonitas, justitia funditus tollantur.De off.,III. 6.

Est autem non modo ejus qui servis, qui mutis pecudibus præsit, eorum quibus præsit, commodis utilitatique servire.Ad Quintum,I. 1. 8; e più generosamenteDe off.,I. 13:Est infima conditio et fortuna servorum: quibus non male præcipiunt qui ita jubent uti ut mercenariis; operam exigendam, justa præbenda.

51.Bellum ita suscipiatur, ut nihil aliud nisi pax quæsita videatur... Suscipienda sunt bella ob eam causam, ut sine injuria in pace vivatur.De off., e vediI, 23.

51.Bellum ita suscipiatur, ut nihil aliud nisi pax quæsita videatur... Suscipienda sunt bella ob eam causam, ut sine injuria in pace vivatur.De off., e vediI, 23.

52.De repub.,III. —De off.,II.VediFacciolati,Vita Ciceronis litteraria. 1760.Hulsemann,De indole philosophica Ciceronis, ex ingenio ipsius et aliis rationibus æstimanda. 1799.Gautier de Sibert,Examen de la philosophie de Cicéron. Memorie dell'Accademia d'Iscrizioni, tomiXLI. XLIII.Meiners,Oratio de philosophia Ciceronis, ejusque in universam philosophiam meritis.Kuhner,M. T. Ciceronis in philosophiam ejusque partes merita.e tutti gli storici della filosofia.La prima edizione compita delle opere di Cicerone, ove fossero compresi anche i frammenti scoperti dal Maj nel 1814-1822, dal Niebuhr nel 1820, dal Peyron nel 1824, è quella di Le Clerc in latino e francese 1821-25, 30 vol. in-8º; e 1823-27, 35 vol. in-18º. Quella fatta dal Pomba nel 1823-34 è in 16 vol. in-8º. Il meglio che l'erudizione abbia accertato intorno al grande oratore, fu raccolto nell'Onomasticum Tullianum, continens M. T. Ciceronis vitam, historiam litterariam, indicem geograficum historicum, indices legum et formularum, indicem græco-latinum, fastos consulares. CuraveruntJo. Gasp. OrelliusetJo. Georg. Raiterus,professores turicenses, 1837. È in corso un'edizione compiuta delle opere di Cicerone a Lipsia per Teubner, curata da Reinh. Klotz.

52.De repub.,III. —De off.,II.

VediFacciolati,Vita Ciceronis litteraria. 1760.

Hulsemann,De indole philosophica Ciceronis, ex ingenio ipsius et aliis rationibus æstimanda. 1799.

Gautier de Sibert,Examen de la philosophie de Cicéron. Memorie dell'Accademia d'Iscrizioni, tomiXLI. XLIII.

Meiners,Oratio de philosophia Ciceronis, ejusque in universam philosophiam meritis.

Kuhner,M. T. Ciceronis in philosophiam ejusque partes merita.

e tutti gli storici della filosofia.

La prima edizione compita delle opere di Cicerone, ove fossero compresi anche i frammenti scoperti dal Maj nel 1814-1822, dal Niebuhr nel 1820, dal Peyron nel 1824, è quella di Le Clerc in latino e francese 1821-25, 30 vol. in-8º; e 1823-27, 35 vol. in-18º. Quella fatta dal Pomba nel 1823-34 è in 16 vol. in-8º. Il meglio che l'erudizione abbia accertato intorno al grande oratore, fu raccolto nell'Onomasticum Tullianum, continens M. T. Ciceronis vitam, historiam litterariam, indicem geograficum historicum, indices legum et formularum, indicem græco-latinum, fastos consulares. CuraveruntJo. Gasp. OrelliusetJo. Georg. Raiterus,professores turicenses, 1837. È in corso un'edizione compiuta delle opere di Cicerone a Lipsia per Teubner, curata da Reinh. Klotz.

53.Sono ottocensessantaquattro lettere; più di novanta scritte da altri. Quelle ad Attico precedono il consolato di Cicerone; le altre vanno dal 692 sino a quattro mesi prima della morte di lui. Alcune sono vergate coll'intenzione che andassero attorno, e specialmente la lunga al fratello Quinto, dove espone la propria amministrazione proconsolare nell'Asia Minore. È noto che molte opere degli antichi perirono allorchè, incarendosi pel chiuso Egitto la carta, si rase la primitiva scrittura per sovrapporne una nuova. Si suol dare colpa ai frati di quest'artifizio: eppure Cicerone convince che fino a' suoi tempi si praticava:Ut ad epistolas tuas redeam, cætera belle; nam quod in palimpsesto, laudo equidem parcimoniam; sed miror quid in illa chartula fuerit, quod delere malueris quam exscribere, nisi forte tuas formulas; non enim puto te meas epistolas delere, ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Ad fam.,VII.18.Ne trapela anche il nessun rispetto al secreto delle lettere, e quanto poco si distinguessero i caratteri. Cicerone incarica Attico di scrivere in vece sua:Tu velim et Basilio, et quibus præterea videbitur, conscribas nomine meo.XI. 5.XII. 19.Quod literas, quibus putas opus esse curas dandas, facis commode.XI. 7; e così 8, 12 e spesso. Talvolta accenna di scrivere di proprio pugno, quasi il suo più grande amico non potesse riconoscerlo:Hoc manu mea.XIII. 28. Altrove dice allo stesso: — Ho creduto riconoscere la mano d'Alessi nella tua lettera» (15.XV); e Alessi era il solito scrivano di Attico. Bruto dal campo di Vercelli scrive a Cicerone: — Leggi le lettere che spedisco al senato, e se ti pare, cambiavi pure». Ad fam.,XI. 19. Un capitano che dà incombenza all'amico di alterare un dispaccio offiziale! Cicerone stesso apre la lettera di Quinto fratello, credendo trovarvi grandi arcani, e la fa avere ad Attico dicendogli: — Mandala alla sua destinazione: è aperta, ma niente di male, giacchè credo che Pomponia tua sorella abbia il suggello di esso».Da ciò la grande importanza data al suggello, ancor più che alla firma. In fatti la scrittura, oltre essere tanto somigliante perchè unciale, poteva facilmente falsificarsi o sulle tavolette di cera o sulla cartapecora. Pertanto succedeva spesso di fare interi testamenti falsi, come appare nel codice GiustinianeoDe lege Cornelia de falsis, lib.XI. tit. 22.

53.Sono ottocensessantaquattro lettere; più di novanta scritte da altri. Quelle ad Attico precedono il consolato di Cicerone; le altre vanno dal 692 sino a quattro mesi prima della morte di lui. Alcune sono vergate coll'intenzione che andassero attorno, e specialmente la lunga al fratello Quinto, dove espone la propria amministrazione proconsolare nell'Asia Minore. È noto che molte opere degli antichi perirono allorchè, incarendosi pel chiuso Egitto la carta, si rase la primitiva scrittura per sovrapporne una nuova. Si suol dare colpa ai frati di quest'artifizio: eppure Cicerone convince che fino a' suoi tempi si praticava:Ut ad epistolas tuas redeam, cætera belle; nam quod in palimpsesto, laudo equidem parcimoniam; sed miror quid in illa chartula fuerit, quod delere malueris quam exscribere, nisi forte tuas formulas; non enim puto te meas epistolas delere, ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Ad fam.,VII.18.

Ne trapela anche il nessun rispetto al secreto delle lettere, e quanto poco si distinguessero i caratteri. Cicerone incarica Attico di scrivere in vece sua:Tu velim et Basilio, et quibus præterea videbitur, conscribas nomine meo.XI. 5.XII. 19.Quod literas, quibus putas opus esse curas dandas, facis commode.XI. 7; e così 8, 12 e spesso. Talvolta accenna di scrivere di proprio pugno, quasi il suo più grande amico non potesse riconoscerlo:Hoc manu mea.XIII. 28. Altrove dice allo stesso: — Ho creduto riconoscere la mano d'Alessi nella tua lettera» (15.XV); e Alessi era il solito scrivano di Attico. Bruto dal campo di Vercelli scrive a Cicerone: — Leggi le lettere che spedisco al senato, e se ti pare, cambiavi pure». Ad fam.,XI. 19. Un capitano che dà incombenza all'amico di alterare un dispaccio offiziale! Cicerone stesso apre la lettera di Quinto fratello, credendo trovarvi grandi arcani, e la fa avere ad Attico dicendogli: — Mandala alla sua destinazione: è aperta, ma niente di male, giacchè credo che Pomponia tua sorella abbia il suggello di esso».

Da ciò la grande importanza data al suggello, ancor più che alla firma. In fatti la scrittura, oltre essere tanto somigliante perchè unciale, poteva facilmente falsificarsi o sulle tavolette di cera o sulla cartapecora. Pertanto succedeva spesso di fare interi testamenti falsi, come appare nel codice GiustinianeoDe lege Cornelia de falsis, lib.XI. tit. 22.

54.Detta così dal nome osco di un piatto d'ogni sorta frutte, solito offrirsi a Cerere e Bacco. Da ciòlex saturauna legge che abbracciava diversi titoli; era vietato far votare il popolo persaturam, cioè su diverse proposizioni a un tratto. Diomede definisce:Satira est carmen apud Romanos, nunc quidem maledictum, et ad carpenda hominum vitia archææ comœdiæ charactere compositum, quale scripserunt Lucilius, Horatius et Persius; sed olim carmen, quod ex variis poematibus constabat, satira dicebatur, quale scripserunt Pacuvius et Ennius.

54.Detta così dal nome osco di un piatto d'ogni sorta frutte, solito offrirsi a Cerere e Bacco. Da ciòlex saturauna legge che abbracciava diversi titoli; era vietato far votare il popolo persaturam, cioè su diverse proposizioni a un tratto. Diomede definisce:Satira est carmen apud Romanos, nunc quidem maledictum, et ad carpenda hominum vitia archææ comœdiæ charactere compositum, quale scripserunt Lucilius, Horatius et Persius; sed olim carmen, quod ex variis poematibus constabat, satira dicebatur, quale scripserunt Pacuvius et Ennius.

55....ArctisReligionum animos vinclis exsolvere pergo.Lib.IV.

55.

...ArctisReligionum animos vinclis exsolvere pergo.Lib.IV.

...ArctisReligionum animos vinclis exsolvere pergo.Lib.IV.

...Arctis

Religionum animos vinclis exsolvere pergo.

Lib.IV.

56.Nec me animi fallit Grajorum obscura repertaDifficile illustrare latinis versibus esse,Multa novis verbis præsertim cum sit agendumPropter egestatem linguæ et rerum novitatem....noctes vigilare serenasQuærentem dictis quibus et quo carmine demumClara tuæ possim præpondere lumina menti,Res quibus occultas penitus convisere possis.Lib.I.

56.

Nec me animi fallit Grajorum obscura repertaDifficile illustrare latinis versibus esse,Multa novis verbis præsertim cum sit agendumPropter egestatem linguæ et rerum novitatem....noctes vigilare serenasQuærentem dictis quibus et quo carmine demumClara tuæ possim præpondere lumina menti,Res quibus occultas penitus convisere possis.Lib.I.

Nec me animi fallit Grajorum obscura repertaDifficile illustrare latinis versibus esse,Multa novis verbis præsertim cum sit agendumPropter egestatem linguæ et rerum novitatem....noctes vigilare serenasQuærentem dictis quibus et quo carmine demumClara tuæ possim præpondere lumina menti,Res quibus occultas penitus convisere possis.Lib.I.

Nec me animi fallit Grajorum obscura reperta

Difficile illustrare latinis versibus esse,

Multa novis verbis præsertim cum sit agendum

Propter egestatem linguæ et rerum novitatem.

...noctes vigilare serenas

Quærentem dictis quibus et quo carmine demum

Clara tuæ possim præpondere lumina menti,

Res quibus occultas penitus convisere possis.

Lib.I.

57.Ne' primi versi trovi,Quæ mare navigerum, quæ terras frugiferentes; e poco dopo,Frondiferas domos avium. Cicerone scriveva a Quinto (II.11):Lucretii poemata non sunt ita multis luminibus ingenii, multæ tamen artis.

57.Ne' primi versi trovi,Quæ mare navigerum, quæ terras frugiferentes; e poco dopo,Frondiferas domos avium. Cicerone scriveva a Quinto (II.11):Lucretii poemata non sunt ita multis luminibus ingenii, multæ tamen artis.

58.Orazio,Ep.I. 4.

58.Orazio,Ep.I. 4.

59.Si disputò assai della patria sua. Egli dice che l'UmbriaMe genuit, terris fertilis uberibus;e che se alcuno passa vicino a Mevania, osservi doveLacus æstivis intepet umber aquis,Scandentisque arcis consurgit vertice murus,Murus ab ingenio notior ille meo.Nel lib.IV. 1, cantaUt nostris tumefacta superbiat Umbria libris,Umbria romani patria Callimachi.Leandro Alberti da questo verso indusse che Callimaco fosse romano, e vi fu chi copiò tal errore, mentre Properzio vuol solo dirsi imitatore di Callimaco, del che si vanta pure nel lib.III. 1. e 8:Callimachi Manes, et coii sacra PhiletæIn vestrum, quæso, me sinite ire nemus.Primus ego ingredior puro de fonte sacerdosItala per Grajos orgia forre choros.Inter Callimachi sat erit placuisse libellos,Et cecinisse modis, dore poeta, tuis.

59.Si disputò assai della patria sua. Egli dice che l'Umbria

Me genuit, terris fertilis uberibus;

Me genuit, terris fertilis uberibus;

Me genuit, terris fertilis uberibus;

e che se alcuno passa vicino a Mevania, osservi dove

Lacus æstivis intepet umber aquis,Scandentisque arcis consurgit vertice murus,Murus ab ingenio notior ille meo.

Lacus æstivis intepet umber aquis,Scandentisque arcis consurgit vertice murus,Murus ab ingenio notior ille meo.

Lacus æstivis intepet umber aquis,

Scandentisque arcis consurgit vertice murus,

Murus ab ingenio notior ille meo.

Nel lib.IV. 1, canta

Ut nostris tumefacta superbiat Umbria libris,Umbria romani patria Callimachi.

Ut nostris tumefacta superbiat Umbria libris,Umbria romani patria Callimachi.

Ut nostris tumefacta superbiat Umbria libris,

Umbria romani patria Callimachi.

Leandro Alberti da questo verso indusse che Callimaco fosse romano, e vi fu chi copiò tal errore, mentre Properzio vuol solo dirsi imitatore di Callimaco, del che si vanta pure nel lib.III. 1. e 8:

Callimachi Manes, et coii sacra PhiletæIn vestrum, quæso, me sinite ire nemus.Primus ego ingredior puro de fonte sacerdosItala per Grajos orgia forre choros.Inter Callimachi sat erit placuisse libellos,Et cecinisse modis, dore poeta, tuis.

Callimachi Manes, et coii sacra PhiletæIn vestrum, quæso, me sinite ire nemus.Primus ego ingredior puro de fonte sacerdosItala per Grajos orgia forre choros.Inter Callimachi sat erit placuisse libellos,Et cecinisse modis, dore poeta, tuis.

Callimachi Manes, et coii sacra Philetæ

In vestrum, quæso, me sinite ire nemus.

Primus ego ingredior puro de fonte sacerdos

Itala per Grajos orgia forre choros.

Inter Callimachi sat erit placuisse libellos,

Et cecinisse modis, dore poeta, tuis.

60.Hujus erat Solymus prhygia comes unus ab IdaA quo Sulmonis mœnia nomen habent.Fast.,IV. 78.Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo,Pelignæ gentis gloria dicar ego.Amor.,III. 15.Seu genus excutias, equites ab origine primaUsque per innumeros inveniemur avos.De Ponto,IV. 8.È schiavo de' pregiudizi di nascita quanto un nobile di cent'anni fa: si vanta d'esser cavaliero senza aver mai portato le armi:Aspera militiæ juvenis certamina fugi,Nec nisi lusura movimus arma manu;e si lamenta che si osi preferirgli chi non divenne tale se non per merito di valore:Præfertur nobis sanguine factus equesFortunæ munere factus equesMilitiæ turbine factus eques.

60.

Hujus erat Solymus prhygia comes unus ab IdaA quo Sulmonis mœnia nomen habent.Fast.,IV. 78.

Hujus erat Solymus prhygia comes unus ab IdaA quo Sulmonis mœnia nomen habent.Fast.,IV. 78.

Hujus erat Solymus prhygia comes unus ab Ida

A quo Sulmonis mœnia nomen habent.

Fast.,IV. 78.

Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo,Pelignæ gentis gloria dicar ego.Amor.,III. 15.

Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo,Pelignæ gentis gloria dicar ego.Amor.,III. 15.

Mantua Virgilio gaudet, Verona Catullo,

Pelignæ gentis gloria dicar ego.

Amor.,III. 15.

Seu genus excutias, equites ab origine primaUsque per innumeros inveniemur avos.De Ponto,IV. 8.

Seu genus excutias, equites ab origine primaUsque per innumeros inveniemur avos.De Ponto,IV. 8.

Seu genus excutias, equites ab origine prima

Usque per innumeros inveniemur avos.

De Ponto,IV. 8.

È schiavo de' pregiudizi di nascita quanto un nobile di cent'anni fa: si vanta d'esser cavaliero senza aver mai portato le armi:

Aspera militiæ juvenis certamina fugi,Nec nisi lusura movimus arma manu;

Aspera militiæ juvenis certamina fugi,Nec nisi lusura movimus arma manu;

Aspera militiæ juvenis certamina fugi,

Nec nisi lusura movimus arma manu;

e si lamenta che si osi preferirgli chi non divenne tale se non per merito di valore:

Præfertur nobis sanguine factus equesFortunæ munere factus equesMilitiæ turbine factus eques.

Præfertur nobis sanguine factus equesFortunæ munere factus equesMilitiæ turbine factus eques.

Præfertur nobis sanguine factus eques

Fortunæ munere factus eques

Militiæ turbine factus eques.

61.Non eadem ratio est sentire et demere morbos.Sæpe aliquod verbum cupiens mutare, relinquo,Judicium vires destituuntque meum.Sæpe piget (quid enim dubitem tibi vera fateri?)Corrigere, et longi ferre laboris onus...Corrigere at refert tanto magis ardua, quantoMagnus Aristarcho major Homerus erat.

61.

Non eadem ratio est sentire et demere morbos.Sæpe aliquod verbum cupiens mutare, relinquo,Judicium vires destituuntque meum.Sæpe piget (quid enim dubitem tibi vera fateri?)Corrigere, et longi ferre laboris onus...Corrigere at refert tanto magis ardua, quantoMagnus Aristarcho major Homerus erat.

Non eadem ratio est sentire et demere morbos.Sæpe aliquod verbum cupiens mutare, relinquo,Judicium vires destituuntque meum.Sæpe piget (quid enim dubitem tibi vera fateri?)Corrigere, et longi ferre laboris onus...Corrigere at refert tanto magis ardua, quantoMagnus Aristarcho major Homerus erat.

Non eadem ratio est sentire et demere morbos.

Sæpe aliquod verbum cupiens mutare, relinquo,

Judicium vires destituuntque meum.

Sæpe piget (quid enim dubitem tibi vera fateri?)

Corrigere, et longi ferre laboris onus...

Corrigere at refert tanto magis ardua, quanto

Magnus Aristarcho major Homerus erat.

62.Os homini sublime dedit, cœlumque tueriJussit, et erectos ad sidera tollere vultus.Metam.,I. 85.... PolumqueEffugito australem, junctamque aquilonibus arcton.Somiglianti ripetizioni incontransi ad ogni piè sospinto. Giove va ad alloggiare presso Bauci e Filemone; il vecchio prepara la mensa:Furca levat ille bicorniSordida terga suis, nigro pendentia tigno;Servatoque diu resecat de tergore partemExiguam, sectamque domat ferventibus undis...... Mensæ sed erat pes tertius impar;Testa parem facit: quæ postquam subdita, clivumSustulit etc.Ivi,VIII. 650.Queste minuzie di scuola fiamminga disabbelliscono spesso i suoi quadri migliori. Parlando del diluvio, canta:Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,...Pressæque labant sub gurgite turres;Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.Fin qui è bello; ma poi cala a particolarità oziose, e quindi nocevoli:Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;quasi nell'universale sobbisso importi quel che facciano agnelli o leoni.

62.

Os homini sublime dedit, cœlumque tueriJussit, et erectos ad sidera tollere vultus.Metam.,I. 85.

Os homini sublime dedit, cœlumque tueriJussit, et erectos ad sidera tollere vultus.Metam.,I. 85.

Os homini sublime dedit, cœlumque tueri

Jussit, et erectos ad sidera tollere vultus.

Metam.,I. 85.

... PolumqueEffugito australem, junctamque aquilonibus arcton.

... PolumqueEffugito australem, junctamque aquilonibus arcton.

... Polumque

Effugito australem, junctamque aquilonibus arcton.

Somiglianti ripetizioni incontransi ad ogni piè sospinto. Giove va ad alloggiare presso Bauci e Filemone; il vecchio prepara la mensa:

Furca levat ille bicorniSordida terga suis, nigro pendentia tigno;Servatoque diu resecat de tergore partemExiguam, sectamque domat ferventibus undis...... Mensæ sed erat pes tertius impar;Testa parem facit: quæ postquam subdita, clivumSustulit etc.Ivi,VIII. 650.

Furca levat ille bicorniSordida terga suis, nigro pendentia tigno;Servatoque diu resecat de tergore partemExiguam, sectamque domat ferventibus undis...... Mensæ sed erat pes tertius impar;Testa parem facit: quæ postquam subdita, clivumSustulit etc.Ivi,VIII. 650.

Furca levat ille bicorni

Sordida terga suis, nigro pendentia tigno;

Servatoque diu resecat de tergore partem

Exiguam, sectamque domat ferventibus undis.

..... Mensæ sed erat pes tertius impar;

Testa parem facit: quæ postquam subdita, clivum

Sustulit etc.

Ivi,VIII. 650.

Queste minuzie di scuola fiamminga disabbelliscono spesso i suoi quadri migliori. Parlando del diluvio, canta:

Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,...Pressæque labant sub gurgite turres;Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.

Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,...Pressæque labant sub gurgite turres;Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.

Exspatiata ruunt per apertos flumina campos,

...Pressæque labant sub gurgite turres;

Omnia pontus erat, deerant quoque litora ponto.

Fin qui è bello; ma poi cala a particolarità oziose, e quindi nocevoli:

Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;

Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;

Nat lupus inter oves, fulvos vehit unda leones;

quasi nell'universale sobbisso importi quel che facciano agnelli o leoni.


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